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venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

domenica 23 novembre 2025

L'APPUNTAMENTO

Il tema dell'eutanasia si è meritato un tag, in questo blog, seguendo il quale peraltro ci si può edurre sull'evoluzione della mia posizione in materia, per quello che vale. Il fatto è che si tratta di una questione così delicata che sarebbe strano, invece, avere una posizione granitica.

La prima ragione per cui mi occupavo tanto e con così poco pudore di questo tema è, infatti, che ero ancora relativamente giovane. La morte è tanto presente nelle poesie di tanti adolescenti, ma anche nei loro stili di vita direi (quante cose pericolosissime che si fanno da ragazzi!), proprio perché sembra loro lontana, al punto di essere quasi irreale, comunque "altro da sé". Più invecchi, più si avvicina la prospettiva di doverci avere a che fare, più "la dama senza pietà" perde appeal romantico.

La cronaca però, con la vicenda delle gemelle Kessler intendo, spinge a fare il punto, a cercare una posizione che concili i tanti pensieri di direzione opposta che sono venuti a ciascuno di noi anche a prescindere dallo sciacallaggio giornalistico. Cerco di elencarli:

  • il diritto di ciascuno di noi a stabilire come e quando morire, senza che la cosa comporti il dover ricorrere, ammesso che ne sia capace o sia in grado, a pratiche cruente e dolorose;
  • il dovere di una società a ridurre al minimo le casistiche per cui uno debba preferire morire a vivere, con l'optimus che siano ridotte a quelle condizioni vegetative che dovrebbero essere oggetto di testamento biologico;
  • il rispetto per una scelta che resta tragica e resta privata, tanto da rendere odioso ogni tentativo di utilizzarla per imporre una narrazione di qualsiasi tipo sia;
  • il collegamento tra la deriva individualistica della società occidentale contemporanea, che ha distrutto l'atomo/famiglia senza rimpiazzarlo con niente altro in grado di proteggerci dalla solitudine, anzi ci ha fornito (e coi nostri figli lo sta facendo fin da piccoli) di strumenti di falsa socialità per meglio renderci ancora più soli.

L'apparente schizofrenia di questo elenco è invece espressione del giusto imbarazzo e tentennamento che ciascuno di noi dovrebbe poter e voler mantenere di fronte a episodi come il suicidio più o meno assistito di qualcuno. Dobbiamo poter avere reazioni diverse nel caso Englaro e nel caso Kessler, o in qualunque altro, perché la coerenza talvolta non è una virtù e comunque nessuno ha diritto ad invocarla in noi quando se si leggesse bene dentro non l'avrebbe nemmeno lui, ammesso che non si stia addirittura equivocando sul significato del termine.

Il timore è, invece, che come al solito si approfitti di una storia mediaticamente interessante (le due gemelle erano giustamente celeberrime, una vera icona pop senza tempo) per imporre il proprio metro di giudizio, nel continuum che va dal "peccato mortale con dannazione eterna" al "tana liberi tutti", in una sfera che invece come nessun altra richiederebbe da parte del legislatore uno sforzo di equilibrio super partes e di declinazione dettagliata della casistica. Altrimenti si resta prigionieri degli estremi opposti, uno dei quali ci costringe a soffrire ben oltre il dicibile o a prolungare la cosiddetta vita ben oltre ciò che noi da vivi e lucidi siamo disposti a definire tale, mentre l'altro ci porterebbe a una società che rimpiazzi il sistema sanitario e pensionistico con una iniezione letale magari durante un bel viaggetto multimediale.

Esagero? Ma avete fatto i conti di quanti diritti economici e sociali fondamentali, conquistati col sangue e il sudore dai nostri avi, ci hanno ("democraticamente") tolto negli ultimi decenni, tenendoci buoni con la concessione dei cosiddetti diritti civili? A cosa vale potersi sposare tra persone dello stesso sesso se poi per una coppia comechesia comprarsi una casa è sempre più un lusso e affittarla ancora peggio? A cosa poter accedere alla genitorialità a prescindere dall'anagrafe o dalla capacità generativa, se crescere un figlio è ancora più oneroso? La maggior parte delle questioni di cui si riempiono la bocca, comprese quelle sulla parità di genere, è per impedirvi di vedere dove invece dovreste incacchiarvi veramente. Perché la libertà è poter fare quello che vuoi, ma di fatto, perché se invece ti concedo un diritto che se non sei ricco non ti puoi permettere, ti ho solo preso in giro. Il diritto alla casa, al lavoro, alla mobilità individuale, alle ferie, alla salute, all'istruzione, alla cultura, alla felicità e ai "beni comuni", ci sono stati strappati pian pianino e i nostri nipoti non sapranno mai che qualcuno li ha mai avuti. In cambio, ci danno il diritto di toglierci dalle palle quando vogliamo, e ci forniscono esempi illustri da seguire.

Mentre scrivevo questo post, manco a farlo a posta, è giunto un esempio di approccio alla stessa questione diametralmente opposto: Ornella Vanoni la morte la temeva probabilmente come tutti noi, dentro di se, ma non le ha mai dato la soddisfazione di rinunciare al suo approccio ironico e superiore. Per ora, mi fornisce il titolo a questo post, ma presto le dedicherò uno speciale radiocixd che è tanto che non ne faccio uno, con una antologia delle sue interpretazioni più significative. Ora però vi lascio con due brani di uno che con la Vanoni ci ha duettato dentro nei dischi almeno un paio di volte, che ha scritto sulla morte almeno un paio di canzoni memorabili. Nella prima, esplicitamente bergmaniana, si confessa a cosa si possa arrivare per un solo giorno in più, nella seconda, si arriva al nocciolo di un appuntamento che è l'unico a cui davvero tocca presentarsi da soli.

domenica 27 aprile 2025

OGNI RESISTENZA È UTILE

Chi non se n'è ancora accorto è perché forse ha il telefonino obsoleto o quasi e nel suo device la funzionalità non appare: da un po' di giorni è comparsa una nuova icona in Whatsapp, una rotellina che incentiva l'interpello dell'Intelligenza Artificiale durante il normale utilizzo dell'applicazione, affiancata dal cambiamento della descrizione dentro la casella di ricerca, in "chiedi a Meta AI o cerca", che significa che anche se non clicchi sulla rotellina le tue ricerche sono automaticamente utilizzate per implementare la mole di dati su cui si basa la cosiddetta Intelligenza Artificiale. La rotellina è qui a sinistra, la dimostrazione dell'ultimo assunto è nelle stesse comunicazioni di Meta ai suoi utenti: qui sotto vi riporto quelle che chiunque voglia può trovare su Facebook.

Dico "cosiddetta" perché, repetita juvant, chi parla di "intelligenza" lo fa a mo' di slogan di marketing, se sa di quel che parla, altrimenti a pappagallo, ma stiamo parlando di un qualcosa che ha a disposizione una mole di dati da incrociare tale che SEMBRA dia risposte intelligenti e autoimparanti, e senza quei dati non sarebbe in grado di fare niente. Ecco perché chi ha in mano il giochino, e si sta arricchendo smodatamente, non fa altro che cercare di accumularli, da un lato prendendoseli a gratis dagli utenti (quasi tutti entusiasti del nuovo gingillo) e dall'altro stivandoli in centri sempre più grandi ed energivori. Una logica che, lungi dall'essere rivoluzionaria, è decisamente reazionaria, se si pensa che i CED erano una necessità elefantiaca degli albori dell'informatica che sembrava essere stata superata per sempre dalla possibilità di condividere informazioni e capacità di loro elaborazione data dall'avvento di Internet.

Ma non è la prima volta nella storia dell'umanità che una concessione potenzialmente democratica, lasciata espandere dai detentori del Potere perché costretti (che so, da un guaio grosso che avevano combinato, tipo una guerra mondiale) e/o perché pensavano di averne molti vantaggi e pochi rischi, viene "ritirata" più o meno gradatamente e riconoscibilmente appena comincia a manifestarsi il suo potenziale "eversivo". Se ci pensate, è successo con quasi tutti i diritti economici fondamentali, con la complicità di chi si è fatto abbindolare dal baratto coi diritti cosiddetti civili (che senza quelli economici valgono zero), perché non doveva succedere con i PC (chissà, forse il destino è nel nome...)?

Fatto sta che persino l'amministrazione pubblica sta tornando alla logica dei Centri di Servizio delle Finanze, che però almeno erano di proprietà dello Stato, dei veri e propri bunker peraltro, mentre adesso mette in braccio a Microsoft tutti i suoi documenti e se non ci sei connesso non solo non vedi quelli ma nemmeno funziona quel trabiccolo portatile che ti da per lavorare, presto unico feticcio di quell'ufficio che persino Fantozzi pur nel sottoscala aveva e che hanno in animo non abbia invece più nessuno. Ma anche il progetto di costruirsi dei data center in casa ha le sue controindicazioni (in primis, energetiche e di impianto ambientale), senza contare che prima di farne di nuovi si poteva scegliere di mantenere e semmai implementare quelli vecchi in possesso delle varie PA, anziché spostare i dati in mano a multinazionali private.

Tornando a noi, l'utente medio non si accorge della rotella o la usa senza pensarci, quei pochi che si rendono conto dell'ennesimo salto di qualità nel "furto di profilo" fanno spallucce e ridacchiano, se glielo fai notare, ricordandoti ("si, come se non fossero anni che sanno tutto di noi!") di tutti i furti precedenti come la rana nella pentola con l'acqua calda e dimenticando che uno tu avevi lanciato l'allarme anche prima e due esiste una temperatura in fisica in cui l'acqua bolle e la rana cuoce.

Perciò, posto che ormai non possiamo fare a meno di questo applicativo di messaggistica per il semplice motivo che ha soppiantato nella quasi totalità dei nostri amici parenti conoscenti persino le funzioni base del telefonino, dobbiamo informarci bene su cosa comporta l'integrazione con metaAI e su come limitarne al massimo l'utilizzo. Ringrazio Pasbas per i link, mentre il suo consiglio di passare ad altra app analoga (magari "cinese" come WeChat o "russa" come Telegram) si scontra con la reale possibilità che una azione dal basso possa avere un impatto significativo nelle abitudini di massa, che per un qualcosa che deve servire a tenerci in contatto con tutti sono decisive. Lui è ancora più veterocomunista di me, e ci crede.

Ma al di là di ogni piccola o grande differenza di posizione tra quelli che sollevano il problema, l'importante è che questi esistano, esistiamo, perché qualsiasi forma di resistenza a qualsiasi cosa che cerca di imporsi in modo pervasivo è da benedire, anche la più effimera e senza speranze. "Ogni resistenza è inutile" era lo slogan dei cattivi più cattivi dell'universo di Star Trek, ma alla fine qualcuno glielo ha ricacciato in gola (leggi questo mio vecchio post per approfondimenti).

sabato 11 gennaio 2025

UNA STATISTA DELLA DIXAN

Un vecchio personaggio di Frassica, quando aveva da suffragare le proprie opinioni ad minkiam, citava una statistica della Doxa con lo strafalcione che uso come titolo. Non a caso: si tratta di una cialtronata, ma il frate di Scasazza era un cialtrone simpatico ed esilarante che edificò quasi una lingua tutta sua, i cialtroni di oggi usano la statistica a pene di segugio per edificare il mondo distopico in cui vivranno i nostri figli. Vengo a dimostrarlo.

Il paradigma è sempre lo stesso: (1) si prende un grafico che visto nel suo insieme mostrerebbe una tendenza ics di lungo periodo, magari non significativa o significativa in un verso che non ci fa comodo, (2) se ne estrae un piccolo tratto che rispetto al tutto va in controtendenza, quindi va in un verso che ci fa comodo e ci consente di affermare una tesi, (3) lo si ingrandisce, e si mostra solo quello, estrapolandone conseguenze quindi arbitrarie e non scientifiche, facendone il centro di una propaganda talmente pervasiva (Goebbels diceva più o meno che qualsiasi menzogna a forza di ripeterla diventa verità) da diventare luogo comune, cioè fatto dato per accertato e non più argomentabile.

Ecco com'è che il cambiamento climatico è diventato un intercalare. Anche chi tenta di fare un'analisi più approfondita, come ad esempio ricordando i tagli alla vigilanza antincendio della sindaca di Los Angeles, sente il dovere di schiaffare le due paroline magiche nel suo discorso, anche perché sa che essendo oramai assurte a verità vera per l'emisfero destro (per cui la parte è uguale al tutto) conferisce valore di verità a tutta la sua esposizione. Invece, è inutile ricordare che nella storia dell'umanità (figurarsi del pianeta) è pieno zeppo così di periodi di crescita o calo delle temperature, del tutto indipendenti dall'andamento dell'impronta antropica che si vorrebbe come unica causa. Che poi anche se fosse, e non è, non sarebbe comunque da attribuire alla componente dovuta ai "ricchi occidentali" (che sono relativamente pochi, e si comportano molto "meglio" che nei decenni scorsi) quanto invece alla esportazione del loro modello di sviluppo a fasce di popolazione mondiale ben più numerosa. E anche se fosse, e non è, non sarebbe risolvibile cercando semplicemente di agire su questa variabile, che il clima è troppo complesso per i dottor Stranamore di ieri e di oggi.

Anche con la pandemia, fecero la stessa cosa: l'andamento dei contagi e dei decessi, visto da abbastanza lontano, non è stato che una mera increspatura di un grafico che per fortuna, dati gli innegabili progressi nella medicina e vorrei dire soprattutto nell'igiene, è in calo, che sarebbe più netto se quei progressi riguardassero tutte le zone del mondo (e se vogliamo togliere dal discorso il terzo mondo, se non si fosse demolita la sanità pubblica nel primo e nel secondo, in ossequio al Dio Monetarismo che domina da cinquant'anni). Invece fu manomettendo quella increspatura fino a farne il cardine di un assioma che è stato possibile, facendo leva sulle paure più primordiali, sospendere le libertà individuali comprese quelle economiche e quelle intime (la fallimentare e criminale campagna di cosiddetta vaccinazione, come passerebbe alla Storia se ci fosse Giustizia), attuando di fatto un esperimento sociale che ha messo in mano ai potenti un'arma fine-di-mondo che non mancheranno di riutilizzare quando vorranno, e forse sarà persino presto (ipse dixit).

Con le mie scarse capacità grafiche, vi ho disegnato un diagramma. Di una semplificazione imbarazzante: dovete invece immaginarvelo tutto zigrinato fittamente al punto che i piccoli saliscendi si notino solo zoomando parecchio. Ma come esempio (anche se ne ho trovato di più semplici) va bene: se prendo un piccolo trend che mi fa comodo (2) di una tendenza di lungo termine che non mi fa comodo (1) e mostro solo quello ingrandendolo in modo da dare l'impressione che sia quella la tendenza di lungo termine (3), posso capovolgere la realtà. E se ho un controllo tale sul mainstream per ripetere a manetta la mia realtà capovolta, emarginando in modo sempre più efficace le voci dissonanti ("complottisti", "terrapiattisti"), posso far diventare luogo comune le mie menzogne. Il 2024 è stato l'anno più caldo di sempre, giusto? E se rottamo il mio diesel funzionante per mettere in circolazione, peraltro indebitandomi, altre due tonnellate tra lamiera plastica vetro e metalli rari per le batterie, ho fatto la mia parte per invertire la tendenza, giusto?

Se ci credete, sarete anche voi il perfetto cittadino 2.0, altrimenti sarete arruolati col sottoscritto tra i non allineati, e dovranno solo aspettare che la natura faccia il suo corso e ci tolga di mezzo: i nostri ragazzi ce li stanno plasmando così fin dalle elementari.

sabato 9 novembre 2024

LA NOTTE DEI LUNGHI CRISTALLI

Della serie "corti circuiti mentali significativi", l'espressione con cui intitolo questo post l'ho appena sentita al TG: il giornalista doveva parlare degli incidenti di Amsterdam in cui sono stati feriti alcuni tifosi israeliani, Netanyahu come al solito ha sciacallato esagerando un paragone con la notte dei cristalli, e a lui gli è risuonata in testa la notte dei lunghi coltelli (una resa dei conti tra nazisti in cui gli ebrei non c'entrano niente), e gli è uscita di bocca "la notte dei lunghi cristalli", che non vuol dire niente ma magari a lui è sembrato che i cristalli lunghi gli consentivano una maggiore enfasi di quelli corti. La cosa potrebbe essere rubricata come un banale lapsus, se non fosse un buon esempio invece di come funziona l'informazione oggi: veline, veline di veline, e uno dei pochi privilegiati che ancora prendono uno stipendio per fare il giornalista che le legge interpretandole con zelo tale che qualche volta gli scappa l'eccesso.

La sintassi però è sempre quella, anche quando gli errori marchiani non la scoprono. Lo abbiamo visto lungo tutta la campagna elettorale americana, conclusasi in questi giorni con l'inattesa (almeno da me, che commentando la candidatura della Harris ho previsto che una donna mezza immigrata e mezza nera poteva raccogliere una marea di consensi grazie alla propaganda modaiola e rimontare il disastro che stava apparecchiando Biden) e nettissima vittoria di Trump: per i nostri media, la democrazia è quella cosa in cui vincono i "nostri", se vincono gli altri è in quanto populisti, autocrati, o imbroglioni (rispettivamente ad esempio il primo Grillo, Putin e Maduro). Stessa cosa per gli atti di ostilità bellica: se li fanno gli altri sono guerre o attacchi terroristici, se li fanno i "nostri" sono azioni di legittima rappresaglia a difesa della democrazia e della libertà. E potremmo allungare la lista degli esempi con la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera eccetera.

Tutte queste questioni non le ho citate a caso. Pur ritenendomi di sinistra-sinistra (tanto da aver sempre visto con diffidenza, dichiarata, ogni deriva verso il centro-sinistra, creazione del PD in primis), sono infatti decisamente contento che abbia vinto Trump. Intanto, è sempre meglio un "nemico" dichiarato che un falso amico, e gli schieramenti progressisti di tutto il mondo, con quello italiano a portare la bandiera sindacati in testa, sono decenni che fanno gli interessi "del padrone" fingendo di fare quelli del popolo. Un miliardario che vuole tagliare le tasse ai ricchi lo puoi combattere, quelli che fanno il gioco dei ricchi impoverendoti (mentre ti allisciano il pelo con diritti civili inutili se non si hanno quelli economici fondamentali) no. Ma c'è di più. Il mondo è ancora una volta a un passo dal baratro, e ce lo hanno portato esattamente gli azionisti di riferimento dei partiti sedicenti progressisti, democratici americani in testa. Ci sono loro dietro le primavere arabe, il colpo di Stato in Ucraina che dieci anni fa ha avviato le ostilità nel cortile russo, la leadership israeliana che si sente libera di perpetrare rappresaglie di proporzione più che nazista, il terrorismo climatico e quello pandemico, eccetera. Avergli tolto il giocattolo di mano, anche se chissà per quanto vista l'età del tycoon e l'aria che tira, dà qualche speranza in più al mondo.

Con qualche timore scaramantico, elenco le cose che potremmo vedere nei prossimi mesi grazie all'afflato democratico dei sudditi della periferia profonda dell'impero americano: pace in Ucraina, Israele che si dà una calmata, messa in pausa dei progetti di una nuova pandemia, abbandono dei folli progetti di cambiamento climatico (o come dicono loro del suo azzeramento) tramite misure empiriche che hanno l'unico sicuro effetto (e forse anche il loro vero obiettivo) nell'impoverimento collettivo. E forse anche un cambiamento di equilibri all'interno di quel progetto antidemocratico e antipopolare che chiamiamo Unione Europea, indotto dal cambiamento di linea dell'alleato più potente. Francamente, se si realizzasse anche solo la metà di questo scenario, poco mi importerebbe che sarebbe grazie a uno che mi sta antipatico e che ideologicamente costituisce un mio avversario politico. Che vi devo dire, sarà l'anzianitudine...

Intanto però un primo risultato lo abbiamo: le considerazioni chiamiamole così di speranza che ho appena elencato le ho già sentite qua e là anche in TV da qualcuno, come se stesse già serpeggiando il sentore che adesso finalmente si può di nuovo dare voce a narrazioni alternative da quella monocorde che impera da anni. Magari sentirò pure un giornalista al TG dire che paragonare una scaramuccia tra tifosi a un massacro di proporzioni storiche è una boutade indegna, e che i leader israeliani anziché raccattare qualsiasi cosa buona a giustificare i loro misfatti dovrebbero iniziare a chiedersi quanto dell'antisionismo (l'antisemitismo non c'entra niente, e pure i palestinesi sono semiti) crescente sia magari anche conseguenza della loro azione politica. No, dai, forse chiedo troppo....

lunedì 29 luglio 2024

HO VISTO TERMINATOR, IO

La gente ha il brutto vizio di invecchiare e morire, e anche se per altri versi sarebbe proprio il caso di definirlo invece una indispensabile benedizione, per la questioncina della memoria storica e culturale ciò conferisce al Vero Potere, che risiede normalmente in entità ultrapersonali anch'esse si transitorie ma con tempi di solito superiori a quelli della vita umana, la non trascurabile arma dell'attesa.

Le multinazionali del finanz-capitalismo, dunque, devono solo aspettare ormai un altro decennio o due perché non ci sia più in giro vivo uno che si ricordi che esistevano dei diritti economici fondamentali, strappati dal popolo dopo che il Vero Potere precedente, quello colonial-industriale, aveva quasi distrutto il pianeta con un paio di guerre mondiali, e che quei diritti erano propedeutici, oltre che molto più importanti, di quei diritti civili che invece siccome non gli costano niente il Vero Potere concede volentieri, anche perché distraggono appunto dal nocciolo della questione.

Hai voglia di continuare a raccontare le cose com'erano e come sarebbe giusto che tornassero ad essere, i tuoi figli e nipoti se ti va bene fanno finta di ascoltarti col sussiego di chi ti vuol bene e considera la cosa un biglietto da pagare per averti in vita ancora per un po', e si, come tu facevi coi partigiani. No, i superstiti dei campi di concentramento sono diversi: anche quelli sono in via di estinzione, ma la loro narrazione è ben finanziata perché utile (e non sto dicendo sia falsa, anzi: proprio perché vera) ad altri centri di potere ben vivi e vegeti, ancora in grado di sterminare popoli impunemente.

Chi ha visto Terminator al cinema, restando incollato alla sedia per la sudarella e il realismo sociologico dei paradossi spaziotemporali che illustrava (molto prima che si riducessero in un espediente a basso costo per sceneggiatori scarsi, quindi usato in migliaia di film), insomma, ha oggi almeno sessant'anni, e fate due più due: hai voglia ad ammonire le piccole platee che riesci a ritagliarti degli enormi, immani rischi che il dilagare senza argini della cosiddetta Intelligenza Artificiale comporta! La mancata realizzazione, infatti, di tutta una serie di presidi tecnici e giuridici che obblighi in ogni maniera possibile, ingaggiando una lotta senza quartiere simile per sintassi a quella dell'antidoping, a rendere immediatamente riconoscibile qualsiasi contenuto di qualsiasi tipo in cui una qualsiasi forma di AI ci abbia messo lo zampino, provocherà senza ombra di dubbio un dilagare incontrollabile ed incontrollato, dalle conseguenze imprevedibili e quasi sicuramente estremamente tragiche, di un flusso autoalimentato di coscienza indifferente ai destini dell'umanità. Come le macchine di Cameron, ma peggio: contro robot di metallo per quanto tecnologici una resistenza fisica è immaginabile e ci puoi fare dei film, contro il subdolo insinuarsi di processi intellettivi pseudoumani no.

domenica 28 aprile 2024

CON IL NASTRO ROSA (E CELESTE)

Non credo che Mogol/Battisti alludessero, nel passaggio "chissà chissà chi sei, chi sa che sarai", alla tematica di questo post, di attualità triste e temo crescente nei prossimi anni: il valore ideologico che ha assunto, con la forza di tutte le nuove fedi, quella che pure era partita come una sacrosanta battaglia di diritti civili affinché non venisse più discriminato nessuno sulla sola base del suo sesso o delle sue preferenze sessuali.

Il problema di quando si verifica questo "salto di qualità" è che le argomentazioni logiche o comunque pacatamente spiegate non hanno nessuna speranza di spuntarla più sulle verità ideologiche sbandierate e urlate. E quindi a chi non ha mai avuto niente da ridire sul diritto di nessuno ad avere la propria identità e i propri gusti sessuali, anzi ha sempre pensato che esista una parte maschile e una parte femminile in ciascuno di noi comunque venga indicato all'anagrafe e anzi che spesso la distinzione vera era tra chi era riuscito a scoprire il proprio mix e a farci pace e chi magari negandolo ne veniva sopraffatto senza nemmeno rendersene conto, questo non basta: o si allinea all'ideologia Gender o si trova arruolato tra le truppe del generale Vannacci.

Ma finché si resta sul terreno delle parole, pazienza: è solo l'ennesimo campo in cui si manifesta la barbarie al giorno d'oggi, e io posso pensarlo e dirlo con lo stesso titolo di chi pensa e dice che quelli come me sono retrogradi. Tutto sommato, sono chiacchiere. E anche le questioni linguistiche specifiche, tutto sommato, restano su questo livello, almeno finché questi novelli fascisti inconsapevoli non dovessero davvero riuscire a emulare quelli consapevoli del secolo scorso nella ridicola quanto inutile impresa di imporre per legge delle regole linguistiche: la lingua cambia, ci mancherebbe altro, ma coi suoi tempi e le sue dinamiche e la decretazione autoritaria non rispetta né gli uni né le altre, tanto è vero che oggi è l'Inter ad aver vinto il suo ventesimo scudetto non l'Ambrosiana, e che in Italiano diamo del lei agli estranei e non del voi (e per la stessissima ragione, in dialetto al sud diamo del voi e non del lei). Per cui io posso ancora rifiutarmi, e perculare chi lo chiede, di usare caratteri strani al posto della a o della o finale, o peggio che peggio chiamare tutti al femminile come nella solenne minchiata partorita in seno, manco a dirlo, all'Università di Trento.

E allora dov'è la linea del Piave? Di nuovo, purtroppo di nuovo dopo la follia pseudovaccinale appena passata, sull'habeas corpus. Sapevate che in Italia è possibile legittimamente e praticamente somministrare ai propri figli dei farmaci per bloccargli la pubertà "in attesa che decidano da soli di che sesso vogliono essere"? Cioè, è lecita una pratica che dovrebbe essere un reato punito con estrema gravità (e in primis con la perdita della podestà genitoriale), ed esistono persone che evidentemente la reputano anche giusta ed opportuna. Tra l'altro, considerandola una conquista civile. Ecco, sto per cadere in una trappola retorica, ma stavolta lo faccio persino con una certa voluttà: averlo saputo, e ritenere i criminali capaci di ciò contro i propri stessi figli come non degni della definizione di essere umano, è tutt'uno. Voi lo sapevate? Si, e come avete reagito? Oppure no, e come reagite?

Beninteso, non stiamo parlando di trattamenti medici in casi di conclamata evidenza clinica, stiamo parlando del diritto di assecondare con trattamenti chimici una qualunque cosa passi per la testa a un ragazzino, rendendo definitive nemmeno le conseguenze attese, ma (dal momento che le variabili in gioco sono troppe anche per i novelli Prometei, e si: esattamente come per il clima) le probabilissime e imprevedibili conseguenze inattese nel futuro. E certo che un adolescente ha tutto il diritto di sviluppare dei gusti sessuali e una identità sessuale sua propria originale, ma in questo percorso va accompagnato e guidato con rispetto e distanza non assecondato ad ogni costo, in questa come in ogni altra dimensione: come non ha il diritto di voto o di prendere la patente non ha il diritto di chiedere che sia la medicina a farlo somigliare a quello che oggi pensa di essere, anche (e non solo) perché domani potrebbe cambiare idea e la cosa potrebbe costringerlo a ricorrere allo stesso tipo di rimedi. E i genitori non hanno nessun diritto di concederglielo, come non hanno diritto a fargli firmare un mutuo o a mettergli in mano un'automobile. Per fortuna in Inghilterra hanno di recente preso una decisione in tal senso che speriamo faccia giurisprudenza.

Così per una volta abbiamo chiuso con una buona notizia.... Insegueeendo una libellula in un pratooo...

venerdì 19 gennaio 2024

A DOPPIO STANDARD

Tante volte capita di ascoltare al TG una notizia che da per scontato una serie di cose, e noi stessi magari non ci soffermiamo a riflettere se quelle cose sappiamo davvero cosa sono o meno, concentrandoci invece su quello che viene veicolato come messaggio principale. Il più delle volte, questo meccanismo è innocuo, o quantomeno indifferente, ma talvolta viene usato scientemente dal mainstream per la sua ben remunerata attività di propaganda, approfittando della nostra "ignoranza" per far passare a luogo comune concetti che se invece ci riflettessimo sopra li vedremmo in tutto il loro significato. Ad esempio, è così che l'Unione Europea è diventata, nel luogo comune, una sorta di casa comune democratica, quando invece resta una organizzazione intergovernativa dove le istituzioni democratiche hanno un ruolo decisamente marginale e di facciata. Ora, siccome, come si diceva negli anni settanta, la conoscenza è potere, mio cuggino (che è ancora più anziano di me) spesso si prende la briga di attingere alle fonti e divulgare. Stavolta, siccome la notizia è il ricorso alla Corte di giustizia dell'ONU per i crimini di guerra israeliani a Gaza, Pasbas ci spiega cosa sono gli Organi di giustizia internazionali, spulciando per noi nel sito dell'ONU e nella Enciclopedia Britannica.

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Gli organi di giustizia internazionali

di Pasbas

La Corte di Giustizia Internazionale (ICJ) è l'organo dell'ONU che ha il compito di dirimere le controversie internazionali tra Stati. Fu preceduta dalla convenzione dell'Aia di inizio '900 e poi dalla Corte Permanente di Giustizia, istituita circa 20 anni dopo dalla Lega delle Nazioni. La attuale ICJ fu invece costituita a S. Francisco nel 1945 nella stessa conferenza che creò l'ONU. Sono membri di ICJ tutti gli stati che partecipano all'ONU, ma potrebbero farne parte anche stati non rappresentati. ICJ è permanentemente in sessione di lavoro ed è formata da 15 giudici internazionali che provengono da tutte le zone del mondo: essi devono giudicare in modo imparziale ma portando all'interno della Corte le loro esperienze e la loro cultura specifica (equilibrio molto complicato da ottenere). I giudici vengono eletti dall'assemblea generale dell'ONU e dal suo Consiglio di Sicurezza e durano in carica 9 anni. ICJ ha sede all'Aia ma può essere convocata in qualsiasi parte del mondo ove necessario; le lingue ufficiali sono francese e inglese. I procedimenti riguardanti controversie possono essere invocati solo da Stati sovrani nei confronti di altri Stati sovrani, lo stato convocato in giudizio può però rifiutare di prendere parte al procedimento. Più di 60 paesi hanno comunque firmato una dichiarazione in cui si impegnano a aderire ad ogni costituzione in giudizio messa in essere da altri stati. Nell'ambito della Corte i casi possono essere risolti in tre modi:

  1. le parti si accordano nel corso delle udienze;
  2. uno Stato si ritira dal giudizio;
  3. la Corte emette un verdetto.

Ogni giudizio viene emesso in accordo con le leggi internazionali accettate dai paesi che si riconoscono nella autorità della Corte. Ogni giudizio della Corte, emesso alla fine del procedimento, non è soggetto ad appello. La Corte ha giurisdizione su problematiche che riguardano confini terrestri e marini, sovranità territoriale, relazioni diplomatiche, diritto di asilo, nazionalità e diritti economici. La Corte è inoltre consulente dell'ONU quando quest'ultimo lo richieda.

La Corte Criminale Internazionale (ICC) si occupa invece di perseguire le persone (non gli Stati) che sono accusate di reati internazionali quali genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità. ICC è stata creata con lo Statuto di Roma nel 1998, al momento vi hanno aderito 120 stati e la sua sede è all'Aia. Gli iniziali entusiasmi per la creazione di ICC sono scemati quando si è verificato che la stragrande maggioranza dei procedimenti riguardava il continente africano, creando così un'inaccettabile sproporzione nei giudizi a livello mondiale. Le proteste dei paesi africani sono state incentrate sul sospetto che le cause fossero state intentate da paesi imperialisti e neocolonialisti. Molte procedure preliminari sono state però recentemente avviate per paesi non africani, fra cui la Gran Bretagna per la guerra in Iraq, la Palestina e l'Ucraina. Tra i paesi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma ci sono Cina, Russia e USA. L'autorevolezza di questa Corte è messa in seria discussione perché ha vinto solo quattro giudizi da quando è divenuta operativa. Al momento diversi paesi africani hanno manifestato l'intenzione di abbandonare la convenzione e la Russia ha ritirato la sua firma dallo Statuto originale.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU (UN Security Council) ha il compito di interporsi tra le parti in conflitto e imporre e mantenere la pace tra entità in guerra. Dal 1980 in poi sono state molte le operazioni portate a termine, le ultime importanti sono quelle dei Balcani, Haiti, Sierra Leone e Somalia. Altre importanti missioni hanno riguardato Bosnia, Siria, Darfur. Tra le nazioni con diritto di veto ci sono USA, Cina e Russia e questo causa molte volte l'impossibilità del Consiglio a deliberare su situazioni che riguardano direttamente o indirettamente questi Paesi.

Tornando alla Corte di Giustizia (ICJ) per entrare nello specifico del suo modus operandi, è interessante menzionare la procedura aperta dal Sudafrica contro Israele, accusato di genocidio nei confronti del popolo palestinese. In una intervista della tv libanese LBC all'avvocato specialista di diritto internazionale W. A. Schabas, l'intervistato spiega che la Corte ha ascoltato l'accusa e la difesa in due sedute separate e si è poi riservata di emettere un verdetto di eventuale “plausibilità” del capo d'accusa (in alcune settimane di lavoro). Il primo scoglio è rappresentato dalla corretta definizione di "genocidio" in termini di diritto internazionale. Nel 1948 la Convenzione sul Genocidio ha definito tale crimine in questi termini: il G. implica la distruzione fisica di un popolo evidentemente comprovabile, fisicamente visibile, e intenzionale. I punti portati a suffragio della tesi di genocidio dal Sudafrica sono molti, dice il legale; tra questi c'è l'accusa mossa ad Israele di volere non semplicemente perseguire Hamas ma piuttosto eliminare il popolo palestinese, uccidendo i civili, facendoli morire di fame, di stenti e di malattie, rendendo inabitabile il loro territorio e costringendoli ad abbandonare per sempre la loro terra. Quello in corso di giudizio comunque, spiega, è solo un atto preliminare che, se valutato positivamente, comporterebbe la ingiunzione nei confronti di Israele di blocco immediato delle operazioni militari a Gaza e il via all'ingresso di aiuti umanitari proporzionati alla drammatica situazione dei civili. Questa deliberazione dovrebbe essere emessa, come già detto, in qualche settimana di lavoro. Ma il giudizio finale di colpevolezza necessiterà di 3 o 4 anni di attività giudiziaria. Il Sudafrica, secondo quanto riportato nell'intervista, ha raccolto le prove documentali da servizi specifici dei media, documenti dell'ONU e altre fonti, ma non le ha ancora depositate presso la Corte. Schabas, seguendo il dibattimento, riporta che Israele ha incentrato le sue risposte alle accuse concentrandosi sulla descrizione dettagliata dell'attacco del 7 ottobre, sull'assunto che IDF è attenta a minimizzare le perdite tra i civili, che non c'è alcuna intenzione da parte di IDF di eliminare il popolo palestinese ed infine che nel governo non c'è alcuna volontà di annientamento. Va precisato, riporta l'avvocato Schabas, che un comportamento colpevolmente sconsiderato nei confronti di un popolo non necessariamente configura il crimine di genocidio, per arrivare a questo vanno verificate le condizioni prima riportate. In questa fase comunque la Corte non deve giudicare se di genocidio si tratti ma solo se le accuse del Sudafrica abbiano fondamento e siano quindi ammissibili. Se questo accadrà la Corte emettera una ingiunzione di fermo immediato dei combattimenti nei confronti di Israele (in 2 o 3 settimane). Schabas sostiene a questo punto che se l'ingiunzione sarà troppo severa nei confronti di Israele, il suo governo molto probabilmente la rigetterà. Va detto però, aggiunge, che il mondo anglofono è molto rispettoso delle decisioni di ICJ e quindi un rifiuto di Israele di accettare una ingiunzione di fermo immediato delle azioni militari a Gaza potrebbe creare qualche crepa nel sostegno incondizionato fornito da parte di quelle nazioni. Sono ormai 75 anni, prosegue il legale, che l'ONU emette raccomandazioni sulla questione palestinese che non vengono applicate perché si tratta di una problematica complessa e difficile da dirimere. Lo stesso Schabas riporta il caso da lui trattato dell'accusa del Gambia di genocidio nei confronti del Miamar: l'ingiunzione di congelamento della situazione, emanata da ICJ sulla base della plausibilità del caso presentato dal Gambia, ha avuto successo, e il Miamar ha interrotto le operazioni militari. Vista la situazione reale a Gaza lo stesso dovrebbe succedere a Israele ma (un grosso "ma") Israele al contrario del Miamar può contare su alleati molto potenti tra i paesi anglofoni: USA, GB, Canada etc.; essendo l'ambiente fortemente politicizzato è probabile, spiega Schabas, che si usi in questo caso il classico doppio standard di giudizio, cioè se sei dal lato giusto del mondo hai comunque i potenti e la ragione dalla tua parte (commento del legale, anglofono lui stesso).

Io credo che si dovrebbe affrontare seriamente, in sede internazionale, la questione della funzione, utilità ed efficacia di questi (ed altri) organismi mondiali, per capire se hanno ancora validità nel contesto multipolare e globalizzato attuale e se non sarebbe il caso di pensare ad un loro allineamento ai tempi attraverso riforme mirate.

domenica 1 ottobre 2023

TRAMONTO OCCIDENTALE

...torneremo a vivere come dei barbari...

Franco Battiato, Tramonto occidentale, 1983

Prendo il titolo da un grande cantautore siciliano, e l'incipit da un suo collega quasi modenese - "Siamo di un'era in transizione fra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita" - tratta da Mondo nuovo, brano che peraltro cita Huxley, uno che di distopie se ne intendeva qualcosina.

Ora, il problema delle fasi di transizione è che di solito quelli che le vivono non le riconoscono come tali, salvo alcuni che però se osano dirlo, che ci stiamo dentro e magari anche verso quale nuovo equilibrio sembra stiano portando, per gli altri diventano se va bene visionari da lasciare parlare nel vuoto ignorandoli, se no complottisti da zittire. E grazie alla manipolazione dell'opinione pubblica, nata un nanosecondo dopo l'opinione pubblica stessa, la narrazione negazionista della transizione stessa, o semmai indirizzata al suo mascheramento con una versione come minimo edulcorata quando non spudoratamente fasulla, diventa luogo comune facilitando l'isolamento delle voci fuori dal coro.

Può capitare, fidatevi, che financo persone che reputavate amici fraterni da un giorno all'altro vi mollino per non sopportare più la forza e la determinazione con cui sostenete le vostre posizioni eretiche, forse scambiando per presunzione e protervia ciò che invece è ammissione di debolezza e disperato tentativo di uscire dall'accerchiamento (in altre parole, urlate perché di notte vi hanno accerchiato e vi stanno malmenando e violentando, ma il problema è che voi urlate disturbando la quiete pubblica, eccheccazzo lamentatevi civilmente!). Mantenere vivo uno spazio di libertà come questo blog, per quanto minima (senza mai essere stata più che molto piccola) sia diventata la sua audience, è allora né più né meno che un'esigenza vitale. Percepita peraltro come un dovere civico irrinunciabile, come una Cassandra che sa sia di aver ragione e sia che sarà inascoltata ma lo stesso non può esimersi dall'avvisare i suoi cari delle sciagure incipienti.

Tra l'altro, senza ulteriormente scomodare la mitologia, ululare al vento l'avvicinarsi di sciagure ha per sua natura questa caratteristica: che se per caso a forza di farlo qualcuno comincia ad ascoltare e le sciagure vengono evitate, nessuno renderà merito all'ululante, anzi si dirà che visto che non si sono avverate lui aveva torto. Pazienza: ognuno alla fine se la gioca con la sua coscienza, e - nuovi studi provano che Lindo Ferretti e la sua "testa tagliata" avevano ragione - probabilmente "per l'eternità". Ragion per cui mi gioco il mio personale paradiso enumerandovi, e talvolta riservandomi approfondimenti futuri, i segni della deriva (già iniziata da un pezzo) coi pericoli all'orizzonte che annunciano:

  1. sostituzione dei poteri statali, controllabili (sia pure in misura relativa, e spesso più ideologica che effettiva) democraticamente, con un poli-centro di potere multinazionale non eletto e smaccatamente antidemocratico, che ha in mente un suo progetto di nuovo equilibrio mondiale in cui i valori "occidentali" (leggi: i diritti economici fondamentali acquisiti in alcune parti del mondo dopo la seconda guerra mondiale) non hanno posto, e per attuarlo impone una narrazione falsa sul clima, i diritti delle minoranze, l'inclusione e la proprietà privata;
  2. a fare da sponda a questo board mondiale, facendo da tramite nell'espianto di potere a suo favore, è stata appositamente disegnata e designata l'Unione Europea, centro di potere politico non eletto e non indirizzabile democraticamente che fa capo ad istituzioni monetarie private il cui obiettivo fondamentale è drenare dai privati cittadini quel po' di ricchezza che era stata loro concessa dopo la distruzione bellica, per concentrarla nelle proprie mani;
  3. chi non è d'accordo con il progetto di cui sopra ("2030: non possederai nulla") deve essere annichilito o ridotto alla ragione con qualunque mezzo, ecco il perché degli interventi in nord Africa e in medio oriente degli ultimi decenni, e dell'attacco Nato alla Russia raccontato come invasione russa dell'Ucraina - ed ecco perché chi ha a cuore la libertà nel mondo deve fare il tifo per Putin, per quanto controintuitiva possa sembrare la cosa, e sembra lo abbia capito persino quel D'Alema che mandò i bombardieri a Belgrado, figuriamoci: solo se vince la Russia (e per alcuni pare stia proprio vincendo e semmai il problema ora è come mollare l'Ucraina) il progetto può ancora essere fermato;
  4. l'interconnessione delle linee di azione del piano eversivo in atto è dimostrata anche dal fenomeno inflazione, tristemente riaffiorato in cronaca quando ci era stato promesso che cedendo sovranità all'UE non ne avremmo mai più sentito parlare; ma chi ha studiato ai tempi miei (oggi anche l'università obbedisce alla narrazione monocorde globalista-monetarista) sa che l'inflazione può avere diverse cause, e ciascuna causa richiede rimedi diversi, invece questi fanno la guerra, la guerra accende inflazione da costi (e da profitti, dice Bagnai, che ogni tanto si scorda che è al governo), loro la combattono come fosse inflazione da domanda (aumentando i tassi per drenare base monetaria) e tutto ciò toglie soldi dalle tasche della gente proprio mentre i prezzi aumentano: un vero e proprio crimine che col cazzo che i telegiornali vi raccontano per quello che è;
  5. è solo nel quadro complessivo su delineato che si può inquadrare correttamente la gestione criminale (anche nel senso che è direttamente appaltata alla criminalità organizzata: le ONG dalla faccia pulita fanno da fiancheggiatori) delle migrazioni nel Mediterraneo: se favorivi l'ingresso controllato di manodopera legale dovevi inquadrarla nelle tutele del lavoro occidentali, invece importando schiavi di fatto costringi i lavoratori occidentali pian piano (a seconda del settore) ad accettare lo smantellamento di quelle tutele pena restare fuori mercato (e il tempo gioca con loro: anche chi riesce a tenersi le tutele prima o poi va in pensione e muore, e i suoi discendenti non sapranno mai che quelle tutele siano mai esistite);
  6. idem si può dire (e chi vi parla ve lo ha detto per due anni e rotti, e riprenderà a farlo se dovessero ricominciare) della gestione della cosiddetta pandemia, le cui statistiche (anche dando per buone quelle ufficiali) viste da abbastanza lontano non saranno che una piccola increspatura sugli andamenti di lungo periodo, del tutto insufficiente a giustificare i provvedimenti epocali invocati e attuati (la cui motivazione va quindi cercata altrove), ma manipolate criminalmente (e sciorinate quotidianamente in modo da terrorizzarvi) sono bastate a creare una cesura (prima nessun allarme sociale giustificava un attacco alla libertà personali, dopo si - e se avete avuto un brivido alla schiena al messaggio di test che vi ha bloccato il telefonino, senza il quale non potete più vivere, fino a che non cliccavate "ok", avete capito, sennò no) che potrà essere utilizzata ogniqualvolta che si vuole, con la salute (già stanno provando a spacciare per nuova pandemia le risalite dei contagi anche se nemmeno arrivano a causare l'increspatura di cui sopra, forse anche solo per tenerci allenati o propinarci qualche nuovo dannoso "vaccino") come con l'ambiente (vedrete: non si fermeranno finché non si azzererà la mobilità privata dei non ricchi, anche se l'auto elettrica è un bidone energivoro molto peggio di qualsiasi diesel d'annata) e qualsiasi altro pretesto che troveranno.

Se non vi basta l'elencazione, qui sotto metto dei link di approfondimento ciascuno riferito ad uno o più dei punti precedenti.

  • Franco Cardini in un lungo ma prezioso post parla di economia reale e finanziaria (qui anche Bochicchio su Sbilanciamoci), capitalismo e democrazia, lavoro e intelligenza artificiale (punto 1 ma non solo).
  • Maurizio Blondet qui spiega come e perché ci vogliono poveri e morti, e si possa parlare complessivamente di "esproprio proprietario" (punto 2 ma non solo), e qui racconta e spiega come l'attacco ultratrentennale all'Italia, l'UE e la guerra in Ucraina siano indistricabili l'uno dall'altro (punti 1, 2 e 3).
  • Fulvio Grimaldi, uno degli ultimi grandi veri giornalisti che abbiamo, torna sull'11 settembre come paradigma della menzogna come strumento di potere. Menzogna che, come ricorda Mazzucco a proposito del caso Kennedy, prima o poi viene svelata come tale, specie se magari l'obiettivo a cui mirava è da tempo acquisito ed irreversibile. Quello che resta strano è come sia ancora possibile che, a fronte di così tanti esempi di narrazioni ufficiali smentite decenni dopo essere state protervamente affermate (in cronaca abbiamo Ustica con Giuliano Amato, ma la lista è lunghissima), la cosiddetta opinione pubblica sia ancora così disciplinatamente disposta ad accettare ogni nuova bugia (la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera: punto 6 e non solo).
  • Francesco Carraro qui mette a confronto gli attivisti di oggi con quelli delle generazioni passate, e il risultato è impietoso (un po' tutti i punti, qui si parla di ambiente, e di come quelli di Ultima generazione combattano la battaglia dei potenti senza nemmeno capirlo).
  • Ilaria Bifarini ci racconta come le premesse all'attuale situazione africana, quindi alla piaga delle migrazioni (punto 5), stiano nell'essenziale fasullità della cosiddetta decolonizzazione.
  • Massimo Mazzucco stana la Meloni sulla questione immigrazione (ancora punto 5): o l'UE esiste e allora i nostri confini sono i suoi (quindi la questione blocchi alle frontiere ad esempio con la Francia manco si pone) o non esiste e allora uscirne è solo un prendere atto di una situazione di fatto (rispettando peraltro le promesse elettorali, che anche se solo implicite hanno contribuito decisivamente alla vittoria). Il guaio è che la stessa cosa ci siamo detti con l'euro e il movimento 5 stelle, e ormai dispero di vedere prima di morire uno schieramento politico che sia uno che agisce secondo coerenza.
  • Chiudo con un video pubblicato da Heather Parisi - che mondo è quello in cui a far suonare l'altra campana (come già per il covid) dev'essere una ballerina? - dal titolo retorico La pretesa di governare il clima della Terra è una illusione?

sabato 9 settembre 2023

LIBERI?

C'è un verso di Giovanni Lindo Ferretti  (che proprio oggi compie 70 anni: auguri!) di una bellezza atroce, nella splendida canzone In viaggio, fa:

Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena, disposti a decollarsi per un passo inerte più in là.

I cani domestici sono frutto di selezioni e incroci lungo migliaia e migliaia di anni, ma tutte le razze da qualche parte dentro mantengono qualcosa del lupo o del coyote, che assalivano i gruppi umani per mangiare, prima di imparare a servirli. Così, la stessa bestia che ti implora sotto al tavolo per un ciccetto, e non si sogna minimamente ti saltarci sopra per prenderselo (come farebbe un gatto se solo ti distrai un secondo, ma il gatto ha tutta un'altra storia), se solo gli metti una catena al collo e te ne vai comincia a percepire la limitazione di libertà e valicarla diventa bisogno primario.

Così è per noi (basta bloccare con un abbraccio troppo stretto i movimenti di un bimbo per verificarlo), e chi ha interesse a renderci sudditi lo sa benissimo, per questo le catene nel corso della storia si sono sempre più virtualizzate, dissimulate fino a renderle irriconoscibili. E il fenomeno ha subito un'accelerazione negli ultimi decenni, proprio come la curva della popolazione mondiale: la democrazia è infatti tanto più realizzabile quanto piccole sono le comunità in cui la si voglia applicare, e nella misura in cui esiste un "fuori" da queste comunità (le donne, gli schiavi, i barbari) da sfruttare per accrescere o quantomeno mantenere la ricchezza su cui la comunità si fonda. La globalizzazione (ma i BRICS ne sono una costola o un grimaldello?) questo ha fatto: portato dentro questo fuori, o meglio mischiato dentro e fuori in un recipiente più grande, cosicché l'azione politica che sarebbe stata necessaria (e che io stesso all'inizio ho creduto avrebbe svolto l'UE) cioè blindare il modello di sviluppo eurooccidentale per trasferirlo gradatamente fuori (ad esempio, accettando di commerciare solo con chi concedeva un livello di diritti economici e personali compatibile) è diventata presto impossibile (svelando presto, purtroppo ancora agli occhi di pochi, che non è che si è mancato di difendere il progetto ma invece proprio che il progetto era uno opposto).

Ma la libertà non è soltanto minacciata dall'evoluzione delle catene (l'ultimo modello di catena? lo smartphone, esatto...), è anche vittima di un processo di negazione valoriale, che ha trasferito omeopaticamente nel senso comune l'annacquamento, lo straniamento e lo svilimento del concetto. Così oggi chiamiamo libertà l'accrescimento di possibilità in questioni più superficiali, concesso proprio per farci digerire senza nemmeno accorgercene la diminuzione reciproca in questioni essenziali. Siamo liberi di sposarci tra uomini o tra donne, ma sposarsi o comprarsi casa o fare un figlio diventano sempre più fuori dalla portata di qualsiasi coppia non ricca, etero o gay che sia. Anche perché il lavoro inteso come parte fondamentale e centrale della vita di ognuno e della sua identità, oltre che come mezzo di sostentamento stabile e affidabile, è in via di completa sparizione, e hanno pure la faccia tosta di presentarci la cosa come progresso. Intanto, in cronaca abbiamo l'ennesimo esempio di disastro attribuibile, come causa prima, allo smantellamento del settore pubblico e alle esternalizzazioni: alle FS dei miei avi non c'erano schiavi ma operai assunti dallo Stato e salvaguardati, certo non spinti ad agire in spregio non dico alle norme di sicurezza ma alla più elementare logica. E fuori dalla cronaca l'elenco di episodi simili è talmente lungo da non essere necessario: basta la memoria di ciascuno di voi, anche il più distratto.

D'altro canto, invece, dimentichiamo quanto e come una serie di altre cose a cui teniamo siano stringi stringi da ricondurre proprio al concetto di libertà. Senza una prospettiva di sostentamento economico nel tempo (che non vuol dire necessariamente "posto fisso", ma anche ad esempio "persistente sovrabbondanza di opportunità"), infatti, la libertà di effettuare qualunque tipo di scelta di vita resta mero enunciato teorico. Senza automobili private il diritto alla mobilità torna, dopo una finestra di soli pochi decenni, ad essere privilegio di pochi (mezzi pubblici davvero efficienti e ridondanti, tra cui delle ferrovie statali che non possano abbandonare in quanto antieconomica nessuna tratta o stazione periferica, risolverebbero il problema solo rispettivamente per le grandi città e i centri medio-piccoli, non certo a livello capillare). Senza cultura, o se preferite grazie all'analfabetismo di ritorno progettato decenni fa e realizzato prima tramite la TV commerciale poi tramite i telefonini, anche la libertà di progettazione della propria esistenza viene vanificata, perché chi non sa non può, ma mentre chi sa di non sapere può imparare chi crede di sapere non imparerà mai, e i nostri figli oramai per qualsiasi cosa chiedono a google come prima opzione, come possono non uscirne omologati?

A proposito, racconto un episodio che chiarisce in qualche modo il concetto. Ad inizio "pandemia"  (ma siamo sicuri sia finita? il fatto che fosse statisticamente infondata è piuttosto garanzia che possa venire invocata a piacimento...) vengo invitato ad un webinar da un amico, che poco tempo prima del primo lockdown mi aveva onorato di leggere l'incipit del mio ultimo libro ad un incontro di presentazione, giù a Reggio. Forse presupponeva che condividessi la narrazione dominante, o perlomeno non immaginava che il mio dissenso fosse così totale, fattostà che quando esso emerse l'incontro fu concluso rapidamente, ma non prima che io avessi modo di indurli ad esplicitare uno dei corollari dietro quella narrazione: approfittando del fatto che uno degli altri partecipanti viveva in Svezia, gli chiedo come andavano le cose in uno dei pochi Paesi che avevano impostato le cose in modo diametralmente opposto, alla spirale liberticida che allora peraltro era appena iniziata. Il corollario era "gli italiani non sono svedesi", cioè non sono un popolo di adulti evoluti che possono essere lasciati liberi di decidere ciascuno per se, confidando nel senso di responsabilità e nel sentimento di collettività di ciascuno, ma sono un popolo "bambino" che in quanto tale deve essere guidato, a comportarsi virtuosamente, altrimenti non lo farà. Il luogo comune, che nemmeno si applica bene ai bambini e ai ragazzi veri (i quali invece vengono su responsabili in relazione diretta a quanto si ha il coraggio di responsabilizzarli precocemente), è un sentimento fascistoide che tanto danno ha fatto e che stupisce di aver visto così diffuso in persone sedicenti di sinistra. Per le quali la libertà non è un valore in se, dunque, ma un premio da ottriare a chi se lo meriti.

Finisco qui il mio sproloquio, e vi lascio con un paio di link di approfondimento, in linea con l'ultimo paragrafo:

  1. Stefano Re, ovvero i dossi stradali come metafora;
  2. Maurizio Blondet, ovvero hanno già deciso che dovremo fare a meno di auto, carne e latticini, e sono già passati dalle strategie di persuasione al terrorismo psicologico sul cambiamento climatico, alla fine l'obbligo sarà lo step "naturale".
E che cos'è la libertà, se come al solito piuttosto che chiarirvi le idee ve le ho confuse, ve lo faccio dire da uno che parla bene...

sabato 5 agosto 2023

AGOSTO

Mi leggete in pochi durante l'anno, figurarsi nel mese che non c'era, intitolato al Primo Imperatore e introdotto assieme al mese precedente intitolato al Primo Cesare a confondere i bambini coi nomi dei mesi successivi che non corrispondono all'ordine.

Ma non ho mai lasciato il blog senza post per più di una decina di giorni al massimo, per cui vi lascio con i "compiti delle vacanze", una serie di link commentati che vi invito a seguire, magari uno per volta, magari come passatempo ma di quelli "a cervello acceso".

Il tema di fondo è "come l'informazione ufficiale continua nelle narrazioni a tema orientate ad un obiettivo nascosto e come in qualche modo smascherarla e sfuggirgli", inaugurato con la cosiddetta pandemia e proseguito con la cosiddetta invasione russa dell'Ucraina e il cosiddetto cambiamento climatico. In fondo un video di Mazzucco mooolto istruttivo.

Buona lettura, vedrete che servirà. Come a un Gino quindicenne e crapulone servì una furbata della sua professoressa di italiano al liceo che gli assegnò da leggere un tot di libri per l'estate producendo per ciascuno di essi una scheda recensiva di tipo giornalistico: a questo escamotage e a chi lo ideò deve la sua passione per la lettura da allora ad oggi.

  • John Clauser, ovvero esistono voci dissonanti alla narrazione sul clima, e anche molto autorevoli (è un Nobel, come lo era Montagnier peraltro), ma vengono zittite. Nessuno può negare che ci sia un problema con l'impronta ecologica degli umani sul pianeta, e d'altronde essi sono triplicati di numero nel giro di pochi decenni l'impronta totale sarebbe aumentata anche se quella media si fosse più che dimezzata, ma finché siamo in democrazia ciascuno può avere la propria opinione (e qui Bagnai torna a dirla giusta) sulla consistenza dei fenomeni in cronaca, se siano cioè normali increspature statistiche o indici di una macrotetendenza consolidata, e in quest'ultimo caso se e quanto questa sia dovuta all'azione antropica, e una volta eventualmente ammessa questa causa se i rimedi siano le auto elettriche e la ristrutturazione coatta delle case pena l'esproprio di fatto di parte del loro valore o siano da cercare in tutt'altra direzione.
  • Il governo italiano, infatti, tra le mille contraddizioni tra cui si sta muovendo, prima tra tutte il rapporto con l'Europa e il suo infido PNRR mantenuto in modo da tradire (ultimi di una lunga fila) il mandato degli elettori, ne parla perfino, di un "grande piano idrogeologico di prevenzione". Ma senza sovranità monetaria e quindi senza ripudiare la matrigna UE, potendo finalmente così investire a deficit nei settori in cui serve, sono chiacchiere destinate a rimanere tali. E - attenzione! - non è che il PNRR è un gentile omaggio del Sovrano non eletto che è l'Unione, sono per metà soldi nostri che tornano e per metà prestiti che dovremo rimborsare: occorre stamparselo bene in mente o magari in un foglio appiccicato accanto al televisore, perché gli ascari del regime ne parlano di continuo ogni giorno presentandocelo come ciò che non è.
  • Non esagera, allora, allora Carraro a parlare di nascente "totalitarismo verde": è come per la pandemia, se la pensi diversamente sei un "negazionista" e devi subire un aggravio delle restrizioni che toccano a tutti. E con la progressiva abolizione dei contanti, le sanzioni possono essere enormemente più veloci e afflittive: salutiamo ogni parvenza di libertà personali. Ecco allora sempre Carraro a giustamente ritenere il diritto a resistere alla digitalizzazione totale come fondamentale e cruciale in questi tempi.
  • E sempre lui qui invece ci racconta con mirabile sintesi la storia del golpe che ci ha fatti schiavi dell'Europa, e quale fu il ruolo dissimulatorio della finta contrapposizione Prodi/Berlusconi, o se preferite centrosinistra/centrodestra, in tutto questo.
E buona visione:

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