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sabato 26 settembre 2026

LIBERI LIBERI

Da quando all’università ho studiato psicologia sociale, e in particolare i postfreudiani e Ignacio Matte Blanco, ho sviluppato una passionaccia dilettantesca per la psicologia, che ha guidato molte delle mie scelte di libri da leggere (molti, di analisi transazionale, che poi ho approfondito e mi è stata utilissima professionalmente) e alcune di film da vedere. Tra questi ultimi, vi ho parlato già di Mon oncle d’Amerique di Resnais come di uno dei miei film preferiti, ci torno su solo per ricordare che il film dimostra accostando sapientemente delle scene che noi umani ci crediamo esseri superiori a torto, la sintassi profonda delle nostre pulsioni equivalendo in tutto e per tutto a quella degli altri animali, e mica di cani e gatti che lì è facile crederci, ma di topi da laboratorio. Schematizzare le pulsioni era già una fissa in Freud, e tale è rimasta in Lacan, tra gli ispiratori del film, e in Laborit che addirittura ha partecipato alla sua scrittura e vi appare persino.

Non temendo più, data l’età, di espormi al ridicolo del “chi ti credi di essere?”, azzardo la mia, di sintesi, che chissà mischiando cosa mi gira da un po’ in testa, e per spiegarvela facile uso una grafica. Il concetto base potrebbe essere quello di Libertà, ma la sua enunciazione non basta, bisogna spiegarlo meglio. La libertà infatti è tutto tranne un valore assoluto, altrimenti non avremmo mai sentito parlare, come mi confermerete invece ci è capitato, di “libertà nella Fede” o di sentirsi liberi in una unione esclusiva ed escludente.

La grafica mostra tre scenari: quello (il 3) in cui l’area delle cose che vogliamo (e/o pensiamo di poter fare) coincide con quella delle cose che davvero possiamo fare e magari facciamo, quello (il 2) in cui le due aree si sovrappongono (in misura diversa di volta in volta, la grafica è elementare perciò mostra tre rettangoli uguali) a creare un’area più o  meno grande di “realizzazione” della propria libertà coesistendo però con più o meno grandi aree di permanenza delle due aree estreme, e quello tragico (l’1) in cui queste ultime non si toccano nemmeno lasciando un più o meno grande spazio in mezzo.

Facciamo degli esempi:

  • il bambino piccolo che viene allattato tenuto al caldo e al sicuro, è felice perché non ha la minima consapevolezza delle limitazioni oggettive che il suo stadio gli impone, e soffre (e piange) solo per momentanea insoddisfazione di bisogni primari;
  • non ci vorrà molto perché passi dallo scenario 3 all’uno: l’infanzia non è altro che un progressivo prendere coscienza dell’esistenza dello sfrido in bianco, che diventerà massimo nella preadolescenza, chi parla di questi due stadi della vita come di età dell’oro ha semplicemente dimenticato quanto sono tragici;
  • crescendo, lo spazio bianco diminuisce con l’aumentare di quello rosso, che pian piano va a coprire parte di quello giallo, che intanto cresce anch’esso, creando la fascia arancione e cioè lo scenario 2 - che è quello normale in senso statistico degli umani e cresce e si riduce per ciascuno di noi nell’arco della nostra vita e tra di noi a seconda della posizione di potere, della salute, delle possibilità economiche, e della capacità di ciascuno di adeguare le proprie aspettative a ciò che è probabile attendersi sia realizzabile;
  • rientra nello scenario 2 tutta la casistica della vita, dalle malattie alla disabilità, dai successi agli insuccessi economici e professionali e sentimentali/familiari/sociali, fino a che non arriva nuovamente una fase di transizione in cui il tuo corpo ti consente meno, e progressivamente sempre meno fino a non consentirtelo del tutto, di fare le cose che potevi fare, e da un certo punto in poi quelli che rincoglioniscono al punto di non essere più consapevoli a se stessi sono i più fortunati, perché tornano allo scenario 3 (non a caso si dice che “rimbambiscono”) scaricando l’onere della tragedia sui loro cari (con lo stesso paradigma e le stesse operazioni dell’accudire bebè, ma con un orizzonte ben diverso);
  • lo scenario 3, infatti, è molto difficile da raggiungere e mantenere durante l’età adulta: se ad esempio uno raggiunge rapidamente lo status in cui ha tutto quello che sognava, è più probabile, come raccontano fiumi di letteratura e cinematografia e cronaca rosa e nera, che affiorino in lui nuovi irraggiungibili desideri con connessa insoddisfazione piuttosto che si accontenti e si fermi – se lo si raggiunge, invece, è più spesso per aver acquisito (con un credo religioso o filosofico, spesso) la capacità di mantenere la zona gialla alle dimensioni della rossa, e non viceversa (che la gialla è un pozzo senza fondo).
Se vi sembra che la mia elencazione sia necessariamente da riferirsi ad esseri umani, dovete assolutamente cercare il film succitato, e farvi dimostrare da Laborit che nelle situazioni di stress, cioè al di fuori dello scenario 3, ci comportiamo esattamente come topolini in una gabbia percorsa ogni tanto da scariche elettriche (o anche solo dal loro annuncio, se un suono o una lucina precede ciascuna di esse abbastanza regolarmente da instaurare un riflesso condizionato), che se la gabbia comunica con un altra gabbia e possono scappare lo fanno, ma se il passaggio è chiuso o non c'è delle due l'una: o sono in compagnia, e scaricano la loro aggressività l'uno contro l'altro, o sono soli e la tensione li paralizza e annichilisce e si ammalano o muoiono. O se preferite come il cane alla catena "disposto a decollarsi" per ampliare di un niente lo spazio entro cui può muoversi, cantato mirabilmente da Ferretti nella splendida In viaggio, con cui vi lascio.

sabato 12 settembre 2026

UN QUARTINO (DI SECOLO)

Dell'11 settembre su questo blog ho parlato fin troppo, a questo tag trovate tutto. Ma è difficile resistere al richiamo della cifra tonda, e tra queste il venticinquennale ci rientra a pieno titolo.

25 anni fa ieri ero anch'io ipnotizzato davanti alla TV per le stesse immagini che guardavate tutti, escluso solo chi non era ancora nato. Non avevo ancora gli elementi per i ragionamenti che farò nei mesi e negli anni a seguire, ma il tarlo del Dubbio, che se dovessi per forza dare un nome al mio Dio sarebbe lui, mi aveva subito acceso una lampadina nel culo. Qualcosa non quadrava, e qualcosa mi diceva che le vittime saremmo stati tutti, e non solo quei poveracci non avvisati di stare a casa dai servizi segreti israeliani. E infatti se c'è una cosa incontrovertibile è che quel giorno è stato il fischio di inizio del mondo come lo conosciamo, o se preferite il triplice fischio finale del mondo precedente.

In poche parole, tutto lo schifo che da allora abbiamo vissuto e stiamo vivendo, guerre sparse per il mondo comprese, pandemia compresa, terrorismo climatico compreso, hanno avuto in quella maldestra recita il prologo indispensabile. L'elenco delle menzogne è troppo lungo per mettersi a recitarlo ancora una volta (i più pazienti e curiosi seguano il link iniziale), l'elenco dei misfatti perpetrati con la scusa di quelle menzogne ripetute a manetta come verità intoccabili è altrettanto lungo e purtroppo non è chiuso. Tutte le volte che vorranno, faranno valere ancora il principio affermato quel giorno che le libertà individuali possono essere sospese, accanto a quello eterno che il diritto internazionale è un panetto di plastilina nelle mani di chi detiene il Potere.

La colpa, però, non è loro. Senza il consenso generale, senza la complicità di una schiacciante maggioranza che si beve qualsiasi palla, non avrebbero potuto fare niente, non potrebbero fare più niente. Un quartino al tavolo 11, prego...

venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

domenica 15 marzo 2026

TESTA 'I SCECCU

L'asino ha fama di animale inferiore, ad esempio rispetto a suo cugino il nobile cavallo. Ma è immeritata. Per certi aspetti, anzi, ha una dignità superiore. Collabora, col suo sedicente padrone umano, ma solo fin quando gli pare. Tanto che è così difficile fargli fare qualcosa che non vuole che la cosa è diventata proverbiale, e in tutti i dialetti (che nella società agricola che ha imperato per millenni e fino a qualche decennio fa l'asino era fondamentale) infatti si dice "testa d'asino" a chi è impossibile da convincere né con le buone né con le cattive.

Ma in reggino u sceccu, l'asino, entra pure in detti più complessi. Di una moglie o fidanzata riottosa, ad esempio (ma vale in tutti i casi simili, e indipendentemente dal sesso), si dice "quandu 'u sceccu non voli mbiviri...", quando l'asino non vuole bere, sottinteso non c'è niente da fare (se non ti ama più). E la lettura positiva di questo presunto difetto è anch'essa inscritta nel sentimento popolare, che ha trasformato l'antica ingiuria di essere testardi come muli in un moto d'orgoglio, ad esempio dei calabresi o dei sardi.

Ho comprato un'auto diesel nel 2025. Euro 6d, cioè al momento lo standard ecologico più avanzato. Ma diesel, perché faccio tanti chilometri e non ce n'è come il diesel per un compito del genere: consuma poco, dura tanto, è affidabile e robusto, e quindi mi consentirebbe di tenere l'auto a lungo prima di doverla sostituire. Tutti parametri che andrebbero considerati adeguatamente, nel valutarne l'impatto ecologico. Invece, la moda di considerare solo le emissioni per istante, divulgata peraltro pervasivamente, trascurando tutti gli altri fattori, emissioni in fase di produzione e materie prime e trasformate necessarie in primis, che ad occhi scafati tradisce immediatamente nient'altro che una scelta politica arbitraria adottata a monte e per rispondere ad interessi precisi, ha imposto il luogo comune che diesel è cattivo e antiambiente.

Non mi hanno convinto. Il mulo (cui peraltro la motorizzazione diesel è affine: alta coppia ai bassi regimi, potente ma non veloce) resiste. Bisogna bastonarlo. Ad esempio, rimodulando le accise, che per il gasolio erano più basse per la semplice considerazione che riguardava una platea di lavoratori o comunque contribuenti "di quantità". Non basta, il diesel consuma meno e dura di più: è conveniente anche a parità di prezzo con la benzina. Bisogna farlo costare di più, tanto di più; ma come fare? Ci vorrebbe un'occasione.

E siamo alla cronaca. C'è una guerra dissennata e scriteriata, l'ennesima in un'area cruciale per il petrolio, e guardando bene anche per tutta una serie di altre cosette che interessano anche la e-mobility e addirittura l'agricoltura. Perché non approfittarne? La dinamica è collaudata (solo il 1973 ne è fuori, e allora infatti i governi tentarono di calmierare i prezzi e in parallelo di convincere i cittadini a comportamenti parchi, io c'ero e me lo ricordo, quelle domeniche a piedi erano feste, e le réclame della DC per consumare meno e meglio, che allora suscitavano fastidio, ora suscitano nostalgia, dei tempi in cui i governi al massimo ti volevano convincere ma mai costringere), e la liberalizzazione dei prezzi ha aggiunto funzionalità al meccanismo: quando il petrolio rincara, il prezzo alla pompa dei carburanti si impenna immediatamente e in maniera già più che proporzionale al rincaro del greggio, figurarsi considerando che questo pesa solo in parte, e minoritaria, nel prezzo totale, che include accise raffinazione distribuzione e guadagni; ma quando la crisi finisce e il petrolio scende, il riflesso sul prezzo alla pompa avviene in maniera calcolata correttamente (essendo solo una parte del totale) e tenuto conto adeguatamente degli sfridi temporali (che una volta erano le scorte, ora ad esse si aggiungono i complessi meccanismi finanziari di determinazione del prezzo). Semplificandola: i prezzi calano? si ma io ho comprato a un prezzo maggiore, quando quello che compro oggi a un prezzo minore arriva alla pompa io applicherò gli sconti, non prima; i prezzi aumentano? applico subito gli aumenti e incamero maggiori guadagni avendo comprato a un prezzo inferiore. In italiano si chiama speculazione.

A questa, si aggiunge l'occasione di cui sopra: siccome gli iraniani brutti e cattivi intralciano lo stretto di Hormuz, la benzina aumenta di un tot, subito. Ma il gasolio, il gasolio aumenta di tre volte tot, arrivando a costare il 20 per cento in più della benzina. Una vigliaccata ai danni dei muli che si ostinano a usarlo, e non sarà l'ultima della serie. Perché siamo nel mondo del "chi non si vaccina niente cure mediche nemmeno al pronto soccorso e nemmeno per una ragione diversa dal morbo per cui non si è vaccinato, che so un incidente" - non me lo sto inventando, era la tesi di un noto figlio di papà che sennò col cazzo che faceva l'attore e ha pure un figlio cantante che se non era suo figlio eccetera eccetera.

Il tutto va inserito in un contesto in cui l'auto a gasolio è solo una delle tante variabili. Esiste un progetto preciso e codificato (il "grande Reset") di riduzione dell'umanità a schiavitù, almeno tale si può definire secondo le categorie di pensiero in cui siamo cresciuti un paio di generazioni. L'eterodossia non è contemplata, va disincentivata in ogni modo, disinnescata, estirpata. Il mulo che non vuole bere prima o poi morirà di sete, peggio per lui. La "famiglia nel bosco" non può essere lasciata in pace, anzi la sua parabola deve essere esibita a mo' di esempio. Non possederai niente, casa auto lavoro figli, e sarai felice; se ti metti in testa di disobbedire, anche infilandoti nel buco del culo del mondo, noi ti raggiungeremo e mostreremo la tua testa mozzata al nemico. Lasciate perdere chi sta approfittando della vicenda per motivare il SI al referendum come se avere le carriere separate avesse impedito a quei giudici di togliere i bambini alla coppia: non si accorge nemmeno che se ciò fosse stato vero sarebbe stato un buon esempio di quell'assoggettamento della magistratura all'esecutivo che resta la migliore ragione di votare NO. Ma di questo ne riparleremo tra qualche giorno. Ora vado a cercare, se la trovo, una pompa dove il gasolio stia a meno di due euro al litro. Da buona testa 'i sceccu....

sabato 17 gennaio 2026

TIPO DIESEL

Mesi fa ho acquistato (spendendo la metà rispetto a una di moda) un'auto a gasolio seminuova fino a che se ne trovavano, già oggi è più difficile domani sarà impossibile. Il mio meccanico dice che ho fatto bene, che il diesel è il motore migliore con maggiore efficienza più ecologico più economico e a maggior durata, e il multijet della FIAT è uno dei migliori motori diesel per autovetture mai costruito. Se sono fortunato, posso farci oltre 300mila chilometri, che per me se continuo così sono solo una decina d'anni ma intanto con un'altra alimentazione non ce li farei (il benzina va al doppio dei giri quindi dura la metà, e il GPL accorcia la vita dei motori a benzina, mentre le ibride più sono davvero tali più devono essere imbottite di diavolerie elettroniche che aumentando la complicatezza del sistema ne accorciano la vita complessiva). Ma se voglio farlo, se voglio ostinarmi a decidere con la mia testa quale sia la scelta migliore, e dico anche dal punto di vista ecologico (che complessivamente se tutte le auto durassero decenni e non ci fossero obsolescenza programmata e direttive europee una dietro l'altra con ben altre finalità rispetto alle dichiarate, sarebbe si la scelta migliore per l'ambiente), devo pagare di tasca: dal 1° gennaio una rimodulazione delle accise ha reso stabilmente (i primi avvisi ci erano già stati) più caro il gasolio della benzina, e mi sa che non è finita qua.

Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.

Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.

domenica 22 giugno 2025

GOTT MIT UNS

Chi non sopporta l'idiozia e la malafede non può guardare la TV in questi giorni. I commentatori, infatti, proprio come col covid si dividono in due gruppi: quelli che la narrazione ufficiale, quella per cui l'Iran stava per costruirsi l'atomica e Israele bombardandolo sta facendo il lavoro sporco a favore dell'Occidente Democratico intero, la sposano acriticamente, e quelli che le danno eco perché prezzolati o comunque interessati portatori di propaganda di regime. Io personalmente, come molte volte ho già detto, preferisco i secondi, perché almeno hanno un motivo valido (se mi sistemate fino alla settima generazione se mi unisco al coro vacillo anch'io, è umano - vero, Giggino?) e soprattutto perché i primi sono molto ma molto più numerosi. L'Indipendente qui fornisce una piccola antologia di questa "falsa coscienza" propagata a reti unificate, leggetevela: è piuttosto istruttiva.

Quindi, niente TG, perché "in guerra la prima vittima è la verità", e inoltre avendo ancora qualcosa tra le orecchie bastano i cinque minuti del rullo di prima mattina per tenersi aggiornati, altro che l'opera certosina che fa Pasbas sentendosi in dovere di rovesciarla sui suoi contatti social (per carità, continua, ti apprezzo e ti voglio bene, ma non sposti una virgola, non convincerai mai nemmeno uno, ti legge solo chi è già convinto e la pensa come te, e solo qualcuno riesce a leggere tutto), perché invece sul quadro generale la ricostruzione è estremamente chiara. C'è una potenza nucleare, messa con una scusa a presidiare un quadrante nemico da altre potenze nucleari tra cui una superpotenza, che si sente in dovere di stabilire che un altro stato sovrano non può diventare una potenza nucleare anche lui, e quindi di attaccarlo militarmente per impedirglielo ovviamente procurando vittime innocenti, danni ingenti, e visto l'oggetto del contendere rischiando di causare un disastro anche ambientale con effetti non confinabili. Si, esatto, sto dialetticamente dando credito alla tesi dell'attaccante: facciamo che l'Iran stava davvero implementando il nucleare a scopi civili con scopi militari nascosti. Chi sei tu per dirgli che non può?

Questa "asimmetria" di giudizio, per cui "i nostri" avendo ragione ed essendo portatori della Libertà e della Democrazia possono fare cose che "gli altri" non possono fare (ad esempio intervenire in aiuto di popoli amici sotto aggressione, come hanno fatto i russi in Ucraina dal loro legittimo punto di vista), è un vulnus della logica, un vizio che si può riassumere con la formula "Dio è con noi", infatti usata da Bibi persino nei discorsi ufficiali, chissà se rendendosi conto di stare ripetendo le stesse parole di un certo Adolf Hitler, dopo aver peraltro adottato il suo stesso metro, anzi uno molto peggiore, nel diritto di rappresaglia dopo il fatidico 7 ottobre (ma facendo i conti delle vittime israeliani e palestinesi dal 1948, anche da prima). Una formula che stringi stringi è alla base di tutte le guerre, da quando gli ominidi si alzarono su due zampe brandendo con quelle anteriori finalmente libere dei femori a mò di arma, che un visionario ci mostrò equivalevano alle astronavi, altro che progresso della civiltà umana.

sabato 3 maggio 2025

BLACKOUT

Nell'album Metropolis di Guccini, un gioiello uscito quando avevo 18 anni, c'è un brano di cui ho preso a prestito il titolo, che racconta il lato romantico di un avvenimento ricorrente in quegli anni di austerity e crisi petrolifera, che minaccia di tornare tale in questi anni di Agenda 2030 e terrorismo climatico ed energetico di regime.

La cronaca spagnola, cioè, potrebbe ripetersi, e si: anche da noi. O perlomeno così si potrebbe dedurre da un'analisi seria delle cause. Esatto, quella che non c'è stata nella cronaca mainstream, che ha preferito buttarsi subito sull'evento climatico estremo ("ha stato il cambiamento climatico!": e come ti sbagli?!) o sul classico dei classici, l'attentato terroristico, magari di hacker russi. Lo sciacallaggio mediatico, sempre esistito per carità, è diventato la regola, la prima opzione.

Bisogna andare a spulciare nella rete per trovare chi ricordi che l'evento che ha paralizzato la penisola iberica e zone limitrofe, ivi compreso il torneo di tennis a Madrid, è stato preceduto di soli pochi giorni dalla celebrazione in pompa magna del raggiungimento da parte della Spagna dell'obiettivo 100% di energia da fonti rinnovabili. Peccato che la maggior parte di queste ultime sia soggetto a sbalzi naturali di produzione tra l'altro non sincronizzati, anzi spesso in contrasto, con gli sbalzi naturali di consumo, creando i presupposti per delle strozzature per cui eventi estremi da estremamente improbabili divengano sia pur raramente possibili, il che per la nostra società è troppo.

Già perché, rispetto al 1981 cantato dal Maestrone in cui pure la dipendenza della società dall'approvvigionamento elettrico costante era un fatto acquisito, sono successe un pochino di cose che hanno peggiorato la situazione. Al punto che uno scenario in cui un evento durasse più di qualche ora, diciamo almeno qualche giorno, diventerebbe tale e quale a un b-movie catastrofico. Avendo tutto sui telefonini, infatti, quando si è scaricata anche l'ultima power bank restiamo tutti non solo senza possibilità di comunicare, ma anche: senza notizie, senza soldi, senza amici, e chi ha meno di cinquant'anni senza alcuna capacità di orientamento. Per farla breve. Senza intrattenimento e col problema di consumare tutto il cibo nel freezer, prima, e di trovarne altro, poi, si era già 45 anni fa.

Un "covid della tecnologia", insomma, come ebbe a profetizzare qualche tempo fa il re dell'Etiopia (uno dei posti in cui la Storia, a saperla studiare, ha sfatato il mito di "italiani brava gente" di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca), da una posizione in cui evidentemente riesce ancora a mantenere un punto di vista realistico. Ce ne sarebbe abbastanza per apprendere la lezione, che forse è: non affidare mai tutta la tua libertà (felicità, ricchezza, quello che vuoi) a una unica fonte, sennò rischi di perderla tutta d'un botto.

Insomma, qualsiasi "integralismo" è foriero di sventure, anche quando è lastricato di buone intenzioni (come la strada del diavolo, si diceva una volta), e anche (e direi soprattutto) quando non si riesce neanche a vederle, all'orizzonte o dietro l'angolo. Secondo questo assunto, quindi:

  • incentivare l'approvvigionamento di energia da fronti rinnovabili è una buonissima idea, ma affidarsi a loro al 100% è una pessima (specie se ci si dimentica, come colpevolmente si fa in Italia, Paese eminentemente montuoso, che la migliore tra esse resta l'idroelettrico, che funziona anche di notte e quando non c'è vento);
  • fidarsi della scienza è giusto, specie quando è tale cioè mette qualsiasi protocollo a disposizione di ripetizione o smentita da parte di chiunque, ma affidarsi dogmaticamente alla Scienza nelle decisioni specie politiche è non solo pericolosissimo ma anche una contraddizione di termini che automaticamente dequalifica la scienza a fede pseudoreligiosa o credo politico;
  • disinquinare il massimo possibile è giusto, ma elevare il cambiamento climatico di origine antropica a luogo comune, implicante il corollario (del tutto infondato, e pericolosissimo) che sia possibile invertirlo, cioè ingegnerizzare delle azioni che abbiano degli effetti e che questi siano quelli desiderati e controllati, è una bufala col botto, giustificata dal business che sottintende, e avente scopi politici e di redistribuzione della ricchezza verso l'alto.

E l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Meglio salutarci con Guccini, poi fate voi.

sabato 5 aprile 2025

BISOGNA TORNARCI A FREDDO

Che la percezione dello scorrere del tempo sia una cosa alquanto stranuccia è cosa risaputa. Ad esempio, in questi giorni cade il terzo anniversario della fine dello stato di emergenza Covid e ci sembra ieri, mentre lo stato di emergenza stesso è durato poco più di due anni e ci è sembrato, e ci sembra ancora a pensarci, una infinità. Ecco perché è il caso di tornarci adesso: da un lato è passato abbastanza tempo da poterci dire le cose da una distanza che consente forse di fare la tara alle tifoserie, diciamo così, dall'altro è ancora abbastanza attuale da provocare al pensiero il classico brividino alla schiena (anche se per ragioni diverse tra fedeli e non fedeli del Verbo Pandemico); in mezzo, o se preferite di lato, c'è che a prescindere se sia stato fatto apposta o meno il paradigma collaudato in quel periodo è ancora qui tra noi e minaccia di essere riutilizzato per ragioni (apparentemente, si dimostrerebbe) diverse.

Ecco dunque una serie di punti che potremmo dare per consolidati, su quanto è successo nel fatale biennio:

  1. non era la peste bubbonica, e nemmeno l'Asiatica o la Spagnola, ma un'epidemia con uno scostamento della curva delle "normali" vittime delle influenze annuali che può essere giudicato grande (guardando ai valori assoluti; guardando alla persone anche una sola in più è una tragedia) o meno (guardando alle serie storiche percentuali da abbastanza distante da vedere che è stato solo un increspamento della curva), ma di certo non ha niente a che vedere con le grandi pandemie della Storia;
  2. l'affermazione secondo cui il punto precedente sarebbe vero solo per effetto delle contromisure prese, tra cui i cosiddetti vaccini, è priva di fondamento, dal momento che né restrizioni né somministrazioni di sieri hanno fermato i contagi prima del naturale declino della curva, e se lo hanno agevolato è stato in misura non verificabile e non rilevante, e i protocolli di cura e profilassi alternative ai vaccini sono stati per volontà politica precisa praticamente inesistenti (e quelli esistenti, sorti spontaneamente qua e là, o fermati o privati di eco);
  3. la relativa inefficacia e la documentazione invece di nocività (per quanto proditoriamente e insistentemente insabbiata) dei sieri sperimentali sono talmente autoevidenti da rendere francamente imbarazzanti le giustificazioni posticce subito strombazzate (e indimostrabili) della serie "si però hanno ridotto i sintomi", e alla fine da aver fatto pessima pubblicità a un concetto, quello di vaccinazione, che è un altra cosa e ha avuto storicamente ben altri risultati (pur avendo storicamente un margine naturale di pericolosità tale da avere storicamente scoraggiato, fino a pochi anni prima del Covid con la Lorenzin, l'obbligatorietà delle somministrazioni);
  4. la proclamazione dei cosiddetti lockdown (terminologia carceraria: lapsus o autodenuncia?), sia generali che in zone denominate "rosse" sulla base del rapporto tra positivi (a tamponi non in grado di identificare i malati ma solo a evidenziare la presenza di anticorpi - o non ricordate nemmeno la differenza tra "sieropositivi" e "malati di AIDS"? eppure quest'ultimo, proprio come il Covid, è una "sindrome", cioè un insieme di sintomi, non una "malattia" in senso stretto) e posti letto in terapia intensiva disponibili in ogni area territoriale, è stata un esperimento sociale frutto come minimo della precisa volontà politica di agire sul numeratore di quella frazione (implicante la libertà personale di tutti i cittadini e la rovina economica di intere categorie di essi) diminuendolo piuttosto che sul denominatore aumentandolo (attrezzando costi quel che costi, cioè facendo ricorso ad indebitamento pubblico, nazionale o europeo non importa, tutti i presidi ospedalieri che servivano), nascondendosi dietro quei vincoli di bilancio (che ci hanno impoveriti tutti) di cui ci si sarebbe dimenticati in sede di PNRR e quel tabù degli eurobond che fa particolarmente rabbia vedere messo in discussione oggi invece per le armi;
  5. visto quanto sopra enumerato, la messa in discussione delle libertà individuali fondamentali, subordinandole a un concetto così facilmente manipolabile come quello di "salute pubblica" come peraltro i costituenti (freschi degli abusi del nazismo) avevano attentamente evitato di fare (ma con una Corte costituzionale a nomina politica, non c'era da sperare nella sua azione di salvaguardia), fino ad in pratica revocare l'habeas corpus, si rivela per quello che è: una prova generale di un nuovo modello di sudditanza, utile a definitivamente superare i concetti non più utili di democrazia e libertà - dello stesso novero è l'istituzione del Green Pass a soppiantare la libertà di circolazione e assieme il diritto ad esercitare la propria professione in qualunque modo lo si sia guadagnato: fummo in pochi a comprendere che era la fase di test di un impianto che una volta accettato poteva essere riutilizzato per qualsiasi altra ragione, e lo vedremo presto con l'ambiente e magari pure con la guerra.

Accettando anche solo la metà, ed anche solo in parte, di questi ragionamenti come plausibili, si potrebbe e dovrebbe mettere in stato di accusa una intera classe politica (e non dite che non si può fare, con tangentopoli si è potuto), e comunque chiedere scusa e giurare "mai più". Invece, come abbiamo appena delineato alla fine del punto 5, siamo pronti per il Green pass 2.0: sull'inseparabile telefonino, una patente a punti di sensibilità ambientale per togliere dalla circolazione chi non si riesce a convincere a disfarsi della macchina a gasolio (perché razionalmente pensa che è buona e ancora nuova, consuma poco, e impatta meno tenerla che comprare due tonnellate nuove di metalli cristalli plastiche e minerali rari, ma contro l'ideologia la razionalità ha sempre vita dura), non accetta di dover rifare il mutuo quasi estinto per adeguare la propria casa alle assurde normative europee o non avendone la possibilità non accetta di disfarsene svendendola e finendo i propri giorni nei loculi in affitto di stile europeo che stanno fiorendo in ogni dove, non smette di fumare o di adottare un qualsiasi stile di vita che potrebbe ricadere come spesa sanitaria sulla collettività, è meno che zelante nella raccolta differenziata, o magari di nuovo non sottostà a un trattamento sanitario obbligatorio pseudovaccinale o di natura diversa.

Con l'Intelligenza Artificiale che, lungi dall'essere imbrigliata (solo i vecchi brontoloni come me ritengono indispensabile che lo sia), entra oramai anche nelle applicazioni di uso più frequente e generalizzato di ogni device, a sedurre ogni recalcitrante magari anche solo titillando la più banale pigrizia, e intanto a perfezionare esponenzialmente la grande raccolta di dati personali sensibili e caratteristici iniziata da tempo, nessuno potrà sfuggire. E purtroppo, a questa velocità, nemmeno noi sessantenni abbiamo speranza di morire prima di vedere questa oscena distopia realizzata, a meno di morte prematura ovviamente.

sabato 22 marzo 2025

ROMANI RUMENI ROM

La Romania fornisce un buon esempio di che cos'è l'Europa, fin dal nome, che deriva da quell'impero che per primo unificò il continente. Non voglio googleare, mi affido alle memorie scolastiche: la storia è quella di una delle ultime grandi espansioni attuate dagli antichi Romani, che dopo dovettero arrendersi all'idea che il massimo che potevano sperare era il consolidamento, e dopo ancora affrontare il declino. Ed è ancora oggi sotto gli occhi di tutti, romani e turisti a milioni, immortalata su una colonna in un bassorilievo a spirale giustamente considerato il primo antenato degli albi a fumetti. I Daci, questo il nome di quel popolo che oggi vi ricorda una sottomarca automobilistica della Renault, erano talmente fieri da risultare tostissimi da sconfiggere, e da rendere necessario dopo il genocidio e la pulizia etnica mediante sostituzione con coloni latinofoni. Della serie: non ci si inventa mai niente, vero Bibi? Ecco perché laggiù si parla oggi una lingua neolatina...

Se oggi qualche razzistucolo associa il popolo rumeno al popolo Rom, dunque, è per una mera assonanza, dato che i Rom invece vengono dall'India e la parola significa più o meno qualcosa come "uomo libero". Che poi è il motivo per cui li sto mettendo in mezzo io adesso...

Chi ha la mia età dovrebbe ricordare di quando l'ineffabile Ceausescu era benvoluto in Occidente, un po' come in Jugoslavia Tito, proprio per essere un comunista eterodosso, interfacciarsi col quale era comunque un modo per dare fastidio all'URSS e al suo blocco. Salvo poi "scoprire" quanto fosse un autocrate senza scrupoli quando l'URSS era crollata e lui non ci faceva più comodo.

La Romania di li a poco sarebbe stata una delle frontiere a Est dell'Unione Europea, buona sia a spostare l'area di influenza occidentale ai confini con la Russia (al momento ko, ma si sapeva già che con tutte quelle ricchezze naturali prima o poi si sarebbe rialzata), sia a rimpolpare quell'esercito industriale di riserva che come aveva compreso Marx doveva servire a demolire una a una tutte le conquiste economiche e sociali dei cittadini dell'Europa occidentale. Non sapevamo ancora che era solo una tappa, che il grosso dell'esercito, quelli in condizioni più disperate, veniva da Sud, ma lo avremmo scoperto presto, anche se ancora non lo abbiamo capito bene e continuiamo a blaterare di razzismo (categoria nella fattispecie serve soltanto alle levate di scudi moraliste finalizzate ad abbattere ogni resistenza). Ed è singolare che dietro a questa strategia globalista, dominante gli ultimi decenni e minacciata per la prima volta (e direi finalmente) da Trump e i suoi, ci sia proprio un miliardario di origini rumene... 

Ma eccoci in cronaca, e al perché e percome la Romania torna a essere un paradigma. La filosofia di fondo è stata dimostrata negli anni da talmente tanti esempi che sarebbe troppo lungo elencarli, dall'Algeria alla Russia, dalla Libia all'Ucraina, passando per mezzo medio Oriente, ma l'esempio rumeno in cronaca è sufficiente a chiarirla, e si può sintetizzarla così: il concetto di democrazia che si è imposto in Occidente oggi è diciamo così piuttosto elastico. Etimologicamente sarebbe il "governo del popolo", in pratica quando chi detiene il Potere è stato "deputato" a farlo a maggioranza in libere elezioni, ma invece in estrema sintesi il concetto applicato è "democrazia è quando chi governa piace a noi". Quando chi piace a noi non ha vinto un cazzo di elezioni, come Zelensky in Ucraina o il direttorio UE che decide di strozzarci o indebitarci a suo piacimento senza nemmeno interpellarci, è democratico, anzi è un baluardo della democrazia; quando chi non ci piace ha avuto il voto e ha l'appoggio della stragrande maggioranza dei suoi cittadini è un autocrate come Putin o come Maduro. E viene imposto ai media di ripetere questi concetti fino a farli diventare luogo comune, come propaganda insegna. Ma in Romania si poteva fare di peggio, ed è stato fatto: uno che non ci piace vince libere elezioni e vengono annullate, poi siccome la cosa gli procura popolarità e rischia di rivincerle viene arrestato poi siccome non lo possono tenere dentro comunque estromesso. Sia mai ci ritroviamo un'altra Ungheria in casa, meglio un'altra Ucraina!

Seguite i link, poi approfondite con Fulvio Grimaldi: un uomo libero ("rom") è (anche) chi non si fa dire dall'alto a cosa credere.

sabato 7 dicembre 2024

STECCO DI LEGNO NELL'ONDA

Il titolo di questo post è un verso di una canzone che ho già recensito con tutto l'album di cui fa parte, il meraviglioso Automobili di Lucio Dalla, uno dei dischi più importanti del Novecento, il terzo dei tre coi testi scritti dal poeta Roberto Roversi, anche se prima dell'uscita i due litigarono (sull'opportunità di far uscire o meno nel disco alcune canzoni politicissime, che io infatti nella recensione vi inclusi) e il poeta ritirò la firma.

La canzone è Intervista con l'Avvocato, e nel 1976 diceva "da tutti è ormai confermato che l'auto è in crisi profonda, l'auto non ha futuro: stecco di legno nell'onda; dopo l'assestamento, le auto saranno più rare, e finiranno per scomparire come zanzare sul mare". Beh, che dobbiamo aggiungere?

Più avanti nel disco c'è però Il motore del 2000, che sembra tanto più ottimistico che la FIAT lo adottò per uno spot del motore FIRE (stava per Fully Integrated Robotized Engine, l'inglese faceva futuro), che attaccava così: "Il motore del 2000 sarà bello e lucente, sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato, avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina: lo potrà respirare un bambino o una bambina". Sembra una premonizione, più che delle auto elettriche, di quelle ad idrogeno, di cui ancora si legge come futuribili, anche se Beppe Grillo negli anni 90 sul palco portava un modello targato e ci si faceva i suffumigi spalmando il vaporub sullo scappamento.

Ma l'album è pieno zeppo non solo di profezie e squarci sociopolitici, ma anche di quell'afflato eroico e passionale legato all'automobile fin dai suoi albori, che sta dietro da un lato al successo commerciale così clamoroso da divenire l'architrave del capitalismo occidentale, dall'altro al tifo negli sport motoristici, e in mezzo al rapporto che ciascuno di noi ha con la sua auto. Un afflato tale che deve avere una spiegazione "altra" rispetto al mero consumismo.

Gli esperimenti sui topi (rileggetevi questo post, please, e andatevi a guardare il film che cita e linka) dimostrano che la felicità o infelicità, o forse sarebbe meglio dire benessere o malessere, almeno di tutti i mammiferi umani compresi, dipendono essenzialmente dal grado di libertà percepito. Anche di questo abbiamo già parlato, qui (lo so, parlo sempre delle stesse cose, ma perché voi no? e comunque sto invecchiando, e vi invito a rileggere proprio per non ripetere), partiamo dalla fine: quello che mi rende felice (mi fa stare bene) non sono i soldi, la salute, l'amore o qualunque altro concetto astratto su cui possiamo disquisire o poetare (è lo stesso), ma il fattore che lega questi concetti, la libertà. Se ho più soldi, posso fare più cose che se ne ho meno, posso decidere liberamente quale strada imboccare a qualsiasi bivio, e se non è vero questo, come nel caso in cui per fare i soldi mi costringo in situazioni che la libertà me la diminuiscono, non sarò felice anche se ricchissimo. Anche la salute, se ci pensate bene funziona allo stesso modo: nella misura in cui manca, le cose che puoi fare si riducono. Idem l'amore: prima di vagheggiare un ritorno alla vita agreste, considerate che in quel mondo capitava raramente ci si scegliesse o almeno si pensasse di averlo fatto. Quando i limiti economici, fisici e relazionali sono invalicabili, è più felice chi riesce a farsene una ragione e a calcolare la sua libertà all'interno di quei limiti. Non potere volare, o vivere per sempre, è un limite che riguarda tutti, ma sono infiniti i valori possibili su quell'asse cartesiano, dalla coscienza di essere piccoli a quella di stare invecchiando, dagli handicap fisici alla semplice accettazione di avere un aspetto fisico non corrispondente agli standard di bellezza in corso.

Andiamo dall'individuale al sociale. Il capitalismo è fondato su una serie di meccanismi tendenzialmente autodistruttivi, lo diceva Marx e non ha mai smesso di essere vero: i soldi chiamano soldi, e a furia di concentrarsi nelle mani di pochi su scala sempre maggiore il sistema non può che smettere di funzionare. Il socialismo, e i sensi di colpa per la guerra mondiale, però, gli hanno dato una mano ad allungarsi la vita, inducendolo ad invertire per un po' la freccia della distribuzione delle risorse. Già prima, Ford era diventato Ford trovando il modo di costruire automobili che costavano così poco che i suoi operai se le potevano comprare, con paghe adeguatamente maggiori, e godere, nel tempo libero che derivava da orari di lavoro minori. I cinquant'anni circa dopo il 1945, di fatto, sono stati gli unici di tutta la storia dell'umanità in cui questa logica ha fatto premio. Tutte le nostre libertà, se ci pensate, derivano da questo: quella di far studiare i nostri figli anziché costringerli a lavorare fin da piccoli, quella di studiare, quella di giocare, quella di scegliersi chi amare (poi anche dello stesso sesso), quella di spostarsi per divertimento, quella di fare sport e divertirsi, eccetera. Il grado complessivo di queste libertà considerate (erroneamente) per acquisite nell'occidente contemporaneo è tale da fare invidia, se potesse osservarle con una macchina del tempo, a qualsiasi sovrano del passato, e comunque solo una ristretta cerchia di persone nella storia fino alla seconda guerra mondiale si poteva permettere un complesso di libertà lontanamente simili alle nostre standard.

Quello che è successo invece negli ultimi trent'anni, ed ha accelerato negli ultimi cinque minacciando di farlo ulteriormente nel futuro, è esattamente questo: che partendo dalla constatazione che il modello di sviluppo che consente tutto ciò è insostenibile per il pianeta (o se preferite costruendo artatamente il luogo comune di questa constatazione: all'atto pratico è lo stesso) si è invertita la freccia. E per evitare ribellioni o proteste che potrebbero inceppare il meccanismo, la velocità a cui si muove il fenomeno è complessivamente minore del fenomeno opposto: lo sboom è più lento del boom, spesso più lento delle vite di ciascuno di noi, e così più efficace. I nostri figli non avranno nessuno dei nostri diritti. Nemmeno quello di disporre di una estensione di se che occupa del terreno e vi si sposta sopra in autonomia. Questo è deciso e senza comprendere ciò (errore di certa sinistra convinta ancora di potere conciliare i suoi temi con l'ambientalismo in voga) non si può capire la logica assurda di certe decisioni, peraltro non democratiche, che stanno demolendo il settore trainante dell'economia.

Ammettendo il teorema del cambiamento climatico e della finitezza delle risorse che ci dovrebbe indurre ad accettare ogni diminuzione di libertà finalizzata alla salvezza del pianeta (o meglio della vita umana sul pianeta che il pianeta se ne fregherebbe di diventare come Venere o Marte), però, se la guerra fredda l'avesse vinta l'URSS e fossimo tutti nel Patto di Varsavia oggi saremmo immersi in una propaganda pervasiva e minacciosa che ci avrebbe costretto a girare tutti su una Trabant elettrica scaldare meno le nostre case eccetera: tutti uguale (tranne un pochino la ristretta cerchia del Partito). Siccome invece domina il capitalismo, questa erosione di diritti e di libertà avviene con le sue logiche: gipponi elettrici per i ricconi che hanno la casa in centro e manco gli servirebbero, tanto hanno pure le ciclabili (sempre vuote, come mai?), e chi vive in periferia lentamente indotto all'immobilità. Tanto le prove generali le abbiamo già fatte con la cosiddetta pandemia e lo smartworking e i delivery sono pronti alla bisogna. E senza auto sarà un problema anche tornare al paesello...

domenica 1 settembre 2024

IN UN GIORNO E UNA NOTTE

Della serie "non condivido appieno quello che dici ma ti rispetto e ti pubblico lo stesso", che poi è una versione complicata di uno dei principi base della democrazia (che passa per essere di Voltaire), pubblico di seguito una serie di considerazioni di Pasbas, che sarebbe meglio accompagnare alla visione di questo video.

Si parla ancora di Palestina, ora che Israele ha gettato l'ennesima maschera attaccando anche la Cisgiordania, e se già prima si poteva parlare di genocidio e "soluzione finale" figuriamoci ora. La tesi è che a guardare bene questa escalation sta danneggiando anche l'economia israeliana, e a chi osservasse che si tratta purtroppo di qualcosa di troppo solido e foraggiato da fuori per poter sperare che crolli Pasquale risponde che tanti regimi sono crollati nella Storia, "improvvisamente" solo per chi non aveva saputo leggere i segni.

A me viene in mente Atlantide, e la meravigliosa canzone di Battiato che ne racconta in due minuti o poco più la parabola, da cui estrapolo il titolo di questo post (e di cui vi mostro il video in fondo). Ma non posso esimermi dal ribadire che a me tutto questo sembra un wishful thinking, e uso l'espressione anglofona solo perché la sua traduzione italiana "pio desiderio" ha una sfumatura negativa di significato che non mi piace e non si addice agli argomenti di Pasquale.

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Riflessioni sulla economia di guerra sionista.

di Pasbas

  1. 350 mila riservisti non possono lavorare e le ditte sono in crisi.
  2. 100 mila lavoratori palestinesi non hanno più ingresso in Israele. 
  3. 40 mila piccole attività hanno chiuso.
  4. I lavoratori dall'estero non arrivano più in massa a causa della guerra.
  5. La El Al continua a cancellare voli.
  6. 1 milione e più di israeliani col doppio passaporto sono tornati ai paesi d'origine.
  7. Il settore Hi-tech perde continuamente finanziatori anche israeliani.
  8. La Elbit, industria bellica multinazionale, ha perso gli investimenti della città di Bristol (sede di molte industrie belliche britanniche).
  9. Lo stato sociale si sta riducendo sensibilmente. 
  10. Israele, stato razzista, lo è pure nei confronti dei suoi cittadini non benestanti. I non abbienti stanno subendo pesantemente la crisi. 250 mila coloni sono stati spostati e non lavorano da ottobre.
  11. La presunzione e l'arroganza stanno subendo colpi pesantissimi internamente e a livello internazionale.

P.S. Anche altri regimi coloniali sono improvvisamente collassati (anche chi aveva il potere dei diamanti). Io osservo e studio, secondo una analisi marxista (secondo le mie poche conoscenze), quella economia imperiale-capitalistica che è ora piena di dirompenti contraddizioni. La sua esistenza non è più così garantita.


lunedì 22 luglio 2024

I FALCHI ALL'ATTACCO

Il nome dell'applicazione installata sui sistemi Microsoft, veicolo dell'attacco informatico che ha bloccato mezzo mondo, è decisamente evocativo, magari involontariamente.

I greci avevano personificato la figura chiave del soggetto che vede le sciagure all'orizzonte mentre gli altri no, e che quando li avvisa non viene creduto, nella disgraziata figlia di Priamo Cassandra. Ma nel luogo comune il nome è diventato sinonimo di menagramo, noioso portasfiga, con un'accezione ancora più negativa: avrete sentito dire che è ora di far tacere "le novelle Cassandre", o qualcosa del genere...

Così, quando nel corso degli anni la Pubblica Amministrazione italiana ha via via incrementato la propria dipendenza da una multinazionale fondata da un ceffo senza scrupoli (come definireste uno che ha iniziato rubando idee altrui?) che ora si è spostato sulla sanità mondiale e si dedica - appunto - a elargirci previsioni di pandemie che puntualmente si avverano (contando su fatto che quelli come lui sono percepiti, grazie alla formidabile macchina di propaganda in cui viviamo immersi, come filantropi previggenti e non come cassandre - loro no - o peggio come untori, come sarebbe corretto), fino a spostare sul suo cloud tutti i documenti di lavoro, chi ha avvertito che la cosa non prometteva niente di buono è stato nella migliore delle ipotesi accolto con sorrisini e alzate di spalle (eccola la cassandra, ecco il retrogrado). Che è una bruttissima sensazione, ancora più grave quando sai di avere ragione. Francamente, però, credevo che la dimostrazione sarebbe arrivata un po' più in là nel tempo, e invece eccola qua, che siamo ancora a tempo a invertire il processo e ti viene voglia di urlarlo. Ma poi ti guardi attorno e desisti: ormai assuefatti dalle prove generali chiamate Covid, continuano disciplinatamente a seguire il pastore, e hai voglia a indicare l'evidenza dei fatti gridando "visto! visto!", si continuerà fino a quando l'attacco non sarà davvero paralizzante e non ci sarà nemmeno più modo e luogo in cui dire che avevi ragione tu.

Ma questo informatico che ha bloccato voli e treni per giorni non è l'unico attacco a opera dei falchi in cronaca. Donald Trump può esserci anche terribilmente antipatico, e possiamo disistimarlo quanto ci pare, ma se lo avessero lasciato alla Casa Bianca gli scorsi quattro anni (si, Biden non è stato regolarmente eletto, come peraltro Bush jr prima delle Torri gemelle: il vero Potere se ne fotte delle etichette di partito) avremmo avuto una gestione pandemica molto meno criminale e una guerra in Ucraina al massimo di un paio di mesi, e le cose sarebbero andate diversamente anche a Gaza, forse. E il soggetto "minaccia", anche dichiaratamente, di risolvere le cose anche adesso, se è vero che nei giorni scorsi lo stesso Zelenskij si è affrettato, mentre sembrava che Donald fosse rapidamente avviato a un trionfo, a dichiararsi per la prima volta disponibile a trattative vere, il vice designato essendo tra l'altro autore del blocco dei finanziamenti americani ai neonazisti incaricati di sfrucugliare la Russia fino ai suoi confini. Perciò, dopo aver tentato per anni di fermarlo per via giudiziaria, invano, e di recente per via del "classico" attentatore solitario, rivelatosi però controproducente, non gli restava che l'arma-fine-di-mondo: togliere dal ruolo di suo competitor il vecchio rincoglionito che ha riempito il mondo di problemi, e sostituirlo con una incaricata di continuare la sua opera in modo però che i sudditi dell'impero siano contenti. E come farlo, se non con i valori modaioli, unici capaci di mascherare tutto? Kamala Harris, inquantodonna e inquantonera, ha ottime chance di riuscire nella missione, e il mondo applaudirà mentre ci trascina nella terza guerra mondiale conclamata e nella pandemia bis, nonostante sia già stato dimostrato da Obama che il colore della pelle non giustifica di per se il Nobel per la Pace e da innumerevoli esempi che se una donna per affermarsi si deve comportare da maschio allora è lo stesso di niente: sono i valori "femminili" che dovrebbero vincere, per salvare il mondo, non le femmine portatrici di valori sostanzialmente maschili tipo Angela o Ursula.

Infatti, manco le hanno dato la nomination, e già i dati dei contagi eccoli qui che schizzano, e i soloni prezzolati dopo un biennio all'angolo già rialzano le testoline. I falchi se ne fregano delle dimostrazioni statistiche e storiche, lavorano a tesi e la tesi è che siamo troppo liberi e troppo ricchi, noi poveracci, perché il mondo se lo possa permettere. Loro no, loro sono pochi e possono arricchirsi all'infinito senza problemi, e fare quel caxxo che gli pare.

domenica 7 luglio 2024

BUON COMPLEANNO CIXD

Come ogni anno ai primi di luglio, al mio blog per il compleanno regalo una nuova grafica, accompagnando la cosa con un editoriale che fa il punto su questo strumento di comunicazione e vi mostra per confronto la grafica precedente in immagine.

Il contatore dice che la media dei lettori di ciascun post è oramai nell'ordine delle decine, superato di recente solo dal primo report del pellegrinaggio di Ivano, ma sempre lontano dai picchi raggiungi oramai anni fa quando mi era scappato di indulgere ai commenti sulla cronaca nera, con quasi mille contatti. D'altronde, quali siano gli argomenti che "tirano" è cosa risaputa, e dimostrata ulteriormente dalla differenza di followers tra il gruppo FB di Controinformoperdiletto, dove linko tutti i post che pubblico qui a mo' di lancio (unica ragione per cui mantengo l'account sul social di Meta oramai al tramonto (almeno, a sentire cosa ne pensano gli adolescenti...), poche centinaia, e quello de Le ricette di nonna Carmela, che va verso i tredicimila.

La tendenza non è cambiata di molto durante la cosiddetta pandemia, che in queste pagine, come in poche altre, è stata trattata per quello che era davvero (una prova di totalitarismo raccapricciante, per farla breve), ed è già tanto - anzi probabilmente è proprio grazie agli scarsi contatti - che le potete ancora leggere liberamente. Della serie: il basso profilo, rasente all'irrilevanza, come veicolo di libertà. Va benissimo, e iniziamo allora la diciassettesima annata.

Anni addietro, la grafica era dedicata al tennista secondo me più grande di tutti i tempi (e sottolineo secondo me: come titoli complessivi è stato superato da uno più antipatico meno bello da vedere giocare ma forse più meritevole e sicuramente più da imitare per coraggio umano, e comunque ci sarà sempre chi preferisce diversamente da te), Roger Federer. Non potevo esimermi, ora che un italiano (ahem...) è arrivato al numero uno del mondo, di fare la stessa cosa per lui. Evitando di nominarlo, nonché di augurarmi che aggiunga proprio in questi giorni altri titoli importantissimi al suo palmares, per una questione, questa si tutta italiana, di scaramanzia.

Forza, roscio! E buon compleanno, Controinformoperdiletto!

martedì 25 giugno 2024

E' STATO I(N)VANO

Diamo il nostro bentornato al nostro Anzianotti (e mica sono tutti Jovanotti...) che è rientrato a Roma da un pellegrinaggio di circa 900 chilometri di pedalate, vabbè in qualche tratto servoassistite... Avevamo salutato la partenza in questo post, non era detto che avremmo salutato l'arrivo (sgrat sgrat). Lo facciamo pubblicando un altro lotto di video in soggettiva, che bontà sua ha selezionato per noi.

Tra gli altri, un paio di tratti di basolato evidentemente di epoca romana. Se ne incontrano dovunque, in quello che era il territorio dell'Impero, indistruttibili da duemila anni, dove non sono state coperte smantellate cannibalizzate. I nostri asfalti vanno rifatti di continuo (provate voi a fare la Terni Orte o viceversa senza trovare un cantiere, io sono una quindicina d'anni e non mi è mai capitato), i ponti degli archistar quando crollano dopo cinquant'anni si sente dire che "è normale, era vecchio", e anche quelli miliardari in cronaca te li presentano garantiti per duecento anni come se fosse una gran cosa e non un fallimento annunciato in faccia a Ponte Milvio.

Ma non divaghiamo. Ivano è tornato, con la sua biciclettina, e già quando mi ha annunciato la sua intenzione di viaggio ho gioito per lui, chiesto dettagli, ma non certo chiesto perché: conoscevo la risposta. Le cose più belle della vita non si fanno con un perché. Sono meravigliosamente inutili. Vivere, è una cosa stringi stringi meravigliosamente inutile, non sarà un caso che te ne inizi ad accorgere solo a una certa età, quando il corpo ti comincia a dire "questo non si può fare" e tu non ti puoi nemmeno arrabbiare come facevi da piccolo quando te lo diceva mamma o papà. Alla fin fine, l'unica cosa che conta è la libertà, e misuriamo le cose per quanto la aumentano o la diminuiscano, persino per i soldi è così. Ivà, se ne organizzi un altro la prossima volta vengo con te...

domenica 28 aprile 2024

CON IL NASTRO ROSA (E CELESTE)

Non credo che Mogol/Battisti alludessero, nel passaggio "chissà chissà chi sei, chi sa che sarai", alla tematica di questo post, di attualità triste e temo crescente nei prossimi anni: il valore ideologico che ha assunto, con la forza di tutte le nuove fedi, quella che pure era partita come una sacrosanta battaglia di diritti civili affinché non venisse più discriminato nessuno sulla sola base del suo sesso o delle sue preferenze sessuali.

Il problema di quando si verifica questo "salto di qualità" è che le argomentazioni logiche o comunque pacatamente spiegate non hanno nessuna speranza di spuntarla più sulle verità ideologiche sbandierate e urlate. E quindi a chi non ha mai avuto niente da ridire sul diritto di nessuno ad avere la propria identità e i propri gusti sessuali, anzi ha sempre pensato che esista una parte maschile e una parte femminile in ciascuno di noi comunque venga indicato all'anagrafe e anzi che spesso la distinzione vera era tra chi era riuscito a scoprire il proprio mix e a farci pace e chi magari negandolo ne veniva sopraffatto senza nemmeno rendersene conto, questo non basta: o si allinea all'ideologia Gender o si trova arruolato tra le truppe del generale Vannacci.

Ma finché si resta sul terreno delle parole, pazienza: è solo l'ennesimo campo in cui si manifesta la barbarie al giorno d'oggi, e io posso pensarlo e dirlo con lo stesso titolo di chi pensa e dice che quelli come me sono retrogradi. Tutto sommato, sono chiacchiere. E anche le questioni linguistiche specifiche, tutto sommato, restano su questo livello, almeno finché questi novelli fascisti inconsapevoli non dovessero davvero riuscire a emulare quelli consapevoli del secolo scorso nella ridicola quanto inutile impresa di imporre per legge delle regole linguistiche: la lingua cambia, ci mancherebbe altro, ma coi suoi tempi e le sue dinamiche e la decretazione autoritaria non rispetta né gli uni né le altre, tanto è vero che oggi è l'Inter ad aver vinto il suo ventesimo scudetto non l'Ambrosiana, e che in Italiano diamo del lei agli estranei e non del voi (e per la stessissima ragione, in dialetto al sud diamo del voi e non del lei). Per cui io posso ancora rifiutarmi, e perculare chi lo chiede, di usare caratteri strani al posto della a o della o finale, o peggio che peggio chiamare tutti al femminile come nella solenne minchiata partorita in seno, manco a dirlo, all'Università di Trento.

E allora dov'è la linea del Piave? Di nuovo, purtroppo di nuovo dopo la follia pseudovaccinale appena passata, sull'habeas corpus. Sapevate che in Italia è possibile legittimamente e praticamente somministrare ai propri figli dei farmaci per bloccargli la pubertà "in attesa che decidano da soli di che sesso vogliono essere"? Cioè, è lecita una pratica che dovrebbe essere un reato punito con estrema gravità (e in primis con la perdita della podestà genitoriale), ed esistono persone che evidentemente la reputano anche giusta ed opportuna. Tra l'altro, considerandola una conquista civile. Ecco, sto per cadere in una trappola retorica, ma stavolta lo faccio persino con una certa voluttà: averlo saputo, e ritenere i criminali capaci di ciò contro i propri stessi figli come non degni della definizione di essere umano, è tutt'uno. Voi lo sapevate? Si, e come avete reagito? Oppure no, e come reagite?

Beninteso, non stiamo parlando di trattamenti medici in casi di conclamata evidenza clinica, stiamo parlando del diritto di assecondare con trattamenti chimici una qualunque cosa passi per la testa a un ragazzino, rendendo definitive nemmeno le conseguenze attese, ma (dal momento che le variabili in gioco sono troppe anche per i novelli Prometei, e si: esattamente come per il clima) le probabilissime e imprevedibili conseguenze inattese nel futuro. E certo che un adolescente ha tutto il diritto di sviluppare dei gusti sessuali e una identità sessuale sua propria originale, ma in questo percorso va accompagnato e guidato con rispetto e distanza non assecondato ad ogni costo, in questa come in ogni altra dimensione: come non ha il diritto di voto o di prendere la patente non ha il diritto di chiedere che sia la medicina a farlo somigliare a quello che oggi pensa di essere, anche (e non solo) perché domani potrebbe cambiare idea e la cosa potrebbe costringerlo a ricorrere allo stesso tipo di rimedi. E i genitori non hanno nessun diritto di concederglielo, come non hanno diritto a fargli firmare un mutuo o a mettergli in mano un'automobile. Per fortuna in Inghilterra hanno di recente preso una decisione in tal senso che speriamo faccia giurisprudenza.

Così per una volta abbiamo chiuso con una buona notizia.... Insegueeendo una libellula in un pratooo...

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