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domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

sabato 11 marzo 2023

DI CRIMINI E CRIMINALI

Beh, se non avete mai visto The Blues brothers, peggio per voi
Partiamo da una constatazione elementare, che spesso tutti dimenticano: tutti (vorrei dire quasi tutti, ma temo non ci siano abbastanza eccezioni da giustificare il quasi) coloro per qualcuno o qualche popolo sono passati alla Storia come grandi condottieri patrioti statisti, per qualcun altro o qualche altro popolo sono (se quel qualcuno ha ancora voce o quel popolo esiste ancora) o sono stati in qualche modo dei criminali. Chi è d'accordo è quasi certamente affetto da quel "relativismo culturale" che virgoletto perché il buon Ratzinger ci si scagliava dichiaratamente contro un giorno si e l'altro pure, perché da buon teologo comprendeva che un relativista non può essere un buon credente e lui era il CEO di un'azienda con miliardi di affiliati la doveva difendere, che diamine! Intendiamoci, va bene così: è meglio un nemico sincero di un finto amico, quindi molto meglio papaRatzi dei mediatici e infidi traffichini che lo hanno preceduto e seguito. Ma non stiamo parlando di Papi, stiamo parlando di voi. Chi di voi non è d'accordo con l'affermazione iniziale, essendo magari convinto di poter individuare un Garibaldi o un Hitler a fargli da punto fermo di riferimento in quanto ottima rappresentazione del bianco o del nero nella scala di grigi della realtà, sappia, se non lo sa già, di essere uno schierato, un accolito, un "partigiano" nel senso deteriore del termine (che avrete usato anche voi, magari solo per offendere un arbitro).

Ho citato due esempi estremi (uno che ha una via una piazza e magari una statua in praticamente ogni città d'Italia, e uno che a parte i nazisti dell'Illinois tutti usano come sinonimo del Male assoluto) perché persino loro hanno nel curriculum abbastanza episodi di segno opposto da consentirgli, in caso la Storia fosse andata diversamente, di passare alla stessa con una immagine totalmente capovolta rispetto agli stereotipi correnti: Garibaldi come un ladro di bestiame poi avventuriero al soldo degli inglesi contro il legittimo regno dei Borbone, terrorista agitatore e traditore dello stesso popolo che riusciva a trascinare, Hitler come l'unico statista in grado di sollevare la Germania e il suo popolo dal baratro causato dagli accordi di Versailles e dai malefici influssi delle pluto(giudo)crazie che con le loro crisi telecomandate miravano a controllare i popoli di tutto il mondo, e poi il padre fondatore dell'Europa Unita. Nessuno avrebbe mai saputo niente, e anche quando li avrebbe etichettati come falsità complottiste, dei campi di sterminio, esattamente come oggi noi dei tanti misfatti di Garibaldi e dell'Unità d'Italia, che al massimo ci raccontiamo io Pasbas e voi quattro gatti. Dunque non sto ragionando per paradossi.

Sto affermando invece che chi è convinto ma davvero convinto che nella questione ucraina Putin sia il cattivo punto e basta e Zelenski il buono punto e basta, e che armare quest'ultimo sia un Dovere per la Democrazia e non anche invece forse la ragione per cui la guerra continua da oltre un anno (magari sarebbe finita un anno fa con la legittima liberazione delle enclave russe in Ucraina), ha un problema: crede per partito preso alle "verità" che gli racconta il regime cui appartiene. Per cui hai voglia oggi a sentirsi un paladino della democrazia: egli stesso avrebbe posizioni opposte se il suo "padrone" fosse un altro, sarebbe putiniano di ferro sotto Putin, integralista sotto Khomeini, nazionalsocialista sotto Hitler, fascistone sotto Mussolini, eccetera eccetera su su fino ai Sumeri. Perché se vogliamo proprio identificare un elemento che contraddistingue l'essere democratici è l'esercizio abituale e incondizionato dell'arte del Dubbio, e l'essere in democrazia è la garanzia di poter sempre liberamente e senza conseguenze espletare tale esercizio. Se dubitare dell'efficacia e della sicurezza dei vaccini, e anzi della legittimità di chiamarli così, mi toglie la libertà di esprimermi e di scegliere e i mezzi per sostentarmi, non siamo in democrazia, punto. E questa è una libera opinione, roba che non può essere sindacata nemmeno dalla Corte Costituzionale.

Se non bastasse il ragionamento logico, però, eccovi alcuni esempi in cui la cosiddetta verità storica, quella che ci hanno presentato dogmaticamente come tale, nasconde perlomeno un'altra faccia della medaglia, quando non un capovolgimento di nesso, talvolta persino ammesso dagli artefici, quando la distanza temporale è diventata sufficiente a neutralizzare le conseguenze dell'emersione. Esempi in cui l'etichetta "crimine" e "criminale" si trova in realtà appiccicata altrove rispetto a quanto ci hanno insegnato.

  • Dresda nel 1945 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati senza essere un obiettivo militare, per esclusivo scopo "terroristico" (costringere i tedeschi alla resa), con centinaia di migliaia di vittime in un solo giorno - il parametro è tra l'altro utile per capire quanto sia differente nelle modalità e negli intenti l'offensiva russa in Donbass (a proposito: che campioni da Feltrinelli...) eccetera, e quanto siano intimamente malvagi invece certi comportamenti dei sedicenti paladini della libertà e della democrazia mondiali - pochi mesi dopo, a Hiroshima e Nagasaki, fecero il bis con l'aggravante del mezzo usato, del fatto (oramai pacificamente ammesso, a dispetto delle balle che ci hanno raccontato per decenni) che in pratica i giapponesi si erano già arresi, e dell'intento reale rivolto già alla guerra successiva (mostrare i muscoli alla Russia: gli storici ormai concordano sul fatto che sganciare le atomiche fu il primo atto della Guerra fredda non l'ultimo della Seconda guerra mondiale).
  • La Libia di Gheddafi, per decenni definita regime autocratico per contrapposizione alle sedicenti democrazie occidentale, come si poteva invece definire se confrontata a quasi tutti i regimi africani e anche mediorentali, magari con riferimento al benessere dei cittadini? E confrontata con quella attuale, frutto dell'intervento occidentale con tanto di assassinio del leader? Sentiamo e facciamo sentire Fulvio Grimaldi, magari ci apre gli occhi... E lo stesso paradigma si può applicare all'Iraq, l'Afghanistan, l'Iran e a tutti gli altri posti dove l'Impero si arroga il diritto di intervenire per esportare i suoi pretesi valori.
  • Le ONG che pattugliano il Mediterraneo, certo che salvano vite. Ma qualcuno ha fatto i conti bene, su quanto la loro presenza sia un incentivo per quelli che imbarcano disperati su natanti sempre più malmessi, e per i loro mandanti qui da noi, e quindi aumenti il flusso dei partenti in tale misura che anche aumentando la quota dei salvati il numero delle vittime finisca per aumentare drammaticamente? E tutto questo in confronto allo scenario peggiore, quello in cui i barconi ci sono comunque e le ONG no, figurarsi in confronto a quello migliore, l'unico davvero accettabile: che l'ineffabile (e sempre latitante proprio solo quando servirebbe) Unione Europea si accolla l'onere di stimare i flussi migratori necessari e di organizzarli in sicurezza, togliendo la prima incombenza alle mafie e la seconda ai criminali, coi migranti che arrivano in quanti e dove devono arrivare con mezzi sicuri.

domenica 12 febbraio 2023

MA SIAMO MATT(E)I?

Dopo un po' di tempo, torna a contribuire a questo blog Pasbas, che anche stavolta si contraddistingue per la documentazione old style, si potrebbe dire, dunque nettamente alternativa a quella dominante al tempo del web e decisamente più profonda. L'argomento è solo apparentemente storico; invece, come avrà modo di constatare chiunque si prenda il disturbo di leggere il pezzullo con attenzione, è di estrema attualità, e già dal titolo scelto dall'autore lo si evince.

Leggendolo però mi è venuto in mente un altro titolo, che ho dato al post lasciandoli così entrambi: le cose che aveva in mente Enrico Mattei, e aveva iniziato ad attuare, semplicemente non potevano essere accettate dai padroni del mondo senza reagire. Col passare dei decenni la cosa è diventata chiara a chiunque si sia approcciato allo studio della realtà socioeconomica senza paraocchi ideologici, ai tempi invece la videro bene solo in pochi, tra cui Pier Paolo Pasolini, che ci scrisse un libro (Petrolio - ne abbiamo parlato qui) da cui aveva fatto un film, il furto del cui "master" (le pellicole di tutto il girato, da montare: niente copie, erano altri tempi) fu il cavallo di Troia che lo attirò tra i suoi carnefici (altro che le storielle piccanti raccontate per decenni..).

Pasquale oggi ci racconta (giustamente, e forse non a caso, in "presente storico") la prima metà della storia, per farci capire da dove veniva Enrico Mattei e cosa stava facendo. Attendiamo con fiducia la seconda parte.

...

Mattei, pace e bollette - parte I

di Pasbas

Pubblicazione dell'ENI, corredata da
foto inedite. Non in commercio.
Strano titolo e connessione ancor più singolare, si potrebbe dire, eppure la connessione c'è eccome. Il nostro eroe (povero il popolo che di eroi ha bisogno) nasce ad Acqualagna nel 1906, di famiglia umile che emigra presto a Matelica; irrequieto, curioso e intraprendente, lascia la famiglia per cercare fortuna a Milano. Venditore di macchine industriali e poi imprenditore del settore chimico, si confronta presto con la penuria di combustibili derivati dal petrolio e di energia elettrica, indispensabili per l'industria (come non ricordare i militari nel deserto a guardia di barili semivuoti!...). La gran parte delle famiglie delle zone rurali del sud non conosce l'elettricità, il paese allo sbando e l'accesso alle fonti energetiche praticamente impossibile cominciano a divenire un tarlo che gli lavora dentro.

Inizia la sciagurata esperienza militare del fascismo, le poche riserve energetiche si assottigliano sempre più, il disastro in Ucraina e Bielorussia dei nostri poveri soldati, le sanguinose (di cui poco si parla) campagne di Grecia, Albania, Jugoslavia e poi il tracollo e la resa, i nazisti occupano un paese con le forze armate e il popolo allo sbando, e Mattei? Mattei sceglie di ridurre la produzione per non favorire nazi e RSI, mantiene tutto il personale (evitando che le maestranze siano coscritte dalla RSI) simulando una produzione inesistente, e poi decide di entrare nella Resistenza.

Diviene capo e organizzatore di circa 30 mila partigiani cattolici (sfilerà il 25 Aprile a Milano in prima fila con i dirigenti del CNL). Poco prima si crea, quasi per caso, la più grande opportunità per la sua vita (che poi sarà la causa della sua prematura morte): la Commissione Economica del CNL Alta Italia lo nomina Commissario per l'Agip, azienda ormai stracotta. Lui e Zanmatti (ex Commissario) ci danno dentro da matti: si riparte con le trivellazioni in pianura Padana alla ricerca del gas, nonostante l'opposizione governativa che ritiene il tutto uno spreco di denaro per il nord ancora non liberato. Il dopo Liberazione non vede grossi cambiamenti: il governo sempre più deciso a chiudere i rubinetti, Mattei sempre più caparbiamente convinto delle sue idee; ma alla fine la spunta lui. Inizia così un periodo di 18 anni di incredibile e frenetica attività dal nord all'estremo sud e soprattutto un attivismo internazionale verso i paesi produttori di petrolio che sembra scompaginare i piani di dominio delle multinazionali USA e Britanniche…

Il suo “sconsiderato” attivismo e la passione per la sua patria lo portano sempre più spesso fuori d’Italia, tutto questo per stringere alleanze con i paesi produttori di gas e petrolio, scavalcando così il monopolio delle Sette Sorelle. Tutto inizia nel 1956, quando Mattei incontra Nasser per stringere un accordo di sfruttamento coordinato dei giacimenti di El Belaym, sul Sinai. Poco dopo viene siglato uno storico accordo tra Agip Mineraria e il governo iraniano, secondo il quale Agip e NIOC (società petrolifera iraniana) costituiscono una società paritetica con un rivoluzionario, per l’epoca, contratto di sfruttamento: nelle aree individuate dall’accordo i proventi delle estrazioni vengono ripartiti con un 50% allo stato iraniano ed il restante 50% diviso tra le due componenti la nuova società. In parole povere il 75% dei proventi spetta all’Iran ed il restante 25% all'Agip. Viene così completamente rovesciato lo schema dominante, 25% al paese produttore il restante 75% alle multinazionali petrolifere.

“Il petrolio è una risorsa politica [...] si tratta ora di porla al servizio di una buona politica [...] priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche [...] volta al mantenimento della pace [...]”: questa visione “terzomondista” lo porta nel continente americano a trattare sulla stessa base con Messico, Brasile e Argentina, facendo così nascere speranze nuove all’interno dei paesi in via di sviluppo possessori dell’oro nero. Il governo venezuelano vede nell’accordo con l’Iran l’apertura di una nuova fase nei rapporti internazionali. Il ministro dell’economia dell'Iraq ritiene che l’accordo italo-iraniano apra una fase nuova nelle concessioni petrolifere in Medio Oriente: il governo iracheno ha il pieno diritto di rivedere i contratti di sfruttamento dei giacimenti in una chiave di maggiore convenienza. Il ministro ritiene inoltre che le nuove concessioni potranno in futuro seguire la falsariga dell’accordo tra Italia e Iran (lo dice al Times nel 1957). Il giornale di Beirut Commerce du Levante ritiene questa una vera “rivoluzione”, e prevede che anche Germania e Giappone presto entreranno nel gioco dei nuovi parametri di sfruttamento dei giacimenti. Nasser e Mattei si accordano su una suddivisione degli utili tra Egitto e Italia del 74% e 26% rispettivi. Rispetto alla politica imperialista del 25/75 questa nuova modalità sta per rivoluzionare i rapporti internazionali relativi all’energia e non solo.

La linea politica di Mattei poggia su tre pilastri fondamentali:

  1. acquisizione di licenze dai paesi avanzati, per attività estrattive e produttive;
  2. collaborazione su basi paritetiche con i paesi produttori;
  3. rapporti commerciali aperti verso i paesi del blocco socialista e quelli dell’estremo oriente, Cina in primis.

La sua impostazione da “venditore imbattibile” lo porta a girare il mondo in lungo e in largo sempre lasciando un’impressione di pacatezza, decisione e forza fuori dal comune. Non mancava mai, nei suoi incontri con governanti e industriali, di proporre i servizi e i prodotti delle aziende del gruppo: AGIP, PIGNONE, ANIC, SNAMPROGETTI, SAIPEM.

Ecco cosa dicono di lui importanti personaggi del panorama politico internazionale, alcuni degli uomini più potenti e influenti dell’epoca:

  • Luis Herrera Campins (presidente del Venezuela): “Credo che tutti i paesi produttori di petrolio ricordino con stima e ammirazione l’opera e l’azione portata avanti da Enrico Mattei”.
  • Rafael Caldera (presidente del Venezuela): “La figura di Mattei [...] un po’ fantastica per il suo coraggio, la sua azione nel campo del petrolio così pesantemente condizionato dai grandi poteri internazionali”.
  • Aziz Sidki (ex ministro dell’Industria dell’Egitto): “In una occasione, quando avevamo bisogno di aiuti a causa delle sanzioni economiche imposte all’Egitto dai paesi occidentali, il signor Mattei ci fornì il necessario fabbisogno di petrolio. [...] Mi disse che pensava che c’era qualcuno che voleva ucciderlo. Scherzando aggiunse 'forse mi faranno esplodere l’aeroplano'”.
  • Abdelaziz Lazram (ministro dell’Economia della Tunisia): “La Tunisia aveva incontrato enormi difficoltà con le compagnie petrolifere allora presenti (anni ‘60). [...] La formula di cooperazione proposta da Mattei è diventata in seguito la formula praticata nel mondo intero”.
  • Otto Schedl (ministro dell'Economia della Baviera): “...si preoccupava [...] di [...] un posto di lavoro umano, della creazione di servizi sociali, della costruzione di abitazioni per i dipendenti [...] di luoghi di vacanza al mare ed in montagna per le loro famiglie”. Schedl trattò con Mattei la costruzione dell’oleodotto e della raffineria in Baviera. Aggiunge inoltre: “La modestia, l’altruismo e la semplicità erano le più pronunciate qualità umane di Mattei”. 

domenica 12 gennaio 2020

IL CASO SOLEIMANI, IN BREVE

I funerali del "terrorista": per la questura un migliaio di presenti...
Baccini conosceva e amava De Andrè (a un certo punto riuscì persino a duettarci in un brano: Genova blues, si chiamava), per cui è molto probabile che la sua Rifacciamo il muro di Berlino l'abbia scritta con nel cuore la lezione di storia de La domenica delle salme (quella di "la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro, e noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo", si). Resta ingenua come tutti i testi di Baccini, ma è del 1993 e non si può certo dire non sia tempestiva. Oggi che il muro di Berlino non si può più rifare, è sempre più evidente la necessità che il mondo torni ad essere bipolare se non che divenga multipolare, perché trenta e passa anni di "fine della storia" hanno dimostrato fin troppe volte che troppo potere concentrato da una sola parte finisce per rovinare tutto il consesso: una semplice legge di natura che vale per qualsiasi consesso, anche il vostro matrimonio, figurarsi le potenze nucleari. Non è questione di "come" lo si utilizzi, se è tutto da una parte troverà il modo di rovinare lo scenario, potete giurarci.
La cronaca dice di un generale iraniano ucciso da un intervento militare americano tramite droni. Una novità storica assoluta: finora avevano sempre preferito mascherare i loro interventi in vari modi. Insomma, ci fosse stato Trump, non avrebbe avuto bisogno di buttare giù le Torri gemelle per attaccare l'Afghanistan. Ma a stupire non è tanto la manovra del cafonazzo momentaneamente imperatore per favorire, spostando i riflettori, l'insabbiamento della farsa del suo impeachment (messa in scena dai dem per farsi belli ma solo perché sapevano che non poteva andare in porto, non avendo i numeri al senato), è il colpo di genio della risposta iraniana: un attacco ad alto valore simbolico, a cominciare dal momento, e a basso risultato pratico, di modo da consentire al nemico di soprassedere all'alimentazione dell'escalation. Mentre non stupisce affatto l'atteggiamento di quasi tutta la classe politica italiana (con Salvini in prima fila, ci fosse ancora bisogno di gettare la maschera) e della stampa a libro paga, come al solito intenta a ripetere una narrazione mendace fino a farla diventare luogo comune, tacendo invece (al punto da far inalberare perfino un Cacciari, mica Che Guevara) la vera statura storica della vittima: decisivo nella lotta contro l'Isis, per dire.
D'altronde, quando qualcuno in Italia si mette in testa di fare del vero giornalismo, se gli va bene finisce nel cono d'ombra, come nel caso dell'intervista della Maggioni ad Assad censurata dalla Rai, per le ragioni che qui ci spiega Grimaldi. Ragion per cui il minimo che possa fare un blog, che vero giornalismo non lo fa, è mostrarvi il video. Se anche uno solo di voi apre gli occhi, è cosa ben fatta...


domenica 27 gennaio 2019

UN GOLPE, MA MORBIDO

Ma voi lo avete capito, poi, perché hanno fatto fuori Gheddafi?
Non solo sono anni che ci propinano la loro visione del mondo, che poi è quella del capitalismo sovranazionale, come se fosse l'unica possibile e comunque l'unica "scientifica", a dispetto dell'assioma che la scienza è la patria del dubbio e ciò che lo esclude non è scienza. No, ecco che quando la gente comune dimostra (col voto) che ha smesso di credere alla loro narrazione della realtà, per quanto insistente e dominante, e poi dimostra (mantenendo il consenso al sia pur rabberciato e contraddittorio governo nonostante gli attacchi concentrici a cui lo hanno sottoposto) che proprio non ci vuole credere più, approfitta del fatto che quest'ultimo non ha la forza politica o forse solo l'habitus di bandirli da tutti i gangli del mainstream (cosa che loro invece hanno sempre fatto, qualunque posizione avesse il loro governo nel simulato continuum destra/sinistra) per continuare a disinformare in tutte le direzioni. Peggio, quando finalmente la nuova situazione politica consente che una voce discordante da quella narrazione si affacci, senza pretendere di dominare a sua volta ma semplicemente di democraticamente fare sentire un'altra campana, eccoli che subito partono in quarta blaterando di disinformazione antiscientifica: il classico bue che dice cornuto all'asino.
I fatti. L'altra sera (grazie a Freccero, si noti) finalmente una trasmissione TV parlando di signoraggio raccontava diversamente da come ve l'hanno sempre raccontata loro la politica economica e le congiunture degli ultimi decenni. Sacrilegio! Come si premettono? Ignoranti! Ecco il dominio grillo-leghista sui media! eccetera eccetera... Inutile obiettare che la suddetta gente comune lo sa benissimo, perché se lo sente nel culo e nel portafogli, chi ha ragione. E inutile rammentare che prima del dominio del monopensiero liberista e monetarista esisteva almeno un'altra scuola di pensiero economico, e visto gli sfaceli compiuti da quella dominante sarebbe proprio il caso di riaprire un confronto democratico con l'altra, nel merito. No, hanno ragione loro e gli altri sono ignoranti e in malafede, questo è il loro paradigma, e stiamo parlando di gente che si considera democratica e aperta.
Un altro esempio ce lo da la cronaca. Voi siete mai stati in Venezuela? Io no. Io non ho idea diretta di cosa vi succeda, quindi cerco di farmi un'opinione cernendo i fatti dalle opinioni altrui. C'è un presidente eletto, con maggioranza netta anche se meno del predecessore, il quale non solo aveva larghissimo consenso in patria, ma era stato ispiratore di un movimento che aveva portato la sinistra al governo in quasi tutto il sudamerica, cosa del tutto inedita e inusitata rispetto alle logiche geopolitiche imperanti, nel plauso anche di molti di quelli che oggi via social fanno eco a chi da addosso al successore. C'è un Paese ricchissimo di petrolio, al punto di poter far campare da signori tutti i suoi abitanti, ma il dominio delle multinazionali ha sempre impedito a quote significative di ricchezza di fermarsi li: il consenso popolare a Chavez deriva proprio dall'aver promesso, e poi iniziato ad attuare, di inceppare questo meccanismo. Ci sono gli USA, che da sempre appunto dominano il continente in varie modalità, tra cui spiccano quelle neocoloniali e il sostegno neanche troppo occulto a dittatori sanguinari di ogni genere: quando vai a vedere l'ultimo film di Moretti, caro il mio piddino, ricordatene, e cerca di immaginare con chi starebbe Allende oggi, e di capire che gli americani non sono cambiati, fanno sempre le stesse cose, sei solo tu che hai cambiato campo senza manco accorgertene. Quindi io non so esattamente cosa succeda laggiù, ma ho il forte sospetto che abbia ragione uno come Minà, che il sudamerica lo conosce e una volta era uno dei miti della sinistra: c'è in corso il tentativo di riappropriarsi del petrolio mettendo al governo un fantoccio. Tentativo che mira a completare la riconquista del subcontinente da parte della destra liberale, altrove, a iniziare da Argentina e Brasile, dimostratasi più semplice.
Invece, a voi raccontano che siccome Maduro (che avrà fatto i suoi errori, ma nel contesto di una strategia di strangolamento) non avrebbe più il sostegno della maggioranza della popolazione, e siccome invece c'è un altro che questo sostegno ce l'ha, bisogna indire subito nuove elezioni o riconosceremo il secondo come legittimo Presidente (praticamente un golpe che scatenerà una guerra civile, ma questo non ve lo dicono). Bene fa chi rileva allora che sarebbe da fare la stessa identica cosa in Francia, dove peraltro sono ben più accertati sia il calo dei consensi di Macron sia l'ampiezza e la profondità della protesta. E male, malissimo, fa chi dimentica che il paradigma è esattamente quello con cui si detronizzarono Saddam e Gheddafi, causando centinaia di volte più problemi di quanti si pretendeva di risolvere - a parole, perché nei fatti l'obiettivo era esattamente destabilizzare, e quindi è stato centrato, e i cazzoni siete voi che gli facevate eco nel "dalle al dittatore".
Di questo, e altro, dobbiamo dire grazie ancora una volta a chi ha confezionato una legge elettorale avvelenata dopo l'altra, con l'obiettivo riuscito di arginare il trionfo democratico che è l'affermazione del movimento 5 stelle - la prima volta incassando con una finta alleanza un premio di maggioranza che ha estromesso dal governo il partito di maggioranza relativa, la seconda costringendo quest'ultimo a contrattare ogni singola questione con un partner di governo che fino a ieri aveva condiviso la maggior parte delle storture precedenti, dalle trivelle alla TAV passando per la politica estera e il pareggio di bilancio in Costituzione.
A proposito, la vostra cara Unione Europea sta implodendo: avete sentito dell'alleanza bilaterale francotedesca? e soprattutto, avete capito cosa comporta? Le parole di Conte a Davos sono state giustamente paragonate a quelle di Wilson tra le due guerre mondiali, speriamo che il premier stia preparando, oltre ai discorsi, anche quel famoso piano B. L'Euro è al capolinea, bisogna prepararsi.

mercoledì 11 aprile 2018

UN FILM GIÀ VISTO

Normalmente non pubblico integralmente testi altrui, preferisco semmai infarcire i miei post di link che vi invito a seguire, presi sia dai siti di controinformazione che consulto abitualmente (e trovate in colonna destra, con l'occasione implementata) sia da altrove. L'eccezione di oggi è perchè la scelta comune di molti dei siti che vedete in firma è di riportare pari pari un testo. Dell'argomento sapete come la penso: ci hanno raccontate tante di quelle palle che ormai è come si diceva "diligenza del buon padre di famiglia" invertire "l'onere della prova", non credendo mai in prima battuta a quello che racconta il mainstream, ma semmai soltanto dopo prove schiaccianti, forse. La penultima cazzata era quella della ex spia russa e sua figlia avvelenati col gas da Putin in Inghilterra, bufala patentata ma col cavolo che danno alla smentita la stessa eco che hanno dato alla notizia che ci ha tambureggiato per giorni e giorni. L'ultima riguarda, di nuovo, i presunti attacchi chimici di Assad. Se qualcuno ancora ci crede, si faccia vedere da uno bravo, e intanto i suoi cari avviino pure le pratiche per la seminfermità mentale, non si sa mai. Io intanto, nel mio piccolo, sottoscrivo il seguente appello (la firma in calce non la aggiungo solo per non passare per megalomane, visto il livello delle altre):
Comunicato Congiunto Blogger Italiani
La situazione militare in Siria e attorno ha ormai raggiunto il livello di guardia. Il presidente americano si accinge a prendere decisioni la cui portata e la cui pericolosità sono inimmaginabili. Le accuse ad Assad di avere bombardato con armi chimiche il centro di Douma non sono né provate né sensate. Il rischio di uno scontro diretto con la Russia, su qualcuno degli scenari che sono già da tempo in fibrillazione, è imminente. La Russia ha già messo in stato di allarme tutte le sue difese, su tutti i fronti. Di fronte al silenzio e alla menzogna del mainstream italiano e occidentale, noi blogger italiani facciamo appello, tutti insieme, ai partiti italiani, affinché si esprimano immediatamente chiedendo al nostro alleato principale di non commettere altre sciocchezze e di attendere il risultato di una commissione internazionale che accerti le responsabilità. Washington non può essere il giudice supremo. Né vogliamo correre il rischio di essere trascinati in guerra senza sapere il perché. Per questo pubblichiamo, tutti insieme, questo comunicato. Abbiamo ormai la forza informativa congiunta non meno grande di un grande quotidiano nazionale. Facciamola valere.

mercoledì 10 gennaio 2018

IL MIO NEMICO

"io da grande volevo essere il posto fisso"
Quo vado? di Checco Zalone è un film che oltre che ridere (tanto) a me ha fatto incavolare (tantissimo) al cinema, e di nuovo ieri sera che l'hanno passato in TV (in chiaro, quella a pagamento non mi avrà MAI). Mentre sembra prendere in giro l'etica "da Prima Repubblica" del suo protagonista, infatti, l'accoppiata Medici/Nunziante sferza, non so quanto consapevolmente ma a me piace pensare di si, proprio la nostra acquiescenza al credo della Seconda Repubblica e ai dogmi della UE, cioè della globalizzazione, che ci ha indotto a buttare (anzi, magari averlo fatto davvero...) assieme all'acqua sporca della corruzione e del fancazzismo anche il bambino del diritto di ciascuno a una esistenza libera e dignitosa, che pure sarebbe nella nostra (settantenne da pochi giorni) Costituzione.
Di oggi è invece la notizia che anche un vecchio comunista come Ivano Marescotti si è arreso all'evidenza che oggi chi abbia a cuore la sorte del popolo italiano non può che votare 5stelle, accantonando ogni giudizio di dettaglio. Il 4 marzo prossimo (a proposito, che data ben augurante per un "passaggio"! nel 43 ci era nato Dalla, nell'86 mi ci sono laureato io....), infatti, non sono in gioco i massimi sistemi della identità ideologica di ciascuno di noi, bensì molto più prosaicamente, ma anche molto più crucialmente, la possibilità stessa di un futuro per il nostro Paese diverso da quello che è stato scritto altrove.
Cialtroni quanto volete, gli italiani si sono sempre segnalati, quando hanno capito che era il caso, per aver saputo cogliere il momento storico, e speriamo che sia così anche stavolta. Neanche a me convince del tutto Di Maio, ma forse è l'uomo giusto (capita spesso nella Storia una cosa così) per portare al suo schieramento quel margine di voti che serve per arrivare primi (stavolta nettamente) e per trattare col giusto grado di faccia tosta eventuali appoggi servano per governare, visto anche con che porcheria di legge elettorale ci stanno facendo votare.
Per convincere altri amici (molti lo stanno facendo e lo dicono, altri non lo dicono e forse non lo diranno mai, ma l'importante è che lo facciano nel segreto delle urne...) a saltare il fosso almeno per questa volta, forse è utile fornire una chiave di lettura "storica": nei momenti cruciali di cui sopra, quello che conta non è schierarti "per" il tuo amico, ma "contro" il tuo nemico. Cioè, in ogni modo fermare chi porterà definitivamente alla rovina tutto ciò in cui credi, dopo avere già in molti modi dimostrato di essere ferreamente determinato a farlo, magari mentre a parole ti dice il contrario e ti titilla con questioni marginali complice una macchina di propaganda ben oliata. Per poterlo fare, occorre individuare correttamente questo nemico: Daniele Silvestri lo fece in musica qualche anno addietro, chissà se ora raggiungerà Marescotti nelle conclusioni, noi ora qui, non potendone raggiungere i vertici poetici, lo facciamo in prosa.
Il mio nemico è chi costantemente addita come antidemocratico chi non si allinea con l'Impero, manipolando di continuo la narrazione in modo da fare accettare all'opinione pubblica politiche aberranti come l'imposizione della democrazia per via militare, la destituzione bellica di governi legittimi, l'embargo affamatore salvo poi denunciare le condizioni di vita degli embargati come se fossero colpa dei loro governi, da Cuba al Venezuela, dall'Iran all'Iraq, dalla Corea del Nord all'Ucraina, dalla Jugoslavia alla Siria, dalle "primavere arabe" della fissetomamma al disastro libico e africano in genere, per non parlare di Palestina e Afghanistan.
Il mio nemico è chi ha pian piano cancellato dalla mente dei nostri ragazzi il concetto stesso di "diritto al lavoro", anche questo costituzionale, rimpiazzandolo con una precarietà perenne che dovremmo pure essere contenti quando fa registrare uno zero virgola in più di percentuale di occupati. E, anziché lanciare un piano di occupazione pubblica in larghissima scala, a rendere inutile o se no affiancare dandogli senso il reddito di cittadinanza, continua da almeno trent'anni a menarcela con la produttività e l'efficienza.
Il mio nemico è chi ha trasformato il sogno di una Europa senza più guerre nell'incubo di una Europa in cui le guerre si combattono e vincono senza armi, ma con vittime a milioni. Una Europa in cui è stata imposta una moneta costruita appositamente per impedire non tanto la svalutazione a tanti quanto soprattutto la rivalutazione a pochi, così questi ultimi hanno potuto distruggere il tessuto industriale dei primi. Ma questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione prezzolata del mio nemico: quella classe politica che fingendo di litigare era d'accordo nell'attuare il crimine per cui era stata ingaggiata, aiutata in cambio delle briciole da una stampa che ci ha divisi in tifoserie per distrarci.
Il mio nemico è chi, in altre parole, si è arricchito per fare da sicario, attuando il progetto capitalistico globale di appiattimento verso il basso delle condizioni di vita del 99% a favore dell'1% suo mandante. Nessuna recessione era necessaria, solo semmai una decrescita controllata per riallineare gradatamente il modello di sviluppo a uno compatibile con le risorse del pianeta. Quella a cui ci hanno costretto, e ancora non hanno mica completato l'opera, è un'azione di guerra sociale.
Il mio nemico è chi per non farmi vedere i suoi crimini mi agita davanti al naso questioni che sarebbero importanti solo una volta che quelle fondamentali fossero al posto loro. Marx parlava di struttura e sovrastruttura, andarselo a rileggere non sarebbe male. Senza un reddito sufficiente e stabile, nessuna delle dimensioni del nostro spirito che consideriamo evolute è possibile, ficcatevelo in testa. Chi mi toglie ogni garanzia sul primo piano non ha nessun diritto, ripeto nessuno, di parlarmi sul secondo. Di niente. Ecco perché girano le palle a tanti a sentire parlare di accoglienza ai migranti, parità di genere, matrimoni gay, testamento biologico e altre bellissime cose: non siamo diventati razzisti, siamo tornati poveri, magari non come i nostri nonni, ma con molte molte meno speranze di loro. E coi padri il paragone nemmeno si pone, su entrambe le dimensioni.
Potrei continuare a lungo, e sicuramente su alcuni dei temi sfiorati tornerò ad ammorbarvi in dettaglio, ma per l'identikit del mio nemico basta e avanza. E corrisponde a tutto lo schieramento politico, ad eccezione solo del movimento 5 stelle. Per ora, poi vediamo. Non è detto che questi ultimi siano in grado di salvarci, che so magari di andare a Bruxelles ora che "il fronte franco-tedesco" è incrinato e costringere l'UE a perseguire la piena occupazione trasformando la BCE in prestatore di ultima istanza in funzione di enormi incrementi della spesa pubblica per investimenti, e se no sciogliere i trattati e perseguire gli stessi obiettivi in casa con una recuperata sovranità monetaria (non date retta ai TG, le cautele di Di Maio significano solo che non è scemo: sono cose che non si annunciano, si fanno e basta, e fino a un attimo prima si nega). Non è detto che i grillini siano la soluzione. Ma tutti gli altri sono il problema. Tutti. Datevi pace, c'è una sola cosa che potete fare il 4 marzo per sconfiggere il Nemico.

giovedì 7 settembre 2017

KIM INVECE...

Come forse qualcuno avrà capito, sono di quella generazione che è cresciuta con la paura dell'olocausto nucleare: non c'era giorno che non arrivasse notizia di nuove installazioni missilistiche di qua o di la della Cortina di ferro, e l'idea che anche solo un incidente avrebbe potuto innescare un'escalation letale per l'intero pianeta ha permeato dalla crisi cubana del 1963 alla caduta del Muro del 1989 sia la narrazione massmediologica che la produzione letteraria (compresa la musica, importantissima allora). L'immaginario intimo di ciascuno di noi non poteva restarne escluso.
Non deve stupire, quindi, l'universale afflato di ottimismo che si diffuse al crollo dell'impero sovietico: la "fine della Storia" avrebbe aperto per l'umanità un'era di pace e prosperità generalizzate. Quanto questa convinzione fosse infondata lo avremmo scoperto tutti, nel giro di qualche anno. Solanente in pochi lo intuirono subito. Per restare nella musica, nel '93 Baccini cantava "rifacciamo il muro di Berlino", ed è addirittura del '90 questo verso immortale dell'immortale De Andrè (da "la domenica delle salme"):
la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutti il culo.
Ma il problema non era, o almeno non era solo, la Germania. Questa, ormai si è capito, ha ottenuto economicamente (con l'inganno ai danni dei tanti e grazie anche alla complicità prezzolata dei pochi) quel predominio sull'Europa che troppe altre volte aveva tentato invano di ottenere militarmente. Era che su scala mondiale la superpotenza vincente non avrebbe avuto più remore a imporre il proprio dominio, e ad eleggere a leggi della natura i meccanismi economici dell'ultraliberismo capitalista, e non avrebbe avuto più interesse a cercare di estenderlo pagando (come aveva fatto dal dopoguerra, elargendo ricchezza così favorendone la moltiplicazione in quei Paesi che altrimenti rischiavano di essere attratti dall'alternativa, il nostro in primis).
Il risultato di tutto questo si è visto, anche troppo bene. Il mondo dal 1990 ad oggi è molto, molto peggiore di com'era prima. Il divario tra una élite sempre più ristretta di ricchi e una massa sempre più estesa di poveri si è ampliato vertiginosamente, e la sua sintassi si è riprodotta anche all'interno dei Paesi che erano stati indotti a credere che invece il capitalismo era compatibile con un progressivo incremento delle uguaglianze perlomeno potenziali quando non sostanziali (come l'Italia, che sta cosa se l'era persino scritta nella Costituzione). Le guerre sono proliferate, e l'autoassunzione degli USA a gendarme unico è stata di ciò il fattore preponderante sia come causa prima che come acceleratore di escalation. Il terrorismo islamico, fino al 1990 praticamente inesistente, è figlio di strutture create dagli USA proprio in funzione anticomunista: è in Afghanistan che nasce Al Qaeda, e il sistema ha funzionato talmente bene che è stato replicato anche dopo, ad esempio in Siria con l'Isis. I fenomeni migratori di massa, che a chi li subisce provocano danni nell'anima prima e più che nella pratica, invece hanno radici nel colonialismo (sentito mai parlare di cose come il Franco CFA?) e nascono direttamente dalla logica ultracapitalistica della globalizzazione (gli economisti classici sapevano che se unifichi il mercato di due fattori si unifica automaticamente anche quello del terzo, è quindi ovvio che se nel mondo c'è la libera circolazione delle merci, e si consente quella dei capitali, per quella del lavoro c'è solo da aspettare i tempi tecnici connessi alla rigidità del fattore - la gente è fatta di carne, vive, resiste, non molla se non lottando, più o meno - ma senza argini la tendenza "naturale" del capitalismo è avere lavoratori sempre meno pagati e sempre più flessibili e mobili), e però vengono amplificati (e accelerati qua e la) proprio dalle guerre. Che poi sono anche motori di rancore e quindi alimentatori del terrorismo - anche presso immigrati di seconda e terza generazione, che sono da un lato colpiti dalla crisi prima e peggio degli autoctoni e dall'altro in grado di comprendere le storture del sistema e le cause delle ingiustizie meglio dei loro epigoni o dei loro connazionali ancora in patria. In questo quadro, è più semplice comprendere come l'Euro non sia altro che l'arma messa in mano al più forte per eseguire il mandato di distruggere al più presto tutto ciò che era stato necessario costruire in quella che era la frontiera antisovietica, l'Europa occidentale.
Sono meccaniche che non si fermano davanti a niente, figurarsi a un paio di migliaia di morti propri, se servono alla causa. In questi giorni si celebrerà il sedicesimo anniversario dell'evento spartiacque della nostra epoca, e sul mainstream sarà raccontata per l'ennesima volta la solita favoletta. Ma in questi anni la platea di chi crede che si sia trattato di un autoattentato è (magari divisa sui dettagli) è cresciuta consistentemente. E, potete giurarci, quando sarà trascorsa la giusta distanza di tempo sarà questa la verità storica ufficiale, un po' come per il genocidio dei pellerossa (che, è cronaca, in California è arrivato a essere la motivazione ufficiale della soppressione dei festeggiamenti per la scoperta di Colombo) che quando ero piccolo io si chiamava epopea del far west.
Per ora, prevale ancora la narrazione massmediologica che ovviamente in tutti questi anni ha fatto da supporto al neoimperialismo occidentale. Lo schema è sempre lo stesso: c'è un posto nel mondo che è necessario per qualche ragione (ri)condurre nello steccato, si delegittimano-ridicolizzano-demonizzano i suoi leader, si crea il presupposto per avere la scusa di deporli e rimpiazzarli con altri più docili (anche perché ben pagati), se serve con l'aiuto di un attacco militare preferibilmente da remoto e pazienza se causa migliaia e migliaia di vittime innocenti. Chavez non era un santo, ma ha provato con un certo successo a redistribuire alla sua gente i profitti dell'industria del petrolio, e questo per il Capitale è imperdonabile, e se lui aveva tanto consenso da impedire l'applicazione dello schema di cui sopra, si attende diciamo così che un male se lo porti via e si attacca il successore meno popolare di lui (anche perché nel frattempo lo strangolamento economico dall'esterno ha ridotto le risorse a sua disposizione da distribuire al popolo). Con Gheddafi ha funzionato, con Saddam pure, con le primavere arabe in parte anche, con l'Ucraina idem (anche se li la vicinanza alla Russia ha complicato le cose, come pure in Siria), eccetera eccetera. Con Kim Jong-un non funziona, perlomeno finora, perché il buffo dittatore dinastico ha quello che gli altri non avevano. Ecco spiegato alle anime candide il perché della escalation missilistica di questi giorni: è che sto Kim non è scemo, ha qualcosa che gli altri non avevano, e glielo ricorda. E se anche bluffa, bluffa bene. E qui torniamo all'inizio.
Perché ci è toccato di rimpiangere quando c'era l'URSS e il mondo era più sicuro, più ricco, e più ottimista, nonostante rischiasse attimo dopo attimo l'autodistruzione? Perché il porgi l'altra guancia e l'amore universale sono solo modelli utopici delle religioni o delle filosofie, nella realtà purtroppo una pace duratura è possibile solo se i soggetti capaci di annientare i contendenti sono più di uno e sono in equilibrio tra loro. Il mitico triello di Il buono il brutto il cattivo è un ottimo esempio a contrario: c'è una disparità di potere (il buono sa che la pistola del brutto è scarica, e sapere è potere) e ciò crea un vincitore. Che poi non ne approfitta fino in fondo solo perché è "buono", appunto. Gli Stati Uniti (gli unici al mondo ad avere mai sganciato atomiche su civili, e a proposito oramai la tesi storica che fosse necessario per anticipare la fine della guerra è abbondantemente sputtanata, lo fecero solo per mostrare ai russi che ce le avevano davvero) non lo sono. E io lo sto scrivendo su una piattaforma loro, e loro me lo lasciano fare, perché la cosa contribuisce alla conferma della falsa narrazione che hanno imposto, solo fino a che io non dovessi diventare davvero pericoloso, cosa che con il mio scarso numero di lettori e le mie scarse ambizioni di accrescerlo è molto improbabile.
Gli USA, anche se tentano in ogni modo di raccontarsi tali, NON sono i buoni. E quindi che ci sia qualcuno al mondo capace di tenergli testa è cosa benedetta. Speriamo che qualcuno di più potente capisca la lezione storica illustrata oggi dalla Nord Corea. Forse la Storia è a un nuovo bivio, e un domani che (magari) ci saremo allontanati dalla china terribile avviata nel 2001 e da tutto quello che sta comportando, chissà se qualcuno tributerà il giusto merito al panzottino di Pyongyang...

martedì 9 maggio 2017

NON VALE LE PEN

Questo chiarissimo grafico sui flussi elettorali tra
primo e secondo turno è preso da questo ottimo
approfondimento sulle presidenziali francesi...
Questo non è un pezzo sulle elezioni francesi, anche se farà di tutto per sembrarlo. La molla che mi ci ha spinto, infatti, è tutta nostrana: è il deliquio di squittìi, post sui social, articolesse sul mainstream e servizi sui telegiornali con cui è stato accolto il presunto trionfo del parvenu Macron alle elezioni francesi. Una roba da voltastomaco, che fa letteralmente "prudere le dita" al punto da doversele grattare sulla tastiera.
Cercherò di definire per una volta in maniera schematica le premesse logiche del mio ragionamento, vediamo se ne sono capace.
  1. L'Euro è uno strumento di oppressione, l'arma incorporata nella versione degenere del sogno di una Europa unita e senza più guerre, quella UE che aveva come obiettivo non dichiarato la distruzione di alcune economie europee a vantaggio di altre. Questa è la premessa maggiore a cui mi sono dovuto negli anni arrendere, e ora mi sembra autoevidente (anche se ci torno spesso su, a spiegarla e dimostrarla, ma non oggi). Se non ci credi, le ipotesi sono due: o sei in qualche modo legato agli interessi della classe dominante che sta sfruttando quest'arma per stravincere la lotta di classe a danno di tutti gli altri, e allora la tua posizione è legittima cioè sei stronzo ma ti capisco, o non lo sei, e allora sei un fesso (o come dice Fusaro, euroinomane) che si fa ancora abbindolare dalle chiacchiere e sinceramente non ti capisco neanche più.
  2. Stante la totale obsolescenza, direi peraltro programmata e attuata non semplicemente casuale, della distinzione tra destra e sinistra, l'unico discrimine che ha senso nella lotta politica in questo momento storico è essere a favore o contro l'UE a trazione Euro. Se sei a favore, sei a favore dei padroni e dei loro lacchè, se sei contro, sei a favore del popolo. Se eri comunista/socialista, e sei a favore della UE e dell'Euro, allora sei cretino, informati (cit.).
  3. Se in un Paese la guida del movimento anti-Euro, o sovranista che dir si voglia, è in mano a un soggetto sputtanato fin dal cognome, che poi pooraccia ci prova pure a distinguersi dall'eredità paterna ma a nascondere quello che sei nelle viscere bisogna essere davvero bravi e i confronti televisivi la fregano, in quel Paese quel movimento perderà. Anche perché stiamo parlando di un Paese che non è stato (come invece il nostro) rovinato del tutto dall'Euro, ma solo molto danneggiato, quindi ci può stare che la maggioranza voti ancora per uno che il giorno dopo l'elezione va dal suo Capo a Berlino a prendere ordini.
  4. Se invece vivi in un Paese dove le posizioni critiche dell'Euro eccetera sono raccolte da movimenti xenofobi e fascistoidi solo in minima parte, perché per fortuna (o merito di una parte di suoi cittadini) esiste un Movimento che maggioritariamente le instrada in una proposta politica moderata che comprende, tra l'altro, misure strutturali di lotta a quella corruzione diffusa che è il pretesto storico servito a consegnare in mani esteri la sovranità nazionale nei primi anni 90, ecco (ripeto): se non ne approfitti e lo porti al governo o sei cointeressato con la Casta o sei sciagurato.
Era il giugno 1985, c'era Gorbaciov e stava
per finire un'era. Questa foto, giustamente
premiata in quanto tale, era il calcio d'inizio
di quella paccottiglia ideologica che servirà
a farci accettare la terza guerra mondiale
Detto questo, squirtami un'altra volta col volto giovane (cougar-munito che fa trendy - e che ci troviamo sul porno leggetevi pure il gang-bank di Paragone) che ha salvato la Francia dal fascismo e il Fogno europeo dai populisti brutti e cattivi, e sappi che da parte mia il vaffanculo è automatico, non spreco neanche più il tempo a leggerti, figurati a risponderti. D'altronde, siete gli stessi che ora postano i video della "rivolta democratica" in Venezuela, e ieri sbavavano per le rivoluzioni colorate in Ucraina, Medio Oriente e Africa del nord: tutte operazioni di ingegneria politica mirata a cavalcare il malcontento per destabilizzare governi se non legittimi in assoluto certo molto di più di quelli che hanno contribuito a instaurare. Quello che oggi accade con Assad e Maduro ieri accadeva con Saddam, Mubarak, Gheddafi, e così via. E ogni volta, dico ogni volta, che abbiamo lasciato che i signori della globalizzazione e della guerra mettessero il naso, col nostro consenso gravido di ideologia sedicente democratica, nelle questioni altrui, queste si sono risolte in un peggioramento drammatico delle condizioni di quei popoli. Io c'ero quando tutto questo cominciò, con una bellissima foto di una bellissima ragazza afgana con bellissimi occhi chiari, che potessero venire velati non lo potevamo accettare: al prezzo di milioni di morti loro e anche qualche migliaio nostri (che vuoi che sia, tanto prima o poi quei brutti palazzacci bisognava buttarli giù, l'esplosivo era già nei pilastri...).
Macron è Attali e Rotschild, e la Le Pen anche se impresentabile, anche se fascista, anche se ha toppato i confronti TV, era molto meglio di lui, per il popolo francese (che infatti l'ha votata in misura crescente tanto più si scende di reddito e si va verso la periferia). Ma sono cavoli dei francesi. Noi abbiamo una carta migliore, che ha di certo i suoi difetti ma a confronto delle prospettive digeribilissimi, per rovesciare il tavolo europeo. E tante ma tante più ragioni di volerlo fare. Se non le vedete peggio per voi, ma provate a guardarvi il portafoglio, e soprattutto le prospettive per i vostri figli. Il progetto politico imperante li vuole schiavi, e sta importando altri schiavi a milioni per riuscirci meglio. Ciascuno di voi può anche pensare che a lui basta riuscire a farla franca per se e i propri figli, ma sappia che ha possibilità statistiche minime di riuscirci. Coi grillini alle soglie del governo, è più facile riuscirci contribuendo a salvare l'Italia.

domenica 9 aprile 2017

ARIDAJE!

Colin Powell mostra le inoppugnabili prove del possesso di armi
chimiche da parte di Saddam Hussein, poi rivelatosi inesistente.
Vi serve altro, per smetterla di credere a quanto vi raccontano?
Questo post è una costola del precedente, imposta dalla cronaca. Anche se il fatto di cronaca è stato subito tolto dalla prima pagina da altri fatti immediatamente successivi. Sto parlando rispettivamente dell'atto di guerra del nuovo imperatore in Siria, e degli attentati di Stoccolma e Il Cairo.
Una decina d'anni fa, lo sceneggiatore di Traffic, per girare un film che rappresentasse il groviglio inestricabile di cause ed effetti della questione mediorentale, e farlo bene anche grazie al voluto groviglio di sceneggiatura, decise di ambientarlo proprio in Siria. Guardando Syriana, infatti, dopo un po' se cerchi di capirci qualcosa di quello che succede attorno a George Clooney ti viene mal di testa, fino a che capisci che quello che devi capire è che non c'è niente da capire, salvo la sottotraccia di tutto: quel casino c'è perché fa comodo all'Occidente che ci sia, è creato e mantenuto appositamente e non da un gombloddo di un Grande Vecchio qualsiasi ma dalla natura stessa del capitalismo multinazionale petroliocentrico, tendenze sistemiche che stanno sopra le teste degli individui e fanno si che questi pensino in modo ad esse funzionali (o sennò siano in qualche modo tolti dal gioco).
Con questa premessa, appare incredibile che il mainstream possa ancora permettersi di dare una notizia come quella dei bombardamenti chimici di Assad sui bambini, e soprattutto che ci sia ancora qualcuno che ci creda, dopo che ad esempio mostrandoci una fialetta presa dal proprio armadietto delle medicine ci convinsero che Saddam aveva le armi chimiche e bisognava attaccare l'Iraq, per scoprire (solo a Iraq raso al suolo, Saddam impiccato, milioni di morti innocenti e Iraq consegnato al disordine per decenni) che le armi chimiche non c'erano affatto, e che chi ci aveva mentito (anziché essere almeno imprigionato se non impiccato a sua volta) fa magari la bella vita come conferenziere come Tony Blair. E invece c'è: la notizia dei bimbi gasati è rimbalzata su tutti i media, ovviamente social compresi, e molti hanno abboccato alla vulgata imposta dal mainstream sdegnandosi contro il cattivone di turno. Non ho fatto in tempo a scriverlo sul blog, per cui dovete fidarvi sulla parola, ma io invece ho subito pensato e detto che mi ricordava il caso iracheno, e la cosa era montata ad arte per spingere l'opinione pubblica ad appoggiare un attacco militare in Siria. Troppo facile: la mattina dopo ecco i missili di Trump, che pure aveva giurato di voler cambiare linea rispetto al suo sanguinario predecessore, a rischiare di farci precipitare ancora di più in una vera e propria Terza Guerra Mondiale dichiarata (quella strisciante continua dal 1991, e non sono io a dirlo), visto l'alleanza di Assad con Putin.
Se non che, menomale, col passare delle ore e il diradarsi della nebbia mediatica senza che il conflitto russo/americano deflagri, si va affermando come più probabile una diversa versione dei fatti. Io la butto li, poi fate voi se vi quadra o meno:
  1. c'è una guerra in Siria dove i cattivi li hanno armati e finanziati americani e sauditi, prima tentando persino di farli passare per buoni, poi fallito questo tentativo (perché la bufala delle rivoluzioni colorate ormai è conclamata anche agli occhi del più coglione dei piddini) ammettendo che sono terroristi e fingendo di combatterli senza interrompere però il supporto nascosto;
  2. i cattivi hanno le armi chimiche, e purtroppo se cerchi di attaccare le loro roccaforti può capitare che colpisci uno dei loro depositi, facendo delle vittime (ma moltissime di meno di quante sarebbero state se l'attacco fosse stato davvero quello che ci hanno raccontato, con bombe chimiche dal cielo);
  3. in America la lobby della guerra è ancora fortissima, nonostante miracolosamente abbia subito una clamorosa sconfitta alle recenti presidenziali, e tenta e tenterà in ogni modo di costringere Trump a proseguire la disastrosa politica dei suoi predecessori;
  4. Trump, per quanto insopportabilmente antipatico e truzzo sia, è molto meno stupido di quanto si pensi, e finge di abboccare annunciando e subito dopo attuando una rappresaglia, ma non prima di aver avvisato il "suo amico" Putin e di conseguenza Assad - infatti, l'esito dell'operazione USA è di molto inferiore a quanto sarebbe lecito attendersi dalla portata dell'attacco missilistico dichiarato;
  5. ecco perché i falchi sono stati (almeno momentaneamente) gabbati e la guerra con la Russia non è divampata - si può tornare alla narrazione corrente, riprendano pure gli attentati ricorrenti con cui si è deciso di alimentare la strategia della tensione.
Magari sarò smentito dai fatti; per ora, per restare a Clooney, good night and good luck.

sabato 11 febbraio 2017

BASTA BU...TTANATE

Il nuovo quotidiano del Partito Unico Eurista, diretto da Laura
Boldrini - Le notizie che contrastano con quelle qui contenute
sono considerate bufale e come tali perseguite dalla Legge...
Quando c'era Silvio (buonanima, dovevamo saperlo che a furia di saltare per non essere lui avremmo scavato una fossa e trovato di peggio...) , per ogni tentativo che faceva di irregimentare i pochi rivoli di informazione libera che sfuggivano al suo controllo diretto o indiretto, a sinistra si levava un coro di proteste contro "il bavaglio alla Rete", cui tutti partecipavamo convinti e autocompiaciuti.
Non sapevamo che il capitalismo multinazionale aveva ben altri assi nella manica per assestare il colpo del KO alla democrazia: i cosiddetti leader progressisti, sicari perfetti in quanto avvicinano meglio le vittime, perché godono della loro fiducia e perché abilissimi a circuirle con operazioni puramente semantiche. Guardate ad esempio la vicenda dell'articolo 18: sono bastate due paroline in inglese, e quelli che già non erano allineati per il semplice fatto di essere finalmente al governo lo hanno fatto per anglofilia linguistica, di ritrovarsi dall'altra parte della barricata dei diritti dei lavoratori, a dare piuttosto che a prendere le manganellate.
Ha lo stesso paradigma la vicenda in cronaca: per disorientare il gregge, basta far finta di cambiare obiettivo. Il web va imbrigliato, perché vi si annidano dei mostri capaci di dare eco a pericolosissime "post-verità" (orrendo neologismo che designa le verità scomode al Potere); ecco quindi il novissimo slogan con tanto di sito apposito: Basta Bufale! Chapeau! Vi si trova un semplice appello della presidenta della Camera, da sottoscrivere, redatto in maniera talmente finto neutra che è quasi impossibile non essere d'accordo. Per riuscire a trovare la magagna, bisogna cioè possedere doti non comuni di analisi critica, ma non lo dico per farmi bello, solo per sottolineare che invece per la quasi totalità delle bufale che, è vero, si trovano su Internet a ogni piè sospinto, è invece sufficiente un minimo, ma proprio un minimo, di buon senso. Basterebbe solo questa considerazione per concludere che è molto più pericoloso il bastabufale delle bufale. Ma invece occorre andare oltre, perché questo è il Rubicone e bisogna impedirgli di passare a costo di fargli ingoiare il dado, a questi pericolosissimi vassalli del Potere che tentano in ogni modo di farci schiavi.
Cosa definisce, infatti, "bufala" una notizia e un'altra no? O, in altri termini, chi decide cos'è "verità"? La maggioranza di governo? La presidenta in persona? Un team di esperti selezionati? e selezionati da chi? Lo capite o no che qui si cammina su un crinale oltre il quale la vecchia Unione Sovietica ci fa un baffo?
Cito ad esempio solo la questione vaccini, perché ne ho già parlato, e perché viene usata proprio nell'appello della Boldrini. A me sembra di aver espresso una serie di perplessità logiche e metodologiche rilevanti, non voglio aver ragione, voglio solo poter essere libero di argomentare: ho torto? E se anche avessi torto, questi hanno diritto a oscurarmi il sito? Hanno diritto di zittire tutti quelli che non sono d'accordo con le loro tesi, etichettando come "bufale" le opinioni discordanti? Di più: hanno diritto di imporre i vaccini a tutti, contro l'evidenza scientifica, contro la Costituzione, contro l'Habeas corpus, contro (se non mi vaccino posso far danno solo a me stesso o ad altri che non si vaccinano, quelli più bravi di me che si vaccinano se il vaccino funziona possono stare tranquilli, o no?) la stessa più elementare logica? Si? E io posso almeno, mentre mi accodo disciplinatamente per la punturina anche se temo il peggio, pensare e dire che tutto ciò mi ricorda un certo Mengele, oltre che puzzarmi lontano un miglio di acquiescenza sospetta ai desiderata delle multinazionali farmaceutiche, oppure devo non solo vaccinarmi a forza, ma anche smettere di parlare e se possibile di pensare?
Ma ammettiamo, solo per un attimo per carità, che esista un diritto/dovere dello Stato a difendere la Verità dalle Bufale: per quale cavolo di ragione, viene da chiedersi, questo deve essere esercitato solo su Internet? Che peraltro, è un media che richiede un grado molto elevato di partecipazione da parte del suo fruitore, di cui quindi è in qualche modo favorito l'allertamento, diversamente dalla TV, che spesso viene ascoltata distrattamente mentre si fa qualcos'altro e quindi con le "difese abbassate"... Perché lo Stato dunque non dovrebbe vigilare sulle continue bufale che ci propinano i telegiornali? Lo avesse fatto, per fare un esempio di bufala certificata tale al 100%, su quella faccenduola delle armi chimiche di Saddam, forse ci saremmo risparmiati anni di guerra, molti morti e perché no tanti soldi, no? O anche, già che gironzolano sul web, perché la Boldrini e il suo team non si occupano della continua manipolazione della realtà effettuata da siti presunti autorevoli (il che è una forte aggravante) a favore di una fazione politica e contro un'altra? Ogni giorno una rivelazione sulla Raggi, alcune fondate molte infondate e tante buttate li nel titolo e precisate nel testo tanto chi lo legge, manco ai tempi su Berlusconi (con ben altra rilevanza, peraltro), che se lo stesso trattamento fosse stato riservato a tutti i politici italiani negli ultimi decenni oggi l'Italia sarebbe l'Eden, senza corruzione né debito pubblico.
Ovvio che la domanda è retorica: non lo fanno perché non ne hanno mai avuta neanche la minima intenzione, di esercitare una vera funzione di garanzia contro la disinformazione da dovunque provenga, essendo invece il loro vero obiettivo etichettare come tale quella informazione che non concorda con le loro idee e i loro progetti. Esatto, questo si chiama "totalitarismo". Con il "bacchettonismo" come tinta di sfondo, come dimostrano due esempi dal festivalone nazionale.
Tra gli altri, infatti, sono saliti sul palco di Sanremo due perfetti esempi di questa concezione imperante: due giovani membri di un'associazione contro il bullismo, e un anziano impiegato che non ha mai preso un giorno di malattia per tutta la carriera. Sembrerebbe una innocua scelta nazionalpopolare e piagnona, ma:
  • l'atteggiamento e l'aspetto dei ragazzi (che d'accordo non significa nulla, magari erano solo giustamente nervosi...) faceva venire voglia di cantargli contro "solo una sana e consapevole libidine" di Zucchero. Mi chiedo: non è che sarebbe molto meglio una vigilanza discreta e mirata contro gli eccessi, di questa assurda pretesa di voler disinnescare quelle dinamiche del "gruppo dei pari" che hanno la precisa funzione nell'evoluzione umana di rendere i cuccioli di uomo in grado di affrontare la vita, né più né meno delle lotte tra leoncini? Quando si crescevano figli a pacchi, li si lasciava liberi di affrontare quelle dinamiche per strada, e mio padre mi raccontava che se per caso tornava da mia nonna a lamentarsi che qualcuno gli aveva fatto qualcosa quello era uno dei pochi casi in cui lui le prendeva da sua madre. Oggi è una serie di Carnage, di genitori che si mettono in mezzo contro altri genitori e insegnanti (impedendo di fatto ai propri figli di crescere, di attrezzarsi imparando a difendersi da soli), un comportamento in ogni caso da evitare, preferendo invece in quasi tutti i casi una sana e assoluta indifferenza, e nei pochissimi casi in cui serve rivolgersi alle istituzioni preposte. Mobasta, si chiama il sito, che è pure fatto benino. Ma erano a Sanremo solo in quanto modelli di un tipo di cittadino che fa comodo ai potenti, lo sappiano.
  • il signore che tanta virtù è stato chiamato a ostentare sul palco, magari non aveva neanche l'atteggiamento di chi aveva voglia di farlo. E sicuramente è uno a cui piaceva il suo lavoro e che era sostenuto da un'etica di ferro. Ma anche la salute non deve essere stata da meno, perché con la febbre a trentanove non puoi andare a lavorare, e tutta la vita senza prenderla mai, o prendendola solo nel weekend, girala come la vuoi ma è solo culo. Una cosa di cui non vantarsi troppo, anche solo per scaramanzia: gli dovesse prendere un sintomo proprio ora, pooraccio, sai che pensieri gli si intreccerebbero... Ma non è questo l'aspetto peggiore: a un certo punto hanno sottolineato che il tipo ha rinunciato a godere 239 giorni di ferie. Un comportamento anticostituzionale, si, antisindacale, eccome, e semmai indice di scorrettezza nei confronti dei colleghi, forse, e se no di una forma di perversione da curare anziché esibire. Invece era a Sanremo anche lui, e per lo stesso motivo dei ragazzi leccesi.
Insomma, rivoltandogli contro la loro stessa retorica, io dico Basta! Basta Bacchettoni, Basta Buffonate, Basta Bugie. Basta Boldrini. Preferisco le bufale, da cui so difendermi da solo....
Per esempio, girando su Internet, tra le miriadi di rivelazioni sulle ascendenze della Boldrini, in quantità proporzionale all'antipatia di cui gode evidentemente, ci si può imbattere in molte che la dicono nipote di un partigiano, e in alcune che la dicono nipote di un dirigente ENI dei tempi di Mattei e di Cefis (si, proprio lui, il padre della p2, il losco protagonista di Petrolio di Pasolini). Ebbene, chi sa navigare, ha buon gioco a scoprire facilmente che sono proprio le prime ad essere una bufala, e le seconde ad essere vere. Ed inquietanti. Ed esplicanti la fulgida carriera. Poi se volete continuate a credere alla favola della dama di carità che vi raccontano le TV...

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