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venerdì 1 novembre 2024

VALENCIA INFELIX

Le immagini del disastro di Valencia le abbiamo viste tutti. Mentre scorrevano, inoltre, abbiamo tutti sentito i commenti dei cronisti, che quasi senza esclusione hanno intonato il coro del cambiamento climatico. Peggio, oramai il mantra viene recitato en-passant, col tono con cui si riportano le cose scontate, e quale che sia la portata dell'evento. Ad esempio, a proposito dell'Emilia pochi giorni fa, tutti i servizi intercalavano il racconto con l'inciso "ennesimo evento estremo causato dal cambiamento climatico" o simili. Tra un servizio e l'altro, a completare il terrorismo mediatico, l'intervista all'esperto meteorologo di turno, che recita lo stesso copione: temperature eccezionali per il periodo (l'estate di San Martino è un proverbio per caso), in otto ore le precipitazioni di un anno, crescita esponenziale degli episodi estremi, eccetera eccetera. La seconda parte del messaggio (devi comprarti l'auto elettrica e obbedire a tutti gli altri diktat, altrimenti sei complice del disastro che deriva dal cambiamento climatico a base antropica, l'uomo che aumentando la CO2 brutta e cattiva finirà per autodistruggersi) è sottintesa ma quando la tireranno fuori le cronache dalle alluvioni salteranno fuori come tante metonimie a darle il senso voluto.

Ci vuole una testa d'asino ben allenata per sfuggire a questa trappola, anche e specialmente quando la tragedia in cronaca ha davvero dimensioni tali da calamitarti davanti al teleschermo. Ma una voce dissonante ti scuote, qualcuno ha parlato di cementificazione, e allora te le ricordi, le immagini della nuova Valencia disegnata dalle archistar sullo sfondo del futuristico circuito motoristico sul mare. E vai a controllare. Salta fuori, ma solo perché la Rete nasconde ma difficilmente dimentica, un articolo del Manifesto del 2006 (quando ancora la sinistra-sinistra non si era allineata alla narrazione ufficiale). Si chiama Valencia infelix, incipit "una regione a cemento libero", leggetevelo. Poi magari leggetevi questo articolo dell'anno scorso in cui invece si elogiava lo stesso modello costruttivo perché "sostenibile", anzi esempio trainante di sostenibilità. Quindi fate due più due. Più altri due, aggiungendoci questo che ricorda l'alluvione del 1957, quando non c'era ancora il cambiamento climatico ma le alluvioni c'erano già, che fece forse ancora più morti di questa (il conteggio purtroppo è aperto) in una Valencia attraversata da un fiume che allora si decise di deviare per farlo scorrere 12 km lontano dalla città.

E la somma (aiutandosi leggendo quest'altro articolo) è: indovinate in quale zona si concentrano la maggior parte dei morti di oggi? Esatto, quella attorno al nuovo corso del fiume, dove una politica sciagurata, annullando gli effetti di uno degli ultimi afflati di una politica virtuosa, ha consentito e incentivato l'urbanizzazione "modernissima", con tanto di autostrada sulla riva (è quella che avete visto al TG). La conclusione logica sarebbe: non sappiamo davvero se ci sia un incremento statisticamente significativo degli eventi estremi dalle parti nostre, ma anche se ci fosse, non è sprecando risorse pubbliche e private per tentare di invertirlo (ammesso che sia possibile, anche se fosse davvero a causa antropica, senza un bel malthusiano suicidio collettivo, e poi bisogna vedere chi deciderà chi ne godrebbe i frutti, altro che "i nostri figli" come recita il sempre più insulso monitore dal Colle) che possiamo affrontarlo, ma investendo massicciamente per arrestare il degrado del territorio e dove serve azzerare gli effetti nefasti del suo stravolgimento degli ultimi decenni. E intanto, visto che ammesso che davvero gli eventi estremi stiano da noi aumentando restano ancora ben lontani di quelli a cui altre parti del mondo sono avvezze da sempre, adottare quei comportamenti. che ad esempio abbiamo visto in Florida pochi giorni fa, che allontanano dal pericolo per tempo le persone.

Ma questa conclusione, per quanto logica ci possa sembrare, con ogni probabilità non la vedremo mai attuata, nemmeno se eleggiamo un governo che promette credibilmente di attuarla. Chi decide davvero, infatti, non lo possiamo eleggere, e da un lato non consentirà mai investimenti in deficit sul territorio e dove altro serve (a noi: a loro e ai loro mandanti si) dall'altro ha tutto l'interesse a che - altro che metterci in salvo - veniamo travolti come topi mentre tentiamo di scappare quando ormai è troppo tardi e poi i TG a reti unificate mandino le immagini con sotto il commentatore che recita il mantra. La pandemia ha fatto scuola.

martedì 12 febbraio 2019

M5S, FUGA IN AVANTI O ESTINZIONE

Il titolo è un tantinello apocalittico, lo ammetto, ma rappresenta fedelmente il bivio davanti al quale si trova adesso, ma ci si trovava anche prima solo che non gli era evidente, il Movimento 5 Stelle, e con esso forse l'ultima speranza per una redenzione politica dell'Italia.
Male si farebbe a sottovalutare la batosta elettorale in Abruzzo, sulla base del consueto argomento che le amministrative non sono le politiche, cioè non sono il terreno su cui l'impronta genetica del Movimento rende tradizionalmente al meglio. Perché questa arriva dopo mesi di sondaggi allarmanti, e probabilmente precederà altre batoste alle urne locali, e poi una batostona alle prossime politiche, a meno che da qui ad allora non si cominci a fare tesoro del messaggio che da tutto ciò deriva per dedurre che occorre un immediato e sensibile aggiustamento di rotta.
La maggior parte dell'exploit grillino, infatti, è derivato essenzialmente dalla improvvisa emersione di istanze massimaliste, poco compatibili con la continuazione della strategia di cautela vista fin qui, peraltro esercitata unilateralmente, mentre l'alleato di governo le istanze massimaliste della sua base continua almeno a parole ad assecondarle, intascandone un cospicuo consenso che magari si riserva di ricondurre all'alveo naturale del centrodestra (europeista e tangentaro, si, ma della contraddizione i suoi elettori non se ne accorgeranno prima che sia troppo tardi, c'è da scommetterci...).
Dopo aver criticato "da sinistra" il Reddito di Cittadinanza, passo dunque alla parte costruens che in ogni buona critica ci deve essere, e dico cosa farei se fossi io il responsabile della linea politica pentastellata. Che poi è essenzialmente quanto tra articoli sul web e programmi ufficiali hanno per anni prima di andare al governo promesso di fare, tradotto nella contingenza politica odierna.
Il primo punto è fondamentale e propedeutico: sovranità monetaria. Avendo capito che probabilmente il governo non dispone della forza politica necessaria a pretendere una riforma immediata dei trattati UE o se no provocarne il collasso, quindi non può a breve recuperare quella persa, gli restano però dei buoni spazi di manovra per usare al massimo quella rimasta, che c'è e non è poca. Solo che bisogna farlo al massimo, e nel più breve tempo possibile. Pare sia alle porte finalmente il varo dei Minibot, altrimenti si varino i Certificati di Credito Fiscale, oppure si usi la mai persa potestà di conio senza limiti di moneta metallica, o tutte e tre queste cose più qualche altra genialata, non importa: occorre rimettere in circolazione ricchezza non per uno zero virgola, ma per svariati miliardi di Euro, sicuramente varie decine, magari oltre il centinaio. Solo così, e la cosa mi pare immediatamente comprensibile, si potrà disporre a breve delle risorse per l'attuazione degli altri punti, che in un delirio di onnipotenza provo a mettere in un elenco come mi vengono, senza tentare una scala di priorità, anche per via dell'alto grado di interconnessione, e senza ovviamente accampare pretese di esaustività o infallibilità:
  • scuola - azzeramento immediato, in ossequio alla Costituzione, di ogni forma di finanziamento pubblico alle scuole private, nonché di tutte le riforme che hanno ridisegnato in senso privatistico l'istruzione pubblica, che invece deve essere oggetto di investimenti enormi a tutti i livelli, dal nido all'università, sia dal punto di vista didattico che da quello strutturale, a cominciare dall'edilizia; in parallelo, sperimentazione di modelli curricolari sganciati dal concetto di "classe", almeno alle superiori: alla fine dei 5 anni, se sono ciuccio in matematica avrò fatto 5 classi delle altre materie e ripetuto tre volte la seconda in matematica, e con quel diploma non potrò iscrivermi a matematica all'Università;
  • estero - riposizionamento dell'Italia al centro del Mediterraneo, anziché alla periferia dell'Europa, a progressivamente sanare errori secolari che hanno condotto alla nostra marginalizzazione; questione difficilissima e pericolosa, se si pensa alla fine che ha fatto chi - da Mattei a Gheddafi - ha provato a mettere i bastoni tra le ruote a certa gente, ma dal potenziale economico enorme e dal dividendo politico altrettanto alto;
  • immigrazione - sganciamento dal becero razzismo salviniano, e suo disinnesco attraverso una politica di segno opposto: una volta messi in campo tutti gli altri punti e attivato un potentissimo rilancio dell'economia, attivazione di una centrale di rilevazione di bisogni di manodopera non soddisfacibili internamente, e di una serie di canali ufficiali e trasparenti di invito e trasferimento di lavoratori dall'estero con tutti i crismi dell'accoglienza degna - senza le frizioni dovute alla scarsità di risorse, da un lato l'integrazione ha probabilità maggiori di venire richiesta e attuata, dall'altro il razzismo perde ragione di essere (se mi hanno dato una casa e un lavoro, che mi importa se li danno pure all'egiziano, che tra l'altro dimostra di volersi integrare?);
  • sanità - emarginazione delle lobbies farmaceutiche, piena attuazione della Costituzione in merito alla libertà di cura con particolare riferimento alla questione vaccini (evidentemente da inquadrare nel processo di neofeudalesimo capitalistico in fase di avanzata attuazione, da fermare ad ogni costo); rientro in capo allo Stato del Servizio Sanitario Nazionale, fonte di enormi sprechi e sperequazioni da parte delle Regioni;
  • regioni ed enti locali in genere - avendogli tolto la principale leva di finanziamento, abolire tout-court le Regioni, potenziando le Prefetture come organo periferico dello Stato, e lasciando in piedi i soli Comuni come Enti territoriali, favorendone peraltro in ogni modo l'accorpamento in entità non irrilevanti sotto il profilo geografico politico ed economico, e ripristinando i trasferimenti da centro a copertura degli investimenti produttivi sul territorio (l'aziendalizzazione non ha funzionato, creando solo pluralità di bilanci centri decisionali e centri di controllo, col risultato di aumentare la confusione, quindi gli spiragli per i corrotti, senza alcun risparmio apprezzabile se non sulla pelle dei cittadini in termini di maggiori tasse e minori servizi);
  • mobilità e trasporti - i mezzi pubblici nelle città devono essere gratuiti efficienti ed ecologici: i centri storici prima deve essere reso inutile raggiungerli con le auto, poi se ancora serve vanno chiusi al traffico (si, l'esatto opposto di quanto fatto fin'ora), infine a chi ancora serve un'auto (essenzialmente perché si deve spostare fuori città o tra periferie, oltre che per turismo/piacere, quindi) incentivi pesanti per la riconversione dell'industria automobilistica all'elettrico e all'idrogeno, ivi compresa la rete di distribuzione su strade e autostrade; realizzazione di una rete completa di porti marittimi e fluviali per la circolazione delle merci, con imposizione di un nuovo standard di container adatto al rapido dislocamento su treni merci e soprattutto su camioncini modulari, unici autorizzati all'ingresso in città, con conseguente divieto assoluto di circolazione dei TIR sul territorio nazionale a fine processo; ristatalizzazione delle FFSS, e ricapillarizzazione del trasporto ferroviario: ogni centro abitato significativo deve essere servito da una stazione funzionante e raggiunto da treni quotidiani, costi quel che costi (è una questione di sicurezza nazionale e di salvaguardia del territorio, non può essere trattata con la partita doppia dei biglietti venduti per tratta): i flixbus devono essere arginati mettendoli fuori mercato;
  • energia - deve essere possibile e semplice per chiunque autoprodursi l'energia col fotovoltaico o col minieolico a prezzi accessibili, e vendere ai vicini di casa l'eccedenza (la cosa accoppiata all'efficienza energetica degli immobili, vedi punto relativo al recupero del patrimonio edilizio, deve dare un contributo decisivo ad un taglio netto della bolletta energetica nazionale, ovvero della dipendenza del Paese da fonti fossili da acquistare all'estero);
  • patrimonio edilizio - mantenimento ed implementazione di ogni forma di incentivo, fiscale ma anche diretto, alla riqualificazione energetica, antisismica ed estetica dei centri abitati in tutto il territorio;
  • territorio - varo di un piano gigantesco, di livello "postbellico", di recupero di strade, fiumi, acquedotti, spiagge, laghi, monti, foreste, eccetera, in tutto il Paese, attraverso una costellazione di miriadi di "piccole opere" che vada a soppiantare definitivamente le "grandi opere" (da fermare per sempre, a cominciare dalla TAV) nella scala delle priorità degli investimenti pubblici (le grandi opere restano possibili, ma vietando ogni forma di intervento pubblico, così si faranno solo quelle davvero redditizie);
  • reti - (ri)nazionalizzazione blindata costituzionalmente di tutte le reti vitali: acqua, energia elettrica, gas, poste, telefonia fissa e mobile, Internet; ai privati può essere lasciata libera concorrenza solo nella gestione dei servizi sulle reti di proprietà statale, e solo nella misura in cui, data la natura di ciascuna rete, ciò non intacchi le libertà fondamentali dei cittadini (quindi ad esempio l'acqua in ogni caso no, che è vitale e tra l'altro gli italiani si sono espressi in merito fin troppo chiaramente);
  • agroalimentare - protezione fattiva contro ogni ingerenza esterna di tutte le eccellenze italiane in ogni settore merceologico (anche grazie alla fine dell'emergenza monetaria che consentirà ai consumatori di evitare il risparmio ad ogni costo, pagando il giusto i prodotti nostrani): basta importare latte per poi dover distruggere il nostro, basta olio dolciastro "da olive raccolte nell'Unione Europea", eccetera.
Ripeto, l'elenco non ha pretese di esaustività o di trattazione analitica dettagliata. I tecnici ci sono per questo, e molti negli anni si sono avvicinati ai cinquestelle proprio per mettersi a disposizione del progetto di rilancio del Paese che loro rappresenta(va)no, com'è testimoniato dalla presenza annosa di questi temi sul blog storico di Beppe Grillo, quello che ha tirato la volata al Movimento, ma ancora di più su quello attuale, da battitore libero, che il comico si è riservato dopo aver lasciato ad altri la gestione politica diretta. Su questi temi il consenso popolare è ancora enorme, e suscettibile di crescere ancora, a dispetto della percezione che si ha seguendo il mainstream, quasi tutto ancora in mano al Nemico (come dimostra persino il Festival di Sanremo, consegnato a una canzone mediocre di un ragazzo che ha quasi il solo merito di consentire di veicolare ragioni di messaggio politico).
Ma se invece non si ha il coraggio di farle, queste cose e/o altre analoghe, e innanzitutto quindi di attuare immediatamente il punto propedeutico recuperando entro diciamo un anno le risorse necessarie per rilanciare l'azione di governo, ci si sarà comportati come quei giocatori di carte, sì bravini, che bluffano sì credibilmente, ma continuano a farlo anche quando la carta proprio non gira, e quando vengono scoperti vengono spennati come polli, e poi nessuno vuole più giocare con loro. Capita l'antifona, grillini miei?

domenica 30 dicembre 2018

OGNI FINE È UN INIZIO

Questo 2018 si conclude con l'approvazione in extremis di una manovra che, come capita a molte mediazioni estreme, potrebbe accontentare tutti e però invece rischia di non piacere a nessuno. A me - e a leggere i sondaggi, che vedono il governo gialloverde ancora con circa il 60% dei consensi, cosa incompatibile con la narrazione di giornaloni e tiggì (ma quand'è che intervengono in Rai, possibile che devono essere "sportivi" solo i "nostri"?) sono in nutrita compagnia - sarebbe piaciuto che il mio Paese non fosse stato costretto da trattati-capestro a mercanteggiare sui decimali, ma anzi avesse potuto azzardare una manovra ben più keynesiana di questa. Ci sarebbero, ci sono, moltissime cose da fare, che uno Stato sovrano potrebbe decidere di fare (senza peraltro che i suoi conti nel medio/lungo periodo ne risentano, anzi tutt'altro: il moltiplicatore alla fine genera più entrate fiscali della spesa pubblica per investimenti che lo ha innescato) se solo fosse davvero tale: riqualificazione capillare del territorio allo scopo di prevenire (anziché intervenire dopo, a costi enormemente maggiori) i danni da eventi naturali, recupero e messa in sicurezza allo stesso scopo del patrimonio edilizio di periferie città e borghi, rifacimento della intera rete stradale urbana ed extraurbana, attuazione del mandato referendario relativo all'acqua pubblica e risistemazione di acquedotti e reti distributive, reingegnerizzazione del sistema dei trasporti di merci con ripristino e implementazione delle vie d'acqua interne e realizzazione di un sistema di porti di medio e piccolo cabotaggio per minimizzare al più presto la circolazione di TIR nelle autostrade, ripristino della rete ferroviaria statale fino a ridare operatività a tutte le stazioncine periferiche, incentivazione fiscale e non della microproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e mi fermo perché sto andando a braccio e non era un'elencazione completa di spesa pubblica anticiclica l'obiettivo di questo post, fatevela da soli, metteteci tutto quello che da plenipotenziari fareste per risollevare le sorti del Paese, dare un lavoro a tutti (e quindi nuovo significato all'accoglienza di extracomunitari, in un'ottica di necessaria partecipazione a un progetto di rilancio, e non più di grimaldello emotivo all'acquescenza verso il progetto in atto di livellamento verso il basso del livello di vita di tutti) e tentare di cambiare verso al futuro.
Invece, non si può nemmeno raggiungere un misero 2,4% di deficit, ben al di sotto del fatidico tetto del 3% imposto a pene di segugio ai tempi di Maastricht e poi peraltro più volte sforato da tutti e comunque da tanti più di noi, perché se no parte una procedura di infrazione che o si ha la forza politica di denunciare i trattati e andarsene sbattendo la porta (e quella non la si ha per colpa dei troppi italiani che ancora si bevono la narrazione ufficiale su leuropa e ildebbitopubblico) o si deve subire e alla fine costerebbe più dei benefici cercati. In pratica, è chi ha firmato quei trattati (e chi gli ha dato il consenso per farlo) che ha sancito la fine della democrazia, sappiatelo, e iniziate a guardare storto il vostro amico o parente o collega o vicino che è ancora "europeista" (le virgolette sono perché invece si sarebbe davvero europeisti solo se si smantellasse questa UE a trazione monetaria) e magari pure piddino, e ancora gongola quando arrivano le bacchettate da Bruxelles o da un qualche collaborazionista interno magari seduto su alto scranno: il suo concetto di democrazia è limitato alle cose che si possono decidere senza disturbare il padrone (unioni gay e altre amenità), perché ci sono argomenti "scientifici" su cui è la sua tecnocrazia che decide e il popolo bue è suddito e può solo uniformarsi (e i gay come gli etero restare disoccupati e non avere i soldi per sposarsi). Una tecnocrazia peraltro mai eletta da nessuno (Cinesi e Americani stanno messi molto meglio di noi, per motivi diversi), che quello che votiamo alle europee è un parlamento senza poteri - e tuttavia, alle prossime europee bisogna mobilitarsi per renderlo a maggioranza sovranista, tifando anche per qualcuno che ci è ancora più antipatico di Salvini, magari qualcosa succede...
Tutto questo, come tutto il resto peraltro, ha le sue radici nella Storia, e come compitino per le vacanze vi lascio la lettura di questo istruttivissimo pezzo di Cesare Corda per Sakeritalia, da leggere e rileggere con attenzione. Come diceva mio nonno, "bona fini e bon principiu", antico augurio di fine anno che stava saggiamente a rammentarci che, nessun dramma, ogni fine su questa Terra è necessariamente anche un inizio, e fatta fuori l'UE si scoprirà che ci sono altri sogni per cui lottare, che sono sogni migliori dell'incubo che è diventata questa Europa unita, e che anzi è stato proprio il corpaccione putrido e ingombrante di questo cadavere ambulante di istituzione sovranazionale antidemocratica che ci ha impedito di vederli fino ad ora. Chissà che nel 2019...
No, non lo dico: un po' di scaramanzia non guasta. Buon anno che verrà.

sabato 24 settembre 2016

CINQUE CERCHI E DUE PALLE

L'immagine è presa dal blog di Daniele Martinelli,
in particolare da questo apprezzabile articolo.
Non basta avere a che fare con un monoblocco informativo peggio della Pravda e del Minculpop, che stavamo meglio quando stavamo peggio perché almeno c'era Raitre che andava fuori dal coro, no siccome quelli che si lamentavano ieri della dittatura berlusconiana sono gli stessi che oggi sostengono la dittatura renziana, non c'è scampo neanche nei social network e nelle chat con gli amici. Prima era caccia ad alzo zero alla minchiata del neosindaco e non dico che non ne ha fatte, anzi, ma intanto la loro qualità è sintomo di scarsa furbizia, e questo in Italia alla fin fine è un raro pregio, ma la loro consistenza quantitativa, rispetto a quelle di tutti gli altri politici degli ultimi quarant'anni almeno, è infinitesima, e se a quelli si fosse data una frazione dell'intransigenza cavillosa che si riserva a questi oggi l'Italia sarebbe il Giappone. Poi, e la consequenzialità forse è logica oltre che temporale, è partito il coro della Grande Occasione Perduta, della Conclamata Incapacità a Governare, verso chi in fondo non fa che rispettare sia il mandato dei propri numerosissimi elettori che il più elementare buonsenso: le Olimpiadi hanno messo sul lastrico le collettività di tutte le città che le hanno ospitate negli ultimi decenni, e arricchito solo le tasche dei pochi con in mano il bisinisse e dei loro afferenti più o meno corrotti. Ci sono le statistiche a parlare, per chi le vuole leggere.
Se non bastano le statistiche, basta sapere la storia e capire d'economia: in tempi e luoghi di crescita complessiva e sovranità monetaria, può essere comunque un affare per i cittadini che alcuni ladri ben organizzati ricevano liquidità fiat appositamente creata per mettere su la baracca, perché si tratta di soldi "stampati" di cui almeno le briciole afferiscono in basso. Ma in tempi e luoghi dove se stanzi un soldo di qua lo togli di là, francamente no. Poi in area Euro non ne parliamo, per cui anziché blaterare di occasione perduta bisognerebbe ringraziare santa Virginia che non facciamo la fine di Atene.
I soliti noti, ovvero com'era quella dell'assassino e del luogo del delitto?
Questo, già in teoria. In pratica, basta guardare chi era stato messo a capo della macchina organizzativa, e cosa è riuscito ad arraffare già nelle fasi pre-preliminari, per non avere dubbi: ci siamo risparmiati un bagno di sangue, e altre cattedrali nel deserto dopo quelle di Italia 90 e dei campionati mondiali di nuoto del 2009.
Invecchiando, trovo anch'io sempre più interessante la mia parte intollerante, e abbandono qualunque discussione che ignori queste semplici considerazioni logiche, in qualunque luogo fisico o piattaforma virtuale si svolga. E avviso: sul referendum sarò ancora più cattivo. Chiunque abbia votato contro la riforma berlusconiana, se oggi intende votare si alla identica (ma in peggio) porcheria renziana, appena tenta di abbozzare un qualche sofisma giustificatorio, sarà da me sfanculato su due piedi, amico o non amico. E' in gioco il futuro del mio Paese, sticazzi.
E non mi interessa niente delle incertezze o incoerenze della Raggi: finché il Movimento 5 Stelle resta l'unica concreta speranza di cambiare le carte in tavola, ha il mio sostegno. Se arriva qualcosa di pari o maggiore consistenza, che abbia pari o maggiori probabilità di incidere, ne riparliamo, anche se sono gli Unni o i Klingon. Fino ad allora, mi tengo i grillini, e con gli altri manco ci parlo più. Sono antidemocratico? siete belli voi...

P.S. Per le olimpiadi, una soluzione c'è, ecologica economica e anche equa: da oggi in poi sempre ad Atene, o ad Olimpia. In impianti sontuosi fatti per durare millenni, costruiti a spese dei vampiri tedeschi e angloamericani che si sono sucati la Grecia...

martedì 16 agosto 2016

HO ATTRAVERSATO L'ALTO ADIGE

Non ce l'ho fatta a resistere. Per chi non capisce l'inglese, o
almeno 
il mio inglese (che chissà che ho scritto davvero),
la frase in italiano 
sarebbe: "..e avete presto cominciato
a costruire un nuovo 'Reich', con l'Euro come arma:
non imparate mai le lezioni della Storia, vero?
"
Il titolo è questo perché per un totologo è impossibile che non tornino di continuo in mente le immagini di un capolavoro come "Totò e Peppino divisi a Berlino", girando per certe strade. Ich bin ein berliner" l'ha già detto qualcun altro, e sarebbe da stupidi dopo una sola settimana di soggiorno, ma qualche impressione forse è lecito riportarla, dalla capitale (o se preferite capoluogo al di qua dell'oceano) dell'Impero:
  • non c'è una cartaccia a terra che è una, e questo la dice lunga sia sui servizi di pulizia che sulla educazione dei cittadini;
  • la metropolitana arriva ovunque ed è frequentissima pure ad agosto (i romani non possono credermi, lo so), è aperta fino a notte anche nei feriali, e NON CI SONO I TORNELLI e non va fallita;
  • rispetto a ciascuna delle prime cento città italiane per quantità di beni culturali, lì ne hanno un centesimo, e sfruttano quelli che hanno cento volte di più;
  • ad esempio, hanno trasformato il Muro in una miniera d'oro, tra frammenti (tanti che quando vai via per qualche giorno ti resta il riflesso, e ti giri verso qualunque pezzo verticale di cemento armato) veri o ricostruiti, musealizzazioni da gratuite a fin troppo care, e sfruttamento degli spazi vuoti di frontiera per opulente realizzazioni edilizie di archistar di paesi vari e si immagina elevatissimi onorari (non tutte belle, ma molte si, e comunque quasi nessuna qui suona fuori luogo come invece quasi tutte quelle nelle altre capitali storiche);
  • e comunque, quel poco di antico che c'è, a parte il piccolissimo quartiere medioevale, è per la maggior parte ottocentesco, e per il resto sette e novecentesco, e tutto trasuda di insopportabile prosopopea di grandezza, con la retorica imperiale a infarcire un neoclassico pesante e sgraziato.
Questo per dire che Berlino è un bel posto, che se non fosse per il gelo ci si potrebbe anche vivere e bene (la ciclabile è perfetta e arriva ovunque, ma a un mezzo africano come me risulta impensabile usarla al di fuori della brevissima estate, se pensate che nei giorni prima di ferragosto la temperatura ha superato raramente i venti gradi e spesso c'era vento freddo), a patto di dimenticare che questi prima si sono potuti permettere la riunificazione grazie alla flessibilità dell'Europa (hanno potuto usare la sovranità monetaria in un modo che salverebbe i problemi interni di qualunque altro Paese dell'UE se potesse oggi fare altrettanto), poi sono riusciti a imporre un valore della moneta comune che per loro ha rappresentato una svalutazione competitiva e per gli altri rivalutazioni tanto più esiziali quanto più lontane da quella tedesca le rispettive economie - risultato: distruzione della piccola e media impresa nel sud Europa e ancora di salvezza per Germania e satelliti nella crisi iniziata nel 2008 e ancora in corso.
Insomma, un senso continuo e vario di contraddizione è la colonna sonora interiore che si sente, se la sai e la vuoi sentire, girando per Berlino. Fenomeno che diventa stridente quando, spesso, hai a che fare con la questione ebraica: è particolarmente beffardo che il popolo che fu la vittima prediletta (ma non unica, pensiamo a rom disabili e diversi di ogni tipo, e nemmeno maggioritaria, pensiamo ai russi) della politica del governo di Berlino, città meritatamente divisa a metà per 41 anni e da un muro per 28, siano lo stesso che oggi ha eretto un muro ancora più alto e fin troppo simile ("trova le sette piccole differenze" tra le due immagini a sinistra....). Tra le mille tracce messe li a espiare, o almeno mostrare di voler espiare, il senso di colpa, un museo sontuoso e sicuramente costosissimo (con niente di sostanziale dentro, ma ragazzi che "scatola"!...). Lì , non avendo un inglese sufficiente a rendere pensieri complessi, il bigliettino non ce l'ho messo, ma cavoli se ci ho pensato....

mercoledì 13 luglio 2016

UN DISASTRO FIRMATO

Se li lasciamo fare, non si fermeranno finché i "treni
dei poveri" non saranno così anche in Italia, vedrete...
Adesso è facile stigmatizzare l'abbandono totale delle ferrovie periferiche in favore della TAV, come fanno peraltro solo i migliori (i peggiori sono quelli che se la prendono col "fattore umano"). Averlo fatto da anni, invece, ti iscrive di diritto al novero dei purtroppo buoni profeti. Quando manca un quadro normativo e istituzionale che impedisca che la politica diventi o resti solo un modo più spiccio e redditizio di altri di fare fortuna, è ovvio che si scelga sempre di finanziare l'opera faraonica piuttosto che impiegare gli stessi soldi in decine o centinaia o migliaia di opere più piccole e molto più utili alla collettività, perché invece la prima dà visibilità a chi la vara, e per natura consente un margine (già iniziale, e poi levitante in corso d'opera) tale da favorire l'arricchimento indebito dei promotori e dei realizzatori (e non intendo le maestranze...). Ma, per stare sul pezzo, potenziare enormemente la dorsale Roma-Milano e grandemente quelle ad essa strettamente collegate (verso sud solo fino a Salerno, e a nord la Torino-Venezia), e abbandonare o quasi tutte le altre direttrici, per non parlare delle reti locali specie meridionali, significa per un Paese quello che significherebbe per un corpo umano ricostruire in adamantio l'aorta e le altre arterie principali, e lasciare andare in malora il resto del sistema circolatorio: perdere l'uso degli arti a cominciare dalle dita, avere la pelle deturpata dovunque, e prima subire amputazioni progressive poi morire.
Se mai ci sarà un'Italia post era liberistica, quindi se mai ci disfarremo del PD e degli zombie della destra berlusconiana, un nuovo governo del Paese che voglia ricostruirlo dovrà necessariamente partire da qui: grazie anche a leggi draconiane contro la corruzione, e a un supporto incondizionato alla magistratura (in controtendenza a tutte le riforme fatte e annunciate negli ultimi 20 anni), potrà e dovrà usare la recuperata sovranità monetaria per varare un piano di lavori pubblici di medio/piccolo taglio, tra cui non potrà non fare la parte del leone la ricreazione di un sistema capillare di trasporti ferroviari statali sicuri e sovrabbondanti. Treni magari vuoti, che girino in perdita, ma assicurino a tutti, con la stessa certezza che al mattino sorge il sole, che ogni fazzoletto di territorio è collegato a tutti gli altri da mezzi moderni sicuri e dignitosi. Farlo, costerebbe per tutta Italia quanto un solo tratto di inutile TAV. Esattamente come, con gli stessi soldi buttati nella metro C, a Roma si poteva finanziare un piano di trasporti globale che avrebbe risolto definitivamente i problemi di collegamento delle periferie (non sto esagerando: due chilometri sotto il Colosseo costano circa quanto duecento di metro leggera periferica). E dare per sempre ai pendolari di tutta Italia treni comodi puliti e sicuri, meno che fare risparmiare altra mezz'ora agli odiosi manager che infestano coi telefonini la tratta appenninica. Sapevàtelo.
Il fatto che nella fattispecie i soldi per il raddoppio della tratta della tragedia c'erano già, e solo le pastoie della politica (locale e non) li hanno rallentati al punto che quando mai sarà realizzato la cosa suonerà come una beffa, specie ai cari delle vittime, non toglie anzi conferma a maggior ragione che il vero problema è proprio la classe politica, non i soldi. Che l'UE qui aveva stanziato, ma anche quando per anni dice che non ci sono, poi quando interessa a lei, per esempio per salvare il culo (e il portafoglio, lì vicino) ai banchieri, li trova sempre.
Ora è il momento di piangere i morti e domani di accertare le responsabilità, ci dicono oggi affrettandosi a presenziare all'evento mediatico. Ovvio. Ma non dimentichiamo di chi è la responsabilità profonda, e da dopodomani non manchiamo di riversare verso costoro l'odio più profondo, le maledizioni più ancestrali, il rancore più meritato, intanto che ce li togliamo dalle palle per sempre portando al governo chi si propone di invertire la rotta. Poi, se questi non manterranno le promesse, toccherà a loro. Intanto, facciamo piazza pulita di chi non si fermerà prima che il modello indiano di trasporto per la plebe si applichi in toto anche da noi. E non allargo il discorso, che si applicherebbe a tutto, solo perché oggi, purtroppo, si parla soltanto di treni.

giovedì 2 giugno 2016

APPUNTAMENTI ROMANI

Vi abbandono per qualche giorno dando ai "romani" due appuntamenti che più diversi tra loro davvero non si può.
Domenica 5 c'è il primo turno delle amministrative. Devo saltarlo ma tanto la mia candidata al secondo turno ci arriva. E poi lo vince pure, purtroppo: l'ho già spiegato, è una trappola, senza un governo che si riprenda in mano la sovranità monetaria e pratichi una lotta senza quartiere a corruzione e malaffare (una vera come solo il m5s forse può condurre, non quella finta che sbandierano tutti da sempre) amministrare decentemente e senza incappare in incidenti di percorso una città come Roma può risultare difficilissimo, se poi ti sei dato regole interne autolesionistiche riguardo agli avvisi di garanzia (che ti può arrivare anche per un atto meritorio) letteralmente impossibile.
C'è poi una faccenda che può essere citata come esempio sia di quanto appena detto, che di come a certi paradigmi mentali che ti entrano dentro come dogmi è difficile sfuggire in assoluto, e infatti non sfugge nessuno, come la luce da un buco nero: nemmeno pochi Raggi...  Stiamo parlando di trasporti pubblici e mobilità. Nello scorso post parlavo di "pedonalizzazioni a cappella" con in mente praticamente l'unico lascito dell'amministrazione Marino, quella di via dei Fori imperiali. Che, come volevasi dimostrare, per lasciare duecento metri all'esclusiva di camion bar e centurioni, ha triplicato il traffico in tutto il triangolo Termini San Giovanni Campidoglio. Ora, non c'è candidato sindaco che non parli, sia pure in misure diverse, di altre chiusure al traffico (precise) e di potenziamento dei mezzi pubblici (vago). Quando invece l'unica cosa sensata, ma appunto proponibile solo avendo moneta "fiat" per finanziarla e "alzo zero" contro chi tenti di appropriarsi indebitamente anche solo di rivoli, sarebbe prima un piano di trasporti pubblici gratuiti (o quasi) e capillari, e quando i cittadini felici cominciassero a lasciare la macchina a casa per manifesta inutilità chiudere pure tutta la cinta aureliana... Ma comincio a pensare che non vivrò abbastanza a lungo per vederla, una cosa del genere.
...
Vedrò invece con ogni probabilità l'amico Nino Mallamaci presentare giovedi 9 alla libreria Mangiaparole un suo libro di racconti: Breviarium.
Scrivere una raccolta di "short stories", io lo so molto ma molto bene, essendo molto più facile che scrivere un romanzo, è in genere la prova letteraria massima di chi scrittore-scrittore proprio non è, ma ama talmente tanto sia leggere che scrivere, e ha il cassetto talmente pieno di storie più o meno smaccatamente autobiografiche che a un certo punto non sa resistere, e le pubblica. Che risultino piacevoli da leggere, dipende sì da come sono scritte, ma ancora di più da quanta roba c'era da raccontare, e da quanto background comune hai con chi le ha scritte. Io non vedo l'ora, date non solo la conoscenza personale e l'ambientazione reggina, ma anche la fascia d'età, che si evince dalla foto. Ma sono certo che molti potrebbero avere le loro ragioni, quindi chi non può affacciarsi giovedì sera a Roma, lo cerchi sul web (ad esempio qui).
Ma la distanza tra i due appuntamenti non è data solo dalla diversa natura intrinseca. Nino infatti è (anche) un politico di lungo corso, con radici socialiste e un percorso che lo ha portato fino a SEL, se non proprio l'esatto opposto rispetto al movimento con cui ormai da anni mi sono schierato, diciamo quasi. E la politica, tra l'altro, è uno dei tre filoni che dichiaratamente seguono i racconti del libro, tra l'amore e la vita. Che poi, forse, è proprio il posto dove dovrebbe sempre stare...

lunedì 30 maggio 2016

(MANCO) A FARLO APPOSTA

Colabona e Guardalavecchia, trasferiti in Sardegna per
scarso rendimento e slealtà reciproche: per correggere
le tante storture del pubblico impiego non c'era bisogno di
nessuna delle cosiddette riforme susseguitesi nel tempo,
bastava applicare, volendolo fare, la legge quadro del "57
La retorica del "nuovo che avanza", già di suo insopportabile, è resa ancora più odiosa dall'utilizzo esagerato che ne fa l'attuale (abusivo) premier, dal suo affacciarsi alla scena politica da sedicente rottamatore (in realtà figlio di papà con le mano in pasta) sino all'attuale inflazione a supporto delle (contro)riforme costituzionali con annesso referendum/plebiscito.
Come spesso accade, alla retorica corrisponde, tolti i veli per chi vuole e ci riesce, una realtà che è diametralmente opposta: stiamo precipitando lentamente in un incubo in cui per quasi tutte le variabili in gioco c'è un "prima" migliore del "dopo". Ragion per cui chi ha memoria dell'uno ha il dovere civico di fare tutto quello che è nelle sue possibilità per trasmetterla a chi per ragioni anagrafiche non può averla (e vive l'adesso nella promessa dell'altro), anche a costo di passare per vecchio nostalgico brontolone.
Farò alcuni esempi, per come mi vengono (cioè, non in ordine di importanza...).
Pubblico impiego. C'è stato un tempo in cui chi non aveva prospettive migliori (e al Sud quasi nessuno ne aveva) poteva sempre sperare di vincere un concorso e "sistemarsi", magari emigrando più o meno definitivamente. Anche nell'ipotesi più estrema, in cui nessuno di quegli impiegati avesse mai lavorato o comunque restituito alla collettività in termini di servizi quanto ricevuto come stipendio, si potrebbe parlare di una sorta di "reddito di cittadinanza" antelitteram che, se conosci come funziona il moltiplicatore keynesiano, si è sempre e comunque ripagato da solo (con le entrate fiscali sul reddito dei percettori, e dirette e indirette sul maggior reddito creato dalla domanda interna alimentata dal circuito creato da quel reddito). Che poi si potesse e si dovesse migliorare la resa anche dal punto di vista dei servizi prestati e della produttività (più ancora di quanto - tanto, fatevelo dire da un utente dei servizi pubblici di trent'anni fa - si è fatto), è scontato. Invece si è solo passati da una riforma di stampo privatistico a un'altra, ciascuna inutile fumo negli occhi, innescando fomentando e cavalcando odio sociale trasversale, fino a ridurre la classe impiegatizia pubblica italiana ad essere la più anziana la meno numerosa e la peggio pagata di tutti i Paesi sedicenti avanzati. E non ci si fermerà fino a quando anche l'ultimo servizio non sarà stato esternalizzato in Albania o chissadove, o privatizzato.
Classe media. C'è stato un tempo in cui un impiegato pubblico o privato, o anche un operaio, avendo un contratto a tempo indeterminato tutelato dalla legge, poteva non solo campare col suo solo stipendio una famiglia con più figli, ma anche consentire a questi ultimi di studiare e sperare per loro un futuro migliore, comprarsi casa, auto, e risparmiare qualcosa. Aveva tra gli altri diritti quello alle cure mediche per se e i suoi cari, e ad una pensione commisurata al suo reddito quando non fosse stato più in grado di lavorare. Anche qui, piuttosto che limitarsi a correggere le storture, si è preferito eliminare il problema alla radice: oggi la classe media è in via di estinzione, e presto sarà sparito anche il ricordo del Welfare State e di ciò che (poteva) rappresenta(re) nella storia dell'umanità. In altre parole, la lotta di classe non era frutto di chiacchiere marxiste: c'è stata e l'hanno vinta i capitalisti, la "piccola borghesia" era un falso problema, ed è stata spazzata via si, caro Lolli, ma da un vento che veniva da destra.
Mobilità personale. C'è stato un tempo in cui sembrava che il legame al lembo di terra cui ti aveva assegnato il Fato fosse diventato elastico per tutti, o almeno per sempre più persone. Henri Ford ci si fece ricco, sull'idea che le auto dovevano potersele permettere anche gli operai che le costruivano (e quindi si dovesse sia abbassare i costi di produzione che alzare le paghe). Tempi passati. Come quelli per cui "un'amministrazione niente male" dovesse meritarsi tale giudizio ad esempio facendo salire tutti gratis sui mezzi pubblici. Oggi come ieri un'auto media se la può permettere solo la classe media, ma visto il punto precedente la maggior parte della gente si può permettere solo un'utilitaria, per carità migliore in assoluto di una media di ieri, ma tra quanto costa mantenersela, l'assicurazione, i pedaggi, le multe, le pedonalizzazioni a cappella, eccetera, converrebbe farne a meno. Se si potesse, cioè se ci fossero servizi pubblici decenti. Si, perché, appunto, non è che prima realizzano servizi pubblici veloci decenti e magari gratuiti e poi disincentivano l'uso dell'auto, no (qui non si salvano manco i 5 stelle...): si fa prima questo, e quello lo si promette e basta, magari demandandolo all'ennesima privatizzazione salvifica o a qualche nuova carissima e lunghissima Grande Opera. Il futuro alle porte? Le auto a guida autonoma per pochi, quelle a guida manuale giocattoli per soli pochissimi ricchi, e tutti gli altri si arrangino...
Sono solo tre argomenti a caso, "imposti" dalla cronaca di questi giorni, ma la sintassi è applicabile a tanta, troppa altra roba, dall'industria musicale a quella culturale in genere, dal turismo al tempo libero in genere, dalle utenze domestiche fondamentali alla politica energetica nazionale: dove si può, si fa o si farà si che le cose vadano meglio per l'1% di soliti noti, e peggio per il 99%.

lunedì 11 aprile 2016

VILLA LUCA FLORES, PALERMO

Credere all'efficacia delle petizioni on-line è divenuto, con velocità proporzionale al loro moltiplicarsi, più illusorio (e per la stessa ragione, anche se in scala diversa) che per i referendum abrogativi, e (per citare Peppino) ho detto tutto. Tuttavia, iniziative che si pongano obiettivi molto lontani dai massimi sistemi, e lo facciano in ridondanza con altre attività, di modo che la raccolta di firme dia un sostegno effettivo ai promotori, sono ancora praticabili. E quando te le propone una persona seria, che sai che se non se fosse occupato personalmente non ti avrebbe contattato, non solo fai un'eccezione e firmi, ma ti senti anche in dovere di dare per quanto nelle tue possibilità una mano, like su Facebook a parte. Per cui eccoci qui.
A questo link è possibile firmare, dopo aver capito perchè non è scelto a caso, perchè uno spazio della città di Palermo venga intestato a Luca Flores, che magari il nome non vi dirà niente ma magari invece avete visto o almeno sentito nominare il film Piano, solo con Kim Rossi Stuart di qualche anno fa. Se ancora non vi si è illuminata la classica lampadina, neanche con l'aiuto di Wikipedia, su questo straordinario pianista jazz che quest'anno avrebbe compiuto sessant'anni, morto suicida vent'anni fa, ci sono anche articoli (ad esempio questo), libri (ad esempio questo raffigurato qui affianco, oltre a quello di Uolly da cui è tratto il suddetto film), e una bella canzone di Simone Cristicchi (Quattro minuti e ventotto secondi) con questo testo bellissimo:
Maledetta sia la scala in mi minore,
descrizione magnifica del dolore
al di la degli 88 tasti... andare.
Maledetto il Mozambico e l'incidente,
fermo immagine e nitido nella mente
sotto il sole veder morire tua madre...
Le meccaniche di un piano sono semplici,
quelle della mente sono prevedibili,
lascia cicatrici sui polpastrelli l'amore.
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto lontano riesci a volare?
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto profondo può essere il mare?
Quanto lontano puoi arrivare...?
esplorare il bianco e nero di una tastiera,
decifrare in un sogno la vita intera,
lo spartito di un'opera incompiuta.
Raccontare il percorso di una lacrima,
suonare ogni nota come fosse l'ultima.
la musica ha un solo linguaggio: quello dell'anima...
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto lontano riesci a volare?
Quattro minuti e ventotto secondi,quanto profondo può essere il mare?
Quanto lontano puoi arrivare...?
Ma niente di tutto questo vale quanto l'ascolto, anche non essendo (come peraltro chi vi scrive) patiti e competenti di jazz, di quello che Flores suonava. I motori di ricerca vi aiuteranno, io vi saluto con questo. E firmate la petizione web, please!


mercoledì 30 dicembre 2015

NON SOLO L'ANNO...

Questo non è il classico post di fine anno. E questo di Mazzucco neanche...
C'è una vecchia canzone di Guccini che mi torna sempre in mente quando penso a una transizione, si chiama Bisanzio, città "sospesa tra due mondi e tra due ere" come noi ora, e come noi ora in modo non riconoscibile se non a una vedetta come Filemazio, "protomedico, matematico, astrologo, forse saggio".
Perché non è solo l'anno, che sta per morire. Ci sono parecchi "segni che qualcosa sta cambiando", basta volerli vedere - di qua, un mondo che nel bene o nel male sta per morire, di là, uno nuovo che se sarà fondamentalmente migliore o peggiore dipende essenzialmente da con quanta consapevolezza si tenta di governare il processo piuttosto che ignorarne l'esistenza e finirne quindi governati anzi stritolati. Vediamone alcuni:

primadopo
hai diritto a studiare gratis o quasi, a un lavoro pagato dignitosamente, a cure gratuite, a una pensione che ti consenta in vecchiaia un tenore di vita simile a quando lavoravi o comunque minimo
se vuoi studi decenti in posti decenti i tuoi devono pagare, il lavoro te lo devi trovare in un mercato al ribasso grande quanto il mondo a meno che non ti trovi una nicchia di cose che sai fare solo tu, devi lavorare finché campi perché una pensione dignitosa ce l'avrà solo chi se la può permettere, ma tanto non campi mica più tanto perché o sei ricco o non ti curi
avendo i tuoi fatto la fame in guerra e subito dopo, ti hanno tanto abituato a mangiare carne che l'allevamento intensivo di animali da macello è diventato uno dei più fiorenti settori del pianeta e il principale responsabile dell'inquinamento atmosferico, altro che auto, nonché della desertificazione per eccesso di monocoltura di vaste aree del terzo mondo
la carne torna ad essere un bene di lusso, gli allevamenti intensivi spariscono, e il nuovo business è fabbricare "similciccia" sintetica per le tasche medie
tutti quelli che se lo potevano permettere mangiavano cereali senza problemi
c'è una vera epidemia di celiachia: non è che c'entrano gli ogm?
c'erano le mezze stagioni (signora mia), gli episodi meteo estremi erano tanto poco frequenti da essere memorabili ciascuno per una generazione, e ogni tanto in cielo, in particolari condizioni di umidità dell'aria, si vedeva una scia dietro un jet, che si dissolveva in pochi minuti
il cielo è spesso ornato di strisce persistenti, ma se lo noti sei un complottista che crede alle scie chimiche, anche se tu non hai una teoria e vuoi solo sapere se qualcuno sta preparando e testando una qualche arma meteorologica, o anche solo giocando con una cosa ancora troppo complessa anche per il computer più potente, che inevitabilmente quindi avrà conseguenze imprevedibili e impreviste
le città avevano servizi pubblici essenziali bene o male funzionanti e alla portata di tutti, magari con qualche furto di troppo, e anche quando la regola era "soltanto" tentare di rubare in tutte le opere più o meno utili che si mettevano in cantiere (e dire che ce ne sarebbero ancora: dal recupero del patrimonio abitativo a quello del territorio anche in funzione prevenzione disastri naturali, passando per la microproduzione energetica da fonti rinnovabili con eccedenze liberamente vendibili sul mercato)
pian piano hanno finito per privatizzare anche l'acqua, fregandosene di un referendum dall'esito opposto, e guarda caso dove c'è un sindaco fermamente "pubblicista" i disastri si susseguono senza soluzione di continuità - ora la regola è: si fanno solo quelle opere inutili e costose che garantiscono il margine per il furto, tipo la buffonata fallimentare e vacua chiamata Expo 2015 per intenderci
vendere le auto ad un prezzo alla portata delle tasche degli operai che le costruiscono, e costruire strade che incentivino il loro utilizzo anche oltre i limiti del razionale (ma se uno sceglie l'auto in una città come Roma, non è che coi mezzi pubblici alla fine perde più tempo e denaro, forse?)
indurre le persone a rinunciare alla mobilità privata, in molti casi francamente insostenibile, ma non realizzando servizi di mobilità pubblica concorrenziali per costo e tempi di percorrenza, checché: a forza di provvedimenti assurdi, miopi, inutili e anzi controproducenti come le targhe alterne o le multe selvagge

Detesto dovermi ripetere, ma tutto ciò e anche tutti gli altri punti che vi vengono in mente, la differenza è ripeto con che grado di consapevolezza si affrontano. A cominciare dalla coscienza che nulla si può fare, per impedire che questo cambio d'epoca si traduca in un disastro, senza restituire la sovranità monetaria alla leva politica, quindi demolire l'Euro una volta per tutte e al più presto, e che nessuna sovranità monetaria può essere utile se non è in mano a una classe politica totalmente rinnovata e rispondente a un'etica radicalmente diversa da quella imperante, con cui sarebbe invece perniciosa. In altre parole, buon anno a cinque stelle, ora che cominciano a capirlo anche oltremanica che la cosa è non solo possibile, ma è l'ultima speranza di salvezza per la nostra poleis. La nostra "città assurdaaaa, città stra-a-a-naaaa....."

venerdì 9 ottobre 2015

ECCO

"Marino [direbbe un Vecchioni d'annata], ecco uno che tutto sommato ha la faccia..."
Non so se c'è andato, ad una delle tre Sagre dell'uva occorse durante il suo mandato, e in caso se da chi gli vendeva il vino sopraffino si è fatto dare gli scontrini per farlo pagare a noi. So che da subito, commentando la sua elezione, gli avevo predetto vita difficile, anche solo per il fatto che aveva vinto per il PD ma contro il PD stesso, o se preferite nonostante il PD (e dichiaratamente, altrimenti in molti non l'avremmo votato), e che non glielo avrebbero perdonato si poteva indovinare anche prima dell'avvento del ducetto fiorentino, figurarsi dopo.
Anche per questa ragione, l'unica speranza di sfangarla Ignazio Marino (anche non essendo Pisapia, cioè dovendo la sua elezione al Partito più di quest'ultimo) l'aveva nell'improntare la sua azione politica al rispetto del mandato dei suoi elettori, cioè di quelli che aveva portato lui con la sua storia personale i suoi valori la sua faccia pulita, fregandosene di quelli che avrebbero votato PD con qualsiasi altro candidato per qualsiasi ragione (dall'interesse personale immediato a quello mediato, dall'ottusa e ormai ridicolmente infondata appartenenza ideologica all'altrettanto tardivo e assurdo antiberlusconismo). Se lo avesse fatto, non solo avrebbe rivelato subito, e non minacciato di farlo solo adesso, i nomi di chi gli voleva imporre i Coratti e gli Odevaine, ma avrebbe ad esempio:
  • denunciato subito con la massima pubblicità possibile il dissesto e la corruzione che ha trovato, prima che ci arrivassero i magistrati;
  • bloccato ogni progetto di prolungamento della metro C e destinate tutte le risorse a completare prima possibile il tratto sciaguratamente iniziato e ancora lungi dall'essere completato;
  • razionalizzato e rimordenato la rete di bus e metro esistente per invogliare la gente ai mezzi pubblici anzichè chiuso d'emblée al traffico alcuni tratti simbolici per farsi bello incurante delle ripercussioni sul traffico delle zone limitrofe;
  • rifiutato con sdegno la candidatura olimpica;
  • risposto al Papa "se fai il Giubileo straordinario ti presento il conto di tutti i soldi che costa all'amministrazione pubblica italiana" anzichè pronarsi ai suoi piedi e poi addirittura inseguirlo in America a baciarglieli (per ricevere puntualmente dei calci in bocca, peraltro, ma a prescindere).
E si, poi avrebbe direttamente usato la sua carta di credito personale per portare a cena la moglie, e prima ancora comprarsi un permesso ztl da esibire sulla panda rossa, anzichè farsi tanare e promettere rimborsi tardivi - solo poi, per dire che queste questioni, che sembrano quelle decisive per la sua caduta, sono di gran lunga le meno significative, gravissime soprattutto per l'ingenuità (ma si può andare a fare il sindaco a Roma senza mettere in conto che quelli a cui pesti i piedi stanno in campana? se temi ti infilino bustine in tasca, devi andare in giro con le tasche cucite o belle aperte a braccia larghe? Ignà! e nnamo....).
Insomma, è vero che non è che da oggi le buche si riparano da sole la spazzatura evapora e Roma diventa un modello di civiltà (per parafrasare le meglio battute che girano "a sinistra"...), ma è vero anche che l'esperienza Marino è un'occasione persa per la sinistra e in definitiva per Roma. Vediamo se ora ("ora": magari! quando ce lo faranno fare: vedrete che il commissario ce lo teniamo per tutto il giubileo, tanto ormai la democrazia è un optional a ogni livello...) i romani aprono gli occhi e votano un cinque stelle, magari uno scelto da questi ultimi in modo meno miope che in passato, tra personaggi in grado di sostenere la forza d'urto degli interessi che si troverà a dover calpestare... Non succede che non succede, ma se succede s'annamo a divertìììììì....

domenica 2 agosto 2015

TRE CORSIE DI ILLOGICITA'

Ho letto sul blog di Scanzi un divertente pezzo di satira di costume sugli italiani in autostrada; il sorriso però ha lasciato presto spazio all'amarezza, vuoi perchè se no non sarebbe buona satira, ma vuoi anche perchè il richiamo alle tre corsie mi ha evocato trasversalmente qualcos'altro, che subito non sono riuscito a mettere a fuoco. No, non era l'attendibile identificazione della fauna descritta, e nemmeno una botta d'autocritica... ecco: è che avevo visto quelle tre corsie in un posto dove davvero non mi aspettavo di poterle trovare. Regia, mettete su la foto...
Marino è un sindaco che si vanta di muoversi in bicicletta, come almeno un illustre predecessore, da cui si è distinto per almeno essere riuscito a battere Alemanno alle elezioni (ma se ci pensate era facile, sputtanato com'era dal malgoverno, mentre pochi anni prima lo sputtanato era l'altro), e però poi per poco altro, troppo poco per le attese che derivavano dal suo curriculum di "alternativo vero". Tra l'altro, lui ha vinto le comunali con l'appoggio di un PD a livello nazionale ancora paladino dell'opposizione di centrosinistra, e però ora se lo trova al governo e, a maschera gettata, ormai apertamente di centrodestra economica e di malaffare politico. Non può durare, lo attaccano da tutte le parti, dagli ambienti destrorsi che hanno appena fatto a tempo ad annusare il magnamagna alla nuova cricca dei padroni del vapore piddino: quasi quasi mi torna simpatico...
Invece eccolo che pur di restare in sella rimpasta, abiura, richiama alle armi veterani della finanza creativa, in una parola sbraca davanti al Capo. Dopo essersi già distinto per essere rimasto dietro al suo predecessore fascio perfino nella salvaguardia urbanistico/ambientale, se è vero che quello almeno una zozzeria (l'ampliamento del parcheggio sotto al Pincio) l'ha fermata mentre lui manco mezza, manco il prolungamento assurdo della linea C, manco per dire le olimpiadi, figurati il giubileo straordinario di papa Diego Armando Cheguevara primo. Le olimpiadi, una città che non ce la fa manco a fare funzionare decentemente le due linee di metro che ha, buttare ancora una volta (coi cantieri per i mondiali di nuoto 2009 ancora aperti) un pacco di miliardi di cui mezzo, a volersi tenere bassi, nelle tasche dei soliti noti, quando non si sa come mandare avanti i servizi essenziali!
Insomma, siccome "noi siamo quelli dell'ambiente e dell'intelligenza circolatoria urbana", dopo aver chiuso al traffico trecento metri di stradone fascista (almeno sradicarlo...) così congestionando la circolazione nei chilometri attorno, dopo aver tronfiamente piazzato le preferenziali dove hanno fatto solo danno (la Togliatti, ad esempio: erano tre corsie senza quasi mai traffico, quindi gli autobus scorrevano come le auto senza problemi, anche se qualcuno parcheggiava storto, oggi con il parcheggio nello spartitraffico e la preferenziale a mano sinistra, alle auto restano due corsie a destra di cui una sempre piena di auto in divieto di fermata quando non in doppia fila, ed ecco che oggi è quasi sempre congestionata), ecco la trovata per bloccare definitivamente il traffico dove già prima era difficile, ma almeno nelle ore con meno flusso scorreva: dei bei spartitraffico bianchi e rossi dove proprio non ci starebbero, e ora la fila inizia a via Merulana...
Il tutto in una città dove ancora l'auto è concorrenziale, e non perchè ci si cammini bene, ma perchè coi mezzi si cammina molto peggio (quando funzionano a regime, figurarsi quando scioperi bianchi e altri frutti di scelte sciagurate li tengono sotto frequenza, come negli ultimi tempi: un vero inferno, credetemi - parlo ai non romani: ai romani non serve...). La genialata è azzerare questo gap peggiorando dove e come si può la circolazione delle auto, non come sarebbe logico migliorando il servizio pubblico fino a indurre la gente ad abbandonare l'auto per convenienza. Così chi può, logisticamente ed economicamente, torna ad andare in macchina, almeno è seduto comodo e fresco a sentire la radio, e non schiacciato tra una badante ucraina sudata e un ragazzotto col volume degli auricolari così alto che lo senti forte tu, le orecchie se le sarà giocate...
Altro che Romasonoio, figlio d'arte carissimo! Quando dopo 20 minuti arriva la metro senza aria condizionata e la banchina è piena e il treno pure ma tu devi salire per forza, quando ti strarompi a separare e diversificare col sospetto che poi rimischino tutto che non ti abbandona, quando scopri che anche l'accoglienza è un bisinissi, e alla fin fine che manco votare per la sinistra del tuo partito ne impedisce la deriva destrorsa ormai inarrestabile, anche queste iniziative di piglio volontaristico-responsabilitario hanno uno strano retrogusto di stantìo, purtroppo.

venerdì 21 novembre 2014

TORSAPIE'

Parlare di Tor Sapienza ha per me un significato particolare, sia perchè ci ho vissuto per quattro anni nei primi 90, sia perchè il mio capufficio di allora, un pugliese simpaticissimo, affettuosamente mi aveva affibbiato il nomignolo di cui al titolo per fare una sintesi tra la mia residenza e la mia tendenza naturale a fare il saputello.
Abitavo allora in un palazzone anni 70 che pareva nato per ospitare un ospedale o un albergo della DDR, tali erano i lunghi corridoi interni su cui si aprivano i portoncini degli appartamenti. Accanto c'era un piccolo centro commerciale, uno dei primi ad aprire a Roma. Oggi non c'è più: i grossi centri hanno ucciso anche i loro fratellini, non solo i piccoli esercizi in strada. Lo stabile era brutto e grigio (ora l'hanno ridipinto mattone e salmone - vedi foto 1), ma era una reggia a confronto degli edifici di via Morandi (vedi foto 2) teatro degli episodi oggi in cronaca. Quelli, ogni volta che ci passavo, come ogni volta che passo per Tor Bella Monaca o Corviale (e tutte le zone simili della cintura romana), mi sorprendo a pensare che non ci sarei mai voluto crescere dentro, e non ci avrei mai fatto crescere mio figlio: sembra quasi che sia proprio l'architettura a spingere alla droga o qualsiasi altra piaga sociale...
Sul perché e percome Roma sia piena di periferie degradate come e più di questa bisognerebbe riguardare e mandare a memoria una vecchia puntata di Report (che ho già commentato), ma la sintesi è: in Italia l'unica vera molla di ogni opera pubblica è arricchire più o meno lecitamente qualcuno, nella fattispecie i palazzinari di ogni fazione politica, e se ci sono ricadute positive sulla popolazione sono del tutto incidentali come quelle - più probabili - negative.
Di fatto questi quartieri dormitorio sono raggiunti male dai mezzi pubblici (ai miei tempi se eri senza macchina dopo le otto di sera per rincasare la cosa più veloce era farsi quattro chilometri a piedi dribblando le prostitute, e la situazione non è migliorata mentre la popolazione vi è cresciuta) e non hanno nessun "centro" fisico, per cui i volenterosi (e ce n'è tanti) per organizzarvi un minimo di vita sociale devono fare le acrobazie.
In questo contesto la crisi economica interviene come una bomba a grappolo: ci sarebbero problemi anche se tutti avessero un reddito sufficiente per una vita dignitosa, figurarsi così. E le bombe a grappolo colpiscono a caso: quelli che hanno un qualche grado di cultura e quelli che non ce l'hanno, quelli che hanno un minimo di autocoscienza di classe e quelli che non ce l'hanno, e due decenni di berlusconismo hanno adempiuto benissimo la loro mission di riportare quelli che non ce l'hanno alla maggioranza assoluta. Quindi era assolutamente da prevedersi da un momento all'altro reazioni non inquadrabili nel "politically correct". Il miracolo era stato il 30% del moVimento alle politiche, che fa capire bene quanto importante è stata e potrebbe ancora essere (?) la funzione democratica del grillismo (e quando a sinistra questa cosa verrà capita, ammesso che lo sarà mai, sarà sempre troppo tardi), ora siamo nella normalità, con la guerra tra poveri senza coscienza di essere sulla stessa barca  (i capponi di Renzo: la metafora migliore della letteratura manzoniana) e con la destra che strumentalizza e fomenta la protesta in chiave anti-immigrati e in funzione di un suo ritorno al desco dove ha magnato per troppo poco (ma abbastanza per capire che non c'è differenza, anzi essendo affamati si strafocano).
Per disinnescare le mille Tor Sapienza pronte ad esplodere servirebbe una politica monetaria espansiva (con al centro il reddito di cittadinanza o il lavoro (si, anche statale) garantito per tutti - eccome, caro Adinolfi - e case popolari all'europea anziché all'italiana) gestita da una classe dirigente onesta. Per qualche decennio. Cioè l'uscita dall'Euro (si, anche se conviene al Dollaro) e un governo a 5 stelle senza bastoni tra le ruote esterni o cedimenti interni alla linea del rigore (tipo eccezioni al divieto di ricandidatura dopo due mandati). Cioè, mi rendo conto, una rivoluzione, un'utopia. Ma l'alternativa è proseguire su questa china come una valanga in una valle senza fondo, lo vedrete. Anche con trovate senza capo nè coda come questa per il ritorno alla terra dei giovani: come dire, in riggitano, che il governo ha risposto alla richiesta di lavoro dei nostri ragazzi con un "va zzappati u favu", un modo come un altro di mandarti a quel paese (il film è scarso ma il plot è attualissimo...).

 

lunedì 13 ottobre 2014

COPIA E INCOLLA

Non è pigrizia, è voglia di rimarcare con un esempio pratico che qualunque cosa ti viene voglia di gridare in questi giorni l'hai già detta, o la sta ridicendo in questi giorni meglio di te qualcun altro. Eccovi allora quattro brani che solo le mie indicazioni vi possono far capire essere tratti da vecchi post, se le saltate vi sembrerà di leggere un commento all'attualità.

21.11.2013, da Eventi normalmente eccezionali...
Il territorio italiano, infatti, è ormai diffusamente incapace di reggere quelli che la stampa ama descrivere come eventi ogni volta "del secolo" ma che invece probabilmente ci sono sempre stati, e anche quando ci fosse (e c'è) un aumento di frequenza e ampiezza degli stessi per via di fattori climatici globali l'incuria sarebbe ancora più colpevole. [...] I soldi si trovano per salvare le banche, riforaggiare Alitalia , realizzare la TAV o nuove inutili autostrade, comprare aerei militari, mantenere (peraltro in violazione della Costituzione) contingenti in guerra, alimentare una delle classi politiche più voraci vaste permanenti e articolate del pianeta con relativo immenso sottobosco, ma quando si tratta di istituire il reddito di cittadinanza o di varare un piano capillare di lavori per la rimessa in sesto del territorio i soldi non ci sono.
8.11.2011, da Governo ladro...
Solo su questo blog, una semplice ricerca evidenzia che già due volte si è parlato di alluvioni con tono da facile cassandra: i post riguardano Reggio Calabria per una banale questione di conoscenza del territorio, ma potevano essere tranquillamente stati scritti quasi uguali per Genova, peraltro anche simile orograficamente. Il suddetto salvatore della Patria in pectore a caldo se ne è uscito con un "si è costruito dove non si doveva", dimenticando di avere varato tre degli ultimi quattro condoni edilizi (il quartultimo lo aveva varato suo compare), lui che se avesse tutti i soldi del mondo li userebbe tutti per Grandi Opere e nessuno per la salvaguardia del territorio, anche se bisogna dire che purtroppo non è il solo ad avere questa scala di priorità. La disgrazia ligure di questi giorni ci ricorda per l'ennesima volta che l'Italia avrebbe bisogno non solo di mettersi alle spalle il berlusconismo/craxismo come una tossicodipendenza, cosa che consentirebbe di affrontare un "breve seppur intenso" percorso di risanamento con la speranza che stavolta sia davvero l'ultimo, ma soprattutto di entrare in un "percorso di recupero" che parta proprio da un piano roosveltiano di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Altrimenti saranno danni e morti e lacrime ogni volta che PIOVE.
5.9.2010, da Raccoglie tempesta...
Poi quando succedono le cose diciamo che è fatalità. Com'era il proverbio? Chi semina vento...
5.10.2009 , da Solid rock?...
Il fatto è che guardo le colline argillose degradanti rapidamente dall'Aspromonte al mare o ai torrenti, e paragono ciò che vedo al mio ricordo giovanile di brulle formazioni arenarie con fichi d'india e poche altre macchioline verdi, puntellate qua e là da qualche casa colonica ad un piano nascosta da un mandorlo o pochi ulivi: un paesaggio tale che ci girarono alcuni spaghetti western. Ciò che vedo è invece qualcosa che somiglia a Beirut dopo i bombardamenti israeliani: centinaia di palazzi e palazzine abbarbicati alle pendici delle colline, con la facciata a mattoni o al meglio all'intonaco, e talvolta i piani superiori con il solo scheletro, quasi sempre almeno con i ferri pronti per aggiungere piani. Chiunque avesse un pezzo di terra ha edificato. Quasi sempre in economia. Quasi sempre credendo di aver fatto una casa solida per aver messo tanto ferro e fatto profonde fondamenta. Ma quasi sempre senza nessuna seria analisi geologica del terreno (o sistemazione dello stesso in maniera da non avere problemi in caso di forte maltempo).
Poi, forse già postata ma fa niente per quanto è bella, una canzone d'attualità la facciamo cantare a Faber...

domenica 5 ottobre 2014

PROVA D'ORCHESTRA

Felicissima sera a tutti sti signuri ncruattati, a cui non frega nulla
se davanti hanno professionisti che hanno investito una vita per
poter vivere tranquillamente della propria arte o loro colleghi
altrettanto bravi che per non aver avuto altrettanta buona sorte
costituiscono il marxiano "esercito industriale di riserva" musicale. 
Ho un vecchio amico di destra che canta in un teatro lirico di una città di sinistra. 25 anni fa, era piacevole discuterci di politica da posizioni in teoria opposte, avendo in comune l'etica come valore di architrave per una costruzione politica (qualunque di queste senza quella sarebbe crollata, cioè), ma proprio per questo fui deluso quando non prese le distanze dall'adesione opportunistica al progetto berlusconiano della sua parte politica. Lo stesso errore che fa la sinistra oggi aderendo al progetto renziano, e che le farà fare la stessa fine: sparire. Ebbene, questo amico, dal di dentro, ha continuato a lungo ad avvisarmi con passione dello sfacelo che stavano apportando alla lirica italiana, quindi alla cultura italiana, questi sedicenti di sinistra che adottavano politiche di stampo liberista per risolvere problemi che semmai andavano affrontati in campo etico, e senza di ciò portare fuori dal campo pubblico gli enti lirici avrebbe non solo mancato di risolvere, ma sensibilmente aggravato e fatto precipitare la situazione.
Aveva ragione.
Lo intuivo già allora, ma tendevo anch'io, un po' per partigianeria un po' per ingenuità, a difendere l'operato della mia parte politica a prescindere. Non è servito a niente trasformare gli enti lirici in fondazioni private, a niente privatizzare alcunché, a niente la Bassanini e tutte le riforme successive della Pubblica Amministrazione, perché questi provvedimenti non sono stati accompagnati da altri mirati direttamente a impedire le ruberie e gli sprechi, capaci di individuare una scala gerarchica di responsabilità e punire efficacemente ogni sgarro. E anzi, questi ultimi provvedimenti chiamiamoli così di etica politica non solo sarebbero stati sufficienti da soli a risolvere i problemi dei vecchi apparati "statali", ma nei vecchi quadri giuridici e organizzativi avrebbero avuto molte maggiori probabilità di efficacia che in questi sciagurati pastrocchi venuti fuori privatizzazione dopo privatizzazione.
E allora perché sono state fatte, queste ultime, e principalmente proprio dalla "sinistra"? La contraddizione è apparente, e il velo cade non appena cade quello dell'ingenuità. E' stato fatto apposta. Gli sprechi l'illegalità e le inefficienze, anziché essere affrontati direttamente, lo sono stati tramite riforme di stampo privatistico del tutto inutili a combatterli, perché non gli interessava minimamente combatterli, anzi, l'obiettivo era esattamente togliere allo Stato, e ai suoi (per quanto inefficaci, ma era li che si doveva lavorare) controlli, interi settori, così da farli essere manipolati a piacimento dai nuovi padroni. Gli esempi sono centinaia, se ne può fare qualcuno per ciascuna delle privatizzazioni all'italiana, dalla SIP alle Poste per arrivare alle svendite prossime venture che sono il vero obiettivo del governo Renzi.
Stavolta la lirica fa da apripista: il coro costa troppo, via, esternalizzare! Una volta affermato il paradigma, seguiranno uccelli per diabetici per tutti. Sarà una magra consolazione per chi se n'è accorto tra i primi, incrociare per i corridoi gli sguardi finalmente inebetiti dei suoi colleghi renziani. Adesso lo capite a cosa serve tutto questo casino sull'articolo 18, o dovete aspettare di trovarvi in fila alla Caritas? Renzi dice ogni volta che può che si tratta di una norma che riguarda una quota minima di lavoratori privilegiati, e però è fondamentale abolirla. Oh, ci fosse uno ma solo uno dei cosiddetti giornalisti che ha il coraggio di rilevare la "piccola" contraddizione con una domandina semplice semplice: Renzuccio bello, o è residuale e allora non capisco che fretta hai, o è fondamentale e allora non è residuale, quale delle due? Ma fosse l'articolo 18 come il capo degli indiani nei western della prima ora, che ammazzato quello i pellerossa vanno allo sbando? O questi sognano un mercato del lavoro all'anglosassone, dove tutti possono essere messi per strada in ogni momento, senza però né il salario di base inglese né la leva monetaria e la potenza militare messi a difesa dell'american way of life da ogni presidente di ogni colore?
Datevi una risposta, amici de sinistra, e cominciate a sperare anche voi che il progetto grillino resti in piedi fino alle prossime politiche, e che da qui ad allora non facciano a tempo ad approvare una legge elettorale nuova così da poter votare con l'attuale, che è l'orrendo porcellum però ritoccato dalla Corte costituzionale: si noti che stanno tentando in ogni modo anche di "disattivare" anche quest'ultima e il CSM, indovinate grazie a chi ancora non ci sono riusciti. Con tutti i difetti che possiamo trovargli, il M5S è l'ultimo argine al progetto totalitario di cui questo centrosinistra e questo centrodestra, mentre fingono da litigare per una platea sempre più artatamente instupidita (e allontanata dalla partecipazione politica), sono da venti e passa anni gli alfieri.
...
A chi ha ancora voglia di leggere, ecco un po' di riflessioni di approfondimento:
  • l'articolo 18 non si è mai applicato nelle PMI, quindi la sua abolizione non darà alcun beneficio al tradizionale motore dell'economia italiana, però siccome il suo inceppamento non basta ancora ai sicari del capitalismo finanziario internazionale che sono i nostri politici, ecco che arriva il colpo di grazia: con il TFR in busta paga le ultime PMI aperte le metteremo in un (piccolo) Museo del Miracolo Italiano, che avrà un sacco di visitatori se lo piazziamo vicino al Brennero;
  • per chi avesse dubbi che non sto parlando solo del PD ma della sinistra tutta, ricordo che Marino a Roma e Pisapia a Milano sono stati eletti proprio in considerazione della loro "sinistrità" rispetto al partito-bestemmia, eppure l'uno oltre all'Opera si sta distinguendo per l'attenzione esclusiva ai problemi dei progressisti chic così sensibili ai provvedimenti di maquillage, mentre lascia le periferie allo sbando e il sacco di Roma di palazzinari e costruttori indisturbato metro C compresa, l'altro non manca anche lui di tradire una a una tutte le promesse, compresa quella di fermare in qualche modo l'ennesimo colossale annunciato magnamagna che è l'Expo 2015 - con gli stessi soldi di queste due opere avremmo potuto avere migliaia di cittadini occupati a tempo indeterminato nel recupero di strade (la cui manutenzione è stata quasi abbandonata quasi dovunque ormai), giardini, spazi sociali, con stipendi che avrebbero speso nel territorio eccetera;
  • si, probabilmente il mondo è talmente unificato e spremuto che era il livello di vita che ci hanno fatto annusare, quello per cui si poteva cambiare macchina ogni tre anni e andare in vacanza tre volte all'anno e comprare ogni idiozia costosa i pubblicitari ci propinavano, per intenderci, ad essere sbagliato; poi si può riflettere sul fatto che sia stata una precisa strategia dell'Imperatore ad estenderlo in zone cruciali come la nostra finché sono state tali, uno strumento cioè della guerra fredda deposto appena finita quella, ma ciò non toglie che fosse un modello intollerabile (e qualcuno di noi, ma pochi, lo diceva anche in diretta); che la decrescita sia una necessità, però, non deve essere fatto capire alla gente a forza di bastonate shock economy e disoccupazione, ma deve essere discusso apertamente in modo da trovare le strategie, e ce ne sono tantissime, tramite cui accompagnare il calo del PIL e la deindustrializzazione con un aumento complessivo di occupazione, benessere e felicità, lavorando al recupero del territorio e del patrimonio abitativo e naturale, alla gestione dei beni comuni e alla microproduzione di energia rinnovabile - un nuovo "statalismo" e un nuovo patto sociale: ecco quello che dovrebbe fornire una vera sinistra, e se la proposta politica più vicina a ciò vi viene da un comico che vi sta sulle palle, amici miei, fatevene una ragione, che l'alternativa è il deserto;
  • invece, la strategia renziana è esattamente l'opposto di un nuovo patto: è scatenare la guerra tra i poveri, aizzando l'invidia degli ultimi verso i penultimi e così via: di chi non ha un lavoro ed emigra in Germania (oramai ne abbiamo tutti tra i parenti e gli amici, questo si che è un revival) verso chi resta perché ha ancora un lavoro precario e in qualche modo un tetto, di questi ultimi verso chi si barcamena con un contratto atipico e lavora come uno schiavo senza praticamente tempo libero ma almeno arriva a fine mese sia pure a stento da solo, da questi verso chi ha un posto fisso con o senza articolo 18, da questi verso la riserva indiana dei lavoratori pubblici, da questi per chi ha avuto uno straccio di aumento o di crescita lavorativa negli ultimi dieci anni, eccetera... non c'è che dire, criminale ma geniale.

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