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venerdì 14 agosto 2026

SOVRANITÈ

Un mio amico, di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto sostegno ai grillini e le sue ragioni, le stesse che i cinquestelle stessi hanno tradito causando la mia delusione e presa di distanza, avendo visto su faccialibro un link guarnito dell'immagine qui a sinistra, ha inteso giustamente percularmi inoltrandomelo con il commento "non mi dire che voterai Vannacci!". Il link punta a un articolo de Il fatto quotidiano che a leggerlo si capisce tutto, in un senso o nell'altro. Vengo e mi spiego.

L'incipit è "La sovranità monetaria è uno dei punti forti della prima parte del programma di Futuro Nazionale...". Lo è stato anche di Fratelli d'Italia, e prima della Lega, e prima di Grillo, e prima ancora ma surrettiziamente persino di Berlusconi, che l'Euro ce l'aveva sullo stomaco prima che capisse che gli forniva l'occasione di pagare una ricca cambiale ad un suo elettorato di riferimento consentendo per omessa vigilanza un cambio pirata di 1/1000 a negozianti e autonomi mentre gli altri erano obbligati a un cambio ufficiale quasi doppio. I suoi successori sul carro sovranista, invece, hanno come lui lucrato il sostegno elettorale di una popolazione ampiamente convinta che dietro la moneta unica ci fosse una fregatura, per poi una volta al potere rimangiarsi la promessa - non sapremo mai, ad esempio, cosa gli hanno detto a Bruxelles a Di Maio, sappiamo solo che lui ora si è "sistemato" mentre il Paese ha continuato ad andare a rotoli.

Se anche Vannacci fosse in grado di prendere la maggioranza assoluta (detto per assurdo: non può sperare che in un risultato marginale), quindi, c'è da scommettere che il "punto forte della prima parte del programma" sarà espunto dallo stesso il giorno dopo la lista dei ministri, o al massimo lasciato cadere dopo una fase di ammuina. Se non fossi convinto di ciò, se fossi convinto cioè che la sua non è una boutade acchiappavoti ma un punto fermo dell'azione di un suo eventuale governo, allora non dico che lo voterei, ma diciamo così che l'opzione di passare sopra tutte le sue prese di posizione discutibili e becere per sostenerlo temporaneamente fino all'Italexit, per poi riprendere a combatterlo subito dopo, sarebbe politicamente da valutare. Gli stessi partigiani, d'altronde, si sono turati il naso e hanno combattuto fino a Liberazione avvenuta fianco a fianco coi democristi, che dopo sono ridiventati il Nemico (e di quelli coscientemente imbattibili: Togliatti sapeva, di Yalta).

L'articolo all'inizio enumera si le ragioni per cui sarebbe opportuno recuperare la sovranità monetaria, ma intanto lo fa come espediente retorico (della serie "ammesso che..."), e poi si dimentica la più importante: senza la sovranità monetaria un governo non può attuare la politica economica e finanziaria per cui è stato eletto se essa non concorda con i trattati internazionali cui si è aderito in modalità così sventate. E eleggere chi voglio che faccia quello che io reputo giusto, mentre poi si farà quello che io reputo sbagliato, per ordine superiori di istituzioni non elette da nessuno, è la morte della democrazia e punto. Lo stesso articolo più avanti getta la maschera, enumerando tutte le ragioni per cui l'Italexit sarebbe un disastro (tra cui - come se fosse un fatto acclarato, e non lo è affatto - il disastro che sarebbe stata per gli inglesi la Brexit), ma dimenticando di notare che nessuna esclusa queste ragioni non sono fenomeni della natura o leggi dell'economia, ma sono figlie di clausole scritte nei trattati, ragione in più per abbandonarli al più presto costi quel che costi e magari incriminare per Alto tradimento chi li ha sottoscritti.

Infine, ma non per importanza, la considerazione insieme più triste e più rilevante: la sovranità monetaria sarebbe per natura (o devo ricordare io il socialismo in una sola nazione in attesa sia possibile la sua internazionalizzazione, o la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura?) una roba di sinistra. Perciò, prima di prendersela con chi per istinto o consapevolezza sostiene chi la sbandiera anche se sarebbe un avversario politico, dobbiamo prendercela con chi a sinistra l'ha lasciata li per terra a disposizione di un Grillo Meloni Salvini Vannacci qualsiasi, anziché rivendicarla per primi, consapevoli del fatto che è propedeutica persino a "libertè egalitè fraternitè", e che senza di essa anche un rinato PCI che raggiungesse la maggioranza assoluta dei seggi dovrebbe eseguire i diktat monetaristi e ultraliberisti della UE.

Comunque no, amico mio, non lo voto in ogni caso, a Vannacci: è troppo pure per me. D'altronde, ho l'età per permettermi di approdare senza sensi di colpa all'astensionismo, in assenza totale di un soggetto politico credibile da votare. A meno che, visto che non si vota domani, da qui ad allora non emerga.

domenica 13 aprile 2025

SE NO, SON DAZI

I miei 30elode in economia politica e internazionale li ho presi quando si studiavano liberamente tutte, le teorie economiche, cioè prima che l'ultraliberismo finanziario multinazionale imponesse il monopensiero monetarista al punto da far silenziare temo anche all'università ma son certo nel mainstream l'esistenza di alternative alle ricette presentate come "naturali" e "scientifiche" senza contraddittorio. Dai miei studi è passato tanto tempo che ho poco di che vantarmi, avrò dimenticato quasi tutte le formule e i dettagli, ma ricordo abbastanza bene che, ad esempio, tra l'apertura incontrollata di tutte le frontiere e un mirato protezionismo la partita del calcolo costi/benefici era aperta, e andava giocata di volta in volta con piglio empirico da ciascun governo e magari col consenso dei propri cittadini.

Perciò quando ascolto (basta accendere la TV, ce n'è in qualsiasi programma) i commenti irridenti al personaggio Trump, che magari se li merita tutti, mi viene lo schifo. Perché nessuno ricorda che sta li perché è stato più che regolarmente eletto e tenta di fare le cose per cui è stato eletto, ha un mandato e lo rispetta, tra le goffaggini sue naturali e gli stop&go che a volte la politica richiede. Chi avesse davvero a cuore la democrazia, parola che riempie la bocca ma troppo spesso senza senso, dovrebbe sapere che la cosa peggiore che possa fare Trump è più legittima della cosa migliore che possa fare la VonDerLeyen: più esplicita non la riesco a dire.

Ma torniamo nel merito. Non sappiamo ancora come le mosse trumpiane si posizionino nel continuum tra boutade estemporanea irrealizzabile e infatti subito rientrata e inizio della fine della globalizzazione ultraliberista, ma anche nella peggiore delle ipotesi sono da salutare come una boccata di aria fresca nello stagno putrido della politica economica internazionale, un segnale che forse un altro mondo è possibile, che non è vero che quello che ci stanno preparando è ineluttabile, c'è ancora un posto nel mondo dove gli elettori possono mettere in condizione un vecchio rincoglionito a rimettere in discussione qualcosa. La globalizzazione può essere, fin dall'inizio, efficacemente descritta con la fisica dei sistemi: è l'accelerazione tecnologica che ha portato con curva iperbolica il mondo a essere un sistema unico, a cominciare dai trasporti per finire alle criptovalute con tutto il resto in mezzo, non ci si può fare molto. Ma questo, lungi dal rappresentare un argomento per l'abbattimento di ogni tipo di frontiera come se davvero il risultato fosse certamente utopico e non distopico come è sotto gli occhi di tutti (ma si sa, chi non vuole vedere non vede), è un motivo in più per propugnare una più attenta e mirata azione degli Stati nazionali a limitarne perlomeno gli effetti più deleteri. Ma questa forse va spiegata meglio.

In economia ci sono essenzialmente tre mercati: merci, capitale e lavoro. Fin dagli inizi della rivoluzione industriale e tecnologica, gli economisti classici ebbero modo di osservare che se tra due Paesi vengono unificati due di questi mercati, il terzo si unifica automaticamente. Precisamente, mi pare fosse un certo Ricardo. Ma fu un certo Marx a inserire questa teoria in un quadro teorico orientato dal punto di vista della gente comune, per non usare termini sputtanati ideologicamente. Diventato il mondo un sistema unico per quanto riguarda le merci, era chiaro che se si consentiva la stessa cosa ai capitali si doveva dare per scontato che sarebbe successa anche al lavoro, con le differenze di velocità e resistenze connesse per natura a ciascuno dei tre ambiti. Gli economisti classici sostenevano che esiste sempre un punto di equilibrio automatico cui tende il sistema economico lasciato libero di agire secondo le sue logiche, peccato che questo punto possa essere tranquillamente al di sotto della sussistenza dei lavoratori, e averlo dimenticato costò al mondo l'entrata in auge dei nazifascismi e una guerra mondiale. Dopo la quale, fu solo l'interregno dei keynesiani che salvò il capitalismo da se stesso, propugnando l'intervento pubblico nell'economia: lo Stato doveva fare tutto quello che poteva per evitare che il mercato lasciato a se stesso portasse alla rovina i suoi cittadini. Il fatto che tra le cose che fecero gli Stati ce ne fossero molte di storte diede modo al liberismo di riprendere piede, col cosiddetto monetarismo (chiamato così perché l'unica leva che concedeva allo Stato era un moderato governo della quantità di moneta in circolazione), ma l'unificazione dei mercati finanziari figlia dei progressi tecnologici informatici completò la globalizzazione, rendendo solo questione di tempo l'unificazione mondiale del mercato del lavoro.

Ecco che Marx mentre veniva cacciato dalla porta (la caduta del blocco comunista fu una questione di soldi) rientrava dalla finestra: il mondo era un immenso "esercito industriale di riserva" che veniva usato per re-impoverire i popoli risarciti della guerra mondiale da trent'anni di keynesismo. Alla fine, si spostano le persone, e prima di loro si sposta la produzione. E intanto la retribuzione del fattore lavoro crolla. A chi tocca fermare questo scempio, o perlomeno tentare in qualche modo di limitarne gli effetti più deleteri, se non agli Stati democratici, quando gli elettori democraticamente eleggono qualcuno dandogli mandato perché lo faccia? Peccato che nel frattempo i padroni del vapore della globalizzazione finanziaria abbiano partorito il mostro chiamato Unione Europea, molto ben mascherato dall'ideologia finto pacifista/progressista, inducendo per tale via gli Stati a cedergli sempre più sovranità. Per cui se noi oggi (è già successo più volte, peraltro, da Berlusconi alla Meloni passando per Grillo) eleggiamo qualcuno per affidargli il compito di cui sopra, questo semplicemente non può. Gli americani (ma non solo loro, ad esempio leggete questa sui messicani), ancora, si. Che invidia...

sabato 7 dicembre 2024

STECCO DI LEGNO NELL'ONDA

Il titolo di questo post è un verso di una canzone che ho già recensito con tutto l'album di cui fa parte, il meraviglioso Automobili di Lucio Dalla, uno dei dischi più importanti del Novecento, il terzo dei tre coi testi scritti dal poeta Roberto Roversi, anche se prima dell'uscita i due litigarono (sull'opportunità di far uscire o meno nel disco alcune canzoni politicissime, che io infatti nella recensione vi inclusi) e il poeta ritirò la firma.

La canzone è Intervista con l'Avvocato, e nel 1976 diceva "da tutti è ormai confermato che l'auto è in crisi profonda, l'auto non ha futuro: stecco di legno nell'onda; dopo l'assestamento, le auto saranno più rare, e finiranno per scomparire come zanzare sul mare". Beh, che dobbiamo aggiungere?

Più avanti nel disco c'è però Il motore del 2000, che sembra tanto più ottimistico che la FIAT lo adottò per uno spot del motore FIRE (stava per Fully Integrated Robotized Engine, l'inglese faceva futuro), che attaccava così: "Il motore del 2000 sarà bello e lucente, sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato, avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina: lo potrà respirare un bambino o una bambina". Sembra una premonizione, più che delle auto elettriche, di quelle ad idrogeno, di cui ancora si legge come futuribili, anche se Beppe Grillo negli anni 90 sul palco portava un modello targato e ci si faceva i suffumigi spalmando il vaporub sullo scappamento.

Ma l'album è pieno zeppo non solo di profezie e squarci sociopolitici, ma anche di quell'afflato eroico e passionale legato all'automobile fin dai suoi albori, che sta dietro da un lato al successo commerciale così clamoroso da divenire l'architrave del capitalismo occidentale, dall'altro al tifo negli sport motoristici, e in mezzo al rapporto che ciascuno di noi ha con la sua auto. Un afflato tale che deve avere una spiegazione "altra" rispetto al mero consumismo.

Gli esperimenti sui topi (rileggetevi questo post, please, e andatevi a guardare il film che cita e linka) dimostrano che la felicità o infelicità, o forse sarebbe meglio dire benessere o malessere, almeno di tutti i mammiferi umani compresi, dipendono essenzialmente dal grado di libertà percepito. Anche di questo abbiamo già parlato, qui (lo so, parlo sempre delle stesse cose, ma perché voi no? e comunque sto invecchiando, e vi invito a rileggere proprio per non ripetere), partiamo dalla fine: quello che mi rende felice (mi fa stare bene) non sono i soldi, la salute, l'amore o qualunque altro concetto astratto su cui possiamo disquisire o poetare (è lo stesso), ma il fattore che lega questi concetti, la libertà. Se ho più soldi, posso fare più cose che se ne ho meno, posso decidere liberamente quale strada imboccare a qualsiasi bivio, e se non è vero questo, come nel caso in cui per fare i soldi mi costringo in situazioni che la libertà me la diminuiscono, non sarò felice anche se ricchissimo. Anche la salute, se ci pensate bene funziona allo stesso modo: nella misura in cui manca, le cose che puoi fare si riducono. Idem l'amore: prima di vagheggiare un ritorno alla vita agreste, considerate che in quel mondo capitava raramente ci si scegliesse o almeno si pensasse di averlo fatto. Quando i limiti economici, fisici e relazionali sono invalicabili, è più felice chi riesce a farsene una ragione e a calcolare la sua libertà all'interno di quei limiti. Non potere volare, o vivere per sempre, è un limite che riguarda tutti, ma sono infiniti i valori possibili su quell'asse cartesiano, dalla coscienza di essere piccoli a quella di stare invecchiando, dagli handicap fisici alla semplice accettazione di avere un aspetto fisico non corrispondente agli standard di bellezza in corso.

Andiamo dall'individuale al sociale. Il capitalismo è fondato su una serie di meccanismi tendenzialmente autodistruttivi, lo diceva Marx e non ha mai smesso di essere vero: i soldi chiamano soldi, e a furia di concentrarsi nelle mani di pochi su scala sempre maggiore il sistema non può che smettere di funzionare. Il socialismo, e i sensi di colpa per la guerra mondiale, però, gli hanno dato una mano ad allungarsi la vita, inducendolo ad invertire per un po' la freccia della distribuzione delle risorse. Già prima, Ford era diventato Ford trovando il modo di costruire automobili che costavano così poco che i suoi operai se le potevano comprare, con paghe adeguatamente maggiori, e godere, nel tempo libero che derivava da orari di lavoro minori. I cinquant'anni circa dopo il 1945, di fatto, sono stati gli unici di tutta la storia dell'umanità in cui questa logica ha fatto premio. Tutte le nostre libertà, se ci pensate, derivano da questo: quella di far studiare i nostri figli anziché costringerli a lavorare fin da piccoli, quella di studiare, quella di giocare, quella di scegliersi chi amare (poi anche dello stesso sesso), quella di spostarsi per divertimento, quella di fare sport e divertirsi, eccetera. Il grado complessivo di queste libertà considerate (erroneamente) per acquisite nell'occidente contemporaneo è tale da fare invidia, se potesse osservarle con una macchina del tempo, a qualsiasi sovrano del passato, e comunque solo una ristretta cerchia di persone nella storia fino alla seconda guerra mondiale si poteva permettere un complesso di libertà lontanamente simili alle nostre standard.

Quello che è successo invece negli ultimi trent'anni, ed ha accelerato negli ultimi cinque minacciando di farlo ulteriormente nel futuro, è esattamente questo: che partendo dalla constatazione che il modello di sviluppo che consente tutto ciò è insostenibile per il pianeta (o se preferite costruendo artatamente il luogo comune di questa constatazione: all'atto pratico è lo stesso) si è invertita la freccia. E per evitare ribellioni o proteste che potrebbero inceppare il meccanismo, la velocità a cui si muove il fenomeno è complessivamente minore del fenomeno opposto: lo sboom è più lento del boom, spesso più lento delle vite di ciascuno di noi, e così più efficace. I nostri figli non avranno nessuno dei nostri diritti. Nemmeno quello di disporre di una estensione di se che occupa del terreno e vi si sposta sopra in autonomia. Questo è deciso e senza comprendere ciò (errore di certa sinistra convinta ancora di potere conciliare i suoi temi con l'ambientalismo in voga) non si può capire la logica assurda di certe decisioni, peraltro non democratiche, che stanno demolendo il settore trainante dell'economia.

Ammettendo il teorema del cambiamento climatico e della finitezza delle risorse che ci dovrebbe indurre ad accettare ogni diminuzione di libertà finalizzata alla salvezza del pianeta (o meglio della vita umana sul pianeta che il pianeta se ne fregherebbe di diventare come Venere o Marte), però, se la guerra fredda l'avesse vinta l'URSS e fossimo tutti nel Patto di Varsavia oggi saremmo immersi in una propaganda pervasiva e minacciosa che ci avrebbe costretto a girare tutti su una Trabant elettrica scaldare meno le nostre case eccetera: tutti uguale (tranne un pochino la ristretta cerchia del Partito). Siccome invece domina il capitalismo, questa erosione di diritti e di libertà avviene con le sue logiche: gipponi elettrici per i ricconi che hanno la casa in centro e manco gli servirebbero, tanto hanno pure le ciclabili (sempre vuote, come mai?), e chi vive in periferia lentamente indotto all'immobilità. Tanto le prove generali le abbiamo già fatte con la cosiddetta pandemia e lo smartworking e i delivery sono pronti alla bisogna. E senza auto sarà un problema anche tornare al paesello...

sabato 23 novembre 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 6 - IL PONTE SULLO STRETTO E LE GRANDI OPERE IN GENERE

Del proverbiale ponte abbiamo parlato tante volte su questo blog, d'altronde è duemila anni che se ne parla, e io sono nato da quelle parti... Ogni volta finisce che sembra ci si metta una bella e giusta pietra sopra, ma dopo un po' ecco che qualcuno ci riciccia, questo giro è nientemeno che il capo di un partito che voleva la secessione del nord Italia dal sud (che magari che l'avessero ottenuta ai tempi di Bossi e Miglio: nell'eurozona sarebbe entrato solo il nord e un sud ricco e sovrano oggi banchetterebbe sulle sue spoglie!). Roba difficile da spiegarsela, senza quella dose di dietrologia che noi "complottisti" fortunatamente sempre manteniamo: "cosa vorrà in cambio, di questa ipotetica pioggia di fantastiliardi sul sud?", ci chiedevamo, ma bastava attendere un po' e infatti è arrivata la risposta.

Il governo, infatti, ha varato quella che con una delle solite etichette ingannatrici hanno chiamato "autonomia differenziata", la cosa più vicina alla secessione che si può oggi ottenere, anzi meglio, che il sud non ne potrà nemmeno ricavare i vantaggi che potrebbe da una secessione vera. Se pensiamo che la Meloni dieci anni fa proponeva, con una iniziativa che se avesse mantenuto (magari assieme al no-euro degli esordi) forse gli avrei dato il voto anch'io, l'abolizione delle nefaste Regioni, abbiamo una ulteriore misura di quanto la coerenza conti in politica. Sicuramente meno del do ut des. Ma torniamo a bomba sul Ponte.

La notizia è che sono venuti fuori i documenti ufficiali della società che lucra da decenni sull'utopico progetto, parecchi decenni, e sta al Ponte come l'oste al suo vino, il che rende ancora più preoccupanti i passaggi cerchiati in immagine: è come se l'oste dicesse "comprate il mio vino, è fatto con le bustine" o giù di li. Non che fossero segreti, no, è semplicemente che la stampa mainstream si guarda bene da farli uscire, e stiamo parlando di un argomento in cui non è nemmeno tutta allineata (magari il Manifesto avesse usato lo stesso zelo ai tempi della "pandemia"...), figurarci quelli in cui la sinistra è più di destra della destra. Certo, bisogna saperli leggere:

  • dichiarare che il Ponte è in grado di resistere a un sisma di grado 7,1 Richter significa che NON è in grado di reggere a uno di grado 7,2 (non fatevi ingannare dallo 0,1: la scala è logaritmica), figurarsi a uno di 7,8 ritenuto possibile da esperti non interessati agli affari, che genera un'energia pari a undici volte tanto un 7,1;
  • dichiarare che l'area dello Stretto non è in grado di produrre terremoti superiori a quello del 1908 ha lo stesso grado di attendibilità di un oroscopo, e comunque nessuno può garantire che la misurazione del 1908 sia stata precisa come quelle che possiamo fare oggi;
  • dichiarare che un tale sisma ha un tempo di ritorno di duemila anni è una supercazzola indimostrabile, anche perché i terremoti catastrofici documentati nell'area in quei duemila anni sono stati almeno una decina e di nessuno di essi è possibile anche solo approssimativamente calcolare la magnitudo (ma solo gli effetti riportati dalle cronache delle varie epoche, mitigati dall'impatto antropico molto minore e comunque gravissimi), supercazzola che si possono permettere di sparare solo perché sanno, e dichiarano esplicitamente senza che nessun commentatore o politico a quel punto si alzi e faccia saltare il tavolo mandandoli a fanculo, che l'opera, con tutto quello che costa, durerà duecento anni (e lo dicono fieri come se fossero tanti, come il buon Morandi faceva coi suoi bellissimi viadotti di calcestruzzo). Avete capito bene: i vostri pronipoti al massimo potranno farsi le foto dal traghetto con le macerie alle spalle, e intanto oggi per farlo spendiamo tanti di quei soldi che invece ci si potrebbe riqualificare il territorio e le infrastrutture di tutta la Calabria e la Sicilia.

A proposito di soldi: il politico in questione, il codazzo che si è creato dietro a questa sua impresa, e la flotta di pesci pilota dell'informazione (tra cui spicca per attivismo becero e feroce una nota testata locale, spero almeno sia per soldi perché altrimenti è peggio), usano come clava l'argomento "enorme investimento pubblico con ricadute importantissime sul territorio", e perciò tocca smontarlo. Perché le opere pubbliche possano avere un effetto moltiplicatore keynesiano, infatti, occorre che si verifichino due condizioni: che i soldi spesi restino nel territorio, e che chi li guadagna ci paghi le tasse e il resto li rispenda nello stesso territorio, eccetera fino al punto in cui l'aumento di reddito prodotto sia tale da generare maggiori entrate fiscali tali da azzerare il deficit iniziale con cui si è fatto l'investimento. Sono cose che ai miei tempi si studiavano all'università e oggi non più, lo capisco, ma con un altro piccolo sforzo si arriva anche alla deduzione (peraltro spiegata bene nel programma dei cinquestelle prima che diventassero il sempre più evanescente "cavalletto" del PD) che queste condizioni si verifichino solo nelle piccole opere pubbliche locali e non già nelle grandi opere pubbliche. In altri termini, spendere miliardi di euro in quelle migliaia e migliaia di piccoli interventi di cui il nostro Paese avrebbe un bisogno vitale (acquedotti, case, alvei fluviali, coste, boschi, eccetera) sarebbe a costo zero e rilancerebbe l'economia (oltre che proteggere da eventi climatici e terremoti), viceversa spenderli tutti in un paio di opere giganti non avrebbe nessuno degli effetti virtuosi di cui sopra, perché il general contractor è una multinazionale, le maestranze spesso straniere, i subappalti vattelapesca.

E allora perché tutta la catena di comando politica (dagli amministratori locali all'ineffabile UE) privilegia le grandi opere, e trova sempre il modo di finanziarle, e per le piccole e indispensabili invece dice che i soldi non ci sono? Andreotti diceva che "a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina": perché legare il proprio nome a una grande opera è un vizio dei potenti fin dagli albori della civiltà, ma almeno i potenti di una volta costruivano opere in grado di resistere al tempo, a questi interessa solo stanziare i soldi e avviare in qualche modo i lavori, poi se non regge, anzi addirittura se non viene ultimata, chissenefrega, tanto lo scopo era un altro. E cioè l'ennesimo travaso di risorse pubbliche nelle tasche di privati, lecitamente o meno che sia a seconda della fase del procedimento di cui parliamo. Più soldi ci sono in ballo, infatti, più è semplice che si creino sfridi invisibili e incontrollabili.

Ricapitolando, un ponte a campata unica lungo quasi il triplo del più lungo mai realizzato costituisce un'impresa tecnicamente tanto ardua da non essere praticamente realizzabile, ma se anche fosse è dichiaratamente progettato per resistere per soli 2 secoli (sottraendo alla collettività enormi risorse) a meno che non arrivi un terremoto di magnitudo superiore a 7,1 (evento possibile, se non probabile) o raffiche di vento superiori a 270 km/h (misura questa almeno nettamente superiore alla media, con un margine che dovrebbe essere adottato anche per i sismi, ma come fa a resistere? come i grattacieli, oscillando, ma vista la lunghezza di metri, probabilmente in misura da consigliarne la chiusura in tutti quei giorni in cui c'è vento forte "ordinario" - eppoi non c'era il cambiamento climatico, la tropicalizzazione? se ci passa sopra un piccolo uragano, che succede?). Poi se uno pensa che un'idea così balzana sia tornata in fase di attuazione solo per poter stanziare il denaro e originare tangenti, mentre conferisce a un politico in crisi una boccata d'ossigeno in termini di visibilità, è un terrapiattista...

domenica 19 maggio 2024

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ E I DIRITTI DEI POPOLI

L'atteggiamento nei confronti della politica può essere di vario tipo, e già questo mi ha sempre stupito, sarà che ho una formazione anni 70, perché vivere in una poleis e non dare la conseguente giusta importanza alla sua gestione è lo stesso che farlo a qualunque altro livello, ad esempio con la propria famiglia.

Ma questo è, e allora schematizziamo per capire. Ci sono:

  • quelli che è tutto un magna magna la politica è un mestiere come un altro non voto oppure voto per chi mi restituisce in qualche modo una utilità diretta;
  • quelli che il partito è come la squadra di calcio si inizia ad amare da giovanissimi e non si cambia mai più, nemmeno se quel partito ha cambiato magari più volte nome e soprattutto linea politica, anche drasticamente;
  • quelli che hanno le proprie idee e vanno a votare solo in quei momenti storici in cui c'è qualche schieramento che le porta avanti.

E poi ci sono quelli che ogni volta si chiedono: tra gli schieramenti in lizza, chi si avvicina di più ad almeno promettere (realizzare è tutt'altra cosa, ma si sa da prima che verremo delusi, non si sa soltanto quanto presto e in quanta parte) le cose che vorrei? E votano per quello, anche se pure lì vedrete ci sarà qualcuno che è lì per fare carriera o peggio, anche se non è lo stesso dell'altra volta figurarsi della prima volta che hanno votato, e anche se pur essendo il più vicino è lo stesso abbastanza lontano dalle sue idee che la tentazione stavolta di mandare a fanculo tutti e andare al mare è fortissima. Specie se parliamo di elezioni europee, cioè di una consultazione messa li solo per poter dire che l'UE è una cosa democratica, ma che di fatto elegge un organo che non conta un ciufolo perché la linea politica dell'Unione è formalmente decisa da un direttorio di capi di governo a peso variabile, e sostanzialmente dai banchieri. Chi mi legge non ha bisogno che io precisi di far parte di quest'ultimo novero, e probabilmente (la "famiglia" dei lettori costanti di questo blog essendosi talmente assottigliata nel tempo da aver fatto selezione valoriale) anche lui/lei è "a bordo".

Giusto per chiarire, io nella mia vita ho votato radicale quando i radicali facevano le battaglie referendarie serie (prima di sputtanarsi inflazionandole), comunista quando è morto Berlinguer, PDS e poi DS (ma giuro mai PD, avevo visto subito come sarebbe finito, ben prima che Bersani lo legasse a "Monti senza se e senza ma"), cinquestelle (il cui programma, sacrosanto, è stato in home di questo blog per anni, prima che lo tradissero clamorosamente), e persino Paragone (l'unico a sembrare antiUE con una certa coerenza l'ultima volta, molti altri hanno votato Meloni per la stessa ragione ma si sapeva che li la coerenza non c'era, e si è visto subito e ripetutamente).

E stavolta, per chi votare? Il fronte "italexit" si è diviso (se l'atomo - parola che significa "indivisibile" - si può dividere, perché non uno schieramento politico già sotto la soglia?), i cinquestelle oramai fanno l'ala sinistra del PD (consentendogli di sopravvivere, loro che stavano per farlo finalmente scomparire), Giorgia fa pappa e ciccia con Ursula a negare i soldi dove servirebbero (sanità pubblica, infrastrutture, salvaguardia del territorio, acquedotti, eccetera) ma a concederli dove finiscono per metà in tangenti e per il resto in fondo al mare con contorno di macerie (il ponte Salvini ammesso che venga mai ultimato farà a gara di effimerità col ponte Morandi). E anche quando così non fosse, la domanda è: può un comunista per formazione e studi "ridursi" a votare per i nipotini di quelli con cui in gioventù ci si picchiava per strada?

La risposta, come spesso in questi casi, è: dipende. In questo caso, la risposta è no, ma per le ragioni spiegate (il finto antieuropeismo) non per quelle "estetiche" (il presunto neofascismo). Ma per trarne fuori una regola che valga tutte le volte bisogna cercare nella Storia, e in questo caso arrivare alla Resistenza. La Madre della Repubblica Italiana.

La resistenza fu un fenomeno forse ancora più elitario del risorgimento. In entrambi i casi, un manipolo di teste pensanti riuscì in un modo o nell'altro (e sempre con qualche aiutino esterno dal mondo anglosassone - tanto per cambiare) a portare l'Italia dove voleva (e dove la quasi totalità degli italiani non voleva). Ma se l'Unità d'Italia fu in pratica il furto con destrezza di uno staterello indebitato fino al collo, e per almeno metà dei sudditi una autentica sciagura (di cui ancora si paga l'eco), alla Resistenza invece dobbiamo se siamo rimasti uno Stato unitario e in qualche modo diventati uno Stato democratico nonostante aver cambiato alleati in corso di Guerra: senza i partigiani, la cosiddetta "liberazione" sarebbe stata solo una conquista militare straniera.

Ebbene, i partigiani non solo erano quattro gatti, rispetto a una popolazione che peraltro fino all'anno precedente era fascista al 99%, ma provenivano da culture politiche non solo diverse, ma anche opposte al punto di essere a tratti incompatibili. Non erano solo socialcomunisti, insomma, come spesso sceneggiatori distratti lasciano intendere, ma anche cattolici, liberali, azionisti, eccetera. Operai e padroni. Preti e mangiapreti. Ignoranti e studiosi. Assassini e santi. C'era da liberare un Paese, o perlomeno da fare in modo che non lo liberassero da soli gli americani (che comunque non ci siamo levati mai di dosso, ma allora figuratevi), e quando c'è un obiettivo primario non si guarda il capello. Tutti dentro, anzi senza nemmeno rivelare il vero nome, perché non si sa mai meglio non saperlo, e perché non conta.

Per tutte queste ragioni, la consapevolezza di essere rimasti a distinguere con precisione il Nemico, in pochi e diversi tra noi, non può bastare a fermarci, ora che il Nemico si chiama Unione Europea, capitalismo delle multinazionali, OMS, eccetera. E anche se in mezzo c'è un certo Alemanno, e chissà quanti altri con cui non dividerei niente (ma poi c'è anche il compagno Marco Rizzo), leggo sul sito di Cardini il testo di questo Manifesto, dal titolo "L'Italia e l'Europa contro la guerra", ed aderisco. Oggi è questo che serve: distinguere tra Europa ed Unione Europea, cioè tra il luogo in cui popoli diversi si incontrano liberi e l'istituzione oligarchica concepita e attuata per renderli schiavi. Comprendere che restituire agli Stati nazionali la loro sovranità e riconoscere a livello globale il multipolarismo come necessità e l'unipolarismo USA come sciagura sono i presupposti per rendere possibile l'attuazione della democrazia e della pace nel mondo. Leggetelo ed aderite anche voi, siamo quattro gatti e novantanove per cento saremo sconfitti e dimenticati, ma uno per cento salveremo il mondo.

sabato 28 ottobre 2023

SENZA TUTELA

La vicenda del cosiddetto "mercato tutelato" dell'energia è emblematica dell'epoca che ci tocca vivere, dalla "fine della Storia" in poi. Avendo vinto la guerra fredda sul comunismo, il capitalismo è stato libero di realizzarsi in tutte le sue estrinsecazioni senza che gli Stati sedicenti democratici opponessero più tutti quei correttivi, indispensabili fino a che c'era il rischio che altrimenti il popolo votante portasse il socialismo al potere per via elettorale, che ne contemperavano gli eccessi.

Le ultime quattro righe sono sufficienti a spiegare gli ultimi trentaquattro anni di storia, sia nelle grandi linee sia nei dettagli, anche quelli che sembrano insignificanti. Già, perché c'è sempre qualcuno che davanti all'ennesima dimostrazione del fatto che non siamo più uno Stato democratico ed indipendente, che è perfettamente inutile votare tanto la politica economica, cioè quella che conta e da cui dipendono tutte le altre politiche, la decide una non ben definita oligarchia eletta da nessuno e fuori da ogni controllo politico e giuridico, fa spallucce e ti dice "ma di che ti lamenti?", mostrandoti il sempre ineffabilmente presente "lato positivo della cosa", e iscrivendoti d'ufficio ai complottisti. E il bello è che quel qualcuno, se non è tra i beneficiari diretti o indiretti del Nuovo Regime, ne è come te una vittima, solo inconsapevole: l'ennesima rana bollita e contenta.

Venendo alla cronaca, la decisione UE che gli Stati non devono più impicciarsi di garantire ai propri cittadini uno "scudo" alle oscillazioni del Dio Mercato, che talvolta possono avere effetti di portata tale da (restando irrilevanti per i pesci grossi) distruggere le famiglie, è annosa, direi fondativa. Ma in alcuni Paesi, come ad esempio il nostro, dove magari un popolo avvezzo storicamente a fronteggiare i soprusi dei potenti si ostina ad eleggere di volta in volta chi promette in qualche modo una qualche forma di resistenza, si nicchia, si rinvia, e così si rimanda il redde rationem. Ebbene, per luce e gas pare non si possa proprio più. Fino a qualche giorno fa pareva che il governo, memore del mandato preciso per cui si trovava ad essere tale, volesse varare l'ennesima proroga. Ma poi deve essere arrivata la solita telefonata da Bruxelles, Meloni è solo l'ultima di una lista lunghissima che partiva almeno da Andreatta e Prodi e arrivava a Di Maio, ed ecco lo stralcio, e quindi la conferma: fine del mercato tutelato del gas dal 10 gennaio e della luce dal 1° aprile 2024.

Il risultato economico della cosa sarà nelle tasche di tutti noi, soprattutto dei tantissimi italiani che fin qui avevano resistito alle sirene (anche pubblicitarie, come sempre fasulle) del "la concorrenza abbatte i prezzi" (ci fosse stato un solo settore dove in Italia la libera concorrenza non si sia trasformata in sotterranei accordi tra oligopolisti a tutto danno degli utenti...), ricavandone ad esempio risparmi cospicui ogni qual volta la speculazione faceva impennare i prezzi approfittando delle notizie di cronaca (ad esempio, di guerra) ben prima che ci fosse il naturale ripercuotersi degli aumenti delle materie prime, e viceversa tenendoli belli alti ben dopo il calo degli stessi costi, con la scusa delle scorte. Assisteremo ad aumenti medi di due cifre percentuali, anche al netto di eventi del genere. Con qualche fortunato e/o abile che riuscirà a ruspare qualcosa, a fronte di molti sciagurati e/o disgraziati che finiranno in rovina.

Il risultato politico, a meno di cambiamenti in extremis al momento molto improbabili, sarà che molti elettori di questa destra si sentiranno traditi e l'abbandoneranno, esattamente come avevamo fatto qualche anno fa coi cinquestelle, e altri prima con Berlusconi e il PD. Tutte cose che al Vero Potere fanno meno che il solletico, dal momento che le scelte politiche dei popoli appunto sono del tutto irrilevanti ormai a decidere dei loro destini, determinati invece altrove. 

lunedì 14 agosto 2023

UN SALARIO, MINIMO

Come abbiamo oramai imparato sulla nostra pelle, anche sotto la canicola le veline circolano e la stampa, oramai da tempo passata da cane da guardia della democrazia a cane da salotto del potere, le veicola in modo che i vari temi arrivino a folate. Questo agosto è la volta del Salario Minimo. Il messaggio che arriva è duale, ad alimentare quel gioco delle parti che tanta funzione ha avuto, ai tempi d'oro della buonanima, a distrarci mentre la nave Italia veniva dirottata sotto la sovranità straniera, di comune accordo. In estrema sintesi, il governo de destra non lo vuole concedere, perché qualcosa di destra ogni tanto la deve pur fare e non basta aver tolto il reddito di cittadinanza, mentre l'opposizione de sinistra addirittura mobilità la sempre efficace (vero?) raccolta firme per introdurlo, perché qualcosa di sinistra ogni tanto la deve pur dire anche se ormai ha una linea politica economica molto più di destra degli altri. La dialettica riflette, ma molto alla lontana, quella teorica per la quale vi rimando per una volta a wikipedia, che quando serve un po' di cerchiobottismo è perfetto. Leggendolo tra le righe si potrebbe comprendere, tra le altre cose, che la presenza o meno dell'istituto in questione in un Paese non è tanto correlata alla prevalenza destrorsa o sinistrorsa delle tendenze politiche di quel Paese, quanto invece a impostazioni per così dire tradizionali della legislazione sul lavoro da considerare ciascuna nel suo insieme, includendo nel ragionamento la struttura dei sussidi di disoccupazione e la presenza di un qualche reddito di cittadinanza o simile: come in qualunque sistema, è il complesso dei suoi meccanismi che si tiene se si tiene, e modificarne o introdurne uno solo può avere conseguenze difficili da precalcolare.

Della cosa abbiamo avuto un ottimo esempio a proposito proprio del Reddito Di Cittadinanza. O meglio, del sussidio di disoccupazione variamente condizionato introdotto dai grillini, molto diverso dall'istituto che avevano promesso per anni e di cui hanno adottato solo il nome per poter dire che loro mantengono le promesse. Un vero RDC, infatti, è universale e incondizionato. E cambia completamente la struttura delle retribuzioni di tutto il sistema. Lo Stato sovrano stabilisce il suo ammontare espresso in moneta corrente in relazione a quanto serve per quello che considera il minimo sostentamento di un individuo, e lo eroga a tutti, lasciando al mercato la determinazione della quota eccedente questa sorta di "zoccolo" (con meccanismi diversi, ovviamente, per il lavoro dipendente e per quello autonomo). Ovvio che si tratti di un'operazione estremamente complessa, che necessita per essere compiuta di un'azione politica decisa, dotata di consenso forte, e del presupposto della sovranità monetaria piena dello Stato in questione. Insomma, i grillini per poter mantenere questa promessa dovevano prima mantenere quella dell'uscita dall'Eurozona se non dalla UE, e quindi avere dei numeri in parlamento simili a quelli che avrebbero avuto se non gli avessero cambiato la legge elettorale sotto il culo. Ammesso che, anche quando, ne avessero avuto la forza e la coerenza.

Col Salario Minimo il paradigma è lo stesso. Se lo fissi, devi essere in grado di farlo rispettare, sia a livello di controlli sia prima ancora a livello economico. Facciamo che il suo ammontare orario sia quello di cui si parla: 9 euro. Che succede, ad esempio, se uno ha bisogno di un collaboratore ma non può permettersi di pagarlo tanto? In un sistema che si tiene, ne farà a meno, e farà i conti con la presumibile minore crescita dei suoi affari conseguente (e il sistema, con maggiore disoccupazione). In un sistema che non si tiene, lo pagherà quanto potrà, ad esempio 7 euro, ma in nero. I controlli? anche ammesso, basta farlo, il contratto, mentendo solo sulle ore di lavoro, vallo a capire che quello sta lì nove ore al giorno per sette ore l'una quando invece sul contratto c'è scritto sette ore per nove euro l'una...

In tutto questo, non abbiamo considerato ancora il fattore più esiziale. Entrambi gli istituti, infatti, sono concepibili e difendibili solo ed esclusivamente in sistemi economici con mercato del lavoro protetto. Estremamente e duramente, protetto. L'esatto opposto del nostro, insomma. E non sto parlando soltanto di extracomunitari (no, non pensate subito ai barconi: quella è una tratta degli schiavi gestita dalla mafia in complicità col potere economico legale finalizzata in prima battuta a mercati che stanno molto al di sotto della cifra di cui parliamo e in seconda battuta a chissà cos'altro, pensate ai cinesi o ai sudamericani o ai filippini, e a come facilmente siano arrivati a dominare settori di mercato ben precisi escludendo chi non fosse disposto al ribasso). Parlo anche di quei comunitari disposti (sia mai i nostri figli fossero inflessibili nel respingere una paga inferiore al SM o se preferite fino a quando lo saranno) a svolgere il compito di Esercito industriale di riserva a cui sono stati chiamati (no, non è una conseguenza non voluta e non prevista dell'allargamento dell'UE, era ed è una parte fondante, per quanto dissimulata, della sua missione originaria).

Con questo non sto dicendo che vorrei ripristinare l'Autarchia del buonanima precedente e innalzare muri sparando a vista sugli stranieri invasori. Sto dicendo che questo forse sarebbe l'unico modo per poter introdurre un SM in qualche modo efficace, con buona pace delle battaglie del finto centrosinistra che in quanto alfiere dell'estensione della UE, della sempre crescente cessione di sovranità alla stessa, e dell'accoglienza in quanto tale, è esattamente tra le cause della impossibilità della sua introduzione. Anche se nessuno sembra accorgersi di questa macroscopica incoerenza. Che peraltro non è molto diversa per il finto centrodestra, con l'aggravante che l'antieurismo sarebbe pure uno dei mandati del suo elettorato: senza le leve della politica economica in mano (magari che so per perseguire la piena occupazione, cioè un lavoro dignitoso per tutti, cioè l'attuazione dell'articolo 1 della Costituzione), se per negare il SM offri più o meno fantasiose alternative, anche queste restano fattualmente inapplicabili. A meno che, ovviamente, ad erogare un SM uguale per tutti, o parametrato razionalmente, non fosse proprio direttamente una UE che finalmente si decidesse ad utilizzare in favore dei suoi sudditi quella sovranità monetaria rastrellata più o meno fraudolentemente. Ma questi sono solo sogni, direi se li si potesse almeno sognare. Invece, tocca tenersi la truffa del PNRR e il governicchio che se ne gloria.

sabato 15 luglio 2023

A VALLE, DEL CAMBIAMENTO

Fa caldo, tanto caldo. E tra maggio e giugno ci sono state "bombe d'acqua" quotidiane che ci potevi aggiustare l'orologio, come fossero i temporali di fine estate di una volta, o i monsoni in India. E prima una siccità inaudita. La spiegazione è sempre la stessa: i cambiamenti climatici. Te lo ripetono di continuo, ad ogni TG e in ogni contenitore di intrattenimento: sono "fenomeni estremi" figli dei cambiamenti climatici. E come confutarli? mica sono un meteorologo, io! Se lo dicono, sarà vero.

Ma è proprio tutta questa insistenza, alla fine, a fare scattare l'allarme che madre natura ha installato nel buco del culo a me e quegli altri quattro gatti che siamo rimasti a rizzare le antenne ogni volta che ci sembra che qualcuno voglia proprio portarci da qualche parte, e magari senza quelle insistenze ci sarei già andato di mio ma intanto mollami il braccio e scostati, poi decido io se venirci. Ci chiamassero complottisti o come cavolo gli pare, ma finché siamo formalmente liberi di pensarla come vogliamo eserciteremo questo diritto, ce lo togliessero in punta di legge se hanno le palle dei veri dittatori, anziché la viscidità di quelli mascherati.

E allora ci penso. Quante volte mi sarà capitato di sentire così caldo? Tante. Non sempre a luglio, magari ad agosto, o a giugno, ma tante. E le alluvioni, come si chiamavano una volta? Beh mia nonna Maria mi raccontava che l'Aspromonte ne vedeva di ricorrenti, e allora mi ricordo del lago Costantino sotto Polsi (nella prima foto), nato da una frana e ancora li dopo mezzo secolo a testimoniarlo nonostante gli esperti lo abbiano sempre reputato effimero, e di Roghudi vecchia abbandonata (nella seconda), assieme a chissà quanti altri centri lavati via a valle da piogge torrenziali negli ultimi decenni (tipo Sarno e Atrani, per intenderci). Mentre mia nonna Carmela prendeva in giro tutti quelli che si lagnavano del clima: "e quandu faci friddu ti lamenti, e quandu faci caddhu ti lamenti... non si mai cuntentu!!!".

Con questo non voglio fare il negazionista a tutti i costi. Qualcosa ci sarà, non fosse altro perché siamo 8 miliardi e quando ero ragazzino non arrivavamo a 4, e il paradosso delle ninfee lo conosco bene. E ci starebbe pure un ragionamento sulle impronte ecologiche dei vari stili di vita, a indurre ciascuno di noi a comportamenti meno impattanti sulle risorse non rinnovabili del pianeta. Ma la propaganda terroristica quotidiana, quella non è uno strumento democraticamente accettabile. Anche se molti "sinistri" di mia conoscenza tradiscono una considerazione del popolo come fosse composto da bambini manco tanto svegli da indurre, a comportamenti virtuosi, non da adulti da convincere. Si: proprio una concezione berlusconiana, ma tanto ormai si è capito che Silvio era un falso nemico, un fantoccio di comodo, no?

D'altronde, è esattamente la stessa tecnica inaugurata con la cosiddetta pandemia. Tra qualche decennio, quando ci fosse consentito, a guardarle dalla giusta distanza le curve dei contagi e dei decessi non sembreranno che increspature delle serie di medio/lungo termini. Ma sul momento, venivano recitate giorno dopo giorno, a convincere i cittadini a rinunciare alle loro libertà personali, ad affrontare la rovina economica, all'autoreclusione volontaria e a sottoporsi a proprio rischio e pericolo a sperimentazioni farmaceutiche. Chi oggi si chiede quale sarà l'obiettivo della litania odierna sul clima, non è paranoico, è appena consequenziale. Farti accettare l'idea di svenarti con un giocattolo pericoloso, dalla vita breve e tutt'altro che ecologico, pena la perdita definitiva del diritto di mobilità privata? Distrarti con le calamità naturali dalle calamità innaturali con cui ci stanno circondando per "liberarci dal lavoro" una volta per tutte? Non lo so, ma so che "gatta ci cova".

C'è, però, un modo per stanarli. I cinquestelle ce le avevano nel programma, la miriade di piccole opere per il recupero del territorio e il rilancio keynesiano dell'economia che servirebbero, tra l'altro, a minimizzare gli effetti a livello di danni a persone e cose dei capricci del clima. E i compagni no-TAV e si-acqua-pubblica non dovrebbero faticare a comprenderlo, ma anche i centrosinistri in genere che ai tempi di L'Aquila e Amatrice ricordavano dall'opposizione che non sono i terremoti ad uccidere ma le case, che è molto meglio spendere poco prima che tanto dopo. Così, anche il paragone con l'India alla fin fine può aiutare, ragionando per assurdo: se anche ci fossero cambiamenti climatici tali da far diventare l'Italia una regione monsonica, com'è che loro bene o male riescono a conviverci da millenni e noi non riusciamo ad attrezzarci per farlo? E se il mediterraneo diventasse culla di uragani, la domanda giusta sarebbe: come fanno quelli che ogni anno li affrontano ordinariamente? E la risposta giusta attrezzarsi risanando il territorio costi quel che costi, non svenarsi per tentare di invertire un fenomeno come il clima con così tante variabili che non abbiamo idea di cosa succederà se ci mettiamo le mani. Certo, per farlo dovremmo avere una nostra moneta sovrana, e magari neanche troppa (perché anche chi sostiene che andiamo verso la tropicalizzazione deve però riconoscere che ne siamo ancora molto lontani), mentre noi invece ci sentiamo giustificati a restare inerti e non attrezzarci dal fatto che l'Europa non vuole (lei ci presta i dindi solo per fare quello che dice lei, Ponte del cacchio sullo stretto compreso). E al prossimo evento "estremo", riattacchiamo la litania...

sabato 20 maggio 2023

ELOGIO DELLA FATICA

Mio padre era ferroviere, assunto come aiuto-macchinista a diciott'anni nel 1953, quando la cosa comportava spalare carbone nelle fauci della locomotiva, poi macchinista, infine capodeposito, cioè quello che organizza i turni del "personale viaggiante" (tutti i ferrovieri sul treno, anche quelli che non lo guidano), ai suoi tempi usando un planning con fogli enormi (credo larghi un metro) che casella per casella aggiornava a matita prima dell'ultimo passaggio a penna, cercando di far quadrare le esigenze di tutti con l'indispensabile garanzia del servizio: non esistevano i pc, e quando capitavo in ufficio da lui, anche grandicello, davo sempre un'occhiata di sguincio a quei fogli e ne restavo sempre in qualche modo affascinato come da una prova di quello che la mente umana poteva fare. Ancora più impressionato ero quando, più piccolo, ogni volta che capitava che passasse un treno mio papà era in grado di recitare a memoria che numero fosse e chi ci prestasse servizio sopra; poi ho pure pensato che qualche volta mentisse con disinvoltura, per cavalcare l'affatatura del figlioletto, ma magari invece se li ricordava tutti davvero...

Non so se in qualcuno di voi ho suscitato ricordi simili a questo, ma sono sicuro che la cosa varrà del prossimo, almeno per gli ultraquaranta/cinquantenni. Da ragazzo, mandavo a memoria tutti i numeri di telefono a cui tenevo. Al punto che ancora oggi ne ricordo alcuni. Dei cellulari, ricordo a stento il mio numero principale e un altro paio frequentati moltissimo; di sicuro, non ho idea di quale sia il numero di telefonino di tutti i miei vecchi amici di cui invece ancora ricordo il numero di casa dei genitori, magari estinto da decenni.

Qualche anno dopo, appena laureato tentavo di realizzare il mio sogno di bambino di diventare da grande giornalista, collaborando al mensile Parallelo38 (ve ne ho già parlato) di Giuseppe Reale. Uno dei miei articoli di cui sono ancora abbastanza fiero si chiamava Tante tavolette di terracotta e (come vi ho già ricordato) con molto anticipo (quasi 40 anni fa) intravedeva il pericolo che l'avvicinamento tra le persone e questa nuova alfabetizzazione allora alle porte non fosse realizzato innalzando la soglia di conoscenza delle prime ma abbassando sempre di più la soglia di difficoltà della seconda: avevo previsto una delle derive più pericolose della contemporaneità, e francamente non so come. Sarà che poco tempo prima, che i pc ancora non c'erano, avevo lavorato alla mia tesi di laurea facendo a mano una serie di calcoli (chi quadro e altri indici statistici per costruire e analizzare un questionario) tale che alla fine ho buttato una pila di fogli alta una metrata.

Tutta questa manfrina per ricordare che le capacità cognitive che non si fatica a raggiungere non si acquisiscono né sviluppano, e quelle che non si esercitano si perdono. Mio padre portava me e mia sorella in giro per la città, specie in periferia, a "scoprire strade nuove" (quella Reggio che io ancora oggi se me la sogno è come la ricostruivo mentalmente allora, non com'è davvero) , e io da ragazzo ho girato per Londra e Parigi orientandomi d'istinto, o al massimo guardando una cartina; chi è nato con Maps il giorno che non ce l'ha è perduto, e la cartina non la sa usare. Internet è una miniera, ma chi si è fatto le ossa facendo ricerche nelle biblioteche può usarla meglio di chi nasce abituato a chiedere a Google come prima opzione. Ma non è tutto.

Porre argini è una delle prime fondamentali attività che gli esseri umani hanno dovuto apprendere appena diventati stanziali. E gli argini si costruiscono quando si è lontani, dal pericolo. Quando cioè gli stolti ti deridono, mentre li alzi e il fiume è laggiù, un rigagnolo in secca. Non bisognava accettare con tutto l'entusiasmo che c'è stato che l'informatica prendesse la direzione di rendersi accessibile anche ai bambini o ai vecchi deficienti, bisognava pretendere almeno in parallelo una nuova alfabetizzazione di massa come fu per la vecchia (che tardò secoli rispetto all'invenzione della scrittura, perché il potere tende per natura ad autoalimentarsi). Il processo è stato governato scientemente, per riportare al massimo la distanza tra le masse e la conoscenza, in modo da neutralizzare in sostanza quella democrazia che doveva restare una vuota liturgia tutta apparenza. Ed è tutt'altro che completato.

Con la scusa della pandemia ci hanno fatti (ri)abituare a stare chiusi in casa anche quando è festa ("e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra" - cit.), tutti tranne quei poveracci che per quattro soldi ci portavano la pizza a casa. Ora che annunciano il drone per le consegne a domicilio, è facile che molti lo vedano come una utile evoluzione tecnologica. In pochi comprendono che si tratta di un altro passo propedeutico al lockdown ricorrente, perlomeno come arma in mano ai detentori dell'arbitrio. E mentre già si annuncia il vaccino antinfluenzale permanente, magari obbligatorio, molti saluteranno il chip sottopelle per la sua somministrazione, e già che ci siamo per la geolocalizzazione di tutti (coi cani hanno già cominciato - e che vuoi fare rinunci alla possibilità di recuperare il cucciolo se si perde? - ma coi bambini valgono gli stessi argomenti), come un altro passo avanti dell'umanità. In pochi tenteremo di resistere, e ci sarà concesso solo in quanto anziani e quindi tendenzialmente problema piuttosto transitorio.

Un altro esempio è in cronaca: la cosiddetta AI, l'intelligenza artificiale. Probabilmente è già tra noi in misura molto maggiore di quanto ammesso, proprio perché è difficilmente distinguibile, sui mezzi attraverso cui si esprime, da quella umana. Se non fossimo assuefatti, dovremmo alzare letteralmente le barricate, e chiedere una legge per cui qualsiasi messaggio o testo confezionato da un non umano venga in qualche modo marcato come tale con pene così dure a chi dovesse essere pizzicato a violarla da metterlo in condizione di non operare più sul mercato italiano, fosse pure il signor Google in persona. Ma leggo in giro tanti minimizzatori sbeffeggianti di noi che vediamo la distopia, per cui è probabile che anche questa si avvererà.

Tengo questo blog da molti anni, ci sfogo la mia grafomania badando bene di tenerlo lontano dal purché minimo obiettivo di guadagno. Ma anche quando ci avessi messo un adsense, con i miei lettori non ci farei nemmeno gli spicci per il caffè. Amici anche cari, fin dall'inizio, mi rimproverano di essere troppo "difficile" da leggere, ed a tutti ho sempre risposto che appunto non ho come obiettivo più click, ma uno ogni tanto a cui leggendomi la testa gli faccia "click", anche se poi manco me lo fa sapere. Ho il massimo della goduria, da lettore, nell'affrontare la punteggiatura di Saramago, e anche se non posso nemmeno sognare di avvicinarmi a un tale genio mi piace tentare di rendere la complessità dei miei pensieri nei miei scritti, e magari di farla apprezzare ogni tanto a qualcuno. A queste ragioni diciamo così "originarie", ora se ne aggiunge un'altra. Coi giusti parametri di impostazione, una AI può già facilmente scrivere un qualsiasi testo, quindi anche un post di un blog, con lo stile di chiunque, di modo che nessuno si accorga del fatto che non lo ha scritto questo chiunque ma una macchina che gioca con gli algoritmi e le montagne di dati su dati accumulati su chiunque. Forse l'unica flebile speranza di essere inimitabili è di essere difficili e magari sempre diversamente difficili. Abbiate pazienza, e continuate ad accettare, quei quattro gatti che siete rimasti, la fatica che ci vuole per leggermi. Eppoi, senza fatica, non c'è soddisfazione, no?

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P.S. Solo raramente mi capita di scrivere un post di getto, più spesso lo ripasso e rimastico per giorni, e non solo per il succitato amore per la scrittura complessa, anche perché ci posso dedicare solo ritagli di tempo (finché non mi mandano in pensione, devo pur lavorare). Per questa ragione, il capoverso "porre argini" l'ho scritto prima, dei tristi accadimenti in Emilia Romagna. Ad alluvione avvenuta, ho prima pensato che magari fosse opportuno cambiare metafora, ma mentre mi ci accingevo mi sono reso conto che uscendo dalla stessa il paradigma era proprio quello adatto a commentare la cronaca. Vengo e mi spiego. Il movimento 5 stelle, oggi meritatamente in via di evaporazione, era arrivato da zero al 30 per cento anche per via di un programma (che conosco a memoria, per anni è rimasto in un banner di questo blog) che tra le altre cose prometteva di usare la recuperata sovranità monetaria (assieme alle risorse recuperate con l'abbandono delle grandi opere tangentogene tipo TAV e Ponte sullo stretto) per finanziare un mega piano di piccole opere pubbliche volte al recupero del territorio italiano; una volta al governo se ne sono scordati, troppo impegnati ad obbedire a Bruxelles (ben ripagata, come era facile prevedere, vero Giggino?) e alle multinazionali farmaceutiche. E non c'è proprio da sperare, che questo governo agisca diversamente. Ma quel piano resta l'unica cosa sensata da fare, dentro l'UE se te lo consente e sennò uscendone dall'oggi al domani. Certo, spiace dirlo ogni volta dopo, le varie tragedie. Che tra l'altro costano, drammi umani a parte, molto di più che non gli interventi preventivi. Invece la narrazione imperante è che è colpa del cambiamento climatico, e così gli sciacalli approfittano anche di queste tragedie per portare avanti l'agenda di impoverimento della popolazione con la scusa dell'ambiente. E allora occorre ripeterlo, anche ad allagamenti ancora in corso: non ne usciamo fuori coi patetici e inutili tentativi di agire sulle infinite variabili del cambiamento climatico, ma solo (forse) riprendendo in mano il governo del territorio in tutti i suoi aspetti, con un piano straordinario di investimenti in deficit (anche sull'edilizia, altro che diktat sulla classe energetica, specie in un Paese sismico come il nostro) seguito e accompagnato da un presidio quotidiano perenne. Costi quel che costi, anche perché questo tipo di deficit si ripaga da solo, keynesianamente. Quello generato da roba come il ponte sullo stretto, no.

martedì 21 febbraio 2023

CHE FUTURO DI MME..

Notoria opera d'arte contemporanea, peraltro carissima...
Il Grande Fratello (o se preferite il Grande Vecchio) non esiste, ma sicuramente esistono dei centri di potere sempre più concentrato a livello mondiale e sempre più elitario che si comportano in modo che può venir comodo usare questa figura come espediente retorico per meglio interpretare quei comportamenti.

Volendolo fare, la conclusione cui si arriva ben presto è solo una: il GF/GV ha in serbo per noi un futuro gramo, molto lontano dalle aspettative fiorite in occidente nei primi decenni seguenti la seconda guerra mondiale, che oggi si scopre fossero solo concessioni temporanee per evitare che i popoli dei Paesi capitalisti decidessero, democraticamente o meno, di passare con l'altro sistema, che nel decennio prima della guerra aveva dimostrato di essere potenzialmente molto meglio o se preferite molto meno peggio.

Questo futuro angosciante non è in discussione, possiamo solo prenderne atto, potendo solo scegliere che ruolo attribuire a chi lo sta progettando e attuando, conscio del fatto che il modello di sviluppo capitalista postula risorse infinite laddove il nostro Pianeta ha invece risorse finite, nel continuum tra "governanti illuminati che cercano in ogni modo, compresi quelli surrettizi perché siamo degli egoisti zucconi, di indurci a dismettere quel modello" e "autocrati totalitari che cercano in ogni modo di restringere l'élite di chi continuerà a beneficiare di quel modello proprio escludendone tutti gli altri, e di restare a farne parte". Di noi vittime di questo piano, illuminato o diabolico che sia, la maggior parte non è in grado di comprendere la teoria dei sistemi e quindi nemmeno la constatazione alla base del ragionamento precedente, e di quelli che invece sono in grado di farlo la maggior parte non è in grado di comprenderne l'impatto sul proprio quotidiano né tantomeno la logica conclusione che andrebbe invece tratta: che allora va dismesso il sistema capitalista e adottata una forma moderna di comunismo, che preveda una suddivisione equa dei sacrifici ed escluda l'esistenza di una classe sovranazionale di privilegiati che ne è esentata.

Per aumentare la quota dei "consapevoli", sia direttamente che tramite il buon vecchio passaparola, fornisco dunque ai lettori un elenco parziale di "segni" che dimostrano l'esistenza del "piano del GF/GV" e del "furto di futuro" che stringi stringi ne è la peggiore estrinsecazione (altrimenti non parleremmo ancora oggi dei "favolosi anni 50 o 60", tempi in cui oggettivamente si aveva un tenore di vita di molto inferiore all'attuale, ma speranze migliaia di volte migliori), e delineano cosa attende chi per età o per tigna intenda vivere nei decenni a venire:

  • A come Automobile - La libertà di movimento (sotto attacco) di ogni privato cittadino, come tutte le libertà, è fatta sia di un enunciato teorico che di una distribuzione della ricchezza che la renda fattualmente applicabile. Fanno poco più di cent'anni da quando Henry Ford adottando la catena di montaggio inventò con la Ford T la motorizzazione di massa a quando una normativa europea demolisce di fatto un intero enorme settore industriale lasciando sul terreno milioni di disoccupati per far si che a comprarsi la macchina (elettrica, ma poi è vero che sia davvero ecologica?) tornino ad essere solo i ricchi. E gli altri, quei milioni di cittadini cui resta indispensabile, faranno come a Cuba... (e magari è persino una buona idea...): si terranno aggiustandole per decenni le macchine a combustione, specie nell'immensa periferia italiana (cioè dovunque tranne che nei centri e semicentri delle grandi città, gli unici posti dove è immaginabile impedire il transito e sopperire coi mezzi pubblici).
  • C come Casa - Nella mitteleuropa ci sono abituati, a non avere le case di proprietà e a sopperire con un mercato degli affitti di conseguenza molto più elastico del nostro. Per cui ce l'hanno giurata, ripetutamente e dichiaratamente: volete stare nell'Europa? dovete fare come noi! Poi pian piano sono passati alle vie di fatto. La penultima mossa è la normativa europea che toglie d'autorità dal mercato tutte le case non certificate "ecologiche", cioè in Italia quasi tutte o per meglio dire tutte tranne quelle che uno che non è ricco di famiglia si può permettere: se hai una casa così o hai i soldi per riqualificarla o te la tieni, e pazienza se è quella in cui vivi (ti basta non cambiare città) o aspetti il prossimo terremoto perché crolli e ti tolga il pensiero. L'ultima è tutta italiana, o meglio di quel governo che alcuni ingenui avevano pensato avesse intenzione di fare la voce grossa in Europa (errore già fatto coi cinquestelle, oggi ero sicuro che Giorgia andasse a Bruxelles solo a prendere ordini, come Gigi): anziché pretendere (come Conte avrebbe dovuto fare per la sanità tre anni fa) che per la riqualificazione abitativa si possa spendere a deficit tutto quello che serve (tanto rientra, perché le entrate fiscali aumentano con la crescita) migliorando le normative che stavano rilanciando il settore, le affossano, inoltre lasciando nelle peste quelli beccati in mezzo al guado. Chapeau! Leggete il combinato disposto delle due mosse, e vedrete quanto sia lampante l'intenzione europea di cui a inizio capoverso: anche qui, ci salviamo (forse) solo se usciamo dalla UE, o se si autodistrugge.
  • C come Clima - Che le previsioni del tempo siano in qualche modo attendibili a 24 ore o poco più, al massimo vagamente indicative a una settimana o due, ed equivalenti all'oroscopo per periodi superiori al mese, se ne può accorgere chiunque, volendo (ma chi crede all'oroscopo, cioè a una costruzione basata su qualcosa che non esiste come le costellazioni, può benissimo credere al tizio che gli dice che la prossima estate sarà calda o piovosa). Si tratta infatti di fenomeni con tante variabili in gioco da non avere un andamento prevedibile per nessun calcolatore esistente, passato (il tizio ve lo diceva anche quando a casa non avevate nemmeno il commodore64 e lui aveva un computer grande come una stanza con meno capacità di calcolo del vostro telefonino di oggi) o futuro. Eppure, c'è tutta una narrazione, di paradigma religioso, pervasiva sin dalle scuole (poveri figli nostri, ancora), che attribuisce con certezza all'impatto umano dei cambiamenti climatici di ordine di grandezza tale da potersi affermare con certezza siano sempre avvenuti anche quando l'impatto umano era una frazione minuscola dell'attuale: si ha contezza storica di oscillazioni climatiche di pochi gradi, in grado di modificare il clima e quindi il territorio in un senso o nell'altro per decenni o secoli, in tutta la storia documentata dell'umanità. Se c'è una sola evidente differenza, oggi, è nella sua consistenza numerica totale, per cui l'unica deduzione coerente di chi pretende la riduzione dell'impronta umana sul clima sarebbe sposare il malthusianesimo e propugnare lo sterminio globale di massa. Che, per chi conosce il paradosso delle ninfee, se anche fosse tarato per lasciare vivi solo un miliardo di umani, non farebbe che al massimo spostare di qualche decennio avanti il problema. L'altra strada, ve la faccio dire (da un articolo pieno di cose giuste, anche sugli altri punti di questo post) da Franco Cardini: "In realtà, la maggior parte dei climatologi è concorde nell’affermare che i mutamenti climatici siano dovuti solo in minima parte all’inquinamento prodotto dall’uomo, mentre per il 95% sarebbero riconducibili direttamente alle fasi dell’attività solare. Basterebbe, dunque, spendere somme infinitamente più modeste per gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei territori, senza bisogno di mettere in crisi gli equilibri energetici del mondo intero e, con essi, la qualità di vita degli abitanti dell’intero pianeta." Ma gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei territori, da effettuare in deficit (autoripagantesi, mi ripeto) e peraltro promessi dai cinquestelle prima di andare al governo, non si possono fare perché non ammessi dai parametri europei..
  • G come Guerra - La lettura del messaggio di Zelensky a Sanremo, riassumibile nel verso "bisogna vincere e vinceremo" dell'inno fascista, non è originale: prima di ogni guerra la propaganda interna agisce in modo pervasivo per convincere la popolazione ad accollarsi tutti i disagi che le deriveranno dall'intraprenderla in nome dei Superiori Valori che albergano in noi e non nel Nemico. Il risultato è che quasi nessuno più coglie le differenze o le analogie dove ci sono. Per cui possiamo festeggiare i 15 anni dall'indipendenza del Kosovo (e il prossimo possibile riconoscimento da parte della Serbia, mai avvenuto fin qui), ottenuta ai tempi grazie ai nostri bombardamenti su Belgrado, senza rilevare che è esattamente quello che ha fatto Putin per il Donbass eccetera: senza il sostegno occidentale sarebbe finito tutto un mese dopo con l'Ucraina che mollava l'osso, esattamente come la Serbia allora, e viceversa se la Serbia allora fosse stata sostenuta dalla Russia come noi oggi sosteniamo l'Ucraina, il Kosovo se lo sarebbe tenuto o almeno avrebbe resistito per anni. La cosa più paradossale, e assieme triste, è che l'unica cosa giusta sull'argomento, sul mainstream, l'abbiamo potuta sentire solo da Berlusconi: la guerra in Ucraina non l'ha iniziata Putin nel 2022, ma l'occidente nel 2014 (e pensata prima).  D'altronde, se a dire quello che si deve dire della globalizzazione deve essere Tremonti...
  • M come Moneta - Uso la carta di credito diffusamente da anni, ma quando sento parlare di abolizione del contante mi squilla l'amigdala, che dicono stia nel cervello ma io me la sento vicino al buco del culo. Se ascoltate le menzogne che vi racconta il mainstream economico io sono un sociopatico, uno che tifa per gli evasori, un passatista. Ma invece è che ho studiato economia prima che il monetarismo la occupasse scacciando tutte le altre teorie, e so cos'è davvero la moneta. Gli umani l'hanno inventata per non doversi portare appresso i beni da scambiare, per cui ce ne deve essere esattamente quanta ne serve per gli scambi da fare: non di più, altrimenti perde valore, ma non di meno, altrimenti gli umani sono costretti a fare meno scambi di quanti volevano, a volte molti meno, cosicché a un certo punto o riescono a inventarsi un'altra moneta (tipo le cessioni del credito per le ristrutturazioni edilizie: chi non ha ancora capito si legga qui Galloni) o soccombono. L'Eurozona ha negli anni dimostrato di essere nient'altro che uno strumento di impoverimento, in mano a soggetti il cui reale obiettivo è progressivamente azzerare tutte le conquiste economiche e sociali che erano state concesse ai suoi cittadini come risarcimento postbellico. A tutti coloro che credono ancora alle favole dei mass media, chiedo solo di immaginare cosa succederebbe, il giorno che tutta la moneta fosse elettronica, se andasse qualcosa di storto in un server, incidente o manovra intenzionale che sia, come qualche giorno fa è successo con la posta di Libero e Virgilio. Gli italiani in maggioranza infatti diffidano da sempre dell'Euro, o per meglio dire del trasferimento della sovranità monetaria italiana a un ente privato straniero non controllabile democraticamente, e per tre o quattro volte hanno votato per chi aveva promesso di combatterlo, da Berlusconi alla Meloni passando per il Movimento 5 Stelle e la Lega, ogni volta venendo traditi dagli eletti. Quelli che lo hanno fatto, almeno, possono guardare negli occhi senza vergogna i propri figli.
  • S come Sanità - Decenni di chiusure di ospedali e presidi sanitari in tutto il territorio, con in mente il passaggio al modello ammericano: si cura solo chi ha i soldi o l'assicurazione. Solo così è potuto accadere che il denominatore fosse adatto, al sopraggiungere di una influenza fuori scala a far crescere il numeratore, a sciorinare percentuali tali da giustificare una gestione criminale dell'emergenza, con l'habeas corpus stritolato tra chiusure di interi settori con fallimenti a catena e somministrazioni più o meno surrettiziamente obbligatorie di trattamenti sperimentali appositamente spacciati per vaccini, peraltro inutili dannosi e costosi. Oggi da un lato finalmente c'è chi chiede conto a chi probabilmente ci ha lucrato e c'è chi chiede di riaprire questo o quell'ospedale, ma dall'altro resta in piedi il progetto di cui sopra, per cui alla prossima "pandemia" possono riprendere il massacro da dove l'avevano lasciato.

L'altro giorno (mentre già avevo iniziato a confezionare questo pezzo) in una chat di classe, tipicamente frequentata da ormai sessantenni che si relazionano tra loro come quando erano adolescenti, e anzi proprio in questo trovante la propria ragione di essere, da un post divertente e nostalgico sui panini ignoranti che ci faceva una bottegaia dei tempi che furono è venuta fuori una discussione istruttiva di taglio filosofico, anche se non certo originale. Ci si divideva, infatti, tra chi ostentava il distacco sufficiente ad evidenziare che fin dall'antichità gli anziani rimpiangevano i bei tempi e stigmatizzavano i "giovani d'oggi", e chi però precisava che ciò, per quanto vero, non toglieva che oggettivamente i nostri panini, come la nostra musica, erano migliori. Ovviamente, non c'è una soluzione sempre valida, a parte la notazione arguta di chi rilevava che i vecchietti stavano svolgendo quella discussione sui loro smartphone e non ai tavoli dell'osteria. Tuttavia, si può affermare che il troppo relativismo può fare in potenza altrettanti danni della sua assenza totale. Per cui si: è vero che i ragazzi di oggi avranno nostalgia delle cose che c'erano quando erano giovani loro, esattamente come oggi noi. Ma è vero anche che questo non deve esimere da almeno tentare dei raffronti oggettivi, almeno per le cose essenziali. Altrimenti a chi toccasse di vivere da anziano l'avvento di una dittatura non spetterebbe il diritto/dovere di ricordare ai giovani quanto era meglio quando si era liberi (e infatti, come testimonia ad esempio Troisi nel suo Le vie del signore sono finite, nel Ventennio la prima accusa a chi non accettava l'avvento del Regime era di passatismo disfattista). E invece si, invece la freccia del tempo non va necessariamente verso il progresso, e a non denunciarlo si diventa complici nella costruzione di un futuro peggiore.

giovedì 15 dicembre 2022

LO VUOLE LEUROPA

Questa in cronaca non è nemmeno la prima, confessione di Romano Prodi che da buon cattolico evidentemente crede che liberarsi l'anima sia viatico per il paradiso, ora che l'età impone di pensarci. Con quel faccione bonario forse riuscirà a intortargliela pure al padreterno, dopo averlo fatto con tutti gli italiani all'epoca, me compreso, con la complicità sempre valida del Nemico Esterno, magistralmente interpretato nel gioco delle parti da Silvio Berlusconi, per cui saltando saltando per dimostrare di non essere lui senza accorgercene siamo finiti in fondo al baaaratro (senza ironia, meglio dell'Euro è qualunque moneta sovrana, pure la pizza di fango del Camerun...).

Si perché, senza mezzi termini, quasi ogni guaio che abbiamo passato dal 1992 ad oggi, tra prelievi coatti sul conto corrente e manovre lacrime e sangue, tagli su tagli a qualunque settore pubblico sanità in primis (senza i quali si sarebbe potuto, se si fosse voluto, affrontare la pandemia senza mettere in ginocchio l'economia, perché l'indice di affollamento degli ospedali e delle terapie intensive è una frazione e le frazioni cambiano pure agendo sul denominatore) e privatizzazioni selvagge che in italiano si traducono come regali a privati monopolisti o oligopolisti di settori costruiti negli anni con soldi pubblici, fino alla sovvenzione dei nipotini dei nazisti ucraini nella guerra contro i russi sul loro territorio (iniziata nel 2014, la Russia ha iniziato nel 2022 solo la controffensiva) come ultima propaggine di una espansione verso Est tanto aggressiva quanto dolosamente nascosta (con tanto di esplicite rassicurazioni contrarie) al povero Gorbaciov durante le trattative di pace dell'epoca, è da attribuire alla nefasta Unione Europea. Una entità sovranazionale sottratta fondativamente a qualsiasi controllo democratico, e invece soggetta direttamente alle volontà di centri di potere occulto identificabili (peraltro solo in parte) con le istituzioni monetarie, che in quanto tale incarna la versione contemporanea, o se preferite la 2.0, del vero Fascismo, mentre ai sudditi nel nuovo gioco delle parti si agitano davanti al naso la versione 1.0 e successive al preciso scopo di confonderli, perfettamente riuscito.

Dico "quasi" ogni guaio per eccesso di cautela: in realtà qualunque cosa vi venga in mente, anche la più minuta (che so, la strada provinciale unico accesso al vostro borgo franata sedici anni fa e da allora col semaforo per passare alternativamente) o tragica (che so, la rinuncia ad ogni tipo di intervento di salvaguardia del territorio, salvo poi quando succede come a Ischia prendersela col cambiamento climatico che è tanto di moda), gira gira si può fare risalire a quella perdita di sovranità monetaria (e quindi economica e quindi politica) che altro non è la UE in genere e l'Eurozona in particolare. Chi riporta le immagini dei terrazzamenti realizzati a Ischia dal fascismo e poi sempre meno manutenuti fino all'abbandono, proprio nella zona alluvionata oggi, non è che deve essere per forza un nostalgico alla prese con l'esercizio retorico del "quando c'era Lui caro lei" e i treni in orario e le case al popolo eccetera, o perlomeno non crediate sia sufficiente bollarlo così per cavarsela: resta, togliendo tutte le ideologie, la banale constatazione che uno Stato sovrano può, se vuole, programmare e realizzare tutte le opere pubbliche necessarie o almeno indispensabili al vivere civile. Erano nel programma del moVimento 5 stelle, sennò col cavolo che prendeva tutti quei voti. Uno non sovrano non può. Qui Cardini lo spiega meglio di me, ma azzardo una sintesi: per quasi tutti i disastri naturali che hanno provocato danni e vittime in Italia negli ultimi decenni la causa ultima è l'abbandono di ogni governo del territorio per rispettare i famosi parametri europei (e anche quando vengono stanziati fondi europei, il combinato disposto della loro farraginosità e della paura della magistratura spiega in gran parte perché restino inutilizzati), per cui persino un regime cialtrone e corrotto che però non abbia padroni stranieri può fare meglio (e/o darne la percezione permanente) di un regime eterodiretto come il nostro.

Beninteso, e noi italiani lo sappiamo benissimo, non è che ad averla la sovranità comporta automaticamente che la si usi come si deve. Ma almeno in teoria c'è la possibilità che gli elettori dai e dai riescano in qualche modo, se vogliono, a mettere al comando chi poi lo faccia, cacciandolo se non lo fa. Così, invece, votare è perfettamente inutile (parabola grillina docet, meloniana dimostra ulteriormente già). Eppoi, francamente questa storia che gli italiani siano così corrotti inside da essere benedetto un vincolo esterno che li costringe a comportamenti virtuosi, che poi era uno degli argomenti (anche da bar) a fare da sfondo al traghettamento prodiano di cui sopra, ha francamente rotto i cabbasisi, oltre che essersi più e più volte dimostrata superata dai fatti (anche in cronaca: o volete ancora fermarvi alla superficie, e leggere la corruzione finalmente emersa in sede UE guardando al dito della nazionalità dei corrotti, anziché alla luna della banale constatazione che ovunque ci sia potere c'è potenzialmente corruzione?), con tanto di condimento delle mazzette in contanti che fa tanto vintage in questi tempi in cui si parla di soglie obbligatorie di pagamenti elettronici e chiusure a mazzi degli sportelli bancomat. Insomma, il vincolo esterno impedirà la riapertura dell'ospedale di Cariati (e dei troppi altri chiusi perché "lo vuole Leuropa", lo racconta un bel film), ma non impedirà di riprendere la mangiogna senza fondo dell'impossibile e inutile Ponte sullo Stretto, con cui si compie peraltro l'autosmascheramento di Salvini e soci.


Se poi si seguono i fili delle tangenti in cronaca liberandosi dalla narrazione retorica del mainstream che le riduce a un affaire calcistico, si scoprono alcune cosine interessanti, tipo che ci sono di mezzo ONG sedicenti pacifiste che inviano armi all'Ucraina, e che in sede UE è fiorente un'attività lobbistica borderline di tale portata che rende lecito il sospetto che per uno scandalo che scoppia ce ne sono altri cento che restano inesplosi. Per cui quando il consiglio UE spinge per "combattere l'esitazione vaccinale" proprio mentre un milione di italiani è a letto con l'influenza (finalmente curati dai medici di base, però), e tu leggi i numeri che dimostrano inoppugnabilmente che la strategia italiana del biennio passato è stata tra le peggiori (e la svedese tra le migliori) proprio rispetto ai suoi obiettivi dichiarati, se poi vuoi saperne di più sulle miocarditi o sulle morti improvvise ti frega poco che ti bollino come complottista: se arriva Attila che promette di smantellare questa UE è il suo partito il prossimo che voti.

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