venerdì 14 agosto 2026

SOVRANITÈ

Un mio amico, di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto sostegno ai grillini e le sue ragioni, le stesse che i cinquestelle stessi hanno tradito causando la mia delusione e presa di distanza, avendo visto su faccialibro un link guarnito dell'immagine qui a sinistra, ha inteso giustamente percularmi inoltrandomelo con il commento "non mi dire che voterai Vannacci!". Il link punta a un articolo de Il fatto quotidiano che a leggerlo si capisce tutto, in un senso o nell'altro. Vengo e mi spiego.

L'incipit è "La sovranità monetaria è uno dei punti forti della prima parte del programma di Futuro Nazionale...". Lo è stato anche di Fratelli d'Italia, e prima della Lega, e prima di Grillo, e prima ancora ma surrettiziamente persino di Berlusconi, che l'Euro ce l'aveva sullo stomaco prima che capisse che gli forniva l'occasione di pagare una ricca cambiale ad un suo elettorato di riferimento consentendo per omessa vigilanza un cambio pirata di 1/1000 a negozianti e autonomi mentre gli altri erano obbligati a un cambio ufficiale quasi doppio. I suoi successori sul carro sovranista, invece, hanno come lui lucrato il sostegno elettorale di una popolazione ampiamente convinta che dietro la moneta unica ci fosse una fregatura, per poi una volta al potere rimangiarsi la promessa - non sapremo mai, ad esempio, cosa gli hanno detto a Bruxelles a Di Maio, sappiamo solo che lui ora si è "sistemato" mentre il Paese ha continuato ad andare a rotoli.

Se anche Vannacci fosse in grado di prendere la maggioranza assoluta (detto per assurdo: non può sperare che in un risultato marginale), quindi, c'è da scommettere che il "punto forte della prima parte del programma" sarà espunto dallo stesso il giorno dopo la lista dei ministri, o al massimo lasciato cadere dopo una fase di ammuina. Se non fossi convinto di ciò, se fossi convinto cioè che la sua non è una boutade acchiappavoti ma un punto fermo dell'azione di un suo eventuale governo, allora non dico che lo voterei, ma diciamo così che l'opzione di passare sopra tutte le sue prese di posizione discutibili e becere per sostenerlo temporaneamente fino all'Italexit, per poi riprendere a combatterlo subito dopo, sarebbe politicamente da valutare. Gli stessi partigiani, d'altronde, si sono turati il naso e hanno combattuto fino a Liberazione avvenuta fianco a fianco coi democristi, che dopo sono ridiventati il Nemico (e di quelli coscientemente imbattibili: Togliatti sapeva, di Yalta).

L'articolo all'inizio enumera si le ragioni per cui sarebbe opportuno recuperare la sovranità monetaria, ma intanto lo fa come espediente retorico (della serie "ammesso che..."), e poi si dimentica la più importante: senza la sovranità monetaria un governo non può attuare la politica economica e finanziaria per cui è stato eletto se essa non concorda con i trattati internazionali cui si è aderito in modalità così sventate. E eleggere chi voglio che faccia quello che io reputo giusto, mentre poi si farà quello che io reputo sbagliato, per ordine superiori di istituzioni non elette da nessuno, è la morte della democrazia e punto. Lo stesso articolo più avanti getta la maschera, enumerando tutte le ragioni per cui l'Italexit sarebbe un disastro (tra cui - come se fosse un fatto acclarato, e non lo è affatto - il disastro che sarebbe stata per gli inglesi la Brexit), ma dimenticando di notare che nessuna esclusa queste ragioni non sono fenomeni della natura o leggi dell'economia, ma sono figlie di clausole scritte nei trattati, ragione in più per abbandonarli al più presto costi quel che costi e magari incriminare per Alto tradimento chi li ha sottoscritti.

Infine, ma non per importanza, la considerazione insieme più triste e più rilevante: la sovranità monetaria sarebbe per natura (o devo ricordare io il socialismo in una sola nazione in attesa sia possibile la sua internazionalizzazione, o la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura?) una roba di sinistra. Perciò, prima di prendersela con chi per istinto o consapevolezza sostiene chi la sbandiera anche se sarebbe un avversario politico, dobbiamo prendercela con chi a sinistra l'ha lasciata li per terra a disposizione di un Grillo Meloni Salvini Vannacci qualsiasi, anziché rivendicarla per primi, consapevoli del fatto che è propedeutica persino a "libertè egalitè fraternitè", e che senza di essa anche un rinato PCI che raggiungesse la maggioranza assoluta dei seggi dovrebbe eseguire i diktat monetaristi e ultraliberisti della UE.

Comunque no, amico mio, non lo voto in ogni caso, a Vannacci: è troppo pure per me. D'altronde, ho l'età per permettermi di approdare senza sensi di colpa all'astensionismo, in assenza totale di un soggetto politico credibile da votare. A meno che, visto che non si vota domani, da qui ad allora non emerga.

venerdì 7 agosto 2026

RADIOCIXD 73 – FRANCESCO GUCCINI

Per chi è stato teenager negli anni 70, ventenne negli 80, non è possibile disintrecciare dalla propria personalità le parole di Guccini. Ho detto le parole, e non le canzoni, perché in quei primi anni 70 quando Guccini iniziò a vendere dischi (a farli aveva iniziato prima, ma, a parte quelli cantati dall’Equipe 84 e dai Nomadi, non se li compravano nemmeno i parenti) la musica era poco più di un pretesto per dare una metrica ai testi e così riportare la poesia alle origini, quando la si cantava. Ma passata quella moda Guccini fu anche uno di quelli che seppe dare un vestito nuovo alle sue canzoni per primo (proprio coi Nomadi, nel 1979) e meglio (con una manata di jazzisti/tangheri che lo accompagnò per un bel pezzo).

Per queste ragioni, se metti “Guccini” nel motore di ricerca di questo blog vengono fuori tantissimi post in cui è citato, tra cui tre della serie RadioCIXD ad altrettanti album degli anni 70 (oltre al live coi Nomadi succitato, l’esilarante Opera buffa e il monumentale Amerigo) , e due agli imprescindibili pezzi La locomotiva e Scirocco (perciò non compresi nell’elenco a seguire). Questo coccodrillo, infatti, come già fatto altre volte, ad esempio per contiguità con Claudio Lolli, lungi dal potere o volere riportare o accodarsi alla pioggia di alligatori che inonda in questi casi web e TV, tra cui vi segnalo per originalità quelli de Il giornale e di Vanityfair, si limita ad elencare i brani che secondo me (la selezione lascia fuori mostri sacri, ma vista la vastità della produzione era inevitabile) tutti dovrebbero conoscere. Così, se è vero che viviamo finché qualcuno ci ricorda, il Maestrone continuerà ad accompagnarci per un bel po’…

  1. Noi non ci saremo (ascolta) – Questo brano celeberrimo è uno dei tempi in cui il nostro, ragazzo, nemmeno era scritto alla SIAE, dei tempi in cui Dio è morto veniva bannata dalla RAI (e trasmessa da Radio Vaticana, dove evidentemente l’avevano sentita fino alla fine), ma io ve lo propongo nella magnifica versione dei CSI, la band più significativa degli anni 90, che la coverizzò per dare un titolo ai due live del proprio ritiro (salvo ripensamenti, e come ti sbagli? adesso l’unico coerente resta Fossati…) e lo fece a modo suo, dandogli un taglio cupo come già aveva fatto con E ti vengo a cercare di Battiato
  2. L’isola non trovata (ascolta) – Prima di quella che non c’è, c’era stata questa che c’era ma non si trovava (ma “a volte appare, avvolta di foschia”)
  3. Canzone della bambina portoghese (ascolta) – La chicca di Radici a gusto mio è questa, splendida, narrazione a due inquadrature e due temi musicali, per una volta migliore nella versione dell’autore che in quella (precedente) del grande Augusto Daolio
  4. Il vecchio e il bambino (ascolta) – Era il periodo dell’incubo nucleare, questo dialogo postatomico Guccini lo scrive dopo altre canzoni dello stesso tema: solo adesso mi accorgo che è morto il 6 agosto, anniversario di Hiroshima. Io ci addormentavo mia figlia piccola, cantandogli questa o Figlia di Vecchioni. Si, sono il peggio…
  5. Incontro (ascolta) – Una canzone triste che a un certo punto recita “come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale”, quasi a fare a gara con Lolli di Quanto amore che diceva “quanto amore che ho cercato ieri prima di essermi impiccato”, io la trovo migliorata nella versione di quel post-punk convertito al pop che non è altro di Enrico Ruggeri
  6. Eskimo (ascolta) – Un giaccone economico e durevole (io ci ho fatto tutti e cinque gli anni del liceo, e anche un po’ di università) usato a pretesto per raccontare ai posteri un’epoca
  7. Mondo nuovo (ascolta) – Se non avete letto il libro omonimo di Huxley vi mancano le basi per capire l’oggi, andatevelo a cercare; nel frattempo questo Bignami del Maestrone ci offre una misura di quanto ingannevole sia quell’aggettivo (“e non sappiamo perché e come siamo di un’era di transizione tra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita”)
  8. Bisanzio (ascolta) – Il verso qui sopra ha ronzato in testa a Guccini fino a che per l’album successivo non l’ha dilatato in una metafora/metropoli, “sospesa tra due mondi e tra due ere
  9. Venezia (ascolta) – Due storie che si intrecciano, quella di una città che affonda e quella di una donna che muore di parto; della serie “ma come gli vengono?”…           
  10. Antenòr (ascolta) – Piccola chicca misconosciuta, questa canzone mi rimbalza in testa tutte le volte che constato una verità che racconta, e cristallizza in un verso: “quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto!
  11. Bologna (ascolta) – Scritta, è importante ricordarlo, poco dopo la strage del 2 agosto; dal vivo, al verso che declama una Bologna “che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita”, ogni volta veniva giù lo stadio o il teatro
  12. Gulliver (ascolta) – Non tutta sua, riesce a sintetizzare in tre minuti il significato filosofico attualissimo del capolavoro di Swift
  13. Autogrill (ascolta) – Prima di Scirocco e quasi al suo livello, un capolavoro di rappresentazione quasi pittorica di una situazione, lì una drammatica separazione vista dal di fuori, qui uno svanire del forse possibile visto dal di dentro
  14. Gli amici (ascolta) – Beh, ora lo vedrà se viene assunto in cielo assieme ai suoi amici divertenti oppure se Dio gli preferisce i santi tristi e la massa di rompicoglioni
  15. Culodritto (ascolta) – La canzone che ogni padre dovrebbe dedicare a sua figlia, semplicemente
  16. Æmilia target="_blank">(ascolta) – L’ha scritta per Dalla e Morandi, e l’ha cantata assieme a loro (infatti prendo questa versione) meglio che da solo
  17. Odysseus target="_blank">(ascolta) – Questa l’ho selezionata solo per via dell’attualità indotta, e comunque in pochi minuti Guccini rende più giustizia a Ulisse che Nolan in tre ore
  18. Ho ancora la forza target="_blank">(ascolta) – Ligabue fa il cantante grazie a Bertoli ma cresce anche nel mito di Guccini, che fa recitare nel suo primo film e con cui scrive (e canta, in questa versione) questo brano, augurandomi di poterlo cantare a ragione per un’altra ventina d’anni anch’io.
Ah, quando avete finito con la musica, andatevi a leggere i suoi libri, specie i gialli scritti a quattro mani con Loriano Machiavelli e ambientati, indovinate un po', nell'appennino tosco emiliano.

domenica 2 agosto 2026

A OGNUNO LA SUA ODISSEA

Ho visto il film di Nolan appena è uscito: lo attendevo da mesi, volevo vedere la mano di chi aveva mondato Batman dall'aria da fumettone prima e macchietta dopo (con Clooney) alle prese con la storia delle storie, il libro che contiene tutti quelli scritti dopo (al punto che nessuno poi si è davvero mai inventato qualcosa che a guardare bene li già non ci fosse).

Non ve ne ho parlato prima per darvi il tempo di guardarlo anche voi, ma adesso che a giudicare dai dati lo avete visto tutti o quasi posso farlo: il ritardatario per non essere già sepolto da una montagna di spoiler dovrebbe vivere isolato da TV e social, il mio piccolissimo blog non può contribuire al misfatto in maniera significativa. Ma siccome appunto ne avrete già sentite di ogni, e magari avete anche le vostre, mi soffermerò solo su alcune criticità del filmone. Che comunque, tutto sommato, è da vedere, e al cinema, senza temere la durata, ché vola via.

Il cavallo di Troia. La tesi recente per cui per una erronea quanto antica traduzione in realtà fosse una nave, si è oramai affermata come prevalente, anche in forza della sua logica: come potevano dei marinai col legno di vecchie navi realizzare una statua di fattezze equine, con una cavità abbastanza ampia da nascondere un manipolo di guerrieri armati, su una spiaggia? Nolan, inspiegabilmente aggiungerei, mentre non si trattiene dallo stravolgere situazioni e personaggi al punto di ottenere, come tutti prima per carità, il suo Ulisse e la sua Odissea, non solo non ha il coraggio di mostrarci una nave con testa di cavallo, ma fa peggio di Troy, mostrandoci (ok con una apprezzata citazione da Il pianeta delle scimmie) un cavallo perfetto che manco Michelangelo e senza ruote, trascinato con grandi pene fin dentro le mura senza minimamente avvertire un rumore da dentro, buco di sceneggiatura già avvertito a suo tempo da Virgilio nell'Eneide, che per risolverlo si era inventato il bellissimo personaggio di Laocoonte, immortalato poi in un celebre gruppo marmoreo, assist perfetto per un film hollywoodiano non colto nemmeno stavolta.

Ulisse. Appunto. Quello di Nolan è un uomo di oggi, laico fino a ridurre il rapporto con la divinità (centrale in Omero e in tutta la cultura classica) a un'amica immaginaria con le sembianze di una giovane vittima troiana. Roso dai rimorsi per l'eccidio favorito dal suo stratagemma, preoccupato di rendere la vendetta compatibile con la legge dell'ospitalità al punto da tenerne fuori il figlio e potere così lasciargli il trono andandosene in esilio con la moglie. Dov'è il figliendrocchia che la tradisce per vent'anni, sette di "ferma volontaria" con Calipso (il loto viene arbitrariamente spostato nelle sue mani ma è in un altro episodio, che vede i compagni da esso indotti alla diserzione e Ulisse a strapparli all'oblio e convincerli a riprendere la rotta di casa), uno con Circe, qui liquidata in un fiat, e un quasi matrimonio con la giovanissima Nausicaa, figlia del re dei Feaci dove Ulisse naufraga alla fine, a cui è costretto a raccontare la sua storia (è qui il feedback, non da Calipso) per ottenere il loro aiuto a tornare a casa? Dov'è la sete di conoscenza che lo spinge a ripartire rilasciandola col figlio a presidiare la location di un massacro, tanto che Dante Alighieri sente l'esigenza di mandarlo oltre le colonne d'Ercole verso la montagna del Purgatorio? Persino il poeta Roversi riesce a crearne in tre minuti per Dalla un ritratto più complesso, persino De Gregori ci restituisce una lettura più profonda nel suo Canto delle sirene. Ulisse inganna Polifemo, non scappa e basta, stermina i troiani prima e i proci dopo senza rimorsi: Ulisse è il prototipo dell'uomo lungo tre millenni di storia dell'umanità, non il personaggio alla Woody Allen che ci restituisce Nolan senza nemmeno essere Woody Allen.

Scilla, Cariddi e gli altri mostri. Chi è nato e cresciuto a Reggio o Messina lo sa: nell'istmo si incontrano due mari di diversa altezza e temperatura, generando spesso gorghi e mulinelli, niente per le imbarcazioni di oggi, troppo per quelle senza chiglia e una sola vela degli Achei, che infatti si muovevano il più possibile sotto costa rischiando però, in un passaggio così stretto e specie nei giorni di tempesta, per evitare i gorghi da una parte di andare a sbattere sugli scogli dall'altra. C'è sempre un fondo di verità in ogni mito. Ora, se fai un film fantasy per ragazzini come Percy Jackson il mostro che esce dagli scogli vicino a un gorgo perfetto ci sta, se fai un film in cui affranchi i protagonisti dagli interventi delle divinità secondo me non puoi farlo. Idem coi Lestrigoni, che qui sembrano gli avversari degli Avengers (tralascio Agamennone/Batman per pietà), con Polifemo, che era un semidio non un bruto e se non lo ubriacavi col vino dell'epoca puro (si poteva bere solo in "mescita" con acqua) col cavolo che lo fregavi, con le Sirene, che come Scilla e Cariddi erano un modo accattivante di ricordare ai marinai di stare lontani dal pericolo, nella fattispecie dagli scogli in mare aperto, finto riparo e invece sicuro rischio di naufragio. Detta tecnicamente, nel cinema la "sospensione dell'incredulità" è un patto del regista con gli spettatori fatto e sottoscritto all'inizio del film e poi da mantenere con rigore, non a singhiozzo e come gli pare come fa Nolan in questo film.

Detto questo, piacciono le immagini, specie nel cinema giusto, e il cuore ringrazia vivamente l'avere evitato l'abuso di computer grafica per gli effetti speciali. Scena più riuscita: la discesa nell'Ade; gli si perdona perfino sia stata in compagnia dei suoi anziché da solo come nell'originale, e l'avervi espunto (anche qui inspiegabilmente, tanto è cinematografica) l'incontro inaspettato con la madre. Errore per fortuna non ripetuto con il cane Argo e la serva che lo riconosce dalla cicatrice mentre gli lava i piedi. E passi pure per la statuetta tipo Il gladiatore a giocare il ruolo di prova principe di identità al posto del talamo intagliato nell'ulivo, che però era meglio. Insomma, il film, ripeto, è da vedere. Ma poi, oltre magari a procurarvi una buona traduzione da tenere sul comodino e leggicchiare ogni tanto a saltare, guardatevi lo sceneggiato RAI del 1968, è insuperato. Lo trovate su RAI play, spero ci sia come ai tempi il riassunto delle puntate precedenti a cura di Ungaretti, scusate se è poco. Per i più pigri, a gratis e low-fi, ho trovato questo:

domenica 26 luglio 2026

L'HAI VOLUTA LA BICICLETTA?...

Ai tempi si diceva "la Cina è vicina", ma si intendeva tutt'altro...
...E allora pedala!, dice un vecchio adagio che si rivolge a chi ci si è cacciato con le mani sue in una situazione di cui ora si lamenta. Lo userò a piene mani, se campo, quando, temo presto, sarà evidente agli occhi di tutti il piano, che oggi se lo additi passi per complottista, che ci vuole retrocessi da cittadini a sudditi, di cui fanno parte cosette come l'Intelligenza Artificiale, l'Unione Europea e il Riscaldamento globale a base antropica con annessi e connessi come terrorismo mediatico e scelte ecologiste assurde..

Tra queste, la proliferazione selvaggia di piste ciclabili a pene di segugio è un ottimo esempio, e se il furore ecologico non vi annebbia la mente impedendovi di seguire le mie argomentazioni capirete. Vi aiuto mettendo le mani avanti: amo andare in bici, da ragazzino asmatico era l'unico sport che potevo fare quindi la montavo per ore e ore, e uno dei ricordi più belli della mia infanzia è Monza piena di gente di tutte le età che la percorrevano in bici, come scoprii si usava in tutta la pianura Padana ma era impossibile in una città con l'orografia della mia Reggio. Ai tempi, se il TG si collegava con la Cina mostrava immense autostrade urbane piene zeppe di bici, e uno poteva pensare "come in Padania" ma non era lo stesso: era l'opposto.

Un conto è farsi un giro in bici quando ti va, o scegliere di andare in bici al lavoro quando casa tua dista pochi chilometri come ad esempio in qualsiasi centro storico di qualsiasi cittadina italiana escluse quelle con strade troppo ripide, un conto è essere costretti a muoversi in bici perché è l'unico mezzo che puoi permetterti. E infatti, quando i cinesi hanno potuto permettersele, le loro strade si sono riempite di auto, e se oggi la Cina è leader della cosiddetta transizione elettrica è solo grazie ad imposizioni di un regime che ha inoltre comprato mezza Africa per estrarre i metalli rari necessari a produrre le batterie e imporsi come leader anche sui mercati occidentali. Almeno, ha una sua logica.

Le scelte dei nostri politici, che oramai seguono il pilota automatico dei diktat di una narrazione imposta e data per scontata, sono invece del tutto illogiche quando fuori contesto. Ad esempio, chiudere il centro di una cittadina largo e lungo un paio di chilometri, vietando del tutto i veicoli a motore anche elettrico e lasciando (esclusi solo i soggetti con difficoltà motorie permanenti o momentanee) la sola scelta tra farsela a piedi e usare la propria bici o una a noleggio, è una scelta logica. Disseminare Roma e altre città così grandi di piste ciclabili è una scelta assurda, e invece in piena e massiva attuazione: è pieno di strade a due o tre corsie dove non c'era mai traffico ridotte a una corsia per fare spazio a una ciclabile magari con tanto di cordolo in cemento e parcheggi spostati in mezzo alla carreggiata, col risultato di tempi di percorrenza per le auto come minimo triplicati mentre le ciclabili restano quasi sempre invariabilmente vuote, anche perché i monopattinisti preferiscono invadere le corsie delle macchine magari contromano e attraversando come e quando gli pare (ah, quasi sempre in due su un solo mezzo). Ma come mai solo una bici ogni tanto? Beh, bisogna vivere a Roma, per capirlo. Ma non al centro storico, che oramai solo ricconi e bed&breakfast, e quello si che potete pure pedonalizzarlo, se volete. E nemmeno nella grande fascia semicentrale, dove proliferano le ciclabili ma se ci hai una casa o l'hai ereditata o sei ricco, e ti puoi permettere il SUV elettrico e anche, si, il balzello che ti hanno chiesto per circolare solo qualche mese dopo che ti hanno indotto a comprarlo col miraggio della libera circolazione in ZTL. Il target della ciclabilizzazione quindi la bici non la usa, e anche quando lo facesse stiamo parlando di una piccola frazione dei romani. La stragrande maggioranza dei quali invece vive in periferie pessimamente collegate dai mezzi pubblici e prende la macchina per non avere alternative, non potendo certo farsi ogni giorno 20 o 30 chilometri in bici ad andare e altrettanti a tornare, a parte i pochi allenati almeno a livello di squadra ciclistica amatoriale.

E allora perché le fanno? Non può essere solo l'obbedienza a un diktat dei padroni stranieri che prima ti tolgono i soldi poi te li ridanno in parte e solo per fare quello che vogliono loro (cos'altro è il PNRR sennò?). Bisogna capire il perché, di quei diktat, e quello vero. Serve un piccolo ripasso storico. Quando viene avviata la transizione da CEE a UE la Cina era emergente, e Prodi e company, rispolverando i manuali di economia classica, te la mettevano così: con la globalizzazione non c'è modo di difendere il sistema di vita instauratosi in Europa occidentale dopo la 2a guerra mondiale con le singole nazioni, vasi di coccio che ora viaggiavano assieme a un grande vaso di ferro, ma con una Europa unita si (e si cominciava ad unirla dalla moneta, cioè come se si costruisse una casa a partire dal tetto...). Era una bugia, hanno pure confessato. Il vero scopo era favorire la cinesizzazione dell'Europa a cominciare dal costo del lavoro (perché se no l'espansione della UE verso Est?) fino a inglobare uno a uno tutti i diritti economici fondamentali, inclusa la mobilità. Quella foto dei cinesi anni 70 non è il loro passato, è il nostro futuro: dovremo andare in bici per forza, anche chi deve fare tanta strada, anche chi non ce la farebbe, in auto ci andranno solo i potenti e i loro ascari, come in Cina i funzionari del partito.

Grazie al trojan horse chiamato UE, insomma, stiamo inesorabilmente avvicinandoci, e siamo davvero a buon punto, ad avere lavori sottopagati e senza diritti, controllo totale sulla nostra sfera privata fino ai pensieri, e autonomia azzerata in tutte le scelte fino alla mobilità privata: di nuovo sudditi, mai più cittadini. E col nostro consenso di boccaloni, che crediamo alle false narrazioni una via l'altra, dalla pandemia all'IA passando per il riscaldamento del pianeta per colpa nostra. I falsi rimedi rivelano i veri obiettivi. Le ciclabili finché restano vuote sono solo una spesa inutile e un aggravio per il traffico auto e quindi per l'ambiente, ma se e quando davvero nessuno si potrà più permettere l'automobile, le bici saranno tante da necessitare tutta la sede stradale, rivedi foto, e le ciclabili si confermeranno essere state una spesa inutile.

sabato 18 luglio 2026

CHE VI AVEVO DETTO?

Pochi giorni fa, in occasione della duplice occasione persa di promozione diretta in B nazionale della Viola Reggio Calabria, piuttosto che tacere per la delusione avevo postato qualche riga di cui l'ultima mezza era "la fenice risorgerà anche stavolta". Sandro Santoro diceva "qui non si muore mai", ma il senso era quello, e Tommaso Buffon anche durante la partita persa con Avellino era in giro sul parterre a sventolare la sua fenice neroarancio.

Allora io, siccome è ufficiale il ripescaggio della mia squadra del cuore, una risalita che stavolta grazie alla serietà della proprietà non è stato una frettolosa acquisizione di titolo e con buone probabilità non sarà una meteora ma una tappa di un progetto più grande, che magari la vedrà tornare nei campionati di vertice come gli spetta, e siccome a luglio ogni anno da 18 anni rifaccio la grafica al sito, oggi la rifaccio in neroarancio.

Il cambio cade qualche giorno in ritardo, perché ho voluto lasciare la grafica in verde con Sinner trionfatore a Wimbledon 2025 (che vedete in immagine) almeno fino al trionfo bis del 2026, di cui ero certo.

Auguri Controinformoperdiletto maggiorenne, complimenti a Sinner, e forza Viola!

domenica 12 luglio 2026

DI UNA CERTA GRAVITÀ

Non voglio fare preoccupare nessuno, per cui preciso subito che questo post non è autobiografico, per lo meno non più di tanto.

Gli è che ho appena letto un bel libro di divulgazione scientifica sull'origine dell'universo, con una struttura narrativa divisa in "giorni" (appositamente similcreazionista, bell'espediente retorico) che prendono però ciascuno lassi di tempo enormemente diversi, dal primo che dura un istante all'ultimo lungo miliardi di anni, così consentendo di soffermarsi il giusto sulle cose più rilevanti all'obiettivo: comprendere come sia spiegabile il passaggio dalla singolarità alla complessità. In uno di questi passaggi, viene snocciolato l'emergere e l'affermarsi delle quattro forze fondamentali della fisica (da una che erano: il percorso inverso, l'unificazione, essendo stato quello compiuto arduamente dagli scienziati moderni, a partire dalla comprensione dell'unicità di elettricità e magnetismo), dalla nucleare debole a quella forte, all'elettromagnetismo alla gravità. Che è "apparsa" per ultima, anche se modella l'universo.

E gli è che ho letto da poco anch'io la notizia, talmente sconvolgente da attirare sicuramente il click anche della maggior parte di voi, e sia per questa ragione sia perché ce ne sono fin troppe di simili non vi fornisco il link, della tipa che viene lanciata giù da un ponte dagli organizzatori (abusivi) di un bungee-jumping senza averle ancora fissato adeguatamente le imbracature. Ora non so voi, ma io a leggere ste cose vengo precipitato dentro la soggettiva della vittima, il cui futuro si contrae in un secondo o poco più (dipende dall'altezza del ponte) in cui non ha tempo di pensare a niente, neanche di avere paura, solo di registrare immagini disordinate per via della dinamica del volo fino al click-off finale. Il tutto per una botta di adrenalina, viene da dirsi, manco che so per il piacere di godersi un volo in caduta libera prima di aprire il paracadute, che poi mica è detto che debba andare qualcosa storto ma anche quando è un rischio calcolato e con una contropartita comprensibile. Un salto coi piedi legati, almeno io non l'ho mai capito. Mai, non adesso che ho passato la sessantina e la vita davanti comincia a sembrarmi già di suo abbastanza breve, e la gravità ha cominciato a mostrarmi il suo volto feroce.

La gravità per noi è come un rumore di fondo di cui non ci rendiamo conto se non quando si interrompe o si intensifica. Come per l'entropia, combatterla è una fatica continua, cui per fortuna quasi sempre non facciamo caso. Ma invecchiando, tutti sperimentiamo come parti del nostro corpo tendono a lasciarsene vincere, e la chirurgia estetica nel migliore dei casi offre risultati momentanei, che dopo un po' diventano grotteschi. Alla fine, come in un vecchio adagio passato di moda per via dei cimiteri moderni, torniamo alla terra, anche senza aiutarci con un assurdo sport che accelera la cosa.

Mi tornano in mente due vecchie barzellette, di quelle che la dittatura del politicamente corretto impedisce di sentire ancora in giro:

  • quella in cui un tipo viene avvisato di non sporgersi da un grattacielo altrimenti precipita e muore, si sporge, cade, e a ogni piano del volo si dice "hai visto? sono ancora vivo, alla faccia di quell'uccellaccio del malaugurio!";
  • quella in cui un tipo che ha contratto l'AIDS e chiede una prescrizione risolutiva al medico di base, che non sa come spiegargli che una cura non c'è meno che meno un qualcosa che si possa risolvere con una ricetta, ma di fronte alle sue insistite insistenze cede e gli prescrive dei fanghi, e alla domanda "per farci cosa?" risponde "si va abituando alla terra".

In finale, qualcosa che non si può sconfiggere (e se si potesse, sarebbe un grosso guaio, sia per i singoli che - come ci mostra Saramago - per la società) si può perlomeno sbeffeggiare.

P.S. Mentre scrivevo questo post è "tornato alla terra", e precisamente a quella della sua isola, Peppino Di Capri. Avrete già letto o visto in TV coccodrilli a iosa, non serve che io ripeta le stesse cose. Ma posso aggiungere qualcosa di mio: lui era forse il cantante preferito di mio papà, che da piccolo mi faceva ascoltare i 78 giri di Nun è peccato Saint Tropez twist Speedy Gonzalez e Tu si na malatia, tra gli altri, che ho ancora nel mio mobile stereo. Forse l'ultima volta che l'ho visto, ma sicuro la più sorprendente, è stato al cinema, in un film con Lillo e Greg (chirurgi estetici) dove recitava, nel doppio ruolo di se stesso e di un boss che si era rifatto i connotati diventando per un equivoco suo sosia, con l'enorme autoironia che lo ha sempre caratterizzato.

sabato 4 luglio 2026

I GUARDIANI DELLA INVOLUZIONE

Tra i tanti aspetti su cui ci si sofferma, anche chi si sforza di mantenere uno sguardo critico sul fenomeno, quando si parla di "intelligenza artificiale", e anche su queste pagine, c'è la deprivazione cognitiva conseguente dal comodo demandare a supporti esterni cose che altrimenti dovresti forzarti a imparare (dal riassumere al tradurre passando per l'orientarti, che però ci ricorda che il fenomeno è vecchio quanto la tecnologia, quindi quanto l'umanità), c'è il nodo proprietà dei contenuti dati in pasto all'algoritmo (che però era presente anche quando l'algoritmo non era capace di autoimplementarsi), c'è il groviglio quell'impatto ambientale di cui misteriosamente ci si scorda solo riguardo questa tecnologia, evidentemente quindi decisiva per i padroni del vapore e la loro propaganda, ma manca o è comunque più raro quello che entra nel merito del nome del progetto e del suo funzionamento.

Parlare di intelligenza in mancanza di autocoscienza, concetto quest'ultimo che impegna da secoli i filosofi senza che riescano a trovare una risposta univoca nemmeno restringendo il campo alla nostra sola sottocategoria di primati, è infatti poco di più che un'abile operazione di marketing. Disonesta come quasi tutte le altre, per definizione, si potrebbe aggiungere. Volendo immaginare, in chi avendo inventato un modo migliore di usare l'immensa base dati figlia di Internet e dovendolo vendere gli ha appiccicato un'etichetta ricavandola da ciò che sembra e non da ciò che è, una recrudescenza di scrupoli, si poteva al massimo ricavare un qualcosa come "ricerca 2.0" (aggiungete volendo un qualche riferimento alla iperbolica potenza statistica, a me non mi viene) o simili ma comunque di infinitamente meno affascinante e commerciabile di  AI. Ma anche col nome figo la cosa quello è e resta: un accrocco che macinando moli di dati immani a velocità immane sembra dia risultati frutto di pensiero anche perché addestrato a darli in un formato apposito a farlo sembrare. Tanto è vero che chi ha provato a costruirsene uno in casa, avendo le stesse competenze informatiche se non superiori, ma non avendo la mole di dati e le macchine potentissime dei big, ha avuto risultati ridicoli (e infatti ridicolizzati).

Il problema dimenticato, anche da me stesso nelle chiacchiere con gli amici per dire, ma maggiore, lo potremmo immaginare come una manciata di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il meccanismo è l'evoluzione del pensiero, ma per capirci meglio lo spiego con l'evoluzione delle specie tout-court. Che con una sintesi brutale si potrebbe spiegare così: da quando è apparso sul pianeta (nel "brodo primordiale" di Pazzaglia, esattamente) il DNA ha sempre svolto la sua funzione fondamentale di riprodursi con una perfezione quasi totale, dove però la chiave del successo è in quel "quasi": ad ogni "errore" nella storia della vita sul pianeta si è aperto un potenziale ramo evolutivo che si è (immediatamente o meno) estinto se non era adatto alle condizioni ambientali e si è invece affermato (per periodi più o meno lunghi) se invece lo era, magari a scapito dei rami da cui discendeva. Il paradigma può essere applicato a qualsiasi scala: nel continuum che porta dai primi organismi unicellulari a noi come all'estremo opposto nelle piccole differenze (erroneamente definite razziali) tra i gruppi umani che hanno colonizzato il pianeta (come il colore della pelle, la statura, o l'intolleranza al lattosio, per capirci). E quindi può essere traslato utilmente anche nel campo delle idee.

Ogni volta, quasi senza eccezione, che l'umanità ha fatto un passo avanti, è stato per un "errore" di qualcuno, per una lettura eterodossa delle cose spesso ostacolata dall'ortodossia (pensate solo a Galilei o Einstein, per fare due esempi macroscopici), per una "eresia" insomma. Che succede se da un certo punto in poi tutti, per avere delle risposte o dei risultati, si affidano solo e sempre più a un motore statistico potentissimo e velocissimo? Che le risposte saranno sempre, e sempre di più, le più "normali" (dove le virgolette sono per gli appassionati di statistica - che possono pensare a una curva di Gauss sempre più schiacciata - ma si capisce lo stesso). L'eretico, che già era penalizzato nelle ricerche sui motori di precedente generazione, scivolerà sempre di più nell'invisibilità. E nessun progresso sarà più possibile. E non sto parlando solo delle storie e dei pensieri, parlo anche del modo di esprimerli: anche per le lingue infatti vale il paradigma e quelle attuali sono figlie di eresie di quelle da cui derivano. Le uniche residue minime speranze risiederanno in chi si chiama fuori dal giro, e in caso di catastrofe raccatti i pezzi dell'umanità. O almeno, se per raggiunti limiti di età non ha speranze di esserci, lasci testimonianza.

Ed ecco che io, obiettore di coscienza al servizio di leva negli anni ottanta del secolo scorso, oggi mi dichiaro obiettore di coscienza all'utilizzo consapevole e avanzato dei sistemi della cosiddetta intelligenza artificiale, laddove le precisazioni sono necessarie per il fatto di essere cosciente che invece di utilizzi non consapevoli e occulti, anche elementari, ne farò come tutti chissà quanti e sempre di più. Ma un limite ci vuole, anche quando sembra inutile. Altrimenti si è complici di chi ha progettato e persegue la involuzione da cittadini a sudditi che stiamo osservando da qualche decennio ormai, di cui l'AI è una tranche. E se lo facessimo tutti, il progetto fallirebbe per sua natura intrinseca: senza i nostri dati, le nostre storie, i nostri documenti di lavoro, non è niente, e se non gliele diamo in pasto, se gli mancano, in italiano si dice che ne è deficiente.

martedì 30 giugno 2026

AUGURI

Essere stato un bambino asmatico, e in tempi in cui non erano ancora in commercio i broncodilatatori tascabili, in qualche modo mi aiuta, in frangenti come questo. Mio padre, infatti, che aveva lo stesso problema seppure in forma minore (la cosa deve avere una certa componente di familiarità, visto che da mia nonna a mia figlia passando per cugini e nipoti ci accomuna), e non aveva trovato modo migliore, avendo riscontrato una correlazione tra la mia partecipazione ai giochi per strada cui i bambini dell'epoca indulgevano per pomeriggi interi e gli attacchi asmatici notturni, di impedirmeli, accompagnando il mio rituale di reclusione (sempre lo stesso: mi tocca la fronte e o le spalle, riscontra che sono sudato, e mi trascina verso casa) con una ramanzina, talvolta, quando era proprio in buona e/o io anziché sbraitare gli chiedevo ragione del provvedimento restrittivo, sostituita da una edificante parabola.

Se uno può masticare, diceva, è giusto che quando ha fame mangi tutto quello che trova, ma se uno non ha i denti ed è costretto a mangiare liquido si deve far bastare quello, e se non riesce ad aprire la bocca magari col contagocce. Sempre vita è. E, sottinteso, va rispettata e amata. Ci ho ripensato ricorrentemente, ad esempio a proposito di una delle tappe della testimonianza di uno Zanardi. E temo di doverci ripensare sempre più stesso, ora che mi avvio verso l'anzianitudine prima e la vecchiaia poi, e magari arrivarci che l'alternativa è peggio, tutti noi siamo circondati di storie che lo testimoniano.

Ci penso oggi che un maledetto colpo della strega, di quelli veri che ti pieghi a prendere le scarpe e una scossa elettrica ti falcia la schiena lasciandoti piegato in due a urlare, e poi per ore bloccato a letto ad aspettare l'effetto di una puntura, che poi al massimo ti consente di trascinarti alla poltrona davanti al PC, mi ha impedito di essere presente al compleanno di mia figlia, per la prima volta nella sua vita.

Vengo da due settimane di ferie, nelle quali ho appositamente lasciato da perdere il tennis e sostituito la palestra con stretching e passeggiate in spiaggia la mattina, e durante le quali sono addirittura riuscito a non ingrassare neanche un etto nonostante due o tre serate di stravizi alimentari con amici e parenti. Della serie: no, non ho chiesto troppo al mio fisico. Semplicemente, sono cose che succedono, specie dopo una certa età.

A mia figlia gli auguri per una volta li ho fatti solo per telefono, e qui se mai mi leggesse (non lo fa mai, i blog e Facebook sono fuori dall'orizzonte di un adolescente odierno). Ma intanto mi sono passato un po' di tempo, concedendolo all'azione del voltaren+cortisone. E che mi trovo affianco questo utilizzo privato del sito, nel quale non indulgo quasi mai, con la pubblicazione (senza liberatoria, mi perdoneranno) di una foto dei "quattro Luigi", primi cugini tutti con lo stesso nome (anche se uno dei quattro solo come secondo) del nonno, rivisti tutti assieme per una pizza pochi giorni fa, e ciascuno coi suoi acciacchi. Auguri!

domenica 21 giugno 2026

RISVEGLIATI DA UN PIZZIGHETTONE

Una stagione in vetta, finale playoff persa davanti a oltre 6mila tifosi, un miracolo in quarta serie, da un avversario superiore, un raggruppamento tra le tre perdenti le finali perso x quoziente canestri per aver vinto contro la più forte ma perso contro la squadra di un paese che non ci arriva, a seimila abitanti. Questo è l'ultimo capitolo della storia maledetta della Viola Reggio Calabria, qui la cronaca.

Scrivo da cellulare, non ho resistito. La Fenice risorgerà anche stavolta.

venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

sabato 6 giugno 2026

ANCORA SULL'AI, IA IN ITALIANO

Pasbas ha preso l'abitudine di usare WhatsApp come fosse un blog, scrivendo post lunghissimi e però faticosi da leggere sul telefonino. Io che data l'età faccio ancora più fatica, e che continuo a pensare che un blog sia un posto più degno per riflessioni che debbano essere meno che evanescenti, ve li riporto pari pari qui, tanto ho un suo consenso generico, e sto comunque attento a evitargli ed evitargli denunce, che né io né lui abbiamo soldi per avvocati.

Per questo ho troncato la prima parte del post, quella in cui parla di una nota azienda informatica e del suo modus operandi, tra le altre cose corruttore della PA, tanto sono cose arcinote a noi smanettoni e allo stesso tempo impermeabili alla mente dell'utente comune, che vede solo il risparmio di fatica e accetta entusiasticamente qualsiasi innovazione lo comporti. Tenere tutto sul cloud? vuoi mettere rispetto ai faticosi e lunghi backup su supporti fisici, che costano pure e si rompono eccetera? tanto se ti scordi la password te la fanno reimpostare, e mai che l'evento ti evochi uno scenario in cui non è che te la sei scordata non funziona più e tu capisci che i dati che credevi tuoi erano del padrone del cloud, che per qualsiasi ragione può tagliarti fuori (che so, obbedendo a una direttiva politica di tagliare fuori dal mondo chi stacca i tappini dalle bottiglie di plastica, l'ho detta assurda apposta...), senza parlare di possibili disastri in un posto del mondo dove nemmeno sapevi che c'era in pratica tutta la tua vita. Infatti, come dice Pasbas....

I data center che supportano l’IA richiedono un consumo di elettricità che rappresenta un salto rispetto alla tradizionale architettura della rete, con conseguenti emissioni di CO2. Nel modello cinese si utilizza solo energia rinnovabile, chip GPU basati su tecnologia tri dimensionale che richiedono molta meno energia. I data center sono posizionati in zone desertiche o comunque disabitate nell'ovest Cina, non usano risorse idriche urbane. Altro elemento il Governo punta a sviluppare mini centrali nucleari a fusione non pericolose né inquinanti. I data center sono in zone disabitate e tutta l'attività di training (che consuma una bassa porzione dell'energia modello USA) avviene in quelle strutture, la parte di controllo invece (a consumo molto più basso) nelle città dell'est tecnologiche come Shenzhen. In pratica il modello energivoro e spaccone dei tycoon USA (...e getta nella monnezza della storia) è centrato sul potere centralizzato e sulle armi, quello cinese sul miglioramento del tenore di vita del popolo. Non credo sia irrilevante.

Che mi trovo, cito e linko un bellissimo articolo che un altro amico, Nino Mallamaci, che invece usa WhatsApp a mo' di newsletter delle tante attività pubblicistiche e letterarie a cui lavora per godersi appieno la pensione (la mia è tutta invidia, tra pochi anni lo imiterò), ha scritto sull'argomento, ma con taglio sulle questioni neuropsicologiche e cognitive, su Byte. Buona lettura.

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legnocit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

sabato 9 maggio 2026

FAI DEL BENE E TACI

Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico
Ci ho pensato molto, prima di questa confessione pubblica, perché è un attimo e ti trovi seppellito dagli haters, oggigiorno. Ma coi pochi contatti che oramai racimolano i miei post, che pubblicizzo un minimo solo sui social più "da anziani", mi sono detto che se rischio rischio poco. Dunque eccola: non reggo le raccolte fondi benefiche. Piantine, corse, maratone TV, partite del cuore, eccetera. E nemmeno gli spot televisivi che le supportano, quelle o in genere le associazioni private a scopo benefico. Ma detta così è brutta, mi rendo conto di dover spiegarla meglio.

Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.

Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.

Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.

venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

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