sabato 4 luglio 2026

I GUARDIANI DELLA INVOLUZIONE

Tra i tanti aspetti su cui ci si sofferma, anche chi si sforza di mantenere uno sguardo critico sul fenomeno, quando si parla di "intelligenza artificiale", e anche su queste pagine, c'è la deprivazione cognitiva conseguente dal comodo demandare a supporti esterni cose che altrimenti dovresti forzarti a imparare (dal riassumere al tradurre passando per l'orientarti, che però ci ricorda che il fenomeno è vecchio quanto la tecnologia, quindi quanto l'umanità), c'è il nodo proprietà dei contenuti dati in pasto all'algoritmo (che però era presente anche quando l'algoritmo non era capace di autoimplementarsi), c'è il groviglio quell'impatto ambientale di cui misteriosamente ci si scorda solo riguardo questa tecnologia, evidentemente quindi decisiva per i padroni del vapore e la loro propaganda, ma manca o è comunque più raro quello che entra nel merito del nome del progetto e del suo funzionamento.

Parlare di intelligenza in mancanza di autocoscienza, concetto quest'ultimo che impegna da secoli i filosofi senza che riescano a trovare una risposta univoca nemmeno restringendo il campo alla nostra sola sottocategoria di primati, è infatti poco di più che un'abile operazione di marketing. Disonesta come quasi tutte le altre, per definizione, si potrebbe aggiungere. Volendo immaginare, in chi avendo inventato un modo migliore di usare l'immensa base dati figlia di Internet e dovendolo vendere gli ha appiccicato un'etichetta ricavandola da ciò che sembra e non da ciò che è, una recrudescenza di scrupoli, si poteva al massimo ricavare un qualcosa come "ricerca 2.0" (aggiungete volendo un qualche riferimento alla iperbolica potenza statistica, a me non mi viene) o simili ma comunque di infinitamente meno affascinante e commerciabile di  AI. Ma anche col nome figo la cosa quello è e resta: un accrocco che macinando moli di dati immani a velocità immane sembra dia risultati frutto di pensiero anche perché addestrato a darli in un formato apposito a farlo sembrare. Tanto è vero che chi ha provato a costruirsene uno in casa, avendo le stesse competenze informatiche se non superiori, ma non avendo la mole di dati e le macchine potentissime dei big, ha avuto risultati ridicoli (e infatti ridicolizzati).

Il problema dimenticato, anche da me stesso nelle chiacchiere con gli amici per dire, ma maggiore, lo potremmo immaginare come una manciata di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il meccanismo è l'evoluzione del pensiero, ma per capirci meglio lo spiego con l'evoluzione delle specie tout-court. Che con una sintesi brutale si potrebbe spiegare così: da quando è apparso sul pianeta (nel "brodo primordiale" di Pazzaglia, esattamente) il DNA ha sempre svolto la sua funzione fondamentale di riprodursi con una perfezione quasi totale, dove però la chiave del successo è in quel "quasi": ad ogni "errore" nella storia della vita sul pianeta si è aperto un potenziale ramo evolutivo che si è (immediatamente o meno) estinto se non era adatto alle condizioni ambientali e si è invece affermato (per periodi più o meno lunghi) se invece lo era, magari a scapito dei rami da cui discendeva. Il paradigma può essere applicato a qualsiasi scala: nel continuum che porta dai primi organismi unicellulari a noi come all'estremo opposto nelle piccole differenze (erroneamente definite razziali) tra i gruppi umani che hanno colonizzato il pianeta (come il colore della pelle, la statura, o l'intolleranza al lattosio, per capirci). E quindi può essere traslato utilmente anche nel campo delle idee.

Ogni volta, quasi senza eccezione, che l'umanità ha fatto un passo avanti, è stato per un "errore" di qualcuno, per una lettura eterodossa delle cose spesso ostacolata dall'ortodossia (pensate solo a Galilei o Einstein, per fare due esempi macroscopici), per una "eresia" insomma. Che succede se da un certo punto in poi tutti, per avere delle risposte o dei risultati, si affidano solo e sempre più a un motore statistico potentissimo e velocissimo? Che le risposte saranno sempre, e sempre di più, le più "normali" (dove le virgolette sono per gli appassionati di statistica - che possono pensare a una curva di Gauss sempre più schiacciata - ma si capisce lo stesso). L'eretico, che già era penalizzato nelle ricerche sui motori di precedente generazione, scivolerà sempre di più nell'invisibilità. E nessun progresso sarà più possibile. E non sto parlando solo delle storie e dei pensieri, parlo anche del modo di esprimerli: anche per le lingue infatti vale il paradigma e quelle attuali sono figlie di eresie di quelle da cui derivano. Le uniche residue minime speranze risiederanno in chi si chiama fuori dal giro, e in caso di catastrofe raccatti i pezzi dell'umanità. O almeno, se per raggiunti limiti di età non ha speranze di esserci, lasci testimonianza.

Ed ecco che io, obiettore di coscienza al servizio di leva negli anni ottanta del secolo scorso, oggi mi dichiaro obiettore di coscienza all'utilizzo consapevole e avanzato dei sistemi della cosiddetta intelligenza artificiale, laddove le precisazioni sono necessarie per il fatto di essere cosciente che invece di utilizzi non consapevoli e occulti, anche elementari, ne farò come tutti chissà quanti e sempre di più. Ma un limite ci vuole, anche quando sembra inutile. Altrimenti si è complici di chi ha progettato e persegue la involuzione da cittadini a sudditi che stiamo osservando da qualche decennio ormai, di cui l'AI è una tranche. E se lo facessimo tutti, il progetto fallirebbe per sua natura intrinseca: senza i nostri dati, le nostre storie, i nostri documenti di lavoro, non è niente, e se non gliele diamo in pasto, se gli mancano, in italiano si dice che ne è deficiente.

martedì 30 giugno 2026

AUGURI

Essere stato un bambino asmatico, e in tempi in cui non erano ancora in commercio i broncodilatatori tascabili, in qualche modo mi aiuta, in frangenti come questo. Mio padre, infatti, che aveva lo stesso problema seppure in forma minore (la cosa deve avere una certa componente di familiarità, visto che da mia nonna a mia figlia passando per cugini e nipoti ci accomuna), e non aveva trovato modo migliore, avendo riscontrato una correlazione tra la mia partecipazione ai giochi per strada cui i bambini dell'epoca indulgevano per pomeriggi interi e gli attacchi asmatici notturni, di impedirmeli, accompagnando il mio rituale di reclusione (sempre lo stesso: mi tocca la fronte e o le spalle, riscontra che sono sudato, e mi trascina verso casa) con una ramanzina, talvolta, quando era proprio in buona e/o io anziché sbraitare gli chiedevo ragione del provvedimento restrittivo, sostituita da una edificante parabola.

Se uno può masticare, diceva, è giusto che quando ha fame mangi tutto quello che trova, ma se uno non ha i denti ed è costretto a mangiare liquido si deve far bastare quello, e se non riesce ad aprire la bocca magari col contagocce. Sempre vita è. E, sottinteso, va rispettata e amata. Ci ho ripensato ricorrentemente, ad esempio a proposito di una delle tappe della testimonianza di uno Zanardi. E temo di doverci ripensare sempre più stesso, ora che mi avvio verso l'anzianitudine prima e la vecchiaia poi, e magari arrivarci che l'alternativa è peggio, tutti noi siamo circondati di storie che lo testimoniano.

Ci penso oggi che un maledetto colpo della strega, di quelli veri che ti pieghi a prendere le scarpe e una scossa elettrica ti falcia la schiena lasciandoti piegato in due a urlare, e poi per ore bloccato a letto ad aspettare l'effetto di una puntura, che poi al massimo ti consente di trascinarti alla poltrona davanti al PC, mi ha impedito di essere presente al compleanno di mia figlia, per la prima volta nella sua vita.

Vengo da due settimane di ferie, nelle quali ho appositamente lasciato da perdere il tennis e sostituito la palestra con stretching e passeggiate in spiaggia la mattina, e durante le quali sono addirittura riuscito a non ingrassare neanche un etto nonostante due o tre serate di stravizi alimentari con amici e parenti. Della serie: no, non ho chiesto troppo al mio fisico. Semplicemente, sono cose che succedono, specie dopo una certa età.

A mia figlia gli auguri per una volta li ho fatti solo per telefono, e qui se mai mi leggesse (non lo fa mai, i blog e Facebook sono fuori dall'orizzonte di un adolescente odierno). Ma intanto mi sono passato un po' di tempo, concedendolo all'azione del voltaren+cortisone. E che mi trovo affianco questo utilizzo privato del sito, nel quale non indulgo quasi mai, con la pubblicazione (senza liberatoria, mi perdoneranno) di una foto dei "quattro Luigi", primi cugini tutti con lo stesso nome (anche se uno dei quattro solo come secondo) del nonno, rivisti tutti assieme per una pizza pochi giorni fa, e ciascuno coi suoi acciacchi. Auguri!

domenica 21 giugno 2026

RISVEGLIATI DA UN PIZZIGHETTONE

Una stagione in vetta, finale playoff persa davanti a oltre 6mila tifosi, un miracolo in quarta serie, da un avversario superiore, un raggruppamento tra le tre perdenti le finali perso x quoziente canestri per aver vinto contro la più forte ma perso contro la squadra di un paese che non ci arriva, a seimila abitanti. Questo è l'ultimo capitolo della storia maledetta della Viola Reggio Calabria, qui la cronaca.

Scrivo da cellulare, non ho resistito. La Fenice risorgerà anche stavolta.

venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

sabato 6 giugno 2026

ANCORA SULL'AI, IA IN ITALIANO

Pasbas ha preso l'abitudine di usare WhatsApp come fosse un blog, scrivendo post lunghissimi e però faticosi da leggere sul telefonino. Io che data l'età faccio ancora più fatica, e che continuo a pensare che un blog sia un posto più degno per riflessioni che debbano essere meno che evanescenti, ve li riporto pari pari qui, tanto ho un suo consenso generico, e sto comunque attento a evitargli ed evitargli denunce, che né io né lui abbiamo soldi per avvocati.

Per questo ho troncato la prima parte del post, quella in cui parla di una nota azienda informatica e del suo modus operandi, tra le altre cose corruttore della PA, tanto sono cose arcinote a noi smanettoni e allo stesso tempo impermeabili alla mente dell'utente comune, che vede solo il risparmio di fatica e accetta entusiasticamente qualsiasi innovazione lo comporti. Tenere tutto sul cloud? vuoi mettere rispetto ai faticosi e lunghi backup su supporti fisici, che costano pure e si rompono eccetera? tanto se ti scordi la password te la fanno reimpostare, e mai che l'evento ti evochi uno scenario in cui non è che te la sei scordata non funziona più e tu capisci che i dati che credevi tuoi erano del padrone del cloud, che per qualsiasi ragione può tagliarti fuori (che so, obbedendo a una direttiva politica di tagliare fuori dal mondo chi stacca i tappini dalle bottiglie di plastica, l'ho detta assurda apposta...), senza parlare di possibili disastri in un posto del mondo dove nemmeno sapevi che c'era in pratica tutta la tua vita. Infatti, come dice Pasbas....

I data center che supportano l’IA richiedono un consumo di elettricità che rappresenta un salto rispetto alla tradizionale architettura della rete, con conseguenti emissioni di CO2. Nel modello cinese si utilizza solo energia rinnovabile, chip GPU basati su tecnologia tri dimensionale che richiedono molta meno energia. I data center sono posizionati in zone desertiche o comunque disabitate nell'ovest Cina, non usano risorse idriche urbane. Altro elemento il Governo punta a sviluppare mini centrali nucleari a fusione non pericolose né inquinanti. I data center sono in zone disabitate e tutta l'attività di training (che consuma una bassa porzione dell'energia modello USA) avviene in quelle strutture, la parte di controllo invece (a consumo molto più basso) nelle città dell'est tecnologiche come Shenzhen. In pratica il modello energivoro e spaccone dei tycoon USA (...e getta nella monnezza della storia) è centrato sul potere centralizzato e sulle armi, quello cinese sul miglioramento del tenore di vita del popolo. Non credo sia irrilevante.

Che mi trovo, cito e linko un bellissimo articolo che un altro amico, Nino Mallamaci, che invece usa WhatsApp a mo' di newsletter delle tante attività pubblicistiche e letterarie a cui lavora per godersi appieno la pensione (la mia è tutta invidia, tra pochi anni lo imiterò), ha scritto sull'argomento, ma con taglio sulle questioni neuropsicologiche e cognitive, su Byte. Buona lettura.

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legnocit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

sabato 9 maggio 2026

FAI DEL BENE E TACI

Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico
Ci ho pensato molto, prima di questa confessione pubblica, perché è un attimo e ti trovi seppellito dagli haters, oggigiorno. Ma coi pochi contatti che oramai racimolano i miei post, che pubblicizzo un minimo solo sui social più "da anziani", mi sono detto che se rischio rischio poco. Dunque eccola: non reggo le raccolte fondi benefiche. Piantine, corse, maratone TV, partite del cuore, eccetera. E nemmeno gli spot televisivi che le supportano, quelle o in genere le associazioni private a scopo benefico. Ma detta così è brutta, mi rendo conto di dover spiegarla meglio.

Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.

Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.

Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.

venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

giovedì 2 aprile 2026

NOVANTACINQUE

Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua funzione prevalente di sito di controinformazione di seconda mano. Gli è che il 28 marzo sarebbe stato il novantacinquesimo compleanno di mia madre, che invece è morta sette anni fa quindi comunque abbastanza avanti negli anni da non potersi lamentare, né lei né noi, ma l'età, e qui so di sfondare una porta aperta anzi un portone, non impedisce ai figli di piangere un genitore e di rattristirsi quando una ricorrenza gli ricorda quanto gli manca. Quindi scrivo questo post (avendolo rimasticato per giorni, peraltro) sicuro di avere molti lettori che lo sottoscriverebbero, mutatis mutandis, per la propria madre o padre. Commozione non occorre conoscere il latino per comprendere che etimologicamente significa muoversi con.

Mia madre era, come tutti noi forse ma certamente in grado massimo, piena di contraddizioni. Era bellissima, al punto di consentirmi un accostamento ardito, e vanitosissima, al punto da meritarsi l'appellativo di Liz Taylor dai nipoti perculanti quando si agghindava che so per un matrimonio, ma non ha mai sfruttato quella bellezza di cui pure era perfettamente consapevole per come si dice rimorchiare: si vantava di essere arrivata illibata al matrimonio, cosa ancora comune ai tempi ma lei si era decisa a sposarsi a 31 anni (per i tempi, quasi fuori tempo massimo), e di esserlo rimasta a vita dopo la separazione da mio padre, 23 anni dopo. Questa concezione antiquata del matrimonio come unico e indissolubile coesisteva però in lei senza problemi con un feroce e inscalfibile protofemminismo: era indipendente lavorativamente fin da ragazza, non bastandole di certo l'occupazione principale, per poi dopo la pensione dedicarsi instancabilmente alla sua campagna, una donna sola che lavorava come tre uomini. E in lei convivevano il sentirsi inferiore, ma di poco, soltanto al padreterno e una religiosità profonda e intima, ma anche questa contraddittoria perché, come tipico di un certo Sud e si può toccare con mano in tante processioni paesane, commista di cattolicesimo integralista e animismo precristiano, spiritualismo estremo e culto del corpo e dei lari (ha tenuto per anni, fino a che è campata, le foto dei cadaveri agghindati per il rito funebre della madre e del fratello all'ingresso di casa su un mobiletto a mo' di altarino ).

Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.

sabato 21 marzo 2026

HO DETTO NO

I nostri padri costituenti erano senza dubbio di tutta un'altra pasta rispetto a tutte le classi politiche che li hanno seguiti. Non solo hanno scritto la "Costituzione più bella del mondo" (le virgolette sono perché oramai Benigni ha sputtanato la definizione, coi suoi fervorini finto progressisti che fanno tanto rimpiangere quando cercava di spogliare la Carrà, sciorinando i sinonimi di patonza, oppure intonava l'Inno del corpo sciolto), ma hanno anche previsto che per cambiarla bisogna ricorrere a meccanismi alquanto complessi che assicurano, più o meno, che essa non venga stravolta ogni due e tre per solo capriccio o convenienza di una parte politica, imponendo o quasi il ricorso al referendum confermativo.

Ciò storicamente ha impedito (anche se purtroppo non tutte: il pareggio di bilancio in Costituzione fu inserito dal governo Monti senza bisogno del referendum col voto sotto feste e nottetempo dei parlamentari uniti dal terrore dello spread, che così hanno ceduto ogni rimasuglio di sovranità del nostro Paese) numerose porcherie. Ad esempio, a Berlusconi prima e a Renzi poi, col secondo che essendo enormemente più ingenuo del primo aveva giurato in caso di bocciatura di ritirarsi dalla politica (ma tanto, lo spergiuro sta a due lire e infatti sta ancora la a fare danni). Per l'elenco delle modifiche approvate (la maggior parte marginali) e respinte (alcune pesanti, come le due succitate) vi aiuta il web ormai integrato con l'AI, sennò leggetevi direttamente questo. Se avete prescia e vi fidate della mia memoria, invece, ve la sintetizzo così: ai vari referendum normalmente ha vinto il NO, perché i costituenti saggiamente previdero anche che per quelli confermativi non vale la regola del quorum come per gli abrogativi, perché anche la demotivazione al voto deve pesare, e di solito i sostenitori convinti di una riforma che faccia i porci comodi della propria parte politica non sono tantissimi. Con ogni probabilità andrà così anche domani, ma ad ogni buon conto cerco di schematizzare le ragioni per cui anche sto giro bisogna votare NO (anche nel dispiacere di trovarsi schierati dalla stessa parte di quegli sciagurati del PD).

La riforma proposta infatti consiste essenzialmente in tre punti:

  1. separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti (quando entri in magistratura in una delle due carriere non puoi mai passare all'altra);
  2. istituzione di un doppio CSM (l'organo di autogoverno della magistratura) per ciascuna carriera;
  3. nomina dei membri di ciascuno dei due CSM mediante un sorteggio a base qualificata.

Vi dico subito che se il quesito fosse solo il terzo, o se fosse possibile esprimere tre voti distinti, avrei votato SI: il sorteggio garantisce rappresentanza proporzionale in tutte le dimensioni, più di qualsiasi meccanismo elettorale per quanto perfetto (figurarsi di uno bizantino come quello per i membri del CSM attuale), e l'unica remora a propugnarlo anche per il Parlamento è che questo in teoria dovrebbe essere migliore della platea da cui è estratto (anche se in pratica storicamente è stato sempre peggiore). Ma essendo il voto unico gli altri due punti pesano molto di più. Il primo era scritto sui piani di Gelli e non era strano che un piduista della prima ora lo volesse fortemente. Il tentativo postumo è esattamente per la ragione negata dai sostenitori del SI e affermata da quelli del NO: una magistratura inquirente separata rigidamente è più facilmente assoggettabile al potere esecutivo (meno separazione di poteri uguale meno democrazia). E se non bastasse la cosa in se, c'è il punto 2 a dimostrare qual è l'obiettivo nascosto dei riformatori: a cosa serve sennò splittare il CSM? Aggiungo un altro argomento, che azzera gli argomenti dei sostenitori della separazione delle carriere: già adesso, le carriere sono unite per modo di dire, visto che un giudice può passare il Rubicone solo una volta in tutta la carriera. In TV non ve lo dicono, ecco perché ora siete stupiti.

C'è un altro autogol, poi, commesso da questa destra imbarazzante. Ogni qualvolta un giudice piscia fuori dall'orinale, come nel caso della "famiglia nel bosco", si alza la canea dell'"hai visto sti giudici di cosa sono capaci?", che nemmeno si accorge di dimostrare, semmai, che il fine ultimo della riforma è proprio avere dei giudici inquirenti che agiscono solo secondo le linee di governo, e senza nemmeno bisogno di ordini espliciti: chi sa che c'è un andazzo, e magari vuole fare carriera, si uniforma spontaneamente.

Che nostalgia, dei tempi in cui non era stata ancora inventata l'etichetta "toghe rosse", la magistratura era naturalmente di destra e Un giudice "una carogna di sicuro...

domenica 15 marzo 2026

TESTA 'I SCECCU

L'asino ha fama di animale inferiore, ad esempio rispetto a suo cugino il nobile cavallo. Ma è immeritata. Per certi aspetti, anzi, ha una dignità superiore. Collabora, col suo sedicente padrone umano, ma solo fin quando gli pare. Tanto che è così difficile fargli fare qualcosa che non vuole che la cosa è diventata proverbiale, e in tutti i dialetti (che nella società agricola che ha imperato per millenni e fino a qualche decennio fa l'asino era fondamentale) infatti si dice "testa d'asino" a chi è impossibile da convincere né con le buone né con le cattive.

Ma in reggino u sceccu, l'asino, entra pure in detti più complessi. Di una moglie o fidanzata riottosa, ad esempio (ma vale in tutti i casi simili, e indipendentemente dal sesso), si dice "quandu 'u sceccu non voli mbiviri...", quando l'asino non vuole bere, sottinteso non c'è niente da fare (se non ti ama più). E la lettura positiva di questo presunto difetto è anch'essa inscritta nel sentimento popolare, che ha trasformato l'antica ingiuria di essere testardi come muli in un moto d'orgoglio, ad esempio dei calabresi o dei sardi.

Ho comprato un'auto diesel nel 2025. Euro 6d, cioè al momento lo standard ecologico più avanzato. Ma diesel, perché faccio tanti chilometri e non ce n'è come il diesel per un compito del genere: consuma poco, dura tanto, è affidabile e robusto, e quindi mi consentirebbe di tenere l'auto a lungo prima di doverla sostituire. Tutti parametri che andrebbero considerati adeguatamente, nel valutarne l'impatto ecologico. Invece, la moda di considerare solo le emissioni per istante, divulgata peraltro pervasivamente, trascurando tutti gli altri fattori, emissioni in fase di produzione e materie prime e trasformate necessarie in primis, che ad occhi scafati tradisce immediatamente nient'altro che una scelta politica arbitraria adottata a monte e per rispondere ad interessi precisi, ha imposto il luogo comune che diesel è cattivo e antiambiente.

Non mi hanno convinto. Il mulo (cui peraltro la motorizzazione diesel è affine: alta coppia ai bassi regimi, potente ma non veloce) resiste. Bisogna bastonarlo. Ad esempio, rimodulando le accise, che per il gasolio erano più basse per la semplice considerazione che riguardava una platea di lavoratori o comunque contribuenti "di quantità". Non basta, il diesel consuma meno e dura di più: è conveniente anche a parità di prezzo con la benzina. Bisogna farlo costare di più, tanto di più; ma come fare? Ci vorrebbe un'occasione.

E siamo alla cronaca. C'è una guerra dissennata e scriteriata, l'ennesima in un'area cruciale per il petrolio, e guardando bene anche per tutta una serie di altre cosette che interessano anche la e-mobility e addirittura l'agricoltura. Perché non approfittarne? La dinamica è collaudata (solo il 1973 ne è fuori, e allora infatti i governi tentarono di calmierare i prezzi e in parallelo di convincere i cittadini a comportamenti parchi, io c'ero e me lo ricordo, quelle domeniche a piedi erano feste, e le réclame della DC per consumare meno e meglio, che allora suscitavano fastidio, ora suscitano nostalgia, dei tempi in cui i governi al massimo ti volevano convincere ma mai costringere), e la liberalizzazione dei prezzi ha aggiunto funzionalità al meccanismo: quando il petrolio rincara, il prezzo alla pompa dei carburanti si impenna immediatamente e in maniera già più che proporzionale al rincaro del greggio, figurarsi considerando che questo pesa solo in parte, e minoritaria, nel prezzo totale, che include accise raffinazione distribuzione e guadagni; ma quando la crisi finisce e il petrolio scende, il riflesso sul prezzo alla pompa avviene in maniera calcolata correttamente (essendo solo una parte del totale) e tenuto conto adeguatamente degli sfridi temporali (che una volta erano le scorte, ora ad esse si aggiungono i complessi meccanismi finanziari di determinazione del prezzo). Semplificandola: i prezzi calano? si ma io ho comprato a un prezzo maggiore, quando quello che compro oggi a un prezzo minore arriva alla pompa io applicherò gli sconti, non prima; i prezzi aumentano? applico subito gli aumenti e incamero maggiori guadagni avendo comprato a un prezzo inferiore. In italiano si chiama speculazione.

A questa, si aggiunge l'occasione di cui sopra: siccome gli iraniani brutti e cattivi intralciano lo stretto di Hormuz, la benzina aumenta di un tot, subito. Ma il gasolio, il gasolio aumenta di tre volte tot, arrivando a costare il 20 per cento in più della benzina. Una vigliaccata ai danni dei muli che si ostinano a usarlo, e non sarà l'ultima della serie. Perché siamo nel mondo del "chi non si vaccina niente cure mediche nemmeno al pronto soccorso e nemmeno per una ragione diversa dal morbo per cui non si è vaccinato, che so un incidente" - non me lo sto inventando, era la tesi di un noto figlio di papà che sennò col cazzo che faceva l'attore e ha pure un figlio cantante che se non era suo figlio eccetera eccetera.

Il tutto va inserito in un contesto in cui l'auto a gasolio è solo una delle tante variabili. Esiste un progetto preciso e codificato (il "grande Reset") di riduzione dell'umanità a schiavitù, almeno tale si può definire secondo le categorie di pensiero in cui siamo cresciuti un paio di generazioni. L'eterodossia non è contemplata, va disincentivata in ogni modo, disinnescata, estirpata. Il mulo che non vuole bere prima o poi morirà di sete, peggio per lui. La "famiglia nel bosco" non può essere lasciata in pace, anzi la sua parabola deve essere esibita a mo' di esempio. Non possederai niente, casa auto lavoro figli, e sarai felice; se ti metti in testa di disobbedire, anche infilandoti nel buco del culo del mondo, noi ti raggiungeremo e mostreremo la tua testa mozzata al nemico. Lasciate perdere chi sta approfittando della vicenda per motivare il SI al referendum come se avere le carriere separate avesse impedito a quei giudici di togliere i bambini alla coppia: non si accorge nemmeno che se ciò fosse stato vero sarebbe stato un buon esempio di quell'assoggettamento della magistratura all'esecutivo che resta la migliore ragione di votare NO. Ma di questo ne riparleremo tra qualche giorno. Ora vado a cercare, se la trovo, una pompa dove il gasolio stia a meno di due euro al litro. Da buona testa 'i sceccu....

domenica 8 marzo 2026

DALL'ALTO NO

Ho un amico, un vecchio e caro amico, iraniano, che da quando ho pubblicato l'ultimo post mi riempie la chat di whatsapp di video e testimonianze dall'Iran oppresso. Evidentemente non mi sono espresso abbastanza chiaramente, d'altronde il vezzo di scrivere difficile è un piacere a cui non rinuncio, anche grazie al fatto che non traggo alcun altro utile dal tenere queste pagine. Ma stavolta è forse il caso di metterla in piano.

Non c'è nessun bisogno di dimostrarmi che in Iran governa un regime odioso, che ho sempre pensato che i peggiori sono quelli di stampo religioso. Ho solo sostenuto che la pratica oramai consuetudinaria di tentare di abbattere i regimi veri o presunti che siano bombardando o invadendo i Paesi da essi guidati è la classica toppa peggio del buco. E che coloro che, sentendosi oppressi da un regime, fanno il tifo per le bombe o l'invasione, mi spiace ma peccano di ingenuità o fanno male i conti. Anche perché, a saper leggere tra le righe, quasi mai l'intenzione vera del bombardatore e/o invasore è davvero abbattere un regime e instaurare una democrazia dall'alto, che lo sa benissimo che è una cosa che semplicemente non funziona. La storia è piena di esempi, e se vogliamo considerare l'Italia del 43/45 una eccezione, anche se non lo è fino in fondo, lo è grazie alla resistenza interna, senza la quale si sarebbero attuati piani ben diversi dalla nostra storia repubblicana (che pure è quella di una democrazia zoppa).

Gheddafi, Assad, Mubarak, i Talebani, Milosevic, Chavez/Maduro, i Castro, Saddam, e la lista si può allungare a volontà, nessuno di essi era un leader democratico nel senso che alla parola ci piace dare, e per ciascuno è possibile reperire tonnellate di filmati e testimonianze di dissidenti oppressi dalla sua tirannia. Tutte vere come quelle di oggi in Iran, lo ripeto. Ma ripeto anche che l'etichetta di tiranno antidemocratico è servita essenzialmente da scusa all'Impero per attuare per mano militare la loro disfatta, seguita quasi sempre dallo sfacelo dei Paesi "liberati", al punto da non potersi negare che forse proprio era lo sfacelo il vero obiettivo.

Nella fattispecie, basta guardare a quello che sta facendo Israele in Libano, approfittando dell'occasione, perché sia legittimo chiedersi: non è che il vero obiettivo dell'attacco all'Iran è proprio dare ancora più mano libera al "regime genocida" (uso le virgolette perché allora pure io appiccico le etichette come mi pare, e d'altronde l'unico Stato al mondo più confessionale dei paesi islamici è proprio Israele) per imporre la propria legge nella regione? Il regime in Iran può anche restare e probabilmente resterà, con buona pace dei desiderata degli oppositori, anche perché di solito una nazione aggredita si raccoglie attorno ai propri leader anzichenò, ma la potenza nucleare in medio-oriente deve restare una sola, e anzi nessun altro Stato deve avere il peso militare ed economico che aveva osato avere l'Iran negli ultimi tempi. E se allarghiamo lo sguardo alla Russia, suo grande alleato costretto da 4 anni a una guerra avviata senza dichiararla dal blocco occidentale 8 anni prima, quindi impossibilitato ad intervenire adesso in sua difesa, si capisce forse qualcosa in più delle dinamiche in Ucraina.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

sabato 21 febbraio 2026

IL CASO? QUALE CASO?

No, non è un caso se oggi sentite parlare i telegiornali del caso Epstein. Ma confessate: cosa ci avete capito? Io quel poco che ci ho capito l'avevo capito prima. Non necessariamente collegandolo al suo nome. Invece, è proprio l'etichetta il primo degli strumenti che usa la propaganda per diffondere falsa coscienza, cioè fare il proprio mestiere. Stiamo parlando, infatti, di un mare di merda capace di intasare qualsiasi fogna, cosicché quando oramai era chiaro che sarebbero saltati i tombini e tutti avremmo visto la verità, chi teme questo accadimento, che poi è anche chi tira le fila di tutto l'affare, ha deciso che l'unica è procedere a un affioramento governato: una tracimazione controllata e fuorviante che scrive le veline che i giornalisti vi leggono.

Per questo, il vostro affezionatissimo vicino di casa (regia, via alla sigla di Spiderman) rispolvera il suo vecchio vizio di selezionare per voi alcune letture istruttive. Che dimostrano che non di un vecchio sporcaccione suicidato e dei suoi amici di alto bordo stiamo parlando, ma di una delle crepe alla crosta di quel magma che a un certo punto ha preso a governare il pianeta portandolo alla rovina che vedete se sapete ancora guardarvi attorno, oltre lo schermo dello smartphone (che vi hanno dato apposta, tra l'altro). E il modo in cui ve lo raccontano non gli serve altro che a murare la crepa, per riprendere indisturbati il progetto. Israele, la finanza mondiale, i soliti miliardari filantropi specie della sanità. E si, anche zozzoni, ma è l'aspetto assieme più orrifico e meno rilevante politicamente. Eccovi dunque:

Letto tutto, rinfranchiamoci in qualche modo con Agamben, o se preferite prendiamola con filosofia...

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