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sabato 15 marzo 2025

URSULA E SERRA VANNO ALLA GUERRA

Ach! Certen che dopo anni che non si poteva assolutamenten
parlaren di eurobond, sentire di 800 miliarden di spese
militaren
da keuelli che piuttosten che aprire nuovi ospedalen
dikiaravano zone rossen a più non posso, ci vuole proprien
la faccia come il kulen di Ursula Vondertruppen...
A chi è cresciuto col diario di Sturmtruppen non sembra vero, risentire parlare di guerra in Europa: ci sembrava che la dissacrazione satirica fosse la pietra tombale di ogni bellicismo, più efficacemente di ogni levata di scudi moralista e benintenzionata. Ma ci avevano avvisati Arbore e Frassica: con Quelli della notte e soprattutto con Indietro tutta sembrava avessero reso impossibile fare televisione-spazzatura, e invece non solo si è continuato a farla, ma molto peggio di prima.

Eppure, a seguire l'informazione mainstream, la parola d'ordine è adesso imbracciare il moschetto e ubbidir tacendo, pronunciata con estrema disinvoltura non dico dai capibastone della UE, che si sa il Potere ha di serie l'automantenimento oltre ogni limite, ma anche dai tanti commentatori che di fronte alle continue e reiterate prove dell'ademocraticità e illiberalità dell'Europa si trinceravano dietro il "però ha dato settant'anni di pace a popoli che per secoli non avevano fatto altro che combattersi". E ora, siccome i Nostri Sacri Valori sarebbero sotto l'attacco del Nemico Esterno, si prodigano in appelli alle armi, come se questa scusa non fosse storicamente la più usata della Storia, e come se loro non lo sapessero.

Tra essi, si distingue per attivismo uno che da giovane avrebbe smerdato il se stesso anziano di oggi. Michele Serra, infatti, per la mia generazione era il capitano di un manipolo di combattenti si, ma della satira contro il Potere, e va bene che nella vita è normale essere incendiari a vent'anni ma pompieri a cinquanta, ma lui esagera, e non è la prima volta, trasformandosi nel megafono del Potere nel convocare una manifestazione di sostegno all'interventismo europeo in Ucraina, mascherato come "difesa della Democrazia". Cioè, sarebbe democrazia salire al potere dopo un golpe e iniziare ad angariare e massacrare una parte dei tuoi sudditi perché di altra etnia e lingua? E sarebbe democrazia essere nominati da un direttorio anziché eletti dai cittadini, e da li imporre a piacimento politiche restrittive sulle spese sanitarie o sociali (a cittadini che magari nel loro Paese avevano pure eletto un governo che facesse l'opposto) e politiche espansive sulle spese militari? E quand'anche sei così ottuso a risponderti di si, che Zelenskij e i vertici UE sono democratici punto e basta mentre il Nemico per definizione non lo è, sarebbe democratico andare a imporre la democrazia con le armi? Ai tempi di Cuore, se non ricordo male, l'esportazione della democrazia era un bersaglio... Ah già, ma quelli erano gli Ammericani, oggi la carta si potrebbe rigiocare se lo facesse Trump, che disgraziatamente sta cercando invece (eh si, a modo suo e per gli interessi suoi, si capisce, ma anche sticazzi) di imporre la pace.

Volendo cercare il lato buono della faccenda, è nel fatto che (oserei dire, finalmente: per la cosiddetta pandemia non era capitato...) la presa di posizione di Serra & co. è talmente di destra (e si: come molte altre del centrosinistra, specie in campo economico, ma evidentemente in modo più lampante) che sta spaccando la sinistra. A iniziare dal PD stesso e a finire nelle piazze: fioriscono levate di scudi (qui Peacelink, Sbilanciamoci, Leonardo), e per oggi 15 marzo stesso è prevista anche una contromanifestazione (di Potere al popolo, con molti aderenti), e non che si possa oramai più dare peso politico alle iniziative di piazza, ma insomma se quella pro-UE si rivelasse un flop non sarebbe male, quindi ben venga qualsiasi cosa che gli tolga il terreno da sotto.

In cronaca c'è questo, alla Storia invece passerà cosa succede da ora in poi. Putin non è un fesso e sa che una tregua senza garanzie di pace duratura a valle di un ridisegno dei confini ucraini (arbitrariamente tracciati in seno all'URSS, non dimentichiamolo mai) che rispetti le etnie residenti si tradurrebbe solo in una perdita di tempo a favorire le iniziative di riarmo occidentali, ma nemmeno Trump lo è e capisce da solo che a Putin bisogna offrire quello che gli spetta altrimenti niente pace (e si, niente terre rare) ed è in questa ottica che bisogna leggere le strigliate e gli avvertimenti all'attorucolo ucraino. Quindi lo scenario più probabile è ancora che la pace venga fatta (lo spiraglio c'è, eccome, anche nella storia della diplomazia), l'Ucraina ridimensionata e tenuta fuori da Nato e UE, e il riarmo europeo resti li da un lato a dimostrare che gli Eurobond allora si possono fare cavolo, e dall'altro a consentire agli autocrati finanzieri di rimetterci sotto torchio per ripianare il deficit stavolta da spese militari chiudendo la fase fintamente espansiva del PNRR. Ma se invece si avverasse lo scenario meno probabile, che cioè la UE riesca in qualche modo ad attuare il suo piano controproducente, a riarmarsi in fretta, a sabotare gli accordi di pace, e ad avviare una escalation, mi piacerebbe vedere Michelino e gli altri della sua piazza mandati al fronte a combattere per la democrazia, ma temo invece che per limiti di età ci vedremo i nostri figli. E figlie, sia mai una discriminazione di genere. Quattro gatti che prima hanno fatto in modo che ci costasse un occhio della testa crescerli, e poi ce li fanno far fuori manco fossero carne da cannone come i figli dei nostri trisavoli (che però erano tipo otto a coppia, tirati su con un solo stipendio quando andava bene, e pazienza se ne morivano un paio).

Ed ora un po' di link di approfondimento, che ci servono (ma stanno qui solo perché non sono riuscito a inserirli nel filo del discorso del testo: vi invito invece a seguire anche quelli inseriti nel testo, che sono la stessa cosa):

domenica 2 giugno 2024

QUANDO C'ERA LUI

Quando ero ragazzo la frase del titolo capitava di sentirla dai vecchi, riferita a un tizio che ci aveva trascinato in una guerra disastrosa. Spesso, ad eventuale spiegazione, era accompagnata dalla porta di casa che si poteva lasciare aperta e dai treni che arrivavano in orario. Troisi, che in questi giorni che fa trent'anni che non c'è più, col suo solito genio la questione la liquidava dicendo che allora perché capo del governo, bastava che lo facevano capostazione. Noi che Troisi possiamo al massimo limitarci di mandarlo a memoria e tenerlo nel cuore, e citarlo, non certo imitarlo, siamo costretti ad argomentare. Anche perché la cronaca in qualche modo lo impone.

I vecchi nostalgici di cui sopra, infatti, non avevano i mezzi economici e nemmeno culturali per guardare le cose in prospettiva storica. Se vieni da generazioni di miseria e qualcuno ti da una casa, un lavoro, strade-ospedali-scuole-eccetera, poi la guerra sono tre mesi di bombardamenti e tre anni di fame nera, è umano rimpiangere e non è semplice comprendere le responsabilità, al massimo arrivi a dire (come facevano, al punto di farlo diventare un altro luogo comune) che l'unico errore è stato seguire quel pazzo di Hitler.

Pure sta storia della pazzia di Hitler, tra l'altro, è comoda e consolatoria: era lui che era pazzo, mica era colpa nostra. Ma i veri pazzi, lo si scopre solo studiando la storia e non la sua vulgata ufficiale, furono quelli che imposero alla Germania dei danni di guerra tali da metterla in ginocchio, Hitler fu solo quello che promise e mantenne di risollevarla, e altrimenti non si spiegherebbe il seguito che aveva (lui tra l'altro le elezioni le vinse, non fu un Savoia ad affidargli vigliaccamente l'incarico di governo). E infatti i suoi nemici l'errore non lo rifecero dopo la seconda, di guerra, anche se poi avrebbero fatto l'errore opposto: consegnare l'Europa nelle mani della Germania unita (unita a spese nostre), col solo De André a vedere ballare la polka a culo nudo sul muro di Berlino, alla scimmia del quarto Reich.

A destra un cavaliere, a sinistra no. Ma forse il chirurgo è lo stesso...
Ma questa fin qui è stata solo una lunga digressione iniziale, perché la cronaca non ci impone di parlare di quel Lui, ma di quell'altro Lui. Sua figlia, infatti, proprio oggi è stata nominata Cavaliere, come già il padre fino all'antonomasia. E già il padre doveva i suoi risultati non già alla attitudine al lavoro, bensì ai buoni uffizi di un padre banchiere e di amici (degli anici) siciliani, oltre che alla tendenza ad agire - per dirla con un eufemismo - borderline rispetto alla legalità. Ma già Marx ci aveva avvisato, che non esiste accumulazione originaria del capitale senza delitti e ruberie: non ci eravamo stupiti. Solo che l'onorificenza era un po' troppo, sapeva di presa in giro, e gira gira ha finito per squalificare l'etichetta. La figlia, però, nemmeno quello, non ha dovuto nemmeno delinquere per costruirsi una carriera di editore. E in un Paese in cui il nepotismo ha radici storiche profondissime, nella Chiesa romana, ramificate fino ad attori e cantanti e nicchie insospettabili di qualunque professione, provate voi a fare il notaio o il farmacista senza essere figlio di, non è nemmeno originale.

Ma c'è un'altra ragione per cui il Cavaliere è tornato agli oneri della cronaca: finalmente, dopo decenni di tentativi, hanno approvato la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Oddio, approvato: trattasi di legge costituzionale, e finora l'unica passata nottetempo e istantaneamente, senza dover passare dalla forche caudine del difficile iter di approvazione con tanto di referendum finale, è stata l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, autentica furfanteria con mandanti tra i padroni dell'UE e vittime (quasi tutte inconsapevoli) noi tutti. Ma tant'è, a Silvio l'aveva tanto raccomandata il suo mentore Licio, e ci teneva tanto che oggi gliela dedicano tutti. Tra l'altro, nemmeno è tanto semplice capire perché è pericolosa, uno potrebbe dire che mi frega, al massimo sospettare per partito preso, invece è il primo passo (l'acqua calda nella pentola della rana) verso il controllo della pubblica accusa da parte del potere esecutivo, e ciao ciao Montesquieu.

Che poi dopo di Lui, peggio ancora che dopo dell'altro Lui, siano arrivati furfanti di tale portata da giustificare quasi il rimpiangerlo, è un altro paio di maniche. Se ce lo avessero detto esplicitamente, che la scelta era tra la dittatura macchiettistica di un mezzo mafioso che anche solo per tenerci buoni però ci voleva far mantenere un certo tenore di vita, e la dittatura dissimulata ma feroce di un regime di banchieri e tycoon multinazionali che ci vuole impoverire e togliere la casa il lavoro e persino il controllo sui nostri stessi corpi, forse anche a sinistra in molti avremmo votato per la prima. Anche con le porte sprangate e i treni in ritardo.

martedì 27 settembre 2022

L'ITALIA S'È DESTRA

Come molti avevano previsto, il centrodestra a guida Meloni ha stravinto le elezioni politiche e governerà con una maggioranza solida quindi presumibilmente per un quinquennio e magari anche riuscendo a manipolare la Costituzione. E come io stesso ho scritto alla vigilia, nessuna formazione davvero antisistema sarà presente in Parlamento, quindi il mio voto è andato sprecato e vabbè che era accanto casa ma mi potevo risparmiare la passeggiata. Gli italiani che non sono d'accordo con questo stillicidio di cessioni di sovranità a entità politiche ed economiche sovra (e multi) nazionali sono da tempo una maggioranza solidissima, perché d'istinto un popolo come il nostro, avvezzo a millenni di dominazioni straniere, capisce quando lo stanno fregando, ma dopo essersi affidati invano prima a Berlusconi (il cui antieuropeismo era di convenienza e infatti ora lo rinnega) poi a Grillo, ora in buona parte evidentemente pensano che sarà la fascistona a tutelare la Patria, e vedranno presto quanto sbagliavano i conti anche stavolta (mentre il friccico nel culo si, che ci aveva ragione).

La premier in pectore infatti non se lo sogna nemmeno, di mettere in discussione il tiranno eurista, al massimo farà un po' di ammuina per far percepire al suo elettorato la discontinuità attesa, e anche quando ne avesse intenzione sarà richiamata all'ordine appena il suo orecchio sarà a tiro di bisbiglio. Intanto però il sedicente centrosinistra avrà un bel quinquennio di occasioni per satireggiare da un lato e lanciare allarmi antifascisti dall'altro, ad ogni piè sospinto, nel tentativo di rifarsi una verginità perduta da decenni, che magari almeno in parte riuscirà pure, essendo la memoria corta sindrome purtroppo assai diffusa. Per questo chi può, e pur nei limiti di questa piccola tribuna io può, ha il dovere civico di ricordare ogni volta che la colpa di tutto questo è principalmente se non esclusivamente proprio della sedicente sinistra, che ha venduto il Paese allo straniero subito dopo la caduta del Muro di Berlino e non ha mai interrotto la sua azione di tradimento di ogni interesse nazionale in nome i più furbi del tornaconto personale tutti gli altri scemi di ideali vuoti come leuropeismo monetarista, secondo il teorema per cui senza "vincolo esterno" l'Italia non ce la può fare.

Troppo lunga sarebbe l'elencazione in dettaglio dei misfatti, e poi tanto chi vuole ha già capito e li ha già presenti tutti. Ma senza di essi oggi non saremmo in mano ai nipotini di Bennie, sapevatelo, avendogli inoltre messo in mano una democrazia svuotata ulteriormente dalla gestione criminale della pandemia: ora che si può "per ragioni di interesse nazionale" togliere il lavoro a un medico o a un professore, o subordinare l'esercizio di diritti acquisiti a un patentino di buona condotta, conta poco se sanitaria o altro, cosa può impedire a chiunque di esercitare questa nuova potestà a capriccio proprio, peraltro potendo contare dell'assenso immediato delle Camere? E quando lo faranno - oh si che lo faranno! - il primo da sinistra che si lamenta (bravo Pignataro) troverà questo muso a ridergli in faccia un "ben ti sta, coglione" fin troppo a lungo frenato. Si vedrà anche con su la mascherina...

sabato 5 giugno 2021

RADIOCIXD 41 - SYNCHRONICITY

La discografia dei Police conta in tutto cinque album cinque, ma in questi sono compresi brani memorabili in numero tale che molti artisti con carriere di successo e discografie lunghissime non ci arrivano. Il fenomeno è così rilevante che è davvero difficile scegliere un solo album da recensire, e sono certo che se vi fossero chiamati gli appassionati del gruppo inglese il risultato sarebbe estremamente variegato e grosso modo equivalente tra tutte e cinque i dischi. Io scelgo l'ultimo. Certo, la freschezza dei primi album è innegabile, come pure la loro valenza in termini di impatto di innovazione del panorama musicale pop rock dell'epoca, e ci sono dei singoli brani di una bellezza tale da essere assurti a classici: Roxanne, Message in a bottle, Don't stand so close to me, Walking on the moon, e mi fermo qui per non farmi troppi nemici ("perché non hai messo questa? e questa?"), ma Synchronicity è complessivamente l'opera più completa e matura, e apparve così anche all'epoca, quando non sapevamo ancora che sarebbe stata l'ultima.

In realtà nell'ambiente si sapeva già, e i bene informati quindi ne erano a conoscenza, che i tre oramai erano ai ferri corti: stava succedendo, proprio negli stessi anni, la stessa cosa (o quasi: i Police con molti meno anni di carriera alle spalle) che ai Pink Floyd, la personalità del frontman era diventata così dominante che gli altri avrebbero potuto tollerarla solo aderendo al ruolo di comprimari, cosa che è tanto più difficile quanto più sei bravo e ne sei consapevole. Infatti, proprio come The Final Cut (anzi, già The Wall) con Waters, questo album è il secondo di fila quasi tutto farina del sacco di Sting, che qui nei testi dichiaratamente si ispira all'opera del notissimo psicanalista Jung.

Il disco dura, come ancora (per poco) si usava nei primi anni 80 per via dello spazio "finito" del 33 giri, meno di 40 minuti in tutto (l'ultimo brano è stato aggiunto solo nella versione CD), ed è ancora oggi consigliabile sentirselo tutto d'un fiato: pur non essendo un vero e proprio concept album, il filo logico ad un ascolto attento si percepisce (e invece l'ascolto isolato specie dei brani più famosi lo impedisce). Ma siccome vi voglio bene ed è un servizio che non vi faccio da un po', e poi anche perché quasi tutte meritano un commento a se, ecco le singole tracce con i commenti e i tube accanto da far scorrere per ascoltarle leggendo.

1. Synchronicity I
Il concetto di sincronicità, tanto caro a Jung, è così ostico che si spiega meglio con tutta una serie di esempi che a definirlo. Forse si può azzardare "coincidenza significativa", ma ripeto non rende. Sting però lo ha sperimentato di persona: aveva organizzato un concerto in diretta mondiale sul web (all'epoca innovativo) dal giardino di casa sua in Toscana, l'11 settembre 2001: la diretta ovviamente abortì, la registrazione più tardi è diventata un dvd...
2. Walking in Your Footsteps
Piccola curiosità: l'accostamento tra l'estinzione dei dinosauri e quella che probabilmente stiamo causando noi alla nostra specie, c'è anche in un brano di Lucio Dalla quasi esattamente contemporaneo. Ma forse era semplicemente parecchio di moda...
3. Oh My God
Il primo di una serie di brani dell'album in cui si svolge un vero e proprio dialogo con Dio, irrituale e irriverente. Qui la divinità viene ripetutamente e provocatoriamente invitata ad avvicinarsi lei al suo interlocutore umano, anzichenò. Piccola curiosità: il testo dell'ultima strofa è esattamente ripreso da Every little thing she does is magic, capolavoro dell'album precedente.
4. Mother
Unico brano di Andy Summers, il geniale chitarrista che per mancanza di esibizionismo spesso ci si dimentica di tributare del suo 33% di importanza nel "suono Police" (ma quel basso e quella batteria sono un'attenuante al misfatto). Il pezzo è stralunato e straniante, proprio come (altra piccola curiosità) il brano omonimo di The Wall dei Pink (con cui avevamo fatto un parallelo).
5. Miss Gradenko
Subito dopo, abbiamo l'unico brano di Stewart Copeland, il geniale batterista che dopo lo scioglimento della band abbiamo avuto anche più volte mastro concertatore della Notte della taranta in Salento. Passaggio cult: "c'è qualcuno in vita qui? nessuno tranne noi".
6. Synchronicity II
Il vero capolavoro dell'album accosta nel testo degli scenari da "logorio della vita moderna" alla progressiva riemersione da un lago (presumibilmente "quel" lago) di un mai menzionato mostro. Anche il video è piuttosto suggestivo. Ma è il rock che è davvero tosto.
7. Every Breath You Take
Questa la conoscono tutti. Ma quasi tutti pensano sia una canzone d'amore. Invece è la risposta di Dio alle provocazioni umane del brano numero tre. Non hai scampo: qualunque cosa fai io starò li a guardarti, bimbo (il "baby" a noi italiani ci ha agevolato nell'equivoco). Dalla un paio di anni prima aveva risolto tutto con una canzone sola...
8. King of Pain
L'umano allora rivendica la sovranità sul dolore, elencandone tutte le declinazioni. Con la propria anima a sovrastarle.
9. Wrapped Around Your Finger
Sta per "ti ho sotto il mio controllo e ti rigiro come mi pare", più o meno. Siamo alla resa dei conti: all'inizio del brano è Dio che lo dice e ridice all'uomo, ma alla fine la situazione si ribalta: "scoprirai che il tuo servo è il tuo maestro". E anche questa molti la credono una canzone d'amore, d'altronde con quel biondino belloccio che salta tra le candele accese, si può capire...
10. Tea in the Sahara
Il brano, bellissima conclusione del vinile, è dovuto a una suggestione letteraria, la stessa che qualche anno dopo suggerirà a Bertolucci uno dei suoi filmoni. 
11. Murder by Numbers
Non inclusa nell'LP originale, è in fondo alla tracklist del CD, ma si capisce perché: è avulsa dal filo narrativo. Ma non è male, né come rock né come testo, una vera e propria satira politica antimilitaristica...

lunedì 9 aprile 2018

17 - IL COLORE DEL SANGUE + SFORZI INUTILI

Della serie "allora è proprio vero che a volte la
realtà supera le capacità d'immaginazione..."
Il racconto numero 17 di Chi c'è c'è (mia prima e unica opera di narrativa fino all'uscita di Sushi Marina nei prossimi mesi) è, come peraltro il testo di canzone da cui (molto alla lontana, direi...) prende spunto, decisamente tra i meno attuali, o meglio tra quelli che si possono apprezzare solo se si tiene presente che sono stati scritti 20/25 anni fa. Però da un lato l'astronauta/narratore è una giovane indiana con per una volta la capacità di interloquire col telepate geestre, per cui il racconto è l'unico che si inserisce nel filone narrativo che contiene tutti gli altri, dall'altro la canzone (pensata come un bolero cantato alla Rino Gaetano, ad alimentare la citazione finale di un vecchio pezzo di Lauzi, ma come per le altre potete metterci la musica che volete, se vi piace e me la chiedete) è tra le poche che i Ristrittizzi all'epoca riuscivano ogni tanto a infilare tra una cover e l'altra, quindi l'operazione filologica di affrontarne la lettura potrebbe in qualche modo valere lo sforzo...
P.S. No, non trovo affatto contraddittorio continuare a ritenere l'opzione governo a tempo m5s/lega la meno peggiore tra quelle che potremmo vedere concretizzarsi a breve...


17 - IL COLORE DEL SANGUE

Chi sono? Sono un’astronauta indiana cresciuta a Londra. Come faccio a parlare con te? Perché mi è stata tramandata dai miei genitori l’arte antica della meditazione, dell’immersione in se stessi. Così io ho rallentato la mia coscienza ad un ritmo che pensavo sarebbe stato compatibile con quello del mio essere congelato, e così facendo sono riuscita a restare vigile. Ti ho sentito subito entrare, non sembravi avere intenzioni offensive,  e comunque non avrei potuto impedirti di ucciderci: non sono in grado di svegliare il mio corpo, a quello ci penserà il computer se e quando lo riterrà opportuno.
No, non so dirti come attivarlo, queste sono macchine troppo avanti rispetto alle mie conoscenze di informatica. Io sono anche medico aiurvedico. Ma soprattutto sono specialista in ortopedia; e aggiungici un po’ di sapienza tradizionale, ecco che sono un po’ più che fisioterapista, diciamo. E poi qualche anno fa ho partecipato ai campionati europei di atletica leggera. Eptatlon. Sette discipline insieme. Tosto, sì. Serviva una come me se e quando questi corpi rattrappiti avessero ripreso a muoversi.
Dicevamo, come faccio a parlare con te senza svegliarmi? Oh, di preciso non lo so. Credo però che tu, quando entri in empatia mentale con qualcuno, adatti inconsapevolmente la tua “velocità di registrazione” a quella di proiezione delle immagini mentali del soggetto che stai toccando. Temo che quando avrai finito ti accorgerai che è passato tanto di quel tempo che spero che non sarà un guaio, per te. Si, va bene, quando avrai contattato anche le ultime quattro persone tornerai da me e tenterò di spiegarti quello che posso per farti accedere al sistema centrale, anche se non so se funzionerà. Ora però, visto che se hai già “parlato” con sedici di noi qualcosa della nostra storia e del perché siamo qui la sai, raccontami qualcosa di te.
[……..] 
Ok, ora ti racconto la mia, di storia. Anzi, no: ho cambiato idea. Ti racconto la storia di alcune persone che ho conosciuto, che attraverso di esse capirai ancora di più, di me. I miei genitori, innanzitutto. Emigrarono a Londra dal Punjab pochi mesi prima che io nascessi, quando nella loro terra infuriava la guerra civile. L’India era ancora la stessa ex colonia britannica che Gandhi avrebbe voluto libera, unita, e pacifica, e che poco dopo con la guerra del Pakistan si sarebbe rivelata divisa da odii religiosi, etnici, territoriali, e in definitiva ancora schiava dell’Occidente. Il colonialismo aveva solo cambiato pelle.
Cinquant’anni dopo gli indiani erano davvero troppi, oramai più dei cinesi, e troppo divisi, affamati e sporchi. Tra i due più grandi popoli del pianeta c’era questa differenza, che i cinesi erano bene o male un popolo, noi no. Di lì a poco, l’avvento al potere di Sonia Gandhi prima, e del figlio suo e di Rajiv quando anche lei fu assassinata, avrebbe cambiato le cose: troppo il piccolo Raul assomigliava al bisnonno putativo per non riuscire a coagulare le migliori energie che percorrevano il paese agli inizi del secolo.
Ma i miei genitori non potevano saperlo, ai loro tempi. Loro scappavano dal sangue e dalla violenza, figli dell’intolleranza religiosa e del conflitto razziale, nipoti della disoccupazione e della povertà. Così a Londra, in quel 1998, arrivarono da poveri e senza lavoro: alloggiavano in dodici in una stanza vicino Paddington; mio padre, medico, si arrangiava a vendere roselline in giro per i pub. Mia madre, appena si liberò dal mio peso, e si rese conto che non aveva di che nutrirmi e vestirmi neanche se digiunava, provò a darsi da fare. Dalle fessure delle persiane si doveva vedere il passeggio sotto casa: ragazzine, per lo più filippine e cinesi, buttate in strada senza documenti per non acclarare la loro minore età e per tenerle sotto giogo. Mamma, minuta e bellissima, di nascosto da papà, un giorno ci provò: si truccò e scese giù. Forse adescò qualche cliente, forse qualche sterlina la incassò. Sicuramente incassò la delazione delle schiave, e trovò i loro protettori ad attenderla il giorno dopo. Non aspettarti mai nella realtà la solidarietà tra oppressi che trovi nei film.
Fu massacrata di botte, e sfregiata. Si trascinò dentro il portone, dove mio padre, al ritorno alle tre del mattino da uno dei suoi interminabili e scarsamente fruttuosi giri, ché pure nella caleidoscopica Londra raccoglieva più fastidio per la sua diversità e la sua povertà che soldi, la trovò ricoperta di sangue rappreso ed ecchimosi, molte le probabili fratture. A sentire quelli dell’ospedale pubblico, sarebbe rimasta storpia.
Ma lui era un grande medico, e la guarì. E nel guarirla, si guarì. Decise che doveva in qualche modo riuscire ad esercitare il suo dono, la sua professione. Cominciò coi derelitti suoi simili in cambio di cibo e abitini dismessi per me. Poi rimise in piedi una cameriera filippina conciata malissimo dall’artrosi, e la sua ricca padrona visti i risultati volle i suoi servigi. E pagò. E sparse la voce. Oggi mio padre lavora solo su appuntamento. E si è potuto permettere di permettermi di essere quello che ho voluto essere. Una studentessa, un’atleta, poi un medico come lui. Ma per uno che si è salvato mille altri non hanno trovato che povertà e disoccupazione nel loro cammino, e razzismo e intolleranza, e violenza e sangue. E non solo fra la mia gente.
Tu ora infatti vedi in queste teche persone di vari colori e tratti somatici. Io non so se è così pure fra la tua gente, ma noi abbiamo il 99,9% periodico di patrimonio genetico comune, siamo tutti esattamente la stessa razza, eppure sono millenni che ci combattiamo e uccidiamo e trucidiamo in nome delle nostre differenze presunte razziali, o religiose, o ideologiche. O meglio con la scusa di queste differenze. Oggi forse abbiamo distrutto il pianeta.
Ma senti questa storia, è emblematica: una quindicina di anni fa il processo di unione europea aveva infranto per sempre i sogni separatisti di molte più o meno storicamente fondate minoranze etniche. Una delle più aleatorie e meno serie era sorta qualche tempo prima nell’Italia settentrionale, senza mai prendere realmente consistenza in verità, ma con capi abbastanza numerosi e furbi da far parlare del movimento come se avesse davvero seguaci determinati a tutto e reali possibilità politiche. Come per tutti i sogni falliti, lasciò qualcuno senza mestiere e qualcuno senza ragione. Tra questi ultimi venne fuori uno dei serial killer più sfuggenti d’Europa: ammazzava “terroni”, meridionali del suo stesso Paese. Ebbene, quando fu arrestato si scoprì che si chiamava Terracenere, ed era di origine pugliese. Si, insomma, di una regione terrona come le sue vittime.
Temi il tuo simile, ciccio, più che il diverso. Quel tuo capitano, per esempio, da quello che mi hai raccontato sono sicura che ti vuole fregare. Ti ha mandato giù perché se andava male eri tu a crepare, e se andava bene si inseriva sul tuo codice di trasmissione e si prendeva tutti i meriti. Perché parlo al passato? Ma perché, se non l’hai ancora capito, è passato tanto di quel tempo, e i nostri sistemi hanno interrotto le tue comunicazioni appena sei salito a bordo, che lui ha di certo pensato che sei bello e defunto, e se non è andato via di certo non ti viene a cercare. Si, lo so che arriveranno gli scienziati! Ma tu intanto che mangi? Dai, che ti dico io dove sono le provviste liofilizzate, speriamo che trovi qualcosa di compatibile… Ah, poi nella sala ologrammi ci sono tutte le informazioni scientifiche che vuoi, quelle biologiche, quelle… anzi, a proposito, di che base chimica siete voi, sempre carbonio? E di che colore è il tuo sangue?

SFORZI INUTILI

Son razzista perché figlio di terroni sfortunati
che han lasciato per bisogno la terra dei loro padri
quando ancora per fortuna non mi avevano sfornato,
e son nato al nord,
sun de Milàn.
E odio tutti quanti quelli che sono diversi anche di poco
da quel tipo uguale che vorrei essere e non sono,
ma somiglio tanto che quasi nessuno se ne accorge
qui al nord,
qui luntan.
E mi danno sui nervi quelli nati qui che non han capito
che tutti i guai del paese vengono dagli altri:
i romani, i terroni, gli zingari, i marocchini,
maledetti Garibaldi, Cavour, i Savoia, giù fino a Prodi.
Ma è arrivato Umberto Bossi e gli altri amici della Lega,
cui presto o tardi tutti i qui pensanti si uniranno,
e allora sarà un’era nuova per l’Europa intera,
da Bologna al Nord
(già Firenze no).
Cacceranno i mafiosi gentilmente e gli altri a calci,
i pugliesi di Bitritto manderanno via lontano,
tanto sui miei documenti è scritto “nato il, a Milano”
babbo l’è mort,
mamma tra un po’.
E i capelli li ho già biondi, credo da parte normanna,
la pelle è scura ma la lampada è tanto di moda,
quando avrò un po’ di danè potrò cambiare il mio cognome:
mi sfottevano a scuola:
“Terracenere sei
e ritornerai”
“Terracenere sei
e ritornerai”
“Terracenere sei
e ritornerai”

sabato 15 aprile 2017

MORTO SARA' LEI!

A giudicare dalla sua attualità, si direbbe che il 15 aprile 1967
Totò abbia solo fatto finta, di morire, come appunto in Napoli
milionaria
, o semmai, come in Totò e i re di Roma (l'unico film,
peraltro, in cui appare assieme a lui Sordi), lo abbia fatto per
scelta, per venirci in sogno e darci i numeri, dato il bisogno...
Cinquant'anni fa giusti giusti lasciava il mondo dei vivi, nonostante una sfilza di titoli nobiliari lunga così a cui peraltro teneva tantissimo, uno che però ci fa comprendere qual'è l'unico significato incontrovertibile del termine "immortalità". Se è vero, cioè, che si è vivi finché qualcuno si ricorda di te, ed è forse proprio questo il nocciolo della sacralità universale dei bambini in genere e dei figli in particolare, allora Antonio De Curtis in arte Totò è vivissimo, molto più vivo non solo di tanti suoi colleghi scomparsi da meno tempo, ma anche direi di tanti anziani ma ancora tecnicamente sopravviventi, e forse anche di tutti quelli vivi e ancora sulla cosiddetta cresta dell'onda.
Io sono tra quelli, scommetto tanti anche tra i pochi lettori di questo blog, che se mentre faccio zapping incoccio un film di Totò, magari visto cento volte, è più forte di me mi devo fermare e guardarne almeno un pezzetto. Ho un amico con cui facciamo a gara, ogni volta che la vita quotidiana ce ne dà occasione, a citare Totò e sfidare l'altro a indovinare da quale film viene la citazione. E sono in grado di recitare a memoria, con neanche troppi errori, alcuni spezzoni anche non celeberrimi. E questo solo di Totò (e Massimo Troisi, vabbè), non ce ne voglia chi gli preferisce altri giganti del pantheon cinematografico italiano: non c'è gara. A prescindere.
Perché Totò non è solo il più grande comico di tutti i tempi (ho omesso "italiano", non è una dimenticanza), ma anche: una maschera inserita a pieno titolo tra quelle della Commedia dell'Arte, un geniale inventore di parole ed espressioni spesso entrate nell'uso comune, un poeta e paroliere capace di toccare vette altissime della letteratura, un pioniere (spesso insuperato) della satira sociale e politica, e ho detto tutto (potevo continuare a lungo, ma ho chiesto aiuto a Peppino, ci stava bene).
Ovviamente, in questi giorni trovate non solo su tutti i siti e la stampa in genere approfondimenti migliori del mio, ma anche manifestazioni ed eventi in occasione della rotondissima ricorrenza, tra cui uno speciale televisivo che speriamo mantenga le promesse. Ragion per cui io mollo l'osso, e vi lascio a una serie di spezzoni ragionata. Buon divertimento e buona Pasqua, anche a chi non si chiama Pasquale....







venerdì 23 dicembre 2016

COME NO!

Caro Babbo Natale, come dono vorrei tanto che mettessi in circolo
un virus che paralizzasse chi racconta cacchiate, anche solo fino a
quando non la smette. Giornalisti e politici italiani sarebbero decimati.
Io ci credo.
Credo che sia normale che ogni volta si trovino i documenti dei terroristi sul luogo del misfatto: dalle torri gemelle (carta che sopravvive a fuoco capace di sciogliere l'acciaio, e emerge subito tra tonnellate di detriti) a Berlino, passando per Charlie Hebdo. E che ogni attentato abbia una sceneggiatura con dei buchi così: io ci credo lo stesso, anche se ho visto e rivisto I tre giorni del condor.
Credo che sia umano acchiappare il primo pakistano che passa, mentre il kamikaze (vivo? vivo: che kazzo di kamikaze sarebbe?) scappa in Italia, da dove era arrivato via Lampedusa. E che sia ovvio che, come a Nizza, come Oswald, il terrorista venga ucciso prima che possa dire chi lo ha mandato davvero e a fare che.
Credo che sia giusto essere contenti di guidare su un'autostrada decente, non trovando niente di strano che sia l'ultimo arrivato ad essersene preso il merito, mettendoci sopra il cappello e ribattezzandola (sic!), giusto dimenticare che quel tracciato era fin dall'inizio concepito male (per passare valorizzandolo dal paese natio di un noto esponente socialista, risultò addirittura più lungo rispetto alla statale borbonica) e quindi sarebbe stata l'occasione giusta per abbandonarlo dopo aver rifatto la strada su un altro, anzichè condannare chi doveva percorrerlo a vent'anni di gimkane tra i lavori; cioè dimenticare che in Italia qualunque grande opera dura e costa il quadruplo di quanto dovrebbe giacché devono mangiarci su mafiosi e politici. E che sia tanto giusto da dimenticarsi che si inaugura come finita una strada per cui 70 su 440 chilometri, un sesto, non sono stati neanche appaltati, e alcuni dei lotti completati sono sotto sequestro giudiziario.
Credo che sia plausibile che il sindaco non sappia che la sua più stretta collaboratrice si mangia l'impossibile, e che sia plausibile che questa una volta beccata dichiari che non era per se, che l'indomani farà una conferenza stampa, e poi nella notte decida di suicidarsi bevendo dell'acido, e riesca a farlo senza bruciarsi le labbra. Non ci avrei creduto solo se quel sindaco fosse stata la Raggi, alle cui malefatte e ingenuità che mi raccontano di continuo credo senza battere ciglio, contento di vedere gli spocchiosi grillini tornare sulla terra di noi che ci arrangiamo ("che vuol dire corruzione? una mano lava l'altra..."), dandogli mille volte più peso che alle furfanterie patentate di tutti gli altri.
Credo che sia vera la storiella che raccontano da anni circa le missioni di pace, chi è dittatore e chi un baluardo della civiltà (spesso la stessa persona a seconda della convenienza), e che quindi i morti non sono tutti uguali: i bambini uccisi dai "cattivi" sono storie strappalacrime su cui indulgere e rilanciare e rimbalzare sui social network, i bambini uccisi dai "buoni" non esistono. Spesso non solo nello stesso Stato, come in Israele, ma anche nella stessa città, come ad Aleppo.
Insomma, ci credo.
Come credo che domani sera troverò sotto l'albero le cose che ho chiesto a Babbo Natale nella letterina, anche se non ho mai capito bene come fa ad accontentare in contemporanea tutti i bimbi buoni del mondo. Avrà un sacco graande grande....

lunedì 20 giugno 2016

SBALLOTTAGGI

Come tanti, di Raggi ero certo, mentre Appendino mi ha sorpreso. E, battutacce divertenti a parte (ma i 5stelle non tenevano fuori chi ruba? quella è scuola juventina!...), l'exploit, di cui le due sindache sono solo il vertice, cambia, e di molto, le carte in tavola: Roma è una trappola, ma Torino no, quindi le probabilità di dare complessivamente una immagine di capacità di buon governo si alza parecchio. Renzi e tutti quanti coloro che vorrebbero mantenere in piedi il carrozzone della vecchia politica devono augurarsi di perderlo, il referendum di ottobre, altrimenti ad approfittare del nuovo complesso normativo ultramaggioritario saranno proprio quei grillini contro il quale era stato concepito, e quelli magari glielo smantellano davvero, il giocattolo...
Ma queste sono cose che vedremo col tempo, adesso ci limitiamo a gioire (noi che abbiamo abbandonato le iniziali diffidenze e capito da un po' dov'era che si poteva ancora restituire dignità e senso alla politica), e a fare alcune notazioni:
  • questi risultati dimostrano sul piano geopolitico il compimento della metamorfosi del serpentone PCI-PDS-DS-PD, già palese sul piano valoriale (un partito che privatizza la qualunque, ruba ovunque, e sposa alla morte una politica economico-monetaria ultraconservatrice imposta da istituzioni non democratiche, è un partito di destra, anche se approva le unioni gay e se tra chi lo vota c'è ancora troppa gente convinta di essere di sinistra): le uniche zone dove tiene sono quelle ad alta concentrazione di persone abbienti (che magari si commuovono per l'immigrato e spendono pure in beneficenza - come le nobildonne dickensiane - ma sempre meno che per i loro cani);
  • la lettura della realtà che vuole il movimento fondato da Grillo e Casaleggio capace solo di demolire e non di costruire si dimostra per quello che era: frutto di fantasia quando non di malafede - e chi ancora insiste con elucubrazioni sinistre dimostra solo la propria inadeguatezza culturale, purtroppo: ad esempio qui Fuccillo, oppure Fassino che mentre l'avversaria gli dava con stile atto di buongoverno non trovava di meglio che rinfacciarle di essere stata eletta con voti di destra (ma com'è? elettori di destra che non hanno il proprio candidato al ballottaggio e votano per te ti sporcano, invece eletti di destra che entrano nel tuo governo e/o ti danno i voti in Parlamento ti lasciano immacolato?);
  • con buona pace dei fuorusciti malmostosi, sul blog di Grillo si continua a parlare del reddito di cittadinanza e di tutte le altre cifre programmatiche che rendono l'offerta politica pentastellata unica nel panorama italiano e non solo, e ne fanno l'unica capace di farci ancora sperare un poco nel futuro.
Adesso vediamo se gli inglesi sono boccaloni come gli italiani, che ogni volta è bastato qualche attentato a tempo e luogo giusto per rifarli rifugiare nella conservazione, o sapienti come gli spagnoli, che hanno fatto ritorcere l'arma terroristica in mano a "cui prodest" mandandolo a casa alle immediatamente successive elezioni. Sperando di non aver dato un suggerimento ai soliti noti, ché di strategia della tensione ne abbiamo vista abbastanza.

lunedì 1 giugno 2015

TU CHIAMALE SE VUOI

Elezioni. Dai tempi del gioco di parole sul celebre pezzo di Battisti-Mogol, o della meravigliosa elegia satirica di Gaber che alla fine si frega la matita, ad oggi, passa la distanza che c'è tra un evento capace di mobilitare quasi tutti gli "aventi diritto" a uno che ne lascia a casa la metà. Eppure anche oggi, che è possibile "tanare" un grigio professore mentre ammette (non si sa quanto inconsapevolmente) che la democrazia nelle entità sovranazionali odierne è un lusso superato, se ne parla con più o meno simulata enfasi, anche magari passando dal trionfalismo al mettere le mani avanti per non dover poi inquadrare un risultato come la batosta che è. Così adesso che un 5 a 2 è meglio di un 4 a 3, e chi osa ricordare che dall'alto del famoso 40percento si puntava a un 7 a 0 è un disfattista magari qualunquista, non resta che raccogliere un paio di pensieri sparsi, che possono venire - s'intende - a chi ancora si ostina a pensare:
  • il moVimento 5 stelle ha vinto se si guarda ai voti complessivi (si riconferma alla grande secondo partito) ma ha perso se si guarda ai presidenti eletti, il che ci dice che ancora non ha compreso che le leggi elettorali sono come il regolamento di uno sport, se prima di iniziare a giocare non lo impari e durante non ne tieni conto alla fine perdi: dunque con l'Italicum, grazie alla stoltezza di chi se lo è approvato pensando fosse su misura propria, si potrà magari vincere da soli, con la legge elettorale per le comunali forse, con leggi come quelle per le regionali no, potevi vincere solo appoggiando candidati della "società civile" come ha fatto Podemos in Spagna qualche giorno fa; Grillo ha invece forse compreso, a stare al blog, che la battaglia contro l'Euro è più importante di, anche perchè propedeutica a, quella sul Reddito di cittadinanza;
  • c'è una parte ancora consistente di italiani che crede che esista una contrapposizione tra destra e sinistra e che quindi se non vota i candidati di Renzi vota quelli di Berlusconi - l'Italia si salverà solo (se e) quando il moVimento e chi lo appoggia sarà riuscito a far capire ai più che la contrapposizione è tra l'idea di politica come carriera e modo di arricchirsi e una come servizio temporaneo in cui arricchirsi è vietato, e che bisogna affidarsi mani e piedi a chi vuole imporre quest'ultima idea per tutto il tempo che serve a che diventi senso comune (impossibile? no, facilissimo: guarda come hanno fatto col precariato...), qualunque etichetta si possa appiccicare alle sue idee nel vecchio sorpassato (e dolosamente tenuto in piedi) continuum - altrimenti, ci si rende complici del completamento del progetto di impoverimento e depauperamento di diritti di cui i due falsi competitor sono esecutori per conto del capitalismo multinazionale.
Domani è la festa della Repubblica, maledizione l'unica cosa buona è che non si lavora, e stramaledizione questa cosa non si può manco più pensare senza sensi di colpa...

martedì 9 dicembre 2014

LA TRATTATIVA E' ANCORA QUI

No, il titolo non satireggia facile sulla cronaca romana, questione meritevole di un post di quelli così pesanti che a stento me lo rileggo tutto io. E' per dire che, nonostante i prevedibili problemini di distribuzione il film di Sabina Guzzanti che racconta la verità, per carità non "tutta" la verità che buona parte se la sono portata nella tomba personaggi come Cossiga e Andreotti e altri puntano a fare altrettanto, sulla vera natura del Potere in questo Paese, da me in qualche modo già recensito e per i motivi di cui sopra ancora non visto, è ancora in cartellone. Me lo ricorda un'amica e io lo ricordo a voi, della serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo...".
...
Cari amici, un gruppo di persone si sta attivando per promuovere la proiezione del film di Sabina Guzzanti "La trattativa", sulla trattativa stato-mafia, in diverse città italiane. A Roma sarà in programmazione al cinema l'Aquila dall'11 dicembre. Vi prego di diffondere il più possibile questa informazione tra i vostri amici.
Io l'ho già visto e vi assicuro che ne vale veramente la pena. Il biglietto costa solo 4 euro.
Vi riporto il link dell'evento del giorno 11 in cui ci sarà anche Sabina Guzzanti, e la mail di Sabina.
Un caro saluto e grazie.
Gloria
...
Carissimi,
a Roma siamo molti ma trovare una sala sotto Natale è stata un’impresa titanica.
Eppure ci siamo! LaTrattativaContinua al cinema Aquila, Pigneto, il cinema dove pochi giorni fa ha presentato il suo film Ken Loach! L’11 dicembre ci sarò anch’io e quando potrò verrò a incontrarvi anche nei giorni successivi. Il film sarà programmato per due settimane, va da sé che se c’è pubblico potrà andare avanti ancora un po’, questo mi dicono. Quindi per favore mettiamocela tutta.
Uscire a Roma è un grande passo. Se il film va bene abbiamo buone possibilità di farlo uscire anche il altri cinema romani. Vi immaginate la faccia di tutti quelli che si sono fatti in quattro per non far circolare questo film?
Ma al di là delle possibilità future, questa è già una grande vittoria di cui dobbiamo essere tutti fieri.
Purtroppo mi dicono che non è possibile prenotare. Si può acquistare il biglietto il giorno prima volendo.
Vi abbraccio e vi ringrazio sempre per il vostro impegno e la vostra fiducia nella possibilità della liberazione. Non vedo l’ora di festeggiare con voi.
Sabina

mercoledì 26 novembre 2014

VINCITORI EVINTI

No, non è un refuso, lo spazio non c'è perchè intendevo usare il plurale di un aggettivo derivato dal verbo evincere: siccome a seguire le dichiarazioni degli interessati hanno vinto tutti, persino Grillo che fa i confronti ogni volta con quello che gli pare come usavano i partitini del pentapartito, per capire chi ha vinto davvero bisogna fare uno sforzo di ragionamento.
E qui apro una lunga parente.
C'è una riuscita metafora della neuropsichiatria che identifica in emisfero sinistro ed emisfero destro due parti fisiche del nostro cervello che lavorano con due logiche diverse: una con la matematica degli insiemi finiti, l'altra con quella degli insiemi infiniti. Con una serie di conseguenze molto interessanti:
  • con la prima logica se una cosa è parte di un'altra allora è diversa dall'altra, con la seconda allora è uguale;
  • la prima ci consente tutto quel complesso di attività che presuppongono l'analisi la misurazione la comparazione, la seconda ci permette di riconoscere gli oggetti immaginare le situazioni e filtrare la mole immensa di stimoli che ci arrivano ogni istante dai 5 sensi;
  • la seconda è molto più rapida della prima ma senza la prima non riusciremmo neanche a parlarne anzi prima ancora a pensarla.
Insomma un bilanciamento necessario, che quando manca infatti si è tecnicamente malati: chi vuole approfondire si legga L'inconscio e l'infinito di Ignacio Matte Blanco. Io però ora per capirci uso un'altra metafora: se per brevità chiamiamo la prima "mente logica" e la seconda "mente profonda", esse stanno tra loro nello stesso rapporto in cui sta la crosta terrestre con il pianeta Terra, cioè la prima è in termini di massa una frazione infinitesimale del secondo, ma per noi che sopra ci viviamo la percezione è capovolta. Di più: la terra è dura e piatta, anzichè sferica e fusa, non solo per la nostra percezione immediata, anche per quasi tutte le nostre attività pratiche e scienze applicate; riprendiamo a considerarla sferica e fusa solo se arriviamo a occuparci di terremoti, o astrofisica, e solo in quegli ambiti. Analogamente, c'è in ognuno di noi un forte pregiudizio di predominio della mente logica, del tutto giustificato per tutta una serie di aspetti pratici, ma del tutto infondato oggettivamente: prendiamo quasi tutte le nostre decisioni (e compiamo quasi tutte le nostre azioni) con la mente profonda, e l'altra interviene solo dopo, con lentezza e con fatica, a raziocinarci su. E' così sempre e per tutti, e chi pensa il contrario (magari, perchè ha studiato, legge tanti libri, segue molti blog o addirittura ne ha uno....) è solo più cieco degli altri rispetto a questa verità, non più logico come crede di essere. A volte gli riesce, di esserlo, ma è una cosa talmente stancante che dura poco, e però quando finisce lui crede stia continuando.
L'hai aperta la parente? chiudila.
Essere consapevole di tutto ciò è quello che mi fa decidere, anche quando avessi possibilità diverse che non ho ho, di tenere un blog che parla all'emisfero sinistro, o alla mente logica, di (quindi) poche persone. Volessi farci dei soldi, o vincerci le elezioni, dovrei parlare all'altro emisfero, o alla mente profonda, dei miei lettori. La necessarietà di Grillo al movimento 5 stelle si spiega così: senza di lui non si sarebbe mai neanche avvicinato al 4%. E se lui continua a sbagliare mosse (non andare in TV, poi andarci in tempi e modi sbagliati, poi non andarci più) ci tornerà. Magari lui lascerà, e alcuni miei amici di sinistra allora lo voteranno, quel partitino finalmente somigliante ai loro di ogni tempo.
Si perchè l'errore di un certo "essere di sinistra" è proprio questo: non solo essere vittime del pregiudizio "della terra piatta e dura", ma essere convinti che tutti gli altri siano come pensiamo di essere noi.
La democrazia non a caso nasce in comunità molto piccole di una civiltà che aveva migliorato e semplificato un sistema di scrittura portatogli dai mercanti, ed era esercizio faticoso riservato ai maschi alfabetizzati e liberi (niente donne analfabeti e schiavi). Portarla in società di massa è fin dall'inizio un espediente manipolatorio di persone che sono state alfabetizzate con la rivoluzione industriale per ragioni produttive, quando questo livello di acculturamento è diventato incompatibile con l'esercizio indisturbato del Potere da parte dei suoi detentori è iniziato il processo di disinnesco, parallelo a quello di impoverimento generalizzato e smantellamento di quel complesso istituzionale e normativo orientato al benessere collettivo che chiamiamo "Stato sociale". E' questo processo che Matteo Renzi è stato chiamato a compiere, dopo che Silvio Berlusconi aveva adempiuto alla sua missione di instupidimento collettivo per via televisiva. E' per questa ragione che dice di fregarsene dell'astensionismo ed ha ragione di farlo. Quel poco di parvenza di democrazia che resta è per lui uno strumento, e lo usa benissimo. Quelli che ci accorgiamo della natura del suo operato siamo tutti qui e ce la cantiamo e suoniamo tra noi. A lui, a loro, basta indurre a rinchiudersi a salvare il salvabile nel proprio privato la maggioranza delle sue vittime, e affascinare parlandogli all'emisfero destro la maggioranza di quelli che ancora votano, sempre meno ma sempre abbastanza a dargli legittimità (nei Paesi anglosassoni queste percentuali sono la norma da sempre...).
La domanda a questo punto da porsi è un'altra: può un progetto del genere reggere a lungo? La risposta è: fino a quando la mente profonda di un numero sufficiente di persone non le porta ad allarmarsi sul serio. Succede quando i drammi sono oggettivamente tali, come per una guerra. Quindi succederà se la crisi persiste o magari si aggrava (l'esplosione di una bolla è sempre all'orizzonte, e stavolta non abbiamo alcun margine di ammortizzazione). E nessuna delle misure prese da Draghi, meno che meno le operazioni di facciata renziane, è in grado di fermarla: lo dicono per tenervi buoni, non credetegli. Quindi l'Euro è destinato a crollare, come qualunque costruzione senza fondamenta e con le travi portanti squilibrate, per cui l'alternativa è tra uscirne tutti e godersi da fuori la sua demolizione controllata, restarci tutti e finire sotto le macerie, o uscirne da soli e guardarsi lo spettacolo da fuori. Se in quel momento il m5s esiste ancora e magari ha fatto il tagliando, ancora può riprendersi la maggioranza relativa, altrimenti sarà qualcuno di peggiore a raccogliere il consenso della mente profonda della gente: Salvini è pronto, ma dietro l'angolo potrebbe esserci di molto peggio...
Chiudiamo con due risate va:
  1. questo è colui che mandiamo in giro a rappresentarci e farsi le foto coi koala, anche in ciò è riuscito a superare Berlusconi e Rutelli, poi ci lamentiamo se ci pigliano per il culo;
  2. questo, se riuscite a riflettere mentre vi sbellicate, è il vero progetto di riforme targato Renzi.
P.S. Questi sono quelli che si evince hanno vinto le elezioni. Ma questo non fa ridere, e dovreste leggervelo bene bene...

venerdì 1 agosto 2014

ALCUNI AUDACI

Dal 1° agosto 2014 non è più in edicola, né viene aggiornato on-line, il quotidiano L'Unità.
Da ragazzo non ero comunista, e comunque erano già passati i tempi in cui per portarla in tasca a scuola o al lavoro bisognava essere "audaci" (e solo un poeta come Guccini poteva usare con efficacia un aggettivo così di destra per definire una cosa come coraggiosamente di sinistra). Ero marxiano, e lo sono ancora nel senso di considerare ancora molto utili alcune categorie del pensiero introdotte dal filosofo tedesco, ma più ancora ero e resto allergico a qualsiasi parrocchia, e l'Unità allora stava al PCI come l'Avvenire alla Chiesa: ci trovavi "quella" interpretazione della realtà, e se era la tua portandolo in tasca esibivi la tua appartenenza. Certo, confrontandoli alla stampa odierna sembrerebbero modelli di obiettività e libero confronto, ma questa è un'altra storia.
La mia storia è che ho sempre avuto difficoltà a stare dentro un'accolita qualsiasi, anche se per avventura tutte le idee che vi circolavano fossero state identiche alle mie: sia mai anche una avesse avuto la sorte di cambiare, la mia o la loro, dovevo essere libero di dirlo. Quindi ai tempi non "ero radicale" ma facevo compagna convinta per i referendum radicali, perché allora era la cosa giusta da fare, come oggi argomentare con anche troppa insistenza sulla necessarietà di far realizzare il progetto del m5s senza per questo "essere grillino". E leggevo Repubblica, quando il giornale si impose per "laicità" dell'approccio pur soffrendo da subito il carattere "vescovile" del suo barbuto fondatore.
Oggi che Repubblica si segnala come quintessenza di malafede, peggio degli osceni spot televisivi filo-UE che almeno non pretendono obiettività, c'è, o meglio c'era, solo un giornale peggiore per servilismo a Sua Maestà Cicciobello II, avete indovinato quale. Entrambi i quotidiani danno per scontato il sistema di valori del PD e la narrazione che esprime: questa UE e questo Euro sono scelte irreversibili e chi dice il contrario è folle, questa politica monetaria non ha alternative e se stiamo alla canna del gas la colpa è del debito pubblico che sta là perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, le privatizzazioni sono una cosa buona e giusta, le riforme tese a sbilanciare enormemente il potere verso l'esecutivo un progresso della democrazia, i grillini sono populisti bislacchi e sanno solo demolire, eccetera eccetera. Ma c'è una differenza tra i due: Repubblica agisce sotto mandato del suo padrone, la cosa rientra quindi nel normale rapporto con l'editore pagante e se a me non sta bene non la compro più però se il giornale ancora vende tanto allora vuol dire che la cosa sta bene a molti e rende quindi ha una sua logica; l'Unità ha svolto negli ultimi anni questa opera di disinformazione e servilismo a gratis, nella speranza di compiacere il suo editore di riferimento e tradendo il suo pubblico di riferimento, che infatti (come dimostrano i dati di vendita) l'ha abbandonata costringendo il suo editore reale alla chiusura. Insomma, come dice qui benissimo Bagnai, è finita vittima proprio delle logiche cui ha fatto da cassa di risonanza acritica, e volontariamente.
Vedremo se è morta o se si tratta solo di un coma temporaneo da cui risorgerà anche stavolta, magari con l'aiuto del suo partito di riferimento e di governo. Ma, come bene rappresenta Staino nella vignetta qui sopra, con questi chiari di luna ci sono tante vittime che anche un'azione di governo meno miope e sciagurata di questa avrebbe problemi a soccorrerle tutte, e salvare un giornale che porta il tuo verbo a 20mila anime non può essere una priorità per chi le ordina in base a criteri oggettivi figurarsi per chi si lascia guidare ormai quasi solo dall'affarismo.
A pensarci bene, però, c'è una soluzione che consentirebbe da un lato al giornale di recuperare centinaia di migliaia lettori rifocalizzandosi sulle persone che sarebbero il suo target originario (i lavoratori, gli ultimi, le vittime della crisi e della politica monetaria europea, eccetera) a maggior ragione in quanto abbandonate dal partito nato per difenderle che a suo tempo fondò il giornale, e dall'altro al nuovo editore di aumentare la ridondanza del proprio messaggio uscendo su un canale fin qui trascurato magari con risultati migliori di quelli ottenuti aprendo a quello televisivo. Si si, avete capito, faccio un appello:
ti compete, ti serve, e - parlo al genovese - ora come ora viene via a poco: Grillo, sìi audace, comprati l'Unità. 

martedì 13 maggio 2014

DI TUTTI I QUANTI

Clicca sull'immagine per ingrandirla e leggere. Che siamo messi peggio del 92...
Il titolo è preso a memoria, perché è uno di quei versi così geniali che ti resta in mente per sempre, da un breve vecchio brano di Daniele Silvestri, Paolo, che potete gustarvi in fondo al post. L'attualità deriva da un altro verso, poco avanti, in cui l'Autore chiede appunto a Paolo lumi sulla "storia di Greganti": a cos'altro serve memorizzare d'istinto i testi delle canzoni, se non a fare bella figura in questi casi?
Primo Greganti fu il primo importante indizio che, a differenza di quanto era sembrato nel ciclone Mani Pulite, anche la corrente politica derivante dal vecchio PCI non era estranea a quella componente dell'italianità che potremmo chiamare "la cultura delle tangenti". Un indizio che però molti di noi, non potendolo ignorare, preferirono archiviare nella categoria "compagni che sbagliano", come dire in ogni regola ci sono eccezioni e da noi la regola è che non si ruba, mentre solo per gli altri è viceversa. Certo, avere per vent'anni un "nemico" professionista del settore come Berlusconi e i suoi amici mafiosi ha aiutato questa operazione identitaria autoassolutoria, per carità. Ma che la sostanza sia ben altra doveva arrivare un altro ciclone a mostrarcelo e raccoglierne, si spera, e si spera stavolta stabilmente, i benefici.
Quando si iniziò a parlare di Expo 2015 tutti pensammo che era solo un'altra scusa per mangiarsi un po' di soldi, come in Italia OGNI GRANDE OPERA pubblica, ma non tutti lo dicemmo. Tra i politici, anzi no perché non era ancora della categoria, lo disse solo Grillo. Che è l'unico oggi che lo predica con coerenza di ogni altro megaappalto, dalla TAV agli F35 passando per la Pedemontana. Come ho ripetuto anche troppo spesso, senza una lotta durissima alla corruzione anche un recupero pieno della sovranità monetaria sarebbe una sciagura anzichè una benedizione, e viceversa senza trasformare radicalmente l'Euro o abbandonarlo nessun investimento per quanto grande e per quanto immune dalla corruzione (e quindi nessuna ripresa) è possibile. Questa tagliola logica rende il moVimento l'unica scelta possibile a chi non sia stupido e/o in malafede, e il PD la scelta peggiore: non solo sono convinti fautori di questa politica monetaria di destra che chiamano europeismo per fregare i fessi, ma continuano a rubare e rubare anche in quel regime di austerity che ci hanno convinto essere l'unica cura possibile all'italianità corrotta. E, ci potete scommettere, continueranno finché ci sarà qualcosa da rubare, se chi pensa sia questo il nodo decisivo finalmente non si conta e fa valere questa sua maggioranza votando compattamente per l'unica proposta credibile con possibilità di successo, accantonando momentaneamente l'identità ideologica.
Invece. Invece quello che ci può ancora fregare è proprio questo stramaledetto vizio dell'identità ideologica, per via del quale molti, ancora troppi, compagni che sbagliano, non avendo capito che siamo a una data spartiacque della Storia, con più analogie col 44 che col 68, non solo non si sono ancora decisi a votare M5S, ma addirittura continuano a guardare il dito della presunta antidemocraticità di Grillo senza vedere la luna dei gravissimi problemi che ha l'Italia in fatto di economia, di legalità, e soprattutto di selezione della classe politica che degli altri è una delle principali cause. Problemi che solo Grillo, forse, può risolvere, ma soprattutto che solo lui si propone di risolvere, con idee concrete che già in casa sua applica, se serve autoritariamente (e forse proprio per questo credibilmente). Mentre gli altri ve la intortano con le primarie per poter meglio portare avanti i furbasti e i ladri di sempre, magari con le facce nuove.
Ora è vero che stiamo per votare per le Europee e non per le Politiche. Ed è vero che è possibile ma non è detto che un'Italia in cui il primo partito risultasse il moVimento riuscirebbe o a far cambiare politica all'Europa costituendo per la stessa la minaccia dell'abbandono italiano un pericolo letale oppure ad attuare quella minaccia ridandoci la sovranità monetaria che in un contesto di lotta senza quartiere alla corruzione, state tranquilli, non avrà nessuna controindicazione in termini di spread e iperinflazione. Ma è certo che se per disgrazia il PD si confermasse il primo partito italiano, gli stessi che oggi negano valore politico alle europee domani glielo darebbero, e Renzi si sentirebbe autorizzato a passare alla fase due del suo progetto politico: la cinesizzazione di massa (peraltro inutile) degli italiani, con la consueta eccezione dell'uno per cento del solito giro s'intende. E vi giuro, amici di sinistra, che se ciò succede per uno scarto uguale o inferiore alla percentuale di voti che avrete dato a Tsipras, io non ve lo perdonerò. E soprattutto non ve lo perdonerete voi, fidatevi.
P.S. La guerra è guerra, Grillo stavolta in TV ci va, tranquillo Mazzucco, addirittura da Vespa.
E ora buon ascolto con Silvestri, un'altro che è stato sempre di sinistra (la prima volta l'ho visto, quasi sconosciuto, a una festa comunista di quartiere), e però stavolta forse "ci avvisa". Se i partigiani si fossero divisi per ideologia politica, non sarebbero riusciti a riscattare l'onore dell'Italia e degli italiani. Di tutti gli italiani, anche di chi non se lo meritava.

venerdì 2 maggio 2014

ERA DE MAGGIO

Guarda, 80 euro per terra, tutti per me!
Quasi quasi mi chino a raccoglierle...
Chissà quanti di quelli in piazza per il Concertone sanno da dove nasce il 1° maggio come Festa del Lavoro, e cosa ha significato questa celebrazione per la storia d'Italia e del sangue dei lavoratori: me lo chiedevo quando ero tra loro, figurarsi adesso che non ho più l'età, e anche se ce l'avessi non ci troverei più il senso. I suoi organizzatori, infatti, hanno da anni tradito il ruolo cui devono la loro stessa esistenza in quanto ormai istituzioni, e direi proprio per via di questa trasformazione in carrozzoni autoreferenziali col compito, per conto del sistema, di tenere buoni i Cipputi superstiti mentre i padroni impugnano l'ombrello. Ma c'era Berlusconi, e il suo sciagurato ventennio, e dove meglio andare a cantare che chi non salta lo è in mezzo ad altre centinaia di migliaia, illudendosi in qualche modo che il Partito che sembra tradirti è perché per battere il Nemico deve prendere i voti dei famosi Moderati, ma poi è lì in quella folla che ha i suoi valori e i suoi mandanti. Che fregatura, scoprire che ti tradiva veramente, che i mandanti erano proprio quelli con l'ombrello dalla parte del manico, e che il loro peggior killer era proprio chi ti tenevi vicino pensando fosse li per difenderti...
Ed ecco che il 2014, sesto anno di blogging, è anche il primo con voluto silenzio stampa nel coro delle celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio, guidato dagli scranni più alti della Repubblica da chi ormai quasi senza più nemmeno maschera si è incaricato di togliergli il poco significato residuo. Questo pezzo tardivo è solo per un minimo tributo al coraggio di uno che non mi è mai nemmeno piaciuto come cantante, figurati come giurato di talent, ma a cui oggi occorre fare almeno un po' di cappello.
No, non è Pelù che si è trasformato in Che Guevara, amici de sinistra che ora temete che anche lui passi al Nemico (lo sentite il fiato sul collo, eh?...). Siete voi che se proprio volete continuare a esprimervi in questa obsoleta dimensione siete diventati di destra, e se siete ancora di sinistra peggio ancora perché votate per un progetto di estrema destra senza manco accorgervene, oppure dilapidate il vostro voto ancora più a sinistra senza aver capito che questa è una guerra civile e non si può sprecare più un colpo. Guardate, stimo di più chi addirittura passa al Nemico perché gli sembra più fermamente antiEuro di Grillo, che chi ancora si attarda a mantenere in vita il cadavere in putrefazione di questa classe politica sedicente progressista.
Non riesco nemmeno più a capire chi continua a implorare Grillo di accordarsi, oggi con Tsiprasi come ieri con Bersani: per fare cosa? per perdere la metà dei voti? Grillo ha un progetto politico di sinistra, per chi lo vuole capire e se lo è letto senza pregiudizi, ma poiché esso prevede come obiettivo finale poter ripraticare politiche espansive e di redistribuzione del reddito e come obiettivi ad esso strumentali recuperare in un modo o nell'altro la sovranità monetaria e combattere davvero la corruzione sistemica, molti di quelli che hanno deciso di seguirlo prima votavano dall'altra parte. Perché tradirli ora? E francamente, non c'è nessun imbarazzo per chi di sinistra è stato praticamente sempre, trovarsi affianco a persone che ugualmente a lui hanno capito che i partiti a cui loro credevano in realtà li stavano tradendo, esattamente come il mio a me. Vinta la guerra civile, se la vinceremo, riprenderemo a giocare alle ideologie. In questo momento storico conta di più ritrovarsi tra chi ha aperto gli occhi contro chi li ha ancora belli chiusi, e tentare fino alla fine di aprirli a qualcun altro. Da uno standard napoletano a un altro: scetateve guagliune!

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