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martedì 23 dicembre 2025

A VOLTE RITORNANO 1 - IL CAPPELLO DEL PAPA

Ve l'ho detto che sono di trasloco? si, ve l'ho detto. E sapete già che da questo blog non ci guadagno nemmeno un centesimo, figurarsi se voi avete qualcosa da guadagnare a leggermi. Oltretutto, si tratta di uno strumento passato di moda da molti anni (come dimostrano anche i dati di lettura, e non solo i miei), ora ci sono gli smartphone e i social e gli aggregatori di news coi titoli tutti acchiappaclick a costo di superare spesso e volentieri il limite dell'ingannevolezza (tanto non ce n'è uno che non sia scritto da una AI...). Ma, un momento, mi viene in mente una cosa: non è che, oltre ai tempi che cambiano, una volta semplicemente scrivevo cose più interessanti?

Facciamo una prova, e inauguriamo una rubrica di "ripescaggio" di vecchi seguitissimi post. Quello appresso, ad esempio, non a caso di argomento natalizio, fu letto a suo tempo (17 anni fa, si avete letto bene: diciassette!) da 3428 persone, roba che confrontandola con le decine di letture dei post di oggi rende bene l'idea di quello che dicevo nel capoverso precedente.

D'altronde, se funziona per Montalbano perché non dovrebbe funzionare anche per CIXD? E allora buon Natale, e buona lettura.


Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggio, in palio un milione di euro, che si dimezzano ad ogni tentativo sbagliato, il cui autore ovviamente va a casa. Via con gli indizi:
  1. nacque da una vergine
  2. nacque il 25 dicembre
  3. nacque in una grotta, davanti alla quale dei pastori portarono doni
  4. era una sorta di maestro itinerante
  5. nel suo peregrinare ebbe 12 compagni
  6. ai suoi seguaci è promessa immortalità
  7. fece miracoli
  8. si sacrificò per il bene di tutti
  9. fu sepolto in una tomba chiusa da una pietra e risorse dopo tre giorni (era primavera)
  10. era chiamato “il Buon Pastore”
  11. venne identificato sia con l’Agnello che col Leone
  12. è stato detto “la Via, la Verità e la Luce”, il “Logos”, il “Redentore”, il “Salvatore”, e il “Messia”
  13. il suo giorno sacro è la Domenica
  14. durante una cena disse: “Colui che non mangerà il mio corpo né berrà del mio sangue in modo che egli possa diventare una sola cosa con me ed Io con lui, non sarà salvato”
Ahi ahi ahi! Tutti i concorrenti, ciascuno non sentendo la risposta dell'altro, hanno risposto Gesù Cristo! Il montepremi è sceso praticamente a zero e comunque nessuno ha vinto. Peccato: la risposta era Mitra.
Divinità persiana molto seguita nella Roma imperiale, Mitra è noto anche agli appassionati di fumetti per essere il dio più invocato dal terribile Conan, protagonista dei bellissimi fumetti tratti dalle storie di Robert Howard da cui fu anche tratto un film col giovane Schwarzenegger.

Il suo culto era così diffuso che lo stesso Vaticano è costruito sopra una grotta fino al 376 d.C. consacrata a Mitra, e lo stesso primo sacerdote del culto mitraico era detto Papa o Pontifex maximus; pare addirittura che il modello gerarchico fu traslato direttamente da una chiesa all'altra, e il rito dell'ostia e il tipo di altare.

Ah, indovinate come si chiama il cappello del Papa...

Poi, se volete ancora credere alle favole, e non vi basta nemmeno sapere che Babbo Natale è stato praticamente inventato dalla Coca Cola per la sua réclame, allora Buon Natale a tutti. E mi raccomando, ancora i negozi sono aperti: andate a sprecare l'ultimo spicchio di tredicesima, che il Capo ha detto che bisogna far ripartire l'economia, e viziate un altro po' i vostri pargoli, che così nel nuovo mondo della decrescita del Pil si troveranno benissimo! praticamente, una pasqua!

venerdì 29 marzo 2024

A PROPOSITO DELLA PASQUA

Quando un rito diventa tale chi lo segue quasi sempre ha dimenticato, se lo ha mai saputo, la ratio della sua istituzione. La Pasqua affonda le sue radici nelle feste per l'arrivo della primavera che probabilmente gli umani hanno cominciato a celebrare sin dagli albori della loro trasformazione da cacciatori/raccoglitori a agricoltori/stanziali, come dimostra la sua "fasatura" col calendario lunare, se non ancora prima. Ma gli ebrei ne hanno fatto nel loro racconto un manifesto della loro "ragione sociale", che poi è quella che ha consentito loro di continuare a sussistere come popolo per un paio di millenni senza un loro Stato, fino a che non sono riusciti a riappropriarsi della loro "terra promessa". Quante volte avete letto o visto la storia delle sette piaghe d'Egitto e in particolare dell'angelo di Dio che stermina i primogeniti in tutte le case non marcate sull'uscio dal sangue innocente di un agnello? e quante di queste vi siete soffermati a riflettere di quanto orrenda e mostruosa sia la visione che c'è sotto?

Pensateci: che male avevano fatto quei bimbi, e i loro genitori? Qual era il loro "peccato", se non quello di essere sudditi del faraone e non parte del "popolo eletto"? Ma, attenzione, anche quando riconosciuta la mostruosità della cosa, non ce la caviamo, come peraltro hanno fatto i cattolici per millenni, appiccicando a quel popolo il marchio di "cattivi", anche perché qualche tempo dopo colpevoli di cristicidio (avendo scelto Barabba). Il problema non sono loro, il problema è che qualunque popolo che segue in maniera pervasiva una religione, specie se monoteista, applica la stessa sintassi degli ebrei coi "gentili" (che sta per "non ebrei"): intimamente, toglie il bollino di umanità agli "altri", retrocessi al massimo a bestie da sfruttare quando non a inutili insetti che è indifferente schiacciare o meno. Solo grazie a questo meccanismo, e alla sua inconsapevole interiorizzazione, si può infatti accettare di avere il diritto di sterminare un popolo nemico per difendere il proprio. Piero, dimentico di questo insegnamento nel riconoscere uomo il nemico, fa una brutta fine.

Nessuno è esente da questa colpa. Il nazismo è figlio del cristianesimo, in ciò. E il sionismo del nazismo. E gli islamici la commettono contro gli infedeli. E noi crociati, rozzi e violenti, abbiamo fatto lo stesso contro i ben più civili musulmani in terrasanta. Eccetera eccetera.

Ecco perché il modo migliore di fare gli auguri di Pasqua è la vecchia vignetta dell'agnello, ancora oggi vittima innocente (The silence of the lambs, che titolo geniale!) a 5mila anni di distanza da quella notte di quella piaga: aiuta a ricordare che è sempre questione di punti di vista, che è sempre solo la capacità di assumere il punto di vista altrui il discrimine tra la guerra e la pace. D'altronde, 2mila anni fa anche il nostro "figlio di Dio" fu l'unico a salvarsi mentre una miriade di maschietti, stavolta ebrei non egizi, veniva sterminata. E 33 anni dopo fu l'unico a risorgere degli almeno tre crocefissi quella sera sul Golgota, come sempre De Andrè fa rinfacciare a Maria dalla madre del ladrone in Tre madri. Ma questo non ve lo ha detto il catechismo...

domenica 17 aprile 2022

GOTT MIT UNS

Durante la guerra fredda, col rischio dell'annichilimento nucleare sul groppone, a influenzare l'immaginario di un paio di generazioni (e io chi ero per sottrarmi? infatti...), non si era osato quello che si sta vedendo in questi giorni: la riduzione del Nemico a Criminale al punto da espellere "da tutti gli sport del Regno" le sue squadre nazionali, ed ammettere i singoli esponenti ma senza bandiere nei display o a bordo campo, e c'è già chi dichiaratamente pretenderebbe una esplicita abiura. Ora, secondo loro, e anche secondo me per il libero convincimento che mi sono fatto avendo studiato la storia e seguito i fatti, i Russi hanno ragione, mentre secondo quasi tutti gli altri hanno ragione gli Ucraini (anche se a essere precisi sarebbero Ucraini anche quelli delle regioni russofone ghettizzati e massacrati da 8 anni a questa parte dai neonazisti al potere grazie a un colpo di Stato a regia occidentale, ma lasciamo perdere): in questi casi, l'unico comune denominatore possibile è che in guerra tutti pretendono di avere ragione quindi logicamente nessuno ce l'ha tutta. Non bisogna dimenticarlo mai, nemmeno quando la guerra poi qualcuno la vince e allora riscrive la Storia in modo che risulti che la ragione ce l'aveva tutta lui. Pansa da ex comunista ci ha lucrato un bel po' sui "ragazzi di Salò", per dire...

Meglio. A voler tornare ancora più dietro, l'Italia vinse i suoi due primi campionati del mondo di calcio (si si, quelli con Vittorio Pozzo CT e Meazza e Piola in campo) quando era una dittatura conclamata che colonizzava il corno d'Africa e mandava volontari in Spagna a sostenere Franco contro il governo democraticamente eletto, e si accingeva a entrare in guerra appresso alla Germania, che pure lei si organizzò le sue belle olimpiadi in casa (si si, quelle con Jesse Owens il negro e le sue medaglie d'oro in faccia a Hitler, ci dicono, omettendo che erano in faccia anche a quasi tutti gli statunitensi bianchi e razzisti) tre anni prima di invadere la Polonia. Si fermò tutto, si, ma a guerra conclamata. Fino ad allora, i nostri atleti erano liberi di girare il mondo facendo il saluto romano al pubblico. Invece oggi le squadre russe sono fuori da tutte le competizioni da qua a fine anno e non rientreranno nemmeno la guerra finisse, e negli sport individuali ci sono dei ragazzi poco più che ventenni costretti a esibirsi col marchio dell'infamia sul groppone, pensando che il tifo contro non è solo per ragioni sportive. E infatti uno, il primo russo ad essere diventato numero 1 del mondo di tennis, ha deciso subito dopo di fermarsi per un piccolo intervento chirurgico che chissà se è vero, mentre un suo collega emergente ha inanellato una serie di sconfitte non in linea coi risultati dell'anno scorso, che forse sarebbero arrivate lo stesso (quella col nostro Sinner mi fa piacere pensare di si) ma il dubbio resta, che le dichiarazioni pacifiste peraltro male accolte dai peggiori dei colleghi restino a lavorare dentro all'anima del "cattivo".

Spezzo questa lancia a favore di Rublev (così si chiama l'ultimo, l'altro Medvedev), perché volevo criticarne un vezzo mettendo le mani avanti: non ce l'ho con lui. Peraltro, lo stesso vezzo, anche se meno carico di enfasi, ce l'ha anche Djokovic (da me difeso a spada tratta pochi mesi fa per essere stato messo all'indice per le sue scelte in tema di salute, e i tanti sportivi vaccinati nei guai gli danno ragione da un lato mentre l'andamento delle curve dei contagi glielo danno dall'altro: i vaccini anticovid non servono a un cazzo, e quindi per un principio basilare della medicina sono dannosi), e magari tanti altri in modo ancora meno visibile o addirittura intimo. Si tratta del gesto plateale di ringraziamento a gesucristo che fa ogni partita che vince. Non credo bestemmi quando perde, ma il punto è proprio questo: non sono credente, ok, ma se lo fossi sarei addirittura indignato per gesti così, altro che infastidito. Davvero, non capisco come dentro la testolina di quelli che pregano Dio di farli vincere o lo ringraziano per averlo fatto, non si affacci il pensiero appena razionale che se Dio è uno ed è il padre di tutti, negli sport dove si può dovrebbe fare pareggiare tutti, e negli altri qualcuno lo deve scontentare per forza.

Qualcuno risponderà: si va beh, prego Dio di vincere ma se non vinco lo ringrazio lo stesso, di non essermi fatto male ad esempio o comunque a prescindere (visto che comunque gli infortuni esistono, e anche le malattie e la morte, e un vero credente accoglie tutto come un dono di Dio, giusto?). Ma qui non stiamo facendo teologia, ma al massimo sociologia, spiccia. E allora viene in mente che lo sport contemporaneo addirittura nasce per essere quello che è: una metafora della guerra e della violenza che ha la funzione precipua (e per tutti: praticanti e tifosi) di valvola di sfogo omeopatica. E se è vero che tutti i potenti, tutti gli imperatori, hanno da sempre fatto marciare i loro eserciti sotto l'insegna di "Dio è con noi", inducendoli a combattere anche per avergli instillato questa convinzione, non c'è niente di strano che la cosa si sia traslata negli sport assieme agli inni nazionali. Ergo, se vogliamo davvero fermare la Guerra, estirparla dai nostri cuori e soprattutto agire in modo di estirparla da quella dei nostri discendenti, approfittiamo dell'ostracismo alle squadre russe per cancellare tutte le manifestazioni in cui gli atleti concorrono se non per se stessi o il loro club di tesseramento. Peraltro, la cancellazione dei mondiali di calcio farebbe comodo all'Italia in questo periodo, ma questa è solo una coincidenza.

Per chiarire meglio il senso di questo parallelismo che qualcuno potrebbe pensare esagerato, non c'è niente di meglio che affidarsi a un artista visionario. Per cui vi lascio con il video, con testo, di una canzone di quarant'anni fa quaranta dell'immenso Franco Battiato, L'esodo. E tanti auguri di Buona Pasqua, ma non prima di avervi ricordato che la Pasqua cristiana rievoca il martirio di Gesù avvenuto a Gerusalemme nei giorni in cui si festeggiava la pasqua ebraica, che a sua volta è la rievocazione allegorica (poveri agnelli, magari Gesù col pane azzimo e la favoletta dell'eucarestia intendeva proprio fermare "il silenzio degli innocenti" - e questa non ve la spiego) della strage dei bimbi egizi perpetrata dall'Angelo di Dio risparmiando le porte macchiate di sangue ovino dagli ebrei su indicazione di Mosè. Perché Dio è con noi e peggio per gli altri, giusto? E' vero, la Pasqua cristiana aggiunge il concetto di resurrezione (e di nuovo, solo un artista visionario come De Andrè poteva ricordarci, in Tre madri, che grazie al c... che mi sacrifico per voi e muoio se so di dover risorgere dopo tre giorni), ma voi intanto fate mente locale, magari assieme a un altro artista visionario e dissacratore come Troisi, e ricordatevi che per poter risorgere, forse, intanto dovete soffrire, e poi dovete, sicuro, morire.

domenica 5 settembre 2021

AMICI MAI

Ho messo un titolo vendittiano, ma ho in mente ben altri modelli letterari. E' solo che questa maledetta pandemia (per dirla in sintesi) ci sta sempre più, in vari modi, isolando l'uno dall'altro, e per uno come me che si era sempre fatto vanto di avere molti amici molti dei quali di lunga data è una bella botta, davvero. E se si capisce che qui oggi parliamo di amicizia, per capire dove voglio andare a parare e perché ho scelto proprio il titolo di questa canzone, mi spiace per voi ma dovete arrivare in fondo al post.

In realtà avrei voluto chiamarlo "dalla parte del torto", ma paradossalmente la frase attribuita a Brecht è così bella e vera che non è solo diventata una canzone e un album di Lolli (ancora lui, ma non è colpa mia se ha scritto tante cose preziose, ad esempio qui L'amore ai tempi del fascismo, di tremenda attualità sia per quello che dice che per lo spunto letterario), ma anche una associazione a favore delle "periferie fisiche e sociali" con annessa web-radio, una rivista online che tra l'altro cerca di capire che fine abbia fatto la sinistra, e un libro con tra l'altro lo stesso interrogativo che meglio che a Brecht si rifà a Caproni e che ha il torto (ancora) di essere uscito un mese prima dell'avvento dell'Era Pandemica (e mi piacerebbe sapere come lo riscriverebbe l'autore oggi).

Forse allora meglio dovrei rifarmi al più grande di tutti, quel Faber che per primo, e con enorme anticipo, ha capito che l'Unione europea è il Quarto reich camuffato, e che scriveva versi come "in direzione ostinata e contraria", "servi disobbedienti alle leggi del branco" (in Smisurata preghiera, di cui qui vi metto il testo e in fondo il video), e altri che continuano a ispirarmi nel quotidiano, perché io sono cresciuto quando si usava ascoltare la musica col cervello acceso, e continuo a farlo ancora. Ed è proprio la questione "cervello" la prima scriminante che serve: ad una generazione di italiani col cervello acceso, per una epidemia influenzale con 50mila morti (1970, ma contati coi criteri di allora: niente tamponi e niente forzature), era talmente impossibile chiuderli in casa terrorizzandoli che nessuno in effetti ci pensò. Vero è che la élite sovranazionale che oggi domina il mondo allora era ben lungi dall'organizzarsi, e d'altronde il mondo di allora erano due - c'erano anche "i cattivi", i comunisti - e questo costringeva i buoni a dimostrare continuamente di esserlo (e infatti hanno smesso appena vinta la Guerra fredda). Ma è vero anche che avrebbe cominciato di lì a poco. E il terrore ci fu, eccome, proprio a partire da quel 1970, solo era di un altro tipo e oggi i "compagni" sembrano averlo dimenticato.

Piazza Fontana, Italicus, Gioia Tauro, Brescia, Bologna, Ustica, le BR, gli assassini e poi le stragi di mafia: l'elenco è necessariamente incompleto, tanto sarebbe lungo. Ebbene, in ciascuno di questi tragici eventi vi fu una maggioranza di persone che reagì al terrore accodandosi a quei partiti che li rassicuravano, e lo fece da buon gregge innanzitutto credendo alle versioni ufficiali dei fatti: gli anarchici, la bomba nel cesso dell'aereo, i boia chi molla, eccetera. Una minoranza (che tra i giovani tale non era, e i giovani allora erano tanti) semplicemente alle "bugie di Stato" non ci credeva, parlava di "strategia della tensione", ed è vero che questi individui avevano alle spalle proprio quel partito il cui discendente oggi è il capofila dei "conservatori", ma molti criticavano anche quello e si ponevano alla sua sinistra. In ogni caso, la Storia che finalmente si racconta a decenni di distanza ci dice che quasi sempre le spiegazioni alternative e allora minoritarie erano invece proprio quelle corrette, in molti casi è addirittura dimostrato giudizialmente. Ma non eravate proprio voi, amici di sinistra che oggi togliete il saluto a chi non si vaccina (giuro, l'ho letto su facebook, non dico chi è perché sicuramente non è il solo e perché ho una minima speranza in fondo al cuore che mi legga si riconosca e si vergogni), a dire che a dimenticare la storia si finisce per ripeterne gli errori? Noi non siamo "no vax", siamo diffidenti di fronte a una narrazione di cui insospettisce innanzitutto la compattezza, e la violenza (repressa, per ora, ma a fatica a leggere il non verbale di Draghi e company) nell'imporla, oltre che i numeri e come vengono manipolati, e abbiamo tutti i diritti costituzionali e umani di esserlo. E se il tempo si dimostrerà ancora una volta galantuomo, la storia dirà che avevamo ragione: che la pandemia è stata montata, cavalcata, manipolata, allo scopo originario di distruggere quelle libertà e quei diritti che i nostri avi hanno conquistato per noi, scopo che prima avevano tentato invano di raggiungere con altri mezzi, trovando alla fine quello giusto. Solo che, come al solito, coloro che dicono la verità, isolati derisi e attaccati in vita, con ogni probabilità non saranno presenti ad incassare i tributi che gli verranno riconosciuti quando verrà a galla.

Insomma non ci sono solo quelli che temono di vederti perché non sei vaccinato, oppure accettano ma all'aperto e temendo che ti avvicini, o ti rifiutano un passaggio in auto anche se ti metti la mascherina. Un altro amico, creduto tale per ben 23 anni, è oltre un anno che non lo vedo perché io sarei uno che o sei d'accordo con lui o sei cretino, sempre se ho capito bene dai pochi scambi di messaggi, sempre da me innescati col tentativo di comprendere il voltafaccia, nel frattempo intercorsi, in cui invocavo almeno il bene di un'accusa esplicita da cui eventualmente difendermi o di cui scusarmi, perché un amico semmai ti smerda, ti vomita tutto addosso, al limite te le da e se le prende, ma mai ti evita, mai ti taglia come se fossi solo un partner da scaricare. Un'altra ha detto di non seguire più il blog perché sarei troppo aggressivo con chi non la pensa come me, Ma io dico: se uno viene messo all'angolo, se crede di indovinare che la discriminazione è solo il primo passo e che la rovina è in agguato per tutti, anche se non è un ristoratore o un operatore turistico o un lavoratore della sanità o un insegnante, categorie già colpite in vari modi solo prima delle altre (ma anche se fossero le sole: dobbiamo indignarci solo quando tocca noi o non è invece nostro dovere di cittadini democratici farlo anche quando non si è colpiti?), avrà almeno il diritto di arrabbiarsi, sputare veleno, criticare e offendere, mostrando peraltro così nient'altro che la sua debolezza? Non siamo tutti Gandhi o Gesù, e nemmeno d'altra parte Sandokan: non abbiamo la pazienza e la furbizia della non violenza ad oltranza, la forza di porgere sempre l'altra guancia fino alla crocifissione (con la certezza di risorgere, però, a pensarci bene l'avremmo tutti...), o il coraggio e il fisico per guidare una rivolta armata e violenta. Lasciateci almeno il gusto di incazzarci e parlare male di chi fa del male a noi e alla nostra idea di società.

Già perché è questo che sta accadendo, e di cui il gregge se ne accorgerà solo a cose fatte: stanno cambiando il mondo. Non ci sarà posto per la piccola impresa, per l'impiego pubblico, per la sanità pubblica, per la casa di proprietà, per il fare studiare i figli con la speranza che avranno una posizione migliore della nostra, per il diritto umano inalienabile all'inviolabilità senza consenso del proprio corpo, per i diritti civili seri come quello al lavoro (rimpiazzati da quelli facili da concedere come quello alla autodefinizione dell'identità sessuale, magari anticipato a quando non hai ancora idea di quale sia). Non mi credete? liberissimi. Ma lasciarmi libero di dirlo con tutta l'enfasi che mi esce dal petto, quello non dovrebbe venire prima di tutto? o siete democratici, e magari di sinistra, solo a parole? L'aporia del relativismo è spietata: tutti sono liberi di sostenere la propria opinione, ma anche chi ha l'opinione (e il potere di imporla) che non tutti siano liberi di sostenerla?

Insomma, cari amici miei, ecco cosa deduco da tutto questo ragionamento, che come al solito è stato difficile e contorto (un altro amico dice che dovrei scrivere più facile, ma io penso che questo sia parte del problema: hanno ridotto la gente a non essere in grado di leggere tantomeno di scrivere ragionamenti difficili, prima di mettergli in mano un telefonino e chiuderli dentro casa in preda ad un terrore statisticamente ingiustificato, altrimenti non ci sarebbero riusciti), ma stavolta questa conclusione la porto fuori dal post e capirete perché. Cominciamo da facebook, dove ho oltre 500 "amici" mentre sul blog ho solo tra 50 e 100 lettori per post. Li stanerò. Chiederò a ciascuno di loro in vari modi di dirmi esplicitamente se è d'accordo o no con l'uso discriminatorio del green pass, che tra l'altro solo l'Italia sta facendo. Io non mi vaccino se non obbligato per legge, con relativa presa di responsabilità da parte di chi mi sottopone a un trattamento sanitario coatto, nonché sperimentale, in caso qualcosa vada storto. Voi potete non essere d'accordo con la mia scelta, potete anche tentare di convincermi con argomenti (sempre che accettiate la reciprocità, ad esempio leggendo questo studio statistico che dimostra la scarsa efficacia dei sieri proprio dove sono stati usati massicciamente, e vi dice cosa vi accadrà in autunno, zucconi), ma non potete non rispettarla e non rispettarmi (ad esempio, reputando giusto che io perda il lavoro o mi paghi le cure mediche, senza capire che pian piano toccherà a tutti, una volta passato il principio: quando tutti avranno la terza dose, se non fanno la quarta eccetera, e a chi fuma se si becca un cancro o ha un incidente stradale con colpa o mangia troppo e il colesterolo fa danni). Se non mi rispettate, non siete più amici, social o non social, e forse non lo siete mai stati e solo ora lo capisco. Vediamo in quanti restate.

Un servo disobbediente.

domenica 4 aprile 2021

CON-TATTO

Oggi non parliamo di covid19, non direttamente almeno. Parliamo di comunicazione, di come si è trasformata e ci ha trasformati, e poi si magari anche del fatto che senza questa trasformazione tutta la vicenda storica chiamata covid19 non poteva aver luogo, ci sarebbe stato solo un virus un po' più grave degli altri come ricorrentemente ne sono capitati nella storia dell'umanità anche recente, registrato come una increspatura nei grafici cari agli statistici, forse. Ne parliamo partendo da un'altra statistica, quella dei contatti dei post di questo blog: qui accanto ho messo uno screenshot della pagina di authoring che registra non i contatti giornalieri del blog, che sono un po' di più (non tanti), ma proprio i click ad aprire i singoli post. Vedete qualcosa di strano? vi aiuto con un tratto di "penna", maldestro a dimostrare quanto sono scarso nel ritocco delle immagini...

Va bene, ve la metto in piano. La media dei lettori dei miei ultimi post è di una cinquantina. Tempo fa superavo il centinaio, ma da quando mi viene di parlare solo di covid (ma perché, c'è qualcos'altro da dire che non ci abbia a che fare?) e mi sforzo di rompere la monotonia nel modo che so meglio cioè parlando di musica, questi siete. Tanti, per me che sono cresciuto nell'era in cui per parlare a cinquanta persone tutte assieme dovevi farti largo nelle assemblee studentesche, pochi in un'era in cui i mezzi di comunicazione consentono a chi ci sa fare di raccattare contatti a milioni. Non che io invidi o rosichi, infatti non vi cito a proposito la battuta di Woody Allen, che come altre forse era di Groucho Marx, a proposito delle mosche e della merda. D'altronde, ve l'ho detto molte volte e ve lo ripeto, un blog è un diario online, e un diario lo si scrive soprattutto per se stessi, come le poesie peraltro, e poi io faccio un mestiere per cui non posso avere altre fonti di reddito e siccome non voglio guai non ho messo nemmeno un bannerino di AdSense (peraltro, non ne varrebbe la pena: per quanto paga, il mio post più letto mi avrebbe fruttato una trentina di euro, il secondo una ventina e il terzo, di cui parliamo oggi, una decina, ma la media un paio). Quindi, non stiamo parlando di soldi, e ho riscritto tutto in questo capoverso così il prossimo cretino che pensa che io sia un troll interessato a raccattare click, gli linko in risposta questo post e la finisco lì.

Stiamo parlando di comunicazione, e della apparente inspiegabilità di un post che registrava almeno il sestuplo dei contatti della media del periodo, inspiegabilità rafforzata dall'argomento: una recensione musicale di un album di Guccini del 1973. Dopo aver percorso tutte le piste possibili interne al post stesso, vado a controllare sui social: come forse sapete, uso solo WhatsApp e Facebook (anzi quest'ultimo lo uso oramai solo per questo scopo, o quasi: ogni tanto partecipo a una discussione lanciata da un amico, ma mi trovo quasi subito circondato da idioti che mi attaccano prima di tentare di capire, e me ne pento) proprio allo scopo di divulgare in qualche modo le cose che scrivo qui. Di solito con scarsi risultati, anche perché gli algoritmi sono implacabili e ad esempio appena scrivi covid ti propongono subito di iscriverti a un centro informazioni (schedatura? nel dubbio, meglio stare alla larga), appena scrivi culo ti bannano e tu infatti lo scrivi con la k, quindi figurati se non sono in grado, in mancanza di appigli per consegnarti all'oblio digitale, di infognarti in modo che non ti legge più quasi nessuno. Per carità, chissenefrega. Ma qui stiamo parlando del caso opposto, ed ecco qua la soluzione all'arcano, che vi mostro per divulgare come funzionano sti schifo di social, e lo so che è la scoperta dell'acqua calda ma stupirsi non è mai abbastanza.

La frase con cui accompagno il link è di solito tratta dal post stesso. Stavolta invece ho virgolettato una frase che Guccini stesso pronuncia nell'introdurre l'ultimo brano dell'album, per scherzosamente spiegare che era cantato in dialetto. Letta fuori contesto, è una frase oscena. Boom: quattrocento coglioni (veri, o forse no, ma cambia poco) a cliccarci sopra per poi immagino restare delusi dal trovare una verbosa disquisizione su un vecchio disco anziché una procace felsinea che allude alla propria specialità. E ora torniamo alla teoria generale.

Sapete perché è nato il socialismo, e tutto il progresso dell'umanità conseguente alla lotta dialettica tra le sue rivendicazioni e il capitalismo? Le idee comuniste non sono nate nell'ottocento, sono vecchie come l'uomo, e (come scherzosamente dice proprio Guccini nel disco in questione) proprio Gesù ha nella loro organica propugnazione la parte più rivoluzionaria del suo messaggio. La vecchia barzelletta di Marx e Cristo che si incontrano nell'aldilà riscontrando l'identità delle loro teorie non era campata in aria, per questo faceva ridere. Ma gli uomini prima della Rivoluzione industriale vivevano lontani gli uni dagli altri, al massimo raggruppati in borghi rurali o attorno a un castello (città a parte, dove infatti attorno agli artigiani si coagulò fin dal quattrocento la borghesia). Sono le fabbriche ad averli costretti a vivere gomito a gomito, quindi a confrontarsi, per quanto stanchi, la sera, tra di loro, ed è questo il motore delle prime rivendicazioni, da cui parte la lotta dialettica di cui sopra. Che spiega tutta la storia dei secoli successivi, dal colonialismo imperialista alle guerre mondiali, dalla rivoluzione russa al nazifascismo, dalla guerra fredda al boom economico, dalla "fine della storia" al monetarismo reazionario degli ultimi decenni. Questo è solo un post su un blog, quelle sono tutte cose che chi vuole le può studiare. Anzi, chi avrebbe interesse a capovolgere la struttura del potere dovrebbe, farlo, anche perché, state certi, chi ha interesse a mantenerla, anzi ad assecondarne all'estremo la tendenza naturale alla concentrazione, le studia eccome.

Ora, se il socialismo nasce dall'aggregazione fisica delle persone, la sua definitiva sconfitta deve passare necessariamente dalla loro disaggregazione. Una parola, attuarla in poco tempo. Ma loro hanno tutto il tempo che vogliono. Provate ad adottare questa chiave di lettura, e la nebbia si diraderà, mostrandovi in tutta la sua evidenza come prodromiche al covid19 tutta una serie di cose che fino ad ora, se le avevate notate, vi sembravano scollegate. Invece, immaginando una semplice istruzione, "rendere via via gli umani sempre più isolati l'uno dall'altro anche illudendoli del contrario", si spiega perfettamente l'offensiva televisiva (nota in Italia come berlusconismo) prima, quella del web dopo, quella degli smartphone dopo ancora, e infine quella dei lockdown. Crediamo di essere globalizzatissimi e socialissimi, e invece siamo solissimi. E ce ne accorgeremo quando, dopo averci aizzato gli uni contro gli altri, verrà colpita la nostra categoria con nessun altro disposto a difenderci. Quando, dopo tre anni di smartworking, verrà licenziato il nostro collega di due stanze accanto di cui non ricordiamo manco più la faccia (anzi no, quella si, ma sarà solo una finestrella in meno nella videocall), e saremo contenti che non tocca a noi, ma di una contentezza amara perché in fondo sappiamo che è solo questione di tempo.

Quando dopo dodici anni di sonno perso e passione a Gino gli chiudono il blog perché ci scrive che l'obbligo vaccinale è incostituzionale, aberrante e soprattutto illogico (perché delle due l'una: o il vaccino funziona, e chi non si vaccina può far danni solo a se stesso e ad altri come lui, o se questo non è vero allora il vaccino non funziona), non se ne accorgerà nessuno, non certo quei quattrocento che hanno cliccato in cerca di porno, forse quei cinquanta che lo leggono sempre, ma non avranno dove o come protestare, e ci faranno presto l'abitudine. Siamo soli, e con la didattica a distanza i nostri figli li abituano da piccoli e così non dovranno disabituarsi alla socialità del toccarsi: non l'avranno imparata mai. Tanti ex-sessantottini oggi sono ben organici al Potere politico e televisivo, e tutti ben allineati al coro diretto dalla dittatura sanitaria mondiale in vista del Grande Reset, e in fila per la vaccinazione. Ma se negli anni sessanta e settanta gli studenti avessero avuto ciascuno il suo bel device, statene certi, non ci sarebbe stato nessun sessantotto o settantasette, nessuna rivoluzione sessuale o valoriale, e oggi, dico a voi donne, altro che "sindaca" o "assessora", da ragazze a studiare l'economia domestica e il taglio e cucito, e poi a casa per vostro marito e signore e padrone.

La parola contatto si dovrebbe scrivere come nel titolo, per capirla meglio. Avere milioni di contatti virtuali non vale uno spintone a o da un amico in classe. Millanta gruppi su WhatsApp non valgono guardare negli occhi un collega mobbizzato che ti piange e ti sputa addosso abbracciandoti, e tu lo stringi anche se temi che ti attacchi l'influenza. Pretendiamo il ritorno alla normalità, subito, prima che sia troppo tardi, vaccinati e non vaccinati in piena libertà, processiamo con pubblica ignominia chi si è approfittato di questa pandemia per i suoi biechi scopi di potere, potenziamo costi quel che costi per tutto quello che serve la risposta sanitaria pubblica a questa o qualsiasi altra situazione di rischio, e ricominciamo a vivere. Non abbiamo altre possibilità di farla franca, credetemi, e chi vi dice il contrario o mente o non capisce niente, e mentre ve lo ripeto ho ben presente quello che costa, in termini ad esempio di amici persi. E so che non riuscirò a convincere nemmeno tutti e cinquanta voi, figurarsi il gregge di pecore che si sta facendo condurre alla rovina.

martedì 22 dicembre 2020

SCETATEVE GUAGLIUNE - VERSETTI COVIDICI 28-32

Finirà solo quando il popolo dirà basta. Dico "popolo" e non "gente" perché le parole contano, e non è un caso se il primo termine è stato via via soppiantato nell'uso dal secondo. Sono dieci mesi che vi esorto a svegliarvi, cioè a tornare l'uno e non essere più l'altra, sono anche un po' stufo, e voi di me, ma siamo sotto Natale e non trovo miglior augurio di questo.
Avrete anche voi sentito al TG di una "variante inglese" del Covid, no? e subito dopo, hanno pure avuto la faccia tosta di dirvi che a breve parte la campagna di vaccinazioni, giusto? ora: quanto fa due più due? avete sentito uno solo dei cosiddetti giornalisti avere il coraggio di fare al politico o al solone scientista di turno la domanda facile-facile "ma se il virus cambia, che cavolo vaccinate a fare?", oppure "che cavolo c'è dentro a quello che per tranquillizzarci continuate impropriamente a chiamare vaccino?"? Non è che tutto l'obiettivo di questa gigantesca campagna di disinformazione è inoculare chissà cosa in miliardi di esseri umani, sicuramente per ottenere enormi guadagni ma forse anche, se pensate anche voi che ciò non sarebbe un movente sufficiente, per avere in mano (si, esatto: come Thanos le Gemme) un potentissimo interruttore?
Non ci fate caso, sono solo chiacchiere da complottista, e se le ascoltate vi vengono in testa pericolosi dubbi che poi vi fanno svegliare di notte tutti sudati. Oops, le avete lette, Vi basta rubricarle come tali per cancellarle dal vostro subconscio? Se vi basta, beati voi. Se anche voi avete gli incubi, allora non vi basta. E per interrompere un incubo c'è un solo sistema: svegliarsi.
D'altronde, il Natale cristiano è stato fissato il 25 dicembre per una delle tante paraculaggini del nostro monoteismo: festeggiare in un giorno in cui era già festa per le religioni da soppiantare. E non c'è festa più radicata con la razza umana e con tutte le sue religioni di quella del giorno in cui, tre giorni dopo il solstizio d'inverno, si comincia a notare che le giornate hanno ripreso ad allungarsi, il Sole invitto inizia la riconquista del cielo, e già si intravvede in lontananza la primavera e la nuova stagione agricola. Buon Natale, allora, leggetevi questi versetti covidici, mi raccomando seguite i link (leggete tutto, non avete altro che il vostro cervello), e col sole scetatevi pure voi.
Ogni virus influenzale è una variante di un altro. Ogni stagione influenzale contata da novembre ad aprile nel nostro emisfero, e da maggio a ottobre nell'altro, fa un numero di morti dello stesso ordine di grandezza del covid-19, distribuiti per fasce d'età allo stesso modo, e ogni tanto una stagione è più dura delle altre, e nessuno nega che questa lo sia. Ma con un decimo dei soldi bruciati sull'altare dei lockdown (termine carcerario, non dimenticate), tutti i sistemi sanitari potevano essere resi in grado di sostenere una stagione dieci volte più dura di questa, senza terrorizzare nessuno e senza rovinare nessuno. E la sorpresa invocata a febbraio non può essere reinvocata oggi: si è preferito dissanguare le economie anziché attrezzare la sanità, e lo si è fatto per un preciso disegno politico. Per attuare il quale. adesso che gli avete fatto capire che per paura accettate i soprusi, non si esita a continuare a terrorizzarvi: sciorinando numeri di positivi a un tampone che intercetta quasi sempre gente sanissima (e quando gli serve lo ammettono), sbandierando numeri di morti quotidiani perfettamente all'interno di quanto accade ogni anno, sommando per far lievitare i totali due stagioni influenzali diverse (e quando è evidente che sono diverse, dicendo che è una variante della stessa per poter continuare a farlo). Così, correrete a vaccinarvi anche se il cosiddetto vaccino non può proteggervi dal nuovo virus, esattamente come gli inutili vaccini antinfluenzali di ogni anno che sono sempre contro i virus dell'anno prima, e però rendono più vulnerabili a quello dell'anno dopo come dimostra la percentuale di anziani vaccinati morti nella prima ondata nel nord Italia. E se continuate a leggere queste mie parole è solo per la mia insignificanza mediatica, perché chi le dice avendo più lettori è già intercettato e neutralizzato su tutti i social, e non solo li. Alla faccia della democrazia. E ora si spiega anche perché tutto questa cattiveria contro Assange, proprio alla vigilia del "livello successivo" di Schiavitù 2.0, che è il gioco che stanno giocando.
No, non finirà. Ce lo dicono in faccia. La variante inglese è solo la prima di cui si parla, di tante esistenti. Qualcuno già si è fatto scappare che questo virus è solo il primo di una lunga serie. Altri, che più inside non si può, che il vaccino è tutt'altro che risolutivo e di covid ne avremo per dieci anni, quindi tocca imparare a conviverci, che poi è quello che facevamo prima con i virus di ogni anno e che questo fesso con pochi altri vi sta ripetendo fin dall'inizio avremmo dovuto fare anche stavolta. Ma quando la belva ha assaggiato il sangue è difficile fermarla: andremo da una misura assurda a un'altra, se non ci ricordiamo di essere il popolo sovrano, ci svegliamo, e glielo impediamo. Il grande Reset, sia il coronavirus una parte della sua strategia che solo un'evenienza di cui hanno approfittato per lanciarla, glielo dobbiamo far rimangiare noi. E possiamo solo noi, il Popolo. Ma se mi guardo attorno vedo solo Gente: non abbiamo molte speranze.
Ed ecco i preziosissimi versetti di oggi.
29. Trattamento Scientocratico Obbligatorio. Una dei pochi altri è Lameduck. E qui spiega meglio di me come la questione vaccino obbligatorio (di diritto o di fatto che sia) è uno spartiacque per la storia dell'umanità. Passato il Rubicone, sarà sancita la Dittatura. Sapevàtelo.
30. Al passo dell'oca. Tra gli altri pregi, il contributo di un altro dei pochi, Blondet, ha quello di tentare di elencare i danni del lockdown oltre a quelli economici. Un conto che prima o poi qualcuno dovrà pagare, altrimenti saremo noi.
30.  Anno zero. Ma se avete risorse di tempo e mentali per seguirne uno solo, dei miei link, seguite questo. E' illuminante e fondamentale: spiega convincentemente qual è il vero obiettivo dei GloboCap (la cricca di miliardari che pensa di salvare il pianeta a spese nostre). Il loro gioco si chiama “Guarda Cosa Possiamo Farti Quando Cazzo Ci Pare”, è il vecchio gioco del Potere. Ma non è l'unica rivelazione che avrete leggendo con attenzione il post.
31. Senza digitalizzazione non ci sarebbe il lockdown. Lettura a portata di mano, ma come spesso capita proprio per questo sfuggita a tutti. Non è una coincidenza, quindi, che tutto questo sia accaduto adesso, e non in una delle tante stagioni influenzale dai numeri paragonabili a questa. Il rimbecillimento umano via smartphone era un atto prodromico: le articolesse desinistra che scrivevamo e leggevamo sull'eccessivo uso della socialità telematica a scapito di quella reale avevano ragione, ma in un senso che non immaginavano (e infatti molti sinistroidi che le trovavano sensate, in successione alle tirate antiberlusconiane sulla strapotenza televisiva, oggi invece sono dei pasdaran della covidiozia).
32. Cosa dice la scienza a proposito del Covid? Questo utile vademecum è come dice il termine non solo da leggere attentamente, anche da stampare e portare con se, per sfoderarlo quando (spesso) i covidioti trincerano le loro fesserie dietro "LaScienza". La scienza vera intanto non è mai dogmatica, e quando lo è stata non era vera scienza (chiedete ad Einstein, e alla miriade di scienziati veri schiacciati da quelli a cui il potere aveva dato alla testa). Deducete da soli OMS e soci a che parrocchia appartengono, dal momento che non ammettono nemmeno le voci dissenzienti. Poi rileggetevi il vademecum, che smonta scientificamente uno per uno tutti i pilastri della propaganda, che invece è l'unica scienza praticata dai covidioti.

lunedì 15 giugno 2020

RADIOCIXD 21: HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA

Se dico "Piero Ciampi" la maggior parte di voi risponderà "chi?". Niente di strano, anzi a dire il vero capitava anche a me adolescente, eppure era ancora vivo; il fatto è che era talmente fuori da qualsiasi schema che non solo a fine anni 70 non lo passavano più in TV ma nemmeno le radio libere lo hanno mai considerato tanto: troppo anni 60 come stilemi musicali, troppo poeta maledetto come scrittura e comportamento di vita, e troppo avanti come contenuti testuali come era, restò in modi diversi fuori moda per tutta la carriera e tutta la vita, finita presto per un brutto male. Ma un giorno in radio arrivò un album di Gino Paoli, e già questo era strano: Paoli era un classico, ma dell'era dei 45 giri e di Studio Uno, non della leva cantautorale che andava per la maggiore e di cui aspettavi le nuove uscite a raffica di questo o quell'altro. Il disco era quello di cui parliamo oggi: Ha tutte le carte in regola.
Piero Litaliano
(così si era fatto chiamare agli inizi, per lo più, il cantautore livornese), era morto da poco, e l'amico Gino aveva voluto omaggiarlo interpretando alcune delle sue canzoni, avendo anche cura di arrangiarle in chiave contemporanea, "svecchiandole" parecchio (ci suona dentro, per dire, gente ai tempi in giro con Pino Daniele come Toni Esposito e Rosario Jermano) e così rendendone molto meno faticoso l'ascolto a chi aveva le orecchie plasmate dalla generazione successiva di cantautori. Non so se fu proprio perché l'esperimento funzionò, fattostà che Paoli presto applicò il procedimento anche alla propria produzione, riuscendo ad attualizzarsi fino a giungere ai giorni nostri (fino a incontri jazzistici di primissimo livello, peraltro) senza mai apparire "datato", come invece capitò presto o tardi a quasi tutti quelli che erano venuti fuori con lui ai tempi di Sapore di sale o La gatta. In ogni caso, questo non è né il primo né l'ultimo episodio in cui Paoli si segnala per l'attenzione nei confronti dei colleghi/amici: uno per tutti, che gli basterebbe per un posto nell'Olimpo anche se non avesse mai scritto niente di memorabile di suo (e invece ha scritto tante di quelle cose che le conoscete tutti senza che io le citi), è aver spinto e aiutato a trovare la sua strada in musica un certo Lucio Dalla, regalandolo al mondo.
Ma parlare di Piero Ciampi consente anche di citare un'artista straordinaria, anch'essa toscana, che fatico ad inserire in questa rubrica perché vi recensisco album, e di lei più che un album bisognerebbe parlare di tutta la carriera, e anzi di tutta la vita se non ci avesse pensato da sola con un'autobiografia godibilissima. Tra i (davvero) tantissimi colleghi di Ciampi che, forse anche grazie all'operazione di Paoli di cui parliamo oggi, gli hanno reso omaggio interpretando le sue canzoni, Nada invece incise un intero album di sue canzoni a inizio anni 70, sia per tentare di dargli una mano da vivo (l'alcolismo e diciamo così il rapporto difficile con le donne e con lo star system lo stavano consumando), sia anche in virtù di un gigantesco atto di coraggio artistico. Nada era infatti popolarissima, praticamente fin da bambina, e nelle sue fortunatissime apparizioni sanremesi, con canzoni che tutti conoscono, era teenager. Avrebbe potuto, volendo, restare sul pezzo ed avere una carriera convenzionale di grande successo anche economico. Invece registrò Ho scoperto che esisto anch'io, e da lì in poi tutta la sua carriera avrà un andamento di ricerca continua e sofisticata, magari senza quasi mai più enormi successi commerciali, ma di una solidità riconosciuta anche all'estero, che la rende un vero e proprio culto per molti appassionati (come il sottoscritto).
Ma torniamo all'album in esame. Non è semplice trovare tutti i tube delle versioni originali, per cui di alcuni brani li avrete di altri no, ma in compenso, dato che come vi dicevo Ciampi è di culto per moltissimi suoi colleghi (anche Zucchero gli ha rubato un verso, chetelodicoaffà senza citarlo), di qualcuno di essi oltre al video in cui canta Paoli vi metto anche i link a cover notevoli (e mi sono dovuto trattenere: ce n'è a decine).

1. Ha tutte le carte in regola
Testo di impressionante impatto autobiografico e autoironico. Paoli ha la genialata di mettergli un vestito reggae, che all'epoca si portava moltissimo. Si, avete sentito bene: Paoli reggae.
2. Livorno
In quanto riggitano ho sempre trovato semplice capire e amare le città con struttura simili alla mia, e le canzoni che le cantano. Ma qui siamo davanti a un intimismo estremo, non è certo davanti a una "Genova per noi" che ci troviamo.
3. Don Chisciotte
La metafora cervantesca è qui usata per montarci sopra la metafora della musica come arma. Spuntata, ovviamente.
4. Tu no
Questo è uno dei brani più noti, per cui è possibile che qualcuno lo abbia già sentito, in una qualche versione. Paoli lo modernizza, ma è talmente bello che non sarebbe servito.
5. Il merlo
L'artista squattrinato e senza ispirazione implora il suo merlo di comporre per lui. Un autentico colpo di genio.
6. Sporca estate
Pochi versi, ma taglienti come coltelli, ci fanno sentire una disperazione complicata e profonda, e comprenderne le radici in un tipo di esperienze che allora peraltro non erano diffuse come sono diventate nei decenni seguenti.
7. Io e te, Maria
Nota quasi come Tu no, e con ancora più cover, forse. Qui la versione di Bobo Rondelli, anche lui livornese e mezzo matto, al punto di aver chiamato il suo gruppo degli esordi Ottavo padiglione come il reparto psichiatrico del nosocomio cittadino. 
8. Il vino
Il testo coraggiosissimo di un alcolista dolceamaro, su una base che si presta a essere riarrangiata in mille modi, come infatti è stato. Paoli a parte, vi ho scelto la versione caposseliana, che non poteva mancare, e quella sofisticatissima dei La Crus del giovane Giovanardi.
9. Ma che buffa che sei
Qui il coraggio dell'autodenuncia è ancora maggiore, e lo capirete ascoltandola. Un testo così oggi, in tempi di dittatura del politically correct, forse non potrebbe nemmeno uscire.
10. Canto una suora
Qui invece il coraggio è della protagonista: una ragazza che decide di sciogliere i voti, comprendendo qual è "il vero sacrificio". Un personaggio a tutto tondo, di cui l'autore riesce a farci comprendere tutto in tre minuti.
11. Disse: non Dio, decido io
Non si può cantare il suicidio in un modo più efficace di così: in una soggettiva straziante, senza autocompiacimento, e senza titillare il velopendulo della commozione facile. E qui l'interpretazione di Paoli, è da dire, ci mette il carico da undici.

Se siete arrivati fin qui dopo aver ascoltato i brani, benvenuti nel club degli estimatori di Ciampi. Se avete saltato per leggere prima la chiosa, questa è: ascoltatevi i brani, noi del club vi stiamo aspettando.

sabato 11 aprile 2020

RISURREZIONE

Ma ci avete mai pensato quanto sarebbe mostruoso, se davvero
esistesse, un dio che per affrancare il suo popolo ammazza tutti
i primogeniti dei presunti oppressori, distinguendo le case dei suoi
per il fatto che hanno bagnato le porte col sangue di agnelli (The
silence of the lambs
, il silenzio degli agnelli, vi ricordate il titolo
italiano?), che ancora oggi è usanza mangiare a Pasqua? Dài,
Loki degli Avengers non è così carogna. e Thanos non è un dio.
La Pasqua è una festa antichissima. Le nuove religioni hanno sempre usato, nell'affermarsi, lo stratagemma di non vietare le celebrazioni dei culti che intendevano soppiantare stabilendone altre in altri giorni, ma di fissare le proprie celebrazioni esattamente nei giorni in cui avevano luogo le precedenti, di modo da poterle sostituire senza soluzione di continuità (eventuali fedeli dei vecchi culti festeggiano assieme a quelli dei nuovi, finché i primi non si estinguono): ve ne ho già parlato a proposito del Natale..
I cristiani, infatti, quando hanno scritto (da parecchi decenni a un paio di secoli dopo gli avvenimenti) le storie fondative della loro religione, ovverossia le vicissitudini del sovversivo sedicente (anzi no, lui diceva "tu l'hai detto", pare) Messia su cui intendevano fondarla, hanno ambientato le vicende relative al suo imprigionamento, alla sua esecuzione alla maniera romana ed al trafugamento del suo cadavere, durante l'importantissima festa ebraica della Pasqua, che da allora per "noi" è la celebrazione della sua morte e risurrezione, ma per gli ebrei era già e resta ancora la celebrazione della (sanguinosa, vedi didascalia della foto) fuga dall'Egitto del "popolo eletto" appresso a Mosè.
Ma la festa è ancora più antica, e lo dimostra al limone il fatto che essa è fissata non secondo il calendario solare, ma secondo quello lunare, utilizzato dagli umani fin da quando diventarono agricoltori e allevatori stanziali da cacciatori e raccoglitori nomadi che erano (la storiella viene efficacemente rappresentata nella novella di Caino e Abele - da noi, che altri popoli hanno le loro storie), per migliaia di anni fino alla comparsa dei calendari solari, ma anche oltre se pensiamo a come ragionavano i nostri nonni contadini. Infatti rispetto al calendario solare la Pasqua è mobile, cadendo invece sempre la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Arrivava la buona stagione, e calcolare la luna piena indicava chiaramente cosa seminare prima e cosa dopo, e siccome era la prima della buona stagione bisognava segnalarla con una festa, e perché no festeggiare era anche di buon auspicio per il raccolto.
La coincidenza singolare che dalla settimana prossima i nostri signori e padroni abbiano deciso che si può concedere a chi lo voglia di tornare ai suoi campi, ci dà il destro per festeggiare anche una Pasqua laica. Resurrezione, liberazione dalla schiavitù, o fischio d'inizio della buona stagione agricola che sia, la metafora gira gira è sempre la stessa, e casca a fagiuolo in questi tempi grami.
Più passa il tempo, più i numeri di questa cosiddetta pandemia danno ragione, purtroppo, a chi fin dall'inizio ha, non dubitato della gravità di alcune sue implicazioni sanitarie, ma ritenuto che le misure di contrasto rispondessero a ben altre logiche che quelle dichiarate. A bocce ancora in movimento, è ancora il caso di rimandare i bilanci e le analisi. Ma alcune cose già accadute meritano attenzione, e soprattutto di essere raccontate per quello che sono, il contrario di quello che ci dicono giorno e notte a reti unificate.
Immagine tratta da un covo facebook di sovranisti, questo,
che infatti risulta già attenzionato dal Ministero della Verità
Infatti, a sentire l'informazione televisiva, cioè sia i TG che il mare di trasmissioni di dibattito e commento in cui tentano di farci annegare, il governo avrebbe operato una scelta costosa ma doverosa, e alla fine ripiana i danni con oltre 400 miliardi di aiuti, mentre l'Europa brutta e cattiva ci nega gli Eurobond: a Roma si dice "che jè voi dì?". A leggere bene, invece, quei miliardi sono solo impegni teorici di garanzia a prestiti alle imprese. L'immagine qui accanto spiega bene: tu governo mi hai messo in mutande obbligandomi di fermarmi per due mesi (ma quello che si delinea per dopo per certi tipi di attività comporta un forte ridimensionamento definitivo, se non la sparizione: pensate ai locali gremiti con musica dal vivo, o dove si balla in coppia o si suda in tanti, eccetera, ad esempio), e io, che intanto le spese corrono e ho dovuto per campare intaccare i risparmi, se voglio ripartire e non ho soldi da parte li chiedo alla banca, che grazie al decreto me li presta sicuro (sicuro? forse se avessero vietata qualsivoglia istruttoria...) anche perché garantisce lo Stato tramite la CDP, il che significa che se non riesco a rimborsare il prestito io vado fallito, ma la banca no perché viene rifusa dallo Stato. Capita l'antifona?
E' come col MES: tanato dall'opposizione di destra (dimentica di essere al governo quando fu architettato, ma tant'è), Conte smentisce il suo utilizzo (anche perché la maggioranza parlamentare è ancora grillina e la denuncia dell'iniquità di questo strumento è stato per anni uno dei cavalli di battaglia del M5S), ma non mancano le voci all'interno della maggioranza di governo, specie (ovviamente) lato PD, che dicono più o meno "embè? che importa con quali forme arrivano gli aiuti europei? basta che arrivano!": ho sentito con queste recchie Mentana dire testualmente che magari al MES basta cambiargli nome... E invece bisogna dire chiaro e tondo che comunque la chiami resta una fregatura, conferire a gratis soldi ad un fondo che poi se ti servono te li presta (si, i tuoi stessi soldi, avete capito bene) non solo a interessi, ma anche sotto condizione - che poi le condizioni sono sempre quelle: tagli di spesa, dismissioni asset pubblici, innalzamento età pensionabile, insomma tutto quel complesso di provvedimenti che, attraverso la demolizione della sanità pubblica e il deterioramento delle condizioni di vita dei nostri vecchi, sono la vera causa del bilancio tragico di questa influenza un po' più grave delle recenti altre.
Per cui il mio augurio (per quanto io sia reso scettico dalle facce di chi ti guarda come un untore mentre fai footing entro 200 metri da casa come da norme governative) a tutti voi è questo: buona Pasqua! Risorgete! Liberatevi dalla schiavitù! Fate festa e iniziate a seminare per la nuova stagione! E non prendete prestiti, fate una bella class action per danni a chi vi ha ridotto in mutande.
Oggi guardando il TG2 ho trasalito: qualcuno che forse non teme di perdere il posto ha mandato in onda (non in prima serata, ovviamente) un servizio con dentro un cinegiornale di 50 anni fa dell'istituto Luce, che si trova facilmente su Youtube e racconta le chiusure in massa dei negozi per malattia dei negozianti quasi come un servizio di costume. Perché nel 1970, io ero piccolo e non me lo ricordo, ci fu una influenza "asiatica" che mise a letto 13 milioni di persone. Avete letto bene: 13 milioni. I morti, secondo il sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità, furono circa 20mila. Ma vi voglio riportare la frase testuale:
"In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi".
Non c'erano tamponi, terrorismo mediatico con contabilità continua, eppure siamo lì. Quanto sarebbero stati, allora, i morti attribuiti a quella influenza se avessero usato i criteri attuali, cioè se a tutti i morti del periodo avessero fatto un test, ce ne fosse stato uno, dato che il morbo allettò ("allettò", non "contagiò": il covid19 è per oltre il 90% asintomatico, lo dicono loro stessi, e sottostimando il denominatore) un italiano su 4? Facciamo proporzionale, anche se partendo da chi stava così male da morire sarebbe di più? Un quarto dei morti dell'anno: attorno ai 75mila. Volendo, a una cifra del genere possiamo arrivarci anche adesso: basta fare il tampone a tutti i morti, a prescindere dalla causa di morte, da qui a dicembre. Magari lo faranno, ma non è questo il punto. Il punto è: come mai agli italiani dell'epoca non fu riservato lo stesso trattamento di ora? Beh, forse le élite erano meno sofisticate e organizzate, forse erano ancora impegnate a dimostrare che l'uscita capitalistica dalla tragedia bellica era meglio di quella comunista, forse tutti quanti, élite compresa, non erano stati ancora rovinati dalla globalizzazione e da ciò che comporta anche sul piano filosofico e della percezione della gravità delle cose e della serietà della vita (leggete questo pdf, è del 2016, pare scritto oggi per oggi). Ma anche quando, non ci avrebbero nemmeno provato, perché sapevano che i cittadini di allora non glielo avrebbero consentito. Ma non ve li immaginate, i cortei coi cartelli con scritto "governo fascista" davanti a palazzo Chigi, bombardati dai lacrimogeni? E non li "vedete" in parlamento i compagni del PCI ostacolare in ogni modo una dichiarazione di "stato di emergenza" prima ancora del primo morto italiano, ma anche dopo, almeno fino a numeri con uno zero in più degli attuali?
E allora vorrei dire ai ragazzi, non ai quattro gatti vecchiotti che normalmente mi leggono (non vi offendete, con me famo cinque): sollevatevi. Risorgete. Fuggite dalla schiavitù. Coltivate il vostro futuro. Vi hanno rincoglionito a furia prima di TV e poi di social network. Spegnete tutto, anzi no, usate i mezzi che vi hanno dato in modo diverso, Internet per scavare e informarvi attivamente (leggete ad esempio qui cosa dice un virologo clinico, primario a Novara), i social per fare massa, ma soprattutto studiate. Non lasciatevi mettere un cerotto col vaccino e il GPS, non siete bestie da campanaccio. Non lasciatevi portare dove vogliono loro, non siete gregge. Non postate pure voi "io resto a casa" con orgoglio, non uscite sul balcone a cantare la marcetta dal testo implausibile che ci fa da inno. Metteteci un cartello con scritto "resto a casa perché obbedisco ai tuoi ordini, anche se all'età mia le influenze si prendono e passano e magari manco te ne accorgi, ma i soldi che non guadagno per tutto questo periodo me li dai tu, in contanti e subito". Se no la prossima volta voto per chi si attrezza credibilmente per non ripetere, alla prossima influenza, questa costosissima pagliacciata.

sabato 18 gennaio 2020

RADIOCIXD 11: LA BUONA NOVELLA

Fabrizio De Andrè è talmente importante non solo per la storia della musica d'autore o della della musica popolare o della cultura popolare o di quella con la C grande e senza aggettivi, ma direi per la storia del nostro Paese, da meritarsi qui un tag tutto suo e in genere una casellina a parte tra tutte le succitate, non essendo la sua dimensione riconducibile a qualunque classificazione. Nella sua produzione musicale le pietre miliari abbondano tanto da risultare impossibile mettersi d'accordo su quale sia il suo album migliore. E anche ripromettendosi di recensirne un po', è difficile decidere da quale partire. Se considerassimo il criterio della maggiore innovazione sul piano musicale e linguistico, dovremmo cominciare con Creusa de ma, che lo stesso Peter Gabriel considera il fischio d'inizio della world music e ammette di esserne stato influenzato. Ma l'album di cui parlo oggi:
  1. è forse il primo vero concept della musica italiana;
  2. tratta di un argomento ai tempi tabù, e nemmeno dopo mai più affrontato con lo stesso coraggio;
  3. era ritenuto il suo miglior lavoro dallo stesso autore, o almeno così lo abbiamo sentito dichiarare.
La buona novella è talmente noto che qui più ancora che per altri album è importante evitare l'approccio divulgativo e invece virare sul personale, per evitare la ridondanza e invece dare un contributo al mantenimento della sua memoria incuriosendo chi non lo avesse mai ascoltato, trattandosi di un disco di quasi 50 anni fa. E' stato infatti ripreso in numerose iniziative, non solo musicali, ma limitandosi a queste ultime è stato portato in tournée da moltissime formazioni più o meno note, tra cui spicca nell'ultimo decennio proprio la stessa PFM, che ne ha pieno titolo non solo per aver accompagnato a suo tempo Fabrizio nel suo tour più noto, ma anche per aver suonato proprio in questo disco del 1970, quando ancora si chiamavano I quelli (e alla voce c'era Teo Teocoli, che quindi nel disco non c'è), assieme a Mauro Pagani (che proprio qui avrebbero imbarcato fondando la Premiata, e che qualche tempo dopo, uscito dalla Fonderia, sarebbe stato coautore arrangiatore e performer proprio del citato Creusa...). Non sembra, perché gli arrangiamenti sono quelli convenzionali di Gian Piero Reverberi (si, quello di Rondò Veneziano...), ma ai tempi nelle case discografiche si usava così, solo poco dopo le cose sarebbero cambiate, ma comunque qui dato l'argomento l'orchestrazione di GPR suona appropriatissima, tanto che nessuno dopo se n'è mai discostato troppo.
L'idea dell'album fu di un certo Dané, che per anni ho creduto fosse un altro che invece era suo fratello, ma l'equivoco era favorito dalla grande cultura di entrambi, e dalla maggiore notorietà del Danè che conoscevo io, e non solo io visto che è quello di Giocagiò e di Paroliamo (per i meno che quarantenni, gli antenati - credetemi, mai raggiunti - delle trasmissioni per bambini e ragazzi e dei quiz con giochi di parole che conoscete voi). Si trattava di mettere in musica i vangeli apocrifi, e la scelta di De Andrè pare non fu nemmeno la prima. Ma quanto fu azzeccata: solo un anarchico può raccontare in modo credibile la storia possibile di un tizio che forse è davvero vissuto circa 2mila anni prima, se ci vuoi credere era figlio di Dio e di madre vergine, ma se gli togli la divinità il suo messaggio risulta molto ma molto più potente che se gliela vuoi lasciare. Non a caso la prima e l'ultima canzone della lista, che trovate qui sotto, sono quelle che sono: lo capirete da soli. Ascoltandovi qui i singoli brani (o se preferite, il full album che vi embeddo in fondo) mentre vi leggete le mie note:

  1. Laudate Dominum - Come vi dicevo, la intro è un corale che loda il Signore. L'espediente retorico di racchiudere i brani chiudendo il cerchio sarebbe inutile, essendo palese che si sta raccontando una storia dall'inizio alla fine, al solo scopo di paratesto ("questo è un concept album") che molte altre volte sentiremo. Infatti non è così (vedi brano 10).
  2. L'infanzia di Maria - Una bambina di tre anni viene affidata ai sacerdoti, forse per bisogno. Ma al primo ciclo, nove anni dopo, l'impura viene cacciata (assieme alla tentazione?) e data al miglior offerente come sposa. Ma forse perché sembrava ancora una bambina, non si trova di meglio di un vecchio (40? 50 anni? vecchio...) falegname che ormai non ci sperava più, e deve partire per un lavoro, che infatti se la porta a casa, la sposa e va via per quattro anni.
  3. Il ritorno di Giuseppe - Ovviamente, quando torna la trova donna. E forse non altrettanto ovviamente, ma non del tutto imprevedibilmente, la trova già incinta. Che fare? Gridare allo scandalo ripudiandola o magari uccidendola, per poi ritrovarsi solo nella vecchiaia incipiente? In fondo, ancora non si vede, sarà incinta da poco, può dire che è il suo, e crescersi un figlio magari maschio cui insegnare il mestiere, tanto lei non è mica andata via e ha l'aria così innocente, chissà che le è successo, sentiamo cosa ha da dire...
  4. Il sogno di Maria - Annunciazione! Annunciazione! Tu, Marì, Marì... Ahem, no, qui Troisi doveva ancora arrivare, a confezionare il vestito definitivo a questo evento nell'immaginario collettivo. Qui Maria ce lo racconta come un sogno, e noi ce lo immaginiamo quello che è successo, uno che si è approfittato di lei e della sua ingenuità, ma le crediamo lo stesso, come Giuseppe. Ci penserà Branduardi (che suona in questo disco) qualche anno dopo a dire la parola definitiva sulla paternità del feto, con Il ciliegio.
  5. Ave Maria - Una preghiera laica, che più che di una sola sembra che parli di tutte, e a tutte, le donne, "femmine un giorno e poi madri per sempre".
  6. Maria nella bottega del falegname - In questo brano, che sembra un pezzo di musical, Maria non parla col falegname che ha sposato, ma con quello che costruisce la croce in cui morirà (dopo aver insegnato "la guerra a disertare") colui che ha partorito.
  7. Via della Croce - Feroce requisitoria contro l'aspetto peggiore del cattolicesimo, il senso del peccato e la salvezza per pentimento, e per interposta sofferenza, introduce lo spostamento dell'obiettivo sugli occupanti delle altre due croci, che esploderà nelle due canzoni successive.
  8. Tre madri - Altro pezzo di musical, anzi qui quasi teatro. Tre crocifissi, tre madri, un dialogo atroce tra chi giustamente risponde recriminando che è proprio la natura divina del proprio figlio ad averglielo tolto, a chi giustamente rivendicava maggior diritto a soffrire della morte di chi non sarebbe risorto dopo tre giorni.
  9. Il testamento di Tito - E qui siamo all'apoteosi, al testamento di Faber, se vogliamo. I dieci comandamenti passati al setaccio da uno dei due ladroni, prima di incarnare quello "buono" del catechismo dolendosi della morte di Gesù. Non ne resta neanche una pagliuzza: il giusto e lo sbagliato sono solo nel cuore di ciascuno, se ci sono. 
  10. 10. Laudate hominem - Chiude il cerchio, come dicevamo, della storia del Cristo narrata senza raccontare di lui. Per lodare la di lui umanità, perché se anche crediamo che tutte le storie che raccontano sul suo conto siano vere, se poniamo che non sia figlio di Dio e Dio egli stesso, se poniamo che sia davvero morto su quella croce e mai risorto, allora si che rendiamo merito alla sua grandezza. Il coro ritornella "non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell'uomo, fratello anche mio", ma è il resto del testo, più difficile da seguire, che bisogna ascoltare con attenzione.

Insomma, se avete figli in età da catechismo, fategli invece sentire questo disco. Se diventeranno credenti, cattolici o di qualunque altra religione, saranno credenti migliori. Ma in ogni caso saranno adulti migliori.

domenica 29 dicembre 2019

SIAMO DEI

Prometeo che ruba il fuoco a Giove e ne viene
punito: cattolicuzzi, vi ricorda qualcun altro?
Una delle canzoni più "avanti" di Lucio Dalla, Siamo dei del 1980, era così avanti che presto lo stesso autore, che nascondeva le sue preferenze sessuali meglio della sua religiosità, le restò indietro e smise di eseguirla. In essa due personaggi, entrambi interpretati da Lucio grazie a un lieve ma riconoscibilissimo cambiamento di vocalità, inscenano un battibecco tra Uomo e Dio, con quest'ultimo che alla fine soccombe alla dialettica dissacrante (perlappunto) del primo.
Il brano lo potete sentire in fondo, ma questa non è la decima recensione di radiocontroinformoperdiletto, qui non si parla di musica, è solo il pretesto per introdurre, ad accompagnarvi nel passaggio tra un anno e l'altro (che tutti crediamo fatidico, tutti essendo del tutto irragionevoli) raccomandandovi la lettura di due post altrui che parlano, in modo completamente diverso, entrambi di Dio. Aiutandoci ad esemplificare quella difficile strettoia che resta tra il precipitare verso l'acritica assunzione di verità stabilite da altri, quasi sempre con fini tutt'altro che nobili, e il ricadere nel peccato opposto, l'arroganza di divinità conferita a noi stessi e alle possibilità a noi schiuse dalla tecnologia. Che poi è esattamente quella in cui gli artisti riescono talvolta ad infilarsi e passare in agilità, come appunto Dalla nel brano succitato.
Il primo post è il mirabile Regalo di Natale (con ammennicoli vari...), in cui Carlo Bertani riesce a riassumere in pochi capoversi la storia del cattolicesimo, racchiudendo sia la critica ad una festa posticcia e rubata ad altri culti (quale è quella che abbiamo appena festeggiato, abboffandoci e riempiendo talmente di regali i pargoli da fare loro perdere del tutto la capacità di apprezzarli), sia il rimpianto per quello che comunque a un certo punto era arrivata a significare, lei e tutta la religione di cui era la bandiera. E senza contraddizione, leggere per credere. Perché non c'è contraddizione tra dichiararsi atei e mantenere una propria spiritualità e dimensione religiosa, come pure tra saper discernere nella vicenda di Cristo tra episodi verosimili storicamente e mito e saper riconoscere la validità del messaggio cristiano (e quali e dove siano i suoi veri nemici).
Il secondo è l'agghiacciante Correggendo Dio, con cui Stefano Re ci aggiorna sugli sviluppi della ingegneria genetica applicata su piante, animali e esseri umani, ribadendo l'urgenza di disciplinare, e rigidamente quanto efficacemente, un campo che altrimenti resta sottoposto alle soli leggi del mercato, vale a dire all'arbitrio di "chi può". E, si noti bene, lo fa dichiaratamente da ateo. Il problema sorge sempre dove la tecnica corre troppo più veloce della comprensione teorica. Sappiamo, ad esempio, che esistono tecnologie in grado di influenzare il meteo, e che sono talmente a buon mercato che è praticamente impossibile sapere davvero quanto e da quanto tempo si stiano utilizzando. Ma sappiamo anche che il complesso di variabili in gioco nella circolazione atmosferica è talmente enorme che nemmeno i calcolatori di oggi, milioni di volte più potenti di quelli di decenni fa (e quindi probabilmente nemmeno quelli di domani, altri milioni di volte più potenti), sono in grado di elaborarli in modo da darci previsioni del tempo decenti oltre il brevissimo termine. Di conseguenza, possiamo star certi che anche il governo più illuminato, mosso dal più integerrimo e adamantino degli intenti, se decidesse di attuare interventi per far piovere di più o di meno, non ha la minima idea, e se dice di averla mente, di come andrà a finire nel medio o lungo termine, se ciò alla fine provocherà siccità o alluvioni. Bene, con la genetica la faccenda è ancora molto ma molto più complessa e pericolosa. Un esempio? Chi non sarebbe d'accordo ad eliminare da oggi a domani le zanzare? A che servono quei maledettissimi insetti, se non a toglierci il sonno nelle notti d'estate? Bene, siamo tutti d'accordo, un plauso al genetista che ha trovato il modo di sterilizzarle, via: estinte. Ma magari, nel giro di pochi anni, l'effetto farfalla porta carestie talmente grandi che innestano una serie di conflitti che al confronto quelli di oggi sembrano scaramucce. Esagero? Forse. Ma resto d'accordo con chi sostiene che ci sono cose che non si possono lasciare al mercato.
Buona fine e buon principio a tutti i miei (pochi) restanti lettori.

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