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domenica 15 febbraio 2026

UN OROLOGIO DI CENT'ANNI

Resto nella stessa zona del post scorso, perché mi sono imbattuto in un articolo, pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leggere. Ha un buon titolo, che indica bene l'argomento [Come mi sono disintossicata dal telefono (e ho recuperato il mio tempo libero)], ma non commettete l'errore di fermarvi a quello tanto avete capito dove vuole andare a parare, come troppo spesso oramai tutti facciamo, perché le suggestioni che offre vanno oltre, e per ciascuno di noi saranno diverse.

Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina  necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.

A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.

Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?

Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.

domenica 1 febbraio 2026

IL NOSTRO CORPO

Oggi vi faccio giocare di fantasia. Immaginate il vostro corpo come se in trasparenza fosse possibile vederne i sistemi di cui è composto, un po' come nell'immagine qui accanto che però ne mostra solo tre, nervoso linfatico e circolatorio, perché non sono riuscito a trovarne una che mostrasse anche gli apparati digerente muscolare scheletrico eccetera. E ora immaginate di vendere uno o più di questi apparati o sistemi a un altro, che garantisce che li lascerà al loro posto a svolgere la loro funzione, anche nel suo interesse altrimenti morirebbe il suo acquisto assieme all'ex proprietario, ma gestendoli efficientemente e magari redditiziamente, a differenza di quanto oramai faceva il vostro vecchio corpaccione. Si lo so che non è perfetta, che qualcuno ha già iniziato ad alienare il proprio sistema neurosensoriale attraverso lettori che da esterni diventano interni convinto che la cosa rechi più vantaggi che rischi, e che l'habeas corpus ha chiuso la sua parabola con la pantomima della pandemia, ma io stavo facendo una metafora.

Aiutatemi, se uno Stato-Nazione è come un corpo umano, a cosa corrispondono la sua rete ferroviaria, elettrica, delle telecomunicazioni, sanitaria, scolastica, aeronavale, idrica, di presidio ambientale e del territorio, di pubblica sicurezza, giudiziaria, eccetera? Non importa che siate in grado di disegnare una tabella con corrispondenze biunivoche e inequivocabili, basta che abbiate capito l'antifona. Le privatizzazioni, non a caso partite con quella della Banca d'Italia e il suo divorzio dal Tesoro, hanno nel giro di qualche decennio ridotto il Paese a una gruviera con più buchi che formaggio: quasi niente di quello che era dello Stato, cioè della collettività, lo è ancora, anche se sembra svolgere le stesse funzioni, e se lo fa è per dissimulare e così impedire sollevazioni, mentre la sua vera funzione è arricchire il nuovo padrone a spese della collettività.

Si lo so che vi è scattato l'allarme che con tanta cura vi hanno installato in mente: "ecco il solito statalista veterocomunista ma quanto dobbiamo aspettare perché anche l'ultimo di questa generazione di privilegiati passatisti tiri le cuoia lasciando che il futuro faccia il suo corso senza doverci subire le sue lamentazioni!". Personalmente non so ancora per quanto, ma proprio per questo lo ritengo una specie di dovere civico (e non sono solo...). Uno Stato non è più sovrano se, grazie agli uffizi di criminali che prima gli hanno tolto il potere primigenio di stampare moneta poi hanno fatto diventare assioma la menzogna che per sopravvivere doveva vendersi i pezzi, non ha più quasi nessun sistema o apparato vitale, e si appresta a togliere quel quasi. E se lo Stato non è più sovrano, visto che la formula del Potere prevede che al numeratore ci sia sempre qualcuno o qualcosa, mentre al denominatore ci siamo noi anche se ci hanno fatto credere alla menzogna chiamata democrazia, chi è il sovrano?

Allora facciamo un altro gioco. Scoppia una guerra. Meglio: la terza guerra mondiale a pezzi (cit.) riunisce i pezzi fino a includerci, sembra impossibile ma è un attimo e accade. Morti distruzioni eccetera per tot anni poi finisce. Non serve molta immaginazione basta voltarsi in giro. Voi siete tra quei pochi illuminati che si trovano a gestire l'ingrato ma vitale compito di ricostruire, ed è ininfluente se avrete aiuti esterni o meno: ripartite da zero. Da dove ripartite? Una banca centrale che stampi moneta sovrana nella quantità che serve (non così poco da lasciare cose essenziali non ricostruite, ma non così troppo da innescare inflazione e svalutazione), esatto, e con quella: strade, ferrovie, porti, aeroporti, case, argini, crinali, boschi, acquedotti, reti informatiche, centrali elettriche (da noi, soprattutto idroelettriche), servizi pubblici, polizia, eccetera, e non le ho scritte in ordine temporale o di importanza ma solo per come mi sono venute in mente. Il corpo di uno Stato sovrano non è come il mio o il nostro, è come quello del ballerino del dottor Frankestin, può tornare in vita. Si. Può. Fare.

sabato 6 settembre 2025

PRO-METEO

I miti greci ci appassionano ancora in tanti per molte ragioni, la più importante delle quali, forse, è che raccontano ancora, incredibilmente per qualcosa scritto 2500 anni fa circa, tutte le sfaccettature dell'animo umano e dell'esperienza di vivere. Quasi come se il fatto che non venga più attribuito il valore religioso al politeismo ne potenzi anzichenò il valore metaforico.

Prendiamo Prometeo (ve la racconto in breve, i dettagli su Wikipedia): già dal nome è "colui che ci pensa prima", e ha un fratello che si chiama Epimeteo ("colui che ci pensa dopo") e fa un sacco di guai, ad esempio donando doti a caso agli animali (ecco che molti sono più forti veloci e resistenti di noi, nuotano meglio e volano) prima che il fratello in corner ci attribuisca le doti rimaste, intelligenza e memoria, a dispetto di Zeus che temeva le avremmo usate contro gli dei. Poi la fa ancora più grossa: ruba il fuoco agli dei e lo consegna agli umani. Ciò gli varrà una punizione orrenda. Mentre gli umani avranno qualcosa da custodire (ancora per i Romani il fuoco sacro aveva un ruolo di fulcro sociale) di simbolico e di utile per affrancarsi dal giogo degli dei. Guaio a cui Zeus rimediò in parte donando a Pandora, moglie di Epitemeo quindi cognata di Prometeo, un vaso con tutti i mali del mondo, che la sciagurata aprì per curiosità lasciando che fatica malattia vecchiaia pazzia passione e morte si propagassero.

Non sembra anche a voi che i migliori sceneggiatori di Hollywood non potrebbero inventarsi qualcosa non dico di meglio, ma anche di un minimo vicino all'efficacia di questa rappresentazione della condizione umana? E infatti, si potrebbe dire che quando trovate una storia efficace scava scava potreste scoprire che "pesca" in un mito greco e che dopo Omero non ci siamo inventati più nulla. Ma senza divagare, tornando a dove volevo andare a parare all'inizio, il mito di Prometeo è simbolo della presa di distanza dell'uomo dagli dei in entrambe le direzioni possibili: nel bene, perché il fuoco rappresenta l'archetipo di tutta la tecnologia via via padroneggiata (moltiplicando ogni volta il rendimento delle risorse naturali quindi la possibilità del pianeta di sostentarci), e nel male, perché ogni volta che saliamo un gradino apriamo un vaso di Pandora da cui fuoriescono e imperversano problemi che non siamo in grado di controllare.

Questo paradigma è in grado di farci comprendere l'odierna "moda" del "cambiamento climatico", mantra ripetuto a ogni piè sospinto per giustificare ogni tipo di politica redistributiva verso l'alto attuata e da attuare nel prossimo futuro. Zeus non si è mai rassegnato al furto del fuoco; allora usa i suoi superpoteri per convincerci a restituirlo, e il bello è che sembra pure che con molti ci stia riuscendo. Quando invece dovremmo usare il fuoco per fare quello che alla specie umana è riuscito meglio sin dai suoi albori e a cui deve il dominio sul pianeta: adattarsi al cambiamento. E, ad esempio, pretendere un piano massiccio di salvataggio del territorio dal rischio idrogeologico, che avrebbe risultati più certi e rapidi che abbassare di un grado le temperature medie riducendo le emissioni di CO2, ammesso che ci si riesca, a costi molto inferiori. O un piano integrato nazionale di riqualificazione degli acquedotti e riduzione al minimo delle enormi perdite della rete idrica, anziché tentare a ogni piè sospinto di annullare i risultati di un referendum popolare privatizzando l'acqua così poi manca solo l'aria. Tra l'altro, entrambi i progetti assieme costerebbero meno del famigerato ponte sullo Stretto, e a differenza di quest'ultimo (che per sua natura non ne avrà, e chi sostiene il contrario o è in malafede o non capisce Keynes) avrebbero fortissimi effetti di moltiplicazione del reddito, tali da azzerare a stretto giro il deficit acceso dagli investimenti (per il ponte invece un vero e proprio buco nero). E non ho citato gli indispensabili, in Italia, interventi di recupero del patrimonio abitativo in chiave antisismica, che costino quello che costino costano sempre meno delle interminabili e mai complete ricostruzioni a posteriori, e che lo stesso Salvini non si accorge di sponsorizzare quando dichiara che se venisse un nuovo terremoto tipo 1908 il ponte sarebbe l'unica cosa a restare in piedi (sic!). Al posto dei quali invece aderiamo agli assurdi diktat europei sulle cosiddette "case green", in pratica un esproprio parziale se non una confisca in quanto a carico dei proprietari. E chi osa protestare, come per la bufala senza mezzi termini delle auto elettriche, viene rintuzzato come antiambientalista che non vuole arginare il cambiamento climatico.

E torniamo a Prometeo, stavolta stravolgendo l'etimo del suo nome, come se fosse "a favore del meteo". Le previsioni, che una volta erano un rito preserale quasi sacro presieduto dal "sacerdote" colonnello Bernacca, oggi sono dovunque e comunque consultate di continuo, senza rendersi conto che: uno, ci pigliano a stento (e nelle 24 ore, quelle a giorni essendo solo probabili, e con forte decrescenza, quelle oltre la settimana equivalenti all'oroscopo); due, sottintendono di continuo il teorema "cambiamento climatico" cavalcando opposti allarmismi con capriole logiche spettacolari per acchiappare click da un lato e dall'altro obbedire al padrone che quel teorema vuole imporre. Così, ogni ondata di caldo è eccezionale, ogni acquazzone evento estremo: le oscillazioni normali del tempo non esistono più. E questi sedicenti scienziati, di una materia così complessa che i loro stessi modelli matematici mostrano (a chi lo vuol vedere, purtroppo anche qui funzionano le trappole mentali dell'oroscopo, per cui ricordiamo solo quando raramente ci piglia e non quando quasi sempre toppa) di non funzionare nelle previsioni, asseriscono di poterli usare per addirittura modificare il clima: riduco la co2 di un tot, diminuiscono le temperature medie di un tot, e rallento o azzero il cambiamento climatico. Altro che Prometeo, qui siamo al dottor Frankenstein, e pure Junior, cui bisogna sempre rammentare che le variabili in gioco sono troppe e con dinamiche troppo complesse per poter tentare di governarle, magari con una battuta: "potrebbe andar peggio, potrebbe piovere!". Erutta il Fuji, ed ecco che le temperature medie del pianeta calano al punto di innescare una mini-glaciazione, altro che riscaldamento globale...

sabato 21 dicembre 2024

CARO BABBO NATALE

Chi mi segue lo sa, che sono un miscredente e non credo in nessun essere superiore figurarsi in uno vestito di rosso dalla cocacola che prima era vestito di verde perché come molti altri americani veniva dall'Irlanda dopo aver fatto il giro di mezza Europa ma in fondo era San Nicola di Bari e non era nemmeno di Bari perché era moro. Dopo aver visto mio nipotino piangere per aver scoperto che sotto la barba finta c'ero io vestito strano, ho deciso che non avrei ripetuto quelle pantomime con mia figlia, alla quale fin dalla più tenera età inoltre ho raccontato la storia vera di Santa Klaus, padre degenere che non sono altro (lo so che qualcuno di voi lo sta pensando, e metto le mani avanti).

Ma dopo aver visto la pubblicità di quel nonno che la bimba gli chiede ma i nonni non scrivono a babbonatale e lui risponde certo che si e scrive caro babbo natale vorrei passare più tempo con la mia nipotina e lei lo aiuta a recapitare la letterina e di fatto esaudisce il suo desiderio, siccome non sono ancora nonno anche se anagraficamente potrei, e siccome mia figlia è entrata in quella fascia d'età che i genitori li si calcola poco e io devo solo aspettare che passi tentando di mantenermi vivo e magari decentemente, ma soprattutto siccome con l'età ci si commuove di più non solo coi bei film ma anche con i brutti spot, ho deciso che quest'anno avrei scritto la mia letterina anch'io. Anche se non so cosa chiedergli.

E già perché man mano che ti accorgi che la strada davanti è ormai molto più corta di quella dietro, e il fenomeno tende ad accentuarsi, scopri di avere sogni diciamo così sempre più "conservativi", del tipo mantenere la salute o cose del genere, e quello è il massimo di ottimismo che ti concedi. Certo, resta valido il meraviglioso verso di Vecchioni in Sogna ragazzo sogna ("la vita è così grande che il giorno prima di morire pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire"), ma per quanto sia vero e potente, perché proiettarsi nel futuro è l'unico modo reale che abbiamo di attingere in qualche modo all'immortalità (e perché se no si farebbero imprese memorabili, si farebbero i figli, si amerebbero le storie comunque le si raccontino?), si tratta di una forma di autoinganno che continua, nonostante sia consapevole, per non avere alternative. E allora vai sullo spicciolo: niente sogni grandi, meglio concentrarsi sulle piccole cose.

Solo che anche così la lista sarebbe così lunga che l'ufficio stampa di Babbo Natale la scarterebbe, eppoi lo sanno anche i bimbi più piccoli che nella letterina una cosa, bisogna mettere, anche se te ne vengono in mente tante, che se no quello è pure anzianotto e non ce la fa. Vediamo un po'... vorrei che quelli che pensano che la pace sia qualcosa dove vinciamo noi e il cattivo perde fossero i soli a patire le conseguenze di una escalation... no, troppo ambizioso. Allora vorrei che quelli che ci hanno rinchiusi in casa arbitrariamente per non avere ammesso che erano stati proprio loro a strangolare la sanità pubblica e che era quello il solo motivo per cui non ce la si faceva a fronteggiare un'influenza un po' più seria del solito fossero processati e rinchiusi in galera buttando le chiavi... no, troppi correi, non basterebbero le carceri, anche tenendo fuori i corrivi. Allora i diritti economici fondamentali, il ponte sullo stretto, la TAV che poi persino la sigla è arbitraria, la logica delle privatizzazioni e gli affari dietro di esse... no, ci vuole una cosa più precisa. Mi aiuto con un filmato:

Ecco, vorrei che quelli che credono a questo filmato, e quelli che lo hanno realizzato, e quelli che stanno dettando la linea che si vede chiaramente tra le righe, fossero davvero costretti per tutta la vita a spostarsi solo tramite un treno regionale, meglio del centro-sud ma va bene anche quelli del nord, perché non possono permettersi un'auto di quelle supercare che saranno le sole a poter circolare, né tantomeno una casa abbastanza vicina al lavoro da poterci andare in bici sulle costosissime e trafficogene ciclabili costruite per i privilegiati residenti. Così, anche per provare sulla loro pelle cosa vuol dire impiegare tre ore per un tragitto che in macchina ce ne vuole una, tutti pigiati uno sull'altro fin dalla banchina o dal mezzo pubblico preso per raggiungere la stazione, detestarlo, e sapere che la loro condanna è non uscirne mai fino a che campano. Che dici, Babbo, si può fare?

venerdì 8 dicembre 2023

LE BUFALE DEL "PADRONE" 1 - L'AUTO ELETTRICA

Per comprendere questa nuova rubrica e i suoi post, e più in genere le posizioni espresse su questo blog, capendo tra l'altro che le incoerenze sono solo apparenti essendo la linea di coerenza attestata a un livello più profondo, occorre rammentare sempre una premessa generale, che non è un pregiudizio in quanto invece è una posizione raggiunta negli anni anche dialetticamente, e solo negli ultimi 10 anni circa ha raggiunto lo status di presupposto consolidato: l'UE non è una istituzione democratica che mira a emendare il continente da una tradizione millenaria di conflitti anche tendendo a integrare le economie e le società col fine di preservare il modello socioeconomico europeo occidentale del dopoguerra dalle conseguenze della globalizzazione; è una istituzione non democratica (il nostro voto non può niente sulla sua linea politica) a guida finanziaria quindi globale che mira a demolire quel modello socioeconomico proprio anche tenendo buoni i cittadini con la menzogna opposta, costituendo tra l'altro una continuazione dei suddetti conflitti con altri mezzi fino a risolverli a favore di una parte d'Europa e a danno del resto. Insomma, un Trojan-horse che permette a una parte del vostro PC di impossessarsi del resto, allo scopo di consegnarlo all'hacker che lo ha implementato.

Solo se si tiene presente quanto sopra, infatti, si può comprendere perché mai abbiano deciso di mandarci tutti a piedi (al massimo in monopattino) tranne i ricchi, e di prendere le case di proprietà a tutti tranne che ai ricchi. Senza farlo, vince l'incredulità ("non possono essere così cattivi, e perché mai dovrebbero esserlo?"), primo passo per l'accusa di "complottismo" a chi vede la verità e osa dire cosa vede, da una parte, e per l'adesione di massa alla narrazione necessaria all'accettazione del piano da parte delle vittime. Ecco, in questa rubrica faccio alcuni esempi concreti.

Il primo è l'auto elettrica. Finalmente qualche giorno fa una trasmissione mainstream ha ospitato l'altra campana, incrinando un fronte compatto e monocorde che ha rimpiazzato il coro pandemico. E ovviamente è stata subito bersagliata da un coro unanime come retrograda e complottista.

In realtà queste macchine, trattandosi di aggeggi cari ammazzati e a rilevante difficoltà d'uso, sono un mezzo flop nonostante l'enorme battage, perché la gente è manipolabile solo fino a un certo punto e quando c'è di mezzo pesantemente la tasca quel punto è bello e superato. Tuttavia, solo un ingenuo può credere che indurre gli automobilisti in possesso di un mezzo perfettamente funzionante divenuto obsoleto solo per via di normative sedicenti ecologiste a disfarsene (non a distruggerlo: il mezzo continuerà a girare per il pianeta finché funziona, magari in provincia o all'estero, quindi nessun vantaggio ambientale lordo per la Terra) in favore di altre 2 o 3 (molte sono SUV enormi, ingiustificatamente dal momento che in teoria il loro unico vantaggio è di non emettere gas di scarico quindi è davvero tale solo in città) tonnellate di metallo plastica e vetro tra cui alcuni quintali di batterie zeppe di metalli talmente rari che probabilmente finiranno prima del petrolio (estratti in modo ecologico? qualcuno ci crede?), a formare un fighissimo giocattolo nuovo che costa un occhio (alcuni, quanto una casa) e si ricarica comodamente solo se hai come farlo di notte sotto casa, sia un'operazione che costituisce un vantaggio ambientale netto per l'ambiente.


L'operazione, invece, è smaccatamente mirante a imporre un nuovo modello di mobilità, quello per cui a muoversi autonomamente saranno in pochi privilegiati. Se l'intenzione fosse davvero ambientalista, invece, tutto dovrebbe avere un segno diametralmente opposto: le città dovrebbero essere dotate, tutte, di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi magari anche elettrici ma a sto punto non importerebbe, e ai privilegiati residenti dei centri storici più grandi dovrebbe essere vietato possedere un'automobile, al massimo un quadriciclo elettrico. In quelli piccoli, tutti a piedi (salvo esigenze di salute, s'intende). E chi si muove fuori dal centro dovrebbe essere incentivato, anzichenò, a tenersi la propria macchina a combustione interna (meglio se diesel: dura di più e rende di più) quanto più a lungo possibile, riparandola finché si può perché la scelta più ecologica è l'utilizzo di lungo termine, di qualsiasi oggetto.

Ma immaginiamo che esista uno schieramento politico che si faccia portavoce di questa corretta linea d'azione. E immaginiamo che gli italiani capiscano e lo votino in massa. Ebbene, neanche una solida maggioranza potrebbe far nulla in tal senso: per l'ineffabile Europa i servizi (ancora) pubblici vanno privatizzati e comunque nessuna spesa a deficit è possibile fuori dal tracciato imposto dal combinato disposto di trattati capestro di stabilità e piani di ripresa e resilienza, che in parole povere sta a significare che non decidiamo noi, decidono loro. E ora se volete potete rileggere l'inizio, si capisce meglio.

sabato 18 novembre 2023

PRIVATI DI TUTTO

Ho già fatto altre volte questo ragionamento, ma in questi casi repetita juvant - anche perché il Nemico usa ordinariamente ripetere le sue bugie ridondantemente e incessantemente fino a che non diventano luogo comune. Ad esempio, la metafora "Stato=famiglia", su cui si basa la narrazione che ci impone l'austerità, è falsa. Lo Stato è proprietario a titolo gratuito (a guerre di conquista chiuse) del territorio di cui è Sovrano e delle sue risorse. La famiglia no: deve pagarsi l'affitto o il mutuo della casa in cui vive, a meno che non l'abbia ricevuta in eredità da qualcuno che però se l'è pagata prima, nonché il sostentamento vitale (almeno, poi anche il "superfluo", in cui però sono incluse tutte quelle attività che noi consideriamo "superiori" come studiare, fare sport e frequentare nel tempo libero luoghi di divertimento e/o di cultura - Blondet la chiama "meravigliosa utilità dell'inutile"). Ciò comporta che se una famiglia riesce a fare tutto quello che vuole con i mezzi di sostentamento che ha, va in pari, sennò o risparmia o deve fare debiti. Per uno Stato sovrano non è così. Lo Stato ha da un lato le sue risorse proprie, dall'altro la sua potestà tributaria. Se gestito correttamente, va in pari o in avanzo. L'Italia, ad esempio, è in avanzo "primario" (al netto degli interessi sui debiti precedenti) quasi ininterrottamente da trent'anni.

Facciamo un esercizio logico. Da una parte abbiamo uno Stato retto bene, dall'altra una famiglia retta bene, per anni, senza sgarrare mai. Ma accade qualcosa: una calamità, un evento esterno imprevedibile, che colpisce tutto il territorio nazionale o una sua parte. O lo Stato si accolla le spese impreviste, o se le devono accollare le famiglie di quel territorio. Uno Stato sovrano, può emettere moneta sovrana quanta ne vuole, finché questa si spende sul suo territorio e va in tasca ai suoi sudditi che a loro volta spendono sul territorio, perché l'aumento di reddito generato dal moltiplicatore keynesiano è enne volte l'uscita e da questo maggior reddito derivano a giro abbastanza maggiori entrate fiscali da compensare la spesa. Quindi è possibile (e il contrario è un'altra menzogna bella e buona) ricostruire dopo un sisma, realizzare un piano dettagliato di messa in sicurezza del territorio dalle calamità naturali (ordinarie, checché ne dicano i terroristi del cambiamento climatico), finanziare la ristrutturazione di tutti gli immobili che lo necessitino (per l'efficienza energetica, o per divenire antisismici - no, il 110% non è stato un salasso per i conti pubblici, altra falsa narrazione, è stata creazione di base monetaria non autorizzata dai padroni di Bruxelles, che le case ce le vogliono far perdere, non ristrutturare), rifare tutte le strade e rinnovare i mezzi pubblici rendendoli gratuiti o quasi (di modo da rendere antieconomico, andare in giro con la propria auto, non illegale come sarà a breve). Perché allora non lo si fa (nemmeno i grillini, che lo avevano messo nero su bianco nel loro programma)?

Perché l'ideologia dominante, anche sui pensieri dei sudditi danneggiati ormai, ha fatto prevalere il luogo comune di cui sopra, e ha inoltre legato mani e piedi i cittadini elettori attraverso la cessione di sovranità monetaria a un ente privato sovranazionale controllato dal grande capitale. Per cui, lo Stato italiano non può più creare moneta, può al massimo prenderla a prestito, pagando interessi. Da noi, iniziò nel 1981, col divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia, e il debito schizzò dal 30 al 130 per cento del PIL nel giro di pochi anni (lo avrebbe fatto anche senza la collaborazione di un ceto politico corrotto, ma questo di certo gli ha dato una bella mano). E prese una dinamica tale che nemmeno 30 anni di bilanci virtuosi, tra i più virtuosi al mondo, ha potuto fermarla. Ad ogni necessità, i governanti del nostro Stato-non-sovrano dal 1982 possono solo ricorrere al debito, potendo solo scegliere tra debito pubblico e debito privato. E qui arriva la seconda parte del problema.

Non so se è chiaro, schematizzo:

  1. la scellerata adesione al progetto sovranazionale antidemocratico chiamato Unione Europea impedisce allo Stato di praticare una politica economica e finanziaria diversa da quella imposta dall'estero, anche se fortemente voluta dalla stragrande maggioranza degli elettori;
  2. il monopensiero monetarista spadroneggiante fa si che negli ultimi decenni ogni qual volta (in conseguenza del punto 1) sia stato necessario indebitarsi la scelta sia stata imporre l'indebitamento privato.

Peggio, nel tentativo impossibile di rientrare dal debito pubblico, non solo si è deciso che da un certo punto in poi dovevano essere i cittadini ad impoverirsi e se serve indebitarsi, si è anche deciso di vendere (meglio sarebbe dire "svendere") uno a uno tutti i "gioielli di famiglia" dello Stato. Le cosiddette privatizzazioni, accompagnate dall'altra balla ideologica secondo cui "privato uguale efficienza e risparmio, pubblico uguale spreco", hanno così "privato" lo Stato una a una di tutte le sue ricchezze, che garantivano la sua possibilità di creare base monetaria o comunque debito sovrano. In pratica, volendo tornare un attimo dentro la loro metafora, hanno fatto comportare lo Stato come un padre di famiglia scellerato che mano mano svende le sue proprietà fino al punto che non avendo più garanzie non trova nemmeno più una banca disposta a fargli un prestito.

L'ultima perla è la rete TIM, ma la lista è lunghissima. Lo Stato italiano aveva le sue ferrovie, le sue poste, la sua compagnia aerea, la sua rete elettrica, la sua rete telefonica poi telematica, il suo patrimonio immobiliare, eccetera eccetera. Tutta roba passata per quattro soldi nelle mani di privati, senza che peraltro quasi mai si avverasse la promessa di maggiore efficienza e risparmi per gli utenti finali. La sanità, già disastrata con la regionalizzazione, è nella lista delle prossime ruberie (la sanità privata: si cura solo chi ha i soldi). La scuola, con edilizia fatiscente e pericolosa come regola quasi senza eccezioni, è intanto aziendalizzata nella filosofia, in attesa del passo successivo. Gli rimangono, ancora chissà per quanto, i beni culturali, che sarebbero il nostro petrolio, il nostro oro: quella base "reale" sulla quale potrebbe fondarsi qualunque politica monetaria espansiva - senza rischio inflazione, se adottata in parallelo a un'azione politica volta a ridurre e mantenere a livello endemico la corruzione. Anche se quella che l'Italia possiede il 75% dei beni culturali del pianeta fosse una sparata, resterebbe comunque il primo posto al mondo, con enorme distacco, per concentrazione degli stessi rispetto al territorio, una proporzione tale che noi italiani dovremmo viverci tutti, direttamente e indirettamente, di attività connesse al loro sfruttamento recupero restauro valorizzazione, a beneficio del resto del pianeta pagante. Invece facciamo ponti e altre opere ciclopiche, con la quasi totalità dei mostruosi investimenti che finiscono in mani straniere e in maxitangenti, e quindi nessun effetto moltiplicatore a ricadere sugli italiani.

Nessun complottismo, solo voler tenere conto delle lezioni della Storia. Che è piena zeppa così di situazioni che si sono dimostrate nel tempo anche peggio di quanto i cosiddetti "complottisti" temevano e denunciavano, tanto: abbastanza da legittimare ogni sospetto in cronaca. Oggi è Draghi che confessa che l'Euro ha fatto perdere competitività all'Europa, ieri era Prodi che ammetteva che si forse si era accettato un tasso di cambio un tantino penalizzante per la nostra autonomia, domani, per chi campa, la truffa UE sarà studiata come un caso da manuale di inganno collettivo e conquista disarmata, proprio come oggi si fa finalmente con la truffa chiamata Unità d'Italia (e a prescindere se si voglia o meno smontare l'unione). Allo stesso modo, domani sarà lampante che l'11 settembre 2001 è stato un autoattentato, che lo stesso giorno del 1973 sono stati gli ultraliberisti americani a pilotare l'instaurazione di una delle più lunghe e sanguinose dittature del secolo scorso, che l'Intelligenza Artificiale è il colpo definitivo del piano di renderci tutti schiavi (perché "il lavoro rende liberi" è una verità elementare, anche se viene affissa nei cancelli dei campi di prigionia), di cui fanno parte l'identità digitale, la moneta digitale, e l'analfabetismo di ritorno, anche digitale, dovuto all'abuso del digitale a cui siamo indotti, e che la cosiddetta Pandemia è stata la prova generale di questo scellerato piano.

sabato 9 settembre 2023

LIBERI?

C'è un verso di Giovanni Lindo Ferretti  (che proprio oggi compie 70 anni: auguri!) di una bellezza atroce, nella splendida canzone In viaggio, fa:

Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena, disposti a decollarsi per un passo inerte più in là.

I cani domestici sono frutto di selezioni e incroci lungo migliaia e migliaia di anni, ma tutte le razze da qualche parte dentro mantengono qualcosa del lupo o del coyote, che assalivano i gruppi umani per mangiare, prima di imparare a servirli. Così, la stessa bestia che ti implora sotto al tavolo per un ciccetto, e non si sogna minimamente ti saltarci sopra per prenderselo (come farebbe un gatto se solo ti distrai un secondo, ma il gatto ha tutta un'altra storia), se solo gli metti una catena al collo e te ne vai comincia a percepire la limitazione di libertà e valicarla diventa bisogno primario.

Così è per noi (basta bloccare con un abbraccio troppo stretto i movimenti di un bimbo per verificarlo), e chi ha interesse a renderci sudditi lo sa benissimo, per questo le catene nel corso della storia si sono sempre più virtualizzate, dissimulate fino a renderle irriconoscibili. E il fenomeno ha subito un'accelerazione negli ultimi decenni, proprio come la curva della popolazione mondiale: la democrazia è infatti tanto più realizzabile quanto piccole sono le comunità in cui la si voglia applicare, e nella misura in cui esiste un "fuori" da queste comunità (le donne, gli schiavi, i barbari) da sfruttare per accrescere o quantomeno mantenere la ricchezza su cui la comunità si fonda. La globalizzazione (ma i BRICS ne sono una costola o un grimaldello?) questo ha fatto: portato dentro questo fuori, o meglio mischiato dentro e fuori in un recipiente più grande, cosicché l'azione politica che sarebbe stata necessaria (e che io stesso all'inizio ho creduto avrebbe svolto l'UE) cioè blindare il modello di sviluppo eurooccidentale per trasferirlo gradatamente fuori (ad esempio, accettando di commerciare solo con chi concedeva un livello di diritti economici e personali compatibile) è diventata presto impossibile (svelando presto, purtroppo ancora agli occhi di pochi, che non è che si è mancato di difendere il progetto ma invece proprio che il progetto era uno opposto).

Ma la libertà non è soltanto minacciata dall'evoluzione delle catene (l'ultimo modello di catena? lo smartphone, esatto...), è anche vittima di un processo di negazione valoriale, che ha trasferito omeopaticamente nel senso comune l'annacquamento, lo straniamento e lo svilimento del concetto. Così oggi chiamiamo libertà l'accrescimento di possibilità in questioni più superficiali, concesso proprio per farci digerire senza nemmeno accorgercene la diminuzione reciproca in questioni essenziali. Siamo liberi di sposarci tra uomini o tra donne, ma sposarsi o comprarsi casa o fare un figlio diventano sempre più fuori dalla portata di qualsiasi coppia non ricca, etero o gay che sia. Anche perché il lavoro inteso come parte fondamentale e centrale della vita di ognuno e della sua identità, oltre che come mezzo di sostentamento stabile e affidabile, è in via di completa sparizione, e hanno pure la faccia tosta di presentarci la cosa come progresso. Intanto, in cronaca abbiamo l'ennesimo esempio di disastro attribuibile, come causa prima, allo smantellamento del settore pubblico e alle esternalizzazioni: alle FS dei miei avi non c'erano schiavi ma operai assunti dallo Stato e salvaguardati, certo non spinti ad agire in spregio non dico alle norme di sicurezza ma alla più elementare logica. E fuori dalla cronaca l'elenco di episodi simili è talmente lungo da non essere necessario: basta la memoria di ciascuno di voi, anche il più distratto.

D'altro canto, invece, dimentichiamo quanto e come una serie di altre cose a cui teniamo siano stringi stringi da ricondurre proprio al concetto di libertà. Senza una prospettiva di sostentamento economico nel tempo (che non vuol dire necessariamente "posto fisso", ma anche ad esempio "persistente sovrabbondanza di opportunità"), infatti, la libertà di effettuare qualunque tipo di scelta di vita resta mero enunciato teorico. Senza automobili private il diritto alla mobilità torna, dopo una finestra di soli pochi decenni, ad essere privilegio di pochi (mezzi pubblici davvero efficienti e ridondanti, tra cui delle ferrovie statali che non possano abbandonare in quanto antieconomica nessuna tratta o stazione periferica, risolverebbero il problema solo rispettivamente per le grandi città e i centri medio-piccoli, non certo a livello capillare). Senza cultura, o se preferite grazie all'analfabetismo di ritorno progettato decenni fa e realizzato prima tramite la TV commerciale poi tramite i telefonini, anche la libertà di progettazione della propria esistenza viene vanificata, perché chi non sa non può, ma mentre chi sa di non sapere può imparare chi crede di sapere non imparerà mai, e i nostri figli oramai per qualsiasi cosa chiedono a google come prima opzione, come possono non uscirne omologati?

A proposito, racconto un episodio che chiarisce in qualche modo il concetto. Ad inizio "pandemia"  (ma siamo sicuri sia finita? il fatto che fosse statisticamente infondata è piuttosto garanzia che possa venire invocata a piacimento...) vengo invitato ad un webinar da un amico, che poco tempo prima del primo lockdown mi aveva onorato di leggere l'incipit del mio ultimo libro ad un incontro di presentazione, giù a Reggio. Forse presupponeva che condividessi la narrazione dominante, o perlomeno non immaginava che il mio dissenso fosse così totale, fattostà che quando esso emerse l'incontro fu concluso rapidamente, ma non prima che io avessi modo di indurli ad esplicitare uno dei corollari dietro quella narrazione: approfittando del fatto che uno degli altri partecipanti viveva in Svezia, gli chiedo come andavano le cose in uno dei pochi Paesi che avevano impostato le cose in modo diametralmente opposto, alla spirale liberticida che allora peraltro era appena iniziata. Il corollario era "gli italiani non sono svedesi", cioè non sono un popolo di adulti evoluti che possono essere lasciati liberi di decidere ciascuno per se, confidando nel senso di responsabilità e nel sentimento di collettività di ciascuno, ma sono un popolo "bambino" che in quanto tale deve essere guidato, a comportarsi virtuosamente, altrimenti non lo farà. Il luogo comune, che nemmeno si applica bene ai bambini e ai ragazzi veri (i quali invece vengono su responsabili in relazione diretta a quanto si ha il coraggio di responsabilizzarli precocemente), è un sentimento fascistoide che tanto danno ha fatto e che stupisce di aver visto così diffuso in persone sedicenti di sinistra. Per le quali la libertà non è un valore in se, dunque, ma un premio da ottriare a chi se lo meriti.

Finisco qui il mio sproloquio, e vi lascio con un paio di link di approfondimento, in linea con l'ultimo paragrafo:

  1. Stefano Re, ovvero i dossi stradali come metafora;
  2. Maurizio Blondet, ovvero hanno già deciso che dovremo fare a meno di auto, carne e latticini, e sono già passati dalle strategie di persuasione al terrorismo psicologico sul cambiamento climatico, alla fine l'obbligo sarà lo step "naturale".
E che cos'è la libertà, se come al solito piuttosto che chiarirvi le idee ve le ho confuse, ve lo faccio dire da uno che parla bene...

sabato 13 maggio 2023

SANITÀ E VERITÀ

Torno sul filone "segui i soldi" perché mi sono imbattuto in un articolo che ha pubblicato un elenco di dati presi proprio dal sito dell'OMS, relativo ai finanziatori dello stesso con tanto di importi. Il fatto che siano dati pubblici è probabilmente un obbligo di legge, e sicuramente è ben "coperto" dalla percezione di senso comune, molto ben costruita e alimentata negli ultimi decenni, che sia "normale" che enti o organizzazioni siano finanziati generosamente da privati a prescindere del tipo di funzione che svolgono.

Apro una "parente". Senza l'instaurazione di questo luogo comune, d'altronde, non sarebbe stato possibile che istituti cruciali nella vita di tutti come le banche centrali divenissero in pratica proprietà di privati (anche qui, l'elenco è pubblico). Tra quelli "fregati" da questo fattore, e i molti altri che si fermano ancora prima, all'etichetta (es. "Banca d'Italia"), dando per scontato che si tratti di "cosa pubblica" anche se appunto non lo è per niente, quasi nessuno s'indigna di questa vergogna. Moltiplicata negli effetti dal fatto che le banche centrali nazionali sono a loro volta azionisti di controllo della BCE, nefasta padrona dei nostri destini a dispetto della dichiarata democrazia.

Chiudo la "parente" e torno all'OMS. Dopo avervi fornito il link con l'elenco completo con tanto di dindi, passo ad un estratto per i più pigri, utile a tutti in quanto evidenzia alcuni finanziatori piuttosto famosi: 

  • Bayer
  • Bill & Melinda Gates
  • Bloomberg
  • Clinton
  • Elton John
  • Glaxo
  • Google
  • International Vaccine Institute
  • Johnson & Johnson
  • La Roche
  • Meta
  • Microsoft
  • Novartis
  • Regione Emilia-Romagna
  • Regione Lazio
  • Regione Puglia
  • Regione Veneto
  • Robert Koch Institute
  • Rockefeller
  • Rotary International
  • Telecom Italia
  • Università degli Studi di Verona

Meno noto, ma ugualmente evocativo, è "Alliance for Public Health, Ukraine": della serie "tutto si tiene".

Ora, l'esperienza anche minuta di ciascuno di noi può suggerire, anche quando non basti arrivarci di logica, che se uno mette i soldi, tanti soldi, in qualcosa, non è che poi quel qualcosa può andare bellamente contro i suoi interessi. O perlomeno, se uno poi nell'analizzare la politica del finanziato sospetta che egli stia agendo se non su mandato almeno nell'interesse del finanziatore, non è che gli si possa dare del paranoico complottista... Invece, è proprio quello che è successo con la "pandemia". Alcuni dei finanziatori l'hanno addirittura pubblicamente "prevista" (e già prevedono la prossima), ma chi lo rivela e mostra i video è un complottista antisociale e pericoloso per la salute pubblica. Gli stessi, assieme ad altri, sono nel business della sanità privata, che ovunque nel mondo dove è sempre stata o è diventata il modello vincente ha prodotto il risultato che si possa curare solo chi ha i soldi, e la semplice deduzione che questi stiano spingendo in quella direzione tutta la sanità mondiale (quindi anche la nostra), e si anche finanziando l'OMS, non la possiamo fare?

Con ambiente e clima funziona allo stesso modo, ma ne abbiamo già parlato e allora lascio che ve lo dica un Nobel, anche se un altro Nobel che aveva ragione da vendere sui vaccini e il covid ha pagato con valanghe di attacchi ignominiosi il coraggio di dire la sua, peraltro poco prima di morire.

venerdì 28 ottobre 2022

STUTELATO

Lo vuole Leuropa...
Aver riascoltato, per recensirvela, una vecchia canzone di Vecchioni in cui due leader politici a cui non stava bene l'epoca "di grazia e d'alleanza" in cui "felice e immobile la gente viveva solo del presente", uno però spingendo in avanti, al cambiamento, e uno indietro, al ricordo, si scoprivano alla fine la stessa persona, mi ha innescato una riflessione sul presente di oggi. A partire dalle bollette da pagare.

Essendo, infatti, uno strenuo fautore del cosiddetto "mercato tutelato", resisto in questa cittadella, a continui attacchi del Nemico anche truffaldini (sia per telefono che di persona), in cui gas e luce mi sono stati aumentati circa del 60% (per effetto della guerra in Ucraina, diciamo così), mentre al di fuori gli aumenti sono stati un multiplo variabile (ma minimo 2 o 3) di questa entità (tranne per i pochi che avevano un contratto "bloccato", che il conto lo pagheranno dopo).

Ora, immaginate di vivere sotto una dittatura (è facile, siamo appena passati da un periodo che la rasentava abbastanza, anzi anche troppo, ammesso che sia finito) e sognare di tornare a quando c'era la democrazia: siete per questo dei "passatisti", dei nostalgici? Pensare l'altrove, nello spazio o prima o dopo nel tempo qui, è esattamente quello che ci fa umani, quello che ci ha fatto scendere dagli alberi nella notte dei tempi o concepire la democrazia un po' più di recente. Quello che chiamano Progresso, invece, è un concetto ideologico piuttosto plastico nelle mani e per gli scopi di chi gestisce il Potere: con la scusa di dover "andar avanti", spesso e volentieri invece si impongono delle regressioni di fatto, sotto una marea di punti di vista.

Le cosiddette "liberalizzazioni" (e/o "privatizzazioni") sono un ottimo esempio. In quasi ogni settore dove sono state imposte, e dal 1991 lo sono state quasi ovunque, la cosa si è tradotta in un ottimo affare per chi ne ha tratto profitto, spesso aziende pubbliche (cioè costruite coi soldi dei nostri padri) nel frattempo cedute (ma sarebbe meglio dire regalate - e dove i giudici hanno messo il naso hanno scoperto tangenti) a soggetti privati di neanche troppo varia estrazione, e in un pessimo affare per i cittadini o utenti finali che dir si voglia (con Mattei, ammazzato giusto sessant'anni fa per aver tentato la strada opposta, che è trent'anni che mulina nella tomba). Ce le hanno presentate come progresso (e continuano a farlo, negli assalti alle ultime cittadelle), spesso mettendo avanti le presunte doti miracolose della concorrenza, ma a chi guarda bene appare chiaramente quanto sia stato effettivamente un regresso. O volete dire che c'è concorrenza tra società di carburanti, telefoniche, elettriche, ferroviarie? Finta, sempre; vera, quindi a favore del consumatore, mai. E l'elenco può essere allungato a piacere. Gli scettici non hanno che attendere che riesca il colpaccio anche con l'acqua, su cui non demordono malgrado un referendum stravinto dai "passatisti" e i cui risultati hanno aggirato dove hanno potuto mettendo in mezzo concessionarie e simili: si segnino il prezzo, e stiano a guardare se aumenta o diminuisce. Noi "complottisti" (che non dimentichiamo) già lo sappiamo.

Come sapevamo che i sieri non erano vaccini, e che non impedivano i contagi (e chissà se in qualche modo prima o poi qualcuno pagherà il conto di questo affaire, e magari anche delle sue pericolose conseguenze - insomma se e quando verrà fuori la verità). Che escluso un periodo e solo in qualche zona i numeri della cosiddetta emergenza sono sempre stati statisticamente non significativamente discostanti da quelli delle normali influenze, il che comportava che l'emergenza sarebbe durata a piacere (e finita a piacimento) per decisione politica. Che i nostri ragazzi avrebbero imparato a considerare ciò che per noi era un diritto, una concessione nel migliore dei casi e niente nel peggiore, che poi è il lavoro ovvero l'articolo 1 della Costituzione. E che la cosa sarebbe passata nel silenzio generale, assordante in quelle categorie che nel delicatissimo gioco di equilibri senza il quale la democrazia non è che un vuoto proclama ideologico dovrebbero recitare il ruolo del cane da guardia (l'informazione) e del giullare fustigatore del Potere (l'arte in genere, la musica in particolare dagli anni 60 in poi).

Per questa ragione mi ha fatto enormemente piacere, in questo silenzio, in questa acquiescenza generalizzata alla narrazione dominante che ha screditato ai miei occhi (e speriamo non solo ai miei) la quasi totalità degli artisti, ascoltare questo brano degli Eugenio in via di gioia, con cui vi lascio, invitandovi a seguire il testo (a partire dal titolo, che mette nel mirino le supercazzole del WEF) mentre ascoltate il brano che scorre nel video. 

sabato 13 febbraio 2021

DRAGHI E CAVALIERI

Quante città al mondo avranno, fissata nello stemma come la mia Reggio o altrove nella leggenda, la storia di un cavaliere che per salvare una fanciulla uccide un drago? Temo sia incalcolabile, perché l'episodio è forse il più tipico espediente medievale di raccontare il trionfo del Bene nell'eterna lotta col Male. Ebbene, come l'avrebbero presa i villici se, in trepida attesa del ritorno del cavaliere dalla mission impossible con in braccio la fanciulla e alle spalle da qualche parte il cadavere del mostro, lo avessero invece visto tornare a braccetto con quest'ultimo (la pulzella, l'ha stuprata prima lui e poi l'ha lasciata al compagnuccio da mangiare)? Pensateci bene, perché è questo che sta succedendo nella cronaca politica odierna, nel plauso generale quindi anche probabilmente di molti di voi.

"Siamo fregati!", avrebbero pensato con ragione. Esattamente come lo siamo noi adesso. Solo che adesso la gran parte di voi, stragrande direi, è convinta del contrario. Quindi se fino ad ora tentare di raccontare una storia diversa dalla narrazione dominante era un po' patetico, adesso è diventato letteralmente una impresa disperata. Da tentare lo stesso, ma non avendo speranze di riuscita, solo per aver titolo di poter sbattere in faccia carta cantante quando potrò dire "ve l'avevo detto io". Ma andiamo con ordine.

Mario Draghi era sul famigerato Britannia quando si decise che il nostro modello di sviluppo, che aveva portato l'Europa occidentale ad essere il primo durevole esperimento della storia dell'umanità in cui si trasferivano ricchezze e diritti verso la maggior parte dei sudditi e l'Italia ad essere in prima linea in quel processo, era obsoleto. I soldi hanno una tendenza a concentrarsi in poche mani che è quasi una legge della termodinamica, e si sa che ogni attività neg-entropica necessità di energia applicata con costanza e sistematicità per reggersi almeno per un po', come giustamente pensate delle creme e della palestra ogni giorno che passa e vi guardate allo specchio. Morto il comunismo, tentativo supremo in tal senso che come ogni sport estremo alla fine fa più male che bene e prima o poi il cigno nero arriva, perdeva senso di sussistere la socialdemocrazia, che altro non era che il meccanismo omeopatico di disinnesco nelle plebi di qua della voglia di imitare quelle di la della Cortina di Ferro. Quindi, bisognava togliere alla mano pubblica tutto quello che controllava assicurando benessere diffuso da qualche decennio. Il pretesto era già stato innescato in anticipo, quando non avrebbe insospettito nessuno: togliendo il controllo politico alle banche centrali, si impennava il debito pubblico. La stampa avrebbe fatto il suo, con iniezioni potenti di sensi di colpa a giustificare il cosiddetto "vincolo esterno". Draghi scese dal panfilo con il mantra delle privatizzazioni a tracolla.

Chi oggi esulta perché abbiamo finalmente al timone uno che è stato capace, alla guida della BCE, di iniezioni di liquidità a fantastiliardi ("whatever it takes"), dimentica che quelle immense somme non sono andate in tasca ai cittadini (nel qual caso ne bastava un decimo a uscire dalla crisi in un anno o due) o a intaccare il debito degli Stati (ci si poteva accontentare anche così) ma in pancia alle banche, che grazie alla defunta distinzione tra istituti di credito e di investimento hanno, anziché in qualche modo favorito il riversarsi almeno parziale di quei soldi nell'economia reale (teorizzato dalla fallimentare e falsa ideologia monetarista), speculato sullo scarto tra gli interessi negativi pagati e quelli incassati incamerando titoli pubblici tanto più succulenti quanto più alto era il famoso spread. Il deficit corrente è la differenza tra quanto ogni anno il Sovrano dà ai sudditi e quanto ogni anno prende da loro. Ebbene, l'Italia è in surplus corrente (al netto degli interessi sul debito pregresso) praticamente senza interruzioni (solo un anno osò il Cavaliere, appunto) dal 1992. E questo nonostante si sia privatizzato tutto il privatizzabile asserendo (falsamente) che ciò avrebbe ridotto il debito (non poteva, data la curva iperbolica degli interessi, nata dalla trovata di farli pagare al sovrano non più padrone della propria banca) mentre invece aveva solo tolto ricchezza allo Stato (cioè a noi) per regalarla ai privati (assecondando la succitata naturale tendenza alla concentrazione del denaro..).

Tanto lo so che il post intero di Grimaldi, linkato nel
testo, non lo leggete... allora qui un estratto succoso:
il vero programma di governo di Draghi. Sapevatelo!
Ebbene, nonostante trent'anni di salassi, gli italiani ce la stavano facendo lo stesso. La loro rete di piccole imprese, la vocazione turistica, l'innovazione innestata alla tradizione nella ristorazione e nell'accoglienza in un Paese che ospita forse i tre quarti del patrimonio artistico mondiale (guarda caso, proprio i settori più colpiti dalla gestione criminale dell'emergenza sanitaria), i servizi pubblici che tenacemente resistevano ad un attacco dopo l'altro. Intollerabile, questa resistenza al terrore monetarista, questa indifferenza all'ultrambientalismo forse dettata dalla naturale diffidenza verso il Potere specie se camuffato nata da 1500 anni di resilienza alle dominazioni straniere. Questa capacità di rifugiarsi nel privato trasformando in percentuali da record di case di proprietà i propri risparmi da record. Ci voleva il Covid, la paura di morire che paralizza anche quando è statisticamente infondata. Ora lo sappiamo, ci siamo fatti due conti (con la C maiuscola): erano solo mosse preparatorie.

La Morte Nera arriva adesso.
A volte ritornano...
Basta leggere la lista dei ministri, redatta col sempiterno Cencelli a confermare il peggio degli uscenti per guarnirli con delle new entries inequivocabili: austerità, colpo di grazia al pubblico impiego, e per quanto riguarda il debito, beh dovete solo aspettare un pochino. Quando avranno deciso che la dittatura sanitaria ha finito il suo sporco lavoro, e speriamo che le varianti oltre che essere più contagiose non se la piglino anche coi piccoli (non lo faranno solo se capiscono che almeno per quelli il popolo è ancora più capace di incazzarsi che di paralizzarsi), sono già al posto giusto quelli che, avendo preso i soldi del recovery fund e poi magari anche quelli del MES, per usarli per tutto tranne risarcire i danneggiati e ricostruire la sanità pubblica s'intende, un bel giorno diranno: ohibò, il debito pubblico è schizzato verso il 200%! presto, tagliamo, privatizziamo, patrimoniale sugli immobili, lo dice Leuropa! E tutto questo con 4 ministri grillini e 3 leghisti (ma mica Borghi o Bagnai: a proposito, li avete sentiti fiatare? almeno Di Battista ha sfanculato tutti..), quote guadagnate promettendo agli italiani di uscire dall'eurozona se non dalla UE: che schifo, da ultimo baluardo per la sovranità dell'Italia a complici dell'averne fatto l'architrave del progetto di regime assolutista mondiale in costruzione.

martedì 7 luglio 2020

TI CONOSCO MASCHERINA

Ma sarà un metro?...
Visto in TV un famoso regista che quando si vanta del fatto che ha iniziato con Sergio Leone (ed Ennio Moricone: RIP, non ne scrivo finché non tace il coro dei coccodrilli, ma mi viene da dire che a quel livello si è immortali, e ieri mi sono rivisto per l'ennesima volta C'era una volta in America) non si rende nemmeno conto che senza i buoni uffizi di suo papà non avrebbe mai fatto nemmeno i suoi primi esilaranti film (che però erano collage dei suoi esilaranti sketch televisivi ma se parliamo di film con una storia propria esclusi un paio belli poi niente di nemmeno decente), dicevo un regista che giocando sulla sua fama di ipocondriaco è uscito dagli studi mettendosi la fatidica mascherina, dopo esserci stato venti minuti senza, a sputacchiarsi con Carlo Conti: si vede che gli piacciono proprio, gli autogol comunicativi. Poco prima, infatti, ne aveva fatto un altro, enorme: dopo aver simpaticamente rimbrottato "quei fresconi che all'inizio dicevano che era solo un'influenza un po' più forte", ha raccontato che il lockdown è arrivato proprio alla vigilia dell'uscita nelle sale del suo ultimo capolavoro, per il lancio del quale avevano peraltro scelto proprio il lombardo-veneto, le zone che sarebbero diventate di lì a poco le più colpite (e forse a conti fatti, se mai saranno fatti bene, si scoprirà siano state le sole, davvero colpite, e chissà da cosa), dove quindi decine di persone dello staff hanno trascorso decine di giorni sempre tra eventi teatri e ristoranti, senza che nessuno si beccasse niente. E ha avuto pure la faccia tosta di dire che era stata "fortuna", tra le risate del pubblico. Chissà se a qualcun altro, oltre che al sottoscritto, è venuta a mente la semplice deduzione che l'episodio, che in quanto tale non dimostra niente, se proprio gli si vuol dare un valore ce l'ha esattamente nel senso opposto dall'obiettivo di chi ce lo ha raccontato, dando ragione ai fresconi: una normale influenza li avrebbe contagiati in tanti. E magari lo ha fatto - o hanno fatto tutti il tampone, o almeno quelli che hanno avuto qualche linea di febbre o fatto qualche starnuto?
No, non mi arrenderò mai: stiamo parlando di un virus che non si è comportato in maniera molto diversa dai suoi predecessori, salvo che per il modo tragicamente sbagliato con cui si sono curati i malati nei primi tempi e soprattutto in alcune zone, modo che in quei tempi e in quelle zone ha sballato le statistiche, che però depurate di quei tempi e di quelle zone sono inferiori, altroché, a una normale influenza. Non insisto solo perché questi hanno fermato un Paese, e hanno buon gioco a prendersi meriti impropriamente: se fermi completamente il traffico, è ovvio che non ci sono più morti per incidenti stradali, salvo quei coglioni che già sfrecciano coi monopattini elettrici (impedendo il tranquillo struscio sul Corso). Ma resto convinto che il sistema sanitario di un Paese democratico moderno deve, ripeto DEVE, poter affrontare un'epidemia di queste proporzioni, e anche una dieci volte più contagiosa e letale, senza costringere incostituzionalmente tutti i cittadini, il 99% dei quali sanissimi, a restare chiusi in casa per mesi, e quindi moltissimi di loro a finire in rovina. Un modo per sapere chi ha ragione ci sarebbe, ma potete scommetterci che non lo faranno mai, perché se poi vengono sbugiardati devono come minimo andare a processo: sessanta milioni di sierologici, e se danno anche solo 6 milioni di positivi, come più o meno tutte le influenze, è bello e dimostrato che hanno fatto una cazzata enorme, anche ammettendone la buona fede. Ma devono essere a tappeto, e con garanzia di anonimato, altro che la insulsa app che ha già rovinato la vita ad alcuni dei cazzoni che si sono affrettati a installarsela senza riflettere sulle conseguenze (passi vicino a un altro cazzone che era pure positivo, e sei sequestrato in casa tu e i tuoi familiari anche senza avere niente, e magari avevi appena riaperto il bar e allora ti sta bene che se lo pigli il cravattaro).
Ma anche volendo ammettere la buona fede o persino l'efficacia (ho detto "anche volendo": trattasi di espediente retorico), il problema arriva dopo. Ora, e domani. Tu Signore vuoi fermare il motore del Paese? Sei padrone - se non tu chi? - ma poi hai l'onere di riavviarlo. Sono, per usare un eufemismo, cazzi tuoi. NON puoi venirci a dire che l'Imperatore ti lega le mani. Sennò noi abbiamo diritto ad assaltare il castello e prenderti il tesoro. E se poi arrivano le truppe dell'Imperatore a pretenderlo indietro (ma non era il tuo?), ce la vedremo con loro, magari soccomberemo davanti a forze soverchianti, ma venderemo cara la pelle. Capita la metafora medievale? Chi è Sovrano ne ha onori e oneri. Trump sta cacciando i soldi, e l'economia USA sta ripartendo anche ad epidemia più attiva che da noi. Conte non può, quindi non è sovrano... quindi - udite udite - non poteva nemmeno fermarci. Chi è il nostro sovrano, la UE? dovevano fermarci loro, eventualmente, e comunque ora devono risarcirci loro. Sull'unghia, la BCE stampando Euro. Ogni altro scenario, Mes, recovery fund, o altra etichetta anglofona ad occultare prestiti, quindi ulteriore indebitamento quindi schiavizzamento dell'Italia, è da respingere al mittente con ignominia, e senza mezzi termini. E chi dice il contrario o è prezzolato, e allora è un traditore da processare e arrestare, o non lo è, e allora è un deficiente pericoloso da emarginare.
Mi rendo conto dei toni forti, ma se non la pensate così, perdonatemi ma vi sarete meritati la rovina che arriverà. Se non arrivano i soldi europei prima di subito, e a titolo totalmente gratuito, infatti, anche quelli che sono riusciti a riaprire la loro attività, tra buffi da fare per onorare i pagamenti nel periodo di chiusura forzata e minori introiti successivi per via delle cervellotiche e spesso contraddittorie misure delle fasi 2 e 3 e per via della paura instillata nella gente da una campagna di stampa criminale (e lungi dal terminare), la dovranno chiudere. Ma non pensate, anime belle, "chissenefrega io compro su Amazon". Meno soldi girano, meno ce n'è per tutti. Un tracollo del 20% dell'attività economica, che fino ad oggi si era visto solo in seguito ad eventi bellici, senza misure da cavallo si traduce presto in un crollo di entità multipla. Le entrate fiscali sono già calate: crolleranno. E presto vi diranno che non ci sono più soldi per pagare gli impiegati pubblici, che peraltro grazie allo smart working avranno dimostrato che ne basta la metà, a voler essere generosi. E voi magari applaudirete pure, "gli sta bene, sti fannulloni!" Ma così la domanda interna scenderà ancora, esponenzialmente. Eccetera eccetera. Quando arriveranno le elemosine della UE, se mai arriveranno, sarà troppo tardi. Pretendete risarcimenti subito, o siete morti. Pretendete di rientrare in ufficio, o siete scemi, e poi morti. Pretendete un governo che sia disposto davvero (quindi non l'attuale centrodestra, niente illusioni) a sbattere la porta in faccia all'Europa se non sgancia immediatamente, o siete morti.
I sopravvissuti, li vaccineranno di un vaccino inutile al Covid19 che chissà cos'altro contiene, e li camperanno con sussidi di povertà. Il disegno è questo: Guglielmino si è fatto già scappare un vaticinio sugli attacchi chimici, non dovesse bastare la ripresa dell'epidemia, data per certa dagli evidentemente bene informati. Come dite? esagero nel catastrofismo? IO? ma non era meglio esagerare in un senso a novembre, attrezzandosi per spegnere sul nascere i focolai e comunque prepararsi a curare i malati lasciando campare gli altri, piuttosto che farlo in un senso molto più deleterio da marzo? Sentite a me, se ci tenete ancora a quel po' di libertà che vi è rimasta, preparatevi a lottare e resistere per essa. Cominciando dallo spegnere la TV e impiegare il tempo di un TG a leggere le cose giuste, ad esempio seguendo i link nel testo del post e quelli belli carichi che ho lasciato per dessert:
  • Bagnai, ovvero i dati nudi che dimostrano che gli italiani sono di gran lunga gli europei più virtuosi, quelli che negli ultimi trent'anni più di tutti hanno dato ricchezza allo Stato di quanta ne abbiano avuta da lui - mi spiace non avere alcuna fiducia nel fatto che una volta al governo la Lega lasci dettare la linea politicoeconomica a gente come lui, piuttosto che a qualche berlusconiano a caso;
  • Piccioni e Dal Corno, ovvero dati alla mano come e quanto le privatizzazioni in Italia siano state un disastro, e non c'è salvezza se non in una forte ripresa del ruolo dello Stato in economia (certo, facendo tesoro dei lati negativi, specie inefficienza e corruzione, che però hanno caratterizzato ancora di più il privato mentre la narrazione era che sarebbero sparite ipso facto);
  • Bizzi, ovvero quello che penso io detto ancora più direttamente, letto dopo aver completato questo post e aggiunto alla fine per completezza. Conte non è Churchill, è Cromwell, sapevatelo.

sabato 11 aprile 2020

RISURREZIONE

Ma ci avete mai pensato quanto sarebbe mostruoso, se davvero
esistesse, un dio che per affrancare il suo popolo ammazza tutti
i primogeniti dei presunti oppressori, distinguendo le case dei suoi
per il fatto che hanno bagnato le porte col sangue di agnelli (The
silence of the lambs
, il silenzio degli agnelli, vi ricordate il titolo
italiano?), che ancora oggi è usanza mangiare a Pasqua? Dài,
Loki degli Avengers non è così carogna. e Thanos non è un dio.
La Pasqua è una festa antichissima. Le nuove religioni hanno sempre usato, nell'affermarsi, lo stratagemma di non vietare le celebrazioni dei culti che intendevano soppiantare stabilendone altre in altri giorni, ma di fissare le proprie celebrazioni esattamente nei giorni in cui avevano luogo le precedenti, di modo da poterle sostituire senza soluzione di continuità (eventuali fedeli dei vecchi culti festeggiano assieme a quelli dei nuovi, finché i primi non si estinguono): ve ne ho già parlato a proposito del Natale..
I cristiani, infatti, quando hanno scritto (da parecchi decenni a un paio di secoli dopo gli avvenimenti) le storie fondative della loro religione, ovverossia le vicissitudini del sovversivo sedicente (anzi no, lui diceva "tu l'hai detto", pare) Messia su cui intendevano fondarla, hanno ambientato le vicende relative al suo imprigionamento, alla sua esecuzione alla maniera romana ed al trafugamento del suo cadavere, durante l'importantissima festa ebraica della Pasqua, che da allora per "noi" è la celebrazione della sua morte e risurrezione, ma per gli ebrei era già e resta ancora la celebrazione della (sanguinosa, vedi didascalia della foto) fuga dall'Egitto del "popolo eletto" appresso a Mosè.
Ma la festa è ancora più antica, e lo dimostra al limone il fatto che essa è fissata non secondo il calendario solare, ma secondo quello lunare, utilizzato dagli umani fin da quando diventarono agricoltori e allevatori stanziali da cacciatori e raccoglitori nomadi che erano (la storiella viene efficacemente rappresentata nella novella di Caino e Abele - da noi, che altri popoli hanno le loro storie), per migliaia di anni fino alla comparsa dei calendari solari, ma anche oltre se pensiamo a come ragionavano i nostri nonni contadini. Infatti rispetto al calendario solare la Pasqua è mobile, cadendo invece sempre la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Arrivava la buona stagione, e calcolare la luna piena indicava chiaramente cosa seminare prima e cosa dopo, e siccome era la prima della buona stagione bisognava segnalarla con una festa, e perché no festeggiare era anche di buon auspicio per il raccolto.
La coincidenza singolare che dalla settimana prossima i nostri signori e padroni abbiano deciso che si può concedere a chi lo voglia di tornare ai suoi campi, ci dà il destro per festeggiare anche una Pasqua laica. Resurrezione, liberazione dalla schiavitù, o fischio d'inizio della buona stagione agricola che sia, la metafora gira gira è sempre la stessa, e casca a fagiuolo in questi tempi grami.
Più passa il tempo, più i numeri di questa cosiddetta pandemia danno ragione, purtroppo, a chi fin dall'inizio ha, non dubitato della gravità di alcune sue implicazioni sanitarie, ma ritenuto che le misure di contrasto rispondessero a ben altre logiche che quelle dichiarate. A bocce ancora in movimento, è ancora il caso di rimandare i bilanci e le analisi. Ma alcune cose già accadute meritano attenzione, e soprattutto di essere raccontate per quello che sono, il contrario di quello che ci dicono giorno e notte a reti unificate.
Immagine tratta da un covo facebook di sovranisti, questo,
che infatti risulta già attenzionato dal Ministero della Verità
Infatti, a sentire l'informazione televisiva, cioè sia i TG che il mare di trasmissioni di dibattito e commento in cui tentano di farci annegare, il governo avrebbe operato una scelta costosa ma doverosa, e alla fine ripiana i danni con oltre 400 miliardi di aiuti, mentre l'Europa brutta e cattiva ci nega gli Eurobond: a Roma si dice "che jè voi dì?". A leggere bene, invece, quei miliardi sono solo impegni teorici di garanzia a prestiti alle imprese. L'immagine qui accanto spiega bene: tu governo mi hai messo in mutande obbligandomi di fermarmi per due mesi (ma quello che si delinea per dopo per certi tipi di attività comporta un forte ridimensionamento definitivo, se non la sparizione: pensate ai locali gremiti con musica dal vivo, o dove si balla in coppia o si suda in tanti, eccetera, ad esempio), e io, che intanto le spese corrono e ho dovuto per campare intaccare i risparmi, se voglio ripartire e non ho soldi da parte li chiedo alla banca, che grazie al decreto me li presta sicuro (sicuro? forse se avessero vietata qualsivoglia istruttoria...) anche perché garantisce lo Stato tramite la CDP, il che significa che se non riesco a rimborsare il prestito io vado fallito, ma la banca no perché viene rifusa dallo Stato. Capita l'antifona?
E' come col MES: tanato dall'opposizione di destra (dimentica di essere al governo quando fu architettato, ma tant'è), Conte smentisce il suo utilizzo (anche perché la maggioranza parlamentare è ancora grillina e la denuncia dell'iniquità di questo strumento è stato per anni uno dei cavalli di battaglia del M5S), ma non mancano le voci all'interno della maggioranza di governo, specie (ovviamente) lato PD, che dicono più o meno "embè? che importa con quali forme arrivano gli aiuti europei? basta che arrivano!": ho sentito con queste recchie Mentana dire testualmente che magari al MES basta cambiargli nome... E invece bisogna dire chiaro e tondo che comunque la chiami resta una fregatura, conferire a gratis soldi ad un fondo che poi se ti servono te li presta (si, i tuoi stessi soldi, avete capito bene) non solo a interessi, ma anche sotto condizione - che poi le condizioni sono sempre quelle: tagli di spesa, dismissioni asset pubblici, innalzamento età pensionabile, insomma tutto quel complesso di provvedimenti che, attraverso la demolizione della sanità pubblica e il deterioramento delle condizioni di vita dei nostri vecchi, sono la vera causa del bilancio tragico di questa influenza un po' più grave delle recenti altre.
Per cui il mio augurio (per quanto io sia reso scettico dalle facce di chi ti guarda come un untore mentre fai footing entro 200 metri da casa come da norme governative) a tutti voi è questo: buona Pasqua! Risorgete! Liberatevi dalla schiavitù! Fate festa e iniziate a seminare per la nuova stagione! E non prendete prestiti, fate una bella class action per danni a chi vi ha ridotto in mutande.
Oggi guardando il TG2 ho trasalito: qualcuno che forse non teme di perdere il posto ha mandato in onda (non in prima serata, ovviamente) un servizio con dentro un cinegiornale di 50 anni fa dell'istituto Luce, che si trova facilmente su Youtube e racconta le chiusure in massa dei negozi per malattia dei negozianti quasi come un servizio di costume. Perché nel 1970, io ero piccolo e non me lo ricordo, ci fu una influenza "asiatica" che mise a letto 13 milioni di persone. Avete letto bene: 13 milioni. I morti, secondo il sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità, furono circa 20mila. Ma vi voglio riportare la frase testuale:
"In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi".
Non c'erano tamponi, terrorismo mediatico con contabilità continua, eppure siamo lì. Quanto sarebbero stati, allora, i morti attribuiti a quella influenza se avessero usato i criteri attuali, cioè se a tutti i morti del periodo avessero fatto un test, ce ne fosse stato uno, dato che il morbo allettò ("allettò", non "contagiò": il covid19 è per oltre il 90% asintomatico, lo dicono loro stessi, e sottostimando il denominatore) un italiano su 4? Facciamo proporzionale, anche se partendo da chi stava così male da morire sarebbe di più? Un quarto dei morti dell'anno: attorno ai 75mila. Volendo, a una cifra del genere possiamo arrivarci anche adesso: basta fare il tampone a tutti i morti, a prescindere dalla causa di morte, da qui a dicembre. Magari lo faranno, ma non è questo il punto. Il punto è: come mai agli italiani dell'epoca non fu riservato lo stesso trattamento di ora? Beh, forse le élite erano meno sofisticate e organizzate, forse erano ancora impegnate a dimostrare che l'uscita capitalistica dalla tragedia bellica era meglio di quella comunista, forse tutti quanti, élite compresa, non erano stati ancora rovinati dalla globalizzazione e da ciò che comporta anche sul piano filosofico e della percezione della gravità delle cose e della serietà della vita (leggete questo pdf, è del 2016, pare scritto oggi per oggi). Ma anche quando, non ci avrebbero nemmeno provato, perché sapevano che i cittadini di allora non glielo avrebbero consentito. Ma non ve li immaginate, i cortei coi cartelli con scritto "governo fascista" davanti a palazzo Chigi, bombardati dai lacrimogeni? E non li "vedete" in parlamento i compagni del PCI ostacolare in ogni modo una dichiarazione di "stato di emergenza" prima ancora del primo morto italiano, ma anche dopo, almeno fino a numeri con uno zero in più degli attuali?
E allora vorrei dire ai ragazzi, non ai quattro gatti vecchiotti che normalmente mi leggono (non vi offendete, con me famo cinque): sollevatevi. Risorgete. Fuggite dalla schiavitù. Coltivate il vostro futuro. Vi hanno rincoglionito a furia prima di TV e poi di social network. Spegnete tutto, anzi no, usate i mezzi che vi hanno dato in modo diverso, Internet per scavare e informarvi attivamente (leggete ad esempio qui cosa dice un virologo clinico, primario a Novara), i social per fare massa, ma soprattutto studiate. Non lasciatevi mettere un cerotto col vaccino e il GPS, non siete bestie da campanaccio. Non lasciatevi portare dove vogliono loro, non siete gregge. Non postate pure voi "io resto a casa" con orgoglio, non uscite sul balcone a cantare la marcetta dal testo implausibile che ci fa da inno. Metteteci un cartello con scritto "resto a casa perché obbedisco ai tuoi ordini, anche se all'età mia le influenze si prendono e passano e magari manco te ne accorgi, ma i soldi che non guadagno per tutto questo periodo me li dai tu, in contanti e subito". Se no la prossima volta voto per chi si attrezza credibilmente per non ripetere, alla prossima influenza, questa costosissima pagliacciata.

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