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sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legno - cit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

domenica 11 maggio 2025

SE NE FA UN ALTRO

Non essendo credente, non parlo di questo argomento per interesse diretto. Ma l'influenza enorme che una figura dominante come quella del capintesta della Chiesa cattolica ha sull'opinione pubblica, e non solo di credenti (il bisogno di salvare dalla condanna almeno uno della cricca dei potenti è intimamente umano, e la figura del Papa pare fatta apposta), suscita il mio interesse indiretto, e spero anche il vostro.

Da quando fu fatto fuori Luciani, per aver minacciato esplicitamente di voler fare chiarezza nell'intrigo di soldi e potere in cui era coinvolta la Chiesa, il soglio di Pietro infatti è stato ininterrottamente occupato da personaggi con scopi politici precisi, e ben diversi dalle dichiarazioni pubbliche per le quali hanno raccolto entusiasmo e venerazione. Volendo semplificare estremamente, Wojtila era li per consentire all'Occidente di vincere la Guerra fredda e demolire l'URSS, Ratzinger per consolidarne i risultati (quando un Papa "regna" abbastanza a lungo da aver nominato quasi tutti i cardinali che dovranno eleggere il suo successore non ci si può attendere diversamente) ma "se ne dimenticò" e non seguì il destino di GP1 grazie alle quasi inedite dimissioni, seguite dall'immediata elezione di Bergoglio. Uno che era stato pappa e ciccia con la dittatura argentina, e che si dimostrerà pappa e ciccia con la cricca che sta imponendo l'Agenda 2030 e ideologie connesse, il resto è solo facciata.

Il teorema tra parentesi poche righe indietro rema contro questa ipotesi, ma la speranza adesso è che "lo spirito santo" abbia suggerito ai votanti che effettuare uno scarto rispetto a questa subalternità al Potere fosse l'unica, forse l'ultima, speranza di mantenere per la loro istituzione un ruolo di potere autonomo. Prevost ebbe comportamenti opposti a "el Papa" durante la cosiddetta pandemia, e il suo evidente immediato (fin dal vestito, fin dalla scelta del nome) distanziarsi dall'affettata "vicinanza agli ultimi" del suo predecessore lascia sperare che lui invece non si scordi dei "penultimi", senza salvare i quali gli ultimi perdono ogni speranza di promozione.

Lo vedremo, il tipo è relativamente giovane e dovrebbe avere il tempo di lasciare un suo segno, anzi come ha detto un mio amico sto giro non è nemmeno più detto che noi si viva più a lungo di lui: nd'a jucamu, ce la giochiamo. Magari, a tennis...

domenica 2 giugno 2024

QUANDO C'ERA LUI

Quando ero ragazzo la frase del titolo capitava di sentirla dai vecchi, riferita a un tizio che ci aveva trascinato in una guerra disastrosa. Spesso, ad eventuale spiegazione, era accompagnata dalla porta di casa che si poteva lasciare aperta e dai treni che arrivavano in orario. Troisi, che in questi giorni che fa trent'anni che non c'è più, col suo solito genio la questione la liquidava dicendo che allora perché capo del governo, bastava che lo facevano capostazione. Noi che Troisi possiamo al massimo limitarci di mandarlo a memoria e tenerlo nel cuore, e citarlo, non certo imitarlo, siamo costretti ad argomentare. Anche perché la cronaca in qualche modo lo impone.

I vecchi nostalgici di cui sopra, infatti, non avevano i mezzi economici e nemmeno culturali per guardare le cose in prospettiva storica. Se vieni da generazioni di miseria e qualcuno ti da una casa, un lavoro, strade-ospedali-scuole-eccetera, poi la guerra sono tre mesi di bombardamenti e tre anni di fame nera, è umano rimpiangere e non è semplice comprendere le responsabilità, al massimo arrivi a dire (come facevano, al punto di farlo diventare un altro luogo comune) che l'unico errore è stato seguire quel pazzo di Hitler.

Pure sta storia della pazzia di Hitler, tra l'altro, è comoda e consolatoria: era lui che era pazzo, mica era colpa nostra. Ma i veri pazzi, lo si scopre solo studiando la storia e non la sua vulgata ufficiale, furono quelli che imposero alla Germania dei danni di guerra tali da metterla in ginocchio, Hitler fu solo quello che promise e mantenne di risollevarla, e altrimenti non si spiegherebbe il seguito che aveva (lui tra l'altro le elezioni le vinse, non fu un Savoia ad affidargli vigliaccamente l'incarico di governo). E infatti i suoi nemici l'errore non lo rifecero dopo la seconda, di guerra, anche se poi avrebbero fatto l'errore opposto: consegnare l'Europa nelle mani della Germania unita (unita a spese nostre), col solo De André a vedere ballare la polka a culo nudo sul muro di Berlino, alla scimmia del quarto Reich.

A destra un cavaliere, a sinistra no. Ma forse il chirurgo è lo stesso...
Ma questa fin qui è stata solo una lunga digressione iniziale, perché la cronaca non ci impone di parlare di quel Lui, ma di quell'altro Lui. Sua figlia, infatti, proprio oggi è stata nominata Cavaliere, come già il padre fino all'antonomasia. E già il padre doveva i suoi risultati non già alla attitudine al lavoro, bensì ai buoni uffizi di un padre banchiere e di amici (degli anici) siciliani, oltre che alla tendenza ad agire - per dirla con un eufemismo - borderline rispetto alla legalità. Ma già Marx ci aveva avvisato, che non esiste accumulazione originaria del capitale senza delitti e ruberie: non ci eravamo stupiti. Solo che l'onorificenza era un po' troppo, sapeva di presa in giro, e gira gira ha finito per squalificare l'etichetta. La figlia, però, nemmeno quello, non ha dovuto nemmeno delinquere per costruirsi una carriera di editore. E in un Paese in cui il nepotismo ha radici storiche profondissime, nella Chiesa romana, ramificate fino ad attori e cantanti e nicchie insospettabili di qualunque professione, provate voi a fare il notaio o il farmacista senza essere figlio di, non è nemmeno originale.

Ma c'è un'altra ragione per cui il Cavaliere è tornato agli oneri della cronaca: finalmente, dopo decenni di tentativi, hanno approvato la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Oddio, approvato: trattasi di legge costituzionale, e finora l'unica passata nottetempo e istantaneamente, senza dover passare dalla forche caudine del difficile iter di approvazione con tanto di referendum finale, è stata l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, autentica furfanteria con mandanti tra i padroni dell'UE e vittime (quasi tutte inconsapevoli) noi tutti. Ma tant'è, a Silvio l'aveva tanto raccomandata il suo mentore Licio, e ci teneva tanto che oggi gliela dedicano tutti. Tra l'altro, nemmeno è tanto semplice capire perché è pericolosa, uno potrebbe dire che mi frega, al massimo sospettare per partito preso, invece è il primo passo (l'acqua calda nella pentola della rana) verso il controllo della pubblica accusa da parte del potere esecutivo, e ciao ciao Montesquieu.

Che poi dopo di Lui, peggio ancora che dopo dell'altro Lui, siano arrivati furfanti di tale portata da giustificare quasi il rimpiangerlo, è un altro paio di maniche. Se ce lo avessero detto esplicitamente, che la scelta era tra la dittatura macchiettistica di un mezzo mafioso che anche solo per tenerci buoni però ci voleva far mantenere un certo tenore di vita, e la dittatura dissimulata ma feroce di un regime di banchieri e tycoon multinazionali che ci vuole impoverire e togliere la casa il lavoro e persino il controllo sui nostri stessi corpi, forse anche a sinistra in molti avremmo votato per la prima. Anche con le porte sprangate e i treni in ritardo.

sabato 13 gennaio 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 4 - LE GUERRE "GIUSTE"

Immagine tratta da Combat-COC.org, cliccandoci sopra si ingrandisce
L'argomento principe che i fautori della UE oppongono ai pochi che si rendono conto di quanto questa "organizzazione intergovernativa" (che altro non è e probabilmente e sperabilmente non sarà mai) sia nefasta, è che i "padri dell'Europa" dopo la seconda guerra mondiale si posero l'obiettivo di realizzare un qualcosa che evitasse al vecchio continente di continuare nella serie di guerre lunga secoli che lo aveva caratterizzato fin li, con cotanto tragico epilogo.

Se anche si vuole concedere a Spinelli e soci tale nobile intento, però, si dovrebbe subito dopo rilevare che quelli che si incaricarono di attuarlo sbagliarono completamente l'impostazione, decidendo di edificare la casa comune degli europei su fondamenta economiche prima che politiche e sociali, in una sorta di gigantesco equivoco del postulato marxiano su struttura e sovrastruttura. Marx, infatti, osservava come si comportano "in natura" le società umane, con l'economia a fare da primo motore a cose che pretendono di esserlo e invece ci vanno solo a rimorchio, ma la sua lezione era semmai che era appunto compito della politica di spendere tutte le enormi energie necessarie ad imbrigliare questo potere naturale. Partire dalla unione economica prima e monetaria poi, pensando che quella politica e quella sociale e valoriale sarebbero venute dopo, ha conferito alle istituzioni economiche, monetarie in primis, un potere abnorme, sottratto inoltre, per come è bilanciato l'ordinamento dell'UE, a qualsivoglia controllo democratico. Consentendo di fatto la prosecuzione delle guerre intestine in Europa, solo senza armi fisiche, e in pratica consegnando ad alcuni Stati europei il manico del coltello con la cui lama hanno sbudellato altri, tra cui l'Italia. Applicando peraltro, soltanto in modo inconsueto, il famoso assioma di Von Clausevitz.

Si tratta dello stesso paradigma, in minore, di quanto è capitato al mondo da quando un filosofo proclamò la "fine della Storia" per via del crollo di URSS e Patto di Varsavia, e tutti ripetevano a pappagallo la versione mainstream per cui chiusa la guerra fredda si apriva per il mondo un nuovo lungo periodo di pace. Solo un visionario come De Andrè, di cui ricorre in questi giorni il venticinquennale dalla scomparsa, ebbe il coraggio di dire la verità, che sul muro di Berlino ballava la polka la scimmia del quarto Reich e bastava andargli sotto per vederle il culo. Infatti, per non avere l'Impero Americano più un contrappeso, anziché un'era di pace abbiamo visto il via libera a quella che persino un Papa peraltro assai contraddittorio ebbe a chiamare "guerra mondiale a pezzi". Due o tre di questi pezzi sono in cronaca, anche se con un ben diverso trattamento: gli ucraini per dieci anni angariano le enclave russe, e quando i russi intervengono in loro difesa, peraltro mantenendo la loro iniziativa bellica ben lontana dal potenziale distruttivo che sarebbero stati in grado di esprimere (anche perché sempre di un popolo fratello si tratta...), sono loro gli aggressori e i distruttori; i palestinesi osano un'azione "terroristica" contro chi li opprime da decenni, esecrabile come tutte le azioni di guerra ma dai risultati relativamente limitati in termine di vittime e di ostaggi, e quando gli israeliani intervengono massacrando civili a migliaia (dovremmo aver superato quota ventimila, una rappresaglia di sproporzione ben peggiore di quella dei nazisti ad esempio alle Fosse Ardeatine) la loro reazione viene reputata quasi unanimemente legittima. Ma se torniamo al 1990, e cerchiamo di compilare un elenco anche solo a memoria, e benché il risultato non possa che essere molto parziale le cose si fanno davvero raccapriccianti.

Tentiamo, sottolineando anche come ogni volta, ogni cazzo di volta, chi vuole una guerra parli di "guerra giusta" o peggio ancora di "missione di pace", con quella inversione linguistica che per primo denunciò George Orwell: dalla prima guerra del Golfo (1990/1991) alla disgregazione della Jugoslavia (1991 e seguenti), dall'appoggio all'indipendenza del Kosovo con bombardamenti Nato su Belgrado (1998) alla invasione dell'Afghanistan per "rappresaglia" all'autoattentato dell'11 settembre (2001 e seguenti), dalla seconda guerra del Golfo con cattura ed esecuzione di Saddam col pretesto rilevatosi falso delle armi chimiche (2003) alle cosiddette "primavere arabe" con culmine nella cattura ed esecuzione di Gheddafi (2011), dalle cosiddette "primavere arancioni" in Europa dell'Est con culmine nel colpo di Stato in Ucraina del 2014 vera origine del conflitto in corso ai mille conflitti minori (ma non per crudeltà e assurdità) in Africa e Asia, non c'è un solo episodio in cui il "padrone" non ci abbia sommerso di bufale, bugie belle e buone che sono state prese per verità fino a passare a luogo comune dalla maggior parte dell'opinione pubblica. Per questo non riesco a condividere questo amaro sforzo di ottimismo di Fulvio Grimaldi ancora a proposito della Palestina. Viviamo in tempi di neolingua, nella distopia orwelliana in cui si può "esportare la democrazia" a suon di bombe, contare i morti con metro diverso a seconda di chi sono, partire "per portare la pace" armati di tutto punto e poi percepire come ingiusti attentati le sanguinose rare reazioni delle Resistenze locali. E a chi osa tentare di raccontare le cose diversamente, appiccicare il bollino di "complottista" e isolarlo se piccolo, neutralizzarlo se grosso, imprigionarlo o eliminarlo se davvero pericoloso per l'establishment. Vero, Julien?

sabato 11 marzo 2023

DI CRIMINI E CRIMINALI

Beh, se non avete mai visto The Blues brothers, peggio per voi
Partiamo da una constatazione elementare, che spesso tutti dimenticano: tutti (vorrei dire quasi tutti, ma temo non ci siano abbastanza eccezioni da giustificare il quasi) coloro per qualcuno o qualche popolo sono passati alla Storia come grandi condottieri patrioti statisti, per qualcun altro o qualche altro popolo sono (se quel qualcuno ha ancora voce o quel popolo esiste ancora) o sono stati in qualche modo dei criminali. Chi è d'accordo è quasi certamente affetto da quel "relativismo culturale" che virgoletto perché il buon Ratzinger ci si scagliava dichiaratamente contro un giorno si e l'altro pure, perché da buon teologo comprendeva che un relativista non può essere un buon credente e lui era il CEO di un'azienda con miliardi di affiliati la doveva difendere, che diamine! Intendiamoci, va bene così: è meglio un nemico sincero di un finto amico, quindi molto meglio papaRatzi dei mediatici e infidi traffichini che lo hanno preceduto e seguito. Ma non stiamo parlando di Papi, stiamo parlando di voi. Chi di voi non è d'accordo con l'affermazione iniziale, essendo magari convinto di poter individuare un Garibaldi o un Hitler a fargli da punto fermo di riferimento in quanto ottima rappresentazione del bianco o del nero nella scala di grigi della realtà, sappia, se non lo sa già, di essere uno schierato, un accolito, un "partigiano" nel senso deteriore del termine (che avrete usato anche voi, magari solo per offendere un arbitro).

Ho citato due esempi estremi (uno che ha una via una piazza e magari una statua in praticamente ogni città d'Italia, e uno che a parte i nazisti dell'Illinois tutti usano come sinonimo del Male assoluto) perché persino loro hanno nel curriculum abbastanza episodi di segno opposto da consentirgli, in caso la Storia fosse andata diversamente, di passare alla stessa con una immagine totalmente capovolta rispetto agli stereotipi correnti: Garibaldi come un ladro di bestiame poi avventuriero al soldo degli inglesi contro il legittimo regno dei Borbone, terrorista agitatore e traditore dello stesso popolo che riusciva a trascinare, Hitler come l'unico statista in grado di sollevare la Germania e il suo popolo dal baratro causato dagli accordi di Versailles e dai malefici influssi delle pluto(giudo)crazie che con le loro crisi telecomandate miravano a controllare i popoli di tutto il mondo, e poi il padre fondatore dell'Europa Unita. Nessuno avrebbe mai saputo niente, e anche quando li avrebbe etichettati come falsità complottiste, dei campi di sterminio, esattamente come oggi noi dei tanti misfatti di Garibaldi e dell'Unità d'Italia, che al massimo ci raccontiamo io Pasbas e voi quattro gatti. Dunque non sto ragionando per paradossi.

Sto affermando invece che chi è convinto ma davvero convinto che nella questione ucraina Putin sia il cattivo punto e basta e Zelenski il buono punto e basta, e che armare quest'ultimo sia un Dovere per la Democrazia e non anche invece forse la ragione per cui la guerra continua da oltre un anno (magari sarebbe finita un anno fa con la legittima liberazione delle enclave russe in Ucraina), ha un problema: crede per partito preso alle "verità" che gli racconta il regime cui appartiene. Per cui hai voglia oggi a sentirsi un paladino della democrazia: egli stesso avrebbe posizioni opposte se il suo "padrone" fosse un altro, sarebbe putiniano di ferro sotto Putin, integralista sotto Khomeini, nazionalsocialista sotto Hitler, fascistone sotto Mussolini, eccetera eccetera su su fino ai Sumeri. Perché se vogliamo proprio identificare un elemento che contraddistingue l'essere democratici è l'esercizio abituale e incondizionato dell'arte del Dubbio, e l'essere in democrazia è la garanzia di poter sempre liberamente e senza conseguenze espletare tale esercizio. Se dubitare dell'efficacia e della sicurezza dei vaccini, e anzi della legittimità di chiamarli così, mi toglie la libertà di esprimermi e di scegliere e i mezzi per sostentarmi, non siamo in democrazia, punto. E questa è una libera opinione, roba che non può essere sindacata nemmeno dalla Corte Costituzionale.

Se non bastasse il ragionamento logico, però, eccovi alcuni esempi in cui la cosiddetta verità storica, quella che ci hanno presentato dogmaticamente come tale, nasconde perlomeno un'altra faccia della medaglia, quando non un capovolgimento di nesso, talvolta persino ammesso dagli artefici, quando la distanza temporale è diventata sufficiente a neutralizzare le conseguenze dell'emersione. Esempi in cui l'etichetta "crimine" e "criminale" si trova in realtà appiccicata altrove rispetto a quanto ci hanno insegnato.

  • Dresda nel 1945 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati senza essere un obiettivo militare, per esclusivo scopo "terroristico" (costringere i tedeschi alla resa), con centinaia di migliaia di vittime in un solo giorno - il parametro è tra l'altro utile per capire quanto sia differente nelle modalità e negli intenti l'offensiva russa in Donbass (a proposito: che campioni da Feltrinelli...) eccetera, e quanto siano intimamente malvagi invece certi comportamenti dei sedicenti paladini della libertà e della democrazia mondiali - pochi mesi dopo, a Hiroshima e Nagasaki, fecero il bis con l'aggravante del mezzo usato, del fatto (oramai pacificamente ammesso, a dispetto delle balle che ci hanno raccontato per decenni) che in pratica i giapponesi si erano già arresi, e dell'intento reale rivolto già alla guerra successiva (mostrare i muscoli alla Russia: gli storici ormai concordano sul fatto che sganciare le atomiche fu il primo atto della Guerra fredda non l'ultimo della Seconda guerra mondiale).
  • La Libia di Gheddafi, per decenni definita regime autocratico per contrapposizione alle sedicenti democrazie occidentale, come si poteva invece definire se confrontata a quasi tutti i regimi africani e anche mediorentali, magari con riferimento al benessere dei cittadini? E confrontata con quella attuale, frutto dell'intervento occidentale con tanto di assassinio del leader? Sentiamo e facciamo sentire Fulvio Grimaldi, magari ci apre gli occhi... E lo stesso paradigma si può applicare all'Iraq, l'Afghanistan, l'Iran e a tutti gli altri posti dove l'Impero si arroga il diritto di intervenire per esportare i suoi pretesi valori.
  • Le ONG che pattugliano il Mediterraneo, certo che salvano vite. Ma qualcuno ha fatto i conti bene, su quanto la loro presenza sia un incentivo per quelli che imbarcano disperati su natanti sempre più malmessi, e per i loro mandanti qui da noi, e quindi aumenti il flusso dei partenti in tale misura che anche aumentando la quota dei salvati il numero delle vittime finisca per aumentare drammaticamente? E tutto questo in confronto allo scenario peggiore, quello in cui i barconi ci sono comunque e le ONG no, figurarsi in confronto a quello migliore, l'unico davvero accettabile: che l'ineffabile (e sempre latitante proprio solo quando servirebbe) Unione Europea si accolla l'onere di stimare i flussi migratori necessari e di organizzarli in sicurezza, togliendo la prima incombenza alle mafie e la seconda ai criminali, coi migranti che arrivano in quanti e dove devono arrivare con mezzi sicuri.

giovedì 18 agosto 2022

L'ASCIENZA

No, non è un errore di stampa, è che una improvvisa illuminazione mi ha suggerito che la trascrizione migliore per prendere in giro lo scientismo dominante quando si riempie la bocca con "La Scienza" per giustificare i propri misfatti non è quella tutto attaccato, che pure spesso si trova, ma quella con l'apostrofo dopo la L, che porta la A ad attaccarsi al sostantivo seguente assumendo una funzione privativa.

Quando ero piccolo da grande volevo fare l'ingegnere o l'astronauta, cosa tutt'altro che originale in quei magnifici anni sessanta in cui il duemila lo si immaginava come un'epoca dove tutti i problemi dell'umanità erano stati risolti e ciascuno di noi si spostava con il proprio scooter volante come i Pronipoti di Hanna&Barbera. Piero Angela era già giornalista RAI, da lì a poco avrebbe condotto il neonato TG2 e poi si sarebbe inventato Quark. Ma per il suo coccodrillo senza lacrime vi invito senza indugio a leggervi integralmente il post di Lameduck, che come al solito scrive quello che penso io dicendolo molto meglio. Io mi limito a confessare che il personaggio appena serenamente scomparso (a 93 anni, qua ci vuole proprio la scritta a mano sul manifesto "e volevo pure vedere che si lamentava!...") era stato uno dei miei miti di gioventù, prima di comprendere, con la maturità, che razza di mistificatore e manipolatore prezzolato (anche con la nepotistica elezione del delfino Alberto, ennesimo esemplare italico di "figlio di" che se non lo fosse stato chissà cosa avrebbe fatto nella vita) fosse in realtà.

L'evento mi fornisce l'occasione di ribadire la distinzione sempre troppo poco considerata tra quello che è davvero Scienza e quello che non lo è ma in tempi di predominio della tecnologia si traveste da Scienza per assolvere alla sua funzione sociale di Culto ufficiale. Prima, non ne aveva bisogno: per migliaia di anni, chiunque detenesse il potere in qualunque società umana si dotava del supporto di una sua Casta sacerdotale che agiva in quanto tale senza mascheramenti. La gente comune, infatti, era totalmente presa dalle attività quotidiane indispensabili al proprio sostentamento immediato, a cui era perfettamente funzionale che ci fosse una mitologia ufficiale a rispondere immediatamente ad eventuali domande esistenziali, e naturale che chi si occupasse di tramandarla vi si potesse dedicare integralmente senza a sua volta doversi preoccupare del proprio, di sostentamento. La casta, insomma, si autososteneva, ed escogitava strumenti per regolare al minimo indispensabile l'accesso ad essa stessa; ad esempio, per imparare i geroglifici ci voleva una vita, e il fatto che fossero prerogativa esclusiva e accettata naturalmente dei sacerdoti (pare che spesso nemmeno i faraoni stessi li padroneggiassero, specie se assurti al trono molto giovani) era assieme garanzia di impermeabilità della casta e di autorevolezza indiscutibile delle sue superiori determinazioni.

Non farà eccezione nemmeno il moderno monoteismo cristiano: il pescatore analfabeta erede designato da un sovversivo giustiziato dai romani avrebbe alla fine originato una Chiesa capace di dominare il mondo per secoli, avocandosi la prerogativa di dispensare la Verità Divina in esclusiva, perseguitando in vari modi (spesso cruenti) chi osava metterla in discussione, fossero eretici ebrei islamici o protestanti (ma pur sempre correligionari, cioè ambenti a rimpiazzarli non a spazzarli via) prima, o scienziati razionalisti dopo. Non possiamo farci nulla, deve essere qualcosa di connaturato all'essere umani: come il Potere tende ad essere sempre al numeratore e i suoi sudditi al denominatore, e quindi ogni Rivoluzione si risolve sempre al massimo in un rimescolamento di attori nei ruoli fissi che la recita impone, così lo Stregone (più o meno organizzato in una gerarchia) tende a sedere al suo fianco per diffondere la sua Verità e perseguitare come Falsità tutte le voci dissonanti. Accade così anche per La Scienza: dopo aver elaborato il suo metodo e determinato attraverso la sua affermazione una mirabolante crescita delle condizioni materiali e spirituali (le due cose sono sempre estremamente connesse: senza culo pieno non si ragiona) di tutti, quando il sistema mostra la corda e si avvicina ai suoi limiti fisici, e madama la Scarsità torna a dominare, il Potere torna ad arroccarsi e chiama lo Stregone a difesa, e questo oggi è L'Ascienza, perché nel mondo di oggi deve prendere quelle forme per affermarsi. Ma la sostanza è sempre quella, sempre stregone rimane.

Come facciamo allora a distinguere? Beh, è difficile, come tutto ciò che implica la fatica di ragionare: attività molto più lenta e fisicamente onerosa (il cervello consuma energie, lo avrete sentito dire...) del lasciare che la "mente profonda" faccia da se. Ma è possibile, tenendo presente il cardine del pensiero scientifico: ogni verità scientifica, per potersi dire tale, deve essere dimostrabile, i protocolli per la sua dimostrazione devono essere resi pubblici perché chi voglia e possa li riproduca, e se nessuno ci riesce non è tale, inoltre deve essere sempre possibile in teoria dimostrare che è falsa, e anzi diciamo così ogni verità scientifica si può dire tale se è come se non vedesse l'ora in realtà che ne arrivi un'altra che la dimostri falsa, e così via fino alla prossima, eccetera. Quando si dimentica di questo assioma, e spesso nella storia lo ha fatto (basta leggersi qualunque compendio di storia della scienza, per scoprire i guai che ha passato quasi sempre chiunque abbia osato a mettere in discussione ciò che al momento la comunità scientifica ufficiale considerava verità assoluta: è capitato persino a Einstein, ed egli stesso poi fu scettico verso la quantistica, che pure quadrava certi suoi conti altrimenti difettosi e che pure è in pratica ciò che vi consente di leggere queste righe su un PC o di guardare la TV), anche la comunità scientifica si trasforma in casta sacerdotale, le sue affermazioni in dogmi. I suoi esponenti in sacerdoti, i suoi divulgatori in chierichetti. E rieccoci a Piero Angela, e alla cronaca.

Oggi, se osi mettere in discussione il Sacro Vaccino, sei un eretico. Hai voglia a tentare di argomentare: avrei preferito un periodo di sperimentazioni a doppio cieco, come quelle previste normalmente per i farmaci per poter essere inseriti in prontuario, prima che cominciaste a somministrarli (a volontari, comunque), ma li avete imposti, peraltro col ricatto nemmeno con un obbligo che comportasse un'assunzione di responsabilità da parte dell'obbligante, e quindi di fatto avete fatto la sperimentazione a cielo aperto su un campione pari alla popolazione (e con un gruppo di controllo di renitenti sempre più risicato, e senza un gruppo di controllo cui somministrare inconsapevolmente il placebo, quindi con validità relativa, ma comunque). Ebbene, avete ottenuto risultati imbarazzanti: man mano che aumentavano i vaccinati e con sempre più dosi, i contagi aumentavano, fino a mille volte che prima. Come minimo, dovreste rannicchiarvi in un angolo in silenzio, sperando non arrivi la magistratura a indagare su eventuali tangenti. Invece, stanno ancora li a pontificare, sentenze apodittiche indimostrabili e indimostrate come "eh ma senza i vaccini chissà quanti contagi" oppure "eh ma i sintomi sono stati inferiori". Frasi che se vuoi ci puoi anche credere, per carità, ma essendo senza possibile controprova non hanno nessun, ripeto nessuno, fondamento scientifico. Ne avrebbe un po' di più affermare come reale la correlazione spuria che se aumentano i contagi allora sarà proprio colpa dei vaccini, ma da chi rispetta il metodo scientifico non la sentirete mai. Mentre per quanto riguarda gli effetti collaterali dei sieri stessi (già chiamarli vaccini è fargli onore, d'altronde gli hanno dato quel nome impropriamente proprio solo per potergli fare saltare la sperimentazione, in nome dell'emergenza), si nega e si insabbia (anche in casi eclatanti come questo), come per secoli per l'inquisizione, per decenni per i preti pedofili.

Insomma, i vari figuri che, appresso al Ministro (senza) Speranza ci hanno angariato per anni e si apprestano a riprendere a farlo in autunno (a meno che l'Agenda internazionale a cui obbediscono non ordini di insistere invece sul tasto "guerra"), si atteggiano a scienziati ma si comportano da Sacerdoti. E i giornalisti che ne recano il Verbo, dai poveracci che sennò li segano e non hanno di che campare su su fino ai soloni ben pagati come l'appena scomparso Immondo di Quark, ne sono i chierichetti. E no, non ho bisogno di essere un medico per dirlo. Mi basta quel poco che ho studiato di statistica e di sociologia, ma soprattutto quella malattia contratta da adolescente (quando dicendomi ateo mi meritavo ottimo in religione a forza di discussioni teologiche col prete, mentre i credenti uscivano dall'aula per andare a giocare in cortile) che mi costringe ad usare incessantemente quello che ho tra le orecchie.

giovedì 30 aprile 2020

RADIO CIXD 18 - I DO NOT WANT WHAT I HAVEN'T GOT

Il disco di oggi è del 1989, i CD si erano definitivamente affermati ma li potevi noleggiare, ascoltare, eventualmente registrarti la musicassetta, poi quando ti eri fatto il pc col masterizzatore copiarti il CD, e restituire avendo speso 2 o 3 mila lire. Man mano che il disco veniva noleggiato e "invecchiava", il prezzo del suo acquisto scendeva, e potevi cominciare a valutare se magari spendendo 7 o 8 mila lire te lo tenevi usato, che era sempre meglio delle 20 o 25 che costava nuovo, cifra che non avevi, perlomeno non moltiplicato tutti i dischi che ti interessavano, e che comunque non avresti mai speso per un artista di cui non fossi stato certo a priori che ti piaceva tutto il disco. Con questo strano meccanismo, che facilitava l'esplorazione agli utenti e l'emersione agli artisti e i ventenni di oggi manco immaginano, l'industria discografica poté portare al successo una generazione intera di artisti che oggi sono di mezza età ma ancora sulla breccia, vent'anni dopo quella portata sulla breccia dai vinili le cassette e le radio libere (oggi anziani milionari, quelli ancora in vita), e vent'anni prima della generazione che si fa strada tra social e spotify e fa più soldi dai concerti che dalla vendita dei dischi, come forse è persino più giusto.
E' così che io sono in possesso di un CD originale con la faccia bellissima di una giovanissima Sinead O'Connor, e non invece di un vinile originale che sarebbe stato ancora più bello guardarsela, tanto era più grande. La ragazza era al secondo disco, e anche il primo aveva un paio di picchi niente male, e raggiungeva con questo un livello complessivo che non avrebbe più nemmeno sfiorato, e che a detta di molti lo collocano nella top 10 almeno di tutto il decennio. Dopo, l'abbiamo vista cantare Mother con Roger Waters sulle macerie del Muro di Berlino, strappare in diretta TV la foto del Papa per protesta contro gli insabbiamenti da parte della Chiesa cattolica romana dei casi di pedofilia del clero irlandese, farsi suora anzi no proprio prete, dichiarare di voler salvare Dio dalla religione, confessarsi bipolare, postare sui social ultimi messaggi da suicida senza poi suicidarsi (dinamica tipica, questa, anche se purtroppo con qualche eccezione), convertirsi all'Islam e sparire dalla scena pubblica. E ogni tanto tornare con un disco con dentro qualche perla, e con qualche concerto appassionante. Stereotipi a parte, tutto in linea col profilo di un'artista vera, che tutti noi che l'abbiamo vista agli esordi e abbiamo in casa quel CD con la sua faccia in copertina, tornasse in tournée domani (cioè, domani no, c'è la fase 2, facciamo alla fase 3, sempre se non si torna prima alla 1) saremmo pronti a sganciare, per sentire di nuovo quella voce straziante uscire da quel viso sofferto e ancora bellissimo (probabilmente sarà bellissima anche da vecchia, con quei lineamenti), e raccontarci che no, non vuole quello che non ha.
Ma già allora si intuiva lo spessore intimo insondabile della ragazza, trasferito in un disco che a definirlo pop sofisticato autorale si rende solo vagamente l'idea. Bisogna ascoltarlo tutto, e non si fa fatica, perciò stavolta vi fornisco il tube per l'ascolto integrale, mentre la tracklist commentata ce la faccio girare attorno.

  1. Feel So Different - Ci aveva avvisato, che era diversa, con questa sorta di preghiera emotiva in cui lo capisce anche chi non sa una parola d'inglese, da come lo ripete in coda al brano.
  2. I Am Stretched on Your Grave - Sinead qui mette in musica (dimenticavo, è autrice di testi e musica in quasi tutte le tracce) un testo tradizionale irlandese in cui chi parla è inconsolabilmente disteso sulla tomba della persona amata, e lo fa rendendone palpabile il dolore.
  3. Three Babies - Un brano interlocutorio, la voce è di una madre accorata, che contribuisce a farvi colpire a tradimento dal brano successivo.
  4. The Emperor's New Clothes - Un capolavoro - l'ho pure già citato in un post anni fa - ispirato a un altro capolavoro, una notissima novella del cupo Andersen (si, quello della Sirenetta, ma non pensate alla disneyana Ariel, quella originale fa una fine peggiore della piccola fiammiferaia). Inoltre, fu spinto da un videoclip strepitoso, in cui la Nostra balla scalza una danza ipnotica indimenticabile.
  5. Black Boys on Mopeds - Pezzo politico antirazzista e antithathceriano, cantato come una ninna nanna a fare da intermezzo tra due shock.
  6. Nothing Compares 2 U - Si lo so che forse lo sapete, il pezzo è di Prince. Ma lui non lo aveva nemmeno scritto per se, e non essendo che uno dei millanta lenti che parlano d'amore sarebbe passato liscio alla storia della musica. Dove è invece scolpito indelebilmente, e infatti lo conoscete tutti, e a ciascuno sembra che parli di una storia propria, solo grazie all'interpretazione oconnoriana.
  7. Jump in the River - A Roma dicono "buttate ar fiume". Se ci state pensando non ascoltate questo brano...
  8. You Cause as Much Sorrow - ...potreste causare tanto dolore da morti quanto ne avete già causato da vivi!
  9. The Last Day of Our Acquaintance - Due stanno per separarsi, hanno appuntamento dal giudice o roba del genere; la voce narrante si chiede ancora com'è che è finita, e intanto si dice che sa già che parlerà ma non sarà ascoltata, e che conosce già le risposte (il tutto con una musica che parte piano e poi saltella incongrua, a sottolineare il momento incongruo che tocca vivere). Alzi la mano chi non può immedesimarsi...
  10. I Do Not Want What I Haven't Got - ...e chi non vorrebbe invece poter chiudere la sua vita, come Sinead il suo disco, dicendosi francamente che ha tutto quello che vuole, e quello che non ha non lo vuole. Amen.
La messa è finita, andate in pace. Perché questo è l'ascolto completo di questo album: un'esperienza dentro se stessi, a tratti religiosa. A essere bravi, ci si leggeva il futuro di questa ragazza, fuori di testa sul serio come solo i veri artisti sono, mentre quelli finti fingono di esserlo.

sabato 11 aprile 2020

RISURREZIONE

Ma ci avete mai pensato quanto sarebbe mostruoso, se davvero
esistesse, un dio che per affrancare il suo popolo ammazza tutti
i primogeniti dei presunti oppressori, distinguendo le case dei suoi
per il fatto che hanno bagnato le porte col sangue di agnelli (The
silence of the lambs
, il silenzio degli agnelli, vi ricordate il titolo
italiano?), che ancora oggi è usanza mangiare a Pasqua? Dài,
Loki degli Avengers non è così carogna. e Thanos non è un dio.
La Pasqua è una festa antichissima. Le nuove religioni hanno sempre usato, nell'affermarsi, lo stratagemma di non vietare le celebrazioni dei culti che intendevano soppiantare stabilendone altre in altri giorni, ma di fissare le proprie celebrazioni esattamente nei giorni in cui avevano luogo le precedenti, di modo da poterle sostituire senza soluzione di continuità (eventuali fedeli dei vecchi culti festeggiano assieme a quelli dei nuovi, finché i primi non si estinguono): ve ne ho già parlato a proposito del Natale..
I cristiani, infatti, quando hanno scritto (da parecchi decenni a un paio di secoli dopo gli avvenimenti) le storie fondative della loro religione, ovverossia le vicissitudini del sovversivo sedicente (anzi no, lui diceva "tu l'hai detto", pare) Messia su cui intendevano fondarla, hanno ambientato le vicende relative al suo imprigionamento, alla sua esecuzione alla maniera romana ed al trafugamento del suo cadavere, durante l'importantissima festa ebraica della Pasqua, che da allora per "noi" è la celebrazione della sua morte e risurrezione, ma per gli ebrei era già e resta ancora la celebrazione della (sanguinosa, vedi didascalia della foto) fuga dall'Egitto del "popolo eletto" appresso a Mosè.
Ma la festa è ancora più antica, e lo dimostra al limone il fatto che essa è fissata non secondo il calendario solare, ma secondo quello lunare, utilizzato dagli umani fin da quando diventarono agricoltori e allevatori stanziali da cacciatori e raccoglitori nomadi che erano (la storiella viene efficacemente rappresentata nella novella di Caino e Abele - da noi, che altri popoli hanno le loro storie), per migliaia di anni fino alla comparsa dei calendari solari, ma anche oltre se pensiamo a come ragionavano i nostri nonni contadini. Infatti rispetto al calendario solare la Pasqua è mobile, cadendo invece sempre la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Arrivava la buona stagione, e calcolare la luna piena indicava chiaramente cosa seminare prima e cosa dopo, e siccome era la prima della buona stagione bisognava segnalarla con una festa, e perché no festeggiare era anche di buon auspicio per il raccolto.
La coincidenza singolare che dalla settimana prossima i nostri signori e padroni abbiano deciso che si può concedere a chi lo voglia di tornare ai suoi campi, ci dà il destro per festeggiare anche una Pasqua laica. Resurrezione, liberazione dalla schiavitù, o fischio d'inizio della buona stagione agricola che sia, la metafora gira gira è sempre la stessa, e casca a fagiuolo in questi tempi grami.
Più passa il tempo, più i numeri di questa cosiddetta pandemia danno ragione, purtroppo, a chi fin dall'inizio ha, non dubitato della gravità di alcune sue implicazioni sanitarie, ma ritenuto che le misure di contrasto rispondessero a ben altre logiche che quelle dichiarate. A bocce ancora in movimento, è ancora il caso di rimandare i bilanci e le analisi. Ma alcune cose già accadute meritano attenzione, e soprattutto di essere raccontate per quello che sono, il contrario di quello che ci dicono giorno e notte a reti unificate.
Immagine tratta da un covo facebook di sovranisti, questo,
che infatti risulta già attenzionato dal Ministero della Verità
Infatti, a sentire l'informazione televisiva, cioè sia i TG che il mare di trasmissioni di dibattito e commento in cui tentano di farci annegare, il governo avrebbe operato una scelta costosa ma doverosa, e alla fine ripiana i danni con oltre 400 miliardi di aiuti, mentre l'Europa brutta e cattiva ci nega gli Eurobond: a Roma si dice "che jè voi dì?". A leggere bene, invece, quei miliardi sono solo impegni teorici di garanzia a prestiti alle imprese. L'immagine qui accanto spiega bene: tu governo mi hai messo in mutande obbligandomi di fermarmi per due mesi (ma quello che si delinea per dopo per certi tipi di attività comporta un forte ridimensionamento definitivo, se non la sparizione: pensate ai locali gremiti con musica dal vivo, o dove si balla in coppia o si suda in tanti, eccetera, ad esempio), e io, che intanto le spese corrono e ho dovuto per campare intaccare i risparmi, se voglio ripartire e non ho soldi da parte li chiedo alla banca, che grazie al decreto me li presta sicuro (sicuro? forse se avessero vietata qualsivoglia istruttoria...) anche perché garantisce lo Stato tramite la CDP, il che significa che se non riesco a rimborsare il prestito io vado fallito, ma la banca no perché viene rifusa dallo Stato. Capita l'antifona?
E' come col MES: tanato dall'opposizione di destra (dimentica di essere al governo quando fu architettato, ma tant'è), Conte smentisce il suo utilizzo (anche perché la maggioranza parlamentare è ancora grillina e la denuncia dell'iniquità di questo strumento è stato per anni uno dei cavalli di battaglia del M5S), ma non mancano le voci all'interno della maggioranza di governo, specie (ovviamente) lato PD, che dicono più o meno "embè? che importa con quali forme arrivano gli aiuti europei? basta che arrivano!": ho sentito con queste recchie Mentana dire testualmente che magari al MES basta cambiargli nome... E invece bisogna dire chiaro e tondo che comunque la chiami resta una fregatura, conferire a gratis soldi ad un fondo che poi se ti servono te li presta (si, i tuoi stessi soldi, avete capito bene) non solo a interessi, ma anche sotto condizione - che poi le condizioni sono sempre quelle: tagli di spesa, dismissioni asset pubblici, innalzamento età pensionabile, insomma tutto quel complesso di provvedimenti che, attraverso la demolizione della sanità pubblica e il deterioramento delle condizioni di vita dei nostri vecchi, sono la vera causa del bilancio tragico di questa influenza un po' più grave delle recenti altre.
Per cui il mio augurio (per quanto io sia reso scettico dalle facce di chi ti guarda come un untore mentre fai footing entro 200 metri da casa come da norme governative) a tutti voi è questo: buona Pasqua! Risorgete! Liberatevi dalla schiavitù! Fate festa e iniziate a seminare per la nuova stagione! E non prendete prestiti, fate una bella class action per danni a chi vi ha ridotto in mutande.
Oggi guardando il TG2 ho trasalito: qualcuno che forse non teme di perdere il posto ha mandato in onda (non in prima serata, ovviamente) un servizio con dentro un cinegiornale di 50 anni fa dell'istituto Luce, che si trova facilmente su Youtube e racconta le chiusure in massa dei negozi per malattia dei negozianti quasi come un servizio di costume. Perché nel 1970, io ero piccolo e non me lo ricordo, ci fu una influenza "asiatica" che mise a letto 13 milioni di persone. Avete letto bene: 13 milioni. I morti, secondo il sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità, furono circa 20mila. Ma vi voglio riportare la frase testuale:
"In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi".
Non c'erano tamponi, terrorismo mediatico con contabilità continua, eppure siamo lì. Quanto sarebbero stati, allora, i morti attribuiti a quella influenza se avessero usato i criteri attuali, cioè se a tutti i morti del periodo avessero fatto un test, ce ne fosse stato uno, dato che il morbo allettò ("allettò", non "contagiò": il covid19 è per oltre il 90% asintomatico, lo dicono loro stessi, e sottostimando il denominatore) un italiano su 4? Facciamo proporzionale, anche se partendo da chi stava così male da morire sarebbe di più? Un quarto dei morti dell'anno: attorno ai 75mila. Volendo, a una cifra del genere possiamo arrivarci anche adesso: basta fare il tampone a tutti i morti, a prescindere dalla causa di morte, da qui a dicembre. Magari lo faranno, ma non è questo il punto. Il punto è: come mai agli italiani dell'epoca non fu riservato lo stesso trattamento di ora? Beh, forse le élite erano meno sofisticate e organizzate, forse erano ancora impegnate a dimostrare che l'uscita capitalistica dalla tragedia bellica era meglio di quella comunista, forse tutti quanti, élite compresa, non erano stati ancora rovinati dalla globalizzazione e da ciò che comporta anche sul piano filosofico e della percezione della gravità delle cose e della serietà della vita (leggete questo pdf, è del 2016, pare scritto oggi per oggi). Ma anche quando, non ci avrebbero nemmeno provato, perché sapevano che i cittadini di allora non glielo avrebbero consentito. Ma non ve li immaginate, i cortei coi cartelli con scritto "governo fascista" davanti a palazzo Chigi, bombardati dai lacrimogeni? E non li "vedete" in parlamento i compagni del PCI ostacolare in ogni modo una dichiarazione di "stato di emergenza" prima ancora del primo morto italiano, ma anche dopo, almeno fino a numeri con uno zero in più degli attuali?
E allora vorrei dire ai ragazzi, non ai quattro gatti vecchiotti che normalmente mi leggono (non vi offendete, con me famo cinque): sollevatevi. Risorgete. Fuggite dalla schiavitù. Coltivate il vostro futuro. Vi hanno rincoglionito a furia prima di TV e poi di social network. Spegnete tutto, anzi no, usate i mezzi che vi hanno dato in modo diverso, Internet per scavare e informarvi attivamente (leggete ad esempio qui cosa dice un virologo clinico, primario a Novara), i social per fare massa, ma soprattutto studiate. Non lasciatevi mettere un cerotto col vaccino e il GPS, non siete bestie da campanaccio. Non lasciatevi portare dove vogliono loro, non siete gregge. Non postate pure voi "io resto a casa" con orgoglio, non uscite sul balcone a cantare la marcetta dal testo implausibile che ci fa da inno. Metteteci un cartello con scritto "resto a casa perché obbedisco ai tuoi ordini, anche se all'età mia le influenze si prendono e passano e magari manco te ne accorgi, ma i soldi che non guadagno per tutto questo periodo me li dai tu, in contanti e subito". Se no la prossima volta voto per chi si attrezza credibilmente per non ripetere, alla prossima influenza, questa costosissima pagliacciata.

domenica 15 marzo 2020

STARE A CASA FA DARE I NUMERI...


Locandina e citazione sono tratte da un documentario molto interessante:
ovviamente non si è visto nelle sale italiane, e nemmeno se ne è parlato...
Non volevo parlare del Coronavirus, perché sono scaramantico come ogni buon meridionale, o forse solo per non dover aggiungere, in caso lo contraessi, alla sfiga di esserne stato beccato anche lo scorno di averne parlato nei termini che leggerete. A Roma mi direbbero "t'aa sei tirata", a Reggio "ti jittasti 'u picciu": meglio aspettare. Ma poi arriva la Lagarde, e poi Johnson, e mi scappa da dire tante cose che non sapendo da dove cominciare mi faccio aiutare dalla Madonna di Lourdes... e do i numeri.
Leggete nella foto: sono dati ufficiali. Da quando qualcuno ha fiutato l'affare Bernadette, a Lourdes si sono recate più o meno 500 milioni di persone malate. Di queste, sono guarite in maniera non spiegata dai medici circa 7mila, meno di una su 70mila. Poiché la Chiesa si tiene giustamente a prudente distanza dal dichiarare "miracolo" una guarigione che i medici non sanno spiegare, lo ha ufficialmente fatto per soli 70 casi. In 160 anni. Uno su 7 milioni. Lo so cosa state pensando, specialmente se siete credenti: ecco il solito feroce materialista cui non importa se quell'uno era lui o un suo caro, e che non tiene conto della potenza della fede e della speranza su ciascuno dei pellegrini. Potrei chiedere aiuto a Troisi, ma non lo faccio. Dico solo che non ho niente contro chi si attacca a qualsiasi cosa pur di trovare la forza di resistere a un brutto male e magari guarire, ci mancherebbe altro. Esistono forze dentro ciascuno di noi che hanno bisogno di leve diverse dalla logica per essere attivate, e fanno si che ci sia sempre, per ogni morbo o accidente, una certa percentuale di guarigioni spontanee, che i medici non sanno spiegarsi. Si chiama "effetto placebo", e se a uno gli funziona, qualunque sia il motivo, buon per lui. Ma proprio perché esiste questo effetto, è a lui che ci si rapporta per stabilire, in sperimentazioni a doppio cieco (nessuno sa chi prende il farmaco e chi solo eccipienti), se un nuovo farmaco o trattamento sia efficace o meno: lo è quando le guarigioni sono in numero superiore in misura statisticamente significativa. Ebbene, le guarigioni inspiegabili per i medici, figurarsi quelle per la Chiesa che sono un centesimo, sono in percentuale inferiore tra chi si è recato a Lourdes che tra chi non ci si è mai recato. Il che, a chi non fosse un feroce razionalista, potrebbe portare alla conclusione che Lourdes, più che essere inutile, porta male. E in ogni caso, le spese per la trasferta non possono essere a carico del servizio sanitario nazionale.
Se vi volete togliere uno sfizio, googleate "dati statistici influenza 2019", segnatevi i numeri e ripetete la cosa per gli anni precedenti. Evitate le risposte recenti, che sono in ogni caso influenzate (ahem...) dal coronavirus in cronaca e da quello che il cronista ha in testa di voler dire, o gli hanno detto di dover dire. Scoprirete, ad esempio, che:

  • il Corsera il 5 novembre 2015, forse nel quadro di una campagna per convincere gli anziani a vaccinarsi, riportava che ogni anno si ammalano in Italia dai 3,5 ai 6 milioni di persone, di cui diverse centinaia muoiono per conseguenza diretta dell'influenza, e circa 7/8 mila per conseguenze indirette e complicanze (ma negli anni successivi cresceranno, e non di poco);
  • il Quotidiano.net del 10 gennaio 2019 riportava che nella prima settimana di quell'anno erano state contagiate 323mila persone (si noti: non 20mila in tre mesi...);
  • Pharmastar il 15 aprile 2019 calcolava che ogni anno in Europa si ammala di influenza tra il 4 e il 15 per cento della popolazione, con una media del 9, e muoiono circa 40 mila persone l'anno, il 90% over 65;
  • secondo il Sole24Ore del 22 agosto 2019 i contagiati l'anno prima in Italia erano stati 4.780.000, con qualche centinaio di morti quasi tutti over 65 (tra cui mia madre);
  • il Messaggero il 15 novembre 2019, il mese precedente i primi casi di Covid19 a Wuhan, riportava che l'influenza 2019 aveva già messo a letto 341mila italiani: a letto, non in giro con o senza sintomi che come si fa a contarli, e all'inizio della brutta stagione, che alla fine si sarebbero contati a milioni come sempre (infatti lo stesso pezzo riporta una dichiarazione ufficiale di Influnet, roba targata ISS e Ministero della Salute, che quantifica a 8 milioni i contagiati dell'anno prima, con 800 in terapia intensiva e 200 morti);
  • infatti, il bollettino di Influnet di quest'anno, al 16 gennaio, col Covid19 che si pensava ancora fosse una roba dei cinesi e col focus su "vecchi vaccinatevi e di prescia", recitava che i contagi dall'autunno scorso fossero già arrivati a 2.300.000, e puntavano a 3 milioni - significa, a rigor di logica, che: 1) i vaccini antinfluenzali sono inutili se intanto il virus cambia, 2) forse il coronavirus è arrivato prima di quanto si creda, oppure 3) da quando è arrivato per prima cosa si è pappato il virus precedente;
  • due mesi dopo, persino Il Giornale si affanna a dimostrare statisticamente che il Covid19 è diverso da una normale influenza, per giustamente accodarsi alle raccomandazioni governative (era il 7 marzo, i divieti assoluti e ubiqui dovevano arrivare), ma senza accorgersi che a leggere bene i numeri (per questo vi ho messo il link, a differenza degli altri che o vi fidate o ve li cercate da soli, tanto troverete cose simili) si evince il contrario.

Perché delle due l'una: o il numero dei positivi al tampone corrisponde al numero dei contagiati, e allora effettivamente rispetto a una normale influenza la percentuale di decessi è più alta (oltre il 7 per cento, calcolo a spanne) ma la malattia è molto meno contagiosa, oppure il numero dei contagiati è in realtà molto maggiore, dell'ordine di grandezza di una normale influenza, e allora però la mortalità è molto inferiore al dato riportato. Le frazioni si studiano in terza elementare, non bisogna essere esperti in statistica.
E allora, perché sottoporre il Paese a misure che nemmeno sotto i bombardamenti? Per fermare un contagio che o è molto più difficile di quello dell'influenza, visto che abbiamo passato i 20mila casi solo dopo due mesi di riflettori puntati, o in realtà è altrettanto veloce, ma allora non è poi tanto più grave? No, la ragione è un'altra, e a saper leggere la ammettono pure: perché la vera differenza tra questa e una normale influenza è nel numero di contagiati che finiscono in terapia intensiva, e le nostre strutture sanitarie non sono in grado di soddisfare un tale aumento di domanda, specie quelle nelle regioni meridionali.
Mettiamola in piano: per aver smantellato, anche se ancora per fortuna non del tutto, la sanità pubblica, anziché potenziarla con i giusti investimenti come si doveva (e si poteva, anzi si sarebbe potuto se non ci fossimo legati mani e piedi a un regime monetario dispotico ed eterodiretto nell'interesse altrui) fare, oggi siamo costretti a fermare l'economia, creando un danno immediato che ammonta a svariate volte la cifra che sarebbe bastata a non smantellare e anzi a migliorare la rete ospedaliera. Dico immediato perché i 25 (ma fino alla sventurata ma rivelatrice uscita della Lagarde erano ancora 7,5) miliardi di risorse che tocca spendere per tamponare i danni del fermo emergenziale sono solo una frazione di quelli reali nel breve periodo, a loro volta una frazione di quelli che si assommeranno nel medio, da calcolare applicando la dimenticata formula del moltiplicatore keynesiano con il segno meno dentro. Per una volta, "danno incalcolabile" non è un modo di dire. Tanto che i tedeschi, con dati molto più bassi dei nostri (anche perché a lungo tenuti, come forse si doveva fare tutti, compresi in quelli della normale influenza annuale), hanno usato il loro sistema di banche pubbliche (che loro si sono tenuti, mentre ordinavano a noi di smantellare il nostro) per stanziare aiuti per oltre 550, di miliardi.
In questi giorni deve essere firmato il MES, il trattato secondo cui l'Italia conferisce svariati miliardi a un fondo che poi quando lo invochi per sanare i tuoi sbilanci ti ripresta parte dei tuoi stessi soldi, ma a interessi e in cambio di "riforme strutturali" tipo un ulteriore innalzamento dell'età pensionabile oppure la privatizzazione della sanità. Se lo firmeremo, forse sarà la prova definitiva che una gestione così imbarazzante della crisi in cronaca aveva qualche ragione altrove, ma sicuro sarà il colpo di grazia alla nostra economia (con, anche, un numero di morti da fare impallidire quelli da virus, vedi Grecia). Ma se anche non pensiamo male, e consideriamo quindi i provvedimenti presi come a questo punto inevitabili, ce n'è abbastanza per intanto non firmare un bel niente, e poi approfittarne per chiedere la riforma dei trattati europei e se no l'Italexit. Per fortuna ho visto sui social in questi giorni molte persone aprire gli occhi in tal senso, forse da questa disgrazia alla fine potrà trarsi qualcosa di buono. Tra l'altro, erano cose più o meno scritte nel manifesto elettorale dei cinquestelle, prima che accettassero di tradirsi pur di restare al governo.
A proposito, nel frattempo l'Inghilterra ha dato prova per la seconda volta in pochi mesi di una maturità democratica che noi ci sogniamo, la prima essendo il plebiscito elettorale a favore di chi prometteva di attuare la Brexit, a stroncare anni di bagarre parlamentare che stava sabotando un referendum (continuamente denigrato dalla stampa specie italiana). Come un padre a dei figli responsabili, il governo ha detto ai sudditi di Sua Maestà che probabilmente prenderanno l'influenza, come ogni anno, ma che quest'anno sarà più pericolosa specie per gli anziani quindi di stare attenti, ed ha chiuso il circenses ma non il panem. Evitando al Paese un bagno di sangue, gli ha lasciato in mano le risorse per aiutare i più sfortunati tra i propri cittadini. Ovviamente, la nostra stampa in molti modi schiava ha iniziato a deriderlo e deformarlo, non contenta della malaviruta che aveva fatto nell'occasione precedente. Evidentemente, noi italiani preferiamo essere trattati invece come dei bambini piccoli e un po' scemi: avrete anche voi visto in giro tanti in macchina da soli ma con la mascherina su, o visto in TV gli inviti a restare a casa dei vip (a cui non cambia niente - neanche a me cambia niente a parte la rottura di scatole, potrei starmene zitto, ma penso a tutti quelli che lavorano in proprio che tra un po' non avranno da comprarsi il cibo, e specie ai ragazzi che tentano di darsi da fare in tempi in cui il lavoro come diritto è stato smantellato peggio dei piccoli ospedali), o letto sui social invocazioni a misure ancora più draconiane da parte di uno dei tanti a cui evidentemente piace essere schiavizzati (la paura da sola non basta a giustificare coglionate del genere).
Allora io sto in casa, si, perché costretto, ma continuo a ragionare e a scrivere. E non m'importa niente se mi ritrovo a pensare le stesse cose di persone che considero avversari politici: io so chi sono, non è colpa mia se gli schieramenti mi cambiano sotto il culo. Io sono socialista, come mio nonno che per non prendere la tessera del fascio venne licenziato dalle ferrovie. Se il craxismo ha spostato il socialismo altrove non potevo farci niente, tranne che restare fedele alle mie idee: penso da sempre alla nostra Costituzione come un baluardo e una bussola per la democrazia sostanziale, e che si sia fatto sempre troppo poco per attuarla e rispettarla. Se essa consente cessioni di sovranità, il suo dettato fornisce esso stesso i paletti entro cui tali cessioni possono operare. Se aver ceduto sovranità a una Unione di Stati ci impedisce di aiutare il popolo quando e quanto serve (lo pensai e lo dissi già per L'Aquila e Amatrice), ecco dimostrato anche ai muri che bisogna riprendersi quella sovranità. E certo, bisogna anche evitare, combattendo la corruzione, che questo potere sovrano venga usato per l'arricchimento privato. Ma accettare il vincolo esterno non ci ha salvato, come forse pensavamo: ha solo aggiunto danno al danno.
Vi sento, vi sento: "questo magari domani, ma ora che si può fare, che poteva fare il nostro governo?" Beh, prevedere, e immediatamente e senza esitazioni, non la chiusura di tutte le attività economiche e poi magari il contentino di sospendere le tasse (che quelle invece servono a tenere in piedi il meccanismo del moltiplicatore, attraverso il rientro all'erario della spesa in deficit una volta che ha creato il reddito atteso), ma l'erogazione immediata di quanto serve per fronteggiare l'emergenza (come hanno fatto i cinesi che infatti in due mesi sono fuori o quasi): centri di terapia intensiva attrezzati a tempo di record, mascherine e guanti gratis per tutti, erogazioni di contanti immediate a chiunque non possa sostentarsi, e con un po' di calma anche agli altri danneggiati dal fermo forzato, e una campagna di comunicazione adeguata, atta a far sentire la gente protetta e non terrorizzata. E domani, passata la bufera, miriadi di piccole opere a far ripartire l'economia, assunzioni nel pubblico impiego di giovani ovunque servano, ristatalizzazione di tutti i settori cruciali, edilizia scolastica e strutture sanitarie come se piovesse, e il prossimo virus lo assorbiamo con una scrollatina di spalle, piangendo quelli che nonostante gli sforzi di una sanità che funziona non dovessero farcela, ma con la consolazione di aver fatto tutto il possibile per ridurne il numero. Invece che non essere in grado di aiutarli e per questo bloccare il Paese causando una recessione con le sue chissà quante vittime più o meno dirette, ma lontane dall'attenzione morbosa del nostro malato sistema mediatico. O, visto che ha funzionato, fermare il Paese e sospendere la democrazia alla prima avvisaglia, perché "prevenire è meglio che curare"...

domenica 29 dicembre 2019

SIAMO DEI

Prometeo che ruba il fuoco a Giove e ne viene
punito: cattolicuzzi, vi ricorda qualcun altro?
Una delle canzoni più "avanti" di Lucio Dalla, Siamo dei del 1980, era così avanti che presto lo stesso autore, che nascondeva le sue preferenze sessuali meglio della sua religiosità, le restò indietro e smise di eseguirla. In essa due personaggi, entrambi interpretati da Lucio grazie a un lieve ma riconoscibilissimo cambiamento di vocalità, inscenano un battibecco tra Uomo e Dio, con quest'ultimo che alla fine soccombe alla dialettica dissacrante (perlappunto) del primo.
Il brano lo potete sentire in fondo, ma questa non è la decima recensione di radiocontroinformoperdiletto, qui non si parla di musica, è solo il pretesto per introdurre, ad accompagnarvi nel passaggio tra un anno e l'altro (che tutti crediamo fatidico, tutti essendo del tutto irragionevoli) raccomandandovi la lettura di due post altrui che parlano, in modo completamente diverso, entrambi di Dio. Aiutandoci ad esemplificare quella difficile strettoia che resta tra il precipitare verso l'acritica assunzione di verità stabilite da altri, quasi sempre con fini tutt'altro che nobili, e il ricadere nel peccato opposto, l'arroganza di divinità conferita a noi stessi e alle possibilità a noi schiuse dalla tecnologia. Che poi è esattamente quella in cui gli artisti riescono talvolta ad infilarsi e passare in agilità, come appunto Dalla nel brano succitato.
Il primo post è il mirabile Regalo di Natale (con ammennicoli vari...), in cui Carlo Bertani riesce a riassumere in pochi capoversi la storia del cattolicesimo, racchiudendo sia la critica ad una festa posticcia e rubata ad altri culti (quale è quella che abbiamo appena festeggiato, abboffandoci e riempiendo talmente di regali i pargoli da fare loro perdere del tutto la capacità di apprezzarli), sia il rimpianto per quello che comunque a un certo punto era arrivata a significare, lei e tutta la religione di cui era la bandiera. E senza contraddizione, leggere per credere. Perché non c'è contraddizione tra dichiararsi atei e mantenere una propria spiritualità e dimensione religiosa, come pure tra saper discernere nella vicenda di Cristo tra episodi verosimili storicamente e mito e saper riconoscere la validità del messaggio cristiano (e quali e dove siano i suoi veri nemici).
Il secondo è l'agghiacciante Correggendo Dio, con cui Stefano Re ci aggiorna sugli sviluppi della ingegneria genetica applicata su piante, animali e esseri umani, ribadendo l'urgenza di disciplinare, e rigidamente quanto efficacemente, un campo che altrimenti resta sottoposto alle soli leggi del mercato, vale a dire all'arbitrio di "chi può". E, si noti bene, lo fa dichiaratamente da ateo. Il problema sorge sempre dove la tecnica corre troppo più veloce della comprensione teorica. Sappiamo, ad esempio, che esistono tecnologie in grado di influenzare il meteo, e che sono talmente a buon mercato che è praticamente impossibile sapere davvero quanto e da quanto tempo si stiano utilizzando. Ma sappiamo anche che il complesso di variabili in gioco nella circolazione atmosferica è talmente enorme che nemmeno i calcolatori di oggi, milioni di volte più potenti di quelli di decenni fa (e quindi probabilmente nemmeno quelli di domani, altri milioni di volte più potenti), sono in grado di elaborarli in modo da darci previsioni del tempo decenti oltre il brevissimo termine. Di conseguenza, possiamo star certi che anche il governo più illuminato, mosso dal più integerrimo e adamantino degli intenti, se decidesse di attuare interventi per far piovere di più o di meno, non ha la minima idea, e se dice di averla mente, di come andrà a finire nel medio o lungo termine, se ciò alla fine provocherà siccità o alluvioni. Bene, con la genetica la faccenda è ancora molto ma molto più complessa e pericolosa. Un esempio? Chi non sarebbe d'accordo ad eliminare da oggi a domani le zanzare? A che servono quei maledettissimi insetti, se non a toglierci il sonno nelle notti d'estate? Bene, siamo tutti d'accordo, un plauso al genetista che ha trovato il modo di sterilizzarle, via: estinte. Ma magari, nel giro di pochi anni, l'effetto farfalla porta carestie talmente grandi che innestano una serie di conflitti che al confronto quelli di oggi sembrano scaramucce. Esagero? Forse. Ma resto d'accordo con chi sostiene che ci sono cose che non si possono lasciare al mercato.
Buona fine e buon principio a tutti i miei (pochi) restanti lettori.

venerdì 7 giugno 2019

OLTRE

Come si fa a parlare di un caso come quello di Noa Pothoven, senza vergognarsi? Eppure lo fanno tantissimi, spesso a sproposito. L'unico modo che trovo accettabile è parlarne senza parlarne. Si è detto troppo, tutto e il contrario di tutto: è stata eutanasia / no, si è lasciata morire di inedia - era minorenne / e allora? se hai un figlio intrappolato come Eluana non è legittimo che tu desideri liberarlo? - si ma Noa non aveva una malattia terminale / ancora col vecchio vizio di considerare le malattie della psiche meno "serie" di quelle del corpo!
Chi vi parla è un non credente (per anni socio di Liberauscita) che ha un concetto ristretto di cosa considera "vita" e quindi non esiterebbe a interrompere la propria qualora non dovesse più rientrare in questo concetto, sempre che materialmente sia in grado di farlo. E quindi auspica da anni un intervento legislativo illuminato che regoli la spinosa materia in modo da consentirgli, in quest'ultimo caso, di essere coadiuvato in qualche modo da chi, la sanità pubblica, esiste proprio per aiutare chi sta male. E' meglio puntualizzarlo, per sgombrare il campo dalla possibilità che quanto dico adesso mi iscriva a "partiti" che aborro.
Ma la sensazione che lascia la eco inusitata della tragica vicenda in cronaca, è troppo brutta per essere taciuta: orrore, disgusto, e soprattutto come la percezione quasi fisica che esista un confine che non può essere attraversato. Il fatto che in questo caso sia stato attraversato o meno, a parte che chissà se lo sapremo mai, a questo punto è irrilevante. Ragion per cui, ha senso disinteressarsi del caso specifico per tentare invece di tracciare, o almeno abbozzare, questo confine a partire dalle circostanze da esso evocate, a prescindere se ciascuna di esse sia vera o meno, ma giocando a "se fosse". Perché i tratti che si presentano tutti assieme nel caso Noa si trovano comunque in migliaia di altri casi, in misura diversa e con assortimento diverso. Per tracciare questo abbozzo, faccio delle considerazioni come mi vengono:
  • lo so che è dura, ma per le malattie mentali la sintassi somiglia a quella del famigerato comma 22: chiunque in piena consapevolezza ritenga di avere un male troppo grave per continuare a vivere può chiedere di essere accompagnato dolcemente a morire, ma chiunque ha un male psichico così grave non può essere considerato in piena consapevolezza quando lo chiede;
  • se fosse consentita l'eutanasia per depressione non reattiva, si spalancherebbero, anche giuridicamente, le porte dell'arbitrio nei già fin troppi casi di manipolazione psichica tragica di figli, partner, eccetera;
  • il battage mediatico dato a questo caso, volendo far tesoro della lezione andreottiana, alla fin fine agevola (al punto di parere fatto apposta) la causa degli integralisti "pro-vita" (dove le virgolette stanno a significare che l'etichetta che si sono dati è grottescamente fuori luogo, perché si fonda su un concetto scarsamente condivisibile di "vita", inoltre eterodonata e pertanto indisponibile), il cui massimo esponente infatti non ha tardato a pontificare (d'altronde, se non lo fa lui...) pro domo sua.
Stiamo quindi osservando il purtroppo ennesimo caso di sciacallaggio da parte di quel mainstream che sempre più oramai lavora solo "a tesi", partendo cioè dagli obiettivi di chi paga e piegando a loro favore gli avvenimenti, anzi selezionando tra questi i meritevoli di attenzione in base alla potenziale utilità agli obiettivi suddetti. Il piano generale è quello di appiattimento verso il basso del livello di vita del 99% dell'umanità. Quindi la progressiva rinuncia da parte di quella parte di essa ha ottenuto negli ultimi decenni dei significativi scostamenti da quel livello, di tutto ciò che lo ha consentito, sia a livello di redditi che di diritti (le due cose sono strettamente connesse, ma ovviamente fanno di tutto per farci credere che non sia così, concedendoci sempre di più ma solo di quei diritti che non hanno ricadute sull'altro piano). In questo quadro, ogni concessione diventa sospetta: anche quelle sul genere, e anche quelle sul fine-vita, si. Ci daranno tutto quello ci serve, giuridicamente e praticamente, per toglierci di mezzo, vedrete, tranne quello che ci serve per capire davvero, quindi essere davvero liberi, se e quando riteniamo giusto farlo.

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