Visualizzazione post con etichetta pasbas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pasbas. Mostra tutti i post

sabato 6 giugno 2026

ANCORA SULL'AI, IA IN ITALIANO

Pasbas ha preso l'abitudine di usare WhatsApp come fosse un blog, scrivendo post lunghissimi e però faticosi da leggere sul telefonino. Io che data l'età faccio ancora più fatica, e che continuo a pensare che un blog sia un posto più degno per riflessioni che debbano essere meno che evanescenti, ve li riporto pari pari qui, tanto ho un suo consenso generico, e sto comunque attento a evitargli ed evitargli denunce, che né io né lui abbiamo soldi per avvocati.

Per questo ho troncato la prima parte del post, quella in cui parla di una nota azienda informatica e del suo modus operandi, tra le altre cose corruttore della PA, tanto sono cose arcinote a noi smanettoni e allo stesso tempo impermeabili alla mente dell'utente comune, che vede solo il risparmio di fatica e accetta entusiasticamente qualsiasi innovazione lo comporti. Tenere tutto sul cloud? vuoi mettere rispetto ai faticosi e lunghi backup su supporti fisici, che costano pure e si rompono eccetera? tanto se ti scordi la password te la fanno reimpostare, e mai che l'evento ti evochi uno scenario in cui non è che te la sei scordata non funziona più e tu capisci che i dati che credevi tuoi erano del padrone del cloud, che per qualsiasi ragione può tagliarti fuori (che so, obbedendo a una direttiva politica di tagliare fuori dal mondo chi stacca i tappini dalle bottiglie di plastica, l'ho detta assurda apposta...), senza parlare di possibili disastri in un posto del mondo dove nemmeno sapevi che c'era in pratica tutta la tua vita. Infatti, come dice Pasbas....

I data center che supportano l’IA richiedono un consumo di elettricità che rappresenta un salto rispetto alla tradizionale architettura della rete, con conseguenti emissioni di CO2. Nel modello cinese si utilizza solo energia rinnovabile, chip GPU basati su tecnologia tri dimensionale che richiedono molta meno energia. I data center sono posizionati in zone desertiche o comunque disabitate nell'ovest Cina, non usano risorse idriche urbane. Altro elemento il Governo punta a sviluppare mini centrali nucleari a fusione non pericolose né inquinanti. I data center sono in zone disabitate e tutta l'attività di training (che consuma una bassa porzione dell'energia modello USA) avviene in quelle strutture, la parte di controllo invece (a consumo molto più basso) nelle città dell'est tecnologiche come Shenzhen. In pratica il modello energivoro e spaccone dei tycoon USA (...e getta nella monnezza della storia) è centrato sul potere centralizzato e sulle armi, quello cinese sul miglioramento del tenore di vita del popolo. Non credo sia irrilevante.

Che mi trovo, cito e linko un bellissimo articolo che un altro amico, Nino Mallamaci, che invece usa WhatsApp a mo' di newsletter delle tante attività pubblicistiche e letterarie a cui lavora per godersi appieno la pensione (la mia è tutta invidia, tra pochi anni lo imiterò), ha scritto sull'argomento, ma con taglio sulle questioni neuropsicologiche e cognitive, su Byte. Buona lettura.

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

domenica 11 gennaio 2026

UN IRANDIDDIO

Come con Internet abbiamo perso la capacità di documentarci in biblioteca o emeroteca, così con l'AI perderemo la capacità di spulciare Internet alla ricerca non dico della verità, che quella non esiste e comunque non è mai in chi ti dice di possederla, ma almeno di narrazioni dissonanti, agli estremi della curva gaussiana, dal coro dominante e dalla prima risposta dei motori a trazione AI.

Pasbas, essendo ancora più anziano di me, si esercita invece ancora nell'esercizio della propria pazienza e delle proprie residue facoltà intellettive per cercare spiegazioni e letture che non sentirete al TG o nei programmi di sedicente approfondimento televisivo. E siccome questa è la ragione sociale primigenia di questo blog, lo ringraziamo e pubblichiamo una serie di spigolature a proposito dell'IRAN.

Io sull'argomento continuo a pensarla come qualche anno fa (chi vuole legga qua), e resto sempre in attesa che il mio vecchio amico iraniano, che so che mi segue, si decida a mettere nero su bianco la sua visione e i suoi ricordi, che sarebbero di prima mano quindi ancora più preziosi per me e per voi se credete.

Intanto leggiamoci da Pasquale quello che ci racconta sull'ennesima declinazione del teorema per cui democrazia è quando vince chi piace a noi, a pochi giorni dall'ennesima meno una.


Secondo il NY Times gli USA si preparano ad un attacco a breve contro l'Iran; la giustificazione è sempre la stessa, il popolo chiede democrazia e noi gliela portiamo. Tra le opzioni c'è quella di non colpire obiettivi militari ma piuttosto i luoghi simbolo del potere civile. Colloqui Netanyahu/Rubio per coordinare l'attacco mentre Trump sottolinea i successi degli attacchi della scorsa estate. Le manifestazioni di protesta sono esplode improvvisamente in tutto il Paese a causa della forte inflazione e dell'aumento dei prezzi, il governo di Teheran cerca di reprimere le proteste. Le organizzazioni umanitarie parlano già di decine di morti, Iran International riporta che le forze di sicurezza usano proiettili veri contro la folla. Da filmati usciti clandestinamente dall'Iran si vedono sacchi contenenti cadaveri, fonti non ufficiali stimano che il numero delle vittime sia di duemila circa, ma è impossibile confermare i dati a causa del completo blackout di Internet. Khamenei afferma che il governo manterrà la sua linea di fermezza nei confronti di queste proteste. Alla domanda "cosa faranno ora gli USA", in conferenza stampa Trump ha risposto che in Iran i manifestanti hanno conquistato diverse città e che se proseguirà la repressione governativa e verranno uccisi dei civili gli usa non invaderanno l'Iran ma colpiranno pesantemente e dove fa più male. Gli ufficiali usa dicono che verranno severamente colpiti gli apparati della sicurezza, ma alcuni considerano che un attacco all'Iran potrebbe rivelarsi un boomerang facendo tornare il consenso nei confronti del governo. [Fonte Time of India]

L'Iran ha avvisato di controattacchi contro i sionisti e le basi USA se dovesse esserci un attacco a Teheran. Sono stati arrestati circa 200 manifestanti nelle ultime ore; durante i disordini in molte città sono stati incendiati edifici pubblici, il procuratore generale dice chi è coinvolto nei disordini sarà condannato a morte. Le linee telefoniche e Internet sono state messe fuori servizio. Secondo Tahid Asadi (inviato da Teheran di Al Jazeera) il capo della polizia ha dichiarato che il livello dello scontro si è intensificato e che il governo ha tracciato una linea rossa tra chi protesta e chi è da considerare un rivoltoso, secondo Khamenei un sabotatore. Il portavoce del parlamento Muhammad Ber Kalib ha dichiarato che le proteste sono giustificate vista la grave crisi economica e che gli iraniani hanno diritto di protesta. Parole di fuoco invece contro USA e sionisti. [Fonte Al Jazeera].

La verità su cosa accade realmente è venuta fuori da Pompeo, ex capo della CIA, che ha dichiarato “Buon anno nuovo ad ogni iraniano nelle strade. E anche ad ogni agente del Mossad che gli passeggia accanto.“ La cosa ha radici antiche, nell'alleanza dello shah con gli USA che faceva di lui il leader della nazione più potente della regione. Il suo servizio segreto Savak, formato e addestrato dai famigerati Mossad e CIA, aveva il compito di azzerare la dissidenza. In cambio veniva consentito il libero accesso alle aree petrolifere a assicurato il controllo poliziesco sull'intera regione. Nel 1964 però la Capitolation Law (imposta dagli USA) innescò la rabbia popolare: garantiva agli statunitensi in Iran la piena immunità giudiziaria. Questo generò il forte sentimento anti-USA che ancora è presente nella maggioranza degli iraniani. [Fonte prof Marandi, Università di Teheran]

Ayatollah Khamenei accusa gli usa di soffiare sul fuoco della rivolta interna e che le proteste sono orchestrate da interessi esterni al Paese. Accusa i rivoltosi di distruggere il proprio paese per fare felice il presidente di un altro stato. I media iraniani hanno riportato l'arresto di 200 uomini accusati di terrorismo e di essere tra gli organizzatori della rivolta. Sono stati trovati in possesso di armi di vario genere; a seguito di questo la violenza delle proteste di sarebbe attenuata. Khamenei ha ordinato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie il massimo stato di allerta. In un'intervista al Telegraph un ufficiale iraniano ha detto che lo stato di allerta è superiore a quello dichiarato durante l'attacco sionista. La fiducia di Khamenei è nelle forze speciali in quanto la loro fedeltà è stata sempre assoluta, mentre altre forze di sicurezza si sono fratturate al loro interno. Secondo un funzionario iraniano Khamenei ha messo il suo futuro nelle mani di IRGC in quanto coinvolti in molti organi del sistema e costituiscono il vero pilastro leale dello stato. Inoltre le città sotterranee dei missili sono state attivate, l'Iran è pronto a fronteggiare le minacce interne come quelle esterne. Le voci di una resa del leader in caso di peggioramento della situazione sono da considerare false: la ritirata non è considerata un'opzione

domenica 7 dicembre 2025

I PUNTINI SULL'AI

La cosiddetta Intelligenza Artificiale, in sigla AI perché viene dall'inglese, si è già meritata alcuni post su questo blog fin da maggio 2023, e anche con lo stesso Pasbas a contribuire come oggi. Nel frattempo, è entrata nel quotidiano di chiunque, anche degli inconsapevoli, e le stesse amministrazioni pubbliche hanno nei suoi confronti atteggiamenti ondivaghi: da una parte divieti, peraltro giustificatissimi quando si maneggiano dati sensibili dei cittadini dal momento che il meccanismo di dati si nutre per sembrare intelligente, dall'altra tentativi più o meno efficaci di rendere funzionari e cittadini consapevoli, ispirati alla radice dall'argomento retorico che gli strumenti tecnologici non sono buoni o cattivi in sé ma dipende dall'uso che se ne fa.

Allora ben venga ogni tanto riparlarne. Oggi è Pasbas a darci l'occasione, col contributo che segue, incentrato sul raffronto tra USA e Cina. Io ne approfitto per linkarvi anche un altro contributo, di Ramirez visto su Comedonchischiotte, che ne spiega bene l'impatto esiziale sul sistema capitalistico, e quindi perché l'argomento retorico di cui sopra in questo caso non vale, come non vale l'approccio antiluddistico che si usa verso chi osa fare resistenza a questa vera e propria "arma di fine di mondo". Che la Cina avrebbe distrutto la cosiddetta civiltà occidentale era cosa nota, e non per malvagità ma per il mero funzionamento dei meccanismi di economia internazionale descritti da Ricardo. La AI è solo l'ultimo mezzo.

---

AI, la Cina non è vicina

di Pasbas

Cosa è

La AI è un complesso molto grande di differenti elementi a vari livelli che va sotto il nome di ecosistema. Questo ecosistema è suddiviso in 5 differenti livelli.

  1. Energia necessaria all'interno ecosistema. La Cina dispone il doppio dell'energia USA.
  2. Chip + software base della tecnologia sulla quale poggia AI. USA abbastanza avanti nella progettazione e realizzazione, Taiwan è il principale luogo di R&S (Ricerca e Sviluppo).
  3. Infrastruttura che sostiene l'ecosistema nei suoi diversi aspetti: terreni per le fabbriche, energia necessaria, finanza e grandi investimenti. La Cina è molto avanti in tutto, inoltre nella velocità di realizzazione manifatturiera non c'è confronto con USA
  4. Modelli AI: il sostrato sul quale vengo realizzate le varie applicazioni nei campi di medicina, armi, scienze, istruzione, ecc.. Sviluppo quasi alla pari con una grossa differenza: la Cina fa grande uso ed è fortemente impegnata nell'Open Source, cioè utilizza e sviluppa software aperto e gratuito. Inoltre il 50% degli sviluppatori software è composto da ingegneri cinesi. La situazione attuale è di un vantaggio tecnologico USA di circa 6 mesi.
  5. Applicazioni: questo è il livello nel quale vengono realizzate le applicazioni che usa l'utente finale, ad esempio la telemedicina, la robotica civile e militare, ecc..

Energia 

A causa dei suoi bassi costi e della grande disponibilità per la Cina, un prodotto equivalente USA costa da 4 a 8 volte l'equivalente cinese (non viene menzionato il costo del lavoro ergo le differenze sono ormai ridotte).

Fiducia

I cinesi hanno una percentuale di cittadini che non temono anzi sono entusiasti dell'AI dell'80%, negli USA raggiunge il 20%. 

Istruzione

In Cina nelle scuole, a partire dalle primarie, AI è divenuta materia curricolare. Su 10 scuole di tecnologia di alto livello 9 sono cinesi, per questo in termini di istruzione la Cina è avanti rispetto a tutto il resto del mondo. Il sistema produce moltissimi studenti ultra qualificati, per questo il 50% dei ricercatori e sviluppatori di AI è cinese. Questo ha portato la Cina a registrare nel 2024 il 70% dei brevetti Hi-Tech del mondo.

Industria

Le aziende cinesi "miste" investono soprattutto in R&S nel campo dei modelli (chatGPT, Deep seek, ecc.) mentre lo stato, attraverso Huawei, investe nello sviluppo dei chip e del software relativo ad essi.

sabato 11 ottobre 2025

PACE UN CORNO

Non è una ricostruzione di AI, è un fotogramma di un
avvenimento reale, nel 2014 a Piazza San Pietro...
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante

Fabrizio De Andrè

L'aver imbottito il prosciutto costituito dalla elementare considerazione (qui Blondet) dell'inutilità e anzi controproducenza dei blocchi stradali dei manifestanti proPal tra due fette di pane, una messa in piano che più esplicita non si può nella questione israelo-palestinese inquadrata come colonialismo (sentire Roger Waters) e una condanna netta del piano neocolonialista cosiddetto di pace, non mi ha messo a riparo dalle critiche (la peggiore, di essere voce della maggioranza benpensante: quasi nessun'altra offesa mi ferisce di più) di chi ha voluto guardare solo alla farcitura.

Per sgombrare il campo agli equivoci, e sperando che non si ripetano episodi come quello che ho stigmatizzato io, non riuscendo a ridire ancora meglio la prima fetta, ho deciso di ospitare un altro articolo di Pasbas che mi aiuta a specificare meglio la seconda (mi autocito, la "ignobile soluzione 'di pace' con [...] Trump e [...] Blair al timone [...] tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati").

Il pezzo, com'è facile constatare, è di qualche giorno fa. Nel frattempo, gli accordi sono stati firmati, e persino con qualche piccolo miglioramento (ad esempio, togliendo di mezzo quel bugiardo patentato di Tony Blair). Purtroppo, le criticità evidenziate da Pasquale, come avrete modo di rilevare leggendo, rimangono in buona parte in piedi. E chi c'era quando Rabin e Arafat presero il Nobel per accordi di pace infinitamente migliori di questi, e prima l'uno poi l'altro finirono assassinati (l'ebreo dai suoi) perché le cose potessero ricominciare come prima, sa che volendo si può pure essere contenti, ma con riserva...


Il piano di pace trumpiano

di Pasbas

I punti focali che indicano come il piano non dia alcun beneficio ai palestinesi (mio parere personale - va però affermato che la scelta finale è dei palestinesi e solo la loro):

  • p.to 3) indica la cessazione immediata del conflitto ed il ritiro dell'IDF da Gaza, per tale ritiro non è fissato alcun termine di tempo (mio commento: i sionisti decideranno in autonomia se e quando).
  • p.to 6) Hamas dovrà deporre le armi (i sionisti ovviamente no) e gli sarà concessa l'amnistia (da quale tribunale e per quale accusa?).
  • p.ti 7) e 8) all'accettazione dell'accordo saranno immediatamente forniti aiuti ai Gazaui e rimesse in funzione le infrastrutture distrutte (a spese di chi, sono definiti i danni di guerra inflitti dai sionisti?). Gli aiuti saranno gestiti da organizzazioni dell'ONU che devono essere indipendenti dalle parti in conflitto (l'unica organizzazione attiva dal 1948 e in grado di operare a Gaza è UNRWA definita dai sionisti collusa con Hamas, ergo gli sarà consentito di tornare ad operare?).
  • p.to 9) Gaza avrà (nessun termine di tempo definito) un governo apolitico e tecnocratico supervisionato dal premio Nobel Trump e dal laburista pacifista Blair, già benefattore e promotore degli aiuti esplosivi forniti dal cielo all'Iraq, condannato in GB per le sue bugie. La chicca finale: una volta riformata la AP essa potrà governare Gaza col beneplacito coloniale (persero nel 2006 clamorosamente le elezioni nei confronti di Hamas).
  • p.to 12) qui la bugia, il cinismo e l'ipocrisia raggiungono vette dolomitiche: nessuno sarà costretto ad abbandonare Gaza, chiunque vada via avrà diritto al ritorno (falso dal 1947 in avanti), i Gazaui saranno "incoraggiati a restare" (in un luogo con 50 milioni di tonnellate di macerie e materiali altamente tossici, esplosivi, amianto, prodotti chimici rovesciati dai sionisti sulla Striscia, falde acquifere inquinate).
  • p.to 13) I gruppi della Resistenza Palestinese non avranno alcun ruolo nel governo di Gaza (l'entità sionista, gli USA e la GB si), ogni tipo di arma e di dispositivo terroristico dovrà essere distrutto insieme con i tunnel e le fabbriche di armi sotterranee. Il processo di smilitarizzazione di Gaza sarà supervisionato da non meglio specificati organismi indipendenti.
  • p.to 16) l'entità sionista non occuperà né annetterà Gaza, IDF si ritirerà da Gaza (nessun riferimento a quando, come e fin dove, le fasce definite sono tre). IDF trasferirà il controllo della Striscia ad una forza internazionale di pace (ISF).

P.S. - La decisione se trattare su questi punti ed eventualmente accettare la proposta spetta ovviamente in modo esclusivo ai Gazaui, i miei sono solo dei commenti personali basati sulle notizie che sono riuscito a reperire durante questi due anni di genocidio.

domenica 28 settembre 2025

MA TU L'HAI FATTO LO SCIOPERO?

Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scelta non è dettata dall'importanza. Voglio dire, il fatto che non parli tutti i giorni di Palestina non significa che invece tutti i giorni io non ci pensi, non mi girino i cabbasisi ogni volta che ascolto un telegiornale, e non sia continuamente e fermamente indignato dal massacro quotidiano. Solo, per parlarne devo avere qualcosa di personale o interessante da aggiungere, altrimenti un blog sarebbe solo un inutile altoparlante dell'ego, e per questo ci sono già i social (che infatti non frequento, fatta eccezione per FB che però uso solo per veicolare i link dei nuovi post sul blog, e poco altro).

Per l'interessante ci ha pensato Pasbas, da cui ricevo e volentieri pubblico l'articolo che segue, come sempre puntuale e rigoroso. Per il personale aggiungo un episodio, che peraltro è congruo con un passaggio dell'articolo di Pasquale: no, non ho partecipato allo sciopero generale pro-Pal, e a domanda ho risposto perché. Gli è che trovo, ormai, che il valore di queste manifestazioni sia quasi esclusivamente autoreferenziale e consolatorio. Della serie: "ho partecipato, sono un vero attivista di sinistra, sto a posto così". Invece Pas propone cose più concrete, come il sostegno ai portuali e il boicottaggio diretto e mirato (qui una guida de l'Indipendente, qui un articolo de Il fatto alimentare), anche se nulla sarebbe più utile dell'esercizio della leva elettorale democratica, peccato che non ci sia all'orizzonte uno schieramento che prometta credibilmente (qui un bel test di Lameduck) di eseguire un tale mandato specie disobbedendo all'UE se (com'è probabile) servisse. In questo contesto, risulta una presa in giro persino il riconoscimento dello Stato palestinese, e la cartina qui sopra è utile a capire perché, la formula "due popoli due Stati" non rappresenti più, dopo decenni di colonizzazioni ulteriori, un'alternativa praticabile. Infatti, è ora di iniziare a pensare a Israele come al Sudafrica, ai sionisti come ai bianchi colonizzatori, ai palestinesi come ai neri schiavizzati e ghettizzati, e a un Mandela che emerga (e guidi un Paese riconciliato sulla base del principio "una testa un voto", senza distinzioni di razza o religione - qui Moni Ovadia) come unico orizzonte, per quanto oggi possa sembrare utopico, che risolverebbe le cose.

---

F35 - Sumud flotilla - Manifestazioni pro Palestina 

di Pasbas

Continuo a seguire giornalmente da due anni l'evolvere della situazione nell'Ovest Asia per cercare dei punti fermi su cui basare una analisi almeno parzialmente corretta e credibile. Come per chiunque, opinion leader o semplici osservatori come me, le informazioni su cui lavorare sono poche, arrivano spesso dopo diversi passaggi e sono difficilmente verificabili. L'unico modo che ho trovato almeno parzialmente efficace è quello di incrociare tra loro fonti che hanno referenti diretti sul campo e che ho riscontrato riportare notizie, confronti, analisi e dibattiti tra persone di alta levatura e riconosciute a livello internazionale per competenza e serietà (prof. Marandi, prof. Mersheimer, Jeffrey Scott ex CIA, Laith Marouf giornalista libanese, prof. Ilan Pappè e tanti altri). Ho ovviamente evitato, come si evita la peste bubbonica, qualsiasi fonte che riporti le veline governative del cosiddetto mondo civile e democratico.

Finito il "pippone introduttivo" passo ad affrontare i temi accennati nel titolo, cercando di spiegare il nesso tra i diversi elementi:

  • F35. E' di un paio di giorni fa la notizia di una ennesima violazione dello spazio aereo di una nazione sovrana (Yemen) da parte dei criminali sionisti della IAF (Israeli Air Force). E fino a qui nulla di nuovo sotto il cielo; la novità e grossa però c'è e riguarda la fine infausta di questa ennesima violazione sionista del diritto internazionale: il jet è stato abbattuto dalla difesa aerea di Ansar Allah e con azione coordinata e estremamente rapida catturati i due piloti; piloti che con tutta probabilità, una volta localizzati da IAF, in ottemperanza alla famigerata "Hannibal Directive", sarebbero stati assassinati dalla stessa IAF per non farli cadere in mano nemica. Anche su questo Ansar Allah ha dimostrato di avere delle efficienti e preparate FFAA, capaci di anticipare le azioni della potenza imperiale e della loro mano armata sionista. Va ricordato che lo Yemen è sotto sanzioni pesantissime dal 2015, che ha subito un genocidio sistematico con bombardamenti continui che in sette anni hanno ucciso oltre 300 mila civili, il tutto sotto la criminale direzione dell'impero usraeliano e eseguita dai lacchè di Saudi Arabia e monarchie del Golfo, che hanno usato armamenti, aerei, cannoni e bombe fornite dall'impero. Nonostante questo, nonostante la povertà endemica resa estrema dagli embargo imperiali, nel panorama dell'Ovest Asia le FFAA di Ansar Allah sono riuscite a respingere due attacchi aerei usa, hanno fatto fuggire due portaerei che minacciavano le loro coste, hanno bloccato nello stretto di Ab El Mandeb diversi cargo diretti o provenienti dall'entità sionista. Insieme colle altre forze dell'Asse della Resistenza sono stati gli unici ad opporsi in modo sistematico al genocidio dei palestinesi attaccando gli obiettivi sensibili sionisti con droni e missili ipersonici "Palestine 2" sviluppati e realizzati localmente. La loro è davvero Resistenza armata fino alla liberazione dei popoli oppressi dall'impero, palestinesi in primis.
  • Global Sumud Flotilla. In un paio di mesi di duro ed encomiabile lavoro, gli organizzatori della coraggiosa iniziativa sono riusciti a formare una unità marittima di oltre 40 navigli provenienti da ogni parte del Mediterraneo. E' la prima volta che viene dispiegata una forza civile di pace di tale dimensione, questo anche grazie al supporto fattivo dei portuali europei. Un insieme di 16 paesi (Irlanda, Spagna e Slovenia per l'Europa) hanno firmato un accordo che intima ai sionisti di "non attaccare la flotilla e di non torcere un capello" agli attivisti a bordo delle barche. Qui mi sorge il primo interrogativo: in caso di abbordaggio piratesco dei sionisti questo gruppo di dichiarati difensori della Flotilla cosa vorrebbero fare? Organizzare una flotta multinazionale da mandare nel Mediterraneo per contrastare e/o combattere contro INF (Israeli Navy Force)? Oppure elevare una ennesima "vibrante protesta" in un'Assemblea ONU? C'è inoltre da considerare una singolare coincidenza, nello stesso periodo e nella stessa zona Egitto e Turchia hanno organizzato delle manovre militari congiunte tese a rafforzare le rispettive sicurezze nazionali sotto il profilo marittimo. Come si comporterebbero queste due flotte se dovessero intervenire in soccorso delle barche della Flotilla? Non ho ovviamente alcuna idea a riguardo, l'unica è aspettare lo svilupparsi degli eventi. Chi invece si è opposto con atti concreto e dal 2021 a fare attraccare le navi che trasportano armi, bulldozer e altro, allo stato sionista sono i portuali italiani ed europei. Respingendo queste navi tengono sotto pressione i loro governi complici del genocidio. Per ultimo ma non meno importante, sempre loro hanno preannunciato un blocco totale dei porti nel caso venisse attaccata la Flotilla. Visto però lo scenario e i precedenti anche recenti, mi chiedo che possibilità hanno gli attivisti di attraccare sulle coste di Gaza. Da ultimo mio fondamentale interrogativo, qual è il reale obiettivo della iniziativa, arrivare a Gaza o farsi respingere per testimoniare al mondo la ferocia sionista (lo sappiamo da oltre 100 anni)? Aprire un corridoio umanitario confrontandosi colle navi di INF? Richiedere l'intervento diretto dei 16 e magari anche degli stati nei quali le barche sono immatricolate?
  • Manifestazioni pro Palestina. Dopo quasi due anni di prese di posizione dei governi, accampamenti universitari, manifestazioni imponenti in tutto il mondo, repressione blanda o feroce dei militanti dei cinque continenti, dopo tutte queste energie messe in campo nulla si è mosso, non si è avanzati sulla strada della pace giusta neanche di un centimetro. Anzi gli "usasreliani" hanno massacrato il Libano, distrutta la Siria, attaccato l'Iran, bombardato più volte lo Yemen, intensificato il massacro dei Palestinesi sia a Gaza che nel W.B.; mi chiedo allora e chiedo a chi legge: se tutto quanto sopra detto è vero, qual è la funzione di questo genere di opposizione "non violenta"? Non intendo che non sia giusto manifestare, voglio dire che più che una questione ideale qui si tratta di salvare fisicamente un popolo da un feroce mostro a tre teste, USA-Israele-Europa.

Tento a questo punto di tirare le conclusioni di quello che ho prima trattato, eventi, riflessioni e dubbi compresi.

Si riscontrano livelli diversi di reazione al genocidio in corso che hanno effetti e obiettivi diversi. L'Asse della Resistenza ha scelto la strada del contrasto commerciale e militare allo strapotere di "usraele", bloccando navi, lanciando missili e droni, resistendo con armi progettate in loco ed autocostruite, con tunnel irraggiungibili e quant'altro a disposizione di popoli martoriati da decenni di violenze ed embargo perpetrate dall'Occidente democratico. Popoli che nonostante la ferocia genocida di cui sopra non cedono e rimangono attaccati alla propria terra con una determinazione incrollabile.

Dall'altra ci siamo noi, le nostre manifestazioni, i movimenti, le roboanti dichiarazioni, i riconoscimenti (l'italietta si dimostra però coerente fino in fondo non aderendo) ormai "postumi" dello stato palestinese, in una cornice di due Stati per due popoli, cosa assolutamente ridicola e non più realizzabile vista la pervasività degli insediamenti coloniali.

Anche qui però vedo degli spiragli tenuti aperti da lavoratori dei trasporti, soprattutto operai ma non solo, disposti a rischiare in prima persona pur di non consentire il transito di navi e aerei diretti allo stato sionista, che trasportano armi utilizzate per continuare l'azione genocidaria. Credo che oltre che un sostegno ad operazioni di sicuro successo da un punto di vista mediatico (Greta Thumberg docet) dovremmo sostenere quest'ultimo tipo di boicottaggio attivo, appoggiarlo con manifestazioni in loco coordinate con gli aeroportuali, finanziare la loro lotta, proteggerli da ritorsioni dei datori di lavoro e da repressioni poliziesche. Fare diventare inoltre di massa le attività di boicottaggio di BDF e non solo, andando davanti ai supermercati, ai mercati rionali e ad altre attività commerciali che vendono prodotti sionisti. Continuare la controinformazione per sbugiardare chi definisce le forze della Resistenza col termine "terroristi", rovesciandogli addosso tutto quello che i loro amici stanno facendo colla loro vigliacca copertura Internazionale. Parlare di Hamas, Jihad, Hezbollah, milizie irachene, siriani e iraniani spiegandone la storia, le motivazioni e la legittimità.

Per ultimo ma non meno importante dobbiamo partecipare al movimento popolare sì ma cercando di dargli una prospettiva politica di più lungo respiro, che gli consenta di continuare la sua azione fondamentale anche quando la carica emotiva e l'entusiasmo attuale saranno sostituiti alla devastante "assuefazione" a quanto di peggio vediamo accadere da noi e nel mondo.

La lotta ed il conflitto sono secondo me l'unica strada per sconfiggere il neocolonialismo imperialista.

giovedì 17 luglio 2025

NAZISRA

La cronaca ci conferma che l'opzione militare per risolvere qualsiasi controversia è sempre la prima, se non l'unica, per Israele, proprio mentre mi stavo accingendo a pubblicare una interessantissima intervista a Shir Hever, analista economico, già coordinatore del gruppo sull'economia di guerra di BDS (che sta per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, questo il sito italiano).

Che la presenza di un'entità così sproporzionatamente munita militarmente nell'area poco avesse a che fare con le legittime aspirazioni di un popolo martoriato e molto con l'installazione di un presidio USA/NATO in zona nemica è verità storica acclamata e indiscutibile, e solo chi non è d'accordo con questo assunto o se ne dimentica poi non riesce a comprendere la logica delle azioni israeliane. 

La rappresaglia contro il rapimento degli ostaggi di un paio di anni fa, infatti, ha proporzioni da fare impallidire quelle naziste durante l'avanzata alleata sul fronte italiano ("solo" dieci italiani per ciascun tedesco ucciso, come per la vicenda via Rasella / fosse Ardeatine), tanto da stragiustificare l'etichetta di Genocidio, da ultimo adottata persino da una relatrice speciale ONU (per questo tacciata, e come ti sbagli, di "antisemitismo", etichetta usata ad minkiam perché anche i palestinesi sono semiti e quindi se guardiamo ai numeri gli antisemiti peggiori sono proprio gli israeliani).

Ma i contatti col nazismo purtroppo non si limitano a questi paragoni logici: la traduzione in gioco di parole del titolo di questo post (vagamente ispirata peraltro all'operazione simile dei CCCP col brano PunkIslam) è giustificata anche dalla ipotesi storica alternativa (tanto sorprendente ed eretica da essere stata nel tempo insabbiata e/o bollata con l'etichetta di comodo di complottismo) che vede un accordo tra nazisti, ebrei e capitalismo occidentale (tre entità tutt'altro che separate, col futuro nemico germanico ci facevano affari in tanti, persino il patriarca petroliere dei Bush) alla base delle prime colonizzazioni ebraiche in Palestina, già negli anni 30. Di questo e altri temi adiacenti gli accadimenti in Palestina si parlerà nel dibattito moderato da Pasbas il prossimo 25 luglio, della cui locandina l'immagine a corredo di questo post è un estratto. Come assaggio, Pasquale ci manda il testo qui appresso.

---

Come il genocidio di Gaza porterà Israele al collasso

Intervista a Shir Hever di Electronic intifada, traduzione di Pasbas

Dopo i 10 mesi di guerra condotta come genocidio della popolazione civile Palestinese di Gaza e WB e dopo la guerra contro i civili libanesi e siriani, i sionisti si sono finalmente decisi a lanciare l' attacco finale contro l'Iran. Purtroppo per loro però la loro inumana arroganza (e razzismo) senza limiti è stata fortemente ridimensionata dalla assoluta tenuta del governo iraniano: hanno subito gravissimi danni materiali per le loro postazioni strategiche, porti, aeroporti, laboratori di ricerca militare, sedi dell'IDF e del Mossad, sedi del reparto 8200, sedi delle big tech usa (per i sionisti e loro mandanti userò sempre la scrittura in minuscolo, non sono refusi).

Questo ignobile stato sionista militarizzato in tutte le sue componenti, dalla scuola per la prima infanzia all'università, dal commercio all'industria, dell'agroalimentare al settore costruzioni ecc., ha subito gravissimi danni. ad un'economia già quasi completamente assistita dall'occidente (loro fanno in nostra vece il gioco sporco in West Asia). Il prodotto interno lordo è crollato dell'8%, la borsa ha perso miliardi di dollari in un solo giorno di guerra all'Iran. Per sopportare e supportare questo folle piano di genocidio delle popolazione della regione e finanziare le spese militari dirette e indirette il governo ha imposto tagli draconiani alla spesa sociale, per cui le strutture pubbliche stanno per collassare, i riservisti richiamati hanno dovuto abbandonare il loro lavoro mettendo in crisi aziende di ogni dimensione e importanza.

Nonostante il conseguente default di fatto l'economia dei sionisti è giudicata ancora affidabile dalle agenzie (sioniste anch'esse) di rating, le stesse che fecero fallire un grande paese come l'Argentina nei primi anni 2000. Queste aperture di credito hanno "spinto" le banche ad investire sui bond di questo stato fantasma! I paesi occidentali come usa, canada e gb non possono elargire direttamente denaro ai sionisti perché non esiste un meccanismo finanziario che lo permetta: se tale meccanismo esistesse i paesi del sul del mondo depredati dal colonialismo occidentale potrebbero richiedere riparazioni in denaro equivalenti agli enormi danni subiti. Una sola volta gli usa trasferirono un prestito di 10 mld di $ facendo da garante; Clinton lo propose quale incentivo per le trattative di pace di Oslo. Il trucco non funzionò perché la furbizia avida tipica dei sionisti si rivolse contro i loro stessi interessi: in una riunione plenaria della Knesset si chiese agli usa di saldare il debito contratto e come risposta il congresso usa rispose non paghiamo "né ora né mai più!"

Come conseguenza del dosaggio dei valori assegnati ad israele dalle conniventi agenzie di rating la lobby sionista degli usa ha costretto le municipalità, di cui ha il controllo, ad acquistare bond-carta straccia con i fondi pubblici dei contribuenti destinati ad infrastrutture, welfare ecc. Anche così però ovviamente i sionisti non riescono a pagare i debiti e ad appianare il bilancio. Quanto all'aggressione all'Iran che ha provocato al paese danni ingenti e soprattutto centinaia o forse migliaia di morti di civili innocenti, questa volta e per la prima volta i sionisti hanno pagato duramente il loro disumano bullismo: la raffineria ed il porto di Haifa non sono più operativi, l'aeroporto principale funziona a singhiozzo, molte compagnie non ci atterrano più (e Ansar Allah continua a bombardalo), la Colombia ha sospeso le forniture di carbone, l'Azerbaijan ha difficoltà a fornire il petrolio perché il transito attraverso la Turchia la popolazione, disgustata dal genocidio in atto, lo impedisce, creando problemi al governo. Il settore strategico delle costruzioni, a fronte di una grave crisi degli alloggi, non riesce a riprendersi: ai lavoratori palestinesi del WB dal 2022 è interdetto l'ingresso in israele; Cina e India, per ragioni che riguardano la loro incolumità, stanno facendo rientrare il loro cittadini; i prezzi degli appartamenti nel contempo sono in continua ascesa. 

Forze armate: il capo supremo delle forze sioniste è comparso alla knesset dichiarando che le truppe sul campo non sono più sufficienti, nel contempo i fascisti presenti nel governo ed in parlamento chiedono che l'occupazione di Gaza sia permanente e a questa richiesta la risposta chiara del generale in capo è (cito testualmente) "in questo caso Israele cesserà di esistere!" I soldati esausti chiedono a gran voce che gli ultraortodossi subiscano la coscrizione obbligatoria come tutti gli altri israeliani. Durante l'attacco all'Iran a livello politico si è verificato un fenomeno interessante: le (finte) opposizioni sioniste al governo nazista di Netanyahu hanno mutato atteggiamento nei suoi confronti, che è anche per loro "il leader che ci protegge tutti". 

Alla domanda dell'intervistatore sul successo sionista del tentativo di cambio regime, l'intervistato ha chiosato: "il cambio regime c'è effettivamente stato, ma non in Iran!"

domenica 22 giugno 2025

GOTT MIT UNS

Chi non sopporta l'idiozia e la malafede non può guardare la TV in questi giorni. I commentatori, infatti, proprio come col covid si dividono in due gruppi: quelli che la narrazione ufficiale, quella per cui l'Iran stava per costruirsi l'atomica e Israele bombardandolo sta facendo il lavoro sporco a favore dell'Occidente Democratico intero, la sposano acriticamente, e quelli che le danno eco perché prezzolati o comunque interessati portatori di propaganda di regime. Io personalmente, come molte volte ho già detto, preferisco i secondi, perché almeno hanno un motivo valido (se mi sistemate fino alla settima generazione se mi unisco al coro vacillo anch'io, è umano - vero, Giggino?) e soprattutto perché i primi sono molto ma molto più numerosi. L'Indipendente qui fornisce una piccola antologia di questa "falsa coscienza" propagata a reti unificate, leggetevela: è piuttosto istruttiva.

Quindi, niente TG, perché "in guerra la prima vittima è la verità", e inoltre avendo ancora qualcosa tra le orecchie bastano i cinque minuti del rullo di prima mattina per tenersi aggiornati, altro che l'opera certosina che fa Pasbas sentendosi in dovere di rovesciarla sui suoi contatti social (per carità, continua, ti apprezzo e ti voglio bene, ma non sposti una virgola, non convincerai mai nemmeno uno, ti legge solo chi è già convinto e la pensa come te, e solo qualcuno riesce a leggere tutto), perché invece sul quadro generale la ricostruzione è estremamente chiara. C'è una potenza nucleare, messa con una scusa a presidiare un quadrante nemico da altre potenze nucleari tra cui una superpotenza, che si sente in dovere di stabilire che un altro stato sovrano non può diventare una potenza nucleare anche lui, e quindi di attaccarlo militarmente per impedirglielo ovviamente procurando vittime innocenti, danni ingenti, e visto l'oggetto del contendere rischiando di causare un disastro anche ambientale con effetti non confinabili. Si, esatto, sto dialetticamente dando credito alla tesi dell'attaccante: facciamo che l'Iran stava davvero implementando il nucleare a scopi civili con scopi militari nascosti. Chi sei tu per dirgli che non può?

Questa "asimmetria" di giudizio, per cui "i nostri" avendo ragione ed essendo portatori della Libertà e della Democrazia possono fare cose che "gli altri" non possono fare (ad esempio intervenire in aiuto di popoli amici sotto aggressione, come hanno fatto i russi in Ucraina dal loro legittimo punto di vista), è un vulnus della logica, un vizio che si può riassumere con la formula "Dio è con noi", infatti usata da Bibi persino nei discorsi ufficiali, chissà se rendendosi conto di stare ripetendo le stesse parole di un certo Adolf Hitler, dopo aver peraltro adottato il suo stesso metro, anzi uno molto peggiore, nel diritto di rappresaglia dopo il fatidico 7 ottobre (ma facendo i conti delle vittime israeliani e palestinesi dal 1948, anche da prima). Una formula che stringi stringi è alla base di tutte le guerre, da quando gli ominidi si alzarono su due zampe brandendo con quelle anteriori finalmente libere dei femori a mò di arma, che un visionario ci mostrò equivalevano alle astronavi, altro che progresso della civiltà umana.

domenica 27 aprile 2025

OGNI RESISTENZA È UTILE

Chi non se n'è ancora accorto è perché forse ha il telefonino obsoleto o quasi e nel suo device la funzionalità non appare: da un po' di giorni è comparsa una nuova icona in Whatsapp, una rotellina che incentiva l'interpello dell'Intelligenza Artificiale durante il normale utilizzo dell'applicazione, affiancata dal cambiamento della descrizione dentro la casella di ricerca, in "chiedi a Meta AI o cerca", che significa che anche se non clicchi sulla rotellina le tue ricerche sono automaticamente utilizzate per implementare la mole di dati su cui si basa la cosiddetta Intelligenza Artificiale. La rotellina è qui a sinistra, la dimostrazione dell'ultimo assunto è nelle stesse comunicazioni di Meta ai suoi utenti: qui sotto vi riporto quelle che chiunque voglia può trovare su Facebook.

Dico "cosiddetta" perché, repetita juvant, chi parla di "intelligenza" lo fa a mo' di slogan di marketing, se sa di quel che parla, altrimenti a pappagallo, ma stiamo parlando di un qualcosa che ha a disposizione una mole di dati da incrociare tale che SEMBRA dia risposte intelligenti e autoimparanti, e senza quei dati non sarebbe in grado di fare niente. Ecco perché chi ha in mano il giochino, e si sta arricchendo smodatamente, non fa altro che cercare di accumularli, da un lato prendendoseli a gratis dagli utenti (quasi tutti entusiasti del nuovo gingillo) e dall'altro stivandoli in centri sempre più grandi ed energivori. Una logica che, lungi dall'essere rivoluzionaria, è decisamente reazionaria, se si pensa che i CED erano una necessità elefantiaca degli albori dell'informatica che sembrava essere stata superata per sempre dalla possibilità di condividere informazioni e capacità di loro elaborazione data dall'avvento di Internet.

Ma non è la prima volta nella storia dell'umanità che una concessione potenzialmente democratica, lasciata espandere dai detentori del Potere perché costretti (che so, da un guaio grosso che avevano combinato, tipo una guerra mondiale) e/o perché pensavano di averne molti vantaggi e pochi rischi, viene "ritirata" più o meno gradatamente e riconoscibilmente appena comincia a manifestarsi il suo potenziale "eversivo". Se ci pensate, è successo con quasi tutti i diritti economici fondamentali, con la complicità di chi si è fatto abbindolare dal baratto coi diritti cosiddetti civili (che senza quelli economici valgono zero), perché non doveva succedere con i PC (chissà, forse il destino è nel nome...)?

Fatto sta che persino l'amministrazione pubblica sta tornando alla logica dei Centri di Servizio delle Finanze, che però almeno erano di proprietà dello Stato, dei veri e propri bunker peraltro, mentre adesso mette in braccio a Microsoft tutti i suoi documenti e se non ci sei connesso non solo non vedi quelli ma nemmeno funziona quel trabiccolo portatile che ti da per lavorare, presto unico feticcio di quell'ufficio che persino Fantozzi pur nel sottoscala aveva e che hanno in animo non abbia invece più nessuno. Ma anche il progetto di costruirsi dei data center in casa ha le sue controindicazioni (in primis, energetiche e di impianto ambientale), senza contare che prima di farne di nuovi si poteva scegliere di mantenere e semmai implementare quelli vecchi in possesso delle varie PA, anziché spostare i dati in mano a multinazionali private.

Tornando a noi, l'utente medio non si accorge della rotella o la usa senza pensarci, quei pochi che si rendono conto dell'ennesimo salto di qualità nel "furto di profilo" fanno spallucce e ridacchiano, se glielo fai notare, ricordandoti ("si, come se non fossero anni che sanno tutto di noi!") di tutti i furti precedenti come la rana nella pentola con l'acqua calda e dimenticando che uno tu avevi lanciato l'allarme anche prima e due esiste una temperatura in fisica in cui l'acqua bolle e la rana cuoce.

Perciò, posto che ormai non possiamo fare a meno di questo applicativo di messaggistica per il semplice motivo che ha soppiantato nella quasi totalità dei nostri amici parenti conoscenti persino le funzioni base del telefonino, dobbiamo informarci bene su cosa comporta l'integrazione con metaAI e su come limitarne al massimo l'utilizzo. Ringrazio Pasbas per i link, mentre il suo consiglio di passare ad altra app analoga (magari "cinese" come WeChat o "russa" come Telegram) si scontra con la reale possibilità che una azione dal basso possa avere un impatto significativo nelle abitudini di massa, che per un qualcosa che deve servire a tenerci in contatto con tutti sono decisive. Lui è ancora più veterocomunista di me, e ci crede.

Ma al di là di ogni piccola o grande differenza di posizione tra quelli che sollevano il problema, l'importante è che questi esistano, esistiamo, perché qualsiasi forma di resistenza a qualsiasi cosa che cerca di imporsi in modo pervasivo è da benedire, anche la più effimera e senza speranze. "Ogni resistenza è inutile" era lo slogan dei cattivi più cattivi dell'universo di Star Trek, ma alla fine qualcuno glielo ha ricacciato in gola (leggi questo mio vecchio post per approfondimenti).

sabato 14 dicembre 2024

MASTRU PIGNATARU

Se vi bevete l'informazione mainstream come acqua fresca di sorgente, in Siria c'era un dittatore che è stato deposto da una rivolta popolare genuina e quasi rassicurante, e non è stato messo a morte come un Gheddafi o un Saddam qualunque solo perché un suo amico dittatore che lo ha aiutato negli ultimi anni a mantenere il potere non potendo insistere almeno gli ha salvato la buccia ospitandolo con la famiglia nel proprio Paese. Se invece anche a voi viene l'orticaria a sentire sempre la stessa canzone, mentre invece voi non riuscite proprio a farvi una idea precisa di una situazione che se possibile è ancora più intricata di quella ucraina o palestinese o libica eccetera, vi serve una mano.

Se masticate l'inglese, Pasbas mi ha mandato un video di DemocracyNow, canale youtube benemerito: è qui. Se no su Comedonchisciotte c'è la traduzione di un articolo uscito su Southpress pochi giorni fa, si intitola Un’altra nazione sovrana (Siria) distrutta nell’aggressione della NATO contro il mondo, e già il titolo rende l'idea, ma bisogna leggerlo tutto non ci provo nemmeno a riassumerlo.

Ma una sintesi concettuale, fra l'altro buona per molte altre situazioni della storia recente, la posso tentare, grazie a una di quelle reminiscenze dialettali che chi cresce senza averne è purtroppo per lui più povero. I nostri vecchi, a interlocutori che tentavano di raccontargliela in modo da avere sempre ragione, talvolta rispondevano con un proverbio: 'U mastru pignataru menti a manica aundi a voli". Chi fabbrica le pignatte decide lui dove mettere il manico. Non credo servano spiegazioni.

L'abitudine di definire dittatore il nemico, anche se ha vinto regolari elezioni, e democratico l'amico, anche se non ha nessuna intenzione di instaurare un qualcosa di vagamente democratico, arriva al paradosso di cambiare idea, o perlomeno etichetta, al figuro di turno quando ci diventa comodo: terrorista fino a ieri, liberatore oggi. Domani, quando instaurerà un regime oppressivo, magari contro le donne, ricambieranno etichetta, dimenticando di essere stati coloro che gli hanno consegnato il potere. Tanto quelli che bevono acqua fresca hanno la memoria del pesce rosso, sarà l'elemento.

Se volete allargare l'inquadratura fino a includere chi, manovra l'informazione assieme a tutto il resto, andatevi a leggere qui Stefano Re, uno che scrive poco ma ogni volta mi tocca citarlo e invitarvi a leggerlo. E anche per questa settimana questo piccolo blog ha svolto la sua funzione fondativa, nei confronti di voi quattro gatti che siete rimasti a leggerlo...

domenica 1 settembre 2024

IN UN GIORNO E UNA NOTTE

Della serie "non condivido appieno quello che dici ma ti rispetto e ti pubblico lo stesso", che poi è una versione complicata di uno dei principi base della democrazia (che passa per essere di Voltaire), pubblico di seguito una serie di considerazioni di Pasbas, che sarebbe meglio accompagnare alla visione di questo video.

Si parla ancora di Palestina, ora che Israele ha gettato l'ennesima maschera attaccando anche la Cisgiordania, e se già prima si poteva parlare di genocidio e "soluzione finale" figuriamoci ora. La tesi è che a guardare bene questa escalation sta danneggiando anche l'economia israeliana, e a chi osservasse che si tratta purtroppo di qualcosa di troppo solido e foraggiato da fuori per poter sperare che crolli Pasquale risponde che tanti regimi sono crollati nella Storia, "improvvisamente" solo per chi non aveva saputo leggere i segni.

A me viene in mente Atlantide, e la meravigliosa canzone di Battiato che ne racconta in due minuti o poco più la parabola, da cui estrapolo il titolo di questo post (e di cui vi mostro il video in fondo). Ma non posso esimermi dal ribadire che a me tutto questo sembra un wishful thinking, e uso l'espressione anglofona solo perché la sua traduzione italiana "pio desiderio" ha una sfumatura negativa di significato che non mi piace e non si addice agli argomenti di Pasquale.

---

Riflessioni sulla economia di guerra sionista.

di Pasbas

  1. 350 mila riservisti non possono lavorare e le ditte sono in crisi.
  2. 100 mila lavoratori palestinesi non hanno più ingresso in Israele. 
  3. 40 mila piccole attività hanno chiuso.
  4. I lavoratori dall'estero non arrivano più in massa a causa della guerra.
  5. La El Al continua a cancellare voli.
  6. 1 milione e più di israeliani col doppio passaporto sono tornati ai paesi d'origine.
  7. Il settore Hi-tech perde continuamente finanziatori anche israeliani.
  8. La Elbit, industria bellica multinazionale, ha perso gli investimenti della città di Bristol (sede di molte industrie belliche britanniche).
  9. Lo stato sociale si sta riducendo sensibilmente. 
  10. Israele, stato razzista, lo è pure nei confronti dei suoi cittadini non benestanti. I non abbienti stanno subendo pesantemente la crisi. 250 mila coloni sono stati spostati e non lavorano da ottobre.
  11. La presunzione e l'arroganza stanno subendo colpi pesantissimi internamente e a livello internazionale.

P.S. Anche altri regimi coloniali sono improvvisamente collassati (anche chi aveva il potere dei diamanti). Io osservo e studio, secondo una analisi marxista (secondo le mie poche conoscenze), quella economia imperiale-capitalistica che è ora piena di dirompenti contraddizioni. La sua esistenza non è più così garantita.


domenica 18 agosto 2024

RADIO CIXD 71 - GINEVRA DI MARCO

Fateci caso: assieme al nostro mondo, a morire con ciascuno di noi è anche la sua colonna sonora. Le cose che ascoltiamo non sono eterne. Si, forse una congiunzione astrale ha fatto si che il "range di vigenza in voga" della leva cantautoriale fosse tanto straordinariamente lungo da farcene dimenticare, ma arriverà un giorno in cui la competenza sulla discografia di un Branduardi non ce l'avranno manco più i suoi nipoti, e al massimo tutti riconosceranno all'ascolto solo Alla fiera dell'est, in quanto filastrocca per bambini.

Non sto esagerando. Ho provato a far ascoltare la mia musica a mia figlia da piccola, ma forse è stato peggio, perché se non l'avessi fatto forse a un certo punto ne sarebbe stata incuriosita, invece adesso è solo terrorizzata al pensiero che in un qualche viaggio in macchina gliela faccia subire. Preferisce ascoltarsi la roba sua nel cellulare, come tutti, e devo ammettere che è giusto così, è fisiologico, anche se non posso esimermi dal sottolineare che al di là di tutto quella roba è, "oggettivamente", robaccia.

Mio padre era un grande amante della musica in genere, e in particolare di quella spensierata e "divertente" della sua generazione (che si era fatta una guerra, in modalità "bambini sotto le bombe", come rimproverargli che le bombe erano della stessa mano di chi poi gli aveva portato il twist e il rock'n'roll) da cui poi risalì al "liscio" (diventando uno dei più famosi dj di radio e balera della città), e aveva fatto lo stesso con me piccino (i suoi 78 giri e il suo giradischi Lesa del "53 ancora funzionante sono l'unica cosa materiale che mi resta di lui), con lo stesso esito: io mi sono fortemente appassionato alla musica, ma alla "mia". Però, però, dopo tanti anni, lui già malato ed io che lo accompagnavo in auto a Bologna dov'era in cura, sono riuscito a fargli ascoltare in auto prima Sergio Caputo poi Paolo Conte, e se del primo mi "rubò" solo Sabato Italiano del secondo si appassionò a tal punto da procurarsi tutta la discografia. Percepìi la cosa come un trionfo, al punto che sulla sua lapide (oramai 25 anni fa) ci ho fatto mettere un passaggio di "Dal loggione", quello che recita "viva la musica che ti va fin dentro all'anima".

Coi miei cugini più grandi, che come spesso capita in questi casi erano per me modelli da emulare, la distanza era minore, ma pur sempre presente. Ad esempio, per Pasbas, che si fa chiamare così per via dello strumento che suona, non ha segreti tutta una produzione blues di anni in cui io ero un bambino, e per la quale, pur apprezzandone l'ascolto, non ho nemmeno una piccola frazione della sua competenza o della mia stessa competenza per la musica d'autore e pop-rock.
Chiacchierando con lui a proposito di Tenco, che io conosco ma non bene come i suoi "successori", mi è subito venuto in mente l'album di cover che gli ha dedicato Ginevra Di Marco, pubblicato grazie a un crowdfunding cui mi onoro di aver contribuito (qui il post dei tempi, in piena pandemia). E ho deciso di rendergli un "servizio", a lui e a chi tra voi vuole approfittarne: fare un'antologia di brani interpretati da questa cantante così sopra le mode. Così, peraltro, riciccio la rubrica Radiocontroinformoperdiletto, che latita da un po', e spero che Ginevra stessa, che ho visto in tournée direi una decina di volte - un paio epiche - e che non risulta (nemmeno sul sito ufficiale) sia in giro al momento, sia alle prese con un nuovo lavoro in studio, che chissà dove ci potrebbe portare. Come sentirete, infatti, la cosa più difficile nel suo caso è inquadrarla in un genere, avendo spaziato dal post punk a Tenco, dalla musica popolare tradizionale alla sperimentazione, passando per imprese come portare sul palco nientemeno che Margherita Hack (ed io c'ero).

A questo link trovate quella testimonianza assieme a tutte le altre volte che ho parlato di lei. Appresso, invece (così magari la aiutiamo a travalicare la finestra temporale di cui sopra, verso i settantenni da un lato, verso i teenager dall'altro), un'antologia poco ragionata dei tanti brani che dimostrano i tanti talenti di questa artista straordinaria. Cronologia discografia collaborazioni eccetera leggeteveli su Wikipedia, io vado a braccio.

Canto di accoglienza
Dopo essersi fatta conoscere e amare conquistandosi uno spazio sempre maggiore al fianco di uno con la personalità di Giovanni Lindo Ferretti, esce col suo primo album solista, e questo è il primo brano del disco: boom! Una preghiera laica così bella che qualcuno (ahem...) l'ha scelta per accompagnare l'ingresso della sposa alla celebrazione. Lasciati avvicinaare...
Gracias a la vida
Vedere Ginevra dal vivo è sempre una sorpresa. Può capitare che riprenda una vecchia canzone dei CSI, oppure che reinterpreti un classico come questo di Violeta Parra.
La malcontenta
Nel suo percorso accidentato, a un certo punto è approdata alle canzoni tradizionali popolari, specie toscane. Cose, come questa, che non hanno mai perso la loro attualità, anzi danno lezioni su come si tratta un tema tragico senza invischiarsi nella retorica, e quindi con maggiore efficacia. 
Il crack delle banche
A proposito di attualità, questo è un brano di fine 800, scritto all'epoca della prima famosa truffa ai risparmiatori italiani, ma sembra scritto oggi. Inutile sottolineare l'interpretazione della nostra...
Come bambino
Quando si sciolsero i CSI e ne nacquero i PGR, Ginevra c'era. Questa canzone se l'è portata appresso nel suo repertorio, e l'ha usata tra l'altro come punto cruciale dei concerti con Margherita Hack, con cui intonava "sto sdraiata sui campi nelle ore più belle a pancia in su a rimirar le stelle".
Te recuerdo Amanda
A un certo punto decide di fare un disco col repertorio di Mercedes Sosa. E queste canzoni immortali, che magari dal titolo vi sembra di non conoscere invece si, sembrano scritte per lei, tanto le vengono bene.
Todo cambia
Vedi sopra.
Malarazza
Di palo in frasca, nel suo percorso non poteva non incrociare Modugno. Questa canzone l'hanno cantata in moltissimi, con questo titolo o con Un servu e un cristu, ma io preferisco con distacco la versione di Ginevra.
Amara terra mia
Qui era più difficile: la versione di Modugno, sigla finale di uno sceneggiato TV, di questo brano tradizionale riscritto dallo stesso con lo zampino di Giovanna Marini ed Enrica Bonaccorti, è già struggente. Ma Ginevra ci aggiunge qualcosa, se era possibile, fin dall'attacco.
Khorakhanè (a forza di essere vento)
L'album scritto a quattro mani da De Andrè e Fossati è pieno di capolavori, tra cui questa canzone che fa capire meglio di mille trattati la cultura nomade. La versione di Ginevra è, tanto per cambiare, semplicemente strepitosa.
Ederlezi
Poteva mancare la musica balcanica? No, ed ecco la splendida versione di Ginevra di un famoso (si, l'avete sentito) brano di Goran Bregovic.

Montesole
Questo è l'unico brano che ho scelto di mettervi non nella versione di Ginevra, che pure esiste, ma in quella originale dei PGR, in cui la sua voce fa da contraltare a quella cupa di Giovanni Lindo Ferretti, ipnotizzandoci con il mantra "l'amore non cantarlo, è un canto di per se: più lo si invoca, meno ce n'è".
La leggera
Torniamo sul folk, e balliamo un po' sulle note di questo brano tradizionale che ironizza sugli scioperi e la voglia di lavorare.
Il grillo e la formica
Qui invece torniamo al live con Margherita Hack, che si scatena (compatibilmente con la sua veneranda età) sulle note di questa canzoncina tradizionale della sua toscana.
Quello che conta
E finiamo in alto, con un brano firmato nientepopodimeno che da Salce e Morricone, a suo tempo cantato da Tenco, inserito nel per ora ultimo album di Ginevra Di Marco. 

martedì 13 agosto 2024

BEVENDOSELA UN PO

Atleti costretti a nuotare in una cloaca, e in fila indiana
per evitare la corrente. Che vomito...
No, non mi sono scordato l'apostrofo, è che la vicenda gare di nuoto di fondo e triathlon nella Senna mi ha fatto tornare in mente un trauma infantile, in qualche modo "padano". Mio padre lavorò a Milano un paio d'anni, e nell'estate di mezzo io mia sorella e mia mamma passammo un mese di vacanza a Monza, dove aveva casa. Avevo otto anni, e già ero fissato di topografia; così, con una cartina in mano, costrinsi le malcapitate a seguirmi nel rintracciare un fiume, un vero fiume, che a Reggio non ce n'è e noi non ne avevamo mai visto uno. Era il Lambro, e lo trovai. Ma era praticamente una fogna, una melma marrone con abbondante schiuma bianca. Non so come sia adesso, ma sono quasi sicuro che stia messo meglio: la favola che l'inquinamento negli ultimi decenni sia peggiorato è appunto una favola, basta avere memoria per ricordarselo, o fidarsi di chi ce l'ha. Questo non significa che si possa abbassare la guardia, ma che si possa e debba continuare a combatterlo senza strumentalizzarlo per fare lotta di classe a rovescio quello si.

La vicenda delle Olimpiadi in cronaca è questa: l'ecologismo modaiolo ha costretto gli atleti ad agosto senza aria condizionata e con pasti improbabili, mentre si spendevano milioni invano per fare scendere il livello di inquinamento di un fiume che passa in mezzo a milioni di abitanti di quello zero virgola sotto una pur arbitraria soglia per potere cantare vittoria e far nuotare i poveretti, coi tanti che si sono vomitati l'anima costretti a dichiarare che avevano altri problemi. Uno schifo, ma non il peggiore di Parigi 2024.

Il peggiore è avere escluso gli atleti russi dall'atletica, e in altre discipline avere costretto chi volesse gareggiare a prendere le distanze dal loro presidente e farlo senza bandiera, novelli Galilei. La cosa, en passant, toglie valore a ogni trionfalismo sul numero di medaglie, pur se maggiore delle altre edizioni monche per boicottaggio (africano a Montreal 1976, atlantico a Mosca 1980, del blocco comunista a Los Angeles 1984), e non ditemi che avete sentito un giornalista uno che lo rimarcasse perché non ci credo.

Le olimpiadi antiche fermavano le guerre, quelle moderne si sono fermate con le guerre o hanno costituito un modo altro di combatterle, e quest'è. Ma mi sarebbe bastata una voce sola che in Rai avesse potuto o voluto ricordare che le Olimpiadi dovrebbero essere patrimonio dell'umanità e non del mondo occidentale, quindi non è giusto che vi si possa dichiarare che uno è aggressore (quando invece è forse l'ultima speranza per l'Europa in un mondo multipolare) e quindi da escludere e uno aggredito. Anche perché magari poi capita che l'aggredito ammetta di avere provocato a lungo per ottenere che l'altro aggredisse (è così, ma il TG non ve l'ha detto). E anche perché se fosse ammissibile questo paradigma allora bisognerebbe applicarlo sempre, e assimilare gli attentati di Hamas a ottobre scorso alla provocazione lunga otto anni dell'Ucraina nelle regioni russofone e la sproporzionata (e criminale) reazione israeliana all'aggressione russa del 2022, escludendo Israele dai giochi. Cosa che peraltro avrebbe influito meno sul medagliere....

...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film
La questione ci ricorda che è tanto che non parliamo di quello che succede in Palestina. E noi approfittiamo di Pasbas, che ci ha mandato il video di un incontro che ha contribuito ad organizzare e ha moderato il 2 agosto scorso ad Anzio, alla Festa di liberazione. Alla tavola rotonda hanno partecipato:

  • Giuditta Brattini, da vent'anni volontaria a Gaza, che ha parlato delle associazioni e ONG umanitarie lì presenti, del ruolo attuale delle istituzioni umanitarie internazionali, e del movimento BDS (associazione per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele);
  • Michela Arricale, che passando anch'essa per l'argomento BDS ha parlato in genere del sostegno internazionale alla causa palestinese (scuole, università, società civile, portuali e personale degli aeroporti), del disconoscimento di Israele come approccio per la nascita di una entità palestinese riconosciuta e autodeterminata, della funzione e dell'efficacia di organismi come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e la Corte Internazionale di Giustizia;
  • Diana Carminati, che ha parlato dei progetti a cui ha lavorato a Gaza e dei relativi obiettivi, reso la sua testimonianza sulle elezioni del 2006 a Gaza, e presentato il suo libro "Come si liquida un popolo”;
  • lo stesso Pasquale Morabito, che ha spiegato in cosa consistono le "dottrine" israeliane Dahiya (usare una forza volutamente sproporzionata) e Hannibal (evitare in ogni modo la cattura e il rapimento di soldati  israeliani, ma invece colpire obiettivi civili israeliani anche col proprio esercito regolare, come quando i carrarmati IDF hanno bombardato una casa in un kibbutz).

Tutti, inoltre, hanno parlato di economia di guerra in Israele, del ruolo dei media occidentali nella diffusione di falsa informazione, e della definizione del termine "terrorismo" - in realtà e propaganda.

Il video è lungo, ma merita la visione: non sono rimaste molte le fonti di acqua pulita, quella che ci danno da bere con l'informazione ufficiale è peggio di quella della Senna.

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno