domenica 2 agosto 2026

A OGNUNO LA SUA ODISSEA

Ho visto il film di Nolan appena è uscito: lo attendevo da mesi, volevo vedere la mano di chi aveva mondato Batman dall'aria da fumettone prima e macchietta dopo (con Clooney) alle prese con la storia delle storie, il libro che contiene tutti quelli scritti dopo (al punto che nessuno poi si è davvero mai inventato qualcosa che a guardare bene li già non ci fosse).

Non ve ne ho parlato prima per darvi il tempo di guardarlo anche voi, ma adesso che a giudicare dai dati lo avete visto tutti o quasi posso farlo: il ritardatario per non essere già sepolto da una montagna di spoiler dovrebbe vivere isolato da TV e social, il mio piccolissimo blog non può contribuire al misfatto in maniera significativa. Ma siccome appunto ne avrete già sentite di ogni, e magari avete anche le vostre, mi soffermerò solo su alcune criticità del filmone. Che comunque, tutto sommato, è da vedere, e al cinema, senza temere la durata, ché vola via.

Il cavallo di Troia. La tesi recente per cui per una erronea quanto antica traduzione in realtà fosse una nave, si è oramai affermata come prevalente, anche in forza della sua logica: come potevano dei marinai col legno di vecchie navi realizzare una statua di fattezze equine, con una cavità abbastanza ampia da nascondere un manipolo di guerrieri armati, su una spiaggia? Nolan, inspiegabilmente aggiungerei, mentre non si trattiene dallo stravolgere situazioni e personaggi al punto di ottenere, come tutti prima per carità, il suo Ulisse e la sua Odissea, non solo non ha il coraggio di mostrarci una nave con testa di cavallo, ma fa peggio di Troy, mostrandoci (ok con una apprezzata citazione da Il pianeta delle scimmie) un cavallo perfetto che manco Michelangelo e senza ruote, trascinato con grandi pene fin dentro le mura senza minimamente avvertire un rumore da dentro, buco di sceneggiatura già avvertito a suo tempo da Virgilio nell'Eneide, che per risolverlo si era inventato il bellissimo personaggio di Laocoonte, immortalato poi in un celebre gruppo marmoreo, assist perfetto per un film hollywoodiano non colto nemmeno stavolta.

Ulisse. Appunto. Quello di Nolan è un uomo di oggi, laico fino a ridurre il rapporto con la divinità (centrale in Omero e in tutta la cultura classica) a un'amica immaginaria con le sembianze di una giovane vittima troiana. Roso dai rimorsi per l'eccidio favorito dal suo stratagemma, preoccupato di rendere la vendetta compatibile con la legge dell'ospitalità al punto da tenerne fuori il figlio e potere così lasciargli il trono andandosene in esilio con la moglie. Dov'è il figliendrocchia che la tradisce per vent'anni, sette di "ferma volontaria" con Calipso (il loto viene arbitrariamente spostato nelle sue mani ma è in un altro episodio, che vede i compagni da esso indotti alla diserzione e Ulisse a strapparli all'oblio e convincerli a riprendere la rotta di casa), uno con Circe, qui liquidata in un fiat, e un quasi matrimonio con la giovanissima Nausicaa, figlia del re dei Feaci dove Ulisse naufraga alla fine, a cui è costretto a raccontare la sua storia (è qui il feedback, non da Calipso) per ottenere il loro aiuto a tornare a casa? Dov'è la sete di conoscenza che lo spinge a ripartire rilasciandola col figlio a presidiare la location di un massacro, tanto che Dante Alighieri sente l'esigenza di mandarlo oltre le colonne d'Ercole verso la montagna del Purgatorio? Persino il poeta Roversi riesce a crearne in tre minuti per Dalla un ritratto più complesso, persino De Gregori ci restituisce una lettura più profonda nel suo Canto delle sirene. Ulisse inganna Polifemo, non scappa e basta, stermina i troiani prima e i proci dopo senza rimorsi: Ulisse è il prototipo dell'uomo lungo tre millenni di storia dell'umanità, non il personaggio alla Woody Allen che ci restituisce Nolan senza nemmeno essere Woody Allen.

Scilla, Cariddi e gli altri mostri. Chi è nato e cresciuto a Reggio o Messina lo sa: nell'istmo si incontrano due mari di diversa altezza e temperatura, generando spesso gorghi e mulinelli, niente per le imbarcazioni di oggi, troppo per quelle senza chiglia e una sola vela degli Achei, che infatti si muovevano il più possibile sotto costa rischiando però, in un passaggio così stretto e specie nei giorni di tempesta, per evitare i gorghi da una parte di andare a sbattere sugli scogli dall'altra. C'è sempre un fondo di verità in ogni mito. Ora, se fai un film fantasy per ragazzini come Percy Jackson il mostro che esce dagli scogli vicino a un gorgo perfetto ci sta, se fai un film in cui affranchi i protagonisti dagli interventi delle divinità secondo me non puoi farlo. Idem coi Lestrigoni, che qui sembrano gli avversari degli Avengers (tralascio Agamennone/Batman per pietà), con Polifemo, che era un semidio non un bruto e se non lo ubriacavi col vino dell'epoca puro (si poteva bere solo in "mescita" con acqua) col cavolo che lo fregavi, con le Sirene, che come Scilla e Cariddi erano un modo accattivante di ricordare ai marinai di stare lontani dal pericolo, nella fattispecie dagli scogli in mare aperto, finto riparo e invece sicuro rischio di naufragio. Detta tecnicamente, nel cinema la "sospensione dell'incredulità" è un patto del regista con gli spettatori fatto e sottoscritto all'inizio del film e poi da mantenere con rigore, non a singhiozzo e come gli pare come fa Nolan in questo film.

Detto questo, piacciono le immagini, specie nel cinema giusto, e il cuore ringrazia vivamente l'avere evitato l'abuso di computer grafica per gli effetti speciali. Scena più riuscita: la discesa nell'Ade; gli si perdona perfino sia stata in compagnia dei suoi anziché da solo come nell'originale, e l'avervi espunto (anche qui inspiegabilmente, tanto è cinematografica) l'incontro inaspettato con la madre. Errore per fortuna non ripetuto con il cane Argo e la serva che lo riconosce dalla cicatrice mentre gli lava i piedi. E passi pure per la statuetta tipo Il gladiatore a giocare il ruolo di prova principe di identità al posto del talamo intagliato nell'ulivo, che però era meglio. Insomma, il film, ripeto, è da vedere. Ma poi, oltre magari a procurarvi una buona traduzione da tenere sul comodino e leggicchiare ogni tanto a saltare, guardatevi lo sceneggiato RAI del 1968, è insuperato. Lo trovate su RAI play, spero ci sia come ai tempi il riassunto delle puntate precedenti a cura di Ungaretti, scusate se è poco. Per i più pigri, a gratis e low-fi, ho trovato questo:

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