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domenica 19 maggio 2024

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ E I DIRITTI DEI POPOLI

L'atteggiamento nei confronti della politica può essere di vario tipo, e già questo mi ha sempre stupito, sarà che ho una formazione anni 70, perché vivere in una poleis e non dare la conseguente giusta importanza alla sua gestione è lo stesso che farlo a qualunque altro livello, ad esempio con la propria famiglia.

Ma questo è, e allora schematizziamo per capire. Ci sono:

  • quelli che è tutto un magna magna la politica è un mestiere come un altro non voto oppure voto per chi mi restituisce in qualche modo una utilità diretta;
  • quelli che il partito è come la squadra di calcio si inizia ad amare da giovanissimi e non si cambia mai più, nemmeno se quel partito ha cambiato magari più volte nome e soprattutto linea politica, anche drasticamente;
  • quelli che hanno le proprie idee e vanno a votare solo in quei momenti storici in cui c'è qualche schieramento che le porta avanti.

E poi ci sono quelli che ogni volta si chiedono: tra gli schieramenti in lizza, chi si avvicina di più ad almeno promettere (realizzare è tutt'altra cosa, ma si sa da prima che verremo delusi, non si sa soltanto quanto presto e in quanta parte) le cose che vorrei? E votano per quello, anche se pure lì vedrete ci sarà qualcuno che è lì per fare carriera o peggio, anche se non è lo stesso dell'altra volta figurarsi della prima volta che hanno votato, e anche se pur essendo il più vicino è lo stesso abbastanza lontano dalle sue idee che la tentazione stavolta di mandare a fanculo tutti e andare al mare è fortissima. Specie se parliamo di elezioni europee, cioè di una consultazione messa li solo per poter dire che l'UE è una cosa democratica, ma che di fatto elegge un organo che non conta un ciufolo perché la linea politica dell'Unione è formalmente decisa da un direttorio di capi di governo a peso variabile, e sostanzialmente dai banchieri. Chi mi legge non ha bisogno che io precisi di far parte di quest'ultimo novero, e probabilmente (la "famiglia" dei lettori costanti di questo blog essendosi talmente assottigliata nel tempo da aver fatto selezione valoriale) anche lui/lei è "a bordo".

Giusto per chiarire, io nella mia vita ho votato radicale quando i radicali facevano le battaglie referendarie serie (prima di sputtanarsi inflazionandole), comunista quando è morto Berlinguer, PDS e poi DS (ma giuro mai PD, avevo visto subito come sarebbe finito, ben prima che Bersani lo legasse a "Monti senza se e senza ma"), cinquestelle (il cui programma, sacrosanto, è stato in home di questo blog per anni, prima che lo tradissero clamorosamente), e persino Paragone (l'unico a sembrare antiUE con una certa coerenza l'ultima volta, molti altri hanno votato Meloni per la stessa ragione ma si sapeva che li la coerenza non c'era, e si è visto subito e ripetutamente).

E stavolta, per chi votare? Il fronte "italexit" si è diviso (se l'atomo - parola che significa "indivisibile" - si può dividere, perché non uno schieramento politico già sotto la soglia?), i cinquestelle oramai fanno l'ala sinistra del PD (consentendogli di sopravvivere, loro che stavano per farlo finalmente scomparire), Giorgia fa pappa e ciccia con Ursula a negare i soldi dove servirebbero (sanità pubblica, infrastrutture, salvaguardia del territorio, acquedotti, eccetera) ma a concederli dove finiscono per metà in tangenti e per il resto in fondo al mare con contorno di macerie (il ponte Salvini ammesso che venga mai ultimato farà a gara di effimerità col ponte Morandi). E anche quando così non fosse, la domanda è: può un comunista per formazione e studi "ridursi" a votare per i nipotini di quelli con cui in gioventù ci si picchiava per strada?

La risposta, come spesso in questi casi, è: dipende. In questo caso, la risposta è no, ma per le ragioni spiegate (il finto antieuropeismo) non per quelle "estetiche" (il presunto neofascismo). Ma per trarne fuori una regola che valga tutte le volte bisogna cercare nella Storia, e in questo caso arrivare alla Resistenza. La Madre della Repubblica Italiana.

La resistenza fu un fenomeno forse ancora più elitario del risorgimento. In entrambi i casi, un manipolo di teste pensanti riuscì in un modo o nell'altro (e sempre con qualche aiutino esterno dal mondo anglosassone - tanto per cambiare) a portare l'Italia dove voleva (e dove la quasi totalità degli italiani non voleva). Ma se l'Unità d'Italia fu in pratica il furto con destrezza di uno staterello indebitato fino al collo, e per almeno metà dei sudditi una autentica sciagura (di cui ancora si paga l'eco), alla Resistenza invece dobbiamo se siamo rimasti uno Stato unitario e in qualche modo diventati uno Stato democratico nonostante aver cambiato alleati in corso di Guerra: senza i partigiani, la cosiddetta "liberazione" sarebbe stata solo una conquista militare straniera.

Ebbene, i partigiani non solo erano quattro gatti, rispetto a una popolazione che peraltro fino all'anno precedente era fascista al 99%, ma provenivano da culture politiche non solo diverse, ma anche opposte al punto di essere a tratti incompatibili. Non erano solo socialcomunisti, insomma, come spesso sceneggiatori distratti lasciano intendere, ma anche cattolici, liberali, azionisti, eccetera. Operai e padroni. Preti e mangiapreti. Ignoranti e studiosi. Assassini e santi. C'era da liberare un Paese, o perlomeno da fare in modo che non lo liberassero da soli gli americani (che comunque non ci siamo levati mai di dosso, ma allora figuratevi), e quando c'è un obiettivo primario non si guarda il capello. Tutti dentro, anzi senza nemmeno rivelare il vero nome, perché non si sa mai meglio non saperlo, e perché non conta.

Per tutte queste ragioni, la consapevolezza di essere rimasti a distinguere con precisione il Nemico, in pochi e diversi tra noi, non può bastare a fermarci, ora che il Nemico si chiama Unione Europea, capitalismo delle multinazionali, OMS, eccetera. E anche se in mezzo c'è un certo Alemanno, e chissà quanti altri con cui non dividerei niente (ma poi c'è anche il compagno Marco Rizzo), leggo sul sito di Cardini il testo di questo Manifesto, dal titolo "L'Italia e l'Europa contro la guerra", ed aderisco. Oggi è questo che serve: distinguere tra Europa ed Unione Europea, cioè tra il luogo in cui popoli diversi si incontrano liberi e l'istituzione oligarchica concepita e attuata per renderli schiavi. Comprendere che restituire agli Stati nazionali la loro sovranità e riconoscere a livello globale il multipolarismo come necessità e l'unipolarismo USA come sciagura sono i presupposti per rendere possibile l'attuazione della democrazia e della pace nel mondo. Leggetelo ed aderite anche voi, siamo quattro gatti e novantanove per cento saremo sconfitti e dimenticati, ma uno per cento salveremo il mondo.

sabato 28 ottobre 2023

SENZA TUTELA

La vicenda del cosiddetto "mercato tutelato" dell'energia è emblematica dell'epoca che ci tocca vivere, dalla "fine della Storia" in poi. Avendo vinto la guerra fredda sul comunismo, il capitalismo è stato libero di realizzarsi in tutte le sue estrinsecazioni senza che gli Stati sedicenti democratici opponessero più tutti quei correttivi, indispensabili fino a che c'era il rischio che altrimenti il popolo votante portasse il socialismo al potere per via elettorale, che ne contemperavano gli eccessi.

Le ultime quattro righe sono sufficienti a spiegare gli ultimi trentaquattro anni di storia, sia nelle grandi linee sia nei dettagli, anche quelli che sembrano insignificanti. Già, perché c'è sempre qualcuno che davanti all'ennesima dimostrazione del fatto che non siamo più uno Stato democratico ed indipendente, che è perfettamente inutile votare tanto la politica economica, cioè quella che conta e da cui dipendono tutte le altre politiche, la decide una non ben definita oligarchia eletta da nessuno e fuori da ogni controllo politico e giuridico, fa spallucce e ti dice "ma di che ti lamenti?", mostrandoti il sempre ineffabilmente presente "lato positivo della cosa", e iscrivendoti d'ufficio ai complottisti. E il bello è che quel qualcuno, se non è tra i beneficiari diretti o indiretti del Nuovo Regime, ne è come te una vittima, solo inconsapevole: l'ennesima rana bollita e contenta.

Venendo alla cronaca, la decisione UE che gli Stati non devono più impicciarsi di garantire ai propri cittadini uno "scudo" alle oscillazioni del Dio Mercato, che talvolta possono avere effetti di portata tale da (restando irrilevanti per i pesci grossi) distruggere le famiglie, è annosa, direi fondativa. Ma in alcuni Paesi, come ad esempio il nostro, dove magari un popolo avvezzo storicamente a fronteggiare i soprusi dei potenti si ostina ad eleggere di volta in volta chi promette in qualche modo una qualche forma di resistenza, si nicchia, si rinvia, e così si rimanda il redde rationem. Ebbene, per luce e gas pare non si possa proprio più. Fino a qualche giorno fa pareva che il governo, memore del mandato preciso per cui si trovava ad essere tale, volesse varare l'ennesima proroga. Ma poi deve essere arrivata la solita telefonata da Bruxelles, Meloni è solo l'ultima di una lista lunghissima che partiva almeno da Andreatta e Prodi e arrivava a Di Maio, ed ecco lo stralcio, e quindi la conferma: fine del mercato tutelato del gas dal 10 gennaio e della luce dal 1° aprile 2024.

Il risultato economico della cosa sarà nelle tasche di tutti noi, soprattutto dei tantissimi italiani che fin qui avevano resistito alle sirene (anche pubblicitarie, come sempre fasulle) del "la concorrenza abbatte i prezzi" (ci fosse stato un solo settore dove in Italia la libera concorrenza non si sia trasformata in sotterranei accordi tra oligopolisti a tutto danno degli utenti...), ricavandone ad esempio risparmi cospicui ogni qual volta la speculazione faceva impennare i prezzi approfittando delle notizie di cronaca (ad esempio, di guerra) ben prima che ci fosse il naturale ripercuotersi degli aumenti delle materie prime, e viceversa tenendoli belli alti ben dopo il calo degli stessi costi, con la scusa delle scorte. Assisteremo ad aumenti medi di due cifre percentuali, anche al netto di eventi del genere. Con qualche fortunato e/o abile che riuscirà a ruspare qualcosa, a fronte di molti sciagurati e/o disgraziati che finiranno in rovina.

Il risultato politico, a meno di cambiamenti in extremis al momento molto improbabili, sarà che molti elettori di questa destra si sentiranno traditi e l'abbandoneranno, esattamente come avevamo fatto qualche anno fa coi cinquestelle, e altri prima con Berlusconi e il PD. Tutte cose che al Vero Potere fanno meno che il solletico, dal momento che le scelte politiche dei popoli appunto sono del tutto irrilevanti ormai a decidere dei loro destini, determinati invece altrove. 

giovedì 15 giugno 2023

IL NEMICO NATURALE

Di solito questo blog non insegue, non avendone peraltro i mezzi, l'attualità, tantomeno quando questa è fatta di cori, di esultanza o di lutto che essi siano, o di qualunque altro sentimento in questo continuum. Ma quando si parla di un personaggio in funzione del quale si è orientata, in un modo che poi si è rivelato fasullo (quindi probabilmente appositamente ingannatorio), tutta la società italiana degli ultimi trent'anni in tutte le sue sfaccettature (dalla politica allo spettacolo passando per lo sport e l'arte - e mentre scrivo mi rammento dei tanti punti di contatto tra questi mondi), non si può passarla liscia. E quindi anche qui ora leggete quello che è stato chiamato "il coccodrillo del Caimano".

Visto il peso del personaggio, in questi giorni abbiamo tutti assistito allo sport nazionale della commemorazione del caro estinto esaltandone i pregi e nascondendone i difetti, o quando proprio non si può nasconderli mostrandoli con la tecnica del "si ma", sport portato alla ennesima potenza. Fino alla celebrazione dei funerali di Stato, a uno che stato lo intendeva con la minuscola non solo quando era participio passato. Volendosi sottrarre, bisogna necessariamente essere estremamente sommari, evitandovi il pippone che risulterebbe dal rammentare punto per punto chi fosse e cosa abbia fatto. Peraltro, essendo stato, come molti a sinistra, per anni ossessionato dalla sua figura di Nemico naturale, il tag Berlusconi è ancora uno dei più cicciotti, anche ad anni di distanza da quando ho praticamente smesso di usarlo (evitando, anche, da un certo punto in poi, di proseguire con altri nella abitudine di creare tag "personali", preferendo invece etichette più generaliste), per cui hai voglia a ripassarselo, volendo, anche solo su questo blog.

Quello che faremo è, allora, "salutarlo" con tre o quattro ragioni per cui davvero l'uomo di Arcore, nel bene o nel male, dovrebbe passare alla Storia, e non è detto che siano quelle per cui invece lo farà:

  1. palazzinaro figlio di uno intrallazzato con le banche, non si è mai saputo davvero dove abbia preso i soldi per cominciare, ma si sa che ha avuto per anni un boss mafioso in casa come "stalliere", che Borsellino lo aveva attenzionato prima di essere ammazzato, che ha assunto il finanziere che indagava sulle scatole cinesi delle sue società estere, che quando è "sceso in campo" aveva così tanti debiti che aveva un liquidatore in casa, e che è con la Trattativa (che in questi giorni si è decretato che non c'è mai stata) che è iniziata la sua fortuna politica e quindi economica - a fronte di tutto questo e molto altro, il claim che sia stato un valente imprenditore che è entrato in politica per il bene del suo Paese è stato talmente ripetuto che è diventato luogo comune ("per combattere i comunisti", che non c'erano già più e anche se egli stesso ebbe a dichiarare apertamente di essersi schierato a destra solo perché a sinistra i posti erano tutti occupati fitti fitti);
  2. d'altronde anche il suo impero televisivo è considerato unanimemente frutto del suo genio imprenditoriale, ma se non fosse stato per gli appoggi politici non sarebbe mai iniziato (chi si ricorda che senza la diretta nazionale Canale5 sarebbe fallita assieme alle due concorrenti Rete4 e Italia1, che lui comprò a due lire da editori rivali e ignari del decreto che suo compare Craxi stava varando per concederla?), e solo grazie a questi guadagni, inaugurando da autentico pioniere una prassi allora inedita in Italia, si buttò cambiandolo per sempre (io dico rovinandolo, ma quelli che la pensano come me oramai sono morti quasi tutti, perché se uno può schierare il doppio dei giocatori pagandoli il doppio, gli altri o fanno lo stesso o sono fuori) nel mondo del calcio - ma i tifosi in genere (e i calciofili più di tutti, ma senza l'esclusiva, altrimenti ad esempio io non sarei contento che la "mia" Viola basket pare se la stia comprando un imprenditore francocalabrese che pare abbia dei lati oscuri) non guardano dove abbia preso i soldi chi ne ha messi molti per fare vincere la loro squadra...;
  3. nel 2001, anziché fare il possibile per fermare l'Euro o almeno neutralizzarne le peggiori implicazioni (peraltro, la ragione precisa per cui gli italiani lo avevano rimandato a palazzo Chigi, come poi avrebbero fatto prima coi grillini e poi con la Meloni, purtroppo coi medesimi risultati), si concentrò sul fare in modo che la sua entrata in vigore si trasformasse in una bella scorpacciata per il suo principale elettorato (i piccoli e medi autonomi), prima accettando un tasso di cambio suicida (per stessa postuma ammissione dello stesso sponsor Prodi) e poi smantellando ogni possibile vigilanza sulla transizione, di modo che si ebbero di fatto due tassi di cambio diversi: uno a millenoveerotti per tutti, e uno a mille per quelli che potevano permettersi di riscrivere così i prezzi, raddoppiando in pratica i guadagni;
  4. d'altra parte, sottoscrivo quanto dice Giovanni Lindo Ferretti a proposito del fatto che Silvio sia stato una delle poche voci, in questi mesi di propaganda bellica atlantista che manco l'Istituto Luce dei cinegiornali di guerra, a dire la verità su quello che è successo tra Russia e Ucraina, anche se lo ha fatto un po' perché ai vecchi gli si consente di dire quello che vogliono tanto tra un po' muoiono (appunto), e un po' proprio perché non era direttamente al governo (o nella posizione di influenzarlo sostanzialmente) - quello che sarebbe successo se lo fosse stato lo possiamo desumere da cosa fece con Gheddafi, ricevuto in pompa magna a Roma pochi mesi prima di avallarne detronizzazione e assassinio decisi colà dove si puote.

Ho detto tre o quattro punti, ma me ne scappa (a proposito di sincerità compulsiva, da cui dunque era affetto anche da "giovane") un quinto, che uso come chiusura. In un'intervista da neopremier, allo slinguazzatore di turno che gli chiese a cosa fosse dovuto il suo successo elettorale, rispose che lui considerava l'elettore medio come un bambino di otto/dieci anni, e nemmeno troppo intelligente. Se ripensiamo alla campagna pandemica, e facciamo due più due, capiamo su quali presupposti abbia poggiato, e come e perché questo debba lasciarci pessimisti per il futuro.

domenica 4 dicembre 2022

ADULTI NO - VERSETTI COVIDICI 136-139

Il titolo si spiega da solo, a partire da un modo di dire impiantatosi con la medicina moderna e come sempre in questi casi poi traslato a ben altri significati ("sono un uomo fatto / una donna fatta"). Torna d'attualità, com'era facile prevedere e infatti avevamo previsto, parlare di vaccini, grazie alla nuova stagione influenzale e nonostante il cambio di maggioranza al governo. E lo fa grazie alla attesa sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato l'eccezione di incostituzionalità sollevata sui provvedimenti che avevano imposto l'obbligo vaccinale nei confronti di categorie professionali e anagrafiche di soggetti. Bisogna parlarne, per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco che le posizioni di partenza interiori di ciascuno possono portargli nell'interpretare la sentenza, o perlomeno quello che ne è stato riportato dalla stampa in attesa della pubblicazione delle motivazioni.

Non è strettamente consequenziale, infatti, né dedurre che ora poveri noi saremo sicuramente bersagliati da una serie di nuovi obblighi, né considerare la partita chiusa per i soggetti danneggiati economicamente e fisicamente dalla improvvida campagna "vaccinale": la pronuncia, infatti, si limita a mettere a riparo l'azione politica di un biennio sciagurato da una bomba atomica che sarebbe scoppiata travolgendo tutti i protagonisti in caso di pronuncia opposta. Aveva dunque ragione chi dalla stessa non si aspettava granché, soprattutto conoscendo i meccanismi di selezione dell'organismo, in un modo o nell'altro diventati nel tempo sempre più soggetti al potere politico, per di più con uno sfrido temporale che in caso di cambio di maggioranza approfitta dello sfasamento. In altri termini, anche se avessero vinte le elezioni i novax e i noeuro, e i molti che hanno votato Meloni credendo fosse così stanno già scoprendo che non è vero, e anzi a maggior ragione, la sentenza sarebbe stata questa. Forse ha ragione anche chi critica la linea di attacco tenuta da chi ha presentato il ricorso, adducendo a dimostrazione che altrove, con un approccio più semplice e diretto, ha avuto successo, ma in Italia non siamo altrove e si fatica a credere che anche così sarebbe andata diversamente.

Resta il fatto che, adesso, come in politichese tra le righe sembra persino dichiarare il responsabile di dicastero, non è che il governo sia obbligato a fare partire le sanzioni e ricominciare con le angherie, solo perché una sentenza ha detto che per quelle commesse dai predecessori non ci sono profili di incostituzionalità. Quindi, quello che succederà a breve resterà subordinato a una decisione politica, e come tale andrà giudicato dall'elettorato. Ciò, però, se da un lato apre uno spiraglio di speranza (con la s minuscola), dall'altro non è che consoli poi troppo, sia perché appunto questo governo sta già dando prova (vedi l'approccio di continuità con l'UE) di essere discontinuo col precedente solo per vuoti aspetti ideologici buoni solo per far azzuffare i capponi, sia perché il vero problema è proprio appunto l'elettorato, cioè quello che è successo in questi tre anni nella testa delle persone, scegliete voi se per merito di una operazione di propaganda di straordinaria efficacia o invece perché dentro erano già tutti pronti, di loro o per via di una azione di lungo termine, a subirla. L'unico dubbio è, cioè, se sia stata la pandemia a rimbambire le persone o se invece siano state rimbambite nei decenni  da una lungimirante azione concentrica partita dalla TV per arrivare agli smartphone, ma che il modo di dire "adulti e vaccinati" non valga più è oramai pacifico.

Se così non fosse, non assisteremmo all'autentico capovolgimento di logica che sta dietro alla formazione oramai assodata di un luogo comune tanto infondato quanto oramai solidissimo: i vaccini non hanno avuto alcun effetto nel prevenire i contagi (che, ricordo, nell'estate 2022 sono stati anche mille volte di più che in quella 2021) ma sicuramente i sintomi si, per cui chissà cosa sarebbe successo se non ci fossimo vaccinati. Te lo dicono anche persone decisamente intelligenti, e le migliori si fermano qui, poi giù giù ci sono quelli che ci aggiungono anche la cantilena del dovere civico, poi quelli che capovolgono questo stesso approccio fino a pensare ai non vaccinati come incivili e indegni del consesso civile, infine quelli che si sono fatti tre dosi e magari quattro, si sono beccati lo stesso la febbre a 39 e la tosse con l'influenza che sta girando adesso (esattamente come i pochi non vaccinati), e siccome hanno il tampone negativo sono tutti contenti di andare di antibiotico e cortisone. Non li sfiora il pensiero che se sti giorni siamo tutti malati e negativi allora aveva ragione chi diceva che il tampone non serviva a niente (lo diceva persino chi lo aveva inventato, con tutti altri scopi che non quelli di marchiare il bestiame e subordinare al marchio diritti fondamentali come il lavoro e l'iniziativa economica), e nemmeno quello ben più tragico che nella famosa prima ondata è stato impedito di curare ad antibiotico e cortisone milioni di malati, imponendo quel protocollo "tachipirina e vigile attesa" che forse è responsabile quasi per intero dell'unica fase di reale discostamento statistico dalle normali influenze e che forse è stato invece studiato apposta per creare l'emergenza e poter reagire come programmato, campagna vaccinale compresa. Il forse è pasoliniano: io lo so, ma non posso dimostrarlo, e forse non camperò abbastanza da vedere la verità trionfare. 

E ora vi lascio con un pochino di versetti covidici, che mancano da un po', nella speranza (sempre con la s minuscola, speriamo) che la cosa abbia valore scaramantico, a scongiurare un'altra relativamente facile previsione: che dovesse finire la guerra, riprenderanno in mano l'arma "pandemia" per proseguire nel piano di reductio a sudditi dei cittadini delle cosiddette democrazie occidentali.

136. La Corte salva i vaccini e getta le basi per futuri obblighi. Dietro questo titolo Blondet però comprende riflessioni ulteriori, spiegando meglio di quanto abbiamo accennato nel testo perché la pronuncia non è una "pietra tombale" (lo stesso concetto è in questo post de Il Paragone) e perché invece la partita si gioca nelle coscienze di ciascuno.

137. Il complice e il sovrano. Sullo stesso percorso logico, il filosofo Agamben affonda maggiormente. Vi riporto due passaggi, per intenderci: "se un giorno gli storici indagheranno su quello che è successo sotto la copertura della pandemia, risulterà, io credo, che la nostra società non aveva forse mai raggiunto un grado così estremo di efferatezza, di irresponsabilità e, insieme, di disfacimento" e "una società di complici è più oppressiva e soffocante di qualsiasi dittatura, perché chi non partecipa della complicità - il non-complice - è puramente e semplicemente escluso dal patto sociale".

138. Una Corte senza sorpresa e senza motivazioni. Sulla stessa linea, ma ancora più cupa, è l'analisi di Zhok su Ide&Azione. Sentite qui: "È completamente illusorio pensare che quando la gente se la vedrà davvero brutta, quando le cose andranno davvero male, quando il mondo andrà davvero a rotoli, allora sì che ci sarà una reazione, allora sì che il Potere tremerà. Sono balle consolatorie."

139. Non c'è giustizia senza verità. Affonda chirurgico infine Carraro, che spiega forse ancora meglio lo stesso concetto affidandosi alla nota antica dicotomia. La spiego con parole mie, ma voi leggetevi il suo post. La verità è che li hanno chiamati vaccini senza che lo fossero, solo per poterli imporre con la scusa dell'emergenza (che in parte hanno almeno contribuito ad aggravare, impedendo qualsiasi tentativo di cura empirica) nonché per poterli accompagnare con la retorica dei vaccini (invece inapplicabile) per meglio manipolare l'opinione pubblica, la verità è che non sono serviti affatto a diminuire i contagi, non c'è nessuna evidenza statistica del fatto che siano almeno serviti a diminuire i sintomi (peraltro, avendo forzatamente modificato la popolazione imponendo in un modo o nell'altro la vaccinazione, nessun raffronto serio è nemmeno possibile), e l'unica differenza tra l'influenza di quest'anno e quella del 2021 è che quella la chiamavano variante e questa no (anzi no, c'è un'altra differenza: questa sembra più grave), la verità é che c'è un drammatico incremento di morti inspiegabili in soggetti giovani sani e vaccinati e nessuno analizza seriamente questi dati. La giustizia, come sanno benissimo tutti i professionisti del settore, spesso con la verità non ha niente a che spartire.

mercoledì 16 novembre 2022

MELONI ALLA PROVA

Il mio professore di filosofia politica all'università, eoni or sono, diceva che le formule ideologiche del potere sono, proprio in quanto ideologiche, meccanismi per occultare la vera formula del potere, che vede sempre al numeratore i pochi che lo detengono e al denominatore i tanti che lo subiscono. La democrazia mente dicendo che al numeratore c'è il popolo, il comunismo che c'è il proletariato, l'assolutismo che c'è Dio di cui il sovrano è solo legittimo tramite, eccetera eccetera. Ma la menzogna tiene sempre solo perché la maggior parte dei destinatari ci crede. E così i veri detentori possono continuare ad esercitarlo indisturbati. Meglio una tirannia dichiarata, quindi, che una mascherata? si e no. Si, perché un tiranno palese è sempre esposto al legittimo tirannicidio; no, perché nel frattempo si vive tanto peggio quanto più duri sono i metodi con cui riesce a mantenere il potere. Dobbiamo allora preferire la democrazia come male minore, e turarci il naso come si suggeriva agli elettori democristiani? Nemmeno, ma c'è uno stretto passaggio tra questi due estremi: accettarne le regole come quelle di un gioco di ruolo, ma mai dimenticando quelle non scritte, di cui stiamo parlando adesso. Mi dici che "la sovranità appartiene al popolo"? non ti credo, ma visto che lo dici ne approfitto fino al punto in cui sei costretto, pena il disvelamento della tua menzogna ideologica, a lasciare che me ne approfitti.

Chi arriva a questa consapevolezza, in merito alle ideologie, è a buon punto nel non farsi fregare da nessuna di loro, e pazienza se lo è anche nel farsi affibbiare l'etichetta di qualunquista. Il problema è solo che il suo partito è destinato a restare, per ragioni connesse intimamente alla natura umana quindi insradicabili, una piccola minoranza. E questo i potenti lo sanno e se ne approfittano alla grande, continuando a nascondersi dietro i loro vessilli per acquisire il consenso.

Due esempi in cronaca, recente e odierna.

  1. I vassalli del Vero Potere con l'etichetta di sinistra (poi centrosinistra per mietere nel campo dei moderati - condizione cui spinge l'avere qualcosa da perdere - e poi cinquestelle per mietere nel campo degli scontenti del sistema - condizione cui spinge invece non averci niente) ci hanno prima fatto digerire la cessione della sovranità monetaria e quindi economica e poi sottoposto a un regime liberticida (ha messo in discussione, e forse demolito per sempre, principi che risalivano alla Magna Charta) tenendo buoni i propri elettori di riferimento con una serie di concessioni sul piano ideologico: matrimoni per tutti a prescindere dal loro sesso (mentre i lockdown facevano schizzare in alto il numero di separazioni...), accoglienza degli immigrati (salvo girarsi dall'altra parte quando raggiungono il loro posto da schiavi per cui la mafia li ha traghettati), campagne per il linguaggio di genere (ben oltre sia la soglia del ridicolo che la banale considerazione che la lingua non si impone dall'alto, mai, e l'ultimo che ci ha provato era socialista si ma solo da giovane) o contro i femminicidi (che c'erano pure quando non li contavano, e non si fermano certo a chiacchiere). Attenzione: NON sto esprimendo una opinione contraria nel merito alle questioni, sto stigmatizzando il loro utilizzo strumentale, non lo ripeto più.
  2. Si perché allora non si vede perché i vassalli del Vero Potere con l'etichetta di destra (già centrodestra per mietere nel campo dei moderati, oggi invece però serviva di più mietere nel campo degli antisistema dopo il tradimento smaccato dei cinquestelle) non dovrebbero fare lo stesso, a elezioni fresche per giunta. Ecco spiegate le scaramucce con la Francia per la questione immigrati, la stretta contro i rave (cui seguirà quella ai centri sociali), lo sdoganamento di simboli e motti d'antan (meno che per Montesano, che ha in curriculum persino una carriera politica di sinistra ma ora è pure no-vax quindi peggio per lui), eccetera. Ecco, guardare a queste cose è esattemente come lo stolto al dito. Chi volesse guardare alla luna, sfocando il dito in primo piano, troverebbe invece che Meloni è andata a prendere ordini da Bruxelles prima ancora di quanto a suo tempo fece Di Maio, che ancora prima aveva messo alle finanze l'unico leghista eurista (Bagnai tace...), che ancora prima di vincere le elezioni aveva rassicurato sulla Nato e il fronte ucraino, e che mentre riammetteva i medici no-vax e rendeva settimanale il bollettino quotidiano del terrore si rimangiava subito la cancellazione delle illegittime multe agli over 50 non vaccinati (e si accettano scommesse su quello che farà in caso di risalita della curva dei contagi, se cioè rammenterà quanti dei voti li ha presi da chi non ne poteva più del teatrino pandemico di regime o invece agirà in continuità coi predecessori rierigendolo).

Se non è abbastanza chiaro la ridico in piano ed in sintesi: gli ammiccamenti a cose e comportamenti identitari di destra stanno a questo governo come i vessilli e i principi identitari di sinistra stavano a quello di prima. Fuffa agitata davanti al naso degli appartenenti per tenerseli buoni mentre sotto sotto si continua ad obbedire ai diktat dei veri padroni, tenendo linee politiche che dovrebbero inorridire sia chi ama ancora dirsi fascista sia chi pensa a se stesso come una persona di sinistra. Linee politiche assolutiste, antidemocratiche, illiberali, di accentramento del potere (in primis, come sempre, monetario ed economico) nelle mani di pochi e impoverimento ad ogni occasione buona dei sudditi, perché questo è, e si disvela essere ad occhi non velati dall'ideologia, la nefasta Unione europea e la sua arma di distruzione di massa chiamata Euro. Un nuovo totalitarismo di cui la cosiddetta pandemia è stata solo una tappa. Dispiace per chi, me compreso, ha votato a suo tempo cinquestelle nell'illusione che la loro dichiarata avversione a questo, vero, nemico fosse sincera e fattiva, e nuovamente per chi, me escluso, ha votato sto giro Meloni nella stessa identica speranza, che ben presto si rivelerà infondata e anzi ha già cominciato.

martedì 27 settembre 2022

L'ITALIA S'È DESTRA

Come molti avevano previsto, il centrodestra a guida Meloni ha stravinto le elezioni politiche e governerà con una maggioranza solida quindi presumibilmente per un quinquennio e magari anche riuscendo a manipolare la Costituzione. E come io stesso ho scritto alla vigilia, nessuna formazione davvero antisistema sarà presente in Parlamento, quindi il mio voto è andato sprecato e vabbè che era accanto casa ma mi potevo risparmiare la passeggiata. Gli italiani che non sono d'accordo con questo stillicidio di cessioni di sovranità a entità politiche ed economiche sovra (e multi) nazionali sono da tempo una maggioranza solidissima, perché d'istinto un popolo come il nostro, avvezzo a millenni di dominazioni straniere, capisce quando lo stanno fregando, ma dopo essersi affidati invano prima a Berlusconi (il cui antieuropeismo era di convenienza e infatti ora lo rinnega) poi a Grillo, ora in buona parte evidentemente pensano che sarà la fascistona a tutelare la Patria, e vedranno presto quanto sbagliavano i conti anche stavolta (mentre il friccico nel culo si, che ci aveva ragione).

La premier in pectore infatti non se lo sogna nemmeno, di mettere in discussione il tiranno eurista, al massimo farà un po' di ammuina per far percepire al suo elettorato la discontinuità attesa, e anche quando ne avesse intenzione sarà richiamata all'ordine appena il suo orecchio sarà a tiro di bisbiglio. Intanto però il sedicente centrosinistra avrà un bel quinquennio di occasioni per satireggiare da un lato e lanciare allarmi antifascisti dall'altro, ad ogni piè sospinto, nel tentativo di rifarsi una verginità perduta da decenni, che magari almeno in parte riuscirà pure, essendo la memoria corta sindrome purtroppo assai diffusa. Per questo chi può, e pur nei limiti di questa piccola tribuna io può, ha il dovere civico di ricordare ogni volta che la colpa di tutto questo è principalmente se non esclusivamente proprio della sedicente sinistra, che ha venduto il Paese allo straniero subito dopo la caduta del Muro di Berlino e non ha mai interrotto la sua azione di tradimento di ogni interesse nazionale in nome i più furbi del tornaconto personale tutti gli altri scemi di ideali vuoti come leuropeismo monetarista, secondo il teorema per cui senza "vincolo esterno" l'Italia non ce la può fare.

Troppo lunga sarebbe l'elencazione in dettaglio dei misfatti, e poi tanto chi vuole ha già capito e li ha già presenti tutti. Ma senza di essi oggi non saremmo in mano ai nipotini di Bennie, sapevatelo, avendogli inoltre messo in mano una democrazia svuotata ulteriormente dalla gestione criminale della pandemia: ora che si può "per ragioni di interesse nazionale" togliere il lavoro a un medico o a un professore, o subordinare l'esercizio di diritti acquisiti a un patentino di buona condotta, conta poco se sanitaria o altro, cosa può impedire a chiunque di esercitare questa nuova potestà a capriccio proprio, peraltro potendo contare dell'assenso immediato delle Camere? E quando lo faranno - oh si che lo faranno! - il primo da sinistra che si lamenta (bravo Pignataro) troverà questo muso a ridergli in faccia un "ben ti sta, coglione" fin troppo a lungo frenato. Si vedrà anche con su la mascherina...

mercoledì 21 settembre 2022

UN'ELEZIONE DA POCO

Il post sulla guerra dovrà aspettare, e magari avesse ragione Erdogan e dovessi riformularlo per superamento da parte della cronaca. Siamo infatti arrivati alle porte del fatidico 25 settembre, e anche se alla fine forse davvero stavolta a votare manco ci vado, qualcosa pure bisogna dirsela, sulle elezioni politiche incombenti.

Partiamo da qui: è davvero una data fatidica? Delle ultime due elezioni politiche, l'ho pensato, assieme ad almeno un terzo dell'elettorato peraltro, e scritto. Quanto - ahimè - mi sbagliassi, basta rileggere qualcosa per misurarlo. Ma non nel giudizio di merito dei programmi grillini, che anche a rileggerli oggi sarebbero da sottoscrivere nuovamente (e infatti non è un caso che essi stessi li abbiano fatti praticamente sparire dal web, menomale che mi ero scaricato un pdf integrale che vi fornisco volentieri, ché tutti i link che vi avevo fatto negli anni sono oggi "rotti" e questo su blitz è solo un riassunto..): quello che serviva all'Italia dieci anni fa è esattamente quello che servirebbe oggi, o che sarebbe servito ad affrontare la pandemia in maniera intelligente e non idiota punitiva e distruttiva, o a far si che i rincari del gas ci facessero economicamente il solletico o poco più. No, il tradimento è invece delle persone, che quei programmi hanno dimenticato o rinnegato, sia che siano fuoriuscite dal moVimento sia che siano rimaste dentro, con pochissime eccezioni. Il problema coi tradimenti, però, è sempre quello: che per un po' non ti fidi di nessuno, e anche chi invece non ti tradirebbe mai ci mette del tempo e della fatica a convincerti che con lui/lei non rischi di rivedere concretizzati i tuoi incubi, ammesso che ci riesca.

Aggiungiamo un particolare non da poco: che era chiaro fin da subito (almeno, a chi capisce di queste cose) che il m5s era in grado di raggiungere in fretta una massa critica in grado di incidere pesantemente sulla scena politica, se non di dominarla. Oggi, anche quando rintracciassimo uno schieramento qualunque con un programma sottoscrivibile (che cioè contenga chiare prese di posizioni antieuropeiste e keynesiane unite a una riforma della selezione politica in grado di limitare a quote endemiche la corruzione: il mix del programma grillino originario, per intenderci), è altamente improbabile che esso sia in grado non dico di incidere, ma nemmeno di superare gli sbarramenti ed entrare in Parlamento. Quindi l'alternativa oggi per noi "eretici" è purtroppo solo questa: non votare o votare inutilmente? Io deciderò all'ultimo istante, magari ci vado se non ho di meglio da fare quella domenica, visto che come da dettami gelliani (adottare ogni strategia perché la gente vada a votare sempre meno, dal disamore indotto fino alle urne aperte il minimo) da un po' alle politiche si vota un giorno solo.

Il combinato disposto dei due capoversi precedenti è esiziale: anche quando identificassimo un programma votabile, e se ce ne fosse più di uno ci mettessimo tutti d'accordo riuscendo a portare quello schieramento in Parlamento, e magari alla fine fossimo talmente inopinatamente tanti da farne un soggetto politico in grado di incidere (magari non quanto il m5s, diciamo che basterebbe quanto un ago della bilancia ai tempi del pentapartito), cosa ci garantirebbe che i suoi esponenti, una volta al governo, quindi una volta al contatto col Vero Potere, magari alla prima gita a Bruxelles, non vengano "ridotti alla ragione" tramite contatto suadente o minaccioso che sia, come sarà capitato, che so, a un Di Maio? Sennò come lo spieghi uno che sottoscrive un programma come quello nell'immagine qui accanto e poi se ne dimentica completamente?

Mi si dirà: ma anche se non vai a votare, togliti dalla testa la possibilità che l'esistenza di un "partito dell'astensione" (per quanto enorme possa diventare) venga riconosciuta nel suo significato di protesta e "alterità" da parte di quelli che si spartiscono i voti espressi per farne una remunerativa carriera e si comportano come se le quote fossero della popolazione anziché dei pochi votanti. E infatti, volendo evitare di fare la fine di Carlo Verdone quando annulla comicamente la scheda dopo aver passato mille peripezie con la sua Alfasud mentre rientrava dalla Germania per votare, alla fine probabilmente voterò. Forse Paragone. E ai compagni che mi ricordassero che è destrorso rispondo che mi trovassero uno schieramento di sinistra-sinistra che ha compreso che senza uscire dalla UE nessuna politica economica nazionale "altra" rispetto al monetarismo eurista (si, "da giovane" - ad esempio in questo post, che peraltro vi ripropongo ogni volta che voglio spiegare Keynes - pensavo addirittura che si potesse cambiare quella, dovevo invecchiare per capire che se non possiamo incidere su scala nazionale figurarsi continentale), figurarsi una di stampo socialista, è possibile, e voto quello. O forse Italia Sovrana e Popolare.

Riassumendo (tanto i documenti per riscontrare, se vi va, ve li ho già linkati):

  • il programma del movimento 5 stelle prevedeva il ripudio delle grandi opere tangentizie (a cominciare dalla val di Susa) e invece un tripudio di piccole opere (keynesianamente in grado di riassorbire a stretto giro il deficit inizialmente necessario ad avviarle) proprio in settori come la sanità pubblica, l'edilizia pubblica specie scolastica, il recupero del territorio e la microproduzione di energia da fonti alternative - se negli anni di governo avessero fatto una frazione di quanto promesso, ieri avremmo affrontato la pandemia agendo innanzitutto sul denominatore (i posti in ospedale, e non solo in terapia intensiva) e sul numeratore incentivando ogni possibile cura empirica (anziché buttare soldi - magari con tanto di stecca - in sieri dimostratisi inutili e dannosi), ed oggi non avremmo questi aumenti dei prezzi dell'energia a finire di distruggere le PMI completando l'opera iniziata con la pandemia; per questa ragione Conte potrà anche convincere qualche elettore, fosse anche molti, a tenere a galla la barca grillina (se non si fosse smarcato in extremis non avrebbe nemmeno potuto tentare), ma non chi ha buona memoria;
  • gli altri, tutti gli altri, o sono sputtanatissimi da tanto tempo, come il PD o Berlusconi (che non manca di dichiararsi europeista ogni due e tre, tanto per togliere credibilità lepeniana alla Meloni, e invece non dimentica di fare l'occhiolino ai suoi grandi elettori di sempre ricicciando addirittura il per troppi versi infattibile Ponte sullo Stretto), o da meno come la Lega (che ha spinto i grillini tra le braccia del PD anziché provare a mantenere dritta la barra di un governo che almeno in potenza era alternativo), o si sputtanano in tempo reale sotto i nostri occhi (la Meloni ammesso che arrivi al governo diventerà eurista prima ancora della prima gita a Bruxelles, potete scommetterci); comunque, ciascuno di loro non fa che agitare veli ideologici davanti agli occhi dell'elettore bue di riferimento (diritti civili - che senza quelli socioeconomici sono fuffa - e ambientalismo modaiolo a sinistra, xenofobia e autoritarimo sociale a destra, e trasversalmente termovalorizzatori e quelle centrali nucleari che, pur non volendo considerare i veri costi, ché se lo avessero mai fatto non ne avrebbero mai costruita nemmeno una, se anche cominciassimo domani a farne mille avremmo il primo chilovattora netto tra decenni), veli ideologici che in quanto tali hanno il precipuo compito di occultare ai loro occhi la realtà di una politica economica autoritaria, criminale e decisa altrove, che implica tra l'altro la distruzione del tessuto socioeconomico dell'Italia così come deciso e comunicato agli esecutori sul panfilo della troppo compianta Elisabetta II giusto trent'anni fa;
  • gli unici alternativi sono talvolta incoerenti, talaltra destinati all'irrilevanza, e spesso tutte e due le cose;

con questo scenario, è come accingersi a fare l'amore con una donna che si vede che non ti ama, non gli piaci, pensa ad altro e forse ti deride o comunque ti disistima: sarebbe meglio scappare, ma se non lo fai non ti puoi che attendere una prestazione al massimo modesta... Insomma, domenica si vota: magari non si sa chi vince, ma sicuro si può prevedere, altro che botto, una drammatica cilecca.

sabato 10 settembre 2022

SENZA SPERANZA?

Grafico tratto da uno studio dell'Istituto Nazionale
di Statistica del Regno Unito, qui l'articolo completo
Perdonatemi se torno a coppe, ma d'altronde se scrivo di musica, forse anche perché scrivo della musica di decenni fa, a leggermi siete ancora di meno. D'altronde, di questi tempi, chi non parla, anzi chi non ragiona adeguatamente, di guerra e di pandemia, va ad ingrossare le fila del bestiame inconsapevolmente accompagnato al macello. Certo, mi si potrebbe rispondere, sempre meglio di chi al macello ci viene accompagnato lo stesso ma in più ne è pure consapevole, e allora alzerei le mani: è una questione di preferenze personali. Io preferisco la consapevolezza, come ad esempio quella di prima o poi dover morire e ciao, e ritengo sia difficilissimo e pertanto altrettanto apprezzabile riuscire a vivere con quella, senza una qualunque ideologia consolatoria a velare gli occhi, religiosa o meno. Il paradigma è quello.

Torno a parlare di pandemia, uno o due mesi prima di quando probabilmente la faranno tornare in cronaca per rirenderci impossibile la vita, perché nei miei consueti giri sul web mi sono imbattuto in una notizia che sicuramente non avrete sentito in TV. Uno studio serio di Altamedica (citato da agenzie di stampa come Dire e Agi, e qui commentato da Globalist), indirettamente confermato da uno studio su Science (riportato da L'indipendente), conferma incontrovertibilmente che chi ha contratto il covid NON ha bisogno di vaccino, perché la sua risposta immunitaria, modificata naturalmente e diretta al virus, risulta molto migliore rispetto a quella indotta dai cosiddetti vaccini, creata artificialmente e diretta a una sua parte, pertanto suscettibile di diminuire con le varianti. Molto migliore non tanto nel prevenire il contagio, ma proprio nell'evitare il reinsorgere della malattia con sintomi specie seri. Si, l'esatto opposto delle palle che vi hanno raccontato per farvi vaccinare.

La cosa, a saperla leggerle, spiega perfettamente quello che abbiamo visto nei mesi scorsi: una marea di contagi (moltiplicati di tre zeri) nonostante le vaccinazioni a tappeto, riguardanti soprattutto vaccinati anche con più dosi, e i casi gravi, relativi alle complicazioni anche fatali di chi contrae l'influenza avendo altri problemi, decisamente all'interno dell'ordine di grandezza normale di sempre. Come peraltro lungo quasi l'intero corso della pandemia, diventata però a furia di ondate finalmente endemica come sarebbe stato tempo prima se non avessero imboccato la via dei vaccini. E tutto questo, senza neanche parlare degli effetti avversi di questi ultimi, spesso letali, che però ci sono eccome (sotto gli occhi di tutti) e però devi andarteli a spulciare sul web perché col cavolo che te li dicono (ma "i vaccinati disimparano a nuotare"?). Effetti avversi per cui, come per ogni cura non necessaria, imporli in mancanza di prove di efficacia e anzi in presenza di prove di inefficacia è senza mezzi termini criminale, figurarsi se ai bambini. E senza dire dei tanti morti iniziali di cui almeno la concausa, per non dire la causa principale, è la scellerata scelta di bloccare ogni qualsiasi terapia empirica che si poteva tentare anziché lasciare i malati a casa in attesa di mandarli in ospedale quando era troppo tardi (e allora ventilarli, ammazzandoli, e bruciandoli, per cancellare le prove) - chissà se e quando arriverà il redde rationem per la cricca responsabile di questo (io intanto voto per chi promette di provarci, a mettere in stato d'accusa Speranza e soci).

Ciò non impedirà al prossimo governo, specie se sarà ancora a guida PD/UE ma non ho molte speranze nemmeno nelle alternative possibili (chi voto io probabilmente non supera manco gli sbarramenti, se voto), di ripartire col green pass, le chiusure, gli ostracismi ai non vaccinati, e magari pure ai vaccinati con più dosi che finalmente hanno capito l'antifona e non intendono proseguire, eccetera eccetera. Specie se nel frattempo si dovesse in qualche modo fermare la guerra in Ucraina, che è il nuovo e più efficace metodo trovato, anzi recuperato tra quelli più utilizzati nella Storia, per impoverire i popoli quando ai padroni del vapore pare che ciò sia necessario (o meglio, quando non sono costretti dagli eventi a lasciargli respiro consentendogli un temporaneo innalzamento delle condizioni materiali - e quindi spirituali). Torneremo sull'argomento presto, per ora vi lascio con l'invito a leggervi questo articolo ben circostanziato, che dati alla mano spazza via gli almeno trenta anni di bugie che stanno dietro al "fogno" europeo, sfondo nel quale bisogna sforzarsi di guardare tutti gli accadimenti in cronaca.

domenica 14 agosto 2022

VIA DALL'AMBARADAN

Nel 1997, appena trasferito in Trentino, mi capitò cercando casa in affitto di vederne una a Baselga di Pinè, perché venendo da Roma non mi spaventavano i pochi chilometri fuori città, che lì significa quasi sempre già un po' su di quota. Il mancato locatore, sentitomi terronissimo, non mancò di sottolineare che lui invece era non dico trentino, ma decisamente austroungarico, infilando nella chiacchiera una tirata contro "Cesare Battisti, quel terrorista". Eppure al massimo davvero austroungarico sarà stato suo nonno, se non il suo bisnonno, per dire come certe percezioni tendano a permanere.

Anche venti anni e passa dopo? si: sentite questa. Tornatoci in vacanza, mi capita di fermarmi a fare GPL in una stazione di servizio tra Merano e Bolzano, ma diversamente dal solito non si avvicina nessuno. Temendo fosse chiuso l'impianto, entro nel bar e chiedo se fosse o meno così. La tipa mi guarda imparpagliata, ma giusto un attimo, poi capisce ed esclama: "ah, perché in Italia non è ammesso fare GPL in self-service, ora le mando qualcuno ad aiutarla". Una ragazza giovane: l'austroungarico sarà stato il suo bisbisbisnonno. In un posto di passaggio, mica in mezzo ai monti. Eppure dà per scontato, senza nemmeno badarci più di tanto, di non essere "in Italia". E magari se glielo si chiede nemmeno vorrebbe, come alcuni movimenti sicuramente ancora propugnano, tornare in Austria, anche perché con quello che comporta la specialità dello Statuto regionale in Italia i sudtirolesi ci stanno proprio bene, e invece probabilmente sotto l'Austria non avrebbero tutti quei privilegi. No, non è posizione politica, è percezione.

Ora, qualsiasi minoranza mette istintivamente in atto una serie di accorgimenti idonei a salvaguardare nel tempo se stessa, e se non hanno risultati prima o poi non resta nessuno ad accorgersene, altrimenti resiste nei secoli: l'esempio più eclatante sono gli ebrei, passati attraverso i millenni anche grazie a una religione pervasiva e la blindatura del sangue in tutti i contesti. Ad esempio, gli Ucraini sono stati parte dell'impero sovietico per settanta e passa anni, durante i quali non hanno mancato nemmeno di allearsi coi nazisti nel loro tentativo di invasione dell'URSS, eppure oggi sono lì a resistere all'invasione russa con orgoglio e determinazione, magari sotto le stesse insegne dei nonni, insegne che oggi agli occidentali fa comodo non vedere. E questo a chi si ferma alla narrazione dei fatti portata avanti incessantemente dai media mainstream può anche bastare. Ma se pensiamo alle regioni russofone finite all'interno della Repubblica Ucraina proprio al tempo dei sovietici, perché il blocco era unico e un confine valeva l'altro, non vale la stessa cosa? E' strano che continuino a considerarsi russi e dopo un decennio di angherie e massacri nascosti da parte degli ucraini golpisti abbiano chiamato la madrepatria a intervenire? E domani che la Russia vince la guerra e Crimea e Donbass diventano Stati sovrani, se ci fossero al loro interno comunità ucraine non avrebbero diritto a coltivare la loro identità e a pretendere rispetto, e sennò a ribellarsi? Occhio che le scatole cinesi non perdonano...

Prendiamo il Kosovo. Era una regione ad etnia albanese all'interno della Serbia, e noi occidentali abbiamo sostenuto il suo diritto all'indipendenza a costo di andare a bombardare Belgrado. Al suo interno però ci sono delle regioni a maggioranza serba, e questi oggi non possono nemmeno più mantenere la loro identità neanche formalmente. E se la Serbia protesta noi subito mobilitiamo le armi, sia mai gli venisse in mente di intervenire. Due pesi e due misure, con il giustificazionismo dell'imperialismo occidentale a fare da unica bussola. Ai tempi, Ligagiovapelù almeno cantavano Il mio none è mai più. Oggi per trovare un cantante o un altro artista fuori dal coro bisogna cercare col lanternino, e completamente al di fuori del circuito mainstream. A settembre assisteremo alle elezioni forse più gattopardesche della storia, e intanto stanno già acquistando milioni di dosi di vaccino, hai visto mai finisse la guerra scendesse il prezzo delle materie prime e ci rivolesse la pandemia a tenere il giogo stretto al popolo bue.

Eppure basterebbe poco, ad aprire gli occhi. Sempre in Trentino, ad esempio, passeggiando in montagna ci si imbatte facilmente in istallazioni austriache della prima guerra mondiale, dalla semplice trincea al forte enorme e maestoso. Ecco, leggendo i cartelli si scopre che tutto quell'ambaradan fu allestito, peraltro in posti dove si fatica a capire come abbiano fatto e in così breve tempo, al più dieci anni prima di perdere la guerra e vedere l'impero dissolversi. Istruttivo, no? La guerra, ogni guerra, è sempre una sconfitta, per chiunque. E ho usato apposta il  termine ambaradan, transitato nell'italiano corrente per dire "apparato inutilmente complesso e caotico" dal nome di una località etiope dove si consumò una delle peggiori vergogne della storia italiana (usammo gas tossici contro la popolazione civile, si proprio noi che crediamo sempre di essere "i buoni"), tappa di un'avventura coloniale che si rivelò anch'essa decisamente effimera.

venerdì 5 agosto 2022

LETTURE PER L'ESTATE

Non so se sia ancora così, ma temo di si: a scuola il fattore "C" con gli insegnanti è determinante, non solo per la carriera scolastica stessa, ma anche per le scelte di vita successive. Avendo dimostrato una certa attitudine a maneggiare i numeri (che mi è rimasta, a dispetto della mancata coltivazione), fu naturale scegliere il liceo scientifico, e addirittura al biennio mi ritrovai come insegnante di matematica lo stesso simpatico geniaccio che avevo alle medie (doppia coincidenza, il passaggio simultaneo e finire nella stessa sezione) e che, avendomi capito, ogni tanto veniva a spettinarmi con la mano chiamandomi "furiusu" per via della mia abitudine a fare di getto gli esercizi senza mai tornarci su se non venivano, tanto poi li avrei rifatti in classe in caso fossi stato chiamato a mostrarli. Ma la fortuna tende a girare, e al triennio mi capitò una insegnante di matematica e fisica di quelle che ti leggevano in classe la spiegazione dal libro, e si incazzavano se facevi domande, di cui non conoscevano mai la risposta. Risultato: gli esercizi continuavano a venirmi, ma non ne capivo il senso (di limiti, derivate, logaritmi, funzioni analitiche, eccetera) e mi disamorai. Nel frattempo alla bellissima insegnate di italiano e latino del biennio, fonte di tutti i sogni erotici di tutti i maschietti delle sue classi (si, esattamente come nei film sexy degli anni 70, quelli con Vitali Banfi Fenech Rizzoli Cassini Guida eccetera, che non erano affatto campati in aria), era seguita nel triennio una che apparve subito meno avvenente ma si sarebbe rivelata più decisiva per alcuni di noi, sicuramente per me. Già durante l'anno, infatti, ci aveva dato dei libri di letteratura contemporanea italiana non solo da leggere, ma anche da recensire in forma di "scheda", ed in gruppo: una cosa che ci faceva sentire tanto giornalisti e quindi ci ingrifava parecchio. Poi, per l'estate, ci consegnò una lista di libri da leggere nelle vacanze, tornando con le schede stavolta individuali. Parlo di Verga, Pirandello, Silone, Strati, Pavese, Levi, eccetera. Non so quanti di noi uscirono dal liceo come appassionati lettori, ma io sicuramente si, e il mio primo libro da scrittore (di tre, resto sempre e comunque soprattutto un lettore, anche se ormai la presbiopia mi fa preferire il lettore ebook, che ho impostato a caratteri grande e dove ho caricato migliaia tra classici e contemporanei, abbastanza per alcune vite) nel 99 lo portai in dono proprio a quella professoressa oramai anziana, e anche col sottile timore di avere un brutto voto, credo.

Tutto questo pippone perché accingendomi a fare qualche giorno di vacanza, dopo anni come tanti di voi, vi lascio con una serie di articoli da leggere, pescati qua e la nel mare magno del web, in ossequio alla funzione primigenia di questo blog: fare da media, farvi da filtro (certo, il mio filtro, ma se non vi va bene cambiatelo o usate il vostro personale), tirare su la rete risparmiandovi mezza fatica - che quella di scegliervi il pesce spinarlo e mangiarlo resta la vostra, se e quanto vi va.

  • Tensioni in kosovo... - Nel tentativo di espandere il conflitto che ha avviato in Ucraina nel 2014, la Nato ci mostra con evidenza non solo la sua natura guerrafondaia e imperialista, ma anche le contraddizioni in cui rischiamo di finire se ascoltiamo troppi TG. Mi spiego. Se in una nazione sovrana c'è una regione che è abitata a maggioranza da un'altra etnia (che so, ad esempio la Moldavia con la Gagauzia), ha diritto quella nazione ad angariare quella etnia? e se lo fa hanno diritto le nazioni limitrofe a impicciarsi e intervenire? Se rispondete si, abbiamo fatto bene a bombardare la Serbia nel '99 fino a ottenere l'indipendenza del Kosovo, e però ha fatto bene anche Putin ad intervenire in Ucraina oggi per liberare il Donbass (leggere qui per ricordare chi sono i neonazisti ucraini), e farebbe bene oggi la Serbia a intervenire in Kosovo dove stanno discriminando pesantemente le minoranze serbe nelle regioni di confine. Se rispondete no pensando al cattivone Putin o giustificando un nuovo intervento in Kosovo, occhio che un minimo di coerenza allora vorrebbe che rivalutassimo di 180° la lettura storica delle vicende nella ex Jugoslavia. Oppure, restate pure iscritti al partitone degli opportunisti secondo cui il criterio guida è che hanno sempre ragione i nostri (e magari UE e USA fossero davvero i nostri...).
  • Il caro-energia... - Mattei lo hanno ammazzato perché tentava di smarcare il nostro Paese dal colonialismo americano, di cui oggi la sua Eni è uno degli ascari migliori. Venendo adeguatamente retribuita con la scusa della guerra.
  • Draghi, missione compiuta - Quando era alla BCE, mister "whatever it takes" ha munificamente riempito di soldi la pancia delle banche ben sapendo che il teorema delle ricadute positive della cosa sui cittadini comuni era fasullo, le banche hanno usato il tesoro in regalo per fare incetta di titoli di Stato e gli Stati sono stati spinti ancora più di prima sotto il taglione del debito e dei parametri UE. Non bastava, serviva un catalizzatore e - miracolo! - è arrivata la pandemia. I traditori di Lega e M5S al governo hanno imboccato la strada del "farla pagare ai privati", mancando alle loro promesse. Ma non bastava ancora, doveva intervenire direttamente Lui: distruzione delle PMI, incaprettamento del Paese al PNNR, aumento vertiginoso del debito pubblico, sterzata guerrafondaia con conseguente innesco dell'inflazione da materie prime, bastano solo queste grandi linee a capire con che razza di killer abbiamo a che fare. "Eppure conosco brave persone, italiani plurilaureati e di buona volontà, che considerano ora più che mai Draghi come l’unico possibile 'salvatore della Patria', assurdamente silurato da un parlamento ingrato e traditore..." Mah...
  • Heather Parisi - Quando ero ragazzo mi sarebbe piaciuto stare li a sollevargli la gamba (dire così oggi è sessismo, ma io sto raccontando di quando ero adolescente...), oggi se la incontrassi le stringerei calorosamente la mano per ringraziarla: è una mosca bianca di autonomia di giudizio e dissonanza dalla narrazione imposta, in un mondo dello spettacolo e della cultura mai così disciplinatamente uniformato come oggi. Questo post è da sottoscrivere e divulgare in ogni modo. Il suo sito da oggi va di diritto in colonna destra.
  • Vaccini e morti improvvise - Se metti "morti improvvise" su Google e leggi i risultati, a vaccinarti non ci vai. Ok, non ce la dimostrazione statistica che l'impennata sia collegata alle vaccinazioni di massa. Ma c'è ancora meno per l'asserita riduzione dei sintomi in caso ti contagi e di decessi di contagiati. Molto meno. Eppure ho sentito con queste mie orecchie persone peraltro stimabili e intelligenti che recitano il mantra del "però non muori" quando provi a fargli notare che vaccinando tutti i contagi si sono moltiplicati per mille, quindi se anche non vogliamo dire che è per colpa dei vaccini, sicuro possiamo dire che sono perlomeno inefficaci. Che siano "insostenibili e non salutari" pare se ne sia accorto persino il Corriere..  Ma poi c'è il caso che muori, che un giudice certifica il vaccino come causa del decesso, e però nega il risarcimento perché non eri obbligato e hai firmato volontariamente: guardare per credere. D'altronde, se gli effetti avversi non vengono denunciati dai medici di base, per non perdere il posto (che poi magari il giudice ti reintegra - e Facebook censura chi posta la sentenza! - ma intanto passi i guai), come se ne esce?
  • Viglione - Ma un'alleanza elettorale tra le forze politiche antiglobaliste (quindi anche anti guerre Nato e anti gestione dittatoriale della pandemia), no?
  • Lameduck - Bentornata "papera zoppa". Come aveva promesso, la Tampieri ha ripreso a postare sul suo blog, stavolta con una lucidissima analisi della questione elezioni anticipate.

lunedì 1 agosto 2022

RADIOCIXD 60 - QUANDO PARLA GABER

Eh si: il dialogo tra i due "mi chiamo G", quello ricco
e quello povero, riuscì persino a farlo in Rai con Mina
A casa ho un rack stereo hi-fi degli anni 70 in perfetto stato, di quelli che oggi non si usa più comprare e comunque con quelle caratteristiche tecniche costa quanto un'utilitaria (vabbè, usato semestrale). Ma non lo ascolto mai. Durante il lockdown avevo ovviamente trovato il tempo di risistemare i collegamenti e fare qualche prova di ascolto (una bomba, infatti da ragazzi ci si facevano le feste in garage o in terrazzo), ma poi nisba. Magari quando vado in pensione, se mi tolgono la carota davanti al naso e arrivo a mangiarla, istituirò il rito dell'ascolto quotidiano di un ellepi. Ora, è molto più comodo attingere all'immensa mole di mp3 che in un modo o l'altro (nel rack c'è un pezzo più nuovo: un masterizzatore professionale per la conversione da analogico a digitale dei vinili) ho accumulato, per caricare una pennetta che poi rimane in auto fino a quando non ho ascoltato tutto il contenuto e la porto a casa per sostituirlo. Avendo il minuscolo aggeggio 32 giga di spazio, bastevole per quattro o cinque mila canzoni, anche passando due ore al giorno nel traffico di Roma ci vogliono mesi. E per metterti al pc a scegliere i brani per il rimpiazzo, devi ritagliarti qualche ora di tempo, anche se selezioni album interi. Così a volte, dopo un po' che scegli, magari tra le novità, ti arrendi e per fare prima ci infili tutta la discografia di qualcuno, che ami molto e vuoi riascoltare o magari che non hai mai ascoltato con attenzione e ti eri ripromesso prima o poi di farlo.

In questi giorni sto ascoltando praticamente tutta la discografia di Gaber, dove l'avverbio sta a indicare che è uno di quegli artisti per cui è difficile ricostruirla integralmente, perché vastissima e perché inizia in tempi in cui il concetto di album non si era ancora affermato (oggi è praticamente tramontato, ma per decenni è stato dominante) e i 33 giri erano solo raccolte spesso non coerenti e con duplicati vari. Tutta, dall'inizio alla fine, a puntate corrispondenti coi tragitti in auto. Mi rendo conto che si tratti di un'attitudine maniacale, e infatti mi vergogno un po' a confessarla, ma io non ascolto quasi mai tracklist miste, solo album dall'inizio alla fine, magari divisi tra una tratta in auto e l'altra. E se attacco una discografia completa, la finisco, ci vuole quello che ci vuole. Mi vergogno, o meglio mi vergognavo, finché non ho scoperto che in giro è pieno di gente, altrimenti all'apparenza normale, che si piazza davanti alla TV nottate intere o interi weekend per vedersi tutte di seguito ics stagioni di una serie. Per chi, come me, detesta anche quando un film per la TV te lo fanno in due puntate, è una cosa inspiegabile, quasi disumana. Per cui ad ognuno le sue manie, e faccio outing.

Di Gaber qui a radiocontroinformoperdiletto non abbiamo ancora parlato, proprio perché la sua produzione è talmente vasta ed eterogenea che è davvero difficile identificare un album da recensire. E però, consigliare a chi non l'abbia mai fatto di ascoltare Gaber è quasi un dovere civico. Jannacci, e va beh che erano amici, nella sua Se me lo dicevi prima, una invettiva contro la droga mascherata da canzone umoristica come il cardiochirurgo usava, mette "quando parla Gaber" tra le cose belle per cui vale la pena vivere. Già, perché il "teatro-canzone", termine coniato proprio da Gaber e Luporini per il tour teatrale de Il signor G del 1971 (e già questa scelta, per uno che ormai era di casa in prima serata sulla Rai magari accanto a Mina, come avrete senz'altro visto a Techetecheté, dimostra la statura dell'artista), era proprio un alternarsi costruito di canzoni e testi, dove questi ultimi constavano di affabulazioni in parte aderenti ad una traccia in parte modificate a braccio di volta in volta, talvolta brevi introduzioni del brano seguente talaltra digressioni che si allungavano a dismisura (ne Il grigio del 1989 arrivavano a fagocitare tutto). Per cui, o fate come me e vi ascoltate tutto, o ve le perdete. Si certo ogni tanto qualcuno (Dix, Marcorè, Paolo Rossi, ad esempio, e sicuramente Scanzi) prova a riproporlo a teatro, e magari con merito, ma non è la stessa cosa... Anche perché non credo che Gaber in scena oggi ridirebbe le stesse cose che diceva trenta o venti anni fa: ha cambiato sempre obiettivo per la sua satira feroce e impietosa, dalla borghesia all'individuo alla democrazia alla società, non vedo perché non avrebbe dovuto continuare a cambiarlo (i demiurghi della pandemia? i fautori della pace fornitori di armi? ciascuno ci metta il suo wish, tanto resta tale...).

Quindi, tenuto conto di quanto sopra, e cioè che comunque ne avrete un'idea parziale, vi propongo una tracklist commentata che pesca in decenni di carriera, e buon pro vi faccia:

  1. Io mi chiamo G - Celeberrimo duetto tra un bambino ricco e uno povero, clamoroso esempio di come si possa rappresentare una verità attraverso l'ironia. Il link punta alla versione televisiva, rara, e probabilmente dovuta a Mina che lo ha sempre considerato un amico, eccezione all'ostracismo totale che la Rai gli riservò per anni quando passò al teatro-canzone.
  2. I borghesi - Il brano fa a gara con Borghesia di Lolli a chi è più datato, tanto che Gaber a un certo punto ha smesso di farlo, e Lolli per farlo ci metteva un "forse" tra "il vento un giorno" e "ti spazzerà via". Ma è potente e diretto, e il fatto che nel 71 ci si potesse illudere che l'invettiva era verso altri e oggi non si possa che ritenerla rivolta anche verso noi stessi, non gli toglie valore, anzi.
  3. Un'idea - Qui la satira feroce è contro chi si sente progressista e avanzato, presentando una serie di personaggi che se ne vantano ma poi non finiscono proprio bene. E no, le idee non si mangiano, diceva mio nonno.
  4. Lo shampoo - Divertissement piuttosto noto ma certamente meno innocuo di quello che sembra a un ascolto superficiale.
  5. È sabato - Invece qui l'attacco è diretto, alle abitudini di coppia, al perbenismo, insomma ce n'è per tutti e nessuno si può chiamare fuori.
  6. La libertà - Il testo è un manifesto. Letteralmente: dovremmo stamparcelo e appiccicarlo in salotto, o in ufficio.
  7. Il conformista - Brano tra i più recenti, molto dopo che il Nostro era stato d'autorità arruolato tra i qualunquisti da quella sinistra da cui si era allontanato invece proprio perché lei aveva iniziato a tradire uno a uno tutti i valori di cui faceva bandiera. Ah, lo ha cantato anche Celentano.
  8. Il dente della conoscenza - Tolto il dente tolto il male. E' il vero problema della società di oggi, altrimenti il teatrino della pandemia non sarebbe potuto essere inscenato. E Gaber lo aveva capito decenni prima.
  9. La marcia dei colitici - Oggetto di questa satira giocosa sono le autoorganizzazioni e il culto del successo. Io però mi ci riconosco anche per una ragione più propria...
  10. L'elastico - Dentro il racconto di una esperienza extracorporale, c'è anche forse una frecciatina alla psicoanalisi...
  11. Quello che perde i pezzi - Meravigliosa allegoria. Il protagonista alla fine rimane solo con un testone e un testicolo. 
  12. La nave - C'era la metafora felliniana, e quella craxiana che opportunisticamente vi si accodava. Gaber ci rovescia sopra ettolitri di vomito, con la sua consueta abilità interpretativa sembra di sentirseli addosso...
  13. Le mani - Satira sociale a 360°, declinata attraverso tanti tipi di mani, con una chiusura senza tanti giri di parole.
  14. L'odore - Altra feroce introspezione. Quando l'ascolti, se ti senti colpito hai un problema, se invece non ti metti in discussione ne hai due.
  15. Il febbrosario - Nel 1974 si poteva prevedere la pagliacciata della pandemia? Ad ascoltare questo brano sembrerebbe in qualche modo di si. Scanzi avrà pure portato Gaber in teatro, ma forse questa o non l'ha ascoltata o non l'ha capita.
  16. La peste - Si, si poteva, questo brano dello stesso album lo dimostra. Ascoltatela con attenzione, prevede tutto, anche l'assuefazione in cronaca. Persino il "bacillo a manganello".
  17. C'è solo la strada - E qui, stesso disco, ce n'è pure per il lockdown: "Perché il giudizio universale non passa per le case dove noi ci nascondiamo: bisogna ritornare nella strada per conoscere chi siamo." Oppure, peggio, visto che dice che "appena un uomo si chiude in casa comincia ad ammuffire", chi ha architettato la gestione della pandemia il brano lo conosceva...
  18. Il comportamento - Questa feroce autocritica mi è sempre piaciuta. Sarà che anche mio nonno aveva un solo comportamento, e anche a me invece non mi è mai riuscito del tutto imitarlo...
  19. Le elezioni - Il perculamento del rito massimo della democrazia qui è totale, e culmina con una impresa che ammetto anch'io di avere sognato (che bella matita!) ma non so se davvero sia mai riuscita a qualcuno.
  20. L'America - Testo da sottoscrivere, ma l'attacco al mito americano ai tempi però si portava. Se vedo un rapper italiano o un trapper che ne fa la cover mi rimangio pubblicamente il mio disprezzo verso le categorie, giuro.
  21. Si può - Dire che è tratto dall'album Libertà obbligatoria già fa capire dove vuole andare a parare, ma il pezzo è molto noto, se si pensa che c'è persino una versione di Anna Oxa.
  22. Il suicidio - Questa esilarante affabulazione esiste in tante versioni quante tournée ha fatto, o forse quante serate, ognuna immaginando le modalità di farla finita delle personalità del periodo o in cronaca. Catartico.
  23. Quando è moda è moda - Il brano segna la presa di distanza dalla sinistra, e infatti ai tempi fu pesantemente contestato. Ma si adatta benissimo a ogni epoca, compresa questa.
  24. Io se fossi Dio - Quando fu rapito Aldo Moro avevo quindici anni e ogni volta che mio nonno (vecchio socialista antifascista impermeabile alla retorica democratica) rientrava in casa chiedeva serio "murìu Moru?", finché non tolse il punto interrogativo. Forse la cosa mi aiutò a maturare la mia posizione nei confronti della vicenda: tutti a parole volevano salvarlo, ma molti di questi lo volevano morto, così a esecuzione consumata era pieno di ipocriti (mandanti a parte) che ne ingigantivano a posteriori la statura politica mentre sotto sotto esultavano. Fu la prima volta che sperimentai l'ormai abituale sensazione di trovarmi da solo su una posizione alternativa mentre tutti gli altri facevano il coro alla narrazione ufficiale. L'anno appresso, da apprendista dj, misi le mani su uno strano vinile, inciso solo da una parte, con una canzone sola. Diceva quello che pensavo io, e non solo su Moro. Fu sequestrato, ma ormai in radio ce l'avevamo e io lo passavo. Poi ne girò una versione edulcorata. Ma il link che vi ho messo è quello alla versione integrale. Ascoltatevelo con concentrazione, se avete da fare rimandate a quando avete venti minuti di tranquillità per prendervi la vostra dose di "schiaffi di Dio" che "appiccicano al muro tutti".
  25. I soli - Questa ve la metto proprio qui perché a volte mi ha aiutato proprio in quella sensazione che vi dicevo. E parla di soli e non di single perché non parla solo di scelte sentimentali, e perché anche in due in fondo si è sempre soli, e chi pensa il contrario si illude.
  26. La democrazia - E questa perché la frase " io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza non avrei certo la superstizione della democrazia" gli era evidentemente rimasto il bisogno di spiegarla nel dettaglio.
  27. Qualcuno era comunista - Essendosi trovato nel giro di pochi anni a passare da compagno coraggiosamente fustigante il sistema a volgare qualunquista, perché se uno mantiene fede a se stesso e alle proprie idee e tutti gli altri si tradiscono è lui che sembra spostarsi come il treno fermo in stazione mentre parte il nostro, il nostro a un certo punto evidentemente non ne poté più, e scrisse (sempre con Luporini) questa meravigliosa e idilliaca elencazione, al termine della quale dal vivo tutti ci si alzava applaudendo e sollevando il pugno, anche chi non aveva mai votato PCI. Se qualcuno vi accusa come talvolta capita a me di essere diventati "di destra", fategli sentire questa canzone, poi fate e dite come Mario Brega a Carlo Verdone, e mentre lo mandate a fanculo urlategli che semmai sono i compagni che sono diventati liberisti europeisti e destrorsi.
  28. Destra-Sinistra - Che poi è uno dei brani responsabili delle accuse di qualunquismo, ma solo perché si presta fin dal titolo a una lettura superficiale e strumentale. Se il partito più effettivamente di destra oggi è l'ultimo in elenco della linea di successione del PCI, e se il sovranismo monetario, precondizione a qualsiasi politica economica eretica rispetto al monetarismo eurista quindi anche a quelle socialiste o anche solo socialdemocratiche, viene invocato solo a destra, non è colpa di Gaber. E nemmeno mia.
  29. La strana famiglia - Divertentissimo pezzo di satira della società televisiva, peraltro scritto quando la deriva era ben iniziata ma lungi dall'arrivare ai picchi odierni. Ve lo propongo nella versione con l'amico di sempre Jannacci, che con la sua stralunatezza gli conferisce un plusvalore.
  30. Quando sarò capace d'amare - Uno così capace di scavare in qualsiasi contraddizione umana, è anche capace di un testo come questo, che impietosamente definisce l'amore nella sua essenza, consentendoci di scartare tutto il resto.
  31. L'illogica allegria - Quando l'autoanalisi e l'introspezione lasciano posto a una semplicissima presa di coscienza, di cui non vergognarsi.
  32. Il dilemma - Quadretto spietato ma dolcissimo di una coppia che sceglie l'unica maniera di avere l'ultima parola con la morte, o con la vita che è lo stesso. Difficile che troviate in una canzone, ma che dico in letteratura, un modo migliore di raccontare una vicenda come questa.
  33. Gildo - Idem, per una cosa peggiore della morte: la malattia. Gaber entra in ospedale (e qui forse c'è dell'autobiografia, visto che poi morì appena sessantaquattrenne di cancro ai polmoni -  e si: fumava...) e ci porta con se, facendoci quasi toccare con mano l'esperienza (al punto che chi l'ha provata ci si riconosce senz'altro) di quella forma di intimità e amicizia che si instaura tra codegenti di lunga durata, e la vergogna che prova chi di questi ne esce nei confronti di chi invece ci resta e non vedrà più. Un capolavoro assoluto.
  34. La stanza del bambino - A proposito di fumo, qui lo prende come spunto per una feroce satira contro il rincoglionimento e l'alienazione cui sottoponiamo e lasciamo che vengano sottoposti i nostri figli, placando la nostra coscienza col salutismo. E ancora non c'erano gli smartphone...
  35. Non insegnate ai bambini - E che ci troviamo in argomento, vi lascio con un altro capolavoro assoluto, ma nell'interpretazione magnifica di Alice, che gli aggiunge significato.

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