Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.
giovedì 2 aprile 2026
NOVANTACINQUE
venerdì 1 agosto 2025
INQUANTODONNA
Sia chiaro che non discuto l'essenza deplorevole del fatto in se, nonché di qualsiasi forma di violenza verso le donne anche con conseguenze minori o nulle, e non perché con esse il mio saldo di schiaffoni è a dir poco nettamente negativo. Discuto l'opportunità di introdurre un principio giuridico che non sta in piedi, e anzi proprio per questo potrebbe essere controproducente. Ma siccome non sono un giurista ve la faccio leggere altrove, la declinazione delle fattispecie messe a rischio da questa castroneria: in un post di Stefano Re di cui vi riporto però la chiosa, che sottoscrivo.
Combattere la violenza sulle donne è certamente un obiettivo nobile. Creare fattispecie di reato inutili, discriminanti e ambigue invece è solo un gesto di propaganda.
Fatalità, è in cronaca il fattaccio di un uomo ucciso e fatto a pezzi dalla propria stessa madre per una volta in accordo con la nuora, cioè la propria compagna. In attesa, se mai avverrà, di conoscere le ragioni e la dinamica dei fatti, rileviamo come esso rientri perfettamente nella casistica delle fattispecie messe in crisi dall'idiozia della nuova norma. Dimostra, infatti, che l'efferatezza di un delitto non può essere misurata dal verso di genere in cui si realizza. Se alla base del gesto ci fossero, putacaso, pesanti episodi di violenza dell'uomo nei confronti delle donne, basterebbe la loro valutazione come circostanze attenuanti, così come bastano le aggravanti ad appesantire il giudizio del delitto di omicidio quando la vittima è una donna magari in un quadro di violenza domestica continuata, senza dover prevedere un reato a se stante. Cosa che, appunto, viene fatta e cavalcata a mero scopo propagandistico.
Scopo che poi è alla base della manipolazione mediatica delle statistiche, che è sempre esistita ma col Covid è assurta a sistema ed è diventata incessante. Nessuno, perché non paga, cerca di interpretarle con equilibrio, tutti le cavalcano e stiracchiano ai propri scopi (fino a farne talvolta un remuneratissimo mestiere). E' così che una cosa che guardata dalla giusta distanza è un increspamento della curva dei decessi da influenza diventa un fenomeno di portata tale da giustificare reclusioni domestiche senza reato e rovine economiche di intere categorie, o un fenomeno come il cambiamento climatico sempre esistito nella storia del pianeta con cause sempre diverse e portate le più disparate diventa una catastrofe da imputare a cause antropiche, con in più la pretesa, che non è esagerato definire da apprendisti stregoni, di essere in grado di prendere delle contromisure e che queste siano sicuramente efficaci e non magari controproducenti. Ed è così che una delle epoche/aree della storia dell'umanità in cui le donne possono vivere più sicure e con più possibilità viene fatta percepire come l'epoca più buia al punto da dover stravolgere il codice penale - e certo che si può sempre migliorare, anzi arrivare alla perfetta parità e all'ottimo di zero violenza sulle donne e magari anche su qualunque altra categoria, ma sostenendo apertamente ciò, non manipolando la realtà.
sabato 14 dicembre 2024
MASTRU PIGNATARU
Se masticate l'inglese, Pasbas mi ha mandato un video di DemocracyNow, canale youtube benemerito: è qui. Se no su Comedonchisciotte c'è la traduzione di un articolo uscito su Southpress pochi giorni fa, si intitola Un’altra nazione sovrana (Siria) distrutta nell’aggressione della NATO contro il mondo, e già il titolo rende l'idea, ma bisogna leggerlo tutto non ci provo nemmeno a riassumerlo.
Ma una sintesi concettuale, fra l'altro buona per molte altre situazioni della storia recente, la posso tentare, grazie a una di quelle reminiscenze dialettali che chi cresce senza averne è purtroppo per lui più povero. I nostri vecchi, a interlocutori che tentavano di raccontargliela in modo da avere sempre ragione, talvolta rispondevano con un proverbio: 'U mastru pignataru menti a manica aundi a voli". Chi fabbrica le pignatte decide lui dove mettere il manico. Non credo servano spiegazioni.
L'abitudine di definire dittatore il nemico, anche se ha vinto regolari elezioni, e democratico l'amico, anche se non ha nessuna intenzione di instaurare un qualcosa di vagamente democratico, arriva al paradosso di cambiare idea, o perlomeno etichetta, al figuro di turno quando ci diventa comodo: terrorista fino a ieri, liberatore oggi. Domani, quando instaurerà un regime oppressivo, magari contro le donne, ricambieranno etichetta, dimenticando di essere stati coloro che gli hanno consegnato il potere. Tanto quelli che bevono acqua fresca hanno la memoria del pesce rosso, sarà l'elemento.
Se volete allargare l'inquadratura fino a includere chi, manovra l'informazione assieme a tutto il resto, andatevi a leggere qui Stefano Re, uno che scrive poco ma ogni volta mi tocca citarlo e invitarvi a leggerlo. E anche per questa settimana questo piccolo blog ha svolto la sua funzione fondativa, nei confronti di voi quattro gatti che siete rimasti a leggerlo...
domenica 8 settembre 2024
NE PARLIAMO DOPING
Viviamo tempi complicati, per avventurarsi in ragionamenti come questo: il rischio è che ti ritrovi immediatamente abile e arruolato nei retrogradi razzisti sessisti insensibili, come nei complottisti se osi discutere i dogmi del cambiamento climatico o della pandemia. Ma pazienza, perderò un altro paio di lettori, come sapete tutti col blog non ci faccio un centesimo altro che camparci. Il tennis è un buon esempio di partenza: lo pratico da una vita, è una delle poche cose che guardo in TV regolarmente, e le rivendicazioni di stampo femminista sulla retribuzione delle atlete risalgono agli anni settanta (riguardare La guerra dei sessi, storia vera di come tutto cominciò) e sono in buona parte state accolte. Ma giustamente: da qualche decennio, una partita di tennis femminile di alto livello può essere altrettanto godibile e anche esprimere contenuti tecnici di pari livello se non superiore (a volte tirare troppo forte è un limite da questo punto di vista). Prima, però, e anche adesso lontano dal vertice, non era così: se non giocava la Navratilova, rischiavi di annoiarti, come oggi con la Osorio, per dire, a furia di lunghi scambi fatti tutti di mezzi pallonetti.
Sul tennis torno dopo, parliamo di basket e pallavolo. Perché la pallavolo femminile è altrettanto spettacolare di quella maschile, e invece la cosa non è vera per la pallacanestro? Perché le donne nel volley giocano con una palla diversa e la rete più bassa, e in questo modo riescono ad eseguire quasi tutti gli stessi gesti tecnici dei maschietti, mentre nel basket a parte la palla leggermente più piccola è tutto uguale, e la differenza di fisicità si traduce purtroppo in un livello tecnico nettamente inferiore. Pensate un po', secondo me nel calcio il ragionamento si capovolge: la tecnica si vede meglio e più nelle donne, talmente esasperato è l'aspetto fisico negli uomini (ma se ne accorge solo chi ha l'età di ricordare il calcio di prima del pressing e del gioco corto).
Spero che questi esempi bastino, a sgombrare il campo da equivoci. Poi, magari arriveremo a stabilirlo per legge, che gli atleti diversamente abili devono percepire gli stessi emolumenti degli altri, ma questo non basterà a rendere le loro competizioni ugualmente attrattive per telespettatori e quindi sponsor. E anche per me: ci capito, penso le migliori cose di ciascuno degli atleti, poi però cambio canale. Ma cambiamo discorso.
Qualche tempo fa un corridore con le protesi ai piedi, tale Pistorius, prima di finire in galera per aver ammazzato la fidanzata, arrivò a competere a buon livello coi normodotati. La sua parabola interruppe l'esperimento, voglio sperare sia perché le autorità sportive abbiano compreso l'enorme rischio sotteso alla cosa: con il progresso tecnologico, quanto ci vorrebbe a realizzare delle protesi tali da battere regolarmente chi corre con piedi umani? E anche quando si imbrigliasse la tecnologia con delle regole, quanto potrebbe reggere questa briglia a cospetto del sospetto interiore di ciascuno sportivo costretto a confrontarsi con chi potrebbe partire avvantaggiato?
Questo semplice ragionamento dovrebbe fare premio su altre tematiche "di moda". Oramai è rimasta quasi sola, la creatrice di Harry Potter, chissà forse avere immensi patrimonio e popolarità aiuta ad avere coraggio, a dire fuori dai denti che no, non può essere ammesso a gareggiare con le donne chi prima gareggiava (e pure con successo) da uomo, solo perché nel frattempo si è sentito di dover cambiare sesso. E no, non per sessismo, semplicemente per salvaguardare la possibilità di competere delle donne "vere". Lo stesso ragionamento doveva essere utilizzato per escludere la pugile algerina: è donna, per carità, ma avere cromosomi e livello di testosterone da uomo le dà un vantaggio. O estromettiamo lei e tutte quelle come lei, o aboliamo l'antidoping e magari riabilitiamo le atlete della DDR (anche questa per capirla devi essere anzianotto...).
E torniamo al tennis, parlando del caso che riguarda il tipo che vedrete sullo sfondo di questo blog fino a luglio prossimo (cambio grafica una volta l'anno, ormai è tradizione), che oggi si gioca il titolo agli US open. Ieri sembrava che scadessero i termini per l'appello avverso alla sua sentenza di assoluzione, ma vista la giungla di norme sigle e gente che ci campa con questo carrozzone non si sa mai. E mi trovo a ribadire un concetto che espressi addirittura in uno dei primissimi post di questo blog, oltre sedici anni fa: bisogna smetterla di ragionare nello sport professionistico di doping e antidoping, ma parlare di medicina dello sport e fare tutto alla luce del sole. Gli atleti in genere, figurarsi se di vertice, hanno bisogno di essere trattati con una attenzione dedicata che non sia clandestina, e pazienza se certe sostanze o pratiche che fino a un certo punto si pensava innocue e benefiche poi si scopre che facevano male, quando succede si vietano e si cerca altro. Che poi è la stessa cosa che si fa correntemente: nella medicina, che sono più i farmaci tolti dal prontuario perché nocivi dopo essere stati di uso comune per anni di quelli in prontuario al momento, come nello sport, che è zeppo così nella sua storia di autentici miti che si prendevano più o meno di nascosto cose che poi sono state vietate e per cui magari altri sono stati squalificati. E parlo di giganti, di mostri sacri, che non voglio nemmeno nominare, ma la lista è lunghissima e vi sorprenderebbe scoprirci dentro proprio quel vostro idolo di gioventù. Per cui quelli che fanno la fine di Armstrong, o peggio di Pantani, sono vittime di un sistema che fa enne pesi ed enne misure per sua natura.
Il caso Sinner è assieme un cattivo e un buon esempio, di tutto ciò. Cattivo, perché il ragazzo è stato trovato con in corpo una quantità di farmaco vietato così infinitesima da indispettire Avogadro, altro che conferirgli un vantaggio sportivo, e per dosi così il processo non dovrebbe nemmeno iniziare. Buono, perché il fatto che il ragazzo non sia stato sospeso, o magari crocifisso, prima di assolverlo magari a stagione o a carriera compromessa, non deve essere usato, come hanno fatto tanti rosiconi e moralisti del piffero, per rinfacciargli un trattamento di favore, ma semmai per, al contrario, pretendere che da ora in poi le autorità competenti si comportino allo stesso modo per tutti. E cioè: se la dose di qualsiasi cosa è così bassa da non poter influenzare le prestazioni, il processo non cominci nemmeno. Se è più alta, si sospenda non solo il giudizio sportivo ma anche quello personale e sociale fino a istruttoria conclusa, facendo inoltre in modo che la stessa sia breve. E a regime, si faccia confluire il carrozzone dell'antidoping e quello del doping in una unica struttura che sperimenti alla luce del sole cosa si può fare per aiutare a competere gli atleti senza danneggiarli. Di modo che non ci siano vantaggi comparativi di nessuna natura, nemmeno ad esempio dall'avere un medico bravo che si inventa l'autoemotrasfusione: se e finché la medicina dello sport non comprende che fa male, la si fa a tutti. E nemmeno dall'avere un livello di testosterone che fa si che io sviti la testa con un cazzotto a chi quel livello non ce l'ha: non importa se lo assumi o ce l'hai di natura, sei fuori, o devo ammettere anche chi se lo inietta. Con buona pace dei benpensanti di vecchia e nuova maniera.
P.S. Se avevate ancora dubbi sul fatto che si tratti di un carrozzone che deve giustificare la sua esistenza, ecco le imprese dell'antidoping aggiornate a dopo la strepitosa vittoria di Jannik allo US Open...
domenica 10 marzo 2024
È LA STAMPA, BELLEZZA!
Il primo mi ha mandato due screenshot dal sito mobile di Repubblica, facendomi notare, e beato lui trovando ancora il modo di stupirsene, l'incredibile scorrettezza. Affiancando il richiamo in home e l'articolo "esploso" all'interno, infatti, si nota benissimo, e se no ve l'ho rimarcato con un riquadro rosso, che c'era eccome lo spazio per un titolo più lungo, simile a quello interno appunto, che veicolasse il significato preciso. Quindi è evidentissimo che il significato fuorviante, che ammicca ai pregiudizi antimusulmani inserendosi nel solco della retorica "di genere" imperante, seguendo la linea editoriale profonda mentre attira click, è tutt'altro che involontario. La lezione che bisogna trarne è che la stampa non è mai neutra, e che dotarsi di un pizzico di sana dietrologia è vitale prima di dedicarsi alla lettura dei grandi quotidiani tradizionali giù fino a qualsiasi aggregatore di news per telefonino, passando ovviamente per l'ascolto di qualunque telegiornale. Peraltro è facile risalire a chi siano i proprietari attuali di un giornale e quali siano stati nella sua intera storia: sono notizie pubbliche, stanno alla portata di un paio di googleate di chiunque, proprio perché confidano nel fatto che la quasi totalità dei lettori non si sognerà mai di andarsele a guardare e ricordarsene.
Il secondo è andato a seguire un dibattito del noto think-tank progressista Limes, forse confidando che lì sarebbe stato al riparo dalla retorica interventista in Ucraina e filoisraeliana in Palestina, ma si è trovato per le mani un libercolo di cui mi ha mandato la foto della prima e dell'ultima di copertina, incredulo. Sono qui a fianco, a ricordarci l'assioma dietrologico del capoverso precedente, che da un lato fra l'altro per un lungo tratto porta allo stesso editore, e dall'altro necessita una spiega ulteriore. Quello che sembra un innocente e neutro sponsor legato all'ambiente e al "futuro sostenibile", altro mantra retorico ormai divenuto insopportabile tanto è onnipresente e pervasivo, è infatti, come si scopre a due googleate di distanza, una nota industria di armamenti. Alla faccia della coerenza...L'argomento che di solito frega chi è in buona fede è quello logico "non possono essere tutti d'accordo". La sua fallacia, tutt'altro che intuitiva, è nel dimenticare il buon sano e vintage approccio sistemico: non serve un grande vecchio, non servono riunioni di conventicole che tramano nell'ombra, basta che un sistema sia strutturato, o lo diventi pian piano, per funzionare in un modo. Se la precarizzazione sempre più spinta fa si che il tuo stesso sostentamento quotidiano dipende dall'attitudine al seguire le linee editoriali padronali, e se questo comporta che il messaggio del video che vi ho messo alla fine non sia più quello originario (la stampa come contropotere e baluardo della democrazia) che si intende rimandando il video dall'inizio (io invece lo faccio partire dalla frase che dà il titolo al post), la spiegazione si tiene da sé. E chi non ha quell'attitudine ormai fa un altro mestiere, al massimo il blogger indipendente come alcuni che seguo in spalla destra e cito spesso, e sul mainstream non si vede sente legge più. E noi abbiamo fatto bene in questi ultimi tristi anni a non credere nemmeno una parola della narrazione ufficiale che ci ha chiusi in casa e o direttamente rovinati economicamente o preparati alla rovina peggiore prossima ventura.
sabato 16 dicembre 2023
LE BUFALE DEL PADRONE 2 - I FEMMINICIDI
Provo a metterla in piano. Il concetto di "maschile" è "femminile" si è formato in milioni di anni di evoluzione, a partire da differenze fisiche per finire in categorie sociali passando per caratteristiche neurologiche e psicologiche. Negarlo significa negare l'esistenza del nero e del bianco. Ma ammettere il nero e il bianco non significa dimenticare che nella realtà è difficile trovarli, dato che essa non è che una variegatissima scala di grigi, significa non privarsi della possibilità stessa di indagare sui grigi quindi sulla realtà. Ognuno di noi è un mix di maschio e femmina, e nemmeno lo stesso mix in tutta la vita e in tutte le situazioni, e questo basterebbe ad esaurire ogni discussione oziosa su LGBTQ+ e chissà quante altre belle letterine: ognuno è quello che è, è libero di sceglierlo, e non deve essere discriminato per quello che è. Ma nemmeno deve pretendere di imporre la propria ideologia a chi, ad esempio, vuole ancora mettere il nastro rosa davanti alla porta quando gli nasce una femminuccia. No, non è una battuta: hanno già vietato l'utilizzo del rosa e del celeste nelle immagini sui siti istituzionali.
Ma torniamo in tema. Non sto certo dicendo che non abbiamo il diritto e il dovere di mitigare con la cultura quelle pulsioni che ci vengono da milioni di anni di evoluzione: infatti, ben venga lo sport invece della guerra, urlare ai concerti invece che attorno al palo dove stiamo torturando il prigioniero, il gioco dell'amore e del sesso invece che l'appropriazione brutale della donna per essere certi di perpetuare il proprio patrimonio genetico dopo l'affermazione (sempre per ragioni oggettive: la scarsità di territorio e risorse che trasformano gli umani da cacciatori/raccoglitori/nomadi in allevatori/agricoltori/stanziali) del patriarcato. Sto dicendo che quando i cambiamenti culturali accelerano troppo, è da attendersi che siano in molti i singoli per cui si attiva un conflitto interiore difficile da gestire, con conseguenze imprevedibili. In questi casi, pretendere di imporre quei cambiamenti per legge (fino alla ridicola e inutile declinazione linguistica della cosa) non può che peggiorare le cose. Ignorare o dimenticare ciò, fa si che rinunciamo ad agire sull'unico piano che può dare risultati: l'educazione del singolo alla fortezza e all'equilibrio, l'introiezione del concetto filosofico (basilare in una società individualista) che ciascuno di noi è solo e nessuno di noi possiede nessuno mai, al massimo ci percorre un tratto di strada più o meno lungo assieme. Il pensiero "senza di te non posso vivere, la vita non ha senso" è il padre di ogni violenza, non il "patriarcato" che non solo non c'è più, ma che è proprio per non esserci più che disorienta i più deboli e meno strutturati eticamente di noi.
![]() |
| L'immagine simbolo della rubrica "Le bufale del padrone" |
E allora perché si blatera di patriarcato e altre categorie sociologiche a due lire, perché si legifera sulla lingua (una cosa che non ha mai funzionato nella storia: la lingua ha la sua evoluzione i suoi tempi e i suoi meccanismi, e l'imposizione per legge non è tra questi), perché si propone di nuove miracolose lezioni scolastiche apposite (e magari nemmeno tanto): perché costa poco o nulla, ed è tanto facile quanto impossibile da misurare per efficacia. Molto più difficile e costoso attivare meccanismi per cui gli individui con problemi vengano identificati per tempo e aiutati ad impedirgli di fare del male a se stessi e agli altri. Bisognerebbe, infatti, andare ad intaccare un sistema di valori diffuso, fabbricato appositamente per neutralizzare il suffragio popolare rimbecillendo gli elettori, in decenni di azione comunicativa concentrica, prima eminentemente televisiva poi ancora televisiva (non c'è programma in cui tali valori non siano propagati, dai talent ai reality passando per Uomini e donne e affini) ma ulteriormente potenziata tramite gli smartphone. Di questo sistema, le donne sono complici dal momento in cui iniziano ad aderire al modello, e sono ancora preadolescenti purtroppo. Gli islamici si accorgono, di questa nostra contraddizione, ma a noi fa comodo rilevare in cosa è il loro sistema di valori ad essere sessista, non in cosa lo è il nostro.
Così, anziché cominciare a demolire questo sistema di valori aberrante, col tempo e la fatica che ci vuole, si individuano (uso ironicamente il femminile dispregiativo) "soluzionesse" a due lire, e si pompano "statistichesse" da nemmeno 18 all'esame di Statistica all'università. No, non ci sono più femminicidi oggi che nel passato, semmai ce ne sono di meno. E no, non c'è più violenza sulle donne rispetto a decenni o secoli fa, ce n'è molto di meno. Certo, si può e si deve ancora migliorare, ma partendo dalla realtà non dalla sua mistificazione strumentale a chissà quale obiettivo di medio-lungo termine del Potere, e agendo sulla realtà non imbellettandola di fuffa.
giovedì 12 agosto 2021
RADIOCIXD 44 - VAI RROUGE
Ma eccovi la playlist commentata, come al solito.
| 1. Contessa Il live comincia con una versione strumentale del brano che il giovane Enrico e la sua band portarono a Sanremo da piccoli, che ha due obiettivi: depurare il brano da un testo che, essendo una specie di risposta a un brano politicissimo di Pietrangeli, che vi faccio sentire nella versione dei MCR (pare invece che i riferimenti a Renato Zero siano una voce infondata), la datava troppo, e soprattutto fare sentire bene che qui siamo accompagnati dalla Filarmonica di Alessandria, mica cotica. |
|
| 2. La canzone della verità "La verità è che noi non abbiamo mai verità": bisognerebbe ricordarlo ai sedicenti suoi detentori che la brandiscono divinizzando Lascienza, e ogni volta ci presentano un provvedimento salvifico che poi si dimostra puntualmente non esserlo, e loro anziché andarsi a nascondere rilanciano con quello dopo (chiudiamo tutto così il contagio si ferma, e non si ferma, vacciniamo tutti così si ferma, e non si ferma, ghettizziamo i dissidenti eccetera). |
|
| 3. Confusi in un playback "E ognuno lascia un segno nelle persone più sensibili, e il fiume cambia il legno mentre lo trasporta via" |
|
| 4. La donna vera Il brano è uno dei due scartati nel CD, e come dicevo è un peccato. Non so se Ruggeri ha ancora il coraggio di portarlo in concerto, ma di questi tempi non è consigliabile, e se passa il DDL Zan rischia la condanna. Di sicuro, il testo non passerebbe le policy linguistiche ormai imperanti in qualunque Pubblica Amministrazione. |
|
| 5. L'ultimo pensiero Chissà, forse aveva già iniziato a litigare con la prima moglie, comunque tira fuori un brano, sulla pur trita tematica delle storie che finiscono, dal taglio piuttosto originale. |
|
| 6. A mia moglie Presente solo su LP, è la cover di un brano di Aznavour, e si sente. D'altronde una vena "francese" attraversa tutta la carriera del Nostro. E no, la prima moglie l'aveva sposata mentre incideva queste canzoni, non solo non ci stava litigando, forse le stava dedicando questa. |
|
| 7. Nuovo swing Questo brano è giustamente molto noto. Ci partecipò a Sanremo, e vabbè con pessima classifica, la prima volta da solista. Gli amori finiscono si, ma come le canzoni ne deve finire una perché possa cominciare l'altra. |
|
| 8. Il mare d'inverno E qui siamo al capolavoro. La prima e più nota versione l'ha portata al successo Loredana Bertè, ma io la preferisco cantata da lui, perché dove lei sale lui scende un'ottava sotto, forse perché non ce la farebbe, ma forse anche perché così rende meglio la necessaria tristezza di fondo. |
|
| 9. La carta sotto C'è sempre una carta nascosta che ti potrebbe rovinare la partita. E spesso ce ne dimentichiamo. |
|
| 10. Rien ne va plus Ancora Sanremo, stavolta premio della critica, e ancora francesismi. "Qualcuno poi sutura le ferite, c'è qualcuno la fuori che ci aspetta alle uscite, come un giocatore sconfitto che si allena per nuove partite". |
|
| 11. Poco più di niente Quando due si lasciano, fanno proprio come è descritto in questo brano. Matrimoni a parte, il ragazzo doveva avere comunque una certa esperienza, o sennò è ancora più bravo. |
|
| 12. Non è più la sera Questa lui l'ha scritta quando stava crescendo, o invecchiando fate voi. La profezia sui lockdown è sicuramente involontaria. |
|
| 13. Il portiere di notte Altro capolavoro assoluto, ispirato forse (sicuramente per il titolo) da un vecchio film della Cavani e forse dalla vita da zingari che si fa in tournée. Già lui la interpreta benissimo, in qualunque arrangiamento, ma poi c'è una versione di Mina che fa letteralmente venire la pelle d'oca. |
|
| 14. Il futuro è un'ipotesi "Tu quando mi metto a parlare non capisci mai, oppure mi prendi alla lettera e sbagli risposta. Sì, lo so che starmi accanto molto spesso costa, ma sai quante volte mi costa restarmene qui." Mai capitato? |
|
| 15. Quello che le donne non dicono Questa invece è talmente più bella nella versione della interprete di turno (Fiorella Mannoia, ma potevo non dirlo), che per questo album la chiama sul palco, la accenna soltanto e le lascia la scena. Una cosa simile avviene per Sally con Vasco, ma meno evidente. Di recente ho scoperto che oggi se un playboy (cosa?) indirizza un complimento a una donna passandole accanto con la macchina fa cat calling, e per il momento è disapprovato ma vedrete che presto sarà reato. Per cui no che non c'è chi ve li fa più. |
|
| 16. Non finirà Spesso il sottofinale è in tono minore, per dare maggior risalto al botto seguente. Qui un testo ispirato da When I'm 64 dei Beatles, o se preferite 64 anni dei Cugini di campagna, è accompagnato da una linea melodica tradizionale che passa liscia liscia. |
|
| 17. Si può dare di più Il brano come dicevo è di Tozzi, e Morandi a Sanremo lo ricanta da vincitore senza sorriso, perché poco prima hanno dato la notizia della morte di Claudio Villa, suo amico e compagno a dispetto della lontananza di generi. Ma a un certo punto Gianni introduce Enrico con quel "vai Roouge" che da il titolo a questo disco. |
lunedì 19 luglio 2021
RADIOCIXD 43 - DISCANTO
Ho cominciato a frequentare il trentino perché in quell'Italia degli anni 80 anche un ragazzo neolaureato, coi genitori separati e comunque non danarosi, che si campava facendo il dattilografo, poteva permettersi la settimana bianca. Quando nel 1997 per un concorso vinto dovetti scegliere la regione di destinazione tra quelle del Nord, di vacanze sulla neve ne avevo fatte una dozzina, e mi ero già innamorato del Trentino, così la decisione non fu difficile. In particolare, quando nel 1990 uscì questo disco, io ero già stato molte volte a Nogaredo, e in particolare a mangiare e (soprattutto) bere in un locale nella piazza centrale che si chiamava Le Strie, e ho scoperto che c'è ancora, dove ti raccontavano - affascinandoti - la storia delle donne per cui il paese era anche noto come "Nogaredo delle strie", delle streghe per chi non l'avesse ancora capito. Ragion per cui l'ascolto di questo brano mi colpì non dico come fossi un autoctono, ma giù di li.
La canzone ha una struttura complessa: in una ritmica cadenzata e incalzante, introdotta da un incipit abbastanza ad effetto (che non vi dico per non rovinare la sorpresa a chi non la conoscesse), il cui testo è in pratica la lettura (appena adattata per ragioni di metrica) degli atti del processo alle streghe di Nogaredo del 1647, si incastona a un certo punto una poesia (peraltro contemporanea e scritta da una donna) che sembra non entrarci niente, mentre la ritmica si ferma e una nuova linea melodica sottolinea il cambiamento, alludendo forse all'amore impossibile e negato tra uno degli inquisitori e una delle processate (ma certo anche a ogni tragedia implicata dal "non amore"). Finito l'inserto, un effetto analogo all'incipit ma ancora più inatteso ci precipita alla fine della lettura degli atti. Il risultato complessivo è una meraviglia di tale fulgore che oscura gli altri brani dell'album, nonostante alcuni siano di quell'altissimo livello che ha caratterizzato tutta la produzione fossatiana di quel periodo. Ve li elenco, coi link e qualche commento, e poi vi lascio al video di lunario:- Lusitania - Un attacco micidiale, e un brano che dovrebbe essere adottato, ammesso che non lo sia stato, dall'Ente turismo del Portogallo, tanto ti fa venire voglia di andarci, in quella terra poi non così lontana (in tutti i sensi) a prendere il vento dell'oceano in faccia;
- Discanto - Che non è il contrario del canto, o un parente del disincanto. E' quello di cui "si vive, e di tant'altro ancora che inseguiamo come i cani, respirando dal naso, per finire invece ancora sorridenti, ancora abbaianti di un dolore a caso";
- Piumetta;
- Lunario di settembre (il processo di Nogaredo) - vedi sopra e sotto;
- Italiani d'Argentina - che con Argentina di Guccini compone un gioco di punti di vista a darci una immagine tridimensionale di un posto che per noi è a volte come una specie di macchina del tempo;
- Passalento;
- Confessione di Alonso Chisciano - Che poi sarebbe Don Chisciotte, cui dà voce, poeticamente, la stessa Lamberti Bocconi di lunario;
- Unica rosa;
- Albertina.- "perché a vivere so come si fa", e non ho abbastanza orecchio ma scommetterei che "si fa" le canta su un si e un fa.
Ma torniamo alle streghe, e alla loro attualità. Se fate un rapido sondaggio al volo per strada, troverete confermato il luogo comune che associa la "caccia alle streghe" al medioevo, i cosiddetti secoli bui, che forse è anche vostro. Niente di più sbagliato: per quanto il concetto di "strega" come personificazione del male cui addossare le colpe dei guai della società sia vecchio quanto l'umanità e presente in ogni civiltà e ogni tempo, il fenomeno di massa che prende questo nome è eminentemente moderno. E' dal 1450 al 1750, infatti, che si concentrano la maggior parte delle oltre 100mila vittime di questa assurda persecuzione, che aveva come oggetto persone variamente non allineate, spesso donne (ma non solo donne). Guaritrici, levatrici, artigiane, insomma donne che pretendevano di mantenere una certa autonomia, magari vedove con figli sulle cui proprietà avevano messo gli occhi vicini invidiosi o avidi, in questo il processo di Nogaredo è esemplare e non a caso la canzone si chiude col verso "i beni delle donne, confiscati", con un tasto basso di piano a fare da punto.
Gli è che con la globalizzazione seguente alla scoperta dell'America e all'invenzione della stampa da un lato, e con le guerre di religione esplose a seguito di Riforma e Controriforma dall'altro, la società rispetto ai secoli precedenti era cambiata profondamente quanto repentinamente, e in questi casi la paura domina, e in essa la delazione e la persecuzione degli innocenti proliferano. Vi ricorda qualcosa? A me, purtroppo, si.
lunedì 28 giugno 2021
RADIO CIXD 42 - PATÈ D'ANIMO
Seguono, come al solito, le tracce da ascoltare mentre leggete i commenti. Eh si: vi voglio bene.
| 1. Sapore di pinne (Il figlio di Rapput) Angela Finocchiaro, attrice allora emergente che aveva appena recitato nuda per Maurizio Nichetti, dialoga con Bisio in questa esilarante intro, che tra le altre cose cita e campiona Eduardo Vianello. |
|
| 2. Alfonso 2000 Qui la parodia se siete dei veri cinofili la indovinate fin dal titolo. Sarei tentato di chiudere qui, ma siccome spero ancora che tra di voi ci siano dei ragazzi, non posso trattenermi dal consigliarvi la visione, prima o ennesima non importa, di 2001 odissea nello spazio. |
|
| 3. Guglielma (che vita di melma) Come spesso capita nell'universo degli EELST, si ride di battute che si facevano alle elementari negli anni 60, al massimo 70. Ma si ride, eccome... |
|
| 4. La droga fa male Rosa Russo Jervolino era ministro dell'Interno e firmò una legge che fissava il concetto di "modica quantità" per distinguere il consumo di droghe leggere dallo spaccio, mentre un altro più noto ministro veniva beccato a rollare cannoni così a Malindi. E si, anche Teddy Reno era stato pizzicato, anni prima. Con queste brevi note storiche, la capite meglio. |
|
| 5. Paté d'animo (Introducing Rapput) Monologo similrap che aiuta a comprendere il contesto di svolgimento del brano guida. |
|
| 6. La boutique del formaggio Intermezzo tipicamente eliano, satireggiante su certe pubblicità di supermercati lombardi dell'epoca accostandole con autoironia alla autopromozione del cantante stesso. |
|
| 7. Rapput (Monte Athos Mix) Il brano è stato il tormentone di quella estate, e non potrebbe essere quello di questa. Basta questo per capire in che abisso di stupidità siamo finiti, co sta storia del linguaggio di genere e del sessismo. Senza parlare del green pass che adesso ci vuole per andare in Grecia... |
|
| 8. Think Mentre Thyl White canta il celebre classico di Aretha Franklin, Bisio la traduce in simultanea, evidenziando peraltro perché molte canzoni è meglio che le cantiamo in inglese... |
|
| 9. Stachêin Yourself Breve intermezzo in milanese. Sembra non entrarci niente... |
|
| 10. Essa, Gace; Eddie, Vertente ...come peraltro quest'altro intermezzo "eliano": i fan riconosceranno questo vezzo stilistico, molto diffuso negli album classici degli Elio e le Storie Tese. |
|
| 11. Le donne di Tunisi Altro classico eliano, le parodie. Qui si affronta Le donne di Modena di Baccini, con esito - inutile dirlo - molto divertente. |
|
| 12. Viva la gente Rileggere il commento al pezzo 10. |
|
| 13. Germano, i sellini e sua madre Elio si spende in prima persona per questa canzone strutturata quasi come un cortometraggio. |
|
| 14. L'urlo Il finale che però è un sottofinale. |
|
| 15. Rapput (live at Zelig) Il brano finale è una alternate version del singolo, eseguita dal vivo sul palco della nota trasmissione televisiva, quindi è quello che più probabilmente avete già sentito. Ma qui le parole si capiscono meglio. |
domenica 4 aprile 2021
CON-TATTO
Va bene, ve la metto in piano. La media dei lettori dei miei ultimi post è di una cinquantina. Tempo fa superavo il centinaio, ma da quando mi viene di parlare solo di covid (ma perché, c'è qualcos'altro da dire che non ci abbia a che fare?) e mi sforzo di rompere la monotonia nel modo che so meglio cioè parlando di musica, questi siete. Tanti, per me che sono cresciuto nell'era in cui per parlare a cinquanta persone tutte assieme dovevi farti largo nelle assemblee studentesche, pochi in un'era in cui i mezzi di comunicazione consentono a chi ci sa fare di raccattare contatti a milioni. Non che io invidi o rosichi, infatti non vi cito a proposito la battuta di Woody Allen, che come altre forse era di Groucho Marx, a proposito delle mosche e della merda. D'altronde, ve l'ho detto molte volte e ve lo ripeto, un blog è un diario online, e un diario lo si scrive soprattutto per se stessi, come le poesie peraltro, e poi io faccio un mestiere per cui non posso avere altre fonti di reddito e siccome non voglio guai non ho messo nemmeno un bannerino di AdSense (peraltro, non ne varrebbe la pena: per quanto paga, il mio post più letto mi avrebbe fruttato una trentina di euro, il secondo una ventina e il terzo, di cui parliamo oggi, una decina, ma la media un paio). Quindi, non stiamo parlando di soldi, e ho riscritto tutto in questo capoverso così il prossimo cretino che pensa che io sia un troll interessato a raccattare click, gli linko in risposta questo post e la finisco lì.
Stiamo parlando di comunicazione, e della apparente inspiegabilità di un post che registrava almeno il sestuplo dei contatti della media del periodo, inspiegabilità rafforzata dall'argomento: una recensione musicale di un album di Guccini del 1973. Dopo aver percorso tutte le piste possibili interne al post stesso, vado a controllare sui social: come forse sapete, uso solo WhatsApp e Facebook (anzi quest'ultimo lo uso oramai solo per questo scopo, o quasi: ogni tanto partecipo a una discussione lanciata da un amico, ma mi trovo quasi subito circondato da idioti che mi attaccano prima di tentare di capire, e me ne pento) proprio allo scopo di divulgare in qualche modo le cose che scrivo qui. Di solito con scarsi risultati, anche perché gli algoritmi sono implacabili e ad esempio appena scrivi covid ti propongono subito di iscriverti a un centro informazioni (schedatura? nel dubbio, meglio stare alla larga), appena scrivi culo ti bannano e tu infatti lo scrivi con la k, quindi figurati se non sono in grado, in mancanza di appigli per consegnarti all'oblio digitale, di infognarti in modo che non ti legge più quasi nessuno. Per carità, chissenefrega. Ma qui stiamo parlando del caso opposto, ed ecco qua la soluzione all'arcano, che vi mostro per divulgare come funzionano sti schifo di social, e lo so che è la scoperta dell'acqua calda ma stupirsi non è mai abbastanza.
La frase con cui accompagno il link è di solito tratta dal post stesso. Stavolta invece ho virgolettato una frase che Guccini stesso pronuncia nell'introdurre l'ultimo brano dell'album, per scherzosamente spiegare che era cantato in dialetto. Letta fuori contesto, è una frase oscena. Boom: quattrocento coglioni (veri, o forse no, ma cambia poco) a cliccarci sopra per poi immagino restare delusi dal trovare una verbosa disquisizione su un vecchio disco anziché una procace felsinea che allude alla propria specialità. E ora torniamo alla teoria generale.Sapete perché è nato il socialismo, e tutto il progresso dell'umanità conseguente alla lotta dialettica tra le sue rivendicazioni e il capitalismo? Le idee comuniste non sono nate nell'ottocento, sono vecchie come l'uomo, e (come scherzosamente dice proprio Guccini nel disco in questione) proprio Gesù ha nella loro organica propugnazione la parte più rivoluzionaria del suo messaggio. La vecchia barzelletta di Marx e Cristo che si incontrano nell'aldilà riscontrando l'identità delle loro teorie non era campata in aria, per questo faceva ridere. Ma gli uomini prima della Rivoluzione industriale vivevano lontani gli uni dagli altri, al massimo raggruppati in borghi rurali o attorno a un castello (città a parte, dove infatti attorno agli artigiani si coagulò fin dal quattrocento la borghesia). Sono le fabbriche ad averli costretti a vivere gomito a gomito, quindi a confrontarsi, per quanto stanchi, la sera, tra di loro, ed è questo il motore delle prime rivendicazioni, da cui parte la lotta dialettica di cui sopra. Che spiega tutta la storia dei secoli successivi, dal colonialismo imperialista alle guerre mondiali, dalla rivoluzione russa al nazifascismo, dalla guerra fredda al boom economico, dalla "fine della storia" al monetarismo reazionario degli ultimi decenni. Questo è solo un post su un blog, quelle sono tutte cose che chi vuole le può studiare. Anzi, chi avrebbe interesse a capovolgere la struttura del potere dovrebbe, farlo, anche perché, state certi, chi ha interesse a mantenerla, anzi ad assecondarne all'estremo la tendenza naturale alla concentrazione, le studia eccome.
Ora, se il socialismo nasce dall'aggregazione fisica delle persone, la sua definitiva sconfitta deve passare necessariamente dalla loro disaggregazione. Una parola, attuarla in poco tempo. Ma loro hanno tutto il tempo che vogliono. Provate ad adottare questa chiave di lettura, e la nebbia si diraderà, mostrandovi in tutta la sua evidenza come prodromiche al covid19 tutta una serie di cose che fino ad ora, se le avevate notate, vi sembravano scollegate. Invece, immaginando una semplice istruzione, "rendere via via gli umani sempre più isolati l'uno dall'altro anche illudendoli del contrario", si spiega perfettamente l'offensiva televisiva (nota in Italia come berlusconismo) prima, quella del web dopo, quella degli smartphone dopo ancora, e infine quella dei lockdown. Crediamo di essere globalizzatissimi e socialissimi, e invece siamo solissimi. E ce ne accorgeremo quando, dopo averci aizzato gli uni contro gli altri, verrà colpita la nostra categoria con nessun altro disposto a difenderci. Quando, dopo tre anni di smartworking, verrà licenziato il nostro collega di due stanze accanto di cui non ricordiamo manco più la faccia (anzi no, quella si, ma sarà solo una finestrella in meno nella videocall), e saremo contenti che non tocca a noi, ma di una contentezza amara perché in fondo sappiamo che è solo questione di tempo.
Quando dopo dodici anni di sonno perso e passione a Gino gli chiudono il blog perché ci scrive che l'obbligo vaccinale è incostituzionale, aberrante e soprattutto illogico (perché delle due l'una: o il vaccino funziona, e chi non si vaccina può far danni solo a se stesso e ad altri come lui, o se questo non è vero allora il vaccino non funziona), non se ne accorgerà nessuno, non certo quei quattrocento che hanno cliccato in cerca di porno, forse quei cinquanta che lo leggono sempre, ma non avranno dove o come protestare, e ci faranno presto l'abitudine. Siamo soli, e con la didattica a distanza i nostri figli li abituano da piccoli e così non dovranno disabituarsi alla socialità del toccarsi: non l'avranno imparata mai. Tanti ex-sessantottini oggi sono ben organici al Potere politico e televisivo, e tutti ben allineati al coro diretto dalla dittatura sanitaria mondiale in vista del Grande Reset, e in fila per la vaccinazione. Ma se negli anni sessanta e settanta gli studenti avessero avuto ciascuno il suo bel device, statene certi, non ci sarebbe stato nessun sessantotto o settantasette, nessuna rivoluzione sessuale o valoriale, e oggi, dico a voi donne, altro che "sindaca" o "assessora", da ragazze a studiare l'economia domestica e il taglio e cucito, e poi a casa per vostro marito e signore e padrone.
La parola contatto si dovrebbe scrivere come nel titolo, per capirla meglio. Avere milioni di contatti virtuali non vale uno spintone a o da un amico in classe. Millanta gruppi su WhatsApp non valgono guardare negli occhi un collega mobbizzato che ti piange e ti sputa addosso abbracciandoti, e tu lo stringi anche se temi che ti attacchi l'influenza. Pretendiamo il ritorno alla normalità, subito, prima che sia troppo tardi, vaccinati e non vaccinati in piena libertà, processiamo con pubblica ignominia chi si è approfittato di questa pandemia per i suoi biechi scopi di potere, potenziamo costi quel che costi per tutto quello che serve la risposta sanitaria pubblica a questa o qualsiasi altra situazione di rischio, e ricominciamo a vivere. Non abbiamo altre possibilità di farla franca, credetemi, e chi vi dice il contrario o mente o non capisce niente, e mentre ve lo ripeto ho ben presente quello che costa, in termini ad esempio di amici persi. E so che non riuscirò a convincere nemmeno tutti e cinquanta voi, figurarsi il gregge di pecore che si sta facendo condurre alla rovina.
giovedì 11 marzo 2021
SUPERATA LA RICORRENZA...
![]() |
| Nostalgia canaglia! |
Non voglio approfittare dell'occasione per riparlare (lo faccio già troppo) di covid19 e strategie sbagliate, inutilmente penalizzanti alcuni settori, peraltro cruciali per definire la vita per come faticosamente si era potuti arrivare ad intenderla, come la musica e l'arte in genere. Ma invece si, visto l'argomento, per ribadire l'importanza di una ricorrenza che, per come la vedo io, deve avere come obiettivo finale il proprio stesso superamento, o se no non ha senso e si riduce a rituale vuoto e autoreferenziale, come troppi altri ce n'è oggigiorno. Trovo quindi sia una piacevole coincidenza trovarmi a parlare di 8 marzo con voi un altro giorno, magari lo rifaremo non a due giorni di distanza, ma a due o sei mesi. Due anni fa, mia madre, protofemminista per molti aspetti del suo carattere e delle sue scelte, parve avere scelto apposta la data per lasciare questa valle di lacrime e mascherine. A lei, che d'altro canto aveva radici ben piantate nella civiltà contadina e ancestrale, questo video sarebbe piaciuto.
mercoledì 3 giugno 2020
RADIOCIXD 20: BE YOURSELF TONIGHT
Due membri, dicevamo: due tipini che da ragazzi stavano assieme e poi sono stati capaci non dico di restare uniti artisticamente nonostante si fossero separati sentimentalmente, ma pare addirittura di lasciarsi come coppia per potere meglio concentrarsi sul sodalizio musicale. Riferisco il gossip non perché abbia cambiato taglio al blog, ma perché anche se fosse falso è verosimile, e ciò racconta molto delle personalità dei due: un chitarrista e polistrumentista geniale che letteralmente inventa una fusion originale tra elettronica e pop/rock che resterà inarrivata, e una cantante di formazione classica dotata sia di capacità vocali straordinarie che di presenza scenica magnetica, anche lei inventandosi una bellezza androgina che sarà imitatissima ma mai raggiunta.
Noi ragazzi dell'epoca li conoscemmo, assieme a tanti altri, grazie a una trasmissione televisiva che è considerata cult ancora oggi e infatti raccoglie discepoli a frotte sui social: Mister Fantasy di Carlo Massarini e Paolo Giaccio (recentemente scomparso). Il programma anticipò di anni sia MTV che la sua antenata italiana Videomusic, ma non si limitava a mostrare quella che allora si imponeva come una nuova forma di arte, i video musicali: svolgeva invece una funzione di scouting creativo multimediale (parola che allora forse nemmeno c'era) che ebbe un ruolo nell'emersione di una intera generazione di artisti. Una cosa purtroppo mai più ripetuta.
Così, tra un sergiocaputo che whiskava e un flaviogiurato che si tuffava, mentre la TV cantava il sogno postatomico di bevila perché e Bowie si ammucchiava sul bagnasciuga con la sua chinagirl, apparve sul piccolo schermo un paio di occhi luminosi incorniciati da un capello biondo corto corto, e poco più giù una bocca che ti invitava a sogni dolci, che sono fatti proprio di questo, emettendo suoni melodiosi delle frequenze più disparate, su un tappeto elettronico ipnotico. E fu amore a prima vista. Confermato con l'accuso l'anno appresso, che torna a piovere, e tu allora toccami come fanno quelli che si amano. E l'anno dopo ancora, ecco l'album della maturità, che ai fan della prima ora parve già un tradimento ma invece secondo me e molti altri piuttosto che tradirle le radici elettroniche le contaminava ora anche col blues e il soul, e che come al solito vi commento pezzo per pezzo (ma qui c'è il link all'ascolto completo, che merita):
| 1. Would I Lie to You? Il brano guida è una bomba dance con un testo più femminista di una sfilata anni 70. Il video è così bello che vi consiglio di vederlo a tutto schermo. |
|
| 2. There Must Be an Angel (Playing with My Heart) I ragazzi sono cresciuti e i discografici li fanno duettare coi big. Qui è la volta di Stevie Wonder, che accompagna all'armonica i vocalizzi incredibili di Annie. |
|
| 3. I Love You Like a Ball and Chain Questo brano nella versione in studio suona più nel tracciato dei "vecchi" Eurythmics. Ma dal vivo il ritornello veniva allungato fino a diventare ipnotico, oltre che teatro dei virtuosismi di entrambi: sentite qui, o cercatevene uno ancora meglio. |
|
| 4. Sisters Are Doin' It for Themselves Per il femminismo vale quanto detto al brano 1; per i duetti al 2, ma qui abbiamo nientemeno che Aretha Franklin, e Anniuccia nostra non è che ci canta assieme, ci gioca a chi "strilla" di più. E - udite udite! - c'è partita, eccome se c'è... | |
| 5. Conditioned Soul Se anche togliessimo tutto lasciando solo quando lei canta e ricanta "When will you make up your mind?", questo brano varrebbe l'ascolto. Quando ti decidi? |
|
| 6. Adrian Anche qui un passaggio viene ripetuto a tormentone, che quella voce rende efficace. Adrian, non capisci? Pazzi come noi, stanno sempre sognando... | |
| 7. It's Alright (Baby's Coming Back) Non sono riuscito a trovarlo, ma se questo brano vi suona familiare è perché è addirittura assurto a soundtrack di uno spot pubblicitario. Piuttosto elettronico, è infatti di facile ascolto, ma non per questo meno bello. E anche il video non è male. |
|
| 8. Here Comes That Sinking Feeling Qui il tormentone è il titolo. Il brano è interlocutorio, ma non ditemi che non conoscete anche voi quella sensazione come di stare naufragando, affondando... |
|
| 9. Better to Have Lost in Love (Than Never to Have Loved at All) Si, la conoscete. Ma è meglio aver perso, in amore, che non avere amato mai. E se ve lo dice una con una voce così, quasi quasi ci credete... |
Dopo questo album, ci sono almeno altrettante hit che prima. Ma non so se arriverò mai a recensire ancora gli Eurythmics, con tutto quello che mi sono segnato di cui voglio parlarvi. Per cui non perdo l'occasione, e vi cito un ricordo personale. Palaeur di trent'anni fa, acustica pessima - chi c'è stato lo sa - specie per il rock: troppi battimenti, ma lo sapevo già, mi aveva rovinato i Dire Straits. Poi arriva il set acustico, e in mezzo parte You have placed a chill in my heart. Non ce la farà mai, mi dico: a un certo punto c'è un crescendo dove lei sale di un paio di ottave, ripetendo "too much", ma in studio già allora gliela ammischiavano alla grande, e il brano aveva un tappeto elettropop che accompagnava la voce. Qui, voce e chitarra, e finalmente si sente bene, ma non ci proverà nemmeno, all'ultima anziché salire scende, come Battiato in E ti vengo a cercare... Ma non scende, la fa, e ci ammutolisce tutti. Too much, troppo, brava. Non l'ho trovato, quel concerto, accontentatevi di questo video, che risale però a qualche anno dopo, e non è paragonabile al live dei miei ricordi.
lunedì 19 novembre 2018
MA QUALE FAMIGLIA?
![]() |
| Si lo so, nel pezzo parlo di famiglie estese più grandi di questa. Ma questa è famosa. |
Dunque scantono, ché il buco nero che può avere spinto una madre a somministrare ai figli una iniezione letale simile a quella con cui nei civilissimi USA si eseguono le condanne a morte e poi suicidarsi è tale da procurare atroci vertigini, e mi chiedo: fino a dove bisogna risalire per inquadrare correttamente la questione? Sicuramente, mi rispondo, fino ad includere i cosiddetti femminicidi, solo tre giorni fa nel mainstream ne risuonavano altri due ad Avellino e vicino Caserta, anche se resto convinto che il fenomeno sia deformato dai mass media. Non che non sia grave, beninteso, ma temo che non sia più grave adesso che nella storia recente e profonda dell'umanità, e insomma 4 anni fa ne ho scritto nel dettaglio e il pezzo lo sottoscriverei passo per passo quindi magari rileggetevelo. Dunque, dobbiamo risalire a parlare nel suo insieme del concetto di famiglia, di quello che è diventato nel senso comune, di quello che probabilmente è invece naturale per l'essere umano, e visto che di quest'ultimo non è possibile ripararne i cocci di quello che probabilmente bisognerebbe puntare a costruire.
La famiglia nucleare, infatti, così incisa nella nostra cultura fin dal quadretto che da bambini ci meravigliava nel presepe, è probabilmente una forzatura ideologica che non regge, o regge solo a certe condizioni. Da quando eravamo ancora poco più che scimmie, e fino alla generazione dei miei nonni (o dei bisnonni dei lettori più giovani), la famiglia era un'entità molto più estesa e pervasiva. Non sto dicendo che secondo me era meglio o peggio (era peggio, decido calcolando tutto, anche se le feste del clan in cui sono cresciuto le rimpiangerò per sempre), sto dicendo che "si teneva" come sistema, e infatti ha retto per ere. In cambio, spesso ma nemmeno sempre, della libertà di scelta del coniuge e soprattutto di quella di lasciarlo, e manco a dirlo del concetto stesso di privacy interfamiliare, faceva da asilo nido, scuola materna, baby sitting, consulente matrimoniale, consultorio, pronto soccorso, sanatorio, sistema pensionistico, ospizio. E ho scordato sicuramente qualcosa. Abbandonare questo modello senza dotarsi in parallelo di tutto l'apparato sociale che deve supportare la famiglia nucleare in sua mancanza, espone quest'ultima a rischi di ogni sorta. E anche in presenza di una condotta illuminata che tende a costruire questo apparato, bisogna poi ricordarsi che quest'ultimo costa, e parecchio, e infatti in tempo di crisi perde i pezzi lasciando la coppia esposta. Inoltre, alcune parti fondamentali dell'apparato che ci vorrebbe non sono mai state nemmeno pensate. Nel sistema famiglia estesa, la tendenza ancestrale del maschio ad accoppiarsi con femmine diverse, funzionale alla riproduzione del proprio patrimonio generico nelle decine di migliaia di anni in cui le società umane potevano permettersi il lusso di essere matriarcali perché il rapporto tra umani e pianeta era tale da consentire ai primi di mantenersi cacciatori e raccoglitori in quello che era e giustamente viene definito da tutte le religioni il paradiso terrestre, veniva accolta sistemicamente nell'accettazione sociale del ricorso alle case chiuse, come scenario peraltro in cui dovevano svolgersi quelle fantasie che normalmente (in senso statistico) in famiglia non avevano posto. Il tradimento femminile, invece, ben più pericoloso ai fini della sopravvivenza del nucleo familiare in se e come pilastro sociale, era semplicemente limitato al massimo proprio dalla organizzazione di vita del clan o famiglia estesa che fosse. Che inoltre costituiva una rete di protezione anche per i minori e i deboli in genere, in cambio s'intende di regole di obbedienza e convivenza impensabili oggi.
Oggi, però, sempre più risulta evidente che quella parte dell'apparato complessivo che solo permanendo e anzi essendo completato (ad esempio, da una significativa - ed ancora però praticamente esistente - educazione all'amore e al fare l'amore di uomini e donne fin da piccoli) non è (più) economicamente sostenibile. La dico meglio: la globalizzazione, spingendo al livellamento verso il basso della retribuzione del fattore lavoro, porta tra le altre cose al confronto tra modelli sociali diversi, alcuni dei quali prevedono entità assimilabili per funzioni a quella nostra vecchia famiglia estesa che noi non abbiamo più, mentre proprio quel livellamento fa si che non possiamo più permetterci nemmeno quella parte dell'apparato di cui sopra che avevamo costruito (tramite la demolizione del welfare, l'appiattimento verso il basso della cultura e della coscienza politica per favorire il controllo sociale, evidente in certi spettacoli televisivi e negli sproloqui sui social network, eccetera) figurarsi completarlo. E da questo confronto il nostro modello, quello che non abbiamo mai completato, ne esce perdente.
Nel Mondo Nuovo, se non gli impediamo di completarlo, non c'è posto per famiglie piccole dove entrambi i genitori lavorano e guadagnano abbastanza da elevarsi culturalmente loro e fare partire da quel livello i loro figli, e se serve da separarsi pacificamente e campare ancora tutti decentemente. Quindi il lavoro necessario alla definitiva elevazione delle nostre anime e delle nostre menti fino a comprendere che lei non è tua proprietà, non hai in nessun caso diritto a picchiarla o toglierla di mezzo, e la stessa cosa vale per i vostri figli, e che masturbarsi è sano ad ogni età e comunque è sempre più soddisfacente che pagare una poveretta (che magari i soldi andassero tutti a lei), quindi non c'è niente di male a restare soli e non è vero che sei perso senza l'altro/a anche se è giusto che per un po' lo pensi, eccetera eccetera, quel lavoro non si può più portare avanti, talvolta nemmeno iniziare. Incombono modelli vincenti perché più adatti al Mondo Nuovo, modelli di famiglia estesa come quello musulmano o quello cinese, così simili per aspetti diversi a quello nostro di qualche decennio fa, nel bene e nel male. Non sono migliori o peggiori del nostro, in senso assoluto. Chiunque di noi può preferire il proprio, e dal suo punto di vista ha ragione. E ho già detto chiaramente quale sarebbe il mio ideale. Ma la mia preferenza, o quella di ciascuno di noi, non conta. Quello che rileverebbe è che vincessero modelli coerenti in toto, perché è nelle crepe del guado in cui siamo rimasti intrappolati che si celano le cause profonde di tutti gli episodi di violenza, anche di quelli di cui non leggiamo o sentiamo perché restano fuori dai filtri dell'attenzione mediatica.
Perché, cito di nuovo il Maestrone proprio nel pezzo ispirato a Huxley, "non sappiamo perché e come siamo in un'era di transizione", e quando attraversi un guado o hai il coraggio di proseguire per raggiungere l'altra riva, o riesci a rifugiarti nella sponda da cui provieni, o prima o poi la corrente ti travolge e anneghi...
In evidenza
DEFICIENZA, NATURALE
Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...
I più cliccati dell'anno
-
Il titolo lo volevo lasciare in dialetto riggitano, carn'i porcu , che tanto si capiva lo stesso, ma mi pare che in italiano assuma un t...
-
Un mio amico , di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto so...
-
Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggi...
-
Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua f...
-
Resto nella stessa zona del post scorso , perché mi sono imbattuto in un articolo , pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leg...


















