venerdì 7 agosto 2026

RADIOCIXD 73 – FRANCESCO GUCCINI

Per chi è stato teenager negli anni 70, ventenne negli 80, non è possibile disintrecciare dalla propria personalità le parole di Guccini. Ho detto le parole, e non le canzoni, perché in quei primi anni 70 quando Guccini iniziò a vendere dischi (a farli aveva iniziato prima, ma, a parte quelli cantati dall’Equipe 84 e dai Nomadi, non se li compravano nemmeno i parenti) la musica era poco più di un pretesto per dare una metrica ai testi e così riportare la poesia alle origini, quando la si cantava. Ma passata quella moda Guccini fu anche uno di quelli che seppe dare un vestito nuovo alle sue canzoni per primo (proprio coi Nomadi, nel 1979) e meglio (con una manata di jazzisti/tangheri che lo accompagnò per un bel pezzo).

Per queste ragioni, se metti “Guccini” nel motore di ricerca di questo blog vengono fuori tantissimi post in cui è citato, tra cui tre della serie RadioCIXD ad altrettanti album degli anni 70 (oltre al live coi Nomadi succitato, l’esilarante Opera buffa e il monumentale Amerigo) , e due agli imprescindibili pezzi La locomotiva e Scirocco (perciò non compresi nell’elenco a seguire). Questo coccodrillo, infatti, come già fatto altre volte, ad esempio per contiguità con Claudio Lolli, lungi dal potere o volere riportare o accodarsi alla pioggia di alligatori che inonda in questi casi web e TV, tra cui vi segnalo per originalità quelli de Il giornale e di Vanityfair, si limita ad elencare i brani che secondo me (la selezione lascia fuori mostri sacri, ma vista la vastità della produzione era inevitabile) tutti dovrebbero conoscere. Così, se è vero che viviamo finché qualcuno ci ricorda, il Maestrone continuerà ad accompagnarci per un bel po’…

  1. Noi non ci saremo (ascolta) – Questo brano celeberrimo è uno dei tempi in cui il nostro, ragazzo, nemmeno era scritto alla SIAE, dei tempi in cui Dio è morto veniva bannata dalla RAI (e trasmessa da Radio Vaticana, dove evidentemente l’avevano sentita fino alla fine), ma io ve lo propongo nella magnifica versione dei CSI, la band più significativa degli anni 90, che la coverizzò per dare un titolo ai due live del proprio ritiro (salvo ripensamenti, e come ti sbagli? adesso l’unico coerente resta Fossati…) e lo fece a modo suo, dandogli un taglio cupo come già aveva fatto con E ti vengo a cercare di Battiato
  2. L’isola non trovata (ascolta) – Prima di quella che non c’è, c’era stata questa che c’era ma non si trovava (ma “a volte appare, avvolta di foschia”)
  3. Canzone della bambina portoghese (ascolta) – La chicca di Radici a gusto mio è questa, splendida, narrazione a due inquadrature e due temi musicali, per una volta migliore nella versione dell’autore che in quella (precedente) del grande Augusto Daolio
  4. Il vecchio e il bambino (ascolta) – Era il periodo dell’incubo nucleare, questo dialogo postatomico Guccini lo scrive dopo altre canzoni dello stesso tema: solo adesso mi accorgo che è morto il 6 agosto, anniversario di Hiroshima. Io ci addormentavo mia figlia piccola, cantandogli questa o Figlia di Vecchioni. Si, sono il peggio…
  5. Incontro (ascolta) – Una canzone triste che a un certo punto recita “come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale”, quasi a fare a gara con Lolli di Quanto amore che diceva “quanto amore che ho cercato ieri prima di essermi impiccato”, io la trovo migliorata nella versione di quel post-punk convertito al pop che non è altro di Enrico Ruggeri
  6. Eskimo (ascolta) – Un giaccone economico e durevole (io ci ho fatto tutti e cinque gli anni del liceo, e anche un po’ di università) usato a pretesto per raccontare ai posteri un’epoca
  7. Mondo nuovo (ascolta) – Se non avete letto il libro omonimo di Huxley vi mancano le basi per capire l’oggi, andatevelo a cercare; nel frattempo questo Bignami del Maestrone ci offre una misura di quanto ingannevole sia quell’aggettivo (“e non sappiamo perché e come siamo di un’era di transizione tra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita”)
  8. Bisanzio (ascolta) – Il verso qui sopra ha ronzato in testa a Guccini fino a che per l’album successivo non l’ha dilatato in una metafora/metropoli, “sospesa tra due mondi e tra due ere
  9. Venezia (ascolta) – Due storie che si intrecciano, quella di una città che affonda e quella di una donna che muore di parto; della serie “ma come gli vengono?”…           
  10. Antenòr (ascolta) – Piccola chicca misconosciuta, questa canzone mi rimbalza in testa tutte le volte che constato una verità che racconta, e cristallizza in un verso: “quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto!
  11. Bologna (ascolta) – Scritta, è importante ricordarlo, poco dopo la strage del 2 agosto; dal vivo, al verso che declama una Bologna “che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita”, ogni volta veniva giù lo stadio o il teatro
  12. Gulliver (ascolta) – Non tutta sua, riesce a sintetizzare in tre minuti il significato filosofico attualissimo del capolavoro di Swift
  13. Autogrill (ascolta) – Prima di Scirocco e quasi al suo livello, un capolavoro di rappresentazione quasi pittorica di una situazione, lì una drammatica separazione vista dal di fuori, qui uno svanire del forse possibile visto dal di dentro
  14. Gli amici (ascolta) – Beh, ora lo vedrà se viene assunto in cielo assieme ai suoi amici divertenti oppure se Dio gli preferisce i santi tristi e la massa di rompicoglioni
  15. Culodritto (ascolta) – La canzone che ogni padre dovrebbe dedicare a sua figlia, semplicemente
  16. Æmilia target="_blank">(ascolta) – L’ha scritta per Dalla e Morandi, e l’ha cantata assieme a loro (infatti prendo questa versione) meglio che da solo
  17. Odysseus target="_blank">(ascolta) – Questa l’ho selezionata solo per via dell’attualità indotta, e comunque in pochi minuti Guccini rende più giustizia a Ulisse che Nolan in tre ore
  18. Ho ancora la forza target="_blank">(ascolta) – Ligabue fa il cantante grazie a Bertoli ma cresce anche nel mito di Guccini, che fa recitare nel suo primo film e con cui scrive (e canta, in questa versione) questo brano, augurandomi di poterlo cantare a ragione per un’altra ventina d’anni anch’io.
Ah, quando avete finito con la musica, andatevi a leggere i suoi libri, specie i gialli scritti a quattro mani con Loriano Machiavelli e ambientati, indovinate un po', nell'appennino tosco emiliano.

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