sabato 7 febbraio 2026

'A TUVAGGHIA

Ci sono delle verità scientifiche contrarie al senso comune e una di queste è il rapporto tra linguaggio e pensiero. Siamo esseri logici, che hanno conquistato il primato evoluzionistico per essere logici, ma il termine già deriva da "parola", per cui tendiamo a sopravvalutare la logica rispetto a tutti gli altri processi che sottintendono alle nostre decisioni. Per usare una metafora che ho preso chissà da chi, la nostra mente logica sta alla nostra mente profonda come la crosta terrestre sta al pianeta: uno zero virgola in quanto a massa, ma quasi tutto in quanto a esperienza quotidiana. Così, siccome per la nostra esperienza quotidiana la terra è dura e piatta, per la quasi totalità della nostra vita quotidiana, ma direi anche per intere discipline scientifiche e tecniche, si può tranquillamente non considerare che invece essenzialmente è una grande palla di roba fusa che gira. E che se non lo fosse, per dirne solo una, non avrebbe campo magnetico quindi i raggi solari avrebbero impedito, anziché favorito, lo sviluppo della vita per come la conosciamo.

Ecco, questa presunzione di logicità, tanto utile per tante cose ai fini pratici, continua ad operare anche quando siamo chiamati a comprendere il perché delle nostre scelte, o il percome dei nostri processi interiori. Mettendoci costantemente fuori strada. Eppure lo sappiamo, e ce lo cantiamo e scriviamo in versi o in prosa, che l'amore non è governato dalla logica. Pino Daniele e Massimo Troisi ce lo ricordano ogni volta che ascoltiamo il loro capolavoro, che non è la pur bellissima Quando, ma quell'altra di cui metto il video alla fine. Così, siamo convinti che è il pensiero che controlla il linguaggio, e non consideriamo che invece in moltissimi casi è esattamente l'opposto.

Poter scrivere, ad esempio, per essersi dotati (a scopo mercantile) di un alfabeto semplice, ha creato la civiltà greca antica e la filosofia e la scienza che consideriamo alla base della odierna civiltà occidentale. Ad esempio, è il presupposto, conoscendo per averlo letto un passato diverso dal presente, dell'immaginare un futuro diverso dal presente. In un famoso esperimento non ricordo di quale università americana (ma in rete si trova tutto, se non vi fidate cercatevelo da voi), fu chiesto a un capo indiano di quante tribù fosse composto il suo popolo, e lui rispose che erano da sempre nove, enumerandole, perché così gli era stato tramandato oralmente, quando invece un suo predecessore alla stessa domanda aveva risposto che erano da sempre undici, come gli yankees avevano trascritto prima di sterminarne due.

Altro esempio. Avere una lingua strutturata e con tantissime parole permette pensieri complessi, mentre non averla non lo consente. Pensate ai nostri bisnonni che parlavano solo dialetto, con che handicap hanno dovuto affrontare le cosiddette sfide della modernità. Pensato? Non basta: è solo la mezza messa. Avere una lingua semplice, con molte meno parole ciascuna a più ampio alone semantico (in riggitano 'a tuvagghia indica, con specifica esplicita o di contesto, una serie di oggetti dalla tovaglia da tavola al telo da mare passando per l'asciugamani), implica una condivisione di valori e una intimità tra i dialoganti impossibile con una lingua complessa. Anche a questo servono le lingue che si inventano i ragazzi, ad esempio. E per questo è importante, o forse già dovrei dire sarebbe stato importante, mantenere il bilinguismo italiano/dialetto che ci è stato regalato, come sottoprodotto positivo, dall'unione di cose negative come secoli di dominazione straniera, una unificazione nazionale di stampo colonialista, e positive come la possibilità di studiare. Chi parla solo in lingua è altrettanto monco di chi parla solo in dialetto, soltanto in segno opposto. Io, ad esempio, da sempre, quando ho una serie di pensieri aggrovigliati in testa che mi paralizzano, rispetto magari a un problema di cui non trovo la soluzione, uso tentare di esporlo in dialetto a qualcuno (con mia nonna era perfetto, ma va bene anche un mio vecchio amico del liceo): se non ci riesco stavo mentendo a me stesso, se ci riesco magari risolvo.

Tutte queste considerazioni le ho dovute buttare nero su bianco dopo che me le ha suscitate la lettura di questo post del filosofo Agamben, uno dei pochi a essersi a suo tempo smarcato dalla narrazione imposta della cosiddetta pandemia. Nel parlare di bilinguismo, inquadra la cosiddetta (a scopo di marketing) intelligenza artificiale per quello che è: una macchina linguistica nata per, o comunque che ha l'effetto di, affermarsi come unica e semplificare ulteriormente il pensiero di chi ci si accosta. Per parafrasare, a contrario, i Borg di Star Trek, "ogni resistenza è utile". 

domenica 1 febbraio 2026

IL NOSTRO CORPO

Oggi vi faccio giocare di fantasia. Immaginate il vostro corpo come se in trasparenza fosse possibile vederne i sistemi di cui è composto, un po' come nell'immagine qui accanto che però ne mostra solo tre, nervoso linfatico e circolatorio, perché non sono riuscito a trovarne una che mostrasse anche gli apparati digerente muscolare scheletrico eccetera. E ora immaginate di vendere uno o più di questi apparati o sistemi a un altro, che garantisce che li lascerà al loro posto a svolgere la loro funzione, anche nel suo interesse altrimenti morirebbe il suo acquisto assieme all'ex proprietario, ma gestendoli efficientemente e magari redditiziamente, a differenza di quanto oramai faceva il vostro vecchio corpaccione. Si lo so che non è perfetta, che qualcuno ha già iniziato ad alienare il proprio sistema neurosensoriale attraverso lettori che da esterni diventano interni convinto che la cosa rechi più vantaggi che rischi, e che l'habeas corpus ha chiuso la sua parabola con la pantomima della pandemia, ma io stavo facendo una metafora.

Aiutatemi, se uno Stato-Nazione è come un corpo umano, a cosa corrispondono la sua rete ferroviaria, elettrica, delle telecomunicazioni, sanitaria, scolastica, aeronavale, idrica, di presidio ambientale e del territorio, di pubblica sicurezza, giudiziaria, eccetera? Non importa che siate in grado di disegnare una tabella con corrispondenze biunivoche e inequivocabili, basta che abbiate capito l'antifona. Le privatizzazioni, non a caso partite con quella della Banca d'Italia e il suo divorzio dal Tesoro, hanno nel giro di qualche decennio ridotto il Paese a una gruviera con più buchi che formaggio: quasi niente di quello che era dello Stato, cioè della collettività, lo è ancora, anche se sembra svolgere le stesse funzioni, e se lo fa è per dissimulare e così impedire sollevazioni, mentre la sua vera funzione è arricchire il nuovo padrone a spese della collettività.

Si lo so che vi è scattato l'allarme che con tanta cura vi hanno installato in mente: "ecco il solito statalista veterocomunista ma quanto dobbiamo aspettare perché anche l'ultimo di questa generazione di privilegiati passatisti tiri le cuoia lasciando che il futuro faccia il suo corso senza doverci subire le sue lamentazioni!". Personalmente non so ancora per quanto, ma proprio per questo lo ritengo una specie di dovere civico (e non sono solo...). Uno Stato non è più sovrano se, grazie agli uffizi di criminali che prima gli hanno tolto il potere primigenio di stampare moneta poi hanno fatto diventare assioma la menzogna che per sopravvivere doveva vendersi i pezzi, non ha più quasi nessun sistema o apparato vitale, e si appresta a togliere quel quasi. E se lo Stato non è più sovrano, visto che la formula del Potere prevede che al numeratore ci sia sempre qualcuno o qualcosa, mentre al denominatore ci siamo noi anche se ci hanno fatto credere alla menzogna chiamata democrazia, chi è il sovrano?

Allora facciamo un altro gioco. Scoppia una guerra. Meglio: la terza guerra mondiale a pezzi (cit.) riunisce i pezzi fino a includerci, sembra impossibile ma è un attimo e accade. Morti distruzioni eccetera per tot anni poi finisce. Non serve molta immaginazione basta voltarsi in giro. Voi siete tra quei pochi illuminati che si trovano a gestire l'ingrato ma vitale compito di ricostruire, ed è ininfluente se avrete aiuti esterni o meno: ripartite da zero. Da dove ripartite? Una banca centrale che stampi moneta sovrana nella quantità che serve (non così poco da lasciare cose essenziali non ricostruite, ma non così troppo da innescare inflazione e svalutazione), esatto, e con quella: strade, ferrovie, porti, aeroporti, case, argini, crinali, boschi, acquedotti, reti informatiche, centrali elettriche (da noi, soprattutto idroelettriche), servizi pubblici, polizia, eccetera, e non le ho scritte in ordine temporale o di importanza ma solo per come mi sono venute in mente. Il corpo di uno Stato sovrano non è come il mio o il nostro, è come quello del ballerino del dottor Frankestin, può tornare in vita. Si. Può. Fare.

domenica 25 gennaio 2026

PRENDERLO NEL CLOUD

Non crediate che non ci sia una vocina che mi dice che penso queste cose fondamentalmente perché sono anziano, la storia dell'umanità è piena di vecchi che "o tempora o mores, dopo di me il diluvio!", storia che poi è continuata benissimo senza di loro, coi giovani che traggono il meglio di quello che c'è (anche se non c'era al tempo dei loro padri, e magari non sanno nulla di quello che non c'è più) semplicemente perché questa è la vita e non hanno alternative, salvo ritrovarsi prima o poi a vestire il ruolo dei vecchi eccetera eccetera.

Ma se questa è una legge di natura, significa però anche che ciascuno deve svolgere il suo ruolo, in questa commedia, perché se non lo facesse si romperebbe un equilibrio tutto sommato necessario. Lasciatemi dunque vestire, che mi tocca, i panni del Vecchio Brontolone, che tra le altre cose i miei coetanei o giù di lì che invece scelgono quelli del Giovane Entusiasta, loro si che sono ridicoli e non sanno nemmeno quanto fanno del male ai giovani veri.

Da ventenne ad esempio, io ero giustamente entusiasta delle possibilità che si aprivano al mondo grazie ai progressi dell'informatica, su Parallelo 38 scrissi un articolo dal titolo "Tante tavolette di terracotta" che accostava la rivoluzione del silicio nel nostro mondo a quella della scrittura nell'antica Grecia, che fu presupposto dell'alfabetizzazione e quindi della democrazia (se non sapevi farlo, non potevi scrivere il nome di chi volevi fosse colpito da ostracismo). E davvero l'informatizzazione di tutto, che mio padre (capace di farne a mano e gestire i turni dei macchinisti dotato di tabellone cartaceo matita gomma e penna senza mai sbagliare e mandando a memoria tutto) vedeva come la peste, io la vedevo come una potenzialità enorme di democratizzazione.

E lo era: per la prima volta nella storia dell'umanità ciascuno aveva un accrocco dove conservare ed elaborare una mole di dati che una generazione prima solo i governi, forse, e prima ancora nessuno. E la condivisione in rete, anche della potenza di calcolo (tra l'altro sempre crescente) oltre che dei dati, in una espressione il "peer to peer", schiudeva un altro universo di possibilità. Che ingenui a pensare che fosse una tendenza irreversibile... L'accentramento del Potere in poche mani, invece, si che lo è, e Occam ci insegna che non occorre nemmeno postulare un Grande Vecchio o dei Mammasantissima: è una casella in una formula, e si trova a occuparla chi capita, per qualche tempo, tutta una vita, o tutta una dinastia che sia.

Così, col metodo della rana bollita (una piccola "novità" alla volta, presentata in modo che ci sia sempre un qualche sepensante giovane entusiasta a rintuzzare i vecchi brontoloni) si è giunti a questa situazione: il cloud ha rimpiazzato l'archiviazione privata e quella condivisa, l'AI ha reso obsoleti i wiki e i motori di ricerca oltre che le capacità concettuali umane, e i primi ascari di questa restaurazione (che questa è, mica la "rivoluzione" che dicono loro) sono in quelle entità pubbliche che in teoria dovrebbero essere a guardia della democrazia oltre che avere la massa critica per almeno tentare di fare da argine. Detta in piano: le amministrazioni pubbliche stanno togliendo i PC agli impiegati, dandogli in cambio terminali stupidi capaci di funzionare, oltre che di accedere ai dati, solo via cloud, di proprietà delle solite multinazionali. Che potranno spegnere con un click qualsiasi apparato anche vitale, moneta compresa, senza dare spiegazioni (o prendendosela col solito hacker russo...). Ma a regime i PC spariranno anche dalle case (per i nostri figli è già roba vintage di scarsa utilità), soppiantati dagli smartphone, ma - potete giurarci - solo temporaneamente, perché quando qualunque cosa si collegherà direttamente (funzionando solo così) non serviranno più nemmeno questi oggetti che ancora te li puoi scordare da qualche parte. E l'accesso a questo megamostro centralizzato senza il quale sarà impossibile vivere sarà, cheteodicoaffà, subordinato in modo sempre più esplicito alla "buona condotta" (la pandemia è stata un esperimento), definita da chi e giudicata da chi immaginatelo voi, ma toglietevi dalla testa che sarà un governo politico da voi legittimamente eletto (che già quello sarebbe grave). Potranno vivere solo i bravi sudditi, di un re che non si sa nemmeno chi sia.

Ho brontolato abbastanza, vi lascio con un filo di speranza: questa tendenza sistemica, come tutte quelle connaturate al capitalismo, contiene delle contraddizioni, quindi cloud e AI potrebbero implodere come una qualsiasi bolla immobiliare. Sarà una catastrofe, da cui uscirà vivo solo chi ha mantenuto in qualche modo la capacità di farne a meno. Un mare di merda da cui, come diceva il poeta, nasceranno fiori. Speriamo non tulipani...

sabato 17 gennaio 2026

TIPO DIESEL

Mesi fa ho acquistato (spendendo la metà rispetto a una di moda) un'auto a gasolio seminuova fino a che se ne trovavano, già oggi è più difficile domani sarà impossibile. Il mio meccanico dice che ho fatto bene, che il diesel è il motore migliore con maggiore efficienza più ecologico più economico e a maggior durata, e il multijet della FIAT è uno dei migliori motori diesel per autovetture mai costruito. Se sono fortunato, posso farci oltre 300mila chilometri, che per me se continuo così sono solo una decina d'anni ma intanto con un'altra alimentazione non ce li farei (il benzina va al doppio dei giri quindi dura la metà, e il GPL accorcia la vita dei motori a benzina, mentre le ibride più sono davvero tali più devono essere imbottite di diavolerie elettroniche che aumentando la complicatezza del sistema ne accorciano la vita complessiva). Ma se voglio farlo, se voglio ostinarmi a decidere con la mia testa quale sia la scelta migliore, e dico anche dal punto di vista ecologico (che complessivamente se tutte le auto durassero decenni e non ci fossero obsolescenza programmata e direttive europee una dietro l'altra con ben altre finalità rispetto alle dichiarate, sarebbe si la scelta migliore per l'ambiente), devo pagare di tasca: dal 1° gennaio una rimodulazione delle accise ha reso stabilmente (i primi avvisi ci erano già stati) più caro il gasolio della benzina, e mi sa che non è finita qua.

Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.

Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno