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sabato 12 settembre 2026

UN QUARTINO (DI SECOLO)

Dell'11 settembre su questo blog ho parlato fin troppo, a questo tag trovate tutto. Ma è difficile resistere al richiamo della cifra tonda, e tra queste il venticinquennale ci rientra a pieno titolo.

25 anni fa ieri ero anch'io ipnotizzato davanti alla TV per le stesse immagini che guardavate tutti, escluso solo chi non era ancora nato. Non avevo ancora gli elementi per i ragionamenti che farò nei mesi e negli anni a seguire, ma il tarlo del Dubbio, che se dovessi per forza dare un nome al mio Dio sarebbe lui, mi aveva subito acceso una lampadina nel culo. Qualcosa non quadrava, e qualcosa mi diceva che le vittime saremmo stati tutti, e non solo quei poveracci non avvisati di stare a casa dai servizi segreti israeliani. E infatti se c'è una cosa incontrovertibile è che quel giorno è stato il fischio di inizio del mondo come lo conosciamo, o se preferite il triplice fischio finale del mondo precedente.

In poche parole, tutto lo schifo che da allora abbiamo vissuto e stiamo vivendo, guerre sparse per il mondo comprese, pandemia compresa, terrorismo climatico compreso, hanno avuto in quella maldestra recita il prologo indispensabile. L'elenco delle menzogne è troppo lungo per mettersi a recitarlo ancora una volta (i più pazienti e curiosi seguano il link iniziale), l'elenco dei misfatti perpetrati con la scusa di quelle menzogne ripetute a manetta come verità intoccabili è altrettanto lungo e purtroppo non è chiuso. Tutte le volte che vorranno, faranno valere ancora il principio affermato quel giorno che le libertà individuali possono essere sospese, accanto a quello eterno che il diritto internazionale è un panetto di plastilina nelle mani di chi detiene il Potere.

La colpa, però, non è loro. Senza il consenso generale, senza la complicità di una schiacciante maggioranza che si beve qualsiasi palla, non avrebbero potuto fare niente, non potrebbero fare più niente. Un quartino al tavolo 11, prego...

venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

domenica 15 marzo 2026

TESTA 'I SCECCU

L'asino ha fama di animale inferiore, ad esempio rispetto a suo cugino il nobile cavallo. Ma è immeritata. Per certi aspetti, anzi, ha una dignità superiore. Collabora, col suo sedicente padrone umano, ma solo fin quando gli pare. Tanto che è così difficile fargli fare qualcosa che non vuole che la cosa è diventata proverbiale, e in tutti i dialetti (che nella società agricola che ha imperato per millenni e fino a qualche decennio fa l'asino era fondamentale) infatti si dice "testa d'asino" a chi è impossibile da convincere né con le buone né con le cattive.

Ma in reggino u sceccu, l'asino, entra pure in detti più complessi. Di una moglie o fidanzata riottosa, ad esempio (ma vale in tutti i casi simili, e indipendentemente dal sesso), si dice "quandu 'u sceccu non voli mbiviri...", quando l'asino non vuole bere, sottinteso non c'è niente da fare (se non ti ama più). E la lettura positiva di questo presunto difetto è anch'essa inscritta nel sentimento popolare, che ha trasformato l'antica ingiuria di essere testardi come muli in un moto d'orgoglio, ad esempio dei calabresi o dei sardi.

Ho comprato un'auto diesel nel 2025. Euro 6d, cioè al momento lo standard ecologico più avanzato. Ma diesel, perché faccio tanti chilometri e non ce n'è come il diesel per un compito del genere: consuma poco, dura tanto, è affidabile e robusto, e quindi mi consentirebbe di tenere l'auto a lungo prima di doverla sostituire. Tutti parametri che andrebbero considerati adeguatamente, nel valutarne l'impatto ecologico. Invece, la moda di considerare solo le emissioni per istante, divulgata peraltro pervasivamente, trascurando tutti gli altri fattori, emissioni in fase di produzione e materie prime e trasformate necessarie in primis, che ad occhi scafati tradisce immediatamente nient'altro che una scelta politica arbitraria adottata a monte e per rispondere ad interessi precisi, ha imposto il luogo comune che diesel è cattivo e antiambiente.

Non mi hanno convinto. Il mulo (cui peraltro la motorizzazione diesel è affine: alta coppia ai bassi regimi, potente ma non veloce) resiste. Bisogna bastonarlo. Ad esempio, rimodulando le accise, che per il gasolio erano più basse per la semplice considerazione che riguardava una platea di lavoratori o comunque contribuenti "di quantità". Non basta, il diesel consuma meno e dura di più: è conveniente anche a parità di prezzo con la benzina. Bisogna farlo costare di più, tanto di più; ma come fare? Ci vorrebbe un'occasione.

E siamo alla cronaca. C'è una guerra dissennata e scriteriata, l'ennesima in un'area cruciale per il petrolio, e guardando bene anche per tutta una serie di altre cosette che interessano anche la e-mobility e addirittura l'agricoltura. Perché non approfittarne? La dinamica è collaudata (solo il 1973 ne è fuori, e allora infatti i governi tentarono di calmierare i prezzi e in parallelo di convincere i cittadini a comportamenti parchi, io c'ero e me lo ricordo, quelle domeniche a piedi erano feste, e le réclame della DC per consumare meno e meglio, che allora suscitavano fastidio, ora suscitano nostalgia, dei tempi in cui i governi al massimo ti volevano convincere ma mai costringere), e la liberalizzazione dei prezzi ha aggiunto funzionalità al meccanismo: quando il petrolio rincara, il prezzo alla pompa dei carburanti si impenna immediatamente e in maniera già più che proporzionale al rincaro del greggio, figurarsi considerando che questo pesa solo in parte, e minoritaria, nel prezzo totale, che include accise raffinazione distribuzione e guadagni; ma quando la crisi finisce e il petrolio scende, il riflesso sul prezzo alla pompa avviene in maniera calcolata correttamente (essendo solo una parte del totale) e tenuto conto adeguatamente degli sfridi temporali (che una volta erano le scorte, ora ad esse si aggiungono i complessi meccanismi finanziari di determinazione del prezzo). Semplificandola: i prezzi calano? si ma io ho comprato a un prezzo maggiore, quando quello che compro oggi a un prezzo minore arriva alla pompa io applicherò gli sconti, non prima; i prezzi aumentano? applico subito gli aumenti e incamero maggiori guadagni avendo comprato a un prezzo inferiore. In italiano si chiama speculazione.

A questa, si aggiunge l'occasione di cui sopra: siccome gli iraniani brutti e cattivi intralciano lo stretto di Hormuz, la benzina aumenta di un tot, subito. Ma il gasolio, il gasolio aumenta di tre volte tot, arrivando a costare il 20 per cento in più della benzina. Una vigliaccata ai danni dei muli che si ostinano a usarlo, e non sarà l'ultima della serie. Perché siamo nel mondo del "chi non si vaccina niente cure mediche nemmeno al pronto soccorso e nemmeno per una ragione diversa dal morbo per cui non si è vaccinato, che so un incidente" - non me lo sto inventando, era la tesi di un noto figlio di papà che sennò col cazzo che faceva l'attore e ha pure un figlio cantante che se non era suo figlio eccetera eccetera.

Il tutto va inserito in un contesto in cui l'auto a gasolio è solo una delle tante variabili. Esiste un progetto preciso e codificato (il "grande Reset") di riduzione dell'umanità a schiavitù, almeno tale si può definire secondo le categorie di pensiero in cui siamo cresciuti un paio di generazioni. L'eterodossia non è contemplata, va disincentivata in ogni modo, disinnescata, estirpata. Il mulo che non vuole bere prima o poi morirà di sete, peggio per lui. La "famiglia nel bosco" non può essere lasciata in pace, anzi la sua parabola deve essere esibita a mo' di esempio. Non possederai niente, casa auto lavoro figli, e sarai felice; se ti metti in testa di disobbedire, anche infilandoti nel buco del culo del mondo, noi ti raggiungeremo e mostreremo la tua testa mozzata al nemico. Lasciate perdere chi sta approfittando della vicenda per motivare il SI al referendum come se avere le carriere separate avesse impedito a quei giudici di togliere i bambini alla coppia: non si accorge nemmeno che se ciò fosse stato vero sarebbe stato un buon esempio di quell'assoggettamento della magistratura all'esecutivo che resta la migliore ragione di votare NO. Ma di questo ne riparleremo tra qualche giorno. Ora vado a cercare, se la trovo, una pompa dove il gasolio stia a meno di due euro al litro. Da buona testa 'i sceccu....

domenica 8 marzo 2026

DALL'ALTO NO

Ho un amico, un vecchio e caro amico, iraniano, che da quando ho pubblicato l'ultimo post mi riempie la chat di whatsapp di video e testimonianze dall'Iran oppresso. Evidentemente non mi sono espresso abbastanza chiaramente, d'altronde il vezzo di scrivere difficile è un piacere a cui non rinuncio, anche grazie al fatto che non traggo alcun altro utile dal tenere queste pagine. Ma stavolta è forse il caso di metterla in piano.

Non c'è nessun bisogno di dimostrarmi che in Iran governa un regime odioso, che ho sempre pensato che i peggiori sono quelli di stampo religioso. Ho solo sostenuto che la pratica oramai consuetudinaria di tentare di abbattere i regimi veri o presunti che siano bombardando o invadendo i Paesi da essi guidati è la classica toppa peggio del buco. E che coloro che, sentendosi oppressi da un regime, fanno il tifo per le bombe o l'invasione, mi spiace ma peccano di ingenuità o fanno male i conti. Anche perché, a saper leggere tra le righe, quasi mai l'intenzione vera del bombardatore e/o invasore è davvero abbattere un regime e instaurare una democrazia dall'alto, che lo sa benissimo che è una cosa che semplicemente non funziona. La storia è piena di esempi, e se vogliamo considerare l'Italia del 43/45 una eccezione, anche se non lo è fino in fondo, lo è grazie alla resistenza interna, senza la quale si sarebbero attuati piani ben diversi dalla nostra storia repubblicana (che pure è quella di una democrazia zoppa).

Gheddafi, Assad, Mubarak, i Talebani, Milosevic, Chavez/Maduro, i Castro, Saddam, e la lista si può allungare a volontà, nessuno di essi era un leader democratico nel senso che alla parola ci piace dare, e per ciascuno è possibile reperire tonnellate di filmati e testimonianze di dissidenti oppressi dalla sua tirannia. Tutte vere come quelle di oggi in Iran, lo ripeto. Ma ripeto anche che l'etichetta di tiranno antidemocratico è servita essenzialmente da scusa all'Impero per attuare per mano militare la loro disfatta, seguita quasi sempre dallo sfacelo dei Paesi "liberati", al punto da non potersi negare che forse proprio era lo sfacelo il vero obiettivo.

Nella fattispecie, basta guardare a quello che sta facendo Israele in Libano, approfittando dell'occasione, perché sia legittimo chiedersi: non è che il vero obiettivo dell'attacco all'Iran è proprio dare ancora più mano libera al "regime genocida" (uso le virgolette perché allora pure io appiccico le etichette come mi pare, e d'altronde l'unico Stato al mondo più confessionale dei paesi islamici è proprio Israele) per imporre la propria legge nella regione? Il regime in Iran può anche restare e probabilmente resterà, con buona pace dei desiderata degli oppositori, anche perché di solito una nazione aggredita si raccoglie attorno ai propri leader anzichenò, ma la potenza nucleare in medio-oriente deve restare una sola, e anzi nessun altro Stato deve avere il peso militare ed economico che aveva osato avere l'Iran negli ultimi tempi. E se allarghiamo lo sguardo alla Russia, suo grande alleato costretto da 4 anni a una guerra avviata senza dichiararla dal blocco occidentale 8 anni prima, quindi impossibilitato ad intervenire adesso in sua difesa, si capisce forse qualcosa in più delle dinamiche in Ucraina.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

domenica 1 febbraio 2026

IL NOSTRO CORPO

Oggi vi faccio giocare di fantasia. Immaginate il vostro corpo come se in trasparenza fosse possibile vederne i sistemi di cui è composto, un po' come nell'immagine qui accanto che però ne mostra solo tre, nervoso linfatico e circolatorio, perché non sono riuscito a trovarne una che mostrasse anche gli apparati digerente muscolare scheletrico eccetera. E ora immaginate di vendere uno o più di questi apparati o sistemi a un altro, che garantisce che li lascerà al loro posto a svolgere la loro funzione, anche nel suo interesse altrimenti morirebbe il suo acquisto assieme all'ex proprietario, ma gestendoli efficientemente e magari redditiziamente, a differenza di quanto oramai faceva il vostro vecchio corpaccione. Si lo so che non è perfetta, che qualcuno ha già iniziato ad alienare il proprio sistema neurosensoriale attraverso lettori che da esterni diventano interni convinto che la cosa rechi più vantaggi che rischi, e che l'habeas corpus ha chiuso la sua parabola con la pantomima della pandemia, ma io stavo facendo una metafora.

Aiutatemi, se uno Stato-Nazione è come un corpo umano, a cosa corrispondono la sua rete ferroviaria, elettrica, delle telecomunicazioni, sanitaria, scolastica, aeronavale, idrica, di presidio ambientale e del territorio, di pubblica sicurezza, giudiziaria, eccetera? Non importa che siate in grado di disegnare una tabella con corrispondenze biunivoche e inequivocabili, basta che abbiate capito l'antifona. Le privatizzazioni, non a caso partite con quella della Banca d'Italia e il suo divorzio dal Tesoro, hanno nel giro di qualche decennio ridotto il Paese a una gruviera con più buchi che formaggio: quasi niente di quello che era dello Stato, cioè della collettività, lo è ancora, anche se sembra svolgere le stesse funzioni, e se lo fa è per dissimulare e così impedire sollevazioni, mentre la sua vera funzione è arricchire il nuovo padrone a spese della collettività.

Si lo so che vi è scattato l'allarme che con tanta cura vi hanno installato in mente: "ecco il solito statalista veterocomunista ma quanto dobbiamo aspettare perché anche l'ultimo di questa generazione di privilegiati passatisti tiri le cuoia lasciando che il futuro faccia il suo corso senza doverci subire le sue lamentazioni!". Personalmente non so ancora per quanto, ma proprio per questo lo ritengo una specie di dovere civico (e non sono solo...). Uno Stato non è più sovrano se, grazie agli uffizi di criminali che prima gli hanno tolto il potere primigenio di stampare moneta poi hanno fatto diventare assioma la menzogna che per sopravvivere doveva vendersi i pezzi, non ha più quasi nessun sistema o apparato vitale, e si appresta a togliere quel quasi. E se lo Stato non è più sovrano, visto che la formula del Potere prevede che al numeratore ci sia sempre qualcuno o qualcosa, mentre al denominatore ci siamo noi anche se ci hanno fatto credere alla menzogna chiamata democrazia, chi è il sovrano?

Allora facciamo un altro gioco. Scoppia una guerra. Meglio: la terza guerra mondiale a pezzi (cit.) riunisce i pezzi fino a includerci, sembra impossibile ma è un attimo e accade. Morti distruzioni eccetera per tot anni poi finisce. Non serve molta immaginazione basta voltarsi in giro. Voi siete tra quei pochi illuminati che si trovano a gestire l'ingrato ma vitale compito di ricostruire, ed è ininfluente se avrete aiuti esterni o meno: ripartite da zero. Da dove ripartite? Una banca centrale che stampi moneta sovrana nella quantità che serve (non così poco da lasciare cose essenziali non ricostruite, ma non così troppo da innescare inflazione e svalutazione), esatto, e con quella: strade, ferrovie, porti, aeroporti, case, argini, crinali, boschi, acquedotti, reti informatiche, centrali elettriche (da noi, soprattutto idroelettriche), servizi pubblici, polizia, eccetera, e non le ho scritte in ordine temporale o di importanza ma solo per come mi sono venute in mente. Il corpo di uno Stato sovrano non è come il mio o il nostro, è come quello del ballerino del dottor Frankestin, può tornare in vita. Si. Può. Fare.

sabato 17 gennaio 2026

TIPO DIESEL

Mesi fa ho acquistato (spendendo la metà rispetto a una di moda) un'auto a gasolio seminuova fino a che se ne trovavano, già oggi è più difficile domani sarà impossibile. Il mio meccanico dice che ho fatto bene, che il diesel è il motore migliore con maggiore efficienza più ecologico più economico e a maggior durata, e il multijet della FIAT è uno dei migliori motori diesel per autovetture mai costruito. Se sono fortunato, posso farci oltre 300mila chilometri, che per me se continuo così sono solo una decina d'anni ma intanto con un'altra alimentazione non ce li farei (il benzina va al doppio dei giri quindi dura la metà, e il GPL accorcia la vita dei motori a benzina, mentre le ibride più sono davvero tali più devono essere imbottite di diavolerie elettroniche che aumentando la complicatezza del sistema ne accorciano la vita complessiva). Ma se voglio farlo, se voglio ostinarmi a decidere con la mia testa quale sia la scelta migliore, e dico anche dal punto di vista ecologico (che complessivamente se tutte le auto durassero decenni e non ci fossero obsolescenza programmata e direttive europee una dietro l'altra con ben altre finalità rispetto alle dichiarate, sarebbe si la scelta migliore per l'ambiente), devo pagare di tasca: dal 1° gennaio una rimodulazione delle accise ha reso stabilmente (i primi avvisi ci erano già stati) più caro il gasolio della benzina, e mi sa che non è finita qua.

Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.

Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.

domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

sabato 8 novembre 2025

SPIRAGLI?

Riconoscere a Trump di stare spaiando lo scenario geopolitico internazionale rendendo possibile l'apertura di spiragli in questioni che sembravano chiuse, non significa né essere trumpiani né tantomeno perdere il diritto di criticarne le iniziative. Ad esempio, quelle pessime in Nicaragua, che pure a guardar bene indirettamente danno ragione a Putin, della serie "a ciascuno il suo giardino di casa". Detta in piano, siamo perfettamente liberi di criticare Trump per il Nicaragua, anche se pensiamo che purtroppo sia uno dei pochi ad inquadrare correttamente la questione Ucraina (magari per comodo, ma va bene lo stesso).

Lo dice meglio Agamben in questo post del 2024, io siccome so che siete pigri tento qui un riassunto:

  • l'Ucraina è indipendente solo dal 1990, prima era solo una provincia dell'impero russo prima e uno Stato dell'URSS dopo, entità all'interno delle quali era indifferente quali fossero i confini, tanto che non si contano letterati e intellettuali che si consideravano russi e tali venivano e vengono considerati, nati in Ucraina;
  • se la sua indipendenza fosse maturata da un processo meno traumatico del crollo sovietico, ricordiamo pilotato da occidente con la complicità prezzolata di Eltsin e soci, dai suoi confini sarebbero rimaste fuori le regioni in ballo nel conflitto odierno;
  • queste ultime sono state oggetto di attacchi e discriminazioni da quando un colpo di Stato ha rovesciato il legittimo governo filorusso, nel 2014: chi lo dimentica e parla di aggressione russa del 2022 commette un grave errore che impedisce la ricerca di una pace;
  • quest'ultima quindi comporta la cessione alla Russia delle regioni che chiede per fermare la guerra (una guerra peraltro appositamente non distruttiva come potrebbe essere eccome, basta confrontare con Gaza per capire) chi non lo comprende è lui l'ostacolo alla pace.

Ora, finché queste cose dimostra di capirle solo Trump, è un problema in più per l'Europa. Per questa ragione, la notizia di oggi, che mi ha indotto a titolare questo post come ho fatto, è particolarmente rincuorante. Pare stia emergendo, infatti, un centro di aggregazione in seno all'Europa "altro" rispetto all'ortodossia che ci porta all'Eurosuicidio: Cechia, Slovacchia e Ungheria hanno infatti costituito un "blocco scettico" rispetto alle tre tematiche portanti: la questione Ucraina, appunto, le politiche "green" e la sovranità dei singoli Stati dell'Unione. Leggete qui: si dovesse allargare, sarebbe forse l'alba di una nuova era. Se lo spiraglio si chiude, invece, è di nuovo buio fitto, e poveri noi.

sabato 11 ottobre 2025

PACE UN CORNO

Non è una ricostruzione di AI, è un fotogramma di un
avvenimento reale, nel 2014 a Piazza San Pietro...
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante

Fabrizio De Andrè

L'aver imbottito il prosciutto costituito dalla elementare considerazione (qui Blondet) dell'inutilità e anzi controproducenza dei blocchi stradali dei manifestanti proPal tra due fette di pane, una messa in piano che più esplicita non si può nella questione israelo-palestinese inquadrata come colonialismo (sentire Roger Waters) e una condanna netta del piano neocolonialista cosiddetto di pace, non mi ha messo a riparo dalle critiche (la peggiore, di essere voce della maggioranza benpensante: quasi nessun'altra offesa mi ferisce di più) di chi ha voluto guardare solo alla farcitura.

Per sgombrare il campo agli equivoci, e sperando che non si ripetano episodi come quello che ho stigmatizzato io, non riuscendo a ridire ancora meglio la prima fetta, ho deciso di ospitare un altro articolo di Pasbas che mi aiuta a specificare meglio la seconda (mi autocito, la "ignobile soluzione 'di pace' con [...] Trump e [...] Blair al timone [...] tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati").

Il pezzo, com'è facile constatare, è di qualche giorno fa. Nel frattempo, gli accordi sono stati firmati, e persino con qualche piccolo miglioramento (ad esempio, togliendo di mezzo quel bugiardo patentato di Tony Blair). Purtroppo, le criticità evidenziate da Pasquale, come avrete modo di rilevare leggendo, rimangono in buona parte in piedi. E chi c'era quando Rabin e Arafat presero il Nobel per accordi di pace infinitamente migliori di questi, e prima l'uno poi l'altro finirono assassinati (l'ebreo dai suoi) perché le cose potessero ricominciare come prima, sa che volendo si può pure essere contenti, ma con riserva...


Il piano di pace trumpiano

di Pasbas

I punti focali che indicano come il piano non dia alcun beneficio ai palestinesi (mio parere personale - va però affermato che la scelta finale è dei palestinesi e solo la loro):

  • p.to 3) indica la cessazione immediata del conflitto ed il ritiro dell'IDF da Gaza, per tale ritiro non è fissato alcun termine di tempo (mio commento: i sionisti decideranno in autonomia se e quando).
  • p.to 6) Hamas dovrà deporre le armi (i sionisti ovviamente no) e gli sarà concessa l'amnistia (da quale tribunale e per quale accusa?).
  • p.ti 7) e 8) all'accettazione dell'accordo saranno immediatamente forniti aiuti ai Gazaui e rimesse in funzione le infrastrutture distrutte (a spese di chi, sono definiti i danni di guerra inflitti dai sionisti?). Gli aiuti saranno gestiti da organizzazioni dell'ONU che devono essere indipendenti dalle parti in conflitto (l'unica organizzazione attiva dal 1948 e in grado di operare a Gaza è UNRWA definita dai sionisti collusa con Hamas, ergo gli sarà consentito di tornare ad operare?).
  • p.to 9) Gaza avrà (nessun termine di tempo definito) un governo apolitico e tecnocratico supervisionato dal premio Nobel Trump e dal laburista pacifista Blair, già benefattore e promotore degli aiuti esplosivi forniti dal cielo all'Iraq, condannato in GB per le sue bugie. La chicca finale: una volta riformata la AP essa potrà governare Gaza col beneplacito coloniale (persero nel 2006 clamorosamente le elezioni nei confronti di Hamas).
  • p.to 12) qui la bugia, il cinismo e l'ipocrisia raggiungono vette dolomitiche: nessuno sarà costretto ad abbandonare Gaza, chiunque vada via avrà diritto al ritorno (falso dal 1947 in avanti), i Gazaui saranno "incoraggiati a restare" (in un luogo con 50 milioni di tonnellate di macerie e materiali altamente tossici, esplosivi, amianto, prodotti chimici rovesciati dai sionisti sulla Striscia, falde acquifere inquinate).
  • p.to 13) I gruppi della Resistenza Palestinese non avranno alcun ruolo nel governo di Gaza (l'entità sionista, gli USA e la GB si), ogni tipo di arma e di dispositivo terroristico dovrà essere distrutto insieme con i tunnel e le fabbriche di armi sotterranee. Il processo di smilitarizzazione di Gaza sarà supervisionato da non meglio specificati organismi indipendenti.
  • p.to 16) l'entità sionista non occuperà né annetterà Gaza, IDF si ritirerà da Gaza (nessun riferimento a quando, come e fin dove, le fasce definite sono tre). IDF trasferirà il controllo della Striscia ad una forza internazionale di pace (ISF).

P.S. - La decisione se trattare su questi punti ed eventualmente accettare la proposta spetta ovviamente in modo esclusivo ai Gazaui, i miei sono solo dei commenti personali basati sulle notizie che sono riuscito a reperire durante questi due anni di genocidio.

domenica 28 settembre 2025

MA TU L'HAI FATTO LO SCIOPERO?

Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scelta non è dettata dall'importanza. Voglio dire, il fatto che non parli tutti i giorni di Palestina non significa che invece tutti i giorni io non ci pensi, non mi girino i cabbasisi ogni volta che ascolto un telegiornale, e non sia continuamente e fermamente indignato dal massacro quotidiano. Solo, per parlarne devo avere qualcosa di personale o interessante da aggiungere, altrimenti un blog sarebbe solo un inutile altoparlante dell'ego, e per questo ci sono già i social (che infatti non frequento, fatta eccezione per FB che però uso solo per veicolare i link dei nuovi post sul blog, e poco altro).

Per l'interessante ci ha pensato Pasbas, da cui ricevo e volentieri pubblico l'articolo che segue, come sempre puntuale e rigoroso. Per il personale aggiungo un episodio, che peraltro è congruo con un passaggio dell'articolo di Pasquale: no, non ho partecipato allo sciopero generale pro-Pal, e a domanda ho risposto perché. Gli è che trovo, ormai, che il valore di queste manifestazioni sia quasi esclusivamente autoreferenziale e consolatorio. Della serie: "ho partecipato, sono un vero attivista di sinistra, sto a posto così". Invece Pas propone cose più concrete, come il sostegno ai portuali e il boicottaggio diretto e mirato (qui una guida de l'Indipendente, qui un articolo de Il fatto alimentare), anche se nulla sarebbe più utile dell'esercizio della leva elettorale democratica, peccato che non ci sia all'orizzonte uno schieramento che prometta credibilmente (qui un bel test di Lameduck) di eseguire un tale mandato specie disobbedendo all'UE se (com'è probabile) servisse. In questo contesto, risulta una presa in giro persino il riconoscimento dello Stato palestinese, e la cartina qui sopra è utile a capire perché, la formula "due popoli due Stati" non rappresenti più, dopo decenni di colonizzazioni ulteriori, un'alternativa praticabile. Infatti, è ora di iniziare a pensare a Israele come al Sudafrica, ai sionisti come ai bianchi colonizzatori, ai palestinesi come ai neri schiavizzati e ghettizzati, e a un Mandela che emerga (e guidi un Paese riconciliato sulla base del principio "una testa un voto", senza distinzioni di razza o religione - qui Moni Ovadia) come unico orizzonte, per quanto oggi possa sembrare utopico, che risolverebbe le cose.

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F35 - Sumud flotilla - Manifestazioni pro Palestina 

di Pasbas

Continuo a seguire giornalmente da due anni l'evolvere della situazione nell'Ovest Asia per cercare dei punti fermi su cui basare una analisi almeno parzialmente corretta e credibile. Come per chiunque, opinion leader o semplici osservatori come me, le informazioni su cui lavorare sono poche, arrivano spesso dopo diversi passaggi e sono difficilmente verificabili. L'unico modo che ho trovato almeno parzialmente efficace è quello di incrociare tra loro fonti che hanno referenti diretti sul campo e che ho riscontrato riportare notizie, confronti, analisi e dibattiti tra persone di alta levatura e riconosciute a livello internazionale per competenza e serietà (prof. Marandi, prof. Mersheimer, Jeffrey Scott ex CIA, Laith Marouf giornalista libanese, prof. Ilan Pappè e tanti altri). Ho ovviamente evitato, come si evita la peste bubbonica, qualsiasi fonte che riporti le veline governative del cosiddetto mondo civile e democratico.

Finito il "pippone introduttivo" passo ad affrontare i temi accennati nel titolo, cercando di spiegare il nesso tra i diversi elementi:

  • F35. E' di un paio di giorni fa la notizia di una ennesima violazione dello spazio aereo di una nazione sovrana (Yemen) da parte dei criminali sionisti della IAF (Israeli Air Force). E fino a qui nulla di nuovo sotto il cielo; la novità e grossa però c'è e riguarda la fine infausta di questa ennesima violazione sionista del diritto internazionale: il jet è stato abbattuto dalla difesa aerea di Ansar Allah e con azione coordinata e estremamente rapida catturati i due piloti; piloti che con tutta probabilità, una volta localizzati da IAF, in ottemperanza alla famigerata "Hannibal Directive", sarebbero stati assassinati dalla stessa IAF per non farli cadere in mano nemica. Anche su questo Ansar Allah ha dimostrato di avere delle efficienti e preparate FFAA, capaci di anticipare le azioni della potenza imperiale e della loro mano armata sionista. Va ricordato che lo Yemen è sotto sanzioni pesantissime dal 2015, che ha subito un genocidio sistematico con bombardamenti continui che in sette anni hanno ucciso oltre 300 mila civili, il tutto sotto la criminale direzione dell'impero usraeliano e eseguita dai lacchè di Saudi Arabia e monarchie del Golfo, che hanno usato armamenti, aerei, cannoni e bombe fornite dall'impero. Nonostante questo, nonostante la povertà endemica resa estrema dagli embargo imperiali, nel panorama dell'Ovest Asia le FFAA di Ansar Allah sono riuscite a respingere due attacchi aerei usa, hanno fatto fuggire due portaerei che minacciavano le loro coste, hanno bloccato nello stretto di Ab El Mandeb diversi cargo diretti o provenienti dall'entità sionista. Insieme colle altre forze dell'Asse della Resistenza sono stati gli unici ad opporsi in modo sistematico al genocidio dei palestinesi attaccando gli obiettivi sensibili sionisti con droni e missili ipersonici "Palestine 2" sviluppati e realizzati localmente. La loro è davvero Resistenza armata fino alla liberazione dei popoli oppressi dall'impero, palestinesi in primis.
  • Global Sumud Flotilla. In un paio di mesi di duro ed encomiabile lavoro, gli organizzatori della coraggiosa iniziativa sono riusciti a formare una unità marittima di oltre 40 navigli provenienti da ogni parte del Mediterraneo. E' la prima volta che viene dispiegata una forza civile di pace di tale dimensione, questo anche grazie al supporto fattivo dei portuali europei. Un insieme di 16 paesi (Irlanda, Spagna e Slovenia per l'Europa) hanno firmato un accordo che intima ai sionisti di "non attaccare la flotilla e di non torcere un capello" agli attivisti a bordo delle barche. Qui mi sorge il primo interrogativo: in caso di abbordaggio piratesco dei sionisti questo gruppo di dichiarati difensori della Flotilla cosa vorrebbero fare? Organizzare una flotta multinazionale da mandare nel Mediterraneo per contrastare e/o combattere contro INF (Israeli Navy Force)? Oppure elevare una ennesima "vibrante protesta" in un'Assemblea ONU? C'è inoltre da considerare una singolare coincidenza, nello stesso periodo e nella stessa zona Egitto e Turchia hanno organizzato delle manovre militari congiunte tese a rafforzare le rispettive sicurezze nazionali sotto il profilo marittimo. Come si comporterebbero queste due flotte se dovessero intervenire in soccorso delle barche della Flotilla? Non ho ovviamente alcuna idea a riguardo, l'unica è aspettare lo svilupparsi degli eventi. Chi invece si è opposto con atti concreto e dal 2021 a fare attraccare le navi che trasportano armi, bulldozer e altro, allo stato sionista sono i portuali italiani ed europei. Respingendo queste navi tengono sotto pressione i loro governi complici del genocidio. Per ultimo ma non meno importante, sempre loro hanno preannunciato un blocco totale dei porti nel caso venisse attaccata la Flotilla. Visto però lo scenario e i precedenti anche recenti, mi chiedo che possibilità hanno gli attivisti di attraccare sulle coste di Gaza. Da ultimo mio fondamentale interrogativo, qual è il reale obiettivo della iniziativa, arrivare a Gaza o farsi respingere per testimoniare al mondo la ferocia sionista (lo sappiamo da oltre 100 anni)? Aprire un corridoio umanitario confrontandosi colle navi di INF? Richiedere l'intervento diretto dei 16 e magari anche degli stati nei quali le barche sono immatricolate?
  • Manifestazioni pro Palestina. Dopo quasi due anni di prese di posizione dei governi, accampamenti universitari, manifestazioni imponenti in tutto il mondo, repressione blanda o feroce dei militanti dei cinque continenti, dopo tutte queste energie messe in campo nulla si è mosso, non si è avanzati sulla strada della pace giusta neanche di un centimetro. Anzi gli "usasreliani" hanno massacrato il Libano, distrutta la Siria, attaccato l'Iran, bombardato più volte lo Yemen, intensificato il massacro dei Palestinesi sia a Gaza che nel W.B.; mi chiedo allora e chiedo a chi legge: se tutto quanto sopra detto è vero, qual è la funzione di questo genere di opposizione "non violenta"? Non intendo che non sia giusto manifestare, voglio dire che più che una questione ideale qui si tratta di salvare fisicamente un popolo da un feroce mostro a tre teste, USA-Israele-Europa.

Tento a questo punto di tirare le conclusioni di quello che ho prima trattato, eventi, riflessioni e dubbi compresi.

Si riscontrano livelli diversi di reazione al genocidio in corso che hanno effetti e obiettivi diversi. L'Asse della Resistenza ha scelto la strada del contrasto commerciale e militare allo strapotere di "usraele", bloccando navi, lanciando missili e droni, resistendo con armi progettate in loco ed autocostruite, con tunnel irraggiungibili e quant'altro a disposizione di popoli martoriati da decenni di violenze ed embargo perpetrate dall'Occidente democratico. Popoli che nonostante la ferocia genocida di cui sopra non cedono e rimangono attaccati alla propria terra con una determinazione incrollabile.

Dall'altra ci siamo noi, le nostre manifestazioni, i movimenti, le roboanti dichiarazioni, i riconoscimenti (l'italietta si dimostra però coerente fino in fondo non aderendo) ormai "postumi" dello stato palestinese, in una cornice di due Stati per due popoli, cosa assolutamente ridicola e non più realizzabile vista la pervasività degli insediamenti coloniali.

Anche qui però vedo degli spiragli tenuti aperti da lavoratori dei trasporti, soprattutto operai ma non solo, disposti a rischiare in prima persona pur di non consentire il transito di navi e aerei diretti allo stato sionista, che trasportano armi utilizzate per continuare l'azione genocidaria. Credo che oltre che un sostegno ad operazioni di sicuro successo da un punto di vista mediatico (Greta Thumberg docet) dovremmo sostenere quest'ultimo tipo di boicottaggio attivo, appoggiarlo con manifestazioni in loco coordinate con gli aeroportuali, finanziare la loro lotta, proteggerli da ritorsioni dei datori di lavoro e da repressioni poliziesche. Fare diventare inoltre di massa le attività di boicottaggio di BDF e non solo, andando davanti ai supermercati, ai mercati rionali e ad altre attività commerciali che vendono prodotti sionisti. Continuare la controinformazione per sbugiardare chi definisce le forze della Resistenza col termine "terroristi", rovesciandogli addosso tutto quello che i loro amici stanno facendo colla loro vigliacca copertura Internazionale. Parlare di Hamas, Jihad, Hezbollah, milizie irachene, siriani e iraniani spiegandone la storia, le motivazioni e la legittimità.

Per ultimo ma non meno importante dobbiamo partecipare al movimento popolare sì ma cercando di dargli una prospettiva politica di più lungo respiro, che gli consenta di continuare la sua azione fondamentale anche quando la carica emotiva e l'entusiasmo attuale saranno sostituiti alla devastante "assuefazione" a quanto di peggio vediamo accadere da noi e nel mondo.

La lotta ed il conflitto sono secondo me l'unica strada per sconfiggere il neocolonialismo imperialista.

sabato 20 settembre 2025

NON UCCIDERE

Non credo in nessun dio, ma se ricordo ancora bene dopo oltre mezzo secolo alcuni precetti del catechismo, i comandamenti non erano formulati in modo da dare spazio ad interpretazioni: ad esempio, "non rubare" non può essere tradotto "non rubare a meno che non sia per il partito", come faceva uno che ha rovinato l'Italia ma riguardandolo alla luce della statura di quelli che sono venuti dopo era un grande statista.

Poi un non credente può anche non riconoscerli, o un credente violarli, i comandamenti, ad esempio desiderando la roba e la donna d'altri o non santificando le feste o mandando affanculo i suoi genitori, ma se ti dici credente allora è troppo comodo abbondare coi "si ma". Hanno ammazzato uno stronzo? si ma era uno stronzo, sentite cosa faceva e diceva: era tra "i responsabili del clima di odio" che lo ha ucciso... (letta sui social, e vabbè, ma sentita pure in TV...). Ebbene, si tratta di una capriola logica che sentita in chi si percepisce e dice di (centro)sinistra è se possibile ancora più odiosa e ingiustificabile che altrimenti.

Un po' come quando leggi quello che ha in mente di fare l'ineffabile UE con la nostra sfera privata: approvare un regolamento che consente agli organi di polizia di poter scansionare senza alcuna autorizzazione tutti i messaggi e le foto delle chat private a livello continentale. Alla faccia della privacy. Immaginate ora che una norma del genere avesse tentato di introdurla un Berlusconi: sentite oggi l'uno per cento delle proteste che sentireste da sinistra in tal caso? Ma già (com'era?), noi siamo il giardino del mondo, la culla e il baluardo della democrazia... Possiamo pure fomentare una guerra che senza UE sarebbe già finita, con la legittima restituzione alla Russia delle zone russofone dell'Ucraina finite indebitamente e inaccortamente dentro i suoi confini sotto l'Unione Sovietica.

Basta raccontarsi solo la mezza messa, come ad esempio fa Elina "MissSimpatia" Svitolina intervistata in quanto tennista: "non si può restare neutrali di fronte a guerre e atrocità" va bene se lo applichi tu a quello che ha fatto Putin dal 2022, meno se uno lo applica a quello che ha fatto l'Ucraina (dopo un colpo di Stato, occorre sempre ricordarlo) ai territori russofoni dal 2014 al 2022. Che poi è lo stesso paradigma condiviso dalla maggioranza degli israeliani (no, non è tutta colpa di Bibi...): i terroristi sono loro, la nostra è rappresaglia legittima a prescindere dalle sue proporzioni. I potenti sono i responsabili delle guerre, ma è il consenso dei popoli la loro benzina.

Ora, se in guerra è accettabile (ma per tutti) la sospensione del giudizio (le uccisioni non sono assassini, le etichette "strage" "eccidio" o "genocidio" verranno applicate nel tempo secondo proporzioni e secondo chi ha vinto), in tempo di pace no. Per cui bisogna guardarsi allo specchio e rispondere: l'omicidio politico è ammissibile? E a chi si sente democratico/liberale/progressista e si risponde di si non resta che usare lo specchio per sputarsi in faccia. Questo, in breve; per esteso leggetevi questo articolo da Linkiesta che mette letteralmente all'angolo, fin dal sottotitolo: "Visto che tutti rappresentiamo per qualcuno un’inaccettabilità ideologica, non sarebbe più prudente stabilire che, se le mie ti sembrano idee di merda, comunque eviterai di spararmi?".

venerdì 12 settembre 2025

L'UOMO-CANNONE

Non so se è originale, probabilmente no, ma in questi giorni, alle prese con gli acciacchi dell'anzianitudine che mi mandano continui ultimatum di resa che continuo a fingere di non ascoltare, mi è venuta in mente una metafora dell'esistenza, peraltro collegabile a una vecchia barzelletta.

Se uno viene sparato da un cannone abbastanza potente da assicurargli una parabola lunghissima, in ogni singolo istante in cui questa parabola si svolge può legittimamente sembrargli di stare volando, anzi addirittura può raccontarsi di saper volare. Il suo in effetti è, un volo, solo che la propulsione che glielo consente non sta nei muscoli che gli fanno muovere le ali, o nel carburante che alimenta i suoi motori, ma solo nella spinta iniziale del cannone, che magari lui ha già dimenticato. Fino a che gli effetti di tale spinta durano, in effetti, egli può godersi il viaggio, osservando il paesaggio o facendo capriole poco importa. Ma verso la fine di quegli effetti, comincerà ad avvertire la perdita di velocità e il cambiamento di angolazione; può allora iniziare a pensare alla ineluttabile conclusione della sua traiettoria, l'impatto al suolo, e a come non ci sia assolutamente modo né di evitarla né di minimizzarne le conseguenze, oppure proprio per questo decidere che pensare all'atterraggio avrebbe come unica conseguenza sprecare gli ultimi tratti di volo, concentrandosi sui modi che gli consentono invece di goderseli tutti nel modo che gli sarà possibile.

A questo punto la vecchia barzelletta sarà tornata in mente anche a voi. Per chi non avesse l'età, dato che il politically correct oggi impedisce la circolazione di certe cose, è più o meno questa: a un tizio che si sporge dal parapetto del belvedere di un grattacielo gli urlano di non sporgersi che se cade muore, lui si sporge, cade, e durante la caduta a ogni piano si dice 'visto? sono ancora vivo!'.

L'antifona, per chi non l'avesse ancora capita, è questa: la vita non è quello che sembra. Non è un volo, è una caduta. La morte non è il suo contrario, è il suo indispensabile complemento. E l'unico modo di non conoscerne la parabola discendente è morire prima, durante la fase orizzontale se non nella parabola ascendente. Nascere è, cominciare a morire. Ma questo solo dal punto di vista diciamo così personale e filosofico. Perché la morale di queste storielle ha anche un altro risvolto diciamo così storico e sociale.

Avrete sentito anche voi, impossibile non sia così dato il martellamento mediatico, la storia dei droni russi abbattuti sui cieli della Polonia e del conseguente appello all'articolo tot della NATO nonché ammassamento di truppe al confine con Russia e Bielorussia. Puzza di false flag lontano un miglio, di quelli che prima o poi la Storia gli rende giustizia, come l'11 settembre per intenderci, o Tonchino. Come ha ricordato Barbero alla festa de Il fatto quotidiano, nella storia ogni volta che c'è stato un riarmo prima o poi un pretesto per fare scoppiare una guerra lo si è trovato. Pretesto falso, perché in ogni guerra la prima vittima, perché comincia a morire prima ancora che inizi la guerra stessa, è la verità. Falso, e noi in Italia dovremmo saperlo benissimo, pieni come siamo nel recente passato di stragi e attentati raccontati in un modo che invece avevano tutt'altra genesi e natura.

Ebbene, stiamo precipitando verso la guerra, guidati da una classe dirigente europea che se c'è una giustizia passerà alla storia come l'accozzaglia di criminali che è, eppure non ci crediamo, non ci possiamo credere, e anzi continuiamo a credere alle storielle che ci raccontano su quanto è cattivo Putin. Ogni passo che viene compiuto verso il baratro, ci sembra una conferma che forse allora non arriverà mai. E invece.

Invece o chiudiamo questo baraccone chiamato UE con annessi e connessi, o ci precipiterà verso la povertà con tutti gli strumenti a sua disposizione, compresa una bella nuova guerra mondiale. Magari non riusciremo a impedirla, questa guerra, ma almeno come sottolinea Cardini in questa sua lodevole iniziativa, facciamo che non sia in nostro nome.

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