sabato 26 ottobre 2019

RADIOCIXD 6: LINDBERGH (LETTERE DA SOPRA LA PIOGGIA)

Quando è uscito questo disco avevano da poco arrestato Mario Chiesa. Ai più giovani questa nota dirà poco, ma a noi vecchietti no: era appena iniziata quella che ci sembrava una rivoluzione ed era una restaurazione, quella che ci sembrava una liberazione e avremmo capito molto dopo non era che la fine di quel poco di libertà che una guerra persa e un territorio occupato ci aveva concesso, quella che ci sembrava finalmente un dono del fato e si sarebbe presto rivelata un cavallo di Troia.
Fossati tutto questo non poteva saperlo ai tempi di quest'album, le cui canzoni peraltro erano state ovviamente scritte prima del fatidico accesso al Pio albergo Trivulzio, solo la sensibilità di artista visionario del loro autore avrebbe loro consentito di essere ancora attuali 27 anni dopo. Ma questo non giustificherebbe l'aggancio alla politica con cui ho iniziato questa recensione. Quello è l'uso che si fece, pochi anni dopo, del "primo singolo" di questo album: La canzone popolare, infatti, fu l'inno ufficiale de L'Ulivo di Prodi e Veltroni alle elezioni politiche del 1996, quelle successive alla caduta del Berlusconi I per tradimento della Lega Nord (si, c'è un precedente, e allora il centrosinistra e la Lega ressero il Paese nel governo seguente, Salvini oggi ha poco da scandalizzarsi...), e l'immagine dei due ineffabili traditori del popolo (oggi si può dire, e da qualche anno, senza dubbio) mano nella mano ad esultare sulle note di Fossati a Piazza Santi Apostoli è di quelle che non si cancellano. Non portò benissimo: l'ineffabile Bertinotti fece cadere il governo pochi mesi dopo per via di una riforma pensionistica (che a confronto con quelle poi intervenute sarebbe un Eldorado), e il governo seguente fece capire a molti, ad esempio bombardando Belgrado, di cosa era capace il PD ancora prima di nascere. Pazienza: ad Adelante adelante di De Gregori era andata peggio pochi anni prima. Morale: se fossi un cantante famoso vieterei ai politici l'uso di un mio pezzo.
Il disco lo presi a noleggio in un negozio di quelli appositi che in quel periodo andavano per la maggiore. I vinili neanche li stampavano più o quasi, ormai, è da poco che sono tornati di moda (ma a che prezzo...), ma il noleggio consentiva a noi appassionati di ascoltare a una cifra ragionevole un disco magari di una band emergente, di fatto consentendo al mercato discografico l'ultima sua espansione significativa, le sciagurate strategie di retroguardia successive avendone impedite di ulteriori. E, se il disco ti piaceva, di comprarlo usato, dopo che aveva passato un tot mani di noleggio, a un prezzo ragionevole. Come feci appunto con questo, di cui come al solito vi fornisco il link all'ascolto completo, e subito dopo la mia playlist commentata per accompagnarlo:
  1. La canzone popolare - Come spesso capita, il brano più famoso non è certo il migliore dell'album: sarà per la marcetta facile, ma la pensavo così anche quando esultavo per avere vinto le elezioni (bisogna ascoltare il proprio istinto musicale, spesso ci piglia più della propria intelligenza politica.);
  2. La barca di legno di rosa (Un gran mare di gente) - I pochi di voi che hanno in mano la mia prima fatica letteraria, o che mi seguono quando ne parlo su questo blog, sanno che è introdotta in terza di copertina da questa meravigliosa canzone, col suo inciso che secondo me a invocare l'ispirazione vale "cantami o Diva del pelide Achille": "Ah, se potessi raccontare tutto quello che vedo e sento dall'orizzonte di questo cielo che picchia giù nel mare in questa notte cieca di luna, e te che stai ad ascoltare!";
  3. Sigonella - Non credo lo abbia fatto apposta, ma qui il Nostro canta della base militare simbolo della nostra sovranità limitata, e al tempo stesso dell'ultima volta in cui l'Italia ha tentato davvero di affermare la propria sovranità, proprio ad opera di quel Craxi che stava per essere cestinato;
  4. La madonna nera - Questa la capite se siete meridionali (e i genovesi lo sono, eccome), anche se non avete studiato che i culti mariani sono stati l'escamotage con cui la Chiesa ha portato alle processioni cattoliche popoli devoti alle loro Dee madri (si, anche coi Santi è più o meno lo stesso);
  5. Il disertore - Il brano è di Boris Vian, e manco la traduzione del testo è di Fossati, ma la resa di questa versione è tale da inorgoglire un obiettore di coscienza come il sottoscritto;
  6. Mio fratello che guardi il mondo - Questa meraviglia ha purtroppo il difetto di aver strappato nel tempo il record di strumentalizzazione politica al brano d'apertura. Ma resta un capolavoro assoluto, peraltro perfettamente compatibile con una lettura fuori dal coro dei fenomeni migratori...;
  7. Notturno delle tre - Come fosse una J'adore Venise parte seconda, questo gioiellino ha il potere di portarti dentro quella camera in quella notte, tutte le volte che la senti;
  8. Poca voglia di fare il soldato - Il disertore non ha disertato, ma dentro di se è come se lo avesse fatto;
  9. Ci sarà (Vita controvento) - Perché quelli delle città di mare lo sanno, tutti, che l'invenzione più importante della storia è la navigazione controvento: senza, nella vita, non si scopre mai niente;
  10. Lindbergh - Questo non è uno sguardo intimo nel cuore del primo trasvolatore oceanico, questo è uno squarcio nella vita di ciascuno di noi.

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