domenica 8 marzo 2026

DALL'ALTO NO

Ho un amico, un vecchio e caro amico, iraniano, che da quando ho pubblicato l'ultimo post mi riempie la chat di whatsapp di video e testimonianze dall'Iran oppresso. Evidentemente non mi sono espresso abbastanza chiaramente, d'altronde il vezzo di scrivere difficile è un piacere a cui non rinuncio, anche grazie al fatto che non traggo alcun altro utile dal tenere queste pagine. Ma stavolta è forse il caso di metterla in piano.

Non c'è nessun bisogno di dimostrarmi che in Iran governa un regime odioso, che ho sempre pensato che i peggiori sono quelli di stampo religioso. Ho solo sostenuto che la pratica oramai consuetudinaria di tentare di abbattere i regimi veri o presunti che siano bombardando o invadendo i Paesi da essi guidati è la classica toppa peggio del buco. E che coloro che, sentendosi oppressi da un regime, fanno il tifo per le bombe o l'invasione, mi spiace ma peccano di ingenuità o fanno male i conti. Anche perché, a saper leggere tra le righe, quasi mai l'intenzione vera del bombardatore e/o invasore è davvero abbattere un regime e instaurare una democrazia dall'alto, che lo sa benissimo che è una cosa che semplicemente non funziona. La storia è piena di esempi, e se vogliamo considerare l'Italia del 43/45 una eccezione, anche se non lo è fino in fondo, lo è grazie alla resistenza interna, senza la quale si sarebbero attuati piani ben diversi dalla nostra storia repubblicana (che pure è quella di una democrazia zoppa).

Gheddafi, Assad, Mubarak, i Talebani, Milosevic, Chavez/Maduro, i Castro, Saddam, e la lista si può allungare a volontà, nessuno di essi era un leader democratico nel senso che alla parola ci piace dare, e per ciascuno è possibile reperire tonnellate di filmati e testimonianze di dissidenti oppressi dalla sua tirannia. Tutte vere come quelle di oggi in Iran, lo ripeto. Ma ripeto anche che l'etichetta di tiranno antidemocratico è servita essenzialmente da scusa all'Impero per attuare per mano militare la loro disfatta, seguita quasi sempre dallo sfacelo dei Paesi "liberati", al punto da non potersi negare che forse proprio era lo sfacelo il vero obiettivo.

Nella fattispecie, basta guardare a quello che sta facendo Israele in Libano, approfittando dell'occasione, perché sia legittimo chiedersi: non è che il vero obiettivo dell'attacco all'Iran è proprio dare ancora più mano libera al "regime genocida" (uso le virgolette perché allora pure io appiccico le etichette come mi pare, e d'altronde l'unico Stato al mondo più confessionale dei paesi islamici è proprio Israele) per imporre la propria legge nella regione? Il regime in Iran può anche restare e probabilmente resterà, con buona pace dei desiderata degli oppositori, anche perché di solito una nazione aggredita si raccoglie attorno ai propri leader anzichenò, ma la potenza nucleare in medio-oriente deve restare una sola, e anzi nessun altro Stato deve avere il peso militare ed economico che aveva osato avere l'Iran negli ultimi tempi. E se allarghiamo lo sguardo alla Russia, suo grande alleato costretto da 4 anni a una guerra avviata senza dichiararla dal blocco occidentale 8 anni prima, quindi impossibilitato ad intervenire adesso in sua difesa, si capisce forse qualcosa in più delle dinamiche in Ucraina.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

sabato 21 febbraio 2026

IL CASO? QUALE CASO?

No, non è un caso se oggi sentite parlare i telegiornali del caso Epstein. Ma confessate: cosa ci avete capito? Io quel poco che ci ho capito l'avevo capito prima. Non necessariamente collegandolo al suo nome. Invece, è proprio l'etichetta il primo degli strumenti che usa la propaganda per diffondere falsa coscienza, cioè fare il proprio mestiere. Stiamo parlando, infatti, di un mare di merda capace di intasare qualsiasi fogna, cosicché quando oramai era chiaro che sarebbero saltati i tombini e tutti avremmo visto la verità, chi teme questo accadimento, che poi è anche chi tira le fila di tutto l'affare, ha deciso che l'unica è procedere a un affioramento governato: una tracimazione controllata e fuorviante che scrive le veline che i giornalisti vi leggono.

Per questo, il vostro affezionatissimo vicino di casa (regia, via alla sigla di Spiderman) rispolvera il suo vecchio vizio di selezionare per voi alcune letture istruttive. Che dimostrano che non di un vecchio sporcaccione suicidato e dei suoi amici di alto bordo stiamo parlando, ma di una delle crepe alla crosta di quel magma che a un certo punto ha preso a governare il pianeta portandolo alla rovina che vedete se sapete ancora guardarvi attorno, oltre lo schermo dello smartphone (che vi hanno dato apposta, tra l'altro). E il modo in cui ve lo raccontano non gli serve altro che a murare la crepa, per riprendere indisturbati il progetto. Israele, la finanza mondiale, i soliti miliardari filantropi specie della sanità. E si, anche zozzoni, ma è l'aspetto assieme più orrifico e meno rilevante politicamente. Eccovi dunque:

Letto tutto, rinfranchiamoci in qualche modo con Agamben, o se preferite prendiamola con filosofia...

domenica 15 febbraio 2026

UN OROLOGIO DI CENT'ANNI

Resto nella stessa zona del post scorso, perché mi sono imbattuto in un articolo, pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leggere. Ha un buon titolo, che indica bene l'argomento [Come mi sono disintossicata dal telefono (e ho recuperato il mio tempo libero)], ma non commettete l'errore di fermarvi a quello tanto avete capito dove vuole andare a parare, come troppo spesso oramai tutti facciamo, perché le suggestioni che offre vanno oltre, e per ciascuno di noi saranno diverse.

Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina  necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.

A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.

Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?

Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.

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