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domenica 2 novembre 2025

A CONTI FATTI

Lo vogliamo per sempre così...
La Corte dei Conti ha "bloccato" il Ponte sullo Stretto. Le virgolette sono perché il parere non è vincolante per il governo, ma i rilievi sono concreti ed è difficile che questo abbia la forza politica per ignorarli bellamente. Il wishful thinking è che questo ennesimo stop sia finalmente quello definitivo, ma la torta è talmente grossa che difficilmente i felloni non cercheranno e magari troveranno un'altra strada per cercare di papparsela.

E' perciò utile, anche se l'argomento è uno dei più trattati di questo blog (basta seguire il tag), ricapitolare ancora una volta quali sono tutte le ragioni per cui il Ponte non può e non deve essere fatto, anche perché negli ultimi tempi, grazie anche alla sponsorship governativa (specie di uno a cui del sud non gliene è mai fregato niente, peraltro), gli argomenti a favore, per quanto fallaci, hanno trovato "buona" stampa facendo quindi breccia in una opinione pubblica sempre meno avvezza al pensiero critico.

  1. Fattibilità. Il ponte a campata unica più lungo mai costruito ha una campata lunga la metà di questo progetto. Il doppio più lungo non significa il doppio più difficile, magari: qui parliamo di un fattore difficilmente calcolabile. E certo che i progettisti dicono che si può fare, erano ingegneri, erano scienziati, anche Morandi e quelli del Vajont: non deve decidere chi è interessato. E chi deve decidere deve essere "marcato a uomo" per non essere corrotto.
  2. Terremoti. La resistenza al sisma del progetto attuale è di 7.1 gradi Richter. Ridicola. Nessuno può dire con esattezza quale fu la magnitudo del "big one" del 1908, e quale sarà quella del prossimo. Ma se fosse 7.2 non sarebbe lo zero virgola uno più forte, la scala è logaritmica, si parla di moltiplicare a ogni decimale, un 7.8 sarebbe UNDICI volte più forte del 7.1 per cui il progetto sarebbe tarato. Tutto ciò significa che è praticamente certo che, ammesso che riescano a ultimarlo, al prossimo grande terremoto, in una zona in cui ce n'è uno ogni secolo o due al massimo quindi ci siamo quasi, andrà in macerie (e se anche fosse l'unica struttura a resistere, come si vanta lo stesso Salvini, in assenza di interventi sul patrimonio abitativo dell'area dello Stretto, resterebbe a collegare due cumuli di macerie).
  3. Vento. Ma se un grande terremoto possiamo essere certi che arriverà ma non quando, i venti su quel tratto di mare, a decine di metri di altezza, sono la regola per moltissimi giorni all'anno. Un grattacielo, cioè un oggetto massiccio ancorato a terra e alto centinaia di metri, in cima deve oscillare di metri e metri per non crollare. Il Ponte, una struttura esile coi punti di ancoraggio lontani chilometri, per non crollare deve oscillare tanto da costringere a chiuderlo al transito in ogni giorno di vento. Immaginando che non ci siano più i traghetti, chi deve passare sta fermo agli imbocchi.
  4. Traffico. Si ma chi è che ci deve passare? Per giustificare la costruzione, si ricorre a previsioni di traffico vecchie di venti anni (lo stesso trucco della Torino-Lione), che la stessa CdC ha giudicato irrealistiche visti i tempi. Ma anche fossero giuste, la domanda è: ha senso nel 2025 realizzare una infrastruttura che sposterà ulteriormente i trasporti su gomma (mentre è in corso un'azione concentrica per farci abbandonare le auto, peraltro) da e verso un'isola che logica e ambientalismo vorrebbe fosse invece essere rifornita esclusivamente via mare, semmai investendo su porti commerciali e infrastrutture di trasporto interno?
  5. Tempi e costi di traghettamento. Si parla di un pedaggio di 10 euro a vettura e 20 a mezzo pesante. Ammesso che sia vero, e che si trovi il modo di non creare code agli imbocchi (salvo il vento, rivedi punto 3) risparmiando del tempo, visto che il tempo è denaro e che le code agli imbarchi attualmente si registrano solo per alcuni giorni all'anno (meno di dieci) quanto risparmierebbero gli utenti (escludendo pendolari reggini e messinesi, che se glieli lasciano continueranno a preferire gli aliscafi a 40 chilometri di strada) non ferroviari? 
  6. Treni. Unici mezzi che trarrebbero vantaggio dal ponte, su cui passerebbero dritto anziché fermarsi per essere "smontati" e traghettati. Peccato che anche calcolando, a voler essere generosi, in un'ora o due questo risparmio di tempo, esso deve essere parametrato a lunghe percorrenze col "continente" che includono le ottocentesche tratte siciliane e la tratta Reggio/Salerno per cui è stata appena riesclusa (viene fatto ricorrentemente, ad ogni tentativo di riproporla, perché l'orografia non perdona e costringe a costi altissimi) l'Alta Velocità: un conto è risparmiare un'ora su due, un conto una su dieci, o no? Quanto si accorcerebbero i tempi se si intervenisse sulle tratte a terra? A spanne, molto di più e spendendo molti meno soldi.
  7. Tempi e costi di costruzione finali. C'è mai stata una "grande opera" per cui in Italia alla fine si è speso quanto si era detto e ci si è messi il tempo che si era detto? E perché mai dovremmo credere che in questo caso si sfuggirebbe alla regola della moltiplicazione? Infatti, uno dei rilievi della Corte riguarda proprio la levitazione delle cifre rispetto al progetto in fieri, che non dimentichiamo è di vent'anni fa. E Salvini ha la faccia tosta di parlare di "natura politica" dei rilievi.
  8. Garantito duecento anni!!!! Un'opera che costa quanto una mega-manovra fiscale, e i suoi alfieri si vantano di garantirne una tenuta che magari a loro sembra lunga, a confronto delle loro miserevoli vite, ma che invece andrebbe paragonata non al ponte Morandi ma a ponte Milvio. E la garanzia peraltro è a patto di costi di manutenzione il cui calcolo approssimativo è appunto un altro dei rilievi della magistratura contabile (cosa non si fa, pur di falsare il bilancio costi/benefici!).
  9. Moltiplicatore?  La mistificazione maggiore è il ricatto morale che viene perpetrato ai danni di popolazioni storicamente tagliate fuori da investimenti produttivi (che non convengano a corrotti e corruttori): "retrogradi, osate essere contrari a una pioggia di miliardi che non può non avere enormi effetti moltiplicativi e ricadute sul territorio!" Bugia! Perché agisca, il moltiplicatore keynesiano, occorrono investimenti che insistono, sul territorio dove vengono fatti: piccole opere pubbliche a deficit che diano lavoro stabile a gente del posto o che vi si trasferisce, spendendo i guadagni sul posto e così via fino a che le maggiori entrate fiscali derivate dal maggior reddito non annullino il deficit iniziale. Un circolo virtuoso in cui una megaopera del genere per sua natura non farà sfociare che i rigagnoli, la quasi totalità del flusso ripartendosi tra general contractor, vari livelli di subappaltatori, grandi e piccoli corrotti e corruttori, e maestranze in massima parte straniere che manderanno a casa quasi tutti gli introiti e andranno via appena finito. In altri termini, se gli stessi soldi di questa unica opera gigantesca venissero ripartiti in cento iniziative sul territorio, ci sarebbe si un effetto moltiplicatore enorme; dal ponte, quasi nulla.
  10. Investimenti alternativi. Ferrovie locali, strade, porti, rete idrica, edilizia scolastica, ospedali (basterebbe la riapertura e riqualificazione dei tanti chiusi negli ultimi decenni), salvaguardia idrogeologica di zone a rischio, messa in sicurezza di coste e argini, incentivi diretti alla ristrutturazione edilizia privata (no superbonus in saccoccia alle banche e ai furbi) anche in chiave antisismica, e mi scordo di sicuro qualcosa. In tutta la Calabria, la Sicilia, e perché no il resto del Sud e isole. Con effetti moltiplicatori di molto moltiplicati, ripeto. E resterebbero soldi, rispetto a questo spreco.
  11. Mafia. L'ho lasciata per ultima non per importanza, ma perché è il fattore assieme più indiscusso e meno definibile. Di certo, è quasi impossibile tenerla lontana da pozzi senza fondo come questo. Ma il fatto che sia sul proprio territorio è solo una secondaria facilitazione: la cosa vale per qualsiasi "grande opera" ovunque si faccia. E si, vale anche per le opere più piccole, ma quelle attraggono pesci più piccoli, ed è più facile controllare che vengano ultimate senza eccessive ruberie. Sulla TAV, le privatizzazioni e le megaopere in genere, come diceva Pasolini, io non ho le prove ma so.
  12. Impatto ambientale. Consideriamola un post-scriptum, anche se è una delle carenze più pesanti rilevate dalla Corte. Per chi ama quel territorio, magari perché ci è nato, non è facile digerire lo scempio di due pilastri alti centinaia di metri e larghi decine, poggiati su colline vere o artificiali che siano, più decine di chilometri di raccordi stradali e ferroviari poggiati su altri pilastri non giganteschi ma numerosi, perché l'altezza del ponte (che dovrebbe essere sufficiente al transito delle mega navi, per non fare chiudere il porto di Gioia Tauro) è tale che con le rampe bisogna partire da lontano, coi treni da lontanissimo. Basta questo a chiudere la questione, i dettagli sono tanti ma sono in aggiunta. Tutto questo se lo finiscono e se resta in piedi. Perché visti i punti precedenti la cosa altamente più probabile è che vedremo per decenni un cantiere aperto e poi per secoli i resti di un cantiere chiuso di un qualcosa di mai ultimato o peggio ancora i ruderi di un qualcosa di ultimato e crollato per una delle ragioni di cui sopra, dai terremoti al vento allo scadere dei due secoli di garanzia. Un impatto ambientale colossale, uno scenario che si spera almeno sia da monito all'umanità, ammesso che questa si faccia davvero ammonire da qualcosa a non ripetere i propri errori.

Voglio chiudere con un ricordo personale, perché questo in fondo è un diario e perché spesso l'ultima parola in questioni serie la ottiene la risata. L'ironia, la satira, possono sgretolare il Potere, anzi spesso sono le sole forze a riuscirci o almeno a incrinarlo.

Mio papà Pepè fu protagonista, nel suo piccolo, dell'epopea delle radio libere negli anni 70. Certo, a Reggio Calabria, anzi nella frazione di Gallina, non a Bologna Roma o Milano, ma basta accontentarsi. Io gli andai a rimorchio, e ancora oggi mi vanto di avere nel curriculum di essere stato DJ, anzi come si diceva di avere "trasmesso in radio", dal 1979 al 1984. Ma nel 1976, ero piccolo, mio padre prese a telefonare a Radio Gallina Sound interpretando in diretta una serie di personaggi, figli credo come ancora oggi tanti di Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni ma suoi originali, che gli valsero l'invito a passare dall'altra parte del bancone del mixer (vi sarebbe rimasto per vent'anni). Me ne ricordo bene due, vi giuro esilaranti: Gustavo, un omosessuale appassionato di culinaria col pallino per il pescestocco, e il professore Paolo Missineo, un saccente pieno di prosopopea che chiosava ogni suo intervento, di qualunque argomento si fosse parlato, col suo tormentone: "il ponte sullo stretto sarà fatto!". E raccontava che per sponsorizzarlo si faceva ogni giorno lo Stretto a nuoto andata e ritorno da Cannitello a Ganzirri.

Pontisti, pontofili: una risata vi seppellirà.

sabato 23 agosto 2025

ANOTHER BRIC IN THE WORLD

Non mi dite che ci sono cose reali, altre realizzabili e altre ancora soltanto da libro dei sogni. E non lasciatevelo dire, specialmente se siete giovani. La Storia, infatti, non procede di moto uniforme e nemmeno regolare, ma a strappi quasi sempre imprevedibili: non lo capiamo, perché la guardiamo a posteriori, e immersi in una ideologia (sempre: da sempre la Storia la scrivono i vincitori) dedicata a rappresentare ciò che è accaduto come inevitabile e consequenziale successione di eventi. Vale per la vita sul pianeta (dal punto di vista probabilistico una botta di culo pazzesca, eppure gli umani non possono fare a meno di vederci il disegno di un dio) figurarsi per i rigagnoli di quel fiume che chiamiamo eventi storici.

Prendete l'Unione Europea: chi poteva prevedere nel 1944 che nemmeno sette anni dopo sarebbe nata la sua prima incarnazione (la CECA)? Il nazifascismo aveva appena iniziato a perdere la guerra che fino a un paio di anni prima sembrava destinato a stravincere (e se lo avesse fatto, tutta la narrazione che diamo per scontata non esisterebbe, e ne daremmo per scontata un'altra di segno opposto: coi terroristi filoamericani e filosovietici al posto dei partigiani, le plutocrazie a matrice ebraica sconfitte al posto delle democrazie liberali e liberatrici, ben altri Padri della Patria, eccetera), giusto alcuni privilegiati prigionieri politici confinati in un piccolo paradiso potevano immaginare e scrivere il Manifesto di Ventotene, che se fosse andata al contrario sarebbe stato un libercolo dimenticato e invece oggi è universalmente considerato la prima pietra della costruzione europeista (luogo comune rappresentato benissimo in quanto tale da Virzì nel sequel di Ferie d'agosto), e infatti addirittura lo è anche nel senso deteriore, dal momento che anticipa anche quelle infauste cessioni di sovranità che rappresentano il lato oscuro e antidemocratico della UE.

Oggi, chi sostiene che sia ampiamente dimostrato che la parabola politica della UE sia conclusa, viene immediatamente rintuzzato da chi invece è convinto che la sua curva sia una iperbole (sono tutti così, i "fedeli": pensano al loro credo come alla "fine della Storia" riscrivendo quest'ultima come tutta una premessa all'Inevitabile e Definitivo da quel credo rappresentato) come reietto, antistorico, disfattista. Se ci pensate, è esattamente come veniva descritto chi pensava che la parabola politica del fascismo fosse breve e magari lo dava in qualche modo a vedere (memorabile, ed efficace più di mille trattati, la scena di Troisi che cerca di piazzare le sue lozioni contro il dolore e la perdita di capelli...). Ebbene, era breve: vent'anni. Quella di Hitler durò ancora meno. Il socialismo reale, una settantina. La "prima repubblica", meno di cinquant'anni dalla Costituente a tangentopoli. Il grillismo, una decina in tutto dalle promesse di rivoluzione antiEuro all'abbraccio di Ursula a Gigino, calata di braghe pandemica compresa. Persino della mafia, che pure è talmente elastica da riuscire a reincarnarsi sotto qualunque regime (da quello latifondista borbonico ai piemontesi del Gattopardo, dalla dormienza sotto il Prefetto di ferro fascista alla decisiva collaborazione con gli Alleati, dall'andreottismo al berlusconismo passando per la stagione delle stragi e della Trattativa), si può dire come diceva Falcone che essendo un fatto umano ha sicuramente una fine. Perché non si può dire lo stesso dell'Unione Europea? Perché non si può immaginare che nei libri di Storia del futuro ci sia a mo' di lapide il trattato di Roma come nascita e un altro evento settant'anni dopo come morte?

Si perché qui non si tratta di Italexit o meno (cogli araldi del Potere, tra cui i più temibili sono quelli inconsapevoli di esserlo, che già si esercitano con la Brexit a descrivere come disastri i normali problemi intanto dimenticando i benefici), si tratta di distruggerla, l'Unione.

Nata in un contesto in cui l'Europa veniva da secoli di guerre le ultime delle quali immani ed estese a tutto il mondo, anche perché figlie di quel colonialismo che è (anche se molti se la raccontano diversamente) il padre della globalizzazione, l'Unione nelle sue varie incarnazioni deve il suo successo intanto alla promessa iniziale di fare da disinnesco alle ragioni economiche profonde dei conflitti tra gli Stati, poi alla promessa (che lo stesso Prodi ebbe a dichiarare illusoria, in un pentimento tardivo e di facciata) di fare da argine alla globalizzazione consentendo di fare massa critica in grado di difendere il modello di sviluppo europeo (in cui vanno compresi il welfare e i diritti economici, sociali e civili ad esso connessi). Ma già la sua espansione ad est mostrò che la guida era ultraliberista, preoccupandosi dell'unificazione dei mercati di merci e capitali noncurante del fatto che ricardianamente sarebbe conseguita anche quella del mercato del lavoro, con delocalizzazioni (a partire dalla 126 polacca) ed immigrazione interna al continente a fare da volano all'inevitabile livellamento salariale. Molti allora (tra cui, lo ammetto, il sottoscritto) hanno creduto che fosse un prezzo da pagare alla possibilità invece di proteggersi da unificazioni di mercato ben più devastanti, ma è sotto gli occhi di tutti (a Roma basta entrare in un bar, o cercare casa in certi quartieri) che fosse una pia illusione, e innescata da una colossale menzogna. La vera missione della UE è infatti togliere gradatamente ai suoi cittadini quei privilegi che si è dovuto accettare di concedergli come risarcimento ai disastri bellici, perché nell'ottica del capitalismo globale è inaccettabile che permangano, ma non è possibile levarli dall'oggi al domani, bisogna aspettare che muoiano quelli che li detengono e nel frattempo impedire che la democrazia nei singoli Stati costituisca un ostacolo portando al potere partiti o movimenti che intendano opporsi alle politiche economiche decise dalla UE, anzi al di sopra della UE stessa. Solo un artista visionario come De André ebbe la capacità di vedere e il coraggio di esprimere sotto metafora cosa stava succedendo, nel verso de La domenica delle salme che recita: "la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro e noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo", a crollo di Berlino fresco fresco, citando poi quella nuova piramide di Cheope che è il paradigma del Ponte sullo Stretto.

Anche a chi è convinto, o accettando il confronto fattuale si convince, della correttezza di questa analisi, il cosiddetto "vincolo esterno" appare spesso comunque ancora un male necessario, soprattutto vista la radicazione di malcostumi autolesionisti nell'animo italico, che avendo origine in secoli di dominazioni esterne non sono azzerabili con qualche decennio di virtù sempre eteroimposta. A questi, a voi se siete tra questi, è difficile opporre convintamente che ce la possiamo fare da soli, che avevano ragione Mattei e Pasolini, e quando ci ho provato a parole ho dovuto arrendermi. Come a quel webinar cui fui invitato a inizio pandemia in cui, quando citai l'esperienza svedese che intendeva risolvere la faccenda con dissuasioni e convincimenti piuttosto che con divieti e obblighi antidemocratici, mi venne risposto che "purtroppo gli italiani non sono svedesi" (sic!). 

Ma oggi mi imbatto in questo post de L'Antidiplomatico, che mi suggerisce una soluzione: pensiamo di aver ancora bisogno di un vincolo esterno? cambiamo vincolo esterno! Ce n'è uno molto più giovane della UE, che offre rispetto alla stessa tutta una serie di vantaggi:

  • è molto più grande, quindi come massa critica molto maggiore;
  • molti dei suoi Paesi sono destinati a dominare l'economia mondiale prossima ventura;
  • alcuni di essi sarebbero quelli da cui l'UE diceva di volerci difendere, mentendo o comunque fallendo;
  • a differenza della UE, non contempla istituzioni sovranazionali in grado di imporre agli Stati membri di disattendere più o meno completamente il mandato elettorale democraticamente affidato ai rispettivi governi, al punto di consentire, senza particolari problemi, a qualsiasi stato membro di uscire, come ad esempio (per sua disgrazia, ma questa è solo un'opinione) all'Argentina;
  • include lo Stato europeo più ricco di materie prime e risorse naturali, che è meglio avere come alleato che come nemico (in una guerra raccontata quotidianamente con selve di bugie, a cominciare dalla data di inizio che è in realtà quella dell'inizio di una reazione a una offensiva occidentale partita anni prima).

Della serie: meglio essere un altro mattone di un muro nuovo solido e in crescita, che una pietra fondativa di un cumulo di macerie. Come dite? si tratta di una posizione diciamo così largamente minoritaria, senza alcuna speranza? Eh, ma - dicevamo - la Storia non procede di moto uniforme e nemmeno regolare, ma a strappi quasi sempre imprevedibili...

sabato 19 ottobre 2024

CRIMINALI DI GUERRA

Scoperto il covo di Messina Denaro. Bombardiamo a tappeto?
Si lo so che non è una mia trovata, l'espediente retorico che sto per usare, ma basta notare quanto è insistente e ripetitiva la propaganda della Menzogna in cui siamo immersi per veder svanire tutti gli scrupoli di essere per forza vari e originali noi.

Immaginate di avere sentito una di queste notizie, poi capirete:

  • Spagna, dopo l'attentato dell'ETA a Madrid, il più grave per bilancio delle vittime del terrorismo basco, l'aviazione spagnola, grazie ai suoi bombardamenti mirati su Bilbao, è riuscita a decapitare l'organizzazione criminale uccidendo tutti i suoi capi. Migliaia le vittime collaterali, usate come scudi umani dai terroristi e ad essi complici.
  • Stanato il terrorista Cesare Battisti a Trento. L'invasione di terra della città da parte dell'indomito esercito asburgico, grazie alla tecnica di arderla al suolo isolato per isolato, ha consentito l''uccisione del capo degli irredentisti italioti. L'esecuzione sommaria è stata eseguita dal soldato Sinner della Val Pusteria, per questo insignito di medaglia al valore.
  • Ieri, scaduto l'ultimatum ai palermitani, che da decenni permettevano a Matteo Messina Denaro e ai suoi luogotenenti di vivere tranquillamente tra loro, come già fu per Totò Riina, è iniziata l'operazione "mille droni per una cupola", in cui vengono per la prima volta utilizzati i nuovi velivoli equipaggiati, oltre che delle videocamere di ordinanza, di mitragliette di precisione. Quelli che non hanno lasciato la città nei tempi concessi hanno implicitamente accettato la correità e il poter essere considerati legittimi bersagli della Ritorsione Antimafia.

Certo, il tono sarcastico non aiuta. Ma se ci pensate bene, la sintassi è la stessa identica a quella che vi hanno raccontato i telegiornali da un anno a questa parte. E in questi giorni in particolare si è arrivati al ridicolo di sentire (magari mentre scorre pure il video, intanto) più o meno che "ora che l'ultimo capo di Hamas è stato ucciso in una incursione, la pace è più vicina". Non credevo alle mie orecchie, ma l'hanno detto e forse l'avete sentito anche voi. Dopo aver sentito per mesi, peraltro, che siccome un commando aveva preso prigionieri in un'operazione in cui c'erano state molte vittime, uno Stato sedicente democratico aveva diritto di sterminare una popolazione ritenuta complice, bambini compresi, di quel commando, e attaccarla sia nel territorio da cui proveniva il commando (già una prigione a cielo aperto di suo) che negli altri Stati sovrani dell'area che si riteneva dessero "asilo ai terroristi".

D'altronde, vi hanno dato da bere già 23 anni fa che siccome il capo degli attentatori arabi alle Torri gemelle era rintanato in Afghanistan, era giusto invadere quel Paese, che rifiutava di consegnarlo. E anche sequestrarvi il dentifricio e le forbicine delle unghie dopo una fila estenuante ai controlli: le persone vanno abituate pian piano agli abusi, magari facendogli credere che sia per il loro bene, così poi sarà più facile all'occorrenza rinchiuderli ciascuno nella propria prigione. Se lo fai tutto d'un botto, invece, ti si ritorce contro la scelta di avergli fatto credere di essere in democrazia, e si ribellano.

Che la democrazia sia, invece, non molto di più di una foglia di fico ideologica, è dimostrato una volta di più anche proprio dall'argomento di oggi. Ci dicono che c'è un'etica anche in guerra e chi la viola è un mostro da condannare ed etichettare tale per l'eternità, tipo Hitler per intenderci. Poi vai a vedere chi quell'etica l'ha calpestata e ricalpestata nella Storia sono proprio "i nostri", da Lipsia a Hiroshima e Nagasaki, dal Vietnam al Medio Oriente. Troppe volte per poter fare la morale a chicchessia.

Tacere, non ribellarsi alle notizie che presentano i crimini di guerra israeliani come azioni legittime, quello si che ci renderebbe complici.

domenica 2 giugno 2024

QUANDO C'ERA LUI

Quando ero ragazzo la frase del titolo capitava di sentirla dai vecchi, riferita a un tizio che ci aveva trascinato in una guerra disastrosa. Spesso, ad eventuale spiegazione, era accompagnata dalla porta di casa che si poteva lasciare aperta e dai treni che arrivavano in orario. Troisi, che in questi giorni che fa trent'anni che non c'è più, col suo solito genio la questione la liquidava dicendo che allora perché capo del governo, bastava che lo facevano capostazione. Noi che Troisi possiamo al massimo limitarci di mandarlo a memoria e tenerlo nel cuore, e citarlo, non certo imitarlo, siamo costretti ad argomentare. Anche perché la cronaca in qualche modo lo impone.

I vecchi nostalgici di cui sopra, infatti, non avevano i mezzi economici e nemmeno culturali per guardare le cose in prospettiva storica. Se vieni da generazioni di miseria e qualcuno ti da una casa, un lavoro, strade-ospedali-scuole-eccetera, poi la guerra sono tre mesi di bombardamenti e tre anni di fame nera, è umano rimpiangere e non è semplice comprendere le responsabilità, al massimo arrivi a dire (come facevano, al punto di farlo diventare un altro luogo comune) che l'unico errore è stato seguire quel pazzo di Hitler.

Pure sta storia della pazzia di Hitler, tra l'altro, è comoda e consolatoria: era lui che era pazzo, mica era colpa nostra. Ma i veri pazzi, lo si scopre solo studiando la storia e non la sua vulgata ufficiale, furono quelli che imposero alla Germania dei danni di guerra tali da metterla in ginocchio, Hitler fu solo quello che promise e mantenne di risollevarla, e altrimenti non si spiegherebbe il seguito che aveva (lui tra l'altro le elezioni le vinse, non fu un Savoia ad affidargli vigliaccamente l'incarico di governo). E infatti i suoi nemici l'errore non lo rifecero dopo la seconda, di guerra, anche se poi avrebbero fatto l'errore opposto: consegnare l'Europa nelle mani della Germania unita (unita a spese nostre), col solo De André a vedere ballare la polka a culo nudo sul muro di Berlino, alla scimmia del quarto Reich.

A destra un cavaliere, a sinistra no. Ma forse il chirurgo è lo stesso...
Ma questa fin qui è stata solo una lunga digressione iniziale, perché la cronaca non ci impone di parlare di quel Lui, ma di quell'altro Lui. Sua figlia, infatti, proprio oggi è stata nominata Cavaliere, come già il padre fino all'antonomasia. E già il padre doveva i suoi risultati non già alla attitudine al lavoro, bensì ai buoni uffizi di un padre banchiere e di amici (degli anici) siciliani, oltre che alla tendenza ad agire - per dirla con un eufemismo - borderline rispetto alla legalità. Ma già Marx ci aveva avvisato, che non esiste accumulazione originaria del capitale senza delitti e ruberie: non ci eravamo stupiti. Solo che l'onorificenza era un po' troppo, sapeva di presa in giro, e gira gira ha finito per squalificare l'etichetta. La figlia, però, nemmeno quello, non ha dovuto nemmeno delinquere per costruirsi una carriera di editore. E in un Paese in cui il nepotismo ha radici storiche profondissime, nella Chiesa romana, ramificate fino ad attori e cantanti e nicchie insospettabili di qualunque professione, provate voi a fare il notaio o il farmacista senza essere figlio di, non è nemmeno originale.

Ma c'è un'altra ragione per cui il Cavaliere è tornato agli oneri della cronaca: finalmente, dopo decenni di tentativi, hanno approvato la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Oddio, approvato: trattasi di legge costituzionale, e finora l'unica passata nottetempo e istantaneamente, senza dover passare dalla forche caudine del difficile iter di approvazione con tanto di referendum finale, è stata l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, autentica furfanteria con mandanti tra i padroni dell'UE e vittime (quasi tutte inconsapevoli) noi tutti. Ma tant'è, a Silvio l'aveva tanto raccomandata il suo mentore Licio, e ci teneva tanto che oggi gliela dedicano tutti. Tra l'altro, nemmeno è tanto semplice capire perché è pericolosa, uno potrebbe dire che mi frega, al massimo sospettare per partito preso, invece è il primo passo (l'acqua calda nella pentola della rana) verso il controllo della pubblica accusa da parte del potere esecutivo, e ciao ciao Montesquieu.

Che poi dopo di Lui, peggio ancora che dopo dell'altro Lui, siano arrivati furfanti di tale portata da giustificare quasi il rimpiangerlo, è un altro paio di maniche. Se ce lo avessero detto esplicitamente, che la scelta era tra la dittatura macchiettistica di un mezzo mafioso che anche solo per tenerci buoni però ci voleva far mantenere un certo tenore di vita, e la dittatura dissimulata ma feroce di un regime di banchieri e tycoon multinazionali che ci vuole impoverire e togliere la casa il lavoro e persino il controllo sui nostri stessi corpi, forse anche a sinistra in molti avremmo votato per la prima. Anche con le porte sprangate e i treni in ritardo.

domenica 26 maggio 2024

RAISI

Sono solo bislacche associazioni di idee, ma leggendo il nome del presidente iraniano tragicamente scomparso in un incidente dell'aria, leggendo perché chissà come si pronuncia veramente in iraniano ma scrivere si scrive Raisi, viene in mente un tragico incidente aereo di fine anni 70, quando un jet di linea si scontrò con la montagna che domina l'aeroporto di Palermo, punta Raisi appunto. Ma la cosa finirebbe lì se non fosse che chi ha la mia età quell'incidente, che è del 78, se lo ricorda per via di un altro incidente occorso a un volo verso Palermo poco dopo, perché così ci fu presentato in TV quel 27 giugno 1980 il disastro di quell'aereo diretto a Palermo che precipitò al largo di Ustica, anche perché ce n'era stato un terzo nel 72 e uno non poteva proprio fare a meno di pensare eccheccacchio ancora Palermo. Nel 92 un altro aereo invece a Palermo ci riuscì, ad atterrare, perché la morte in quel caso doveva dare spettacolo, mandare un messaggio, ma questo è un altro discorso, forse.

La storia dell'incidente ci fu raccontata per anni, con una "faccia di tolla" che rende meglio l'idea dell'espressione "muro di gomma" che poi si sarebbe affermata anche grazie a un bel film. Spostarono nel tempo pure la caduta di un caccia libico in Calabria, perché non si potesse collegarlo logicamente a quello che era successo nel cielo di Ustica quella sera: nel traffico, un missile francese o americano anziché colpire il Mig di Gheddafi aveva distrutto in volo il DC9 dell'Itavia. Per anni, la versione ufficiale fu di una bomba di chissachì esplosa in volo nei bagni dell'aereo, mentre i tracciati radar di quella sera sparivano, e a uno a uno sparivano pure i radaristi o chiunque potesse raccontare quello che sapeva, pazienza se a sabotare le frecce tricolori ci potevano scappare parecchi morti pure tra il pubblico.

La verità a volte non arriva mai, o mai del tutto, ma spesso prima poi arriva, e arriva pure nel mainstream: trent'anni dopo per Kennedy con JFK un caso ancora aperto, ottant'anni dopo per Hiroshima con Oppenheimer, qualche decennio anche per il genocidio degli indiani d'America con Soldato blu, molto meno (grazie alla - si, troppo piccola - parentesi di consapevolezza politica giovanile di quegli anni lì) per il Vietnam con una marea di film. Spero di essere ancora vivo, ma fatti due conti non è detto, per il film di Hollywood che racconta le Torri gemelle come un autoattentato, ma statene certi che arriverà, come pure la vera storia della cosiddetta pandemia e degli pseudovaccini. Per restare in Italia, il paradigma si può applicare fin troppe volte, da Mattei a Pasolini, da Moro alle guerre di mafia, da piazza Fontana a tutti gli anni di piombo: la verità all'inizio sempre negata e chi la diceva additato come complottista, e prima o poi diventata invece di dominio pubblico.

Dalle e dalle, dovrebbe sembrare chiaro oramai che (ipse dixit) "a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina". Anche quando, come nel caso del presidente iraniano, negano persino le vittime e persino chi dovrebbe vantarsene (le ragioni della propaganda bellica sono spesso insondabili, ma da un lato forse non è il caso di apparire vulnerabili oltre misura, dall'altro non si ha interesse ad aprire davvero un fronte un tantino più difficile che sparare su civili inermi ammassati in un lager a cielo aperto - si, è genocidio, signora mia, e secondo i loro stessi dati), e noi non abbiamo nemmeno la minima idea di chi fosse Raisi, di chi sono i buoni e i cattivi in una realtà complessa e insondabile come l'Iran (ma ci piacerebbe che avessero lo stesso pudore, ammettendo anche loro la propria ignoranza, anche quelli che si schierano per partito preso con gli oppositori del regime), ma intanto se in un coro unanime di "è stato un incidente" c'è una voce isolata che dice che no, perdonate ma l'esperienza ci induce a prendersi il disturbo di andarla a sentire.

Truffa truffa ambiguità, truffa truffa ambiguità, fal-si-tà.

lunedì 8 gennaio 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 3 - I MIGRANTI

Ellis Island, la Lampedusa dei nostri avi.
La retorica dell'accoglienza, come tutte le retoriche, consente di dividere chi la utilizza in due categorie: quelli che lo fanno strumentalmente ai propri fini, e la propagandano con ogni mezzo per diffonderla, e quelli che con la miglior buona fede la fanno propria del tutto inconsapevoli di quei fini, di cui però così si trovano ad essere complici. Ovviamente, la seconda categoria è enormemente più numerosa della prima, ed ovviamente non è in discussione la bontà dei sentimenti di solidarietà, la necessarietà del salvataggio di ogni singola vita, e nemmeno la considerazione umana delle ragioni a migrare, peraltro a rischio della pelle, di ogni singolo individuo, dettata o meno che sia dall'empatia. Quello che mi preme è solo sottolineare che senza comprendere quei fini, e combatterli in ogni modo, ogni battaglia sul fronte dell'accoglienza è destinata a far parte di una guerra persa.

Utilizzo per spiegarmi un esempio tratto proprio da quella stessa retorica: l'argomento "fino a ieri i migranti eravamo noi". Gli USA o l'Argentina dei primi del Novecento, ma anche la Germania o il Belgio del dopoguerra, chiedevano esplicitamente all'Italia di fornire manodopera (di bassissimo livello), come anche il Nord del triangolo industriale alle Regioni del sud Italia. C'era insomma una specifica domanda, motivata da esigenze di crescita industriale che necessitavano di forza lavoro a basso prezzo. Nonostante sapesse ciò, chi partiva andava incontro ad accoglienza diciamo così discutibile, povertà, lavoro durissimo, e razzismo. Anche chi parte oggi, nonostante le apparenze, non parte al buio, ma le esigenze cui risponde sono così inconfessabili che il sistema appalta il loro soddisfacimento alla criminalità organizzata, e questa per propagarle e poi agire si avvale di referenti della stessa pasta dall'altra parte del mare. Stante tutto ciò, come può non essere un incubo finire, se si sopravvive, in un centro di accoglienza come i nostri?

Ci vorrebbe il coraggio politico di imporre in UE un cambiamento di paradigma di 180 gradi: avere lo stomaco di ammettere il nesso (ad esempio) tra cercare di risparmiare al mercato e avere bisogno di quasi-schiavi nella filiera, raccogliere le esigenze, organizzare partenze comode e legali per soddisfarle in via diretta per tutta l'Europa (senza bisogno di quella testa di ponte naturale che è la nostra penisola protesa nel Mediterraneo), e dopo ci si potrebbe limitare ad affrontare il mix di problemi che comunque ci sarebbe. Se nonostante questo ci fosse ancora qualcuno che si avventura su un barcone verso Lampedusa, lo si salvi, rifocilli, faccia riposare, e riaccompagni indietro, a disincentivare eventuali resistenze del racket a mollare l'affare.

Per intenderci, funzionerebbe come la legalizzazione delle droghe: checché se ne possa pensare, diminuirebbe i consumatori, perché togliere la redditività all'affare lo toglierebbe alle mafie, che hanno tutto l'interesse a che il mercato cresca e fanno di tutto per farlo crescere. Ma perché allora i governi non lo fanno, non legalizzano le droghe o il flusso dei migranti? Forse perché i centri di potere che li esprimono hanno le radici ben piantate in quella criminalità che si alimenta dell'illegalità? Leggetevi Cardini, che la racconta meglio di me...

Ecco che la retorica dell'accoglienza a qualsiasi costo sennò sei inumano, è di fatto alleata della retorica dell'aiutiamoli a casa loro, o del ci rubano il lavoro (ecco perché quando ho trattato quel tema ho usato categorie di pensiero marxiane). Solo un piano razionale e coerente che consenta a chi non vuole di non emigrare, perché lavora e mangia anche dove è nato e ama restare, e a chi vuole di emigrare comodamente e senza rischiare la vita, si distacca da questa dialettica. Certo, per poterlo attuare anzi solo pensare occorrerebbe mandare all'aria l'UE e la sua politica monetaria costituzionalmente restrittiva, ma questo è un altro discorso, un'altra "bufala del Padrone" di cui parleremo.

sabato 14 ottobre 2023

VOLTA E RIVOLTA

Il cosiddetto "diritto all'autodeterminazione dei popoli" è senz'altro una bella etichetta: vista da sola non si può non apprezzarla come valore assoluto. Il problema come sempre è passare ai casi pratici, e allora si scopre ben presto che la coerenza è un lusso che non molti si possono permettere, evidentemente. E si, perché capita ricorrentemente che gli stessi che lo invocano per alcuni popoli se ne dimentichino totalmente per altri, senza alcuna logica intellegibile che possa giustificare tale incoerenza. Gli esempi sono millanta, dalla storia antica alla cronaca: un elenco non può che essere incompleto, si può al massimo tentare uno schema esemplificativo.

Popoli che secondo la narrazione dominante...

...hanno diritto all'autodeterminazione ...NON hanno diritto all'autodeterminazione
Israeliani, nei confronti dell'Occidente cristiano che li ha per millenni "ghettizzati" e infine ha cercato di cancellarli, al punto di ottenere a titolo di risarcimento di riprendere possesso dei territori da cui erano stati cacciati dall'Impero Romano un paio di millenni prima. Palestinesi, nei confronti di quello Stato di Israele appositamente creato come avamposto dell'Occidente cristiano in Medio Oriente.
Ucraini, assieme a tutti gli altri popoli delle Repubbliche ex sovietiche (spesso disegnate a tavolino all'interno dell'URSS). Abitanti delle regioni russe dentro i confini (come detto, arbitrari) dell'Ucraina.
Croati e sloveni, nei confronti della Jugoslavia, poi cristiani nei confronti della Bosnia e Kosovari nei confronti della Serbia. Abitanti delle regioni serbe dentro i confini (disegnati in seno alla Jugoslavia) del Kosovo.
Italiani, anche se a sentirsi tali erano i soli membri di una ristrettissima élite acculturata e spesso più o meno consapevolmente eteroguidata, a fronte di moltitudini di persone di lingua cultura e tradizioni diversificate nel corso di millenni. Sudditi del Regno delle Due Sicilie, nei confronti degli occupanti Piemontesi sedicenti unificatori dell'Italia.

Gli accostamenti in tabella sono tendenti a evidenziare al meglio lo stridìo di certe logiche. La domanda da porre a chi le sostiene, infatti, sarebbe facile facile: qual è il criterio per poter dire di un popolo che ha diritto all'autodeterminazione?

  • Lo stanziamento stabile e prolungato su un territorio? Allora quello dei palestinesi sulla Palestina è un diritto molto maggiore di quello degli ebrei, che dalla Diaspora al reinsediamento passano tanti di quei secoli che giusto un popolo capace di rinchiudersi e proteggersi nel suo credo poteva conservare così bene lingua cultura e memoria delle proprie origini.
  • La lingua e la cultura? Allora hanno ragione i russi del Donbass (peraltro oppressi per un decennio prima di ottenere l'aiuto di Putin) e i serbi nel Kosovo, a volersi affrancare così come si sono affrancati gli ucraini dalla Russia e i kosovari dalla Serbia.
  • La legittima sovranità e il "tesoro del Re" (o se preferite statale)? Allora aveva più diritto il borbone a unificare l'Italia sotto il suo regno che l'indebitatissimo Savoia, che ci è riuscito solo grazie all'interessatissimo apporto esterno (cooptato anche contribuendo alla guerra di Crimea: vi dice qualcosa?), e ha poi prima depredato l'erario e le industrie del regno di Napoli e poi ha imposto la narrazione per cui il sud era sottosviluppato da prima (creando e mai più risolvendo la Questione Meridionale), nel frattempo etichettando come brigantaggio la resistenza popolare.
  • La lingua, la religione e gli altri fattori "culturali"? Allora hanno ragione i baschi, i catalani, i corsi, i leghisti della prima ora, l'IRA, eccetera eccetera, o se quelli hanno torno lo avevano anche i croati e gli altri secessionisti della Jugoslavia (peraltro culla di un esperimento di convivenza interculturale durato decenni, con una fortissima quota di rapporti di amicizia e anche familiari interreligionari e interlinguistici, messi in crisi dalla guerra - innescata dagli occidentali, non dimentichiamolo - ma non da essa distrutti del tutto).

Se avete una risposta univoca, beati voi. Se non ce l'avete, allora chiediamoci: come mai la narrazione ufficiale (con tanto di censura ai dissenzienti) fa valere una volta un criterio una volta un altro, magari al suo opposto? Qual'è la logica? La risposta non può che essere una: la convenienza dei centri di potere occidentale. Basta ammetterla, e tutto si incastra perfettamente senza contraddizione. Quando conviene all'Imperatore vale un criterio, ma se gli conviene il criterio contrario vale quello. Ovunque e in qualunque situazione.

Ora fatevi un esame di coscienza: siete d'accordo? Allora continuate pure a commuovervi, come è giusto che sia, per i poveri ragazzi uccisi da Hamas nei recenti attacchi, e giudicate pure legittima la rappresaglia israeliana, unendovi al coro. Ma se invece vi viene il dubbio che anche i palestinesi uccisi nella rappresaglia siano vittime innocenti, come peraltro tutti i morti di questa guerra ormai ultrasettantenne, certo molto più numerosi tra i palestinesi che tra gli ebrei ma possiamo anche sorvolare su questo "dettaglio", allora accanto alla commozione deve trovare posto l'analisi storica delle origini del conflitto, di questo come di ogni altro. E la ricerca di un criterio diverso da quello dell'Imperatore e dei telegiornali suoi servi.

Ad esempio, il popolo, per usare una parola antica. Se un popolo è acquiescente, può esserlo per mille motivi, tra cui la pigrizia di gregge o la bravura del pastore nel pascolarlo col bastone della propaganda. Ma se un popolo si ribella, che sia manipolato o meno, strumentalizzato o meno, un fondo di ragione ce l'ha sempre. Se adottiamo questo, come metro, può darsi che riusciamo a trovarla, quella ragione, e che allora ci sottraiamo al coro che il mainstream ci induce a intonare.

Quando ero piccolo a Reggio Calabria ci fu una rivolta popolare, durò molti mesi e ci furono dei morti. A sette anni, non puoi certo capirci qualcosa. Ma le cose che vedi poi te le ricordi. Ed io ho visto coi miei occhi i carri armati per strada, sotto casa. La rivolta nella narrazione ufficiale era manipolata dagli stessi neofascisti che intanto organizzavano un golpe per prendere il potere a Roma come i colonnelli ad Atene poco prima, quindi lo schieramento in massa delle forze di polizia e dell'esercito era consequenziale. Ma gli stessi che postulavano per i riggitani l'eterodirezione e quindi la non spontaneità delle motivazioni, poco prima ai praghesi riconoscevano l'autenticità della ribellione e quindi l'illegittimità dell'intervento dei carri armati sovietici: la propaganda non ha bisogno di coerenza, ammette qualsiasi capriola, anche doppia, se si pensa che l'ineffabile Napolitano (il peggiore Presidente della storia della Repubblica Italiana, e dire che il livello degli altri è quello che è...) qualche anno prima a Budapest teneva per i blindati russi. A studiarsi bene la cosa, invece, si può scoprire che specie all'inizio la rivolta di Reggio era autenticamente popolare, trasversale al continuum destra/sinistra al punto che cinque ragazzi anarchici furono assassinati mentre portavano a un giornalista (si, ai tempi si scriveva e si portava fisicamente, come Borsellino la sua Agenda rossa, parimenti "misteriosamente" sparita) le prove del complotto delle "mosche cocchiere", buttati fuori strada da un camion addirittura intestato a soggetti vicini ai golpisti di cui sopra, con sopra qualcuno che ovviamente ha fatto sparire il dossier prima che arrivasse un qualche soccorso. E a saper leggere la storia, cioè il buco nero in cui è finita Reggio Calabria a partire da quella emarginazione politica a cui i suoi cittadini si ribellavano, e da cui non è mai davvero più uscita, si capisce che quelle ragioni di fondo c'erano, eccome, e il popolo reggino le aveva intuite.

E allora sforziamoci di cercarle, ogni volta e non solo a corrente alternata, quando fa comodo al Padrone si e quando gli fa comodo il contrario no. Tra l'altro, è proprio l'ONU che sancisce, in una pronuncia colpevolmente dimenticata, il diritto di ogni popolo all'insurrezione armata quando ritiene che sia minacciata la sua esistenza e/o il suo radicamento a un territorio. Di ogni popolo, non solo di quelli che hanno in qualche modo avuto la fortuna e/o la capacità politica di riuscire ad essere intestatari di uno Stato/Nazione.

Insomma, quelli di Hamas, anche a voler escludere l'ipotesi che siano pagati e armati per mantenere l'instabilità in una zona la quale che resti instabile conviene a tutti, anche magari a chi vuole una scusa per scaricare adesso Zelenski (che se n'è accorto, e infatti baccaglia), sono gente disposta a combattere senza pietà, come ce n'è in tutti i popoli e in tutte le latitudini ed epoche: normalmente, questa gente viene disinnescata solo eliminando le condizioni in cui prospera. E non è certo quello che è stato fatto in Palestina negli ultimi settanta anni. O vogliamo dimenticare che quando un leader israeliano e uno palestinese avevano imboccato un percorso di pace, meritandosi persino un Nobel, qualcuno ha trovato il modo di toglierli di mezzo, facendo sparare il primo e avvelenare il secondo? Ora, chi plaude all'escalation israeliana e la incita, o è consapevole del fatto che così se non riesce davvero a completare il genocidio l'unico risultato sarà incentivare e giustificare che in campo avverso emerga qualcosa di peggio di Hamas, oppure è il solito idiota utile a chi vuole la guerra permanente.

domenica 1 ottobre 2023

TRAMONTO OCCIDENTALE

...torneremo a vivere come dei barbari...

Franco Battiato, Tramonto occidentale, 1983

Prendo il titolo da un grande cantautore siciliano, e l'incipit da un suo collega quasi modenese - "Siamo di un'era in transizione fra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita" - tratta da Mondo nuovo, brano che peraltro cita Huxley, uno che di distopie se ne intendeva qualcosina.

Ora, il problema delle fasi di transizione è che di solito quelli che le vivono non le riconoscono come tali, salvo alcuni che però se osano dirlo, che ci stiamo dentro e magari anche verso quale nuovo equilibrio sembra stiano portando, per gli altri diventano se va bene visionari da lasciare parlare nel vuoto ignorandoli, se no complottisti da zittire. E grazie alla manipolazione dell'opinione pubblica, nata un nanosecondo dopo l'opinione pubblica stessa, la narrazione negazionista della transizione stessa, o semmai indirizzata al suo mascheramento con una versione come minimo edulcorata quando non spudoratamente fasulla, diventa luogo comune facilitando l'isolamento delle voci fuori dal coro.

Può capitare, fidatevi, che financo persone che reputavate amici fraterni da un giorno all'altro vi mollino per non sopportare più la forza e la determinazione con cui sostenete le vostre posizioni eretiche, forse scambiando per presunzione e protervia ciò che invece è ammissione di debolezza e disperato tentativo di uscire dall'accerchiamento (in altre parole, urlate perché di notte vi hanno accerchiato e vi stanno malmenando e violentando, ma il problema è che voi urlate disturbando la quiete pubblica, eccheccazzo lamentatevi civilmente!). Mantenere vivo uno spazio di libertà come questo blog, per quanto minima (senza mai essere stata più che molto piccola) sia diventata la sua audience, è allora né più né meno che un'esigenza vitale. Percepita peraltro come un dovere civico irrinunciabile, come una Cassandra che sa sia di aver ragione e sia che sarà inascoltata ma lo stesso non può esimersi dall'avvisare i suoi cari delle sciagure incipienti.

Tra l'altro, senza ulteriormente scomodare la mitologia, ululare al vento l'avvicinarsi di sciagure ha per sua natura questa caratteristica: che se per caso a forza di farlo qualcuno comincia ad ascoltare e le sciagure vengono evitate, nessuno renderà merito all'ululante, anzi si dirà che visto che non si sono avverate lui aveva torto. Pazienza: ognuno alla fine se la gioca con la sua coscienza, e - nuovi studi provano che Lindo Ferretti e la sua "testa tagliata" avevano ragione - probabilmente "per l'eternità". Ragion per cui mi gioco il mio personale paradiso enumerandovi, e talvolta riservandomi approfondimenti futuri, i segni della deriva (già iniziata da un pezzo) coi pericoli all'orizzonte che annunciano:

  1. sostituzione dei poteri statali, controllabili (sia pure in misura relativa, e spesso più ideologica che effettiva) democraticamente, con un poli-centro di potere multinazionale non eletto e smaccatamente antidemocratico, che ha in mente un suo progetto di nuovo equilibrio mondiale in cui i valori "occidentali" (leggi: i diritti economici fondamentali acquisiti in alcune parti del mondo dopo la seconda guerra mondiale) non hanno posto, e per attuarlo impone una narrazione falsa sul clima, i diritti delle minoranze, l'inclusione e la proprietà privata;
  2. a fare da sponda a questo board mondiale, facendo da tramite nell'espianto di potere a suo favore, è stata appositamente disegnata e designata l'Unione Europea, centro di potere politico non eletto e non indirizzabile democraticamente che fa capo ad istituzioni monetarie private il cui obiettivo fondamentale è drenare dai privati cittadini quel po' di ricchezza che era stata loro concessa dopo la distruzione bellica, per concentrarla nelle proprie mani;
  3. chi non è d'accordo con il progetto di cui sopra ("2030: non possederai nulla") deve essere annichilito o ridotto alla ragione con qualunque mezzo, ecco il perché degli interventi in nord Africa e in medio oriente degli ultimi decenni, e dell'attacco Nato alla Russia raccontato come invasione russa dell'Ucraina - ed ecco perché chi ha a cuore la libertà nel mondo deve fare il tifo per Putin, per quanto controintuitiva possa sembrare la cosa, e sembra lo abbia capito persino quel D'Alema che mandò i bombardieri a Belgrado, figuriamoci: solo se vince la Russia (e per alcuni pare stia proprio vincendo e semmai il problema ora è come mollare l'Ucraina) il progetto può ancora essere fermato;
  4. l'interconnessione delle linee di azione del piano eversivo in atto è dimostrata anche dal fenomeno inflazione, tristemente riaffiorato in cronaca quando ci era stato promesso che cedendo sovranità all'UE non ne avremmo mai più sentito parlare; ma chi ha studiato ai tempi miei (oggi anche l'università obbedisce alla narrazione monocorde globalista-monetarista) sa che l'inflazione può avere diverse cause, e ciascuna causa richiede rimedi diversi, invece questi fanno la guerra, la guerra accende inflazione da costi (e da profitti, dice Bagnai, che ogni tanto si scorda che è al governo), loro la combattono come fosse inflazione da domanda (aumentando i tassi per drenare base monetaria) e tutto ciò toglie soldi dalle tasche della gente proprio mentre i prezzi aumentano: un vero e proprio crimine che col cazzo che i telegiornali vi raccontano per quello che è;
  5. è solo nel quadro complessivo su delineato che si può inquadrare correttamente la gestione criminale (anche nel senso che è direttamente appaltata alla criminalità organizzata: le ONG dalla faccia pulita fanno da fiancheggiatori) delle migrazioni nel Mediterraneo: se favorivi l'ingresso controllato di manodopera legale dovevi inquadrarla nelle tutele del lavoro occidentali, invece importando schiavi di fatto costringi i lavoratori occidentali pian piano (a seconda del settore) ad accettare lo smantellamento di quelle tutele pena restare fuori mercato (e il tempo gioca con loro: anche chi riesce a tenersi le tutele prima o poi va in pensione e muore, e i suoi discendenti non sapranno mai che quelle tutele siano mai esistite);
  6. idem si può dire (e chi vi parla ve lo ha detto per due anni e rotti, e riprenderà a farlo se dovessero ricominciare) della gestione della cosiddetta pandemia, le cui statistiche (anche dando per buone quelle ufficiali) viste da abbastanza lontano non saranno che una piccola increspatura sugli andamenti di lungo periodo, del tutto insufficiente a giustificare i provvedimenti epocali invocati e attuati (la cui motivazione va quindi cercata altrove), ma manipolate criminalmente (e sciorinate quotidianamente in modo da terrorizzarvi) sono bastate a creare una cesura (prima nessun allarme sociale giustificava un attacco alla libertà personali, dopo si - e se avete avuto un brivido alla schiena al messaggio di test che vi ha bloccato il telefonino, senza il quale non potete più vivere, fino a che non cliccavate "ok", avete capito, sennò no) che potrà essere utilizzata ogniqualvolta che si vuole, con la salute (già stanno provando a spacciare per nuova pandemia le risalite dei contagi anche se nemmeno arrivano a causare l'increspatura di cui sopra, forse anche solo per tenerci allenati o propinarci qualche nuovo dannoso "vaccino") come con l'ambiente (vedrete: non si fermeranno finché non si azzererà la mobilità privata dei non ricchi, anche se l'auto elettrica è un bidone energivoro molto peggio di qualsiasi diesel d'annata) e qualsiasi altro pretesto che troveranno.

Se non vi basta l'elencazione, qui sotto metto dei link di approfondimento ciascuno riferito ad uno o più dei punti precedenti.

  • Franco Cardini in un lungo ma prezioso post parla di economia reale e finanziaria (qui anche Bochicchio su Sbilanciamoci), capitalismo e democrazia, lavoro e intelligenza artificiale (punto 1 ma non solo).
  • Maurizio Blondet qui spiega come e perché ci vogliono poveri e morti, e si possa parlare complessivamente di "esproprio proprietario" (punto 2 ma non solo), e qui racconta e spiega come l'attacco ultratrentennale all'Italia, l'UE e la guerra in Ucraina siano indistricabili l'uno dall'altro (punti 1, 2 e 3).
  • Fulvio Grimaldi, uno degli ultimi grandi veri giornalisti che abbiamo, torna sull'11 settembre come paradigma della menzogna come strumento di potere. Menzogna che, come ricorda Mazzucco a proposito del caso Kennedy, prima o poi viene svelata come tale, specie se magari l'obiettivo a cui mirava è da tempo acquisito ed irreversibile. Quello che resta strano è come sia ancora possibile che, a fronte di così tanti esempi di narrazioni ufficiali smentite decenni dopo essere state protervamente affermate (in cronaca abbiamo Ustica con Giuliano Amato, ma la lista è lunghissima), la cosiddetta opinione pubblica sia ancora così disciplinatamente disposta ad accettare ogni nuova bugia (la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera: punto 6 e non solo).
  • Francesco Carraro qui mette a confronto gli attivisti di oggi con quelli delle generazioni passate, e il risultato è impietoso (un po' tutti i punti, qui si parla di ambiente, e di come quelli di Ultima generazione combattano la battaglia dei potenti senza nemmeno capirlo).
  • Ilaria Bifarini ci racconta come le premesse all'attuale situazione africana, quindi alla piaga delle migrazioni (punto 5), stiano nell'essenziale fasullità della cosiddetta decolonizzazione.
  • Massimo Mazzucco stana la Meloni sulla questione immigrazione (ancora punto 5): o l'UE esiste e allora i nostri confini sono i suoi (quindi la questione blocchi alle frontiere ad esempio con la Francia manco si pone) o non esiste e allora uscirne è solo un prendere atto di una situazione di fatto (rispettando peraltro le promesse elettorali, che anche se solo implicite hanno contribuito decisivamente alla vittoria). Il guaio è che la stessa cosa ci siamo detti con l'euro e il movimento 5 stelle, e ormai dispero di vedere prima di morire uno schieramento politico che sia uno che agisce secondo coerenza.
  • Chiudo con un video pubblicato da Heather Parisi - che mondo è quello in cui a far suonare l'altra campana (come già per il covid) dev'essere una ballerina? - dal titolo retorico La pretesa di governare il clima della Terra è una illusione?

lunedì 14 agosto 2023

UN SALARIO, MINIMO

Come abbiamo oramai imparato sulla nostra pelle, anche sotto la canicola le veline circolano e la stampa, oramai da tempo passata da cane da guardia della democrazia a cane da salotto del potere, le veicola in modo che i vari temi arrivino a folate. Questo agosto è la volta del Salario Minimo. Il messaggio che arriva è duale, ad alimentare quel gioco delle parti che tanta funzione ha avuto, ai tempi d'oro della buonanima, a distrarci mentre la nave Italia veniva dirottata sotto la sovranità straniera, di comune accordo. In estrema sintesi, il governo de destra non lo vuole concedere, perché qualcosa di destra ogni tanto la deve pur fare e non basta aver tolto il reddito di cittadinanza, mentre l'opposizione de sinistra addirittura mobilità la sempre efficace (vero?) raccolta firme per introdurlo, perché qualcosa di sinistra ogni tanto la deve pur dire anche se ormai ha una linea politica economica molto più di destra degli altri. La dialettica riflette, ma molto alla lontana, quella teorica per la quale vi rimando per una volta a wikipedia, che quando serve un po' di cerchiobottismo è perfetto. Leggendolo tra le righe si potrebbe comprendere, tra le altre cose, che la presenza o meno dell'istituto in questione in un Paese non è tanto correlata alla prevalenza destrorsa o sinistrorsa delle tendenze politiche di quel Paese, quanto invece a impostazioni per così dire tradizionali della legislazione sul lavoro da considerare ciascuna nel suo insieme, includendo nel ragionamento la struttura dei sussidi di disoccupazione e la presenza di un qualche reddito di cittadinanza o simile: come in qualunque sistema, è il complesso dei suoi meccanismi che si tiene se si tiene, e modificarne o introdurne uno solo può avere conseguenze difficili da precalcolare.

Della cosa abbiamo avuto un ottimo esempio a proposito proprio del Reddito Di Cittadinanza. O meglio, del sussidio di disoccupazione variamente condizionato introdotto dai grillini, molto diverso dall'istituto che avevano promesso per anni e di cui hanno adottato solo il nome per poter dire che loro mantengono le promesse. Un vero RDC, infatti, è universale e incondizionato. E cambia completamente la struttura delle retribuzioni di tutto il sistema. Lo Stato sovrano stabilisce il suo ammontare espresso in moneta corrente in relazione a quanto serve per quello che considera il minimo sostentamento di un individuo, e lo eroga a tutti, lasciando al mercato la determinazione della quota eccedente questa sorta di "zoccolo" (con meccanismi diversi, ovviamente, per il lavoro dipendente e per quello autonomo). Ovvio che si tratti di un'operazione estremamente complessa, che necessita per essere compiuta di un'azione politica decisa, dotata di consenso forte, e del presupposto della sovranità monetaria piena dello Stato in questione. Insomma, i grillini per poter mantenere questa promessa dovevano prima mantenere quella dell'uscita dall'Eurozona se non dalla UE, e quindi avere dei numeri in parlamento simili a quelli che avrebbero avuto se non gli avessero cambiato la legge elettorale sotto il culo. Ammesso che, anche quando, ne avessero avuto la forza e la coerenza.

Col Salario Minimo il paradigma è lo stesso. Se lo fissi, devi essere in grado di farlo rispettare, sia a livello di controlli sia prima ancora a livello economico. Facciamo che il suo ammontare orario sia quello di cui si parla: 9 euro. Che succede, ad esempio, se uno ha bisogno di un collaboratore ma non può permettersi di pagarlo tanto? In un sistema che si tiene, ne farà a meno, e farà i conti con la presumibile minore crescita dei suoi affari conseguente (e il sistema, con maggiore disoccupazione). In un sistema che non si tiene, lo pagherà quanto potrà, ad esempio 7 euro, ma in nero. I controlli? anche ammesso, basta farlo, il contratto, mentendo solo sulle ore di lavoro, vallo a capire che quello sta lì nove ore al giorno per sette ore l'una quando invece sul contratto c'è scritto sette ore per nove euro l'una...

In tutto questo, non abbiamo considerato ancora il fattore più esiziale. Entrambi gli istituti, infatti, sono concepibili e difendibili solo ed esclusivamente in sistemi economici con mercato del lavoro protetto. Estremamente e duramente, protetto. L'esatto opposto del nostro, insomma. E non sto parlando soltanto di extracomunitari (no, non pensate subito ai barconi: quella è una tratta degli schiavi gestita dalla mafia in complicità col potere economico legale finalizzata in prima battuta a mercati che stanno molto al di sotto della cifra di cui parliamo e in seconda battuta a chissà cos'altro, pensate ai cinesi o ai sudamericani o ai filippini, e a come facilmente siano arrivati a dominare settori di mercato ben precisi escludendo chi non fosse disposto al ribasso). Parlo anche di quei comunitari disposti (sia mai i nostri figli fossero inflessibili nel respingere una paga inferiore al SM o se preferite fino a quando lo saranno) a svolgere il compito di Esercito industriale di riserva a cui sono stati chiamati (no, non è una conseguenza non voluta e non prevista dell'allargamento dell'UE, era ed è una parte fondante, per quanto dissimulata, della sua missione originaria).

Con questo non sto dicendo che vorrei ripristinare l'Autarchia del buonanima precedente e innalzare muri sparando a vista sugli stranieri invasori. Sto dicendo che questo forse sarebbe l'unico modo per poter introdurre un SM in qualche modo efficace, con buona pace delle battaglie del finto centrosinistra che in quanto alfiere dell'estensione della UE, della sempre crescente cessione di sovranità alla stessa, e dell'accoglienza in quanto tale, è esattamente tra le cause della impossibilità della sua introduzione. Anche se nessuno sembra accorgersi di questa macroscopica incoerenza. Che peraltro non è molto diversa per il finto centrodestra, con l'aggravante che l'antieurismo sarebbe pure uno dei mandati del suo elettorato: senza le leve della politica economica in mano (magari che so per perseguire la piena occupazione, cioè un lavoro dignitoso per tutti, cioè l'attuazione dell'articolo 1 della Costituzione), se per negare il SM offri più o meno fantasiose alternative, anche queste restano fattualmente inapplicabili. A meno che, ovviamente, ad erogare un SM uguale per tutti, o parametrato razionalmente, non fosse proprio direttamente una UE che finalmente si decidesse ad utilizzare in favore dei suoi sudditi quella sovranità monetaria rastrellata più o meno fraudolentemente. Ma questi sono solo sogni, direi se li si potesse almeno sognare. Invece, tocca tenersi la truffa del PNRR e il governicchio che se ne gloria.

giovedì 15 giugno 2023

IL NEMICO NATURALE

Di solito questo blog non insegue, non avendone peraltro i mezzi, l'attualità, tantomeno quando questa è fatta di cori, di esultanza o di lutto che essi siano, o di qualunque altro sentimento in questo continuum. Ma quando si parla di un personaggio in funzione del quale si è orientata, in un modo che poi si è rivelato fasullo (quindi probabilmente appositamente ingannatorio), tutta la società italiana degli ultimi trent'anni in tutte le sue sfaccettature (dalla politica allo spettacolo passando per lo sport e l'arte - e mentre scrivo mi rammento dei tanti punti di contatto tra questi mondi), non si può passarla liscia. E quindi anche qui ora leggete quello che è stato chiamato "il coccodrillo del Caimano".

Visto il peso del personaggio, in questi giorni abbiamo tutti assistito allo sport nazionale della commemorazione del caro estinto esaltandone i pregi e nascondendone i difetti, o quando proprio non si può nasconderli mostrandoli con la tecnica del "si ma", sport portato alla ennesima potenza. Fino alla celebrazione dei funerali di Stato, a uno che stato lo intendeva con la minuscola non solo quando era participio passato. Volendosi sottrarre, bisogna necessariamente essere estremamente sommari, evitandovi il pippone che risulterebbe dal rammentare punto per punto chi fosse e cosa abbia fatto. Peraltro, essendo stato, come molti a sinistra, per anni ossessionato dalla sua figura di Nemico naturale, il tag Berlusconi è ancora uno dei più cicciotti, anche ad anni di distanza da quando ho praticamente smesso di usarlo (evitando, anche, da un certo punto in poi, di proseguire con altri nella abitudine di creare tag "personali", preferendo invece etichette più generaliste), per cui hai voglia a ripassarselo, volendo, anche solo su questo blog.

Quello che faremo è, allora, "salutarlo" con tre o quattro ragioni per cui davvero l'uomo di Arcore, nel bene o nel male, dovrebbe passare alla Storia, e non è detto che siano quelle per cui invece lo farà:

  1. palazzinaro figlio di uno intrallazzato con le banche, non si è mai saputo davvero dove abbia preso i soldi per cominciare, ma si sa che ha avuto per anni un boss mafioso in casa come "stalliere", che Borsellino lo aveva attenzionato prima di essere ammazzato, che ha assunto il finanziere che indagava sulle scatole cinesi delle sue società estere, che quando è "sceso in campo" aveva così tanti debiti che aveva un liquidatore in casa, e che è con la Trattativa (che in questi giorni si è decretato che non c'è mai stata) che è iniziata la sua fortuna politica e quindi economica - a fronte di tutto questo e molto altro, il claim che sia stato un valente imprenditore che è entrato in politica per il bene del suo Paese è stato talmente ripetuto che è diventato luogo comune ("per combattere i comunisti", che non c'erano già più e anche se egli stesso ebbe a dichiarare apertamente di essersi schierato a destra solo perché a sinistra i posti erano tutti occupati fitti fitti);
  2. d'altronde anche il suo impero televisivo è considerato unanimemente frutto del suo genio imprenditoriale, ma se non fosse stato per gli appoggi politici non sarebbe mai iniziato (chi si ricorda che senza la diretta nazionale Canale5 sarebbe fallita assieme alle due concorrenti Rete4 e Italia1, che lui comprò a due lire da editori rivali e ignari del decreto che suo compare Craxi stava varando per concederla?), e solo grazie a questi guadagni, inaugurando da autentico pioniere una prassi allora inedita in Italia, si buttò cambiandolo per sempre (io dico rovinandolo, ma quelli che la pensano come me oramai sono morti quasi tutti, perché se uno può schierare il doppio dei giocatori pagandoli il doppio, gli altri o fanno lo stesso o sono fuori) nel mondo del calcio - ma i tifosi in genere (e i calciofili più di tutti, ma senza l'esclusiva, altrimenti ad esempio io non sarei contento che la "mia" Viola basket pare se la stia comprando un imprenditore francocalabrese che pare abbia dei lati oscuri) non guardano dove abbia preso i soldi chi ne ha messi molti per fare vincere la loro squadra...;
  3. nel 2001, anziché fare il possibile per fermare l'Euro o almeno neutralizzarne le peggiori implicazioni (peraltro, la ragione precisa per cui gli italiani lo avevano rimandato a palazzo Chigi, come poi avrebbero fatto prima coi grillini e poi con la Meloni, purtroppo coi medesimi risultati), si concentrò sul fare in modo che la sua entrata in vigore si trasformasse in una bella scorpacciata per il suo principale elettorato (i piccoli e medi autonomi), prima accettando un tasso di cambio suicida (per stessa postuma ammissione dello stesso sponsor Prodi) e poi smantellando ogni possibile vigilanza sulla transizione, di modo che si ebbero di fatto due tassi di cambio diversi: uno a millenoveerotti per tutti, e uno a mille per quelli che potevano permettersi di riscrivere così i prezzi, raddoppiando in pratica i guadagni;
  4. d'altra parte, sottoscrivo quanto dice Giovanni Lindo Ferretti a proposito del fatto che Silvio sia stato una delle poche voci, in questi mesi di propaganda bellica atlantista che manco l'Istituto Luce dei cinegiornali di guerra, a dire la verità su quello che è successo tra Russia e Ucraina, anche se lo ha fatto un po' perché ai vecchi gli si consente di dire quello che vogliono tanto tra un po' muoiono (appunto), e un po' proprio perché non era direttamente al governo (o nella posizione di influenzarlo sostanzialmente) - quello che sarebbe successo se lo fosse stato lo possiamo desumere da cosa fece con Gheddafi, ricevuto in pompa magna a Roma pochi mesi prima di avallarne detronizzazione e assassinio decisi colà dove si puote.

Ho detto tre o quattro punti, ma me ne scappa (a proposito di sincerità compulsiva, da cui dunque era affetto anche da "giovane") un quinto, che uso come chiusura. In un'intervista da neopremier, allo slinguazzatore di turno che gli chiese a cosa fosse dovuto il suo successo elettorale, rispose che lui considerava l'elettore medio come un bambino di otto/dieci anni, e nemmeno troppo intelligente. Se ripensiamo alla campagna pandemica, e facciamo due più due, capiamo su quali presupposti abbia poggiato, e come e perché questo debba lasciarci pessimisti per il futuro.

sabato 8 aprile 2023

MA LA CAPITALE DEL PONTE?

Lo sberleffo degli oppositori è il primo tratto utile
a riconoscere le dittature. Lo shot è tratto da un sito
di stampa locale piuttosto seguito, e si autoqualifica.
Le ragioni per non costruire (meglio: non iniziare a,
perché non è detto che si riesca mai a finirlo) il Ponte
sono millanta e tutte serie, qui ne parliamo da anni,
ma gli utili idioti del regime le liquidano così. Come
coi no-vax, che ora tutti hanno almeno il dubbio che
invece avessero ragione, ma meglio non dirlo.
Per questioni ideologiche, lo dico anche se so che mi prenderete in giro, non guardo le serie TV (odio di essere costretto a fare qualsiasi cosa, anche a vedere il seguito di una cosa che non finisce, quindi una volta si ai telefilm e no agli sceneggiati) e soprattutto NON ho nessun abbonamento a piattaforme televisive: pago il canone e già quello è troppo. Per questa ragione, quelle poche volte che la mia tele è accesa su qualcosa che non è il tennis (quello gratis, sempre), faccio zapping compulsivo nel bouquet del digitale terrestre, che non offre quasi mai qualcosa che sia degna di fermarti più di dieci minuti. Ma ieri una mezzoretta mi sono fermato su un canale oltre il 50, che faceva l'ennesima replica di uno show teatrale di Ficarra e Picone, perché tanto dura uno dei loro sketch più riusciti, che se non l'avete mai visto ve lo metto in fondo al post col consiglio di guardarvelo tutto.

Se però andate proprio di prescia, vi indico io dove skippare. Ma prima alcune informazioni di contesto. Lo spettacolo è "maggiorenne", c'era Berlusconi premier, e fu mandato sulle reti Mediaset perché così fa chi è veramente potente: ostenta la sua potenza anche mostrando che "gli rimbalza" ospitare con rilievo i suoi oppositori, gente che non lo vota e che anzi ironizza su certe sue frequentazioni e abitudini. I due poi arriveranno fino a Striscia la notizia, il programma esemplare di questa finta satira (la satira è vera solo quando colpisce veramente, e di solito vale ai suoi autori come minimo l'esilio, vedi Daniele Luttazzi). Ma ai tempi erano ancora "vergini". E si incaricavano tra l'altro di dare voce a un movimento largamente maggioritario all'epoca, specie dalle mie parti: i no-Ponte eravamo quasi tutti, almeno quasi tutte le teste pensanti, o almeno quasi tutti i sedicenti di sinistra, perché il Ponte, si diceva, serviva solo alla mafia e a Berlusconi, e quest'ultimo a sinistra a sentirlo nominare tutti cominciavano a saltare (perché notoriamente "chi non salta Berlusconi è, è"). Gli davano voce a modo loro, denudando con ironia tutte le contraddizioni dell'operazione (prima tra tutte il costo, una cifra sufficiente a sistemare tutto il resto del territorio italiano, se solo avessimo quella sovranità monetaria perduta che ci consentisse di decidere dove investire, e quindi in una miriade di piccole opere indispensabili ma poco tangentizie e molto keynesiane, invece che in una enorme molto tangentizia e per niente keynesiana), impersonando i due ingegneri incaricati della costruzione alle prese con i problemi diciamo così logistici connessi. Più o meno nello stesso periodo, si occupava dell'impresa anche l'ingegner Cane di quel Fabio De Luigi esilarante con la Gialappa's prima di diventare un campione di insipidità al cinema.

Ma eccoci ai due passaggi cruciali, tra l'altro variamente profetici, cui saltare se non vi va di vedervi tutto il filmato:

  1. minuto 24, dopo che i due ineffabili capomastri avevano infilato di tutto, sul ponte, per accontentare parenti e amici, dall'asilo nido per la figlia all'autogrill per il cognato, passando per una serie di villette a schiera, ricevono una telefonata con la richiesta di metterci anche una pizzeria, che sulle prime rifiutano, ma poi invece capiscono, raggelando, da chi proviene...
  2. minuto 31, la Lega era da perculare e quindi anche il Ponte a un certo punto dichiara la secessione, con tanto di taglio dei collegamenti dalle sponde, che tanto per raggiungerle ci sono i traghetti (succederà davvero: se mai fosse ultimata una struttura del genere dovrebbe restare chiusa al traffico praticamente in ogni giorno di vento, se non ci credete informatevi su quanti metri deve oscillare un grattacielo per non crollare per effetto del vento, e stiamo parlando di un qualcosa di grosso ancorato al terreno alto al massimo qualche centinaio di metri, non di un qualcosa di relativamente sottile con oltre due chilometri di campata tra un ancoraggio e l'altro), ma allora ha bisogno di una Capitale... La scelta, allora dettata dal gioco di parole con la nota località adottata a simbolo anti "Roma ladrona", sa di vaticinio, visto che il principale sponsor del riciccio dell'operazione è proprio il leader di quelli che da un po' a Roma si trovano benissimo, e anche a fare affari con gli amici degli amici di quel Silvio ormai quasi fuori gioco, che proprio da loro fu portato a governare, dopo la stagione degli attentatuni e la tristemente nota Trattativa.

Buona Pasqua, anche se sentire parlare di Risurrezione di questi tempi suona beffardo...

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