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sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 6 maggio 2023

RADIOCIXD 67 - CCCP E INSOSPETTABILI DINTORNI

Molte volte su queste pagine abbiamo parlato della parabola dell'industria musicale, ad esempio nel 2009 qui (era stato appena eletto Obama, all'inizio aveva abbagliato anche me, ma la postilla finale che ne parla la potete saltare); oggi ci torno perché mi sono imbattuto, come talvolta capita, in un articolo definitivo sull'argomento (pubblicato su Popoff dal jazzista Iverson, qui accanto uno screenshot) non solo aggiornato fino ai giorni nostri ma anche decisamente dotato di una mirabile sintesi che consente, a chi si vuole prendere il disturbo di leggerlo, di comprendere in pochi minuti come e perché la musica è prima diventata redditizia e poi ha smesso di esserlo. Più o meno.

Come spesso capita, infatti, guardando le cose troppo da vicino ci si concentra sui dettagli ma non si capisce il quadro, come guardandolo troppo da lontano: occorre invece "la giusta distanza", ed è proprio quella a cui ci porta il contributo succitato. Ad esempio, ricordandoci che nella millenaria storia dell'umanità la musica c'è sempre stata, ma è solo per un secolo quasi giusto giusto che è stata un'industria che dava da campare a tantissime categorie di lavoratori, mentre arricchiva paurosamente alcuni soggetti. Prima l'indotto non c'era, e dopo la sua platea si è ridotta al minimo, ma sia prima che dopo uno che un modo per campare facendo il musicista, come l'artista in genere, si è sempre trovato e si troverà. Al limite, sapendosi accontentare.

Ecco perché non ho mai sopportato i talent show, fin dalla loro comparsa (non a caso, a fine parabola dell'industria musicale): perché vi si percepisce in modo palpabile lo straniamento e spesso anche lo strazio delle anime di quei ragazzi che vorrebbero anche loro arricchirsi o almeno mantenersi con diciamo così l'arte ma sono più o meno lucidamente consapevoli che la porta è sempre più stretta (e inoltre passa per l'omologazione agli stilemi dominanti, perché alti investimenti pretendono che si minimizzino i rischi). Ed ecco perché mi vengono in mente alcuni esempi "in cronaca", di segno completamente opposto.

Per il decennale della scomparsa di Enzo Jannacci, col figlio che lo celebra da allora e Elio ancora a teatro con le sue canzoni, è uscito un godibilissimo special su Rockol. Jannacci era di una di quelle "infornate" che "cantando dentro nei dischi" i soldi li ha fatti, ma non ha mai smesso di essere innanzitutto un medico, a volte assentandosi per anni dalla scena musicale (per ad esempio lavorare con Barnard, quello che ha "inventato" i trapianti di cuore) e sempre esercitando finché ha potuto. Mi sarebbe piaciuto vederlo alle prese con la gestione criminale della pandemia, ma almeno così posso immaginarmecelo come voglio. Di certo andrebbe spiegato ai ragazzi, uno come lui. Io ogni tanto ci provo, pur consapevole della estrema limitatezza del mio pulpito.

Roger Waters invece "è vivo e lotta assieme a noi", non rinunciando mai ad insegnarci quanto è necessario e urgente schierarsi contro le narrazioni imperanti anche a costo di rischiare il bando, e dire che a quasi ottant'anni un multimilionario certe cose potrebbe pure risparmiarsele, anziché girare il mondo per dirle ai concerti. A pensarci bene, è triste che sia quasi solo tra le voci fuori dal coro, a cercare la verità in questi anni di menzogne presentate come verità indiscutibili. 

Ma l'esempio migliore di questo approccio è uno per cui non solo bisogna fare musica per farla poi se vengono i soldi vengono, ma se ne vengono troppi bisogna fermarsi e chiedersi dove hai sbagliato: Giovanni Lindo Ferretti. Dopo gli anni diversamente punk dei CCCP, benissimo narrati in questo bell'articolo della Milani su illibraio.it, fonda con Zamboni Maroccolo e Magnelli i CSI (poi raggiunti dalla giovane Ginevra Di Marco), e quando ci si trova (col terzo album: T.R.E. appunto, che sta per Tabula Rasa Elettrificata, già peraltro recensito) in cima alle classifiche, decide di sciogliere il gruppo, rimpiazzandolo (dopo un paio d'anni di concerti memorabili, ve lo garantisco personalmente) con nuove incarnazioni sempre meno "commerciali" (come si diceva ai miei tempi). E dimostrandosi sempre capace, da allora in poi, di scelte personali coraggiose, e di prese di posizione politiche e sociali ci cui non si può non riconoscergli il coraggio e l'integrità nel sostenerle anche quando magari non si è d'accordo nel merito. E che forse sono meno incoerenti di quanto superficialmente sembrino, rispetto al comunismo militante degli esordi: diamoci un'occhiata.

Per giustificare l'inserimento di questo strano post nella rubrica RadioCixd, che di solito recensisce album brano per brano, o playlist quando non si parla di un solo album, volevo appunto scegliervi qualche video dei CCCP, meteora fertile del panorama musicale italiano, ma mentre cercavo mi sono imbattuto in questo, che basta e avanza a farvi un'idea poi se vi è scattata la curiosità cercate voi, e inoltre serve a farvene un'altra su cosa può essere la musica in TV e non è più stata (certo anche qui per miopia strategico-industriale). Si tratta infatti di un breve concerto live come quelli che ospitava regolarmente la mitica trasmissione DOC di Renzo Arbore e soci, condotta da Gegè Telesforo e Monica Nannini: averla seguita da giovane è una di quelle cose che consola di avere sessant'anni...

domenica 10 gennaio 2021

T'RUMP 'U CU...

Ora, immaginate quei pollici in su....
Ho seguito le vicende attorno al Campidoglio USA con relativo disinteresse, dovuto al disincanto che ti prende quando guardando un film di cui fin dall'inizio ti era parso di poter prevedere ogni sviluppo della trama in effetti scopri che avevi ragione: al cinema ti addormentavi, a casa ti distrai e ti metti a fare altro.

Ad elezioni in corso, ho apertamente sostenuto che sarebbe stato meno peggio che vincesse Trump, nonostante la mia formazione politica e culturale decisamente di sinistra. Quest'ultima però doveva spingere chi mi conosce o mi segue ad andare oltre, la superficiale conclusione di una mia deriva o origine destrorsa. La ragione era, ed è, che non si da il caso che tra le forze in grado di vincere una elezione presidenziale americana ce n'è una autenticamente e sinceramente progressista: in realtà (da loro da tempo, da noi da meno tempo ma oramai anche da noi) si scontrano due schieramenti diversamente di destra, ragion per cui per decidere chi sia da preferirsi da un punto di vista di sinistra bisogna assolutamente spogliarsi dalle illusorie apparenze ideologiche e andare a verificare dove vogliono andare a parare dal punto di vista della posta in gioco. Infatti, è proprio non avere fatto ciò, che mi fece toppare la valutazione su Obama, il premio Nobel per la pace che tra guerre mantenute a dispetto delle promesse e guerre cominciate ha superato a destra e di molto i suoi predecessori repubblicani e bianchi. Ora, la posta in gioco oggi, come dimostra la farsa chiamata Covid19, è la transizione verso un mondo in cui una cricca ristrettissima di miliardari esercita il potere assoluto senza nemmeno più aver bisogno di mascherarsi dietro istituzioni democratiche. E a questa cricca Biden è funzionale, Trump è disfunzionale: è un destrorso del mondo vecchio. Ma per chi ha idee di sinistra, è molto meno peggio, nonostante la caratura del personaggio sia imbarazzante.

Oggi che la recita ha visto il suo atto probabilmente finale, con tanto di vittime, è andato a posto un altro tassello del piano di instaurazione di un regime distopico universale chiamato dichiaratamente Big Reset. Il mondo che hanno in mente somiglierà a una grande Cina, coi redditi e i diritti livellati verso il basso, e questo peraltro solo se avremo fortuna e i grandi filantropi non calcoleranno che nemmeno quello ci potremo permettere, per quanti ne siamo, e passeranno alla fase due del loro incubo malthusiano. Ci romperanno il culo, insomma, per usare volutamente una espressione bandita nella neolingua politicamente corretta. L'unico lato positivo della faccenda è che lo faranno pure a quelli (tanti, troppi, specie a sinistra) che ancora abbagliati dalle etichette gli stanno fornendo il consenso che (ancora per poco) gli è necessario: "viva i Democratici", in America come in Italia, anche se sono di fatto i più spietati killer della democrazia.

Se non sono abbagliati fino quasi alla cecità, infatti, come si spiega il loro evidente strabismo? Sono trent'anni, dalla sedicente "fine della Storia" in poi, infatti, che si contano a decine i casi nel mondo in cui ci sono elezioni dall'esito contestato con gente che protesta più o meno violentemente, in piazza o nei luoghi simbolo del potere, maggioritaria o meno, violentemente repressa o meno: Cina, Venezuela, Ucraina, Georgia, tutti i Paesi del nord Africa a cominciare dall'Algeria per finire all'Egitto, la lista è lunghissima e non c'è modo di completarla a memoria come sto tentando di fare adesso. Ma non importa, la sintassi è sempre la stessa: ogni santa volta che chi ha vinto le elezioni e viene contestato è sgradito alla cricca, i popoli sono paladini della libertà (rivoluzioni colorate, primavere africane, liberali anticomunisti, solo l'etichetta cambia) e i repressori dittatori sanguinari anche quando hanno vinto elezioni regolari ed hanno ampio consenso nel Paese (e in Algeria o in Egitto, ad esempio, sono stati rovesciati, mentre altrove, come in Venezuela, ancora resistono); viceversa, ogni volta che chi ha vinto è gradito alla stessa cricca, i popoli sono burattini fascistoidi manipolati e i repressori campioni della democrazia anche quando si sospetta che abbiano vinto imbrogliando. In piccolo, questo fenomeno lo abbiamo già visto a casa nostra, basta confrontare i fatti di Genova con un qualsiasi evento simile in un contesto politico diverso, ad esempio nella vicina val di Susa. Ecco, bisognerebbe non dimenticare come si è giudicato un rappresentante delle forze dell'ordine che ha sparato in faccia a un ragazzo con un estintore in mano, quando si guardano scene come questa in cronaca. 

Ed ecco, io non sono un americanista, per cui fatico ad avere una opinione precisa sui fatti che avvengono negli USA non vivendovi. Ma sono circondato da soloni che si trovano nella mia stessa posizione di osservazione e invece credono di sapere benissimo cos'è successo, aderendo forse per senso di appartenenza forse per pigrizia alla narrazione che si impone sul mainstream, senza accorgersi di quanto strabici li fa diventare. E non li sopporto. Quindi se sarò fortunato di esserci, vedrò compiaciuto la loro rovina, uguale alla mia si, ma che loro avranno contribuito a causare. Un buffone truzzo che ancora credeva di poter davvero incidere sulla Storia senza disporre delle leve del vero Potere, sta per essere rimpiazzato sul trono dell'Impero da un vecchio rincoglionito burattino di una cricca di miliardari senza scrupoli. Sono ..zzi vostri!...

venerdì 7 agosto 2020

BEING JOHN LEWIS

“Insieme potete far rinascere l’Anima della nostra Nazione. Sebbene io
sia già morto, vi sollecito a rispondere alla chiamata più nobile dei vostri
cuori e ad farvi avanti per perseguire quello in cui veramente credete”
Restiamo in argomento democrazia. John Lewis, leader dei diritti civili delle minoranze oppresse e compagno di lotta di Martin Luther King jr., è morto lo scorso 17 luglio. Poco prima ha scritto questo saggio perché fosse pubblicato durante il suo funerale.
Pubblico il testo tradotto da Pasbas, con l'invito a saper leggere oltre le situazioni. Ad esempio, già cinquant'anni fa John Lennon, uno che ha vissuto sempre un passo avanti, cantava che "le donne sono i negri del mondo". Ora, non che una interpretazione letterale non sia ancora purtroppo più che valida, come dimostra la cronaca anche degli ultimissimi mesi, ma se ci limitiamo ad essa rischiamo di non accorgerci che c'è chi la usa come foglia di fico per nascondere il proprio tradimento, come ad esempio l'ineffabile Barack Obama, spesso ritratto a braccetto proprio con Lewis e che è stato tra i cannibali della sua dipartita, la cui elezione alla Casa Bianca ebbe si un valore simbolico a cui però purtroppo non seguì molto altro (per dire, gli impegni militari nel mondo degli USA con lui lievitarono, a dispetto di un frettoloso Nobel per la Pace). Invece, se leggiamo questa lettera postuma nel modo corretto, potremmo ricavarne utilissime indicazioni per difendere la libertà, la democrazia, i diritti fondamentali (tra cui quelli economici sono non solo di pari importanza rispetto a quelli civili, ma spesso sostanzialmente sono ad essi propedeutici) di tutti i "negri" del mondo. Tra cui, in un modo o nell'altro, se non ci siamo già dentro, rischiamo ogni giorno di finire. Per parafrasare Troisi, si è sempre i negri di qualcuno. Buona lettura, vediamo chi è che capisce il titolo del post, e ancora grazie a Pasbas.
...
Adesso che il mio tempo sta arrivando alla fine, voglio che sappiate che nei miei ultimi giorni di vita voi mi avete ispirato. Mi avete colmato di speranza riguardo al prossimo capitolo della grande Storia americana quando avete fatto tutto quello in vostro potere per fare la differenza nella nostra società. Milioni di persone motivate semplicemente dall'umana compassione hanno gettato via il peso delle divisioni. Nel nostro Paese e nel mondo avete messo da parte razze, classi, linguaggi e nazionalità per chiedere il rispetto della dignità umana. Questa è la ragione per la quale ho dovuto necessariamente visitare piazza Black Lives Matter (letteralmente, la vita dei neri è importante) a Washington, nonostante dovessi entrare il giorno dopo in ospedale. Dovevo vedere e provare l’emozione io stesso, dopo molti anni da silente testimone, che la Verità è ancora in cammino.
Emmett è stato il mio George Floyd. Egli è stato i miei Rayshard Brooks, Sandra Bland e Beonna Taylor. Egli aveva 14 anni quando fu ucciso e io ne avevo allora solo 15. Io mai e poi mai dimenticherò quel momento perché fu molto chiaro che a morire potrei essere stato io. In quei giorni la paura ci attanagliava come una prigione immaginaria, e le sbarre di questa prigione erano i pensieri tormentanti di potenziali brutalità senza ragione che sarebbero state commesse. Sebbene fossi circondato dall'amore dei miei genitori, dei miei tanti fratelli, sorelle, cugini, il loro amore non poteva proteggermi dalla infernale oppressione che mi attendeva appena fuori della mia cerchia di affetti. Una violenza incontrollata, non repressa ed inoltre la decisione governativa di scatenare il terrore aveva il potere di trasformare una semplice passeggiata al negozio per una manciata di smarties o un'innocente corsetta lungo qualche strada di campagna solitaria, in un terribile incubo.
Se dobbiamo sopravvivere come una nazione unita, dobbiamo scoprire cosa alberga nei nostri cuori per capire cosa ci spinge a saccheggiare la chiesa “Mother Emanuel” in South Carolina e derubarla dei suoi tesori, sparare a ignari appassionati mentre vanno ad un concerto a Las Vegas, e spezzare con la morte le speranze e i sogni di un virtuoso violinista come Elijah McClain. Come tanti giovani d’oggi, io ero in cerca di una via d’uscita, qualcuno potrebbe dire qualche via d’entrata, ed è allora che ho udito la voce di Martin Luther King Jr. Da una vecchia radio. Parlava della disciplina e filosofia della non violenza. Diceva che siamo tutti complici quando tolleriamo un’ingiustizia. Diceva che non è sufficiente dire che tutto sarebbe migliorato piano piano. Diceva che ognuno di noi ha l’obbligo morale di affrontarle (le ingiustizie), condannarle a gran voce e denunciarle. Quando vedi qualcosa di ingiusto sei obbligato a dire qualcosa. Sei obbligato a fare qualcosa. La democrazia non è uno stato. E’ un atto, e ogni generazione deve fare la sua parte per aiutare a costruire quella che abbiamo chiamato la Comunità dell’Amore, una nazione una società mondiale in pace con sé stessa.
Gente comune, con una visione straordinaria, può riscattare l’anima dell’America coinvolgendosi in quelli che io chiamo problemi, guai, guai necessari. Votare e partecipare alla vita democratica sono la chiave. Il voto è la più potente azione non violenta quale agente di cambiamento che si possa avere in una società democratica. La dovete usare in quanto non è un diritto garantito. Potreste anche perderlo. Dovete anche studiare e apprendere le lezioni della Storia, in quanto l’umanità è stata coinvolta in questo strazio dell’anima, in questa lotta per l’esistenza per un tempo lunghissimo. La gente di ogni continente ha provato quello che provate, per decenni e secoli prima di voi. La verità non cambia, ed è per questo che le soluzioni che hanno funzionato molto tempo addietro possono aiutarvi a trovare soluzioni alle sfide del nostro tempo. Continuate a costruire unità con altri movimenti del pianeta perché dobbiamo abbandonare l’idea di trarre profitto dalla spogliazione degli altri.
Sebbene io non sia qui con voi, vi esorto a seguire le grandi pulsioni del vostro cuore e di sostenere quello in cui veramente credete. Nella mia vita tutto quello che posso testimoniare è che la via della pace, la via dell’amore e della non violenza è la via maestra. Adesso è il vostro turno di far si che la libertà chiami all'appello. Quando gli storici prenderanno le loro penne per scrivere gli eventi del 21esimo secolo, fategli dire che è stata alla fine la vostra generazione a eliminare il peso opprimente dell’odio e che la pace ha finalmente trionfato sulla violenza, l’aggressione e la guerra. Perciò vi dico, camminate nel vento, fratelli e sorelle, e fate che siano lo spirito di pace e la forza dell’amore la vostra guida.
John Lewis

venerdì 18 maggio 2018

I COME INFAMIA

Tear down the wall! Tear down the wall!
Come ho detto fin dall'inizio, è molto meglio Trump di Obama perché è molto meglio uno che si mostra per quello che è rispetto a uno che pensi che sia una cosa e invece è tutto l'opposto (si, è lo stesso motivo per cui Renzi era molto peggio di Berlusconi...). Trump è un miliardiario cafone che sa che per l'economia del Paese che è chiamato a guidare serve fare le guerre, e quindi si butta a pesce in tutte le situazioni che vanno bene alla bisogna, ovviamente sottobanco trattando perché non diventino davvero troppo pericolose per i suoi.
Israele, a dispetto di quello che vi dicono da sempre, non è altro che un avamposto che l'Occidente ha piazzato in Medio Oriente all'inizio dell'Era petrolifera. Il resto è solo ideologia, cioè fuffa per i boccaloni: tutti, sia i pro che i contro. Della sua storia nel dettaglio ho scritto più volte, oggi se volete un bel ripasso c'è qui Johnstone, e se la volete capire davvero c'è sempre la splendida satira di Mazzucco. La cronaca dice che per rinfocolare la questione ci voleva un po' di rravogghia (ah, l'espressività dei dialetti!), e Trump l'ha diligentemente creata spostando l'ambasciatore da Tel Aviv a Gerusalemme proprio in occasione del settantesimo anniversario della Naqba, il giorno in cui i palestinesi commemorano il primo abbandono delle proprie case durante la prima guerra con Israele. I morti e i feriti, come al solito, sono tanti a pochi (o niente) a danno dei palestinesi, ma della cosa non viene riportato quasi da nessuna parte un resoconto decente.
Intanto una delle critiche da sinistra al nascente (speriamo: non dire gatto finché non l'hai nel sacco, diceva Trapattoni...) governo, il primo dal 1987 a rappresentare più del 50% degli elettori, il primo nella storia d'Italia ad avere contro quasi tutto il mainstream (ma se dovesse partire e riuscisse ad agire, vedrete quante linguette cominceranno a cercare di cambiare culo!...), è che non avrebbe speso una parola per i palestinesi. Come se m5s e Lega non avessero già il loro bel daffare a trovare la quadra nel calcolo del minimo comun denominatore dei loro programmi, grazie alla polpetta avvelenata di una legge elettorale concepita per il Renzusconi (senza fare i conti con gli elettori, che per fortuna li hanno sgamati e fottuti). Ma soprattutto come se i governi precedenti avessero mai fatto qualcosa del genere.
In ogni caso, a sputtanarli, ecco dov'è che si trova una presa di posizione come si deve: su Beppegrillo.it, che riporta le parole dell'immenso Roger Waters. Uno che di muri se ne intende.

sabato 11 marzo 2017

NON GUARDARE IL MURO

Che c'entra Wolverine? Lo capirete solo leggendo...
La mente umana ha la straordinaria capacità di adeguare il comportamento complessivo del corpo a ciò che si era immaginato, o perlomeno di provarci con una intensità talmente superiore a ogni logica che non riusciamo neanche a figurarcela, in un pensiero razionale. Su questo assunto si fonda un'intera branca "scientifica", la PNL (programmazione neuro-linguistica), che deve il suo successo alla sua enorme utilità pratica in diverse attività umane. Ad esempio nelle diete (se vuoi dimagrire attacca una tua foto da magro sullo sportello del frigo) o nello sport (se vuoi mettere dentro quella palla immaginati mentre lo fai - e avete mai visto i gesti dei tuffatori mentre si concentrano?). La cosa diventa più complessa negli sport di squadra, e in generale nella società in proporzione alla grandezza di scala e alla complessità dell'obiettivo, perché c'è da allineare più visioni, e da impedire che gli immancabili disallineamenti siano troppo di ostacolo: a questo serve quello che in gergo si dice "un buon manico", allenatore o leader politico che si voglia, è questo che si intende con l'espressione "fare spogliatoio", è questo che spiega i successi clamorosi di collettivi privi di individualità eccelse e poco accreditati alla vigilia, e all'opposto i fallimenti di squadre piene di campioni e favorite dal pronostico.
E' qui che voglio andare a parare: un Paese, come ogni collettività, quando "fa la storia", quando si rialza dal baratro, è perché in qualche modo è riuscito, aiutato da leader capaci a camminare sul filo del rasoio (ché dall'altra parte ci sta sempre l'avventurismo, il porsi obiettivi non realizzabili e quindi destinarsi fin dall'inizio al fallimento), in questa alchimia. Ad esempio, l'Italia del secondo dopoguerra. Si, certo, con l'aiuto esterno dei soldi americani, ma sarebbe stato vano senza questo fattore. Ma per farlo meglio esco dalla metafora di squadra e torno a quella individuale. Sapete guidare?
Si? Sicuri? Si, ho capito che avete preso la patente, ma quello non conta niente, la patente si compra - no, non sto parlando di corruzione: uno va alla scuola guida, paga, e gliela danno. Una volta non era così, a scuola guida ci andavano gli incapaci, e ci restavano a lungo, fino a che non imparavano a sufficienza, chi sapeva guidare faceva l'esame da esterno e la prendeva al primo colpo. Si, perché allora si imparava da adolescenti, con la macchina del cugino o dell'amico più grandi, in strade extraurbane piene di curve e di pendenze, strade magari sterrate o magari innevate, con auto difficilissime da tenere in strada, senza servosterzo e spesso senza neanche "marce sincronizzate". Ma si imparava roba che oggi non serve più: autovelox tutor e compagnia bella, ormai lo abbiamo capito, non erano solo le misure di sicurezza indispensabili date le scelte di motorizzazione generalizzata e indiscriminata (che basterebbe capovolgere per quasi azzerare in un colpo solo incidenti traffico inquinamento eccetera), no, erano la testa di ponte per il vero obiettivo, ridurre al minimo il diritto alla mobilità individuale attraverso i veicoli a guida autonoma. C'è un elemento dall'atrocità insostenibile nell'ultimo film di Wolverine, in questi giorni al cinema. E non sono i millanta mortiammazzati per sventramento: il film è bellissimo, nessuna violenza è gratuita, tutto ha senso letterario. Sono i TIR a guida autonoma. Arriveranno, amici, come sono arrivati i droni. Il film è ambientato tra dodici anni, spero si sbagli di un paio di decenni, così sono sicuro che non sarà un problema mio, dover camminare su strade fidandomi dell'efficienza dei sistemi elettronici e della buona fede di chi li governa.
Torniamo alla metafora che avevo intenzione di sottoporvi. Se andate a un corso di guida veloce, quando dovrete imparare ad affrontare una curva in sicurezza, vi diranno certo di ridurre la velocità prima della curva a quella necessaria (non di più, ma neanche molto di meno che può essere altrettanto pericoloso), ma soprattutto vi diranno che, mentre le mani e i piedi eseguono le istruzioni impartite nella sequenza giusta, gli occhi devono guardare il punto dove volete mettere il muso della macchina. Se affrontate un tornante al cui esterno c'è un muro, e voi guardate il muro, con ogni probabilità andrete addosso al muro. Ovviamente, è lo stesso se c'è un burrone. Ora potete rileggere l'incipit. Fatto? andiamo avanti...
Questa roba del muro mi è venuta in mente a proposito della copertura ossessiva dei media verso appunto il muro che Trump ha promesso ai propri elettori di costruire al confine col Messico, promessa che pare voglia mantenere. A parte che un politico che mantiene le promesse elettorali sarebbe si una notizia, pare che le barriere alle frontiere in genere, e a quella in particolare, non siano una esclusiva del tycoon col parrucchino, ad esempio pare che anche il fintonero-inrealtàsolomoltoabbronzato in materia non abbia scherzato. Ma questo i media non ve lo dicono. Come non vi dicono che il predetto (ig)Nobel per la pace sia stato forse il presidente USA ad avere più fronti di guerra aperti contemporaneamente, molti dei quali da lui, che era stato eletto anche sulla base della promessa di chiudere quelli ereditati. Con ciò ovviamente non voglio dire che Trump sia il mio presidente ideale, ma il mio essere di sinistra non mi impedisce di capire che in questo momento storico, con questi guerrafondai nel campo sedicente progressista, se gli elettori pensano che chi può fare peggio non è lui (che infatti pare voler fermare il TTIP e dare una frenata all'imperialismo obamiano, e a proposito di muri forse è da studiare anche la sua posizione sulla questione ebraica) magari non sbaglia.
Questo stesso paradigma si può applicare a una serie enorme di narrazioni della realtà, costruite per soppiantare nelle menti di chi le ascolta (magari distrattamente che è meglio) la realtà oggettiva, o per meglio dire, siccome quest'ultima non esiste, la realtà soggettiva che ciascuno di loro ricaverebbe dalla propria esperienza. Insomma, vi mostrano il muro così non guardate la vostra strada. Ve lo mostrano così vi ci andate a spiaccicare. Il che significa che se li ascoltate non avete scampo. Non dico che non dovete più sintonizzarvi sul TG, magari vi interessa la cronaca nera o quella sportiva (ma occhio anche li), dico di girare canale, o distrarsi, quando inizia la cronaca politica, interna o internazionale che sia. Raccontano solo balle, anche quando c'è una parte di verità, anzi specie quando c'è.
Ad esempio. Vi raccontano di continuo gli errori e le piccole magagne della Raggi o dei grillini in genere, e in parallelo ancora più dettagliatamente le finte diatribe interne e attorno al PD? Quello è il muro. Qual'è la vostra strada? Portare fuori il Paese dalla trappola monetarista che lo ha consegnato mani e piedi alla deindustrializzazione e alla deflazione (una guerra senza armi, con tanto di collaborazionisti, e che non cenna di smettere)? C'è qualcun altro all'orizzonte che può arrivare al governo e farlo, oltre al movimento 5 stelle? no? la strada è portarli dal 30 al 40 per cento, non è impossibile. Facciamo squadra e portiamoceli. Anche se ci piace e ci somiglia di più l'ennesimo partitello di sinistra appena creato. Anche se ci piacerebbe ringiovanisse Berlusconi e si schiodasse dal 12%. Fine dell'esempio, altri li metto tra un po'.
Non vi fate fregare, in questo momento storico serve portare al governo chi chiuda per sempre il troppo lungo capitolo del "vincolo esterno", la teoria per cui noi italiani non essendo capaci di un comportamento virtuoso abbiamo bisogno di esservici costretti dal di fuori, senza la quale tutta la costruzione logica alla radice dell'Euro cade come un castello di carte. Dobbiamo recuperare la piena sovranità economica e monetaria, di modo da poterla orientare verso la piena occupazione, il pieno sostentamento di tutti i cittadini, il recupero del territorio (non certo a buttare i soldi in mostri del genere, insomma) e del patrimonio abitativo, anche tramite un piano energetico alternativo. E siamo perfettamente in grado di esprimere una nuova classe politica che possa gestire questa recuperata sovranità in modo non clientelare, non corrivo alla malavita e al malaffare, quindi efficiente. Ci siamo quasi. Non lasciatevi distrarre.
Ed ora gli approfondimenti e gli esempi promessi:
  • Alleva, ovvero un giuslavorista che vi spiega perché e percome il jobs act è la peggior legge italiana degli ultimi 50 anni, altro che le cazzate che vi raccontavano al tg, e Michele, ovvero uno che con le parole e purtroppo coi fatti ve lo ha fatto capire ancora meglio;
  • Martinez, ovvero lo stesso tema del lavoro che sparisce, buttato in (amarissima) satira;
  • Corlazzoli, ovvero i prevedibili retroscena della genialata sull'alternanza scuola/lavoro, li possino cecalli;
  • Viale, ovvero una firma del Manifesto che vi spiega la questione taxi/Uber un po' meglio di come ve la raccontano i media ("i fascisti retrogradi non a caso sostenuti dai populisti grillini contro la modernità a favore degli utenti");
  • Brusini, ovvero cosa si nasconde dietro quelle che vi presentano come meravigliose innovazioni che quasi reintroducono la pensione di anzianità: un lavorìo neanche troppo nascosto verso la privatizzazione di quello che resta del welfare, per giunta a favore dei soliti amici degli amici;
  • Grazzini, ovvero adesso persino nella famiglia di Repubblica si comincia a fare largo l'ipotesi che uscire dall'Euro non solo si può, ma non sarebbe nemmeno sta gran tragedia che vi racconta la televisione;
  • il SIRE, ovvero qualcosa si può fare anche senza uscire dall'Euro, pensate un po' (e quelli di Monetapositiva sanno anche spiegarvi come e perchè);
  • Zerohedge, ovvero come e perché dopo Trump ci siamo ridotti a dover fare il tifo perché anche in Francia vinca una fascistona: con la LePen sarebbe la fine dell'Euro, e non sarebbe mai abbastanza presto.

lunedì 7 novembre 2016

LA PADELLA E LA BRACE

In otto stagioni di blogging, ne ho prese di cantonate!... Una delle peggiori, torna d'attualità in questi giorni che si vota per il prossimo Imperatore: l'ho fatto meno di altri, ma l'ho fatto, esultare per il primo presidente USA nero per poi scoprire che era solo un bianco molto abbronzato (si, aveva ragione Silvio, ma non nel senso che intendeva lui...).
Per questa ragione, siccome mia nonna diceva "'na vota si futti 'a vecchia", stavolta non ci casco: la favoletta del primo presidente USA donna se la beva chi vuole, intanto perché quella è donna meno di me (e giuro che sono etero, almeno mi pare...), e poi perché la parabola di Obama ha dimostrato una volta di più che gli aspetti esteriori sono sempre i più illusori. Partito con proclami di pace tali da meritargli un Nobel "sulla parola", infatti, Barack si è rivelato guerrafondaio peggiore dei Bush, perfetto continuatore della strategia neocon di destabilizzazione politica a scopo di controllo delle aree del pianeta cruciali dal punto di vista energetico, a costo di avvalersi della collaborazione esterna dei terroristi più efferati e di minacciare in vari modi più o meno diretti la tranquillità e il modello di vita dei cosiddetti alleati europei. Una strategia folle e crudele, che ha brutalmente strappato dopo l'Iraq la Libia al novero delle nazioni che garantivano un certo livello di laicità e benessere ai propri popoli, rivolgendo quindi le proprie attenzioni alla Siria, non senza farsi aiutare dalla falsa coscienza indotta dal mainstream a cominciare dalle "primavere arabe" il tutto non può non spingere chi ragiona con la sua testa alla rivalutazione sul piano internazionale della Russia e del suo capo Putin, uno che, per quanto discutibile possa essere il suo passato, a confronto dei suoi omologhi occidentali rischia di sembrare un gigante e un simbolo di onestà e dedizione agli interessi del proprio popolo, pensate un po' (e infatti Renzi ci manda i soldati al confine, in cambio di un endorsement sul si al referendum).
Tutto ciò ha radici antiche, come ben sa chi ricorda bene la vicenda di Enrico Mattei, e come si scopre se si scava persino alle radici dell'unità d'Italia. E rischia di perpetuarsi se alla Casa Bianca ci va la naturale continuatrice della suddetta strategia, colei che l'ha ispirata negli anni di segretariato di Stato, ma già prima appresso al maritino giocherellone, che tra una stagista e l'altra ha fatto approvare la legge che, sapevàtelo, annullando la separazione tra banche d'affari e banche di credito ha precipitato il mondo nella crisi da cui non esce da nove anni. Ebbene, Donald Trump è un personaggio grottesco e a tratti impresentabile, e probabilmente perderà le elezioni proprio per l'eccessivo svantaggio che ha nei confronti della rivale nel bacino dei fissati con il politically correct. Ma come Berlusconi, per quanto l'ho odiato e criticato, era meglio di Renzi tanto quanto un nemico riconoscibile è meglio di un amico fasullo, così è meglio augurarsi che sfatando i pronostici vinca il sincero cafone e non la vipera falsa progressista. Se non altro, con quest'ultima è certo che la terza guerra mondiale strisciante, iniziata da Bush padre e proseguita da suo marito poi da Bush figlio e infine dal finto negro, continuerà e anzi conoscerà escalation dalle implicazioni tragicamente imprevedibili, laddove il miliardario cialtrone sembra (e probabilmente è) più propenso a mettersi d'accordo con russi e cinesi e accontentarsi, di fronte all'inarrestabile declino dell'impero globale, di guidare un impero d'Occidente che cerchi di convivere con quelli d'Oriente, piuttosto che trascinare il mondo alla rovina nel tentativo (peraltro vano, come la Storia insegna) di mantenere il dominio assoluto, cosa che di certo farà la Clinton.
Se non basta, Trump ha già dichiarato che ripristinerà il Glass-Steagal Act, cioè la legge bancaria abrogata da Bill Clinton, forse perché i capitalisti sono tutti parassiti, si, ma alcuni tra loro si rendono conto che se uccidono l'animale che sfruttano muoiono anche loro.

sabato 22 ottobre 2016

L'ABITO E IL MONACO

E' da tempo in cantiere un (altro) quadro sinottico che traduce in linguaggio comune le bugie di regime, solo che queste crescono a un ritmo superiore alle mie (ridotte) disponibilità del tempo materiale di elaborarle decentemente, e il cantiere è ancora lì, come quello di una tipica Grande Opera. Quando mi imbatto in certi post, magari di persone che stimo e amo, che ripetono senza forse nemmeno accorgersi di farlo i vuoti slogan renziani, che sono l'esatto opposto del maturo e adulto elaborare idee e confrontarle con quelle altrui, mi viene lo sconforto. Stavolta, mi è venuta in testa una scena, derivata dritta dritta dai manuali di scienza della comunicazione. Leggetevela, può esservi utile se magari anche voi tra i vostri amici e conoscenti avete un piddino da salvare, o comunque uno sciagurato che ha intenzione di votare si al referendum del 4 dicembre (sciagurato, si, perché non si rende conto di stare letteralmente rubando il futuro ai propri stessi figli, mettendo  - non esagero! - una pietra tombale su quel sistema che ha dato il suo presente - e prima ancora il suo futuro - a lui...).
...
Immaginate di passare di notte in un vicolo buio (avete parcheggiato lontano, è tardi, non avete alternative e siete stanchi), non ci sono macchine e vi tenete al centro della carreggiata. L'unica luce è un vecchio lampione davanti a voi, cosicché le due sagome che vi vengono incontro, camminando una sul marciapiede alla vostra destra una su quello alla vostra sinistra, non riuscite a distinguerle bene finché non sono che a pochi passi. Quando ci riuscite, vedete che uno è un signore non elegante ma casual-chic, giacca di velluto a coste su jeans e scarpe di marca, faccia tranquillizzante, in discreta forma ma non pompato, l'altro uno secco che cammina tanto ingobbito che non distinguendogli il viso non sapete dire se ha 25 o 50 anni, anche perché è vestito stracciato come un vecchio tossicomane ex autonomista  ma anche come uno spacciatore o un giovane picchiatore fascistoide. Prima che possiate avere il tempo di ragionare, i vostri piedi vi avranno già fatto deviare dal centro della strada verso il marciapiede col tipo rassicurante, potete scommetterci.
Ora, immaginate di essere Dio, o lo scrittore di questa sceneggiatura fa lo stesso, e quindi di avere le informazioni di contesto che il viandante nei cui panni eravate prima non aveva. Queste dicono che: il signore in giacca e jeans è un pericoloso killer di professione, talmente bravo da vestirsi e conzarsi apposta da ispirare fiducia e quindi procurarsi facilmente vittime (d'altronde, come si vestono quelli che vanno a casa dei vecchietti per truffarli e rapinarli?) , l'altro un poliziotto onesto e coraggioso infiltrato in chissà quale giro di criminali. Voi avete queste informazioni e il viandante è un vostro amico, uno a cui volete bene, e voi lo vedete, da una finestra sul vicolo, avvicinarsi al killer. Che fate?
Io lo so che fate: gli urlate qualcosa, se non sente gli tirate qualcosa, se non è alto vi fiondate dalla finestra sennò giù per le scale dopo aver chiamato il 113. E' vostro amico e volete salvarlo a ogni costo. E quel killer va fermato, inoltre, per il bene di tutti.
...
Oggi, c'è un partito vestito a quel modo, portatore apparente di una serie di valori e reale della serie di valori opposta. Nel vicolo, a salvarci da lui, da questo killer prezzolato di democrazia che camuffa il suo sicariato con slogan tanto vuoti quanto efficaci (tipo "non mettiamo l'Italia in mano a questi signori che sanno dire solo no"), c'è solo quel movimento che a guardarlo non si sa bene se sia di destra o di sinistra, e parla troppo di onestà senza nemmeno averci ancora fatto capire se sia davvero sappia da dove cominciare, a salvarci. Vorremmo ci fosse superman vestito da superman, un vero partito di sinistra con possibilità di maggioranza almeno relativa. Ma non c'è. C'è il killer finto perbene, e quell'altro. Che magari non ci salverà. Forse ci proverà, o forse semplicemente non interverrà per non bruciarsi la copertura, chissà. Forse non è capace, E noi anziché dargli e darci una possibilità ci arrendiamo all'altro. Ma l'altro è un killer, ed è stato pagato per ucciderci. Sapevàtelo, amici miei.
...
P.S.: meglio quelli che sanno dire solo no, che quelli che sanno dire solo si. Ad esempio, a uno tanto bravo a fingere che mentre faceva le guerre gli hanno dato pure un premio per la pace, che ti chiede soldati da mandare nel nuovo fronte che vuole aprire non essendogli bastati tutti gli altri, e in cambio ti endorsa la schiforma che cancellerà quel poco di democrazia rimasta in Italia.

martedì 5 aprile 2016

NO CUBATOUR? AHIAHIAHI....

Non sono mai stato un buon turista, ma della cosa non mi è mai dispiaciuto troppo. Sarà stata la perenne condizione economica di "muru a muru c'u spitali", bellissima espressione riggitana per dire in bilico o se preferite sul filo del rasoio (nella fattispecie, del rosso del conto), ma non ho mai fatto vacanze lunghe e costose e raramente sono uscito dall'Italia, mai allontanandomene troppo, e nemmeno l'amicizia di persone globetrotter mi ha suscitato invidie, neppure costruttive. Si, certo, talvolta avere la possibilità di un viaggetto in più, figuratevi, magari... Ma, ripeto, mai sofferto troppo di non potere, e quindi, siccome se uno gli piace davvero una cosa il tempo e il modo di farla li trova, se non si può pazienza. E mai però ragionato troppo sulla faccenda: è così, e pace, nella vita ho altre priorità: provate a togliermi il tennis (finché ce la faccio) ...
Poi sti giorni in TV le immagini di Obama a Cuba, la narrazione ridondata della fine di un'era (a precedere quella dell'embargo, finora solo annunciata), hanno cominciato a farmici rimuginare: a Cuba si che mi sarebbe piaciuto andare, ma non in un villaggio turistico, no, proprio a viverci per qualche tempo, magari qualche mese, come più di qualcuno mi ha raccontato di avere fatto, quello si che è viaggiare!... e forse ora è già troppo tardi. E allora ho capito, forse, perché non sono un buon turista nel senso comune del termine.
Il termine deriva dal Grand tour che i rampolli ricchi a un certo punto hanno preso a fare specie nel sud Europa, e nasce con la rivoluzione industriale esattamente assieme all'industria turistica, ad opera di un Cook (non l'esploratore...). Per cui è ab origine che il concetto stesso è legato ad un differenziale di disponibilità economica. Ora, è indubbio che quasi ogni occidentale è portatore di un differenziale di disponibilità economica nei confronti di quasi ogni non-occidentale. E il divario è andato crescendo nei secoli, proprio dalla rivoluzione industriale in poi e grazie a guerre e colonialismi vari, fino a che la globalizzazione non ha invertito il trend, brutalmente sostituendo l'idea romantica che avremmo potuto esportare il nostro progresso nelle condizioni di vita e nei diritti civili con l'idea tardo-capitalistica che il livellamento sarebbe stato verso il basso in entrambe le dimensioni. Ma questo è un ragionamento di medio/lungo termine, in una foto dell'oggi il differenziale sussiste. Ora, non so perché (qui non si è migliori o peggiori, sto solo descrivendo una situazione), sarà per una di quelle abitudini introiettate da piccoli. Per capirci, i genitori ti dicono e ridicono che non si mangia senza pane, perché loro da piccoli il pane non lo avevano e se lo avevano era con quello che dovevano riempirsi la pancia non certo col pochissimo companatico, e tu non sei certo nelle loro condizioni di allora ma impari talmente tanto a mangiare col pane che oggi non sai farne a meno, se mangi un'insalata senza pane ti sembra di digiunare. Ecco, è la stessa cosa. C'è chi riesce a portare con disinvoltura quel differenziale in giro per il mondo, magari giustificandosi nell'intimo con la buonissima ragione che viaggiando effettua proprio una redistribuzione proletaria, che sarà piccola ma se tutti un po'... insomma, certe economie col turismo ci campano, eccetera eccetera. E c'è chi non ci riesce, chi percepisce per empatia l'odio intimo che cova sotto la gentilezza. No, grazie, mi si dica pure che è come per la volpe e l'uva, ma io viaggio poco, e quel poco preferibilmente in posti dove questo non può capitare.
Tutto questo per giustificarmi del fatto che parlo di Cuba senza esserci stato. Forse non dovrei, forse davvero andandoci uno si renderebbe conto soprattutto della povertà e della mancanza di libertà. Ma forse anche della dignità di un tenore di vita modesto ma senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per impedire il quale, e proteggere un contesto di diritti diffusi e fattivi come quello allo studio e alla salute, è forse il prezzo giusto quella presunta mancanza. E magari pure del fatto che quel tenore di vita va confrontato con quello che c'era prima della revolucion e quello che ci sarebbe stato se questa avesse fallito, e quelle libertà con quelle ben inferiori che l'imperatore ha lasciato che avessero in tutti questi decenni tutti gli altri popoli dell'America Latina. Senza contare che nessuno può dire quale sarebbe quel tenore senza sessant'anni di embargo (che ancora oggi si annuncia soltanto di eliminare, e vedrete si concederà solo al prezzo di rinunciare del tutto al socialismo), e quali libertà si sarebbe potuto permettere il "regime" se non fosse stato sottoposto a un lunghissimo assedio.
Ecco perché e percome stona quello che ci racconta il mainstream oggi. L'orgoglio di un popolo-simbolo, che ha resistito per decenni all'omologazione e ancora oggi si permette gesti come questo, impercettibile e infatti non notato quasi da nessuno, tanto simile a quello con cui un bimbo fiero si sottrae all'assoggetamento simbolico da parte del grosso gradasso.
No, non è una buona notizia la "fine" di Cuba, cioè dell'idea stessa che è possibile qualcosa di diverso, idea che è esattamente ciò che ha consentito, dovunque è stato tentato ma segnatamente nel sudamerica degli ultimi anni, di realizzarlo almeno un po'. Forse è per questo che l'America aveva, ed a guardare bene ha ancora, "paura", al punto di "vedere in uno Stato in miniatura questa orribile minaccia". Forse è per questo che Cuba invece non finirà mai.


lunedì 15 settembre 2014

THE EMPEROR'S NEW CLOTHES

Occorre che ci ridiciamo la verità ogni volta solo perché loro finché gli serve continueranno a ripeterci "a reti unificate" la loro menzogna.
La tecnica è questa: avendo bisogno di orientare l'opinione pubblica in una direzione, e non essendo sufficiente ricorrere alla ordinaria potenza di fuoco dell'apparato dei mass-media a propria disposizione per influenzarla o manipolarla, si progetta di creare o favorire un evento, o raccontarne uno creatosi per conto suo in modo da nasconderne o stravolgerne elementi essenziali, tanto più grande quanto più massiccia è la mobilitazione che si vuole. E' essenziale che a conoscere la verità sia il numero più stretto possibile di persone, e nella maggior parte dei casi, per quanto la cosa sia difficile da credere, questo è fattibile; anzi, più la cosa è difficile da credere meglio si può usare, a combattere le poche voci fuori dal coro, l'argomento retorico "ma ti pare che una cosa possibile si può fare senza che qualcuno di quelli coinvolti nel complotto prima o poi non lo spifferi?". Poi, è essenziale continuare a ripetere la narrazione "ufficiale" in modo ottuso contro ogni evidenza, anche anzi soprattutto quando qualcuno solleva obiezioni ragionevoli, semmai spostando l'obiettivo dal merito di quelle obiezioni a caratteristiche difetti o opinioni di chi le fa (che non è patriottico, che non è democratico, che sta dalla parte dei terroristi, e simili), con stile diverso a seconda di dove ci si trovi (in un tg, un talk show, le righe di un giornale) e di che pubblico si ha (favorevole o contrario, "tifosizzabile" o tendenzialmente argomentativo). Anzi, più ancora che ripeterla serve darla per scontata anche quando non c'entra niente, della serie "è così che si crea un luogo comune, baby"; ad esempio, mettendo nel bel mezzo di un discorso sulla sicurezza delle nostre strade una frase come "d'altra parte persino gli Stati Uniti sono stati colpiti al cuore da Bin Laden" o simili. Infine, è fondamentale continuare a sostenere e dare per scontata la versione ufficiale ben oltre il termine in cui oramai non ci crede più nessuno, a rimarcare il suo ruolo di dogma fondativo che puoi negare quanto vuoi tra te e te o parlando coi tuoi amici basta che in pubblico ti ci attieni: come per le religioni "di Stato" appunto, e per un esempio adeguato basta pensare all'unità d'Italia come ce la raccontavano a scuola e come sappiamo oramai tutti che non è stata ma come viene ancora rappresentata nelle ufficialità, toponomastica in primis. Ciò perché senza la religione ogni potere è più debole, e quindi senza tenere duro su questo punto sarebbe più difficile raccontare la prossima balla, quando serve. Perché servirà.
Ecco che quando fu eletto Obama in molti avevamo sperato, e lui stesso aveva lasciato intendere (perché la cosa gli fidelizzava l'elettorato "progressista" e gli permetteva di sfondare "a sinistra"), un progressivo disimpegno dai fronti militari in cui le amministrazioni precedenti avevano cacciato gli USA e magari un progressivo disvelamento degli eventi dell'11 settembre. Invece non solo sotto la sua amministrazione la somma algebrica dei fronti su cui gli ammericani sono impegnati direttamente o indirettamente è cresciuto e di molto, ma ecco che lo vediamo, specie ora che non deve più raccattare consensi, trito e contrito attorno alla favoletta dei terroristi arabi che abbattono i grattacieli e il pentagono, e cazzuto e determinato ad annunciare guerra senza frontiere a quella entità "terroristica" che è nata proprio grazie a chi (anche nel senso stretto di "coi soldi e le armi di chi") ha voluto usare certi bacini per combattere "dittatori" che non ci facevano più comodo.
Certo, magari domani se arriva qualcuno che vuole mettere un velo in faccia alle nostre figlie sarà dovere di ciascuno combatterlo come e fin quanto potrà, ma non dimenticando mai (ché la memoria è il solo vero argine alla barbarie) di chi è la responsabilità prima. Dei "nostri". L'imperatore ha solo cambiato vestiti, li cambia continuamente, la cosiddetta democrazia non è che la sua arma ideologica più potente, ma siccome è insufficiente e a tratti rischia di essergli controproducente usa abbondanti e ricorrenti dosi di menzogna. L'11 settembre è una buona occasione per rammentarlo.


giovedì 27 marzo 2014

ERA SOLO ABBRONZATO...

Un bel primo piano del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama,
in questi giorni in visita a Roma...
Quando ho iniziato a fare il dj in radio, eoni fa, la prima raccomandazione che gli amici più esperti hanno tenuto a farmi è stata più o meno questa: quando fai una cavolata, anche solo un "buco" (in gergo, non so nemmeno se ancora attuale, "silenzio in onda per più di un secondo o due"), dopo fai qualunque cosa tranne scusarti o tornare in altro modo sull'accaduto: l'unico effetto sarebbe aumentare, ed esponenzialmente, il numero di chi si è accorto della cosa.
Questo precetto base della comunicazione di massa, in realtà, non è l'unico che vìolo sistematicamente su questo blog, forse proprio perché l'audience è la cosa cui bado meno nel tenerlo. Quindi questa non è la prima volta che ammetto di aver preso cantonate, se ne segnalano almeno un paio di altrettanto clamorose: quando facevo il tifo perché la Fiat comprasse anche l'Opel, ancora convinto che Marchionne fosse li per fabbricare e vendere auto, o quando pensavo che a certi patti "più" Unione Europea fosse meglio che "meno", ancora non avendo aperto gli occhi sull'operazione "impoverisci i sudditi specie del Sud" che invece era il progetto Euro fin dall'inizio (e non so Prodi se ne esce meglio col dolo o la colpa: è meglio per un politico rivelarsi un imbroglione o un cretino?). Certo, almeno il Partito Democratico l'ho tanato fin da subito, che era lo strumento della definitiva liquidazione della sinistra in Italia, ma anche qui ho sperato fino alla fine che l'anima Bersani fosse diversa da quella Renzi, purtroppo dovendo registrare nella breve stagione in cui prevalse che ciò sostanzialmente non fosse vero: è stato proprio mentre PLB ripeteva ogni giorno che qualunque fosse stato l'esito del voto lui sarebbe rimasto "con Monti senza se senza ma" che assieme ad altri milioni di delusi ho mollato il PD per abbracciare la causa grillina...
Ma questa no. Questa non me l'aspettavo. Si, è vero che tenevo a sottolineare più l'aspetto simbolico dell'elezione di un nero alla Casa Bianca prima che al soglio pontificio (fregando sir Skardy) o prima che una donna al Quirinale, ma insomma si, avevo gioito anch'io per l'elezione di Obama. Che invece fin da subito ha gettato fango sul Nobel per la pace assegnatogli sulla fiducia (evidentemente malriposta), mancando ogni promessa elettorale di disimpegno militare su vari fronti, di cui pian piano anzi ne ha aperto molti altri. Dimostrando che per una volta l'uomo di Arcore aveva ragione, che ne sai forse i bugiardi si riconoscono tra loro dall'odore: quello del negro aveva solo l'apparenza, e manco tanto.
Diciamoci la verità: oggi l'Imperatore è in visita alla sua colonia più "ballerina" in fatto di importanza, a seconda se la Storia la situi o meno sulla frontiera. Oggi che i Russians si sono messi in testa di giocare di nuovo alla Grande Potenza, vediamo cosa ci guadagneremo noi; l'altra volta, erano stati due o tre decenni di relativo benessere e crescita delle aspettative, al prezzo di mantenere la democrazia a livello di mera etichetta formale. Certo è che questi che hanno la scusa di essere progressisti quando ci si mettono riescono a essere più reazionari dei peggiori conservatori: dal persistente osceno impegno in Afghanistan e Iraq alla gestione vergognosa della questione ucraina, passando per le "primavere" arabe varie e il lavorio più o meno sommerso contro un Sudamerica che non si rassegna a perdere, questo Mr. President ha proprio la faccia come il culo. Di un nudista.

giovedì 5 settembre 2013

SIRIA, CI RISIAMO

Chi vuole preservare l'integrità dei propri ultimi neuroni e gli ultimi barlumi della propria dignità nei tempi della Comunicazione Globale non ha che da seguire una semplice regoletta: rilassarsi quando c'è forte discordanza delle posizioni su un dato argomento, e se ha tempo e gli interessa approfondirlo per farsi un'opinione propria, ma invece stare all'erta, e farselo interessare anche se in teoria non gli interessa, se su un argomento il mainstream ha praticamente solo voci concordi.
Il caso Siria di questi giorni è da manuale: quasi tutti ti raccontano che c'è un dittatore feroce che opprime il suo popolo e schiaccia come mosche quelli che in esso hanno trovato la forza di ribellarsi, e ora che abbiamo le prove che usa persino armi chimiche contro i ribelli abbiamo il dovere di attaccare per sostenerli. Dunque, anche se di chi comanda in Siria potrebbe non fregarti nulla, come già in Egitto o in Tunisia, in Iraq o in Afghanistan, l'imperativo è stare in campana e approfondire perché in un modo o nell'altro è in arrivo un padulo proprio per noi, sudditi oggetto di questa campagna di disinformazione monocorde.
Quello che succede in Siria forse si potrebbe saperlo in qualche modo solo andandoci, e portandosi appresso un background di conoscenze specifiche sennò è inutile, quello che è garantito al limone è che NON sta succedendo quello che ti raccontano. Assad è un dittatore non più di tanti altri che consideriamo amici e democratici, i "ribelli" non sono quello che sembrano e forse addirittura sono prezzolati dall'esterno (come in Libia, si), le armi chimiche forse non ci sono forse sono altro forse gliele abbiamo vendute noi sicuro non si può dire chi le ha vendute a chi e chi le sta usando. Esattamente le stesse cose che si potevano dire di Saddam Hussein alla vigilia dell'attacco all'Iraq e che poi si sono dimostrate, come volevasi. E allora che succede?
Succede:
  1. che gli USA sono da sempre un'economia a traino dell'industria bellica (ed è con questa leva che hanno vinto la Guerra Fredda, grazie alla corsa degli armamenti missilistici degli anni 80 che ha sfiancato l'economia sovietica mentre ringalluzziva quella americana);
  2. che Obama oramai lo ammette anche da se (mentre la signistra itagliana si arrampica sugli specchi per salvarne l'operato) che non meritava il Nobel per la pace ma essendo al secondo e ultimo mandato non ha più nessuna faccia da salvare e quindi ha gettato la maschera da progressista;
  3. che pare che al fondo ci sia una questione di oleodotti (come in Afghanistan, attaccato perché dava rifugio a uno sceicco arabo di una famiglia piena di petrodollari, presunto capo di un commando di arabi presunti autori di quello che quando saranno trascorsi un po' più dei 12 anni attuali passerà alla Storia come l'autoattentato più clamoroso di sempre, vedrete) ed è per questo che russi e americani si trovano su due fronti opposti, almeno per ora.
Se avete voglia di approfondire, vi segnalo dove e perché:
  • Massimo Fini, che parla di rischio guerra mondiale e legge la campagna di Siria come un'aggressione illegittima in funzione anti-Iran;
  • Piero Cammerinesi, che satireggia sul paradigma dell'attacco preventivo che potrebbe essere applicato alla vita quotidiana ammazzando impunemente i vicini molesti, con un corollario logico nella vicenda Berlusconi e il tana-libera-tutti che potrebbe costituire il suo "salvataggio" oggi;
  • Voltairenet, che a partire dalla scelta di campo inglese delinea invece un'azione possibile in seno all'ONU per evitare la guerra;
  • Odifreddi, che inquadra correttamente come mera propaganda le parole di Papa Francesco quantosonobuono Bergoglio e i digiunetti eccellenti a corredo.
Si tratta di spunti di riflessione di lettura utile, che però diventa indispensabile per questo pezzo di Sergio Di Cori Modigliani, che parla di moneta ed energia, ovvero di cose che ci entrano in tasca e ci servono per vivere: se ricordiamo la lezione marxiana per cui ogni guerra da sempre ha questi fattori a causa, capiamo anche perché ci deve interessare la questione siriana, e non dobbiamo berci quello che ci raccontano. Tanto per cambiare, in ogni caso, le vittime siamo noi, speriamo ancora stavolta solo indirette, ma non può andarci bene sempre...

mercoledì 7 novembre 2012

FOUR MORE YEARS?


Era un po' di tempo che avevo chiesto a un vecchio amico di contribuire ogni tanto a questo blog, è quindi una singolare coincidenza che questo post, uno sguardo da dentro il mondo degli arbitri di calcio titolato facendo l'occhiolino alla cronaca politica internazionale, mi arriva proprio il giorno dopo che ho pubblicato un raro pezzo sul calcio con dentro un aneddoto sull'arbitro cornuto a prescindere. La cosa aumenta il piacere di ospitare su questo spazio web Polifemo, uno che ci vede da un occhio solo. Che in un mondo di ciechi....
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Il prossimo 10 novembre l’Associazione Italiana Arbitri eleggerà – o rieleggerà – il proprio Presidente. Il processo, che ricorda molto nel meccanismo elettivo quello americano, si compirà in un grande albergo romano secondo principi di evidente fair-play ma che nella realtà ha visto il ricorso a molti colpi bassi tra i due contendenti. Per chi non lo sapesse, tutto il mondo dello sport rinnova i propri vertici al termine del quadriennio olimpico.
Già ma chi sono i due che si contendono la poltrona più alta della struttura arbitrale?
Si tratta del Presidente uscente, Marcello Nicchi, e del suo antagonista, Robert Antony Boggi.
Nicchi, aretino, dirigente bancario, è stato un arbitro internazionale e, una volta smessa la divisa, componente della Can (cioè la commissione che designa gli arbitri e gli assistenti in Serie A e B) nonché osservatore Uefa.
Il salernitano Boggi, invece, è stato un ottimo arbitro – anch’esso internazionale – nella sua vita “attiva” e ugualmente impiegato come dirigente nei quadri tecnici (Can C) dell’Aia. Ha un figlio che al momento si sta facendo onore come arbitro in Serie D. Boggi, inoltre, è passato la storia alla storia per essersi dimesso da un incarico tecnico per protesta contro l’allora nascente professionismo arbitrale.
La lotta tra i due candidati ha visto l’affermarsi di un clima non proprio britannico, specie per ciò che attiene alla procedura di accesso alla corsa presidenziale. Ciascun candidato, infatti, deve raccogliere un numero minimo di firme tra i grandi elettori che partecipano, appunto, all’Election Day. Tali grandi elettori altro non sono che tutti i presidenti di Sezione e i delegati eletti dalle varie Sezioni Aia presenti sul territorio nazionale. Dunque realtà completamente diverse tra loro, ognuna con criticità e aspetti positivi propri che rendono dunque complesso il compito di una piena rappresentanza da parte dei candidati.
Marcello Nicchi, in virtù della posizione di Presidente, è stato accusato da Boggi di azioni di disturbo circa la raccolta delle firme per la presentazione della sua candidatura. Una situazione piuttosto imbarazzante che ha visto il coinvolgimento dell’onnipresente procuratore federale Palazzi il quale, per non sapere leggere o scrivere, sta attendendo gli sviluppi finali della kermesse elettorale per poter, poi, procedere.
Ma cosa significa diventare Presidente di una associazione così tecnica come l’Aia? Beh, all’uomo della strada, tanto caro alla cultura anglosassone, può importare poco ma nella realtà il vertice arbitrale può influenzare molto nel mondo del calcio. Prendiamo, per esempio, alcuni spunti dal programma politico dello sfidante Boggi. Tra le tante “offerte” (consultabili a questo indirizzo):
  • garantire la presenza negli organi di controllo alla minoranza che esce sconfitta dalle elezioni (al momento chi perde viene “congelato”, anche tecnicamente, per quattro anni);
  • inserire 24 Presidenti di Sezione nel Comitato Nazionale (in pratica una sorta di Consiglio di ministri però con più potere decisionale, anche di natura tecnica) nell'arco del quadriennio;
  • rilevare, per mezzo di una indagine mirata, i motivi perché in certe aree nazionale le vocazioni arbitrali sono particolarmente carenti (ci sono regioni che non offrono alcun arbitro, assistente oppure osservatore di rilievo nazionale da decenni…);
  • riorganizzazione della CAN A e della CAN B
  • concedere agli organi di disciplina domestica Aia indipendenza assoluta, anche per mezzo di sistemi elettivi;
  • ripristinare l'uniformità tecnica e didattica tra tutti i livelli dell’Associazione, così da veder corrispondere (a parità di fattispecie tecnica/disciplinare maturata sul terreno di gioco) sempre la medesima risposta da parte dei giudici di gara.
D’altro canto, a Marcello Nicchi va dato il merito di aver rinnovato diversi aspetti organizzativi e anche tecnici dell’Associazione non solamente nei fatti ma anche nella mentalità. Il suo è stato un mandato di impostazione che meriterebbe un quadriennio di definizione di alcuni obiettivi rimasti ancora “lettera morta”. Per esempio, i rimborsi spese. L’aspetto economico è alquanto singolare nell’Aia. Se, infatti, ai massimi livelli di Serie A e B a tutti – arbitri, assistenti e designatori – vengono riconosciute ritorni economici interessanti, verso il basso gli euro si “rarefanno” fino ad arrivare alla completa gratuita dell’opera prestata nelle Sezioni e a rimborsi spese per gara che vedono i tabellari chilometrici fermi agli ’90 del secolo scorso!
Quindi il compito dello sfidante Boggi – aldilà del retropensiero di molti osservatori interessati e opposti – sarà quello di cavalcare il malcontento di una certa parte dell’Assemblea elettiva.
A rileggerci per le valutazioni degli esiti finali.
Polifemo

martedì 16 ottobre 2012

DI CRIMINI E DI PREMI

Torno ancora su Paolo Barnard solo perché in qualche modo è in cronaca, seppur in quella defilatissima della controinformazione via Internet. Ho letto tempo fa il suo saggio Il più grande crimine e già ho detto come e perché lo trovo convincente si ma non del tutto: se fosse davvero possibile creare moneta all'infinito i politici sarebbero tutti seguaci della "sua" MMT; non si può perché oltre la piena occupazione partirebbe la superinflazione, ma soprattutto perché in un mondo interconnesso se fosse concesso a un Paese si scatenerebbe una rincorsa tra tutti gli altri, e molto prima della piena occupazione arriverebbe la fine delle risorse del pianeta. Barnard continua a sostenere il contrario anche di fronte alle obiezioni che si fondano sull'enorme spreco di denaro imputabile più o meno direttamente a criminalità e corruzione, rispondendo che alla fin fine anche quel circuito crea ricchezza mentre la politica rigorista crea solo povertà, il che contiene elementi di verità ma comporta il rischio di trovarsi padri storici come Craxi e la sua banda di ladri, compagni di percorso come Berlusconi e i berlusconiani, e fratelli storici come le generazioni di italiani che hanno avuto sopravvivenza e ricchezza dal voto di scambio e da altre attività borderline con la criminalità.
Ed ecco la cronaca: Scopelliti e il suo modello reggio che si accorgono che la MMT sarebbe una manna per chi usa comprare il consenso coi soldi e i favori, e Barnard che tenta di smarcarsi tardivamente e maldestramente, mentre i suoi convegni diventano sempre più elitari e inutili, quando con un po' di umiltà e raziocinio poteva tentare di entrare nella discussione politica per strade meno "pure" (in teoria, perché in pratica, come proprio la vicenda MMT Calabria dimostra, la ricerca ossessiva della purezza finisce proprio per fartela perdere, talvolta) ma forse più capaci di incidere nella realtà. Tipo questo contributo di Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo pubblicato su Il manifesto, ad esempio.
La ridico "in piano".
Non credo nella tesi del complotto giudoplutocratico tendente a impoverire i popoli al solo scopo di arricchire una minoranza di carogne. Ma non solo per non essere ammesso al club di quelli che ci credono, che arriva fino all'estrema destra nazistoide, anche perché a parità di grado di spiegazione delle cose tendo a preferire la teoria più semplice. Credo che se il processo di unificazione economica e monetaria dell'Europa avesse seguito e non preceduto quello di unificazione politica sarebbe stato forse più facile risolverlo, si, ma il problema non eludibile sarebbe stato comunque, quello di integrare sotto lo stesso Stato popolazioni con un diverso costume nel gestire la cosa pubblica. Che la mela marcia rovini prima o poi tutto il cesto non è solo un proverbio, è ad esempio la storia d'Italia degli ultimi decenni e la cronaca 'ndranghetista degli ultimi giorni. L'analisi di Bagnai di un anno fa, cui sono arrivato grazie a un contributo come al solito prezioso di Lameduck, e un po' tutto il suo lavoro (qui le istruzioni per l'uso del suo blog) sono ampiamente condivisibili, ma chi ha la pazienza di leggere tutto l'articolo e i suoi commenti troverà anche chi cammina sulla stessa strada ma non giunge alle stesse conclusioni, e anch'io preferisco alla sua terapia la sua analisi. In cui, ad esempio, si trova un calzantissimo parallelo con l'Unità d'Italia, che non ha risolto e anzi ha aggravato e magari creato il divario tra Nord e Sud, il che suggerisce che non solo costringere a una moneta unica realtà economicamente diverse è letale per chi sta peggio, ma che nemmeno l'unione politica e l'unione fiscale possono risolvere il problema, anzi alla lunga fomentano l'odio in seno alla parte che paga le debolezze altrui, ragion per cui noi in Italia abbiamo visto le camicie verdi e degli Stati Uniti d'Europa in cui chi ha più benefici dall'Unione (la locomotiva Germania e i relativi vagoni) trasferisse risorse a chi sta peggio rivedrebbero presto quelle nere. Ma come non si può pensare di dividere l'Italia senza una deriva balcanica, così non si può pensare che dividere l'Europa sia una soluzione praticabile pacificamente. E se non si è seguaci del tanto peggio tanto meglio si è praticamente costretti a mettere la propria intelligenza a servizio di una reingegnerizzazione del processo di unificazione europea che magari a quella scala proponga la MMT e i suoi obiettivi di piena occupazione e welfare, che è oramai impensabile ripresentare a livello nazionale. Perché, ripeto, magari è triste ammetterlo, ma mettere in mano agli italiani e alle classi dirigenti che esprimono (con o senza preferenze, cambia solo la modalità) una moneta sovrana, significa condannarli a un disastro peggiore di quello a cui ci sta portando la gestione dissennata dell'UE a guida monetarista, e l'unica speranza è farsi fautori da sinistra di Stati Uniti d'Europa democratici che possano essere strappati alla guida monetarista e affidati per via elettorale a chi si impegni a politiche keynesiane e di piena occupazione a livello continentale.
E' ovvio che questa nuova UE può soccombere se al suo interno prima ancora che i parametri economici non si uniformano i costumi etici, ma se non sradichiamo la corruzione e il malaffare noi siamo fregati comunque, anche se ipoteticamente si decidesse d'amore e d'accordo di demolire l'Euro e tornare pacificamente alle monete sovrane svalutabili, perché in un tale sistema complesso noi saremo sempre quelli che truccano le carte, quindi meno credibili ai software finanziari e più attaccati dalla speculazione, anche perché restiamo senza materie prime e incapaci di sfruttare le ricchezze di altro tipo che abbiamo. E' vero che le ruberie della Casta sono usate a scopo strumentale da chi vuole distruggere lo Stato, ma è vero pure che la demolizione di quest'ultimo è cominciata da sinistra, che gli errori nella costruzione dell'Euro sono stati fatti soprattutto a sinistra, e che oggi la sinistra o cambia rotta e la fa cambiare a tutta l'Europa oppure la consegnerà mani e piedi legati alla destra nazionalista e xenofoba. Forse è questo, mi piace pensare, il senso dell'ultimo Nobel per la Pace, speriamo che l'auspicio non finisca a puttane come è stato per Obama.

mercoledì 4 agosto 2010

O LA BORSA O LA VITA

Facciamo un puro esercizio di stile, tanto le mie quote le ho già date e le dichiarazioni di oggi già mi danno pericolosamente ragione e non c'è nessuna speranza per questo sciagurato Paese, il cane non molla l'osso neanche a morire, dicevo facciamo un esercizio di stile e poniamo che ci sia davvero in Italia qualcuno che voglia tirarci fuori dai guai una volta che Cesare sia finalmente andato a godersi il maltolto in una delle sue residenze tropicali cui fin'ora ha rinunciato per servire la Patria. Che cosa dovrebbe fare, in pratica, o meglio: c'è qualcosa che possa fare, questo qualcuno?
Badiale e Bontempelli oggi li ha letti Cabras per tirar fuori un pezzo lucidissimo e terribile, che illustra con precisione sintetica la storia degli ultimi quarant'anni dell'occidente capitalista e dell'Italia in particolare. Letto attentamente il pezzo, e smaltito lo shock, occorre rammentare però che la Storia non ha quasi mai, come niente in natura, un percorso lineare, il che significa anche che quello che oggi sembra solidissimo domani rotola nella polvere. E che talvolta è solo tra le macerie, sollevatasi la polvere, che si può iniziare a distinguere indaffararsi quelli che ricostruiranno.
Dunque, non sarà Grillo nè Vendola, men che meno uno dei maggiormente compromessi tipo Fini e Casini, ed un papavero del PD non è nemmeno da prendere in considerazione. Le macerie, quelle già si può fare qualche previsione/speranza (in inglese è meglio: wishfull thinking) di cosa saranno: il federalismo (pace all'anima sua) e la Lega, l'Europa a esclusivo collante finanziario, il palazzinarismo, la Fiat e la grande industria "all'italiana" (privatizzare i profitti e socializzare le perdite), il Ponte sullo stretto le centrali nucleari e tutte le grandi opere della fissa di sua sorella (questa non ve la spiego, ma vi do la nota bibliografica: Camilleri, La concessione del telefono). Non c'è più un euro, boys, e ve ne accorgerete se davvero il vostro beneamato cavaliere (oggi l'hanno revocato a Tanzi, il titolo: io comincio a togliere la maiuscola, hai visto mai...) riesce a farsi rieleggere a novembre, quanto in fretta vi porterà alla bancarotta conclamata, stavolta.
Ma c'è del lavoro da fare, e ancora qualcosa su cui ricostruire. Il famoso 60 per cento del patrimonio artistico mondiale, per cominciare. La totale liberalizzazione della microproduzione di energia solare ed eolica, a far da volano alla famosa piccola impresa. I servizi pubblici come reddito "da decrescita": a un aumento di quante centinaia di euro al mese equivarrebbe l'asilo nido gratis, ad esempio? Divieto di transito ai TIR sotto Bologna: le merci viaggino per mare e si incentivi la nascita di un nuovo settore di smistamento merci dai porti alle località dell'interno. Insomma, ci sono tutti i presupposti perchè un circolo virtuoso una volta avviato si inneschi, ma come avviarlo?
I soldi già stanziati per il Ponte sono un buon esempio, ma la sostanza vera è altrove: secondo da ultimo Famiglia Cristiana, l'evasione fiscale vale 156 miliardi, la criminalità organizzata 140, la corruzione 50, sono numeri talmente grossi che anche a recuperarne un decimo l'anno non servono più manovre finanziarie. Le spese delle missioni "di pace" fanno un altro mezzo miliardo, e quello si può recuperare istantaneamente, basta rispettare l'articolo 11 della Costituzione e fare rientrare le truppe domani, a me piacerebbe si processasse per alto tradimento chiunque abbia votato a favore negli ultimi dieci anni, cioè la quasi totalità della classe politica, ma mi accontenterei del ritiro immediato e incondizionato. E quanto è entrato dallo scudo fiscale? decuplichiamolo per decreto, nottetempo: le liste sono ancora lì. Per le altre voci il risultato è più lento, ma non troppo. Basterebbe una riforma vera della giustizia, che sleghi completamente le mani ai giudici di modo che dopo qualche anno di terrore chiunque tremi alla semplice idea di intascare una bustarella o evadere un euro di tasse, dopo un paio d'anni vedrete che si possono abbassare finalmente le aliquote, a cominciare dalla media. I mafiosi non tremano, ma a quelli li freghi colpendoli nel portafoglio: domani, liberalizzazione di tutte le droghe a livello mondiale, e zac il trenta per cento in meno di fatturato (per la ndrangheta, il settanta), dopodomani, tassazione pesantissima di tutti gli immobili non occupati personalmente o affittati a canone concordato, e arizac, speculatori immobiliari sotto i ponti e profitti della criminalità ulteriormente tagliati di fonte e di sbocco. Quanto vale in termini di reddito "di decrescita" avere una casa a poco? I prezzi sono una cosa relativa, quello che conta è poter vivere, col proprio reddito, non a quanto ammonti nominalmente... Ah, dimenticavo: una riforma della borsa da far impallidire quella di Obama più altre misure sul lato monetario da riportare il rapporto tra economia finanziaria e reale a un livello fisiologico.
Sono consapevole di aver dato fiato ai pensieri o poco più, ma ripeto la Storia non è lineare, e ad esempio chi si trovò a dover ricostruire dopo la guerra non era più realista di me oggi a vagheggiare di una nuova Italia nel 1939 quando l'organizzazione socioeconomica fascista sembrava inattaccabile ed eterna. Stavolta il regime mostra le sue crepe ben prima della caduta, e speriamo che la crisi che dovremo attraversare non sia un conflitto di quella portata, ma ciò non toglie che abbiamo il dovere di pensare a cosa fare per ricostruire, e a dove cominciare a prendere le risorse iniziali. Anche perchè stavolta non ci sarà un Piano Marshall. Ma ripassiamo l'abc: una testa, un lavoro, una casa, e il resto a girarci intorno. La favola che ci hanno raccontato, che il mercato lasciato libero ci avrebbe dato questo ed altro, si è rivelata per quello che è. Le favole, anche quelle televisive, si raccontano ai bambini; speriamo che finalmente questa occasione ci faccia diventare un popolo adulto.

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