Resto nella stessa zona del post scorso, perché mi sono imbattuto in un articolo, pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leggere. Ha un buon titolo, che indica bene l'argomento [Come mi sono disintossicata dal telefono (e ho recuperato il mio tempo libero)], ma non commettete l'errore di fermarvi a quello tanto avete capito dove vuole andare a parare, come troppo spesso oramai tutti facciamo, perché le suggestioni che offre vanno oltre, e per ciascuno di noi saranno diverse.
Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.
A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.
Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?
Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.
Oggi vi faccio giocare di fantasia. Immaginate il vostro corpo come se in trasparenza fosse possibile vederne i sistemi di cui è composto, un po' come nell'immagine qui accanto che però ne mostra solo tre, nervoso linfatico e circolatorio, perché non sono riuscito a trovarne una che mostrasse anche gli apparati digerente muscolare scheletrico eccetera. E ora immaginate di vendere uno o più di questi apparati o sistemi a un altro, che garantisce che li lascerà al loro posto a svolgere la loro funzione, anche nel suo interesse altrimenti morirebbe il suo acquisto assieme all'ex proprietario, ma gestendoli efficientemente e magari redditiziamente, a differenza di quanto oramai faceva il vostro vecchio corpaccione. Si lo so che non è perfetta, che qualcuno ha già iniziato ad alienare il proprio sistema neurosensoriale attraverso lettori che da esterni diventano interni convinto che la cosa rechi più vantaggi che rischi, e che l'habeas corpus ha chiuso la sua parabola con la pantomima della pandemia, ma io stavo facendo una metafora.
Aiutatemi, se uno Stato-Nazione è come un corpo umano, a cosa corrispondono la sua rete ferroviaria, elettrica, delle telecomunicazioni, sanitaria, scolastica, aeronavale, idrica, di presidio ambientale e del territorio, di pubblica sicurezza, giudiziaria, eccetera? Non importa che siate in grado di disegnare una tabella con corrispondenze biunivoche e inequivocabili, basta che abbiate capito l'antifona. Le privatizzazioni, non a caso partite con quella della Banca d'Italia e il suo divorzio dal Tesoro, hanno nel giro di qualche decennio ridotto il Paese a una gruviera con più buchi che formaggio: quasi niente di quello che era dello Stato, cioè della collettività, lo è ancora, anche se sembra svolgere le stesse funzioni, e se lo fa è per dissimulare e così impedire sollevazioni, mentre la sua vera funzione è arricchire il nuovo padrone a spese della collettività.
Si lo so che vi è scattato l'allarme che con tanta cura vi hanno installato in mente: "ecco il solito statalista veterocomunista ma quanto dobbiamo aspettare perché anche l'ultimo di questa generazione di privilegiati passatisti tiri le cuoia lasciando che il futuro faccia il suo corso senza doverci subire le sue lamentazioni!". Personalmente non so ancora per quanto, ma proprio per questo lo ritengo una specie di dovere civico (e non sono solo...). Uno Stato non è più sovrano se, grazie agli uffizi di criminali che prima gli hanno tolto il potere primigenio di stampare moneta poi hanno fatto diventare assioma la menzogna che per sopravvivere doveva vendersi i pezzi, non ha più quasi nessun sistema o apparato vitale, e si appresta a togliere quel quasi. E se lo Stato non è più sovrano, visto che la formula del Potere prevede che al numeratore ci sia sempre qualcuno o qualcosa, mentre al denominatore ci siamo noi anche se ci hanno fatto credere alla menzogna chiamata democrazia, chi è il sovrano?
Allora facciamo un altro gioco. Scoppia una guerra. Meglio: la terza guerra mondiale a pezzi (cit.) riunisce i pezzi fino a includerci, sembra impossibile ma è un attimo e accade. Morti distruzioni eccetera per tot anni poi finisce. Non serve molta immaginazione basta voltarsi in giro. Voi siete tra quei pochi illuminati che si trovano a gestire l'ingrato ma vitale compito di ricostruire, ed è ininfluente se avrete aiuti esterni o meno: ripartite da zero. Da dove ripartite? Una banca centrale che stampi moneta sovrana nella quantità che serve (non così poco da lasciare cose essenziali non ricostruite, ma non così troppo da innescare inflazione e svalutazione), esatto, e con quella: strade, ferrovie, porti, aeroporti, case, argini, crinali, boschi, acquedotti, reti informatiche, centrali elettriche (da noi, soprattutto idroelettriche), servizi pubblici, polizia, eccetera, e non le ho scritte in ordine temporale o di importanza ma solo per come mi sono venute in mente. Il corpo di uno Stato sovrano non è come il mio o il nostro, è come quello del ballerino del dottor Frankestin, può tornare in vita. Si. Può. Fare.
Mesi fa ho acquistato (spendendo la metà rispetto a una di moda) un'auto a gasolio seminuova fino a che se ne trovavano, già oggi è più difficile domani sarà impossibile. Il mio meccanico dice che ho fatto bene, che il diesel è il motore migliore con maggiore efficienza più ecologico più economico e a maggior durata, e il multijet della FIAT è uno dei migliori motori diesel per autovetture mai costruito. Se sono fortunato, posso farci oltre 300mila chilometri, che per me se continuo così sono solo una decina d'anni ma intanto con un'altra alimentazione non ce li farei (il benzina va al doppio dei giri quindi dura la metà, e il GPL accorcia la vita dei motori a benzina, mentre le ibride più sono davvero tali più devono essere imbottite di diavolerie elettroniche che aumentando la complicatezza del sistema ne accorciano la vita complessiva). Ma se voglio farlo, se voglio ostinarmi a decidere con la mia testa quale sia la scelta migliore, e dico anche dal punto di vista ecologico (che complessivamente se tutte le auto durassero decenni e non ci fossero obsolescenza programmata e direttive europee una dietro l'altra con ben altre finalità rispetto alle dichiarate, sarebbe si la scelta migliore per l'ambiente), devo pagare di tasca: dal 1° gennaio una rimodulazione delle accise ha reso stabilmente (i primi avvisi ci erano già stati) più caro il gasolio della benzina, e mi sa che non è finita qua.
Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.
Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.
La Corte dei Conti ha "bloccato" il Ponte sullo Stretto. Le virgolette sono perché il parere non è vincolante per il governo, ma i rilievi sono concreti ed è difficile che questo abbia la forza politica per ignorarli bellamente. Il wishful thinking è che questo ennesimo stop sia finalmente quello definitivo, ma la torta è talmente grossa che difficilmente i felloni non cercheranno e magari troveranno un'altra strada per cercare di papparsela.
E' perciò utile, anche se l'argomento è uno dei più trattati di questo blog (basta seguire il tag), ricapitolare ancora una volta quali sono tutte le ragioni per cui il Ponte non può e non deve essere fatto, anche perché negli ultimi tempi, grazie anche alla sponsorship governativa (specie di uno a cui del sud non gliene è mai fregato niente, peraltro), gli argomenti a favore, per quanto fallaci, hanno trovato "buona" stampa facendo quindi breccia in una opinione pubblica sempre meno avvezza al pensiero critico.
Fattibilità. Il ponte a campata unica più lungo mai costruito ha una campata lunga la metà di questo progetto. Il doppio più lungo non significa il doppio più difficile, magari: qui parliamo di un fattore difficilmente calcolabile. E certo che i progettisti dicono che si può fare, erano ingegneri, erano scienziati, anche Morandi e quelli del Vajont: non deve decidere chi è interessato. E chi deve decidere deve essere "marcato a uomo" per non essere corrotto.
Terremoti. La resistenza al sisma del progetto attuale è di 7.1 gradi Richter. Ridicola. Nessuno può dire con esattezza quale fu la magnitudo del "big one" del 1908, e quale sarà quella del prossimo. Ma se fosse 7.2 non sarebbe lo zero virgola uno più forte, la scala è logaritmica, si parla di moltiplicare a ogni decimale, un 7.8 sarebbe UNDICI volte più forte del 7.1 per cui il progetto sarebbe tarato. Tutto ciò significa che è praticamente certo che, ammesso che riescano a ultimarlo, al prossimo grande terremoto, in una zona in cui ce n'è uno ogni secolo o due al massimo quindi ci siamo quasi, andrà in macerie (e se anche fosse l'unica struttura a resistere, come si vanta lo stesso Salvini, in assenza di interventi sul patrimonio abitativo dell'area dello Stretto, resterebbe a collegare due cumuli di macerie).
Vento. Ma se un grande terremoto possiamo essere certi che arriverà ma non quando, i venti su quel tratto di mare, a decine di metri di altezza, sono la regola per moltissimi giorni all'anno. Un grattacielo, cioè un oggetto massiccio ancorato a terra e alto centinaia di metri, in cima deve oscillare di metri e metri per non crollare. Il Ponte, una struttura esile coi punti di ancoraggio lontani chilometri, per non crollare deve oscillare tanto da costringere a chiuderlo al transito in ogni giorno di vento. Immaginando che non ci siano più i traghetti, chi deve passare sta fermo agli imbocchi.
Traffico. Si ma chi è che ci deve passare? Per giustificare la costruzione, si ricorre a previsioni di traffico vecchie di venti anni (lo stesso trucco della Torino-Lione), che la stessa CdC ha giudicato irrealistiche visti i tempi. Ma anche fossero giuste, la domanda è: ha senso nel 2025 realizzare una infrastruttura che sposterà ulteriormente i trasporti su gomma (mentre è in corso un'azione concentrica per farci abbandonare le auto, peraltro) da e verso un'isola che logica e ambientalismo vorrebbe fosse invece essere rifornita esclusivamente via mare, semmai investendo su porti commerciali e infrastrutture di trasporto interno?
Tempi e costi di traghettamento. Si parla di un pedaggio di 10 euro a vettura e 20 a mezzo pesante. Ammesso che sia vero, e che si trovi il modo di non creare code agli imbocchi (salvo il vento, rivedi punto 3) risparmiando del tempo, visto che il tempo è denaro e che le code agli imbarchi attualmente si registrano solo per alcuni giorni all'anno (meno di dieci) quanto risparmierebbero gli utenti (escludendo pendolari reggini e messinesi, che se glieli lasciano continueranno a preferire gli aliscafi a 40 chilometri di strada) non ferroviari?
Treni. Unici mezzi che trarrebbero vantaggio dal ponte, su cui passerebbero dritto anziché fermarsi per essere "smontati" e traghettati. Peccato che anche calcolando, a voler essere generosi, in un'ora o due questo risparmio di tempo, esso deve essere parametrato a lunghe percorrenze col "continente" che includono le ottocentesche tratte siciliane e la tratta Reggio/Salerno per cui è stata appena riesclusa (viene fatto ricorrentemente, ad ogni tentativo di riproporla, perché l'orografia non perdona e costringe a costi altissimi) l'Alta Velocità: un conto è risparmiare un'ora su due, un conto una su dieci, o no? Quanto si accorcerebbero i tempi se si intervenisse sulle tratte a terra? A spanne, molto di più e spendendo molti meno soldi.
Tempi e costi di costruzione finali. C'è mai stata una "grande opera" per cui in Italia alla fine si è speso quanto si era detto e ci si è messi il tempo che si era detto? E perché mai dovremmo credere che in questo caso si sfuggirebbe alla regola della moltiplicazione? Infatti, uno dei rilievi della Corte riguarda proprio la levitazione delle cifre rispetto al progetto in fieri, che non dimentichiamo è di vent'anni fa. E Salvini ha la faccia tosta di parlare di "natura politica" dei rilievi.
Garantito duecento anni!!!! Un'opera che costa quanto una mega-manovra fiscale, e i suoi alfieri si vantano di garantirne una tenuta che magari a loro sembra lunga, a confronto delle loro miserevoli vite, ma che invece andrebbe paragonata non al ponte Morandi ma a ponte Milvio. E la garanzia peraltro è a patto di costi di manutenzione il cui calcolo approssimativo è appunto un altro dei rilievi della magistratura contabile (cosa non si fa, pur di falsare il bilancio costi/benefici!).
Moltiplicatore? La mistificazione maggiore è il ricatto morale che viene perpetrato ai danni di popolazioni storicamente tagliate fuori da investimenti produttivi (che non convengano a corrotti e corruttori): "retrogradi, osate essere contrari a una pioggia di miliardi che non può non avere enormi effetti moltiplicativi e ricadute sul territorio!" Bugia! Perché agisca, il moltiplicatore keynesiano, occorrono investimenti che insistono, sul territorio dove vengono fatti: piccole opere pubbliche a deficit che diano lavoro stabile a gente del posto o che vi si trasferisce, spendendo i guadagni sul posto e così via fino a che le maggiori entrate fiscali derivate dal maggior reddito non annullino il deficit iniziale. Un circolo virtuoso in cui una megaopera del genere per sua natura non farà sfociare che i rigagnoli, la quasi totalità del flusso ripartendosi tra general contractor, vari livelli di subappaltatori, grandi e piccoli corrotti e corruttori, e maestranze in massima parte straniere che manderanno a casa quasi tutti gli introiti e andranno via appena finito. In altri termini, se gli stessi soldi di questa unica opera gigantesca venissero ripartiti in cento iniziative sul territorio, ci sarebbe si un effetto moltiplicatore enorme; dal ponte, quasi nulla.
Investimenti alternativi. Ferrovie locali, strade, porti, rete idrica, edilizia scolastica, ospedali (basterebbe la riapertura e riqualificazione dei tanti chiusi negli ultimi decenni), salvaguardia idrogeologica di zone a rischio, messa in sicurezza di coste e argini, incentivi diretti alla ristrutturazione edilizia privata (no superbonus in saccoccia alle banche e ai furbi) anche in chiave antisismica, e mi scordo di sicuro qualcosa. In tutta la Calabria, la Sicilia, e perché no il resto del Sud e isole. Con effetti moltiplicatori di molto moltiplicati, ripeto. E resterebbero soldi, rispetto a questo spreco.
Mafia. L'ho lasciata per ultima non per importanza, ma perché è il fattore assieme più indiscusso e meno definibile. Di certo, è quasi impossibile tenerla lontana da pozzi senza fondo come questo. Ma il fatto che sia sul proprio territorio è solo una secondaria facilitazione: la cosa vale per qualsiasi "grande opera" ovunque si faccia. E si, vale anche per le opere più piccole, ma quelle attraggono pesci più piccoli, ed è più facile controllare che vengano ultimate senza eccessive ruberie. Sulla TAV, le privatizzazioni e le megaopere in genere, come diceva Pasolini, io non ho le prove ma so.
Impatto ambientale. Consideriamola un post-scriptum, anche se è una delle carenze più pesanti rilevate dalla Corte. Per chi ama quel territorio, magari perché ci è nato, non è facile digerire lo scempio di due pilastri alti centinaia di metri e larghi decine, poggiati su colline vere o artificiali che siano, più decine di chilometri di raccordi stradali e ferroviari poggiati su altri pilastri non giganteschi ma numerosi, perché l'altezza del ponte (che dovrebbe essere sufficiente al transito delle mega navi, per non fare chiudere il porto di Gioia Tauro) è tale che con le rampe bisogna partire da lontano, coi treni da lontanissimo. Basta questo a chiudere la questione, i dettagli sono tanti ma sono in aggiunta. Tutto questo se lo finiscono e se resta in piedi. Perché visti i punti precedenti la cosa altamente più probabile è che vedremo per decenni un cantiere aperto e poi per secoli i resti di un cantiere chiuso di un qualcosa di mai ultimato o peggio ancora i ruderi di un qualcosa di ultimato e crollato per una delle ragioni di cui sopra, dai terremoti al vento allo scadere dei due secoli di garanzia. Un impatto ambientale colossale, uno scenario che si spera almeno sia da monito all'umanità, ammesso che questa si faccia davvero ammonire da qualcosa a non ripetere i propri errori.
Voglio chiudere con un ricordo personale, perché questo in fondo è un diario e perché spesso l'ultima parola in questioni serie la ottiene la risata. L'ironia, la satira, possono sgretolare il Potere, anzi spesso sono le sole forze a riuscirci o almeno a incrinarlo.
Mio papà Pepè fu protagonista, nel suo piccolo, dell'epopea delle radio libere negli anni 70. Certo, a Reggio Calabria, anzi nella frazione di Gallina, non a Bologna Roma o Milano, ma basta accontentarsi. Io gli andai a rimorchio, e ancora oggi mi vanto di avere nel curriculum di essere stato DJ, anzi come si diceva di avere "trasmesso in radio", dal 1979 al 1984. Ma nel 1976, ero piccolo, mio padre prese a telefonare a Radio Gallina Sound interpretando in diretta una serie di personaggi, figli credo come ancora oggi tanti di Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni ma suoi originali, che gli valsero l'invito a passare dall'altra parte del bancone del mixer (vi sarebbe rimasto per vent'anni). Me ne ricordo bene due, vi giuro esilaranti: Gustavo, un omosessuale appassionato di culinaria col pallino per il pescestocco, e il professore Paolo Missineo, un saccente pieno di prosopopea che chiosava ogni suo intervento, di qualunque argomento si fosse parlato, col suo tormentone: "il ponte sullo stretto sarà fatto!". E raccontava che per sponsorizzarlo si faceva ogni giorno lo Stretto a nuoto andata e ritorno da Cannitello a Ganzirri.
C'è un verso di Giovanni Lindo Ferretti (che proprio oggi compie 70 anni: auguri!) di una bellezza atroce, nella splendida canzone In viaggio, fa:
Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena, disposti a decollarsi per un passo inerte più in là.
I cani domestici sono frutto di selezioni e incroci lungo migliaia e migliaia di anni, ma tutte le razze da qualche parte dentro mantengono qualcosa del lupo o del coyote, che assalivano i gruppi umani per mangiare, prima di imparare a servirli. Così, la stessa bestia che ti implora sotto al tavolo per un ciccetto, e non si sogna minimamente ti saltarci sopra per prenderselo (come farebbe un gatto se solo ti distrai un secondo, ma il gatto ha tutta un'altra storia), se solo gli metti una catena al collo e te ne vai comincia a percepire la limitazione di libertà e valicarla diventa bisogno primario.
Così è per noi (basta bloccare con un abbraccio troppo stretto i movimenti di un bimbo per verificarlo), e chi ha interesse a renderci sudditi lo sa benissimo, per questo le catene nel corso della storia si sono sempre più virtualizzate, dissimulate fino a renderle irriconoscibili. E il fenomeno ha subito un'accelerazione negli ultimi decenni, proprio come la curva della popolazione mondiale: la democrazia è infatti tanto più realizzabile quanto piccole sono le comunità in cui la si voglia applicare, e nella misura in cui esiste un "fuori" da queste comunità (le donne, gli schiavi, i barbari) da sfruttare per accrescere o quantomeno mantenere la ricchezza su cui la comunità si fonda. La globalizzazione (ma i BRICS ne sono una costola o un grimaldello?) questo ha fatto: portato dentro questo fuori, o meglio mischiato dentro e fuori in un recipiente più grande, cosicché l'azione politica che sarebbe stata necessaria (e che io stesso all'inizio ho creduto avrebbe svolto l'UE) cioè blindare il modello di sviluppo eurooccidentale per trasferirlo gradatamente fuori (ad esempio, accettando di commerciare solo con chi concedeva un livello di diritti economici e personali compatibile) è diventata presto impossibile (svelando presto, purtroppo ancora agli occhi di pochi, che non è che si è mancato di difendere il progetto ma invece proprio che il progetto era uno opposto).
Ma la libertà non è soltanto minacciata dall'evoluzione delle catene (l'ultimo modello di catena? lo smartphone, esatto...), è anche vittima di un processo di negazione valoriale, che ha trasferito omeopaticamente nel senso comune l'annacquamento, lo straniamento e lo svilimento del concetto. Così oggi chiamiamo libertà l'accrescimento di possibilità in questioni più superficiali, concesso proprio per farci digerire senza nemmeno accorgercene la diminuzione reciproca in questioni essenziali. Siamo liberi di sposarci tra uomini o tra donne, ma sposarsi o comprarsi casa o fare un figlio diventano sempre più fuori dalla portata di qualsiasi coppia non ricca, etero o gay che sia. Anche perché il lavoro inteso come parte fondamentale e centrale della vita di ognuno e della sua identità, oltre che come mezzo di sostentamento stabile e affidabile, è in via di completa sparizione, e hanno pure la faccia tosta di presentarci la cosa come progresso. Intanto, in cronaca abbiamo l'ennesimo esempio di disastro attribuibile, come causa prima, allo smantellamento del settore pubblico e alle esternalizzazioni: alle FS dei miei avi non c'erano schiavi ma operai assunti dallo Stato e salvaguardati, certo non spinti ad agire in spregio non dico alle norme di sicurezza ma alla più elementare logica. E fuori dalla cronaca l'elenco di episodi simili è talmente lungo da non essere necessario: basta la memoria di ciascuno di voi, anche il più distratto.
D'altro canto, invece, dimentichiamo quanto e come una serie di altre cose a cui teniamo siano stringi stringi da ricondurre proprio al concetto di libertà. Senza una prospettiva di sostentamento economico nel tempo (che non vuol dire necessariamente "posto fisso", ma anche ad esempio "persistente sovrabbondanza di opportunità"), infatti, la libertà di effettuare qualunque tipo di scelta di vita resta mero enunciato teorico. Senza automobili private il diritto alla mobilità torna, dopo una finestra di soli pochi decenni, ad essere privilegio di pochi (mezzi pubblici davvero efficienti e ridondanti, tra cui delle ferrovie statali che non possano abbandonare in quanto antieconomica nessuna tratta o stazione periferica, risolverebbero il problema solo rispettivamente per le grandi città e i centri medio-piccoli, non certo a livello capillare). Senza cultura, o se preferite grazie all'analfabetismo di ritorno progettato decenni fa e realizzato prima tramite la TV commerciale poi tramite i telefonini, anche la libertà di progettazione della propria esistenza viene vanificata, perché chi non sa non può, ma mentre chi sa di non sapere può imparare chi crede di sapere non imparerà mai, e i nostri figli oramai per qualsiasi cosa chiedono a google come prima opzione, come possono non uscirne omologati?
A proposito, racconto un episodio che chiarisce in qualche modo il concetto. Ad inizio "pandemia" (ma siamo sicuri sia finita? il fatto che fosse statisticamente infondata è piuttosto garanzia che possa venire invocata a piacimento...) vengo invitato ad un webinar da un amico, che poco tempo prima del primo lockdown mi aveva onorato di leggere l'incipit del mio ultimo libro ad un incontro di presentazione, giù a Reggio. Forse presupponeva che condividessi la narrazione dominante, o perlomeno non immaginava che il mio dissenso fosse così totale, fattostà che quando esso emerse l'incontro fu concluso rapidamente, ma non prima che io avessi modo di indurli ad esplicitare uno dei corollari dietro quella narrazione: approfittando del fatto che uno degli altri partecipanti viveva in Svezia, gli chiedo come andavano le cose in uno dei pochi Paesi che avevano impostato le cose in modo diametralmente opposto, alla spirale liberticida che allora peraltro era appena iniziata. Il corollario era "gli italiani non sono svedesi", cioè non sono un popolo di adulti evoluti che possono essere lasciati liberi di decidere ciascuno per se, confidando nel senso di responsabilità e nel sentimento di collettività di ciascuno, ma sono un popolo "bambino" che in quanto tale deve essere guidato, a comportarsi virtuosamente, altrimenti non lo farà. Il luogo comune, che nemmeno si applica bene ai bambini e ai ragazzi veri (i quali invece vengono su responsabili in relazione diretta a quanto si ha il coraggio di responsabilizzarli precocemente), è un sentimento fascistoide che tanto danno ha fatto e che stupisce di aver visto così diffuso in persone sedicenti di sinistra. Per le quali la libertà non è un valore in se, dunque, ma un premio da ottriare a chi se lo meriti.
Finisco qui il mio sproloquio, e vi lascio con un paio di link di approfondimento, in linea con l'ultimo paragrafo:
Stefano Re, ovvero i dossi stradali come metafora;
Maurizio Blondet, ovvero hanno già deciso che dovremo fare a meno di auto, carne e latticini, e sono già passati dalle strategie di persuasione al terrorismo psicologico sul cambiamento climatico, alla fine l'obbligo sarà lo step "naturale".
E che cos'è la libertà, se come al solito piuttosto che chiarirvi le idee ve le ho confuse, ve lo faccio dire da uno che parla bene...
Neanche un visionario distopico come Waters era arrivato a immaginare i banchi distanziati, solo le maschere e il conformismo da mattoni nel muro
Voglio essere estremamente chiaro: se anche ci fosse stata una vera epidemia di un morbo potenzialmente letale per tutti, sarebbe stato sbagliato imporre la chiusura indiscriminata di tutto per mesi. Sbagliato, antidemocratico e controproducente. Distruggere il tessuto economico di un Paese, infatti, lo rende incapace di fronteggiare futuri colpi del destino, che magari potrebbero essere davvero duri. Figurarsi averlo fatto, e prepararsi a rifarlo, per un qualcosa che, come tutti gli anni, contagia si la maggior parte della popolazione, ma fa stare davvero male una percentuale minima di coloro che contagia, e uccide una percentuale piccola di quelli che stanno davvero male. O meglio, non come tutti gli anni, perché il lockdown ha avuto l'effetto perverso di appiattire la curva dei contagi, allungandola nel tempo. I coronavirus precedenti, infatti, dopo qualche mese avevano infettato tutti quelli che potevano infettare: se questo non lo ha ancora fatto, da un lato è colpa di chi ha rallentato la sua dinamica, anziché concentrare tutte le risorse del Paese (le risorse lasciate intatte di un Paese rimasto produttivo, intendo...) sulla cura e l'assistenza ai soli casi gravi, dall'altro è "merito" dell'attenzione maniacale (finalizzata al mantenimento dello stato emergenziale) con relativo aumento dello screening (tamponi e test sierologici) che fa emergere i positivi, quasi tutti però sanissimi (e chi ci dice che avendolo fatto ogni anno non sarebbero venuti fuori sempre?).
A questo danno, si aggiunge la beffa di sbandierare come un successo il clamoroso fiasco di avere, anziché finalmente abbandonato al suo destino l'Unione Europea (come promesso per anni) per provvedere immediatamente al risarcimento dei danneggiati dal fermo delle attività, ottenuto dai nostri padroni nuovi prestiti condizionati a ulteriori riforme sistemiche (pensioni, pubblico impiego, financo ulteriori tagli alla sanità, vedrete...) e nemmeno erogati in tempo per evitare il disastro economico generalizzato che ci attende in autunno (e se tarda, un nuovo lockdown lo imporrà, vedrete).
Infine, l'intollerabile. Quello che se avessimo ancora un briciolo di identità di popolo e di persone dovremmo respingere con ogni forma, dalla disobbedienza civile di massa alla rivolta. Sempre che ancora non optino per tutto l'anno scolastico in videoconferenza, i nostri figli a settembre torneranno in classe su banchi singoli e distanziati e indossando l'inutile e nociva mascherina. In più, pare che se in una classe ci fosse un positivo, tutti gli altri dovrebbero andare in quarantena, e magari pure i loro familiari. E tutto questo, pare (ma io non ci voglio credere), nel plauso collettivo di una popolazione ridotta all'imbecillità da mesi di terrorismo mediatico. Pensare a mia figlia ridotta a respirare la propria anidride carbonica per 5 ore, senza compagna di banco (che poi, o impediscono ogni contatto fisico tra i bambini anche durante la ricreazione, e anche prima dell'ingresso e dopo l'uscita, e non so come possano fare, oppure il distanziamento tra i banchi è perfettamente inutile, almeno allo scopo dichiarato), vi giuro mi fa venire gli incubi. Il mio compagno di banco è ancora il mio migliore amico dopo 45 anni, la scuola è anche un fondamentale momento di socialità. E mia figlia quest'anno fa la quarta: pensate a quei bambini che inizieranno la prima elementare quest'anno, e inorridite. Sarebbe da impedire anche se stessimo parlando di qualcosa di più aggressivo e letale, anche per i bambini stessi, figurarsi così. E' un vero e proprio sopruso subumano privo di ogni ragione logica, lo dico senza mezzi termini.
E allora perché lo fanno? Ragioniamoci un attimo, che come diceva quello a pensare male si commette peccato ma spesso si indovina. Ma per farlo serve un passo indietro, a inquadrare tutto il contesto. Ci finiscono dentro anche la movida e i locali da ballo o con la musica dal vivo, così. Gli è che la gente non deve più socializzare se non attraverso gli stramaledetti smartphone. Per carità, come tutti gli strumenti anche questo può essere utile, purché sia tu ad usare lui e non viceversa. Quando salivi su un treno fino a quindici anni fa scendevi dopo aver chiacchierato magari per ore con sconosciuti nel tuo scompartimento, e talvolta facevi persino amicizia, o almeno incameravi episodi e discorsi che arricchivano il tuo bagaglio personale. E se non ti andava ti leggevi un libro. Oggigiorno siamo tutti seduti dietro la nuca di un altro, o comunque a guardare uno schermo davanti al naso. Adesso, anche un posto si e uno no. Ma chi è cresciuto con la socialità di una volta, anche quando si è intrippato coi social network, ogni tanto si lascia prendere dalla nostalgia e li usa come strumento a supporto della stessa. Diverso è se li impari da piccoli. E infatti.
Non vi basta il ragionamento? Guardiamo un po' di numeri. Mentre voi vi impoverivate, indovinate chi si stava arricchendo? Esatto. Quelli stessi che per hobby, e per pagare meno tasse, finanziano fondazioni che vendono vaccini. Quelli che vi hanno regalato i like come gli spacciatori le prime dosi, e ora posseggono il vostro profilo di consumatori. Quelli che vi fanno arrivare a casa a metà prezzo le cose che prima compravate al negozio, e pazienza se il negozio che ha chiuso era il vostro e ora non avete più soldi per comprare niente nemmeno a metà prezzo, e vostro figlio dopo la laurea lavora per loro correndo in bici avanti e indietro per quattro soldi e nessuna garanzia. Quelli che vi hanno disabituato a leggere oltre la terza riga di alcunché, ragion per cui è inutile che io mi affanni tanto quelli che siete arrivati fin qui (e nessuno di voi ha seguito un link, e vi farebbe tanto ma tanto bene leggerli tutti - dài, almeno questo sbobinamento di Naomi Klein, ve la ricordate quella di No logo, no?) non ne avete bisogno.
Ho un'idea (a me, piace!): la prima metà legislatura lei si mette comodo al governo di sopra, e io e la signorina ci stringiamo all' opposizione di sotto; viceversa, la seconda metà legislatura, lei va giù all'opposizione, e io e la signorina ci arrangiamo qui sopra...
Il cosiddetto progresso è una freccia bilaterale: per ogni aspetto per cui ti migliora la vita, ce n'è probabilmente un altro per cui te la peggiora. Ad esempio: vorrete mica paragonare oggettivamente un moderno Frecciarossa con un Rapido degli anni 70, foss'anche il mitico Aurora? Eppure, mentre sto comodamente spaparanzato in una poltrona di un Roma-Milano in 3 ore, ad abbottarmi gli occhi leggendo l'e-book (per i libri devo ormai inforcare gli occhiali da "preside": non è pratico in viaggio) o navigando in wi-fi gratuito sul tablet, e a sorbirmi per tutto il tempo le mille telefonate più o meno d'affari di tutti quelli attorno (decine di cafoni e cafone, che rifuggono ai tuoi tentativi di incrociarne lo sguardo per implorarli di smetterla, si badi bene anche se hai comprato il biglietto per l'area silenzio), a volte mi capita di avere nostalgia di quello scompartimento scomodo (ma più a occhio che in sostanza) dove alla peggio avevi a che fare con 5 sconosciuti che dopo un po' diventavano abbastanza intimi da potergli chiedere se, visto che era notte (le percorrenze maggiori le facevi di notte, le ore erano molte di più ma la maggior parte volavano via), se potevi spegnere la luce. E al suo posto automaticamente se ne accendeva una esile, blu, che ti consentiva di muoverti al buio se serviva ma anche di dormire un po' se ci riuscivi. Tra parentesi, la tratta Roma/Milano è il top, in altre le frecce sono perlopiù di altro colore e di minori vantaggi, ma sempre a prezzi almeno 5 volte quelli di un tempo.
Eppure, a sentire come te lo raccontano, la freccia del progresso va sempre verso un futuro migliore. Siamo noi ostinatamente nostalgici, o sono loro che mentono sapendo di mentire?
La domanda è retorica: se io ho interesse a che una cosa si realizzi e ho abbastanza soldi per realizzarla, troverò conveniente dirottare una parte di questi per retribuire adeguatamente chi deve raccontare come e perché quella cosa sia buona e giusta. E se io per mestiere racconto le cose, troverò conveniente farlo per conto di chi mi paga e nel modo che lui vuole - al massimo, se mi serve mantenere sul mercato la mia immagine di giornalista indipendente, farò in modo di raccontarla in modo che sembri obiettiva, risultando alla fine perciò ancora più pericoloso di chi è invece visibilmente di parte. Inoltre, se la cosa per realizzarsi richiede un appoggio politico e/o accademico, troverò conveniente dirottare un'altra parte dei soldi per retribuire in qualche modo, anche non necessariamente illecito, chi la deve portare avanti. E dopo un po' non si troveranno più politici o studiosi che propagheranno idee magari giuste ma senza "sponsor".
E' per questa via che, ad esempio, si è affermata la narrazione della politica monetaria vigente come senza alternative, che non si studiano più nemmeno all'università. Così ad esempio può capitare, e vi giuro che capita, di avere a che fare con un ragazzo (peraltro bravo e simpatico) che perfettamente in buona fede si trincera dietro i suoi studi recenti per giustificare i misfatti della UE e stigmatizzare la brexit come una decisione presa dal popolo solo in quanto ignorante: non avendo studiato le teorie economiche alternative, come il sottoscritto ai suoi tempi e tutti quelli più vecchi di me (come ad esempio lo stesso Draghi), non gli viene nemmeno in mente che forse le cose non vanno come dovrebbero perché si sta applicando soltanto una delle teorie possibili, e segnatamente quella sbagliata. Mentre è proprio la cosiddetta ignoranza che consente al popolo ancora di fare le scelte giuste, che poi secondo il popolo stesso sono quelle che ti salvano il culo perché invece quelle sbagliate è proprio lì che ti vanno, come è da un certo punto in poi lampante che sia ad esempio qualsiasi cosa vada contro l'Unione Europea per come è (ed è stata disegnata così apposta, anche cambiarla non è che una pia illusione).
Solo non tenendo conto di questo fattore, allora, si può restare sorpresi di risultati elettorali come quello umbro di questi giorni. Se io passo dallo zero al 33 per cento avendo promesso in generale di rivoluzionare il sistema, e in particolare di fare un referendum sull'euro e comunque propugnare una politica economica espansiva esercitando in ogni modo possibile la sovranità, e poi pur di restare al governo mi alleo col partito che più di tutti ha legato la propria linea politica a quelle idee e pratiche che dichiarando di volerle combattere mi erano valse il consenso, non c'è nessuna sorpresa se mi ritrovo al 7. E, attenzione!, se io passo dal 7 al 37 per cento facendo le stesse promesse, magari pure più convintamente, e magari pure accoppiandole ad altre relative al fenomeno migratorio (magari "irrozzendo" una tematica non priva di fondamento, mentre gli altri fanno i fighi ma il fondamento che ha glielo negano), poi non posso sperare di farla franca se dovessi tornare al governo per poi marinarle.
Non è tempo di cantare vittoria, o dormire sugli allori. E' tempo di demolire le gabbie politiche che ci hanno portato a questo punto. Il popolo lo ha capito e voterà per chiunque prometta credibilmente di farlo, fino a che gli sarà consentito di votare. Se vuoi il consenso, devi seguire questa onda, magari cercando di tenere il timone verso le tue costellazioni ideologiche finché ci riesci ma seguirla, qualunque sia la tua collocazione politica. Se lasci il sovranismo, l'antieurismo e l'antimigrazionismo a Salvini, Salvini stravince. La sinistra può sperare di riprendere quota solo se si ricorda che le sue radici sono inter-nazionali (non globalistiche), popolari, costituzionali (l'articolo uno è il lavoro, l'articolo tre le pari opportunità, la moneta e il bilancio sono solo strumenti - e qui vi raccomando moltissimo la lettura di questo post di Zlatorog, che confronta i vecchi diritti che ci vanno togliendo con quelli nuovi che ci vanno dando, a proposito di freccia del progresso....), contrarie alla schiavitù e allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Che poi sono le stesse cose dette in sinistrese. Il movimento 5 stelle deve archiviare Grillo, principale artefice dell'intesa col PD, mandare a casa Di Maio (oggi, anzi ieri, altro che dopo la manovra responsabile di sta minchia) e rimettersi in mano a Di Battista e agli altri massimalisti, e non è detto che ciò basti a riguadagnare terreno, ma se non lo fa torna a zero in un amen.
Cronaca politica a parte, ci sono sempre nuovi esempi di sfrido tra narrazione e realtà, e il vostro devoto perdisonno vi saluta elencandoveli:
Mazzucco, ovvero l'uccisione di Al-Baghdadi somiglia a quella di Bin Laden, e dopo Al-Qaida e l'Isis si attende solo di sapere come chiameranno il nuovo spauracchio che gli consentirà di mantenere in piedi l'impianto neocolonialista;
Bifarini, ovvero come la fine del colonialismo, che già a noi stessi bimbi degli anni sessanta veniva raccontata come appunto una prova del progresso dell'umanità, non sia stata altro che una pantomima per instaurarne una versione peggiore, che attraverso fantocci corrotti guerre pilotate ed eccidi di massa di vario genere arriva fino alle miniere per le batterie dei telefonini e delle prossime must-have auto elettriche, ed è alla base di quei fenomeni migratori che più vivi in periferia e degrado più subisci più voti Lega, più istruito e desinistra sei meno capisci e più pagheranno i tuoi figli quando non riuscirai a dargli nemmeno una piccola parte dei mezzi e degli orizzonti che ti hanno dato i tuoi genitori;
sempre Bifarini sull'immigrazione, qui concentrandosi sull'affare rimesse degli emigrati e su come ci si stia tuffando Zuckemberg...;
Comedonchisciotte, ovvero almeno un'altra campana sul caso curdo, la Turchia, eccetera, la vogliamo sentire, prima di mettere like a cavolo su Facebook?
P.S. A proposito di luce blu, pare che il videoblog Byoblu, da sempre seguito da questo e molti altri spazi di controinformazione, stia riuscendo ad organizzarsi in canale televisivo nazionale: sarebbe ora, di avere uno spazio di libera informazione sulla TV generalista, che magari ci relazioni di iniziative come questa sovranista, vitali per il nostro futuro ma oggi passate sotto silenzio generale...
Uno dei cartoni preferiti della mia infanzia era "Re Artù e i cavalieri della tavola quadrata", chi tra voi ha superato la cinquantina dovrebbe ricordarselo o sennò basta il filmato in coda al post o già l'evocazione del Lancillotto allampanato che rivolgendosi ad Artù dice "Sssire!" facendo fischiare la esse.
Me lo rammento tutte le volte che leggo quelli di Moneta positiva, che giustamente hanno scelto l'acronimo SIRE per la moneta parallela che dovrebbe risollevarci, sicuramente azzecandoci più che col nomignolo minibot, perché la parola evoca il concetto di sovranità e non quello di debito.
Il corto circuito mentale è completo se si pensa come la saga di King Arthur deve la sua immensa fortuna letteraria e cinematografica al fatto di porsi come cerniera mitologica (sia pur con agganci storici verosimili) tra gli ultimi afflati di Impero Romano (rivedere L'ultima legione, please) e gli embrioni di governo unitario della Britannia, metafora dell'Europa moderna.
Ora che dicono che bisogna fare la rivoluzione, e che il centro di questa non può che essere la riappropriazione da parte dello Stato nazionale di quella sovranità monetaria che a dispetto della vulgata in realtà non ha mai perso, e della piena sovranità in materia di politica economica e finanziaria ad essa conseguente, viene quasi da iscriversi al loro costruendo partito politico, anche se già dal nome (PSAI, Partito che Serve All'Italia) si nota da un lato una riserva di autoironia che svela la consapevolezza della difficoltà dell'impresa di riuscire poi a renderlo rilevante (un'impresa che solo a Grillo poteva riuscire, ma magari si può chiedere un parere a Fassino...) e dall'altro un riferimento (che non si capisce se sia un lapsus o sia volutamente malcelato) a una sigla storica da cui si differenzia solo grazie all'inusuale maiuscola alla preposizione articolata.
Giochi lessicali a parte, se capiamo che senza la sovranità dello Stato non può esistere democrazia, allora possiamo utilizzarla a mo di bussola per riscrivere la storia degli ultimi decenni, e ad esempio capire che il PSI craxiano tra i tanti ladrocini fu uno degli ultimi a tentare un'azione politica sovrana, e quindi forse che fu fatto fuori per impedirgli più di perseguire quest'ultima che di commettere i primi, tanto è vero che chi lo rimpiazzò si distinse per continue cessioni dell'una senza mai smettere con gli altri. Una seria lotta alla corruzione in Italia, in altri termini, non è stata mai fatta, né prima né dopo quella tangentopoli che magari allora fu solo teatro se non peggio, e forse è perché gli italiani alla fin fine la corruzione la condividono (ed anche in tal caso, è in qualche modo democratico, come fu quando votarono in massa Berlusconi a cadavere della Prima Repubblica ancora caldo) ma forse anche perché capiscono che magari senza riportare la corruzione a livelli fisiologici ogni politica economica fiscale e finanziaria è più difficile, mentre invece senza sovranità è del tutto impossibile. Se questo fosse vero, spiegherebbe ad esempio il successo relativo della Lega sui Cinquestelle in questo anno e rotti di governo. A meno che non preferiate credere che siamo un popolo di razzisti che aumenta i consensi a Salvini in ragione delle sue uscite xenofobe.
In questa lettura, Craxi, pur con tutte le sue macchie, finirebbe nella stessa linea storica di Mattei, ad attendere Salvini se non la pianta con l'euroscetticismo e caccia via i suoi alfieri che si era messi in casa. Della serie "si può fare tutto tranne quello che incide veramente sui progetti dei veri potenti, altrimenti si muore", almeno politicamente se non serve fisicamente. Citofonare Gheddafi.
Per tutte queste ragioni (riassumibili in due famiglie: perché incide ma incide sempre allo stesso modo quindi si può separare dal ragionamento, e perché chi invece l'ha mischiata lo ha fatto apposta, per indurci a cedere sovranità nell'assunto che noi siamo corrotti e cattivi e quindi è meglio che ci governano dall'esterno, magari le banche dichiarate indipendenti dalla politica - ma di fatto solo ademocratiche, perché invece strumenti del potere politico delle élite contro i cittadini), possiamo mettere da parte ogni ragionamento sulla corruzione, al momento: facciamo che non c'è, e capiamo meglio il resto.
Prendiamo ad esempio la mondezza per strada: perché non la raccolgono porta a porta gratis e veramente differenziata, ovunque? Dice che costa. Embè? quello che costa costa, comprare i camion assumere altri spazzini eccetera, il Comune chiede i soldi allo Stato che li stampa e glieli da, fatto. Il deficit? Ma gli spazzini pagano le tasse, anche chi vende i camion, e anche chi vende le merci che comprano gli spazzini con gli stipendi che prima non avevano, e così via, e alla fine del giro 1000 euro di spesa in deficit avranno originato 4000 euro di maggior PIL, quindi 1000 euro di maggiori entrate fiscali: deficit zero. La potatura di siepi e alberi, uguale. L'asfalto nuovo dovunque, pure. Assumere al comune tutti i disoccupati, anche prima di capire se c'è un lavoro da fargli fare, pure. I fannulloni? Pura retorica di chi aveva messo gli occhi sugli asset pubblici italiani e se li voleva fregare. Per uno Stato moderno, meglio fannulloni stipendiati che disoccupati morti di fame, perché i primi spendono e non solo non allungano le file dei secondi, ma facendo girare l'economia le accorciano. Questo non significa che si debbano tollerale i fannulloni: ma organizzare le cose in modo che lavorino, e controllare che lo facciano, è un conto, svuotare la PA (al punto che oggi quasi non vi si trova un under50, specie al centro-sud) prendendoli a scusa è un altro.
Quindi si, occorre una rivoluzione. Dopo 30 anni di privatizzazioni e "vincolo esterno", occorre il coraggio di dire che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, per cui tutti gli italiani debbono averne uno, costi quello che costi, ammesso che poi come abbiamo visto fatti bene i conti costi qualcosa (anzi, il volano keynesiano fa si che non è che devi tutti assumerli, bastano un po', e poi i soldi girano e chi vuole lavora e non te lo chiede nemmeno più il posto fisso, com'era nel nordest negli anni 80/90). Tra l'altro, ci sono un sacco di servizi che non vengono svolti per non poter assumere personale, anche senza citare i beni culturali e ambientali che in Italia da soli dovrebbero attrarre e occupare milioni di persone. C'è il recupero del territorio. Il trasporto pubblico locale e quello regionale e interregionale, con linee e stazioni da riaprire, a centinaia, e si, anche in perdita. Eccetera. La UE? solo riscrivendo i trattati in modo da rendere possibile tutto ciò, può continuare ad esistere, in quel rapporto di sussidiarietà che ne fece la fortuna ai suoi albori. Se poi si volesse trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza di ogni Stato membro, si potrebbe mantenere persino l'Euro. Ma la vedo difficile, che i tedeschi accettino di rinunciare alla posizione di privilegio che gli ha consentito di distruggerci commercialmente, per tenere insieme una baracca da cui non avrebbero più nulla da guadagnare. Quindi le alternative al pieno recupero della sovranità nazionale, di cui il SIRE non è che il primo passo, sono così improbabili da esigere di prepararsi allo scenario sempre più probabile di implosione dell'eurozona se non della UE stessa. Se non vuole fallire, questo governo deve essere pronto a tutto, e iniziare riunendo attorno a un tavolo, di quale forma non importa, tutte le migliori menti del Paese capaci di immaginare un futuro diverso da quello di schiavitù e povertà scritto per noi dai traditori della patria. Magari di nascosto, per fregare i signori dello spread, e iniziando davvero a prendere in mano tutte le leve del mainstream che si può, senza scrupoli, che gli altri non ne hanno mai avuti, non ne hanno e non ne avranno se torneranno al potere.
Breve avviso ai naviganti: in colonna destra si è aggiunto un nuovo link. Ma non è, come potrebbe sembrare al primo sguardo, quello a Il blog delle stelle, perché quello è il vecchio sito beppegrillo.it che fa redirect, ma quello a Beppe Grillo, che invece è un sito tutto nuovo.
L'Espresso qualche settimana fa, evidentemente avendo avuto da qualche gola profonda l'anticipazione dello scoop della separazione tra gli spazi web del moVimento e del suo fondatore, aveva inteso, magari eseguendo una disposizione del suo editore o magari anche solo interpretandone un desiderio, presentare la notizia come una presa di distanza politica di Beppe Grillo dalla sua creatura, costringendo quest'ultimo a una lunga e articolata smentita. Di tutto ciò non vi linko niente perché è francamente poco interessante, tanto chi vuole trova tutto, la Rete in questo è tremenda. Ma anche se non è, come non è, credibile la lettura dei dipendenti di De Benedetti, è ugualmente piuttosto singolare che Grillo senta l'esigenza di recuperare una sua voce, uno spazio che gli consenta di spaziare tra tutti gli argomenti a cui tiene, proprio alla vigilia delle elezioni più importanti della vita del movimento 5 stelle. Vero è che è proprio in questo periodo che il blog doveva concentrarsi sulle tematiche inerenti la campagna elettorale e quindi lasciava ben poco spazio ad altro, ma è vero anche che probabilmente l'esigenza di Beppe è probabilmente annosa e comunque poteva aspettare un altro mese e mezzo per essere soddisfatta. Non può dunque essere un caso, e se pure rigettiamo con sdegno le maldicenze piddine, può essere percepito come un dovere cercare una spiegazione alternativa, per chi sostiene apertamente seppur dall'esterno il movimento grillino fin da dicembre 2012 come fa questo blog.
Non essendo nella testa di Grillo, provo a ragionare con la mia, hai visto mai la perplessità che mi viene sia anche la sua, e sennò comunque l'ho detta. Quando Virginia Raggi cominciò a correre per sindaco di Roma, la mia opinione esplicita fu che i grillini erano caduti in una trappola: Roma era infatti un buco nero di proporzioni tali, ben oltre il dichiarato e ancora oltre quanto scoperto in questi anni, che nemmeno un supereroe ottenuto mischiando Cristo Buddha Gandhi e Roosevelt avrebbe avuto una chance di otturarlo. Infatti, gli altri stavano evidentemente correndo a perdere. Adesso hai voglia a ripetere sul blog i risultati ottenuti, mentre tra l'altro tutto il mainstream sguazza su quelli non ottenuti magari anche mentendo ma comunque tacendo sul fatto che non erano umanamente ottenibili, il vulnus iniziale è ancora lì a pesare come un macigno: non si può governare una metropoli coi problemi di Roma, creati e aggravati da altri quanto si vuole, se non hai in mano la leva della sovranità monetaria nazionale per trovare le risorse con un fiat e la leva della giustizia per mettere fuori gioco i corrotti e disincentivarne l'ulteriore proliferazione. Cioè, se non vai prima al governo nazionale. Questo lo scrissi allora, e anche se avrei preferito avere torto, purtroppo avevo ragione. Ora la cosa si ripresenta. Di Maio infatti è stato eletto candidato premier con una votazione che, per quanti aspetti discutibili abbia, è di gran lunga la più democratica del panorama politico, le primarie del PD essendo null'altro che una pagliacciata talmente colossale da far rimpiangere le tessere della DC delle correnti, e gli altri partiti essendo tutti verticistici nessuno escluso (vedi bacchettate di Grasso alla Boldrini, ad esempio). Ed è stato scelto probabilmente proprio perché, se l'obiettivo è portare il moVimento dal 30 per cento alla quota che serve per, e dall'isolamento all'apertura che serve per, governare, è lui probabilmente il personaggio più adatto. Con ogni probabilità, infatti, riuscirà nel miracolo di mantenere quasi tutti i voti dei grillini della prima e della seconda ora, me compreso, e però magari raccogliere dei voti da dove senza di lui non arriverebbero mai, sinistra forse destra probabilmente astensione magari (che è da li che possono arrivare le vere sorprese, e questo ad esempio un volpone come Silvio lo sa benissimo sennò si godeva la vecchiaia alla finestra). Quello che non si sa, e non si saprà fino al 5 marzo, e se ciò avverrà in misura sufficiente a costringere Mattarella a conferirgli l'incarico, e a far bastare a Di Maio l'appoggio di una formazione piccola per avere la fiducia del Parlamento, il che agevolerebbe non poco le consultazioni (leggi: le trattative). Se le cose stanno così, però, qual'è il problema, allora?
Il problema è che Giggino, per ottenere ciò, ha concesso, tra le tante cose che poteva concedere, una cosa che non poteva, perché comporta darsi un limite pratico invalicabile. Lo stesso con cui è andata a sbattere Virginia. Non si può, infatti, attuare neanche una frazione del programma espansivo che è necessario all'Italia adesso, e infatti gli elettori vogliono (al punto che anche tutti gli altri schieramenti ne hanno uno, sennò chi li vota?), quindi nemmeno i 20 punti di Giggino, senza riprendersi la sovranità monetaria. Le coperture di cui parla Giggino non si allontanano abbastanza dalle consuete fesserie che rabberciano i politici di ogni tempo, e massimamente quelli dell'era Euro, per pigliare per il culo i gonzi che vogliono credere alle loro promesse elettorali. Io lo voto, e voi dovreste votarlo, per due ragioni:
perché spero vivamente, anche nel timore che il mio sia solo un wishful thinking, che abbia detto quello che ha detto sull'Euro (più o meno: non è più tempo di uscirne, l'asse franco-tedesco si è incrinato, noi rinegozieremo i parametri UE e solo come ultima ratio ricorreremo al referendum) soltanto per da un lato raccattare qualche voto anche tra i tanti terrorizzati dagli scenari apocalittici agitati ad arte dai propagandisti di regime (e del tutto irrealistici) e dall'altro perché l'unico fattore che può effettivamente favorire quegli scenari è annunciare con largo anticipo di voler uscire, da un sistema di cambi fissi - si tratta invece di una cosa che va fatta e basta, magari nottetempo, e smentendo con fermezza l'intenzione fino alla sera prima;
perché uno degli argomenti forti a favore della cessione di sovranità era che ciò avrebbe creato un ambiente sfavorevole alla corruzione in politica, considerata da noi fenomeno endemico - l'argomento è ormai da tempo sputtanato, se è vero come è vero che in trent'anni di avanzi primari, cioè di sottrazione di ricchezza netta ai cittadini, l'unica voce che non ha conosciuto crisi è la corruzione, i soldi per riparare un binario non ci sono, quelli per le mazzette, connesse o meno a grandi opere, si trovano sempre, e in questo, ancora e fino a prova contraria, i grillini sono gli unici a distinguersi.
Detto questo, non basta essere onesti se non si riprendono in mano le leve della politica monetaria e quindi economica. Grillo lo sa. E Di Maio? Sta solo tentando di finalmente andare a governare, o si sta adeguando al monopensiero ultraliberista? Lo vedremo dopo il 4 marzo, dopo aver fatto il nostro dovere di patrioti concedendogli un'apertura di credito.
Se li lasciamo fare, non si fermeranno finché i "treni
dei poveri" non saranno così anche in Italia, vedrete...
Adesso è facile stigmatizzare l'abbandono totale delle ferrovie periferiche in favore della TAV, come fanno peraltro solo i migliori (i peggiori sono quelli che se la prendono col "fattore umano"). Averlo fatto da anni, invece, ti iscrive di diritto al novero dei purtroppo buoni profeti. Quando manca un quadro normativo e istituzionale che impedisca che la politica diventi o resti solo un modo più spiccio e redditizio di altri di fare fortuna, è ovvio che si scelga sempre di finanziare l'opera faraonica piuttosto che impiegare gli stessi soldi in decine o centinaia o migliaia di opere più piccole e molto più utili alla collettività, perché invece la prima dà visibilità a chi la vara, e per natura consente un margine (già iniziale, e poi levitante in corso d'opera) tale da favorire l'arricchimento indebito dei promotori e dei realizzatori (e non intendo le maestranze...). Ma, per stare sul pezzo, potenziare enormemente la dorsale Roma-Milano e grandemente quelle ad essa strettamente collegate (verso sud solo fino a Salerno, e a nord la Torino-Venezia), e abbandonare o quasi tutte le altre direttrici, per non parlare delle reti locali specie meridionali, significa per un Paese quello che significherebbe per un corpo umano ricostruire in adamantio l'aorta e le altre arterie principali, e lasciare andare in malora il resto del sistema circolatorio: perdere l'uso degli arti a cominciare dalle dita, avere la pelle deturpata dovunque, e prima subire amputazioni progressive poi morire.
Se mai ci sarà un'Italia post era liberistica, quindi se mai ci disfarremo del PD e degli zombie della destra berlusconiana, un nuovo governo del Paese che voglia ricostruirlo dovrà necessariamente partire da qui: grazie anche a leggi draconiane contro la corruzione, e a un supporto incondizionato alla magistratura (in controtendenza a tutte le riforme fatte e annunciate negli ultimi 20 anni), potrà e dovrà usare la recuperata sovranità monetaria per varare un piano di lavori pubblici di medio/piccolo taglio, tra cui non potrà non fare la parte del leone la ricreazione di un sistema capillare di trasporti ferroviari statali sicuri e sovrabbondanti. Treni magari vuoti, che girino in perdita, ma assicurino a tutti, con la stessa certezza che al mattino sorge il sole, che ogni fazzoletto di territorio è collegato a tutti gli altri da mezzi moderni sicuri e dignitosi. Farlo, costerebbe per tutta Italia quanto un solo tratto di inutile TAV. Esattamente come, con gli stessi soldi buttati nella metro C, a Roma si poteva finanziare un piano di trasporti globale che avrebbe risolto definitivamente i problemi di collegamento delle periferie (non sto esagerando: due chilometri sotto il Colosseo costano circa quanto duecento di metro leggera periferica). E dare per sempre ai pendolari di tutta Italia treni comodi puliti e sicuri, meno che fare risparmiare altra mezz'ora agli odiosi manager che infestano coi telefonini la tratta appenninica. Sapevàtelo.
Il fatto che nella fattispecie i soldi per il raddoppio della tratta della tragedia c'erano già, e solo le pastoie della politica (locale e non) li hanno rallentati al punto che quando mai sarà realizzato la cosa suonerà come una beffa, specie ai cari delle vittime, non toglie anzi conferma a maggior ragione che il vero problema è proprio la classe politica, non i soldi. Che l'UE qui aveva stanziato, ma anche quando per anni dice che non ci sono, poi quando interessa a lei, per esempio per salvare il culo (e il portafoglio, lì vicino) ai banchieri, li trova sempre.
Ora è il momento di piangere i morti e domani di accertare le responsabilità, ci dicono oggi affrettandosi a presenziare all'evento mediatico. Ovvio. Ma non dimentichiamo di chi è la responsabilità profonda, e da dopodomani non manchiamo di riversare verso costoro l'odio più profondo, le maledizioni più ancestrali, il rancore più meritato, intanto che ce li togliamo dalle palle per sempre portando al governo chi si propone di invertire la rotta. Poi, se questi non manterranno le promesse, toccherà a loro. Intanto, facciamo piazza pulita di chi non si fermerà prima che il modello indiano di trasporto per la plebe si applichi in toto anche da noi. E non allargo il discorso, che si applicherebbe a tutto, solo perché oggi, purtroppo, si parla soltanto di treni.
Attacca un altro po' il posto fisso, e prima o poi nessuno avrà più un soldo per andare al cinema... Sentiammè, cozzalò, sparagna!
Non sono ancora andato a vedere il nuovo film di Zalone: ho letto troppi elogi e troppe critiche, deve passare un po' di tempo, me ne devo scordare. Certo è che a far ridere troppa gente da un lato si attirano invidie sicure, ma dall'altro un po' di ambiguità te la devi concedere, se non sei Massimo Troisi s'intende. D'altronde, lo stesso Totò, che incassava tantissimo, era disprezzato dalla critica, mentre Alberto Sordi era, talvolta non del tutto a torto, tacciato di non prendere abbastanza le distanze dal prototipo di italiano che rappresentava in satira. Per cui Zalone da un lato è osannato anche da molta critica, forse memore della lezione, dall'altro può rappresentare il cozzalone tamarro e omofobo senza suscitare le alzate di scudi che magari ci si poteva attendere.
Tra le critiche, però, ne ho letta una dal taglio diverso che merita un approfondimento. Il problema di Medici sarebbe proprio che la sua cattiveria in fondo non è che di facciata, tanto quanto quella di Sordi era profonda, e però mentre quest'ultimo nella sua rappresentazione impietosa degli italiani in fondo era indulgente come una madre coi figli discoli, lui nella sua rappresentazione indulgente in fondo li odia. E ad esempio nell'ultimo film sottintende proprio la narrazione imperante secondo cui il posto fisso sarebbe l'origine di ogni problema e invece spending review e annessi sono la soluzione. Insomma, laddove Albertone sembrava un moralista democristo e poi alla fine risultava un feroce dissacratore, Checco dietro la sua apparente satira nasconde una adesione alla lettura ufficiale della realtà, tanto più devastante in quanto fatta in modo scontato e non riconoscibile.
Non è però questo un post di critica cinematografica preventiva: l'aggancio per questa intro mi viene invece da un pezzo serio di una grande firma, non da uno dei soliti siti bolscevichi che bazzico, uno da cui non ti aspetteresti un articolo del genere se non forse rammentandoti di un suo passato vicino ai socialisti, se non sbaglio. Turani vi sostiene, indirettamente e forse anche retoricamente, proprio la superiorità del ceto politico della Prima Repubblica, perché, anche se rubando e assecondando gli istinti peggiori dell'italianità, quelli comunque ci avevano portato dalle rovine e dalla fame ad essere la settima potenza industriale del mondo. Il suo intento retorico è negare i pregi di quella strategia, se non quello di aver lasciato le briglie larghe al Paese, da cui deduce che il guaio di oggi è che siano strette e che oggi non basterebbe allargarle, bisognerebbe anche che la BCE stampasse Euro a profusione e che si completasse il ritiro dello Stato dall'economia riducendo nel contempo significativamente la pressione fiscale. In altre parole, buone premesse per pessime conclusioni. A me pare, invece, dimostrato il contrario: nella Prima Repubblica si era riusciti nel miracolo nonostante la corruzione e il malcostume per due famiglie di ragioni. La prima è che le risorse a disposizioni erano comunque sovrabbondanti, e venivano da fuori: da quegli americani che ci avevano sconfitto ma avevano bisogno di tenerci su per farci adottare il loro modello di sviluppo e impedirci di preferire quello sovietico più di quanto lo facessimo già. La seconda è che si erano orientate queste risorse sovrabbondanti nel circuito virtuoso che aveva salvato il capitalismo dalla sua prima grande crisi, quello che prevedeva l'intervento statale in economia e un minimo di agiatezza per tutti i cittadini, poi tutto ciò che avanzava era per i capaci i furbi e i ladri ma quel minimo doveva esserci.
Se è vero che il tempo è galantuomo, allora, a passare alla Storia come processo criminale dell'Italia dal secondo dopoguerra ad oggi saranno proprio quelle privatizzazioni che ancora oggi, nella narrazione di regime, giunta appunto fino ai film di cassetta, passano per essere invece la cura per il Male Italico detto Statalismo. Quelle privatizzazioni che non hanno ottenuto altro che sottrarre alla ricchezza pubblica patrimoni costruiti grazie alle lotte e al lavoro di generazioni di nostri antenati, per praticamente regalarli a privati con in quasi nessun caso neanche il beneficio indiretto di un qualche miglioramento nei servizi erogati. E forse, allora, non resta che arrendersi all'evidenza che fosse questo e nessun altro il vero obiettivo di chi tira le fila dell'economia dietro al carrozzone europeo, mentre tutti quelli dichiarati e connessi alla moneta unica erano e sono scenari posticci messi su per nascondere la verità sullo sfondo: rubare il tesoro, il castello messo su dagli italiani (grazie anche ai soldi americani ma anche al proprio saper fare) con la funzione di casa comune per i propri figli, che non si ritrovino mai più a rivivere quello che era toccato loro dopo la Guerra. E invece adesso, appunto, al prossimo shock ci accorgeremo, tutti, cosa vuol dire non aver più spina dorsale, sistema nervoso, circolatorio e linfatico, ossa tendini e giunture.
Inutile dire che l'unico schieramento politico che non condivide questa narrazione è il moVimento 5 stelle. Se andasse al governo, vedremmo il varo di un piano capillare di micro opere pubbliche per il risanamento del territorio e il recupero del patrimonio abitativo e culturale, la microproduzione energetica da fonti rinnovabili, la raccolta porta a porta e il riciclo completo dei rifiuti, insomma tutta una serie di iniziative per creare lavoro tramite la sinergia tra investimenti pubblici e piccola impresa così rilanciata, nonché la rinazionalizzazione di una serie di settori strategici tra cui in parte quello bancario, tutte le reti fondamentali (acqua, luce, tlc, strade, ferrovie, sicurezza), e un vero rilancio della scuola pubblica e della sanità, e accanto a ciò il reddito di cittadinanza, che da un lato arriva dove non basta tutto il resto e dall'altro contribuisce a farlo bastare facendo la sua bella parte nel moltiplicatore keynesiano. Il tutto cambiando la sintassi stessa della selezione della classe politica in modo da ridurre a quote fisiologiche la corruzione e il peso della criminalità. Vi piaccia o no i grillini sono i soli veri nemici della mafia, del malaffare e del capitalismo finanziario e selvaggio: ecco perché vedete la canea sguinzagliata per ogni loro minimo errore di strategia o contraddizione interna. Se ci fosse una proporzione, il caso Quarto non poteva superare il trafiletto in pagina interna, invece è stato in copertina/home per giorni e giorni, anche dopo che è stato chiaro che non c'erano reati e le irregolarità erano infinitesimali rispetto a quanto accade di continuo negli altri partiti, e anche quando hanno espulso i colpevoli (che se lo avessero fatto sempre anche gli altri, oggi la stragrande maggioranza dei politici sarebbe a casa, grillini esclusi).
Per questo nel mio piccolo continuerò a rompere i cabbasisi ai miei pochi lettori: per avere la coscienza a posto di aver fatto la mia parte in questa partita decisiva. La cui prossima puntata probabilmente, prima delle politiche, sarà il referendum confermativo contro l'autentico furto di democrazia costituito dalle cosiddette riforme costituzionali, approvate ricordiamo grazie a una maggioranza fittizia ottenuta grazie a una legge elettorale incostituzionale e alla complicità prezzolata dei finti oppositori della sinistra-sinistra. Un obbrobrio del tutto analogo ma molto peggiore sotto tutti i profili di quello che tentò di far passare Berlusconi, che almeno una maggioranza legittima peraltro ce l'aveva, sconfitto al referendum con quasi tutti gli esponenti del PD a fare campagna contro alle stesse cose per cui stavolta la farà a favore. Chissà se Pinocchio stavolta manterrà la parola, e se perde si ritira dalla politica, o fa come ha sempre fatto e come hanno fatto sempre i suoi e se ne scorda...