Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post

domenica 2 agosto 2020

LA PAURA FA 40

Chi mi segue sa che non amo unirmi ai cori, quindi quest'anno che fa cifra tonda e tutti ne scrivono, volevo lisciare di parlarvi della strage delle stragi, quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Ma poi un amico vero, di quelli che quando ti parlano devi tenerne conto, si è trovato nel mezzo di una discussione polemica spicciola ad accusarmi di essere manicheo (quelli che vedono tutto o bianco o nero, a me che è una vita che predico che il mondo è semmai solo una scala di grigi), non disposto a cambiare idea (e alla mia obiezione che ad esempio avevo cambiato idea sui cinquestelle ha ribattuto che era perché non avevo cambiato idea sull'Euro, e a nulla è valso ricordare che qualche anno prima avevo cambiato idea anche sull'Euro), insomma di essere presuntuoso e tendente a pensare dichiaratamente che chi non è sulle mie posizioni o è in malafede oppure è ignorante.
Ho tentato di difendermi restando sull'esempio della moneta: esistono almeno due teorie opposte, e però sono anni che quella monetarista impera e viene presentata in ogni dove come fosse unica e matematica, mentre quella keynesiana praticamente non si studia più nemmeno all'università, meno che meno ha residenza in una forza politica organizzata (e infatti il mio sostegno ai grillini era sostanzialmente motivato proprio dal fatto che mi era sembrato che fossero keynesiani, e conseguentemente antiUE), quindi io ho diritto a pensare male di chi non la conosce, e/o non vede che senza riapplicarla siamo perduti. Ebbene, se non la conosce è nei suoi confronti tecnicamente ignorante, mentre se la conosce e sposa ugualmente il monetarismo o è consapevolmente dalla parte dei pochi che ricavano vantaggio dalla sua applicazione fideistica (e qui i casi sono due: se lo dice bene, se no è un mentitore) o è un poveraccio che va contro i suoi stessi interessi, magari solo per fedeltà a un partito del cuore che nel frattempo ha cambiato campo. Niente, la presenza di Bagnai e Borghi in alcuni, fosse anche in molti, talk show televisivi, che io peraltro nemmeno vedo più da decenni, è bastata a rintuzzarmi definitivamente, in quanto dimostrerebbe che non è vero che il keynesismo è emarginato. Mi arrendo: evidentemente, devo dedurre da comunicatore professionale, sembro presuntuoso per come mi pongo, e ciò deve bastarmi ad avviare una sincera autocritica, anche se, e anzi direi proprio perché, intimamente non lo sono, come nemmeno sono manicheo o ottusamente coerente per partito preso.
Questo capoverso incidentale per dire che la risposta, che non ho dato in diretta al mio amico per togliere legna dal fuoco, è che invece si, si può avere posizioni di questo tipo. Ad esempio, per avere gioco facile, su questioni valoriali fondamentali come chessò la pena di morte. Se uno, di suo o dopo un travaglio intimo, arriva a sostenerne la barbarie, è ovvio che poi deduca che chi invece ne sostiene l'utilità sia o in malafede o ignorante: o cointeressato a una deriva autoritaria della società, oppure inconsapevolmente accodato - e contro i propri stessi interessi - a chi la propugna. E con questo paradigma possono essere declinate tante altre questioni fondamentali, tra cui ad esempio la democrazia.
Ed eccoci all'inizio: la strategia delle tensione infatti non è stato che un espediente per vanificare la democrazia. La quale, non dimentichiamolo mai, è una formula ideologica del Potere, che lo rappresenta con i cittadini al numeratore e i politici al denominatore, esattamente l'opposto dei rapporti di forza reali. Funziona, è efficace e si è affermata e mantenuta proprio perché la dissimulazione che opera è potente, cioè nasconde bene la realtà. Il qualunquismo, da "sono tutti uguali è un magna magna" agli slogan leghisti o grillini, fa leva proprio sul sentimento profondo e spesso inconsapevole di questo capovolgimento. Ma la democrazia per poter funzionare a questo suo scopo deve vestire se stessa di un abito filosofico potente, con tutta una retorica attorno che ha un fascino estremo. Devono esserci elezioni sufficientemente libere, o che sembrino tali, e almeno una possibilità teorica di mobilità sociale verticale, oltre magari a una Costituzione che declara un complesso di norme che inquadra tutto ciò. E qualcuno ci crede. Molti ci credono. Io ci credo. Il mio amico ci crede. La democrazia è un valore, e chi non lo pratica è un antidemocratico. Alcuni dicono "un fascista". Oppure, è un debole che crede di poter delegare i propri interessi a un uomo forte, ma non si rende conto di andare contro i propri stessi interessi.
Quando troppe persone, credendo alla democrazia sostanziale, agiscono in modo da ottenerne la realizzazione in buona porzione, qualcuno si allarma. Perché per far funzionare il sistema capitalistico, la democrazia deve restare confinata alla sua funzione ideologica, salvo aspetti marginali che appunto rafforzano questa funzione. Allora, qualcuno si incarica di ridimensionarla. E non c'è niente di meglio della paura, per spingere la gente ad accettare di buon grado questo ridimensionamento. Negli anni 70 e 80, fino alle stragi mafiose dei primi anni 90, la strategia della tensione ebbe questa funzione. Oggi, hanno trovato un modo diverso, meno cruento, meno riconoscibile, quindi forse anche più efficace. Magari, possiamo anche pensare "che culo!", a vivere l'era del Covid e non quella delle Stragi. Ma la sintassi è la stessa.
Oggi al supermercato ho incrociato una anziana signora che aveva scordato la mascherina in macchina e quindi stava in ascensore senza. Chiedo signora posso entrare? dice prego, lo spazio c'è. Dico lo vedo, ma lei è già dentro ed è senza mascherina, io non ci credo a sta cosa del distanziamento, ma non so con chi ho a che fare, quindi per educazione chiedo. E lei: ah non ci crede manco lei? no, signora, ma non ne parliamo. Si, si giusto, mi faccia star zitta, chissà che piattino ci stanno preparando questi qui!
Sono questi gli episodi che mi fanno pensare che c'è ancora speranza, ve l'ho già detto. La democrazia è un valore, la possibilità per uno Stato sovrano di manovrare le leve economiche con l'obiettivo di garantirne l'attuazione sostanziale è anch'essa un valore, e all'altro propedeutico, e se stai con quelli che stanno da decenni combattendo contro questa possibilità, aggiungendo legacci a legacci mentre ci tengono fermi col terrore (prima dello spread, poi della catastrofe climatica, finalmente del virus), delle tre l'una: o sei tra quelli che da questa operazione ci guadagnano (cioè sei nel famoso uno per cento dei maiali, o anche solo nel cinque per cento adiacente dei cani, pregasi rileggere Orwell) e lo dichiari, e allora niente da dire sei il nemico ma un nemico franco (roba sempre più rara), o sei tra quelli che ci guadagnano e intanto fingono democrazia (magari facendo i paladini dei diritti dei gay o degli immigrati), e allora io sono libero di pensare che tu sia in malafede, o ancora sei in quella posizione per non aver valutato adeguatamente che è contro i tuoi interessi, e allora io sono libero di pensare che tu sia un ignorante, un manipolato (si, come quelli su cui funzionò la strategia della tensione), e tentare di salvarti (informandoti) o se no compatirti. Spero di essere stato sufficientemente argomentativo per non sembrare presuntuoso, manicheo o anche solo antipatico, persino a chi non mi conosce affatto. Figurarsi, direi, a chi mi è amico da decenni e un pochino dovrebbe conoscermi...

domenica 9 aprile 2017

ARIDAJE!

Colin Powell mostra le inoppugnabili prove del possesso di armi
chimiche da parte di Saddam Hussein, poi rivelatosi inesistente.
Vi serve altro, per smetterla di credere a quanto vi raccontano?
Questo post è una costola del precedente, imposta dalla cronaca. Anche se il fatto di cronaca è stato subito tolto dalla prima pagina da altri fatti immediatamente successivi. Sto parlando rispettivamente dell'atto di guerra del nuovo imperatore in Siria, e degli attentati di Stoccolma e Il Cairo.
Una decina d'anni fa, lo sceneggiatore di Traffic, per girare un film che rappresentasse il groviglio inestricabile di cause ed effetti della questione mediorentale, e farlo bene anche grazie al voluto groviglio di sceneggiatura, decise di ambientarlo proprio in Siria. Guardando Syriana, infatti, dopo un po' se cerchi di capirci qualcosa di quello che succede attorno a George Clooney ti viene mal di testa, fino a che capisci che quello che devi capire è che non c'è niente da capire, salvo la sottotraccia di tutto: quel casino c'è perché fa comodo all'Occidente che ci sia, è creato e mantenuto appositamente e non da un gombloddo di un Grande Vecchio qualsiasi ma dalla natura stessa del capitalismo multinazionale petroliocentrico, tendenze sistemiche che stanno sopra le teste degli individui e fanno si che questi pensino in modo ad esse funzionali (o sennò siano in qualche modo tolti dal gioco).
Con questa premessa, appare incredibile che il mainstream possa ancora permettersi di dare una notizia come quella dei bombardamenti chimici di Assad sui bambini, e soprattutto che ci sia ancora qualcuno che ci creda, dopo che ad esempio mostrandoci una fialetta presa dal proprio armadietto delle medicine ci convinsero che Saddam aveva le armi chimiche e bisognava attaccare l'Iraq, per scoprire (solo a Iraq raso al suolo, Saddam impiccato, milioni di morti innocenti e Iraq consegnato al disordine per decenni) che le armi chimiche non c'erano affatto, e che chi ci aveva mentito (anziché essere almeno imprigionato se non impiccato a sua volta) fa magari la bella vita come conferenziere come Tony Blair. E invece c'è: la notizia dei bimbi gasati è rimbalzata su tutti i media, ovviamente social compresi, e molti hanno abboccato alla vulgata imposta dal mainstream sdegnandosi contro il cattivone di turno. Non ho fatto in tempo a scriverlo sul blog, per cui dovete fidarvi sulla parola, ma io invece ho subito pensato e detto che mi ricordava il caso iracheno, e la cosa era montata ad arte per spingere l'opinione pubblica ad appoggiare un attacco militare in Siria. Troppo facile: la mattina dopo ecco i missili di Trump, che pure aveva giurato di voler cambiare linea rispetto al suo sanguinario predecessore, a rischiare di farci precipitare ancora di più in una vera e propria Terza Guerra Mondiale dichiarata (quella strisciante continua dal 1991, e non sono io a dirlo), visto l'alleanza di Assad con Putin.
Se non che, menomale, col passare delle ore e il diradarsi della nebbia mediatica senza che il conflitto russo/americano deflagri, si va affermando come più probabile una diversa versione dei fatti. Io la butto li, poi fate voi se vi quadra o meno:
  1. c'è una guerra in Siria dove i cattivi li hanno armati e finanziati americani e sauditi, prima tentando persino di farli passare per buoni, poi fallito questo tentativo (perché la bufala delle rivoluzioni colorate ormai è conclamata anche agli occhi del più coglione dei piddini) ammettendo che sono terroristi e fingendo di combatterli senza interrompere però il supporto nascosto;
  2. i cattivi hanno le armi chimiche, e purtroppo se cerchi di attaccare le loro roccaforti può capitare che colpisci uno dei loro depositi, facendo delle vittime (ma moltissime di meno di quante sarebbero state se l'attacco fosse stato davvero quello che ci hanno raccontato, con bombe chimiche dal cielo);
  3. in America la lobby della guerra è ancora fortissima, nonostante miracolosamente abbia subito una clamorosa sconfitta alle recenti presidenziali, e tenta e tenterà in ogni modo di costringere Trump a proseguire la disastrosa politica dei suoi predecessori;
  4. Trump, per quanto insopportabilmente antipatico e truzzo sia, è molto meno stupido di quanto si pensi, e finge di abboccare annunciando e subito dopo attuando una rappresaglia, ma non prima di aver avvisato il "suo amico" Putin e di conseguenza Assad - infatti, l'esito dell'operazione USA è di molto inferiore a quanto sarebbe lecito attendersi dalla portata dell'attacco missilistico dichiarato;
  5. ecco perché i falchi sono stati (almeno momentaneamente) gabbati e la guerra con la Russia non è divampata - si può tornare alla narrazione corrente, riprendano pure gli attentati ricorrenti con cui si è deciso di alimentare la strategia della tensione.
Magari sarò smentito dai fatti; per ora, per restare a Clooney, good night and good luck.

lunedì 2 gennaio 2017

BUON TEMPO

E se avesse detto la verità anche su Gesù bambino? la lapidazione?
Quest'anno il buon anno ce lo ha dato uno vestito da Babbo Natale a Istanbul: oramai siamo sempre connessi, lo abbiamo saputo tutti mentre facevamo il trenino (no, tutto, ma il trenino no!) dell'ennesima strage terrorista. Neanche un mese fa, l'attentato ai mercatini di Natale a Berlino. In mezzo, uno che forse non lavorerà più per aver detto a una platea di bambini che Babbo Natale non esiste, cioè la verità. So che l'accostamento rischia di sembrare blasfemo, abbiate pazienza.
E' che la verità, senza voler fare filosofia spicciola che non sarei manco capace, spesso non è piacevole sentirla, molto spesso costa fatica cercarla, e quasi mai è laddove te la servono comoda comoda. Devi farti venire il dubbio, rovistare in giro, o almeno leggerti pezzi come questo di Martinez, che forse ne intravedi dei pezzetti; se proprio sei pigro, accontentati di questo mio abstract:
l'anno scorso gli attentati jihadisti nel mondo sono stati 17 con 150 vittime; nello stesso periodo, 17mila attacchi aerei occidentali hanno ucciso oltre 2000 musulmani innocenti (e oltre 13 mila americani si sono ammazzati tra loro per quella loro mania delle armi); quella che vi raccontano i telegiornali, è la verità o solo una sua manipolazione con l'obiettivo spudorato di farvi accettare ogni giorno limitazioni delle libertà maggiori in cambio di una presunta maggior sicurezza, e chissà quali altri obiettivi nascosti?
Non pretendo sforzi di teorizzazione, vi chiedo solo di farvi una domanda: se l'Occidente fosse stato vittima di 17mila attacchi aerei arabi con 2000 morti e migliaia di feriti, per non parlare delle distruzioni materiali, con quale probabilità oggi voi sareste ancora in grado di razionalizzare, e con quale invece sareste pronto a credere a chiunque vi inviti a combattere in qualunque modo contro simili assassini per giunta vigliacchi? Guardate che se estendiamo le statistiche fino a comprendere il fatidico 11 settembre, le cifre levitano da entrambe le parti, ma la forbice si allarga e di molto: i nostri morti diventano migliaia, i loro milioni.
Vertigini? Torniamo rasoterra. Babbo Natale non esiste, ciascuno lo spieghi ai suoi bambini il prima possibile. L'allenamento al dubbio è il migliore regalo che potete fargli, l'abitudine alla credulità il peggiore. Anche se è comodo assecondarla, in quanto tendenza naturale figlia del bisogno di sicurezza dei cuccioli. Ah, è più presto i mass media tirano fuori l'Isis, più è probabile che la matrice di un attentato sia altrove, e più complessa. Specie se avviene in un ginepraio come la Turchia di oggi. Non occorre avere una spiegazione alternativa per concludere sulla mancanza di validità, logica e/o fattuale, di quella ufficiale. Diteglielo, a chi oggi addirittura briga di togliervi la libertà di pensare, demonizzando Internet perché a differenza del mainstream (dove è possibile, e infatti è frequentissimo, confezionare balle più o meno grosse, magari con la patente di maitre-à-penser) è difficile da controllare.
Ah, e che ci troviamo non esiste nemmeno il Capodanno, o almeno ne esiste uno per ogni calendario cioè per ogni religione strutturata: se avete detto "auguri" al negoziante indiano o maghrebino aperto il 1° gennaio, se vi ha risposto è per tattica commerciale. Ci serve dividere il tempo per esorcizzarne lo scorrere, tutto qui. E degli auguri ne abbiamo bisogno sempre...

venerdì 24 febbraio 2012

FIAT DUX

"ah, che bello con la testa!"
Ho già parlato anche troppo di Fiat, in passato, tanto da prendere una delle peggiori cantonate della mia "carriera" di blogger quando anche io credetti per un attimo nella capacità imprenditoriale dell'uomo col nome da remagio e il maglioncino di serie. Il motivo per cui ci torno è l'intervistone che il corrierone ha fatto al topmanager in questione, riportato da tutti i telegiornali del regno quindi da cercarsi e leggere necessariamente fino in fondo: è in coda, infatti, che come sempre c'è il veleno, l'annuncio neanche troppo velato che delle cinque strutture industriali del gruppo rimaste attive in Italia presto ne dovrebbero chiudere due. Il condizionale è subordinato alla fantasiosa (finché c'è l'Euro, e se cade l'Euro pure dato il numero e l'ampiezza delle variabili che impazzirebbero) ipotesi di cominciare ad esportare in USA auto prodotte in Italia, quindi chi sa leggere lo ha già rimpiazzato con un futuro: chiuderanno.
In che cosa consista l'abilità manageriale in tempi di finanziarizzazione dell'economia è mistero per noi poveri stronzi che ancora crediamo che se uno gestisce una fabbrica di automobili è bravo se fabbrica buone automobili e poi le vende, invece il Marchionne ha preso una Fiat sull'orlo del fallimento e di magheggio in magheggio, acquisizione Chrisler effettuata (come peraltro le delocalizzazioni in Serbia e altri Paesi emergenti) solo grazie a massicce iniezioni di denaro pubblico, ne salva i conti vendendo sempre meno macchine. I nuovi modelli? "rimandati a tempi migliori", intanto si fa il trucco alla Panda, si toglie quello alla Punto rifacendola uguale a quella bella di due modelli fa, si infanga il nome della bellissima Delta affibbiandolo a uno sgorbio (peraltro più caro di una Golf, perché uno allora non dovrebbe comprarsi una Golf?), si tenta di tenere a galla l'Alfa grazie alla musa di Tarantino, si rovina l'operazione 500 mantenendo l'utilitaria al di sopra delle tasche dei più, e si prende qualche macchinone gli si stacca la targhetta Chrisler e gli si attacca quella Fiat o Lancia spacciandolo per nuovo modello. Niente innovazione, nessuna microcar elettrica nel Paese che ha inventato lo scooter e la macchinetta per tutti, nessuna alzata di ingegno laddove in passato si è fatta della genialità un marchio di fabbrica. Degli anni 50 si resuscita solo il clima di persecuzione antisindacale, ed ecco che si esce dal contratto nazionale metalmeccanici e da Confindustria, e si tenta di inseguire i cinesi nell'organizzazione del lavoro in fabbrica a basso costo, dove sono imbattibili, sapendo che lo sono e che la battaglia è persa, solo per guadagnare tempo e chiudere baracca e burattini un po' per volta anziché tutto assieme, perché in quest'ultimo caso salterebbe il proprio culo d'oro mentre nel primo no.
E si, perché il caro Marchionne in tutto questo riesce a tirare su una barca di soldi, come se davvero fosse bravo, non si sa nemmeno esattamente quanti: lo stipendio è di quasi 5 milioni l'anno, ma tra una menata e l'altra forse sono 38, forse addirittura cento o comunque migliaia di volte lo stipendio di un suo operaio, roba da far sembrare dei poveracci i manager pubblici messi alla berlina dall'operazione trasparenza inscenata in questi giorni dal Governo chissà per distrarci da cos'altro, quando i padri del liberalismo in epoca presindacale reputavano in 20 a 1 il rapporto massimo possibile per un funzionamento corretto del capitalismo. Così, cosa volete che gliene freghi a un manager se tutto va a puttane domani? Con lo stipendio di un solo anno, figurarsi se resiste 4 o 5, ci campa da nababbo lui e tutta la sua settima generazione, cosa volete gli freghi se la sua impresa si salva o fallisce, se i suoi operai vivono o crepano?
E allora ho fatto un sogno, a occhi aperti ma sempre un sogno: una cosa di cui non si è responsabili. Un pilota di formula Uno pure guadagna un fottio di soldi, ma cavolo ad ogni curva rischia di incontrare i propri avi sul muretto di fronte, un mafioso pure, ma porca miseria (così parlò Bellavista) quanti ce n'è che arrivano a una tranquilla vecchiaia? allora perché non immaginare una legge speciale per tutte le attività remunerate oltre diciamo trenta volte uno stipendio normale (tutte: manager privati e pubblici, politici, calciatori, eccetera), con una tabella allegata che faccia corrispondere ad ogni livello retributivo una pena corporale proporzionata da comminare, in caso di fallimento della missione, in diretta televisiva? Sei un calciatore da un milione di euro d'ingaggio e la tua squadra non vince lo scudetto? corona di spine e 47 frustate! retrocede? evirazione! fai politica e, nonostante quanto guadagni, rubi? gogna, vera, nudo/a nel cortile dell'Ucciardone e sei ore d'aria per i poveri detenuti allupati! sei un manager dell'auto da cinque milioni e non ne vendi più una manco se te la compri da solo? decapitazione! vogliamo scommettere che sarebbe, oltre che il reality definitivo, quello dagli ascolti insuperabili, anche la fine di un sistema così iniquo, perché non si troverebbe più nessuno disposto ad accettare paghe così alte? Magari, poi, a dirigere la Fiat ci andrebbe un Valletta, uno che guadagna si molto di più dei suoi operai, ma non troppo, e soprattutto ci capisce di macchine. Eh si, è proprio solo un sogno....

sabato 9 ottobre 2010

MOSTRO NASCOSTO

Le statistiche parlano chiaro: è la propria famiglia il posto meno sicuro per una donna. E' un argomento su cui torno spesso, basta solo scorrere i post con questo tag, ma la cronaca impone talvolta di ripetersi. Solo questa settimana, prima il tipo che uccide la moglie e quasi la figlia, perchè quest'ultima osava opporsi ad un matrimonio combinato e la madre ha osato difenderla; subito dopo, a tacitare sul nascere i soliti commenti antiislamici, non fosse bastata la coincidenza di due condanne a morte in Iran e Usa tanto simili quanto dagli esiti opposti a danno dei sedicenti democratici, arriva l'esito tragico della scomparsa di Sarah Scazzi. Imprevedibile? E non lo so: io da un po' di tempo in questi casi penso prima all'ipotesi familiare, e forse pure gli inquirenti... Salvo che la "famigghia" è sempre pronta a mettersi di traverso, anche adesso stona davvero sentire la cugina dichiarare di non avere mai sospettato del padre, ed è francamente implausibile che nè lei nè la sua sorella maggiore o sua madre avessero notato qualcosa. Signora moglie, faceva ancora sesso con quell'uomo, e se si quanto spesso e come? Intendiamoci, non cerco di sguazzare nel torbido come certe trasmissione televisive, anzi facciamo così, le domande le faccio a tutti, ciascuno cerchi di rispondere alla propria coscienza e poi se creda le giri ad amici e conoscenti:
  1. quanta consapevolezza hai della tua sessualità e delle tue potenziali perversioni/deviazioni? credi sia normale averne o no?
  2. con quante persone hai fatto sesso prima di decidere di entrare in una relazione stabile con la persona che dici essere l'amore della tua vita e/o che hai sposato?
  3. credi quanto hai risposto alle prime due domande ti sia sufficiente per poter dire di conoscerti e avere stima di te stesso/a, e così essere un buon compagno per la persona al cui fianco aspiri di stare tutta la vita?
  4. se hai risposto positivamente alla domanda 3, riesci ad estrinsecare le tue inclinazioni sessuali di cui alla domanda 1 con il partner di cui alla domanda 2? e se invece te le tieni per te, credi sia corretto considerare quella la persona giusta? non credi sia meglio trovare quella che ti consente di essere te stesso/a fino in fondo, e altrimenti (o fino ad allora) stare da solo/a?
  5. credi che la tua esigenza di un legame stabile sia motivata dalla reale scoperta di affinità sessuale caratteriale e sentimentale con quella persona o piuttosto dal bisogno di sicurezza, di approvazione sociale, dall'adesione a una convenzione ("tutti lo fanno"), dall'incapacità o paura (particolarmente grave se sei giovane e attraente) di non trovare mai più qualcun'altro a cui piaci?
  6. credi che la tua esigenza di fare uno o più figli sia motivata dalla matura volontà di condividere col partner un percorso che inizi con una nuova vita (un adulto momentaneamente piccolo: altro non sono i bambini) che vi accompagnerà sperabilmente fino alla morte, oppure non ci hai mai pensato in questi termini? e in quest'ultimo caso non è che è l'istinto di riproduzione che pensa per te? ti piacciono quei bambolotti così teneri che li mangeresti di baci, eh! e perchè, secondo te?
Da un quiz per la patente di coniuge e genitore fatto di domande come queste, magari migliori perchè formulate da psicologi professionisti, potrebbe venir fuori una società con un numero forse molto minore di matrimoni, ma che in una percentuale significativamente inferiore fallirebbero (durata media oggi: 15 anni! fidatevi, o leggetevi il rapporto Istat) e sarebbero forieri di tragedie. Il modello sociale di famiglia e in genere di rapporti tra uomini e donne che impera, difeso (perché una istituzione che prospera sull'immobilismo sociale sa bene che deve fare leva su altre con la stessa funzione) soprattutto da chi come il clero non ha idea di cosa si parli, e riproposto pari pari anche se in salsa postmoderna dalla imperante sottocultura televisiva, è la causa diretta di mali come questi in cronaca. Episodi che, non date retta, sono sempre esistiti, anche all'interno della famosa "sana" famiglia patriarcale di una volta, solo che non ne uscivano, non si sapevano in giro. I musulmani non hanno l'esclusiva della misoginia: essa accomuna tutte le religioni monoteiste figlie del patriarcato, assume solo forme diverse socialmente e storicamente, solo chi vuole autoassolversi si mette a fare distinguo (come tra lapidazione e iniezione letale...). Tentano di dirvi che le separazioni e i divorzi sono il male, esse invece sono il termometro che rivela la febbre che rivela il male, che invece è l'inconsapevolezza di se stessi in tutte le forme che essa assume, dal decidere a 15 anni che quel brufoloso che ci guarda dal banco accanto è l'uomo della nostra vita all'abusare del corpo di nostra nipote quindicenne dopo averla strangolata. Quell'inconsapevolezza, su cui campano - e benissimo - le religioni costituite. Altra cosa è la religiosità intima di ciascuno di noi, e risiede molto vicino ad altri istinti come quello riproduttivo e quello omicida. Adesso è facile, per il "mostro", invocare la pena di morte su Facebook o auspicarne il suicidio. Quando invece la cosa che dovrebbe farci veramente paura è la normalità di queste cose: non serve a niente rinchiuderlo in una "istituzione" che anzi lo aiuta prima dissimulandolo e talvolta dopo coprendolo più o meno consapevolmente, il mostro è dentro ciascuno di noi. E il primo che dice, o pensa, "parla per te, stronzo!", è il primo che se ha a cuore se stesso e i propri cari dovrebbe andare a farsi vedere - come si dice - da uno bravo.

lunedì 2 novembre 2009

E' MORTA LA POESIA

Non amo la poesia contemporanea. Nemmeno Benedetto Croce, se è per questo, ma quando mi serve cito il suo noto aforisma "fino a 18 anni tutti scrivono poesie, dopo i 18 anni solo i poeti e i cretini".
Quando Croce scriveva sta cosa, la destrutturazione del Novecento aveva da poco raggiunto, dopo altre arti a partire da quelle visive, anche la poesia. Con gli ermetici, letterati in grado volendo di scrivere in endecasillabo sciolto come Picasso sarebbe stato se voleva un ottimo pittore figurativo, si spalancarono gli ovili e tutte le pecore furono in grado di brucare versi. Le costrizioni formali di prima erano un argine, che da allora in poi si dà solo chi per autodisciplina vuole darsi, in primis chi si costringe nella forma canzone, come ad esempio fece l'immenso Fabrizio De Andrè, che pure protestava se veniva chiamato poeta. D'altronde, per millenni versi e musica hanno viaggiato a braccetto, dall'antichità al rap passando per i trovatori e il dolce stil novo.
Se ha ragione Croce, però, non è l'adozione o meno di una metrica a fare il poeta. E' solo che oggi è più difficile riconoscerli, i poeti, nel mare di cretini che approfittando della destrutturazione continuano anche da maggiorenni a scrivere versacci. In pochi casi è davvero facile. Uno, è quando ti imbatti in Alda Merini.
Leggete ad esempio il quasi-haiku che troneggia nella home del suo sito da ieri, giorno della sua Metamorfosi.
Il poeta è dunque, se fosse mai possibile dire l'indicibile, colui che fa da ponte tra la sottile crosticina di logica aristotelica che noi crediamo essere la nostra mente e l'immenso magma in ebollizione di matematica dell'infinito che invece essa è davvero. Tanto è vero questo, che molti poeti hanno vissuto sulla lama sottile che separa il nostro mondo da quell'universo così alieno che lo chiamiamo follia. E di come abbiamo trattato e trattiamo i cosiddetti "pazzi" Alda ne sapeva qualcosa, avendo sperimentato i manicomi al tempo dell'elettroschock. Mi accorgo pero che la definizione di poeta con le categorie della comunicazione e della psicologia che ho tentato è inadeguata, non riesce a passare il concetto a chi non abbia il mio stesso tipo di formazione. Potrei sforzarmi a utilizzare altri codici, altri concetti. Ma sarebbe ugualmente distante dal centrare il concetto quanto lo è descrivere un arcobaleno dal vederlo con gli occhi di un bambino. Non c'è niente da fare: l'unico modo di spiegare la poesia è la poesia stessa. Chiedo aiuto ad Alda, che come ogni poeta è immortale, e mi risponde così: ecco cosa volevi dire, Cugino...
Ai giovani
Bella, ridente e giovane,
col tuo ventre scoperto
e una medaglia d'oro sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice, e io penso che il tuo ventre
è vergine, mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto.
Vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.

P.s. Ieri a Rebibbia è morta suicida la brigatista Diana Blefari Melazzi, ergastolo per aver partecipato all'omicidio Biagi. Non ne era esecutrice materiale, ma non sono tra quelli che mettono in discussione le sentenze definitive. Il fatto è che erano anni che i suoi avvocati chiedevano il trattamento psichiatrico, temendo che in carcere potesse fare quello che poi ha fatto. La risposta è stata sempre che "le sue condizioni non erano incompatibili con la detenzione": infatti, si è visto... Poi dicono che in Italia non c'è la pena di morte... chiedere ai parenti di Cucchi!
Insomma, in Italia non è che ti trattano sempre uguale, dipende: se sei poeta, dicono che sei matto e vai in manicomio, se sei "terrorista", anche se tua madre è morta suicida per una sidrome depressiva di cui anche tu porti sintomi evidenti ti lasciano morire in galera, se parli con la madonna, vengono a farsi "guarire" da te per decenni e quando muori il parroco suona le campane a festa.

mercoledì 13 maggio 2009

NOUS SOMMES TOUS DES ASSASSINS

Il titolo è preso in prestito da un capolavoro del cinema francese degli anni 50, un film di denuncia contro la pena di morte. Sembra non entrarci nulla con quello che vogliamo dire oggi, ma invece si.
I sondaggi dicono che il governo ha una popolarità crescente, Berlusconi superiore al 70%. Il premier ha dichiarato in video e voce che l'iniziativa del Ministro dell'Interno di "respingimento" degli immigrati in Libia, e non è solo da lui approvata e concordata, ma da lui preordinata nell'ambito degli accordi bilaterali con quell'altro campione di democrazia che è Gheddafi. Si deve quindi presumere che gli italiani, che lo gradiscono tanto, siano in grande maggioranza daccordo con questo crimine (che viene dopo l'obbligo di denuncia per i medici se un irregolare si presenta al pronto soccorso, e la boutade dei mezzi pubblici per soli milanesi in stile Ku-klux-klan di un "onorevole" leghista).
Ed è un crimine non perchè lo dice l'ONU, ma perchè non c'è altro modo di definire questa bella pensata. Come spesso ci accade, prendiamo in prestito le parole giuste da blog fratelli, che esprimono le nostre stesse idee molto meglio di noi: leggiamo attentamente, molto attentamente, questo pezzo di Antonella Randazzo. Chiunque di noi non si esprime apertamente, mettendoci la faccia, contro questo crimine, si macchia di complicità. Come il popolo tedesco con i campi di concentramento, occorreranno generazioni per espiare questa colpa. Quando si evoca la Shoah, occorre sempre rimarcare che non è per esprimere un pregiudizio favorevole agli Ebrei sempre e comunque, ma invece per denunciare l'abominio di ogni massacro, di ogni genocidio, di ogni singola persona vittima delle nostre azioni o anche solo del nostro egoismo e delle nostre omissioni. Ogni massacro, anche quelli commessi dagli ebrei sui palestinesi, e non c'è contraddizione (semmai è loro). Ogni genocidio, anche quello commesso dagli americani sugli indiani d'America, vero peccato originale che nessun battesimo potrà mai cancellare. Ogni singolo morto, sia una ragazzina uccisa a un posto di blocco che un clandestino che dovesse morire per il fatto di essere stato riconsegnato ai libici.
Quando ero piccolo, come poi ho scoperto molti bambini, sognavo di essere divorato dai cannibali. Avevo paura, ma aveva anche qualcosa di erotico (stiamo parlando di preadolescenza, non te ne rendi neanche conto). Oggi mi sono sorpreso a ripensare a quel sogno antico, ma con un significato molto diverso.
Siamo tutti assassini, e pagheremo per questa colpa di condannare a morte gente che bussa alla nostra porta perchè ha fame. Ecco il duplice addentellato alla citazione cinefila.
Se scegliamo di arroccarci, lo si sappia, abbiamo già perso. Vinceranno loro, e ci divoreranno, e con noi tutto quanto di buono abbiamo costruito nella cosiddetta civiltà e ci rifiutiamo di dividere. Quelli che non si arrendono a questa consapevolezza, soccomberanno senza sapere il perchè, pensando pure magari di avere ragione. Chi invece ha capito, anche se è ateo o agnostico come me, aspetta cristianamente: ecco cosa intendeva Gesù Cristo, forse, quando diceva "questo è il mio corpo ... prendete e mangiatene tutti".

venerdì 6 febbraio 2009

TANATHOS

Amore e morte. I due motori immobili, senza i quali nulla, nemmeno la vita stessa, sarebbe possibile. Ad entrambi possiamo reagire girandoci dall'altra parte, o guardandoli bene in faccia. Nel primo caso, abbiamo buttato le nostre vite. Quasi tutti lo facciamo per molto tempo, qualcuno lo fa per tutto il tempo. Ma anche ad ignorarle, queste forze elementali non smettono di essere ineluttabili, in un modo o nell'altro.
Così a volte ci sparano vicino, a volte ci sfiorano, a volte ci prendono in pieno. E allora ci commuoviamo (muoversi con) o facciamo le nostre condoglianze (dolere con). Altre volte muore qualcuno di famoso, che non conosciamo direttamente, ma che è stato importante per qualche aspetto della nostra personalità o per il perchè e il come è scomparso. Spesso, in questi casi, scattano gli stessi meccanismi: abbiamo bisogno di commuoverci e condolere, come i bimbi di piangere e giocare. Allora è come se usassimo un trucco: piangere altri per piangere noi stessi e i nostri cari. Qualcuno dice che piangiamo sempre solo per noi stessi.
Oggi è morto Giampaolo Dossena. Non è notissimo, ma qualcuno ricorda una sua rubrica di giochi sul Venerdì di Repubblica. Era un grande studioso, di giochi. Quasi tutti i libri della sua bibliografia sono da leggere assolutamente, specie l'Enciclopedia dei giochi e il Dizionario dei giochi con le parole. Ma è da non perdere anche un libro a cui lui ha "solo" collaborato, I giochi e gli uomini di Callois. Dopo averlo letto, quando si dirà una frase come "la vita è un gioco" sarà con un significato.
Oggi sono morti 33mila bambini, di fame. Ogni giorno succede, nel mondo. Lo diceva Giobbe Covatta in un suo vecchio spettacolo teatrale, magari oggi la statistica andrebbe aggiornata, in peggio. Sono morti lontane dai nostri occhi, così tante che non avvertiamo più il peso di ogni singola tragedia. Morissero una volta sola, da noi, 33 mila bambini in un giorno, la pagina resterebbe scritta in nero nella storia, per sempre. Nel cosiddetto terzo mondo succede tutti i giorni, e noi anzichè rifiutarci di votare per chi non si ponga il problema di mettere in piedi un sistema in cui nessun bambino mai e in nessun luogo possa morire di fame, votiamo per chi approva leggi inumane come quella appena varata dal Consiglio dei Ministri, che introduce il reato di clandestinità (illeggittimo persino per la Magna Charta inglese del duecento!), prevede una tassa per il permesso di soggiorno (incostituzionale perchè regressiva), e obbliga i medici a denunciare il clandestino che si presenti per essere curato (vedremo come si comporteranno i medici cristiani, qui...).
Oggi in Italia è morta la pietà, l'umanità. Ogni intimo o palese applauso all'inumana normativa appena approvata, e saranno tanti da parte dei sudditi della civiltà della Paura (leggiamo qui Antonella Randazzo, lucida come sempre), sarà come un nuovo chiodo nelle mani di Cristo, per chi ci crede, come un passo verso la barbarie, per tutti.
Oggi è morta anche magari una persona cara, che so la madre di qualcuno di noi, che in qualche modo amiamo. Piangiamo per lei, allora, piangiamo per questa nostra povera vita. Che ha senso solo grazie all'amore e alla morte.

martedì 2 dicembre 2008

LA PRIMA PIETRA

Manco a farlo apposta, mentre girava il filmato dell'UAAR sul confessionalismo, all'ONU si votava una risoluzione francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Che c'entra? C'entra, c'entra...
Non ci si crede, ma nel mondo ci sono circa ottanta Paesi in cui la cosa è considerata reato: punibile con la morte in Stati confessionali come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, ma anche nel "liberato" Afghanistan e in Mauritania, Nigeria e Somalia, con l'ergastolo in paesi asiatici come Bangladesh, India, Pakistan, Birmania, africani come Sierra Leone, Uganda e Tanzania, e addirittura in Guyana e Barbados, con pene carcerarie pesanti o lavori forzati in altri paesi (Angola, Mozambico, Malawi, Malesia, Maldive...).
Ebbene, tutti i 27 Stati membri dell'UE hanno votato a favore, ma il Vaticano HA VOTATO CONTRO! Con la penosa giustificazione che ciò aprirebbe la strada a una discriminazione contro i Paesi che non equiparano le unioni gay alle unioni tra eterosessuali! Capite? Va beh che le risoluzioni di questo tipo di solito rimbalzano ai Paesi cui sono destinate, come quella contro la pena di morte a Cina e USA, ma intanto una voce unanime di condanna sarebbe una cosa, e al coro si sottrae proprio lo Stato della Chiesa cattolica! una religione che si dice fondata sull'amore e la fratellanza, il cui fondatore pare avesse sempre un occhio di riguardo per i diversi e i discriminati, e che se non fosse resuscitato oggi, a vedere come si comportano quelli che parlano in suo nome, si rivolterebbe nella tomba... Ma soprattutto l'istituzione che negli ultimi 20 secoli ha ospitato nel suo seno più omosessuali che qualsiasi altra, mutuando questa tendenza e la limitrofa pedofilia da quella filosofia greca da cui deriva essenzialmente il suo impianto teorico.
Il modo di dire "da che pulpito viene la predica!" è quantomai azzeccato, e però ancora di più la frase che proprio Cristo, per salvare una prostituta dalla lapidazione, avrebbe rivolto alla folla: "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Ora vabbè che il Vaticano ha sede a San Pietro, ma posate quei sampietrini, brutti str...

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno