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venerdì 24 agosto 2012

DI PAPERINIK E SUPERPIPPO

Claudio Bisio ci ha cominciato una carriera, con un monologo e un libro sulle parentele strane (sono tutti zii e nipoti, nessuno è figlio di nessuno) e la bizzarra animalità dei personaggi di Walt Disney, perché non posso farci io un pezzo serio sul doping (di vario genere) nello sport e il proibizionismo in genere?
Lance Armstrong
L'attualità non manca: fresca fresca è la notizia che Lance Armstrong ha appena rinunciato a difendersi, pare per stanchezza e non per ammissione di colpa, dalle annose accuse di doping, e ora gli toglieranno tutti i titoli a partire dai sette Tour de France vinti, di pochi giorni fa le ammissioni di Alex Schwazer che così non ha nemmeno difeso il titolo olimpico di Pechino nella 50 km di marcia. A parte che l'idea stessa di camminare tutti storti per così tanta strada richiede perlomeno una certa propensione agli allucinogeni, quando vivevo in trentino mi è capitato di fare in macchina, ovviamente d'estate, il Pordoi: la mia Polo non aveva il turbo, vero, ma era una vetturetta con sopra un 1900 diesel, non un camion col motore di un vespino, eppure faticava, arrancava, e il Pordoi non è la salita peggiore che affrontano i ciclisti, con le gambe, spesso al gelo, e dopo magari 150 "riposanti" chilometri di avvicinamento...
Voglio dire che certe attività sportive, a certi livelli, qualcosa di inumano ce l'hanno. Magari nessuno sport ne è al riparo, ma con queste premesse come si può pensare che chi pratica fatiche immonde come il ciclismo professionista non si aiuti in tutti i modi possibili? Se vogliamo essere ipocriti accomodiamoci, ma chiunque è "dell'ambiente" sa benissimo che a certi livelli i ciclisti hanno sempre preso qualcosa, sempre, anche i campionissimi sacri del passato, che poveracci facevano tappe mostruose con bici di piombo su strade dissestate senza nessuna assistenza a seguito. Non faccio nomi ma dico tutti, e ve ne faccio sentire Uno: che parla di quella "bomba" che entra come una cosa normale anche nei dialoghi di Totò e il giro d'Italia, pensate un po'. Fu solo con la morte in corsa di un campione del mondo e baronetto inglese per meriti sportivi col sangue e il tascapane pieno di amfetamine, che iniziarono i prodromi di quella assurda rincorsa alla carota che è l'antidoping. La cosa funziona così: l'antidoping proibisce le sostanze potenzialmente nocive che scopre vengono assunte per migliorare le prestazioni sportive, rovina la carriera (talvolta uccidendolo, come fu per il povero Pantani) a chi per sfiga o dabbenaggine viene pizzicato a usarle ancora, ma intanto gente con risorse economiche maggiori (e sempre crescenti in funzione del giro di denaro attorno agli sport professionistici) ha già scoperto altre sostanze che vengono usate da tutti fino a che l'antidoping le scopre e così via. Se non fossimo in un mondo di ipocriti, con metà dei soldi necessari per mantenere il baraccone dell'antidoping si potrebbe tenerne su uno di medicina sportiva di frontiera riservato allo sport professionistico (ma con ricadute al di fuori) che "dopasse" sotto controllo tutti i consenzienti, con il retromessaggio per i ragazzi che svolgono sport amatoriale di mettersi a studiare o imparare a fare un lavoro vero se non hanno intenzione di diventare cavie per pagare forse con la salute la possibilità di arricchirsi con lo sport. Che poi è quello che già sanno tutti (siete mai entrati in una qualunque palestra di body building?), ma lasciato alla clandestinità aumenta i rischi in proporzione inversa al giro d'affari (gira certa robaccia!...).
Oscar Pistorius
Quando poi leggiamo addirittura del doping alle Paralimpiadi, non possiamo non pensare a Oscar Pistorius. Buonismo e perbenismo imperanti vogliono che tutti plaudano alla controversa ammissione del pluriamputato alle olimpiadi "normali": non ho sentito nessuno che avesse il coraggio, dopo i primi giudici sportivi sommersi dalla disapprovazione per aver azzardato nel 30% il vantaggio che quegli arnesi danno rispetto a due piedi umani, di dire che l'ammirazione per l'uomo non deve impedire di considerare che se costui dovesse vincere e diventare ricco e famoso, si rischierebbe di creare un mercato. Già l'attenzione era eccessiva prima, ora con i riflettori olimpici e i risultati non disprezzabili ottenuti, cosa volete scommettere che è già partita la gara da un lato a scovare il disabile giusto e dall'altro a ottenere la protesi decisiva (senza eccedere, sennò che non vale lo vedono pure i ciechi, tanto per restare nel politicamente scorretto) per vincere una medaglia e farci un bel bisinissi?
Il tutto mentre continuiamo con l'assurdo proibizionismo nelle droghe, laddove quelle leggere dovrebbero essere assolutamente libere e quelle pesanti distribuite dal SSN gratis con la ricetta. E la cosa immediatamente darebbe un colpo quasi letale alle mafie di mezzo mondo (che si riorganizzerebbero su altri traffici, certo, ma meno immediatamente pericolosi per la salute dei nostri figli) nel posto dove gli fa più male, il portafoglio, e azzererebbe i morti per overdose, e nel medio periodo farebbe drammaticamente diminuire persino i consumatori, specie delle cose più pericolose, che come si sa vengono creati dagli spacciatori per fabbricarsi i clienti (se non ci fosse da guadagnarci nessuno avrebbe interesse a trasformare un ragazzo in un tossico), mentre quelli esistenti si potrebbero da subito identificare e sottrarre alla microcriminalità, se non curare (magari non vogliono, ognuno ha diritto di ammazzarsi come gli pare).
Ed ecco che assistiamo a un ragazzo che come tutti si aiuta per arrivare e restare al vertice di uno sport faticosissimo, che solo lì puoi averci in cambio un gruzzoletto altrimenti è tanto che ti danno lo stipendio di carabiniere (e ora infatti l'hanno pure licenziato, mi sa), umiliato a reti unificate, mentre in uno sport milionario a troppi livelli, dove tra parentesi la roba gira a quintali pure li fin dalle giovanili - e l'ideologia sottesa è un'altra droga per i cervelli dei giovani aspiranti campioni, uno condannato nell'ambito delle scommesse anche in appello può permettersi di attaccare i propri giudici senza contraddittorio per minuti e minuti in prima serata su tutti i TG.
E' come se Gambadilegno potesse sparare a zero su Topolino in un intervista sul Papersera. Come se Superpippo potesse esistere senza le noccioline. Come se Paperinik non avesse bisogno di Archimede per le sue scarpe a molla e altre diavolerie. Eccoti il materiale per il secondo volume di Quella vacca di Nonna Papera, Bisio, ora che hai mollato Zelig magari ci hai tempo....

venerdì 6 gennaio 2012

CONTROCORENTE

Non è che fare controinformazione significhi necessariamente essere un bastian contrario, ma oggi voglio fare il barcarolo ed esprimere, su cinque questioni molto di moda, opinioni di segno opposto a quelle oramai nettamente maggioritarie, prima confinate sui social network e appunto i siti di controinformazione ma oggi, che forze fino a ieri al governo o stanno all'opposizione o sostengono la maggioranza mentre scatenano il loro immenso apparato mediatico nel cavalcare la protesta, sdoganate in prima serata. Il dettaglio a dopo, a beneficio dei pigri faccio prima un sommario:
  1. retribuzioni dei parlamentari: devono restare alte, i media cavalcano l'indignazione popolare con lo scopo preciso di rafforzare il qualunquismo e il fine ultimo di annullare anche formalmente la democrazia, sono ben altre le azioni anti-Casta che andrebbero intraprese;
  2. lotta all'evasione: deve completamente cambiare registro, le azioni spettacolari sono utili a fare toccare con mano la consistenza del problema ma restano coerenti ad una logica che non ha mai risolto e non risolverà il problema alla radice, per quello serve - applicata univocamente per decenni da chiunque vada al governo - una politica fiscale composta da un forfettario esteso, la detraibilità di tutto per tutti, e un'azione penale efficace;
  3. articolo 18: è inutile difenderlo e inutile attaccarlo, protegge oramai una fetta simbolica di lavoratori, occorre concentrarsi sul modo di dare lavoro a più persone possibile e il reddito di cittadinanza a tutti gli altri;
  4. liberalizzazioni: occorre tenere o riprendere in mano pubblica tutto ciò che è per natura monopolistico (ferrovie, reti elettriche idriche telefoniche eccetera) e agire in direzione opposta per mestieri e professioni, droga, prostituzione, eccetera;
  5. animalismo: quello vero sarebbe diventare tutti vegetariani o quasi, non certo trattare le bestie come esseri umani approfittando del fatto che non possono lamentarsene.
1.
Avete notato come l'argomento sia di moda? Una volta ne parlava solo Grillo, e qualche catena di S. Antonio via email, ora è un coro unanime contro lo scandalo delle prebende della Casta, in primis dalle televisioni di chi già una volta ha azzeccato il giochino di presentarsi come paladino dell'Antipolitica essendo invece il prodotto più tipico degli affarismi della politica. La verità sulla faccenda l'ho letta solo in un pezzo di Rita Guma sul Fatto, e le proteste hanno costretto la temeraria a ribadire chiarire precisare oggi: in una democrazia compiuta, in cui quindi in teoria ogni cittadino possa aspirare al ruolo di parlamentare, non retribuire degnamente questo ruolo taglia di fatto fuori da questo diritto chi non ha soldi di suo. L'unica obiezione sensata a questa considerazione è che tanto di fatto già oggi, e non da oggi, la politica è strutturata in maniera da selezionare fortemente in ingresso chi non ha mezzi e/o conoscenze, ma la risposta a questa obiezione è che allora bisogna agire per modificare questa struttura (il massimo sarebbe il sorteggio di cui parlai non molto tempo fa, ma si può pensare ad altri strumenti per cambiare la selezione della classe politica, in primis la legge elettorale): pagare poco i parlamentari, al limite non pagarli affatto, significherebbe solo lasciare definitivamente e per legge campo libero ai ricchi e agli inclini alla corruzione. Ciò non significa che non si possano aggiustare alcune storture attuali, come la pensione superanticipata, e tagliare parecchi costi agendo nella giusta direzione, ma state certi che accodandovi al coro di "tagliamo lo stipendio ai ladri" finirete nel coro di "heil Hitler" senza nemmeno accorgervene, pensando come l'altra volta "meglio uno solo che ruba che tanti".

2.
Se vogliamo rintracciare la vera matrice del berlusconismo, bisogna parlare di patto sociale e riconoscere dov'è davvero la frattura interna alla società italiana, non certo nella dimensione destra/sinistra. Nel dopoguerra l'Italia come il resto dell'occidente europeo (ma in misura maggiore, avendone il più grande Partito Comunista) è stata oggetto di una strategia di arricchimento materiale in cambio di assimilazione al consumismo e argine al comunismo, in cui è stato possibile mantenere un patto sociale della serie "ti voto tu ti fai gli affaracci tuoi ma a me mi dai un lavoro dipendente o io faccio un lavoro autonomo ma tu mi lasci evadere le tasse". Era un lusso e, anche se assecondato dalla sua corrispondenza a certi tratti profondi del nostro carattere a matrice cattolica, a un certo punto non ce lo siamo potuti più permettere. Punto. A quel punto i partiti divennero due: quelli che "è tutta colpa degli statali dei fannulloni eccetera, che prendono lo stipendio senza sudare e magari fanno il doppio lavoro a nero mentre io mi faccio il culo dietro al bancone 14 ore al giorno e poi secondo loro gli devo pure dare la metà di quello che guadagno allo Stato", e quelli che "è tutta colpa degli evasori fiscali, se tutti pagassero tutti pagheremmo di meno, io lavoro 8 ore al giorno ma mi pagano poco e le tasse se le trattengono sullo stipendio, vorrei vedere come farebbe lo Stato senza me come contribuente e come faranno i signori commercianti quando io non potrò più comprare nulla". Negli ultimi 18 anni, il primo partito è stato al governo nel 1994, poi dal  2001 al 2006, e dal 2008 al 2011, il secondo dal 1995 al 1998, poi dal 2006 al 2008, mentre gli anni dal 1998 al 2001 passeranno alla storia come quelli dell'"inciucio", e comunque il partito degli evasori non è mai stato abbastanza debole da non condizionare la politica anche nei brevi periodi di opposizione. Senza contare che per cambiare animus ad un popolo occorre che delle riforme specie se fiscali vengano applicate inflessibilmente per decenni, una controriforma dispiegando effetti nefasti fino a che ne resti memoria.
Tutto ciò spiega perché le ottime riforme fiscali della seconda metà degli anni 90 siano state vanificate, e ci dice che sarebbe proprio da lì che dovrebbe ripartire un governo che si ponesse davvero il problema di risolvere la faccenda una volta per tutte, i blitz avendo un effetto eclatante sulla cronaca ma non strutturale sul sistema. Bisognerebbe quindi riprendere in mano gli Studi di settore così com'erano stati pensati all'inizio, e ristrutturarli in concertazione con le associazioni di categoria con l'obiettivo di trasformarli in un mega-forfettone, dimodochè chiunque voglia aprire un attività in Italia sappia prima quanto dovrà pagare di tasse a fine anno, e farlo o sarà oggetto di verifica fiscale automatica e capillare. Per quelle attività/mestieri/professioni che per qualsiasi ragione restino fuori da questo regime, ricevuta o scontrino obbligatori con reato penale, e detraibilità totale della spesa per il cliente: l'uno o l'altro, quella imposta allo Stato alla fine la paga.

3.
Una Repubblica "fondata sul lavoro" che non garantisce l'accesso allo stesso a ciascuno dei suoi cittadini dovrebbe ammettere di avere fallito il suo scopo fondativo. La polemica sull'articolo 18 è inutile chiacchiericchio, dal momento che lo stesso di fatto si applica solo ai privati dipendenti di aziende che ne hanno almeno 15, ma anche queste ormai hanno a disposizione tutta una serie di strumenti, legali e non, per aggirarlo. La realtà è che siamo in declino, l'occidente è in declino e l'Italia è tra i battistrada, non avendo mai avuto materie prime, non avendo più né "risorse umane" (la famosa piccola e media impresa ha prosperato negli anni 90 sulla carne degli immigrati come prima su quella dei meridionali) né mercato (la crisi che si avvita su se stessa grazie alla natura recessiva delle cure applicate) né più nemmeno il primato nelle idee (che mica i brasiliani e i cinesi sono scemi...). Dobbiamo sopravvivere in questo contesto, col "poco" che abbiamo: il 75% del patrimonio artistico mondiale, il territorio, il complesso dei servizi che serve a far girare questa macchina turistico/culturale, sono tutte qui le fonti del nostro "lavoro", più tutta quelle serie di attività "borghesi" (letteralmente, "del borgo") che servono a tutti per vivere e non possono essere "esternalizzate". Queste le nostre risorse, questo il lavoro complessivo che possono creare, tocca solo trovare il modo di dividere il tutto il più equamente possibile per un'economia di mercato (il collettivismo non funziona con gli esseri umani, d'altra parte nemmeno il cristianesimo), e oramai a livello Unione Europea perché come Italia saremmo già fottuti, fuori o dentro l'Euro che sia. Se capiremo come fare, saremo dignitosamente più poveri, altrimenti più che declinare sarà un rovinoso precipitare. Ah, in ogni caso chi vi parla di crescita o mente spudoratamente o non capisce niente.

4.
Qui non mi va di dilungarmi, chi ha pazienza segua il tag privatizzazioni per le argomentazioni di dettaglio. In genere, in Italia tutto ciò che è stato privatizzato si è trasformato in un monopolio privato spesso in mani straniere, quello che è stato liberalizzato in oligopolio privato o cartello, il risultato è che abbiamo più debiti di quando abbiamo iniziato una ventina di anni fa, e non abbiamo più l'enorme patrimonio pubblico che era stato costruito con la fatica il sangue e il sudore dei nostri padri. Ora si preparano a grattare il fondo del barile, ma fatto questo non resterà più nulla. Anche perché, ci sono settori tabù che stranamente non si è mai pensato di liberalizzare e quindi non si toccheranno nemmeno adesso nonostante gli annunci, e non parlo solo di tassinari farmacisti e affini, ma di settori che potrebbero anche fruttare enormemente in termini di entrate fiscali come le droghe leggere o la prostituzione, assestando inoltre un bel colpo anche alla criminalità organizzata.

5.
Quando ho sentito la notizia che in 2mila comuni tra cui Torino e Bari i sindaci avevano proibito i botti "per non spaventare gli animali" che ogni anno morirebbero a migliaia dalla paura, ho pensato a una gag di 610 o a quelle notizie che escono sui giornali il primo di aprile. Invece era seria, e quindi era ovvio che si trasformasse in una macchietta per i suoi esiti: più botti di prima anche dove erano vietati, con un bilancio di morti e feriti da evento sismico significativo, fortunatamente parlando di esseri umani. Eh si perché questo è proprio il caso in cui occorre mettere da parte il buonismo, e dire che se uno si riempie la casa di esplosivi e poi salta in aria con tutta la famiglia, non è una fatalità è selezione darwiniana. Ma anche che uno degli aspetti positivi della decrescita incombente sarà che finalmente si tornerà a dare a cani e gatti i resti dei pasti umani, o comunque non cibi che costano più dei nostri, credendo così di starli trattando bene mentre invece questo, come anche baciarli sul muso, proteggerli dai botti di Capodanno, attribuirgli pensieri e usi antropici, mentre magari li teniamo prigionieri con due o tre momenti di libera uscita, li facciamo castrare o sterilizzare, e quando siamo stufi li abbandoniamo in strada, equivale a quello che per noi chiameremmo trattamento "disumano" quindi in questo caso direi "disanimale". Tra l'altro, è tutta questa passione per i cani che crea il mercato e quindi l'eccesso di offerta che porta ai canili, cosa credevate? Per avere un'auto occorre la patente, e invece un cane può averlo chiunque - io direi vediamo che bestia vuoi, e vediamo dove lo vuoi tenere, poi eventualmente ti autorizzo, ti do il "porto d'animali" che ti sarai meritato. Poi sinceramente non capisco, a maggior ragione avendo letto Orwell, perché mai i cuccioli dei cani debbano ispirare tenerezza, e invece per quelli dei maiali, che sono molto più intelligenti e direi anche carini, la parola tenerezza in noi assume tutt'altro significato (cinesi a parte...). Più seriamente, prendo sul serio un animalista solo quando è anche come minimo vegetariano se non vegano, e un semplice sedicente "amante degli animali" dovrebbe come minimo ridurre drasticamente il consumo di carne: con tanti che ce n'è in giro, gli allevamenti intensivi avrebbero chiuso tutti da tempo, e questo per gli animali (ma anche per noi) sarebbe molto meglio di qualsiasi ordinanza comunale antibotti del cavolo. E comunque, se devo scegliere un'animale da difendere, allora sto come Michele Salvemini anch'io dalla parte del toro.

venerdì 23 settembre 2011

DOV'E' LA LIBERTA'?

Uno della banda, questo è del secondo
tipo (la spiega in fondo al pezzo...)
La notizia, di pochi giorni fa, è che a Berlino il partito dei pirati informatici ha fatto il 9 per cento. NOVE, direbbe il piccolo diavolo sbattendo le carte sul tavolo.
Nel loro programma, oltre ovviamente a Internet gratuita e libera per tutti, hanno messo l'abolizione del copyright, la liberalizzazione delle droghe leggere, l'obbligo di totale trasparenza per chi fa politica, trasporti pubblici gratuiti e salario minimo garantito per i giovani.
Tutte cose che dovrebbero stare e in gran parte non ci sono nel programma di una forza di sinistra degna di questo nome, che appunto in Italia non abbiamo. Tutte cose che avrebbero ricadute positive probabili sulla mitica crescita, sicure su quel rinnovo del patto sociale che è indispensabile per affrontare gli scenari che ci attendono (anche se non fossero così cupi come quello descritto qui, purtroppo possibilissimo se non ancora probabile).
La Rete infatti in tutto il mondo crea posti di lavoro tranne che in Italia, uno dei posti al mondo con l'ADSL più cara e meno diffusa e il wi-fi più rarefatto e meno libero, con la pubblica amministrazione che anzichè rivolgersi al software gratuito, oramai da tempo all'altezza per dotazione e semplicità d'uso, compra a caro prezzo il software instabile di Gates. Oppure affida servizi inutili e carissimi come la PEC alle Poste, già ente statale simbolo ed ora SpA che si atteggia a banca senza esserlo (offrendo sponda a Mediolanum...) trascurando sempre più i servizi postali, la cui casella email era la più farraginosa da ottenere e usare, la più spammata e meno protetta, e ora si appresta a diventare l'unica obbligatoriamente a pagamento.
I diritti d'autore andrebbero non dico aboliti ma pesantemente riformati, con l'obiettivo di proteggere i deboli e favorirne l'ingresso sul mercato anzichè di tutelare i già forti com'è adesso: trent'anni di battaglia contro i "pirati" non hanno fatto che strangolare il panorama musicale, quando la strategia opposta l'avrebbe fatto fiorire (come è successo nella storia recente: le ultime grandi ondate di novità discografiche sono coincise con l'era delle radio libere, con quella del libero noleggio dei cd, con quella del libero file sharing).
La droga, ammesso che sia possibile definire bene cosa lo sia e cosa no (qual'è il criterio? la dipendenza? la mortalità? allora tabacco e alcol sono droghe), sono diventate da sollazzo per pochi a fenomeno di massa solo grazie al proibizionismo, che ne consegna produzione e distribuzione a criminali che hanno tutto l'interesse a far crescere un giro che dà profitti crescenti e così via in una spirale che dura da alcuni decenni e si potrebbe interrompere solo con la strategia opposta, come forse qualcuno comincia a capire tra gli intellettuali e i politici. La legalizzazione totale delle droghe leggere e la distribuzione gratuita e controllata delle pesanti darebbe una mazzata tale alle mafie che difficilmente si riprenderebbero (con una stretta sugli appalti, il presidio del territorio, e un po' di politici in galera gli daremmo il colpo di grazia), e si potrebbe lavorare sui consumatori per dissuaderli e farli gradatamente diminuire, com'è successo appunto con i fumatori.
Ma già, siamo governati quasi ininterrottamente da 17 anni da uno schieramento che mette la "libertà" nell'etichetta ma solo lì, e a noi le ha tolte o tentato di toglierle piano piano tutte: quella di lavorare (e "il lavoro rende liberi"...), di navigare, di scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, di decidere cos'è la vita e morire in pace e con dignità (meno male che c'è la Svizzera: leggete qui e qui), quella d'impresa, di informazione, di istruzione pubblica e gratuita per tutti. Lasciando solo quella di corruzione e impunità al Capo, quella di sbafo ai suoi accoliti, e quella di evasione fiscale ai suoi elettori. Ed è questo l'unico punto debole del ragionamento di Bifo che invito a seguire: tutto corretto, tranne che con chiunque altro al governo, ma proprio chiunque, oggi staremmo molto meglio, perchè chiunque avrebbe almeno tentato di salvare la faccia facendo qualcosa per il Paese mentre pensava agli affaracci suoi e della banda di mafiosi leccaculi e manutengoli di cui si circonda. Che peraltro come tutti i capi con problemi di personalità si è scelto poco intelligenti, la qual cosa ha fatto più danni della malafede. La crisi è mondiale, si, ma se distruggerà l'Italia (e forse la Grecia) prima e più degli altri il colpevole sappiamo tutti chi è.

mercoledì 11 marzo 2009

DELL'INUTILITA' DEL PROIBIZIONISMO

In questi giorni alle Nazioni Unite si discute di uno studio di Harvard, sottoscritto da 500 economisti inglesi e americani, che dimostra che cambiare radicalmente strategia nei confronti della droga sarebbe probabilmente in grado di sconfiggerla definitivamente. Il fatturato del narcotraffico ammonta infatti, pare, a circa 320 miliardi di dollari l'anno, praticamente il PIL di uno Stato come la Svezia, al ventunesimo posto al mondo. Sottratte queste risorse alla criminalità, dalla vendita legale e statale di una droga peraltro non tagliata male a individui identificati e perciò eventualmente curabili verrebbero risorse esorbitanti, sufficienti non solo a finanziare una strategia di recupero dei tossicodipendenti, ma anche che so la lotta all'Aids o alla criminalità organizzata in genere. Senza contare che togliere interesse economico a questo settore prosciugherebbe in pochi anni la sua alimentazione: i nuovi clienti nascono perchè c'è qualcuno che ha interesse a che nascano, e ciò vale per tutte le droghe. Solo che perchè una strategia capovolta rispetto a quella in atto da decenni, di dispendiosissimo quanto inefficace proibizionismo, funzioni bisognerebbe che fosse adottata a livello planetario e con coraggio e determinazione. E già i dubbi in seno all'Unodc dimostrano che purtroppo siamo ancora lontani da questa saggia scelta, che peraltro sarebbe poi osteggiata dalle chiese varie, e da tante anime pie più o meno in buona fede dentro e fuori il business dell'antidroga e quello del recupero.
L'antiproibizionismo, che fra l'altro e detto per inciso non è una cosa di sinistra ma semmai decisamente liberale, è però l'unica cosa che paga quando ad essere coinvolte sono pulsioni umane. Lo dimostrano, con buona pace sempre dei credenti e di tutti quelli che pensano che la propria morale sia superiore a quella altrui, le statistiche sugli aborti, drasticamente ridotti grazie proprio a quella normativa che li ha "consentiti" (leggi qui una vecchia intervista a Livia Turco), oppure l'immensa letteratura sugli anni del proibizionismo americano sugli alcolici, che ha creato dal nulla una enorme economia sommersa e un'intera generazione di leggendari gangsters (come Al Capone e gli altri Intoccabili).
In queste cose, insomma, non sarebbe male una dose supplementare di pragmatismo: il moralismo se non crea il problema, certo non aiuta a combatterlo. Se non per salvare i nostri figli da una piaga sociale, quand'è che possiamo rinunciare ad un po' della nostra teorica integrità morale? Legalizzare la droga vuol dire fermarla: dobbiamo agire adesso, smetterla di essere solo "chiacchiere e distintivo".

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