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sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legno - cit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

domenica 15 febbraio 2026

UN OROLOGIO DI CENT'ANNI

Resto nella stessa zona del post scorso, perché mi sono imbattuto in un articolo, pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leggere. Ha un buon titolo, che indica bene l'argomento [Come mi sono disintossicata dal telefono (e ho recuperato il mio tempo libero)], ma non commettete l'errore di fermarvi a quello tanto avete capito dove vuole andare a parare, come troppo spesso oramai tutti facciamo, perché le suggestioni che offre vanno oltre, e per ciascuno di noi saranno diverse.

Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina  necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.

A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.

Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?

Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.

domenica 7 dicembre 2025

I PUNTINI SULL'AI

La cosiddetta Intelligenza Artificiale, in sigla AI perché viene dall'inglese, si è già meritata alcuni post su questo blog fin da maggio 2023, e anche con lo stesso Pasbas a contribuire come oggi. Nel frattempo, è entrata nel quotidiano di chiunque, anche degli inconsapevoli, e le stesse amministrazioni pubbliche hanno nei suoi confronti atteggiamenti ondivaghi: da una parte divieti, peraltro giustificatissimi quando si maneggiano dati sensibili dei cittadini dal momento che il meccanismo di dati si nutre per sembrare intelligente, dall'altra tentativi più o meno efficaci di rendere funzionari e cittadini consapevoli, ispirati alla radice dall'argomento retorico che gli strumenti tecnologici non sono buoni o cattivi in sé ma dipende dall'uso che se ne fa.

Allora ben venga ogni tanto riparlarne. Oggi è Pasbas a darci l'occasione, col contributo che segue, incentrato sul raffronto tra USA e Cina. Io ne approfitto per linkarvi anche un altro contributo, di Ramirez visto su Comedonchischiotte, che ne spiega bene l'impatto esiziale sul sistema capitalistico, e quindi perché l'argomento retorico di cui sopra in questo caso non vale, come non vale l'approccio antiluddistico che si usa verso chi osa fare resistenza a questa vera e propria "arma di fine di mondo". Che la Cina avrebbe distrutto la cosiddetta civiltà occidentale era cosa nota, e non per malvagità ma per il mero funzionamento dei meccanismi di economia internazionale descritti da Ricardo. La AI è solo l'ultimo mezzo.

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AI, la Cina non è vicina

di Pasbas

Cosa è

La AI è un complesso molto grande di differenti elementi a vari livelli che va sotto il nome di ecosistema. Questo ecosistema è suddiviso in 5 differenti livelli.

  1. Energia necessaria all'interno ecosistema. La Cina dispone il doppio dell'energia USA.
  2. Chip + software base della tecnologia sulla quale poggia AI. USA abbastanza avanti nella progettazione e realizzazione, Taiwan è il principale luogo di R&S (Ricerca e Sviluppo).
  3. Infrastruttura che sostiene l'ecosistema nei suoi diversi aspetti: terreni per le fabbriche, energia necessaria, finanza e grandi investimenti. La Cina è molto avanti in tutto, inoltre nella velocità di realizzazione manifatturiera non c'è confronto con USA
  4. Modelli AI: il sostrato sul quale vengo realizzate le varie applicazioni nei campi di medicina, armi, scienze, istruzione, ecc.. Sviluppo quasi alla pari con una grossa differenza: la Cina fa grande uso ed è fortemente impegnata nell'Open Source, cioè utilizza e sviluppa software aperto e gratuito. Inoltre il 50% degli sviluppatori software è composto da ingegneri cinesi. La situazione attuale è di un vantaggio tecnologico USA di circa 6 mesi.
  5. Applicazioni: questo è il livello nel quale vengono realizzate le applicazioni che usa l'utente finale, ad esempio la telemedicina, la robotica civile e militare, ecc..

Energia 

A causa dei suoi bassi costi e della grande disponibilità per la Cina, un prodotto equivalente USA costa da 4 a 8 volte l'equivalente cinese (non viene menzionato il costo del lavoro ergo le differenze sono ormai ridotte).

Fiducia

I cinesi hanno una percentuale di cittadini che non temono anzi sono entusiasti dell'AI dell'80%, negli USA raggiunge il 20%. 

Istruzione

In Cina nelle scuole, a partire dalle primarie, AI è divenuta materia curricolare. Su 10 scuole di tecnologia di alto livello 9 sono cinesi, per questo in termini di istruzione la Cina è avanti rispetto a tutto il resto del mondo. Il sistema produce moltissimi studenti ultra qualificati, per questo il 50% dei ricercatori e sviluppatori di AI è cinese. Questo ha portato la Cina a registrare nel 2024 il 70% dei brevetti Hi-Tech del mondo.

Industria

Le aziende cinesi "miste" investono soprattutto in R&S nel campo dei modelli (chatGPT, Deep seek, ecc.) mentre lo stato, attraverso Huawei, investe nello sviluppo dei chip e del software relativo ad essi.

sabato 3 maggio 2025

BLACKOUT

Nell'album Metropolis di Guccini, un gioiello uscito quando avevo 18 anni, c'è un brano di cui ho preso a prestito il titolo, che racconta il lato romantico di un avvenimento ricorrente in quegli anni di austerity e crisi petrolifera, che minaccia di tornare tale in questi anni di Agenda 2030 e terrorismo climatico ed energetico di regime.

La cronaca spagnola, cioè, potrebbe ripetersi, e si: anche da noi. O perlomeno così si potrebbe dedurre da un'analisi seria delle cause. Esatto, quella che non c'è stata nella cronaca mainstream, che ha preferito buttarsi subito sull'evento climatico estremo ("ha stato il cambiamento climatico!": e come ti sbagli?!) o sul classico dei classici, l'attentato terroristico, magari di hacker russi. Lo sciacallaggio mediatico, sempre esistito per carità, è diventato la regola, la prima opzione.

Bisogna andare a spulciare nella rete per trovare chi ricordi che l'evento che ha paralizzato la penisola iberica e zone limitrofe, ivi compreso il torneo di tennis a Madrid, è stato preceduto di soli pochi giorni dalla celebrazione in pompa magna del raggiungimento da parte della Spagna dell'obiettivo 100% di energia da fonti rinnovabili. Peccato che la maggior parte di queste ultime sia soggetto a sbalzi naturali di produzione tra l'altro non sincronizzati, anzi spesso in contrasto, con gli sbalzi naturali di consumo, creando i presupposti per delle strozzature per cui eventi estremi da estremamente improbabili divengano sia pur raramente possibili, il che per la nostra società è troppo.

Già perché, rispetto al 1981 cantato dal Maestrone in cui pure la dipendenza della società dall'approvvigionamento elettrico costante era un fatto acquisito, sono successe un pochino di cose che hanno peggiorato la situazione. Al punto che uno scenario in cui un evento durasse più di qualche ora, diciamo almeno qualche giorno, diventerebbe tale e quale a un b-movie catastrofico. Avendo tutto sui telefonini, infatti, quando si è scaricata anche l'ultima power bank restiamo tutti non solo senza possibilità di comunicare, ma anche: senza notizie, senza soldi, senza amici, e chi ha meno di cinquant'anni senza alcuna capacità di orientamento. Per farla breve. Senza intrattenimento e col problema di consumare tutto il cibo nel freezer, prima, e di trovarne altro, poi, si era già 45 anni fa.

Un "covid della tecnologia", insomma, come ebbe a profetizzare qualche tempo fa il re dell'Etiopia (uno dei posti in cui la Storia, a saperla studiare, ha sfatato il mito di "italiani brava gente" di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca), da una posizione in cui evidentemente riesce ancora a mantenere un punto di vista realistico. Ce ne sarebbe abbastanza per apprendere la lezione, che forse è: non affidare mai tutta la tua libertà (felicità, ricchezza, quello che vuoi) a una unica fonte, sennò rischi di perderla tutta d'un botto.

Insomma, qualsiasi "integralismo" è foriero di sventure, anche quando è lastricato di buone intenzioni (come la strada del diavolo, si diceva una volta), e anche (e direi soprattutto) quando non si riesce neanche a vederle, all'orizzonte o dietro l'angolo. Secondo questo assunto, quindi:

  • incentivare l'approvvigionamento di energia da fronti rinnovabili è una buonissima idea, ma affidarsi a loro al 100% è una pessima (specie se ci si dimentica, come colpevolmente si fa in Italia, Paese eminentemente montuoso, che la migliore tra esse resta l'idroelettrico, che funziona anche di notte e quando non c'è vento);
  • fidarsi della scienza è giusto, specie quando è tale cioè mette qualsiasi protocollo a disposizione di ripetizione o smentita da parte di chiunque, ma affidarsi dogmaticamente alla Scienza nelle decisioni specie politiche è non solo pericolosissimo ma anche una contraddizione di termini che automaticamente dequalifica la scienza a fede pseudoreligiosa o credo politico;
  • disinquinare il massimo possibile è giusto, ma elevare il cambiamento climatico di origine antropica a luogo comune, implicante il corollario (del tutto infondato, e pericolosissimo) che sia possibile invertirlo, cioè ingegnerizzare delle azioni che abbiano degli effetti e che questi siano quelli desiderati e controllati, è una bufala col botto, giustificata dal business che sottintende, e avente scopi politici e di redistribuzione della ricchezza verso l'alto.

E l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Meglio salutarci con Guccini, poi fate voi.

venerdì 21 giugno 2024

CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE

Sarà anche condensa, ma che cavolo avevano da passare e spassare
sul cielo di Santa Severa? Il reticolo, surreale abbastanza da rendere
credibile qualsiasi "complottismo", continuava anche dietro il dito...
Abbiamo avuto finora il giugno meno caldo da molti anni a questa parte, ma agli alfieri del cambiamento climatico da riscaldamento globale a base antropica non basta nemmeno che si possa esclamare "signora mia, ariecco le mezze stagioni!". D'altronde, le religioni sono così: tocca credergli ciecamente e poi capovolgere e ricapovolgere ogni logica con l'unico punto fermo di giustificare il proprio credo. Se vivi, o vinci la partita, devi ringraziare Dio che è con te, ma se perdi o muori allora dovresti incolparlo, e invece - opplà! - una bella capriola logica e devi ringraziarlo lo stesso.

Se dicessi queste cose in una platea in presenza sentirei già sibilarmi contro "negazionista": è tecnica antica ma molto in voga, basta che osi calcolare i morti palestinesi a fronte di quelli ebrei negli ultimi mesi come negli ultimi decenni e sei "antisemita" (che poi anche i palestinesi sarebbero semiti, non rileva), basta che osi ricordare che l'Ucraina fece da spalla all'invasione nazista dell'URSS e ha cominciato lei nel 2014 le ostilità contro la Russia e le proprie stesse regioni russe e sei "putiniano" (ed è Putin il nuovo Hitler, lo dice Zelenskij e il coro ripete), basta che osi dubitare di qualunque versione ufficiale dei fatti e anche se nella storia anche recente la versione ufficiale iniziale è stata quasi sempre sputtanata sei "complottista".

Non si tratta di negare che, ad esempio, i ghiacciai negli ultimi decenni si siano parecchio ritirati: peraltro, non si può, sono dati oggettivi. Ma è altrettanto oggettivo che nel librone di storia del pianeta, di cui la storia dell'umanità è una pagina, quella della civiltà un rigo e quella dello sfruttamento di massa delle risorse non rinnovabili una virgola, i ghiacci si sono espansi e ritirati molte volte di caterve di chilometri - ed è storicamente documentato che il susseguirsi di periodi di anni o decenni più caldi o più freddi è la regola, e per cause sempre diverse e mai attribuibili alle attività umane.

Ma non è questa ultima attribuzione l'arroganza più grave e pericolosa dell'ambientalismo di moda (che così svela di essere solo di facciata, avendo ben altri fini che la salvezza della specie umana e del pianeta), è l'ingenua e delirante deduzione che non solo agire sul nostro comportamento (che è giusto, per carità, fosse anche solo per educazione) possa davvero modificare qualcosa che magari ha cause molto più profonde, ma soprattutto che l'impatto della nostra azione sia scientificamente calcolabile in modo da far rientrare il fenomeno o quantomeno ad attenuarlo significativamente. I tappini attaccati alle bottiglie, le auto elettriche, la termovalorizzazione, insomma, sarebbero in grado di far riscendere la temperatura media di quel grado e virgola di cui sarebbe aumentata per causa nostra, e quindi di ricicciare i ghiacciai.

La scienza come religione, di nuovo. Quando invece essa sarebbe la casa del Dubbio: non è che i nostri patetici interventi sono in realtà inutili, o magari addirittura controproducenti? Se davvero siamo in grado di far calare significativamente la temperatura media del pianeta, siamo anche in grado di calcolare di quanto serve, per evitare magari di farla calare troppo? Non sarebbe meglio concentrarsi, ed investire risorse, su quello che ha portato la nostra specie fin qui, l'adattamento? e, ad esempio, varare un piano massiccio di investimenti pubblici per liberare i letti dei fiumi dagli insediamenti e mettere in sicurezza naturale le sponde, piuttosto che lamentarsi del cambiamento climatico alla prima pioggia che lava a valle case e strade che li non ci dovevano stare?

Sia mai, ho nominato gli investimenti pubblici, ecco stavolta il sibilo di "antieuropeista". Proprio in questi giorni è arrivata l'ennesima procedura di infrazione del deficit. Figurarsi se si può, che so, varare un piano per sistemare gli acquedotti (che perdono regolarmente un multiplo di volte acqua di quanto si possa imputare alla peggiore stagione di siccità), o incentivare sul serio la microproduzione elettrica da fonti rinnovabili (tra cui al primo posto l'idroelettrico, altro che minchiate modaiole). Il ponte sullo Stretto, inutile e dannoso da ogni punto di vista tra cui quello ambientale, quello si può: più soldi si stanziano per un'opera, meno il cittadino elettore può controllare a spanne quanto sfrido si rende disponibile per la mangiogna. Ma casa tua no, quella ti obbligano a ristrutturartela coi tuoi soldi, così di fatto abbattendone il valore commerciale dall'oggi al domani (e tu magari hai un mutuo calcolato sul vecchio valore, con un residuo superiore al valore attuale). "Eccerto, vorrai mica creare un buco come quello del superbonus facciate!" ti dicono, dimenticando che il buco c'è stato proprio solo perché hanno messo in mezzo esosi intermediari, regalando come di consueto soldi alle banche e favorendo la nascita di soggetti fittizi, il tutto con la scusa che lo Stato non può investire direttamente in deficit, nemmeno per rendere ecologiche le case dei propri sudditi, che dico nemmeno per renderle antisismiche.

A proposito, siete stati di recente a Castelluccio di Norcia? Mi è capitato, purtroppo, e ho trovato solo un mucchio di ruderi. Dal 2016 hanno al massimo solo portato via le macerie. I bancarellisti appostati attorno al cocuzzolo, a tentare di capitalizzare un minimo della immensa bellezza del sito naturale (la fioritura, le lenticchie, la caldera adattissima al volo amatoriale), te lo dicono con un velo di tristezza rassegnata che non si può raccontare. E ti raccontano che a Norcia va un po' meglio, ma ad Amatrice mica tanto.

Viva l'Italia, e soprattutto l'Europa, nostro novello sovrano senza controlli democratici, messo li dal capitalismo multinazionale (con la complicità pagata di molti ascari, il peggiore dei quali sta al Colle, e quella gratis dei troppi creduloni nostri concittadini) solo per riprendersi quello che ci avevano dovuto dare per averci raso al suolo nell'ultima guerra, e solo perché sennò diventavamo comunisti. Fino alla prossima, forse imminente, guerra guerreggiata, che tanto "è colpa di Putin", mica della Nato che ha eterodiretto un golpe in Ucraina dieci anni fa per mettere il naso alle sue porte. Immaginate che il Messico abbia ancora nei suoi confini le regioni messicane che fanno parte degli USA per via di una guerra, e che i russi riescano a mettere a capo del governo messicano un attorucolo televisivo che inizia a maltrattare in vario modo gli statunitensi di quelle regioni: secondo voi, gli USA aspettano dieci anni prima di intervenire, o lo fanno il giorno dopo e a tutta potenza, incuranti come al loro solito dei "danni collaterali"?

lunedì 6 maggio 2024

SOLE, CIELO E TERRA

Non è possibile visitare il museo egizio di Torino senza restare impressionati, e non solo perché per trovarne uno più grande e fornito (anche con la sala più importante chiusa, che sfiga!) bisogna andare al Cairo. A chi fanno effetto le mummie, a chi l'incredibile bellezza degli abiti giunti fino a noi attraverso migliaia di anni a potenzialmente dettare moda ogni volta che uno stilista li prendesse a modello, a chi (sia pur solo raccontata, chissà cosa sarebbe dal vivo - peccato che io non ami questo genere di turismo) la genialità delle piramidi, la loro enormità e complessità (tale da "giustificare" la nascita delle teorie "alieniste" anche a non crederci) e la loro resistenza fino a oggi (se pensiamo che c'é chi ha giustificato il crollo del ponte Morandi con l'età della struttura, e che il famigerato Ponte sullo Stretto viene mirabolato per essere capace di reggere addirittura duecento anni - come se fossero tanti). A me è venuta fuori una riflessione "ambientalista" e religiosa.

Un video spiegava la concezione della natura umana con la triade Sole, Cielo e Terra, che oltre a venire perciò raffigurati tramite divinità costituivano le tre parti di cui è fatto ciascuno di noi e si riuniscono con la morte. Chiedo perdono agli autentici appassionati della materia, e so che sono tanti, per l'eccessiva semplificazione e i possibili strafalcioni, ma a me la cosa interessa per l'incredibile consonanza, che la dice lunghissima sulla capacità di comprensione della realtà di questo antichissimo popolo, con quello che oggi sappiamo grazie alla scienza.

Noi, infatti, esistiamo, come frutto di una incredibile serie di coincidenze (e si: sono sempre solo a posteriori che si vedono) che chiamiamo evoluzione, solo grazie al fatto che un pianeta si è trovato alla distanza giusta dalla sua stella perché sviluppasse un'atmosfera respirabile. Il Sole da solo non basta: l'energia, che produce e spara in tutte le direzioni, nel vuoto va perduta. Invece sulla Terra quell'energia si trasforma, grazie anche a quel Cielo che ha contribuito a creare, e che ora la imprigiona assieme ai gas che ci fanno respirare e permettono ogni combustione. Lo so, sto di nuovo semplificando, ma non trovo un modo migliore di dirlo: siamo immersi in un sistema complesso che "si tiene", e non si terrebbe altrimenti. Se non è Dio, gli somiglia moltissimo. Ma resto sull'empirico: ogni forma di energia che troviamo sulla Terra è "solare". E senza atmosfera e campo magnetico non avrebbe avuto il tempo di produrre l'evoluzione di cui siamo figli, basta guardare Marte o Venere per capirlo. Non ha alcun senso, se non pratico, parlare di energia eolica (i venti sono aria che si muove perché si scalda in modo diverso sulla superficie del pianeta), fossile (il petrolio sono cadaveri di microorganismi trasformati in milioni di anni di stoccaggio), o nucleare (il patetico e pericolosissimo tentativo di imitare i processi delle stelle, o invertirli). E no, nemmeno quella proveniente dalle viscere della Terra fa eccezione, visto che il pianeta è un pezzo di Sole forgiato nel tempo dalle leggi newtoniane (che è come dire forgiato dalle leggi relativistiche). E ovviamente anche il cibo non è altro che il mezzo che gli animali usano per sfruttare l'energia solare, che invece sanno sfruttare più direttamente quelle piante di cui si cibano, o si cibano quegli altri animali di cui si cibano.

Con lo stesso procedimento, si può dedurre che tutto ciò che abbiamo è "terra", ogni ricchezza possibile è porzione del pianeta, a maggiore o minore distanza che sia dal mero possesso di un appezzamento da coltivare per alimentarsi o di un giacimento da sfruttare. Gli umani nella loro storia hanno escogitato uno stratagemma dietro l'altro per moltiplicare quella ricchezza al punto da perdere di vista la Terra, madre di tutte le ricchezze; le crisi economiche di tutta la Storia non sono altro che bruschi strattoni che la realtà dà agli stratagemmi troppo audaci (come la finanza, appunto). Se davvero saremo troppi per mantenerci con la Terra, ci penseranno questi meccanismi a riportarci ad un numero compatibile, o magari molto al di sotto. Se siamo arrivati dove siamo, è per esserci adattati e aver imparato a "moltiplicare" le risorse e gestire la realtà. Se oggi pensiamo di risolvere il problema modificando la realtà, come nell'essenza della ideologia imperante del "cambiamento climatico", faremo una pessima fine, perché la nostra capacità di gestire le infinite variabili del problema è molto ma molto lontana, direi irreparabilmente lontana, dall'essere quella che crede di essere e che servirebbe alla bisogna.

Ora, googlate pure un po' alla ricerca di queste tematiche nella cultura degli antichi Egizi, e ditemi se non pare anche a voi che questi cinquemila anni fa avevano già capito tutto.

sabato 28 ottobre 2023

SENZA TUTELA

La vicenda del cosiddetto "mercato tutelato" dell'energia è emblematica dell'epoca che ci tocca vivere, dalla "fine della Storia" in poi. Avendo vinto la guerra fredda sul comunismo, il capitalismo è stato libero di realizzarsi in tutte le sue estrinsecazioni senza che gli Stati sedicenti democratici opponessero più tutti quei correttivi, indispensabili fino a che c'era il rischio che altrimenti il popolo votante portasse il socialismo al potere per via elettorale, che ne contemperavano gli eccessi.

Le ultime quattro righe sono sufficienti a spiegare gli ultimi trentaquattro anni di storia, sia nelle grandi linee sia nei dettagli, anche quelli che sembrano insignificanti. Già, perché c'è sempre qualcuno che davanti all'ennesima dimostrazione del fatto che non siamo più uno Stato democratico ed indipendente, che è perfettamente inutile votare tanto la politica economica, cioè quella che conta e da cui dipendono tutte le altre politiche, la decide una non ben definita oligarchia eletta da nessuno e fuori da ogni controllo politico e giuridico, fa spallucce e ti dice "ma di che ti lamenti?", mostrandoti il sempre ineffabilmente presente "lato positivo della cosa", e iscrivendoti d'ufficio ai complottisti. E il bello è che quel qualcuno, se non è tra i beneficiari diretti o indiretti del Nuovo Regime, ne è come te una vittima, solo inconsapevole: l'ennesima rana bollita e contenta.

Venendo alla cronaca, la decisione UE che gli Stati non devono più impicciarsi di garantire ai propri cittadini uno "scudo" alle oscillazioni del Dio Mercato, che talvolta possono avere effetti di portata tale da (restando irrilevanti per i pesci grossi) distruggere le famiglie, è annosa, direi fondativa. Ma in alcuni Paesi, come ad esempio il nostro, dove magari un popolo avvezzo storicamente a fronteggiare i soprusi dei potenti si ostina ad eleggere di volta in volta chi promette in qualche modo una qualche forma di resistenza, si nicchia, si rinvia, e così si rimanda il redde rationem. Ebbene, per luce e gas pare non si possa proprio più. Fino a qualche giorno fa pareva che il governo, memore del mandato preciso per cui si trovava ad essere tale, volesse varare l'ennesima proroga. Ma poi deve essere arrivata la solita telefonata da Bruxelles, Meloni è solo l'ultima di una lista lunghissima che partiva almeno da Andreatta e Prodi e arrivava a Di Maio, ed ecco lo stralcio, e quindi la conferma: fine del mercato tutelato del gas dal 10 gennaio e della luce dal 1° aprile 2024.

Il risultato economico della cosa sarà nelle tasche di tutti noi, soprattutto dei tantissimi italiani che fin qui avevano resistito alle sirene (anche pubblicitarie, come sempre fasulle) del "la concorrenza abbatte i prezzi" (ci fosse stato un solo settore dove in Italia la libera concorrenza non si sia trasformata in sotterranei accordi tra oligopolisti a tutto danno degli utenti...), ricavandone ad esempio risparmi cospicui ogni qual volta la speculazione faceva impennare i prezzi approfittando delle notizie di cronaca (ad esempio, di guerra) ben prima che ci fosse il naturale ripercuotersi degli aumenti delle materie prime, e viceversa tenendoli belli alti ben dopo il calo degli stessi costi, con la scusa delle scorte. Assisteremo ad aumenti medi di due cifre percentuali, anche al netto di eventi del genere. Con qualche fortunato e/o abile che riuscirà a ruspare qualcosa, a fronte di molti sciagurati e/o disgraziati che finiranno in rovina.

Il risultato politico, a meno di cambiamenti in extremis al momento molto improbabili, sarà che molti elettori di questa destra si sentiranno traditi e l'abbandoneranno, esattamente come avevamo fatto qualche anno fa coi cinquestelle, e altri prima con Berlusconi e il PD. Tutte cose che al Vero Potere fanno meno che il solletico, dal momento che le scelte politiche dei popoli appunto sono del tutto irrilevanti ormai a decidere dei loro destini, determinati invece altrove. 

domenica 12 febbraio 2023

MA SIAMO MATT(E)I?

Dopo un po' di tempo, torna a contribuire a questo blog Pasbas, che anche stavolta si contraddistingue per la documentazione old style, si potrebbe dire, dunque nettamente alternativa a quella dominante al tempo del web e decisamente più profonda. L'argomento è solo apparentemente storico; invece, come avrà modo di constatare chiunque si prenda il disturbo di leggere il pezzullo con attenzione, è di estrema attualità, e già dal titolo scelto dall'autore lo si evince.

Leggendolo però mi è venuto in mente un altro titolo, che ho dato al post lasciandoli così entrambi: le cose che aveva in mente Enrico Mattei, e aveva iniziato ad attuare, semplicemente non potevano essere accettate dai padroni del mondo senza reagire. Col passare dei decenni la cosa è diventata chiara a chiunque si sia approcciato allo studio della realtà socioeconomica senza paraocchi ideologici, ai tempi invece la videro bene solo in pochi, tra cui Pier Paolo Pasolini, che ci scrisse un libro (Petrolio - ne abbiamo parlato qui) da cui aveva fatto un film, il furto del cui "master" (le pellicole di tutto il girato, da montare: niente copie, erano altri tempi) fu il cavallo di Troia che lo attirò tra i suoi carnefici (altro che le storielle piccanti raccontate per decenni..).

Pasquale oggi ci racconta (giustamente, e forse non a caso, in "presente storico") la prima metà della storia, per farci capire da dove veniva Enrico Mattei e cosa stava facendo. Attendiamo con fiducia la seconda parte.

...

Mattei, pace e bollette - parte I

di Pasbas

Pubblicazione dell'ENI, corredata da
foto inedite. Non in commercio.
Strano titolo e connessione ancor più singolare, si potrebbe dire, eppure la connessione c'è eccome. Il nostro eroe (povero il popolo che di eroi ha bisogno) nasce ad Acqualagna nel 1906, di famiglia umile che emigra presto a Matelica; irrequieto, curioso e intraprendente, lascia la famiglia per cercare fortuna a Milano. Venditore di macchine industriali e poi imprenditore del settore chimico, si confronta presto con la penuria di combustibili derivati dal petrolio e di energia elettrica, indispensabili per l'industria (come non ricordare i militari nel deserto a guardia di barili semivuoti!...). La gran parte delle famiglie delle zone rurali del sud non conosce l'elettricità, il paese allo sbando e l'accesso alle fonti energetiche praticamente impossibile cominciano a divenire un tarlo che gli lavora dentro.

Inizia la sciagurata esperienza militare del fascismo, le poche riserve energetiche si assottigliano sempre più, il disastro in Ucraina e Bielorussia dei nostri poveri soldati, le sanguinose (di cui poco si parla) campagne di Grecia, Albania, Jugoslavia e poi il tracollo e la resa, i nazisti occupano un paese con le forze armate e il popolo allo sbando, e Mattei? Mattei sceglie di ridurre la produzione per non favorire nazi e RSI, mantiene tutto il personale (evitando che le maestranze siano coscritte dalla RSI) simulando una produzione inesistente, e poi decide di entrare nella Resistenza.

Diviene capo e organizzatore di circa 30 mila partigiani cattolici (sfilerà il 25 Aprile a Milano in prima fila con i dirigenti del CNL). Poco prima si crea, quasi per caso, la più grande opportunità per la sua vita (che poi sarà la causa della sua prematura morte): la Commissione Economica del CNL Alta Italia lo nomina Commissario per l'Agip, azienda ormai stracotta. Lui e Zanmatti (ex Commissario) ci danno dentro da matti: si riparte con le trivellazioni in pianura Padana alla ricerca del gas, nonostante l'opposizione governativa che ritiene il tutto uno spreco di denaro per il nord ancora non liberato. Il dopo Liberazione non vede grossi cambiamenti: il governo sempre più deciso a chiudere i rubinetti, Mattei sempre più caparbiamente convinto delle sue idee; ma alla fine la spunta lui. Inizia così un periodo di 18 anni di incredibile e frenetica attività dal nord all'estremo sud e soprattutto un attivismo internazionale verso i paesi produttori di petrolio che sembra scompaginare i piani di dominio delle multinazionali USA e Britanniche…

Il suo “sconsiderato” attivismo e la passione per la sua patria lo portano sempre più spesso fuori d’Italia, tutto questo per stringere alleanze con i paesi produttori di gas e petrolio, scavalcando così il monopolio delle Sette Sorelle. Tutto inizia nel 1956, quando Mattei incontra Nasser per stringere un accordo di sfruttamento coordinato dei giacimenti di El Belaym, sul Sinai. Poco dopo viene siglato uno storico accordo tra Agip Mineraria e il governo iraniano, secondo il quale Agip e NIOC (società petrolifera iraniana) costituiscono una società paritetica con un rivoluzionario, per l’epoca, contratto di sfruttamento: nelle aree individuate dall’accordo i proventi delle estrazioni vengono ripartiti con un 50% allo stato iraniano ed il restante 50% diviso tra le due componenti la nuova società. In parole povere il 75% dei proventi spetta all’Iran ed il restante 25% all'Agip. Viene così completamente rovesciato lo schema dominante, 25% al paese produttore il restante 75% alle multinazionali petrolifere.

“Il petrolio è una risorsa politica [...] si tratta ora di porla al servizio di una buona politica [...] priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche [...] volta al mantenimento della pace [...]”: questa visione “terzomondista” lo porta nel continente americano a trattare sulla stessa base con Messico, Brasile e Argentina, facendo così nascere speranze nuove all’interno dei paesi in via di sviluppo possessori dell’oro nero. Il governo venezuelano vede nell’accordo con l’Iran l’apertura di una nuova fase nei rapporti internazionali. Il ministro dell’economia dell'Iraq ritiene che l’accordo italo-iraniano apra una fase nuova nelle concessioni petrolifere in Medio Oriente: il governo iracheno ha il pieno diritto di rivedere i contratti di sfruttamento dei giacimenti in una chiave di maggiore convenienza. Il ministro ritiene inoltre che le nuove concessioni potranno in futuro seguire la falsariga dell’accordo tra Italia e Iran (lo dice al Times nel 1957). Il giornale di Beirut Commerce du Levante ritiene questa una vera “rivoluzione”, e prevede che anche Germania e Giappone presto entreranno nel gioco dei nuovi parametri di sfruttamento dei giacimenti. Nasser e Mattei si accordano su una suddivisione degli utili tra Egitto e Italia del 74% e 26% rispettivi. Rispetto alla politica imperialista del 25/75 questa nuova modalità sta per rivoluzionare i rapporti internazionali relativi all’energia e non solo.

La linea politica di Mattei poggia su tre pilastri fondamentali:

  1. acquisizione di licenze dai paesi avanzati, per attività estrattive e produttive;
  2. collaborazione su basi paritetiche con i paesi produttori;
  3. rapporti commerciali aperti verso i paesi del blocco socialista e quelli dell’estremo oriente, Cina in primis.

La sua impostazione da “venditore imbattibile” lo porta a girare il mondo in lungo e in largo sempre lasciando un’impressione di pacatezza, decisione e forza fuori dal comune. Non mancava mai, nei suoi incontri con governanti e industriali, di proporre i servizi e i prodotti delle aziende del gruppo: AGIP, PIGNONE, ANIC, SNAMPROGETTI, SAIPEM.

Ecco cosa dicono di lui importanti personaggi del panorama politico internazionale, alcuni degli uomini più potenti e influenti dell’epoca:

  • Luis Herrera Campins (presidente del Venezuela): “Credo che tutti i paesi produttori di petrolio ricordino con stima e ammirazione l’opera e l’azione portata avanti da Enrico Mattei”.
  • Rafael Caldera (presidente del Venezuela): “La figura di Mattei [...] un po’ fantastica per il suo coraggio, la sua azione nel campo del petrolio così pesantemente condizionato dai grandi poteri internazionali”.
  • Aziz Sidki (ex ministro dell’Industria dell’Egitto): “In una occasione, quando avevamo bisogno di aiuti a causa delle sanzioni economiche imposte all’Egitto dai paesi occidentali, il signor Mattei ci fornì il necessario fabbisogno di petrolio. [...] Mi disse che pensava che c’era qualcuno che voleva ucciderlo. Scherzando aggiunse 'forse mi faranno esplodere l’aeroplano'”.
  • Abdelaziz Lazram (ministro dell’Economia della Tunisia): “La Tunisia aveva incontrato enormi difficoltà con le compagnie petrolifere allora presenti (anni ‘60). [...] La formula di cooperazione proposta da Mattei è diventata in seguito la formula praticata nel mondo intero”.
  • Otto Schedl (ministro dell'Economia della Baviera): “...si preoccupava [...] di [...] un posto di lavoro umano, della creazione di servizi sociali, della costruzione di abitazioni per i dipendenti [...] di luoghi di vacanza al mare ed in montagna per le loro famiglie”. Schedl trattò con Mattei la costruzione dell’oleodotto e della raffineria in Baviera. Aggiunge inoltre: “La modestia, l’altruismo e la semplicità erano le più pronunciate qualità umane di Mattei”. 

venerdì 28 ottobre 2022

STUTELATO

Lo vuole Leuropa...
Aver riascoltato, per recensirvela, una vecchia canzone di Vecchioni in cui due leader politici a cui non stava bene l'epoca "di grazia e d'alleanza" in cui "felice e immobile la gente viveva solo del presente", uno però spingendo in avanti, al cambiamento, e uno indietro, al ricordo, si scoprivano alla fine la stessa persona, mi ha innescato una riflessione sul presente di oggi. A partire dalle bollette da pagare.

Essendo, infatti, uno strenuo fautore del cosiddetto "mercato tutelato", resisto in questa cittadella, a continui attacchi del Nemico anche truffaldini (sia per telefono che di persona), in cui gas e luce mi sono stati aumentati circa del 60% (per effetto della guerra in Ucraina, diciamo così), mentre al di fuori gli aumenti sono stati un multiplo variabile (ma minimo 2 o 3) di questa entità (tranne per i pochi che avevano un contratto "bloccato", che il conto lo pagheranno dopo).

Ora, immaginate di vivere sotto una dittatura (è facile, siamo appena passati da un periodo che la rasentava abbastanza, anzi anche troppo, ammesso che sia finito) e sognare di tornare a quando c'era la democrazia: siete per questo dei "passatisti", dei nostalgici? Pensare l'altrove, nello spazio o prima o dopo nel tempo qui, è esattamente quello che ci fa umani, quello che ci ha fatto scendere dagli alberi nella notte dei tempi o concepire la democrazia un po' più di recente. Quello che chiamano Progresso, invece, è un concetto ideologico piuttosto plastico nelle mani e per gli scopi di chi gestisce il Potere: con la scusa di dover "andar avanti", spesso e volentieri invece si impongono delle regressioni di fatto, sotto una marea di punti di vista.

Le cosiddette "liberalizzazioni" (e/o "privatizzazioni") sono un ottimo esempio. In quasi ogni settore dove sono state imposte, e dal 1991 lo sono state quasi ovunque, la cosa si è tradotta in un ottimo affare per chi ne ha tratto profitto, spesso aziende pubbliche (cioè costruite coi soldi dei nostri padri) nel frattempo cedute (ma sarebbe meglio dire regalate - e dove i giudici hanno messo il naso hanno scoperto tangenti) a soggetti privati di neanche troppo varia estrazione, e in un pessimo affare per i cittadini o utenti finali che dir si voglia (con Mattei, ammazzato giusto sessant'anni fa per aver tentato la strada opposta, che è trent'anni che mulina nella tomba). Ce le hanno presentate come progresso (e continuano a farlo, negli assalti alle ultime cittadelle), spesso mettendo avanti le presunte doti miracolose della concorrenza, ma a chi guarda bene appare chiaramente quanto sia stato effettivamente un regresso. O volete dire che c'è concorrenza tra società di carburanti, telefoniche, elettriche, ferroviarie? Finta, sempre; vera, quindi a favore del consumatore, mai. E l'elenco può essere allungato a piacere. Gli scettici non hanno che attendere che riesca il colpaccio anche con l'acqua, su cui non demordono malgrado un referendum stravinto dai "passatisti" e i cui risultati hanno aggirato dove hanno potuto mettendo in mezzo concessionarie e simili: si segnino il prezzo, e stiano a guardare se aumenta o diminuisce. Noi "complottisti" (che non dimentichiamo) già lo sappiamo.

Come sapevamo che i sieri non erano vaccini, e che non impedivano i contagi (e chissà se in qualche modo prima o poi qualcuno pagherà il conto di questo affaire, e magari anche delle sue pericolose conseguenze - insomma se e quando verrà fuori la verità). Che escluso un periodo e solo in qualche zona i numeri della cosiddetta emergenza sono sempre stati statisticamente non significativamente discostanti da quelli delle normali influenze, il che comportava che l'emergenza sarebbe durata a piacere (e finita a piacimento) per decisione politica. Che i nostri ragazzi avrebbero imparato a considerare ciò che per noi era un diritto, una concessione nel migliore dei casi e niente nel peggiore, che poi è il lavoro ovvero l'articolo 1 della Costituzione. E che la cosa sarebbe passata nel silenzio generale, assordante in quelle categorie che nel delicatissimo gioco di equilibri senza il quale la democrazia non è che un vuoto proclama ideologico dovrebbero recitare il ruolo del cane da guardia (l'informazione) e del giullare fustigatore del Potere (l'arte in genere, la musica in particolare dagli anni 60 in poi).

Per questa ragione mi ha fatto enormemente piacere, in questo silenzio, in questa acquiescenza generalizzata alla narrazione dominante che ha screditato ai miei occhi (e speriamo non solo ai miei) la quasi totalità degli artisti, ascoltare questo brano degli Eugenio in via di gioia, con cui vi lascio, invitandovi a seguire il testo (a partire dal titolo, che mette nel mirino le supercazzole del WEF) mentre ascoltate il brano che scorre nel video. 

domenica 2 ottobre 2022

GAS-OLIO

L'efficacissima immagine è di Movmag
Per la rubrica "forse non tutti sanno che...", che chi ama l'enigmistica ha capito e gli altri si informino, due spigolature che fanno scopa anche se magari all'inizio non sembra:

  1. il prezzo dei carburanti è solo in parte determinato dal costo industriale più il margine di guadagno di tutta la filiera. Una parte decisamente minoritaria, inferiore al quaranta per cento. Avete capito bene: senza le accise e l'IVA un litro di benza costerebbe 70 centesimi. E anche un litro di gasolio. E vi dirò di più, anche un litro di GPL. Ovviamente, centesimo più centesimo meno.
  2. le tasse non hanno (solo) la funzione di rimpinguare le entrate dell'erario in modo da rendere possibili le uscite (anzi, secondo il dimenticato keynesismo sarebbe il contrario: permettono il funzionamento del moltiplicatore facendo rientrare le spese a deficit che appunto moltiplicano il reddito dei cittadini), hanno anche la funzione sociale di indirizzare i consumi verso prodotti ritenuti più accettabili di altri, tassando gli ultimi in maniera più onerosa dei primi.

Il combinato disposto di questi due fattori potrebbe rendervi ragione dell'imparpagliamento che provate in questo periodo quando vedete il prezzo del gasolio sopravanzare alla pompa di un buon dieci per cento quello della benzina, dopo decenni in cui era vero il contrario, e anzi in misura maggiore. La guerra in Ucraina può influire, infatti, solo sul prezzo industriale, che abbiamo visto pesa molto meno della metà (GPL a parte), e inoltre marginalmente perché non è da li che arriva il petrolio (il metano in parte si, ma questo è un altro discorso: i prezzi volano, anche di quello che non viene da la, perché oggi vengono determinati sui mercati finanziari, come peraltro anche quelli di quasi tutto il resto, prodotti agricoli compresi - è cioè speculazione fin dall'inizio). Ho detto potrebbe perché sarebbe logico, in tempi di in cui l'ambientalismo è di moda (e come tutto ciò che è di moda, è solo esteriore), che uno Stato responsabile e serio, una volta appurato che il gasolio inquina più della benzina, usasse la leva fiscale per scoraggiarne l'utilizzo. Ma sono tempi in cui la logica non sta di casa, per cui serve un supplemento d'indagine, da cui si scopre che da un lato ammettono che le accise sul gasolio NON sono state ridotte meno di quelle sulla benzina e restano più basse, e dall'altro chiamano in causa il gioco domanda/offerta (quindi la guerra), dimenticando che questo può influire sul prezzo finale molto modestamente.

Arriviamo al punto solo se rammentiamo il perché, le accise sul gasolio sono sempre state storicamente più basse: la benzina serve sostanzialmente solo alle auto private, il gasolio o a chi con la macchina ci lavora e fa tanta strada (girando più lento, il motore diesel consuma meno e dura almeno il doppio) o ai camion o ai pullman o alle industrie o alla piccola produzione elettrica. E questo era anche prima, poi e solo poi i costruttori si sono inventati le diavolerie necessarie a fare andare diesel anche le auto di tutti noi. Prima che si iniziasse ad attaccarne il potenziale inquinante, dimenticando che il particolato è solo un fattore, l'unico a sfavore del diesel, mentre i consumi minori, la durata maggiore, la robustezza fanno si che calcolando bene, uno che deve percorrere tanti chilometri inquina il pianeta molto meno se usa per dieci o più anni la stessa turbodiesel che se si compra ogni tre anni l'ultimo ritrovato in materia di ambiente (per costruire il quale serve acciaio, petrolio per le plastiche, eccetera eccetera, e oggi anche metalli rari per le costosissime batterie, anche dimenticando che in qualche modo bisognerà produrla tutta quella elettricità che faticosamente accumulano). Se dunque si voleva intervenire sulle accise in modo da continuare a far valere le ragioni storiche per cui il gasolio deve costare meno della benzina, bisognava, ammesso che le teorie sul costo industriale siano vere, agire sulle accise in maniera diversificata in modo da continuare a privilegiarlo. Se non lo si fa, quindi, è solo perché non si vuole. E perché non si vuole, visto che il maggior inquinamento è tra la balla totale e la percentuale difficile da calcolare e comunque minima?

Per rispondere è sufficiente scorrere la cronaca degli ultimi tre anni, fatti di gente chiusa in casa e attività economiche fatte fallire a migliaia. Per non volere affrontare una cosiddetta pandemia di nemmeno un ordine di grandezza superiore alle normali epidemie influenzali senza investire in deficit immediatamente e senza indugio in tutte quelle strutture sanitarie e procedure farmaceutiche che potevano combatterla senza causare sofferenze ulteriori alla popolazione e alla società civile. Poi, se uno pensa e dice che erano queste ultime l'obiettivo e la prima è stata solo presa a scusa per poterle attuare, gli si appiccica il bollino di complottista e lo si emargina. Sta di fatto, che con la scusa della guerra si moltiplica non solo il prezzo del gas, ma anche quello della luce anche se non è che le centrali vadano a gas, e anche quello dei carburanti in genere, e non solo anche del gasolio più della benzina (il che fa pensare che il GPL sia una soluzione solo fino a che non vogliono disincentivare pure quello). L'ineffabile UE che per trent'anni ci ha inflitto manovre asfittiche per contenere l'inflazione, non è minimamente in grado di fermare l'inflazione esogena, e nemmeno di adottare una strategia comune per l'energia (che poi era quella per cui era stata concepita all'inizio), con i tedeschi che come al solito però ai propri cittadini gli aiuti li varano eccome.

Dovete stare a casa. Un'auto con sette-ottocento chilometri di autonomia, che consuma poco e dura tanto, non la potete avere più. Una piccola impresa che vi da da vivere dignitosamente nemmeno. Questo è l'input, che se non l'hanno già fatto lo sussurreranno anche all'orecchio della Meloni: non avete scampo. I vostri figli non sapranno nemmeno che il lavoro è un diritto, anzi il primo: senza il quale nessun altro ha senso. Non è detto nemmeno che potranno riuscire a mantenere quella casa di proprietà che faticosamente gli avete lasciato, ammesso che ci siate riusciti. Ma intanto ci dovete stare, tanto c'è Glovo e la payTV e gli smartphone, che uscite a fare? Solo, a diciannove gradi e risparmiando corrente. Questo è il piano per l'Europa occidentale in genere, e per l'Italia in particolare. La storiella del denaro come bene scarso è appunto una storiella. La storia che c'è dietro ve l'ho raccontata già altre volte, ma mi sa che prima o poi ci torno...

P.S. Nel caso vi fosse venuto il dubbio, non ho un auto diesel. Anni fa sono passato a un usato a gpl, ma forse ora l'usato a gasolio si troverà a prezzi convenienti, magari ne approfitto...

mercoledì 21 settembre 2022

UN'ELEZIONE DA POCO

Il post sulla guerra dovrà aspettare, e magari avesse ragione Erdogan e dovessi riformularlo per superamento da parte della cronaca. Siamo infatti arrivati alle porte del fatidico 25 settembre, e anche se alla fine forse davvero stavolta a votare manco ci vado, qualcosa pure bisogna dirsela, sulle elezioni politiche incombenti.

Partiamo da qui: è davvero una data fatidica? Delle ultime due elezioni politiche, l'ho pensato, assieme ad almeno un terzo dell'elettorato peraltro, e scritto. Quanto - ahimè - mi sbagliassi, basta rileggere qualcosa per misurarlo. Ma non nel giudizio di merito dei programmi grillini, che anche a rileggerli oggi sarebbero da sottoscrivere nuovamente (e infatti non è un caso che essi stessi li abbiano fatti praticamente sparire dal web, menomale che mi ero scaricato un pdf integrale che vi fornisco volentieri, ché tutti i link che vi avevo fatto negli anni sono oggi "rotti" e questo su blitz è solo un riassunto..): quello che serviva all'Italia dieci anni fa è esattamente quello che servirebbe oggi, o che sarebbe servito ad affrontare la pandemia in maniera intelligente e non idiota punitiva e distruttiva, o a far si che i rincari del gas ci facessero economicamente il solletico o poco più. No, il tradimento è invece delle persone, che quei programmi hanno dimenticato o rinnegato, sia che siano fuoriuscite dal moVimento sia che siano rimaste dentro, con pochissime eccezioni. Il problema coi tradimenti, però, è sempre quello: che per un po' non ti fidi di nessuno, e anche chi invece non ti tradirebbe mai ci mette del tempo e della fatica a convincerti che con lui/lei non rischi di rivedere concretizzati i tuoi incubi, ammesso che ci riesca.

Aggiungiamo un particolare non da poco: che era chiaro fin da subito (almeno, a chi capisce di queste cose) che il m5s era in grado di raggiungere in fretta una massa critica in grado di incidere pesantemente sulla scena politica, se non di dominarla. Oggi, anche quando rintracciassimo uno schieramento qualunque con un programma sottoscrivibile (che cioè contenga chiare prese di posizioni antieuropeiste e keynesiane unite a una riforma della selezione politica in grado di limitare a quote endemiche la corruzione: il mix del programma grillino originario, per intenderci), è altamente improbabile che esso sia in grado non dico di incidere, ma nemmeno di superare gli sbarramenti ed entrare in Parlamento. Quindi l'alternativa oggi per noi "eretici" è purtroppo solo questa: non votare o votare inutilmente? Io deciderò all'ultimo istante, magari ci vado se non ho di meglio da fare quella domenica, visto che come da dettami gelliani (adottare ogni strategia perché la gente vada a votare sempre meno, dal disamore indotto fino alle urne aperte il minimo) da un po' alle politiche si vota un giorno solo.

Il combinato disposto dei due capoversi precedenti è esiziale: anche quando identificassimo un programma votabile, e se ce ne fosse più di uno ci mettessimo tutti d'accordo riuscendo a portare quello schieramento in Parlamento, e magari alla fine fossimo talmente inopinatamente tanti da farne un soggetto politico in grado di incidere (magari non quanto il m5s, diciamo che basterebbe quanto un ago della bilancia ai tempi del pentapartito), cosa ci garantirebbe che i suoi esponenti, una volta al governo, quindi una volta al contatto col Vero Potere, magari alla prima gita a Bruxelles, non vengano "ridotti alla ragione" tramite contatto suadente o minaccioso che sia, come sarà capitato, che so, a un Di Maio? Sennò come lo spieghi uno che sottoscrive un programma come quello nell'immagine qui accanto e poi se ne dimentica completamente?

Mi si dirà: ma anche se non vai a votare, togliti dalla testa la possibilità che l'esistenza di un "partito dell'astensione" (per quanto enorme possa diventare) venga riconosciuta nel suo significato di protesta e "alterità" da parte di quelli che si spartiscono i voti espressi per farne una remunerativa carriera e si comportano come se le quote fossero della popolazione anziché dei pochi votanti. E infatti, volendo evitare di fare la fine di Carlo Verdone quando annulla comicamente la scheda dopo aver passato mille peripezie con la sua Alfasud mentre rientrava dalla Germania per votare, alla fine probabilmente voterò. Forse Paragone. E ai compagni che mi ricordassero che è destrorso rispondo che mi trovassero uno schieramento di sinistra-sinistra che ha compreso che senza uscire dalla UE nessuna politica economica nazionale "altra" rispetto al monetarismo eurista (si, "da giovane" - ad esempio in questo post, che peraltro vi ripropongo ogni volta che voglio spiegare Keynes - pensavo addirittura che si potesse cambiare quella, dovevo invecchiare per capire che se non possiamo incidere su scala nazionale figurarsi continentale), figurarsi una di stampo socialista, è possibile, e voto quello. O forse Italia Sovrana e Popolare.

Riassumendo (tanto i documenti per riscontrare, se vi va, ve li ho già linkati):

  • il programma del movimento 5 stelle prevedeva il ripudio delle grandi opere tangentizie (a cominciare dalla val di Susa) e invece un tripudio di piccole opere (keynesianamente in grado di riassorbire a stretto giro il deficit inizialmente necessario ad avviarle) proprio in settori come la sanità pubblica, l'edilizia pubblica specie scolastica, il recupero del territorio e la microproduzione di energia da fonti alternative - se negli anni di governo avessero fatto una frazione di quanto promesso, ieri avremmo affrontato la pandemia agendo innanzitutto sul denominatore (i posti in ospedale, e non solo in terapia intensiva) e sul numeratore incentivando ogni possibile cura empirica (anziché buttare soldi - magari con tanto di stecca - in sieri dimostratisi inutili e dannosi), ed oggi non avremmo questi aumenti dei prezzi dell'energia a finire di distruggere le PMI completando l'opera iniziata con la pandemia; per questa ragione Conte potrà anche convincere qualche elettore, fosse anche molti, a tenere a galla la barca grillina (se non si fosse smarcato in extremis non avrebbe nemmeno potuto tentare), ma non chi ha buona memoria;
  • gli altri, tutti gli altri, o sono sputtanatissimi da tanto tempo, come il PD o Berlusconi (che non manca di dichiararsi europeista ogni due e tre, tanto per togliere credibilità lepeniana alla Meloni, e invece non dimentica di fare l'occhiolino ai suoi grandi elettori di sempre ricicciando addirittura il per troppi versi infattibile Ponte sullo Stretto), o da meno come la Lega (che ha spinto i grillini tra le braccia del PD anziché provare a mantenere dritta la barra di un governo che almeno in potenza era alternativo), o si sputtanano in tempo reale sotto i nostri occhi (la Meloni ammesso che arrivi al governo diventerà eurista prima ancora della prima gita a Bruxelles, potete scommetterci); comunque, ciascuno di loro non fa che agitare veli ideologici davanti agli occhi dell'elettore bue di riferimento (diritti civili - che senza quelli socioeconomici sono fuffa - e ambientalismo modaiolo a sinistra, xenofobia e autoritarimo sociale a destra, e trasversalmente termovalorizzatori e quelle centrali nucleari che, pur non volendo considerare i veri costi, ché se lo avessero mai fatto non ne avrebbero mai costruita nemmeno una, se anche cominciassimo domani a farne mille avremmo il primo chilovattora netto tra decenni), veli ideologici che in quanto tali hanno il precipuo compito di occultare ai loro occhi la realtà di una politica economica autoritaria, criminale e decisa altrove, che implica tra l'altro la distruzione del tessuto socioeconomico dell'Italia così come deciso e comunicato agli esecutori sul panfilo della troppo compianta Elisabetta II giusto trent'anni fa;
  • gli unici alternativi sono talvolta incoerenti, talaltra destinati all'irrilevanza, e spesso tutte e due le cose;

con questo scenario, è come accingersi a fare l'amore con una donna che si vede che non ti ama, non gli piaci, pensa ad altro e forse ti deride o comunque ti disistima: sarebbe meglio scappare, ma se non lo fai non ti puoi che attendere una prestazione al massimo modesta... Insomma, domenica si vota: magari non si sa chi vince, ma sicuro si può prevedere, altro che botto, una drammatica cilecca.

venerdì 5 agosto 2022

LETTURE PER L'ESTATE

Non so se sia ancora così, ma temo di si: a scuola il fattore "C" con gli insegnanti è determinante, non solo per la carriera scolastica stessa, ma anche per le scelte di vita successive. Avendo dimostrato una certa attitudine a maneggiare i numeri (che mi è rimasta, a dispetto della mancata coltivazione), fu naturale scegliere il liceo scientifico, e addirittura al biennio mi ritrovai come insegnante di matematica lo stesso simpatico geniaccio che avevo alle medie (doppia coincidenza, il passaggio simultaneo e finire nella stessa sezione) e che, avendomi capito, ogni tanto veniva a spettinarmi con la mano chiamandomi "furiusu" per via della mia abitudine a fare di getto gli esercizi senza mai tornarci su se non venivano, tanto poi li avrei rifatti in classe in caso fossi stato chiamato a mostrarli. Ma la fortuna tende a girare, e al triennio mi capitò una insegnante di matematica e fisica di quelle che ti leggevano in classe la spiegazione dal libro, e si incazzavano se facevi domande, di cui non conoscevano mai la risposta. Risultato: gli esercizi continuavano a venirmi, ma non ne capivo il senso (di limiti, derivate, logaritmi, funzioni analitiche, eccetera) e mi disamorai. Nel frattempo alla bellissima insegnate di italiano e latino del biennio, fonte di tutti i sogni erotici di tutti i maschietti delle sue classi (si, esattamente come nei film sexy degli anni 70, quelli con Vitali Banfi Fenech Rizzoli Cassini Guida eccetera, che non erano affatto campati in aria), era seguita nel triennio una che apparve subito meno avvenente ma si sarebbe rivelata più decisiva per alcuni di noi, sicuramente per me. Già durante l'anno, infatti, ci aveva dato dei libri di letteratura contemporanea italiana non solo da leggere, ma anche da recensire in forma di "scheda", ed in gruppo: una cosa che ci faceva sentire tanto giornalisti e quindi ci ingrifava parecchio. Poi, per l'estate, ci consegnò una lista di libri da leggere nelle vacanze, tornando con le schede stavolta individuali. Parlo di Verga, Pirandello, Silone, Strati, Pavese, Levi, eccetera. Non so quanti di noi uscirono dal liceo come appassionati lettori, ma io sicuramente si, e il mio primo libro da scrittore (di tre, resto sempre e comunque soprattutto un lettore, anche se ormai la presbiopia mi fa preferire il lettore ebook, che ho impostato a caratteri grande e dove ho caricato migliaia tra classici e contemporanei, abbastanza per alcune vite) nel 99 lo portai in dono proprio a quella professoressa oramai anziana, e anche col sottile timore di avere un brutto voto, credo.

Tutto questo pippone perché accingendomi a fare qualche giorno di vacanza, dopo anni come tanti di voi, vi lascio con una serie di articoli da leggere, pescati qua e la nel mare magno del web, in ossequio alla funzione primigenia di questo blog: fare da media, farvi da filtro (certo, il mio filtro, ma se non vi va bene cambiatelo o usate il vostro personale), tirare su la rete risparmiandovi mezza fatica - che quella di scegliervi il pesce spinarlo e mangiarlo resta la vostra, se e quanto vi va.

  • Tensioni in kosovo... - Nel tentativo di espandere il conflitto che ha avviato in Ucraina nel 2014, la Nato ci mostra con evidenza non solo la sua natura guerrafondaia e imperialista, ma anche le contraddizioni in cui rischiamo di finire se ascoltiamo troppi TG. Mi spiego. Se in una nazione sovrana c'è una regione che è abitata a maggioranza da un'altra etnia (che so, ad esempio la Moldavia con la Gagauzia), ha diritto quella nazione ad angariare quella etnia? e se lo fa hanno diritto le nazioni limitrofe a impicciarsi e intervenire? Se rispondete si, abbiamo fatto bene a bombardare la Serbia nel '99 fino a ottenere l'indipendenza del Kosovo, e però ha fatto bene anche Putin ad intervenire in Ucraina oggi per liberare il Donbass (leggere qui per ricordare chi sono i neonazisti ucraini), e farebbe bene oggi la Serbia a intervenire in Kosovo dove stanno discriminando pesantemente le minoranze serbe nelle regioni di confine. Se rispondete no pensando al cattivone Putin o giustificando un nuovo intervento in Kosovo, occhio che un minimo di coerenza allora vorrebbe che rivalutassimo di 180° la lettura storica delle vicende nella ex Jugoslavia. Oppure, restate pure iscritti al partitone degli opportunisti secondo cui il criterio guida è che hanno sempre ragione i nostri (e magari UE e USA fossero davvero i nostri...).
  • Il caro-energia... - Mattei lo hanno ammazzato perché tentava di smarcare il nostro Paese dal colonialismo americano, di cui oggi la sua Eni è uno degli ascari migliori. Venendo adeguatamente retribuita con la scusa della guerra.
  • Draghi, missione compiuta - Quando era alla BCE, mister "whatever it takes" ha munificamente riempito di soldi la pancia delle banche ben sapendo che il teorema delle ricadute positive della cosa sui cittadini comuni era fasullo, le banche hanno usato il tesoro in regalo per fare incetta di titoli di Stato e gli Stati sono stati spinti ancora più di prima sotto il taglione del debito e dei parametri UE. Non bastava, serviva un catalizzatore e - miracolo! - è arrivata la pandemia. I traditori di Lega e M5S al governo hanno imboccato la strada del "farla pagare ai privati", mancando alle loro promesse. Ma non bastava ancora, doveva intervenire direttamente Lui: distruzione delle PMI, incaprettamento del Paese al PNNR, aumento vertiginoso del debito pubblico, sterzata guerrafondaia con conseguente innesco dell'inflazione da materie prime, bastano solo queste grandi linee a capire con che razza di killer abbiamo a che fare. "Eppure conosco brave persone, italiani plurilaureati e di buona volontà, che considerano ora più che mai Draghi come l’unico possibile 'salvatore della Patria', assurdamente silurato da un parlamento ingrato e traditore..." Mah...
  • Heather Parisi - Quando ero ragazzo mi sarebbe piaciuto stare li a sollevargli la gamba (dire così oggi è sessismo, ma io sto raccontando di quando ero adolescente...), oggi se la incontrassi le stringerei calorosamente la mano per ringraziarla: è una mosca bianca di autonomia di giudizio e dissonanza dalla narrazione imposta, in un mondo dello spettacolo e della cultura mai così disciplinatamente uniformato come oggi. Questo post è da sottoscrivere e divulgare in ogni modo. Il suo sito da oggi va di diritto in colonna destra.
  • Vaccini e morti improvvise - Se metti "morti improvvise" su Google e leggi i risultati, a vaccinarti non ci vai. Ok, non ce la dimostrazione statistica che l'impennata sia collegata alle vaccinazioni di massa. Ma c'è ancora meno per l'asserita riduzione dei sintomi in caso ti contagi e di decessi di contagiati. Molto meno. Eppure ho sentito con queste mie orecchie persone peraltro stimabili e intelligenti che recitano il mantra del "però non muori" quando provi a fargli notare che vaccinando tutti i contagi si sono moltiplicati per mille, quindi se anche non vogliamo dire che è per colpa dei vaccini, sicuro possiamo dire che sono perlomeno inefficaci. Che siano "insostenibili e non salutari" pare se ne sia accorto persino il Corriere..  Ma poi c'è il caso che muori, che un giudice certifica il vaccino come causa del decesso, e però nega il risarcimento perché non eri obbligato e hai firmato volontariamente: guardare per credere. D'altronde, se gli effetti avversi non vengono denunciati dai medici di base, per non perdere il posto (che poi magari il giudice ti reintegra - e Facebook censura chi posta la sentenza! - ma intanto passi i guai), come se ne esce?
  • Viglione - Ma un'alleanza elettorale tra le forze politiche antiglobaliste (quindi anche anti guerre Nato e anti gestione dittatoriale della pandemia), no?
  • Lameduck - Bentornata "papera zoppa". Come aveva promesso, la Tampieri ha ripreso a postare sul suo blog, stavolta con una lucidissima analisi della questione elezioni anticipate.

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