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domenica 19 maggio 2024

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ E I DIRITTI DEI POPOLI

L'atteggiamento nei confronti della politica può essere di vario tipo, e già questo mi ha sempre stupito, sarà che ho una formazione anni 70, perché vivere in una poleis e non dare la conseguente giusta importanza alla sua gestione è lo stesso che farlo a qualunque altro livello, ad esempio con la propria famiglia.

Ma questo è, e allora schematizziamo per capire. Ci sono:

  • quelli che è tutto un magna magna la politica è un mestiere come un altro non voto oppure voto per chi mi restituisce in qualche modo una utilità diretta;
  • quelli che il partito è come la squadra di calcio si inizia ad amare da giovanissimi e non si cambia mai più, nemmeno se quel partito ha cambiato magari più volte nome e soprattutto linea politica, anche drasticamente;
  • quelli che hanno le proprie idee e vanno a votare solo in quei momenti storici in cui c'è qualche schieramento che le porta avanti.

E poi ci sono quelli che ogni volta si chiedono: tra gli schieramenti in lizza, chi si avvicina di più ad almeno promettere (realizzare è tutt'altra cosa, ma si sa da prima che verremo delusi, non si sa soltanto quanto presto e in quanta parte) le cose che vorrei? E votano per quello, anche se pure lì vedrete ci sarà qualcuno che è lì per fare carriera o peggio, anche se non è lo stesso dell'altra volta figurarsi della prima volta che hanno votato, e anche se pur essendo il più vicino è lo stesso abbastanza lontano dalle sue idee che la tentazione stavolta di mandare a fanculo tutti e andare al mare è fortissima. Specie se parliamo di elezioni europee, cioè di una consultazione messa li solo per poter dire che l'UE è una cosa democratica, ma che di fatto elegge un organo che non conta un ciufolo perché la linea politica dell'Unione è formalmente decisa da un direttorio di capi di governo a peso variabile, e sostanzialmente dai banchieri. Chi mi legge non ha bisogno che io precisi di far parte di quest'ultimo novero, e probabilmente (la "famiglia" dei lettori costanti di questo blog essendosi talmente assottigliata nel tempo da aver fatto selezione valoriale) anche lui/lei è "a bordo".

Giusto per chiarire, io nella mia vita ho votato radicale quando i radicali facevano le battaglie referendarie serie (prima di sputtanarsi inflazionandole), comunista quando è morto Berlinguer, PDS e poi DS (ma giuro mai PD, avevo visto subito come sarebbe finito, ben prima che Bersani lo legasse a "Monti senza se e senza ma"), cinquestelle (il cui programma, sacrosanto, è stato in home di questo blog per anni, prima che lo tradissero clamorosamente), e persino Paragone (l'unico a sembrare antiUE con una certa coerenza l'ultima volta, molti altri hanno votato Meloni per la stessa ragione ma si sapeva che li la coerenza non c'era, e si è visto subito e ripetutamente).

E stavolta, per chi votare? Il fronte "italexit" si è diviso (se l'atomo - parola che significa "indivisibile" - si può dividere, perché non uno schieramento politico già sotto la soglia?), i cinquestelle oramai fanno l'ala sinistra del PD (consentendogli di sopravvivere, loro che stavano per farlo finalmente scomparire), Giorgia fa pappa e ciccia con Ursula a negare i soldi dove servirebbero (sanità pubblica, infrastrutture, salvaguardia del territorio, acquedotti, eccetera) ma a concederli dove finiscono per metà in tangenti e per il resto in fondo al mare con contorno di macerie (il ponte Salvini ammesso che venga mai ultimato farà a gara di effimerità col ponte Morandi). E anche quando così non fosse, la domanda è: può un comunista per formazione e studi "ridursi" a votare per i nipotini di quelli con cui in gioventù ci si picchiava per strada?

La risposta, come spesso in questi casi, è: dipende. In questo caso, la risposta è no, ma per le ragioni spiegate (il finto antieuropeismo) non per quelle "estetiche" (il presunto neofascismo). Ma per trarne fuori una regola che valga tutte le volte bisogna cercare nella Storia, e in questo caso arrivare alla Resistenza. La Madre della Repubblica Italiana.

La resistenza fu un fenomeno forse ancora più elitario del risorgimento. In entrambi i casi, un manipolo di teste pensanti riuscì in un modo o nell'altro (e sempre con qualche aiutino esterno dal mondo anglosassone - tanto per cambiare) a portare l'Italia dove voleva (e dove la quasi totalità degli italiani non voleva). Ma se l'Unità d'Italia fu in pratica il furto con destrezza di uno staterello indebitato fino al collo, e per almeno metà dei sudditi una autentica sciagura (di cui ancora si paga l'eco), alla Resistenza invece dobbiamo se siamo rimasti uno Stato unitario e in qualche modo diventati uno Stato democratico nonostante aver cambiato alleati in corso di Guerra: senza i partigiani, la cosiddetta "liberazione" sarebbe stata solo una conquista militare straniera.

Ebbene, i partigiani non solo erano quattro gatti, rispetto a una popolazione che peraltro fino all'anno precedente era fascista al 99%, ma provenivano da culture politiche non solo diverse, ma anche opposte al punto di essere a tratti incompatibili. Non erano solo socialcomunisti, insomma, come spesso sceneggiatori distratti lasciano intendere, ma anche cattolici, liberali, azionisti, eccetera. Operai e padroni. Preti e mangiapreti. Ignoranti e studiosi. Assassini e santi. C'era da liberare un Paese, o perlomeno da fare in modo che non lo liberassero da soli gli americani (che comunque non ci siamo levati mai di dosso, ma allora figuratevi), e quando c'è un obiettivo primario non si guarda il capello. Tutti dentro, anzi senza nemmeno rivelare il vero nome, perché non si sa mai meglio non saperlo, e perché non conta.

Per tutte queste ragioni, la consapevolezza di essere rimasti a distinguere con precisione il Nemico, in pochi e diversi tra noi, non può bastare a fermarci, ora che il Nemico si chiama Unione Europea, capitalismo delle multinazionali, OMS, eccetera. E anche se in mezzo c'è un certo Alemanno, e chissà quanti altri con cui non dividerei niente (ma poi c'è anche il compagno Marco Rizzo), leggo sul sito di Cardini il testo di questo Manifesto, dal titolo "L'Italia e l'Europa contro la guerra", ed aderisco. Oggi è questo che serve: distinguere tra Europa ed Unione Europea, cioè tra il luogo in cui popoli diversi si incontrano liberi e l'istituzione oligarchica concepita e attuata per renderli schiavi. Comprendere che restituire agli Stati nazionali la loro sovranità e riconoscere a livello globale il multipolarismo come necessità e l'unipolarismo USA come sciagura sono i presupposti per rendere possibile l'attuazione della democrazia e della pace nel mondo. Leggetelo ed aderite anche voi, siamo quattro gatti e novantanove per cento saremo sconfitti e dimenticati, ma uno per cento salveremo il mondo.

mercoledì 21 settembre 2022

UN'ELEZIONE DA POCO

Il post sulla guerra dovrà aspettare, e magari avesse ragione Erdogan e dovessi riformularlo per superamento da parte della cronaca. Siamo infatti arrivati alle porte del fatidico 25 settembre, e anche se alla fine forse davvero stavolta a votare manco ci vado, qualcosa pure bisogna dirsela, sulle elezioni politiche incombenti.

Partiamo da qui: è davvero una data fatidica? Delle ultime due elezioni politiche, l'ho pensato, assieme ad almeno un terzo dell'elettorato peraltro, e scritto. Quanto - ahimè - mi sbagliassi, basta rileggere qualcosa per misurarlo. Ma non nel giudizio di merito dei programmi grillini, che anche a rileggerli oggi sarebbero da sottoscrivere nuovamente (e infatti non è un caso che essi stessi li abbiano fatti praticamente sparire dal web, menomale che mi ero scaricato un pdf integrale che vi fornisco volentieri, ché tutti i link che vi avevo fatto negli anni sono oggi "rotti" e questo su blitz è solo un riassunto..): quello che serviva all'Italia dieci anni fa è esattamente quello che servirebbe oggi, o che sarebbe servito ad affrontare la pandemia in maniera intelligente e non idiota punitiva e distruttiva, o a far si che i rincari del gas ci facessero economicamente il solletico o poco più. No, il tradimento è invece delle persone, che quei programmi hanno dimenticato o rinnegato, sia che siano fuoriuscite dal moVimento sia che siano rimaste dentro, con pochissime eccezioni. Il problema coi tradimenti, però, è sempre quello: che per un po' non ti fidi di nessuno, e anche chi invece non ti tradirebbe mai ci mette del tempo e della fatica a convincerti che con lui/lei non rischi di rivedere concretizzati i tuoi incubi, ammesso che ci riesca.

Aggiungiamo un particolare non da poco: che era chiaro fin da subito (almeno, a chi capisce di queste cose) che il m5s era in grado di raggiungere in fretta una massa critica in grado di incidere pesantemente sulla scena politica, se non di dominarla. Oggi, anche quando rintracciassimo uno schieramento qualunque con un programma sottoscrivibile (che cioè contenga chiare prese di posizioni antieuropeiste e keynesiane unite a una riforma della selezione politica in grado di limitare a quote endemiche la corruzione: il mix del programma grillino originario, per intenderci), è altamente improbabile che esso sia in grado non dico di incidere, ma nemmeno di superare gli sbarramenti ed entrare in Parlamento. Quindi l'alternativa oggi per noi "eretici" è purtroppo solo questa: non votare o votare inutilmente? Io deciderò all'ultimo istante, magari ci vado se non ho di meglio da fare quella domenica, visto che come da dettami gelliani (adottare ogni strategia perché la gente vada a votare sempre meno, dal disamore indotto fino alle urne aperte il minimo) da un po' alle politiche si vota un giorno solo.

Il combinato disposto dei due capoversi precedenti è esiziale: anche quando identificassimo un programma votabile, e se ce ne fosse più di uno ci mettessimo tutti d'accordo riuscendo a portare quello schieramento in Parlamento, e magari alla fine fossimo talmente inopinatamente tanti da farne un soggetto politico in grado di incidere (magari non quanto il m5s, diciamo che basterebbe quanto un ago della bilancia ai tempi del pentapartito), cosa ci garantirebbe che i suoi esponenti, una volta al governo, quindi una volta al contatto col Vero Potere, magari alla prima gita a Bruxelles, non vengano "ridotti alla ragione" tramite contatto suadente o minaccioso che sia, come sarà capitato, che so, a un Di Maio? Sennò come lo spieghi uno che sottoscrive un programma come quello nell'immagine qui accanto e poi se ne dimentica completamente?

Mi si dirà: ma anche se non vai a votare, togliti dalla testa la possibilità che l'esistenza di un "partito dell'astensione" (per quanto enorme possa diventare) venga riconosciuta nel suo significato di protesta e "alterità" da parte di quelli che si spartiscono i voti espressi per farne una remunerativa carriera e si comportano come se le quote fossero della popolazione anziché dei pochi votanti. E infatti, volendo evitare di fare la fine di Carlo Verdone quando annulla comicamente la scheda dopo aver passato mille peripezie con la sua Alfasud mentre rientrava dalla Germania per votare, alla fine probabilmente voterò. Forse Paragone. E ai compagni che mi ricordassero che è destrorso rispondo che mi trovassero uno schieramento di sinistra-sinistra che ha compreso che senza uscire dalla UE nessuna politica economica nazionale "altra" rispetto al monetarismo eurista (si, "da giovane" - ad esempio in questo post, che peraltro vi ripropongo ogni volta che voglio spiegare Keynes - pensavo addirittura che si potesse cambiare quella, dovevo invecchiare per capire che se non possiamo incidere su scala nazionale figurarsi continentale), figurarsi una di stampo socialista, è possibile, e voto quello. O forse Italia Sovrana e Popolare.

Riassumendo (tanto i documenti per riscontrare, se vi va, ve li ho già linkati):

  • il programma del movimento 5 stelle prevedeva il ripudio delle grandi opere tangentizie (a cominciare dalla val di Susa) e invece un tripudio di piccole opere (keynesianamente in grado di riassorbire a stretto giro il deficit inizialmente necessario ad avviarle) proprio in settori come la sanità pubblica, l'edilizia pubblica specie scolastica, il recupero del territorio e la microproduzione di energia da fonti alternative - se negli anni di governo avessero fatto una frazione di quanto promesso, ieri avremmo affrontato la pandemia agendo innanzitutto sul denominatore (i posti in ospedale, e non solo in terapia intensiva) e sul numeratore incentivando ogni possibile cura empirica (anziché buttare soldi - magari con tanto di stecca - in sieri dimostratisi inutili e dannosi), ed oggi non avremmo questi aumenti dei prezzi dell'energia a finire di distruggere le PMI completando l'opera iniziata con la pandemia; per questa ragione Conte potrà anche convincere qualche elettore, fosse anche molti, a tenere a galla la barca grillina (se non si fosse smarcato in extremis non avrebbe nemmeno potuto tentare), ma non chi ha buona memoria;
  • gli altri, tutti gli altri, o sono sputtanatissimi da tanto tempo, come il PD o Berlusconi (che non manca di dichiararsi europeista ogni due e tre, tanto per togliere credibilità lepeniana alla Meloni, e invece non dimentica di fare l'occhiolino ai suoi grandi elettori di sempre ricicciando addirittura il per troppi versi infattibile Ponte sullo Stretto), o da meno come la Lega (che ha spinto i grillini tra le braccia del PD anziché provare a mantenere dritta la barra di un governo che almeno in potenza era alternativo), o si sputtanano in tempo reale sotto i nostri occhi (la Meloni ammesso che arrivi al governo diventerà eurista prima ancora della prima gita a Bruxelles, potete scommetterci); comunque, ciascuno di loro non fa che agitare veli ideologici davanti agli occhi dell'elettore bue di riferimento (diritti civili - che senza quelli socioeconomici sono fuffa - e ambientalismo modaiolo a sinistra, xenofobia e autoritarimo sociale a destra, e trasversalmente termovalorizzatori e quelle centrali nucleari che, pur non volendo considerare i veri costi, ché se lo avessero mai fatto non ne avrebbero mai costruita nemmeno una, se anche cominciassimo domani a farne mille avremmo il primo chilovattora netto tra decenni), veli ideologici che in quanto tali hanno il precipuo compito di occultare ai loro occhi la realtà di una politica economica autoritaria, criminale e decisa altrove, che implica tra l'altro la distruzione del tessuto socioeconomico dell'Italia così come deciso e comunicato agli esecutori sul panfilo della troppo compianta Elisabetta II giusto trent'anni fa;
  • gli unici alternativi sono talvolta incoerenti, talaltra destinati all'irrilevanza, e spesso tutte e due le cose;

con questo scenario, è come accingersi a fare l'amore con una donna che si vede che non ti ama, non gli piaci, pensa ad altro e forse ti deride o comunque ti disistima: sarebbe meglio scappare, ma se non lo fai non ti puoi che attendere una prestazione al massimo modesta... Insomma, domenica si vota: magari non si sa chi vince, ma sicuro si può prevedere, altro che botto, una drammatica cilecca.

domenica 8 settembre 2019

MA I CONTI TORNANO?

FATEVI DUE CONTI...
Un mesetto fa, a crisi incipiente, mi ero lanciato in una serie di pronostici sulla sua soluzione, descrivendo, parafrasando Cremonini, quali fossero secondo me i possibili scenari. Francamente quello che si sta realizzando non lo ritenevo tra i più probabili, ma forse era solo per un wishfull thinking perché comunque era quello che descrivevo per primo. Sicuramente però era per me il meno desiderabile, e per una ragione diversa dall'antipatia per un partito che ho votato fino a sette anni fa (con la sola attenuante che l'unica alternativa significativa era molto peggio, e l'unica cosa peggiore ancora è sprecare il voto dandolo a un partitino), che nel frattempo si è tramutata in vero e proprio odio, sentimento unico possibile per i traditori prezzolati della patria, unito a umana compassione per quei boccaloni che hanno continuato a votarlo o a militarci senza corrispettivo. La ragione? I miei amici piddini, che fino a ieri sputavano veleno sui grullini sui social (a proposito, leggetevi questo istruttivo articolo su cos'è davvero Facebook), e chi poteva sui media su su fino a tutto il mainstream, mentre oggi sono tutto zucchero e miele sia li che la, possono tranquillamente pensare che io mi sia salvinizzato, se gli fa comodo, la realtà è diversa, la saprà solo chi legge oltre, e c'è in gioco (ben oltre che la stima del sottoscritto) il futuro del Paese.
Per chiarirlo parto dall'elenco dei punti di programma del nuovo governo, che dalla bozza al definitivo non so nemmeno quanto siano diventati, ma tanto non conta nulla: l'unico punto sostanziale è quello che parla dei rapporti con la UE. Tanto per essere chiari, rammento che quando fu eletta la Raggi a Roma scrissi che era stata una trappola e non avrebbe potuto far niente col governo contro: mi sbagliavo per difetto, perché nemmeno il governo a favore poteva servire, se il governo non fosse riuscito in un modo o nell'altro a rompere il legacci comunitari che ci costringono a politiche restrittive. Ora, il governo gialloverde da questo punto di vista prometteva bene: Grillo per anni non aveva fatto che spingere per il referendum sull'Euro (ancora oggi dichiara di essere dell'idea, ma crede di cavarsela dicendo che non decide da solo), e la Lega, che pure a suo tempo aveva fatto parte della vastissima maggioranza che ha inserito in Costituzione il pareggio di bilancio (cioè quei legacci), aveva preso a bordo prima e incaricato in posti chiave dopo due economisti antieuro come Borghi e Bagnai. E forse la sua maggiore credibilità in tal senso è stata tra le cause del travaso di consensi dai cinquestelle alla Lega resosi manifesto in sede, non a caso, di elezioni europee, sicuramente più dello sbraitare sguaiato contro gli immigrati (che però è solo un altro terreno della stessa guerra commerciale ai nostri danni, accanto a quello monetario: evidentemente si capisce meglio senza la laurea in economia...). Ma Mattarella all'avvio di quella esperienza aveva avuto la furbizia di inserire la zeppa che avrebbe inceppato il meccanismo: via Savona, dentro Tria, e anziché affrontare la UE con una manovra in deficit di almeno il 5% con in tasca il piano B di uscita in caso avessero fatto un plissé (non l'avrebbero fatto, perché senza Italia non c'è UE, ma in caso avremmo fatto buona compagnia alla brexit dandogli pure una mano, che la cronaca dimostra che gli serviva), ci siamo messi a trattare per uno zero virgola in più o in meno come se cambiasse qualcosa. Risultato? Il reddito di cittadinanza non è che un blando e troppo condizionato assegno di disoccupazione, la flat tax proposta non era che una neanche troppo spinta rimodulazione delle aliquote, e né queste né altre misure sostanziali che avessero magari voluto inserirvi nella prossima manovra avrebbero retto ai diktat dello straniero ben rappresentati dagli intruders.
Ora, facciamo finta che tutte le belle cose che dice il programma giallofucsia le voglia fare veramente. Senza svincolarsi dal cappio non si può. E infatti ecco che in primis lo stesso PdR si affretta a dichiarare che occorre ridiscutere il patto di stabilità eccetera. Va bene tutto, ma l'aritmetica ha le sue leggi... Voi che pensate, che ce lo faranno fare, sostanzialmente intendo? O si limiteranno a fingere, per dare un po' di respiro al governo dello scampato pericolo, e poi ricominceranno la spoliazione scientifica avviata nel 1992? Purtroppo, io temo di sapere come andrà. Ma non sono un disfattista, voglio mettervela giù ipotetica: se a Bruxelles hanno paura che gli italiani, se non si riforma pesantemente l'Unione, alle prossime elezioni voteranno in massa per chi li porta fuori, fosse anche Attila altro che Salvini, allora forse lo faranno, e il governo Conte 2 potrà mantenere le sue promesse (certo, c'è da coniugare l'onestà col PD, non è che sia semplice, ad esempio vediamo come finisce con la TAV e Autostrade), altrimenti sicuramente no. E alle prossime politiche voteremo tutti per Salvini o chiunque altro ci porti fuori dalla UE. Tutti quelli con ancora un po' di sale in zucca, che non siano direttamente o indirettamente a libro paga degli euristi, intendo... E il movimento 5 stelle e il PD si ridurranno a percentuali a una cifra, se gli va bene.
Come se avete ancora occhi per guardare vedete bene, la coerenza del vostro affezionatissimo blogger non è in discussione. Sono un uomo di sinistra che vorrebbe che lo Stato italiano sovrano potesse fare, se i suoi cittadini democraticamente glielo chiedono votando, politiche economiche di sinistra, che puntino alla piena occupazione e all'attuazione piena dei principi costituzionali. Quando il PD è nato, ho subito sospettato che fosse stato creato apposta per rinnegare tutto ciò, e purtroppo avevo ragione. Ma ho continuato a votarlo fino a che non è emerso un soggetto politico che prometteva di attuare i miei desiderata. Anzi, avevo già deciso di non votarlo più alcuni mesi prima, quando il suo segretario Bersani dichiarò di essere "con Monti senza se e senza ma", che il movimento 5 stelle nascesse. Se ora anche questo tradisce, alleandosi col nemico nella presunzione di riuscire a orientarne l'azione politica (di fatto, cercando di mangiarselo dopo aver tentato all'inizio di guidarlo, e forse finendo per esserne mangiato), sto alla finestra giusto il tempo di vedere se miracolosamente succede. Poi mi sposto. Se spostarsi è l'unico modo per poter restare fermi nelle proprie legittime convinzioni, è dovere di cittadino farlo. Di cittadino, intendo, che non fa il tifo per la sua "squadra" politica, di cui non gli importa il destino, davanti a quello dell'Italia.
...
P.S.: leggetevi (magari dopo aver seguito tutti gli altri link: se è lunga per voi immaginate per chi ve li va a cercare) la versione di Bagnai sulla crisi di governo e l'interessantissima replica, con tanto di domande precise per cui magari non è finita qua, di Mazzei. Capirete molte cose, fidatevi...

lunedì 12 agosto 2019

POSSIBILI SCENARI

Una bella Trabant a famiglia, e mezzi pubblici gratuiti: ecco il
vero ecologismo, altro che costosissime auto elettriche... E poi,
a dire il vero, a me piacciono più i palazzoni di Berlino est che
le stravaganze degli archistar nei gangli della new Berlino ovest
Devo scrivere qualcosa sull'incipiente crisi di governo, altrimenti ci sarà chi penserà che il mio silenzio sia per la vergogna del fallimento di un qualcosa su cui avevo puntato. Se anche fosse, non sarebbe né il primo né l'ultimo: chi ha la fortuna di poter dire e scrivere quello che pensa (e con ciò potete escludere la quasi totalità dei giornalisti più o meno di mestiere) può anche tranquillamente ammettere i propri errori. E, a proposito, il mio più grave resta sempre aver creduto che il centrosinistra prodiano proponesse il sogno europeo come unico contesto in cui fosse realmente possibile difendere il welfare state dalla globalizzazione, per poi dover amaramente scoprire che era un progetto di asservimento di una parte del continente da parte di un'altra, col centrosinistra italiano nel ruolo dei traditori della patria, tra cui comunque preferisco sempre quelli prezzolati che quelli che lo hanno fatto a gratis continuando a bersi le fesserie.
Il silenzio è invece perché, avendo appunto la fortuna di poter parlare solo se e quando ho qualcosa di sensato da dire, la situazione è talmente ingarbugliata che mi consiglierebbe di attendere almeno lo schiarirsi di qualche scenario, tra i tanti che si vanno invece vanificando. E ciascuno di questi porta conseguenze che possono ribaltare l'analisi, a seconda di quale si avveri. Ma poiché ho premesso che non mi sottraggo, allora provo a schematizzare, in una serie di what if.
Prima però devo fare una seconda premessa. Il movimento 5 stelle è secondo me dal 2013 la scelta obbligata di chi voglia ancora avere titolo di definirsi progressista, sia stato in passato comunista o socialista, socialdemocratico o radicale. E le vicende di questa sciagurata alleanza, obbligata a sua volta e magari anche non senza malizia, non hanno spostato di un millimetro la cosa. Infatti, se alle prossime elezioni si dovesse confermare il travaso di consensi dal moVimento alla Lega che si è registrato alle scorse Europee e sembra essere confermato dai sondaggi, è evidente che si tratta di elettori di provenienza centrodestra, gente che poteva essere convinta dalle piazzate salviniane sugli immigrati e sulle tasse a tornare all'ovile che fu berlusconiano, mentre nessun progressista potrebbe. Resta infatti impossibile, per ogni persona sinceramente di sinistra che voglia davvero incidere sul futuro dell'Italia, fidarsi ancora del PD (partito nato, ripeto, per consegnarci legati mani e piedi allo straniero) o disperdersi tra gli ennesimi schieramenti pseudocomunisti sempre destinati all'irrilevanza.
Detto questo, andiamo a vedere cosa potrebbe succedere, e cosa se succedesse ci direbbe sul passato e sul futuro del nostro Paese:
  1. governo M5S-PD, realizzato dall'asse Renzi-Di Maio per rassicurare l'Europa in attesa del voto e magari varare la riduzione del numero dei parlamentari e qualche altra riforma - darebbe ragione a chi vede nella Lega il solo vero baluardo contro il Nemico-UE e l'invasione programmata dai padroni della globalizzazione, e magari ha sempre pensato che invece il M5S in materia bluffava, come si è dimostrato avendo puntato su un migliorista come Di Maio anziché su un massimalista come Di Battista - questo scenario, nell'orizzonte degli eventi solo per l'ansia di sopravvivenza politica dei due suddetti (che hanno da sempre in comune l'aria da rappresentanti di commercio, col primo solo molto più evidentemente cazzaro), finirebbe per sancire la sparizione della creatura grillina, e riconsegnare l'Italia al centrodestra tangentaro (sovranista solo per meglio tangentare) che inizierebbe con la TAV il nuovo ultimo sacco: se fosse fatto apposta, sarebbe un filino più rispettabile, ma temo sia solo frutto di insipienza politica;
  2. governo Mattarella-UE, magari con al comando quel Cottarelli tenuto in vita da Fabiofazio, a riprendere da dove l'avevano lasciato il mandato di terminare la potenza economica Italia per trasformarla definitivamente in una casa di riposo per tedeschi in pensione - dimostrerebbe che il progetto in realtà non è stato mai abbandonato, e la scelta mediatica di sistematicamente minimizzare le cose buone proposte e magari attuate dal M5S e invece enfatizzare le uscite becere e rozze di Salvini era invece correttamente mirata a vanificare quello che di buono poteva venire dalla forzata alleanza - questo scenario finirebbe di distruggere ogni capacità industriale e produttiva dell'Italia, sbattendo inoltre in faccia agli italiani che è perfettamente inutile votare contro il progetto totalitario chiamato Unione Europea e realizzato tramite l'Euro: devono rassegnarsi a subire la dominazione straniera come molte altre volte in passato, e pian piano ad estinguersi (si, l'immigrazione serve al rimpiazzo graduale della popolazione, la gente lo intuisce se no il successo di Salvini non sarebbe spiegabile);
  3. elezioni subito, con vittoria schiacciante di Salvini e Meloni, magari senza nemmeno l'apporto degli ultimi forzitalioti - dimostrerebbe che Salvini è stato una volpe ad accettare il governo coi cinquestelle per poi continuare imperterrito la sua campagna elettorale sbandierando i suoi cavalli di battaglia sia se fossero nel contratto sia no, sia che fossero realizzabili che meno, mentre Di Maio è stato un fesso ad accettare il governo con la Lega per poi rispettare lealmente il contratto rinunciando a sbandierare i suoi, e nel contempo accettando che i vincoli europei di fatto depotenziassero sino a ridicolizzare quei pochi obiettivi che ha provato lo stesso a realizzare - questo scenario potrebbe, se la Lega fosse davvero quella di Borghi e Bagnai, portarci finalmente fuori dall'eurozona se non addirittura dalla UE, e peggio per i grillini se non sono stati coerenti con questo mandato che i loro elettori gli avevano chiaramente conferito, accettando Tria al posto di Savona e tutto il resto; il condizionale è d'obbligo (oltre che perché forse non hanno la minima intenzione di farci ancora votare...) perché la Lega ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione insieme a tutti gli altri traditori, è l'unico partito ancora vivo tra quelli che facevano del sistema di tangenti la loro spina dorsale, e potrebbe avere invece usato i suddetti economisti sovranisti per rendere credibile il suo inganno, perché invece di portarci fuori dal pantano non ne ha mai avuta davvero voglia, e sparate a parte nemmeno il coraggio;
  4. governo gialloverde che resta in vita, con pesante rimpasto pro-Lega - vorrebbe dire che il bailamme di questi giorni non è stata che l'ennesima piazzata a ricattare il M5S, specie dopo il suo indebolimento alle europee, per spostare a destra il programma di governo, magari ottenendo pure quella TAV che significherebbe la fuga della base storica grillina - questo scenario, che è decisamente il meno probabile, avrebbe come lato positivo la prosecuzione dell'esperienza di governo migliore degli ultimi trent'anni, ma come lato negativo la probabile conclusione della parabola grillina, a meno che qualcuno non riesca a ricordare a Salvini che i contratti si rispettano, che la TAV nel contratto non c'era e poi comunque è una spesa enorme e inutile (che con gli stessi soldi se spesi in piccole opere si può innescare un moltiplicatore keynesiano tanto così), e che l'ultimo che siccome aveva stravinto le europee pensava di avere in mano l'Italia sappiamo che fine ha fatto sei mesi dopo al referendum/plebiscito che aveva proditoriamente quanto improvvidamente preteso.
Ci risentiamo tra qualche tempo e vedremo quale dei quattro scenari si sarà avverato, e se ne avrò imbroccato deduzioni sul passato e conseguenze sul futuro.
In ogni caso, per il destino del moVimento è indispensabile che Di Maio lasci la guida a Di Battista, magari con Morra e Fico e lo stesso Grillo a fianco, e che si lasci perdere sta stronzata di Rousseau in favore di una organizzazione dove il web sia di supporto e non sostituisca gli incontri tra le persone faccia a faccia.
E in ogni caso, per il destino dell'Italia è indispensabile che il prossimo governo, chiunque lo guidi, abbia come obiettivo più che primario, propedeutico, di riformare radicalmente i trattati europei o denunciarli ed uscirne. Senza una piena sovranità monetaria non è possibile svolgere la politica economica e finanziaria che si vuole, cioè che il popolo sovrano vuole, quindi la democrazia viene ridotta a simulacro (e il fatto che il papa si scomodi a denunciare il "sovranismo", recitando il vangelo sorosiano, non sorprende: è uno dei pochi sovrani assoluti rimasti, la democrazia non sa manco dove sta di casa). Se i cinquestelle sono diventati euristi, fanculo i cinquestelle. Se è diventato eurista solo il vertice, fanculo il vertice. Io filosoficamente sarei comunista "honeckeriano", ma prima ancora sono realista e quindi appoggio chiunque possa realisticamente attuare una politica anche solo vagamente di sinistra, ma prima ancora sono democratico e se i miei concittadini in maggioranza sono di destra mi va bene pure che possano eleggere un governo di destra che faccia politiche di destra. L'unica cosa che non mi va bene è che votare sia inutile, come ormai purtroppo si accumulano prove su prove che sia diventato. E se non vi va bene, toglietemi pure l'amicizia su facebook, non mi metto a lutto. Se non capite e rispettate questa mia posizione, non siete miei amici. Ma per aiutarvi a capire, uso la sintesi di Fulvio Grimaldi, da leggere sulle note di Qualcuno era comunista di Gaber:
Qualcuno era 5 Stelle perché erano per l’ambiente. Qualcuno era 5 Stelle perché erano onesti in un mondo di ladri. Qualcuno era 5 Stelle perché tutti gli altri mentivano. Perché sul territorio a lottare c’erano rimasti solo loro. Perché Grillo era matto come un cavallo e saggio come un oracolo greco. Perché Di Battista assomigliava al Che Guevara in forma e contenuto. Perché tutti coloro con i quali aveva sperato, o addirittura combattuto, erano tornati a casa o si erano fatti lacchè dei signori. Perché gli argomenti di Di Maio, Taverna, Bonafede, Di Battista, radevano al suolo quelli di Repubblica. Qualcuno era 5 Stelle perché ci avrebbero fatto uscire dalla caserma e strappato di dosso la divisa Nato. Perché avrebbero tagliato gli artigli agli avvoltoi che ci avevano rinchiuso nella gabbia UE e strozzato con l’euro. Qualcuno era 5 Stelle perché a sinistra non c’erano che detriti spiaggiati, al centro una bolla di nulla e a destra tutti gli altri. Qualcuno era 5 Stelle perché, scavando una via di fuga dalla discarica, aveva visto qualcosa di integro e di pulito da farci la casa per i suoi figli.
Qualcuno era No Tav perché aveva una certa storia alle spalle. Qualcuno era No Tav perché No Tav significa vita, giustizia, umanità, libertà, sovranità, patria. Qualcuno era No Tav prima di essere 5 Stelle ed è diventato 5 Stelle perché erano No Tav. Qualcuno è ancora No Tav.

mercoledì 26 giugno 2019

WAR WITHOUT TEARS

Come forse sa chi mi segue, adoro i primi Genesis: nel classico giochino dell'isola deserta in cui puoi portare una sola cosa per tipo, accanto a C'era una volta in America come film e Il gioco delle perle di vetro come libro ci sarebbe Selling England by the pound come disco. Uscito Gabriel, ho seguito più lui che i superstiti, che poi uscito anche Hackett hanno fatto quasi solo pop commerciale scarsamente ascoltabile, anche perché quello che gli veniva meglio Collins lo riservava alla propria carriera di solista. Peter a dire il vero ci ha impiegato un po' a trovare la sua cifra e sfornare i suoi album/capolavoro (So è dell'86, Us del '92), ma da subito ha inforcato la via dell'innovazione, infarcendo i suoi primi album di singoli di altissimo livello (almeno Solsbury hill, On the air, Intruder, I don't remember, Biko, nei primi tre, ma già nel quarto è difficile trovare cosa "scartare"). Un pezzo del terzo album però mi lasciava perplesso (ero europeista, e da bambino/ragazzo non mi perdevo una puntata di Giochi senza frontiere, che trovavo divertentissimo ed eticamente edificante): Games without frontiers. Solo oggi comprendo come l'artista, visionario come solo quelli veri, avesse ragione nel vedere in quell'innocente pantomima sia la continuazione della guerra che da sempre infiammava il continente (estrinsecandosi soltanto in etichette diverse di volta in volta, ma mai realmente fermandosi), che lo sforzo propagandistico di nasconderlo al popolo bue mascherandolo con l'agonismo ludico. Il titolo di questo post è il secondo verso del ritornello, il brano ve lo sentite alla fine. In mezzo, alcune considerazioni più o meno tratte dalla cronaca, che scoprirete seguono un filo logico.
Mentre screditano e tentano in ogni modo di fermare i cd. minibot, che ripeto non sono né vera e propria moneta (che però lo Stato ha ancora la sovranità di emettere in molti modi) né nuovo debito ma solo un modo empirico di consentire allo Stato di onorare debiti pregressi e in qualche modo dare ossigeno all'economia, in un quadro in cui poco altro gli è consentito dagli assurdi vincoli esterni sottoscritti da una generazione di politici che passeranno alla Storia come "traditori della Patria", arriva una versione di moneta web-based che promette (per via della "credibilità" acquisita negli anni dalla piattaforma social - e la credibilità è l'unico fattore che vale quando si parla di monete) di avere tutti i pregi e nessuno dei difetti delle cryptovalute sue antenate viste fin qui. Questa Lybra (sta per "peso", come l'inglese Pound e la nostra Lira) non avranno nessun potere, ammesso che ne abbiano voglia (e non ce l'hanno), di fermarla, il che ci dice che quello che negano agli Stati non possono e non vogliono negarlo a un ragazzo che stringi stringi è solo un nerd molto più furbo degli altri. E ciò si tradurrà in un ulteriore arretramento della democrazia, avendo messo in mano a una entità non controllabile un potere ancora più enorme di quello che già ha.
Già, perché la più grave delle colpe storiche della sinistra degli ultimi decenni è questa: aver dimenticato la lezione gramsciana secondo cui è lo Stato-Nazione il luogo elettivo in cui la democrazia può estrinsecarsi, eventualmente (cioè scegliendolo democraticamente) promuovendo un grado maggiore o minore di socialismo. Il piano internazionale è appunto, come dice la parola stessa, "tra nazioni", e non al di sopra delle stesse e promuovendone l'esautorazione come è stato per la globalizzazione (che non è che il vestito nuovo che ha indossato il colonialismo, per spostare i sudditi dei colonizzatori "al denominatore" assieme a quelli dei colonizzati) in genere e per l'Unione Europea in particolare. La quale, gira gira, si è dimostrata non essere altro che una sofisticata costruzione propagandistica finalizzata a nascondere una vera e propria guerra commerciale tra Stati, vinta da quelli del blocco tedesco su quelli del mediterraneo anche proprio grazie alla cortina fumogena che ha bloccato sul nascere ogni possibile reazione di questi ultimi, ed è stata messa su e alimentata proprio dai partiti di centrosinistra (qui Fassina lo ammette, bontà sua).
Una parte di questa cortina è costituita dalla continua ripetizione, da parte dei media mainstream (compresi quelli pagati da voi), di falsità col botto come fossero verità rivelate, tra cui ad esempio la "parabola" dello Stato come buon padre di famiglia che non può spendere più di quanto incassa altrimenti indebita i figli, o il tabù che non si possa creare moneta dal nulla senza un valore reale sottostante. Ripetizione del falso fino a fargli avere valore di verità percepita che è uno dei capisaldi della propaganda: invenzione americana sfruttata per la prima volta a livello industriale dal nazifascismo, non dimentichiamolo. La verità è che se uno Stato è in deficit vuol dire che quell'anno ha dato più ai suoi sudditi di quanto ha preso da loro, se è in avanzo il contrario. L'Italia, al netto degli interessi (che peraltro non ci sarebbero se non avesse bisogno di prendere la moneta dal sistema bancario "indipendente"), è in avanzo primario praticamente dal 1992 ininterrottamente. E la verità è che Draghi da quando ha detto "whatever it takes" ha "stampato" dal nulla miliardi su miliardi di Euro per darli alle banche a interesse negativo, nell'errato (ma non erroneo, nel senso che non è credibile che non sappia queste cose) presupposto che poi le banche li usino per fare credito all'economia reale (cosa che non fanno, in quanto a partire da Clinton è sparita la distinzione tra istituti di credito e banche d'investimento, ed è più facile e conveniente comprare invece titoli e lucrare sulla differenza di tasso), e proprio in questi giorni ha detto che continuerà. Se gli stessi soldi fossero stati letteralmente regalati (ma bastava un piano monstre di assunzioni pubbliche) in mano ai cittadini europei, la crisi sarebbe stata archiviata anni fa.
Insomma, quando vogliono i soldi li trovano, o li creano. Le olimpiadi in cronaca (tra parentesi, non è vero un cacchio che Roma 2024 sarebbe stata la stessa cosa, le olimpiadi estive costano molto di più e lì gli impianti erano quasi tutti da fare mentre nel comprensorio lombardo-triveneto sono quasi tutti già esistenti), o la TAV di cui non si smette purtroppo mai di parlare lo dimostrano. Non si può solo quando bisogna darli alla gente per vivere dignitosamente quando non addirittura per sopravvivere.
In tutto questo, non può stupire che un partito che era arrivato da zero a 35 per cento in 6 anni al grido di "no tav no vax no Euro/UE" sia sceso al 17 in un anno per aver detto "forse tav si vax si euro trattiamo con UE". Mentre il furbo alleato di governo continuando invece a gridare i suoi cavalli di battaglia (anche grazie ad "acquisti" di qualità come Bagnai, che qui ad esempio ci illustra la proporzione europeisti:europei=buonisti:buoni) è salito dal 17 al 35. Tra quelli che si informano e capiscono, quelli che intuiscono, quelli che percepiscono quasi fisicamente i propri interessi, oramai la maggioranza degli elettori ha chiaro che la UE è il Nemico e chi la sostiene il Traditore (o l'Utile Idiota, se in buona fede). Per cui o la UE cambia (e non cambia perché non è interesse di una bella fetta di membri, quelli che ci si sono arricchiti, a meno che non gli si faccia capire che la pacchia è finita comunque) o muore. E chi sbaglia fronte muore con lei, anche se rappresentava potenzialmente la novità più prorompente della politica degli ultimi decenni. Morire è una delle cose che possono capitare, in guerra.

lunedì 27 maggio 2019

THE SCOPPOL-ONE

Il post completo di Fulvio Grimaldi - si noti, è del 24 maggio - è qui
La clamorosa sconfitta elettorale del Movimento 5 Stelle alle europee (la prima della sua breve storia) è tale che non è possibile ai loro leader, neanche volendo, mettersi alla prova nello sport nazionale del "commenta comunque positivamente i risultati delle urne", di cui noi italiani siamo maestri. Non si tratta però di un risultato inatteso, per chi osservava la realtà e ci capiva qualcosa, come modestamente potete verificare scorrendo gli ultimi post politici di questo blog, o se cercate l'eccellenza osservando lo stralcio in immagine del post di Grimaldi sul suo Mondocane, talmente lucido da azzeccare persino le proporzioni. Il pezzo, inoltre, inizia confermando l'endorsement e finisce indicando l'unica possibile soluzione, nel duplice senso di salvezza per l'Italia e chance di sopravvivenza per il moVimento: recuperare la battaglia primigenia, quella a cui (adesso è evidente anche agli ottusi) è dovuta l'investitura popolare del 2018, contro la UE e l'Euro e per la sovranità del Paese.
Gli italiani, insomma, hanno capito che qualsiasi promessa, senza questa premessa, è destinata a essere depotenziata in attuazione se non annullata, e il loro voto di oggi lo conferma: hanno penalizzato chi pateticamente aveva tentato di recuperare terreno rispolverando la bandiera dell'onestà, e premiato chi ha dato continuamente mostra (lasciamo perdere quanto sostenibilmente nei fatti: intanto è stato creduto, sennò non era primo persino a Riace e Lampedusa) di volere difendere gli interessi nazionali. Ripeto, la prossima volta Attila, se anche Salvini bluffa.
Detto questo, se non sono scemi il governo resta in piedi, e per le politiche ci sono ancora alcuni annetti. E siccome tutto si può dire dell'elettorato italiano tranne che sia vittima di immobilismo, e troppi ne abbiamo visti in questi anni passare da zero a 33, da 32 a 17, da 20 a 40 e ritorno, eccetera, non tutto è perduto, purché appunto ci si ricordi delle promesse fatte e si tenti in ogni modo di mantenerle. Anche perché dall'altra parte quelli che oggi gongolano hanno dimezzato il risultato rispetto alle scorse europee e sostanzialmente mantenuto quello delle ultime politiche.
Gli stessi media che magnificano come un successo il 22% del loro partito, dimenticando che praticamente i voti europeisti in Italia finiscono li, esultano oggi sia per il cambio di equilibri dentro al governo che per lo scampato pericolo perché nel parlamento europeo il blocco popolari/socialisti, che fino a ieri godeva della maggioranza dei seggi, oggi può continuare a detenerla se si allea con i liberali e i verdi (missione Greta compiuta), titolando variamente sul mancato sfondamento dei vari sovranismi. Dimenticando che gli inglesi hanno fortemente premiato il più radicale degli euroscettici, ricordando ai parlamentari nazionali cosa devono fare da qui a ottobre, gli italiani pure (anche se forse lo è solo a parole, ma se si dimostrasse così se ne cercheranno un altro vero), i francesi anche (al punto che forse si rivota, e vedremo se hanno capito che il micron era solo per prenderli in giro), e i tedeschi, che non sono anti-Ue solo perché la UE è stata costruita a loro vantaggio e a danno nostro e degli altri europei non della loro orbita (e finché resta così), hanno comunque quasi azzerato lo schieramento più europeista a prescindere. Ora, magari i meccanismi istituzionali europei neutralizzeranno questo vastissimo movimento popolare, tanto comunque il governo europeo non deve chiedere la fiducia al parlamento e la BCE non deve dare conto, ma questo continuerà a sussistere. E se le istanze per cui è nato non saranno disinnescate o invertite (cioè, se non saranno riscritti i trattati eccetera, con tedeschi e consoci che concedono agli altri quello che non hanno mai voluto concedere), continueranno a crescere.
Per il movimento 5 stelle, invece, la strada è più stretta. Deve far vivere il governo, lasciando al suo posto Di Maio perché finisca di bruciarsi (tanto è al secondo mandato, o mi sbaglio?), e intanto recuperare i consensi perduti riprendendo in mano i propri cavalli di battaglia. Salvini è al punto in cui è perché non ha mai smesso di agitarli.

sabato 25 maggio 2019

MA ANCHE MOLTO MENO

Intanto riempiamolo di sovranisti, poi vediamo che succede...
Questo è un appello alle urne. Andate a votare, domenica 26, e fatelo per chiunque vi prometta "meno" Europa, e non "più". Nel dire questo, non ho ancora capito se Di Maio abbia davvero traghettato il Movimento 5 Stelle sul fronte europeista, ovvero se il suo sia soltanto un tentativo di disinnescare le uscite salviniane finalizzato a (1) impedire che l'effetto annuncio vanifichi la possibilità di una reale (e necessariamente improvvisa) presa di distanza da Bruxelles e (2) marcare la distanza politica da Salvini per rimontarlo nei sondaggi. Dando maggior credito al secondo scenario, rivoto per lo schieramento che ho scelto a fine 2012 (in conseguenza delle dichiarazioni bersaniane "con Monti senza se e senza ma", cui mentalmente risposi "e senza me"), ma se scopro che invece era vero il primo, sarà l'ultima volta.
Non esiste infatti la possibilità logica di sostenere una linea politico/economica di sinistra senza mettere in discussione l'Euro e quella UE di cui l'Euro è il cardine. Questo non significa che uscendo dall'uno se non anche dall'altra siano risolti tutti i problemi, anzi: sarebbero appena iniziati, tanto è il lavoro da fare per riportare il Paese almeno in linea di galleggiamento, non parliamo di rifarlo veleggiare. Ma è certo che senza una Italexit nulla può essere fatto (chi ti dice il contrario sta mentendo) e la nave affonderà. Produttività, flessibilità, disciplina di bilancio, austerity, privatizzazioni, eccetera: tutte bugie matricolate, quelle che ci raccontano per farci accettare queste ricette come salvifiche, mentre in realtà sono le armi con cui ci hanno impoverito e intendono continuare a farlo. Chi non rileva la contraddizione tra questa UE e una qualunque politica di sinistra, quindi, o non capisce niente oppure è in piena malafede: e badate che qui potete leggerlo solo perché io conto i lettori a decine, se li contassi a migliaia mi avrebbero già imbavagliato (vero Gawronski?). Ora, chi è in malafede non merita un grammo di attenzione, ma agli altri vanno aperti gli occhi, uno a uno. Anche perché le maniere tramite cui è stata imposta come unica verità l'attuale narrazione dell'UE come unico fattore di pace degli ultimi decenni, e dell'ultraliberismo come unico possibile paradigma di sviluppo del benessere, sono molteplici: non solo la TV e la stampa mainstream, ma anche i social network e la Rete. Ad esempio, quando anni fa iniziarono a "portarsi" le petizioni on-line, non si poteva sospettare che dietro molte di quelle organizzazioni che via mail invitavano ad aderire a battaglie indiscutibilmente "di civiltà" c'erano i soldi di personaggi con l'interesse preciso di esautorare gli Stati nazionali e di fatto disinnescare la democrazia. Se vi trovate ad essere iscritti alla mailing list di Avaaz, ad esempio, in questi giorni siete sommersi di appelli al voto antipopulismo, come ne andasse della vostra vita. Quando è vero esattamente il contrario. Fate come me, non cancellatevi: così potete monitorare l'evoluzione della loro abiezione.
Questo è un appello alle urne, e quindi deve essere breve. Ma a chi ha voglia di documentarsi, anche per meglio svolgere il suo doveroso compito di "convincitore" estemporaneo last minute di amici, parenti, colleghi e compagni di spogliatoio, fornisco una ragionata antologia di approfondimenti:
  • Bertani, ovvero un po' di storia, e calma e gesso qualunque sia il risultato delle europee tenete il governo in piedi o ci ritroviamo un ri-Monti o peggio;
  • Fusaro, ovvero è tutto un gioco delle parti in favore della destra ultraliberista;
  • Marx21.it, ovvero l'istruttiva cronistoria della fine della sinistra italiana, in tre contributi "dalla strada", di cui l'ultimo spiega il "caso" Casalbruciato (al tigì, manco a dirlo, vi hanno solo preso in giro...);
  • Salerno Aletta, ovvero qualche numero su come l'Unione Europea abbia accentuato le disuguaglianze in Europa anzichenò;
  • Blondet, ovvero il Britannia, cioè da dove partì il colpo di Stato che ancora continua;
  • Bifarini, ovvero basta il titolo: Una sciagura chiamata Euro;
  • Fagan, ovvero l'incolmabile e crescente distanza tra le ambizioni dichiarate del progetto Europa Unita e le realizzazioni pratiche;
  • Bordin, ovvero i danni che hanno fatto quelli di +Europa (qui chi li finanzia) quando hanno governato, e quindi quanto sia prioritario impedirgli di rifarlo (e qui la meravigliosa idea di dove trovare i soldi per dare una bella botta al debito pubblico: espropriare la Chiesa cattolica);
  • Rosso, ovvero come sul debito pubblico chi oggi in mitteleuropa fa il maestrino abbia la memoria corta, e la provocatoria soluzione di vendergli il Sudtirol;
  • Gramaglia, ovvero come persino a teatro, in un Processo all'Europa inscenato da centrosinistri in un quartiere storicamente di sinistra, gli euroscettici siano un enorme 30 per cento;
  • Alice, ovvero il neokenesismo avanza, e alberga tra i cinquestelle;
  • Travaglio, ovvero un piccolo dizionario provocatorio dei temi usati a cacchio in questa campagna elettorale;
  • Onfray, ovvero qual'è l'obiettivo finale del capitalismo e quindi perché è letteralmente vitale fermarlo. Ora.

mercoledì 15 maggio 2019

SCUSI DOV’È IL FRONTE?

Quando hai individuato il tuo nemico,
qualunque modo di combatterlo vale...
Un carissimo amico da sempre di sinistra-sinistra, che dopo anni di resistenza interiore si era quasi convinto a votare cinquestelle l'anno scorso, poi ritenendosi fortunato di avere avuto un impiccio materiale che glielo ha impedito, perché il moVimento era finito al governo con la becera destra leghista, mi ha chiesto come facevo io, da sempre di sinistra-sinistra come lui, a tollerare questa lunga volata che Di Maio sembra stare tirando a un fascistoide come Salvini, e che si traduce in sondaggi che fino a ieri vedevano in forte crescita il secondo a danno del primo. Lì per lì non ho trovato di meglio che rispondergli che era colpa sua, che alla fine non lo ha votato nonostante se ne fosse capacitato, e di tutti quelli di sinistra-sinistra che non avevano neanche raggiunto quest'ultimo stadio di consapevolezza ed avevano finito per sprecare il loro voto in uno dei rivoli a sinistra del PD (gli elettori di quest'ultimo non li considero nemmeno più esseri dotati di raziocinio, a meno che non abbiano interesse diretto all'affermazione delle politiche di destra capitalistica che il PD propugna), se il moVimento non aveva raggiunto percentuali in grado di farlo governare non dico da solo (con questa oscena legge elettorale, concepita apposta per depotenziarne il successo, non si poteva) ma almeno con l'appoggio almeno esterno della sinistra antieuropeista, anziché dover accettare la sponda dell'unico che gliela offriva. Ma non ero soddisfatto. La cronaca adesso mi dà occasione di una risposta migliore.
Succede che il caso Siri (qui raccontato da Bertani approfittandone per parlare di energia) dà l'occasione a Di Maio di smettere di portare l'acqua con le orecchie al suo "nemico interno", e subito i sondaggi gli danno ragione, infliggendo a quest'ultimo un meno sei per cento rapidissimo. E che Salvini, per reagire sul nascere alla controtendenza, guidato dal suo istinto politico indiscutibile, anziché rispondere sul tema difendendo l'indifendibile, si sia "buttato" su un argomento che ha tra gli altri il pregio dell'attualità, dichiarando apertamente che il nostro governo non dovrà più badare ad assurdi parametri come il deficit al 3% o la percentuale debito/PIL, almeno fino a quando non avrà ridotto la disoccupazione sotto la soglia fisiologica e psicologica del 5% e di conseguenza rilanciato l'economia. Con Di Maio che prende le distanze, ribadendo fedeltà all'Europa, ecco la risposta al mio amico: non solo quelli come me tollerano l'alleanza con Salvini fino a che il governo mantenga la discontinuità con le politiche dei precedenti, ma non esiteranno, laddove l'ineffabile Giggino completi la sua traghettata dei grillini verso sponde più quiete lasciando solo la Lega sul fronte antiUE, a passare direttamente a votare quest'ultima. E qualora anche questa passasse al nemico, o si dimostrasse essere stata sempre dalla sua parte, a votare per chiunque decida di presidiare quel fronte, fosse anche Attila l'Unno o Vlad l'Impalatore. E ora passiamo alla spiega.
Il fascismo, lo ricordo a beneficio dei tanti che usano il termine a sproposito, non è "di destra", perché questa espressione allude a una posizione nei banchi del Parlamento, e il fascismo una volta acquisito il consenso democratico necessario a prendere il potere (in Italia nemmeno poi tanto, servì la complicità dei Savoia, ma in Germania nettamente) il Parlamento lo esautorò. Il consenso lo prese perché prometteva al popolo la soluzione di problemi reali causati da altri, sul piano economico. Ma lo usò per, mentre elargiva al popolo stesso quanto serviva a tenerlo buono (casa lavoro infrastrutture, si, ma anche imprese coloniali e guerre), portare avanti gli interessi del suo mandante, il grande patronato capitalista. Ora, secondo voi, dov'è che abbiamo un Parlamento senza poteri e un Governo non eletto che mentre tiene buoni i popoli sbandierando valori democratici e di pace di fatto porta avanti gli interessi dei suoi mandanti ordocapitalisti? Esatto, nell'Unione Europea. Che al momento è esattamente la cosa più vicina al fascismo si possa trovare in giro, se proprio si ha bisogno di evocarlo e appiccicarlo su qualcosa.
Ora, se a studiare una qualunque guerra a distanza di spazio e tempo, seduti comodamente alla propria scrivania, è comunque difficile attribuire di qua o di la con nettezza torti e ragioni, a meno di non partire da un punto di vista preciso e quindi essere dotati di "pregiudizio" ideologico, figurarsi se quella guerra la stai vivendo. In questo caso, è un attimo trovarsi "dalla parte sbagliata" (cit.), e finire per spendersi per l'Errore, per il proprio stesso Nemico naturale, non dico nonostante, dico proprio per via della propria onestà e consequenzialità. Dopo il 1943, il Paese fu dilaniato anche per questa ragione, che andò a replicare nelle anime e tra le anime quella linea Gotica che oggettivamente marcava il confine tra due territori occupati da nemici diversi. Che l'impero del Male fosse il nazifascismo non era affatto così chiaro visto da vicino, e man mano che si chiarì fu dovere di chi lo capì spiegarlo a chi non lo capiva e se continuava a non capirlo combatterlo. Altra questione è che il Male risiede ovunque e presto ce ne saremmo accorti (tra l'altro, ai massimi livelli i capitalisti di entrambi i fronti erano in affari tra loro, esattamente come oggi: le guerre si fanno contro i popoli, non tra i popoli), allora c'era un Nemico da fermare. Anche a costo di allearsi con chi, una volta ristabilita la democrazia, avresti ripreso a combattere. Ecco il punto.
Neanche oggi, che il Nemico, o se preferite il Fascismo, è l'Unione europea (vedi sopra), si può perdere tempo a filosofare su quali compagni d'arme ti ritrovi. Ti dividerai domani, oggi si fa fronte comune. Anzi, se è la tua parte, che tradisce, si abbandona pure quella e si resta con chi combatte il Nemico. L'UE non è che uno strumento di asservimento dei popoli da parte delle élite (se n'è accorto persino il Financial Times), l'Euro un'arma letale che ha consentito a queste ultime, essenzialmente mitteleuropee (ma con membri, e collaborazionisti ben retribuiti, anche da noi), di combattere e vincere una guerra commerciale ai nostri danni, distruggendo il nostro tessuto industriale e costringendoci a una ingentissima deflazione salariale, tramite anche uno shock occupazionale. Se l'abbiamo già persa irrimediabilmente non si sa, ma ci resta il diritto di odiare finché campiamo il nemico che ci ha sconfitto e ancora di più i finti amici che lo hanno aiutato. Ma fino a che abbiamo l'impressione che ancora possiamo fare qualcosa, abbiamo il sacrosanto dovere verso noi stessi e i nostri figli di continuare a combattere, nei modi che ci capita di avere. Tra pochi giorni ci sono le elezioni europee. Si elegge un organo che non conta niente, l'abbiamo già detto. Ma intanto riempiamolo di "sovranisti" di tutte le specie, vediamo se arriva il messaggio. Poi si vedrà. E passiamo parola, che i sondaggi lo sappiamo tutti che fine fanno quando il 20% di indecisi alla fine si decide tutto da una parte: non solo può succedere, ma da qualche anno pare la regola...
Vi lascio con gli approfondimenti per i pochi volenterosi che sono arrivati fin qui, e ancora non gli basta. Sono tanti, ma erano giorni che mi ronzava in testa questo post e intanto mi documentavo leggendo qua e là, abbiate pazienza.

  • Carraro, ovvero i tedeschi lo capiscono benissimo, cosa è successo, e ci satireggiano pure sopra.
  • Pamio, ovvero come Soros e soci ci hanno fregato anche con le petizioni on-line.
  • Lameduck, ovvero come la nostra rovina abbia una data di inizio: il 1992.
  • Grimaldi, ovvero come Facebook ha chiuso dall'oggi al domani una serie di pagine filogovernative, o comunque fuori dal coro della narrazione dell'establishment.
  • Della Luna, ovvero come può succedere che alla fine (dismesso il loro teatrino) Di Maio e Salvini, facendolo apposta o meno, ci libereranno dall'Euro.
  • Magaldi, ovvero come se davvero osano spingere i gialloverdi arrivano al 70%.
  • Blondet, ovvero come sennò invece ci stanno già preparando il governo Draghi, a darci il colpo di grazia.
  • Rampini, ovvero come la sinistra ha tradito gli italiani.
  • Becchi, ovvero le balle che ci raccontano su moneta, debito, export e produttività.
  • Grazzini, ovvero anche il FT ormai auspica una moneta parallela per l'Italia (tipo questa proposta da Ytali, mentre il governo pare essersene scordato - NdR).
  • Becchi e Zibordi, ovvero come il caso Giappone dimostra che quella che ci raccontano sul debito pubblico è una favola.
  • Bifarini, ovvero: 1) come il neoliberismo prima di attaccare l'Europa con la spirale del debito ha distrutto l'Africa (e quindi sia tra l'altro alla base delle migrazioni) - 2) la verità sulla spirale del debito italiano.
  • Salerno Aletta su Teleborsa, ovvero cosa bisognerebbe fare per salvare l'Europa (e non è possibile proporre se prima non si è stravinto le europee - NdR).
  • Bregman, ovvero reddito di base universale e drastica riduzione dell'orario di lavoro, le nuove utopie per cui combattere.

domenica 30 dicembre 2018

OGNI FINE È UN INIZIO

Questo 2018 si conclude con l'approvazione in extremis di una manovra che, come capita a molte mediazioni estreme, potrebbe accontentare tutti e però invece rischia di non piacere a nessuno. A me - e a leggere i sondaggi, che vedono il governo gialloverde ancora con circa il 60% dei consensi, cosa incompatibile con la narrazione di giornaloni e tiggì (ma quand'è che intervengono in Rai, possibile che devono essere "sportivi" solo i "nostri"?) sono in nutrita compagnia - sarebbe piaciuto che il mio Paese non fosse stato costretto da trattati-capestro a mercanteggiare sui decimali, ma anzi avesse potuto azzardare una manovra ben più keynesiana di questa. Ci sarebbero, ci sono, moltissime cose da fare, che uno Stato sovrano potrebbe decidere di fare (senza peraltro che i suoi conti nel medio/lungo periodo ne risentano, anzi tutt'altro: il moltiplicatore alla fine genera più entrate fiscali della spesa pubblica per investimenti che lo ha innescato) se solo fosse davvero tale: riqualificazione capillare del territorio allo scopo di prevenire (anziché intervenire dopo, a costi enormemente maggiori) i danni da eventi naturali, recupero e messa in sicurezza allo stesso scopo del patrimonio edilizio di periferie città e borghi, rifacimento della intera rete stradale urbana ed extraurbana, attuazione del mandato referendario relativo all'acqua pubblica e risistemazione di acquedotti e reti distributive, reingegnerizzazione del sistema dei trasporti di merci con ripristino e implementazione delle vie d'acqua interne e realizzazione di un sistema di porti di medio e piccolo cabotaggio per minimizzare al più presto la circolazione di TIR nelle autostrade, ripristino della rete ferroviaria statale fino a ridare operatività a tutte le stazioncine periferiche, incentivazione fiscale e non della microproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e mi fermo perché sto andando a braccio e non era un'elencazione completa di spesa pubblica anticiclica l'obiettivo di questo post, fatevela da soli, metteteci tutto quello che da plenipotenziari fareste per risollevare le sorti del Paese, dare un lavoro a tutti (e quindi nuovo significato all'accoglienza di extracomunitari, in un'ottica di necessaria partecipazione a un progetto di rilancio, e non più di grimaldello emotivo all'acquescenza verso il progetto in atto di livellamento verso il basso del livello di vita di tutti) e tentare di cambiare verso al futuro.
Invece, non si può nemmeno raggiungere un misero 2,4% di deficit, ben al di sotto del fatidico tetto del 3% imposto a pene di segugio ai tempi di Maastricht e poi peraltro più volte sforato da tutti e comunque da tanti più di noi, perché se no parte una procedura di infrazione che o si ha la forza politica di denunciare i trattati e andarsene sbattendo la porta (e quella non la si ha per colpa dei troppi italiani che ancora si bevono la narrazione ufficiale su leuropa e ildebbitopubblico) o si deve subire e alla fine costerebbe più dei benefici cercati. In pratica, è chi ha firmato quei trattati (e chi gli ha dato il consenso per farlo) che ha sancito la fine della democrazia, sappiatelo, e iniziate a guardare storto il vostro amico o parente o collega o vicino che è ancora "europeista" (le virgolette sono perché invece si sarebbe davvero europeisti solo se si smantellasse questa UE a trazione monetaria) e magari pure piddino, e ancora gongola quando arrivano le bacchettate da Bruxelles o da un qualche collaborazionista interno magari seduto su alto scranno: il suo concetto di democrazia è limitato alle cose che si possono decidere senza disturbare il padrone (unioni gay e altre amenità), perché ci sono argomenti "scientifici" su cui è la sua tecnocrazia che decide e il popolo bue è suddito e può solo uniformarsi (e i gay come gli etero restare disoccupati e non avere i soldi per sposarsi). Una tecnocrazia peraltro mai eletta da nessuno (Cinesi e Americani stanno messi molto meglio di noi, per motivi diversi), che quello che votiamo alle europee è un parlamento senza poteri - e tuttavia, alle prossime europee bisogna mobilitarsi per renderlo a maggioranza sovranista, tifando anche per qualcuno che ci è ancora più antipatico di Salvini, magari qualcosa succede...
Tutto questo, come tutto il resto peraltro, ha le sue radici nella Storia, e come compitino per le vacanze vi lascio la lettura di questo istruttivissimo pezzo di Cesare Corda per Sakeritalia, da leggere e rileggere con attenzione. Come diceva mio nonno, "bona fini e bon principiu", antico augurio di fine anno che stava saggiamente a rammentarci che, nessun dramma, ogni fine su questa Terra è necessariamente anche un inizio, e fatta fuori l'UE si scoprirà che ci sono altri sogni per cui lottare, che sono sogni migliori dell'incubo che è diventata questa Europa unita, e che anzi è stato proprio il corpaccione putrido e ingombrante di questo cadavere ambulante di istituzione sovranazionale antidemocratica che ci ha impedito di vederli fino ad ora. Chissà che nel 2019...
No, non lo dico: un po' di scaramanzia non guasta. Buon anno che verrà.

sabato 6 ottobre 2018

A TEMPO, DEBITO

Appetitoso, vero? Ora immaginatelo confezionato al
contrario, col pane al posto del ripieno e viceversa...
Impossibile usufruirne, giusto? Ecco: come oggi i TG!
Se il classico marziano sbarcasse in Italia oggi e per acquisire presto tutte le informazioni possibili sul contesto in cui è capitato si fidasse del giornalismo televisivo, si farebbe un'idea della situazione tale per cui poi, a leggere gli scorsi risultati elettorali e ancor di più i sondaggi, dovrebbe dedurre che o la gente è completamente pazza oppure l'informazione del mainstream è assolutamente falsa e capziosa.
Che poi lo è sempre stata, siamo d'accordo, ma oggi lo è in modo diverso. Ad esempio, continua a confezionare i panini, ma adesso con la fetta di pane in mezzo a due di ripieno. La devo spiegare? In gergo giornalistico il panino è un servizio confezionato in modo che le critiche all'azione di governo (spezzoni di interviste, citazioni, riferimenti, eccetera) vengano si in qualche modo riportate ma precedute e seguite da apparentemente neutre ma sostanzialmente elegiache (e quantitativamente maggiori) informazioni e descrizioni con tanto di ampio spazio ai leader che dicono quello che gli pare o rispondono a domande sdraiate. Lo schema è "approvata la proposta di legge tal dei tali, comporta questo e quello, l'opposizione dice che non va bene per questo e per quello, sentiamo il premier che ne dice", per la manovra appena varata sarebbe stato ad esempio, in breve: "varata la manovra comporta il 2,4% del deficit, comunque al di sotto dei parametri di Maastricht, e in controtendenza rispetto alle ultime manovre fortemente restrittive", poi qualche stralcio tagliato ad arte di dichiarazioni di esponenti piddini, poi il dovuto riferimento al monito di Mattarella sul pareggio di bilancio in Costituzione, ma subito seguito dal ricordo diretto o indiretto che c'è stato messo da poco e magari ora è il caso di toglierlo, infine ampio spazio a Conte o Di Maio o Salvini che spiegano come finalmente si torna a politiche keynesiane che peraltro se fatte bene lo sbilancio lo fanno rientrare in breve ma intanto si è rilanciata l'economia. Avete sentito niente del genere, o l'esatto contrario, con l'azione di governo spiegata in malo modo e in mezzo alle voci contrarie, anche se queste ultime oramai rappresentano un quindici per cento dell'elettorato, e in calo? Ecco (anche) perché i sondaggi sono quello che sono: più continuano in questa pratica di manipolazione mal dissimulata, più ascoltatori diventano governativi anche solo per dispetto (massimamente leghisti, per via degli argomenti a facile presa, anche quelli trattati con lo stesso paradigma controproducente, se confronti le belle parole con la realtà del tuo quartiere...), e magari smettono di seguire TG e approfondimenti perché prevenire il giramento di palle è meglio che curare.
Avviene così che certi concetti passano pian piano nel senso comune, a dispetto del fatto che a livello accademico non sono manco più studiati e a livello informativo vengono bellamente ignorati quando non demonizzati ridicolizzati distorti. C'è la democrazia? E io voto per un governo che mi promette una politica di segno opposto rispetto a quelle degli ultimi decenni che mi hanno tolto diritti sicurezza e futuro. Li pigliate per il culo, dite che sono dilettanti, razzisti, populisti, e mi terrorizzate dicendo che alla fine ci porteranno alla rovina? E io mi convinco ancora di più che ho fatto bene a votarli, e scopro in ufficio negli spogliatoi della palestra al bar per strada tanti altri che intanto si sono convinti, perché intanto alla rovina mi ci hanno portato gli altri, e se vi fanno tanto rosicare vuol dire che davvero sono pericolosi, si, ma per voi. Poi arriva l'Europa e li censura, dapprima tramite i suoi sgherri italiani, disseminati ovunque fino ai più alti scranni, poi con interviste e dichiarazioni, infine per atti ufficiali, e io capisco solo una cosa: che se esiste un livello gerarchicamente superiore al mio governo, o anche quel livello viene fuori da libere elezioni o non è legittimo, e allora delle due l'una o la democrazia c'è e allora io ho diritto a pretendere che il mio Paese faccia quello che vuole la maggioranza dei suoi elettori anche se il consiglio UE non vuole, o io non ho questo diritto e allora la democrazia non c'è.
Quel poco che c'è, se c'è, allora, passa dalle prossime elezioni europee. Come tutti sanno, tutti gli organi che contano nella a-democratica UE sono non elettivi, praticamente a nomina del direttorio bancario sovranazionale. Ma difficile che le cose possano restare come sono se i cosiddetti populisti dovessero sbancare il parlamento europeo. E anche dalle dichiarazioni odierne dei leader della maggioranza di governo italiana, si capisce che questo appuntamento costituisce un orizzonte degli eventi, oltre il quale potrebbe non essere necessario il famigerato piano B, perché sarebbe l'Europa a cambiare registro. Magari con qualche defezione, ma da parte di chi dal carrozzone attuale ha avuto lustri di vantaggi, praticamente vincendo una guerra commerciale con l'euro a tenerci fermi perché potessero malmenarci, fuori metafora distruggendo il nostro tessuto imprenditoriale e lavorativo a loro esclusivo vantaggio.
Nel frattempo, oltre al suddetto piano B, il governo probabilmente ha già in animo, e lo tiene giustamente nascosto, il ricorso a forme di espansione monetaria alternative all'emissione di Euro (che pure in moneta metallica potrebbe aver luogo liberamente, e infatti altri lo hanno già fatto, tedeschi compresi): tra tutte sono forse da preferire i certificati di credito fiscale a incasso posticipato, poniamo a due anni, che potrebbero agire senza aumentare il deficit, perché gli effetti della crescita indotta causerebbero l'aumento delle entrate fiscali prima e in misura maggiore della diminuzione che l'incasso comporta.
Magari con queste si potrebbe varare un reddito di cittadinanza vero, non questa specie di sussidio di disoccupazione rinforzato di cui la disciplina eurista ci costringe di accontentarci, lamentandosi e allarmandosi pure, dimenticando che si tratta di un istituto presente quasi ovunque altrove nell'Unione. Oppure, come sarebbe ancora meglio, un piano monstre di riqualificazione del territorio e del patrimonio edilizio paesaggistico artistico energetico con milioni di assunzioni in tutto il Paese (si, anche di extracomunitari, a sto punto da far venire con mezzi sicuri). Roba che davvero si pagherebbe da sola, rilanciando finalmente il sogno del dopoguerra.

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