![]() |
| Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico |
Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.
Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.
Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.

Nessun commento:
Posta un commento