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lunedì 14 agosto 2023

UN SALARIO, MINIMO

Come abbiamo oramai imparato sulla nostra pelle, anche sotto la canicola le veline circolano e la stampa, oramai da tempo passata da cane da guardia della democrazia a cane da salotto del potere, le veicola in modo che i vari temi arrivino a folate. Questo agosto è la volta del Salario Minimo. Il messaggio che arriva è duale, ad alimentare quel gioco delle parti che tanta funzione ha avuto, ai tempi d'oro della buonanima, a distrarci mentre la nave Italia veniva dirottata sotto la sovranità straniera, di comune accordo. In estrema sintesi, il governo de destra non lo vuole concedere, perché qualcosa di destra ogni tanto la deve pur fare e non basta aver tolto il reddito di cittadinanza, mentre l'opposizione de sinistra addirittura mobilità la sempre efficace (vero?) raccolta firme per introdurlo, perché qualcosa di sinistra ogni tanto la deve pur dire anche se ormai ha una linea politica economica molto più di destra degli altri. La dialettica riflette, ma molto alla lontana, quella teorica per la quale vi rimando per una volta a wikipedia, che quando serve un po' di cerchiobottismo è perfetto. Leggendolo tra le righe si potrebbe comprendere, tra le altre cose, che la presenza o meno dell'istituto in questione in un Paese non è tanto correlata alla prevalenza destrorsa o sinistrorsa delle tendenze politiche di quel Paese, quanto invece a impostazioni per così dire tradizionali della legislazione sul lavoro da considerare ciascuna nel suo insieme, includendo nel ragionamento la struttura dei sussidi di disoccupazione e la presenza di un qualche reddito di cittadinanza o simile: come in qualunque sistema, è il complesso dei suoi meccanismi che si tiene se si tiene, e modificarne o introdurne uno solo può avere conseguenze difficili da precalcolare.

Della cosa abbiamo avuto un ottimo esempio a proposito proprio del Reddito Di Cittadinanza. O meglio, del sussidio di disoccupazione variamente condizionato introdotto dai grillini, molto diverso dall'istituto che avevano promesso per anni e di cui hanno adottato solo il nome per poter dire che loro mantengono le promesse. Un vero RDC, infatti, è universale e incondizionato. E cambia completamente la struttura delle retribuzioni di tutto il sistema. Lo Stato sovrano stabilisce il suo ammontare espresso in moneta corrente in relazione a quanto serve per quello che considera il minimo sostentamento di un individuo, e lo eroga a tutti, lasciando al mercato la determinazione della quota eccedente questa sorta di "zoccolo" (con meccanismi diversi, ovviamente, per il lavoro dipendente e per quello autonomo). Ovvio che si tratti di un'operazione estremamente complessa, che necessita per essere compiuta di un'azione politica decisa, dotata di consenso forte, e del presupposto della sovranità monetaria piena dello Stato in questione. Insomma, i grillini per poter mantenere questa promessa dovevano prima mantenere quella dell'uscita dall'Eurozona se non dalla UE, e quindi avere dei numeri in parlamento simili a quelli che avrebbero avuto se non gli avessero cambiato la legge elettorale sotto il culo. Ammesso che, anche quando, ne avessero avuto la forza e la coerenza.

Col Salario Minimo il paradigma è lo stesso. Se lo fissi, devi essere in grado di farlo rispettare, sia a livello di controlli sia prima ancora a livello economico. Facciamo che il suo ammontare orario sia quello di cui si parla: 9 euro. Che succede, ad esempio, se uno ha bisogno di un collaboratore ma non può permettersi di pagarlo tanto? In un sistema che si tiene, ne farà a meno, e farà i conti con la presumibile minore crescita dei suoi affari conseguente (e il sistema, con maggiore disoccupazione). In un sistema che non si tiene, lo pagherà quanto potrà, ad esempio 7 euro, ma in nero. I controlli? anche ammesso, basta farlo, il contratto, mentendo solo sulle ore di lavoro, vallo a capire che quello sta lì nove ore al giorno per sette ore l'una quando invece sul contratto c'è scritto sette ore per nove euro l'una...

In tutto questo, non abbiamo considerato ancora il fattore più esiziale. Entrambi gli istituti, infatti, sono concepibili e difendibili solo ed esclusivamente in sistemi economici con mercato del lavoro protetto. Estremamente e duramente, protetto. L'esatto opposto del nostro, insomma. E non sto parlando soltanto di extracomunitari (no, non pensate subito ai barconi: quella è una tratta degli schiavi gestita dalla mafia in complicità col potere economico legale finalizzata in prima battuta a mercati che stanno molto al di sotto della cifra di cui parliamo e in seconda battuta a chissà cos'altro, pensate ai cinesi o ai sudamericani o ai filippini, e a come facilmente siano arrivati a dominare settori di mercato ben precisi escludendo chi non fosse disposto al ribasso). Parlo anche di quei comunitari disposti (sia mai i nostri figli fossero inflessibili nel respingere una paga inferiore al SM o se preferite fino a quando lo saranno) a svolgere il compito di Esercito industriale di riserva a cui sono stati chiamati (no, non è una conseguenza non voluta e non prevista dell'allargamento dell'UE, era ed è una parte fondante, per quanto dissimulata, della sua missione originaria).

Con questo non sto dicendo che vorrei ripristinare l'Autarchia del buonanima precedente e innalzare muri sparando a vista sugli stranieri invasori. Sto dicendo che questo forse sarebbe l'unico modo per poter introdurre un SM in qualche modo efficace, con buona pace delle battaglie del finto centrosinistra che in quanto alfiere dell'estensione della UE, della sempre crescente cessione di sovranità alla stessa, e dell'accoglienza in quanto tale, è esattamente tra le cause della impossibilità della sua introduzione. Anche se nessuno sembra accorgersi di questa macroscopica incoerenza. Che peraltro non è molto diversa per il finto centrodestra, con l'aggravante che l'antieurismo sarebbe pure uno dei mandati del suo elettorato: senza le leve della politica economica in mano (magari che so per perseguire la piena occupazione, cioè un lavoro dignitoso per tutti, cioè l'attuazione dell'articolo 1 della Costituzione), se per negare il SM offri più o meno fantasiose alternative, anche queste restano fattualmente inapplicabili. A meno che, ovviamente, ad erogare un SM uguale per tutti, o parametrato razionalmente, non fosse proprio direttamente una UE che finalmente si decidesse ad utilizzare in favore dei suoi sudditi quella sovranità monetaria rastrellata più o meno fraudolentemente. Ma questi sono solo sogni, direi se li si potesse almeno sognare. Invece, tocca tenersi la truffa del PNRR e il governicchio che se ne gloria.

venerdì 22 luglio 2022

VAI A VOTARE TU CHE A ME VIEN DA PIANGERE

Quando dicevo che "questa crisi di governo ... ha tutta l'aria di essere l'ennesimo teatrino e si concluderà molto probabilmente nell'ennesima buffonata all'italiana in salsa europea" francamente pensavo, come peraltro la maggior parte degli osservatori più autorevoli, che non si sarebbe arrivati allo scioglimento delle camere, ma si sarebbe trovato il modo di confermare in un modo o nell'altro - che so, una nuova scissione grillina, o un rimpasto in salsa ecumenica con la scusa delle emergenze varie - Draghi al governo. Il fatto che invece l'esito sia stato un altro e si voti a fine settembre, però. alla fin fine sposta solo più in là di un pochino, e con conseguenze nelle tasche di tutti, una soluzione analoga. Non esistono infatti, purtroppo, soluzioni realistiche diverse.

La "salsa europea" sembra proprio infatti definitivamente ineluttabile. E moltissimi sono contenti così. Ritrovarsi in una minoranza così oramai risicata e messa nell'angolo non è di certo piacevole, ma la vita è così - gli anglofoni dicono con enorme efficacia che shit happens - tocca farsene una ragione, anche se magari fino all'altro ieri hai sperato in un risveglio collettivo. Non è che i tuoi connazionali non siano stati capaci in passato di scarti laterali, tutt'altro: è che veniamo esattamente da uno di questi, e il fattore disillusione a cinquestelle somma gli sconfortati dalla parabola grillina ai convinti dalla pantomima pandemica dell'emergenza e relativi fondi di salvezza europei: una mossa a tenaglia a cui è difficile sfugga una parte significativa dell'elettorato. Il solo problema è che l'ancestrale strategia "calati juncu ca passa la china", o se preferite visto che parliamo di merda tapparsi il naso aspettando che il suo sbadilamento sotto la tua finestra finisca, è difficile da sostenere a quasi sessant'anni: viene meglio quando hai orizzonti più lunghi in cui sperare, ecco, per magari esserci, alla prossima sollevazione collettiva.

Ma facciamo un po' di cronistoria for dummies, proprio volando volando tanto chi vuole capisce e chi non la pensa come noi se anche ha iniziato a leggere a sto punto di sicuro non c'è più. Gli italiani hanno perso una guerra mondiale e con essa la piena sovranità nazionale, cosa che gli inglesi in una linea che non passò volevano fosse persino certificata da una spartizione peggio che alla tedesca. Essendo diventati poco più che una colonia americana, gli è stata loro consegnata una democrazia formale ma di certo non sostanziale, ma in cambio di questa impossibilità di decidere il proprio governo gli fu concesso, certo per meglio favorire la colonizzazione economica e culturale, un periodo di relativo benessere, che si tradusse, in un popolo storicamente di risparmiatori diffidenti nello straniero, in una decisa virata verso la casa di proprietà e investimenti sullo sviluppo economico e culturale delle future generazioni, con relative aspettative. Se provavano davvero a esercitare le prerogative democratiche, però, venivano brutalmente convinti a desistere: chiamatela "strategia della tensione", se preferite, ma questo era. Demolita l'URSS, però, l'interesse del colonizzante a sostenere il livello di vita nelle colonie cessò, legato com'era al pericolo che davvero dalle e dalle tentassero di cambiare schieramento internazionale. Bisognava inventare qualcos'altro. Alcuni idealisti, partendo da esigenze economiche condivisibili, avevano intanto lanciato l'idea di una Europa unita. Bastava prenderla e piegarla alle nuove esigenze.

La storia raccontata fu che un continente unito non era solo il modo migliore per fare affari e crescere, ma anche l'unico modo per impedire in futuro nuove tragedie belliche (infatti si è visto...). E che per costruirlo bisognava partire da parametri unici di economia e bilancio, quindi da quelli monetari che rispetto ad essi erano il prius. E molti di noi ci credettero. Ma non tutti. Secoli di dominazioni evidentemente avevano lasciato agli italiani una spia nel culo ad accendersi in caso di pericolo. La moneta, la politica economica e finanziaria, li decide il Sovrano, si dissero, e se questo è vicino è ancora possibile rovesciarlo se fa le cose storte, viceversa più si allontana e più è difficile. Noncuranti del fatto che fosse espressione diretta della criminalità organizzata del meridione, votarono in massa una macchietta milanese priva di scrupoli, peraltro conferendogli una carriera politica lunghissima. Visto che è ancora qui, lunga ben oltre il tradimento del suo primo mandato: arginare gli europeisti e i fautori del "vincolo esterno". 

Ok, confesso: saltavo anch'io, ai concerti in piazza, quando attaccavano il "chi non salta" eccetera eccetera. E non mi pento del mio antiberlusconismo di allora, né cambio il mio pessimo giudizio sulla persona e i suoi sempre loschi traffici. Ma col tempo ho rivalutato i miei compatrioti che gli si affidarono (invano): era l'unica possibilità sul mercato, o almeno sembrava. Dall'altra parte, c'erano gli infami traditori che si erano venduti tutti gli scampoli di sovranità che l'imperatore ci aveva lasciato, peraltro principalmente sotto le mutate insegne proprio di quel partito che aveva costituito la speranza precedente degli italiani, soffocata sotto le bombe e gli attentati terroristici. I quali, visto il discutibile curriculum del Cavaliere, ebbero buon gioco a dividerci in pro e anti lui, oscurando il vero livello a cui si svolgeva la battaglia. Fino a strappargli il governo da sotto il culo per mettere al suo posto una diretta emanazione dei nuovi padroni stranieri, non paghi di venti anni (oggi trenta) di una cosa che si scrive "rigore dei conti" e si traduce "salasso continuo della ricchezza privata sapientemente accumulata dagli italiani approfittando della manica larga del colonizzatore americano".

Quando un comico espulso da tutte le TV del regno per una battutaccia sui socialisti craxiani (gli ultimi che invece  avevano cercato, prima del Cavaliere non a caso loro compare, di lasciare quella ricchezza agli italiani, magari tenendosi la stecca per carità), dopo aver tentato invano l'OPA proprio al partito erede del PCI decise di vendicarsi togliendogli gli elettori, gli italiani di nuovo sentirono accendersi la spia nel culo, e furono capaci (niente male per gente che ha fama di immobilismo) di portare il suo neonato partito dallo zero al 33 per cento in pochi mesi, roba che se nel frattempo non gli avessero cambiato la legge elettorale sotto avrebbe garantito loro forse il governo in solitario, vista la frammentazione degli avversari. Non sapremo mai se in quel caso i grillini avrebbero realizzato almeno in parte il loro programma, che prevedeva una miriade di microopere pubbliche, finanziate in parte grazie alla lotta alla corruzione (implicita nelle nuove regole di selezione della classe politica che inastavano a bandiera) e alla rinuncia alle maxiopere tangentogene ed in parte a deficit (ma vista la natura delle opere, a deficit keynesiano: in grado di autoripagarsi grazie al "moltiplicatore"). Di certo, sappiamo che lo hanno totalmente tradito. In primis, alleandosi pur di restare in sella proprio al nemico giurato (quel PD che gli elettori gli avevano dato mandato di combattere - e  non dimentichiamo che introdurre il "vincolo di mandato" era tra i punti del programma a 5 stelle). E poi in tutta la loro azione di governo: dalla pandemia (attacco alle tasche e ai diritti dei privati, anziché interventi magari anche in deficit sulla sanità nel territorio) alla guerra (a parte i contiani che si pregiano della loro opposizione all'invio di armi, perché invece appunto tutti gli altri invece no, se i cinquestelle avessero mantenuto le loro stesse promesse in campo energetico, di microproduzione in sostenibilità, la spinta inflattiva sulle materie prime ci avrebbe colpito in misura inferiore, perlomeno), passando anche loro (dopo il Berlusca) per il cambio di fronte rispetto all'Euro e ai suoi vincoli assurdi. Chissà, forse a Bruxelles hanno argomenti di persuasione piuttosto efficaci, bisognerebbe chiedere a Di Maio...

Tornando alla cronaca: oggi, un italiano fermamente convinto della esizialità della scelta di campo pro-UE, una UE incapace persino di difendere la sua stessa linea Maginot, l'inflazione essendo schizzata per fattori diversi da quelli pertinacemente difesi come dogmi (i famosi parametri), fattori si certo esterni ma non di certo estranei (la guerra essendo sponsorizzata anche proprio dall'UE stessa), per chi dovrebbe votare, per evitare al Paese un nuovo governo ecumenico a guida Draghi? La Meloni? A chiacchiere, è antieuropea (e già meno del Grillo di qualche anno fa), ma intanto nella sua coalizione (senza la quale non può vincere) è pieno di europeisti di ritorno (tra cui gli stessi Salvini e Berlusconi, oltre ai vari Giorgetti e draghiani vari), e poi pure lei una volta premier o ministro dovrà farsi un giro a Bruxelles: non c'è speranza. Paragone? Se va di lusso, ma proprio di lusso, entra in parlamento con una manciata di esponenti destinati al massimo a baccagliare senza alcuna possibilità di incidere. Un nuovo pan-schieramento di sinistra-sinistra, ammesso che una nuova etichetta riesca a prevalere tra le mille continuamente proposte e riproposte? Non c'è quasi nessuno, da quelle parti, che abbia compreso che la scelta di campo europeista impedisce qualsiasi politica economica diversa, quindi anche qualunque forma di socialismo o anche solo socialdemocrazia: al meglio, credono che una moneta valga l'altra. E poi, sono facili da abbindolare: basta una concessione lgbteccetera di qua, una eutanasia di la, un po' di ammuina sui diritti civili, e dimenticano che senza diritti economici di base nessun altro diritto concesso è altro che fumo negli occhi (e non si può nemmeno più dire "del proletariato" perché quasi nessuno può più nemmeno permettersi di fare figli).

Chissà, forse il 25 settembre è una bella giornata, magari stavolta davvero me ne vado al mare... Si, lo so: è il loro modo di farmi fuori. Ma fuori per fuori almeno mi rinfresco... E l'autunno, anche dovesse fare più freddo, sarà molto ma molto caldo...

domenica 24 gennaio 2021

NON CI RESTA CHE...

Ci sono tanti modi per dire una cosa, se poi questa è la dicotomia tra istinto e ragione poi tantissimi. Dobbiamo ricorrervi perché i due termini hanno assunto nei secoli una connotazione tale da dividerci in tifoserie, tanto è cresciuto l'alone semantico (l'insieme di possibili significati diretti e indiretti) di entrambi: il primo arrivando a racchiudere la libertà il secondo la scienza. A seconda di quale approccio di studio volete seguire, dunque, possiamo sostituire i due termini con emisfero destro ed emisfero sinistro, mente profonda e mente logica, matematica dei sistemi infiniti e matematica dei sistemi finiti, pensiero veloce e pensiero lento: giuro, per ciascuna di queste coppie e per molte altre potete trovare un pacco di libri alto così, non sto inventando niente (va beh, mi sento buono: vi faccio aiutare in video da una studiosa di mia conoscenza..).

Qualunque sia la vostra scelta, però, resta una costante, per rendere idea della quale uso la mia, di metafora preferita. Avete presente il pianeta Terra? Visto da fuori, o da sopra visto che ci vivete, come vi sembra? Esatto, una cosa integralmente ricoperta di roccia dura, per due terzi a sua volta ricoperta di acqua. Ragion per cui quasi tutti noi passa quasi tutto il tempo calpestando l'altro terzo, che peraltro nella nostra esperienza quotidiana è piatta, tanto che per millenni pensavamo che lo fosse davvero (alcuni lo pensano ancora, in realtà, contribuendo a screditare il complottismo in toto), ma fateci caso, tutt'ora fa comodo non solo alla vita quotidiana, ma anche a tutta una serie di scienze, considerarla tale: mica serve calcolare la curvatura dell'area in cui scavi le fondamenta di un palazzo, o quella di un campo di calcio (Holly e Benji a parte, s'intende). Comincia a servire per costruire un ponte sospeso da record, oltre che ovviamente per tracciare rotte marittime e aeree se non vogliamo ricorrere ai satelliti artificiali. Ma anche qui, siamo ancora alla superficie, o appena attorno. La verità, è che il pianeta Terra è per la quasi totalità della sua massa una palla di metalli e rocce variamente viscosi (se volete dati precisi andate su Wikipedia, la mia ripeto è una metafora), la crosta essendo uno strato molto ma molto più sottile della buccia rispetto alla mela. E se non fosse così la vita non sarebbe stata neanche possibile, perché è da questa essenza metallara che deriva il campo magnetico che proteggendola ha reso possibile la formazione di una atmosfera relativamente stabile. Ebbene, la buccia è la nostra mente logica (o pensiero lento, o qualunque delle altre metafore suindicate), il resto della nostra mente è quasi tutto, governa tutto, ha reso possibile tutto, e però noi ce ne scordiamo, perché tendiamo sempre a ricoprire col raziocinio tutto, fino a vedere solo quello, o perlomeno a sovrastimarlo pesantemente, nel nostro agire quotidiano.

Mi tornano in mente queste cose, che chi mi conosce sa essere uno dei cavalli di battaglia del mio mestiere, perché la cronaca di ha suggerito, anzi a me personalmente fatto sperare, che presto si potrebbe tornare a votare. Oddio, sperare o temere? diciamo che mi ci ha fatto pensare.. Il fatto è che i filosofi padri della democrazia moderna erano anch'essi, come tutti noi, vittime del "pregiudizio di logicità", architrave senza il quale la costruzione non regge. La quasi totalità dell'elettorato, infatti, non vota "di testa", ma "di pancia" (ecco, ho aggiunto un'altra metafora all'elenco iniziale), e i primi a capirlo furono proprio i grandi dittatori del secolo scorso, che per primi hanno applicato i dettami di un'altra scienza neonata (come tale, non come pratica, vecchia invece quanto l'uomo): la propaganda. Attenti, il fenomeno include anche tutti coloro, come me e magari come voi (se siete arrivati a leggere fin qui), che sono convinti di decidere secondo logica, e magari addirittura lo fanno, in politica, proprio perché conoscono la struttura della mente umana e quindi per questa cosa, che ritengono cruciale per la vita di tutti, fanno un enorme sforzo di concentrazione, e facciamo pure che ci riescono. Non cambia molto, nel totale: per quanti possono essere costoro (è indifferente se io o voi ci chiamiamo fuori, peraltro non sto nemmeno dicendo che sia meglio o peggio: spesso la pancia anzi è più "intelligente"..), al governo si va con la maggioranza, e i "logici" se tutti deducono la stessa cosa e votano per lo stesso partito al massimo lo portano al 3%, o se vogliamo allargarci a superare appena le previste soglie di esclusione. E infatti la sinistra-sinistra, cocciutamente convinta di trovarsi ancora davanti al pubblico dei dibbattiti dei cineforum anni 70, al massimo a quella cifra arriva, da decenni, mentre la partita se la giocano altri, che considerano l'elettore come "un bambino di 11 anni nemmeno troppo intelligente" (cit.), oppure lo fregano con prospettive ingannevoli come il "fogno" europeo di pace e prosperità.

Considerate che per uno che lo ammette mille lo
pensano. E se pensate "a me che mi frega, ho lo
stipendio fisso e lavoro in smart working
", beh,
qualcun altro ha già detto che sarebbe giusto che
anche i lavoratori pubblici pagassero per la crisi, e
quando vi colpiranno sarà nell'ovazione generale.
Tutto questo per dirvi una volta per tutte perché su questo blog per anni avete letto di un convinto sostegno ai cinquestelle. Mi aveva persuaso fin da subito (decisi di votarli esattamente quando Bersani dichiarò "con Monti senza se e senza ma") il loro contenere alcune proposte razionalmente auspicabili (ad esempio, la messa in discussione dell'eurozona, vero motore dell'impoverimento progressivo che stavamo vivendo, peraltro avviato apposta, e il connesso ritorno della spesa in deficit ma non per grandi opere tangentogene bensì per una miriade di piccole opere sul territorio con conseguente garanzia di innesco del moltiplicatore keynesiano, e conseguente riassorbimento del deficit iniziale, e così via in un circolo virtuoso) in mezzo a una narrazione propagandistica che mi lasciava perplesso (l'ho scritto troppe volte, cercatevele da voi se non vi fidate) ma era potenzialmente in grado di portarli alla maggioranza relativa (onestà, taglio dei costi della casta, democrazia diretta, selezione dal basso della classe politica). Un miracolo: poteva finalmente vincere uno schieramento che in mezzo a tante fesserie (i politici devono essere pagati bene sennò la politica resta un affare per ricchi e maneggioni, i risparmi peraltro di abbattere numero e paga dei politici essendo al massimo simbolici, le piattaforme per votare online in un modo o nell'altro favoriscono gli imbrogli, e dei parvenu che devono lasciare al massimo dopo due mandati verso la fine del secondo diventano facile preda di altri schieramenti che li lascerebbero continuare), portava avanti le uniche idee che potevano salvare questo Paese: il ritorno a una piena sovranità monetaria, e il suo utilizzo per pratiche sempre più indispensabili di una politica economica e finanziaria opposta rispetto a quella dominante. Quando il movimento si alleò con Salvini e i suoi, pensai che fosse per colpa di una legge elettorale modificata apposta per impedire loro di governare da soli, e che fosse comunque meno peggio Salvini (uno che nel parlare alla pancia non è secondo a nessuno, ma intanto aveva imbarcato due economisti, Borghi e Bagnai, da anni sostenitori della teoria e pratica "giusta") dei traditori (della sinistra e dell'Italia) del PD, contro il quale mi ero schierato fin da quando Veltroni ne accelerò la formazione facendo in pratica cadere Prodi.

Quando è arrivato il coronavirus, era da poco cambiato l'alleato di governo. Forse, fosse rimasto in carica, il precedente esecutivo avrebbe avuto il coraggio di fare l'unica cosa che si doveva e poteva fare di fronte all'emergenza: stimare in fretta e furia, per poi ovviamente aggiustare in corsa, cosa serviva per attrezzare il SSN ad affrontare l'onda per galleggiarci sopra, lasciando quanto più possibile il Paese produttivo a produrre, chiedere il conquibus alla BCE cash, e di fronte al probabile rifiuto denunciare i trattati e uscire dall'eurozona nottetempo, "stampando" tutti i soldi che servivano ad attrezzare terapie intensive, ospedali da campo, attrezzare il personale sanitario ed incrementarlo alla bisogna. Il programma grillino, quello per cui gli elettori li avevano portati da zero a 33% in pochissimo tempo, sarebbe stato attuato nel plauso generale, e nulla dei provvedimenti allucinanti (e controproducenti, perché abbassano l'onda ma la allungano, oltre che inutili, come fermare il maremoto chiudendo le finestre: se ve lo dice Stanford ci credete?) che abbiamo visto in quest'anno avrebbe mai visto la luce. Forse. Perché invece forse a Conte, Di Maio e anche Salvini il telefono, o quello che è, sarebbe squillato lo stesso per trasmettere l'ordine dei padroni del vapore: il mondo è sovraffollato e a questi livelli di consumo non regge più, prima di doverlo sfollare (ma prima o poi saremo costretti) tentiamo con le cattive quello che con le buone non ci è riuscito, abbassare drasticamente quei livelli.

Ma non è questo di cui stiamo parlando. Invece è: se ora si vota, per chi cavolo votiamo? Il m5s per restare in sella, e i suoi esponenti per raccattare qualcosa prima di tornare nell'anonimato e nella povertà, ha tradito proprio quelle parti di programma per cui si doveva votarlo: ora, all'unisono con i nuovi alleati (al punto da attirarsi le simpatie, adesso, degli intellettuali sinistrorsi) si dice europeista, e ha sostituito il keynesismo con le elemosine, e per parlare alla pancia l'onestà con la paura. Ci sono in giro forze politiche che propugnano idee economiche e sociali alternative? Forse si, ma vanno ad aggiungersi alla sinistra-sinistra (in seno alla quale l'adesione alla narrazione covidiota peraltro è imbarazzante, e lascia colpevolmente e per l'ennesima volta consenso alle destre) tra quelli che al massimo raggiungeranno i pochi punti percentuali. Salvini e la Lega, anche volendo vincere la repulsione, si stanno progressivamente smarcando dai loro economisti eretici sia emarginandoli che mostrandosi sempre più uniti col restante centrodestra europeista (assieme a cui hanno a suo tempo approvato il pareggio di bilancio in Costituzione: non dimentichiamolo mai). Finirà che, a dispetto del motto "libertà è partecipazione", non resterà che astenersi. E piangere.

venerdì 6 novembre 2020

LUI È PEGGIO DI TRUMP

Mentre scrivo ancora non si è completato lo spoglio delle schede, e nel complicatissimo meccanismo elettorale delle presidenziali USA basta poco per sovvertire tutto, al netto di eventuali battaglie legali successive, già peraltro preannunciate dal presidente uscente. Tra le altre cose, il congegno può assegnare la vittoria anche a chi è complessivamente meno votato, come fu il caso di Bush junior (per giunta con l'apporto decisivo dei brogli nello Stato governato da suo fratello) contro Gore, e prevede il brogliabilissimo voto postale, con tanto di questione se i voti pervenuti fuori tempo massimo ma inviati in tempo siano validi o meno. Questo, in soldoni, perché diversamente da altre volte non vi hanno ancora detto chi ha vinto (anche se certa stampa sta dicendo che vince Biden da mesi, da noi evidentemente per inveterata abitudine a tentare di influenzare l'elettorato, permanente anche quando come in questo caso non ha senso).

Ve ne parlo non tanto perché me ne importi tanto, o ne abbia in qualche modo titolo: mica sono americano, io. Anche se, come ho già detto, la promessa di scardinare il castello di propaganda chiamato covid19, con tanto di premessa di aver tolto il sostegno finanziario all'ineffabile OMS, un filino appetitosa è. Quanto per parlare una volta tanto d'altro, che non sia questa maledetta presunta pandemia, senza ricorrere a una delle mie recensioni musicali che le statistiche mi dicono vi interessano poco.

Ma perché mai allora uno di sinistra, Covid a parte, deve (doveva?) tifare Trump? Beh non esageriamo, diciamo tifare contro Biden, che ci capiamo meglio... E' semplice: per un vecchio adagio, che recita che è meglio un nemico sincero che un amico falso. Che poi è la ragione per cui era meglio Berlusconi del PD (e spiace essersene accorti dopo anni a saltare nelle piazze per non essere lui), è meglio un razzista proletario di periferia che vota Salvini di un progressista accogliente col culo degli altri perché ha la casa in centro, sarebbe stato meglio un Grillo che puntava dichiaratamente a conquistare e mantenere il governo a qualunque costo (anche a quello di tradire praticamente tutte le promesse, no Euro e no vax in testa) che quello che è passato da acerrimo nemico dei traditori del Paese a loro salvatore e complice nel tenere il popolo fermo mentre se lo inchiappettano. Insomma, meglio un macho violento e un po' buzzurro che tenta di toccare il culo a tua moglie, che il tuo migliore amico che mentre recita questa parte con te a lei la corteggia fino a diventare il suo amante. Trump quello è, uno che è chiaro come il sole quali interessi rappresenta, e se c'è una cosa che gli si può rimproverare nella gestione della pandemia è che è il suo partito il principale (ma non esclusivo, comunque) responsabile del fatto che negli USA in pratica si cura solo chi ha i soldi o le polizze che è lo stesso. I democratici, invece, sotto il velo liberal hanno negli ultimi decenni: liquidato la separazione tra banche d'affari e istituti di risparmio (Clinton) che in pratica è alla base della finanziarizzazione dell'economia e in ultima analisi della crisi economica mondiale che ci stringe dal 2008, promosso la guerra col premio Nobel della pace in tasca (Obama) continuando ad alimentare tutti i focolai mondiali ereditati ed aprendone di nuovi, instradato il futuro di tutti noi verso la fase finale della globalizzazione (tutti, compreso i loro sostenitori col culo sulle multinazionali, e compreso il fantoccio che proclameranno Presidente presto) che prevede un uno per cento di ricconi e un novantanove alla canna del gas, senza avere scrupoli riguardo ai mezzi (e mi fermo qui, sennò riparlo di Covid).

Insomma, quello che ci aspetta negli anni a venire non è comunque un granché. Ma con Biden e chi ne tira le fila a capo dell'impero sarà molto peggio. E per capire che non è una mia boutade leggetevi questo pezzo del filosofo Ercolani su Il fatto quotidiano. E poi se ancora non avete capito il "perché mai" del capoverso precedente, affari vostri.

mercoledì 26 agosto 2020

TAGLIATEVI DI MEZZO

Questa grafica tratta dal sito di Diego Fusaro
spiega meglio di mille parole perché il taglio
dei parlamentari ci porterebbe in coda a tutte
le democrazie per soglia di rappresentanza...
Tra poco, sempre che non arrivi un nuovo lockdown (a meno di una nuova proroga dello stato di emergenza, dovrebbe arrivare entro il 15 ottobre, e allora gli italiani o fanno le barricate o si saranno meritati l'estinzione), dovremmo votare per il referendum confermativo alla riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari.
Come chi mi segue (anche se siete sempre meno, ma devo andare a guardarmi lo storico degli accessi agostani, prima di deprimermi) sa bene, ho sostenuto i cinquestelle da quando il segretario PD dichiarò "con Monti senza se e senza ma" (fine 2012) a quando (fine 2019) hanno deciso pur di restare al governo di imbarcare, salvandolo dall'estinzione, proprio quel PD avversando il quale erano arrivati dallo zero al 33 per cento in pochi mesi, restandoci per anni. Avevo anche un banner in home, linkato al programma del moVimento, che riassumeva il mio sostegno con l'argomento che quel programma era al momento l'unico in grado di supportare il binomio  "sovranità e legalità", senza il quale il nostro Paese sarebbe stato perduto. Di quel programma non resta più niente, dal momento che nemmeno un disastro economico innescato da assurde misure contro un virus influenzale ha costituito una leva sufficiente a scardinare il dominio eurocentrico, anzi rafforzato dall'adesione a uno (e presto due) strumento di prestiti condizionati peraltro insufficienti sia per dimensione che per tempi di intervento a tappare il buco creato. L'ultimo tradimento è di pochi giorni fa: senza più il vincolo dei due mandati (dire tre è ridicolo: significa una vita da politico, anche senza le eccezioni che potete giurarci riguarderanno i maggiorenti, il che metterà la ceralacca sulla completa omologazione dei grillini ai politicanti che dicevano di voler sloggiare), resta solo l'autoriduzione dei compensi, ridicola anche senza pensare che sono al governo da abbastanza tempo da averla potuta e dovuta imporre a tutti per legge, semmai.
Dal blog di Francesco Amodeo, ora in spalla sinistra
Dico semmai perché in realtà, però, di tutte le battaglie grilline, e meno male che scrivo su un blog così lo posso dimostrare, quelle che mi avevano sempre perplesso sono proprio quelle, che mi sono sempre apparse poco più che demagogiche, sulla retribuzione dei parlamentari e il loro numero. Ho sempre ritenuto, infatti, che se non la remuneri abbastanza l'attività politica diviene appannaggio di chi ha già i soldi di suo, e che il numero dei parlamentari si riflette sui meccanismi elettorali, quindi deve risultare da ponderazione almeno pari a quella avuta dai Padri Costituenti. Ridurli di oltre un terzo a fare cifra tonda, appunto con fare demagogico, serve solo a introdurre una soglia di sbarramento fittizia a prescindere dalla legge elettorale adottata, e ad amplificare quella prevista da quest'ultima. 
Si tratta dunque di una riforma non solo inutile se non a buttare fumo negli occhi, ma anche dannosa. Non resta quindi che mobilitarsi per andare a votare NO al referendum e respingerla al mittente, come peraltro il popolo sovrano ha fatto con tutte le altre riforme costituzionali del cavolo, berlusconiane e renziane comprese, eccezion fatta per quando non ha potuto: il pareggio di bilancio in Costituzione, infatti, è l'unica modifica alla nostra Carta approvata con quella maggioranza qualificata necessaria a evitare il referendum confermativo. Col voto anche di quella Lega che oggi quindi non è credibile come paladina del sovranismo, in quanto complice del fatto che il nostro Paese non possa decidere la propria politica economica, e intervenire tempestivamente in caso di terremoti, virus e altre sciagure varie, con quegli investimenti in deficit che sono l'unico strumento in questi casi a servire, peraltro non costituendo neanche nel medio periodo un aggravio di debito, per via dell'aumento di reddito e quindi di entrate fiscali almeno pari al deficit iniziale che innescano.
Non approvare la riforma, peraltro, avrebbe anche l'effetto politico di rovinare la festa a tutta la classe politica che l'ha votata, e completare la disintegrazione del movimento 5 stelle (che l'ha promossa), oramai purtroppo indispensabile per dirsi "abbiamo scherzato, voltiamo pagina". Non dimenticando che non è colpa nostra avere creduto in loro, è colpa loro averci deluso. Tagliamo loro dal Parlamento, non i parlamentari.

sabato 14 dicembre 2019

GOD SAVE THE QUEEN

Il primo strappo è prossimo. Ora speriamo che si dilanii...
Degli inglesi ho sempre invidiato poche cose (del resto il cibo è pessimo, il clima pure, l'aspetto fisico c'è molto di meglio, eccetera), ma una di queste è l'inno nazionale: diciamolo francamente, la nostra marcetta non aiuta certo gli atleti a mettersi sugli attenti seri pensando all'amore per la Patria, gli abbiamo fatto la testa tanta per convincerli ma di certo nessuno di loro pensa al testo mentre lo canta, altrimenti gli scoppierebbe da ridere. L'elmo di Scipio, stringiamoci a coorte siam pronti alla morte... ("aaaa cchi?" direbbe Totò "sarai te pronto alla morte, io sono giovane voglio campare ancora quei sessanta settant'anni..."), schiava di Roma, e cito solo brani dell'unica strofa che conosciamo tutti e infatti la ricantiamo al posto del seguito che nessuno conosce. Volete mettere l'inno della Gran Bretagna? Con quello si, che trovi la forza di resistere ai tentativi di invasione di Hitler, altro che della replica moderna dell'espansionismo tedesco che per fotterci hanno chiamato Unione Europea. Pensateci, ai partigiani che cantano l'inno di Mameli invece che Bandiera rossa...: col cavolo, che ci vanno sui monti!
Tra l'altro, ai britannici quando hanno un re maschio gli basta cambiare Queen con King, non ne soffre nemmeno la metrica figurarsi il senso, che è che la sovranità di un popolo è l'unica cosa che ne salva l'identità, e il destino quando occorre. Se poi il simbolo è in carne ed ossa, e viene mantenuto al centro di un teatrino piuttosto caro, significa solo che è reputato molto importante; e poi non è che il nostro teatrino costi meno (in fondo Mattarella vive in un palazzo reale, spesso ce ne dimentichiamo), è solo meno efficace, come scherzando e ridendo ci dimostra persino Cetto Laqualunque in questi giorni al cinema.
Tant'è, ma a prescindere del tipo di rappresentazione ideologica che scegli per incarnarla, e della sua maggiore o minore efficacia, la sovranità di un popolo è quello che gli consente di esercitare, se davvero ce l'ha, la sua prerogativa democratica di scegliere i politici che lo devono governare in base alle politiche che dichiarano di voler applicare, tra cui le più importanti, e di gran lunga perché senza di esse tutte le altre si riducono a presa per i fondelli, sono quelle economiche e finanziarie. L'UE stringi stringi questo è: una serie di trattati sovranazionali architettati con l'unico scopo di disinnescare le prerogative democratiche dei popoli degli Stati che sciaguratamente vi hanno aderito.
Mio papà mi ha insegnato, quando andavo crescendo e volevo andare in discoteca (ai miei tempi, era di pomeriggio...), che quando entro in un locale qualsiasi la prima cosa che devo controllare è dove sono le uscite. Con un occhio, magari senza pensarci, ma farlo. Abbiamo sentito in questi anni fin troppi fatti di cronaca in cui averlo fatto ha aiutato molti, accanto al sempre predominante "fattore C". Ebbene, fosse anche questo il solo motivo, che i trattati a cui si andava aderendo non prevedevano una via d'uscita codificata, la semplice prudenza avrebbe dovuto consigliarci di non entrarci.
Ma pazienza, ci hanno allettato, ci hanno promesso prosperità, ci hanno detto che eravamo troppo piccoli per difenderci da soli nel mondo globalizzato ma invece l'Unione avrebbe potuto salvare il nostro modello di vita e i nostri valori, e gli abbiamo creduto. Ma oggi? Oggi abbiamo visto ad una ad una tutte le promesse sgretolarsi come un intonaco messo male mettendo a nudo le architravi di un sistema costruito a solo vantaggio di una parte degli aderenti e a danno di altri tra cui noi. Abbiamo visto che se proviamo ad eleggere chi ci promette se non di uscire dalla trappola almeno di inceppare i meccanismi che fanno figli e figliastri, fanno di tutto ma proprio di tutto (leggi elettorali, denigrazione mediatica, serpi in seno, eccetera) per vanificare le nostre scelte democratiche (e si, magari c'erano pure difetti d'origine nel progetto grillino, ma era l'unico che c'era in campo no-euro, e ora ci è rimasto solo Salvini, forse) per neutralizzare la nostra volontà e sfiancarci. E soprattutto, abbiamo visto cosa succede a chi, avendo individuato finalmente con chiarezza i propri interessi e avendo votato democraticamente in tal senso, decide liberamente di uscire dall'Unione Europea, senza nemmeno trovarsi come noi al denominatore del rapporto di potere al suo interno, anche perché non aveva accettato le catene più grosse, quelle dell'unione monetaria. Succede che sono anni che li deridiamo perché a voler uscire si dimostrano stupidi, tentiamo di dividerli facendo leva sui loro nazionalismi interni e blaterando che sarebbero i vecchi babbioni che vogliono uscire rubando un futuro radioso ai loro giovani, li imbrachiamo in trattative estenuanti derivanti dalla succitata mancanza di regole prefissate per l'uscita, li sfidiamo a rivotare convinti che nel frattempo si sono "rinsaviti", ed ecco che una cosa decisa da un popolo nel 2016 si realizza solo nel 2020 (e facciamo gli scongiuri, "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco": Trapattoni rules).
Ma, e qui c'è il lato positivo della faccenda, la lezione che dovremmo trarne, alla fine la Brexit si realizza perché gli inglesi, e Mussolini lo sapeva per questo tentava di sfotterli con la Perfida Albione, sono un popolo vero, e un popolo vero più cerchi di costringerlo a fare una cosa più anche solo per tigna fa il contrario (la sinistra anche li la votano oramai solo quelli coi soldi e la casa in centro). La loro sovranità è incomprimibile, è Dio che la salva, se lo ripetono ogni volta. E ce lo sbattono in faccia.
I nostri commentatori che prevedevano sciagure sono già serviti, se leggete come i famigerati mercati hanno reagito al plebiscito pro-tories e pro-exit. E non hanno visto ancora niente, perché senza legacci uno Stato sovrano può fare quel che vuole, e si: anche sbagliare, perché un popolo in democrazia ha anche il diritto di sbagliare. Ebbene, visto quello che ha potuto fare e che risultati ne avrà la Gran Bretagna, immaginate che noi potremmo scioglierci da legacci ben più stretti, ed avremmo ben più slancio da prendere. Non dimenticate (voi che avete l'età), e sappiate (voi che non ce l'avete), che prima che ci fregassero col monetarismo e l'Euro (leggete l'ultimo rapporto Censis e inorridite, please) gli inglesi li avevamo superati e i tedeschi li avevamo nel mirino. Non dico che possiamo puntare a tornare ad essere la quarta economia del pianeta, perché nel frattempo sono emersi altri attori, ma possiamo e dobbiamo giocare la nostra partita con le mani libere, le leve dell'economia e della moneta in mano a un governo eletto liberamente da noi perché faccia quello che vogliamo noi, e non perché ci convinca che nel nostro bene dobbiamo fare quello che decidono le banche altrui e nell'interesse altrui, come è da quasi 30 anni ormai.
Pochi giorni fa è stato il 50simo anniversario della madre di tutte le stragi, quella di piazza Fontana. Una bomba in una banca. Nello stesso giorno, bombe in altre banche, alcune con feriti altre fermate in tempo. Poco prima, un governo Moro aveva varato gli ultimi "biglietti di Stato a corso legale" d'Italia, le cinquecento lire, con la collaborazione proprio di quelle banche li, pare. Forse è una ricostruzione a posteriori, forse una coincidenza. Ma con quel boom finiva il Boom e iniziavano la strategia della tensione e gli anni di piombo, la separazione tra Tesoro e Banca d'Italia, il craxismo, e infine tangentopoli e le stragi cosiddette di mafia. Un lungo filo rosso con cui ci hanno indotto a rinunciare ai sogni con la paura. Un filo di cui Maastricht e l'eurozona sono il nodo e il fiocco, il MES la coccarda. Bisogna trovare il coraggio di tagliarlo. Gli inglesi hanno tracciato la via.

giovedì 10 ottobre 2019

VOX - LIBERIAMO L'ITALIA

Immagine presa da questo post di Diego Fusaro
La notizia in cronaca è l'approvazione a larghissima maggioranza (non, però, sufficiente a scansare del tutto l'eventualità di un referendum confermativo: a questo riuscì soltanto, nella storia d'Italia, l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, col voto anche della Lega prima che si scoprisse sovranista) della legge costituzionale di taglio dei parlamentari a circa due terzi degli attuali.La cosa è pompata dai media di regime come fosse uno dei pilastri del sistema di valori grillilno, finalmente giunto alle leve del potere in un governo che a differenza del precedente fa le cose, quando in sostanza sta al progetto originario dei cinquestelle come il classico topolino alla montagna, la sproporzione rendendo patetico il tentativo di presentarla come l'inizio della realizzazione della famosa rigenerazione della politica come ce l'avevano fatta sognare.
In soldoni, si tratta di un risparmio ridicolo in valore assoluto e percentuale, e meno importante sul piano simbolico delle parziali rinunce alle prebende di cui si erano resi protagonisti i grillini all'ingresso nel Palazzo (però allora messe in ridicolo dai media, vedi come cambiano i tempi...). Fin qui poco male, si potrebbe rispondere che anche una maratona si corre un passo alla volta (anche se sarebbe facile rispondere che come metafora sarebbe più adatta quella dello svuotare il mare col cucchiaio...). Il problema è che a questo sassolino sull'altro piatto della bilancia corrispondono due macigni: uno, gravissimo sul piano simbolico, è che la misura era prevista quasi identica nei piani della P2 di Gelli (e Berlusconi); l'altro, più grave sul piano pratico, è che la stessa si traduce di fatto in un consistente surrettizio aumento della soglia di esclusione dalla rappresentanza parlamentare, anche in permanenza di un proporzionale puro, figurarci (fino al 20%) con gli inguacchi che sicuramente stanno preparando e infatti hanno promesso in tema di legge elettorale.
Qualcuno potrebbe dirmi, a questo punto: ma come, sono anni che rompi i cabbasisi col movimento 5 stelle e ora ne prendi le distanze così evidentemente? La risposta è facile: non sono io che prendo le distanze, sono gli altri che si spostano. Sembra la barzelletta del vecchio rinco contromano in autostrada, ma purtroppo non lo è: la coerenza non si misura con l'appartenenza a questa o quella bandiera, ma rispetto a un dato sistema di valori, almeno nelle grandi linee. E da questo punto di vista, essere un uomo di sinistra-sinistra con i principi costituzionali come stella polare e un certo pragmatismo a farlo optare per una pratica keynesiana (pur restando convinto comunista in teoria) e a fargli scartare le formazioni irrilevanti (perché la politica è arte del possibile e non serve a niente votare per chi non può incidere sulla realtà), e restare fermo in queste convinzioni, significa che negli anni ti è toccato votare PCI, poi PDS, poi PD, poi M5S, e ora chissà.
Già, perché se è vero che in realtà parrebbe stia emergendo un soggetto politico in grado di rappresentare abbastanza bene quel sistema di valori, è altrettanto vero che fino a che questo non prometterà piuttosto seriamente di non essere che l'ennesimo partitino ha senso al massimo guardarlo con simpatia, e con la riduzione dei parlamentari, anche senza una nuova legge elettorale, questo si traduce in una massa critica di oltre il 5% almeno. Da subito. Il soggetto si chiama VOX ITALIA (qui potete scaricare il manifesto politico), diamogli un'occhiata.
Volendo azzardare una estrema sintesi definitoria (qui le impressioni più estese di Mazzucco, qui quelle di Carraro), si tratta di un movimento "sovranista di sinistra". Il suo primo promotore, Diego Fusaro, filosofo il cui blog da qualche tempo è tra quelli che seguo costantemente e cito ricorrentemente, si è distinto nel sostegno dell'azione di governo gialloverde come adesso nella critica all'azione di governo giallorossa, o come dice lui giallofucsia, con felice intuizione rimarcando la mancanza di alcun titolo da parte del PD e affini a colorarsi di una tinta con quel significato storico, laddove invece gli si addice maggiormente una associabile a uno dei tanti diritti civili difesi per imbonire le masse di cui non si difendono più quelli materiali sociali ed economici.
La patente di credibilità della sua proposta politica, però, gliel'hanno data, come spesso succede, i nemici: la pagina Facebook di VOX Italia è stata oscurata (forse ripetutamente, forse anche adesso non è raggiungibile, e comunque non solo quella) con la scusa dei contenuti razzisti o nazisti, ridicola per un movimento che si richiama dichiaratamente a Gramsci e Keynes. Quando ci accorgeremo che tutto il potere che abbiamo dato ai social network di fatto ha reintrodotto il reato d'opinione, sarà sempre troppo tardi.
Ancora non ha subito lo stesso destino un'altro piccolo schieramento politico, questo attivo da anni anche se poco entrando nell'agone elettorale: il Partito Umanista. Esso è tra i promotori di una manifestazione di cui probabilmente non avete sentito parlare, che si svolge a Roma il 12 ottobre NON ammettendo alcuna insegna partitica, al motto di "Usciamo dalla gabbia della UE! Riprendiamoci la sovranità monetaria! Riconquistiamo la democrazia! Applichiamo la Costituzione del 1948! Lavoro e dignità per tutti!" Che disegno eversivo, eh?! Eppure, per il pensiero unico eurista, che da decenni ci fa il lavaggio del cervello mentre ci toglie uno a uno i diritti acquisiti in decenni di lotte, è proprio così. Si può dire tutto, salvo quello che è veramente scomodo rispetto alle decisioni prese ademocraticamente e una volta per tutte. Se lo fai, se sei piccolo ti faccio sparire, con ogni mezzo possibile dalla denigrazione al bando, se sei grosso ti faccio oggetto di un attacco concentrico volto alla tua omogeneizzazione (ed eccovi spiegata la parabola pentastellata...). Leggetevi qui la lista dei promotori: ci sono il suddetto Fusaro, Galloni, la Bifarini, Blondet, eccetera. Se com'è probabile falliranno, saranno dimenticati o emarginati, ma sia mai si riuscisse a salvare l'Italia, saranno ricordati tra i salvatori della Patria.
Detto questo, la mia concezione realistica della politica mi induce a non considerarli come votabili fino a quando non solo riusciranno a portare il loro schieramento alle elezioni, ma lo faranno in modo da darmi l'impressione di poter raggiungere una massa critica capace di esercitare una influenza. Ma in parallelo il mio inguaribile idealismo mi impone di seguirne lo sviluppo con attenzione, come a suo tempo feci con Grillo e i suoi. Spero di convincervi a fare altrettanto.
L'Unione Europea è (diventata, almeno) un progetto criminale di asservimento di una parte d'Europa da parte di un'altra: il quarto Reich con altri mezzi. L'Euro non è una moneta, è un sistema di cambi fissi finalizzato ad una migliore attuazione del suddetto progetto. Se ci si vuole salvare, bisogna uscirne, dall'uno e dall'altra. Basta credere alle favole e alle promesse (tra l'altro, questa di Draghi dimostra che le cose giuste le sanno, quindi hanno evitato scientemente di farle, ed ora ce le agitano davanti al naso per recuperare consensi ma ben sapendo che i padroni del vapore - leggi Germania e Paesi satelliti - non lasceranno mai che si facciano, ne va dei loro interessi), bisogna aumentare la retribuzione del fattore lavoro e incrementare l'occupazione. Chi si rifà alla Thatcher tradisce che il suo antieuropeismo è solo funzionale al consenso, dato che condivide con gli aguzzini che dice di voler combattere l'ideologia di fondo: il neoliberismo. Come ben spiega Cavalleri, sovranità, libertà e democrazia sono tre concetti inscindibili: le cessioni anche parziali della prima presto o tardi portano a diminuzioni almeno proporzionali delle altre. E la moneta è uno dei cardini che tengono assieme questo trinomio, per questo deve essere sovrana, uno strumento in mano allo Stato con cui esso attua i suoi fini, o come dice Conditi "un bene pubblico che appartiene alla gente".

mercoledì 15 maggio 2019

SCUSI DOV’È IL FRONTE?

Quando hai individuato il tuo nemico,
qualunque modo di combatterlo vale...
Un carissimo amico da sempre di sinistra-sinistra, che dopo anni di resistenza interiore si era quasi convinto a votare cinquestelle l'anno scorso, poi ritenendosi fortunato di avere avuto un impiccio materiale che glielo ha impedito, perché il moVimento era finito al governo con la becera destra leghista, mi ha chiesto come facevo io, da sempre di sinistra-sinistra come lui, a tollerare questa lunga volata che Di Maio sembra stare tirando a un fascistoide come Salvini, e che si traduce in sondaggi che fino a ieri vedevano in forte crescita il secondo a danno del primo. Lì per lì non ho trovato di meglio che rispondergli che era colpa sua, che alla fine non lo ha votato nonostante se ne fosse capacitato, e di tutti quelli di sinistra-sinistra che non avevano neanche raggiunto quest'ultimo stadio di consapevolezza ed avevano finito per sprecare il loro voto in uno dei rivoli a sinistra del PD (gli elettori di quest'ultimo non li considero nemmeno più esseri dotati di raziocinio, a meno che non abbiano interesse diretto all'affermazione delle politiche di destra capitalistica che il PD propugna), se il moVimento non aveva raggiunto percentuali in grado di farlo governare non dico da solo (con questa oscena legge elettorale, concepita apposta per depotenziarne il successo, non si poteva) ma almeno con l'appoggio almeno esterno della sinistra antieuropeista, anziché dover accettare la sponda dell'unico che gliela offriva. Ma non ero soddisfatto. La cronaca adesso mi dà occasione di una risposta migliore.
Succede che il caso Siri (qui raccontato da Bertani approfittandone per parlare di energia) dà l'occasione a Di Maio di smettere di portare l'acqua con le orecchie al suo "nemico interno", e subito i sondaggi gli danno ragione, infliggendo a quest'ultimo un meno sei per cento rapidissimo. E che Salvini, per reagire sul nascere alla controtendenza, guidato dal suo istinto politico indiscutibile, anziché rispondere sul tema difendendo l'indifendibile, si sia "buttato" su un argomento che ha tra gli altri il pregio dell'attualità, dichiarando apertamente che il nostro governo non dovrà più badare ad assurdi parametri come il deficit al 3% o la percentuale debito/PIL, almeno fino a quando non avrà ridotto la disoccupazione sotto la soglia fisiologica e psicologica del 5% e di conseguenza rilanciato l'economia. Con Di Maio che prende le distanze, ribadendo fedeltà all'Europa, ecco la risposta al mio amico: non solo quelli come me tollerano l'alleanza con Salvini fino a che il governo mantenga la discontinuità con le politiche dei precedenti, ma non esiteranno, laddove l'ineffabile Giggino completi la sua traghettata dei grillini verso sponde più quiete lasciando solo la Lega sul fronte antiUE, a passare direttamente a votare quest'ultima. E qualora anche questa passasse al nemico, o si dimostrasse essere stata sempre dalla sua parte, a votare per chiunque decida di presidiare quel fronte, fosse anche Attila l'Unno o Vlad l'Impalatore. E ora passiamo alla spiega.
Il fascismo, lo ricordo a beneficio dei tanti che usano il termine a sproposito, non è "di destra", perché questa espressione allude a una posizione nei banchi del Parlamento, e il fascismo una volta acquisito il consenso democratico necessario a prendere il potere (in Italia nemmeno poi tanto, servì la complicità dei Savoia, ma in Germania nettamente) il Parlamento lo esautorò. Il consenso lo prese perché prometteva al popolo la soluzione di problemi reali causati da altri, sul piano economico. Ma lo usò per, mentre elargiva al popolo stesso quanto serviva a tenerlo buono (casa lavoro infrastrutture, si, ma anche imprese coloniali e guerre), portare avanti gli interessi del suo mandante, il grande patronato capitalista. Ora, secondo voi, dov'è che abbiamo un Parlamento senza poteri e un Governo non eletto che mentre tiene buoni i popoli sbandierando valori democratici e di pace di fatto porta avanti gli interessi dei suoi mandanti ordocapitalisti? Esatto, nell'Unione Europea. Che al momento è esattamente la cosa più vicina al fascismo si possa trovare in giro, se proprio si ha bisogno di evocarlo e appiccicarlo su qualcosa.
Ora, se a studiare una qualunque guerra a distanza di spazio e tempo, seduti comodamente alla propria scrivania, è comunque difficile attribuire di qua o di la con nettezza torti e ragioni, a meno di non partire da un punto di vista preciso e quindi essere dotati di "pregiudizio" ideologico, figurarsi se quella guerra la stai vivendo. In questo caso, è un attimo trovarsi "dalla parte sbagliata" (cit.), e finire per spendersi per l'Errore, per il proprio stesso Nemico naturale, non dico nonostante, dico proprio per via della propria onestà e consequenzialità. Dopo il 1943, il Paese fu dilaniato anche per questa ragione, che andò a replicare nelle anime e tra le anime quella linea Gotica che oggettivamente marcava il confine tra due territori occupati da nemici diversi. Che l'impero del Male fosse il nazifascismo non era affatto così chiaro visto da vicino, e man mano che si chiarì fu dovere di chi lo capì spiegarlo a chi non lo capiva e se continuava a non capirlo combatterlo. Altra questione è che il Male risiede ovunque e presto ce ne saremmo accorti (tra l'altro, ai massimi livelli i capitalisti di entrambi i fronti erano in affari tra loro, esattamente come oggi: le guerre si fanno contro i popoli, non tra i popoli), allora c'era un Nemico da fermare. Anche a costo di allearsi con chi, una volta ristabilita la democrazia, avresti ripreso a combattere. Ecco il punto.
Neanche oggi, che il Nemico, o se preferite il Fascismo, è l'Unione europea (vedi sopra), si può perdere tempo a filosofare su quali compagni d'arme ti ritrovi. Ti dividerai domani, oggi si fa fronte comune. Anzi, se è la tua parte, che tradisce, si abbandona pure quella e si resta con chi combatte il Nemico. L'UE non è che uno strumento di asservimento dei popoli da parte delle élite (se n'è accorto persino il Financial Times), l'Euro un'arma letale che ha consentito a queste ultime, essenzialmente mitteleuropee (ma con membri, e collaborazionisti ben retribuiti, anche da noi), di combattere e vincere una guerra commerciale ai nostri danni, distruggendo il nostro tessuto industriale e costringendoci a una ingentissima deflazione salariale, tramite anche uno shock occupazionale. Se l'abbiamo già persa irrimediabilmente non si sa, ma ci resta il diritto di odiare finché campiamo il nemico che ci ha sconfitto e ancora di più i finti amici che lo hanno aiutato. Ma fino a che abbiamo l'impressione che ancora possiamo fare qualcosa, abbiamo il sacrosanto dovere verso noi stessi e i nostri figli di continuare a combattere, nei modi che ci capita di avere. Tra pochi giorni ci sono le elezioni europee. Si elegge un organo che non conta niente, l'abbiamo già detto. Ma intanto riempiamolo di "sovranisti" di tutte le specie, vediamo se arriva il messaggio. Poi si vedrà. E passiamo parola, che i sondaggi lo sappiamo tutti che fine fanno quando il 20% di indecisi alla fine si decide tutto da una parte: non solo può succedere, ma da qualche anno pare la regola...
Vi lascio con gli approfondimenti per i pochi volenterosi che sono arrivati fin qui, e ancora non gli basta. Sono tanti, ma erano giorni che mi ronzava in testa questo post e intanto mi documentavo leggendo qua e là, abbiate pazienza.

  • Carraro, ovvero i tedeschi lo capiscono benissimo, cosa è successo, e ci satireggiano pure sopra.
  • Pamio, ovvero come Soros e soci ci hanno fregato anche con le petizioni on-line.
  • Lameduck, ovvero come la nostra rovina abbia una data di inizio: il 1992.
  • Grimaldi, ovvero come Facebook ha chiuso dall'oggi al domani una serie di pagine filogovernative, o comunque fuori dal coro della narrazione dell'establishment.
  • Della Luna, ovvero come può succedere che alla fine (dismesso il loro teatrino) Di Maio e Salvini, facendolo apposta o meno, ci libereranno dall'Euro.
  • Magaldi, ovvero come se davvero osano spingere i gialloverdi arrivano al 70%.
  • Blondet, ovvero come sennò invece ci stanno già preparando il governo Draghi, a darci il colpo di grazia.
  • Rampini, ovvero come la sinistra ha tradito gli italiani.
  • Becchi, ovvero le balle che ci raccontano su moneta, debito, export e produttività.
  • Grazzini, ovvero anche il FT ormai auspica una moneta parallela per l'Italia (tipo questa proposta da Ytali, mentre il governo pare essersene scordato - NdR).
  • Becchi e Zibordi, ovvero come il caso Giappone dimostra che quella che ci raccontano sul debito pubblico è una favola.
  • Bifarini, ovvero: 1) come il neoliberismo prima di attaccare l'Europa con la spirale del debito ha distrutto l'Africa (e quindi sia tra l'altro alla base delle migrazioni) - 2) la verità sulla spirale del debito italiano.
  • Salerno Aletta su Teleborsa, ovvero cosa bisognerebbe fare per salvare l'Europa (e non è possibile proporre se prima non si è stravinto le europee - NdR).
  • Bregman, ovvero reddito di base universale e drastica riduzione dell'orario di lavoro, le nuove utopie per cui combattere.

domenica 10 febbraio 2019

DI BASE, IL REDDITO

Si, studiare i teoremi può servire...
Se uno sostiene un governo, perché la politica è l'arte del possibile e non il perseguimento ad ogni costo dell'ideale, non è che deve poi necessariamente farsi piacere ogni singolo punto della sua azione. Poi, può darsi che questi punti siano inevitabili conseguenze di due fattori:
  1. da un lato della natura ibrida della compagine gialloverde (di cui la responsabilità è in capo ai diabolici strateghi di ingegneria elettorale che, come altri altre volte, hanno appositamente partorito una legge elettorale farlocca in previsione di batosta alle urne per la propria fazione),
  2. dall'altro dei vincoli sovranazionali che di fatto neutralizzano ogni tentativo davvero incisivo di modificare sostanzialmente le linee di politica economica e monetaria del Paese (e qui sarebbe pleonastico indicare i responsabili nel lungo elenco di traditori della patria che hanno voluto, poi hanno perpetrato, e oggi difendono questo scempio chiamato UE, anche se è vero che forse qui qualcosa in più i cinquestelle potevano o potrebbero fare),
ma la cosa non deve impedire di parlarne. Sennò saremmo uguali a loro, quelli che non sbagliano mai e la colpa è sempre degli altri.
Del reddito di cittadinanza ho detto sempre che così com'era concepito era sbagliato fin dal nome: sarebbe stato meglio chiamarlo da subito sussidio di disoccupazione, e difenderlo in quanto tale anche solo perché fino a oggi in Europa mancante quasi solo da noi. La comunicazione può essere molto utile quando dice (almeno "più o meno") la verità, quando se ne allontana troppo diviene presto controproducente. Ma adesso che stiamo andando all'atto pratico, la critica può farsi più articolata (ma non mi va, e in fondo non serve, visto quanto segue) e motivata: si tratta di un istituto debole, farraginoso, prestante il fianco ad abusi, potenzialmente iniquo, e né risolutivo per i singoli né utile a un rilancio keynesiano dell'economia.
Ripeto, probabilmente i due fattori succitati sono sufficienti a spiegare tutte queste mancanze: la Lega è un partito di destra becera con idee ondivaghe in economia (è tra chi ha votato per il pareggio di bilancio in Costituzione, è berlusconiana per l'atteggiamento nei confronti delle Grandi Opere e la corruzione in genere, ha imbarcato sovranisti come Borghi e Bagnai, ma ha imposto per par condicio nel contratto di governo una vecchia - e ampiamente dimostratasi sbagliata - idea reaganiana come la flat tax, ottenendo peraltro anche di quella una versione annacquata come per il RdC), e se c'è chi è in grado di minacciarti credibilmente sfaceli per uno zero virgola figurati se puoi pensare a un impianto veramente risolutivo e incisivo.
Ma questo ripeto non deve impedire di continuare a dire cosa invece ci vorrebbe davvero, sarebbe veramente utile, perché magari i fattori bloccanti oggi domani saltano, l'Eurozona (se non la UE tout-court) è talmente sbagliata nella struttura intima che qualunque fattore esterno o interno può farla implodere o esplodere in qualunque momento, e quindi bisogna farsi trovare pronti (esatto, il famoso "piano B" di Savona, che invece ora forse lo fanno fuori).
"Se il lavoro faceva bene lo ordinava il medico", recita più o meno un adagio in parecchi dialetti. L'ironia è sul fatto che il medico invece se stai poco bene ti ordina il riposo. E infatti i nostri antenati in secoli di lotte hanno ottenuto che da piccoli non si lavora, da vecchi nemmeno, quando si sta male nemmeno, oltre le 40 ore la settimana neppure, e uno o due giorni la settimana e circa un mese l'anno neanche, che se non ricarichi le batterie poi lavori peggio ti ammali e alla fine ci rimettono tutti eccetera. Pensateci bene: cos'è in discussione oggi? Cosa ha "in mente" (laddove le virgolette intendono che non è nemmeno necessario postulare un grande vecchio o un centro decisionale, perché parliamo di una tendenza sistemica che o viene arginata politicamente o dilaga di suo fuori controllo) il capitalismo sovranazionale che ha imposto la globalizzazione e il monopensiero turboliberista (che infetta tutti, ma principalmente il piddino medio)? Esattamente questo: annullare tutte le conquiste suddette, mettendo in competizione i poveri di un sistema con quelli ancora più poveri di fuori. Guardatevi attorno. Non si tratta di essere razzisti contro gli est europei o i cinesi, si tratta di capire che approfittando del fatto che alla maggioranza di noi pare (giustamente) brutto essere razzisti hanno di fatto man mano ristretto l'accesso a tutta una serie di attività e professioni a chi non fosse disposto a lavorare la domenica, senza ferie e quasi, senza diritti, senza sicurezza, senza orario, eccetera. E' già così, è acquisito, lo consideriamo normale, anche perché ci fa comodo trovare sempre aperti i centri commerciali o comprare tutto a pochi euro dal cinese fino a tardi. Ma i nostri ragazzi che vogliono lavorare hanno già abbassato le loro pretese a quel livello, e spesso non basta. Ora, i vertici del FMI lo hanno già dichiarato apertamente molte volte: loro, che si muovono anzi esistono proprio in questo quadro teorico di "sistema unico mondiale", con i duecento euro al mese in più che avrebbero demotivato un gilet giallo alla lotta possono disinnescare duecento africani, o venti sudamericani. Da quel punto di vista, le nostre pretese non hanno senso. Ma voi ci state? Si, lo so che "siamo tutti uguali" e quindi eccetera eccetera. Quindi avete detto si? Ma lo capite che in questo si c'è anche la rinuncia a tutto quello che avete di più caro anche dal punto di vista intellettuale e valoriale? Chi non ha tempo libero non può elevarsi nemmeno volendo, nemmeno fino a capire che è possibile, elevarsi. Niente libri, cinema, musica, cultura: torneranno, stanno tornando, ad essere roba per ristrette élite. In cambio, perché senza "divertimento" (etimologicamente, "girare la testa dall'altra parte" per non guardare in faccia l'assurdità dell'essere vivi sapendo di dovere morire) l'essere umano impazzisce, strumenti più semplici e accessibili, di massa. Ce lo avete tutti sempre in mano, ce l'ho anch'io. Ce l'hanno tutti in tutto il mondo. Esatto, quello, il telefonino: funziona come l'integralismo religioso, ma fa sentire moderni.
Ecco com'è possibile che un becero razzista abbia successo respingendo barconi. Non ha senso biasimarlo, il suo obiettivo è raccogliere consensi. Bisogna capire perché, dicendo le cose che dice li raccoglie. E il motivo è quello appena detto: mentre subisce il processo di livellamento verso il basso all'interno della scala attualmente raggiunta dal sistema globalizzato, anche se in modo del tutto sordo e inconsapevole, la gente intuisce che i giochini con gli africani hanno come obiettivo un processo più ampio verso un livellamento ancora più in basso. E si schiera sempre di più con chi dice, almeno dice anche se lasciamo perdere come e con quale consapevolezza complessiva, di volerla difendere. Vogliamo davvero fermare Salvini? Fermiamo l'immigrazione, disinnescandone le cause. Ma come?
E rieccoci al reddito di cittadinanza. Il lavoro è un falso problema. L'unica ragione per cui è importante, anzi fondamentale, è la sua funzione identitaria. L'essere umano si definisce, davanti allo specchio, anche tramite il lavoro che fa. Ecco perché molti hanno una seconda attività non remunerativa e faticosa oltre a quella predominante che gli consente di campare. Non si può, non lavorare: si muore. Infatti la cosa più consigliabile per un anziano è continuare a lavorare il più a lungo possibile. Ma la meno è costringerlo a continuare per evitare di morire di fame. Ci state arrivando?
Il punto è che l'unico possibile progresso per l'Occidente e per l'umanità in genere è decidere qui e ora (ad esempio leggendo firmando e divulgando la Lettera ai potenti della Terra di Malvezzi) che chiunque al mondo nascendo deve avere diritto a quanto gli serve per la sussistenza del corpo e quel tanto di tempo libero per potersi dedicare anche alla propria anima. La cifra? E' qui la questione: dipende. La moneta è una convenzione. Quella in circolazione in un dato sistema deve essere la quantità giusta, succedono guai sia se è troppa sia se è poca. Perché sia giusta deve essere esercitato un governo corretto della politica economica e monetaria. Ma nessun governo corretto è possibile se il sistema in cui opera è intrinsecamente sbagliato. In teoria questo sistema si chiama "area monetaria", se è ben scalata è "ottimale". L'Europa non lo è, il mondo meno che meno. Ma il capitalismo ha imposto la libera circolazione dei capitali e delle merci in tutto il mondo e ciò impone, si può dire "naturalmente", che ciò valga anche per il fattore lavoro. E in Europa ha imposto addirittura una divisa unica, che necessariamente doveva fare figli e figliastri, favorendo alcuni a danni di altri. Non si può credere sia stato un errore, è gente che ha studiato. E' stato fatto apposta. L'Euro è una guerra commerciale commissionata dai tedeschi a danno dei mediterranei. E vinta grazie ai troppi collaborazionisti tra questi ultimi, sia ben pagati e sistemati che inconsapevoli.
Se dunque la soluzione (che fermerebbe anche le migrazioni...) è un Reddito di Base per tutti gli esseri umani, la precondizione perché si possa studiare questa soluzione è l'immediato ripristino, ad opera della politica, delle giuste barriere in economia, a ridividere il pianeta in aree monetare ottimali, all'interno di ciascuna delle quali ragionare non già di reddito di cittadinanza, ma proprio di calcolare contabilmente la cifra che, in quell'area con quella moneta, deve essere riconosciuta in capo a ciascuno "a gratis". A scomputo, ovviamente di ogni altro istituto assistenziale e previdenziale di base, e anche in quota parte delle retribuzioni da lavoro dipendente. Ad esempio, tu prendi 1500 euro di stipendio? prenderai che so 600 euro di RdB e 900 di stipendio. Le tasse le paghi solo su quest'ultimo. Ma spendendo i 600 chi li incasserà tra tasse indirette e dirette (anche flat, certo) genererà gettito ugualmente, a cascata. In tal modo, tra artifici contabili da un lato e ritorni da effetto moltiplicatore keynesiano dall'altro, persino l'impatto immediato sui bilanci pubblici sarebbe inferiore di quanto si pensi. Ma la cosa è un di più: uno Stato sovrano ha diritto, oltre che dovere (nel nostro caso, di rango costituzionale), di spendere in deficit per assicurare ai propri cittadini la libertà dal bisogno. Si, quella roba di moda negli anni 70, non a caso il periodo in cui abbiamo avuto l'ultima fioritura culturale autentica, di cui peraltro gli ultimi sparuti strascichi sono ancora l'unica scintilla ancora viva con cui ci illudiamo di avere ancora una cultura nostra. Perché è solo se hai il culo parato, che il lavoro diventa una scelta libera, una realizzazione, sennò è schiavitù, anche se te lo ha trovato un navigator.
Come vedete, si può e si deve essere critici verso un istituto come il RdC, ma per le ragioni opposte a quelle con cui vi stanno rintronando la testa (l'etica del lavoro il debito pubblico leuropa eccetera). Ragioni, si noti, che a tutti gli effetti possono definirsi "di sinistra". E che ovviamente, come tutto il resto di ciò che gli competerebbe, sono invece regolarmente dimenticate dalla sinistra. Che invece continua a sostenere impunemente (o quasi, vista la progressiva sparizione elettorale, perché il popolo magari è coglione e ignorante ma d'istinto il culo ogni tanto tenta di pararselo) le ragioni della destra ultracapitalista. Mentre a noi che ci sentiamo ancora di sinistra non resta che difendere l'azione di un governo bizzarro che fa quello che può.

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