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venerdì 14 agosto 2026

SOVRANITÈ

Un mio amico, di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto sostegno ai grillini e le sue ragioni, le stesse che i cinquestelle stessi hanno tradito causando la mia delusione e presa di distanza, avendo visto su faccialibro un link guarnito dell'immagine qui a sinistra, ha inteso giustamente percularmi inoltrandomelo con il commento "non mi dire che voterai Vannacci!". Il link punta a un articolo de Il fatto quotidiano che a leggerlo si capisce tutto, in un senso o nell'altro. Vengo e mi spiego.

L'incipit è "La sovranità monetaria è uno dei punti forti della prima parte del programma di Futuro Nazionale...". Lo è stato anche di Fratelli d'Italia, e prima della Lega, e prima di Grillo, e prima ancora ma surrettiziamente persino di Berlusconi, che l'Euro ce l'aveva sullo stomaco prima che capisse che gli forniva l'occasione di pagare una ricca cambiale ad un suo elettorato di riferimento consentendo per omessa vigilanza un cambio pirata di 1/1000 a negozianti e autonomi mentre gli altri erano obbligati a un cambio ufficiale quasi doppio. I suoi successori sul carro sovranista, invece, hanno come lui lucrato il sostegno elettorale di una popolazione ampiamente convinta che dietro la moneta unica ci fosse una fregatura, per poi una volta al potere rimangiarsi la promessa - non sapremo mai, ad esempio, cosa gli hanno detto a Bruxelles a Di Maio, sappiamo solo che lui ora si è "sistemato" mentre il Paese ha continuato ad andare a rotoli.

Se anche Vannacci fosse in grado di prendere la maggioranza assoluta (detto per assurdo: non può sperare che in un risultato marginale), quindi, c'è da scommettere che il "punto forte della prima parte del programma" sarà espunto dallo stesso il giorno dopo la lista dei ministri, o al massimo lasciato cadere dopo una fase di ammuina. Se non fossi convinto di ciò, se fossi convinto cioè che la sua non è una boutade acchiappavoti ma un punto fermo dell'azione di un suo eventuale governo, allora non dico che lo voterei, ma diciamo così che l'opzione di passare sopra tutte le sue prese di posizione discutibili e becere per sostenerlo temporaneamente fino all'Italexit, per poi riprendere a combatterlo subito dopo, sarebbe politicamente da valutare. Gli stessi partigiani, d'altronde, si sono turati il naso e hanno combattuto fino a Liberazione avvenuta fianco a fianco coi democristi, che dopo sono ridiventati il Nemico (e di quelli coscientemente imbattibili: Togliatti sapeva, di Yalta).

L'articolo all'inizio enumera si le ragioni per cui sarebbe opportuno recuperare la sovranità monetaria, ma intanto lo fa come espediente retorico (della serie "ammesso che..."), e poi si dimentica la più importante: senza la sovranità monetaria un governo non può attuare la politica economica e finanziaria per cui è stato eletto se essa non concorda con i trattati internazionali cui si è aderito in modalità così sventate. E eleggere chi voglio che faccia quello che io reputo giusto, mentre poi si farà quello che io reputo sbagliato, per ordine superiori di istituzioni non elette da nessuno, è la morte della democrazia e punto. Lo stesso articolo più avanti getta la maschera, enumerando tutte le ragioni per cui l'Italexit sarebbe un disastro (tra cui - come se fosse un fatto acclarato, e non lo è affatto - il disastro che sarebbe stata per gli inglesi la Brexit), ma dimenticando di notare che nessuna esclusa queste ragioni non sono fenomeni della natura o leggi dell'economia, ma sono figlie di clausole scritte nei trattati, ragione in più per abbandonarli al più presto costi quel che costi e magari incriminare per Alto tradimento chi li ha sottoscritti.

Infine, ma non per importanza, la considerazione insieme più triste e più rilevante: la sovranità monetaria sarebbe per natura (o devo ricordare io il socialismo in una sola nazione in attesa sia possibile la sua internazionalizzazione, o la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura?) una roba di sinistra. Perciò, prima di prendersela con chi per istinto o consapevolezza sostiene chi la sbandiera anche se sarebbe un avversario politico, dobbiamo prendercela con chi a sinistra l'ha lasciata li per terra a disposizione di un Grillo Meloni Salvini Vannacci qualsiasi, anziché rivendicarla per primi, consapevoli del fatto che è propedeutica persino a "libertè egalitè fraternitè", e che senza di essa anche un rinato PCI che raggiungesse la maggioranza assoluta dei seggi dovrebbe eseguire i diktat monetaristi e ultraliberisti della UE.

Comunque no, amico mio, non lo voto in ogni caso, a Vannacci: è troppo pure per me. D'altronde, ho l'età per permettermi di approdare senza sensi di colpa all'astensionismo, in assenza totale di un soggetto politico credibile da votare. A meno che, visto che non si vota domani, da qui ad allora non emerga.

domenica 2 novembre 2025

A CONTI FATTI

Lo vogliamo per sempre così...
La Corte dei Conti ha "bloccato" il Ponte sullo Stretto. Le virgolette sono perché il parere non è vincolante per il governo, ma i rilievi sono concreti ed è difficile che questo abbia la forza politica per ignorarli bellamente. Il wishful thinking è che questo ennesimo stop sia finalmente quello definitivo, ma la torta è talmente grossa che difficilmente i felloni non cercheranno e magari troveranno un'altra strada per cercare di papparsela.

E' perciò utile, anche se l'argomento è uno dei più trattati di questo blog (basta seguire il tag), ricapitolare ancora una volta quali sono tutte le ragioni per cui il Ponte non può e non deve essere fatto, anche perché negli ultimi tempi, grazie anche alla sponsorship governativa (specie di uno a cui del sud non gliene è mai fregato niente, peraltro), gli argomenti a favore, per quanto fallaci, hanno trovato "buona" stampa facendo quindi breccia in una opinione pubblica sempre meno avvezza al pensiero critico.

  1. Fattibilità. Il ponte a campata unica più lungo mai costruito ha una campata lunga la metà di questo progetto. Il doppio più lungo non significa il doppio più difficile, magari: qui parliamo di un fattore difficilmente calcolabile. E certo che i progettisti dicono che si può fare, erano ingegneri, erano scienziati, anche Morandi e quelli del Vajont: non deve decidere chi è interessato. E chi deve decidere deve essere "marcato a uomo" per non essere corrotto.
  2. Terremoti. La resistenza al sisma del progetto attuale è di 7.1 gradi Richter. Ridicola. Nessuno può dire con esattezza quale fu la magnitudo del "big one" del 1908, e quale sarà quella del prossimo. Ma se fosse 7.2 non sarebbe lo zero virgola uno più forte, la scala è logaritmica, si parla di moltiplicare a ogni decimale, un 7.8 sarebbe UNDICI volte più forte del 7.1 per cui il progetto sarebbe tarato. Tutto ciò significa che è praticamente certo che, ammesso che riescano a ultimarlo, al prossimo grande terremoto, in una zona in cui ce n'è uno ogni secolo o due al massimo quindi ci siamo quasi, andrà in macerie (e se anche fosse l'unica struttura a resistere, come si vanta lo stesso Salvini, in assenza di interventi sul patrimonio abitativo dell'area dello Stretto, resterebbe a collegare due cumuli di macerie).
  3. Vento. Ma se un grande terremoto possiamo essere certi che arriverà ma non quando, i venti su quel tratto di mare, a decine di metri di altezza, sono la regola per moltissimi giorni all'anno. Un grattacielo, cioè un oggetto massiccio ancorato a terra e alto centinaia di metri, in cima deve oscillare di metri e metri per non crollare. Il Ponte, una struttura esile coi punti di ancoraggio lontani chilometri, per non crollare deve oscillare tanto da costringere a chiuderlo al transito in ogni giorno di vento. Immaginando che non ci siano più i traghetti, chi deve passare sta fermo agli imbocchi.
  4. Traffico. Si ma chi è che ci deve passare? Per giustificare la costruzione, si ricorre a previsioni di traffico vecchie di venti anni (lo stesso trucco della Torino-Lione), che la stessa CdC ha giudicato irrealistiche visti i tempi. Ma anche fossero giuste, la domanda è: ha senso nel 2025 realizzare una infrastruttura che sposterà ulteriormente i trasporti su gomma (mentre è in corso un'azione concentrica per farci abbandonare le auto, peraltro) da e verso un'isola che logica e ambientalismo vorrebbe fosse invece essere rifornita esclusivamente via mare, semmai investendo su porti commerciali e infrastrutture di trasporto interno?
  5. Tempi e costi di traghettamento. Si parla di un pedaggio di 10 euro a vettura e 20 a mezzo pesante. Ammesso che sia vero, e che si trovi il modo di non creare code agli imbocchi (salvo il vento, rivedi punto 3) risparmiando del tempo, visto che il tempo è denaro e che le code agli imbarchi attualmente si registrano solo per alcuni giorni all'anno (meno di dieci) quanto risparmierebbero gli utenti (escludendo pendolari reggini e messinesi, che se glieli lasciano continueranno a preferire gli aliscafi a 40 chilometri di strada) non ferroviari? 
  6. Treni. Unici mezzi che trarrebbero vantaggio dal ponte, su cui passerebbero dritto anziché fermarsi per essere "smontati" e traghettati. Peccato che anche calcolando, a voler essere generosi, in un'ora o due questo risparmio di tempo, esso deve essere parametrato a lunghe percorrenze col "continente" che includono le ottocentesche tratte siciliane e la tratta Reggio/Salerno per cui è stata appena riesclusa (viene fatto ricorrentemente, ad ogni tentativo di riproporla, perché l'orografia non perdona e costringe a costi altissimi) l'Alta Velocità: un conto è risparmiare un'ora su due, un conto una su dieci, o no? Quanto si accorcerebbero i tempi se si intervenisse sulle tratte a terra? A spanne, molto di più e spendendo molti meno soldi.
  7. Tempi e costi di costruzione finali. C'è mai stata una "grande opera" per cui in Italia alla fine si è speso quanto si era detto e ci si è messi il tempo che si era detto? E perché mai dovremmo credere che in questo caso si sfuggirebbe alla regola della moltiplicazione? Infatti, uno dei rilievi della Corte riguarda proprio la levitazione delle cifre rispetto al progetto in fieri, che non dimentichiamo è di vent'anni fa. E Salvini ha la faccia tosta di parlare di "natura politica" dei rilievi.
  8. Garantito duecento anni!!!! Un'opera che costa quanto una mega-manovra fiscale, e i suoi alfieri si vantano di garantirne una tenuta che magari a loro sembra lunga, a confronto delle loro miserevoli vite, ma che invece andrebbe paragonata non al ponte Morandi ma a ponte Milvio. E la garanzia peraltro è a patto di costi di manutenzione il cui calcolo approssimativo è appunto un altro dei rilievi della magistratura contabile (cosa non si fa, pur di falsare il bilancio costi/benefici!).
  9. Moltiplicatore?  La mistificazione maggiore è il ricatto morale che viene perpetrato ai danni di popolazioni storicamente tagliate fuori da investimenti produttivi (che non convengano a corrotti e corruttori): "retrogradi, osate essere contrari a una pioggia di miliardi che non può non avere enormi effetti moltiplicativi e ricadute sul territorio!" Bugia! Perché agisca, il moltiplicatore keynesiano, occorrono investimenti che insistono, sul territorio dove vengono fatti: piccole opere pubbliche a deficit che diano lavoro stabile a gente del posto o che vi si trasferisce, spendendo i guadagni sul posto e così via fino a che le maggiori entrate fiscali derivate dal maggior reddito non annullino il deficit iniziale. Un circolo virtuoso in cui una megaopera del genere per sua natura non farà sfociare che i rigagnoli, la quasi totalità del flusso ripartendosi tra general contractor, vari livelli di subappaltatori, grandi e piccoli corrotti e corruttori, e maestranze in massima parte straniere che manderanno a casa quasi tutti gli introiti e andranno via appena finito. In altri termini, se gli stessi soldi di questa unica opera gigantesca venissero ripartiti in cento iniziative sul territorio, ci sarebbe si un effetto moltiplicatore enorme; dal ponte, quasi nulla.
  10. Investimenti alternativi. Ferrovie locali, strade, porti, rete idrica, edilizia scolastica, ospedali (basterebbe la riapertura e riqualificazione dei tanti chiusi negli ultimi decenni), salvaguardia idrogeologica di zone a rischio, messa in sicurezza di coste e argini, incentivi diretti alla ristrutturazione edilizia privata (no superbonus in saccoccia alle banche e ai furbi) anche in chiave antisismica, e mi scordo di sicuro qualcosa. In tutta la Calabria, la Sicilia, e perché no il resto del Sud e isole. Con effetti moltiplicatori di molto moltiplicati, ripeto. E resterebbero soldi, rispetto a questo spreco.
  11. Mafia. L'ho lasciata per ultima non per importanza, ma perché è il fattore assieme più indiscusso e meno definibile. Di certo, è quasi impossibile tenerla lontana da pozzi senza fondo come questo. Ma il fatto che sia sul proprio territorio è solo una secondaria facilitazione: la cosa vale per qualsiasi "grande opera" ovunque si faccia. E si, vale anche per le opere più piccole, ma quelle attraggono pesci più piccoli, ed è più facile controllare che vengano ultimate senza eccessive ruberie. Sulla TAV, le privatizzazioni e le megaopere in genere, come diceva Pasolini, io non ho le prove ma so.
  12. Impatto ambientale. Consideriamola un post-scriptum, anche se è una delle carenze più pesanti rilevate dalla Corte. Per chi ama quel territorio, magari perché ci è nato, non è facile digerire lo scempio di due pilastri alti centinaia di metri e larghi decine, poggiati su colline vere o artificiali che siano, più decine di chilometri di raccordi stradali e ferroviari poggiati su altri pilastri non giganteschi ma numerosi, perché l'altezza del ponte (che dovrebbe essere sufficiente al transito delle mega navi, per non fare chiudere il porto di Gioia Tauro) è tale che con le rampe bisogna partire da lontano, coi treni da lontanissimo. Basta questo a chiudere la questione, i dettagli sono tanti ma sono in aggiunta. Tutto questo se lo finiscono e se resta in piedi. Perché visti i punti precedenti la cosa altamente più probabile è che vedremo per decenni un cantiere aperto e poi per secoli i resti di un cantiere chiuso di un qualcosa di mai ultimato o peggio ancora i ruderi di un qualcosa di ultimato e crollato per una delle ragioni di cui sopra, dai terremoti al vento allo scadere dei due secoli di garanzia. Un impatto ambientale colossale, uno scenario che si spera almeno sia da monito all'umanità, ammesso che questa si faccia davvero ammonire da qualcosa a non ripetere i propri errori.

Voglio chiudere con un ricordo personale, perché questo in fondo è un diario e perché spesso l'ultima parola in questioni serie la ottiene la risata. L'ironia, la satira, possono sgretolare il Potere, anzi spesso sono le sole forze a riuscirci o almeno a incrinarlo.

Mio papà Pepè fu protagonista, nel suo piccolo, dell'epopea delle radio libere negli anni 70. Certo, a Reggio Calabria, anzi nella frazione di Gallina, non a Bologna Roma o Milano, ma basta accontentarsi. Io gli andai a rimorchio, e ancora oggi mi vanto di avere nel curriculum di essere stato DJ, anzi come si diceva di avere "trasmesso in radio", dal 1979 al 1984. Ma nel 1976, ero piccolo, mio padre prese a telefonare a Radio Gallina Sound interpretando in diretta una serie di personaggi, figli credo come ancora oggi tanti di Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni ma suoi originali, che gli valsero l'invito a passare dall'altra parte del bancone del mixer (vi sarebbe rimasto per vent'anni). Me ne ricordo bene due, vi giuro esilaranti: Gustavo, un omosessuale appassionato di culinaria col pallino per il pescestocco, e il professore Paolo Missineo, un saccente pieno di prosopopea che chiosava ogni suo intervento, di qualunque argomento si fosse parlato, col suo tormentone: "il ponte sullo stretto sarà fatto!". E raccontava che per sponsorizzarlo si faceva ogni giorno lo Stretto a nuoto andata e ritorno da Cannitello a Ganzirri.

Pontisti, pontofili: una risata vi seppellirà.

domenica 15 giugno 2025

RESET

A volte, quando la realtà ti sembra avvitarsi su se stessa e non vedi come e dove possano esserci vie d'uscita, può essere utile ripassare la lezione della Storia, nel bene e nel male. Nel bene: la via d'uscita c'è sempre, niente è eterno, finiscono anche gli imperi più organizzati e crudeli figurati le caricature di impero in cronaca. Nel male: una singola vita umana non è una unità di misura sufficiente, in altri termini non è affatto detto che quella via d'uscita si palesi quando tu sei ancora vivo per vederla. Nel bene: ma non è detto, ad esempio basterebbe che si svegliasse sul serio l'Etna o esplodesse un qualche suo fratellone da qualche parte nel globo per azzerare dall'oggi al domani tutte le chiacchiere infondate e tendenziose sul riscaldamento climatico a base antropica, regalandoci almeno qualche decennio di inverni gelidi e estati irriconoscibili come tali, quella che si dice in gergo "piccola glaciazione" e che è occorsa moltissime volte nella cosiddetta storia umana figurarsi nella vita del pianeta. Nel male: non è che sia meglio una piccola glaciazione dei danni che possono fare i guru del cambiamento climatico, o una nuova guerra mondiale del vulnus democratico costituito ad esempio dall'Unione Europea o da quel mostro chiamato Stato d'Israele, che molto probabilmente ne verrebbero spazzati via.

E però consola. Perché non siamo gli ultimi umani sul pianeta, abbiamo figli o nipotini che vedranno il mondo quando noi non lo vedremo più, e il pensiero, illusorio per quanto sia, ci consola. Tutti, perché vivere è un istinto potente che chiama a raccolta di continuo tutto ciò che può servire alla sua causa, anche (e soprattutto) l'autopresa per il culo, laica o religiosa che sia.

I leghisti della prima ora, quando scrivevano sui cavalcavia delle autostrade FORZA ETNA, evocando così un nume in grado di distruggere il meridione (e secondo loro solo quello, poveri mentecatti) prima di capire che un megaappalto mafiofilo era molto più utile allo stesso scopo, senza rendersene conto, e in un modo completamente diverso dalle loro intenzioni, ci avevano preso. Noi riavremo un mondo pieno di futuro come quello che ebbero i nostri padri nel secondo dopoguerra quando sarà successa qualcosa di altrettanto tragico a obbligarci a resettare. Cioè, "noi": quei pochi di noi che sopravvivranno e avranno modo di unire i puntini e dirlo in giro, ammesso che ce ne saranno e quand'anche che saranno compresi da qualcuno.

Perdonate, ma credo sia umano che la follia in cronaca, l'attacco militare a uno Stato sovrano per dichiaratamente impedirgli di dotarsi di armi atomiche, formula ideologica (riportata in quanto tale acriticamente dal mainstream) che nasconde l'intenzione di sollevare un polverone così enorme da poter attuare indisturbati e nascosti la Soluzione Finale del genocidio palestinese, faccia venire questi brutti pensieri...

sabato 23 novembre 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 6 - IL PONTE SULLO STRETTO E LE GRANDI OPERE IN GENERE

Del proverbiale ponte abbiamo parlato tante volte su questo blog, d'altronde è duemila anni che se ne parla, e io sono nato da quelle parti... Ogni volta finisce che sembra ci si metta una bella e giusta pietra sopra, ma dopo un po' ecco che qualcuno ci riciccia, questo giro è nientemeno che il capo di un partito che voleva la secessione del nord Italia dal sud (che magari che l'avessero ottenuta ai tempi di Bossi e Miglio: nell'eurozona sarebbe entrato solo il nord e un sud ricco e sovrano oggi banchetterebbe sulle sue spoglie!). Roba difficile da spiegarsela, senza quella dose di dietrologia che noi "complottisti" fortunatamente sempre manteniamo: "cosa vorrà in cambio, di questa ipotetica pioggia di fantastiliardi sul sud?", ci chiedevamo, ma bastava attendere un po' e infatti è arrivata la risposta.

Il governo, infatti, ha varato quella che con una delle solite etichette ingannatrici hanno chiamato "autonomia differenziata", la cosa più vicina alla secessione che si può oggi ottenere, anzi meglio, che il sud non ne potrà nemmeno ricavare i vantaggi che potrebbe da una secessione vera. Se pensiamo che la Meloni dieci anni fa proponeva, con una iniziativa che se avesse mantenuto (magari assieme al no-euro degli esordi) forse gli avrei dato il voto anch'io, l'abolizione delle nefaste Regioni, abbiamo una ulteriore misura di quanto la coerenza conti in politica. Sicuramente meno del do ut des. Ma torniamo a bomba sul Ponte.

La notizia è che sono venuti fuori i documenti ufficiali della società che lucra da decenni sull'utopico progetto, parecchi decenni, e sta al Ponte come l'oste al suo vino, il che rende ancora più preoccupanti i passaggi cerchiati in immagine: è come se l'oste dicesse "comprate il mio vino, è fatto con le bustine" o giù di li. Non che fossero segreti, no, è semplicemente che la stampa mainstream si guarda bene da farli uscire, e stiamo parlando di un argomento in cui non è nemmeno tutta allineata (magari il Manifesto avesse usato lo stesso zelo ai tempi della "pandemia"...), figurarci quelli in cui la sinistra è più di destra della destra. Certo, bisogna saperli leggere:

  • dichiarare che il Ponte è in grado di resistere a un sisma di grado 7,1 Richter significa che NON è in grado di reggere a uno di grado 7,2 (non fatevi ingannare dallo 0,1: la scala è logaritmica), figurarsi a uno di 7,8 ritenuto possibile da esperti non interessati agli affari, che genera un'energia pari a undici volte tanto un 7,1;
  • dichiarare che l'area dello Stretto non è in grado di produrre terremoti superiori a quello del 1908 ha lo stesso grado di attendibilità di un oroscopo, e comunque nessuno può garantire che la misurazione del 1908 sia stata precisa come quelle che possiamo fare oggi;
  • dichiarare che un tale sisma ha un tempo di ritorno di duemila anni è una supercazzola indimostrabile, anche perché i terremoti catastrofici documentati nell'area in quei duemila anni sono stati almeno una decina e di nessuno di essi è possibile anche solo approssimativamente calcolare la magnitudo (ma solo gli effetti riportati dalle cronache delle varie epoche, mitigati dall'impatto antropico molto minore e comunque gravissimi), supercazzola che si possono permettere di sparare solo perché sanno, e dichiarano esplicitamente senza che nessun commentatore o politico a quel punto si alzi e faccia saltare il tavolo mandandoli a fanculo, che l'opera, con tutto quello che costa, durerà duecento anni (e lo dicono fieri come se fossero tanti, come il buon Morandi faceva coi suoi bellissimi viadotti di calcestruzzo). Avete capito bene: i vostri pronipoti al massimo potranno farsi le foto dal traghetto con le macerie alle spalle, e intanto oggi per farlo spendiamo tanti di quei soldi che invece ci si potrebbe riqualificare il territorio e le infrastrutture di tutta la Calabria e la Sicilia.

A proposito di soldi: il politico in questione, il codazzo che si è creato dietro a questa sua impresa, e la flotta di pesci pilota dell'informazione (tra cui spicca per attivismo becero e feroce una nota testata locale, spero almeno sia per soldi perché altrimenti è peggio), usano come clava l'argomento "enorme investimento pubblico con ricadute importantissime sul territorio", e perciò tocca smontarlo. Perché le opere pubbliche possano avere un effetto moltiplicatore keynesiano, infatti, occorre che si verifichino due condizioni: che i soldi spesi restino nel territorio, e che chi li guadagna ci paghi le tasse e il resto li rispenda nello stesso territorio, eccetera fino al punto in cui l'aumento di reddito prodotto sia tale da generare maggiori entrate fiscali tali da azzerare il deficit iniziale con cui si è fatto l'investimento. Sono cose che ai miei tempi si studiavano all'università e oggi non più, lo capisco, ma con un altro piccolo sforzo si arriva anche alla deduzione (peraltro spiegata bene nel programma dei cinquestelle prima che diventassero il sempre più evanescente "cavalletto" del PD) che queste condizioni si verifichino solo nelle piccole opere pubbliche locali e non già nelle grandi opere pubbliche. In altri termini, spendere miliardi di euro in quelle migliaia e migliaia di piccoli interventi di cui il nostro Paese avrebbe un bisogno vitale (acquedotti, case, alvei fluviali, coste, boschi, eccetera) sarebbe a costo zero e rilancerebbe l'economia (oltre che proteggere da eventi climatici e terremoti), viceversa spenderli tutti in un paio di opere giganti non avrebbe nessuno degli effetti virtuosi di cui sopra, perché il general contractor è una multinazionale, le maestranze spesso straniere, i subappalti vattelapesca.

E allora perché tutta la catena di comando politica (dagli amministratori locali all'ineffabile UE) privilegia le grandi opere, e trova sempre il modo di finanziarle, e per le piccole e indispensabili invece dice che i soldi non ci sono? Andreotti diceva che "a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina": perché legare il proprio nome a una grande opera è un vizio dei potenti fin dagli albori della civiltà, ma almeno i potenti di una volta costruivano opere in grado di resistere al tempo, a questi interessa solo stanziare i soldi e avviare in qualche modo i lavori, poi se non regge, anzi addirittura se non viene ultimata, chissenefrega, tanto lo scopo era un altro. E cioè l'ennesimo travaso di risorse pubbliche nelle tasche di privati, lecitamente o meno che sia a seconda della fase del procedimento di cui parliamo. Più soldi ci sono in ballo, infatti, più è semplice che si creino sfridi invisibili e incontrollabili.

Ricapitolando, un ponte a campata unica lungo quasi il triplo del più lungo mai realizzato costituisce un'impresa tecnicamente tanto ardua da non essere praticamente realizzabile, ma se anche fosse è dichiaratamente progettato per resistere per soli 2 secoli (sottraendo alla collettività enormi risorse) a meno che non arrivi un terremoto di magnitudo superiore a 7,1 (evento possibile, se non probabile) o raffiche di vento superiori a 270 km/h (misura questa almeno nettamente superiore alla media, con un margine che dovrebbe essere adottato anche per i sismi, ma come fa a resistere? come i grattacieli, oscillando, ma vista la lunghezza di metri, probabilmente in misura da consigliarne la chiusura in tutti quei giorni in cui c'è vento forte "ordinario" - eppoi non c'era il cambiamento climatico, la tropicalizzazione? se ci passa sopra un piccolo uragano, che succede?). Poi se uno pensa che un'idea così balzana sia tornata in fase di attuazione solo per poter stanziare il denaro e originare tangenti, mentre conferisce a un politico in crisi una boccata d'ossigeno in termini di visibilità, è un terrapiattista...

venerdì 2 agosto 2024

CENTRALISMO INDIFFERENZIATO

Io la vedo così: essere stato ambientalista militante nei primi anni 80, mi da ancora più credito quando critico l'ambientalismo modaiolo di oggi, che non è dimostrato che il cambiamento climatico sia riscaldamento globale, principalmente a causa antropica, o che si traduca in eccesso di co2, mentre è dimostrato che i rimedi proposti siano controproducenti (le auto elettriche), miranti ad altro (l'agenda 2030) o vigliaccamente classisti per censo (pro ricchi).

Allo stesso modo, essere stato fautore dell'istituto dei referendum popolari quando ancora non potevo nemmeno votare (posso produrre un video che mi vede impegnato nella campagna per la legalizzazione dell'aborto - che non significa "a favore dell'aborto" semmai il contrario, non bisogna mai dimenticarlo - sul pullman di una gita al liceo, volendo), e averlo appoggiato fino a quando i radicali stessi lo sputtanarono inflazionandolo, mi autorizza in qualche modo ad esprimere le mie perplessità su quelli in cronaca senza passare per antidemocratico o comunque contrario agli istituti di democrazia diretta.

Ora, in questi giorni è capitato a tutti noi che un amico o un conoscente ci passasse un link per la firma (elettronica, i tempi cambiano...) per il referendum abrogativo della legge istitutiva dell'autonomia differenziata. Magari, chi ce l'ha mandato conosce bene il nostro fervore meridionalista o comunque la nostra annosa avversione al razzismo più o meno dissimulato della Lega di Bossi e Miglio. E devo dire che viene d'istinto di seguire il link e firmare, superando l'avversione (sicuramente dovuta all'anzianitudine) dovuta all'ennesimo utilizzo dell'identità digitale che ci è richiesto.

Infatti, non è quello che mi ha fermato. Forse però è quello che facendomi perdere qualche minuto mi ha spinto a riflettere. Ad esempio, da buon dietrologo d'antan, chiedendomi: chi c'è dietro sto referendum? chi lo promuove, e perché? La risposta era semplice: il partito-bestemmia (mica pensavate che PD significasse partito democratico...). Ora, si può legittimamente ritenere, io più volte l'ho fatto su questo blog pubblicamente, che quando una battaglia è giusta è giusta anche se comporta compagni di percorso che non vorresti con te a merenda, sennò financo la Resistenza non ci sarebbe stata e il problema dell'Italia disunita sarebbe stato risolto dagli Alleati ab origine. Ma altrettanto legittimamente si può ritenere che quando una campagna referendaria è sponsorizzata dal principale partito dell'opposizione, la sua funzione strumentale antigovernativa, per carità legittima, sia preponderante rispetto alla funzione propria della battaglia referendaria stessa.

Come districarsi da questo dilemma, a parte come si diceva una volta "lasciare libertà di coscienza" ai singoli? In questo caso è piuttosto semplice, direi: basta ripassarsi a memoria cosa ha fatto il centrosinistra negli ultimi decenni per favorire la deriva "devoluzionaria" a base regionale. Cioè tanto. Abbastanza per garantirci che, una volta raccolte le firme, e una volta vinto il referendum e abrogata l'autonomia differenziata salviniana, e una volta fatto cadere il governo e rimpiazzato FdI a palazzo Chigi, approverà qualcosa che chiamerà in un altro modo, ma somiglierà terribilmente al federalismo sotto mentite spoglie che ci affanniamo ad arginare. Perché il regionalismo è nato proprio nell'alveo di pensiero della sinistra italiana, e tutti i suoi nefasti potenziamenti nei decenni sono stati attuati col beneplacito, quando non con la regia, della sinistra. Per cui quello che sorprende, semmai, è che gli eredi dei fascisti diano spago ai berlusconiani e ai leghisti 2.0, anziché - come dovrebbero - fare abolire le regioni e riorganizzare gli enti locali attorno alla figura del Prefetto. Magari salvando il livello comunale per le questioni di quel respiro, ma senza rinunciare al centralismo per quanto riguarda la sfera finanziaria.

Si, è l'esatto opposto di quanto è stato fatto negli ultimi 50 e rotti anni. In cui tutto questo delegare non ha fatto altro che far uscire di controllo la spesa pubblica e impedire persino un suo reale monitoraggio, oltre che incentivare la corruzione a ogni livello. Quindi non ho alcuna speranza che qualcuno inverta la tendenza. Non i nipotini dei fascisti al governo, ma nemmeno i nipotini dei comunisti che usano la leva referendaria per arrivare sia mai a rimpiazzarli. Questo vecchio comunista morirà (e dire che a occhio e croce ancora una decina o ventina d'anni potrei campare...) senza vedere lo Stato ripotenziarsi, da un lato a danno delle nefaste regioni, dall'altro a spese della ancora più nefasta Unione Europea. Qualunque cosa votiate al referendum.

sabato 8 aprile 2023

MA LA CAPITALE DEL PONTE?

Lo sberleffo degli oppositori è il primo tratto utile
a riconoscere le dittature. Lo shot è tratto da un sito
di stampa locale piuttosto seguito, e si autoqualifica.
Le ragioni per non costruire (meglio: non iniziare a,
perché non è detto che si riesca mai a finirlo) il Ponte
sono millanta e tutte serie, qui ne parliamo da anni,
ma gli utili idioti del regime le liquidano così. Come
coi no-vax, che ora tutti hanno almeno il dubbio che
invece avessero ragione, ma meglio non dirlo.
Per questioni ideologiche, lo dico anche se so che mi prenderete in giro, non guardo le serie TV (odio di essere costretto a fare qualsiasi cosa, anche a vedere il seguito di una cosa che non finisce, quindi una volta si ai telefilm e no agli sceneggiati) e soprattutto NON ho nessun abbonamento a piattaforme televisive: pago il canone e già quello è troppo. Per questa ragione, quelle poche volte che la mia tele è accesa su qualcosa che non è il tennis (quello gratis, sempre), faccio zapping compulsivo nel bouquet del digitale terrestre, che non offre quasi mai qualcosa che sia degna di fermarti più di dieci minuti. Ma ieri una mezzoretta mi sono fermato su un canale oltre il 50, che faceva l'ennesima replica di uno show teatrale di Ficarra e Picone, perché tanto dura uno dei loro sketch più riusciti, che se non l'avete mai visto ve lo metto in fondo al post col consiglio di guardarvelo tutto.

Se però andate proprio di prescia, vi indico io dove skippare. Ma prima alcune informazioni di contesto. Lo spettacolo è "maggiorenne", c'era Berlusconi premier, e fu mandato sulle reti Mediaset perché così fa chi è veramente potente: ostenta la sua potenza anche mostrando che "gli rimbalza" ospitare con rilievo i suoi oppositori, gente che non lo vota e che anzi ironizza su certe sue frequentazioni e abitudini. I due poi arriveranno fino a Striscia la notizia, il programma esemplare di questa finta satira (la satira è vera solo quando colpisce veramente, e di solito vale ai suoi autori come minimo l'esilio, vedi Daniele Luttazzi). Ma ai tempi erano ancora "vergini". E si incaricavano tra l'altro di dare voce a un movimento largamente maggioritario all'epoca, specie dalle mie parti: i no-Ponte eravamo quasi tutti, almeno quasi tutte le teste pensanti, o almeno quasi tutti i sedicenti di sinistra, perché il Ponte, si diceva, serviva solo alla mafia e a Berlusconi, e quest'ultimo a sinistra a sentirlo nominare tutti cominciavano a saltare (perché notoriamente "chi non salta Berlusconi è, è"). Gli davano voce a modo loro, denudando con ironia tutte le contraddizioni dell'operazione (prima tra tutte il costo, una cifra sufficiente a sistemare tutto il resto del territorio italiano, se solo avessimo quella sovranità monetaria perduta che ci consentisse di decidere dove investire, e quindi in una miriade di piccole opere indispensabili ma poco tangentizie e molto keynesiane, invece che in una enorme molto tangentizia e per niente keynesiana), impersonando i due ingegneri incaricati della costruzione alle prese con i problemi diciamo così logistici connessi. Più o meno nello stesso periodo, si occupava dell'impresa anche l'ingegner Cane di quel Fabio De Luigi esilarante con la Gialappa's prima di diventare un campione di insipidità al cinema.

Ma eccoci ai due passaggi cruciali, tra l'altro variamente profetici, cui saltare se non vi va di vedervi tutto il filmato:

  1. minuto 24, dopo che i due ineffabili capomastri avevano infilato di tutto, sul ponte, per accontentare parenti e amici, dall'asilo nido per la figlia all'autogrill per il cognato, passando per una serie di villette a schiera, ricevono una telefonata con la richiesta di metterci anche una pizzeria, che sulle prime rifiutano, ma poi invece capiscono, raggelando, da chi proviene...
  2. minuto 31, la Lega era da perculare e quindi anche il Ponte a un certo punto dichiara la secessione, con tanto di taglio dei collegamenti dalle sponde, che tanto per raggiungerle ci sono i traghetti (succederà davvero: se mai fosse ultimata una struttura del genere dovrebbe restare chiusa al traffico praticamente in ogni giorno di vento, se non ci credete informatevi su quanti metri deve oscillare un grattacielo per non crollare per effetto del vento, e stiamo parlando di un qualcosa di grosso ancorato al terreno alto al massimo qualche centinaio di metri, non di un qualcosa di relativamente sottile con oltre due chilometri di campata tra un ancoraggio e l'altro), ma allora ha bisogno di una Capitale... La scelta, allora dettata dal gioco di parole con la nota località adottata a simbolo anti "Roma ladrona", sa di vaticinio, visto che il principale sponsor del riciccio dell'operazione è proprio il leader di quelli che da un po' a Roma si trovano benissimo, e anche a fare affari con gli amici degli amici di quel Silvio ormai quasi fuori gioco, che proprio da loro fu portato a governare, dopo la stagione degli attentatuni e la tristemente nota Trattativa.

Buona Pasqua, anche se sentire parlare di Risurrezione di questi tempi suona beffardo...

giovedì 15 dicembre 2022

LO VUOLE LEUROPA

Questa in cronaca non è nemmeno la prima, confessione di Romano Prodi che da buon cattolico evidentemente crede che liberarsi l'anima sia viatico per il paradiso, ora che l'età impone di pensarci. Con quel faccione bonario forse riuscirà a intortargliela pure al padreterno, dopo averlo fatto con tutti gli italiani all'epoca, me compreso, con la complicità sempre valida del Nemico Esterno, magistralmente interpretato nel gioco delle parti da Silvio Berlusconi, per cui saltando saltando per dimostrare di non essere lui senza accorgercene siamo finiti in fondo al baaaratro (senza ironia, meglio dell'Euro è qualunque moneta sovrana, pure la pizza di fango del Camerun...).

Si perché, senza mezzi termini, quasi ogni guaio che abbiamo passato dal 1992 ad oggi, tra prelievi coatti sul conto corrente e manovre lacrime e sangue, tagli su tagli a qualunque settore pubblico sanità in primis (senza i quali si sarebbe potuto, se si fosse voluto, affrontare la pandemia senza mettere in ginocchio l'economia, perché l'indice di affollamento degli ospedali e delle terapie intensive è una frazione e le frazioni cambiano pure agendo sul denominatore) e privatizzazioni selvagge che in italiano si traducono come regali a privati monopolisti o oligopolisti di settori costruiti negli anni con soldi pubblici, fino alla sovvenzione dei nipotini dei nazisti ucraini nella guerra contro i russi sul loro territorio (iniziata nel 2014, la Russia ha iniziato nel 2022 solo la controffensiva) come ultima propaggine di una espansione verso Est tanto aggressiva quanto dolosamente nascosta (con tanto di esplicite rassicurazioni contrarie) al povero Gorbaciov durante le trattative di pace dell'epoca, è da attribuire alla nefasta Unione Europea. Una entità sovranazionale sottratta fondativamente a qualsiasi controllo democratico, e invece soggetta direttamente alle volontà di centri di potere occulto identificabili (peraltro solo in parte) con le istituzioni monetarie, che in quanto tale incarna la versione contemporanea, o se preferite la 2.0, del vero Fascismo, mentre ai sudditi nel nuovo gioco delle parti si agitano davanti al naso la versione 1.0 e successive al preciso scopo di confonderli, perfettamente riuscito.

Dico "quasi" ogni guaio per eccesso di cautela: in realtà qualunque cosa vi venga in mente, anche la più minuta (che so, la strada provinciale unico accesso al vostro borgo franata sedici anni fa e da allora col semaforo per passare alternativamente) o tragica (che so, la rinuncia ad ogni tipo di intervento di salvaguardia del territorio, salvo poi quando succede come a Ischia prendersela col cambiamento climatico che è tanto di moda), gira gira si può fare risalire a quella perdita di sovranità monetaria (e quindi economica e quindi politica) che altro non è la UE in genere e l'Eurozona in particolare. Chi riporta le immagini dei terrazzamenti realizzati a Ischia dal fascismo e poi sempre meno manutenuti fino all'abbandono, proprio nella zona alluvionata oggi, non è che deve essere per forza un nostalgico alla prese con l'esercizio retorico del "quando c'era Lui caro lei" e i treni in orario e le case al popolo eccetera, o perlomeno non crediate sia sufficiente bollarlo così per cavarsela: resta, togliendo tutte le ideologie, la banale constatazione che uno Stato sovrano può, se vuole, programmare e realizzare tutte le opere pubbliche necessarie o almeno indispensabili al vivere civile. Erano nel programma del moVimento 5 stelle, sennò col cavolo che prendeva tutti quei voti. Uno non sovrano non può. Qui Cardini lo spiega meglio di me, ma azzardo una sintesi: per quasi tutti i disastri naturali che hanno provocato danni e vittime in Italia negli ultimi decenni la causa ultima è l'abbandono di ogni governo del territorio per rispettare i famosi parametri europei (e anche quando vengono stanziati fondi europei, il combinato disposto della loro farraginosità e della paura della magistratura spiega in gran parte perché restino inutilizzati), per cui persino un regime cialtrone e corrotto che però non abbia padroni stranieri può fare meglio (e/o darne la percezione permanente) di un regime eterodiretto come il nostro.

Beninteso, e noi italiani lo sappiamo benissimo, non è che ad averla la sovranità comporta automaticamente che la si usi come si deve. Ma almeno in teoria c'è la possibilità che gli elettori dai e dai riescano in qualche modo, se vogliono, a mettere al comando chi poi lo faccia, cacciandolo se non lo fa. Così, invece, votare è perfettamente inutile (parabola grillina docet, meloniana dimostra ulteriormente già). Eppoi, francamente questa storia che gli italiani siano così corrotti inside da essere benedetto un vincolo esterno che li costringe a comportamenti virtuosi, che poi era uno degli argomenti (anche da bar) a fare da sfondo al traghettamento prodiano di cui sopra, ha francamente rotto i cabbasisi, oltre che essersi più e più volte dimostrata superata dai fatti (anche in cronaca: o volete ancora fermarvi alla superficie, e leggere la corruzione finalmente emersa in sede UE guardando al dito della nazionalità dei corrotti, anziché alla luna della banale constatazione che ovunque ci sia potere c'è potenzialmente corruzione?), con tanto di condimento delle mazzette in contanti che fa tanto vintage in questi tempi in cui si parla di soglie obbligatorie di pagamenti elettronici e chiusure a mazzi degli sportelli bancomat. Insomma, il vincolo esterno impedirà la riapertura dell'ospedale di Cariati (e dei troppi altri chiusi perché "lo vuole Leuropa", lo racconta un bel film), ma non impedirà di riprendere la mangiogna senza fondo dell'impossibile e inutile Ponte sullo Stretto, con cui si compie peraltro l'autosmascheramento di Salvini e soci.


Se poi si seguono i fili delle tangenti in cronaca liberandosi dalla narrazione retorica del mainstream che le riduce a un affaire calcistico, si scoprono alcune cosine interessanti, tipo che ci sono di mezzo ONG sedicenti pacifiste che inviano armi all'Ucraina, e che in sede UE è fiorente un'attività lobbistica borderline di tale portata che rende lecito il sospetto che per uno scandalo che scoppia ce ne sono altri cento che restano inesplosi. Per cui quando il consiglio UE spinge per "combattere l'esitazione vaccinale" proprio mentre un milione di italiani è a letto con l'influenza (finalmente curati dai medici di base, però), e tu leggi i numeri che dimostrano inoppugnabilmente che la strategia italiana del biennio passato è stata tra le peggiori (e la svedese tra le migliori) proprio rispetto ai suoi obiettivi dichiarati, se poi vuoi saperne di più sulle miocarditi o sulle morti improvvise ti frega poco che ti bollino come complottista: se arriva Attila che promette di smantellare questa UE è il suo partito il prossimo che voti.

mercoledì 16 novembre 2022

MELONI ALLA PROVA

Il mio professore di filosofia politica all'università, eoni or sono, diceva che le formule ideologiche del potere sono, proprio in quanto ideologiche, meccanismi per occultare la vera formula del potere, che vede sempre al numeratore i pochi che lo detengono e al denominatore i tanti che lo subiscono. La democrazia mente dicendo che al numeratore c'è il popolo, il comunismo che c'è il proletariato, l'assolutismo che c'è Dio di cui il sovrano è solo legittimo tramite, eccetera eccetera. Ma la menzogna tiene sempre solo perché la maggior parte dei destinatari ci crede. E così i veri detentori possono continuare ad esercitarlo indisturbati. Meglio una tirannia dichiarata, quindi, che una mascherata? si e no. Si, perché un tiranno palese è sempre esposto al legittimo tirannicidio; no, perché nel frattempo si vive tanto peggio quanto più duri sono i metodi con cui riesce a mantenere il potere. Dobbiamo allora preferire la democrazia come male minore, e turarci il naso come si suggeriva agli elettori democristiani? Nemmeno, ma c'è uno stretto passaggio tra questi due estremi: accettarne le regole come quelle di un gioco di ruolo, ma mai dimenticando quelle non scritte, di cui stiamo parlando adesso. Mi dici che "la sovranità appartiene al popolo"? non ti credo, ma visto che lo dici ne approfitto fino al punto in cui sei costretto, pena il disvelamento della tua menzogna ideologica, a lasciare che me ne approfitti.

Chi arriva a questa consapevolezza, in merito alle ideologie, è a buon punto nel non farsi fregare da nessuna di loro, e pazienza se lo è anche nel farsi affibbiare l'etichetta di qualunquista. Il problema è solo che il suo partito è destinato a restare, per ragioni connesse intimamente alla natura umana quindi insradicabili, una piccola minoranza. E questo i potenti lo sanno e se ne approfittano alla grande, continuando a nascondersi dietro i loro vessilli per acquisire il consenso.

Due esempi in cronaca, recente e odierna.

  1. I vassalli del Vero Potere con l'etichetta di sinistra (poi centrosinistra per mietere nel campo dei moderati - condizione cui spinge l'avere qualcosa da perdere - e poi cinquestelle per mietere nel campo degli scontenti del sistema - condizione cui spinge invece non averci niente) ci hanno prima fatto digerire la cessione della sovranità monetaria e quindi economica e poi sottoposto a un regime liberticida (ha messo in discussione, e forse demolito per sempre, principi che risalivano alla Magna Charta) tenendo buoni i propri elettori di riferimento con una serie di concessioni sul piano ideologico: matrimoni per tutti a prescindere dal loro sesso (mentre i lockdown facevano schizzare in alto il numero di separazioni...), accoglienza degli immigrati (salvo girarsi dall'altra parte quando raggiungono il loro posto da schiavi per cui la mafia li ha traghettati), campagne per il linguaggio di genere (ben oltre sia la soglia del ridicolo che la banale considerazione che la lingua non si impone dall'alto, mai, e l'ultimo che ci ha provato era socialista si ma solo da giovane) o contro i femminicidi (che c'erano pure quando non li contavano, e non si fermano certo a chiacchiere). Attenzione: NON sto esprimendo una opinione contraria nel merito alle questioni, sto stigmatizzando il loro utilizzo strumentale, non lo ripeto più.
  2. Si perché allora non si vede perché i vassalli del Vero Potere con l'etichetta di destra (già centrodestra per mietere nel campo dei moderati, oggi invece però serviva di più mietere nel campo degli antisistema dopo il tradimento smaccato dei cinquestelle) non dovrebbero fare lo stesso, a elezioni fresche per giunta. Ecco spiegate le scaramucce con la Francia per la questione immigrati, la stretta contro i rave (cui seguirà quella ai centri sociali), lo sdoganamento di simboli e motti d'antan (meno che per Montesano, che ha in curriculum persino una carriera politica di sinistra ma ora è pure no-vax quindi peggio per lui), eccetera. Ecco, guardare a queste cose è esattemente come lo stolto al dito. Chi volesse guardare alla luna, sfocando il dito in primo piano, troverebbe invece che Meloni è andata a prendere ordini da Bruxelles prima ancora di quanto a suo tempo fece Di Maio, che ancora prima aveva messo alle finanze l'unico leghista eurista (Bagnai tace...), che ancora prima di vincere le elezioni aveva rassicurato sulla Nato e il fronte ucraino, e che mentre riammetteva i medici no-vax e rendeva settimanale il bollettino quotidiano del terrore si rimangiava subito la cancellazione delle illegittime multe agli over 50 non vaccinati (e si accettano scommesse su quello che farà in caso di risalita della curva dei contagi, se cioè rammenterà quanti dei voti li ha presi da chi non ne poteva più del teatrino pandemico di regime o invece agirà in continuità coi predecessori rierigendolo).

Se non è abbastanza chiaro la ridico in piano ed in sintesi: gli ammiccamenti a cose e comportamenti identitari di destra stanno a questo governo come i vessilli e i principi identitari di sinistra stavano a quello di prima. Fuffa agitata davanti al naso degli appartenenti per tenerseli buoni mentre sotto sotto si continua ad obbedire ai diktat dei veri padroni, tenendo linee politiche che dovrebbero inorridire sia chi ama ancora dirsi fascista sia chi pensa a se stesso come una persona di sinistra. Linee politiche assolutiste, antidemocratiche, illiberali, di accentramento del potere (in primis, come sempre, monetario ed economico) nelle mani di pochi e impoverimento ad ogni occasione buona dei sudditi, perché questo è, e si disvela essere ad occhi non velati dall'ideologia, la nefasta Unione europea e la sua arma di distruzione di massa chiamata Euro. Un nuovo totalitarismo di cui la cosiddetta pandemia è stata solo una tappa. Dispiace per chi, me compreso, ha votato a suo tempo cinquestelle nell'illusione che la loro dichiarata avversione a questo, vero, nemico fosse sincera e fattiva, e nuovamente per chi, me escluso, ha votato sto giro Meloni nella stessa identica speranza, che ben presto si rivelerà infondata e anzi ha già cominciato.

venerdì 5 agosto 2022

LETTURE PER L'ESTATE

Non so se sia ancora così, ma temo di si: a scuola il fattore "C" con gli insegnanti è determinante, non solo per la carriera scolastica stessa, ma anche per le scelte di vita successive. Avendo dimostrato una certa attitudine a maneggiare i numeri (che mi è rimasta, a dispetto della mancata coltivazione), fu naturale scegliere il liceo scientifico, e addirittura al biennio mi ritrovai come insegnante di matematica lo stesso simpatico geniaccio che avevo alle medie (doppia coincidenza, il passaggio simultaneo e finire nella stessa sezione) e che, avendomi capito, ogni tanto veniva a spettinarmi con la mano chiamandomi "furiusu" per via della mia abitudine a fare di getto gli esercizi senza mai tornarci su se non venivano, tanto poi li avrei rifatti in classe in caso fossi stato chiamato a mostrarli. Ma la fortuna tende a girare, e al triennio mi capitò una insegnante di matematica e fisica di quelle che ti leggevano in classe la spiegazione dal libro, e si incazzavano se facevi domande, di cui non conoscevano mai la risposta. Risultato: gli esercizi continuavano a venirmi, ma non ne capivo il senso (di limiti, derivate, logaritmi, funzioni analitiche, eccetera) e mi disamorai. Nel frattempo alla bellissima insegnate di italiano e latino del biennio, fonte di tutti i sogni erotici di tutti i maschietti delle sue classi (si, esattamente come nei film sexy degli anni 70, quelli con Vitali Banfi Fenech Rizzoli Cassini Guida eccetera, che non erano affatto campati in aria), era seguita nel triennio una che apparve subito meno avvenente ma si sarebbe rivelata più decisiva per alcuni di noi, sicuramente per me. Già durante l'anno, infatti, ci aveva dato dei libri di letteratura contemporanea italiana non solo da leggere, ma anche da recensire in forma di "scheda", ed in gruppo: una cosa che ci faceva sentire tanto giornalisti e quindi ci ingrifava parecchio. Poi, per l'estate, ci consegnò una lista di libri da leggere nelle vacanze, tornando con le schede stavolta individuali. Parlo di Verga, Pirandello, Silone, Strati, Pavese, Levi, eccetera. Non so quanti di noi uscirono dal liceo come appassionati lettori, ma io sicuramente si, e il mio primo libro da scrittore (di tre, resto sempre e comunque soprattutto un lettore, anche se ormai la presbiopia mi fa preferire il lettore ebook, che ho impostato a caratteri grande e dove ho caricato migliaia tra classici e contemporanei, abbastanza per alcune vite) nel 99 lo portai in dono proprio a quella professoressa oramai anziana, e anche col sottile timore di avere un brutto voto, credo.

Tutto questo pippone perché accingendomi a fare qualche giorno di vacanza, dopo anni come tanti di voi, vi lascio con una serie di articoli da leggere, pescati qua e la nel mare magno del web, in ossequio alla funzione primigenia di questo blog: fare da media, farvi da filtro (certo, il mio filtro, ma se non vi va bene cambiatelo o usate il vostro personale), tirare su la rete risparmiandovi mezza fatica - che quella di scegliervi il pesce spinarlo e mangiarlo resta la vostra, se e quanto vi va.

  • Tensioni in kosovo... - Nel tentativo di espandere il conflitto che ha avviato in Ucraina nel 2014, la Nato ci mostra con evidenza non solo la sua natura guerrafondaia e imperialista, ma anche le contraddizioni in cui rischiamo di finire se ascoltiamo troppi TG. Mi spiego. Se in una nazione sovrana c'è una regione che è abitata a maggioranza da un'altra etnia (che so, ad esempio la Moldavia con la Gagauzia), ha diritto quella nazione ad angariare quella etnia? e se lo fa hanno diritto le nazioni limitrofe a impicciarsi e intervenire? Se rispondete si, abbiamo fatto bene a bombardare la Serbia nel '99 fino a ottenere l'indipendenza del Kosovo, e però ha fatto bene anche Putin ad intervenire in Ucraina oggi per liberare il Donbass (leggere qui per ricordare chi sono i neonazisti ucraini), e farebbe bene oggi la Serbia a intervenire in Kosovo dove stanno discriminando pesantemente le minoranze serbe nelle regioni di confine. Se rispondete no pensando al cattivone Putin o giustificando un nuovo intervento in Kosovo, occhio che un minimo di coerenza allora vorrebbe che rivalutassimo di 180° la lettura storica delle vicende nella ex Jugoslavia. Oppure, restate pure iscritti al partitone degli opportunisti secondo cui il criterio guida è che hanno sempre ragione i nostri (e magari UE e USA fossero davvero i nostri...).
  • Il caro-energia... - Mattei lo hanno ammazzato perché tentava di smarcare il nostro Paese dal colonialismo americano, di cui oggi la sua Eni è uno degli ascari migliori. Venendo adeguatamente retribuita con la scusa della guerra.
  • Draghi, missione compiuta - Quando era alla BCE, mister "whatever it takes" ha munificamente riempito di soldi la pancia delle banche ben sapendo che il teorema delle ricadute positive della cosa sui cittadini comuni era fasullo, le banche hanno usato il tesoro in regalo per fare incetta di titoli di Stato e gli Stati sono stati spinti ancora più di prima sotto il taglione del debito e dei parametri UE. Non bastava, serviva un catalizzatore e - miracolo! - è arrivata la pandemia. I traditori di Lega e M5S al governo hanno imboccato la strada del "farla pagare ai privati", mancando alle loro promesse. Ma non bastava ancora, doveva intervenire direttamente Lui: distruzione delle PMI, incaprettamento del Paese al PNNR, aumento vertiginoso del debito pubblico, sterzata guerrafondaia con conseguente innesco dell'inflazione da materie prime, bastano solo queste grandi linee a capire con che razza di killer abbiamo a che fare. "Eppure conosco brave persone, italiani plurilaureati e di buona volontà, che considerano ora più che mai Draghi come l’unico possibile 'salvatore della Patria', assurdamente silurato da un parlamento ingrato e traditore..." Mah...
  • Heather Parisi - Quando ero ragazzo mi sarebbe piaciuto stare li a sollevargli la gamba (dire così oggi è sessismo, ma io sto raccontando di quando ero adolescente...), oggi se la incontrassi le stringerei calorosamente la mano per ringraziarla: è una mosca bianca di autonomia di giudizio e dissonanza dalla narrazione imposta, in un mondo dello spettacolo e della cultura mai così disciplinatamente uniformato come oggi. Questo post è da sottoscrivere e divulgare in ogni modo. Il suo sito da oggi va di diritto in colonna destra.
  • Vaccini e morti improvvise - Se metti "morti improvvise" su Google e leggi i risultati, a vaccinarti non ci vai. Ok, non ce la dimostrazione statistica che l'impennata sia collegata alle vaccinazioni di massa. Ma c'è ancora meno per l'asserita riduzione dei sintomi in caso ti contagi e di decessi di contagiati. Molto meno. Eppure ho sentito con queste mie orecchie persone peraltro stimabili e intelligenti che recitano il mantra del "però non muori" quando provi a fargli notare che vaccinando tutti i contagi si sono moltiplicati per mille, quindi se anche non vogliamo dire che è per colpa dei vaccini, sicuro possiamo dire che sono perlomeno inefficaci. Che siano "insostenibili e non salutari" pare se ne sia accorto persino il Corriere..  Ma poi c'è il caso che muori, che un giudice certifica il vaccino come causa del decesso, e però nega il risarcimento perché non eri obbligato e hai firmato volontariamente: guardare per credere. D'altronde, se gli effetti avversi non vengono denunciati dai medici di base, per non perdere il posto (che poi magari il giudice ti reintegra - e Facebook censura chi posta la sentenza! - ma intanto passi i guai), come se ne esce?
  • Viglione - Ma un'alleanza elettorale tra le forze politiche antiglobaliste (quindi anche anti guerre Nato e anti gestione dittatoriale della pandemia), no?
  • Lameduck - Bentornata "papera zoppa". Come aveva promesso, la Tampieri ha ripreso a postare sul suo blog, stavolta con una lucidissima analisi della questione elezioni anticipate.

venerdì 22 luglio 2022

VAI A VOTARE TU CHE A ME VIEN DA PIANGERE

Quando dicevo che "questa crisi di governo ... ha tutta l'aria di essere l'ennesimo teatrino e si concluderà molto probabilmente nell'ennesima buffonata all'italiana in salsa europea" francamente pensavo, come peraltro la maggior parte degli osservatori più autorevoli, che non si sarebbe arrivati allo scioglimento delle camere, ma si sarebbe trovato il modo di confermare in un modo o nell'altro - che so, una nuova scissione grillina, o un rimpasto in salsa ecumenica con la scusa delle emergenze varie - Draghi al governo. Il fatto che invece l'esito sia stato un altro e si voti a fine settembre, però. alla fin fine sposta solo più in là di un pochino, e con conseguenze nelle tasche di tutti, una soluzione analoga. Non esistono infatti, purtroppo, soluzioni realistiche diverse.

La "salsa europea" sembra proprio infatti definitivamente ineluttabile. E moltissimi sono contenti così. Ritrovarsi in una minoranza così oramai risicata e messa nell'angolo non è di certo piacevole, ma la vita è così - gli anglofoni dicono con enorme efficacia che shit happens - tocca farsene una ragione, anche se magari fino all'altro ieri hai sperato in un risveglio collettivo. Non è che i tuoi connazionali non siano stati capaci in passato di scarti laterali, tutt'altro: è che veniamo esattamente da uno di questi, e il fattore disillusione a cinquestelle somma gli sconfortati dalla parabola grillina ai convinti dalla pantomima pandemica dell'emergenza e relativi fondi di salvezza europei: una mossa a tenaglia a cui è difficile sfugga una parte significativa dell'elettorato. Il solo problema è che l'ancestrale strategia "calati juncu ca passa la china", o se preferite visto che parliamo di merda tapparsi il naso aspettando che il suo sbadilamento sotto la tua finestra finisca, è difficile da sostenere a quasi sessant'anni: viene meglio quando hai orizzonti più lunghi in cui sperare, ecco, per magari esserci, alla prossima sollevazione collettiva.

Ma facciamo un po' di cronistoria for dummies, proprio volando volando tanto chi vuole capisce e chi non la pensa come noi se anche ha iniziato a leggere a sto punto di sicuro non c'è più. Gli italiani hanno perso una guerra mondiale e con essa la piena sovranità nazionale, cosa che gli inglesi in una linea che non passò volevano fosse persino certificata da una spartizione peggio che alla tedesca. Essendo diventati poco più che una colonia americana, gli è stata loro consegnata una democrazia formale ma di certo non sostanziale, ma in cambio di questa impossibilità di decidere il proprio governo gli fu concesso, certo per meglio favorire la colonizzazione economica e culturale, un periodo di relativo benessere, che si tradusse, in un popolo storicamente di risparmiatori diffidenti nello straniero, in una decisa virata verso la casa di proprietà e investimenti sullo sviluppo economico e culturale delle future generazioni, con relative aspettative. Se provavano davvero a esercitare le prerogative democratiche, però, venivano brutalmente convinti a desistere: chiamatela "strategia della tensione", se preferite, ma questo era. Demolita l'URSS, però, l'interesse del colonizzante a sostenere il livello di vita nelle colonie cessò, legato com'era al pericolo che davvero dalle e dalle tentassero di cambiare schieramento internazionale. Bisognava inventare qualcos'altro. Alcuni idealisti, partendo da esigenze economiche condivisibili, avevano intanto lanciato l'idea di una Europa unita. Bastava prenderla e piegarla alle nuove esigenze.

La storia raccontata fu che un continente unito non era solo il modo migliore per fare affari e crescere, ma anche l'unico modo per impedire in futuro nuove tragedie belliche (infatti si è visto...). E che per costruirlo bisognava partire da parametri unici di economia e bilancio, quindi da quelli monetari che rispetto ad essi erano il prius. E molti di noi ci credettero. Ma non tutti. Secoli di dominazioni evidentemente avevano lasciato agli italiani una spia nel culo ad accendersi in caso di pericolo. La moneta, la politica economica e finanziaria, li decide il Sovrano, si dissero, e se questo è vicino è ancora possibile rovesciarlo se fa le cose storte, viceversa più si allontana e più è difficile. Noncuranti del fatto che fosse espressione diretta della criminalità organizzata del meridione, votarono in massa una macchietta milanese priva di scrupoli, peraltro conferendogli una carriera politica lunghissima. Visto che è ancora qui, lunga ben oltre il tradimento del suo primo mandato: arginare gli europeisti e i fautori del "vincolo esterno". 

Ok, confesso: saltavo anch'io, ai concerti in piazza, quando attaccavano il "chi non salta" eccetera eccetera. E non mi pento del mio antiberlusconismo di allora, né cambio il mio pessimo giudizio sulla persona e i suoi sempre loschi traffici. Ma col tempo ho rivalutato i miei compatrioti che gli si affidarono (invano): era l'unica possibilità sul mercato, o almeno sembrava. Dall'altra parte, c'erano gli infami traditori che si erano venduti tutti gli scampoli di sovranità che l'imperatore ci aveva lasciato, peraltro principalmente sotto le mutate insegne proprio di quel partito che aveva costituito la speranza precedente degli italiani, soffocata sotto le bombe e gli attentati terroristici. I quali, visto il discutibile curriculum del Cavaliere, ebbero buon gioco a dividerci in pro e anti lui, oscurando il vero livello a cui si svolgeva la battaglia. Fino a strappargli il governo da sotto il culo per mettere al suo posto una diretta emanazione dei nuovi padroni stranieri, non paghi di venti anni (oggi trenta) di una cosa che si scrive "rigore dei conti" e si traduce "salasso continuo della ricchezza privata sapientemente accumulata dagli italiani approfittando della manica larga del colonizzatore americano".

Quando un comico espulso da tutte le TV del regno per una battutaccia sui socialisti craxiani (gli ultimi che invece  avevano cercato, prima del Cavaliere non a caso loro compare, di lasciare quella ricchezza agli italiani, magari tenendosi la stecca per carità), dopo aver tentato invano l'OPA proprio al partito erede del PCI decise di vendicarsi togliendogli gli elettori, gli italiani di nuovo sentirono accendersi la spia nel culo, e furono capaci (niente male per gente che ha fama di immobilismo) di portare il suo neonato partito dallo zero al 33 per cento in pochi mesi, roba che se nel frattempo non gli avessero cambiato la legge elettorale sotto avrebbe garantito loro forse il governo in solitario, vista la frammentazione degli avversari. Non sapremo mai se in quel caso i grillini avrebbero realizzato almeno in parte il loro programma, che prevedeva una miriade di microopere pubbliche, finanziate in parte grazie alla lotta alla corruzione (implicita nelle nuove regole di selezione della classe politica che inastavano a bandiera) e alla rinuncia alle maxiopere tangentogene ed in parte a deficit (ma vista la natura delle opere, a deficit keynesiano: in grado di autoripagarsi grazie al "moltiplicatore"). Di certo, sappiamo che lo hanno totalmente tradito. In primis, alleandosi pur di restare in sella proprio al nemico giurato (quel PD che gli elettori gli avevano dato mandato di combattere - e  non dimentichiamo che introdurre il "vincolo di mandato" era tra i punti del programma a 5 stelle). E poi in tutta la loro azione di governo: dalla pandemia (attacco alle tasche e ai diritti dei privati, anziché interventi magari anche in deficit sulla sanità nel territorio) alla guerra (a parte i contiani che si pregiano della loro opposizione all'invio di armi, perché invece appunto tutti gli altri invece no, se i cinquestelle avessero mantenuto le loro stesse promesse in campo energetico, di microproduzione in sostenibilità, la spinta inflattiva sulle materie prime ci avrebbe colpito in misura inferiore, perlomeno), passando anche loro (dopo il Berlusca) per il cambio di fronte rispetto all'Euro e ai suoi vincoli assurdi. Chissà, forse a Bruxelles hanno argomenti di persuasione piuttosto efficaci, bisognerebbe chiedere a Di Maio...

Tornando alla cronaca: oggi, un italiano fermamente convinto della esizialità della scelta di campo pro-UE, una UE incapace persino di difendere la sua stessa linea Maginot, l'inflazione essendo schizzata per fattori diversi da quelli pertinacemente difesi come dogmi (i famosi parametri), fattori si certo esterni ma non di certo estranei (la guerra essendo sponsorizzata anche proprio dall'UE stessa), per chi dovrebbe votare, per evitare al Paese un nuovo governo ecumenico a guida Draghi? La Meloni? A chiacchiere, è antieuropea (e già meno del Grillo di qualche anno fa), ma intanto nella sua coalizione (senza la quale non può vincere) è pieno di europeisti di ritorno (tra cui gli stessi Salvini e Berlusconi, oltre ai vari Giorgetti e draghiani vari), e poi pure lei una volta premier o ministro dovrà farsi un giro a Bruxelles: non c'è speranza. Paragone? Se va di lusso, ma proprio di lusso, entra in parlamento con una manciata di esponenti destinati al massimo a baccagliare senza alcuna possibilità di incidere. Un nuovo pan-schieramento di sinistra-sinistra, ammesso che una nuova etichetta riesca a prevalere tra le mille continuamente proposte e riproposte? Non c'è quasi nessuno, da quelle parti, che abbia compreso che la scelta di campo europeista impedisce qualsiasi politica economica diversa, quindi anche qualunque forma di socialismo o anche solo socialdemocrazia: al meglio, credono che una moneta valga l'altra. E poi, sono facili da abbindolare: basta una concessione lgbteccetera di qua, una eutanasia di la, un po' di ammuina sui diritti civili, e dimenticano che senza diritti economici di base nessun altro diritto concesso è altro che fumo negli occhi (e non si può nemmeno più dire "del proletariato" perché quasi nessuno può più nemmeno permettersi di fare figli).

Chissà, forse il 25 settembre è una bella giornata, magari stavolta davvero me ne vado al mare... Si, lo so: è il loro modo di farmi fuori. Ma fuori per fuori almeno mi rinfresco... E l'autunno, anche dovesse fare più freddo, sarà molto ma molto caldo...

sabato 12 marzo 2022

IO RICORDO

Della serie "ricevo e volentieri pubblico", un contributo di Pasbas dichiaratamente "troppo lungo per essere un semplice commento" al mio post precedente. Si tratta di un interessante chiosa, che condivido nei contenuti. Ma nel farlo il dietrologo che c'è in me scalpita e aggiunge un ulteriore punto di vista, già peraltro più volte nei miei post ventilato o direttamente esplicitato in varie forme: e se non fosse un caso? Se tutte le cose che dovremmo ricordare e invece siamo indotti a rimuovere non fossero che tappe verso un obiettivo preciso? 

Perché è questo che capita, quando si imbrocca l'idea corretta: tutto quello che fino a un attimo prima ti lambiccavi il cervello ma se addrizzavi una contraddizione di qua ti si apriva un buco logico di là, ora ti quadra e ti sembra perfettamente consequenziale. Tutto quello che sta accadendo in cronaca inizia con la caduta del Muro di Berlino (e De Andrè fu tra i pochi ad accorgersene subito: "la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro, ma noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo") e non a caso culmina in una guerra contro la Russia. Di mezzo, espansione dell'UE verso est, accordi di Maastricht e creazione dell'Eurozona, progressivo svuotamento delle sovranità nazionali, espansione della NATO verso est, "rivoluzioni" colorate (una proprio in Ucraina, preparata proprio - indovinate - in TV), guerre con pretesti vari in mezzo mondo (con milioni di vittime innocenti per mano occidentale, che non significa che quelle per mano russa non siano da stigmatizzare, ma chi lo fa scordando le altre è un burattino o è in malafede), popoli che democraticamente tentano di opporsi votando per schieramenti subito bollati come populisti e poi o abbattuti o (come in Italia) neutralizzati per assorbimento, e infine la "pandemia" a shakerare le coscienze rendendole pronte ad accogliere la fine definitiva dell'era dei diritti in favore di quella dei permessi burocratici (e infatti come in quattro gatti prevedevamo, il GP sopravvivrà alla fine dell'emergenza sanitaria, sicuramente per tre anni ma - vedrete - probabilmente per sempre), quindi la narrazione propagandistica del conflitto.

Ecco, caro Pas: io ricordo. Unisco i puntini. E sottoscrivo il tuo post.

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"Rimozione" significa non dover mai dire "io ricordo"

di Pasbas

"La rimozione è un meccanismo inconscio che allontana dalla consapevolezza quei pensieri la cui presenza provocherebbe ansia e angoscia" (Vaillant).

Questo complesso sistema di autodifesa inconscia si può credibilmente applicare al popolo italiano, ecco alcuni fatti che lo dimostrano. 2009: nasce il M5S fondato da Grillo con lo scopo di abbattere la partitocrazia. Dal 2018 il M5S è partito di governo comunque e con chiunque. Si susseguono così 3 governi da brodo primigenio rispettivamente con Lega, PD, dragone-tecnocrati. Spariscono così le stelle originarie sostituite a più riprese con stelle più suggestive e alla moda. Nel frattempo l'Italia continua a precipitare sul piano socio-economico verso un baratro senza fondo: 2017 PIL +1.6 deficit/pil +2.4; 2018 PIL +0.9 deficit/pil -2.1; 2019 PIL +0.3 deficit/pil -1.6; 2020 PIL -8.9 deficit/pil -9.5; 2021 PIL +6.6 deficit/pil -7.2; le aziende fallite sono 2018 241206, 2019 251.967, 2020 207.828, 2021 305.000,  2022 aziende a rischio 351.500. Non è certo quello che i media, servi del Padrone propinano quotidianamente.

E allora? Allora molto meglio creare il nemico interno e quello esterno, molto meglio azzerare la capacità critica dei singoli, molto meglio azzerare la cultura, molto meglio costruire a tavolino una realtà virtuale nella quale far crogiolare il popolo inerte, molto meglio asservire la politica al moloch del liberismo globalizzato e spietato, molto meglio espropriare le nazioni della capacità di battere moneta, molto meglio accettare e realizzare strutture militari in tutto estranee al dettato costituzionale e agli interessi dei cittadini, molto meglio pensare a guerre pandemiche e militari, molto meglio avere due stati d’assedio al prezzo di uno, infine e soprattutto molto meglio distruggere la “spiritualità” di un popolo che, in un passato ormai lontano, ha creato quanto di più elevato l’umanità abbia mai ideato e concepito. Tutto quanto sopra detto miscelato con un venefico e mortale cocktail di distruzione dell’istruzione e della sanità pubbliche, con un “giustificato dalle circostanze” aumento sconsiderato delle bollette, cocktail che ci condurrà al tanto agognato “paradiso dello struzzo”!

IL DRAGONE DA’ SCACCO MATTO.

domenica 25 luglio 2021

DAL VOSTRO INVIATO

Ma dimmi tu se a un anziano comunista doveva toccare di sperare che sia un voltagabbana acchiappaconsensi (è per questo che fa il razzista quando lo fa, come per tutti gli altri ruoli che indossa) come Salvini a moderare gli aspetti peggiori del Green Pass o del DDL Zan! Eppure, con le proprie istanze oramai escluse da ogni rappresentanza parlamentare, dopo anni che era sembrato che addirittura tornassero in auge grazie al m5s (quei traditori!), davvero non c'è altro da sperare - o credete davvero che raccogliere 50mila firme con una petizione online o raccogliersi in poche migliaia in piazza possa servire a qualcosa?

Certo, firmiamo l'appello di milleavvocati.it, e vediamoci in piazza del Popolo il 24 luglio alle 17.30 con gli "stopdittatura" (vedi in fondo - niente versetti covidici stavolta - il videoreportage originale girato di persona personalmente) o il 28 luglio alle 20 all'evento organizzato dal Comitato Libera Scelta di Armando Siri (altro leghista, peraltro convinto sostenitore della flat tax: nelle guerre civili davvero non sai chi ti trovi come alleato...), ma intanto prepariamoci privatamente al peggio: è ormai talmente evidente quali erano gli obiettivi dell'oligarchia mondialista ben prima che si risolvesse a usare il virus del raffreddore come arma finale, e la loro feroce determinazione e enorme sapienza nell'utilizzo degli strumenti della propaganda, che è illusorio pensare che si fermino da soli o davanti ad ostacoli come questi. No, in questi casi l'unica strategia possibile è l'ancestrale, e ben noto a noi terroni, "calati juncu ca passa la china": a piena passata, se grazie a questa strategia saremo ancora vivi, ci guarderemo attorno e vedremo chi c'è ancora. Non certo i milioni di plurivaccinati, che non hanno capito che quello che gli iniettano è esattamente ciò che li renderà più vulnerabili allo "snap di Thanos", e non avranno il tempo di capirlo mentre lui prepara le dita.

Noi invece la colletta da 18 mesi per
questo losco figuro e i suoi sodali la
facciamo già: si chiama canone Rai.
Non c'è speranza perché la narrazione falsa e liberticida è stata imposta con tale sapienza che l'hanno accolta quasi tutti, ognuno di noi sempre più pochi resistenti (dopo la vile reprimenda di Draghi, che in un mondo normale doveva avere come unica conseguenza le sue dimissioni e la cacciata con onta dalla vita pubblica, un altro fiotto di resistenti si è accalcato per la punturina - vile e illogica: se i vaccini funzionano, i non vaccinati possono contagiarsi solo tra di loro, e se non è così i vaccini non funzionano) è letteralmente circondato di amici e parenti che reputa(va) intelligenti e colti che invece, come zombi, ripetono la canzoncina e danno il loro consenso convinto al regime in costruzione. Uno di questi, ad esempio, era tutto fiero della battuta postata su faccialibro "Che poi gli va anche bene, che chiedano di esibire solo un QR. Che se gli chiedessero anche il QI…", senza nemmeno accorgersi che tacciare chi non la pensa come te di scarsa intelligenza è non solo infame, è anche segno di scarsa intelligenza. Un altro invece si è inventato, o ha solo riportato vallo a sapere, un pistolotto in cui si paragona chi non vuole vaccinarsi a chi non vuole i semafori, senza nemmeno accorgersi che così dà valore di verità elementare a qualcosa che chi l'ha prodotto non se la sente di dargliela, al punto che ha preteso dagli Stati la liberatoria di responsabilità sennò non gli vendeva niente, e gli Stati la pretendono dai cittadini come per un intervento chirurgico, con in più i mezzucci per farti operare per forza senza nemmeno avere il coraggio di obbligarti assumendosene la responsabilità. Amici miei, vi vju e vi chiangiu (letteralmente "vi vedo e vi piango": come nella famosa scena del Poseidon i pochi che seguono il prete verso l'unica strada logica per la salvezza ai tanti che scelgono di restare con gli ottusi responsabili della nave che affonda).

"... e poi la pandemia è rallentata grazie ai vaccini,
e comunque coi vaccini i sintomi sono meno gravi"
Tra di essi, i peggiori sono quelli di sinistra, che per continuare a sentirsi tali mentre plaudono alle retate in fieri si lasciano sedurre da finte battaglie ideologiche come quella sulla libertà di identità sessuale, che in pieno stile di regime col DDL Zan si trasformerebbe da libertà di essere come si vuole a divieto di pensarla se non come vogliono loro, con tanto di sanzioni penali e propaganda nelle scuole (e morte dello sport femminile, se passa questa assurda linea nonostante sia giustamente stigmatizzata da una fiera pioniera delle lesbiche come Martina Navratilova). E non trovano nemmeno un po' strano essere orgogliosi di un governo guidato da un tecnocrate monetarista, da anni impegnato nella costruzione di un sistema oligarchico e liberticida, che sta usando e userà sempre di più e con minori remore il grimaldello dei fondi europei al solo scopo di ultimare la distruzione degli ultimi scampoli di quella società libera e inclusiva per cui essi stessi sfilavano fino a qualche anno fa ("chi non salta Berlusconi è") e per cui i loro avi hanno lottato per decenni. Se ne accorgeranno, forse, quando l'ineffabile UE presenterà il conto da pagare e gli toglieranno il lavoro, la casa e i risparmi. Dico forse non perché speri in una recrudescenza di intelligenza e consapevolezza, ma perché non è detto che ci arriveranno vivi: i vaccini di certo (per loro stessa ammissione) non contengono niente in grado di combattere il covid, ma forse invece contengono qualcosa in grado di rendere più vulnerabili a qualcos'altro, che poi chiameranno variante e una lettera greca qualsiasi, e diranno che l'hanno messa in giro i non vaccinati. Anche se rimaniamo in quattro gatti...


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