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giovedì 2 aprile 2026

NOVANTACINQUE

Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua funzione prevalente di sito di controinformazione di seconda mano. Gli è che il 28 marzo sarebbe stato il novantacinquesimo compleanno di mia madre, che invece è morta sette anni fa quindi comunque abbastanza avanti negli anni da non potersi lamentare, né lei né noi, ma l'età, e qui so di sfondare una porta aperta anzi un portone, non impedisce ai figli di piangere un genitore e di rattristirsi quando una ricorrenza gli ricorda quanto gli manca. Quindi scrivo questo post (avendolo rimasticato per giorni, peraltro) sicuro di avere molti lettori che lo sottoscriverebbero, mutatis mutandis, per la propria madre o padre. Commozione non occorre conoscere il latino per comprendere che etimologicamente significa muoversi con.

Mia madre era, come tutti noi forse ma certamente in grado massimo, piena di contraddizioni. Era bellissima, al punto di consentirmi un accostamento ardito, e vanitosissima, al punto da meritarsi l'appellativo di Liz Taylor dai nipoti perculanti quando si agghindava che so per un matrimonio, ma non ha mai sfruttato quella bellezza di cui pure era perfettamente consapevole per come si dice rimorchiare: si vantava di essere arrivata illibata al matrimonio, cosa ancora comune ai tempi ma lei si era decisa a sposarsi a 31 anni (per i tempi, quasi fuori tempo massimo), e di esserlo rimasta a vita dopo la separazione da mio padre, 23 anni dopo. Questa concezione antiquata del matrimonio come unico e indissolubile coesisteva però in lei senza problemi con un feroce e inscalfibile protofemminismo: era indipendente lavorativamente fin da ragazza, non bastandole di certo l'occupazione principale, per poi dopo la pensione dedicarsi instancabilmente alla sua campagna, una donna sola che lavorava come tre uomini. E in lei convivevano il sentirsi inferiore, ma di poco, soltanto al padreterno e una religiosità profonda e intima, ma anche questa contraddittoria perché, come tipico di un certo Sud e si può toccare con mano in tante processioni paesane, commista di cattolicesimo integralista e animismo precristiano, spiritualismo estremo e culto del corpo e dei lari (ha tenuto per anni, fino a che è campata, le foto dei cadaveri agghindati per il rito funebre della madre e del fratello all'ingresso di casa su un mobiletto a mo' di altarino ).

Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.

lunedì 15 luglio 2024

TUTTO GRIGIO, OK, MA...


Ho sia amici sedicenti di sinistra che amici sedicenti di destra, e da sempre: quando ci penso, o quando qualcuno mi fa notare la contraddittorietà della cosa, mi torna in mente una immagine, vaga, dei tempi del liceo: erano gli anni attorno al settantasette, anche se a Reggio Calabria non era certo come a Roma, con due compagni di scuola che andavano in due su una vecchia Vespa a distribuire ciascuno i propri volantini, extraparlamentari delle sponde opposte. Esatto, era proprio come nella canzone di Venditti: Nietzsche e Marx si davano una mano.

La spiegazione c'era, già allora, solo che era difficile capirla per un cazzoncello di quindici o sedici anni, anche se notava che il volantinaggio di opposte sponde non era solo lui a reputarlo "normale" scrollando le spalle, ma era quella la percezione generale. Avrei cominciato a comprenderla qualche anno dopo, durante i lavori della mia tesi sperimentale in Sociologia delle comunicazioni, un lavoro immane di calcoli statistici a mano per costruire somministrare e valutare un test nelle scuole che indagasse su "partecipazione politica e riproduzione sociale", per confermare o meno un assunto di un tale Althusser, dalla biografia che oggi ne giustificherebbe il bando - ma allora si capiva ancora che un conto era la vita privata un altro era il valore sociale del lavoro di una persona, altrimenti Hitler era un santo ed Einstein un usurpatore. Ed era più o meno questa: il discrimine è quanto una persona (o una generazione, un popolo, fate voi) ritiene siano affari suoi occuparsi di "politica", cioè ritiene sia suo dovere informarsi prendere posizione impegnarsi per una cosa che alla fin fine è la gestione della città in cui vive, etimologicamente parlando, non se questa passione impegno dedizione lo porta su posizioni che vengono etichettate transitoriamente come progressiste o conservatrici. Sull'avverbio torno dopo, ora preciso dunque che noi, cioè, stimavamo e rispettavamo un avversario politico che si vedeva che aveva lavorato su se stesso per prendere "partito", mentre disistimavamo un "compagno" che si faceva i cazzi suoi e si capiva che stava dalla nostra parte solo per caso o per conformismo. E ricordo che Vecchioni ci fece una canzone, al tempo, che se fosse stata di maggior successo gli avrebbe creato parecchi problemi: Canzonenoznac, si chiamava, qui il testo in fondo il tube.

Tornando all'avverbio, talvolta mi capita, e credo che capiti un po' a tutti, di trovare qualcuno che spiega una cosa che ti gira in testa da tempo molto meglio di quanto tu sia riuscito fin li a spiegare a te stesso, figurarsi agli altri. E' il caso di uno che scrive poco ma pesante, si chiama Stefano Re, e il post che vi invito a leggere si chiama Tempo di crescere e spiega bene, ma proprio bene, cosa è successo alla destra e alla sinistra a rimescolare le carte e mettere in crisi le posizioni di molti, almeno interiormente che poi invece fuori ci pensa il senso di appartenenza a rimetterci in riga (è successo mo' mo' ai francesi...), anche se così portandoci inconsapevolmente contro i nostri stessi interessi e le nostre stesse idee. Leggendolo, si capisce bene perché oggigiorno non ci sia niente più "di destra" in Europa che sostenere lo schieramento sedicente "progressista", e invece quel poco davvero "di sinistra" che si trova in giro stia proprio nei programmi di partiti che ci ripugna votare (dico nei programmi, perché poi anche quando gli elettori li portino al governo, appena in contatto col Vero Potere anche loro ubbidiscono ai dettami, tradendo il mandato e dissimulando la cosa con il solito ventaglio di fuffa superficiale, come la sinistra ma di segno opposto). E, come bonus, vista la chiave adottata, si capisce anche qualcosina di più su cosa è successo al Maschile e al Femminile, e perché.

A chi tentasse di ribattere che non c'è niente di male nella confusione e nel ribaltamento, e che il mio non è altro che il tipico sentimento di chi invecchia nei confronti di chi ha tutta la vita da vivere, occorre precisare che non di invidia si tratta, o di nostalgia per quando "ai miei tempi il bianco era bianco e il nero nero". Ho sempre pensato, infatti, che la realtà sia solo una infinita gamma di grigi, quindi siamo tutti sessualmente grigi e politicamente grigi, chi più scuro chi più chiaro: nessun manicheismo. Ma per ottenere quei grigi bisogna definire il concetto di nero e il concetto di bianco, e pretendere di rimescolare quei tipi non può che produrre disorientamento. Che forse, è proprio lo scopo, essendo un tipico strumento con cui il Potere si autoafferma... 

Ma ora sentiamo come ce la dice Vecchioni, a volte con la poesia si capisce di più.


domenica 12 maggio 2024

EURO-VISIONE

No, probabilmente non l'ha fatto apposta, Angelina nostra, a presentarsi sul palco dell'Eurovision Song Contest in modo da ricordare la bandiera palestinese. Ma le immagini sono tali da suggerirlo con tale evidenza da aver reso la notizia virale, al punto magari di averle tolto consensi al televoto (di cui invece Israele, manco a dirlo, ha fatto il pieno). E siccome ogni occasione è buona per parlare del genocidio in atto in Palestina, eccoci qui a sfruttare persino un evento talmente insignificante per la musica in se che ad esempio in questo blog, in cui pure di musica si tratta spesso, non ne avevamo mai parlato.

L'ESC, infatti, tranne rarissime eccezioni (facendo zapping ieri essendo fortunati ci si poteva imbattere in una irlandese con una carriera davanti, o in una band armena che "poppizzava" un ritmo tradizionale della sua terra, temo unica eccezione - ma la Mango, mi ero chiesto già a Sanremo, perché non ha fatto la Taranta, anziché la Cumbia, della Noia? ah già, perché la canzone l'ha scritta una paracula come Madame...), è un frullato di pop-rock ammericano scadente e tutto uguale, come fossero tutti cover-band scarse degli Abba, con recenti incursioni nel nefando mondo del trap (che poi sarebbe il figlio degenere del rap, avendone perso le radici di sottocultura antisistema, e infatti i testi sono tutti o quasi - dell'ultimo Sanremo togli solo Ghali - banali e inoffensivi). E lo è forse da sempre, a dimostrare meglio di tante chiacchiere che l'Europa NON ha, ripeto NON ha, una sua identità culturale di nessun tipo, e quindi per trovare un minimo comune lo deve cercare fuori da se. Nella musica, in un pop da quattro soldi, appunto, condito da alto volume e coreografie che aiutami a dire kitsch, come nella politica nell'unione monetaria e nei parametri di austerity prima e a dispetto delle differenze politiche e sociali e direi anche degli interessi delle singole nazioni. Che avrebbero tutte, una per una, interesse specifico a demolirla, ma vengono tenute assieme da trattati incostituzionali e antidemocratici, valori superficiali, e in prospettiva (purtroppo di breve termine, temo) obiettivi militari, se è vero come è vero che la strategia sommersa USA è proprio che sia l'UE a impegnarsi in prima persona sul fronte ucraino. Così acchiappando pure i nipotini del fascio che si rimangiano l'antieuropeismo nella fregola di intervenire in aiuto dei nipotini del nazismo impegnati come i loro nonni sul fronte russo. Sperando che non si rimangino pure l'antiebraismo filopalestinese...

A proposito, ma a voi non ha mai fatto strano che Israele, che si trova in Asia perché lo dice il loro Libro che la Terra promessa è lì, debba partecipare all'Eurofestival, ma anche ai campionati europei e alle qualificazioni europee per i mondiali sia del calcio che di tanti altri sport? A me si, sin da quando alla mia Viola Basket toccava incrociare nelle coppe europee con squadre israeliane già allora fatte praticamente di soli giocatori americani... Alla domanda del perché é così, la risposta ufficiale è più o meno che sono europei per valori, e farli giocare contro le altre nazionali della regione non sarebbe proprio il caso per ragioni di sicurezza. Con la stessa logica, visto che il paradigma nella guerra Russo-Ucraina è lo stesso (A scatena una guerra contro B per reagire a degli attacchi non rubricabili come guerra di B) anche se le proporzioni della "risposta" israeliana sono ben più crude sia per efferatezza sia per squilibrio delle forze in campo, la Russia dovrebbe essere ammessa alle competizioni asiatiche e non (come è stato) esclusa da tutte le competizioni a squadre del mondo (a riprova del fatto peraltro che l'asse USA-UE considera il mondo roba sua) e si, anche dall'ESC. Tra l'altro, territorialmente ne avrebbe ampiamente titolo... La risposta reale è invece ben peggiore.

La partecipazione di Israele al festival, la sovraesposizione che la kermesse garantisce (come tante altre trasmissioni TV, si, ma portata all'estremo e oramai da qualche anno) alle persone sessualmente "non binarie" (favorite in quanto tali, non per la musica che fanno: Nemo non vale nemmeno l'elastico delle mutande di Freddy Mercury, e nemmeno di Elton John o George Michael), lo sbilanciamento innaturale (pure rispetto a tempi in cui lo si registra pesantemente a prescindere) della concezione della musica come passatempo scacciapensieri rispetto all'alternativa "dei miei tempi" (mezzo di espressione culturale e veicolazione di contenuti e significati in funzione assieme di recupero delle tradizioni e ricerca di innovazione culturale e sociale), sono tutti segni della estrema rappresentatività della kermesse rispetto a quello che si è deciso deve essere l'Europa. Per chi resiste, un altro ottimo motivo per farlo.

Chiudo con un segno di speranza: due conduttrici, di Norvegia e Finlandia, si sono chiamate fuori all'ultimo momento, per protesta contro le notizie in cronaca (che riassumo così: ti attacco e ti stermino perché non accetti le condizioni della tregua, e quando poi le accetti continuo lo stesso ad attaccare e sterminarti), la prima addirittura, di origini italiane, dichiarando “Il motto di Eurovision ‘uniti dalla Musica’ sembra vuoto in questo momento. Aprite gli occhi sulla verità che è davanti a voi”. Chapeau!

domenica 28 aprile 2024

CON IL NASTRO ROSA (E CELESTE)

Non credo che Mogol/Battisti alludessero, nel passaggio "chissà chissà chi sei, chi sa che sarai", alla tematica di questo post, di attualità triste e temo crescente nei prossimi anni: il valore ideologico che ha assunto, con la forza di tutte le nuove fedi, quella che pure era partita come una sacrosanta battaglia di diritti civili affinché non venisse più discriminato nessuno sulla sola base del suo sesso o delle sue preferenze sessuali.

Il problema di quando si verifica questo "salto di qualità" è che le argomentazioni logiche o comunque pacatamente spiegate non hanno nessuna speranza di spuntarla più sulle verità ideologiche sbandierate e urlate. E quindi a chi non ha mai avuto niente da ridire sul diritto di nessuno ad avere la propria identità e i propri gusti sessuali, anzi ha sempre pensato che esista una parte maschile e una parte femminile in ciascuno di noi comunque venga indicato all'anagrafe e anzi che spesso la distinzione vera era tra chi era riuscito a scoprire il proprio mix e a farci pace e chi magari negandolo ne veniva sopraffatto senza nemmeno rendersene conto, questo non basta: o si allinea all'ideologia Gender o si trova arruolato tra le truppe del generale Vannacci.

Ma finché si resta sul terreno delle parole, pazienza: è solo l'ennesimo campo in cui si manifesta la barbarie al giorno d'oggi, e io posso pensarlo e dirlo con lo stesso titolo di chi pensa e dice che quelli come me sono retrogradi. Tutto sommato, sono chiacchiere. E anche le questioni linguistiche specifiche, tutto sommato, restano su questo livello, almeno finché questi novelli fascisti inconsapevoli non dovessero davvero riuscire a emulare quelli consapevoli del secolo scorso nella ridicola quanto inutile impresa di imporre per legge delle regole linguistiche: la lingua cambia, ci mancherebbe altro, ma coi suoi tempi e le sue dinamiche e la decretazione autoritaria non rispetta né gli uni né le altre, tanto è vero che oggi è l'Inter ad aver vinto il suo ventesimo scudetto non l'Ambrosiana, e che in Italiano diamo del lei agli estranei e non del voi (e per la stessissima ragione, in dialetto al sud diamo del voi e non del lei). Per cui io posso ancora rifiutarmi, e perculare chi lo chiede, di usare caratteri strani al posto della a o della o finale, o peggio che peggio chiamare tutti al femminile come nella solenne minchiata partorita in seno, manco a dirlo, all'Università di Trento.

E allora dov'è la linea del Piave? Di nuovo, purtroppo di nuovo dopo la follia pseudovaccinale appena passata, sull'habeas corpus. Sapevate che in Italia è possibile legittimamente e praticamente somministrare ai propri figli dei farmaci per bloccargli la pubertà "in attesa che decidano da soli di che sesso vogliono essere"? Cioè, è lecita una pratica che dovrebbe essere un reato punito con estrema gravità (e in primis con la perdita della podestà genitoriale), ed esistono persone che evidentemente la reputano anche giusta ed opportuna. Tra l'altro, considerandola una conquista civile. Ecco, sto per cadere in una trappola retorica, ma stavolta lo faccio persino con una certa voluttà: averlo saputo, e ritenere i criminali capaci di ciò contro i propri stessi figli come non degni della definizione di essere umano, è tutt'uno. Voi lo sapevate? Si, e come avete reagito? Oppure no, e come reagite?

Beninteso, non stiamo parlando di trattamenti medici in casi di conclamata evidenza clinica, stiamo parlando del diritto di assecondare con trattamenti chimici una qualunque cosa passi per la testa a un ragazzino, rendendo definitive nemmeno le conseguenze attese, ma (dal momento che le variabili in gioco sono troppe anche per i novelli Prometei, e si: esattamente come per il clima) le probabilissime e imprevedibili conseguenze inattese nel futuro. E certo che un adolescente ha tutto il diritto di sviluppare dei gusti sessuali e una identità sessuale sua propria originale, ma in questo percorso va accompagnato e guidato con rispetto e distanza non assecondato ad ogni costo, in questa come in ogni altra dimensione: come non ha il diritto di voto o di prendere la patente non ha il diritto di chiedere che sia la medicina a farlo somigliare a quello che oggi pensa di essere, anche (e non solo) perché domani potrebbe cambiare idea e la cosa potrebbe costringerlo a ricorrere allo stesso tipo di rimedi. E i genitori non hanno nessun diritto di concederglielo, come non hanno diritto a fargli firmare un mutuo o a mettergli in mano un'automobile. Per fortuna in Inghilterra hanno di recente preso una decisione in tal senso che speriamo faccia giurisprudenza.

Così per una volta abbiamo chiuso con una buona notizia.... Insegueeendo una libellula in un pratooo...

sabato 16 dicembre 2023

LE BUFALE DEL PADRONE 2 - I FEMMINICIDI

Viviamo un'epoca in cui l''attenzione formale a certi fenomeni è inversamente proporzionale alla concreta attuazione di misure che magari potrebbero davvero attenuarli. Un clamoroso esempio è tutta la manfrina sull'identità di genere e il linguaggio politicamente corretto, e il suo di cui chiamato femminicidio. Se n'è accorto persino un blogger ("de sinistra") molto più seguito di me, che è in atto una smaccata operazione mediatica che ha altri obiettivi rispetto alla soluzione del problema di cui sembra occuparsi, e stiamo parlando di uno che la stessissima cosa non solo per la pandemia non l'ha rilevata, ma ha contribuito ad affermarla perculando i dissidenti.

Provo a metterla in piano. Il concetto di "maschile" è "femminile" si è formato in milioni di anni di evoluzione, a partire da differenze fisiche per finire in categorie sociali passando per caratteristiche neurologiche e psicologiche. Negarlo significa negare l'esistenza del nero e del bianco. Ma ammettere il nero e il bianco non significa dimenticare che nella realtà è difficile trovarli, dato che essa non è che una variegatissima scala di grigi, significa non privarsi della possibilità stessa di indagare sui grigi quindi sulla realtà. Ognuno di noi è un mix di maschio e femmina, e nemmeno lo stesso mix in tutta la vita e in tutte le situazioni, e questo basterebbe ad esaurire ogni discussione oziosa su LGBTQ+ e chissà quante altre belle letterine: ognuno è quello che è, è libero di sceglierlo, e non deve essere discriminato per quello che è. Ma nemmeno deve pretendere di imporre la propria ideologia a chi, ad esempio, vuole ancora mettere il nastro rosa davanti alla porta quando gli nasce una femminuccia. No, non è una battuta: hanno già vietato l'utilizzo del rosa e del celeste nelle immagini sui siti istituzionali.

Ma torniamo in tema. Non sto certo dicendo che non abbiamo il diritto e il dovere di mitigare con la cultura quelle pulsioni che ci vengono da milioni di anni di evoluzione: infatti, ben venga lo sport invece della guerra, urlare ai concerti invece che attorno al palo dove stiamo torturando il prigioniero, il gioco dell'amore e del sesso invece che l'appropriazione brutale della donna per essere certi di perpetuare il proprio patrimonio genetico dopo l'affermazione (sempre per ragioni oggettive: la scarsità di territorio e risorse che trasformano gli umani da cacciatori/raccoglitori/nomadi in allevatori/agricoltori/stanziali) del patriarcato. Sto dicendo che quando i cambiamenti culturali accelerano troppo, è da attendersi che siano in molti i singoli per cui si attiva un conflitto interiore difficile da gestire, con conseguenze imprevedibili. In questi casi, pretendere di imporre quei cambiamenti per legge (fino alla ridicola e inutile declinazione linguistica della cosa) non può che peggiorare le cose. Ignorare o dimenticare ciò, fa si che rinunciamo ad agire sull'unico piano che può dare risultati: l'educazione del singolo alla fortezza e all'equilibrio, l'introiezione del concetto filosofico (basilare in una società individualista) che ciascuno di noi è solo e nessuno di noi possiede nessuno mai, al massimo ci percorre un tratto di strada più o meno lungo assieme. Il pensiero "senza di te non posso vivere, la vita non ha senso" è il padre di ogni violenza, non il "patriarcato" che non solo non c'è più, ma che è proprio per non esserci più che disorienta i più deboli e meno strutturati eticamente di noi.

L'immagine simbolo della rubrica "Le bufale del padrone"

E allora perché si blatera di patriarcato e altre categorie sociologiche a due lire, perché si legifera sulla lingua (una cosa che non ha mai funzionato nella storia: la lingua ha la sua evoluzione i suoi tempi e i suoi meccanismi, e l'imposizione per legge non è tra questi), perché si propone di nuove miracolose lezioni scolastiche apposite (e magari nemmeno tanto): perché costa poco o nulla, ed è tanto facile quanto impossibile da misurare per efficacia. Molto più difficile e costoso attivare meccanismi per cui gli individui con problemi vengano identificati per tempo e aiutati ad impedirgli di fare del male a se stessi e agli altri. Bisognerebbe, infatti, andare ad intaccare un sistema di valori diffuso, fabbricato appositamente per neutralizzare il suffragio popolare rimbecillendo gli elettori, in decenni di azione comunicativa concentrica, prima eminentemente televisiva poi ancora televisiva (non c'è programma in cui tali valori non siano propagati, dai talent ai reality passando per Uomini e donne e affini) ma ulteriormente potenziata tramite gli smartphone. Di questo sistema, le donne sono complici dal momento in cui iniziano ad aderire al modello, e sono ancora preadolescenti purtroppo. Gli islamici si accorgono, di questa nostra contraddizione, ma a noi fa comodo rilevare in cosa è il loro sistema di valori ad essere sessista, non in cosa lo è il nostro.

Così, anziché cominciare a demolire questo sistema di valori aberrante, col tempo e la fatica che ci vuole, si individuano (uso ironicamente il femminile dispregiativo) "soluzionesse" a due lire, e si pompano "statistichesse" da nemmeno 18 all'esame di Statistica all'università. No, non ci sono più femminicidi oggi che nel passato, semmai ce ne sono di meno. E no, non c'è più violenza sulle donne rispetto a decenni o secoli fa, ce n'è molto di meno. Certo, si può e si deve ancora migliorare, ma partendo dalla realtà non dalla sua mistificazione strumentale a chissà quale obiettivo di medio-lungo termine del Potere, e agendo sulla realtà non imbellettandola di fuffa.

mercoledì 21 settembre 2022

UN'ELEZIONE DA POCO

Il post sulla guerra dovrà aspettare, e magari avesse ragione Erdogan e dovessi riformularlo per superamento da parte della cronaca. Siamo infatti arrivati alle porte del fatidico 25 settembre, e anche se alla fine forse davvero stavolta a votare manco ci vado, qualcosa pure bisogna dirsela, sulle elezioni politiche incombenti.

Partiamo da qui: è davvero una data fatidica? Delle ultime due elezioni politiche, l'ho pensato, assieme ad almeno un terzo dell'elettorato peraltro, e scritto. Quanto - ahimè - mi sbagliassi, basta rileggere qualcosa per misurarlo. Ma non nel giudizio di merito dei programmi grillini, che anche a rileggerli oggi sarebbero da sottoscrivere nuovamente (e infatti non è un caso che essi stessi li abbiano fatti praticamente sparire dal web, menomale che mi ero scaricato un pdf integrale che vi fornisco volentieri, ché tutti i link che vi avevo fatto negli anni sono oggi "rotti" e questo su blitz è solo un riassunto..): quello che serviva all'Italia dieci anni fa è esattamente quello che servirebbe oggi, o che sarebbe servito ad affrontare la pandemia in maniera intelligente e non idiota punitiva e distruttiva, o a far si che i rincari del gas ci facessero economicamente il solletico o poco più. No, il tradimento è invece delle persone, che quei programmi hanno dimenticato o rinnegato, sia che siano fuoriuscite dal moVimento sia che siano rimaste dentro, con pochissime eccezioni. Il problema coi tradimenti, però, è sempre quello: che per un po' non ti fidi di nessuno, e anche chi invece non ti tradirebbe mai ci mette del tempo e della fatica a convincerti che con lui/lei non rischi di rivedere concretizzati i tuoi incubi, ammesso che ci riesca.

Aggiungiamo un particolare non da poco: che era chiaro fin da subito (almeno, a chi capisce di queste cose) che il m5s era in grado di raggiungere in fretta una massa critica in grado di incidere pesantemente sulla scena politica, se non di dominarla. Oggi, anche quando rintracciassimo uno schieramento qualunque con un programma sottoscrivibile (che cioè contenga chiare prese di posizioni antieuropeiste e keynesiane unite a una riforma della selezione politica in grado di limitare a quote endemiche la corruzione: il mix del programma grillino originario, per intenderci), è altamente improbabile che esso sia in grado non dico di incidere, ma nemmeno di superare gli sbarramenti ed entrare in Parlamento. Quindi l'alternativa oggi per noi "eretici" è purtroppo solo questa: non votare o votare inutilmente? Io deciderò all'ultimo istante, magari ci vado se non ho di meglio da fare quella domenica, visto che come da dettami gelliani (adottare ogni strategia perché la gente vada a votare sempre meno, dal disamore indotto fino alle urne aperte il minimo) da un po' alle politiche si vota un giorno solo.

Il combinato disposto dei due capoversi precedenti è esiziale: anche quando identificassimo un programma votabile, e se ce ne fosse più di uno ci mettessimo tutti d'accordo riuscendo a portare quello schieramento in Parlamento, e magari alla fine fossimo talmente inopinatamente tanti da farne un soggetto politico in grado di incidere (magari non quanto il m5s, diciamo che basterebbe quanto un ago della bilancia ai tempi del pentapartito), cosa ci garantirebbe che i suoi esponenti, una volta al governo, quindi una volta al contatto col Vero Potere, magari alla prima gita a Bruxelles, non vengano "ridotti alla ragione" tramite contatto suadente o minaccioso che sia, come sarà capitato, che so, a un Di Maio? Sennò come lo spieghi uno che sottoscrive un programma come quello nell'immagine qui accanto e poi se ne dimentica completamente?

Mi si dirà: ma anche se non vai a votare, togliti dalla testa la possibilità che l'esistenza di un "partito dell'astensione" (per quanto enorme possa diventare) venga riconosciuta nel suo significato di protesta e "alterità" da parte di quelli che si spartiscono i voti espressi per farne una remunerativa carriera e si comportano come se le quote fossero della popolazione anziché dei pochi votanti. E infatti, volendo evitare di fare la fine di Carlo Verdone quando annulla comicamente la scheda dopo aver passato mille peripezie con la sua Alfasud mentre rientrava dalla Germania per votare, alla fine probabilmente voterò. Forse Paragone. E ai compagni che mi ricordassero che è destrorso rispondo che mi trovassero uno schieramento di sinistra-sinistra che ha compreso che senza uscire dalla UE nessuna politica economica nazionale "altra" rispetto al monetarismo eurista (si, "da giovane" - ad esempio in questo post, che peraltro vi ripropongo ogni volta che voglio spiegare Keynes - pensavo addirittura che si potesse cambiare quella, dovevo invecchiare per capire che se non possiamo incidere su scala nazionale figurarsi continentale), figurarsi una di stampo socialista, è possibile, e voto quello. O forse Italia Sovrana e Popolare.

Riassumendo (tanto i documenti per riscontrare, se vi va, ve li ho già linkati):

  • il programma del movimento 5 stelle prevedeva il ripudio delle grandi opere tangentizie (a cominciare dalla val di Susa) e invece un tripudio di piccole opere (keynesianamente in grado di riassorbire a stretto giro il deficit inizialmente necessario ad avviarle) proprio in settori come la sanità pubblica, l'edilizia pubblica specie scolastica, il recupero del territorio e la microproduzione di energia da fonti alternative - se negli anni di governo avessero fatto una frazione di quanto promesso, ieri avremmo affrontato la pandemia agendo innanzitutto sul denominatore (i posti in ospedale, e non solo in terapia intensiva) e sul numeratore incentivando ogni possibile cura empirica (anziché buttare soldi - magari con tanto di stecca - in sieri dimostratisi inutili e dannosi), ed oggi non avremmo questi aumenti dei prezzi dell'energia a finire di distruggere le PMI completando l'opera iniziata con la pandemia; per questa ragione Conte potrà anche convincere qualche elettore, fosse anche molti, a tenere a galla la barca grillina (se non si fosse smarcato in extremis non avrebbe nemmeno potuto tentare), ma non chi ha buona memoria;
  • gli altri, tutti gli altri, o sono sputtanatissimi da tanto tempo, come il PD o Berlusconi (che non manca di dichiararsi europeista ogni due e tre, tanto per togliere credibilità lepeniana alla Meloni, e invece non dimentica di fare l'occhiolino ai suoi grandi elettori di sempre ricicciando addirittura il per troppi versi infattibile Ponte sullo Stretto), o da meno come la Lega (che ha spinto i grillini tra le braccia del PD anziché provare a mantenere dritta la barra di un governo che almeno in potenza era alternativo), o si sputtanano in tempo reale sotto i nostri occhi (la Meloni ammesso che arrivi al governo diventerà eurista prima ancora della prima gita a Bruxelles, potete scommetterci); comunque, ciascuno di loro non fa che agitare veli ideologici davanti agli occhi dell'elettore bue di riferimento (diritti civili - che senza quelli socioeconomici sono fuffa - e ambientalismo modaiolo a sinistra, xenofobia e autoritarimo sociale a destra, e trasversalmente termovalorizzatori e quelle centrali nucleari che, pur non volendo considerare i veri costi, ché se lo avessero mai fatto non ne avrebbero mai costruita nemmeno una, se anche cominciassimo domani a farne mille avremmo il primo chilovattora netto tra decenni), veli ideologici che in quanto tali hanno il precipuo compito di occultare ai loro occhi la realtà di una politica economica autoritaria, criminale e decisa altrove, che implica tra l'altro la distruzione del tessuto socioeconomico dell'Italia così come deciso e comunicato agli esecutori sul panfilo della troppo compianta Elisabetta II giusto trent'anni fa;
  • gli unici alternativi sono talvolta incoerenti, talaltra destinati all'irrilevanza, e spesso tutte e due le cose;

con questo scenario, è come accingersi a fare l'amore con una donna che si vede che non ti ama, non gli piaci, pensa ad altro e forse ti deride o comunque ti disistima: sarebbe meglio scappare, ma se non lo fai non ti puoi che attendere una prestazione al massimo modesta... Insomma, domenica si vota: magari non si sa chi vince, ma sicuro si può prevedere, altro che botto, una drammatica cilecca.

domenica 4 aprile 2021

CON-TATTO

Oggi non parliamo di covid19, non direttamente almeno. Parliamo di comunicazione, di come si è trasformata e ci ha trasformati, e poi si magari anche del fatto che senza questa trasformazione tutta la vicenda storica chiamata covid19 non poteva aver luogo, ci sarebbe stato solo un virus un po' più grave degli altri come ricorrentemente ne sono capitati nella storia dell'umanità anche recente, registrato come una increspatura nei grafici cari agli statistici, forse. Ne parliamo partendo da un'altra statistica, quella dei contatti dei post di questo blog: qui accanto ho messo uno screenshot della pagina di authoring che registra non i contatti giornalieri del blog, che sono un po' di più (non tanti), ma proprio i click ad aprire i singoli post. Vedete qualcosa di strano? vi aiuto con un tratto di "penna", maldestro a dimostrare quanto sono scarso nel ritocco delle immagini...

Va bene, ve la metto in piano. La media dei lettori dei miei ultimi post è di una cinquantina. Tempo fa superavo il centinaio, ma da quando mi viene di parlare solo di covid (ma perché, c'è qualcos'altro da dire che non ci abbia a che fare?) e mi sforzo di rompere la monotonia nel modo che so meglio cioè parlando di musica, questi siete. Tanti, per me che sono cresciuto nell'era in cui per parlare a cinquanta persone tutte assieme dovevi farti largo nelle assemblee studentesche, pochi in un'era in cui i mezzi di comunicazione consentono a chi ci sa fare di raccattare contatti a milioni. Non che io invidi o rosichi, infatti non vi cito a proposito la battuta di Woody Allen, che come altre forse era di Groucho Marx, a proposito delle mosche e della merda. D'altronde, ve l'ho detto molte volte e ve lo ripeto, un blog è un diario online, e un diario lo si scrive soprattutto per se stessi, come le poesie peraltro, e poi io faccio un mestiere per cui non posso avere altre fonti di reddito e siccome non voglio guai non ho messo nemmeno un bannerino di AdSense (peraltro, non ne varrebbe la pena: per quanto paga, il mio post più letto mi avrebbe fruttato una trentina di euro, il secondo una ventina e il terzo, di cui parliamo oggi, una decina, ma la media un paio). Quindi, non stiamo parlando di soldi, e ho riscritto tutto in questo capoverso così il prossimo cretino che pensa che io sia un troll interessato a raccattare click, gli linko in risposta questo post e la finisco lì.

Stiamo parlando di comunicazione, e della apparente inspiegabilità di un post che registrava almeno il sestuplo dei contatti della media del periodo, inspiegabilità rafforzata dall'argomento: una recensione musicale di un album di Guccini del 1973. Dopo aver percorso tutte le piste possibili interne al post stesso, vado a controllare sui social: come forse sapete, uso solo WhatsApp e Facebook (anzi quest'ultimo lo uso oramai solo per questo scopo, o quasi: ogni tanto partecipo a una discussione lanciata da un amico, ma mi trovo quasi subito circondato da idioti che mi attaccano prima di tentare di capire, e me ne pento) proprio allo scopo di divulgare in qualche modo le cose che scrivo qui. Di solito con scarsi risultati, anche perché gli algoritmi sono implacabili e ad esempio appena scrivi covid ti propongono subito di iscriverti a un centro informazioni (schedatura? nel dubbio, meglio stare alla larga), appena scrivi culo ti bannano e tu infatti lo scrivi con la k, quindi figurati se non sono in grado, in mancanza di appigli per consegnarti all'oblio digitale, di infognarti in modo che non ti legge più quasi nessuno. Per carità, chissenefrega. Ma qui stiamo parlando del caso opposto, ed ecco qua la soluzione all'arcano, che vi mostro per divulgare come funzionano sti schifo di social, e lo so che è la scoperta dell'acqua calda ma stupirsi non è mai abbastanza.

La frase con cui accompagno il link è di solito tratta dal post stesso. Stavolta invece ho virgolettato una frase che Guccini stesso pronuncia nell'introdurre l'ultimo brano dell'album, per scherzosamente spiegare che era cantato in dialetto. Letta fuori contesto, è una frase oscena. Boom: quattrocento coglioni (veri, o forse no, ma cambia poco) a cliccarci sopra per poi immagino restare delusi dal trovare una verbosa disquisizione su un vecchio disco anziché una procace felsinea che allude alla propria specialità. E ora torniamo alla teoria generale.

Sapete perché è nato il socialismo, e tutto il progresso dell'umanità conseguente alla lotta dialettica tra le sue rivendicazioni e il capitalismo? Le idee comuniste non sono nate nell'ottocento, sono vecchie come l'uomo, e (come scherzosamente dice proprio Guccini nel disco in questione) proprio Gesù ha nella loro organica propugnazione la parte più rivoluzionaria del suo messaggio. La vecchia barzelletta di Marx e Cristo che si incontrano nell'aldilà riscontrando l'identità delle loro teorie non era campata in aria, per questo faceva ridere. Ma gli uomini prima della Rivoluzione industriale vivevano lontani gli uni dagli altri, al massimo raggruppati in borghi rurali o attorno a un castello (città a parte, dove infatti attorno agli artigiani si coagulò fin dal quattrocento la borghesia). Sono le fabbriche ad averli costretti a vivere gomito a gomito, quindi a confrontarsi, per quanto stanchi, la sera, tra di loro, ed è questo il motore delle prime rivendicazioni, da cui parte la lotta dialettica di cui sopra. Che spiega tutta la storia dei secoli successivi, dal colonialismo imperialista alle guerre mondiali, dalla rivoluzione russa al nazifascismo, dalla guerra fredda al boom economico, dalla "fine della storia" al monetarismo reazionario degli ultimi decenni. Questo è solo un post su un blog, quelle sono tutte cose che chi vuole le può studiare. Anzi, chi avrebbe interesse a capovolgere la struttura del potere dovrebbe, farlo, anche perché, state certi, chi ha interesse a mantenerla, anzi ad assecondarne all'estremo la tendenza naturale alla concentrazione, le studia eccome.

Ora, se il socialismo nasce dall'aggregazione fisica delle persone, la sua definitiva sconfitta deve passare necessariamente dalla loro disaggregazione. Una parola, attuarla in poco tempo. Ma loro hanno tutto il tempo che vogliono. Provate ad adottare questa chiave di lettura, e la nebbia si diraderà, mostrandovi in tutta la sua evidenza come prodromiche al covid19 tutta una serie di cose che fino ad ora, se le avevate notate, vi sembravano scollegate. Invece, immaginando una semplice istruzione, "rendere via via gli umani sempre più isolati l'uno dall'altro anche illudendoli del contrario", si spiega perfettamente l'offensiva televisiva (nota in Italia come berlusconismo) prima, quella del web dopo, quella degli smartphone dopo ancora, e infine quella dei lockdown. Crediamo di essere globalizzatissimi e socialissimi, e invece siamo solissimi. E ce ne accorgeremo quando, dopo averci aizzato gli uni contro gli altri, verrà colpita la nostra categoria con nessun altro disposto a difenderci. Quando, dopo tre anni di smartworking, verrà licenziato il nostro collega di due stanze accanto di cui non ricordiamo manco più la faccia (anzi no, quella si, ma sarà solo una finestrella in meno nella videocall), e saremo contenti che non tocca a noi, ma di una contentezza amara perché in fondo sappiamo che è solo questione di tempo.

Quando dopo dodici anni di sonno perso e passione a Gino gli chiudono il blog perché ci scrive che l'obbligo vaccinale è incostituzionale, aberrante e soprattutto illogico (perché delle due l'una: o il vaccino funziona, e chi non si vaccina può far danni solo a se stesso e ad altri come lui, o se questo non è vero allora il vaccino non funziona), non se ne accorgerà nessuno, non certo quei quattrocento che hanno cliccato in cerca di porno, forse quei cinquanta che lo leggono sempre, ma non avranno dove o come protestare, e ci faranno presto l'abitudine. Siamo soli, e con la didattica a distanza i nostri figli li abituano da piccoli e così non dovranno disabituarsi alla socialità del toccarsi: non l'avranno imparata mai. Tanti ex-sessantottini oggi sono ben organici al Potere politico e televisivo, e tutti ben allineati al coro diretto dalla dittatura sanitaria mondiale in vista del Grande Reset, e in fila per la vaccinazione. Ma se negli anni sessanta e settanta gli studenti avessero avuto ciascuno il suo bel device, statene certi, non ci sarebbe stato nessun sessantotto o settantasette, nessuna rivoluzione sessuale o valoriale, e oggi, dico a voi donne, altro che "sindaca" o "assessora", da ragazze a studiare l'economia domestica e il taglio e cucito, e poi a casa per vostro marito e signore e padrone.

La parola contatto si dovrebbe scrivere come nel titolo, per capirla meglio. Avere milioni di contatti virtuali non vale uno spintone a o da un amico in classe. Millanta gruppi su WhatsApp non valgono guardare negli occhi un collega mobbizzato che ti piange e ti sputa addosso abbracciandoti, e tu lo stringi anche se temi che ti attacchi l'influenza. Pretendiamo il ritorno alla normalità, subito, prima che sia troppo tardi, vaccinati e non vaccinati in piena libertà, processiamo con pubblica ignominia chi si è approfittato di questa pandemia per i suoi biechi scopi di potere, potenziamo costi quel che costi per tutto quello che serve la risposta sanitaria pubblica a questa o qualsiasi altra situazione di rischio, e ricominciamo a vivere. Non abbiamo altre possibilità di farla franca, credetemi, e chi vi dice il contrario o mente o non capisce niente, e mentre ve lo ripeto ho ben presente quello che costa, in termini ad esempio di amici persi. E so che non riuscirò a convincere nemmeno tutti e cinquanta voi, figurarsi il gregge di pecore che si sta facendo condurre alla rovina.

martedì 23 marzo 2021

RADIOCIXD 37 - OPERA BUFFA

Non ti puoi lamentare se ti leggono in pochi se fai post come questo, in cui recensisci un album tutto sommato "minore" di un cantautore del passato, e manco un disco recente ma uno di 48 anni fa. Ma gli è che il Maestrone, così viene chiamato nell'ambiente Francesco Guccini, nonostante decenni di collaborazione con strumentisti di prim'ordine con cui ha sfornato una serie di dischi dalla sonorità piena e raffinata, se qualche ragazzo ne ha sentito parlare è come di uno di quelli che nelle canzoni ci mettevano poca musica e tanto testo, e questo quasi sempre impegnatissimo e pallosissimo. E invece.

E invece Guccini è stato sempre un tipo divertente che si sapeva divertire, in un'epoca in cui i social erano le osterie e le persone erano così consapevoli e attive che nessun governo si sarebbe mai sognato, e se lo avesse fatto sarebbe stato travolto dalle proteste, di rinchiudere tutti a casa con la scusa di un virus (l'influenza del 1970 fece 13 milioni di contagi e decine di migliaia di morti, e non c'erano i tamponi genetici e neanche la spasmodica intenzione di gonfiare i numeri). Chi l'ha visto in concerto lo sa, che si teneva vicino un bicchiere di vino che sorseggiava tra una canzone e l'altra mentre affabulava tutti con aneddoti e chiacchiere, chiudendo sempre con una battutaccia che in modenese non la so scrivere ma significa "non ce la faccio più", prima dell'immancabile Locomotiva finale.

Per chi non lo ha mai visto, e non lo vedrà visto che sono anni che ha rinunciato ai concerti (ormai fatica a parlare figurarsi a cantare), c'è però un disco che meglio di qualsiasi altro permette di capire quell'atmosfera. Si tratta di un live, ovviamente, ma è molto di più, specie rispetto ai live di oggigiorno, caratterizzati da una postproduzione tale che suonano come un album in studio se non meglio: è stato registrato in presa diretta tra Folkstudio e Osteria delle Dame (dove il Nostro usava passare le serate intrattenendo gli amici con la chitarra, e se no mangiando e sbevazzando in allegria, tra un cazzeggio e una sfida all'improvvisazione in rima), con ritocchi in studio limitati quanto "artigianali". E dentro non ci sono, come già si usava allora, le versioni dal vivo di brani già registrati in studio e pubblicati negli album precedenti, ma sei canzoni (quasi) tutte inedite, e tutte ironiche: ecco perché il titolo è "Opera buffa". Vi consiglio di ascoltarle tutte con attenzione: sono a tratti esilaranti e sempre spunto di riflessione magari anche attuale. E senza perdervi il parlato, che se possibile è ancora meglio del cantato.
1. Il bello
Il "quasi" di cui sopra è per questa, uscita però solo in 45 giri e di cui scopro esiste una versione di Lando Buzzanca (appropriatissimo, direi). Tango da balera che ne descrive perfettamente l'atmosfera, giù fino alla cravatta coi titoli dei giornali in cima, meglio di uno dei tanti film con ambientazione "vintage" tanto di moda adesso.
2. Di mamme ce n'è una sola
Presa in giro di un preciso aspetto dell'italianità, con trent'anni di anticipo e trenta volte più amore delle tirate sui bamboccioni, nonché della canzone melodica all'italiana allora imperante, che ci fa rimpiangere che oggi non ci sia chi è capace di ripeterla con quella ora imperante, che definirei per intenderci "defilippica", o con gli insopportabili e onnipresenti stilemi del trap (che ha già stufato).
3. La Genesi
Un capolavoro assoluto. L'autore si dichiara ispirato direttamente da Dio, e ci fa sbellicare per oltre sei minuti con una trovata dietro l'altra, da "si chiami l'Enel sia fatta la luce" a "non tirare mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i sacrifici che ho fatto... per me lui finisce male" passando per "cosa vuol dire di sinistra, di sinistra... non sono un socialdemocratico anch' io?". E siccome la risata è l'antidoto più efficace contro ogni dogmatismo, il suo ascolto potrebbe aver ispirato Umberto Eco per Il nome della rosa, per dire...
4. Fantoni Cesira
Personaggio allora di frontiera, quello della ragazza di provincia che fa carriera con la topa, diventato poi sempre più attuale, anche se se ne parla meno che ai tempi del "bunga bunga", perché ora i centrosinistri stanno dalla stessa parte dei berlusconiani. Come "da che parte?" Contro il popolo italiano, che domande!
5. Talkin' sul sesso
"Morte alla pillola atea e nociva, all'aspirina si gridi evviva! Non bisogna prenderla prima o dopo, bisogna prenderla invece. E passano anche quei noiosi mal di testa.!" E questo è solo un passaggio dei tanti di questo talkin' blues all'emiliana.
6. La fiera di San Lazzaro
Siamo all'apoteosi. Raccontata in dialetto ("una bolognese me la fate fare?") con spassose traduzioni simultanee, una storia contadina di sesso e mercato, che sarebbe metafora di tante cose se si riuscisse a smettere di ridere. Alla faccia del cantautore musone degli anni settanta...

mercoledì 10 aprile 2019

THAN(AT)OS NON BASTA...

Come che c'entrano le ninfee? Si che c'entrano, lo scoprirete
leggendo tutto il post... Il problema è soltanto: ma quante?
Sta per uscire l'ultimo film degli Avengers, attesissimo anche perché il penultimo è finito... che non è finito. La qual cosa può risultare gravissima, per chi (come me, ma ditemi che non sono rimasto il solo, vi prego!...) non guarda le serie TV proprio perché hanno gli episodi "aperti", come i vecchi "sceneggiati", con eccezione appunto solo per quelle (tipo Montalbano, per capirci) per cui ogni episodio sottotracce a parte è autoconclusivo, come i vecchi "telefilm". Vero è che il complesso dei film dei supereroi Marvel usciti dal 2008 ad oggi ha tante di quelle interconnessioni da andare a costituire una vera e propria saga, e tutto ciò per una precisa scelta produttiva iniziale, tanto che se ne parla come di un universo parallelo a se stante e coerente. Ma la struttura narrativa di ciascun altro film era tale da non impedirne una fruizione accettabile essendosi perso qualcuno degli altri, se non addirittura tutti. Con Infinity war, invece, questa cautela è stata abbandonata, forse perché nelle intenzioni degli autori i due film conclusivi della saga in pratica consistevano in due parti di un unico lungo film. E dunque chi come me ne è uscito scontento e incavolato non aveva che da calmarsi e attendere l'uscita di Endgame (oramai a giorni).
Anche perché il cattivone in fabula, dal nome fin troppo ispirato al termine greco che significa Morte, ha in pratica vinto in modo schiacciante, violando la regola non scritta di questo tipo di letteratura fumettaro-cinematografica che vuole che il trionfo del villain stia al massimo nel sottofinale, mentre il finale sia tutto per la riscossa dell'eroe, magari resa credibile da un paio di metonimie sapientemente disseminate nella trama in modo che lo spettatore le memorizzi subliminalmente. Qui invece l'unica speranza viene rilasciata nel consueto (risaputo al punto da poter distinguere inquadrando le poltrone a fine film, se gli spettatori ne hanno appena visto uno della Marvel o meno) minispezzone seguente i lunghissimi titoli di coda , che vede Nick Fury, in pratica il boss senza superpoteri dei Vendicatori (continuo a preferire il nome italiano, abbandonato temo più per fregola politically correct che per ordinaria esterofilia), azionare un aggeggio prima di sparire (morire?), aggeggio che verrà spiegato trattarsi di una specie di cercapersone intergalattico solo a chi avrà avuto cura di non perdersi Capitan Marvel il mese scorso (oltre che a voi adesso).
Prima che pensiate che mi sia messo a fare recensioni cinematografiche gratis, per giunta a chi non ne ha certo bisogno, arrivo al punto. Con l'approssimarsi del prossimo Avengers, mi si rinnova la domanda che mi ero fatto alla fine del precedente: e ora che si inventano per poter proseguire? Ok, una specie di Superman in gonnella con dentro di sé i poteri di una delle gemme dell'infinito (il Tesseract di Thor, che nei fumetti di Capitan America dei miei ricordi di ragazzo si chiamava Cubo cosmico), gemma che però adesso è in possesso del cattivone, e assieme a tutte le altre! Escludendo, perché credo che in Marvel si possano permettere sceneggiatori capaci di non cadere in errori così elementari, l'ipotesi di conferire a Capitan Marvel un ruolo di Deus ex machina ancora più decisivo (o - peggio ancora, è un espediente così abusato da non poterne più - di trovare un modo per mandare indietro la linea temporale resuscitando tutti), non resta che lasciar svolgere la trama del gioco finale all'interno, dell'universo disegnato dalla vittoria di Thanos. Vedremo se mi sbaglio. Ma qui arriva la secchiata d'acqua in testa, insomma la sveglia!
L'omone violaceo, infatti, non è il Galactus dei Fantastici 4, non divora mondi per sfamarsi incurante del destino dei loro abitanti, ma in pratica si è autoassegnato (della serie "è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo") il ruolo di "salvatore malthusiano" dell'universo: interviene in mondi enormemente sovraffollati come il nostro e ne dimezza la popolazione. Così, senza goderne e senza rimorsi: perché è necessario. Come non averci pensato prima! Perché poi la Grande Narrazione, quella che deve farci accettare l'impoverimento generalizzato e la rinuncia a tutti i diritti materiali conquistati in decenni di lotte, dovrebbe tenere fuori il primo dei mass media? D'altronde, merdacce che non siete altro, se vi siete sollevati così in tanti, per la prima volta nella storia dell'umanità, al di sopra dello status di gregge, è solo perché il capitalismo ci ha investito sopra in funzione anticomunismo: lo faceva per la salvezza di se stesso, che vi credevate? Certo, non era semplice, una volta che avete studiato e fatto studiare i vostri figli, convincervi a riabbassare la testa ruminare l'erba e farvi indirizzare dai cani. Ma con la paura, si può. Il debito pubblico. L'ambiente. Gli immigrati. Le epidemie. L'integralismo islamico. L'ideologia gender. Tutto è parte di una messa in scena finalizzata a farvi riaccettare il ruolo di sudditi, e fa niente per quelli che non si piegano: mentre loro invecchiano e muoiono, facciamo che i loro figli crescano reputando normale quello che loro avrebbero ritenuto inaccettabile. Direttamente, perché di alcuni diritti come quello al lavoro non sapranno che l'enunciato e non conosceranno il significato, mentre li disinneschiamo concedendogliene altri non sostanziali e magari funzionali al progetto, come quelli relativi all'identità sessuale. E intanto, perché ogni buona campagna è altamente ridondante, li facciamo vivere immersi in messaggi che subliminalmente li indurranno a riconoscere come normale il destino di annichilimento a cui li abbiamo destinati. E si, anche coi fumettoni al cinema...
Ma c'è un problema. Che scoprirò presto se gli sceneggiatori Marvel hanno identificato o meno, e sarà uno dei criteri di giudizio del film. Immagino che conosciate l'indovinello delle ninfee, quello che recita che "in uno stagno le ninfee raddoppiano la superficie occupata ogni giorno, se impiegano dieci giorni a coprirlo tutto, quanti ne impiegano a coprirne metà?" Non è cinque, prendetevi qualche secondo....
...Esatto, nove. E ora una domanda, facile per chi ha più o meno l'età mia: se oggi siamo quasi 8 miliardi, quand'è che eravamo la metà, quasi 4? Io andavo alle elementari: meno di 50 anni fa. Thanos non ha risolto una ceppa. Forse, una decimazione potrebbe dare ai superstiti qualche chance, di guadagnare abbastanza tempo all'umanità da consentirle di trovare un nuovo moltiplicatore tecnologico prima di tornare in overbooking. Ma per attuarla ci vuole un cattivo molto più cattivo...
L'unica alternativa che riesco a vedere io, ma forse perché a un certo punto come aveva previsto un mio cugino filosofo sono diventato comunista, è l'abbandono del turbocapitalismo imperante in favore di un nuovo socialismo, tendenzialmente mondiale e intanto da applicare "in un solo Paese" alla volta, che tramite il governo politico dell'economia faccia introiettare democraticamente, a dei cittadini resi e mantenuti consapevoli, il modello di sviluppo compatibile con le risorse complessive e il modello demografico necessario a mantenerne la compatibilità. Ma se voi restate tra quelli che, come da condizionamento mentale imposto da decenni, vedono i mostri non appena sentono i termini "comunismo" "socialismo" e "Stato", non lamentatevi del modello (una decrescita infelice anziché una felice, dal momento che la crescita ormai è incompatibile con le leggi della fisica) che vi stanno imponendo progressivamente e surrettiziamente, senza che voi possiate controllarne la portata e le modalità, e comunque comportante per il 99% un livellamento così in basso da mantenere (magari! la quota invece è in aumento, da decenni) metà della ricchezza mondiale nelle mani del restante 1%. Se qualcuno si lamenta, superando i sensi di colpa anch'essi sapientemente insufflati, è meglio si ricordi che oramai siamo tutti perennemente localizzati (bello il nuovo modello di smartphone, eh?!, beh, presto non servirà più manco quello, dalla vaccinazione al microchip per tutti il passo è brevissimo...), se anche ci teniamo in tasca almeno i contanti per il pane...
E visto che siamo arrivati ai vaccini, l'appendice è tutta dedicata ad approfondimenti sul tema, che resta un esempio mirabile di come si possa usare un tema caro a tutti (la salute) per veicolare i peggiori incubi per la democrazia (non è esagerato parlare di "vaccinazismo", no...), arricchendosi smisuratamente alle spalle e sulla pelle di sudditi a cui sono stati tolti persino i diritti più elementari, e costituzionalmente sanciti, sul loro proprio stesso corpo:
  • Il fatto, ovvero da Modena la cronaca del TAR che condanna il Ministero della Salute a mezzo milione di risarcimento danni: ma non era sicuro, l'esavalente?
  • Movimento Roosevelt, ovvero una serie di considerazioni e dati a partire da un caso di autismo post-esavalente;
  • Lameduck, ovvero come e perché ci impongono vaccini a pacchetti anche se sono disponibili quelli singoli con cui sarebbe possibile modulare eventuali obblighi temporanei in maniera duttile e scientifica;
  • Pamio, ovvero lo sciacallaggio sugli immunodepressi (i cui rischi non diminuirebbero sensibilmente neanche con tutta la popolazione che ha fatto tutti i vaccini obbligatori);
  • Blondet, ovvero l'abominio del farmaco blocca pubertà, che non è un vaccino ma aiuta a capire la sintassi del comportamento di tutto l'apparato (il medico che ve lo consiglia per vostra figlia ci sono molte probabilità che abbia preso dei soldi, se no non si spiegherebbe quanto stia diventando di moda il test, peggio di quelli sulla celiachia o le intolleranze alimentari), nonché la correlazione tra questa tematica e il malthusianesimo di cui sopra;
  • Re, ovvero come tutto infatti si riconduca ad una questione di Sovranità (del corpo, della famiglia, dello Stato);
  • Della Luna, ovvero una descrizione plausibile del suddetto disegno complessivo.

lunedì 19 novembre 2018

MA QUALE FAMIGLIA?

Si lo so, nel pezzo parlo di famiglie estese
più grandi di questa. Ma questa è famosa.
Questo post è da tempo in bozza intanto perché l'argomento è di quelli che se ne parlo, pur essendomi attestato su quote di lettori per pezzo decisamente trascurabili, rischio ancora una generale quanto superficiale esecrazione. Perché in questo periodo storico non allinearsi al monopensiero valoriale sinistroide (dove il suffisso sta a ribadire, fosse mai necessario, che con la sinistra vera non ha niente a che fare), specie in tema di differenze di genere, espone a giudizi sommari. Ma non solo. E' che parlare di tragedie, specie in ambito familiare, come quella avant'ieri in cronaca, richiede un grado di pudore adeguato alla loro dimensione, che non riesco ad esprimere in lingua italiana meglio di come mi consente, come spesso capita, una espressione del mio dialetto natale: "non gabbu e non maravigghia", letteralmente più o meno non gabbartene e non meravigliarti, più precisamente "non osare commentare una faccenda del genere perché sono cose che possono capitare a chiunque, e magari proprio chi si erge a giudice e pensa che a lui non potrebbe capitare mai poi invece gli capita e se l'è pure tirata". Si lo so, l'ho già citata, ma a proposito di un'altra questione.
Dunque scantono, ché il buco nero che può avere spinto una madre a somministrare ai figli una iniezione letale simile a quella con cui nei civilissimi USA si eseguono le condanne a morte e poi suicidarsi è tale da procurare atroci vertigini, e mi chiedo: fino a dove bisogna risalire per inquadrare correttamente la questione? Sicuramente, mi rispondo, fino ad includere i cosiddetti femminicidi, solo tre giorni fa nel mainstream ne risuonavano altri due ad Avellino e vicino Caserta, anche se resto convinto che il fenomeno sia deformato dai mass media. Non che non sia grave, beninteso, ma temo che non sia più grave adesso che nella storia recente e profonda dell'umanità, e insomma 4 anni fa ne ho scritto nel dettaglio e il pezzo lo sottoscriverei passo per passo quindi magari rileggetevelo. Dunque, dobbiamo risalire a parlare nel suo insieme del concetto di famiglia, di quello che è diventato nel senso comune, di quello che probabilmente è invece naturale per l'essere umano, e visto che di quest'ultimo non è possibile ripararne i cocci di quello che probabilmente bisognerebbe puntare a costruire.
La famiglia nucleare, infatti, così incisa nella nostra cultura fin dal quadretto che da bambini ci meravigliava nel presepe, è probabilmente una forzatura ideologica che non regge, o regge solo a certe condizioni. Da quando eravamo ancora poco più che scimmie, e fino alla generazione dei miei nonni (o dei bisnonni dei lettori più giovani), la famiglia era un'entità molto più estesa e pervasiva. Non sto dicendo che secondo me era meglio o peggio (era peggio, decido calcolando tutto, anche se le feste del clan in cui sono cresciuto le rimpiangerò per sempre), sto dicendo che "si teneva" come sistema, e infatti ha retto per ere. In cambio, spesso ma nemmeno sempre, della libertà di scelta del coniuge e soprattutto di quella di lasciarlo, e manco a dirlo del concetto stesso di privacy interfamiliare, faceva da asilo nido, scuola materna, baby sitting, consulente matrimoniale, consultorio, pronto soccorso, sanatorio, sistema pensionistico, ospizio. E ho scordato sicuramente qualcosa. Abbandonare questo modello senza dotarsi in parallelo di tutto l'apparato sociale che deve supportare la famiglia nucleare in sua mancanza, espone quest'ultima a rischi di ogni sorta. E anche in presenza di una condotta illuminata che tende a costruire questo apparato, bisogna poi ricordarsi che quest'ultimo costa, e parecchio, e infatti in tempo di crisi perde i pezzi lasciando la coppia esposta. Inoltre, alcune parti fondamentali dell'apparato che ci vorrebbe non sono mai state nemmeno pensate. Nel sistema famiglia estesa, la tendenza ancestrale del maschio ad accoppiarsi con femmine diverse, funzionale alla riproduzione del proprio patrimonio generico nelle decine di migliaia di anni in cui le società umane potevano permettersi il lusso di essere matriarcali perché il rapporto tra umani e pianeta era tale da consentire ai primi di mantenersi cacciatori e raccoglitori in quello che era e giustamente viene definito da tutte le religioni il paradiso terrestre, veniva accolta sistemicamente nell'accettazione sociale del ricorso alle case chiuse, come scenario peraltro in cui dovevano svolgersi quelle fantasie che normalmente (in senso statistico) in famiglia non avevano posto. Il tradimento femminile, invece, ben più pericoloso ai fini della sopravvivenza del nucleo familiare in se e come pilastro sociale, era semplicemente limitato al massimo proprio dalla organizzazione di vita del clan o famiglia estesa che fosse. Che inoltre costituiva una rete di protezione anche per i minori e i deboli in genere, in cambio s'intende di regole di obbedienza e convivenza impensabili oggi.
Oggi, però, sempre più risulta evidente che quella parte dell'apparato complessivo che solo permanendo e anzi essendo completato (ad esempio, da una significativa - ed ancora però praticamente esistente - educazione all'amore e al fare l'amore di uomini e donne fin da piccoli) non è (più) economicamente sostenibile. La dico meglio: la globalizzazione, spingendo al livellamento verso il basso della retribuzione del fattore lavoro, porta tra le altre cose al confronto tra modelli sociali diversi, alcuni dei quali prevedono entità assimilabili per funzioni a quella nostra vecchia famiglia estesa che noi non abbiamo più, mentre proprio quel livellamento fa si che non possiamo più permetterci nemmeno quella parte dell'apparato di cui sopra che avevamo costruito (tramite la demolizione del welfare, l'appiattimento verso il basso della cultura e della coscienza politica per favorire il controllo sociale, evidente in certi spettacoli televisivi e negli sproloqui sui social network, eccetera) figurarsi completarlo. E da questo confronto il nostro modello, quello che non abbiamo mai completato, ne esce perdente.
Nel Mondo Nuovo, se non gli impediamo di completarlo, non c'è posto per famiglie piccole dove entrambi i genitori lavorano e guadagnano abbastanza da elevarsi culturalmente loro e fare partire da quel livello i loro figli, e se serve da separarsi pacificamente e campare ancora tutti decentemente. Quindi il lavoro necessario alla definitiva elevazione delle nostre anime e delle nostre menti fino a comprendere che lei non è tua proprietà, non hai in nessun caso diritto a picchiarla o toglierla di mezzo, e la stessa cosa vale per i vostri figli, e che masturbarsi è sano ad ogni età e comunque è sempre più soddisfacente che pagare una poveretta (che magari i soldi andassero tutti a lei), quindi non c'è niente di male a restare soli e non è vero che sei perso senza l'altro/a anche se è giusto che per un po' lo pensi, eccetera eccetera, quel lavoro non si può più portare avanti, talvolta nemmeno iniziare. Incombono modelli vincenti perché più adatti al Mondo Nuovo, modelli di famiglia estesa come quello musulmano o quello cinese, così simili per aspetti diversi a quello nostro di qualche decennio fa, nel bene e nel male. Non sono migliori o peggiori del nostro, in senso assoluto. Chiunque di noi può preferire il proprio, e dal suo punto di vista ha ragione. E ho già detto chiaramente quale sarebbe il mio ideale. Ma la mia preferenza, o quella di ciascuno di noi, non conta. Quello che rileverebbe è che vincessero modelli coerenti in toto, perché è nelle crepe del guado in cui siamo rimasti intrappolati che si celano le cause profonde di tutti gli episodi di violenza, anche di quelli di cui non leggiamo o sentiamo perché restano fuori dai filtri dell'attenzione mediatica.
Perché, cito di nuovo il Maestrone proprio nel pezzo ispirato a Huxley, "non sappiamo perché e come siamo in un'era di transizione", e quando attraversi un guado o hai il coraggio di proseguire per raggiungere l'altra riva, o riesci a rifugiarti nella sponda da cui provieni, o prima o poi la corrente ti travolge e anneghi...

mercoledì 1 agosto 2018

INTERLUDIO - ESTRO 1>8

Ed eccoci arrivati a completare, con il lungo e articolato cappello finale, la pubblicazione di Chi c'è c'è . Chi ha seguito il tutto, sa già che avevo dei racconti pronti, ma il premio letterario a cui ero stato spinto a partecipare era per un'opera unitaria, per cui mi trovai a dovermi inventare in fretta un racconto che potesse racchiudere gli altri, non trovando di meglio di un'astronave con 21 membri di equipaggio in animazione sospesa (si, lo so, vedevo troppa fantascienza) contattati telepaticamente da un extraterrestre, precisamente il mozzo di un cargo spedito a bordo della nave terrestre dal capitano un po' vile della nave aliena che la aveva intercettata, nave terrestre che poi era in pratica un estremo tentativo della razza umana di propagare se stessa altrove nello spazio e nel tempo dopo aver distrutto il proprio pianeta (si lo so, ero troppo ecologista, come tanti ai tempi). Finiti i racconti, restava il problema di come chiudere il contenitore, e anche qui non trovai di meglio che una sorta di ipertesto ante-litteram, un esercizio di stile anch'esso senza pretese di originalità: otto finali diversi, di cui uno peraltro obliquamente ed "alienogeneticamente" profetico, tra cui il lettore potesse scegliere liberamente.
E ora spero proprio di tornare a parlarvi di narrativa all'uscita di Sushi Marina, la mia seconda fatica letteraria (non volendo considerare tale Le ricette di Nonna Carmela) e prima vera storia intera. Ho quasi 55 anni, direi che è il tempo giusto.

INTERLUDIO 2

Si, mi sarebbe piaciuto chiudere tutto con il grido di battaglia di Che Guevara. Ma da una parte mi sembrava troppo ruffiano, dall'altra ho lasciato troppi fili sciolti fra intro 1 e 2, interludio 1, e racconti vari. Ad esempio: che fine ha fatto l’alieno telepate? Lo hanno salvato, o è morto di fame e sete? Ha svegliato i terrestri? Ha denunciato il suo capitano? Eccetera eccetera…
La realtà è che, a me personalmente, non me ne frega niente. Ragion per cui, dopo molta titubanza, ho deciso di ricorrere ad uno stratagemma abusatissimo, da ultimo da Stefano Benni in uno dei più riusciti racconti di “Bar Sport Duemila”, quello di lasciare il finale aperto, a discrezione del lettore.
Ho deciso perciò di chiamare questi possibili finali con una radice che richiami impropriamente l’inizio, e propriamente la qualità cui ci si deve affidare da qui in poi.

ESTRO 1

L’indiana suggerisce al Secondo come procurarsi da mangiare, ma questi, una volta ingerito il cibo terrestre, muore avvelenato, o per la sua scarsa qualità e/o cattiva conservazione, o per la sua propria incompatibilità organica. Il Capitano allora, venutolo a cercare e trovatolo morto, si persuade definitivamente dell’esistenza di un virus misterioso a bordo dell’astronave terrestre, ed in preda al panico scappa sulla sua nave e, prima di mettersi in decontaminazione, traccia una rotta qualsiasi e disintegra il relitto terrestre, convinto di essere un eroe.

ESTRO 2

Il cibo fa schifo, e non potrebbe essere diversamente, ma il geestre lo trova buonissimo. L’indiana riesce a svegliarsi, e i due, subitaneamente innamorati, cominciano a copulare selvaggiamente, scoprendo un’inaspettata quanto piacevole compatibilità biomeccanica: i geestri, infatti, sono un po’ più piccoletti di noi, ma oltre a essere ben dotati (per la famosa regola cosmica della “L”) hanno un piccolo organo erettile supplementare dietro lo scroto, che usano per agganciare per via anale la loro partner. L’indiana pare aver gradito molto: i due si sposeranno entro l’anno, ma si ignora se fra le due razze ci sia anche compatibilità genetica. In altre parole, non si sa se dall’accoppiamento verrà fuori qualcosa di vivo, e, se si, che bestia sarà.

ESTRO 3

I due, combinando anche le loro non elevatissime intelligenze, riescono ad attivare il computer centrale dell’astronave terrestre, a risvegliare gli altri, e a contattare la nave raccoglirifiuti. Il capitano Fulvio, per fortuna, pensa che ci sia abbastanza gloria per tutti, e chiama le autorità politiche, scientifiche, e soprattutto massmediologiche del suo pianeta, che arrivano per rotte subspaziali in poche ore. I due diventano ricchi e famosi, e i terrestri, scoperto che gli omosessuali sono in realtà tre, e che quindi fatti i conti restano in sei maschi e dodici femmine, siccome fra l’altro i geestri suscitano l’invidia degli uomini e l’orrore (misto ad inconfessabile attrazione) delle donne, ottenuto un territorio da colonizzare, si inventano una religione per cui sono vietati i matrimoni interrazziali e ad ogni uomo spettano due donne, senza tenere conto dei problemi che ciò comporterà alle generazioni future, così dimostrando una volta di più che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

ESTRO 4

Il capitano Fulvio, purtroppo, una volta messo al corrente di tutto, mette in atto il suo diabolico piano: si inserisce nelle coordinate del trasmettitore del Secondo (non chiedetemi come, non so che cazzo sto dicendo), e fa rapporto a Gea prendendosi tutti i meriti, poi richiama a bordo il fesso, lo uccide simulando un incidente, mette su una scena vomitevole di finta disperazione per i terrestri e gli scienziati geestri e... viene incastrato dall'indiana, che come noi sappiamo aveva intuito tutto, non appena questi ultimi riescono a tarare i traduttori interstellari.
Passerà il resto dei suoi giorni in una nuovissima colonia penale, un pianetino quasi spopolato, bello ma ostile, che da Gea si vede benissimo (è rossastro misterioso e affascinante), ma solo dall’emisfero australe. I terrestri hanno suggerito di ribattezzarla Port Cook, o Sidney.

ESTRO 5

Comunque vada a finire tra i due spazzini spaziali, i terrestri vengono svegliati dagli scienziati geestri, ma non appena entrano in contatto con l’atmosfera di Gea, con cui pure era stata verificata la compatibilità, muoiono ad uno ad uno per un comunissimo batterio, innocuo per gli indigeni.

ESTRO 6

Il batterio comunissimo lo espirano loro, e uccide in un’epidemia epica tutti i geestri, lasciando ai terrestri un pianeta da ripopolare.
Allora fondano una religione basata sull'amore libero e la procreazione incontrollata, che per qualche tempo andrà benone. Poi ci sarà, ovviamente, il diluvio universale.

ESTRO 7

Gea non era altro che la terra millenni dopo, e i suoi abitanti erano i discendenti dei superstiti l’olocausto. Eh si, la guerra nucleare totale c’era stata davvero, ma i nativi oramai ne conservavano un ricordo mitico.
La cosa viene scoperta casualmente: durante una partita a pallone in spiaggia (il regista era Salvatores) uno inciampa in un sasso che non è un sasso, ma è qualcosa di metallico, e scava scava si scopre che è la punta della fiaccola della statua della Libertà (l’attore principale era Charlton Heston). Vengono indetti quaranta giorni di feste e balli per i padri prodighi, e ovviamente questi ultimi ne approfittano per prendere il potere.
Diamogli un secolo o due, e in poche generazioni riporteranno la Terra allo stato in cui l’avevano lasciata. Uno stato pietoso, cioè. Anzi, no: stavolta faranno peggio. La ridurranno allo stato liquido, o facciamo gassoso, va’…ma si, colloidale! Un gigantesco albume, una pozzanghera di sfaccimma. Una vera schifezza, insomma.

ESTRO 8 - QUI MADRE TERRA

E’ vera la quiete di questo posto e non annuncia nessuna tempesta, ora tutto tace e il mio respiro non mi stordisce più, mentre poco fa era il solo compagno di viaggio in questo mio ultimo cammino stanco.
Sono seduta in cima alla montagna, sotto la croce, vecchio e ferroso testimone di un’antica religione. Da qui vedo i tetti delle case, piccole scatole colorate in quel mare verde di sotto che è la mia collina. Questa è la mia terra. Sono nata e cresciuta qui, ed oggi, come quando ero bambina e soffrivo un po’ o non capivo, mi sono rifugiata sotto la croce.
Brillano di meno i miei occhi, certo, ma le mie mani sono ancora quelle di una bambina, e mia madre forse aveva ragione quando guardandole mi diceva: “Non sarai mai una donna vera, guarda che mani piccole che hai!”
Oggi ho trent’anni e sono corsa qui perché è uno degli ultimi posti al mondo dove il famigerato “progresso” non ha toccato niente, e c’è come un confine netto oltre la collina laddove comincia il mondo del ventunesimo secolo, e dove questo finisce .
Ad esempio, oggi fa caldo, ed io sto a piedi nudi; oltre il confine non sanno cosa si prova a camminare a piedi nudi: c’è una legge che obbliga l’uso delle scarpe, per una questione di sicurezza, come per le cinture in auto! Io invece sono qui, scalza, e ripenso al mio passato, come fanno tutti quelli che hanno appena perso o trovato qualcosa .
Io qualcosa ho trovato e qualcosa ho perso e sono qui a pensarci, a pensare a me e al mio futuro. Avevo un uomo. Ne ho avuti tanti, ma nessuno come lui. Prima, con gli altri, quando finiva mi buttavo per giorni sul letto a guardare il soffitto chiedendomi dove avessi sbagliato, decidendo così di mascherare il mio mal di vivere sotto uno strato massiccio di falso dolore. Adesso, invece, tutto questo! Il sole e il profumo dell’erba alle sei del mattino, ed io qui a pensare a quante volte non ho avuto il coraggio, a quante volte ho amato chi mi disprezzava, a quanti ho ferito volutamente in nome di un amore mai ricevuto, di un calore che a volte ancora mi manca.
Ho combattuto per anni, per distruggere quello che non andava in me e nel mio prossimo pur amandolo troppo spesso più di me stessa, così disobbedendo per eccesso ad un comandamento antico! Ho bruciato energie senza mai costruire, prima, …e poi è arrivato l’amore, quello vero, quello che sta andando via.
Sono salita quassù perché sono vicina al cielo, che anche se c’è qualche  nuvola da qui è ancora blu, e non viola come il cielo del territorio oltre il confine, laggiù. E’ da qui che vedrò mandare in orbita quella nave. E il mio uomo è lassù: uno dei pochi, cavie o eletti, che partecipano a quel folle programma.
Egoisticamente, come è giusto, non volevo che partisse e mi lasciasse qui. Ho pure partecipato alla preselezioni, ma la prova preliminare era veramente troppo difficile per me. Non per lui, purtroppo. Ho sperato fino all’ultimo che fosse escluso per qualche motivo, ma invece, come sempre succede in questi casi, è stato prescelto. Si, ma per cosa? Ho sentito dire che l’invenzione dei propulsori per viaggi interstellari è un bluff, come pure la storia dell’animazione sospesa, per dare l’illusione a noi che restiamo che qualcuno qualcosa ha fatto, per salvare la nostra genia, e invece su quel razzo non c’è nessuno. Davvero non si sa a chi credere. Forse li hanno già uccisi, e conservati a pezzetti in qualche banca degli organi. Comunque, per me non cambia niente: la realtà è che sono rimasta sola, e forse non mi rimane altro da fare che pensare a me e a tutto quello a cui fino a poco tempo fa pensavamo in due; all'unica cosa che lui ha desiderato veramente!
Ne abbiamo parlato per anni, immaginando i suoi colori, i suoni, il profumo, le sue dimensioni, ed ora finalmente... il grande sogno, un desiderio nascosto. Mai svelato troppo arditamente l’un l’altro quello che pensavamo, quello che sognavamo: era un segreto nascosto, un tesoro ben seppellito sotto strati di tenerezza, chiuso dentro dall'ansia e dal pudore dei nostri reciproci imbarazzi. Temevo che mi leggesse negli occhi, o nella mente, la voglia di scoprirlo un giorno ubriaco d’amore.
Gli strappavo i vestiti, lo facevo spesso! Lui faceva finta di non capire che avrei voluto strappargli anche l’anima e farla mia. Mi amava infatti, ma come si ama una donna con i seni grandi. Una così è madre, amica e amante. Sogna, ride, e riempie tutti i giorni. Fa l’amore come nessun’altra, ma non acceca anche se brilla di luce propria, e non brucia pur essendo fuoco. La verità è che non può avvicinarsi a chi ha paura anche del ghiaccio! Eppure qualcosa di unico ci teneva uniti e qualcosa di noi continuerà ad esistere.
Sono qui, a piedi nudi, in cima alla montagna, e ora fa freddo; vedo una scia di luce fortissima che squarcia la cupa atmosfera del “cielo viola” laggiù.
Quella è la nave, lui è lì. Ed io sono ferma ad aspettare che si smorzino le fiamme dei razzi, o che io non le veda più, ormai troppo lontane. Il mio uomo farà rotta per chissà dove, ed io resterò qui. Accarezzo i miei seni, ancora più grandi del solito, e con le mie mani piccole, ma finalmente da donna, scendo a toccarmi il ventre. Fra pochi mesi nascerà Gea.
Lui non lo sa, non lo saprà mai. Sarà nostra figlia, quella tanto desiderata, il nostro sogno, il segreto nascosto: sarà figlia di una donna dalla mentalità ancestrale, estasiata dalle stelle immerse nel blu romantico del cielo, e di un uomo che è in rotta per un futuro che non conosce, per cercare una nuova vita. Per trovare, forse, un’altra Gea.

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