- Noi non ci saremo (ascolta) – Questo brano celeberrimo è uno dei tempi in cui il nostro, ragazzo, nemmeno era scritto alla SIAE, dei tempi in cui Dio è morto veniva bannata dalla RAI (e trasmessa da Radio Vaticana, dove evidentemente l’avevano sentita fino alla fine), ma io ve lo propongo nella magnifica versione dei CSI, la band più significativa degli anni 90, che la coverizzò per dare un titolo ai due live del proprio ritiro (salvo ripensamenti, e come ti sbagli? adesso l’unico coerente resta Fossati…) e lo fece a modo suo, dandogli un taglio cupo come già aveva fatto con E ti vengo a cercare di Battiato
- L’isola non trovata (ascolta) – Prima di quella che non c’è, c’era stata questa che c’era ma non si trovava (ma “a volte appare, avvolta di foschia”)
- Canzone della bambina portoghese (ascolta) – La chicca di Radici a gusto mio è questa, splendida, narrazione a due inquadrature e due temi musicali, per una volta migliore nella versione dell’autore che in quella (precedente) del grande Augusto Daolio
- Il vecchio e il bambino (ascolta) – Era il periodo dell’incubo nucleare, questo dialogo postatomico Guccini lo scrive dopo altre canzoni dello stesso tema: solo adesso mi accorgo che è morto il 6 agosto, anniversario di Hiroshima. Io ci addormentavo mia figlia piccola, cantandogli questa o Figlia di Vecchioni. Si, sono il peggio…
- Incontro (ascolta) – Una canzone triste che a un certo punto recita “come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale”, quasi a fare a gara con Lolli di Quanto amore che diceva “quanto amore che ho cercato ieri prima di essermi impiccato”, io la trovo migliorata nella versione di quel post-punk convertito al pop che non è altro di Enrico Ruggeri
- Eskimo (ascolta) – Un giaccone economico e durevole (io ci ho fatto tutti e cinque gli anni del liceo, e anche un po’ di università) usato a pretesto per raccontare ai posteri un’epoca
- Mondo nuovo (ascolta) – Se non avete letto il libro omonimo di Huxley vi mancano le basi per capire l’oggi, andatevelo a cercare; nel frattempo questo Bignami del Maestrone ci offre una misura di quanto ingannevole sia quell’aggettivo (“e non sappiamo perché e come siamo di un’era di transizione tra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita”)
- Bisanzio (ascolta) – Il verso qui sopra ha ronzato in testa a Guccini fino a che per l’album successivo non l’ha dilatato in una metafora/metropoli, “sospesa tra due mondi e tra due ere”
- Venezia (ascolta) – Due storie che si intrecciano, quella di una città che affonda e quella di una donna che muore di parto; della serie “ma come gli vengono?”…
- Antenòr (ascolta) – Piccola chicca misconosciuta, questa canzone mi rimbalza in testa tutte le volte che constato una verità che racconta, e cristallizza in un verso: “quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto!”
- Bologna (ascolta) – Scritta, è importante ricordarlo, poco dopo la strage del 2 agosto; dal vivo, al verso che declama una Bologna “che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita”, ogni volta veniva giù lo stadio o il teatro
- Gulliver (ascolta) – Non tutta sua, riesce a sintetizzare in tre minuti il significato filosofico attualissimo del capolavoro di Swift
- Autogrill (ascolta) – Prima di Scirocco e quasi al suo livello, un capolavoro di rappresentazione quasi pittorica di una situazione, lì una drammatica separazione vista dal di fuori, qui uno svanire del forse possibile visto dal di dentro
- Gli amici (ascolta) – Beh, ora lo vedrà se viene assunto in cielo assieme ai suoi amici divertenti oppure se Dio gli preferisce i santi tristi e la massa di rompicoglioni
- Culodritto (ascolta) – La canzone che ogni padre dovrebbe dedicare a sua figlia, semplicemente
- Æmilia target="_blank">(ascolta) – L’ha scritta per Dalla e Morandi, e l’ha cantata assieme a loro (infatti prendo questa versione) meglio che da solo
- Odysseus target="_blank">(ascolta) – Questa l’ho selezionata solo per via dell’attualità indotta, e comunque in pochi minuti Guccini rende più giustizia a Ulisse che Nolan in tre ore
- Ho ancora la forza target="_blank">(ascolta) – Ligabue fa il cantante grazie a Bertoli ma cresce anche nel mito di Guccini, che fa recitare nel suo primo film e con cui scrive (e canta, in questa versione) questo brano, augurandomi di poterlo cantare a ragione per un’altra ventina d’anni anch’io.
venerdì 7 agosto 2026
RADIOCIXD 73 – FRANCESCO GUCCINI
sabato 29 novembre 2025
RADIO CIXD 72 - ORNELLA VANONI
Difficile, è difficile: sia dirvi qualcosa che non avete sentito, dato che ne stanno parlando tutti i giorni tutte le reti televisive, sia selezionare un numero ristretto di brani, per una che (guardare per credere) in settant'anni di carriera ha inciso centinaia di canzoni, in una cinquantina di album, scritte da quasi tutti gli autori migliori della musica italiana e da numerosi grandi autori internazionali, ma molte anche da lei o almeno col suo zampino (non a caso ha vinto e rivinto il premio Tenco), duettando con decine di colleghi e colleghe e coverizzandone altre decine. Quasi sempre peraltro marchiando indelebilmente con la propria impronta artistica tutto quello che toccava. Il tutto, incarnando un personaggio unico, esemplare per forza delle scelte di vita spesso in anticipo sui tempi, ironico e autoironico come a me piacerebbe riuscire sempre ad essere. E a voi?
Detto questo, vi propongo una serie di brani non coerente: alcuni notissimi, altri che nemmeno sapevate che c'era di mezzo lei. Come ad esempio la intro stornellata a un bellissimo pezzo di Vecchioni su un amore omosessuale durante la prima crociata. O un vecchio e misconosciuto brano sempre di Vecchioni ispirato a una tragedia greca classica e a un passo della Bibbia. O un pezzo di Paoli cantato live con lui il cui titolo avete già sentito... da Camilleri. O uno di Buscaglione cantato in un jazz club. O testi oggi improponibili, in tempi di dittatura del politically correct di genere, se non cantati da lei che ha l'autorevolezza per volare al di sopra delle nostre bassezze.Si tratta, come vedete, di una selezione estrema. Invece scegliere una foto tra le migliaia sul web è stato relativamente semplice: una dei primi anni 70, quando ancora non si era affidata al chirurgo (unico "errore" che le attribuisco...), e il Gino bambino la guardava in TV e la trovava somigliante alla zia Luciana li accanto.
domenica 18 agosto 2024
RADIO CIXD 71 - GINEVRA DI MARCO
Non sto esagerando. Ho provato a far ascoltare la mia musica a mia figlia da piccola, ma forse è stato peggio, perché se non l'avessi fatto forse a un certo punto ne sarebbe stata incuriosita, invece adesso è solo terrorizzata al pensiero che in un qualche viaggio in macchina gliela faccia subire. Preferisce ascoltarsi la roba sua nel cellulare, come tutti, e devo ammettere che è giusto così, è fisiologico, anche se non posso esimermi dal sottolineare che al di là di tutto quella roba è, "oggettivamente", robaccia.
Mio padre era un grande amante della musica in genere, e in particolare di quella spensierata e "divertente" della sua generazione (che si era fatta una guerra, in modalità "bambini sotto le bombe", come rimproverargli che le bombe erano della stessa mano di chi poi gli aveva portato il twist e il rock'n'roll) da cui poi risalì al "liscio" (diventando uno dei più famosi dj di radio e balera della città), e aveva fatto lo stesso con me piccino (i suoi 78 giri e il suo giradischi Lesa del "53 ancora funzionante sono l'unica cosa materiale che mi resta di lui), con lo stesso esito: io mi sono fortemente appassionato alla musica, ma alla "mia". Però, però, dopo tanti anni, lui già malato ed io che lo accompagnavo in auto a Bologna dov'era in cura, sono riuscito a fargli ascoltare in auto prima Sergio Caputo poi Paolo Conte, e se del primo mi "rubò" solo Sabato Italiano del secondo si appassionò a tal punto da procurarsi tutta la discografia. Percepìi la cosa come un trionfo, al punto che sulla sua lapide (oramai 25 anni fa) ci ho fatto mettere un passaggio di "Dal loggione", quello che recita "viva la musica che ti va fin dentro all'anima".
Coi miei cugini più grandi, che come spesso capita in questi casi erano per me modelli da emulare, la distanza era minore, ma pur sempre presente. Ad esempio, per Pasbas, che si fa chiamare così per via dello strumento che suona, non ha segreti tutta una produzione blues di anni in cui io ero un bambino, e per la quale, pur apprezzandone l'ascolto, non ho nemmeno una piccola frazione della sua competenza o della mia stessa competenza per la musica d'autore e pop-rock.A questo link trovate quella testimonianza assieme a tutte le altre volte che ho parlato di lei. Appresso, invece (così magari la aiutiamo a travalicare la finestra temporale di cui sopra, verso i settantenni da un lato, verso i teenager dall'altro), un'antologia poco ragionata dei tanti brani che dimostrano i tanti talenti di questa artista straordinaria. Cronologia discografia collaborazioni eccetera leggeteveli su Wikipedia, io vado a braccio.
| Canto di accoglienza Dopo essersi fatta conoscere e amare conquistandosi uno spazio sempre maggiore al fianco di uno con la personalità di Giovanni Lindo Ferretti, esce col suo primo album solista, e questo è il primo brano del disco: boom! Una preghiera laica così bella che qualcuno (ahem...) l'ha scelta per accompagnare l'ingresso della sposa alla celebrazione. Lasciati avvicinaare... |
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| Gracias a la vida Vedere Ginevra dal vivo è sempre una sorpresa. Può capitare che riprenda una vecchia canzone dei CSI, oppure che reinterpreti un classico come questo di Violeta Parra. |
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| La malcontenta Nel suo percorso accidentato, a un certo punto è approdata alle canzoni tradizionali popolari, specie toscane. Cose, come questa, che non hanno mai perso la loro attualità, anzi danno lezioni su come si tratta un tema tragico senza invischiarsi nella retorica, e quindi con maggiore efficacia. |
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| Il crack delle banche A proposito di attualità, questo è un brano di fine 800, scritto all'epoca della prima famosa truffa ai risparmiatori italiani, ma sembra scritto oggi. Inutile sottolineare l'interpretazione della nostra... |
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| Come bambino Quando si sciolsero i CSI e ne nacquero i PGR, Ginevra c'era. Questa canzone se l'è portata appresso nel suo repertorio, e l'ha usata tra l'altro come punto cruciale dei concerti con Margherita Hack, con cui intonava "sto sdraiata sui campi nelle ore più belle a pancia in su a rimirar le stelle". |
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| Te recuerdo Amanda A un certo punto decide di fare un disco col repertorio di Mercedes Sosa. E queste canzoni immortali, che magari dal titolo vi sembra di non conoscere invece si, sembrano scritte per lei, tanto le vengono bene. |
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| Todo cambia Vedi sopra. |
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| Malarazza Di palo in frasca, nel suo percorso non poteva non incrociare Modugno. Questa canzone l'hanno cantata in moltissimi, con questo titolo o con Un servu e un cristu, ma io preferisco con distacco la versione di Ginevra. |
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| Amara terra mia Qui era più difficile: la versione di Modugno, sigla finale di uno sceneggiato TV, di questo brano tradizionale riscritto dallo stesso con lo zampino di Giovanna Marini ed Enrica Bonaccorti, è già struggente. Ma Ginevra ci aggiunge qualcosa, se era possibile, fin dall'attacco. |
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| Khorakhanè (a forza di essere vento) L'album scritto a quattro mani da De Andrè e Fossati è pieno di capolavori, tra cui questa canzone che fa capire meglio di mille trattati la cultura nomade. La versione di Ginevra è, tanto per cambiare, semplicemente strepitosa. |
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| Ederlezi Poteva mancare la musica balcanica? No, ed ecco la splendida versione di Ginevra di un famoso (si, l'avete sentito) brano di Goran Bregovic. | ||
| Montesole Questo è l'unico brano che ho scelto di mettervi non nella versione di Ginevra, che pure esiste, ma in quella originale dei PGR, in cui la sua voce fa da contraltare a quella cupa di Giovanni Lindo Ferretti, ipnotizzandoci con il mantra "l'amore non cantarlo, è un canto di per se: più lo si invoca, meno ce n'è". |
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| La leggera Torniamo sul folk, e balliamo un po' sulle note di questo brano tradizionale che ironizza sugli scioperi e la voglia di lavorare. |
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| Il grillo e la formica Qui invece torniamo al live con Margherita Hack, che si scatena (compatibilmente con la sua veneranda età) sulle note di questa canzoncina tradizionale della sua toscana. |
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| Quello che conta E finiamo in alto, con un brano firmato nientepopodimeno che da Salce e Morricone, a suo tempo cantato da Tenco, inserito nel per ora ultimo album di Ginevra Di Marco. |
mercoledì 3 luglio 2024
L'OCCHIO AZZURRO E L'OCCHIO BLU
Anche noi ascoltavamo più o meno tutti le stesse cose, ma l'industria discografica era in una fase illuminata, che poi è stata causa dell'esplosione del mercato (e in definitiva anche della sua deriva successiva), e dava spazio a cose diversissime tra loro, che alcuni di noi studiavano con passione manco fossero classici della letteratura, e comunque con quell'approccio. C'era chi esplorava tutte le pieghe della discografia dei Pink Floyd, spesso preferendo quelli psichedelici di prima del successo commerciale e snobbando chi adorava The Wall, e chi consumava i vinili dei Genesis di Peter Gabriel, concedendo un ascolto anche ai primi tre album senza di lui; chi si incupiva compiaciuto con Lolli e chi mandava a memoria Guccini, eccetera eccetera. E chi un po' tutto questo: indovinate chi. Esatto, però anch'io avevo la mia perversione: sviscerare le tematiche vecchioniane. Ci feci anche un manoscritto, e come vi ho già raccontato ebbi anche l'occasione di consegnarglielo de visu, ma ero un diciannovenne coglione (appunto) e me la feci sfuggire.
Naturale che Vecchioni sia uno degli artisti più frequentati della rubrica Radiocontroinformoxdiletto (che di recente ho un po' trascurato, forse per avere già svuotato i cassetti della memoria), e specie appunto quello degli anni settanta: Radiocixd recensisce principalmente album, e negli ultimi quarant'anni Vecchioni ha si scritto alcune bellissime canzoni (la migliore, specie per chi invecchia, è La viola d'inverno: ve la embeddo alla fine) ma spalmate tra tanti album nessuno dei quali per intero memorabile.
Il Professore (appellativo con cui è ordinariamente chiamato nell'ambiente, per non avere mai mollato la sua cattedra al liceo fino alla pensione, e dopo averne sempre una all'università, e anche per analogia con Guccini, detto Il Maestrone) ha ovviamente scritto anche qualche libro, alcuni di buon livello (su tutti, secondo me, Il libraio di Selinunte). Qualche mese fa, l'ultimo, Tra il silenzio e il tuono, un diario dissimulato che da quando ho letto la quarta di copertina hanno cominciato a suonarmi in testa alcune sue canzoni: un passaggio de L'ultimo spettacolo ("con l'occhio azzurro io ti salutavo, con quello blu io già ti rimpiangevo"), la fine di Canzone per Sergio ("e l'occhio azzurro avrà un momento uguale all'occhio blu"), e soprattutto l'intera Dentro gli occhi, in cui il tema del se stesso vecchio che incontra il se stesso giovane deflagra pienamente.Mi ero ripromesso di comprarlo (anche se l'anzianitudine, con la sua presbiopia e la sua insofferenza a portarsi appresso sempre gli occhiali, mi fanno ormai preferire il lettore ebook), quando ho saputo che mi trovavo a Reggio Calabria in coincidenza con un evento di presentazione presso il Museo della Magna Grecia, e si: in cospetto ai mitici Bronzi di Riace. Degli amici (grazie!) riescono ad imbucarmi, ed ecco che uno dei pochi lati buoni dell'invecchiare, l'esperienza, mi consiglia di acquistare una copia e a fine evento mettermi in fila per farmela autografare (prima volta in vita mia, giuro). E una volta davanti a lui, stavolta di non tacere. Il dialogo della istantanea qui sopra è: "confessa, hai fatto una versione extended di Dentro gli occhi!", io, e lui, col sorriso che vedete, "è vero!". E so' soddisfazioni...
sabato 20 aprile 2024
RADIOCIXD 70 - SETTE MILIARDI DI PAROLE
Buon ascolto, e mi raccomando: oggi la vera musica si supporta così.
domenica 4 febbraio 2024
RADIOCIXD 69 - PERICOLO GIALLO
In questi giorni però sarete, saremo, bombardati dall'argomento, ed essendo difficile sottrarsi ci entro dentro a modo mio, a gamba tesa, recensendo un album di Giorgio Canali & Rossofuoco. Il ragazzo è noto ai cultori del genere per aver militato nei primi Litfiba poi nel percorso CCCP-CSI-PGR, esauritosi il quale ha però continuato nel solco con un suo gruppo. Scelgo lui, oltre che perché l'album è uno dei migliori dischi italiani del 2023, uno dei pochi buoni, anche perché mi consente di fare un discorso generale, agganciandomi, come al mio solito fuori tempo, alla tematica "quanto sono rock i Maneskin" che proprio da Sanremo iniziarono il loro decollo.
Anche a me ha fatto piacere sulle prime, infatti, che a vincere il festivalone fossero stati dei ragazzi che venivano dalla strada e la cui musica "suonava" rock. Ma, citando proprio Giovanni Lindo Ferretti, bisogna sempre ricordarsi di distinguere tra "forma e sostanza", anche nell'appiccicare etichette che possono sembrare scontate. Ci giocava Celentano, peraltro uno dei primi a portare in Italia il rock, in uno dei suoi celebri show tv, con le etichette di "rock" e "lento" attribuite alla qualunque. Ma anche se non si poteva essere d'accordo nel dettaglio con le sue scelte, sull'idea non c'è da scherzare: si può "arrangiare" rock un qualcosa che di anima rock non è, e può avere anima rock anche qualcosa che suona melodico e triste. Quasi tutto Luigi Tenco, per esempio, e per lo spirito della sua produzione non per la morte da rockstar.Per chiarire meglio, occorre guardare da qualche passo indietro. Gli USA per soppiantare la madrepatria nel ruolo di imperatore del pianeta hanno messo sul piatto qualche milione di morti tra i loro ragazzi di due generazioni distinte, in due guerre mondiali. Nasce così la prima generazione "ribelle" verso i padri, e con essa il rock'n'roll. Così sbarazziamo subito il campo da un altro equivoco: la spensieratezza dei testi, la voglia di divertirsi, nel contesto giusto è "rock" tanto quanto l'impegno e la cultura del "messaggio" nei testi quando il contesto è un altro. Elvis ancora ci va, a fare il soldato, e ci fa pure i film sopra. Ma poi arriva il Vietnam, e la musica cambia, in senso proprio e in senso lato.
Per un paio di decenni, il rock in questa accezione, vestito da enne genere musicali diversi (dal blues all'hard, dal funky alla canzone d'autore, dal progressive al punk, ma l'elenco è onnicomprensivo e include anche tutti i mix possibili), domina. Finché le logiche insite del capitalismo, che è bene ricordarlo sono sistemiche (funzionano da sole, non serve postulare grandi manovratori occulti), non sono riuscite a inglobare anche "i giovani d'oggi" in una categoria di marketing: l'abbigliamento, col passaggio negli anni 80 dal casuale al casual, è un paradigma estensibile a tutti gli altri campi.
Negli anni 90 c'è stato l'ultimo tentativo di controcultura dal basso, i ragazzi delle ultime generazioni semplicemente hanno rinunciato, forse sordamente consapevoli di essere pochi e deboli, forse troppo bene imbrigliati nel loro ruolo di target da un mercato che con l'avvento di social e smartphone li arruola fin da piccoli. Fatto sta che si bevono le narrazioni ufficiali come acqua, e niente fanno per strappare alla musica il ruolo di entertainment che gli è stato affidato. Entertainment è il termine anglofono per industria dell'intrattenimento, del divertimento, ed è di una precisione terrificante, evocando gli stupri di gruppo o peggio gli allevamenti intensivi di animali che crescono fruttano e muoiono senza nemmeno sospettare che esista almeno in teoria una vita da liberi. E purtroppo tutto ciò nella loro musica traspare, e non solo in quella dei tanti giovani che ormai da anni passano da Sanremo o da altri format televisivi imperanti (non a caso ricorrentemente osmotici gli uni con l'altro), mentre "quando c'era il rock" andare a Sanremo era quasi considerata una "resa", e anzi pure guardarlo.
Per queste e altre ragioni, nella settimana del festival io vi propongo l'ascolto, e l'ascolto integrale (qui la tracklist completa) come si usava ai tempi del vinile, di un album di un ragazzo di 65 anni, lui si rock e lui si giovane. Come dimostra il testo di Inutile e irrilevante o quello di C'era ancora il sole, come racconta bene questa recensione che ho trovato, e come potrete facilmente constatare ascoltando con attenzione (se la ascolti distrattamente è la musica che ascolta te...) il tube del full album qui appresso. Magari ci fosse in giro un ragazzo che canta roba così, o anche solo uno che ascoltando questo "vecchio di merda" (come Canali si autodefinisce e forse ormai dovrei anch'io) gli fa un click la testa e gli viene voglia di "contagiare" i suoi amici. Perché triste è il tempo in cui gli antisistema sono sessantenni e non ventenni.sabato 22 luglio 2023
RADIOCIXD 68 - LO STATO SOCIALE
Nonostante io vada per i sessanta, continuo a spulciare sul web in cerca di musica nuova, al punto che ho sorpreso un mio nipote meno che trentenne per avergli fatto ascoltare in macchina (lui direbbe "per avere nella mia playlist") cose che manco tutti i suoi coetanei conoscono. Le mie recensioni di questa rubrica, però, è circostanza rarissima se non nulla che esse riguardino dischi recenti, sia perché è il concetto stesso di "album" a sembrare oramai sorpassato (infatti Peter Gabriel, che ha superato i settanta ma trova sempre un qualcosa a dimostrare ancora che lui è ancora avanti: ora sta facendo uscire il suo nuovo disco a rate, superando in rilancio la moda ormai consolidata dei singoli da radio governandola anziché subirla), sia perché non ho finora trovato nulla di degno, mi direte che sarà l'età ma io mi ostino a vederci ragioni oggettive.
Più ascoltavo il nuovo album de Lo stato sociale, però, più brano dopo brano ero piacevolmente sorpreso di non registrare "cali di livello", perlomeno non drammatici, specialmente per quanto riguarda i testi. Cosa, si, piuttosto atipica in un periodo storico in cui anche chi passa per essere trasgressivo e up-to-date musicalmente tratta quasi esclusivamente temi triti e in modo trito (il cosiddetto amore nel 99% dei casi), e se fa eccezione è per un brano o due. E invece piuttosto tipica di un periodo storico in cui quello giovane ero io. E cosa che non può piacere ai ggiovanidoggi, a cui Rockol per ragioni di target evidentemente alliscia il pelo. Ma siccome uno dei lati positivi di essere piccolissimo e lavorare a gratis, o in altri termini di non avere target ovvero non cercare click, è quello di poter scrivere letteralmente quello che mi pare, da Rockol vi propongo le date dei prossimi concerti di questi ragazzi con il caldo invito ad andarci (anche perché, e direi anche giustamente, se non sei un superbig oggigiorno di musica campi solo grazie ai concerti), qui vi metto un link alla playlist dell'album Stupido Sexy Futuro al completo, e appresso vi propino una breve antologia di frasi estratte dalla discografia della band, a dimostrare quanto asserito sulla loro "odierna originalità". E perché leggere e ascoltare cose sensate fa sempre bene, da ragazzi giovani ancora meglio: non è che possiamo sempre leggere Maurizio Blondet (ad esempio questa raccolta di espressioni che dimostrano la statura morale e intellettuale dimostrata da troppi ai tempi degli obblighi vaccinali, titolata magistralmente Giornata della memoria) o ascoltare Roger Waters (che a ottant'anni ancora si deve difendere da accuse idiote, di chi non si è evidentemente nemmeno disturbato di seguirne i testi altrimenti se le sarebbe rimangiate, per avere l'unica posizione coerente sulla questione palestinese - e non solo - di tutto il cucuzzaro).Ma basta divagare, ecco a voi il pensiero di una band che già dal nome (quello di una delle poche istituzioni realmente democratiche mai viste nella storia dell'umanità, non a caso in fase di smantellamento da un trentennio con accelerazione odierna) lo tradisce. Se vi va, qui i testi ci sono tutti, e meriterebbe di mettere su la discografia completa e accompagnarne l'ascolto con la stampa in mano (come si usava ai miei tempi con la copertina degli ellepì: non sapete che vi siete persi), intanto ecco la mia antologia:
- Questo è combat pop, mica rock 'n' roll: nella vita si può anche dire di no alle canzoni d'amore, alle lezioni di stile, alle hit del mese, alle buone maniere.
- La prima volta che vai a Sanremo sei una bomba che esplode in un convento, dalla seconda volta sei già un coglione che fa parte dell’arredamento. Ecco a voi cinque poveracci vestiti con gli abiti sponsor [...], era meglio se morivano giovani e stronzi. Fottuti per sempre, famosi per gioco, non è vero che la musica ti salverà: manca una consonante per indovinare il nome della nostra band e vincere l’Eredità. Nnon credere a niente quando tutto è una moda, spendi tutti i soldi e fotti la celebrità: non c’è niente di vero a a parte le canzoni che scrivi a sedici anni sopra ai cessi di un bar.
- Pompa il debito, spendi i soldi che non hai, monetizza sui diritti e parla solo dei problemi dei ricchi. Una ricca donna milanese ti invita ad essere femminista comprando una t-shirt firmata da seicento euro, [...]il cosplay di David Bowie fa un discorso sull'inclusività con una giacca inclusiva da sei mila euro. [...] Ti piacciono gli uomini? Quella è la fila. Ti piacciono le donne? Quella è la fila. Ti piacciono tutti e due? Quelle con le lentiggini? Quelli pelati con la coda? I vigili urbani? Mettiti in fila e passa in cassa. E senti come sono buoni questi pomodori, un vero prodotto italiano, raccolti da braccianti italiani in schiavitù, anche loro un vero prodotto italiano. [...] Quando in giro ci sono ancora padroni e sfruttati, licenziamenti via SMS, fabbriche svuotate e quattro morti sul lavoro ogni giorno. Quando in giro ci sono sempre più persone deboli economicamente, che è il modo che hanno i ricchi per dire poveri. Ma stiamo divagando, meglio fare qualche nome: Agnelli, Elkann, Valditara, Cairo, Draghi, Berlusconi, Briatore, Moratti, Renzi, Boschi, Salvini, Letta, Calenda, Sgarbi, Meloni. Chi era ricco è diventato anche più ricco, chi aveva potere ha continuato ad averlo, chi aveva armi ha continuato ad averle. Diventa brand ambassador della tua schiavitù: pompa il debito.
- Abbiamo vinto la guerra, e non era mica facile; e già che avanzavano cartucce siamo rimasti per vincere anche la pace.
- Da oggi nessuno potrà avere un patrimonio di più di un milione di euro, sarebbe giustissimo: di soldi ne avrebbero tutti un po' di più. Niente fame nel mondo né guerre né crisi energetiche, nemmeno jet privé. Ma soprattutto niente ricchi di merda, scoppiassero tutti.
- Mi sono rotto il cazzo di questa città, degli aperitivi a dieci euro, del clima di terrore a gratis, dei giovani di sinistra, arrivisti, bugiardi, senza lode: gente che in una gara di idiozia riuscirebbe ad arrivare secondo.
- Han detto "la vita è pagare i debiti che fanno i ricchi, e aspettare pure il resto a calci in culo", e mi han detto che si chiamano profitti.
- E alla fine è meglio essere liberi che furbi, meglio essere sprovveduti che intelligenti, [...]meglio essere vivi che vissuti, meglio essere sbagliati che incompiuti. Il resto sono solo scuse per sentirsi in fondo in compagnia nel rimanere soli con i propri alibi, mentre il tempo vince un altro solitario con te.
- Meglio morire di bellezza che sparare stronzate, meglio godere senza vergogna che godere di reputazione: nasci rockstar e muori giudice ad un talent show, nasci artista di strada e muori imprenditore, nasci suonando gratis e finisci venendo giù dentro al sistema, come gli altri ma diverso.
- Lo dicono i medici, le statistiche: la mia grinta è nell'affrontare il mondo. Faccio attività fisica così poi da vecchio posso morire in salute.
- Mi piace la musica sporca, cantata e suonata male, fatta con tre euro, che ti spacca le orecchie e il cuore, la musica fuori dalle radio, dalle playlist, dalle classifiche virali, che non parla di quanto scopi, di quanto sei ricco e famoso, di quanto spacchi il culo, di quanto hai rotto i coglioni o ce li hai girati: la musica degli sfigati. Senza Tesla, Moët, Huarache, Ferragamo, Fendi. [...] Una musica fatta con amore, che non è mai sentimentale. Una musica fatta col culo, che non è mai volgare. La musica dei fuoricorso, dei fuorimoda, dei fuorisede, di chi non gira in fuoriseriе. Senza figli di papà che fanno finta di venirе dal quartiere, senza quelli del quartiere che ti fanno la morale. Una musica senza pagare, senza suonare, senza volere arrivare primi tra gli scemi, come quando godi, godi, godi, godi, godi, godi, godi, godi e poi non vieni. Di chi non passa i concorsi, di chi lavora otto ore, di chi prende psicofarmaci, di chi non sa scopare, di chi non ha successo, di chi si sente brutto, di chi si vergogna di spogliarsi anche al mare, a letto[...]. Mi piace la musica gratis, la musica che non fa campare. Ma piena di figli di puttana che non vanno alle sfilate, che non bevono tisane, che non si chiudono in una stanza (il mondo deve stare fuori ad ascoltare le loro crisi, i loro Xanax, i soldi spesi per dimenticare i problemi di erezione), di quelli a cui la gente non chiede mai una foto, ma conosce le canzoni, di chi ha paura, e lo ammette, delle donne e dell'amore, di chi lavora nei call center, di chi consegna pizze a ore, di chi è stato sgomberato, di chi è eterno laureato. di chi ha perso tutto, ma almeno un po', un po' si è divertito, di chi sta sveglio, chi si taglia, fuma benzodiazepine, di chi viene menato o ammazzato nelle strade perché nero, perché arabo, perché omosessuale, di chi l'ha preso in culo e non lo sa ridare.
sabato 6 maggio 2023
RADIOCIXD 67 - CCCP E INSOSPETTABILI DINTORNI
Come spesso capita, infatti, guardando le cose troppo da vicino ci si concentra sui dettagli ma non si capisce il quadro, come guardandolo troppo da lontano: occorre invece "la giusta distanza", ed è proprio quella a cui ci porta il contributo succitato. Ad esempio, ricordandoci che nella millenaria storia dell'umanità la musica c'è sempre stata, ma è solo per un secolo quasi giusto giusto che è stata un'industria che dava da campare a tantissime categorie di lavoratori, mentre arricchiva paurosamente alcuni soggetti. Prima l'indotto non c'era, e dopo la sua platea si è ridotta al minimo, ma sia prima che dopo uno che un modo per campare facendo il musicista, come l'artista in genere, si è sempre trovato e si troverà. Al limite, sapendosi accontentare.
Ecco perché non ho mai sopportato i talent show, fin dalla loro comparsa (non a caso, a fine parabola dell'industria musicale): perché vi si percepisce in modo palpabile lo straniamento e spesso anche lo strazio delle anime di quei ragazzi che vorrebbero anche loro arricchirsi o almeno mantenersi con diciamo così l'arte ma sono più o meno lucidamente consapevoli che la porta è sempre più stretta (e inoltre passa per l'omologazione agli stilemi dominanti, perché alti investimenti pretendono che si minimizzino i rischi). Ed ecco perché mi vengono in mente alcuni esempi "in cronaca", di segno completamente opposto.
Per il decennale della scomparsa di Enzo Jannacci, col figlio che lo celebra da allora e Elio ancora a teatro con le sue canzoni, è uscito un godibilissimo special su Rockol. Jannacci era di una di quelle "infornate" che "cantando dentro nei dischi" i soldi li ha fatti, ma non ha mai smesso di essere innanzitutto un medico, a volte assentandosi per anni dalla scena musicale (per ad esempio lavorare con Barnard, quello che ha "inventato" i trapianti di cuore) e sempre esercitando finché ha potuto. Mi sarebbe piaciuto vederlo alle prese con la gestione criminale della pandemia, ma almeno così posso immaginarmecelo come voglio. Di certo andrebbe spiegato ai ragazzi, uno come lui. Io ogni tanto ci provo, pur consapevole della estrema limitatezza del mio pulpito.
Roger Waters invece "è vivo e lotta assieme a noi", non rinunciando mai ad insegnarci quanto è necessario e urgente schierarsi contro le narrazioni imperanti anche a costo di rischiare il bando, e dire che a quasi ottant'anni un multimilionario certe cose potrebbe pure risparmiarsele, anziché girare il mondo per dirle ai concerti. A pensarci bene, è triste che sia quasi solo tra le voci fuori dal coro, a cercare la verità in questi anni di menzogne presentate come verità indiscutibili.
Ma l'esempio migliore di questo approccio è uno per cui non solo bisogna fare musica per farla poi se vengono i soldi vengono, ma se ne vengono troppi bisogna fermarsi e chiedersi dove hai sbagliato: Giovanni Lindo Ferretti. Dopo gli anni diversamente punk dei CCCP, benissimo narrati in questo bell'articolo della Milani su illibraio.it, fonda con Zamboni Maroccolo e Magnelli i CSI (poi raggiunti dalla giovane Ginevra Di Marco), e quando ci si trova (col terzo album: T.R.E. appunto, che sta per Tabula Rasa Elettrificata, già peraltro recensito) in cima alle classifiche, decide di sciogliere il gruppo, rimpiazzandolo (dopo un paio d'anni di concerti memorabili, ve lo garantisco personalmente) con nuove incarnazioni sempre meno "commerciali" (come si diceva ai miei tempi). E dimostrandosi sempre capace, da allora in poi, di scelte personali coraggiose, e di prese di posizione politiche e sociali ci cui non si può non riconoscergli il coraggio e l'integrità nel sostenerle anche quando magari non si è d'accordo nel merito. E che forse sono meno incoerenti di quanto superficialmente sembrino, rispetto al comunismo militante degli esordi: diamoci un'occhiata.Per giustificare l'inserimento di questo strano post nella rubrica RadioCixd, che di solito recensisce album brano per brano, o playlist quando non si parla di un solo album, volevo appunto scegliervi qualche video dei CCCP, meteora fertile del panorama musicale italiano, ma mentre cercavo mi sono imbattuto in questo, che basta e avanza a farvi un'idea poi se vi è scattata la curiosità cercate voi, e inoltre serve a farvene un'altra su cosa può essere la musica in TV e non è più stata (certo anche qui per miopia strategico-industriale). Si tratta infatti di un breve concerto live come quelli che ospitava regolarmente la mitica trasmissione DOC di Renzo Arbore e soci, condotta da Gegè Telesforo e Monica Nannini: averla seguita da giovane è una di quelle cose che consola di avere sessant'anni...
mercoledì 1 febbraio 2023
RADIOCIXD 66 - CI VUOLE ORECCHIO
E no, non sto dicendo che non esistano credenti o proprio religiosi che non sappiano ridere e/o far ridere o non amino farlo. Sto invece affermando che il valore culturale alto che in vari campi ha avuto e ha il "comico" lo capiamo, tutti noi, dopo un ragionamento, come si dovesse fare un'eccezione, rispetto alla valutazione "bassa" che invece gli diamo di default, automaticamente. Toccò persino a un gigante come Totò, figurarsi al cantautore di cui parliamo oggi: Enzo Jannacci.
Personaggio dalle molte vite, il cardiochirurgo milanese di origini terronissime pagava, infatti, quel suo presentarsi sempre col sorriso, con l'aria scanzonata e distratta, la pronuncia biascicata, col non essere mai preso sul serio. Che poi probabilmente era invece proprio quello il suo intento. Con questo stile saltava dal mainstream televisivo alla sala operatoria (con Barnard, mica cotica) passando per il suo capolavoro cantautorale Quelli che, di cui abbiamo già parlato. Ma ad inizi anni 80, ad aprire una stagione da uno che "canta dentro nei dischi perché ci ha i figli da mantenere" e poi ci fa anche i concerti quelli grossi, se ne esce con questo album spartiacque, di cui io ovviamente ho il vinile, che tutti (e non sono il solo a pensarla così) dovrebbero ascoltare una volta nella vita. E forse almeno in parte lo hanno pure fatto.La title track è infatti così famosa da aver fatto assurgere il suo titolo e tormentone a un modo di dire. Uno di quelli che entrano nel linguaggio comune e tutti usano, molti nemmeno sapendo da dove viene. Ad esempio, io nel vantarmi di averci preso, pronosticando alla vigilia degli Australian Open che Djokovic avrebbe vinto il torneo tornando numero 1 del mondo, perché di tennis modestamente un pochino me ne intendo, potrei dire "ci vuole orecchio" e tutti capirebbero. Ma meritano attenzione anche gli altri brani, e specie quelli meno noti. Ragion per cui, eccovi la consueta tracklist commentata, e buon ascolto.
| 1. Musical Non so dirvi quando come e perché, ma ricordo di aver sentito dire che Jannacci questa l'ha dedicata all'amico Paolo Conte, che al tempo frequentava tantissimo sia artisticamente che non. Comunque, la voce narrante parla ad un amico, dei loro guai lavorativi e dei loro sogni di gloria. Col culmine nell'onomatopea di uno sputo: "cip ciap". |
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| 2. Ci vuole orecchio Per capire meglio la metafora dietro al testo (scritto con Gino e Michele, allora sconosciuti e poi, come tanti altri, "miracolati dal chirurgo") occorre contestualizzare: all'epoca i cantanti ospiti in TV cantavano in playback, quasi sempre, una cosa che a uno che faceva della stonatura e della storpiatura la sua chiave poetica non poteva andare giù. Nella versione in audiocassetta c'era anche una versione, prescindibile, con testo e titolo ("Il pacco") diversi. |
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| 3. Fotoricordo... il mare Strano caso di citazione, nel titolo di questo brano, dell'album precedente. Chissà, forse perché parla di un escluso, come molti brani dell'altro disco, tra cui svetta per bellezza la struggente, e non sua ma fatta sua, Mario. |
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| 4. La sporca vita Il legame con l'album precedente continua anche con questo brano, che qui è la riuscitissima cover di una vecchia canzone di Paolo Conte come lì Sudamerica e Bartali, ben più note. Ma la cosa era iniziata anni e anni prima, quando Conte ancora non cantava, con Messico e nuvole. Passaggio cult: "se non avessi questa vita morireiiiii..." |
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| 5. Silvano Divertentissimo testo scritto con Cochi e Renato, che l'hanno interpretata per primi (c'è persino un video d'annata, in cui usano il verbo "chicobarquedehollandami"...), su un amore diverso finito male. Della serie: come risolvere decenni prima e senza retorica questioni oggi ancora troppo spinose da affrontare per molti. |
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| 6. Quello che canta onliù Ancora un emarginato, un abbandonato, uno schifato, cantato con ironia e amarezza insieme. Forse mi sbaglio, ma a me è sempre sembrata l'introduzione al capolavoro che segue. |
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| 7. Si vede Non si può, semplicemente non si può, cantare la disperazione di chi realizza di non essere più amato dalla persona che ama, meglio che nel crescendo drammatico (e cinematografico, in soggettiva) di queste cinque strofe e mezza. Con la verità che viene fuori solo alla fine della quinta ed esplode nel finale. Se l'avesse incisa Vasco (non mi stancherò mai di ripetere che Vasco prima di ritirarsi dovrebbe fare un album di cover di Jannacci...) non sarebbe meno nota di Sally, perché fidatevi siamo su quei livelli e anche oltre. |
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| 8. Il dritto Di questo amarissimo brano finale, in cui il protagonista muore proprio mentre il volume (fin li bassissimo, e in un modo che la prima volta andavi a vedere se ti si era rotto lo stereo) schizza in alto, esiste anche una versione cantata da Milva (che ha fatto un album di canzoni di Jannacci, come pure Mina, per dire). |
venerdì 23 dicembre 2022
RADIOCIXD 65 - SO
No, gli anni Ottanta non sono stati solo quelli del Riflusso, del Disimpegno, della superficialità, della Milano da bere, del technopop, della batteria elettronica, delle giacche a un bottone con le spalline e dei capelli cotonati. Sono stati anche gli anni di Peter Gabriel.
L'ex frontman dei Genesis, che con loro aveva inventato un certo modo di stare sul palco (pare sia stato peraltro uno dei motivi di dissidio nella band), aveva già negli anni Settanta iniziato la carriera da solista con una serie di album senza titolo, subito disseminati di pezzi che dimostravano il suo avere qualcosa da dire. Ma fu a inizio del nuovo decennio che si spaccò la schiena a Sanremo cantando Shock the monkey appeso a una corda, che spiegò a Mister Fantasy come usava il neonato home computing per mettere nuovi suoni al servizio della sua musica, e che fece uscire quello che forse è il suo capolavoro.
Come lo traduciamo "So" in italiano? Messo in mezzo a una frase sarebbe "così", ma all'inizio, o peggio ancora da solo? Allora? Dunque? Ordunque? Comunque in inglese suona meglio, e Gabriel passa da niente titoli a titoli brevissimi, che non abbandonerà quasi mai (di lui e di altri suoi dischi abbiamo spesso parlato su queste pagine), a partire da questo album che inizia un discorso già appunto dal titolo e a finire con quello in arrivo, se venisse confermato il provvisorio "I/O".Ordunque, stiamo parlando di un album senza quasi "cali di livello" nella qualità dei singoli brani. Tanto che, come spesso in questi casi, se ne consiglia l'ascolto integrale e consecutivo (peraltro, proposto sia nella tournée dell'epoca che in quella celebrativa di due decenni dopo). In alternativa, ogni titolo della consueta tracklist commentata apre in pop-up il tube corrispondente, che così potete ascoltare leggendo. Con una eccezione finale, decisamente motivata.
- Red Rain - Un attacco così, con la batteria di Stewart Copeland dei Police a svegliare pure i morti, valeva da solo il prezzo del disco, pensavi subito. Il testo onirico e ipnotico fa la sua parte, alla fine hai "tutti i muscoli del corpo pronti per" l'ascolto del resto del disco.
- Sledgehammer - Ed ecco infatti che subito arriva come sfogare l'energia accumulata. Vorresti essere una mazza da demolizione, e lo diventi. Il brano fu una hit clamorosa, grazie anche al video, autentico spartiacque in questa che allora era una nuova arte: plastilina e stop-motion, a sprizzare genialità da tutti i fotogrammi. Ve lo metto bello grosso in fondo a tutto, se l'avete visto lo sapete già, che merita, se no lo imparate adesso.
- Don't Give Up - Di questo autentico capolavoro, il cui testo è un atto di accusa al thatcherismo e un inno all'amore e al sostegno reciproco, esistono decine di versioni diverse cantate da Peter con partner differenti, e decine di cover di altri artisti, ma nessuna si avvicina neanche lontanamente a questa versione originale con l'immensa Kate Bush, sia per la sua interpretazione che per il meraviglioso video con oltre 6 minuti di abbraccio.
- That Voice Again - Per anni la fruizione di questo brano si è fermata alla superficie, e il fatto che si tratti di un altro brano musicalmente travolgente fa da attenuante. Poi ho scoperto che il testo parla della voce dei genitori che introiettiamo in noi e ci accompagna per tutta la vita, nel bene e nel male, neanche fosse un testo di analisi transazionale.
- In Your Eyes - Canzone d'amore come poche, adattissima a sottolineare un momento topico, che so il taglio della torta al matrimonio, in cui due si guardano negli occhi. Con Youssou N'Dour al controcanto: eh si, questo disco è tra l'altro uno degli atti di nascita della world music (il primo, secondo quanto affermato dallo stesso Gabriel, è Creuza de ma di De Andrè).
- Mercy Street - Intimo passaggio ispirato a un quasi omonimo libro di poesie. Ma è solo una pausa per prendere fiato.
- Big Time - Arriva infatti questo potentissimo brano, accompagnato da un bel video, con un testo che è una satira/invettiva proprio a quegli anni 80 di cui parlavamo all'inizio.
- We Do What We're Told (Milgram's 37) - Il sottotitolo fa riferimento a un famosissimo esperimento di psicologia sociale, e il titolo alla giustificazione principe dei nazisti al processo di Norimberga ("eseguivamo gli ordini"). Tutta roba così insita nella natura umana da essere destinata a tornare ciclicamente di moda, come ad esempio da ultimo nelle vicende della pandemia. Inutile dire che il testo stringatissimo e ripetitivo e il tessuto della base musicale fanno la loro parte nel passare il significato.
- This Is the Picture (Excellent Birds) - La chiusura è affidata a un duetto con Laurie Anderson, la geniale performer di O Superman! nonché moglie di Lou Reed. Il testo sembra presagire l'era degli smartphone, scusate se è poco.
domenica 6 novembre 2022
RADIOCIXD 64 - TITANIC
- Belli capelli (00:00) - Eppure questo album così "impegnato" (come si diceva una volta) inizia con una canzone d'amore. Anche se capace, come altre sue, di vette come quella della strofa conclusiva, con la sua rima tra vino e mattino.
- Caterina (03:29) - Ai tempi per amarla mi era bastato il verso "e la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno", e credevo che con le sue cinquecento catenelle citasse Reginella di Vecchioni, poi ho scoperto che era dedicata a una folksinger, Caterina Bueno, e ho cercato le sue canzoni popolari (alcune riprese poi anche da Ginevra Di Marco e Nada, per dire).
- La leva calcistica della classe '68 (07:32) - E questa è la prima hit intergenerazionale, forse per via della metafora calcistica. Se pensiamo che Nino, ammesso che sia davvero riuscito a fare il calciatore, al massimo avrà giocato ad Italia 90 ed oggi farebbe l'allenatore, e manco dei più giovani, abbiamo la misura dell'età di questa canzone, che ad ascoltarla senza sapere il titolo sembra invece scritta ieri.
- L'abbigliamento di un fuochista (11:48) - La trilogia del Titanic inizia con questo magnifico (e quasi altrettanto noto del precedente) pezzo di stampo folk (infatti ci canta anche Giovanna Marini, con cui Francesco qualche anno dopo farà addirittura un album con tanto di annessa tournée, a dimostrare che la dedica a Caterina non era una cosa a se stante), in cui il Nostro con pochi colpi di pennello ci racconta la povertà, l'emigrazione e la speranza, mentre la tragedia resta fuori (però la sappiamo noi, come nella migliore letteratura).
- Titanic (16:07) - Secondo brano della trilogia, rappresenta un mirabile affresco della popolazione di varia estrazione che stipava il transatlantico, con un efficacia che nemmeno Cameron riuscirà ad avvicinare.
- I muscoli del capitano (20:26) - Ma l'apoteosi si tocca col brano conclusivo, anche se è il meno noto dei tre. Strumentalmente coverizza proprio la Bueno di un altro naufragio, prima di evocare la marcia inarrestabile della nave verso la fine. Ma è il testo a sfiorare il capolavoro, con echi di futurismo ad evocare quel movimento che faceva da contorno a quella fede nel progresso e nella tecnica che presto si sarebbe andata a infrangere contro le due guerre mondiali e tra di loro la grande depressione e i fascismi.
- Centocinquanta stelle (24:29) - Erano gli anni dell'escalation degli euromissili, e tutti noi vivevamo nel timore che davvero a qualcuno scappasse di pigiare un bottone e ciao. Di opere letterarie, visive e musicali sul tema ce n'è a bizzeffe, De Gregori ci mette la sua, non a caso in questo album e in questo punto, partendo dall'ultima novità di cui si parlava sui media, la bomba al neutrone, che pare potesse uccidere le persone lasciando intatte le cose (gli scoiattoli, non so...). Speriamo davvero non torni d'attualità questa tematica, siamo lì lì...
- Rollo & His Jets (27:52) - Intermezzo rocchettaro legato apparentemente legato al concept soltanto col verso "le nere vele di una nave a vapore da consegnare alla posterità", che poi è una citazione per via metaforica (quali vele se no?) del mito di Egeo, suicida nel mare che prenderà il suo nome perché il figlio Teseo dopo aver ucciso il minotauro era troppo impegnato a scaricare Arianna (in Nasso, da cui l'espressione "piantare in asso") per ricordarsi di cambiare le vele. Poi uno ci pensa un attimo, ed ecco che la rock band evoca l'orchestra che continuava a suonare mentre...
- San Lorenzo (30:21) - La chiusura è riservata a un pezzo meraviglioso, che riparla di bombe ma non di quelle ipotetiche che verranno ma di quelle grevi e reali che il 19 luglio del 43 rasero praticamente al suolo il quartiere attorno allo scalo merci più importante di Roma: in tempi in cui quasi tutto arrivava via treno, era un obiettivo militarmente logico, se volevi minare la resistenza del nemico. Ma gli americani, si sa, quando c'è da bombardare non stanno mica li a fare i micragnosi, così oltre allo scalo distrussero tutti i quartieri civili limitrofi facendo migliaia di vittime. Quando i "danni collaterali" li fanno gli altri, invece, la velina dice di raccontarli uno a uno, come potete riscontrare seguendo qualsiasi TG sulla guerra in Ucraina. Agli occhi di chi vuole vedere le cose come stanno, anzi, l'attenzione che stanno mettendo i russi a limitare ogni danno non indispensabile a un popolo fratello è talmente alta che forse da sola (no, assieme agli improvvidi aiuti occidentali) spiega la durata del conflitto: gli americani al loro posto avrebbero risolto tutto con qualche bombardamento a tappeto (se non volete arrivare a Hiroshima chiedete a Dresda, che Roma in confronto è stato uno scherzetto) o al napalm (ma i film che raccontano la verità arriveranno non in tempo reale come per il Vietnam, ma decenni dopo come per il genocidio dei pellerossa o il caso Kennedy). Ecco, non so se era intenzione di De Gregori, ma a me ascoltare questa canzone mi fa questo effetto: a ripensare come gli angloamericani ci hanno "liberati", per poi toglierci la libertà in cambio di qualche decennio di crescita economica, mi metto a cantare "cadevano le bombe come neve il diciannove luglio a San Lorenzo", oppure Uh mammà di Mimmo Cavallo...
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