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sabato 5 agosto 2023

AGOSTO

Mi leggete in pochi durante l'anno, figurarsi nel mese che non c'era, intitolato al Primo Imperatore e introdotto assieme al mese precedente intitolato al Primo Cesare a confondere i bambini coi nomi dei mesi successivi che non corrispondono all'ordine.

Ma non ho mai lasciato il blog senza post per più di una decina di giorni al massimo, per cui vi lascio con i "compiti delle vacanze", una serie di link commentati che vi invito a seguire, magari uno per volta, magari come passatempo ma di quelli "a cervello acceso".

Il tema di fondo è "come l'informazione ufficiale continua nelle narrazioni a tema orientate ad un obiettivo nascosto e come in qualche modo smascherarla e sfuggirgli", inaugurato con la cosiddetta pandemia e proseguito con la cosiddetta invasione russa dell'Ucraina e il cosiddetto cambiamento climatico. In fondo un video di Mazzucco mooolto istruttivo.

Buona lettura, vedrete che servirà. Come a un Gino quindicenne e crapulone servì una furbata della sua professoressa di italiano al liceo che gli assegnò da leggere un tot di libri per l'estate producendo per ciascuno di essi una scheda recensiva di tipo giornalistico: a questo escamotage e a chi lo ideò deve la sua passione per la lettura da allora ad oggi.

  • John Clauser, ovvero esistono voci dissonanti alla narrazione sul clima, e anche molto autorevoli (è un Nobel, come lo era Montagnier peraltro), ma vengono zittite. Nessuno può negare che ci sia un problema con l'impronta ecologica degli umani sul pianeta, e d'altronde essi sono triplicati di numero nel giro di pochi decenni l'impronta totale sarebbe aumentata anche se quella media si fosse più che dimezzata, ma finché siamo in democrazia ciascuno può avere la propria opinione (e qui Bagnai torna a dirla giusta) sulla consistenza dei fenomeni in cronaca, se siano cioè normali increspature statistiche o indici di una macrotetendenza consolidata, e in quest'ultimo caso se e quanto questa sia dovuta all'azione antropica, e una volta eventualmente ammessa questa causa se i rimedi siano le auto elettriche e la ristrutturazione coatta delle case pena l'esproprio di fatto di parte del loro valore o siano da cercare in tutt'altra direzione.
  • Il governo italiano, infatti, tra le mille contraddizioni tra cui si sta muovendo, prima tra tutte il rapporto con l'Europa e il suo infido PNRR mantenuto in modo da tradire (ultimi di una lunga fila) il mandato degli elettori, ne parla perfino, di un "grande piano idrogeologico di prevenzione". Ma senza sovranità monetaria e quindi senza ripudiare la matrigna UE, potendo finalmente così investire a deficit nei settori in cui serve, sono chiacchiere destinate a rimanere tali. E - attenzione! - non è che il PNRR è un gentile omaggio del Sovrano non eletto che è l'Unione, sono per metà soldi nostri che tornano e per metà prestiti che dovremo rimborsare: occorre stamparselo bene in mente o magari in un foglio appiccicato accanto al televisore, perché gli ascari del regime ne parlano di continuo ogni giorno presentandocelo come ciò che non è.
  • Non esagera, allora, allora Carraro a parlare di nascente "totalitarismo verde": è come per la pandemia, se la pensi diversamente sei un "negazionista" e devi subire un aggravio delle restrizioni che toccano a tutti. E con la progressiva abolizione dei contanti, le sanzioni possono essere enormemente più veloci e afflittive: salutiamo ogni parvenza di libertà personali. Ecco allora sempre Carraro a giustamente ritenere il diritto a resistere alla digitalizzazione totale come fondamentale e cruciale in questi tempi.
  • E sempre lui qui invece ci racconta con mirabile sintesi la storia del golpe che ci ha fatti schiavi dell'Europa, e quale fu il ruolo dissimulatorio della finta contrapposizione Prodi/Berlusconi, o se preferite centrosinistra/centrodestra, in tutto questo.
E buona visione:

giovedì 15 giugno 2023

IL NEMICO NATURALE

Di solito questo blog non insegue, non avendone peraltro i mezzi, l'attualità, tantomeno quando questa è fatta di cori, di esultanza o di lutto che essi siano, o di qualunque altro sentimento in questo continuum. Ma quando si parla di un personaggio in funzione del quale si è orientata, in un modo che poi si è rivelato fasullo (quindi probabilmente appositamente ingannatorio), tutta la società italiana degli ultimi trent'anni in tutte le sue sfaccettature (dalla politica allo spettacolo passando per lo sport e l'arte - e mentre scrivo mi rammento dei tanti punti di contatto tra questi mondi), non si può passarla liscia. E quindi anche qui ora leggete quello che è stato chiamato "il coccodrillo del Caimano".

Visto il peso del personaggio, in questi giorni abbiamo tutti assistito allo sport nazionale della commemorazione del caro estinto esaltandone i pregi e nascondendone i difetti, o quando proprio non si può nasconderli mostrandoli con la tecnica del "si ma", sport portato alla ennesima potenza. Fino alla celebrazione dei funerali di Stato, a uno che stato lo intendeva con la minuscola non solo quando era participio passato. Volendosi sottrarre, bisogna necessariamente essere estremamente sommari, evitandovi il pippone che risulterebbe dal rammentare punto per punto chi fosse e cosa abbia fatto. Peraltro, essendo stato, come molti a sinistra, per anni ossessionato dalla sua figura di Nemico naturale, il tag Berlusconi è ancora uno dei più cicciotti, anche ad anni di distanza da quando ho praticamente smesso di usarlo (evitando, anche, da un certo punto in poi, di proseguire con altri nella abitudine di creare tag "personali", preferendo invece etichette più generaliste), per cui hai voglia a ripassarselo, volendo, anche solo su questo blog.

Quello che faremo è, allora, "salutarlo" con tre o quattro ragioni per cui davvero l'uomo di Arcore, nel bene o nel male, dovrebbe passare alla Storia, e non è detto che siano quelle per cui invece lo farà:

  1. palazzinaro figlio di uno intrallazzato con le banche, non si è mai saputo davvero dove abbia preso i soldi per cominciare, ma si sa che ha avuto per anni un boss mafioso in casa come "stalliere", che Borsellino lo aveva attenzionato prima di essere ammazzato, che ha assunto il finanziere che indagava sulle scatole cinesi delle sue società estere, che quando è "sceso in campo" aveva così tanti debiti che aveva un liquidatore in casa, e che è con la Trattativa (che in questi giorni si è decretato che non c'è mai stata) che è iniziata la sua fortuna politica e quindi economica - a fronte di tutto questo e molto altro, il claim che sia stato un valente imprenditore che è entrato in politica per il bene del suo Paese è stato talmente ripetuto che è diventato luogo comune ("per combattere i comunisti", che non c'erano già più e anche se egli stesso ebbe a dichiarare apertamente di essersi schierato a destra solo perché a sinistra i posti erano tutti occupati fitti fitti);
  2. d'altronde anche il suo impero televisivo è considerato unanimemente frutto del suo genio imprenditoriale, ma se non fosse stato per gli appoggi politici non sarebbe mai iniziato (chi si ricorda che senza la diretta nazionale Canale5 sarebbe fallita assieme alle due concorrenti Rete4 e Italia1, che lui comprò a due lire da editori rivali e ignari del decreto che suo compare Craxi stava varando per concederla?), e solo grazie a questi guadagni, inaugurando da autentico pioniere una prassi allora inedita in Italia, si buttò cambiandolo per sempre (io dico rovinandolo, ma quelli che la pensano come me oramai sono morti quasi tutti, perché se uno può schierare il doppio dei giocatori pagandoli il doppio, gli altri o fanno lo stesso o sono fuori) nel mondo del calcio - ma i tifosi in genere (e i calciofili più di tutti, ma senza l'esclusiva, altrimenti ad esempio io non sarei contento che la "mia" Viola basket pare se la stia comprando un imprenditore francocalabrese che pare abbia dei lati oscuri) non guardano dove abbia preso i soldi chi ne ha messi molti per fare vincere la loro squadra...;
  3. nel 2001, anziché fare il possibile per fermare l'Euro o almeno neutralizzarne le peggiori implicazioni (peraltro, la ragione precisa per cui gli italiani lo avevano rimandato a palazzo Chigi, come poi avrebbero fatto prima coi grillini e poi con la Meloni, purtroppo coi medesimi risultati), si concentrò sul fare in modo che la sua entrata in vigore si trasformasse in una bella scorpacciata per il suo principale elettorato (i piccoli e medi autonomi), prima accettando un tasso di cambio suicida (per stessa postuma ammissione dello stesso sponsor Prodi) e poi smantellando ogni possibile vigilanza sulla transizione, di modo che si ebbero di fatto due tassi di cambio diversi: uno a millenoveerotti per tutti, e uno a mille per quelli che potevano permettersi di riscrivere così i prezzi, raddoppiando in pratica i guadagni;
  4. d'altra parte, sottoscrivo quanto dice Giovanni Lindo Ferretti a proposito del fatto che Silvio sia stato una delle poche voci, in questi mesi di propaganda bellica atlantista che manco l'Istituto Luce dei cinegiornali di guerra, a dire la verità su quello che è successo tra Russia e Ucraina, anche se lo ha fatto un po' perché ai vecchi gli si consente di dire quello che vogliono tanto tra un po' muoiono (appunto), e un po' proprio perché non era direttamente al governo (o nella posizione di influenzarlo sostanzialmente) - quello che sarebbe successo se lo fosse stato lo possiamo desumere da cosa fece con Gheddafi, ricevuto in pompa magna a Roma pochi mesi prima di avallarne detronizzazione e assassinio decisi colà dove si puote.

Ho detto tre o quattro punti, ma me ne scappa (a proposito di sincerità compulsiva, da cui dunque era affetto anche da "giovane") un quinto, che uso come chiusura. In un'intervista da neopremier, allo slinguazzatore di turno che gli chiese a cosa fosse dovuto il suo successo elettorale, rispose che lui considerava l'elettore medio come un bambino di otto/dieci anni, e nemmeno troppo intelligente. Se ripensiamo alla campagna pandemica, e facciamo due più due, capiamo su quali presupposti abbia poggiato, e come e perché questo debba lasciarci pessimisti per il futuro.

giovedì 15 dicembre 2022

LO VUOLE LEUROPA

Questa in cronaca non è nemmeno la prima, confessione di Romano Prodi che da buon cattolico evidentemente crede che liberarsi l'anima sia viatico per il paradiso, ora che l'età impone di pensarci. Con quel faccione bonario forse riuscirà a intortargliela pure al padreterno, dopo averlo fatto con tutti gli italiani all'epoca, me compreso, con la complicità sempre valida del Nemico Esterno, magistralmente interpretato nel gioco delle parti da Silvio Berlusconi, per cui saltando saltando per dimostrare di non essere lui senza accorgercene siamo finiti in fondo al baaaratro (senza ironia, meglio dell'Euro è qualunque moneta sovrana, pure la pizza di fango del Camerun...).

Si perché, senza mezzi termini, quasi ogni guaio che abbiamo passato dal 1992 ad oggi, tra prelievi coatti sul conto corrente e manovre lacrime e sangue, tagli su tagli a qualunque settore pubblico sanità in primis (senza i quali si sarebbe potuto, se si fosse voluto, affrontare la pandemia senza mettere in ginocchio l'economia, perché l'indice di affollamento degli ospedali e delle terapie intensive è una frazione e le frazioni cambiano pure agendo sul denominatore) e privatizzazioni selvagge che in italiano si traducono come regali a privati monopolisti o oligopolisti di settori costruiti negli anni con soldi pubblici, fino alla sovvenzione dei nipotini dei nazisti ucraini nella guerra contro i russi sul loro territorio (iniziata nel 2014, la Russia ha iniziato nel 2022 solo la controffensiva) come ultima propaggine di una espansione verso Est tanto aggressiva quanto dolosamente nascosta (con tanto di esplicite rassicurazioni contrarie) al povero Gorbaciov durante le trattative di pace dell'epoca, è da attribuire alla nefasta Unione Europea. Una entità sovranazionale sottratta fondativamente a qualsiasi controllo democratico, e invece soggetta direttamente alle volontà di centri di potere occulto identificabili (peraltro solo in parte) con le istituzioni monetarie, che in quanto tale incarna la versione contemporanea, o se preferite la 2.0, del vero Fascismo, mentre ai sudditi nel nuovo gioco delle parti si agitano davanti al naso la versione 1.0 e successive al preciso scopo di confonderli, perfettamente riuscito.

Dico "quasi" ogni guaio per eccesso di cautela: in realtà qualunque cosa vi venga in mente, anche la più minuta (che so, la strada provinciale unico accesso al vostro borgo franata sedici anni fa e da allora col semaforo per passare alternativamente) o tragica (che so, la rinuncia ad ogni tipo di intervento di salvaguardia del territorio, salvo poi quando succede come a Ischia prendersela col cambiamento climatico che è tanto di moda), gira gira si può fare risalire a quella perdita di sovranità monetaria (e quindi economica e quindi politica) che altro non è la UE in genere e l'Eurozona in particolare. Chi riporta le immagini dei terrazzamenti realizzati a Ischia dal fascismo e poi sempre meno manutenuti fino all'abbandono, proprio nella zona alluvionata oggi, non è che deve essere per forza un nostalgico alla prese con l'esercizio retorico del "quando c'era Lui caro lei" e i treni in orario e le case al popolo eccetera, o perlomeno non crediate sia sufficiente bollarlo così per cavarsela: resta, togliendo tutte le ideologie, la banale constatazione che uno Stato sovrano può, se vuole, programmare e realizzare tutte le opere pubbliche necessarie o almeno indispensabili al vivere civile. Erano nel programma del moVimento 5 stelle, sennò col cavolo che prendeva tutti quei voti. Uno non sovrano non può. Qui Cardini lo spiega meglio di me, ma azzardo una sintesi: per quasi tutti i disastri naturali che hanno provocato danni e vittime in Italia negli ultimi decenni la causa ultima è l'abbandono di ogni governo del territorio per rispettare i famosi parametri europei (e anche quando vengono stanziati fondi europei, il combinato disposto della loro farraginosità e della paura della magistratura spiega in gran parte perché restino inutilizzati), per cui persino un regime cialtrone e corrotto che però non abbia padroni stranieri può fare meglio (e/o darne la percezione permanente) di un regime eterodiretto come il nostro.

Beninteso, e noi italiani lo sappiamo benissimo, non è che ad averla la sovranità comporta automaticamente che la si usi come si deve. Ma almeno in teoria c'è la possibilità che gli elettori dai e dai riescano in qualche modo, se vogliono, a mettere al comando chi poi lo faccia, cacciandolo se non lo fa. Così, invece, votare è perfettamente inutile (parabola grillina docet, meloniana dimostra ulteriormente già). Eppoi, francamente questa storia che gli italiani siano così corrotti inside da essere benedetto un vincolo esterno che li costringe a comportamenti virtuosi, che poi era uno degli argomenti (anche da bar) a fare da sfondo al traghettamento prodiano di cui sopra, ha francamente rotto i cabbasisi, oltre che essersi più e più volte dimostrata superata dai fatti (anche in cronaca: o volete ancora fermarvi alla superficie, e leggere la corruzione finalmente emersa in sede UE guardando al dito della nazionalità dei corrotti, anziché alla luna della banale constatazione che ovunque ci sia potere c'è potenzialmente corruzione?), con tanto di condimento delle mazzette in contanti che fa tanto vintage in questi tempi in cui si parla di soglie obbligatorie di pagamenti elettronici e chiusure a mazzi degli sportelli bancomat. Insomma, il vincolo esterno impedirà la riapertura dell'ospedale di Cariati (e dei troppi altri chiusi perché "lo vuole Leuropa", lo racconta un bel film), ma non impedirà di riprendere la mangiogna senza fondo dell'impossibile e inutile Ponte sullo Stretto, con cui si compie peraltro l'autosmascheramento di Salvini e soci.


Se poi si seguono i fili delle tangenti in cronaca liberandosi dalla narrazione retorica del mainstream che le riduce a un affaire calcistico, si scoprono alcune cosine interessanti, tipo che ci sono di mezzo ONG sedicenti pacifiste che inviano armi all'Ucraina, e che in sede UE è fiorente un'attività lobbistica borderline di tale portata che rende lecito il sospetto che per uno scandalo che scoppia ce ne sono altri cento che restano inesplosi. Per cui quando il consiglio UE spinge per "combattere l'esitazione vaccinale" proprio mentre un milione di italiani è a letto con l'influenza (finalmente curati dai medici di base, però), e tu leggi i numeri che dimostrano inoppugnabilmente che la strategia italiana del biennio passato è stata tra le peggiori (e la svedese tra le migliori) proprio rispetto ai suoi obiettivi dichiarati, se poi vuoi saperne di più sulle miocarditi o sulle morti improvvise ti frega poco che ti bollino come complottista: se arriva Attila che promette di smantellare questa UE è il suo partito il prossimo che voti.

domenica 10 novembre 2019

PEUGEOT DI COSI'...

Forse la più bella Peugeot mai costruita, la cabrio che il tenente Colombo non si
decideva a cambiare mai: a dispetto di quanto vi dicono, sarebbe questa la scelta
più ecologia possibile, potersi tenere la propria auto per 50 anni. Magari: avevo
una 500L blu bellissima, e se non l'avessi incidentata andava ancora. Quelle che
fanno oggi, anche la vostra prossima elettrica, durano pochi anni. E non è un caso.
Lo spunto nasce come spesso capita dalla cronaca: quella che vi è stata presentata come la fusione tra gruppo FCA  e gruppo PSA, con commenti quasi sempre entusiastici o comunque magnificanti la creazione del "quarto gruppo automobilistico mondiale". Ne parlo (vincendo il pudore che mi dovrebbe derivare da una delle più grandi toppe prese su queste pagine, quando avevo creduto pure io al re magio Marchionne, anche perché ho già fatto più volte ammenda e comunque voi manco ve lo ricordate) perché, prima ancora di aver letto questo su libreidee, applicando il filtro empirico che da sempre consiglio anche a voi, avevo colto già nelle news del TG due aspetti decisivi, che con tecnica abusata non essendo possibile ometterli sono stati buttati li come fossero incidentali senza importanza: agli italiani la inutile presidenza, ai francesi il timone operativo, blindato da 6 membri su 11 del cda. In pratica, con la cessione ai francesi è stata completata l'opera di smantellamento di uno dei settori industriali rimasti in qualche modo italiani. Le assicurazioni sugli stabilimenti e i livelli occupazionali sono la solita inutile solfa: le fanno ogni volta, ma fate una foto alla situazione attuale e comparatela con quella di 40 anni fa e vedrete quanto valgono.
Certo, oramai siamo abituati a comprare straniero, io stesso ho una vecchia Peugeot su cui ho messo il GPL, che sarà mai? Ma è anche con questo argomento che hanno fatto fare al sistema industriale italiano, un mirabile esempio di sistema ad economia mista che ci aveva portato al quarto posto tra le economie mondiali, potendo rappresentare, se solo si fosse mirato a correggerlo anziché smantellarlo, ad essere un esempio di quella terza via tra capitalismo selvaggio e comunismo che ancora oggi è l'unico futuro possibile per l'umanità (della serie: o lo imbocca, o è spacciata), la fine che ha fatto.
Uno stillicidio di privatizzazioni, di cui lo stesso Prodi dichiara di essere pentito, che ha in pratica messo in mano a sciacalli, che prima o poi hanno volatilizzato tutto (monetizzando per se il monetizzabile, ovviamente), uno a uno tutti i gioielli costruiti sul sangue e il lavoro dei nostri padri. Settori interi, o comunque entità in grado di competere vincendo sul mercato mondiale, che tra le altre cose erano stati decisivi nell'attuazione dei nostri principi costituzionali, a cominciare dagli articoli 1 e 3, che non vi riporto nemmeno in link perché se non li sapete avete l'esempio di quanto schiavi siete ridiventati, sudditi e non più cittadini di una democrazia.
L'ILVA è in cronaca, ora si sente persino parlare di rinazionalizzazione, ma a parte che non gliela faranno di certo fare, a un governo debole come questo poi, è tutta la storia dell'acciaieria nazionale che è estremamente istruttiva. E la sintassi non è diversa da quella della telefonia, delle ferrovie, della chimica, eccetera eccetera, giù giù fino all'attacco al cuore del sistema delle PMI portato attraverso l'Eurosistema, se chiamiamo così il complesso di trattati e legislazione volto a blindare come fossero dogma la deflazione e la stagnazione.
Di pubblico resta ben poco, e quel poco viene gestito nel modo meno efficiente possibile, come ad esempio tramite la regionalizzazione che non è altro che una moltiplicazione di costi e una complicazione dei controlli (le regioni si che andrebbero abolite da domani, altro che le province), proprio per preparare la strada, anche attraverso la propaganda (sono quarant'anni che sentiamo che privato è bello pubblico è brutto, laddove erano proprio le leggi ante riforme varie che se applicate sul serio avrebbero consentito di avere una PA efficiente da subito) alla privatizzazione anche di questo poco. Ad esempio, la sanità. E' per questo che mi girano quando vedo in TV l'ennesima trasmissione con annessa raccolta fondi per questa o quella associazione meritoria, o l'ennesimo passaggio dello spot coi bambini bianchi malati o neri morenti o perfino pinguini in estinzione a ora di cena con musica melensa e voce suadente: perché quei soldi sono tasse mascherate che vi chiedono di pagare suscitandovi pietà, laddove le stesse cose che quella famosissima e meritoria azienda privata fa coi vostri soldi, ovviamente dopo aver trattenuto quei tre quarti del totale che gli servono per restare in piedi e avere un minimo di margine di profitto, le dovrebbe fare la sanità pubblica nazionale a gratis. Con efficienza totale del personale pena pubblico ludibrio e demansionamento alla nettezza urbana, e senza mai badare a spese per strutture e macchinari, stampando i soldi che servono per dotarsene, e tagliando metaforicamente le mani a chiunque ne approfittasse per alzare una sia pur piccola stecca.
Purtroppo quelli che si ricordano che un altro mondo è possibile stanno via via morendo, o invecchiando come il sottoscritto: è una delle loro tecniche, far passare il tempo, perché uno non si può scordare i diritti che aveva, ma suo figlio potrebbe non sapere mai che suo padre li aveva o che siano mai esistiti. Ma - scriviamolo sui "muri" - arriverà il tempo in cui, magari dopo la catastrofe prossima ventura, si capirà che senza una mano pubblica forte e severa nulla è possibile, perché il capitalismo NON, ripeto NON, contempla tra i suoi meccanismi quelli di salvaguardia minima indispensabile della vita e della dignità delle persone, o tantomeno del pianeta. Greta e i gretini sono solo una pantomima del capitale per autoassolversi, l'ambientalismo modaiolo delle auto elettriche e delle bottigliette thermos non risolverà nulla. Solo un nuovo socialismo sovrano può, forse, pianificare un livello di vita di tutti noi compatibile con le risorse non infinite della Terra, con disuguaglianze ridotte al punto da consentire la pacifica consensuale accettazione di tutti.
E qui ha ragione ancora una volta Bagnai: l'etichetta "sovranismo" è capziosa ed è un errore accettarla. Il suffisso "ismo" oramai ha fatto la fine di "poli" che significava città e ora significa tangenti: conferisce una connotazione negativa e non conta più che all'origine fosse neutra. Complottismo è vedere complotti ovunque, in italiano dovrebbe essere praticarli come metodo. Sovranismo quindi è propugnare idee retrograde laddove il futuro radioso è nelle organizzazioni sovranazionali. Peccato che queste ultime siano sempre a-democratiche e spesso antidemocratiche. Dobbiamo usare quindi nuovamente Sovranità. Fino a che formalmente non ci diranno che non è più così (e magari anche dopo, facendo resistenza ad oltranza, pensando come tutti i settari che la Storia è dalla nostra parte e il tempo è galantuomo), l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che persegue l'uguaglianza sostanziale dei suoi cittadini più che il pareggio di bilancio. E no, non è possibile conciliare le due cose, chi ve lo ripete da decenni o è in malafede o è ignorante: lo Stato NON è una famiglia, e se un anno è in avanzo primario (e l'Italia lo è quasi ininterrottamente da quasi trent'anni), cosa indispensabile se vuole tendere al pareggio mentre prende i soldi a prestito e paga montagne di interessi su interessi, vuol dire che quell'anno ha tolto ai suoi cittadini più di quanto gli ha dato. Va fatto l'opposto. Ripeto: l'opposto di quanto fanno da decenni. Grillo l'aveva promesso e non l'ha mantenuto, Salvini lo continua a promettere e verrebbe voglia di metterlo alla prova, se non ci fossero già prove contrarie tra cui l'aver votato tra gli altri il pareggio di bilancio in Costituzione. Che va tolto, domani. No, ieri.
Tutto quello che crea lavoro o comunque ricchezza va rinazionalizzato. I servizi creano ricchezza perché se li passa gratis lo Stato non devi pagarli, sono spese in meno. Vuoi che lascio a casa l'auto: mezzi pubblici gratuiti per tutti, e ridondanti (se in un tratto in quella fascia oraria ne servono tre, ne prevedo quattro). Niente più ticket sanitari di nessun tipo. Eccetera eccetera. Reddito di cittadinanza vero, che visti i servizi gratis basta per campare, per tutti. E chi vuole di più si dia da fare. Col forfettario fiscale esteso a tutti i redditi da lavoro autonomo di proporzioni simili a quelli da lavoro dipendente. Non si può fare con l'Euro e in UE? si esce. Subito.
Anche perché gli altri, quelli che dalla UE ci hanno guadagnato, al ruolo dello Stato non hanno mica rinunciato. Chiedete ai tedeschi con le loro banche (no, non sono come le nostre...). E chiedete ai francesi con le case automobilistiche. E torniamo alla Peugeot, sapete chi è l'azionista di controllo? Esatto, lo Stato francese. Ecco che fine ha fatto l'ultimo pezzo di grande industria italiana, ammesso che la si potesse ancora chiamare così. Nelle mani dello Stato, ma non del nostro.
...
P.S.
Ho letto e riletto questo post, non ci dovrebbero essere parole intercettabili dagli algoritmi di Google o Facebook. Così siamo ridotti. Si sono fatti scudo dietro una anziana signora per varare una misura che più orwelliana non si può. Odiare è un sacrosanto diritto democratico. Fino a ieri era reato solo se il mio odio lo incanalavo in comportamenti penalmente rilevanti. Ma dentro il mio cuore e nella mia sacrosanta libertà di espressione nessuno poteva andare a sindacare. Oggi non più. Di questo stiamo parlando, non di antisemitismo e altre bandiere del genere. Che poi a entrare nel merito l'olocausto ebraico è solo uno, tra tantissimi altri meno e anche più gravi, dei massacri organizzati da cui prendere le distanze, semmai. Molti dei quali a danno degli arabi, che tra parentesi sono semiti pure loro...

sabato 26 ottobre 2019

RADIOCIXD 6: LINDBERGH (LETTERE DA SOPRA LA PIOGGIA)

Quando è uscito questo disco avevano da poco arrestato Mario Chiesa. Ai più giovani questa nota dirà poco, ma a noi vecchietti no: era appena iniziata quella che ci sembrava una rivoluzione ed era una restaurazione, quella che ci sembrava una liberazione e avremmo capito molto dopo non era che la fine di quel poco di libertà che una guerra persa e un territorio occupato ci aveva concesso, quella che ci sembrava finalmente un dono del fato e si sarebbe presto rivelata un cavallo di Troia.
Fossati tutto questo non poteva saperlo ai tempi di quest'album, le cui canzoni peraltro erano state ovviamente scritte prima del fatidico accesso al Pio albergo Trivulzio, solo la sensibilità di artista visionario del loro autore avrebbe loro consentito di essere ancora attuali 27 anni dopo. Ma questo non giustificherebbe l'aggancio alla politica con cui ho iniziato questa recensione. Quello è l'uso che si fece, pochi anni dopo, del "primo singolo" di questo album: La canzone popolare, infatti, fu l'inno ufficiale de L'Ulivo di Prodi e Veltroni alle elezioni politiche del 1996, quelle successive alla caduta del Berlusconi I per tradimento della Lega Nord (si, c'è un precedente, e allora il centrosinistra e la Lega ressero il Paese nel governo seguente, Salvini oggi ha poco da scandalizzarsi...), e l'immagine dei due ineffabili traditori del popolo (oggi si può dire, e da qualche anno, senza dubbio) mano nella mano ad esultare sulle note di Fossati a Piazza Santi Apostoli è di quelle che non si cancellano. Non portò benissimo: l'ineffabile Bertinotti fece cadere il governo pochi mesi dopo per via di una riforma pensionistica (che a confronto con quelle poi intervenute sarebbe un Eldorado), e il governo seguente fece capire a molti, ad esempio bombardando Belgrado, di cosa era capace il PD ancora prima di nascere. Pazienza: ad Adelante adelante di De Gregori era andata peggio pochi anni prima. Morale: se fossi un cantante famoso vieterei ai politici l'uso di un mio pezzo.
Il disco lo presi a noleggio in un negozio di quelli appositi che in quel periodo andavano per la maggiore. I vinili neanche li stampavano più o quasi, ormai, è da poco che sono tornati di moda (ma a che prezzo...), ma il noleggio consentiva a noi appassionati di ascoltare a una cifra ragionevole un disco magari di una band emergente, di fatto consentendo al mercato discografico l'ultima sua espansione significativa, le sciagurate strategie di retroguardia successive avendone impedite di ulteriori. E, se il disco ti piaceva, di comprarlo usato, dopo che aveva passato un tot mani di noleggio, a un prezzo ragionevole. Come feci appunto con questo, di cui come al solito vi fornisco il link all'ascolto completo, e subito dopo la mia playlist commentata per accompagnarlo:
  1. La canzone popolare - Come spesso capita, il brano più famoso non è certo il migliore dell'album: sarà per la marcetta facile, ma la pensavo così anche quando esultavo per avere vinto le elezioni (bisogna ascoltare il proprio istinto musicale, spesso ci piglia più della propria intelligenza politica.);
  2. La barca di legno di rosa (Un gran mare di gente) - I pochi di voi che hanno in mano la mia prima fatica letteraria, o che mi seguono quando ne parlo su questo blog, sanno che è introdotta in terza di copertina da questa meravigliosa canzone, col suo inciso che secondo me a invocare l'ispirazione vale "cantami o Diva del pelide Achille": "Ah, se potessi raccontare tutto quello che vedo e sento dall'orizzonte di questo cielo che picchia giù nel mare in questa notte cieca di luna, e te che stai ad ascoltare!";
  3. Sigonella - Non credo lo abbia fatto apposta, ma qui il Nostro canta della base militare simbolo della nostra sovranità limitata, e al tempo stesso dell'ultima volta in cui l'Italia ha tentato davvero di affermare la propria sovranità, proprio ad opera di quel Craxi che stava per essere cestinato;
  4. La madonna nera - Questa la capite se siete meridionali (e i genovesi lo sono, eccome), anche se non avete studiato che i culti mariani sono stati l'escamotage con cui la Chiesa ha portato alle processioni cattoliche popoli devoti alle loro Dee madri (si, anche coi Santi è più o meno lo stesso);
  5. Il disertore - Il brano è di Boris Vian, e manco la traduzione del testo è di Fossati, ma la resa di questa versione è tale da inorgoglire un obiettore di coscienza come il sottoscritto;
  6. Mio fratello che guardi il mondo - Questa meraviglia ha purtroppo il difetto di aver strappato nel tempo il record di strumentalizzazione politica al brano d'apertura. Ma resta un capolavoro assoluto, peraltro perfettamente compatibile con una lettura fuori dal coro dei fenomeni migratori...;
  7. Notturno delle tre - Come fosse una J'adore Venise parte seconda, questo gioiellino ha il potere di portarti dentro quella camera in quella notte, tutte le volte che la senti;
  8. Poca voglia di fare il soldato - Il disertore non ha disertato, ma dentro di se è come se lo avesse fatto;
  9. Ci sarà (Vita controvento) - Perché quelli delle città di mare lo sanno, tutti, che l'invenzione più importante della storia è la navigazione controvento: senza, nella vita, non si scopre mai niente;
  10. Lindbergh - Questo non è uno sguardo intimo nel cuore del primo trasvolatore oceanico, questo è uno squarcio nella vita di ciascuno di noi.

lunedì 12 agosto 2019

POSSIBILI SCENARI

Una bella Trabant a famiglia, e mezzi pubblici gratuiti: ecco il
vero ecologismo, altro che costosissime auto elettriche... E poi,
a dire il vero, a me piacciono più i palazzoni di Berlino est che
le stravaganze degli archistar nei gangli della new Berlino ovest
Devo scrivere qualcosa sull'incipiente crisi di governo, altrimenti ci sarà chi penserà che il mio silenzio sia per la vergogna del fallimento di un qualcosa su cui avevo puntato. Se anche fosse, non sarebbe né il primo né l'ultimo: chi ha la fortuna di poter dire e scrivere quello che pensa (e con ciò potete escludere la quasi totalità dei giornalisti più o meno di mestiere) può anche tranquillamente ammettere i propri errori. E, a proposito, il mio più grave resta sempre aver creduto che il centrosinistra prodiano proponesse il sogno europeo come unico contesto in cui fosse realmente possibile difendere il welfare state dalla globalizzazione, per poi dover amaramente scoprire che era un progetto di asservimento di una parte del continente da parte di un'altra, col centrosinistra italiano nel ruolo dei traditori della patria, tra cui comunque preferisco sempre quelli prezzolati che quelli che lo hanno fatto a gratis continuando a bersi le fesserie.
Il silenzio è invece perché, avendo appunto la fortuna di poter parlare solo se e quando ho qualcosa di sensato da dire, la situazione è talmente ingarbugliata che mi consiglierebbe di attendere almeno lo schiarirsi di qualche scenario, tra i tanti che si vanno invece vanificando. E ciascuno di questi porta conseguenze che possono ribaltare l'analisi, a seconda di quale si avveri. Ma poiché ho premesso che non mi sottraggo, allora provo a schematizzare, in una serie di what if.
Prima però devo fare una seconda premessa. Il movimento 5 stelle è secondo me dal 2013 la scelta obbligata di chi voglia ancora avere titolo di definirsi progressista, sia stato in passato comunista o socialista, socialdemocratico o radicale. E le vicende di questa sciagurata alleanza, obbligata a sua volta e magari anche non senza malizia, non hanno spostato di un millimetro la cosa. Infatti, se alle prossime elezioni si dovesse confermare il travaso di consensi dal moVimento alla Lega che si è registrato alle scorse Europee e sembra essere confermato dai sondaggi, è evidente che si tratta di elettori di provenienza centrodestra, gente che poteva essere convinta dalle piazzate salviniane sugli immigrati e sulle tasse a tornare all'ovile che fu berlusconiano, mentre nessun progressista potrebbe. Resta infatti impossibile, per ogni persona sinceramente di sinistra che voglia davvero incidere sul futuro dell'Italia, fidarsi ancora del PD (partito nato, ripeto, per consegnarci legati mani e piedi allo straniero) o disperdersi tra gli ennesimi schieramenti pseudocomunisti sempre destinati all'irrilevanza.
Detto questo, andiamo a vedere cosa potrebbe succedere, e cosa se succedesse ci direbbe sul passato e sul futuro del nostro Paese:
  1. governo M5S-PD, realizzato dall'asse Renzi-Di Maio per rassicurare l'Europa in attesa del voto e magari varare la riduzione del numero dei parlamentari e qualche altra riforma - darebbe ragione a chi vede nella Lega il solo vero baluardo contro il Nemico-UE e l'invasione programmata dai padroni della globalizzazione, e magari ha sempre pensato che invece il M5S in materia bluffava, come si è dimostrato avendo puntato su un migliorista come Di Maio anziché su un massimalista come Di Battista - questo scenario, nell'orizzonte degli eventi solo per l'ansia di sopravvivenza politica dei due suddetti (che hanno da sempre in comune l'aria da rappresentanti di commercio, col primo solo molto più evidentemente cazzaro), finirebbe per sancire la sparizione della creatura grillina, e riconsegnare l'Italia al centrodestra tangentaro (sovranista solo per meglio tangentare) che inizierebbe con la TAV il nuovo ultimo sacco: se fosse fatto apposta, sarebbe un filino più rispettabile, ma temo sia solo frutto di insipienza politica;
  2. governo Mattarella-UE, magari con al comando quel Cottarelli tenuto in vita da Fabiofazio, a riprendere da dove l'avevano lasciato il mandato di terminare la potenza economica Italia per trasformarla definitivamente in una casa di riposo per tedeschi in pensione - dimostrerebbe che il progetto in realtà non è stato mai abbandonato, e la scelta mediatica di sistematicamente minimizzare le cose buone proposte e magari attuate dal M5S e invece enfatizzare le uscite becere e rozze di Salvini era invece correttamente mirata a vanificare quello che di buono poteva venire dalla forzata alleanza - questo scenario finirebbe di distruggere ogni capacità industriale e produttiva dell'Italia, sbattendo inoltre in faccia agli italiani che è perfettamente inutile votare contro il progetto totalitario chiamato Unione Europea e realizzato tramite l'Euro: devono rassegnarsi a subire la dominazione straniera come molte altre volte in passato, e pian piano ad estinguersi (si, l'immigrazione serve al rimpiazzo graduale della popolazione, la gente lo intuisce se no il successo di Salvini non sarebbe spiegabile);
  3. elezioni subito, con vittoria schiacciante di Salvini e Meloni, magari senza nemmeno l'apporto degli ultimi forzitalioti - dimostrerebbe che Salvini è stato una volpe ad accettare il governo coi cinquestelle per poi continuare imperterrito la sua campagna elettorale sbandierando i suoi cavalli di battaglia sia se fossero nel contratto sia no, sia che fossero realizzabili che meno, mentre Di Maio è stato un fesso ad accettare il governo con la Lega per poi rispettare lealmente il contratto rinunciando a sbandierare i suoi, e nel contempo accettando che i vincoli europei di fatto depotenziassero sino a ridicolizzare quei pochi obiettivi che ha provato lo stesso a realizzare - questo scenario potrebbe, se la Lega fosse davvero quella di Borghi e Bagnai, portarci finalmente fuori dall'eurozona se non addirittura dalla UE, e peggio per i grillini se non sono stati coerenti con questo mandato che i loro elettori gli avevano chiaramente conferito, accettando Tria al posto di Savona e tutto il resto; il condizionale è d'obbligo (oltre che perché forse non hanno la minima intenzione di farci ancora votare...) perché la Lega ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione insieme a tutti gli altri traditori, è l'unico partito ancora vivo tra quelli che facevano del sistema di tangenti la loro spina dorsale, e potrebbe avere invece usato i suddetti economisti sovranisti per rendere credibile il suo inganno, perché invece di portarci fuori dal pantano non ne ha mai avuta davvero voglia, e sparate a parte nemmeno il coraggio;
  4. governo gialloverde che resta in vita, con pesante rimpasto pro-Lega - vorrebbe dire che il bailamme di questi giorni non è stata che l'ennesima piazzata a ricattare il M5S, specie dopo il suo indebolimento alle europee, per spostare a destra il programma di governo, magari ottenendo pure quella TAV che significherebbe la fuga della base storica grillina - questo scenario, che è decisamente il meno probabile, avrebbe come lato positivo la prosecuzione dell'esperienza di governo migliore degli ultimi trent'anni, ma come lato negativo la probabile conclusione della parabola grillina, a meno che qualcuno non riesca a ricordare a Salvini che i contratti si rispettano, che la TAV nel contratto non c'era e poi comunque è una spesa enorme e inutile (che con gli stessi soldi se spesi in piccole opere si può innescare un moltiplicatore keynesiano tanto così), e che l'ultimo che siccome aveva stravinto le europee pensava di avere in mano l'Italia sappiamo che fine ha fatto sei mesi dopo al referendum/plebiscito che aveva proditoriamente quanto improvvidamente preteso.
Ci risentiamo tra qualche tempo e vedremo quale dei quattro scenari si sarà avverato, e se ne avrò imbroccato deduzioni sul passato e conseguenze sul futuro.
In ogni caso, per il destino del moVimento è indispensabile che Di Maio lasci la guida a Di Battista, magari con Morra e Fico e lo stesso Grillo a fianco, e che si lasci perdere sta stronzata di Rousseau in favore di una organizzazione dove il web sia di supporto e non sostituisca gli incontri tra le persone faccia a faccia.
E in ogni caso, per il destino dell'Italia è indispensabile che il prossimo governo, chiunque lo guidi, abbia come obiettivo più che primario, propedeutico, di riformare radicalmente i trattati europei o denunciarli ed uscirne. Senza una piena sovranità monetaria non è possibile svolgere la politica economica e finanziaria che si vuole, cioè che il popolo sovrano vuole, quindi la democrazia viene ridotta a simulacro (e il fatto che il papa si scomodi a denunciare il "sovranismo", recitando il vangelo sorosiano, non sorprende: è uno dei pochi sovrani assoluti rimasti, la democrazia non sa manco dove sta di casa). Se i cinquestelle sono diventati euristi, fanculo i cinquestelle. Se è diventato eurista solo il vertice, fanculo il vertice. Io filosoficamente sarei comunista "honeckeriano", ma prima ancora sono realista e quindi appoggio chiunque possa realisticamente attuare una politica anche solo vagamente di sinistra, ma prima ancora sono democratico e se i miei concittadini in maggioranza sono di destra mi va bene pure che possano eleggere un governo di destra che faccia politiche di destra. L'unica cosa che non mi va bene è che votare sia inutile, come ormai purtroppo si accumulano prove su prove che sia diventato. E se non vi va bene, toglietemi pure l'amicizia su facebook, non mi metto a lutto. Se non capite e rispettate questa mia posizione, non siete miei amici. Ma per aiutarvi a capire, uso la sintesi di Fulvio Grimaldi, da leggere sulle note di Qualcuno era comunista di Gaber:
Qualcuno era 5 Stelle perché erano per l’ambiente. Qualcuno era 5 Stelle perché erano onesti in un mondo di ladri. Qualcuno era 5 Stelle perché tutti gli altri mentivano. Perché sul territorio a lottare c’erano rimasti solo loro. Perché Grillo era matto come un cavallo e saggio come un oracolo greco. Perché Di Battista assomigliava al Che Guevara in forma e contenuto. Perché tutti coloro con i quali aveva sperato, o addirittura combattuto, erano tornati a casa o si erano fatti lacchè dei signori. Perché gli argomenti di Di Maio, Taverna, Bonafede, Di Battista, radevano al suolo quelli di Repubblica. Qualcuno era 5 Stelle perché ci avrebbero fatto uscire dalla caserma e strappato di dosso la divisa Nato. Perché avrebbero tagliato gli artigli agli avvoltoi che ci avevano rinchiuso nella gabbia UE e strozzato con l’euro. Qualcuno era 5 Stelle perché a sinistra non c’erano che detriti spiaggiati, al centro una bolla di nulla e a destra tutti gli altri. Qualcuno era 5 Stelle perché, scavando una via di fuga dalla discarica, aveva visto qualcosa di integro e di pulito da farci la casa per i suoi figli.
Qualcuno era No Tav perché aveva una certa storia alle spalle. Qualcuno era No Tav perché No Tav significa vita, giustizia, umanità, libertà, sovranità, patria. Qualcuno era No Tav prima di essere 5 Stelle ed è diventato 5 Stelle perché erano No Tav. Qualcuno è ancora No Tav.

lunedì 9 aprile 2018

17 - IL COLORE DEL SANGUE + SFORZI INUTILI

Della serie "allora è proprio vero che a volte la
realtà supera le capacità d'immaginazione..."
Il racconto numero 17 di Chi c'è c'è (mia prima e unica opera di narrativa fino all'uscita di Sushi Marina nei prossimi mesi) è, come peraltro il testo di canzone da cui (molto alla lontana, direi...) prende spunto, decisamente tra i meno attuali, o meglio tra quelli che si possono apprezzare solo se si tiene presente che sono stati scritti 20/25 anni fa. Però da un lato l'astronauta/narratore è una giovane indiana con per una volta la capacità di interloquire col telepate geestre, per cui il racconto è l'unico che si inserisce nel filone narrativo che contiene tutti gli altri, dall'altro la canzone (pensata come un bolero cantato alla Rino Gaetano, ad alimentare la citazione finale di un vecchio pezzo di Lauzi, ma come per le altre potete metterci la musica che volete, se vi piace e me la chiedete) è tra le poche che i Ristrittizzi all'epoca riuscivano ogni tanto a infilare tra una cover e l'altra, quindi l'operazione filologica di affrontarne la lettura potrebbe in qualche modo valere lo sforzo...
P.S. No, non trovo affatto contraddittorio continuare a ritenere l'opzione governo a tempo m5s/lega la meno peggiore tra quelle che potremmo vedere concretizzarsi a breve...


17 - IL COLORE DEL SANGUE

Chi sono? Sono un’astronauta indiana cresciuta a Londra. Come faccio a parlare con te? Perché mi è stata tramandata dai miei genitori l’arte antica della meditazione, dell’immersione in se stessi. Così io ho rallentato la mia coscienza ad un ritmo che pensavo sarebbe stato compatibile con quello del mio essere congelato, e così facendo sono riuscita a restare vigile. Ti ho sentito subito entrare, non sembravi avere intenzioni offensive,  e comunque non avrei potuto impedirti di ucciderci: non sono in grado di svegliare il mio corpo, a quello ci penserà il computer se e quando lo riterrà opportuno.
No, non so dirti come attivarlo, queste sono macchine troppo avanti rispetto alle mie conoscenze di informatica. Io sono anche medico aiurvedico. Ma soprattutto sono specialista in ortopedia; e aggiungici un po’ di sapienza tradizionale, ecco che sono un po’ più che fisioterapista, diciamo. E poi qualche anno fa ho partecipato ai campionati europei di atletica leggera. Eptatlon. Sette discipline insieme. Tosto, sì. Serviva una come me se e quando questi corpi rattrappiti avessero ripreso a muoversi.
Dicevamo, come faccio a parlare con te senza svegliarmi? Oh, di preciso non lo so. Credo però che tu, quando entri in empatia mentale con qualcuno, adatti inconsapevolmente la tua “velocità di registrazione” a quella di proiezione delle immagini mentali del soggetto che stai toccando. Temo che quando avrai finito ti accorgerai che è passato tanto di quel tempo che spero che non sarà un guaio, per te. Si, va bene, quando avrai contattato anche le ultime quattro persone tornerai da me e tenterò di spiegarti quello che posso per farti accedere al sistema centrale, anche se non so se funzionerà. Ora però, visto che se hai già “parlato” con sedici di noi qualcosa della nostra storia e del perché siamo qui la sai, raccontami qualcosa di te.
[……..] 
Ok, ora ti racconto la mia, di storia. Anzi, no: ho cambiato idea. Ti racconto la storia di alcune persone che ho conosciuto, che attraverso di esse capirai ancora di più, di me. I miei genitori, innanzitutto. Emigrarono a Londra dal Punjab pochi mesi prima che io nascessi, quando nella loro terra infuriava la guerra civile. L’India era ancora la stessa ex colonia britannica che Gandhi avrebbe voluto libera, unita, e pacifica, e che poco dopo con la guerra del Pakistan si sarebbe rivelata divisa da odii religiosi, etnici, territoriali, e in definitiva ancora schiava dell’Occidente. Il colonialismo aveva solo cambiato pelle.
Cinquant’anni dopo gli indiani erano davvero troppi, oramai più dei cinesi, e troppo divisi, affamati e sporchi. Tra i due più grandi popoli del pianeta c’era questa differenza, che i cinesi erano bene o male un popolo, noi no. Di lì a poco, l’avvento al potere di Sonia Gandhi prima, e del figlio suo e di Rajiv quando anche lei fu assassinata, avrebbe cambiato le cose: troppo il piccolo Raul assomigliava al bisnonno putativo per non riuscire a coagulare le migliori energie che percorrevano il paese agli inizi del secolo.
Ma i miei genitori non potevano saperlo, ai loro tempi. Loro scappavano dal sangue e dalla violenza, figli dell’intolleranza religiosa e del conflitto razziale, nipoti della disoccupazione e della povertà. Così a Londra, in quel 1998, arrivarono da poveri e senza lavoro: alloggiavano in dodici in una stanza vicino Paddington; mio padre, medico, si arrangiava a vendere roselline in giro per i pub. Mia madre, appena si liberò dal mio peso, e si rese conto che non aveva di che nutrirmi e vestirmi neanche se digiunava, provò a darsi da fare. Dalle fessure delle persiane si doveva vedere il passeggio sotto casa: ragazzine, per lo più filippine e cinesi, buttate in strada senza documenti per non acclarare la loro minore età e per tenerle sotto giogo. Mamma, minuta e bellissima, di nascosto da papà, un giorno ci provò: si truccò e scese giù. Forse adescò qualche cliente, forse qualche sterlina la incassò. Sicuramente incassò la delazione delle schiave, e trovò i loro protettori ad attenderla il giorno dopo. Non aspettarti mai nella realtà la solidarietà tra oppressi che trovi nei film.
Fu massacrata di botte, e sfregiata. Si trascinò dentro il portone, dove mio padre, al ritorno alle tre del mattino da uno dei suoi interminabili e scarsamente fruttuosi giri, ché pure nella caleidoscopica Londra raccoglieva più fastidio per la sua diversità e la sua povertà che soldi, la trovò ricoperta di sangue rappreso ed ecchimosi, molte le probabili fratture. A sentire quelli dell’ospedale pubblico, sarebbe rimasta storpia.
Ma lui era un grande medico, e la guarì. E nel guarirla, si guarì. Decise che doveva in qualche modo riuscire ad esercitare il suo dono, la sua professione. Cominciò coi derelitti suoi simili in cambio di cibo e abitini dismessi per me. Poi rimise in piedi una cameriera filippina conciata malissimo dall’artrosi, e la sua ricca padrona visti i risultati volle i suoi servigi. E pagò. E sparse la voce. Oggi mio padre lavora solo su appuntamento. E si è potuto permettere di permettermi di essere quello che ho voluto essere. Una studentessa, un’atleta, poi un medico come lui. Ma per uno che si è salvato mille altri non hanno trovato che povertà e disoccupazione nel loro cammino, e razzismo e intolleranza, e violenza e sangue. E non solo fra la mia gente.
Tu ora infatti vedi in queste teche persone di vari colori e tratti somatici. Io non so se è così pure fra la tua gente, ma noi abbiamo il 99,9% periodico di patrimonio genetico comune, siamo tutti esattamente la stessa razza, eppure sono millenni che ci combattiamo e uccidiamo e trucidiamo in nome delle nostre differenze presunte razziali, o religiose, o ideologiche. O meglio con la scusa di queste differenze. Oggi forse abbiamo distrutto il pianeta.
Ma senti questa storia, è emblematica: una quindicina di anni fa il processo di unione europea aveva infranto per sempre i sogni separatisti di molte più o meno storicamente fondate minoranze etniche. Una delle più aleatorie e meno serie era sorta qualche tempo prima nell’Italia settentrionale, senza mai prendere realmente consistenza in verità, ma con capi abbastanza numerosi e furbi da far parlare del movimento come se avesse davvero seguaci determinati a tutto e reali possibilità politiche. Come per tutti i sogni falliti, lasciò qualcuno senza mestiere e qualcuno senza ragione. Tra questi ultimi venne fuori uno dei serial killer più sfuggenti d’Europa: ammazzava “terroni”, meridionali del suo stesso Paese. Ebbene, quando fu arrestato si scoprì che si chiamava Terracenere, ed era di origine pugliese. Si, insomma, di una regione terrona come le sue vittime.
Temi il tuo simile, ciccio, più che il diverso. Quel tuo capitano, per esempio, da quello che mi hai raccontato sono sicura che ti vuole fregare. Ti ha mandato giù perché se andava male eri tu a crepare, e se andava bene si inseriva sul tuo codice di trasmissione e si prendeva tutti i meriti. Perché parlo al passato? Ma perché, se non l’hai ancora capito, è passato tanto di quel tempo, e i nostri sistemi hanno interrotto le tue comunicazioni appena sei salito a bordo, che lui ha di certo pensato che sei bello e defunto, e se non è andato via di certo non ti viene a cercare. Si, lo so che arriveranno gli scienziati! Ma tu intanto che mangi? Dai, che ti dico io dove sono le provviste liofilizzate, speriamo che trovi qualcosa di compatibile… Ah, poi nella sala ologrammi ci sono tutte le informazioni scientifiche che vuoi, quelle biologiche, quelle… anzi, a proposito, di che base chimica siete voi, sempre carbonio? E di che colore è il tuo sangue?

SFORZI INUTILI

Son razzista perché figlio di terroni sfortunati
che han lasciato per bisogno la terra dei loro padri
quando ancora per fortuna non mi avevano sfornato,
e son nato al nord,
sun de Milàn.
E odio tutti quanti quelli che sono diversi anche di poco
da quel tipo uguale che vorrei essere e non sono,
ma somiglio tanto che quasi nessuno se ne accorge
qui al nord,
qui luntan.
E mi danno sui nervi quelli nati qui che non han capito
che tutti i guai del paese vengono dagli altri:
i romani, i terroni, gli zingari, i marocchini,
maledetti Garibaldi, Cavour, i Savoia, giù fino a Prodi.
Ma è arrivato Umberto Bossi e gli altri amici della Lega,
cui presto o tardi tutti i qui pensanti si uniranno,
e allora sarà un’era nuova per l’Europa intera,
da Bologna al Nord
(già Firenze no).
Cacceranno i mafiosi gentilmente e gli altri a calci,
i pugliesi di Bitritto manderanno via lontano,
tanto sui miei documenti è scritto “nato il, a Milano”
babbo l’è mort,
mamma tra un po’.
E i capelli li ho già biondi, credo da parte normanna,
la pelle è scura ma la lampada è tanto di moda,
quando avrò un po’ di danè potrò cambiare il mio cognome:
mi sfottevano a scuola:
“Terracenere sei
e ritornerai”
“Terracenere sei
e ritornerai”
“Terracenere sei
e ritornerai”

sabato 21 ottobre 2017

ANCHE SOLO PER DISPETTO

Il partito-bestemmia ha compiuto dieci anni, e uno dei miei pochi vanti è di avere, in mezzo alle tante cantonate che ho preso, indovinato subito (ai tempi del web queste affermazioni si possono anche dimostrare) che la sua nascita sarebbe stata un'autentica sciagura per gli italiani, doppia se di sinistra.
Quando ancora il PD non c'era, ed io ero con gli altri sul carro eurista di Prodi a cantare saltando per non essere Berlusconi, quest'ultimo, a legislatura agli sgoccioli, siccome i sondaggi gli dicevano che col Mattarellum il centrosinistra avrebbe sbancato, ebbe la faccia tosta di varare in fretta e furia una legge elettorale raffazzonata (da Calderoli, in un modo che egli stesso ebbe a chiamarla Porcellum) che potesse se non sovvertire l'esito del voto, cosa impossibile dato il distacco (che poi peraltro ridusse, grazie al suo monopolio mediatico e a boutade come quella sull'abolizione dell'ICI), almeno consegnare al vincitore una maggioranza molto più risicata di quella che avrebbe avuto con la vecchia legge. La trappola poi avrebbe funzionato alla perfezione: bastò che Mastella facesse il Mastella ("provocato" da Veltroni, che aveva inopinatamente accelerato la fondazione del PD e dichiarato subito, in teoria allora a 4 anni dal voto, che alle successive elezioni si sarebbe presentato da solo: non dimentichiamolo, il maanchista e il suo modo geniale di straperdere le elezioni). Ma da subito noi tutti "popolo di sinistra" gridammo allo scandalo: non si possono cambiare le regole in corsa, non si può gestire la legge elettorale come se non fosse uno snodo fondamentale della democrazia ma invece solo una delle armi del governo contro l'opposizione.
Ebbene, io la penso ancora così. E mi fa un misto tra schifo e rabbia invece constatare, in un'epoca in cui purtroppo quello che pensano gli altri ti insegue anche se tenti di stare un po' alla larga e usi i social al minimo sindacale, che tanti troppi "amici" che ieri erano con te sulle barricate oggi plaudono alla quinta porcata consecutiva (la terza di centrosinistra e la terza elettorale: Berlusconi aveva anche tentato una riforma costituzionale a cui il popolo italiano fece argine, prima che Renzi, tra l'Italicum e il Rosatellum, facesse lo stesso tentativo con lo stesso esito) avendo anche la faccia tosta di considerarsi ancora "di sinistra" perché a favore dello ius soli o dei matrimoni gay. Che di fronte a un attacco del Capitale al Lavoro come non si vedeva dai tempi di Dickens, mi spiace ma sono cosucce piccole così, fumo negli occhi, esche per boccaloni, usate la metafora che preferite. Toglietemi pure il saluto, non solo l'amicizia su Facebook, ma io la penso così: io sono ancora di sinistra (anche se penso che lo ius soli concesso in questo contesto sia una solenne minchiata, e anche se voto e sostengo un movimento che attrae persone da tutte le provenienze politiche), voi - appresso al vostro partito, o peggio ancora a quelli alla sua sinistra che fanno il suo gioco ingannandovi (sono peggio quelli di oggi o quelli di ieri?) - non più. Raccontatevi pure tutte le favole che volete, siete di destra. Ultracapitalisti e ultraliberisti. E andate affanc...
Esiste infatti ancora una chiave di lettura facile facile, per chi volesse orientarsi. Al mondo oggi ci sono due soli grandi interessi contrapposti: quello dell'uno per cento degli straricchi, e quello del 99 per cento di tutti gli altri. La zona cuscinetto in mezzo si è erosa, e non a caso: era questa la missione principale della globalizzazione, ed è quasi compiuta del tutto. La classe media acculturata che vive decentemente è ovunque in via di sparizione, e con essa la democrazia rappresentativa che era lo strumento ideologico utile a "tenerla buona". Per capire da che parte sta qualcuno o qualcosa, basta chiedersi quale dei due interessi fondamentali serve. Ecco fatto. Il PD è dalla parte dell'uno per cento, con tutto il centrodestra, Salvini compreso (la sua adesione al Rosatellum lo smaschera, se servisse, e se non vi basta vedrete presto la sua abiura rispetto alle posizioni antieuro). Dall'altra, per ora, c'è solo il M5S. Datevi pace, smettetela di fare il coro alle miriadi di attacchi di ogni genere di cui è stato oggetto, e arrendetevi all'evidenza: è l'unica possibilità che abbiamo, almeno questo giro, per salvare ancora il Paese. Qualunque porcheria di legge elettorale partoriscano (questa ha il solo scopo visibile di impedire la vittoria di Grillo, e quello nascosto di vanificare la democrazia), e da qualunque partito o base ideologica partiate, questa volta - fosse anche solo per dispetto - votate per Grillo; poi la prossima, se la democrazia si sarà salvata, voterete per chi vi pare. Non gli è bastata la batosta dello scorso dicembre, ne vogliono un'altra, bella tosta, per capire che si devono levare dalle palle una volta per tutte. Riduciamo il PD al 3 per cento, è un sogno lo so, ma nessun progresso si raggiunge senza prima sognarlo. Cancelliamoli. Il PD deve morire, lo dico da quando era nella culla, ma ora ha fatto davvero troppi danni, e bisogna fermarlo prima che continui e ci porti allo sfacelo più totale. E non vi illudete che Berlusconi e Salvini abbiano obiettivi diversi: servono lo stesso padrone. Anche se vorreste di meglio, questa volta c'è solo il movimento 5 stelle, di (ancora) votabile. Odiatemi pure, ma ve lo ripeterò da qui a primavera. Lo sento come dovere civico.
E ora una bella sfilza di suffragamenti e approfondimenti, che era tanto che non ve ne davo:
  • Rosso, ovvero finalmente ho letto da qualcun altro (qui è da mò) che sarebbe ora di introdurre almeno elementi di sorteggio nel meccanismo elettorale: puro, statisticamente assicura la rappresentatività piena del Parlamento, e non solo dal punto di vista delle idee politiche, ma quel che è meglio anche per tutti gli altri parametri sociodemografici (sesso, età, cultura, onestà, eccetera), per i quali la casta invece si seleziona al peggio possibile e in peggioramento ulteriore e continuo - non essendo nell'orizzonte degli eventi possibili l'adozione di una legge per le politiche che ricalchi quella per le comunali, per non dire proprio in assoluto, il sorteggio è la migliore opzione, ma mi va bene che entri anche solo come elemento correttivo proporzionale;
  • il Fiscal Compact, ovvero sapete cosa stanno per approvare definitivamente, senza dirvelo? una normativa che terrà per le palle qualsiasi governo da ora a 20 anni, costringendo l'Italia a una politica restrittiva finché campate, e cioè finendo di impoverirla ben bene - ah, e sapete qual'è l'unico schieramento politico che si è dichiarato contro questo mostro, inserendo nel suo programma di governo la sua non approvazione o abolizione? esatto...;
  • Scanzi, ovvero il Rosatellum garantisce che l'unico governo possibile sarà un renzusconi, e averlo votato dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che Salvini è un quaquaraquà;
  • Costamagna, ovvero ecco a cosa serviva tutta quella perdita di tempo, ad approvare questa porcheria quando manca così poco al voto che una eventuale pronuncia della Corte Costituzionale, certamente negativa come per gli inguacchi precedenti dato che questa legge ne ripete potenzia e amplia i profili di incostituzionalità, arriverebbe dopo il voto;
  • Di Maio, ovvero le parole vere dello stesso sui sindacati, e non gli spezzoni tagliati ad arte i report artati i titoli tendenziosi che avete sentito: il m5s è l'ultimo partito rimasto dalla parte (anche) dei lavoratori, gli altri sono da più o meno tempo tutti variamente dalla parte dei padroni, i sindacati precisamente dal novantatré;
  • Mazzucco, ovvero ammesso che Di Maio sia la scelta giusta (e Messora ci spiega cosa comporta), e non concesso se non col beneficio d'inventario (ma con quello si - Scanzi - ché gli altri, ripeto, sono letteralmente invotabili);
  • Spadini (da leggere per intero anche se è lungo ma vi prego: è fondamentale), ovvero populismo è l'offesa usata per diffamare gli ultimi che si ostinano a difendere il popolo, laddove invece, "in modo particolare il M5S, per quanto riguarda la situazione italiana, è quindi la reazione culturale e politica rispetto alle condizioni sociali drasticamente mutate nel tempo della postmodernità, dopo il golpe messo in atto dalla nuova classe sociale dominante, quell'aristocrazia finanziaria che mira a distruggere i diritti del lavoro, a proletarizzare la middle class, a desovranizzare gli stati, ad americanizzare l’Europa";
  • Fusaro, ovvero adesso il pensiero unico dominante usa "gentismo" come nuova etichetta "per la gente comune, per i lavoratori, per le masse nazionali-popolari, irredimibilmente colpevoli di volere un posto di lavoro e dignità sociale, protezionismo economico e più Stato, e poco attente ai matrimoni gay, al culto dell’immigrazione di massa, al veganesimo modaiolo, al genderismo militante e alle richieste femministe."

venerdì 24 febbraio 2017

BYE BYE PARTITO-BESTEMMIA

Tra i tanti errori di valutazione commessi in una vita di interessi politici, posso almeno vantarmi, e per fortuna nell'era di Internet fornendo prove, di non aver mai creduto nemmeno per un nanosecondo alla bontà del progetto PD. Ho subito pensato, e scritto, alla prima uscita di Uolli, che era una minchiata così solenne da essere quasi incredibile fosse venuta in mente a qualcuno che faceva il politico di mestiere, e che il primo risultato che avrebbe prodotto sarebbe stata la caduta del governo Prodi, cosa che si è puntualmente verificata in capo a pochi mesi. A chi sfugge il nesso con il "tradimento" di Mastella, ricordo che dichiarare "correremo da soli alle prossime elezioni" quando in teoria a quelle mancavano tre anni e passa non può non essere letto dai partitini propri alleati come "abbiamo intenzione di votare il prima possibile, scaricandovi". Ma non era questa la peggiore fallacia del ragionamento veltroniano: fosse stato il neopartito davvero in grado di sbancare le urne, infatti, la cosa avrebbe avuto pure un suo senso. Ma per capire che non lo fosse bastava la semplice considerazione che l'anno prima, proprio alla vigilia delle elezioni, Berlusconi aveva reintrodotto il proporzionale, e uno avvelenato, proprio per depotenziare la probabile vittoria prodiana, come in effetti era stato. Più la legge elettorale è maggioritaria, più conviene che i partiti si federino e si uniscano, più è proporzionale, più conviene il contrario, specie se le componenti ad unirsi pescano su elettorati fortemente identitari, e di identità molto diverse, come era per postcomunisti e postdemocristi nel 2007.
La rievocazione storica è stata così dettagliata perché così c'è meno bisogno di spiegare la cronaca: non vi fate illusioni, il PD si divide, e lo fa proprio adesso, perché i suoi vertici attuali sono più furbi di Veltroni, e vabbé non ci voleva tanto: la Corte Costituzionale ha lasciato in piedi un meccanismo che favorisce le aggregazioni solo se sono in grado di arrivare al 40%, e il PD oggi non lo è, lo sapevano pure quelli che proclamavano il contrario. Quindi la scissione è un estremo tentativo di arginare l'emorragia di voti: ad esempio di quelli di sinistra-sinistra che ancora l'ultima volta avevano resistito a votarli e ora con il jobs act la buona scuola il referendum proprio non avrebbero potuto, che adesso magari anziché non votare o peggio arrendersi e votare il m5s avranno un loro partito "de sinistra" in cui convergere. Che poi sarà perfettamente disponibile per un governo col PD renziano che continui l'opera di smantellamento della democrazia italiana su mandato del capitalismo multinazionale, magari condendolo con una nuova legge a favore dei gay o degli immigrati così stanno buoni mentre inghiottono il prossimo diktat europeo.
Come vedete, non se ne esce se non portando al 40% Grillo e i suoi. Con tutte le contraddizioni e le ingenuità che gli volete attribuire. Se non lo capite peggio per voi, anzi per tutti.
Se vi serve ancora qualche argomento, eccovi:
  • Scanzi che elenca ben dieci considerazioni sulla scissioncina in corso;
  • Blondet, che rappresenta con lucidità i piddini come oligarchia corrotta e autoreferenziale:
  • Spadini che spiega le radici del male e fa le quote sugli scenari.
A proposito, possa il PD morire tra mille sofferenze, almeno simili a quelle che ha provocato alla gente comune la sua sciagurata opera di killeraggio. Possa esplodere in mille rivoli, di modo che presto si tenda a dimenticarsi della sua trista e breve parabola. Ma possa invece non dimenticarsi mai la lezione che ne viene: non fidarsi dei falsi amici, di quelli che mentono sapendo di mentire e di quelli che gli fanno il coro ignavi. L'odio della memoria per questo esperimento mostruoso e truffaldino non sarà mai abbastanza.

venerdì 13 gennaio 2017

...PER PARTITO PRESO

Questo schema è ricavato da una frase di Bobbio, riportata oggi in
 questo pezzo del Fatto quotidiano: lo vedete anche voi, amici miei
testoni che vi ostinate a combatterli, che i cinque stelle sono di
sinistra-sinistra? e lo capite anche voi che se non ci fossero loro, a
raccogliere i voti della gente angosciata dalla crisi provocata dal
capitalismo e attuata dai suoi sicari berluschini e piddini, ci sarebbe
l'estrema destra, come infatti laddove non c'è il moVimento accade? 
Come mio nonno, non ho mai preso la tessera di un partito, e non perché abbia paura di schierarmi (la mia storia personale - documentata in queste pagine dal 2008, per prima fidatevi - dimostra il contrario, contraddizioni comprese), e nemmeno in omaggio alla famosissima citazione di Woody Allen che citava Groucho Marx che citava chissachì per cui "non vorrei mai fare parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me"; semplicemente perché nel mio bilancio interiore ha sempre pesato di più la libertà di giudizio, ripeto anche con virate di 180° quando era il caso, di tutti i benefit connessi allo schierarsi, dal senso di appartenenza alle eventuali utilità pratiche (e di carriera) passando per la comodità di mantenere le coordinate costanti, diciamo così.
Ciononostante, continuo a mantenere da qualche anno in alto in colonna destra il banner del movimento 5 stelle, con tanto di link al programma, e così sarà fino a che, e solo fino a che, la proposta politica di quello schieramento sarà da me ritenuta funzionale a risolvere i problemi del Paese. Al momento, direi anche purtroppo, non solo è l'unica ad esserlo, ma tutte le altre, per un verso o per l'altro, sono non solo inadeguate o insufficienti, ma direi decisamente foriere della rovina più assoluta, per cui mi spiace ma non c'è gara, neanche a volere giudicare il più negativamente possibile i troppi errori recenti del moVimento, dalle vicende romane a quelle europee, passando per la vicenda codice di autoregolamentazione.
Ecco, appunto: non essendo iscritto a nessun meetup e nemmeno al sito o alla piattaforma Rousseau (che non giudico in se, ma non mi piace l'eccessiva esaltazione con cui la si presenta), posso senza problemi criticare l'operato di chiunque in qualunque frangente. Riassumendo:
  1. non si doveva correre per vincere a Roma prima di aver vinto le politiche, perché non si può risanare nessun Ente locale, a maggior ragione uno dissestato (ma forse si dovrebbe dire stuprato e squartato da decenni) come Roma, senza avere in mano il governo del Paese tramite il quale ripristinare la sovranità monetaria ed economica nonché la legalità;
  2. avendolo fatto, e come era prevedibile (perché gli altri giocavano a perdere, e perché i romani disperati avrebbero votato anche per Attila piuttosto che per questi centrodestra e centrosinistra) avendo vinto, bisognava adottare ogni attenzione possibile per evitare che i fucili spianati dell'informazione di regime avessero bersagli facili, quindi non nominare affatto nessuno che potesse anche lontanamente somigliare ai figuri di cui poi ci si è tardivamente liberati;
  3. non si doveva dare all'avviso di garanzia il significato che non ha, attribuendo a questo istituto (e quindi ai propri avversari politici) il potere di interrompere l'azione politica, invece si è arrivati a una posizione saggia tardi e attraverso una giravolta facilmente strumentalizzabile;
  4. non si doveva risolvere il falso problema dei regolamenti parlamentari europei (che tanto il Parlamento europeo non conta un fico secco) alleandosi con uno schieramento con cui hai solo pochi punti di contatto, per poi cambiare alleanza quando si profila la sua sparizione dall'orizzonte (con la brexit non ci saranno britannici nel prossimo parlamento), peraltro verso uno schieramento con cui di punti di contatto ne hai ancora meno, per giunta annunciandolo prima della ratifica da parte di quest'ultimo, che ha potuto così abbandonarti all'altare, e per poi addirittura tornare dal primo con la coda tra le gambe.
Detto questo, il banner resta li, perché il totale aritmetico di questi errori, anche fosse moltiplicato per cento o per mille per via del fatto che chi li ha commessi si è presentato e si presenta sotto le bandiere della alterità rispetto alla partitocrazia, resterebbe una frazione infinitesimale di ciascuno dei veri e propri delitti commessi negli anni dagli altri partiti, dalla corruzione elevata a sistema alla manipolazione costante dell'informazione, alla distruzione del tessuto economico anche tramite la trappola Euro, per citare solo alcuni punti. E anche perché, d'altronde, gli errori del moVimento nel loro ammontare complessivo non riescono a scalfire se non marginalmente la positività della somma algebrica con le speranze che incarna.
Il fatto che lo pensi io, però, potrebbe essere irrilevante, anzi direi lo è. Il punto è che, sondaggi alla mano, sembra che lo pensi anche una buona fetta dell'elettorato. Com'è possibile, in altri termini, che nonostante gli errori commessi, e direi a maggior ragione nonostante l'enfasi strabordante con cui essi sono stati sottolineati scavati rimarcati da giornali e TV (al cui confronto l'attenzione riservata alle enormi magagne dei partiti loro padroni è imbarazzantemente inferiore) di continuo, il moVimento resti in testa nei sondaggi o giù di li?
Chi non riesce a capirlo, è vittima di una sorta di "sovrastima istintiva del peso della logica nelle decisioni", di come funziona ne ho già parlato. Per capirlo, bisogna spogliarsene. Berlusconi, pace all'anima sua, ha costruito la sua fortuna parlando all'elettore come ad un ragazzino di 11 anni, e nemmeno troppo intelligente. Finché il centrosinistra ha ignorato questa lezione, ha perso. Quando l'ha imparata, fin troppo bene direi, ha partorito Renzi. Il punto è che, perché in ciascuno di noi abbia voce il "fanciullino" (mi torna in mente il mio vecchio prof di Filosofia che sfotteva Pascoli, pardon...), ci deve stare abbastanza margine per giocare. E con questa crisi per sempre più gente non ce n'è più. Grillo parla anche lui alla nostra mente profonda, ma ad un'altra anima, quella terrorizzata dal non arrivare a fine mese, dall'aver perso il lavoro e non avere prospettive di ritrovarlo, dal vedere il sistema-Paese distrutto in modo da non dare a nessuno di noi speranza di riavere a breve quelle prospettive, dal capire che si avrà una vecchiaia di stenti (se ci si arriverà), dal constatare che lasciamo ai nostri figli un mondo peggiore di quello che abbiamo avuto dai nostri padri, sia sul piano dei fatti che soprattutto, ed è ancora molto peggio, su quello dei sogni. Quest'anima finché i tempi sono questi ha il governo della nostra mente profonda, e prende lei le decisioni (fanculo al fanciullino): hai voglia a raccontarci a parole che il PIL è in ripresa, che è bella e giusta l'accoglienza, che senza il sogno europeo siamo nei guai, eccetera eccetera. Dentro, sappiamo che cercate di prenderci in giro. E votiamo per chi ci sembra che non lo faccia. Votiamo NO ai referendum anche se ci terrorizzate in ogni modo e ci spiegate in ogni modo che saremmo retrogradi, votiamo Trump anche se è volgare maschilista e ci dite manipolato da Putin, votiamo per uscire dall'UE anche se non essendo nell'eurozona ci siamo fin qui scansate tutte le grane più grosse. E anche se ci spiegate quanto è populista e ci ingigantite i suoi errori mentre minimizzate i delitti altrui, votiamo il movimento 5 stelle, finché sarà credibile.
Ora, io non escludo che a un certo punto il progetto di Grillo smetta di essere credibile. Spero che non accada, ma non lo escludo. Il giorno che penserò che sia accaduto, semplicemente non vedrete più il banner. E ve ne darò ragione nei post, recitando il mea culpa e semmai invocando le attenuanti come per l'Europa di Prodi o la Fiat di Merchionne. Non ho nessuna tessera, io. Ma gli errori fatti finora, per quanto si possa e debba stigmatizzarli, non intaccano la sostanza del progetto, e le speranze che questo venga attuato e salvi l'Italia. Perciò continuo a sostenerlo...

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