Un mio amico, di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto sostegno ai grillini e le sue ragioni, le stesse che i cinquestelle stessi hanno tradito causando la mia delusione e presa di distanza, avendo visto su faccialibro un link guarnito dell'immagine qui a sinistra, ha inteso giustamente percularmi inoltrandomelo con il commento "non mi dire che voterai Vannacci!". Il link punta a un articolo de Il fatto quotidiano che a leggerlo si capisce tutto, in un senso o nell'altro. Vengo e mi spiego.
L'incipit è "La sovranità monetaria è uno dei punti forti della prima parte del programma di Futuro Nazionale...". Lo è stato anche di Fratelli d'Italia, e prima della Lega, e prima di Grillo, e prima ancora ma surrettiziamente persino di Berlusconi, che l'Euro ce l'aveva sullo stomaco prima che capisse che gli forniva l'occasione di pagare una ricca cambiale ad un suo elettorato di riferimento consentendo per omessa vigilanza un cambio pirata di 1/1000 a negozianti e autonomi mentre gli altri erano obbligati a un cambio ufficiale quasi doppio. I suoi successori sul carro sovranista, invece, hanno come lui lucrato il sostegno elettorale di una popolazione ampiamente convinta che dietro la moneta unica ci fosse una fregatura, per poi una volta al potere rimangiarsi la promessa - non sapremo mai, ad esempio, cosa gli hanno detto a Bruxelles a Di Maio, sappiamo solo che lui ora si è "sistemato" mentre il Paese ha continuato ad andare a rotoli.
Se anche Vannacci fosse in grado di prendere la maggioranza assoluta (detto per assurdo: non può sperare che in un risultato marginale), quindi, c'è da scommettere che il "punto forte della prima parte del programma" sarà espunto dallo stesso il giorno dopo la lista dei ministri, o al massimo lasciato cadere dopo una fase di ammuina. Se non fossi convinto di ciò, se fossi convinto cioè che la sua non è una boutade acchiappavoti ma un punto fermo dell'azione di un suo eventuale governo, allora non dico che lo voterei, ma diciamo così che l'opzione di passare sopra tutte le sue prese di posizione discutibili e becere per sostenerlo temporaneamente fino all'Italexit, per poi riprendere a combatterlo subito dopo, sarebbe politicamente da valutare. Gli stessi partigiani, d'altronde, si sono turati il naso e hanno combattuto fino a Liberazione avvenuta fianco a fianco coi democristi, che dopo sono ridiventati il Nemico (e di quelli coscientemente imbattibili: Togliatti sapeva, di Yalta).
L'articolo all'inizio enumera si le ragioni per cui sarebbe opportuno recuperare la sovranità monetaria, ma intanto lo fa come espediente retorico (della serie "ammesso che..."), e poi si dimentica la più importante: senza la sovranità monetaria un governo non può attuare la politica economica e finanziaria per cui è stato eletto se essa non concorda con i trattati internazionali cui si è aderito in modalità così sventate. E eleggere chi voglio che faccia quello che io reputo giusto, mentre poi si farà quello che io reputo sbagliato, per ordine superiori di istituzioni non elette da nessuno, è la morte della democrazia e punto. Lo stesso articolo più avanti getta la maschera, enumerando tutte le ragioni per cui l'Italexit sarebbe un disastro (tra cui - come se fosse un fatto acclarato, e non lo è affatto - il disastro che sarebbe stata per gli inglesi la Brexit), ma dimenticando di notare che nessuna esclusa queste ragioni non sono fenomeni della natura o leggi dell'economia, ma sono figlie di clausole scritte nei trattati, ragione in più per abbandonarli al più presto costi quel che costi e magari incriminare per Alto tradimento chi li ha sottoscritti.
Infine, ma non per importanza, la considerazione insieme più triste e più rilevante: la sovranità monetaria sarebbe per natura (o devo ricordare io il socialismo in una sola nazione in attesa sia possibile la sua internazionalizzazione, o la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura?) una roba di sinistra. Perciò, prima di prendersela con chi per istinto o consapevolezza sostiene chi la sbandiera anche se sarebbe un avversario politico, dobbiamo prendercela con chi a sinistra l'ha lasciata li per terra a disposizione di un Grillo Meloni Salvini Vannacci qualsiasi, anziché rivendicarla per primi, consapevoli del fatto che è propedeutica persino a "libertè egalitè fraternitè", e che senza di essa anche un rinato PCI che raggiungesse la maggioranza assoluta dei seggi dovrebbe eseguire i diktat monetaristi e ultraliberisti della UE.
Comunque no, amico mio, non lo voto in ogni caso, a Vannacci: è troppo pure per me. D'altronde, ho l'età per permettermi di approdare senza sensi di colpa all'astensionismo, in assenza totale di un soggetto politico credibile da votare. A meno che, visto che non si vota domani, da qui ad allora non emerga.
Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico
Ci ho pensato molto, prima di questa confessione pubblica, perché è un attimo e ti trovi seppellito dagli haters, oggigiorno. Ma coi pochi contatti che oramai racimolano i miei post, che pubblicizzo un minimo solo sui social più "da anziani", mi sono detto che se rischio rischio poco. Dunque eccola: non reggo le raccolte fondi benefiche. Piantine, corse, maratone TV, partite del cuore, eccetera. E nemmeno gli spot televisivi che le supportano, quelle o in genere le associazioni private a scopo benefico. Ma detta così è brutta, mi rendo conto di dover spiegarla meglio.
Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.
Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.
Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.
Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scelta non è dettata dall'importanza. Voglio dire, il fatto che non parli tutti i giorni di Palestina non significa che invece tutti i giorni io non ci pensi, non mi girino i cabbasisi ogni volta che ascolto un telegiornale, e non sia continuamente e fermamente indignato dal massacro quotidiano. Solo, per parlarne devo avere qualcosa di personale o interessante da aggiungere, altrimenti un blog sarebbe solo un inutile altoparlante dell'ego, e per questo ci sono già i social (che infatti non frequento, fatta eccezione per FB che però uso solo per veicolare i link dei nuovi post sul blog, e poco altro).
Per l'interessante ci ha pensato Pasbas, da cui ricevo e volentieri pubblico l'articolo che segue, come sempre puntuale e rigoroso. Per il personale aggiungo un episodio, che peraltro è congruo con un passaggio dell'articolo di Pasquale: no, non ho partecipato allo sciopero generale pro-Pal, e a domanda ho risposto perché. Gli è che trovo, ormai, che il valore di queste manifestazioni sia quasi esclusivamente autoreferenziale e consolatorio. Della serie: "ho partecipato, sono un vero attivista di sinistra, sto a posto così". Invece Pas propone cose più concrete, come il sostegno ai portuali e il boicottaggio diretto e mirato (qui una guida de l'Indipendente, qui un articolo de Il fatto alimentare), anche se nulla sarebbe più utile dell'esercizio della leva elettorale democratica, peccato che non ci sia all'orizzonte uno schieramento che prometta credibilmente (qui un bel test di Lameduck) di eseguire un tale mandato specie disobbedendo all'UE se (com'è probabile) servisse. In questo contesto, risulta una presa in giro persino il riconoscimento dello Stato palestinese, e la cartina qui sopra è utile a capire perché, la formula "due popoli due Stati" non rappresenti più, dopo decenni di colonizzazioni ulteriori, un'alternativa praticabile. Infatti, è ora di iniziare a pensare a Israele come al Sudafrica, ai sionisti come ai bianchi colonizzatori, ai palestinesi come ai neri schiavizzati e ghettizzati, e a un Mandela che emerga (e guidi un Paese riconciliato sulla base del principio "una testa un voto", senza distinzioni di razza o religione - qui Moni Ovadia) come unico orizzonte, per quanto oggi possa sembrare utopico, che risolverebbe le cose.
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F35 - Sumud flotilla - Manifestazioni pro Palestina
di Pasbas
Continuo a seguire giornalmente da due anni l'evolvere della situazione nell'Ovest Asia per cercare dei punti fermi su cui basare una analisi almeno parzialmente corretta e credibile. Come per chiunque, opinion leader o semplici osservatori come me, le informazioni su cui lavorare sono poche, arrivano spesso dopo diversi passaggi e sono difficilmente verificabili. L'unico modo che ho trovato almeno parzialmente efficace è quello di incrociare tra loro fonti che hanno referenti diretti sul campo e che ho riscontrato riportare notizie, confronti, analisi e dibattiti tra persone di alta levatura e riconosciute a livello internazionale per competenza e serietà (prof. Marandi, prof. Mersheimer, Jeffrey Scott ex CIA, Laith Marouf giornalista libanese, prof. Ilan Pappè e tanti altri). Ho ovviamente evitato, come si evita la peste bubbonica, qualsiasi fonte che riporti le veline governative del cosiddetto mondo civile e democratico.
Finito il "pippone introduttivo" passo ad affrontare i temi accennati nel titolo, cercando di spiegare il nesso tra i diversi elementi:
F35. E' di un paio di giorni fa la notizia di una ennesima violazione dello spazio aereo di una nazione sovrana (Yemen) da parte dei criminali sionisti della IAF (Israeli Air Force). E fino a qui nulla di nuovo sotto il cielo; la novità e grossa però c'è e riguarda la fine infausta di questa ennesima violazione sionista del diritto internazionale: il jet è stato abbattuto dalla difesa aerea di Ansar Allah e con azione coordinata e estremamente rapida catturati i due piloti; piloti che con tutta probabilità, una volta localizzati da IAF, in ottemperanza alla famigerata "Hannibal Directive", sarebbero stati assassinati dalla stessa IAF per non farli cadere in mano nemica. Anche su questo Ansar Allah ha dimostrato di avere delle efficienti e preparate FFAA, capaci di anticipare le azioni della potenza imperiale e della loro mano armata sionista. Va ricordato che lo Yemen è sotto sanzioni pesantissime dal 2015, che ha subito un genocidio sistematico con bombardamenti continui che in sette anni hanno ucciso oltre 300 mila civili, il tutto sotto la criminale direzione dell'impero usraeliano e eseguita dai lacchè di Saudi Arabia e monarchie del Golfo, che hanno usato armamenti, aerei, cannoni e bombe fornite dall'impero. Nonostante questo, nonostante la povertà endemica resa estrema dagli embargo imperiali, nel panorama dell'Ovest Asia le FFAA di Ansar Allah sono riuscite a respingere due attacchi aerei usa, hanno fatto fuggire due portaerei che minacciavano le loro coste, hanno bloccato nello stretto di Ab El Mandeb diversi cargo diretti o provenienti dall'entità sionista. Insieme colle altre forze dell'Asse della Resistenza sono stati gli unici ad opporsi in modo sistematico al genocidio dei palestinesi attaccando gli obiettivi sensibili sionisti con droni e missili ipersonici "Palestine 2" sviluppati e realizzati localmente. La loro è davvero Resistenza armata fino alla liberazione dei popoli oppressi dall'impero, palestinesi in primis.
Global Sumud Flotilla. In un paio di mesi di duro ed encomiabile lavoro, gli organizzatori della coraggiosa iniziativa sono riusciti a formare una unità marittima di oltre 40 navigli provenienti da ogni parte del Mediterraneo. E' la prima volta che viene dispiegata una forza civile di pace di tale dimensione, questo anche grazie al supporto fattivo dei portuali europei. Un insieme di 16 paesi (Irlanda, Spagna e Slovenia per l'Europa) hanno firmato un accordo che intima ai sionisti di "non attaccare la flotilla e di non torcere un capello" agli attivisti a bordo delle barche. Qui mi sorge il primo interrogativo: in caso di abbordaggio piratesco dei sionisti questo gruppo di dichiarati difensori della Flotilla cosa vorrebbero fare? Organizzare una flotta multinazionale da mandare nel Mediterraneo per contrastare e/o combattere contro INF (Israeli Navy Force)? Oppure elevare una ennesima "vibrante protesta" in un'Assemblea ONU? C'è inoltre da considerare una singolare coincidenza, nello stesso periodo e nella stessa zona Egitto e Turchia hanno organizzato delle manovre militari congiunte tese a rafforzare le rispettive sicurezze nazionali sotto il profilo marittimo. Come si comporterebbero queste due flotte se dovessero intervenire in soccorso delle barche della Flotilla? Non ho ovviamente alcuna idea a riguardo, l'unica è aspettare lo svilupparsi degli eventi. Chi invece si è opposto con atti concreto e dal 2021 a fare attraccare le navi che trasportano armi, bulldozer e altro, allo stato sionista sono i portuali italiani ed europei. Respingendo queste navi tengono sotto pressione i loro governi complici del genocidio. Per ultimo ma non meno importante, sempre loro hanno preannunciato un blocco totale dei porti nel caso venisse attaccata la Flotilla. Visto però lo scenario e i precedenti anche recenti, mi chiedo che possibilità hanno gli attivisti di attraccare sulle coste di Gaza. Da ultimo mio fondamentale interrogativo, qual è il reale obiettivo della iniziativa, arrivare a Gaza o farsi respingere per testimoniare al mondo la ferocia sionista (lo sappiamo da oltre 100 anni)? Aprire un corridoio umanitario confrontandosi colle navi di INF? Richiedere l'intervento diretto dei 16 e magari anche degli stati nei quali le barche sono immatricolate?
Manifestazioni pro Palestina. Dopo quasi due anni di prese di posizione dei governi, accampamenti universitari, manifestazioni imponenti in tutto il mondo, repressione blanda o feroce dei militanti dei cinque continenti, dopo tutte queste energie messe in campo nulla si è mosso, non si è avanzati sulla strada della pace giusta neanche di un centimetro. Anzi gli "usasreliani" hanno massacrato il Libano, distrutta la Siria, attaccato l'Iran, bombardato più volte lo Yemen, intensificato il massacro dei Palestinesi sia a Gaza che nel W.B.; mi chiedo allora e chiedo a chi legge: se tutto quanto sopra detto è vero, qual è la funzione di questo genere di opposizione "non violenta"? Non intendo che non sia giusto manifestare, voglio dire che più che una questione ideale qui si tratta di salvare fisicamente un popolo da un feroce mostro a tre teste, USA-Israele-Europa.
Tento a questo punto di tirare le conclusioni di quello che ho prima trattato, eventi, riflessioni e dubbi compresi.
Si riscontrano livelli diversi di reazione al genocidio in corso che hanno effetti e obiettivi diversi. L'Asse della Resistenza ha scelto la strada del contrasto commerciale e militare allo strapotere di "usraele", bloccando navi, lanciando missili e droni, resistendo con armi progettate in loco ed autocostruite, con tunnel irraggiungibili e quant'altro a disposizione di popoli martoriati da decenni di violenze ed embargo perpetrate dall'Occidente democratico. Popoli che nonostante la ferocia genocida di cui sopra non cedono e rimangono attaccati alla propria terra con una determinazione incrollabile.
Dall'altra ci siamo noi, le nostre manifestazioni, i movimenti, le roboanti dichiarazioni, i riconoscimenti (l'italietta si dimostra però coerente fino in fondo non aderendo) ormai "postumi" dello stato palestinese, in una cornice di due Stati per due popoli, cosa assolutamente ridicola e non più realizzabile vista la pervasività degli insediamenti coloniali.
Anche qui però vedo degli spiragli tenuti aperti da lavoratori dei trasporti, soprattutto operai ma non solo, disposti a rischiare in prima persona pur di non consentire il transito di navi e aerei diretti allo stato sionista, che trasportano armi utilizzate per continuare l'azione genocidaria. Credo che oltre che un sostegno ad operazioni di sicuro successo da un punto di vista mediatico (Greta Thumberg docet) dovremmo sostenere quest'ultimo tipo di boicottaggio attivo, appoggiarlo con manifestazioni in loco coordinate con gli aeroportuali, finanziare la loro lotta, proteggerli da ritorsioni dei datori di lavoro e da repressioni poliziesche. Fare diventare inoltre di massa le attività di boicottaggio di BDF e non solo, andando davanti ai supermercati, ai mercati rionali e ad altre attività commerciali che vendono prodotti sionisti. Continuare la controinformazione per sbugiardare chi definisce le forze della Resistenza col termine "terroristi", rovesciandogli addosso tutto quello che i loro amici stanno facendo colla loro vigliacca copertura Internazionale. Parlare di Hamas, Jihad, Hezbollah, milizie irachene, siriani e iraniani spiegandone la storia, le motivazioni e la legittimità.
Per ultimo ma non meno importante dobbiamo partecipare al movimento popolare sì ma cercando di dargli una prospettiva politica di più lungo respiro, che gli consenta di continuare la sua azione fondamentale anche quando la carica emotiva e l'entusiasmo attuale saranno sostituiti alla devastante "assuefazione" a quanto di peggio vediamo accadere da noi e nel mondo.
La lotta ed il conflitto sono secondo me l'unica strada per sconfiggere il neocolonialismo imperialista.
Tra le decine di messaggi di auguri che ho ricevuto per il mio compleanno, su faccialibro molti da sconosciuti, moltissimi da gente che non sento da anni e che si fa viva solo in queste occasioni in cui peraltro è il social network stesso che glielo ricorda, e alcuni da amici e parenti tra cui quelli che ci tenevano mi hanno contattato anche diversamente, il più strano è quello della mia banca, che mi ha mandato una mail con il podcast che vi linko, per cui oltre che il più strano è stato anche il più utile. Spero anche a voi: ascoltatelo, perché è interessante. Tanto che mi ha innescato una serie di ricordi, quindi questo post.
Una delle cose che svela o ricorda Barbero nel podcast, infatti, la riconosco nella mia memoria. Quando ero piccolo io, quindi qualcosa più di 50 anni fa, era da poco che al Sud si era cominciato a festeggiare i compleanni, ma solo dei bambini e coi nonni che erano contenti di avere un'altra occasione per regalare qualcosina ai nipotini ma intanto guardavano perplessi a questa "nuova usanza". Mio nonno, infatti, ci teneva a festeggiare l'onomastico, si, che poi in famiglia era una ricorrenza generale visto che in tre nipoti maschi siamo tutti Luigi come lui e poi il caso ci ha messo il suo aggiungendo mia mamma Luisa, ma il compleanno non gliene fregava niente e anzi a stento sapeva quando era, ammesso che la registrazione all'anagrafe fosse stata effettuata il giorno effettivo della nascita (per mia nonna sapevamo tutti che c'era uno sfrido di giorni, e la cosa era la regola non l'eccezione, figurarsi nei secoli precedenti quando non c'era l'anagrafe e il massimo erano i registri della parrocchia).
Sono certo che in molti vi siete riconosciuti nel primo capoverso, sia in quanto riceventi che in quanto emittenti di auguri social, e se meridionali anche nel secondo, specie se di una certa età come il sottoscritto. Che oggi ha compiuto sessantadue anni, ma mia nonna mi avrebbe detto "trasisti nte sissantatri", sei entrato nei sessantatre, ovvero stai vivendo da oggi il tuo sessantatreesimo anno d'età, che poi sarebbe il modo corretto per contare gli anni, se proprio dobbiamo fare questa cosa che alla fin fine è un pessimo affare.
Ho aperto il gruppo FB sul libro Le ricette di nonna Carmelaquando avevamo esaurito la tiratura, e costruito coi proventi di quella iniziativa, e di quella di cui era figlia e coronamento, una scuola in Guinea Conakry. La storia è raccontata per esteso in una delle pagine statiche di questo blog.
Per una delle insondabili dinamiche del web e dei social, anni dopo la sua creazione il gruppo suddetto ebbe una clamorosa impennata di iscritti, che ho commentato al tempo in un post che oggi potrei riscrivere, anche se la curva della crescita si è addolcita, perché abbiamo raggiunto una cifra tonda e le cifre tonde piacciono agli umani, non si sa perché.
Ma anziché ri-ragionare sulle dinamiche, e un po' anche per compensare la mia scarsa partecipazione al gruppo social (dopo avervi postato tutte le ricette del libro una a una, ho lasciato che fossero i membri a contribuire con le loro, limitandomi ad approvare le nuove richieste di iscrizione e fare un minimo di controllo sui post impropri e i pochi nuovi membri che provano a usare il gruppo per finalità diverse da quelle proprie, di condivisione a titolo gratuito di cultura culinaria tradizionale), oggi vi racconto qualcosa di nonna Carmela proprio. Anzi, delle storielle di lei bambina che amava raccontare a noi bambini, denotando quella autoironia che è materia propedeutica dell'intelligenza. Storie che ci catapultano nella Calabria ulteriore di oltre cent'anni fa, per dire.
Carmela era una bambina un po' tontolona che aveva una sorella furba, Pasqualina. La madre, consapevole di questa differenza, affidava di solito i compiti più delicati alla sorella, ma talvolta era costretta dalle circostanze ad investire Carmela, di solito avendosene a pentire. Come quando le lasciò in affidamento il pollaio e lei per sconfiggere la noia ubriacò le galline di vino (con tanto di imbuto e bavaglino) divertendosi a vederle barcollare (ma uccidendone alcune). O quando fu mandata a portare un uovo forse alla nonna e lei per strada si mise a lanciarlo in aria scommettendo di riprenderlo al volo con il davanti del suo grembiule, ovviamente non riuscendoci. O ancora l'unica volta in cui fu mandata lei a fare la spesa, con un fazzoletto nuovo pieno di monete per pagare, e lei mentre andava, notata una monetina arruginita su un gradino, memore di tutte le volte che la sorella furba era stata lodata per aver portato a casa ogni sorta di tesoro trovato per caso per strada, si ferma colma di gioia e corre a casa a esibire il trofeo... dimenticando il fazzoletto col gruzzolo su quel gradino, e ovviamente precipitarsi indietro non servì a nulla. Ma questi erano gli abstract, le storie ve le racconto in riggitano, con le parole in cui le ho sentite e risentite oltre cinquant'anni fa.
I JADDHINI
'Na vota me mamma mi lassau mi vardu 'e jaddhini. Ma dopu un pocu, jeu cuminciai mi mi siddhìu. Allura pinzai: s'i pigghiu a una a una, ci mentu na sirbietta nto coddu non mi si llordanu, e ci rugnu a mbiviri u vinu, virimu chi fannu. Siccomu n'o vulivanu, cciù calai pi fforza cu mbutu. Non ti dicu: appena mbivivanu, cuminciavunu mi firrianu tornu tornu chi era nu spassu. Ma poi carivanu ddanterra e parivanu morti, e jeu mi mmucciai. Quandu turnau me mamma, vitti i jaddhini morti e jeu chi non c'era, e pinsau chi era vinuta na faina e cuminciau mi grira e mi chiangi, cusì jeu niscia fora e ci cuntai a virità. Mi mmazzau i tumpulati....
L'OVU
'Na vota me mamma mi rissi "va portici n'ovu a to nonna chi m'u circau". Ma era luntanu e jeu p'a strata non mi mi siddhiu pinsai a nu jocu: "ora u tiru all'aria, poi quandu scindi apru u scossu ra vesta e u pigghiu". Mi mi cumbinciu, u ripitia un pocu i voti: "u tiru all'aria, poi quandu scindi apru u scossu ra vesta e u pigghiu". U tirai, iddhu cariu, apria u scossu, e n'o pigghiai.
A SPISA
Me mamma mi diciva sempri: "malantisa, to soru Pasca quandu a mandu a cacchi parti torna sempri chi truvau cacchiccosa, e tu non trovi mai nenti, pirchì iddha è dritta e tu si babbasuna". E a mia mi fazzu surbizza delicati non mi mandava mai. Ma na vota me soru non c'era e pi fari a spisa mandau a mia. Mi ressi un fazzolettu bellu novu novu tuttu rricamatu cu nu pocu i sordi arruvugghiati dda intra, mi rissi chiddu chi aviva a cattari, e mi mandau. Appena vutai l'angulu, supra nu bizzolu vitti un sordu, bruttu,vecchiu, tuttu ruggiatu. Mi ssittati m'u vardu. E pinsai: "si ciu portu subitu a me mamma non rici cchiù chi l'unica dritta è me soru!". E cusi fici. Quandu rruvai a casa, ciù purgia cu na risata tanta e me mamma mi rissi "e brava a Carmela" e mi stava randu na baciata, ma poi si fermau e mi rissi "e a spisa?" "non ghia ancora" "e u fazzolettu" "supra u bizzolu". Fujimmu, ma ndi truvammu dui, comu ricimu nui pi diri chi certu chi non c'era nenti. Dda vota i mbuscai peggiu i chidda r'i jaddhini...
Un vecchio adagio dice che le persone non muoiono finché i vivi le ricordano. Nonna Carmela secondo l'anagrafe è morta a quasi 95 anni nel 2003, ma è ancora qui e vi ringrazia uno a uno tutti e quindicimila.
Della serie "meno male che non ci devo campare", da qualche settimana i miei post su facebook, che oramai da anni uso quasi esclusivamente a mo' di newsletter di questo blog, sono con ogni probabilità ancora più penalizzati dal famigerato algoritmo di Meta di quanto non lo siano già da tempo per via degli argomenti trattati. Come avevo preannunciato, infatti, ho esercitato (qui accanto le prove) il mio diritto a oppormi all'uso delle mie informazioni "per sviluppare e migliorare i modelli di IA generativa". Che dovrà fare a meno di me, e lo farà senza fare un plissè, come diceva Jannacci: infatti, probabilmente nessuno di voi avrà fatto altrettanto, e sto parlando a qualche decina di persone decisamente fuori dal comune, fosse solo perché hanno ancora il vizio di leggere gli articoli di un boomer che si arroga di dover e poter fare il suo piccolo di controinformazione, non a "gente normale" nella cui platea chi sa che esiste la possibilità di sottrarsi, che la cosa è un suo diritto, e si prende il disturbo di farlo (ovviamente, è tutt'altro che semplice e intuitivo, devi andartelo a cercare tra le impostazioni), ammonterà nella migliore delle ipotesi a uno zero virgola zero qualcosina.
Questa specie di crociata contro l'Intelligenza Artificiale, che bolla chi la pratica come cadavere ambulante (un vecchio che si è rinunciato a convincere tanto presto uscirà dal mondo del lavoro e magari anche dal mondo tout court), non ha alcuna speranza, dunque, di "entrare in terrasanta" figurarsi "prendere Gerusalemme". Ma ciò non toglie legittimità al sentirsi in dovere di combatterla. Al grido di cui al titolo.
Si può, infatti, oramai farsi scrivere i testi col proprio stile di modo che nemmeno un amico fraterno sappia distinguerli dai testi scritti di tuo pugno. Ma si può non significa che si debba, o che sia giusto farlo. E lo stesso paradigma può (e deve) essere applicato a tante altre cose:
si può agire per modificare il clima, magari col nobilissimo scopo di tentare di invertire o rallentare quel cambiamento climatico di cui si è sinceramente convinti, ma non è detto che sia una buona idea, e non tanto perché il cambiamento climatico a base antropica è tutto da dimostrare, o perché finché si hanno risorse sarebbe più saggio spenderle per affrontarne le conseguenze (come sempre gli umani hanno fatto, quale che fosse la causa: basta l'eruzione di un vulcano per regalarci decenni di inverni freddi ed estati mancate, altro che annullare il tanto strombazzato riscaldamento globale), ma perché magari a tentare di farlo questi novelli Frankenstein rischiano di procurare guai più grossi dei problemi che pretendono di risolvere ("potrebbe piovere", cit.);
si possono spingere le aumentate capacità tecnologiche in materia di genetica al punto da "de-estinguere" un pericoloso predatore (manco non avessero visto Jurassic park), ammesso che la notizia che avete persino sentito al TG sia vera e non sia invece una boutade pubblicitaria, ma non è detto che sia una buona idea: sapevate che l'invasione dei cinghiali fino in città (di cui sono pieni i notiziari e sempre più frequenti le esperienze personali di ciascuno di noi) è dovuta a una sciagurata pratica di incrocio di esemplari selvatici coi ben più prolifici maiali da allevamento per fronteggiare la crescente domanda dei consumatori, cosicché è bastato che alcuni esemplari scappassero per ritrovarseli ovunque e fuori controllo? sapevatelo! e con gli orsi in trentino è successa una cosa simile, senza nemmeno la scusa commerciale, ma solo la pretesa scientifica di dovere (ed essere capaci di farlo senza problemi) ripopolare la regione importando esemplari dalla vicina ex-Jugoslavia;
si può digitalizzare qualsiasi cosa, identità moneta lavoro eccetera, ma se non si ha l'accortezza di mantenere ("in back-up") le capacità e le copie fisiche nella misura in cui servono si rischia di legarsi mani e piedi e consegnarsi in mano a chi possiede il controllo dell'interruttore, che spesso non si sa nemmeno chi sia e comunque non è certo li per scelta democratica (sarebbe un guaio lo stesso, ma almeno sotto il formale controllo del "popolo"), cosicché un black-out più serio dell'evento spagnolo recente ci riporterebbe (per parafrasare il famoso aforisma di Einstein sulla quarta guerra mondiale) letteralmente all'età della pietra, costretti a tornare al baratto e a rapporti di forza che altro che il cosiddetto patriarcato di cui ci si riempie la bocca a cazzo come presunta causa dei femminicidi.
Allargando l'alone semantico dell'espressione, l'elenco delle cose che finché si può farle è bene quando si deve farle è male può allungarsi a dismisura: dai vaccini alla procreazione assistita, dal linguaggio politicamente corretto all'acquisto a caro prezzo di autoveicoli sperimentali di dubbia utilità, e il resto mettetecelo voi. Come dice Heather Parisi in questa lettera aperta all'ineffabile Burioni, "La scienza non è mai stata 'io ho ragione e tu devi stare zitto'. La scienza è dialogo, è ascolto. Se invece di spiegare, umili, se invece di convincere, attacchi, allora non stai diffondendo conoscenza. Stai solo creando un branco. E il branco è pericoloso."
E ora vi lascio a un paio di link di approfondimento, che è da qualche tempo che non lo faccio:
Glauco Benigni, una interessantissima digressione sui vari significati del termine Verità;
Massimo Mazzucco, una preziosa riflessione sulle origini comuni dei tre peggiori colonialismi della Storia.
Chi non se n'è ancora accorto è perché forse ha il telefonino obsoleto o quasi e nel suo device la funzionalità non appare: da un po' di giorni è comparsa una nuova icona in Whatsapp, una rotellina che incentiva l'interpello dell'Intelligenza Artificiale durante il normale utilizzo dell'applicazione, affiancata dal cambiamento della descrizione dentro la casella di ricerca, in "chiedi a Meta AI o cerca", che significa che anche se non clicchi sulla rotellina le tue ricerche sono automaticamente utilizzate per implementare la mole di dati su cui si basa la cosiddetta Intelligenza Artificiale. La rotellina è qui a sinistra, la dimostrazione dell'ultimo assunto è nelle stesse comunicazioni di Meta ai suoi utenti: qui sotto vi riporto quelle che chiunque voglia può trovare su Facebook.
Dico "cosiddetta" perché, repetita juvant, chi parla di "intelligenza" lo fa a mo' di slogan di marketing, se sa di quel che parla, altrimenti a pappagallo, ma stiamo parlando di un qualcosa che ha a disposizione una mole di dati da incrociare tale che SEMBRA dia risposte intelligenti e autoimparanti, e senza quei dati non sarebbe in grado di fare niente. Ecco perché chi ha in mano il giochino, e si sta arricchendo smodatamente, non fa altro che cercare di accumularli, da un lato prendendoseli a gratis dagli utenti (quasi tutti entusiasti del nuovo gingillo) e dall'altro stivandoli in centri sempre più grandi ed energivori. Una logica che, lungi dall'essere rivoluzionaria, è decisamente reazionaria, se si pensa che i CED erano una necessità elefantiaca degli albori dell'informatica che sembrava essere stata superata per sempre dalla possibilità di condividere informazioni e capacità di loro elaborazione data dall'avvento di Internet.
Ma non è la prima volta nella storia dell'umanità che una concessione potenzialmente democratica, lasciata espandere dai detentori del Potere perché costretti (che so, da un guaio grosso che avevano combinato, tipo una guerra mondiale) e/o perché pensavano di averne molti vantaggi e pochi rischi, viene "ritirata" più o meno gradatamente e riconoscibilmente appena comincia a manifestarsi il suo potenziale "eversivo". Se ci pensate, è successo con quasi tutti i diritti economici fondamentali, con la complicità di chi si è fatto abbindolare dal baratto coi diritti cosiddetti civili (che senza quelli economici valgono zero), perché non doveva succedere con i PC (chissà, forse il destino è nel nome...)?
Fatto sta che persino l'amministrazione pubblica sta tornando alla logica dei Centri di Servizio delle Finanze, che però almeno erano di proprietà dello Stato, dei veri e propri bunker peraltro, mentre adesso mette in braccio a Microsoft tutti i suoi documenti e se non ci sei connesso non solo non vedi quelli ma nemmeno funziona quel trabiccolo portatile che ti da per lavorare, presto unico feticcio di quell'ufficio che persino Fantozzi pur nel sottoscala aveva e che hanno in animo non abbia invece più nessuno. Ma anche il progetto di costruirsi dei data center in casa ha le sue controindicazioni (in primis, energetiche e di impianto ambientale), senza contare che prima di farne di nuovi si poteva scegliere di mantenere e semmai implementare quelli vecchi in possesso delle varie PA, anziché spostare i dati in mano a multinazionali private.
Tornando a noi, l'utente medio non si accorge della rotella o la usa senza pensarci, quei pochi che si rendono conto dell'ennesimo salto di qualità nel "furto di profilo" fanno spallucce e ridacchiano, se glielo fai notare, ricordandoti ("si, come se non fossero anni che sanno tutto di noi!") di tutti i furti precedenti come la rana nella pentola con l'acqua calda e dimenticando che uno tu avevi lanciato l'allarme anche prima e due esiste una temperatura in fisica in cui l'acqua bolle e la rana cuoce.
Perciò, posto che ormai non possiamo fare a meno di questo applicativo di messaggistica per il semplice motivo che ha soppiantato nella quasi totalità dei nostri amici parenti conoscenti persino le funzioni base del telefonino, dobbiamo informarci bene su cosa comporta l'integrazione con metaAI e su come limitarne al massimo l'utilizzo. Ringrazio Pasbas per i link, mentre il suo consiglio di passare ad altra app analoga (magari "cinese" come WeChat o "russa" come Telegram) si scontra con la reale possibilità che una azione dal basso possa avere un impatto significativo nelle abitudini di massa, che per un qualcosa che deve servire a tenerci in contatto con tutti sono decisive. Lui è ancora più veterocomunista di me, e ci crede.
Ma al di là di ogni piccola o grande differenza di posizione tra quelli che sollevano il problema, l'importante è che questi esistano, esistiamo, perché qualsiasi forma di resistenza a qualsiasi cosa che cerca di imporsi in modo pervasivo è da benedire, anche la più effimera e senza speranze. "Ogni resistenza è inutile" era lo slogan dei cattivi più cattivi dell'universo di Star Trek, ma alla fine qualcuno glielo ha ricacciato in gola (leggi questo mio vecchio post per approfondimenti).
In un vecchio sketch dei tempi in cui faceva ridere, che i meno giovani ricorderanno, Massimo Boldi interpretava un cuoco esagitato che ogni tanto urlava "son contrario alla pentola a pressione", completando il tormentone con il titolo di questo post. In fondo al post trovate un video, adesso mi sembra perfetto per riparlare di AI.
ChatGPT alla richiesta"rosso di sera bel tempo... completa la frase" risponde "si spera", ma se precisi "completa la frase come farebbe Camilleri" o qualunque altro scrittore ti offre senza problemi un paragrafo nello stile di quello scrittore. Credibile. Poiché è in circolazione già da un paio di anni, si può già essere certi che una parte dei contenuti narrativi sia già fatta con l'Intelligenza Artificiale (con il suo aiuto, per chi ha almeno l'accortezza di fare una revisione umana, o esclusivamente), e che questa parte sia sempre crescente.
La mancanza di trasparenza (dicono sia allo studio una sorta di bollinatura indelebile di qualsiasi contenuto passato per AI, ma è già tardi e chissà se arriverà mai) fa si che anche la semplice email che risponde cortesemente ad una nostra richiesta già oggi non possiamo sapere se è sincera e quindi il tipo ci ha risposto è cortese e ci ha letto, oppure è automaticamente predisposta dall'AI integrata nel gestore di posta elettronica e il tipo potrebbe benissimo essere un cafone che se ne catafotte di noi e non sa nemmeno che gli abbiamo scritto.
Gli si possono delegare tante di quelle cose, anche altamente personalizzate grazie a quanto gli abbiamo "dato in pasto" di noi, che con ogni probabilità avrà lo stesso effetto di quanto è successo con altre capacità basiche: avere qualcosa che ricorda al posto nostro i numeri di telefono ci ha fatto tanto comodo ma ci ha fatto anche perdere la capacità di memorizzarli che avevamo sviluppato quando quel qualcosa non c'era, avere qualcosa che ci dice dove andare ci ha fatto perdere ogni capacità di orientarci con una mappa cartacea (figuriamoci senza), adesso perderemo la capacità di fare una scaletta, un riassunto, persino una ricerca intelligente sul web. E un professore di medie o di liceo, quindi, oggi deve dare per scontato che gli alunni a casa hanno tradotto la versione o fatto il riassunto con ChatGPT, e industriarsi a valutare per altre dimensioni i suoi allievi.
Essendo questi strumenti in grado di "autoistruirsi", possiamo essere sicuri che sarà sempre più impossibile distinguere una immagine o un video reali da quelli prodotti da AI, e qui il vero rischio non è quello a cui si pensa subito, dare valore di verità a cose false: quello poteva sussistere anche in era photoshop o prima in era fotoritocco manuale, se non eri scetàto. No, è il contrario: toglie valore a ogni prova video o foto. Risultato: senza una qualche diavoleria che marchi una volta per tutte, o meglio finché non viene aggirata dall'AI ma allora rimpiazzata da una nuova diavoleria con la stessa funzione, un po' come nella infinita dialettica informatica tra virus e antivirus o sportiva tra doping e antidoping, addio prove video o fotografiche nei processi (e che non riusciamo a controllarla, lo dice lo stesso premio Nobel per la sua ideazione). Di più: perché dovrei rivolgermi per un parere a un costosissimo avvocato quando una AI può accedere a tutto lo scibile giuridico e darmi la stessa risposta, anzi magari una migliore, in tempo reale? fosse un medico, forse, e dico forse, la preferenza per uno che ti guarda ti tocca e ti parla a quattrocchi sarà più dura da estirpare... Più dura ma non impossibile: la gente si comporta esattamente come la rana nell'acqua, continua a pensare "se andava bene un grado in meno andrà bene anche un grado in più" e non salterà via fino a che non avrà superata la soglia per cui non ce la farebbe a saltar via neanche volendo, e da li in poi il bagnetto si chiama cottura.
La spiego meglio. Con l'entusiasmo di risparmiare fatica per una serie di incombenze noiose che l'AI può fare al suo posto, il suo utente pensa: "perché no? in fondo, non faccio che liberare tempo e risorse per potermi occupare di cose più importanti in cui io sono indispensabile" senza rendersi conto di dare così il proprio consenso all'erosione continua, grado per grado, delle cose per cui lui si possa ritenere indispensabile a favore di quelle per cui lui è prescindibile. Se glielo fai notare, ti risponde che "in fondo siamo già tracciati da tempo, gli algoritmi ci circondano e ci pervadono, per cui per questa diavoleria vale la stessa sintassi di tutte le altre inventate dall'uomo dalla ruota in poi, vorrai mica tornare a lavorare in fabbrica al posto dei robot, luddista che non sei altro? come per ogni innovazione tecnologica, si perdono posti di lavoro da un lato e se ne guadagnano di migliori dall'altro..." Insomma, secondo questa linea di pensiero sempre più dominante chi coglie e segnala il pericolo è un retrogrado, invece la tigre si deve cavalcare. E così, tornando all'acqua, forse troviamo la chiave per spiegarci meglio.
Ogni rana può avere legittimamente una sua personale opinione sul concetto di "acqua piacevolmente calda". Ma ciò non toglie che esista una temperatura in cui l'acqua ustiona, bolle, evapora: è un fatto, non è opinabile. Chi sta fuori la pentola e urla a chi sta dentro "salta fuori prima che sia troppo tardi" si basa su questa realtà oggettiva: anche se lui non ha il termometro, e potrebbe essere che ancora non sia stata raggiunta, quella temperatura critica esiste. Nella storia sono millanta gli esempi in cui ignorando questa banalità i popoli si sono scavati la fossa con le loro mani. Non serve fare esempi, qualunque cosa vi sia venuta in mente va bene. La pentola a pressione è innegabilmente utile in tutta una serie di preparazioni, ma uno chef controlla coi suoi sensi quello che sta cuocendo, si fida poco di questa diavoleria...
E ora vi lascio, come non facevo da tempo, con una serie di approfondimenti. Dopo i quali trovate il video.
Deepseek, ovvero "una volta aperto l'otre di Eolo, non potete pretendere che escano fuori solo i venti che vi fanno comodo". Questa per capirla bisogna ricordarsi l'Odissea, e allora la ridico meglio: mentre in occidente le AI proprietarie si combattono a forza di server talmente enormi da richiedere presto centrali nucleari dedicate (alla faccia dell'ambiente, pecetta che viene usata solo quando fa comodo), i cinesi se ne escono con una che fa quasi le stesse cose a un costo (in tutti i termini) di una piccola frazione, hai voglia che tiriamo fuori presunte (cioè: reali, ma per tutte le AI mica solo per la loro) questioni di sicurezza e gliele blocchiamo: se si può fare si farà, e le AI "tradizionali" moriranno nella culla (leggetevi anche questo articolo su Sbilanciamoci).
Infatti, la linea di movimento è verso l'abolizione di quella crittografia che ci aveva rassicurato a proposito di Whatsapp: Tiktok non ce l'ha mai avuta, e il suo ban è stata solo una mossa per procedere alla sua acquisizione pare da parte di Meta, che dal canto suo ha già annunciato il suo tana-liberi-tutti, ma anche in Europa il vento spira da quella parte.
Come ogni anno ai primi di luglio, al mio blog per il compleanno regalo una nuova grafica, accompagnando la cosa con un editoriale che fa il punto su questo strumento di comunicazione e vi mostra per confronto la grafica precedente in immagine.
Il contatore dice che la media dei lettori di ciascun post è oramai nell'ordine delle decine, superato di recente solo dal primo report del pellegrinaggio di Ivano, ma sempre lontano dai picchi raggiungi oramai anni fa quando mi era scappato di indulgere ai commenti sulla cronaca nera, con quasi mille contatti. D'altronde, quali siano gli argomenti che "tirano" è cosa risaputa, e dimostrata ulteriormente dalla differenza di followers tra il gruppo FB di Controinformoperdiletto, dove linko tutti i post che pubblico qui a mo' di lancio (unica ragione per cui mantengo l'account sul social di Meta oramai al tramonto (almeno, a sentire cosa ne pensano gli adolescenti...), poche centinaia, e quello de Le ricette di nonna Carmela, che va verso i tredicimila.
La tendenza non è cambiata di molto durante la cosiddetta pandemia, che in queste pagine, come in poche altre, è stata trattata per quello che era davvero (una prova di totalitarismo raccapricciante, per farla breve), ed è già tanto - anzi probabilmente è proprio grazie agli scarsi contatti - che le potete ancora leggere liberamente. Della serie: il basso profilo, rasente all'irrilevanza, come veicolo di libertà. Va benissimo, e iniziamo allora la diciassettesima annata.
Anni addietro, la grafica era dedicata al tennista secondo me più grande di tutti i tempi (e sottolineo secondo me: come titoli complessivi è stato superato da uno più antipatico meno bello da vedere giocare ma forse più meritevole e sicuramente più da imitare per coraggio umano, e comunque ci sarà sempre chi preferisce diversamente da te), Roger Federer. Non potevo esimermi, ora che un italiano (ahem...) è arrivato al numero uno del mondo, di fare la stessa cosa per lui. Evitando di nominarlo, nonché di augurarmi che aggiunga proprio in questi giorni altri titoli importantissimi al suo palmares, per una questione, questa si tutta italiana, di scaramanzia.
Forza, roscio! E buon compleanno, Controinformoperdiletto!
Questo post parla delle dinamiche della comunicazione via social. Tutti avrete sentito parlare di gente, magari senza talento, che diventa "virale" su youtube o qualunque altra piattaforma a livello tale che si arricchisce e ne fa un mestiere, ma quasi nessuno ha potuto sperimentare come davvero funzionano questi meccanismi. Io adesso posso offrirvi un piccolo esempio.
Come vi ho già raccontato all'inizio del fenomeno, nel 2011 ho scritto (in doppia lingua, italiano e riggitano) un libro con le ricette di mia nonna, morta nel 2003 a 95 anni (sic!), devolvendo l'intero guadagno per costruire una scuola in Guinea Conakry, e creando un gruppo Facebook per sostenere l'iniziativa, che ha raggiunto qualche decina di iscritti e si è fermato lì. Nel 2017, a libro fuori catalogo, ho pubblicato su questo blog le ricette una a una e postando i link nel gruppo Facebook suddetto, senza quasi nessun riscontro. Poi, inspiegabilmente, qualche mese fa ho cominciato a ricevere richieste di iscrizione al gruppo, prima qualcuna, poi decine, poi centinaia ogni giorno. Mi sono subito stupito e ve l'ho raccontato, ma quando l'ho fatto il gruppo aveva raggiunto 264 membri, e mi sembravano tanti. Ora guardate bene l'immagine a sinistra, cliccate che si espande. Sono oltre 11mila. Senza che io abbia mai fatto niente di niente a livello di promozione. E senza che io ci guadagni nemmeno un centesimo (volutamente, sia su FB che su questo blog, evito accuratamente ogni strumento che dia un seppur minimo rientro monetario).
Forse proprio anche grazie a questa mia inattività (mi sono limitato a ripostare qualche ricetta in evidenza, aderendo a numerose richieste di nuovi membri che, essendo le stesse sepolte indietro negli anni, non le trovavano), la curva da iperbolica che era divenuta si è ora attenuata, e quella delle richieste di iscrizione è divenuta decisamente parabolica: da centinaia di nuovi membri al giorno, a decine, a unità. Al punto che forse possiamo ricavarne un teorema: chiunque può avere subitaneo successo in questo mondo "virtuale", ma se non lo cavalca con sapienza e determinazione quello scema. Ma gli undicimila e rotti restano, qualcuno di loro ha cominciato a pubblicare le sue, di ricette, e va benissimo (sto invece bannando chi è entrato con scopi commerciali di qualsiasi natura, specie extraculinaria). Pertanto si meritano un saluto speciale.
Non sono certo originale nel dire che il Natale era un'altra cosa quando c'erano le famiglie allargate (e lo è ancora dove ancora ci sono). Per me bambino, il fischio d'inizio era quando nonno Luigi si presentava a casa (poi, nella casa più grande di zio Angelino) il 24 mattina con il lievito per fare i crispeddhi (pastella fritta che ha un nome diverso in tutta Italia, che da noi si mangiano a Natale e si fanno ripiene di alici o ricoperte di zucchero). La festa durava tre giorni, gli ultimi eroi si facevano anche il pranzo del 26, con una formazione variabile che aveva come membri fissi gli zii padroni di casa, noi bambini, e appunto i nonni, ma a rotazione ospitava alcune decine di persone. Ogni donna preparava qualcosa che sarebbe bastata per tutti, ragion per cui la quantità di cibarie a disposizione era impressionante. E tra di esse, non mancavano mai i carcioffuli chini, una prelibatezza di preparazione così difficile che non ho mai tentato di affrontare, su cui si svolgeva una piccola guerra a chi li faceva più buoni. E senza offesa per nessuno, vinceva sempre nonna Carmela.
Ecco, il Natale era quello, è quello. Per cui celebro il piccolo miracolo per cui una vecchina morta da vent'anni può raccogliere 11mila followers, per fare a ciascuno di loro, a ciascuno di voi che ha letto fin qui, tanti auguri da parte sua. Bon Natali, figghioli! E mbuccativi n'atra carcioffula, chi non mangiastuvu nenti!....
Come promesso, continuano le clip di Pasbas che ci raccontano la guerra attingendo alla stampa internazionale: viste le condizioni in cui versa quella nazionale, ci pare un lavoro necessario, quasi un dovere civico, per quanto pochi possiate essere voi che ci leggete, ormai, e in questo caso addirittura ascoltate.
Se fossi alla caccia di click, basterebbe ripubblicare le ricette di Nonna Carmela (nel frattempo il gruppo Facebook relativo ha superato 11mila iscritti, senza nessunissima attività di promozione da parte mia, e ovviamente senza nessun guadagno), o anche solo accodarsi al coro italico di osanna a Sinner e soci a seguito del trionfo in coppa Davis (eppure qui scrivo ricorrentemente di tennis, ma quando mi pare e non quando ne scrivono tutti, pure quelli che non distinguono una racchetta da un retino per le farfalle).
Quindi, qui si parla di Gaza, almeno fin quando continua lo scontro impari in cronaca. Buon ascolto.
Scova la notizia (prima che la notizia scovi te!) - seconda parte
di Pasbas
clip
argomenti
Cessate il fuoco e scambio prigionieri.
Il governo Netaniauh ad un bivio: dimettersi o riprendere la guerra.
Parte del popolo israeliano è per lo scambio tutti con tutti.
Quale il prossimo governo di Israele?
Annullamento di una intera generazione.
Bimbi feriti e cure possibili.
Devastati gli ospedali pediatrici.
Orfani, feriti nel corpo e nello spirito.
Leggiamo, invece, su Sinistrainrete, il perché dello sterminio in atto, e cosa si muove dietro le quinte.
"Come fare i soldi facili" è un argomento così attraente che prima che l'oggetto di infinite mail di spam, e di una miriade di spazi web di ogni tipo, era in sostanza nel titolo di una marea di libri più o meno economici (e più o meno ciarlatani: se conosci il metodo per fare i soldi perché non li hai fatti tu e tenti invece di raccattarne un po' cercando di vendermi sto libro?) messi peraltro bene in vista anche dalle librerie più serie, perché vendevano molto di più della media dei romanzieri. Quello che vi sto per raccontare è la ragione per cui, se io oggi dovessi dare un consiglio, darei quello che ho messo per titolo a questo post.
Come sa chi mi segue, ho pubblicato tre libri, due di narrativa nel 1999 e nel 2019, e uno di ricette nel 2011. Manco a dirlo, quest'ultima impresa è stata l'unica con un utile, e meno male, perché l'intenzione fin da prima era di destinarlo ad altri: l'iniziativa ebbe origine in seno a "Fondazione Salsajazz", nata per indirizzare verso alcune adozioni a distanza (tramite a conoscenze dirette in una associazione che operava in Guinea Conakry) il giro di denaro che si originava nelle centinaia di feste di compleanno di un gruppo di salseri foltissimo, anziché buttare soldi in regali inutili. Quando la salsa cominciò a passare un po' di moda, e quel gruppo come spesso accade superò il vertice della parabola iniziando a calare di consistenza numerica e compattezza, gli stessi ragazzi dell'associazione ci proposero, se ne avessimo avuto modo e possibilità, di passare dalle singole adozioni alla costruzione di una scuola in loco. Serviva solo qualcosa per darci quella possibilità.
Mia nonna Carmela era una cuoca fantastica, almeno per noi nipoti. Come molte, concedo. Ma quando io lasciai Reggio Calabria per lavoro, non volendo fare "la fine" di quasi tutti gli studenti fuorisede (se va bene, pasta e tonno), presi a telefonarle per farmi dire come si cucinavano i suoi piatti, facendo pratica sia come "cuoco" che nel mio dialetto riggitano (che le nonne di una volta usavano di default). Mi piaceva tanto percepire la sua soddisfazione, che la chiamavo anche quando la ricetta me la ricordavo benissimo, e poi magari la richiamavo per farle ascoltare in diretta l'apprezzamento dei miei eventuali ospiti. Quando morì, a 95 anni e avendo cucinato fin quasi alla fine, scoprii che sua figlia, la mia amata zia "signorina", essendole stato sempre impedito dalla madre ogni accesso in cucina, negli ultimi tempi si era fatta dettare alcune ricette appuntandole in un quaderno. Appena visto il quale, lo chiesi in prestito e buttai giù di volata il libro di ricette di che trattasi, unendo i testi in italiano alle traduzioni in riggitano che venivano dalla mia memoria. Per realizzare il libro, mi serviva solo l'aiuto di un amico cuoco che preparasse i piatti magari presentandoli decentemente e fotografandoli, visto che per la parte grafica della pubblicazione e per la ricerca della casa editrice bastava la mia esperienza professionale. Il gioco era fatto. E l'operazione ebbe grande successo, la scuola dovrebbe essere ancora lì a testimoniarlo.
Quando ogni copia fu venduta, ho preso a pubblicare le singole ricette su questo blog, sotto l'apposito tag, mettendo i link ai post, oltre che nel gruppo Facebook di questo blog stesso, anche in un gruppo appositamente creato per il libro di ricette. Come sapete, il blog non ha scopo di lucro, non c'è nemmeno un bannerino di adsense, lo faccio solo per sfogare la mia grafomania con chi ha la bontà di seguirmi. D'altronde, se anche il banner ci fosse, col mio numero di contatti medi giornalieri, peraltro in continuo calo, non ci farei nemmeno un caffè, e va bene così (per il lavoro che faccio, peraltro, ogni attività extralavorativa remunerata dovrebbe essere autorizzata: meglio evitare del tutto). Ma il gruppo del libro di ricette, a distanza di oltre sei anni dalla ultima pubblicazione di una ricetta, e a distanza di dodici dall'edizione del libro, continua a raccogliere ogni giorno nuove adesioni. Ecco il perché del mio consiglio iniziale: è vero che ce ne sono già tanti, ma evidentemente il mercato è ben lungi dall'essere saturo, per cui se volete fare un po' di soldini col web, lasciate perdere il porno, che non tira più (sic), aprite un sito di ricette e pubblicizzatelo sui social. A me invece come remunerazione basta il pensiero che, se è vero che uno vive fino a quando un vivo se ne ricorda, allora la mia amata nonna è ancora viva vent'anni dopo il decesso anagrafico, vi guarda dalla testatina del gruppo e vi detta le sue semplicissime ricette.
Vi saluto con tre avvertenze ai membri del gruppo:
se vi molestano i continui saluti ai nuovi membri, credo ci sia il modo di silenziare le notifiche;
se volete le ricette, le trovate come post singoli scrollando nel gruppo stesso fino a giugno 2017 e indietro, oppure a questo link (abbiate pazienza, dalla seconda pagina in poi: andate in fondo e cliccate su "post più vecchi");
se vi interessa l'aspetto culturale, ogni ricetta oltre che in italiano è scritta nella mia particolare (e al suo interno rigorosa) translitterazione del dialetto reggino, che poi usai per i dialoghi tra alcuni personaggi di Sushi marina.
Anche se sei ligio nel dribblare quasi tutti i telegiornali e tutti ma proprio tutti i cosiddetti programmi di approfondimento giornalistico, lo spettro del regime può manifestarsi davanti a te a tradimento, quando meno te lo aspetti. Le "pillole contro la disinformazione", infatti, non sono solo disponibili su Raiplay per i volontari dell'indottrinamento, ma vengono mandate in onda tipo spot pubblicitari ("pubblicità regresso", viene da dire) e quindi può capitare di "assumerle" mentre magari cerchi di distrarti con un vecchio film.
Quello che è capitato a me è un ottimo esempio della sintassi che utilizzano e di quanto sia da aborrire, proprio perché in teoria nel merito non c'è che da essere d'accordo: l'argomento è il cambiamento climatico come conseguenza delle attività umane. Ebbene, il simpatico filmatino dice in sostanza che:
è dimostrato che il cambiamento climatico in corso dagli anni 70 e in accelerazione oggi è effetto dell'impronta ecologica dell'uomo "occidentale";
i numerosi contributi in qualunque formato disponibili sul web che confutano il punto precedente sono finanziati dal complesso finanziario industriale che si regge sui combustibili fossili, che già negli anni 80 ingaggiarono gli stessi pubblicitari che avevano difeso nei decenni precedenti l'industria del tabacco negando la sua nocività (e ti mostrano quelle assurde ridicole campagne, che non puoi non giudicare tali);
dovere della libera informazione, in ossequio alla sua funzione di baluardo democratico, è identificare e isolare quei contributi, e fare in modo che vengano rimossi dal web.
Giuro, è tutto vero, e se non ci credete andateveli a guardare: si enuncia un teorema, e anziché tentare di convincerti ti dicono che chi sostiene il contrario è pagato per farlo (e perché non chi ha scritto il teorema, allora?) quindi è ovvio il dovere "democratico" di cancellarlo dalla Rete. Inoltre, dicevo, l'argomento è un ottimo esempio, perché nonostante io sia un ecologista della prima ora, iscritto ad una associazione della mia città da ragazzo, dopo aver ascoltato lo spot, l'istinto libertario mi spinge, semmai, a simpatizzare coi "banditi" e a cercare di capirne le ragioni. Compito dell'informazione libera e democratica, infatti, sarebbe far si che tutti i pareri abbiano voce in confronti pubblici paritari ed equilibrati dove ciascuno possa portare i propri argomenti, seguendo i quali ciascun cittadino possa liberamente formarsi la propria opinione: esatto, l'esatto opposto della logica di iniziative come questa. Che è invece: "noi abbiamo ragione, loro hanno torto, e dobbiamo isolarli deriderli e se possibile zittirli". Come per la pandemia. Come per i vaccini. Come per la guerra in Ucraina.
Quindi non è "per dispetto", come può sembrare a una lettura superficiale, che quando l'informazione mainstream prende di mira una posizione viene voglia di difenderla se non proprio di assumerla, ma è invece una specie di termometro della democrazia interiore: se assisti a tutto ciò e non ti viene voglia di capire le ragioni degli attaccati, di urlare di lasciarli liberi di esprimerle che se hanno davvero torto non diventeranno maggioritarie (e se lo diventeranno, allora come minimo non hanno tutti i torti), non sei davvero democratico inside come credi e ti dici.
A pandemia appena iniziata, sono stato invitato a una diretta su FB da amici (o ex tali?) con la patente di sinistra. Quando mi sono permesso di elogiare la scelta svedese di non imporre alcunché, lasciando alla sensibilità e alla convinzione di ciascun cittadino la maggior parte delle scelte che da noi invece stavano diventando (la cosa sarebbe poi notevolmente peggiorata) linea di governo esiziale sia dal punto di vista economico che giuridico e sociale, sono stato bollato e zittito, l'unica risposta "diretta" essendo un "gli italiani non sono svedesi". Oggi che tutto è (forse) alle spalle, a dispetto delle tante statistichesse che allora cercavano di stirare i numeri per dimostrare la sventatezza scandinava, si può senza ombra di dubbio affermare che le due strategie opposte hanno avuto risultati senza differenze statisticamente significative, e se non si capisce questo concetto legato a indici che bisogna avere studiato si può dire "abbastanza simili da poter affermare che la linea dura è stata inutile", anche perché inoltre se si va a cavillare si scopre che sono semmai peggiori per l'Italia anzichenò. Quindi il "complottista" aveva ragione - è capitato tante di quelle volte in passato che magari tocca stare attenti che non l'abbia anche la prossima volta. Ma non è questo il punto. Il punto è che i sedicenti democratici di sinistra ragionavano (e ragionano) da elitari snob: il popolino italiano non è degno oggi di decidere sul proprio corpo e la propria sicurezza come ieri oggi e domani sulle politiche monetarie del proprio Paese (il famoso "vincolo esterno" per cui l'Europa per noi è comunque salvifica, anche quando impone misure durissime che poi peraltro si dimostrano persino inutili - basta guardare l'inflazione reale oggi).
Questa è la vera tragedia della sinistra, italiana in particolare. Se non sei d'accordo con loro, o perlomeno hai bisogno di capire chi non lo è e comunque ne difendi il diritto ad esprimersi, sei fascista e/o complottista, e devi essere bollato come irresponsabile socialmente quindi neutralizzato multato emarginato zittito, poco importa se proprio con modi precisamente antidemocratici e fascisti: loro non diventano mai fascisti, nemmeno censurando chi non la pensa come loro, nemmeno prendendo le parti di schieramenti dichiaratamente neonazisti (che diventano baluardi della democrazia per osmosi, perché sono dei "nostri"). E il bello è che se qualcuno di loro ha resistito a leggermi fino a questo punto (anche se dubito) la sua conclusione sarà (anche se penso che ci sia arrivato da tempo) che io sono diventato "di destra". Avevo sentito dire che invecchiando si diventa di destra, ma non pensavo ci si riuscisse anche pensando invece di stare disperatamente tentando di mantenere vivi principi che credevi di sinistra.
Lo confesso: sto seriamente pensando di chiudere il blog. Lo so che sarete in pochi a stracciarvi le vesti, non ve lo vengo a dire per questa ragione, ma perché i motivi che mi ci condurrebbero riguardano tutti noi. E anche tutti i filogovernativi, si, che hanno fermamente sostenuto la legittimità di una serie di provvedimenti incostituzionali e liberticidi con l'argomento (tutt'altro che statisticamente dimostrato: non mi arrendo, e so quello che dico) della eccezionalità della pandemia, ed ora si ritroveranno con ogni probabilità angariati da tutta una serie di provvedimenti ben peggiori molto meglio motivati da un bello stato di guerra e non potranno dire niente (salvo guardarsi allo specchio, o dirsi che zio Gino glielo aveva detto).
Certo, è sempre possibile prendersela con un nemico esterno (il virus o il cattivone russo valgono quanto i terroni per i bossiani o i negri per i razzisti, come fa gente che pensavo intelligente a non capirlo è per me un mistero), ma temo funzioni solo in parte, finché si tiene accesso il fuoco della menzogna a se stessi magari con l'aiuto dei tanti fornelli accesi di continuo da una stampa mainstream che pare proprio aver fatto con la pandemia le prove a gestire l'informazione di guerra, tanto è inqualificabilmente e vomitevolmente monocorde. Ma quando ti distrai, quando ti vedi riflesso nella vetrina camminando, quando ti addormenti, caro il mio covidiota oggi filonazista (inconsapevole, anzi presumendo l'opposto), non puoi controllare la verità che emerge dai tuoi incubi, come dai miei.
Il nostro mondo, infatti, sembra più forte ma è molto più fragile di quello dei nostri padri e nonni. Loro avevano una rete sociale solida, noi l'abbiamo rimpiazzata con una quasi esclusivamente impalpabile. Loro sono sopravvissuti a due guerre, combattute sul loro territorio. Noi non abbiamo nessuna possibilità di sopravvivere a una guerra combattuta nemmeno proprio qui. Quanto possiamo resistere senza elettricità, un giorno o due? certo non di più: niente frigo, niente riscaldamento o acqua calda, niente ricarica alla nuova carissima auto plug-in comprata a rate per sentirsi ecologici, e soprattutto niente smartphone o computer. Fate un pensiero del genere prima di andare a dormire, e siete fottuti.
Alle due o tre del mattino arriva l'incubo, e vi svegliate sudati nel letto. Magari avete pure urlato rischiando di svegliare colui/colei con cui dormite, e già questa è una consolazione perché magari basta toccarlo/a per tentare di recuperare un minimo di tranquillità cardiaca ed il sonno, se no non resta che alzarsi, come se dormite soli è l'unica. Siete a piedi (non ci sono più carburanti, né treni) per strada a tentare di raggiungere un figlio lontano, e non sapendo nemmeno se lo trovate dov'era o se è ancora vivo, perché non ci sono più cabine telefoniche e quasi nessuno ha telefoni fissi. Per mangiare o bere dovete rubare, o ruspare nei rifiuti, o sperare nella solidarietà di qualcuno, perché se voi avevate qualcosa l'avete finita o ve l'hanno rubata, ma in qualche modo siete ancora vivi e continuate a camminare. Non avete un soldo in tasca, perché nel frattempo i contanti li hanno aboliti, e la moneta elettronica ha bisogno di corrente, oltre che di obbedienza politica (chi osa criticare il governo, basta un click). I dettagli metteteceli voi. Il carburante ai vostri incubi ce lo mette la vostra sorda consapevolezza di essere stati i responsabili, in definitiva, di quanto vi accade: consentendo con il vostro consenso che chi aveva questi piani da anni cominciasse ad attuarli montando un circo equestre sulla cosa più disponibile in natura, il virus del raffreddore.
Ma torniamo al blog. Su Facebook c'era un gruppo dal nome "Movimento non sono un covidiota" o qualcosa del genere: cancellato, con tutti i post e i commenti di tutti, compresi le pochi menti che hanno continuato a pensare negli ultimi due anni, e si anche degli idioti terrapiattisti magari troll. Il forum di Comedonchisciotte c'è ancora, ma quella testata ha deciso di trasferire il proprio canale social principale su Telegram, per prevenire chiusure: è meno probabile che questo si comporti come Facebook, anche se non è certo. E comunque anche sul web si è precari: Sputniknews e Libreidee, che trovate in spalla destra tra i siti che seguo, per poterli ancora visitare bisogna attivare il VPN, quindi prima ancora bisogna sapere che c'è e cos'è (un accrocco che aggiungete al browser e vi fa navigare attraverso un nodo estero, che so rumeno o turco, permettendovi di raggiungere siti bannati in Italia). E il fatto di non avere notizie di conseguenze patrimoniali e penali ai detentori di questi e altri siti o gruppi social in lista nera non significa nulla: sono quel tipo di notizie che oggi trovate proprio solo sui siti a rischio di oscuramento. Quindi quando chiuderanno questa voce, e se non lo faranno sarà solo perché quantitativamente irrilevante, o il suo gruppo Facebook o Whatsapp, o magari anche i corrispondenti miei account su Google e/o Meta, semplicemente sarà come se non ci fosse mai stata, a parte per me e per quei dieci di voi, sui circa cento che in media mi leggete, che magari mi contatteranno per chiedermene ragione. Dovrei forse quindi ascoltare il consiglio di chiudere bottega ordinatamente, memorizzando il memorizzabile in locale, risparmiandomi almeno le conseguenze personali?
Sapete, il mio corso di laurea non era di quelli considerati tosti: Scienze politiche, indirizzo politico-sociale. Ma a suo tempo (eoni fa) l'ho preso sul serio: diversamente dal liceo (dove studiavo il minimo indispensabile e poi me la cavavo di furbizia e savoir faire), passavo tra corsi e libri ben più di una giornata lavorativa, fino alle sedici ore al giorno del periodo della tesi (sperimentale). Ma non è solo per questa ragione che mi sono laureato in tempo, senza nemmeno pagare le tasse del primo anno fuori corso: fu anche perché non ho mai saltato un appello d'esame, neanche se magari mi sentivo poco pronto. Facevo di tutto per essere il più preparato possibile, ma quando arrivava l'esame ci andavo, con quello che sapevo, andasse come andasse: pensandoci bene cosa potevano fare? rimandarmi all'appello successivo? bocciarmi, cioè rimandarmi alla sessione successiva? e se avessi rinunciato da me, non sarebbe stata la stessa cosa? Perché bocciarmi o rimandarmi da solo?
Quindi continuo. Anche perché sta cosa della guerra qualche occhio chiuso dalla pandemia ha cominciato a riaprirlo, qualche cervello spento per un tipo di paura forse quest'altro tipo lo sta riaccendendo. Leggo e sento amici ieri proni alla narrazione ufficiale del covid oggi ribellarsi a quella della guerra. Putin è quello che è, ma non salva né la nostra anima né il mondo cavarcela addossandogli ogni responsabilità. La guerra in Ucraina non è scoppiata oggi, ma nel 2014 quando l'occidente ha favorito una cosiddetta rivoluzione colorata mettendo al potere un suo fantoccio che intanto faceva le prove in un reality show. E non è una idea partorita oggi nella mente di un complottista, se volete la potete sentire dalla viva voce di Giulietto Chiesa in un video del 2014. O se non vi sta bene da lui perché era comunista, sentitela da uno che di governi fantoccio se ne intendeva, avendone istituiti e manovrati parecchi (tra cui la dittatura di Pinochet in Cile): Henry Kissinger. Aderendo alla propaganda di guerra le guerre non si fermano, si alimentano. Si fermano, forse, o comunque certamente se ne evita il ripetersi, solo cercando di capirne le cause vere, traendo la lezione dalla Storia. La NATO deve fermarsi a distanza dalla Russia. I popoli devono autodeterminarsi, ma i popoli quasi mai corrispondono agli Stati formati a tavolino come l'Ucraina, quindi il principio vale anche per quelli della Crimea o del Donbass (specie se quando ci conviene usiamo lo stesso ragionamento, come fu per il Kosovo). E, last but non the least, la Russia sul suo territorio non ha mai perso una guerra, citofonare Bonaparte o Hitler.
A meno di non usare le atomiche. Ma in tal caso chi mai potrebbe dirsi vincitore, e di cosa? Un certo Einstein una volta pare abbia detto che non sapeva con cosa si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma sapeva con cosa si sarebbe combattuta la quarta: pietre e bastoni.
E ora permettetemi di fornirvi, con tanto di consiglio pressante a prendervi il tempo di seguirli e leggerli uno a uno (come peraltro tutti quelli nel testo qui sopra), una serie di link di approfondimento, che la conoscenza è l'unica speranza di salvezza:
Roger Waters, ovvero il grande vecchio del rock, l'unico rimasto lucido attraverso i decenni al punto di mostrare fattivamente quanto e come il muro in Israele sia figlio di quello di Berlino, che ci mostra cosa vuol dire essere davvero contro la guerra e contro tutti i tiranni;
Libreidee (se riuscite a raggiungerlo, magari attivando il VPN), due pezzi su Putin da leggere integralmente, di Cattaneo e Sciorilli, e la trascrizione di un video di Giovagnoli sul bivio che ha davanti l'umanità;
Sputnik (come sopra), ovvero se dici la verità, ad esempio sul fatto che il rincaro dei carburanti è dovuto sia alla speculazione (quindi in ultima analisi ancora una volta alle liberalizzazioni) che alla composizione dei prezzi (in gran parte tasse, spesso a ripagare spese militari di anni fa), ti zittisco perché sei russo: viva la democrazia!
Grimaldi, ovvero morto Chiesa c'è ancora un grande vecchio, un Giornalista con la maiuscola, da seguire, ad esempio in questi due ultimi post su Stati canaglia e Nazismo;
Lanuovanorimberga.it, ovvero l'unico modo con cui davvero si potrebbe dire finita la stagione pandemica, con la condanna esemplare di un bel po' di soggetti, altro che proclami fasulli sui telegiornali di fine dell'emergenza mentre se ne prepara l'istituzionalizzazione;
Libero pensare, ovvero breve storia della russofobia, e purtroppo anche cronaca, culminata con la cacciata di un direttore d'orchestra e di una soprano russi dalla Scala perché si erano rifiutati di prendere le distanze dalla propria patria: questi geni della democrazia, purtroppo, non si rendono nemmeno conto del fatto che l'unico modo di giustificare in qualche modo la propria pretesa superiorità sarebbe agire esattamente nel modo opposto (come spiega, finché ce lo lasciano, il CEO della WTA).
E ora vi saluto con un brano di Lolli, che spiega il titolo del post. E forse anche tutto il resto.