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domenica 29 dicembre 2019

SIAMO DEI

Prometeo che ruba il fuoco a Giove e ne viene
punito: cattolicuzzi, vi ricorda qualcun altro?
Una delle canzoni più "avanti" di Lucio Dalla, Siamo dei del 1980, era così avanti che presto lo stesso autore, che nascondeva le sue preferenze sessuali meglio della sua religiosità, le restò indietro e smise di eseguirla. In essa due personaggi, entrambi interpretati da Lucio grazie a un lieve ma riconoscibilissimo cambiamento di vocalità, inscenano un battibecco tra Uomo e Dio, con quest'ultimo che alla fine soccombe alla dialettica dissacrante (perlappunto) del primo.
Il brano lo potete sentire in fondo, ma questa non è la decima recensione di radiocontroinformoperdiletto, qui non si parla di musica, è solo il pretesto per introdurre, ad accompagnarvi nel passaggio tra un anno e l'altro (che tutti crediamo fatidico, tutti essendo del tutto irragionevoli) raccomandandovi la lettura di due post altrui che parlano, in modo completamente diverso, entrambi di Dio. Aiutandoci ad esemplificare quella difficile strettoia che resta tra il precipitare verso l'acritica assunzione di verità stabilite da altri, quasi sempre con fini tutt'altro che nobili, e il ricadere nel peccato opposto, l'arroganza di divinità conferita a noi stessi e alle possibilità a noi schiuse dalla tecnologia. Che poi è esattamente quella in cui gli artisti riescono talvolta ad infilarsi e passare in agilità, come appunto Dalla nel brano succitato.
Il primo post è il mirabile Regalo di Natale (con ammennicoli vari...), in cui Carlo Bertani riesce a riassumere in pochi capoversi la storia del cattolicesimo, racchiudendo sia la critica ad una festa posticcia e rubata ad altri culti (quale è quella che abbiamo appena festeggiato, abboffandoci e riempiendo talmente di regali i pargoli da fare loro perdere del tutto la capacità di apprezzarli), sia il rimpianto per quello che comunque a un certo punto era arrivata a significare, lei e tutta la religione di cui era la bandiera. E senza contraddizione, leggere per credere. Perché non c'è contraddizione tra dichiararsi atei e mantenere una propria spiritualità e dimensione religiosa, come pure tra saper discernere nella vicenda di Cristo tra episodi verosimili storicamente e mito e saper riconoscere la validità del messaggio cristiano (e quali e dove siano i suoi veri nemici).
Il secondo è l'agghiacciante Correggendo Dio, con cui Stefano Re ci aggiorna sugli sviluppi della ingegneria genetica applicata su piante, animali e esseri umani, ribadendo l'urgenza di disciplinare, e rigidamente quanto efficacemente, un campo che altrimenti resta sottoposto alle soli leggi del mercato, vale a dire all'arbitrio di "chi può". E, si noti bene, lo fa dichiaratamente da ateo. Il problema sorge sempre dove la tecnica corre troppo più veloce della comprensione teorica. Sappiamo, ad esempio, che esistono tecnologie in grado di influenzare il meteo, e che sono talmente a buon mercato che è praticamente impossibile sapere davvero quanto e da quanto tempo si stiano utilizzando. Ma sappiamo anche che il complesso di variabili in gioco nella circolazione atmosferica è talmente enorme che nemmeno i calcolatori di oggi, milioni di volte più potenti di quelli di decenni fa (e quindi probabilmente nemmeno quelli di domani, altri milioni di volte più potenti), sono in grado di elaborarli in modo da darci previsioni del tempo decenti oltre il brevissimo termine. Di conseguenza, possiamo star certi che anche il governo più illuminato, mosso dal più integerrimo e adamantino degli intenti, se decidesse di attuare interventi per far piovere di più o di meno, non ha la minima idea, e se dice di averla mente, di come andrà a finire nel medio o lungo termine, se ciò alla fine provocherà siccità o alluvioni. Bene, con la genetica la faccenda è ancora molto ma molto più complessa e pericolosa. Un esempio? Chi non sarebbe d'accordo ad eliminare da oggi a domani le zanzare? A che servono quei maledettissimi insetti, se non a toglierci il sonno nelle notti d'estate? Bene, siamo tutti d'accordo, un plauso al genetista che ha trovato il modo di sterilizzarle, via: estinte. Ma magari, nel giro di pochi anni, l'effetto farfalla porta carestie talmente grandi che innestano una serie di conflitti che al confronto quelli di oggi sembrano scaramucce. Esagero? Forse. Ma resto d'accordo con chi sostiene che ci sono cose che non si possono lasciare al mercato.
Buona fine e buon principio a tutti i miei (pochi) restanti lettori.

domenica 14 febbraio 2016

FETICCI IN ALTO!

Probabilmente che il merchandising di san Pio sia arrivato a questo
è davvero una bufala, ma nessuna bufala è efficace se non è verosimile.
Comunque, io preferisco le minne di Sant'Agata: le cassate siciliane...
Diciamo che a Roma siamo tanto abituati al casino e ai disservizi che di questo patetico baraccone messo su a tentare di risollevare la ditta chiamato Giubileo straordinario ce ne stiamo accorgendo a stento, come pure riusciamo a distinguere a stento i lavori in corso per quelle poche opere ad esso connesse, che come sempre saranno ultimate a cose fatte, da quelli avviati in occasioni di chissà quali altre "urgenze", dai mondiali di calcio del 90 a quelli di nuoto del 2009 e verso le olimpiadi venture. Tra cui porta la palma, e record dopo record di costi disservizi e magnamagna chissà quando finirà di farlo, quel mostro dell'assurdo che chiamano metro C. Non entro nei dettagli solo perché questo non è l'argomento del post, ma soltanto l'ennesima introduzione fuorviante, un vizio che si può permettere solo chi non ci campa, dello scrivere articoli, perdonerete.
L'argomento è invece uno degli eventi che è stato incastonato nell'anno santo di cui sopra, chissà forse proprio per tentare di metterci una pezza e risollevarne l'audience: l'esposizione delle spoglie di padrepio e di quell'altro che manco nello staff del papa si ricordano comecavolosichiama. E, ripeto, non è per lamentarmi del peraltro poco rilevante aumento di casino. E' che ogni volta che hanno luogo questi eventi, giuro, mi verrebbe da prendere faccia a faccia ciascuno dei non pochi credenti che stimo come persone intelligenti e degne, e chiedergli palle nelle palle degli occhi: "che ne pensi?"
Vedete, è che da ateo dichiarato (poi sono cresciuto e ho cominciato a dirmi al massimo agnostico, che anche dirsi atei è una professione di fede) al liceo avevo ottimo in religione, perché il prete, che era persona talmente speciale che ha lasciato in tutta Italia schiere di ragazzi che si ricordano ancora di lui e oggi che si muove a fatica lo seguono su facebook, ha ritenuto premiare questo ragazzino che, mentre gli altri sedicenti credenti nella sua ora uscivano dall'aula se non da scuola, si fermava con lui a disquisire di teologia, per carità per quanto può riuscire a un liceale come tale più saccente che sapiente.
Ebbene, da osservatore esterno interessato comunque alle dinamiche della spiritualità umana, se c'è una cosa per cui il cristianesimo mi è sempre parso più avanti rispetto alle altre religioni, è proprio per questo suo modo direi filosofico di elevarsi dalla materialità. Quindi ho sempre pensato che se fossi credente avrei aborrito, senza mezzi termini, ogni manifestazione di religiosità primordiale, non sottoposta cioè a questo indispensabile processo di maturazione, a cui si fossero abbandonati i miei correligionari.
E invece il cattolicesimo ne è pieno, di scorie di praticamente tutte le religioni "inferiori", dal politeismo pagano al culto di Mitra, dai Lari allo sciamanesimo più profondo. Forse, anzi, deve proprio a questo il suo successo letteralmente ecumenico. Ma che sono in folta compagnia a rilevare queste contraddizioni lo dimostrano già i culti cristiani non cattolici, fiumi che partono dallo stesso lago proprio sulla base di ragionamenti come il mio (no alle icone, no ai Santi, no all'illogico binomio confessione/perdono), per non parlare di quelli che si sono prosciugati o interrati e hanno chiamato eresie (no all'assurdo logico chiamato Trinità, alla transustanziazione, alla verginità o peggio all'immacolata concezione di Maria). Non voglio entrare in questi temi, anche se mi divertirebbe un mondo (con Mitra l'ho già fatto) descrivere un parallelo tra il variopinto pantheon cattolico e gli dei dell'Olimpo o gli Asi, o tra il Marianesimo e una delle tante Dee Madri venerate da sempre, o tra l'eucarestia e il cannibalismo rituale, o ancora tra i millanta Santi (Leonardo ci tiene un gustosissimo filone) e gli universi Marvel e DC Comics dei supereroi. Voglio solo chiedere a un cattolico maturo e intelligente a caso, come si concilia con la sua fede, che crede nell'anima immortale che torna al Padre, farsi ore e ore di fila con qualunque clima per poter toccare una teca con dentro il cadavere di un papa, o anche solo guardarla da lontano, e che differenza c'è non dico con la Kaaba della Mecca ma con qualsiasi altra manifestazione di divismo in cronaca?
Questo parlando di uno che magari è troppo farlo santo, visto che il suo superpotere era solo un enorme istinto comunicazionale e di marketing messo al servizio di una mission politica (la dissoluzione del socialismo reale) - insomma forse a lui era dovuto, visto che nel suo papato ha nominato più santi che tutti gli altri papi messi assieme (e questa non è un'iperbole), ma almeno non era un ciarlatano. Quest'ultima era invece proprio l'opinione su padre Pio da Pietralcina della Chiesa cattolica romana nel suo momento più illuminato, il pontificato di Giovanni XXIII e il suo Concilio Vaticano II, dopo aver indagato sui metodi e l'operato del tomo. La cosa non impedì la crescita della devozione popolare, ma si dovette aspettare il papageniodelmarketing per vedere mutare radicalmente questo giudizio: di questi tempi non si butta via né un euro né un fedele, figurarsi milioni... Ora, magari era antipatico, ma potete giurare che il teologo tedesco non avrebbe allestito il teatrino di oggi, che invece il simpatico argentino cavalca... forse oggi abbiamo qualche elemento in più per capire certe inaudite dimissioni....
Ora, Bergoglio piace a tutti, tranne appunto a chi riesce a vedere la sua maschera (come qui Odifreddi, ad esempio); chissà se qualcuno riuscirà a cavalcare il suo desiderio di piacere a tutti fino a fargli accettare quella revisione profonda del concordato Stato/Chiesa che sola può salvare l'uno e l'altra.

martedì 9 settembre 2014

IL PRIMO MIRACOLO DI MEDJUGORJE

Cilic sta giustamente ringraziando la vera artefice della sua incredibile vittoria...
Qualche giorno fa ho appreso con incredulità che un caro amico, a cui è attribuibile semmai un filino di eccesso di razionalismo anzichenò, era in pellegrinaggio a Medjugorje. La spiegazione di siffatto comportamento non poteva che risiedere, come al rientro ho potuto immediatamente riscontrare, nell'accontentare l'amata madre accollandosi, come ha raccontato, un'esperienza faticosa nella massa turistica resa altresì penosa dal caldo afoso trovatovi. Che peraltro gli ha regalato il "miracolo" di una fastidiosa e persistente influenza fuori stagione.
Le apparizioni mariane non sono certo una novità nella storia del cristianesimo, che deve la sua fortuna anche alla capacità di assorbire nel diffondersi nei luoghi i culti lì preesistenti, adattando dove e come serve le proprie figure: con Gesù Cristo erigerne il culto sopra a quello di Mitra (nelle feste comandate, e letteralmente nella Basilica di San Pietro) è stato relativamente facile, ma per saziare l'ancestrale attitudine al politeismo dei popoli mediterranei i santi (poi moltiplicati da Wojtyla) non bastavano, e infatti ad esempio in Italia forse ci sono più madonne che comuni, ragion per cui il tasso di "presenzialismo" delle stesse (il rapporto tra quelle che appaiono o piangono e tutte le esistenti) non è nemmeno poi tanto esagerato...
Il salto di qualità avviene in era moderna, quando la pastorella Bernadette vede la "Signora" a Lourdes avviando un giro d'affari mostruoso: come bene ricorda Odifreddi, oggi il sito è al terzo posto delle mete turistiche francesi, e tutto questo senza nessuna variazione statisticamente significativa del tasso di guarigione tra i visitatori rispetto a quello di un qualsiasi effetto placebo. Anzi a leggere bene le statistiche ufficiali ecclesiastiche (68 guarigioni certificate su 200 milioni di pellegrini in 153 anni corrisponde a circa una su tre milioni di pellegrini ogni due anni) è più facile vincere al superenalotto, pensate guarire restando a casa, che guarire andando a Lourdes. Con Fatima c'è la controprova, anche se lì la carta "giallo e suspense" dei tre misteri rende un filino meno della salute, che ovviamente "tira" di più. In Italia non si poteva certo restare indietro, ma qui la Madonna (da Loreto con la forza della tradizione a Civitavecchia in epoca di comunicazione moderna, passando per migliaia di prodigi ad eco locale) deve cedere il passo a un frate più volte giudicato un ciarlatano dagli stessi vertici vaticani (col parere qualificato del professor Gemelli in persona, si si quello del Policlinico), verdetto capovolto dal Demolitore del Concilio e Grande Comunicatore Giovanni Paolo II che decise che surfare sull'onda del business di San Giovanni Rotondo era meglio che tentare di arginarla.
Comunque questo post non sarebbe stato scritto per il semplice gusto di smontare logicamente e argomentatamente roba che tutto sommato chi ci crede merita di crederci e magari anche di rimetterci parecchi soldini, e anzi meglio i luoghi di culto che i guaritori vivi e vegeti che per "curarti" sono capaci di levarti la pelle. No, è che proprio ieri è avvenuto il primo miracolo incontrovertibilmente attribuibile alla madonna di Medjugorje: non sappiamo se Marin Cilic sia un campione sbocciato tardi, una meteora magari grazie a qualche altro aiutino, o semplicemente come Del Potro il frutto del cattivo governo del tennis da parte di chi dovrebbe salvaguardarlo e invece consente, non vigilando sui materiali, ad energumeni senza tecnica di fare carriera in questo sport invece che in altri tradizionalmente più adatti a tipi alti due metri e larghi uno. Sappiamo solo che fino al 1991, dieci anni dopo le "apparizioni", nel suo paesino natale non c'era neanche un campo da tennis, per cui se il ragazzo nel 1995 ha potuto iniziare a praticare questo sport è solo grazie al fatto che nel frattempo la sua zona era diventata una delle più ricche dei balcani. Se non è un miracolo, è culo.

martedì 24 dicembre 2013

I PAZZI SONO FUORI

"Giro giiro toooondo..."
Se proprio non volete cercare negli archivi di questo blog, e nemmeno seguire questo link al blog di Odifreddi, ve lo riassumo qui, perché il 25 dicembre si festeggia il Natale: è il giorno in cui il Sole, comprensibilmente Dio (in un modo o nell'altro) di tutte le comunità umane da quando possono definirsi tali, "risorge" dopo i tre giorni in cui la sua presenza nei cieli è ferma ("solstizio": sole che sta) al minimo annuale. Vi ricorda qualcosa? Si, il catechismo, e non solo Gesù bambino e il Natale ma anche la Pasqua ("di resurrezione", non a caso poi traslata in primavera e "flottante" col calendario). Ma anche, per chi abbia il minimo di cultura in materia (va bene anche La settimana enigmistica) per farci caso, quasi ogni altra religione costituita: Apollo Mitra Ra o comecavolosichiama, c'è sempre un dio che nasce muore e rinasce periodicamente come il Sole ogni giorno e ogni anno. Non può essere un caso. Deve essere insito nella natura umana.
Chi abbia avuto modo e voglia di osservare con attenzione un bimbo crescere se ne accorge: c'è un momento in cui gli cambia lo sguardo. Prima, è come quello di ogni altro cucciolo, e la leggenda di Romolo e Remo con la lupa (che qui casca a fagiuolo: è il Natale, ma di Roma) è un'altro mito seriale dell'umanità fondato su ragioni profonde: i cuccioli dei mammiferi hanno gli sguardi simili per ingannare i predatori stimolando il loro istinto genitoriale anziché il loro appetito. Poi, presto, prima ancora che parlino, comincia a velarsi della vera e sola maledizione della specie umana, quella raccontata nella Bibbia come la cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden per aver mangiato i frutti dell'albero della conoscenza: la consapevolezza di poter morire, prima, poi di doverlo fare.
Quel geniaccio di Kubrik (si lo so il racconto è di Clarke, ma lui non se ne aveva a male) ci mostra la stessa cosa addirittura su un computer, e ai tempi in cui la potenza dei computer attuali non era nemmeno immaginabile - ma si sa, la filosofia arriva oltre ogni altra scienza. La consapevolezza di esistere è un tutt'uno con la consapevolezza di potere e anzi dovere smettere di esistere: una cosa letteralmente insopportabile, e infatti nessuno la sopporta (i cosiddetti pazzi sono solo quelli che più si sono avvicinati alla verità, e visti da qui sono i più - anzi i soli - sani di mente), nemmeno una macchina potrebbe o potrà. Le religioni sono state inventate apposta, e sono solo uno degli inganni creati dalla mente per travalicare questo limite, nemmeno il più usato: quello è la proiezione della propria identità, nei figli ma anche in qualsiasi altra cosa prometta di durare dopo di noi, che so un'ideale o una squadra di calcio, e a ruota ci sono le storie (libri o film o musica sono solo declinazioni diverse dello stesso paradigma dell'altrove spaziotemporale che ci permette di credere di vivere molte altre vite oltre la nostra).
Vi avevo "promesso" che non mi sarei fatto vivo per un po': questo post è un'eccezione fortuita che mi permette di augurarvi a modo mio (innescato come al solito per cavoli miei) buon Natale. Con in coda la perfidia che chi voglia sapere il perché del titolo deve seguire i link.

mercoledì 5 agosto 2009

ONAN IL BARBARO

Devi sapere, o Principe, che tra gli anni in cui gli oceani inghiottirono Atlantide e le sue radiose città, e gli anni dell'avvento dei Figli di Aryas, ci fu un'Età mai sognata in cui splendidi regni si stendevano sul mondo come azzurri mantelli sotto le stelle: Nemedia, Ophir, Brythunia, Hyperborea... Ma il regno più superbo del mondo era Aquilonia, che dominava suprema il sognante occidente. Qui giunse Conan il Cimmero, dai capelli bruni e gli occhi cupi, la spada in mano: un predone, un saccheggiatore con gigantesche melanconie e gigantesche allegrie, venuto a calpestare sotto i suoi sandali i troni di ogni terra incastonati di gemme...
E' l'incipit con cui Robert E. Howard avvia la saga letteraria di Conan il Cimmero, parafrasata poi in tutte le storie della fortunata serie di fumetti con cui il personaggio è giunto a noi, passando per un brutto film col giovane Schwarzy. L'assunto cui aderisce Howard per creare il suo universo immaginario, che come è noto consente allo scrittore e al lettore più gradi di libertà rispetto al mondo reale - e precisamente in ciò consiste la fortuna della fantascienza e del fantasy in genere, è che prima della storia che è arrivata fino a noi, e dell'epoca indistinta che la precede e che pertanto chiamiamo preistoria, c'è stata un'altra epoca "storica" cioè ordinata, finita per un cataclisma o comunque un evento di cui abbiamo vaga eco, e pertanto a noi ignota. E' il mito di Atlantide, il motivo per cui in ogni religione c'è il racconto di un Diluvio, e la fortuna di personaggi come Alberto Giacobbo e Valerio Massimo Manfredi.
Certo è che se assumiamo che un'epoca del genere sia potuta esistere ed essere quasi del tutto dimenticata, si sgretola d'incanto anche la presunzione che abbiamo che la nostra di Storia invece sia eterna: dopo il prossimo Disastro, la prossima Storia potrebbe avere della nostra solo una rappresentazione mitica come noi di Atlantide, e dopo una lunga nuova era hyboriana dominata da tipi di poche parole come appunto l'eroe howardiano.
E' peraltro risaputo che pochi tra coloro che vivono la fase finale di un'era o di un'impero sono consapevoli della cosa, e tra questi pochi sopravvivono alla transizione, pochissimi la guidano, e quasi nessuno riesce a pronunciare le fatidiche parole "l'avevo detto io".
Non sarà questo il caso nemmeno di Marino Badiale e Massimo Bontempelli, probabilmente proprio per il motivo (è scritto difficile) per cui non tento nemmeno di riassumere il loro lucidissimo articolo uscito su ariannaeditrice e cui rimando nel riversamento di Megachip perchè meglio formattato. Si intitola Aspettando il peggio, e il titolo dice tutto. Ma se volete avere un'idea di cosa attende voi e i vostri figli, leggetelo attentamente. Tra l'altro, la sua cupezza nasconde una speranza: che la ricerca di un nuovo modello di sviluppo, e quindi di una nuova forza politica davvero alternativa che lo propugni, si faccia lentamente largo nelle coscienze, magari parafrasata da qualcuno, perchè no proprio qualcuno di voi, che la renda intellegibile anche a chi non abbia una formazione postuniversitaria specifica. Altrimenti, e questo resta lo scenario largamente più probabile, avremo se ci va bene un Grillo e se ci va male un Khomeini a raccogliere i cocci nell'imminente medio evo, un Conan a combattere lui e gli altri tiranni - senza nemmeno sapere perchè e nel nome di Mitra, e nessuno di noi a vedere la scena.
Ma basta tragedia, passiamo alla farsa. Che ci viene suggerita dal facile gioco di parole tra Conan il barbaro distruttore e Onan il biblico masturbatore. Perchè tutte le conversazioni private Berlusconi/D'Addario pubblicate in questi giorni sono - oltre che così gravi che avrebbero portato alle immediate dimissioni in qualunque altro Paese al mondo - davvero ridicolissime, la più comica di tutte è quella in cui uno che di mestiere farebbe il politico consiglia a una che di mestiere fa la puttana di "toccarsi più spesso". Anche qui, però, controinformoperdiletto si limita a fare la sua parte, e cioè si fa da parte e rimanda al pezzo più spassoso dell'anno, di Andrea Scanzi su Micromega.
E così oggi vi ho fatto piangere e ridere assieme, come Benigni ne La vita è bella. Speriamo mi finisca meglio...

mercoledì 24 dicembre 2008

IL CAPPELLO DEL PAPA

Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggio, in palio un milione di euro, che si dimezzano ad ogni tentativo sbagliato, il cui autore ovviamente va a casa. Via con gli indizi:
  1. nacque da una vergine
  2. nacque il 25 dicembre
  3. nacque in una grotta, davanti alla quale dei pastori portarono doni
  4. era una sorta di maestro itinerante
  5. nel suo peregrinare ebbe 12 compagni
  6. ai suoi seguaci è promessa immortalità
  7. fece miracoli
  8. si sacrificò per il bene di tutti
  9. fu sepolto in una tomba chiusa da una pietra e risorse dopo tre giorni (era primavera)
  10. era chiamato “il Buon Pastore”
  11. venne identificato sia con l’Agnello che col Leone
  12. è stato detto “la Via, la Verità e la Luce”, il “Logos”, il “Redentore”, il “Salvatore”, e il “Messia”
  13. il suo giorno sacro è la Domenica
  14. durante una cena disse: “Colui che non mangerà il mio corpo né berrà del mio sangue in modo che egli possa diventare una sola cosa con me ed Io con lui, non sarà salvato”
Ahi ahi ahi! Tutti i concorrenti, ciascuno non sentendo la risposta dell'altro, hanno risposto Gesù Cristo! Il montepremi è sceso praticamente a zero e comunque nessuno ha vinto. Peccato: la risposta era Mitra.
Divinità persiana molto seguita nella Roma imperiale, Mitra è noto anche agli appassionati di fumetti per essere il dio più invocato dal terribile Conan, protagonista dei bellissimi fumetti tratti dalle storie di Robert Howard da cui fu anche tratto un film col giovane Schwarzenegger.
Il suo culto era così diffuso che lo stesso Vaticano è costruito sopra una grotta fino al 376 d.C. consacrata a Mitra, e lo stesso primo sacerdote del culto mitraico era detto Papa o Pontifex maximus; pare addirittura che il modello gerarchico fu traslato direttamente da una chiesa all'altra, e il rito dell'ostia e il tipo di altare.
Ah, indovinate come si chiama il cappello del Papa...
Poi, se volete ancora credere alle favole, e non vi basta nemmeno sapere che Babbo Natale è stato praticamente inventato dalla Coca Cola per la sua réclame, allora Buon Natale a tutti. E mi raccomando, ancora i negozi sono aperti: andate a sprecare l'ultimo spicchio di tredicesima, che il Capo ha detto che bisogna far ripartire l'economia, e viziate un altro po' i vostri pargoli, che così nel nuovo mondo della decrescita del Pil si troveranno benissimo! praticamente, una pasqua!

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