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domenica 15 marzo 2026

TESTA 'I SCECCU

L'asino ha fama di animale inferiore, ad esempio rispetto a suo cugino il nobile cavallo. Ma è immeritata. Per certi aspetti, anzi, ha una dignità superiore. Collabora, col suo sedicente padrone umano, ma solo fin quando gli pare. Tanto che è così difficile fargli fare qualcosa che non vuole che la cosa è diventata proverbiale, e in tutti i dialetti (che nella società agricola che ha imperato per millenni e fino a qualche decennio fa l'asino era fondamentale) infatti si dice "testa d'asino" a chi è impossibile da convincere né con le buone né con le cattive.

Ma in reggino u sceccu, l'asino, entra pure in detti più complessi. Di una moglie o fidanzata riottosa, ad esempio (ma vale in tutti i casi simili, e indipendentemente dal sesso), si dice "quandu 'u sceccu non voli mbiviri...", quando l'asino non vuole bere, sottinteso non c'è niente da fare (se non ti ama più). E la lettura positiva di questo presunto difetto è anch'essa inscritta nel sentimento popolare, che ha trasformato l'antica ingiuria di essere testardi come muli in un moto d'orgoglio, ad esempio dei calabresi o dei sardi.

Ho comprato un'auto diesel nel 2025. Euro 6d, cioè al momento lo standard ecologico più avanzato. Ma diesel, perché faccio tanti chilometri e non ce n'è come il diesel per un compito del genere: consuma poco, dura tanto, è affidabile e robusto, e quindi mi consentirebbe di tenere l'auto a lungo prima di doverla sostituire. Tutti parametri che andrebbero considerati adeguatamente, nel valutarne l'impatto ecologico. Invece, la moda di considerare solo le emissioni per istante, divulgata peraltro pervasivamente, trascurando tutti gli altri fattori, emissioni in fase di produzione e materie prime e trasformate necessarie in primis, che ad occhi scafati tradisce immediatamente nient'altro che una scelta politica arbitraria adottata a monte e per rispondere ad interessi precisi, ha imposto il luogo comune che diesel è cattivo e antiambiente.

Non mi hanno convinto. Il mulo (cui peraltro la motorizzazione diesel è affine: alta coppia ai bassi regimi, potente ma non veloce) resiste. Bisogna bastonarlo. Ad esempio, rimodulando le accise, che per il gasolio erano più basse per la semplice considerazione che riguardava una platea di lavoratori o comunque contribuenti "di quantità". Non basta, il diesel consuma meno e dura di più: è conveniente anche a parità di prezzo con la benzina. Bisogna farlo costare di più, tanto di più; ma come fare? Ci vorrebbe un'occasione.

E siamo alla cronaca. C'è una guerra dissennata e scriteriata, l'ennesima in un'area cruciale per il petrolio, e guardando bene anche per tutta una serie di altre cosette che interessano anche la e-mobility e addirittura l'agricoltura. Perché non approfittarne? La dinamica è collaudata (solo il 1973 ne è fuori, e allora infatti i governi tentarono di calmierare i prezzi e in parallelo di convincere i cittadini a comportamenti parchi, io c'ero e me lo ricordo, quelle domeniche a piedi erano feste, e le réclame della DC per consumare meno e meglio, che allora suscitavano fastidio, ora suscitano nostalgia, dei tempi in cui i governi al massimo ti volevano convincere ma mai costringere), e la liberalizzazione dei prezzi ha aggiunto funzionalità al meccanismo: quando il petrolio rincara, il prezzo alla pompa dei carburanti si impenna immediatamente e in maniera già più che proporzionale al rincaro del greggio, figurarsi considerando che questo pesa solo in parte, e minoritaria, nel prezzo totale, che include accise raffinazione distribuzione e guadagni; ma quando la crisi finisce e il petrolio scende, il riflesso sul prezzo alla pompa avviene in maniera calcolata correttamente (essendo solo una parte del totale) e tenuto conto adeguatamente degli sfridi temporali (che una volta erano le scorte, ora ad esse si aggiungono i complessi meccanismi finanziari di determinazione del prezzo). Semplificandola: i prezzi calano? si ma io ho comprato a un prezzo maggiore, quando quello che compro oggi a un prezzo minore arriva alla pompa io applicherò gli sconti, non prima; i prezzi aumentano? applico subito gli aumenti e incamero maggiori guadagni avendo comprato a un prezzo inferiore. In italiano si chiama speculazione.

A questa, si aggiunge l'occasione di cui sopra: siccome gli iraniani brutti e cattivi intralciano lo stretto di Hormuz, la benzina aumenta di un tot, subito. Ma il gasolio, il gasolio aumenta di tre volte tot, arrivando a costare il 20 per cento in più della benzina. Una vigliaccata ai danni dei muli che si ostinano a usarlo, e non sarà l'ultima della serie. Perché siamo nel mondo del "chi non si vaccina niente cure mediche nemmeno al pronto soccorso e nemmeno per una ragione diversa dal morbo per cui non si è vaccinato, che so un incidente" - non me lo sto inventando, era la tesi di un noto figlio di papà che sennò col cazzo che faceva l'attore e ha pure un figlio cantante che se non era suo figlio eccetera eccetera.

Il tutto va inserito in un contesto in cui l'auto a gasolio è solo una delle tante variabili. Esiste un progetto preciso e codificato (il "grande Reset") di riduzione dell'umanità a schiavitù, almeno tale si può definire secondo le categorie di pensiero in cui siamo cresciuti un paio di generazioni. L'eterodossia non è contemplata, va disincentivata in ogni modo, disinnescata, estirpata. Il mulo che non vuole bere prima o poi morirà di sete, peggio per lui. La "famiglia nel bosco" non può essere lasciata in pace, anzi la sua parabola deve essere esibita a mo' di esempio. Non possederai niente, casa auto lavoro figli, e sarai felice; se ti metti in testa di disobbedire, anche infilandoti nel buco del culo del mondo, noi ti raggiungeremo e mostreremo la tua testa mozzata al nemico. Lasciate perdere chi sta approfittando della vicenda per motivare il SI al referendum come se avere le carriere separate avesse impedito a quei giudici di togliere i bambini alla coppia: non si accorge nemmeno che se ciò fosse stato vero sarebbe stato un buon esempio di quell'assoggettamento della magistratura all'esecutivo che resta la migliore ragione di votare NO. Ma di questo ne riparleremo tra qualche giorno. Ora vado a cercare, se la trovo, una pompa dove il gasolio stia a meno di due euro al litro. Da buona testa 'i sceccu....

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

domenica 12 febbraio 2023

MA SIAMO MATT(E)I?

Dopo un po' di tempo, torna a contribuire a questo blog Pasbas, che anche stavolta si contraddistingue per la documentazione old style, si potrebbe dire, dunque nettamente alternativa a quella dominante al tempo del web e decisamente più profonda. L'argomento è solo apparentemente storico; invece, come avrà modo di constatare chiunque si prenda il disturbo di leggere il pezzullo con attenzione, è di estrema attualità, e già dal titolo scelto dall'autore lo si evince.

Leggendolo però mi è venuto in mente un altro titolo, che ho dato al post lasciandoli così entrambi: le cose che aveva in mente Enrico Mattei, e aveva iniziato ad attuare, semplicemente non potevano essere accettate dai padroni del mondo senza reagire. Col passare dei decenni la cosa è diventata chiara a chiunque si sia approcciato allo studio della realtà socioeconomica senza paraocchi ideologici, ai tempi invece la videro bene solo in pochi, tra cui Pier Paolo Pasolini, che ci scrisse un libro (Petrolio - ne abbiamo parlato qui) da cui aveva fatto un film, il furto del cui "master" (le pellicole di tutto il girato, da montare: niente copie, erano altri tempi) fu il cavallo di Troia che lo attirò tra i suoi carnefici (altro che le storielle piccanti raccontate per decenni..).

Pasquale oggi ci racconta (giustamente, e forse non a caso, in "presente storico") la prima metà della storia, per farci capire da dove veniva Enrico Mattei e cosa stava facendo. Attendiamo con fiducia la seconda parte.

...

Mattei, pace e bollette - parte I

di Pasbas

Pubblicazione dell'ENI, corredata da
foto inedite. Non in commercio.
Strano titolo e connessione ancor più singolare, si potrebbe dire, eppure la connessione c'è eccome. Il nostro eroe (povero il popolo che di eroi ha bisogno) nasce ad Acqualagna nel 1906, di famiglia umile che emigra presto a Matelica; irrequieto, curioso e intraprendente, lascia la famiglia per cercare fortuna a Milano. Venditore di macchine industriali e poi imprenditore del settore chimico, si confronta presto con la penuria di combustibili derivati dal petrolio e di energia elettrica, indispensabili per l'industria (come non ricordare i militari nel deserto a guardia di barili semivuoti!...). La gran parte delle famiglie delle zone rurali del sud non conosce l'elettricità, il paese allo sbando e l'accesso alle fonti energetiche praticamente impossibile cominciano a divenire un tarlo che gli lavora dentro.

Inizia la sciagurata esperienza militare del fascismo, le poche riserve energetiche si assottigliano sempre più, il disastro in Ucraina e Bielorussia dei nostri poveri soldati, le sanguinose (di cui poco si parla) campagne di Grecia, Albania, Jugoslavia e poi il tracollo e la resa, i nazisti occupano un paese con le forze armate e il popolo allo sbando, e Mattei? Mattei sceglie di ridurre la produzione per non favorire nazi e RSI, mantiene tutto il personale (evitando che le maestranze siano coscritte dalla RSI) simulando una produzione inesistente, e poi decide di entrare nella Resistenza.

Diviene capo e organizzatore di circa 30 mila partigiani cattolici (sfilerà il 25 Aprile a Milano in prima fila con i dirigenti del CNL). Poco prima si crea, quasi per caso, la più grande opportunità per la sua vita (che poi sarà la causa della sua prematura morte): la Commissione Economica del CNL Alta Italia lo nomina Commissario per l'Agip, azienda ormai stracotta. Lui e Zanmatti (ex Commissario) ci danno dentro da matti: si riparte con le trivellazioni in pianura Padana alla ricerca del gas, nonostante l'opposizione governativa che ritiene il tutto uno spreco di denaro per il nord ancora non liberato. Il dopo Liberazione non vede grossi cambiamenti: il governo sempre più deciso a chiudere i rubinetti, Mattei sempre più caparbiamente convinto delle sue idee; ma alla fine la spunta lui. Inizia così un periodo di 18 anni di incredibile e frenetica attività dal nord all'estremo sud e soprattutto un attivismo internazionale verso i paesi produttori di petrolio che sembra scompaginare i piani di dominio delle multinazionali USA e Britanniche…

Il suo “sconsiderato” attivismo e la passione per la sua patria lo portano sempre più spesso fuori d’Italia, tutto questo per stringere alleanze con i paesi produttori di gas e petrolio, scavalcando così il monopolio delle Sette Sorelle. Tutto inizia nel 1956, quando Mattei incontra Nasser per stringere un accordo di sfruttamento coordinato dei giacimenti di El Belaym, sul Sinai. Poco dopo viene siglato uno storico accordo tra Agip Mineraria e il governo iraniano, secondo il quale Agip e NIOC (società petrolifera iraniana) costituiscono una società paritetica con un rivoluzionario, per l’epoca, contratto di sfruttamento: nelle aree individuate dall’accordo i proventi delle estrazioni vengono ripartiti con un 50% allo stato iraniano ed il restante 50% diviso tra le due componenti la nuova società. In parole povere il 75% dei proventi spetta all’Iran ed il restante 25% all'Agip. Viene così completamente rovesciato lo schema dominante, 25% al paese produttore il restante 75% alle multinazionali petrolifere.

“Il petrolio è una risorsa politica [...] si tratta ora di porla al servizio di una buona politica [...] priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche [...] volta al mantenimento della pace [...]”: questa visione “terzomondista” lo porta nel continente americano a trattare sulla stessa base con Messico, Brasile e Argentina, facendo così nascere speranze nuove all’interno dei paesi in via di sviluppo possessori dell’oro nero. Il governo venezuelano vede nell’accordo con l’Iran l’apertura di una nuova fase nei rapporti internazionali. Il ministro dell’economia dell'Iraq ritiene che l’accordo italo-iraniano apra una fase nuova nelle concessioni petrolifere in Medio Oriente: il governo iracheno ha il pieno diritto di rivedere i contratti di sfruttamento dei giacimenti in una chiave di maggiore convenienza. Il ministro ritiene inoltre che le nuove concessioni potranno in futuro seguire la falsariga dell’accordo tra Italia e Iran (lo dice al Times nel 1957). Il giornale di Beirut Commerce du Levante ritiene questa una vera “rivoluzione”, e prevede che anche Germania e Giappone presto entreranno nel gioco dei nuovi parametri di sfruttamento dei giacimenti. Nasser e Mattei si accordano su una suddivisione degli utili tra Egitto e Italia del 74% e 26% rispettivi. Rispetto alla politica imperialista del 25/75 questa nuova modalità sta per rivoluzionare i rapporti internazionali relativi all’energia e non solo.

La linea politica di Mattei poggia su tre pilastri fondamentali:

  1. acquisizione di licenze dai paesi avanzati, per attività estrattive e produttive;
  2. collaborazione su basi paritetiche con i paesi produttori;
  3. rapporti commerciali aperti verso i paesi del blocco socialista e quelli dell’estremo oriente, Cina in primis.

La sua impostazione da “venditore imbattibile” lo porta a girare il mondo in lungo e in largo sempre lasciando un’impressione di pacatezza, decisione e forza fuori dal comune. Non mancava mai, nei suoi incontri con governanti e industriali, di proporre i servizi e i prodotti delle aziende del gruppo: AGIP, PIGNONE, ANIC, SNAMPROGETTI, SAIPEM.

Ecco cosa dicono di lui importanti personaggi del panorama politico internazionale, alcuni degli uomini più potenti e influenti dell’epoca:

  • Luis Herrera Campins (presidente del Venezuela): “Credo che tutti i paesi produttori di petrolio ricordino con stima e ammirazione l’opera e l’azione portata avanti da Enrico Mattei”.
  • Rafael Caldera (presidente del Venezuela): “La figura di Mattei [...] un po’ fantastica per il suo coraggio, la sua azione nel campo del petrolio così pesantemente condizionato dai grandi poteri internazionali”.
  • Aziz Sidki (ex ministro dell’Industria dell’Egitto): “In una occasione, quando avevamo bisogno di aiuti a causa delle sanzioni economiche imposte all’Egitto dai paesi occidentali, il signor Mattei ci fornì il necessario fabbisogno di petrolio. [...] Mi disse che pensava che c’era qualcuno che voleva ucciderlo. Scherzando aggiunse 'forse mi faranno esplodere l’aeroplano'”.
  • Abdelaziz Lazram (ministro dell’Economia della Tunisia): “La Tunisia aveva incontrato enormi difficoltà con le compagnie petrolifere allora presenti (anni ‘60). [...] La formula di cooperazione proposta da Mattei è diventata in seguito la formula praticata nel mondo intero”.
  • Otto Schedl (ministro dell'Economia della Baviera): “...si preoccupava [...] di [...] un posto di lavoro umano, della creazione di servizi sociali, della costruzione di abitazioni per i dipendenti [...] di luoghi di vacanza al mare ed in montagna per le loro famiglie”. Schedl trattò con Mattei la costruzione dell’oleodotto e della raffineria in Baviera. Aggiunge inoltre: “La modestia, l’altruismo e la semplicità erano le più pronunciate qualità umane di Mattei”. 

venerdì 28 ottobre 2022

STUTELATO

Lo vuole Leuropa...
Aver riascoltato, per recensirvela, una vecchia canzone di Vecchioni in cui due leader politici a cui non stava bene l'epoca "di grazia e d'alleanza" in cui "felice e immobile la gente viveva solo del presente", uno però spingendo in avanti, al cambiamento, e uno indietro, al ricordo, si scoprivano alla fine la stessa persona, mi ha innescato una riflessione sul presente di oggi. A partire dalle bollette da pagare.

Essendo, infatti, uno strenuo fautore del cosiddetto "mercato tutelato", resisto in questa cittadella, a continui attacchi del Nemico anche truffaldini (sia per telefono che di persona), in cui gas e luce mi sono stati aumentati circa del 60% (per effetto della guerra in Ucraina, diciamo così), mentre al di fuori gli aumenti sono stati un multiplo variabile (ma minimo 2 o 3) di questa entità (tranne per i pochi che avevano un contratto "bloccato", che il conto lo pagheranno dopo).

Ora, immaginate di vivere sotto una dittatura (è facile, siamo appena passati da un periodo che la rasentava abbastanza, anzi anche troppo, ammesso che sia finito) e sognare di tornare a quando c'era la democrazia: siete per questo dei "passatisti", dei nostalgici? Pensare l'altrove, nello spazio o prima o dopo nel tempo qui, è esattamente quello che ci fa umani, quello che ci ha fatto scendere dagli alberi nella notte dei tempi o concepire la democrazia un po' più di recente. Quello che chiamano Progresso, invece, è un concetto ideologico piuttosto plastico nelle mani e per gli scopi di chi gestisce il Potere: con la scusa di dover "andar avanti", spesso e volentieri invece si impongono delle regressioni di fatto, sotto una marea di punti di vista.

Le cosiddette "liberalizzazioni" (e/o "privatizzazioni") sono un ottimo esempio. In quasi ogni settore dove sono state imposte, e dal 1991 lo sono state quasi ovunque, la cosa si è tradotta in un ottimo affare per chi ne ha tratto profitto, spesso aziende pubbliche (cioè costruite coi soldi dei nostri padri) nel frattempo cedute (ma sarebbe meglio dire regalate - e dove i giudici hanno messo il naso hanno scoperto tangenti) a soggetti privati di neanche troppo varia estrazione, e in un pessimo affare per i cittadini o utenti finali che dir si voglia (con Mattei, ammazzato giusto sessant'anni fa per aver tentato la strada opposta, che è trent'anni che mulina nella tomba). Ce le hanno presentate come progresso (e continuano a farlo, negli assalti alle ultime cittadelle), spesso mettendo avanti le presunte doti miracolose della concorrenza, ma a chi guarda bene appare chiaramente quanto sia stato effettivamente un regresso. O volete dire che c'è concorrenza tra società di carburanti, telefoniche, elettriche, ferroviarie? Finta, sempre; vera, quindi a favore del consumatore, mai. E l'elenco può essere allungato a piacere. Gli scettici non hanno che attendere che riesca il colpaccio anche con l'acqua, su cui non demordono malgrado un referendum stravinto dai "passatisti" e i cui risultati hanno aggirato dove hanno potuto mettendo in mezzo concessionarie e simili: si segnino il prezzo, e stiano a guardare se aumenta o diminuisce. Noi "complottisti" (che non dimentichiamo) già lo sappiamo.

Come sapevamo che i sieri non erano vaccini, e che non impedivano i contagi (e chissà se in qualche modo prima o poi qualcuno pagherà il conto di questo affaire, e magari anche delle sue pericolose conseguenze - insomma se e quando verrà fuori la verità). Che escluso un periodo e solo in qualche zona i numeri della cosiddetta emergenza sono sempre stati statisticamente non significativamente discostanti da quelli delle normali influenze, il che comportava che l'emergenza sarebbe durata a piacere (e finita a piacimento) per decisione politica. Che i nostri ragazzi avrebbero imparato a considerare ciò che per noi era un diritto, una concessione nel migliore dei casi e niente nel peggiore, che poi è il lavoro ovvero l'articolo 1 della Costituzione. E che la cosa sarebbe passata nel silenzio generale, assordante in quelle categorie che nel delicatissimo gioco di equilibri senza il quale la democrazia non è che un vuoto proclama ideologico dovrebbero recitare il ruolo del cane da guardia (l'informazione) e del giullare fustigatore del Potere (l'arte in genere, la musica in particolare dagli anni 60 in poi).

Per questa ragione mi ha fatto enormemente piacere, in questo silenzio, in questa acquiescenza generalizzata alla narrazione dominante che ha screditato ai miei occhi (e speriamo non solo ai miei) la quasi totalità degli artisti, ascoltare questo brano degli Eugenio in via di gioia, con cui vi lascio, invitandovi a seguire il testo (a partire dal titolo, che mette nel mirino le supercazzole del WEF) mentre ascoltate il brano che scorre nel video. 

domenica 2 ottobre 2022

GAS-OLIO

L'efficacissima immagine è di Movmag
Per la rubrica "forse non tutti sanno che...", che chi ama l'enigmistica ha capito e gli altri si informino, due spigolature che fanno scopa anche se magari all'inizio non sembra:

  1. il prezzo dei carburanti è solo in parte determinato dal costo industriale più il margine di guadagno di tutta la filiera. Una parte decisamente minoritaria, inferiore al quaranta per cento. Avete capito bene: senza le accise e l'IVA un litro di benza costerebbe 70 centesimi. E anche un litro di gasolio. E vi dirò di più, anche un litro di GPL. Ovviamente, centesimo più centesimo meno.
  2. le tasse non hanno (solo) la funzione di rimpinguare le entrate dell'erario in modo da rendere possibili le uscite (anzi, secondo il dimenticato keynesismo sarebbe il contrario: permettono il funzionamento del moltiplicatore facendo rientrare le spese a deficit che appunto moltiplicano il reddito dei cittadini), hanno anche la funzione sociale di indirizzare i consumi verso prodotti ritenuti più accettabili di altri, tassando gli ultimi in maniera più onerosa dei primi.

Il combinato disposto di questi due fattori potrebbe rendervi ragione dell'imparpagliamento che provate in questo periodo quando vedete il prezzo del gasolio sopravanzare alla pompa di un buon dieci per cento quello della benzina, dopo decenni in cui era vero il contrario, e anzi in misura maggiore. La guerra in Ucraina può influire, infatti, solo sul prezzo industriale, che abbiamo visto pesa molto meno della metà (GPL a parte), e inoltre marginalmente perché non è da li che arriva il petrolio (il metano in parte si, ma questo è un altro discorso: i prezzi volano, anche di quello che non viene da la, perché oggi vengono determinati sui mercati finanziari, come peraltro anche quelli di quasi tutto il resto, prodotti agricoli compresi - è cioè speculazione fin dall'inizio). Ho detto potrebbe perché sarebbe logico, in tempi di in cui l'ambientalismo è di moda (e come tutto ciò che è di moda, è solo esteriore), che uno Stato responsabile e serio, una volta appurato che il gasolio inquina più della benzina, usasse la leva fiscale per scoraggiarne l'utilizzo. Ma sono tempi in cui la logica non sta di casa, per cui serve un supplemento d'indagine, da cui si scopre che da un lato ammettono che le accise sul gasolio NON sono state ridotte meno di quelle sulla benzina e restano più basse, e dall'altro chiamano in causa il gioco domanda/offerta (quindi la guerra), dimenticando che questo può influire sul prezzo finale molto modestamente.

Arriviamo al punto solo se rammentiamo il perché, le accise sul gasolio sono sempre state storicamente più basse: la benzina serve sostanzialmente solo alle auto private, il gasolio o a chi con la macchina ci lavora e fa tanta strada (girando più lento, il motore diesel consuma meno e dura almeno il doppio) o ai camion o ai pullman o alle industrie o alla piccola produzione elettrica. E questo era anche prima, poi e solo poi i costruttori si sono inventati le diavolerie necessarie a fare andare diesel anche le auto di tutti noi. Prima che si iniziasse ad attaccarne il potenziale inquinante, dimenticando che il particolato è solo un fattore, l'unico a sfavore del diesel, mentre i consumi minori, la durata maggiore, la robustezza fanno si che calcolando bene, uno che deve percorrere tanti chilometri inquina il pianeta molto meno se usa per dieci o più anni la stessa turbodiesel che se si compra ogni tre anni l'ultimo ritrovato in materia di ambiente (per costruire il quale serve acciaio, petrolio per le plastiche, eccetera eccetera, e oggi anche metalli rari per le costosissime batterie, anche dimenticando che in qualche modo bisognerà produrla tutta quella elettricità che faticosamente accumulano). Se dunque si voleva intervenire sulle accise in modo da continuare a far valere le ragioni storiche per cui il gasolio deve costare meno della benzina, bisognava, ammesso che le teorie sul costo industriale siano vere, agire sulle accise in maniera diversificata in modo da continuare a privilegiarlo. Se non lo si fa, quindi, è solo perché non si vuole. E perché non si vuole, visto che il maggior inquinamento è tra la balla totale e la percentuale difficile da calcolare e comunque minima?

Per rispondere è sufficiente scorrere la cronaca degli ultimi tre anni, fatti di gente chiusa in casa e attività economiche fatte fallire a migliaia. Per non volere affrontare una cosiddetta pandemia di nemmeno un ordine di grandezza superiore alle normali epidemie influenzali senza investire in deficit immediatamente e senza indugio in tutte quelle strutture sanitarie e procedure farmaceutiche che potevano combatterla senza causare sofferenze ulteriori alla popolazione e alla società civile. Poi, se uno pensa e dice che erano queste ultime l'obiettivo e la prima è stata solo presa a scusa per poterle attuare, gli si appiccica il bollino di complottista e lo si emargina. Sta di fatto, che con la scusa della guerra si moltiplica non solo il prezzo del gas, ma anche quello della luce anche se non è che le centrali vadano a gas, e anche quello dei carburanti in genere, e non solo anche del gasolio più della benzina (il che fa pensare che il GPL sia una soluzione solo fino a che non vogliono disincentivare pure quello). L'ineffabile UE che per trent'anni ci ha inflitto manovre asfittiche per contenere l'inflazione, non è minimamente in grado di fermare l'inflazione esogena, e nemmeno di adottare una strategia comune per l'energia (che poi era quella per cui era stata concepita all'inizio), con i tedeschi che come al solito però ai propri cittadini gli aiuti li varano eccome.

Dovete stare a casa. Un'auto con sette-ottocento chilometri di autonomia, che consuma poco e dura tanto, non la potete avere più. Una piccola impresa che vi da da vivere dignitosamente nemmeno. Questo è l'input, che se non l'hanno già fatto lo sussurreranno anche all'orecchio della Meloni: non avete scampo. I vostri figli non sapranno nemmeno che il lavoro è un diritto, anzi il primo: senza il quale nessun altro ha senso. Non è detto nemmeno che potranno riuscire a mantenere quella casa di proprietà che faticosamente gli avete lasciato, ammesso che ci siate riusciti. Ma intanto ci dovete stare, tanto c'è Glovo e la payTV e gli smartphone, che uscite a fare? Solo, a diciannove gradi e risparmiando corrente. Questo è il piano per l'Europa occidentale in genere, e per l'Italia in particolare. La storiella del denaro come bene scarso è appunto una storiella. La storia che c'è dietro ve l'ho raccontata già altre volte, ma mi sa che prima o poi ci torno...

P.S. Nel caso vi fosse venuto il dubbio, non ho un auto diesel. Anni fa sono passato a un usato a gpl, ma forse ora l'usato a gasolio si troverà a prezzi convenienti, magari ne approfitto...

venerdì 1 novembre 2019

ACCENDIAMO LA LUCE BLU?

Ho un'idea (a me, piace!): la prima metà legislatura lei si mette
comodo al governo di sopra, e io e la signorina ci stringiamo all'
opposizione di sotto; viceversa, la seconda metà legislatura, lei va
giù all'opposizione, e io e la signorina ci arrangiamo qui sopra...
Il cosiddetto progresso è una freccia bilaterale: per ogni aspetto per cui ti migliora la vita, ce n'è probabilmente un altro per cui te la peggiora. Ad esempio: vorrete mica paragonare oggettivamente un moderno Frecciarossa con un Rapido degli anni 70, foss'anche il mitico Aurora? Eppure, mentre sto comodamente spaparanzato in una poltrona di un Roma-Milano in 3 ore, ad abbottarmi gli occhi leggendo l'e-book (per i libri devo ormai inforcare gli occhiali da "preside": non è pratico in viaggio) o navigando in wi-fi gratuito sul tablet, e a sorbirmi per tutto il tempo le mille telefonate più o meno d'affari di tutti quelli attorno (decine di cafoni e cafone, che rifuggono ai tuoi tentativi di incrociarne lo sguardo per implorarli di smetterla, si badi bene anche se hai comprato il biglietto per l'area silenzio), a volte mi capita di avere nostalgia di quello scompartimento scomodo (ma più a occhio che in sostanza) dove alla peggio avevi a che fare con 5 sconosciuti che dopo un po' diventavano abbastanza intimi da potergli chiedere se, visto che era notte (le percorrenze maggiori le facevi di notte, le ore erano molte di più ma la maggior parte volavano via), se potevi spegnere la luce. E al suo posto automaticamente se ne accendeva una esile, blu, che ti consentiva di muoverti al buio se serviva ma anche di dormire un po' se ci riuscivi. Tra parentesi, la tratta Roma/Milano è il top, in altre le frecce sono perlopiù di altro colore e di minori vantaggi, ma sempre a prezzi almeno 5 volte quelli di un tempo.
Eppure, a sentire come te lo raccontano, la freccia del progresso va sempre verso un futuro migliore.  Siamo noi ostinatamente nostalgici, o sono loro che mentono sapendo di mentire?
La domanda è retorica: se io ho interesse a che una cosa si realizzi e ho abbastanza soldi per realizzarla, troverò conveniente dirottare una parte di questi per retribuire adeguatamente chi deve raccontare come e perché quella cosa sia buona e giusta. E se io per mestiere racconto le cose, troverò conveniente farlo per conto di chi mi paga e nel modo che lui vuole - al massimo, se mi serve mantenere sul mercato la mia immagine di giornalista indipendente, farò in modo di raccontarla in modo che sembri obiettiva, risultando alla fine perciò ancora più pericoloso di chi è invece visibilmente di parte. Inoltre, se la cosa per realizzarsi richiede un appoggio politico e/o accademico, troverò conveniente dirottare un'altra parte dei soldi per retribuire in qualche modo, anche non necessariamente illecito, chi la deve portare avanti. E dopo un po' non si troveranno più politici o studiosi che propagheranno idee magari giuste ma senza "sponsor".
E' per questa via che, ad esempio, si è affermata la narrazione della politica monetaria vigente come senza alternative, che non si studiano più nemmeno all'università. Così ad esempio può capitare, e vi giuro che capita, di avere a che fare con un ragazzo (peraltro bravo e simpatico) che perfettamente in buona fede si trincera dietro i suoi studi recenti per giustificare i misfatti della UE e stigmatizzare la brexit come una decisione presa dal popolo solo in quanto ignorante: non avendo studiato le teorie economiche alternative, come il sottoscritto ai suoi tempi e tutti quelli più vecchi di me (come ad esempio lo stesso Draghi), non gli viene nemmeno in mente che forse le cose non vanno come dovrebbero perché si sta applicando soltanto una delle teorie possibili, e segnatamente quella sbagliata. Mentre è proprio la cosiddetta ignoranza che consente al popolo ancora di fare le scelte giuste, che poi secondo il popolo stesso sono quelle che ti salvano il culo perché invece quelle sbagliate è proprio lì che ti vanno, come è da un certo punto in poi lampante che sia ad esempio qualsiasi cosa vada contro l'Unione Europea per come è (ed è stata disegnata così apposta, anche cambiarla non è che una pia illusione).
Solo non tenendo conto di questo fattore, allora, si può restare sorpresi di risultati elettorali come quello umbro di questi giorni. Se io passo dallo zero al 33 per cento avendo promesso in generale di rivoluzionare il sistema, e in particolare di fare un referendum sull'euro e comunque propugnare una politica economica espansiva esercitando in ogni modo possibile la sovranità, e poi pur di restare al governo mi alleo col partito che più di tutti ha legato la propria linea politica a quelle idee e pratiche che dichiarando di volerle combattere mi erano valse il consenso, non c'è nessuna sorpresa se mi ritrovo al 7. E, attenzione!, se io passo dal 7 al 37 per cento facendo le stesse promesse, magari pure più convintamente, e magari pure accoppiandole ad altre relative al fenomeno migratorio (magari "irrozzendo" una tematica non priva di fondamento, mentre gli altri fanno i fighi ma il fondamento che ha glielo negano), poi non posso sperare di farla franca se dovessi tornare al governo per poi marinarle.
Non è tempo di cantare vittoria, o dormire sugli allori. E' tempo di demolire le gabbie politiche che ci hanno portato a questo punto. Il popolo lo ha capito e voterà per chiunque prometta credibilmente di farlo, fino a che gli sarà consentito di votare. Se vuoi il consenso, devi seguire questa onda, magari cercando di tenere il timone verso le tue costellazioni ideologiche finché ci riesci ma seguirla, qualunque sia la tua collocazione politica. Se lasci il sovranismo, l'antieurismo e l'antimigrazionismo a Salvini, Salvini stravince. La sinistra può sperare di riprendere quota solo se si ricorda che le sue radici sono inter-nazionali (non globalistiche), popolari, costituzionali (l'articolo uno è il lavoro, l'articolo tre le pari opportunità, la moneta e il bilancio sono solo strumenti - e qui vi raccomando moltissimo la lettura di questo post di Zlatorog, che confronta i vecchi diritti che ci vanno togliendo con quelli nuovi che ci vanno dando, a proposito di freccia del progresso....), contrarie alla schiavitù e allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Che poi sono le stesse cose dette in sinistrese. Il movimento 5 stelle deve archiviare Grillo, principale artefice dell'intesa col PD, mandare a casa Di Maio (oggi, anzi ieri, altro che dopo la manovra responsabile di sta minchia) e rimettersi in mano a Di Battista e agli altri massimalisti, e non è detto che ciò basti a riguadagnare terreno, ma se non lo fa torna a zero in un amen.
Cronaca politica a parte, ci sono sempre nuovi esempi di sfrido tra narrazione e realtà, e il vostro devoto perdisonno vi saluta elencandoveli:
  • Mazzucco, ovvero l'uccisione di Al-Baghdadi somiglia a quella di Bin Laden, e dopo Al-Qaida e l'Isis si attende solo di sapere come chiameranno il nuovo spauracchio che gli consentirà di mantenere in piedi l'impianto neocolonialista;
  • Bifarini, ovvero come la fine del colonialismo, che già a noi stessi bimbi degli anni sessanta veniva raccontata come appunto una prova del progresso dell'umanità, non sia stata altro che una pantomima per instaurarne una versione peggiore, che attraverso fantocci corrotti guerre pilotate ed eccidi di massa di vario genere arriva fino alle miniere per le batterie dei telefonini e delle prossime must-have auto elettriche, ed è alla base di quei fenomeni migratori che più vivi in periferia e degrado più subisci più voti Lega, più istruito e desinistra sei meno capisci e più pagheranno i tuoi figli quando non riuscirai a dargli nemmeno una piccola parte dei mezzi e degli orizzonti che ti hanno dato i tuoi genitori;
  • sempre Bifarini sull'immigrazione, qui concentrandosi sull'affare rimesse degli emigrati e su come ci si stia tuffando Zuckemberg...;
  • Comedonchisciotte, ovvero almeno un'altra campana sul caso curdo, la Turchia, eccetera, la vogliamo sentire, prima di mettere like a cavolo su Facebook?
P.S. A proposito di luce blu, pare che il videoblog Byoblu, da sempre seguito da questo e molti altri spazi di controinformazione, stia riuscendo ad organizzarsi in canale televisivo nazionale: sarebbe ora, di avere uno spazio di libera informazione sulla TV generalista, che magari ci relazioni di iniziative come questa sovranista, vitali per il nostro futuro ma oggi passate sotto silenzio generale...

martedì 16 luglio 2019

SSSSSIRE!

La carta SIRE: su Monetapositiva cos'è e come funziona...
Uno dei cartoni preferiti della mia infanzia era "Re Artù e i cavalieri della tavola quadrata", chi tra voi ha superato la cinquantina dovrebbe ricordarselo o sennò basta il filmato in coda al post o già l'evocazione del Lancillotto allampanato che rivolgendosi ad Artù dice "Sssire!" facendo fischiare la esse.
Me lo rammento tutte le volte che leggo quelli di Moneta positiva, che giustamente hanno scelto l'acronimo SIRE per la moneta parallela che dovrebbe risollevarci, sicuramente azzecandoci più che col nomignolo minibot, perché la parola evoca il concetto di sovranità e non quello di debito.
Il corto circuito mentale è completo se si pensa come la saga di King Arthur deve la sua immensa fortuna letteraria e cinematografica al fatto di porsi come cerniera mitologica (sia pur con agganci storici verosimili) tra gli ultimi afflati di Impero Romano (rivedere L'ultima legione, please) e gli embrioni di governo unitario della Britannia, metafora dell'Europa moderna.
Ora che dicono che bisogna fare la rivoluzione, e che il centro di questa non può che essere la riappropriazione da parte dello Stato nazionale di quella sovranità monetaria che a dispetto della vulgata in realtà non ha mai perso, e della piena sovranità in materia di politica economica e finanziaria ad essa conseguente, viene quasi da iscriversi al loro costruendo partito politico, anche se già dal nome (PSAI, Partito che Serve All'Italia) si nota da un lato una riserva di autoironia che svela la consapevolezza della difficoltà dell'impresa di riuscire poi a renderlo rilevante (un'impresa che solo a Grillo poteva riuscire, ma magari si può chiedere un parere a Fassino...) e dall'altro un riferimento (che non si capisce se sia un lapsus o sia volutamente malcelato) a una sigla storica da cui si differenzia solo grazie all'inusuale maiuscola alla preposizione articolata.
Giochi lessicali a parte, se capiamo che senza la sovranità dello Stato non può esistere democrazia, allora possiamo utilizzarla a mo di bussola per riscrivere la storia degli ultimi decenni, e ad esempio capire che il PSI craxiano tra i tanti ladrocini fu uno degli ultimi a tentare un'azione politica sovrana, e quindi forse che fu fatto fuori per impedirgli più di perseguire quest'ultima che di commettere i primi, tanto è vero che chi lo rimpiazzò si distinse per continue cessioni dell'una senza mai smettere con gli altri. Una seria lotta alla corruzione in Italia, in altri termini, non è stata mai fatta, né prima né dopo quella tangentopoli che magari allora fu solo teatro se non peggio, e forse è perché gli italiani alla fin fine la corruzione la condividono (ed anche in tal caso, è in qualche modo democratico, come fu quando votarono in massa Berlusconi a cadavere della Prima Repubblica ancora caldo) ma forse anche perché capiscono che magari senza riportare la corruzione a livelli fisiologici ogni politica economica fiscale e finanziaria è più difficile, mentre invece senza sovranità è del tutto impossibile. Se questo fosse vero, spiegherebbe ad esempio il successo relativo della Lega sui Cinquestelle in questo anno e rotti di governo. A meno che non preferiate credere che siamo un popolo di razzisti che aumenta i consensi a Salvini in ragione delle sue uscite xenofobe.
In questa lettura, Craxi, pur con tutte le sue macchie, finirebbe nella stessa linea storica di Mattei, ad attendere Salvini se non la pianta con l'euroscetticismo e caccia via i suoi alfieri che si era messi in casa. Della serie "si può fare tutto tranne quello che incide veramente sui progetti dei veri potenti, altrimenti si muore", almeno politicamente se non serve fisicamente. Citofonare Gheddafi.
Per tutte queste ragioni (riassumibili in due famiglie: perché incide ma incide sempre allo stesso modo quindi si può separare dal ragionamento, e perché chi invece l'ha mischiata lo ha fatto apposta, per indurci a cedere sovranità nell'assunto che noi siamo corrotti e cattivi e quindi è meglio che ci governano dall'esterno, magari le banche dichiarate indipendenti dalla politica - ma di fatto solo ademocratiche, perché invece strumenti del potere politico delle élite contro i cittadini), possiamo mettere da parte ogni ragionamento sulla corruzione, al momento: facciamo che non c'è, e capiamo meglio il resto.
Prendiamo ad esempio la mondezza per strada: perché non la raccolgono porta a porta gratis e veramente differenziata, ovunque? Dice che costa. Embè? quello che costa costa, comprare i camion assumere altri spazzini eccetera, il Comune chiede i soldi allo Stato che li stampa e glieli da, fatto. Il deficit? Ma gli spazzini pagano le tasse, anche chi vende i camion, e anche chi vende le merci che comprano gli spazzini con gli stipendi che prima non avevano, e così via, e alla fine del giro 1000 euro di spesa in deficit avranno originato 4000 euro di maggior PIL, quindi 1000 euro di maggiori entrate fiscali: deficit zero. La potatura di siepi e alberi, uguale. L'asfalto nuovo dovunque, pure. Assumere al comune tutti i disoccupati, anche prima di capire se c'è un lavoro da fargli fare, pure. I fannulloni? Pura retorica di chi aveva messo gli occhi sugli asset pubblici italiani e se li voleva fregare. Per uno Stato moderno, meglio fannulloni stipendiati che disoccupati morti di fame, perché i primi spendono e non solo non allungano le file dei secondi, ma facendo girare l'economia le accorciano. Questo non significa che si debbano tollerale i fannulloni: ma organizzare le cose in modo che lavorino, e controllare che lo facciano, è un conto, svuotare la PA (al punto che oggi quasi non vi si trova un under50, specie al centro-sud) prendendoli a scusa è un altro.
Quindi si, occorre una rivoluzione. Dopo 30 anni di privatizzazioni e "vincolo esterno", occorre il coraggio di dire che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, per cui tutti gli italiani debbono averne uno, costi quello che costi, ammesso che poi come abbiamo visto fatti bene i conti costi qualcosa (anzi, il volano keynesiano fa si che non è che devi tutti assumerli, bastano un po', e poi i soldi girano e chi vuole lavora e non te lo chiede nemmeno più il posto fisso, com'era nel nordest negli anni 80/90). Tra l'altro, ci sono un sacco di servizi che non vengono svolti per non poter assumere personale, anche senza citare i beni culturali e ambientali che in Italia da soli dovrebbero attrarre e occupare milioni di persone. C'è il recupero del territorio. Il trasporto pubblico locale e quello regionale e interregionale, con linee e stazioni da riaprire, a centinaia, e si, anche in perdita. Eccetera.
La UE? solo riscrivendo i trattati in modo da rendere possibile tutto ciò, può continuare ad esistere, in quel rapporto di sussidiarietà che ne fece la fortuna ai suoi albori. Se poi si volesse trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza di ogni Stato membro, si potrebbe mantenere persino l'Euro. Ma la vedo difficile, che i tedeschi accettino di rinunciare alla posizione di privilegio che gli ha consentito di distruggerci commercialmente, per tenere insieme una baracca da cui non avrebbero più nulla da guadagnare. Quindi le alternative al pieno recupero della sovranità nazionale, di cui il SIRE non è che il primo passo, sono così improbabili da esigere di prepararsi allo scenario sempre più probabile di implosione dell'eurozona se non della UE stessa. Se non vuole fallire, questo governo deve essere pronto a tutto, e iniziare riunendo attorno a un tavolo, di quale forma non importa, tutte le migliori menti del Paese capaci di immaginare un futuro diverso da quello di schiavitù e povertà scritto per noi dai traditori della patria. Magari di nascosto, per fregare i signori dello spread, e iniziando davvero a prendere in mano tutte le leve del mainstream che si può, senza scrupoli, che gli altri non ne hanno mai avuti, non ne hanno e non ne avranno se torneranno al potere.

martedì 12 febbraio 2019

M5S, FUGA IN AVANTI O ESTINZIONE

Il titolo è un tantinello apocalittico, lo ammetto, ma rappresenta fedelmente il bivio davanti al quale si trova adesso, ma ci si trovava anche prima solo che non gli era evidente, il Movimento 5 Stelle, e con esso forse l'ultima speranza per una redenzione politica dell'Italia.
Male si farebbe a sottovalutare la batosta elettorale in Abruzzo, sulla base del consueto argomento che le amministrative non sono le politiche, cioè non sono il terreno su cui l'impronta genetica del Movimento rende tradizionalmente al meglio. Perché questa arriva dopo mesi di sondaggi allarmanti, e probabilmente precederà altre batoste alle urne locali, e poi una batostona alle prossime politiche, a meno che da qui ad allora non si cominci a fare tesoro del messaggio che da tutto ciò deriva per dedurre che occorre un immediato e sensibile aggiustamento di rotta.
La maggior parte dell'exploit grillino, infatti, è derivato essenzialmente dalla improvvisa emersione di istanze massimaliste, poco compatibili con la continuazione della strategia di cautela vista fin qui, peraltro esercitata unilateralmente, mentre l'alleato di governo le istanze massimaliste della sua base continua almeno a parole ad assecondarle, intascandone un cospicuo consenso che magari si riserva di ricondurre all'alveo naturale del centrodestra (europeista e tangentaro, si, ma della contraddizione i suoi elettori non se ne accorgeranno prima che sia troppo tardi, c'è da scommetterci...).
Dopo aver criticato "da sinistra" il Reddito di Cittadinanza, passo dunque alla parte costruens che in ogni buona critica ci deve essere, e dico cosa farei se fossi io il responsabile della linea politica pentastellata. Che poi è essenzialmente quanto tra articoli sul web e programmi ufficiali hanno per anni prima di andare al governo promesso di fare, tradotto nella contingenza politica odierna.
Il primo punto è fondamentale e propedeutico: sovranità monetaria. Avendo capito che probabilmente il governo non dispone della forza politica necessaria a pretendere una riforma immediata dei trattati UE o se no provocarne il collasso, quindi non può a breve recuperare quella persa, gli restano però dei buoni spazi di manovra per usare al massimo quella rimasta, che c'è e non è poca. Solo che bisogna farlo al massimo, e nel più breve tempo possibile. Pare sia alle porte finalmente il varo dei Minibot, altrimenti si varino i Certificati di Credito Fiscale, oppure si usi la mai persa potestà di conio senza limiti di moneta metallica, o tutte e tre queste cose più qualche altra genialata, non importa: occorre rimettere in circolazione ricchezza non per uno zero virgola, ma per svariati miliardi di Euro, sicuramente varie decine, magari oltre il centinaio. Solo così, e la cosa mi pare immediatamente comprensibile, si potrà disporre a breve delle risorse per l'attuazione degli altri punti, che in un delirio di onnipotenza provo a mettere in un elenco come mi vengono, senza tentare una scala di priorità, anche per via dell'alto grado di interconnessione, e senza ovviamente accampare pretese di esaustività o infallibilità:
  • scuola - azzeramento immediato, in ossequio alla Costituzione, di ogni forma di finanziamento pubblico alle scuole private, nonché di tutte le riforme che hanno ridisegnato in senso privatistico l'istruzione pubblica, che invece deve essere oggetto di investimenti enormi a tutti i livelli, dal nido all'università, sia dal punto di vista didattico che da quello strutturale, a cominciare dall'edilizia; in parallelo, sperimentazione di modelli curricolari sganciati dal concetto di "classe", almeno alle superiori: alla fine dei 5 anni, se sono ciuccio in matematica avrò fatto 5 classi delle altre materie e ripetuto tre volte la seconda in matematica, e con quel diploma non potrò iscrivermi a matematica all'Università;
  • estero - riposizionamento dell'Italia al centro del Mediterraneo, anziché alla periferia dell'Europa, a progressivamente sanare errori secolari che hanno condotto alla nostra marginalizzazione; questione difficilissima e pericolosa, se si pensa alla fine che ha fatto chi - da Mattei a Gheddafi - ha provato a mettere i bastoni tra le ruote a certa gente, ma dal potenziale economico enorme e dal dividendo politico altrettanto alto;
  • immigrazione - sganciamento dal becero razzismo salviniano, e suo disinnesco attraverso una politica di segno opposto: una volta messi in campo tutti gli altri punti e attivato un potentissimo rilancio dell'economia, attivazione di una centrale di rilevazione di bisogni di manodopera non soddisfacibili internamente, e di una serie di canali ufficiali e trasparenti di invito e trasferimento di lavoratori dall'estero con tutti i crismi dell'accoglienza degna - senza le frizioni dovute alla scarsità di risorse, da un lato l'integrazione ha probabilità maggiori di venire richiesta e attuata, dall'altro il razzismo perde ragione di essere (se mi hanno dato una casa e un lavoro, che mi importa se li danno pure all'egiziano, che tra l'altro dimostra di volersi integrare?);
  • sanità - emarginazione delle lobbies farmaceutiche, piena attuazione della Costituzione in merito alla libertà di cura con particolare riferimento alla questione vaccini (evidentemente da inquadrare nel processo di neofeudalesimo capitalistico in fase di avanzata attuazione, da fermare ad ogni costo); rientro in capo allo Stato del Servizio Sanitario Nazionale, fonte di enormi sprechi e sperequazioni da parte delle Regioni;
  • regioni ed enti locali in genere - avendogli tolto la principale leva di finanziamento, abolire tout-court le Regioni, potenziando le Prefetture come organo periferico dello Stato, e lasciando in piedi i soli Comuni come Enti territoriali, favorendone peraltro in ogni modo l'accorpamento in entità non irrilevanti sotto il profilo geografico politico ed economico, e ripristinando i trasferimenti da centro a copertura degli investimenti produttivi sul territorio (l'aziendalizzazione non ha funzionato, creando solo pluralità di bilanci centri decisionali e centri di controllo, col risultato di aumentare la confusione, quindi gli spiragli per i corrotti, senza alcun risparmio apprezzabile se non sulla pelle dei cittadini in termini di maggiori tasse e minori servizi);
  • mobilità e trasporti - i mezzi pubblici nelle città devono essere gratuiti efficienti ed ecologici: i centri storici prima deve essere reso inutile raggiungerli con le auto, poi se ancora serve vanno chiusi al traffico (si, l'esatto opposto di quanto fatto fin'ora), infine a chi ancora serve un'auto (essenzialmente perché si deve spostare fuori città o tra periferie, oltre che per turismo/piacere, quindi) incentivi pesanti per la riconversione dell'industria automobilistica all'elettrico e all'idrogeno, ivi compresa la rete di distribuzione su strade e autostrade; realizzazione di una rete completa di porti marittimi e fluviali per la circolazione delle merci, con imposizione di un nuovo standard di container adatto al rapido dislocamento su treni merci e soprattutto su camioncini modulari, unici autorizzati all'ingresso in città, con conseguente divieto assoluto di circolazione dei TIR sul territorio nazionale a fine processo; ristatalizzazione delle FFSS, e ricapillarizzazione del trasporto ferroviario: ogni centro abitato significativo deve essere servito da una stazione funzionante e raggiunto da treni quotidiani, costi quel che costi (è una questione di sicurezza nazionale e di salvaguardia del territorio, non può essere trattata con la partita doppia dei biglietti venduti per tratta): i flixbus devono essere arginati mettendoli fuori mercato;
  • energia - deve essere possibile e semplice per chiunque autoprodursi l'energia col fotovoltaico o col minieolico a prezzi accessibili, e vendere ai vicini di casa l'eccedenza (la cosa accoppiata all'efficienza energetica degli immobili, vedi punto relativo al recupero del patrimonio edilizio, deve dare un contributo decisivo ad un taglio netto della bolletta energetica nazionale, ovvero della dipendenza del Paese da fonti fossili da acquistare all'estero);
  • patrimonio edilizio - mantenimento ed implementazione di ogni forma di incentivo, fiscale ma anche diretto, alla riqualificazione energetica, antisismica ed estetica dei centri abitati in tutto il territorio;
  • territorio - varo di un piano gigantesco, di livello "postbellico", di recupero di strade, fiumi, acquedotti, spiagge, laghi, monti, foreste, eccetera, in tutto il Paese, attraverso una costellazione di miriadi di "piccole opere" che vada a soppiantare definitivamente le "grandi opere" (da fermare per sempre, a cominciare dalla TAV) nella scala delle priorità degli investimenti pubblici (le grandi opere restano possibili, ma vietando ogni forma di intervento pubblico, così si faranno solo quelle davvero redditizie);
  • reti - (ri)nazionalizzazione blindata costituzionalmente di tutte le reti vitali: acqua, energia elettrica, gas, poste, telefonia fissa e mobile, Internet; ai privati può essere lasciata libera concorrenza solo nella gestione dei servizi sulle reti di proprietà statale, e solo nella misura in cui, data la natura di ciascuna rete, ciò non intacchi le libertà fondamentali dei cittadini (quindi ad esempio l'acqua in ogni caso no, che è vitale e tra l'altro gli italiani si sono espressi in merito fin troppo chiaramente);
  • agroalimentare - protezione fattiva contro ogni ingerenza esterna di tutte le eccellenze italiane in ogni settore merceologico (anche grazie alla fine dell'emergenza monetaria che consentirà ai consumatori di evitare il risparmio ad ogni costo, pagando il giusto i prodotti nostrani): basta importare latte per poi dover distruggere il nostro, basta olio dolciastro "da olive raccolte nell'Unione Europea", eccetera.
Ripeto, l'elenco non ha pretese di esaustività o di trattazione analitica dettagliata. I tecnici ci sono per questo, e molti negli anni si sono avvicinati ai cinquestelle proprio per mettersi a disposizione del progetto di rilancio del Paese che loro rappresenta(va)no, com'è testimoniato dalla presenza annosa di questi temi sul blog storico di Beppe Grillo, quello che ha tirato la volata al Movimento, ma ancora di più su quello attuale, da battitore libero, che il comico si è riservato dopo aver lasciato ad altri la gestione politica diretta. Su questi temi il consenso popolare è ancora enorme, e suscettibile di crescere ancora, a dispetto della percezione che si ha seguendo il mainstream, quasi tutto ancora in mano al Nemico (come dimostra persino il Festival di Sanremo, consegnato a una canzone mediocre di un ragazzo che ha quasi il solo merito di consentire di veicolare ragioni di messaggio politico).
Ma se invece non si ha il coraggio di farle, queste cose e/o altre analoghe, e innanzitutto quindi di attuare immediatamente il punto propedeutico recuperando entro diciamo un anno le risorse necessarie per rilanciare l'azione di governo, ci si sarà comportati come quei giocatori di carte, sì bravini, che bluffano sì credibilmente, ma continuano a farlo anche quando la carta proprio non gira, e quando vengono scoperti vengono spennati come polli, e poi nessuno vuole più giocare con loro. Capita l'antifona, grillini miei?

domenica 27 gennaio 2019

UN GOLPE, MA MORBIDO

Ma voi lo avete capito, poi, perché hanno fatto fuori Gheddafi?
Non solo sono anni che ci propinano la loro visione del mondo, che poi è quella del capitalismo sovranazionale, come se fosse l'unica possibile e comunque l'unica "scientifica", a dispetto dell'assioma che la scienza è la patria del dubbio e ciò che lo esclude non è scienza. No, ecco che quando la gente comune dimostra (col voto) che ha smesso di credere alla loro narrazione della realtà, per quanto insistente e dominante, e poi dimostra (mantenendo il consenso al sia pur rabberciato e contraddittorio governo nonostante gli attacchi concentrici a cui lo hanno sottoposto) che proprio non ci vuole credere più, approfitta del fatto che quest'ultimo non ha la forza politica o forse solo l'habitus di bandirli da tutti i gangli del mainstream (cosa che loro invece hanno sempre fatto, qualunque posizione avesse il loro governo nel simulato continuum destra/sinistra) per continuare a disinformare in tutte le direzioni. Peggio, quando finalmente la nuova situazione politica consente che una voce discordante da quella narrazione si affacci, senza pretendere di dominare a sua volta ma semplicemente di democraticamente fare sentire un'altra campana, eccoli che subito partono in quarta blaterando di disinformazione antiscientifica: il classico bue che dice cornuto all'asino.
I fatti. L'altra sera (grazie a Freccero, si noti) finalmente una trasmissione TV parlando di signoraggio raccontava diversamente da come ve l'hanno sempre raccontata loro la politica economica e le congiunture degli ultimi decenni. Sacrilegio! Come si premettono? Ignoranti! Ecco il dominio grillo-leghista sui media! eccetera eccetera... Inutile obiettare che la suddetta gente comune lo sa benissimo, perché se lo sente nel culo e nel portafogli, chi ha ragione. E inutile rammentare che prima del dominio del monopensiero liberista e monetarista esisteva almeno un'altra scuola di pensiero economico, e visto gli sfaceli compiuti da quella dominante sarebbe proprio il caso di riaprire un confronto democratico con l'altra, nel merito. No, hanno ragione loro e gli altri sono ignoranti e in malafede, questo è il loro paradigma, e stiamo parlando di gente che si considera democratica e aperta.
Un altro esempio ce lo da la cronaca. Voi siete mai stati in Venezuela? Io no. Io non ho idea diretta di cosa vi succeda, quindi cerco di farmi un'opinione cernendo i fatti dalle opinioni altrui. C'è un presidente eletto, con maggioranza netta anche se meno del predecessore, il quale non solo aveva larghissimo consenso in patria, ma era stato ispiratore di un movimento che aveva portato la sinistra al governo in quasi tutto il sudamerica, cosa del tutto inedita e inusitata rispetto alle logiche geopolitiche imperanti, nel plauso anche di molti di quelli che oggi via social fanno eco a chi da addosso al successore. C'è un Paese ricchissimo di petrolio, al punto di poter far campare da signori tutti i suoi abitanti, ma il dominio delle multinazionali ha sempre impedito a quote significative di ricchezza di fermarsi li: il consenso popolare a Chavez deriva proprio dall'aver promesso, e poi iniziato ad attuare, di inceppare questo meccanismo. Ci sono gli USA, che da sempre appunto dominano il continente in varie modalità, tra cui spiccano quelle neocoloniali e il sostegno neanche troppo occulto a dittatori sanguinari di ogni genere: quando vai a vedere l'ultimo film di Moretti, caro il mio piddino, ricordatene, e cerca di immaginare con chi starebbe Allende oggi, e di capire che gli americani non sono cambiati, fanno sempre le stesse cose, sei solo tu che hai cambiato campo senza manco accorgertene. Quindi io non so esattamente cosa succeda laggiù, ma ho il forte sospetto che abbia ragione uno come Minà, che il sudamerica lo conosce e una volta era uno dei miti della sinistra: c'è in corso il tentativo di riappropriarsi del petrolio mettendo al governo un fantoccio. Tentativo che mira a completare la riconquista del subcontinente da parte della destra liberale, altrove, a iniziare da Argentina e Brasile, dimostratasi più semplice.
Invece, a voi raccontano che siccome Maduro (che avrà fatto i suoi errori, ma nel contesto di una strategia di strangolamento) non avrebbe più il sostegno della maggioranza della popolazione, e siccome invece c'è un altro che questo sostegno ce l'ha, bisogna indire subito nuove elezioni o riconosceremo il secondo come legittimo Presidente (praticamente un golpe che scatenerà una guerra civile, ma questo non ve lo dicono). Bene fa chi rileva allora che sarebbe da fare la stessa identica cosa in Francia, dove peraltro sono ben più accertati sia il calo dei consensi di Macron sia l'ampiezza e la profondità della protesta. E male, malissimo, fa chi dimentica che il paradigma è esattamente quello con cui si detronizzarono Saddam e Gheddafi, causando centinaia di volte più problemi di quanti si pretendeva di risolvere - a parole, perché nei fatti l'obiettivo era esattamente destabilizzare, e quindi è stato centrato, e i cazzoni siete voi che gli facevate eco nel "dalle al dittatore".
Di questo, e altro, dobbiamo dire grazie ancora una volta a chi ha confezionato una legge elettorale avvelenata dopo l'altra, con l'obiettivo riuscito di arginare il trionfo democratico che è l'affermazione del movimento 5 stelle - la prima volta incassando con una finta alleanza un premio di maggioranza che ha estromesso dal governo il partito di maggioranza relativa, la seconda costringendo quest'ultimo a contrattare ogni singola questione con un partner di governo che fino a ieri aveva condiviso la maggior parte delle storture precedenti, dalle trivelle alla TAV passando per la politica estera e il pareggio di bilancio in Costituzione.
A proposito, la vostra cara Unione Europea sta implodendo: avete sentito dell'alleanza bilaterale francotedesca? e soprattutto, avete capito cosa comporta? Le parole di Conte a Davos sono state giustamente paragonate a quelle di Wilson tra le due guerre mondiali, speriamo che il premier stia preparando, oltre ai discorsi, anche quel famoso piano B. L'Euro è al capolinea, bisogna prepararsi.

martedì 18 luglio 2017

CULU CHINU

Per comprendere come funziona l'inconsapevole propagazione della narrazione che ha svuotato di senso la democrazia, basta un giro su qualunque social network. E' pieno di persone degne, alcune addirittura amici fidati, che però senza pensarci troppo "condividono", cioè contribuiscono a far rimbalzare talvolta iperbolicamente, quello che ai padroni del vapore conviene faccia eco. Si fanno, così, untori inconsapevoli di falsa coscienza, correi colposi del delitto di civilticidio. Devono saperlo, è doveroso dirglielo, tentare almeno di fargli capire che sbagliano, poi continuassero pure se gli pare, tu almeno il tuo dovere l'hai fatto.
Occorre un esempio - che poi è stato proprio lo spunto di questo post. Ma prima, occorre un cappello apparentemente personale.
Avete presenti quelle frasi che vi dicono da bambini e vi restano dentro tutta la vita? Una di queste, a noi nipotini, la diceva nonno Luigi, quando facevamo capricci col cibo o non avevamo voglia di qualcosa che magari lui ce l'avesse avuta da bambino. Esclamava "u culu chinu!", il culo pieno, col tono che sottolineava l'intento esplicativo: non foste sazi, grazie a noi, di tutte le cose fondamentali, col cavolo che vi permettereste di fare gli schizzinosi con quelle voluttuarie! Stiamo parlando, in termini assoluti, di un tenore di vita che oggi starebbe molto al di sotto della soglia di povertà, ma per queste cose, presumo lo sappiate, valgono solo i termini relativi: per lui, erano lussi.
Riflettere su episodi come questo dovrebbe aiutarci a riconsiderare il concetto di "superfluo", anche volendo capovolgerne la logica: è il "culo pieno", se vogliamo, a consentire agli esseri umani ogni elevazione, comprese tutte quelle che oggi consideriamo facciano di noi persone socialmente apprezzabili (coltivare amicizie, tenersi in forma, fare sport, leggere libri, andare al cinema, fare beneficenza, avere empatia verso gli ultimi, eccetera). Senza culu chinu queste caratteristiche non si acquisiscono, o, se le si hanno, magari non subito, magari non tutte, si perdono.
Fine del cappello, veniamo all'esempio.
Su facebook un amico A (uno vero) ha postato una vecchia foto in cui una tipa in costume da bagno intero è in posa voluttuosa davanti al muso di un'auto, didascalia "Donna iraniana prima della rivoluzione islamica, 1960", sottintendendo il messaggio "lo vedi che prima che arrivassero gli islamici brutti e cattivi anche l'Iran era un Paese dove la donna si andava liberando, eccetera eccetera?". A commento, altri hanno esplicitato lo stesso messaggio. La narrazione è così condivisa da essere luogo comune, come tante altre del genere. Quando è così, essa viene "data per scontata", non si viene neanche sfiorati dal dubbio che in realtà le cose possano essere andate diversamente. E spesso non si hanno strumenti per saperlo, perché la stessa narrazione impronta sia i libri che l'informazione del mainstream, dove viene trattata come un dato di fatto a valle del quale, semmai, si fanno delle valutazioni.
Se sei diffidente, puoi ricadere nell'errore speculare: dare credito a narrazioni opposte solo in quanto tali, avendo oggettivamente gli stessi strumenti per validarle quanti ne hai per validare quella ufficiale, ma propendendo per le altre solo per via del "pregiudizio di menzogna" che nel tempo ti si è consolidato verso le verità prefabbricate. A me può capitare, ad esempio. Ma in questo caso no.
In questo caso ho la fortuna di avere un amico B (che A peraltro conosce) che non solo è iraniano, ma è anche stato torturato dal regime degli ayatollah, per cui avrebbe tutte le ragioni per aderire alla tesi sottesa dal post. Se la verità non fosse altrove. Dov'è, me lo racconta da trent'anni, da quando l'ho conosciuto e subissato di domande, io giovane italiota impregnato dalla narrazione del "nuovo medio evo in cui Khomeini aveva precipitato la società iraniana".
La dico in estrema sintesi. Gli scià di Persia tra otto e novecento non erano troppo diversi dai sovrani assoluti europei della stessa epoca, e infatti a un certo punto anche loro sono stati diciamo così costretti ad accettare il ridimensionamento a "monarchia costituzionale" se volevano restare in sella. Al culmine di questo processo troviamo, nel secondo dopoguerra, un primo ministro che da un lato costringe lo scià, già Reza Pahlavi, a un ruolo ornamentale Elisabetta's style, e dall'altro mira a redistribuire almeno in parte ai suoi concittadini la fortuna di essere seduti su un mare di petrolio, attraverso la nazionalizzazione di quell'industria. A danno delle multinazionali del petrolio in piena espansione. Mossadeq, in altri termini, voleva quello che un certo Mattei voleva per l'Italia. Avendo più ciccia di lui nel piatto, e alla fin fine più fortuna di lui: deposto da un colpo di Stato a guida CIA e MI5 (pensate, lo dice persino Wikipedia, altro che controinformazione! - accetto scommesse su quando, non su se, l'autoattentato delle Torri gemelle verrà finalmente presentato come tale...), morirà al confino qualche anno dopo, anziché subito in un "incidente" aereo. Con il suo esautoramento, Pahlevi ebbe mani libere per fare del suo Paese un protettorato angloamericano con ponti d'oro ai petrolieri, tanto benessere a pochi, tanto fumo negli occhi a livello di costume, e tanta povertà diffusa. E se non fosse stato così, nessun religioso avrebbe potuto portare tanta acqua al suo mulino nei decenni a venire, fino alla rivoluzione islamica. B sostiene inoltre che anche quest'ultima poté avere luogo solo perché utile agli, e quindi magari agevolata dagli, americani. Ma non occorre seguirlo fin qui, per decidere, la prossima volta, di non indulgere alla diffusione acritica di narrazioni fasulle.
Generalizzando, non è come vanno vestite le donne che fa la differenza. I costumi, da bagno o meno, sono solo un fattore esteriore, che, se non gli corrisponde un progresso interiore, consiste solo in una presa in giro. Ma dirò di più: la stessa cosa vale per tutto ciò che potremmo definire con l'etichetta di "diritti civili", mettendoci dentro la parità tra i sessi, il diritto allo studio, l'egualitarismo, l'antirazzismo e l'accoglienza del diverso, l'individualismo, il divorzio e in genere la progettazione non lineare della vita sentimentale e familiare, il sesso consapevole e l'accettazione sociale di ogni preferenza in materia, insomma tutto quanto quello siamo stati abituati a concepire come il corpus della nostra civiltà, e proteggiamo in ogni modo (linguisticamente con quel processo che definiamo "politically correct": assolutamente da leggere questo post di Lameduck che giustamente ne fa brandelli), ebbene, fino a che c'è la salvaguardia sostanziale dei diritti materiali è un loro naturale corollario che li porta a compimento dandogli senso, ma quando i diritti materiali sono di fatto abbandonati (come nell'Iran degli scià, si, ma come nell'Italia di oggi, e non dico "nell'UE" perché ciò non si verifica affatto dappertutto nella UE: è esattamente su questo terreno che si dimostra quanto il termine Unione sia menzognero, visto quanti figli e figliastri ci sono) resta solo la presa per il culo. Di cui la gente prima non si accorge (o meglio, se ne comincia ad accorgere la parte con meno reddito), poi comincia ad avere sorda consapevolezza, e alla fine si ritrova ad affidarsi mani e piedi a chiunque prometta credibilmente di accontentarla quanto più possibile sul piano materiale, anche se ciò comporta l'adesione a un piano ideologico che noi definiremmo dittatoriale o oscurantista. Succede. Spesso. Ovunque. Nella parabola fascista in Italia e nazista in Germania, ad esempio, oltre che in quella islamista in Iran, e poi altrove con declinazioni ancora più estreme. Conta prima la struttura, e poi la sovrastruttura, diceva un tizio con la barba che non era gesucristo, ma pure quest'ultimo sapeva che non poteva parlare a una folla affamata se prima non moltiplicava i pani e i pesci.
Per tutto quanto questo, cari amici, ricordiamo: tutto il sistema di valori che noi reputiamo "superiore" e definente la nostra "civiltà" non è altro che figlio del benessere che gli USA ci hanno regalato perché non diventassimo comunisti. Ma forse dovremmo dire prestato, giacché da quando non c'è più l'URSS l'ultimo ce lo stanno togliendo pezzo dopo pezzo, l'altro sta svanendo un po' per volta, a cominciare dai meno fortunati e dalle cose più rinunciabili. Quelli che protestano contro gli immigrati assegnati alla tal struttura del loro paesino non sono razzisti, sono poveracci che stanno cominciando a comprendere tramite il buco del culo, in modo del tutto inconsapevole al cervello, qual'è il disegno globalista che li ha messi nel mirino usando altri più poveracci di loro come armi. E una narrazione fasulla, farcita di parole false, come scudo.
Un progetto politico realmente progressista, quindi, dovrebbe avere come obiettivo, antitetico a quelli che stanno attuando il progetto opposto (arricchire i pochi) sotto le bandiere progressiste, di "riempire le pance" dei molti, nel nostro Paese intanto e magari anche nel resto del pianeta. Usi e costumi, a pance piene, in qualche modo (e qualunque va bene: uno vale l'altro) si eleverebbero. E non ci sarebbe più terreno fertile per nessun "terrorismo" e nessun "oscurantismo fondamentalista". Ne consegue che il primo obiettivo di ogni buon progressista dovrebbe essere contribuire in ogni modo alla sconfitta e alla sparizione del PD, dell'Euro e del progetto politico loro padre, quello mondialista governato dalle multinazionali. Ad aiutarli a diffondere le loro storielle, buone per vincere medaglie in piscina come qualche tempo fa l'handicap visivo per vincere Sanremo, ci pensano già quelli (stra)pagati appositamente.

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