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domenica 8 settembre 2024

NE PARLIAMO DOPING

Non guardo le paralimpiadi. Nonostante nutra una grande ammirazione per chi si impegna a travalicare i propri limiti, a giocare al meglio con le carte che ha anziché lamentarsi di quelle che non ha, di cui chi ha a che fare con menomazioni di qualunque origine è un formidabile esempio, e quindi le paralimpiadi possano essere intese come una testimonianza utile a tutti su come vada intesa la vita, non ce la faccio. E non è per emotività, è proprio che un conto è arrivare col ragionamento a capire l'importanza di una cosa, un conto è essere attratti da uno spettacolo oggettivamente avvincente.

Viviamo tempi complicati, per avventurarsi in ragionamenti come questo: il rischio è che ti ritrovi immediatamente abile e arruolato nei retrogradi razzisti sessisti insensibili, come nei complottisti se osi discutere i dogmi del cambiamento climatico o della pandemia. Ma pazienza, perderò un altro paio di lettori, come sapete tutti col blog non ci faccio un centesimo altro che camparci. Il tennis è un buon esempio di partenza: lo pratico da una vita, è una delle poche cose che guardo in TV regolarmente, e le rivendicazioni di stampo femminista sulla retribuzione delle atlete risalgono agli anni settanta (riguardare La guerra dei sessi, storia vera di come tutto cominciò) e sono in buona parte state accolte. Ma giustamente: da qualche decennio, una partita di tennis femminile di alto livello può essere altrettanto godibile e anche esprimere contenuti tecnici di pari livello se non superiore (a volte tirare troppo forte è un limite da questo punto di vista). Prima, però, e anche adesso lontano dal vertice, non era così: se non giocava la Navratilova, rischiavi di annoiarti, come oggi con la Osorio, per dire, a furia di lunghi scambi fatti tutti di mezzi pallonetti.

Sul tennis torno dopo, parliamo di basket e pallavolo. Perché la pallavolo femminile è altrettanto spettacolare di quella maschile, e invece la cosa non è vera per la pallacanestro? Perché le donne nel volley giocano con una palla diversa e la rete più bassa, e in questo modo riescono ad eseguire quasi tutti gli stessi gesti tecnici dei maschietti, mentre nel basket a parte la palla leggermente più piccola è tutto uguale, e la differenza di fisicità si traduce purtroppo in un livello tecnico nettamente inferiore. Pensate un po', secondo me nel calcio il ragionamento si capovolge: la tecnica si vede meglio e più nelle donne, talmente esasperato è l'aspetto fisico negli uomini (ma se ne accorge solo chi ha l'età di ricordare il calcio di prima del pressing e del gioco corto).

Spero che questi esempi bastino, a sgombrare il campo da equivoci. Poi, magari arriveremo a stabilirlo per legge, che gli atleti diversamente abili devono percepire gli stessi emolumenti degli altri, ma questo non basterà a rendere le loro competizioni ugualmente attrattive per telespettatori e quindi sponsor. E anche per me: ci capito, penso le migliori cose di ciascuno degli atleti, poi però cambio canale. Ma cambiamo discorso.

Qualche tempo fa un corridore con le protesi ai piedi, tale Pistorius, prima di finire in galera per aver ammazzato la fidanzata, arrivò a competere a buon livello coi normodotati. La sua parabola interruppe l'esperimento, voglio sperare sia perché le autorità sportive abbiano compreso l'enorme rischio sotteso alla cosa: con il progresso tecnologico, quanto ci vorrebbe a realizzare delle protesi tali da battere regolarmente chi corre con piedi umani? E anche quando si imbrigliasse la tecnologia con delle regole, quanto potrebbe reggere questa briglia a cospetto del sospetto interiore di ciascuno sportivo costretto a confrontarsi con chi potrebbe partire avvantaggiato?

Questo semplice ragionamento dovrebbe fare premio su altre tematiche "di moda". Oramai è rimasta quasi sola, la creatrice di Harry Potter, chissà forse avere immensi patrimonio e popolarità aiuta ad avere coraggio, a dire fuori dai denti che no, non può essere ammesso a gareggiare con le donne chi prima gareggiava (e pure con successo) da uomo, solo perché nel frattempo si è sentito di dover cambiare sesso. E no, non per sessismo, semplicemente per salvaguardare la possibilità di competere delle donne "vere". Lo stesso ragionamento doveva essere utilizzato per escludere la pugile algerina: è donna, per carità, ma avere cromosomi e livello di testosterone da uomo le dà un vantaggio. O estromettiamo lei e tutte quelle come lei, o aboliamo l'antidoping e magari riabilitiamo le atlete della DDR (anche questa per capirla devi essere anzianotto...).

E torniamo al tennis, parlando del caso che riguarda il tipo che vedrete sullo sfondo di questo blog fino a luglio prossimo (cambio grafica una volta l'anno, ormai è tradizione), che oggi si gioca il titolo agli US open. Ieri sembrava che scadessero i termini per l'appello avverso alla sua sentenza di assoluzione, ma vista la giungla di norme sigle e gente che ci campa con questo carrozzone non si sa mai. E mi trovo a ribadire un concetto che espressi addirittura in uno dei primissimi post di questo blog, oltre sedici anni fa: bisogna smetterla di ragionare nello sport professionistico di doping e antidoping, ma parlare di medicina dello sport e fare tutto alla luce del sole. Gli atleti in genere, figurarsi se di vertice, hanno bisogno di essere trattati con una attenzione dedicata che non sia clandestina, e pazienza se certe sostanze o pratiche che fino a un certo punto si pensava innocue e benefiche poi si scopre che facevano male, quando succede si vietano e si cerca altro. Che poi è la stessa cosa che si fa correntemente: nella medicina, che sono più i farmaci tolti dal prontuario perché nocivi dopo essere stati di uso comune per anni di quelli in prontuario al momento, come nello sport, che è zeppo così nella sua storia di autentici miti che si prendevano più o meno di nascosto cose che poi sono state vietate e per cui magari altri sono stati squalificati. E parlo di giganti, di mostri sacri, che non voglio nemmeno nominare, ma la lista è lunghissima e vi sorprenderebbe scoprirci dentro proprio quel vostro idolo di gioventù. Per cui quelli che fanno la fine di Armstrong, o peggio di Pantani, sono vittime di un sistema che fa enne pesi ed enne misure per sua natura.

Il caso Sinner è assieme un cattivo e un buon esempio, di tutto ciò. Cattivo, perché il ragazzo è stato trovato con in corpo una quantità di farmaco vietato così infinitesima da indispettire Avogadro, altro che conferirgli un vantaggio sportivo, e per dosi così il processo non dovrebbe nemmeno iniziare. Buono, perché il fatto che il ragazzo non sia stato sospeso, o magari crocifisso, prima di assolverlo magari a stagione o a carriera compromessa, non deve essere usato, come hanno fatto tanti rosiconi e moralisti del piffero, per rinfacciargli un trattamento di favore, ma semmai per, al contrario, pretendere che da ora in poi le autorità competenti si comportino allo stesso modo per tutti. E cioè: se la dose di qualsiasi cosa è così bassa da non poter influenzare le prestazioni, il processo non cominci nemmeno. Se è più alta, si sospenda non solo il giudizio sportivo ma anche quello personale e sociale fino a istruttoria conclusa, facendo inoltre in modo che la stessa sia breve. E a regime, si faccia confluire il carrozzone dell'antidoping e quello del doping in una unica struttura che sperimenti alla luce del sole cosa si può fare per aiutare a competere gli atleti senza danneggiarli. Di modo che non ci siano vantaggi comparativi di nessuna natura, nemmeno ad esempio dall'avere un medico bravo che si inventa l'autoemotrasfusione: se e finché la medicina dello sport non comprende che fa male, la si fa a tutti. E nemmeno dall'avere un livello di testosterone che fa si che io sviti la testa con un cazzotto a chi quel livello non ce l'ha: non importa se lo assumi o ce l'hai di natura, sei fuori, o devo ammettere anche chi se lo inietta. Con buona pace dei benpensanti di vecchia e nuova maniera.

P.S. Se avevate ancora dubbi sul fatto che si tratti di un carrozzone che deve giustificare la sua esistenza, ecco le imprese dell'antidoping aggiornate a dopo la strepitosa vittoria di Jannik allo US Open...

sabato 1 ottobre 2016

BASTA DEMOCRAZIA? SI O NO?

Nei decenni scorsi tra Reggio e Messina si sono viste decine di
sfilate come questa con migliaia di piddini dentro. Ciascuno di
essi, se oggi non rinnega Renzi, dovrebbe sputare controvento.
Non era ancora definitivo il no al magnamagna olimpico, che subito il sedicente rottamatore, in realtà ultima spiaggia di ogni tipo di rottame politico, rilancia con il più vecchio ritornello del populismo avido con l'occhiolino alla mafia: il Ponte sullo Stretto (i soldi non ci sono solo quando si tratta di darli in mano alla gente), con retrogusto di minchiata dei centomila posti di lavoro perché un milione è parso esagerato persino a lui.
Così ci toccherà, come per olimpiadi, ripetere (ma non mi va, fate da soli...) ai pochi che ci ascoltano le mille sacrosante ragioni che vogliono che questo scempio si fermi, peraltro le stesse di quando lo voleva fare Berlusconi e il partito che oggi esprime questa caricatura di dittatore allora le usava per opporsi. Come per le olimpiadi, ripeto, che quando le fermò Monti appena insediato al posto del Cavaliere lo fece col plauso dello stesso partito che oggi denigra le stesse identiche ragioni per cui furono bloccate allora e chi le porta.
Per il referendum è la stessa cosa: pochi anni fa, il centrosinistra ci mobilitò per fermare col nostro voto un impianto di riforma costituzionale di cui quello attuale è una copia spudorata con molti elementi di ulteriore peggioramento. Un tradimento che da il voltastomaco solo a pensarci, roba che fa venire voglia di occuparsi d'altro, non fosse che è proprio questo il loro obiettivo: sfinire in un modo o nell'altro chi pensa ancora con la propria testa. E ci riuscirebbero pure, non fosse che per poter pensare ad altro dovresti evitare anche solo di passare davanti a una TV accesa, perché il coro monocorde della propaganda governativa è attivo h24, ben al di fuori dei vomitevoli notiziari. Della serie "si stava meglio quando si stava peggio", visto che quando c'era Silvio almeno potevi mettere Raitre e sentire un'altra campana, o rifugiarti in qualche trasmissione satirica, mentre oggi il monoblocco è compatto e ha arruolato nella crociata anti-Grillo persino i vignettisti. E visto che se passa questa riforma la prossima volta chi prende il potere (e può accadere anche col 25% dei votanti o meno, si noti) potrà ri-riformare la Costituzione senza poi dover ripassare dalle forche caudine del referendum (coi senatori ridotti di numero e di fatto "nominati", tutte le votazioni a maggioranza qualificata saranno un gioco da ragazzi, dal Presidente della Repubblica, cosa che tra l'altro comporta una Corte costituzionale finalmente di fatto allineata totalmente alla maggioranza di governo, appunto alle leggi costituzionali).
Col controllo totale dell'informazione mainstream (escluso forse e solo in parte Il Fatto quotidiano), questi si possono permettere cose che non solo non Silvio, ma nemmeno l'enorme balena bianca ai tempi della legge truffa, e forse nemmeno Hitler e Mussolini poterono permettersi prima di prendere il potere (se le permisero dopo, ma arrivarono al governo con molta più legittimazione democratica di quanto ne abbia Renzi oggi). Ad esempio il quesito che troveremo sulla scheda il 4 dicembre. Anzi, già la scelta del 4 dicembre, per avere più tempo per tentare il lavaggio e/o l'acquisto delle coscienze con promesse napoleoniche come il ponte di cui sopra, una propaganda martellante come manco il Minculpop, e magari qualche al momento inimmaginabile colpo di mano, visto che i sondaggi a oggi lo danno talmente perdente che già si è rimangiato la promessa di togliersi dalle palle in caso di sconfitta. Ma torniamo alla scheda.
Guardatela bene. Approfittando del fatto incontrovertibile che i quesiti referendari sono da sempre quasi incomprensibili, al punto che i fautori del si e del no hanno avuto sempre il loro bel daffare per spiegare ai propri elettori come votare per avere quello che vogliono, questi si inventano un magheggio da manuale: prima scrivono l'abstract della legge (quella serie di parole che seguono l'enumerazione di ogni provvedimento legislativo al fine di identificarne in qualche modo il contenuto) in modo da enumerarne i presunti pregi, sostituendo le descrizioni con giudizi di valore (ovviamente positivi), poi lo citano ampiamente nelle schede. Così, chiunque arrivasse alle urne senza essere sufficientemente informato (e visto come funziona l'informazione, ad esserlo sarà solo chi vuole proprio esserlo, documentandosi su Internet o comunque ragionando con la sua testa), per come è scritto il quesito, se non vota SI si sente una merda retrograda (mentre è esattamente il contrario).
Questo è il quesito come dovrebbe essere, secondo Morra. Paradossale, lo so, ma
meno di quello che sarà (vedi immagine 
più su, e leggi Gilioli su l'Espresso)
Tutto questo accanirsi con il referendum, però, non si comprende se non ci cerca di capire perché, dal momento che è in vigore una legge elettorale incostituzionale per quanto squilibrata e iniqua, e che ne è stata approvata un'altra (che se non cambia niente la sostituirà dall'anno prossimo) che la supera abbondantemente negli stessi difetti, si ha bisogno di approvare le riforme costituzionali proprio ora. Questo è il link e questo il succo:
  • i presunti pregi della riforma sono appunto sono presunti;
  • i risparmi sui costi e sui tempi della politica se ci sono sono risibili;
  • i riflessi sulla governabilità dipendono solo dalla legge elettorale (che non è nella riforma, e peraltro vogliono cambiare in extremis perché hanno capito che farebbe vincere Grillo);
  • la Costituzione nata dall'antifascismo viene distrutta perché i mandanti hanno ordinato che venga distrutta (se volete capire la cronaca...), e questi non sono che sicari da essi prezzolati;
  • i mandanti hanno deciso così perché la democrazia non è compatibile con il capitalismo, non lo è mai stata e infatti laddove e nella misura in cui si è affermata ne ha causato l'irreggimentazione, ma il contrattacco è partito già a fine anni 70 (in Italia togliendo di mezzo Moro) ed è in piena non dal 2001 delle Torri gemelle ma già dal 1991 della Prima guerra del Golfo, non a caso subito dopo il crollo del Nemico sovietico. E non a caso oggi l'unico possibile argine è russo, che infatti è di nuovo Nemico.
Pensateci. Il 4 dicembre il vero quesito è "volete che venga decretata anche formalmente la fine della democrazia in Italia?" (secondo Cremaschi è più precisamente "volete che la sovranità passi anche formalmente dal popolo alle banche?"). Immaginatevelo scritto sulla scheda al posto delle fregnacce renziane, e poi votate si o no in coscienza. E da qui ad allora cercate in ogni modo di spiegare a chi volete bene, almeno a loro se non vi va di rompere i coglioni alla gente da un blog o dai social, come stanno le cose. Forse non basterà ma per quello che serve avrete almeno la coscienza a posto.
Io personalmente se davvero gli italiani sono così deficienti da far vincere il SI il 4 dicembre devio il blog definitivamente sulla culinaria, o magari stavolta sulla letteratura, che per parlare di politica ci vuole una poleis in piedi, non bastano le sue macerie.

sabato 24 settembre 2016

CINQUE CERCHI E DUE PALLE

L'immagine è presa dal blog di Daniele Martinelli,
in particolare da questo apprezzabile articolo.
Non basta avere a che fare con un monoblocco informativo peggio della Pravda e del Minculpop, che stavamo meglio quando stavamo peggio perché almeno c'era Raitre che andava fuori dal coro, no siccome quelli che si lamentavano ieri della dittatura berlusconiana sono gli stessi che oggi sostengono la dittatura renziana, non c'è scampo neanche nei social network e nelle chat con gli amici. Prima era caccia ad alzo zero alla minchiata del neosindaco e non dico che non ne ha fatte, anzi, ma intanto la loro qualità è sintomo di scarsa furbizia, e questo in Italia alla fin fine è un raro pregio, ma la loro consistenza quantitativa, rispetto a quelle di tutti gli altri politici degli ultimi quarant'anni almeno, è infinitesima, e se a quelli si fosse data una frazione dell'intransigenza cavillosa che si riserva a questi oggi l'Italia sarebbe il Giappone. Poi, e la consequenzialità forse è logica oltre che temporale, è partito il coro della Grande Occasione Perduta, della Conclamata Incapacità a Governare, verso chi in fondo non fa che rispettare sia il mandato dei propri numerosissimi elettori che il più elementare buonsenso: le Olimpiadi hanno messo sul lastrico le collettività di tutte le città che le hanno ospitate negli ultimi decenni, e arricchito solo le tasche dei pochi con in mano il bisinisse e dei loro afferenti più o meno corrotti. Ci sono le statistiche a parlare, per chi le vuole leggere.
Se non bastano le statistiche, basta sapere la storia e capire d'economia: in tempi e luoghi di crescita complessiva e sovranità monetaria, può essere comunque un affare per i cittadini che alcuni ladri ben organizzati ricevano liquidità fiat appositamente creata per mettere su la baracca, perché si tratta di soldi "stampati" di cui almeno le briciole afferiscono in basso. Ma in tempi e luoghi dove se stanzi un soldo di qua lo togli di là, francamente no. Poi in area Euro non ne parliamo, per cui anziché blaterare di occasione perduta bisognerebbe ringraziare santa Virginia che non facciamo la fine di Atene.
I soliti noti, ovvero com'era quella dell'assassino e del luogo del delitto?
Questo, già in teoria. In pratica, basta guardare chi era stato messo a capo della macchina organizzativa, e cosa è riuscito ad arraffare già nelle fasi pre-preliminari, per non avere dubbi: ci siamo risparmiati un bagno di sangue, e altre cattedrali nel deserto dopo quelle di Italia 90 e dei campionati mondiali di nuoto del 2009.
Invecchiando, trovo anch'io sempre più interessante la mia parte intollerante, e abbandono qualunque discussione che ignori queste semplici considerazioni logiche, in qualunque luogo fisico o piattaforma virtuale si svolga. E avviso: sul referendum sarò ancora più cattivo. Chiunque abbia votato contro la riforma berlusconiana, se oggi intende votare si alla identica (ma in peggio) porcheria renziana, appena tenta di abbozzare un qualche sofisma giustificatorio, sarà da me sfanculato su due piedi, amico o non amico. E' in gioco il futuro del mio Paese, sticazzi.
E non mi interessa niente delle incertezze o incoerenze della Raggi: finché il Movimento 5 Stelle resta l'unica concreta speranza di cambiare le carte in tavola, ha il mio sostegno. Se arriva qualcosa di pari o maggiore consistenza, che abbia pari o maggiori probabilità di incidere, ne riparliamo, anche se sono gli Unni o i Klingon. Fino ad allora, mi tengo i grillini, e con gli altri manco ci parlo più. Sono antidemocratico? siete belli voi...

P.S. Per le olimpiadi, una soluzione c'è, ecologica economica e anche equa: da oggi in poi sempre ad Atene, o ad Olimpia. In impianti sontuosi fatti per durare millenni, costruiti a spese dei vampiri tedeschi e angloamericani che si sono sucati la Grecia...

martedì 16 dicembre 2014

CARTE IN REGOLA

Come Napoleone prima e Hitler poi, per conquistare la Russia il tempo di una passeggiata andata e ritorno.
Come Berlusconi, per fare i primi soldi lontano dal confine con l'illegalità.
Come Ciccio Graziani, per battere Maradona in eleganza del palleggio.
Come Bruce Banner, per risolvere le cose con calma.
Come Zucchero, per scrivere un pezzo totalmente originale.
Come Fantozzi, per sfanculare il megadirettore galattico. Anzi, per farsi eleggere alle RSU.
Come Zeman, per chiudere un campionato con la miglior difesa.
Come Maria De Filippi, per condurre un programma che non compromette il sistema di valori di partecipanti e spettatori.
Come Hannibal Lecter, per seguire una dieta vegana.
Come Caparezza, per cantare uno standard melodico con la voce impostata.
Come Paperon de' Paperoni, per sposare Brigitta pagando di tasca un ricevimento sontuoso chiedendo come regali di nozze solo beneficenza. E lasciare la Numero Uno di mancia al primo bar che capita.
Come me, per scrivere un post di agevole lettura e facile comprensione. O con le doti giuste per fare carriera e/o fare i soldi.
Come Grillo, per fare il 51% senza andare in televisione, anzi no andando all'ultimo minuto da Vespa.
Come il Partito della Vera Sinistra, quello che non esiste se non nella mente di quelli che "Grillo è populista", per fare politiche espansive senza mettere in discussione l'Euro.
Così l'Italia, Roma, questa Italia, questa Roma, ha tutte le carte in regola per organizzare le Olimpiadi.
Lo ha detto Lui, sarà vero, con tutto quel consenso deve essere vero per forza.

giovedì 3 luglio 2014

LOGICO

Non voglio cercare link di approfondimento, stavolta. Chi ne ha voglia faccia da solo, io vado a memoria. Ero bambino ai tempi dell'attentato di Monaco 1972, il fatto che i palestinesi fossero terroristi era considerato pacifico dai mass media e così mi arrivava e davo per scontato. Dovevo scoprire decenni dopo, studiando, che l'etichetta "terrorista" è la più strumentale di tutte e che praticamente tutti i nemici politici pericolosi di qualunque regime se la sono trovata prima o poi appiccicata sopra, riuscendo a levarsela solo in caso di successo e viceversa mantenendola per l'eternità, per cui tutti i padri di Israele erano stati a lungo schedati come terroristi dagli inglesi quando ancora non avevano deciso di accondiscendere alla creazione di quell'avamposto dell'Occidente nel campo nemico che era e resta Istraele, e la differenza tra Mazzini e Curcio era solo nelle diverse fortune delle rispettive speranze; nei monti tra Trento e Bolzano, ho conosciuto di persona vecchi nostalgici austroungarici che chiamavano terrorista Cesare Battisti.
Quando esplose la prima Intifada, però, plaudìi mentalmente alla scelta palestinese di lasciare le armi per i sassi, convinto che togliendo agli invasori gli alibi li avrebbero gandhianamente (ma non troppo) sconfitti. La strategia portò all'accreditamento politico di Arafat e agli accordi di Oslo, ma è proprio come finì quella stagione di speranze che istruisce sugli accadimenti in cronaca: entrambi i Nobel fecero presto una brutta fine, e se l'avvelenamento di Arafat è ancora materia di cosiddetti complottisti, l'assassinio di Rabin lascia meno dubbi sulla sua natura di inside job.
Da quella volta, ogni volta che i palestinesi si sono dimostrati più ragionevoli chi aveva interesse a che tornassero "fondamentalisti" perché non fosse messo in dubbio il suo diritto a schiacciarli è sempre riuscito ad angariarli e/o provocarli fino alla reazione, o a imputargli azioni nefande, con tempestività sospette. Ecco che basta un po' di memoria per non cascarci neanche un attimo, alla notizia dei tre adolescenti rapiti e (poi si saprà subito) uccisi: inside job. Non che sia necessario: la triste contabilità dei morti resta sempre così tanto enormemente a sfavore dei palestinesi che non c'è dubbio, a chi non sia o scarsamente pensante o in mala fede, su chi sia l'oppressore e chi l'oppresso in quel teatro. Ma ricorrere alla contabilità dei morti è una cosa inumana, e avere cento volte più vittime del tuo nemico non ti giustifica nel rapire e uccidere anche uno solo dei suoi figli, così come però avere sei milioni di morti in una fase storica non ti giustifica a causarne centomila mille o anche uno solo nella fase successiva, in cui sei passato dal denominatore al numeratore della storia. Quindi i conti non contano, anche e soprattutto quando ci danno ragione: lasciamoli da parte, e usiamo la logica. E' stato inside job, è logico. La pace da quelle parti non ci deve arrivare, evidentemente...

venerdì 24 agosto 2012

DI PAPERINIK E SUPERPIPPO

Claudio Bisio ci ha cominciato una carriera, con un monologo e un libro sulle parentele strane (sono tutti zii e nipoti, nessuno è figlio di nessuno) e la bizzarra animalità dei personaggi di Walt Disney, perché non posso farci io un pezzo serio sul doping (di vario genere) nello sport e il proibizionismo in genere?
Lance Armstrong
L'attualità non manca: fresca fresca è la notizia che Lance Armstrong ha appena rinunciato a difendersi, pare per stanchezza e non per ammissione di colpa, dalle annose accuse di doping, e ora gli toglieranno tutti i titoli a partire dai sette Tour de France vinti, di pochi giorni fa le ammissioni di Alex Schwazer che così non ha nemmeno difeso il titolo olimpico di Pechino nella 50 km di marcia. A parte che l'idea stessa di camminare tutti storti per così tanta strada richiede perlomeno una certa propensione agli allucinogeni, quando vivevo in trentino mi è capitato di fare in macchina, ovviamente d'estate, il Pordoi: la mia Polo non aveva il turbo, vero, ma era una vetturetta con sopra un 1900 diesel, non un camion col motore di un vespino, eppure faticava, arrancava, e il Pordoi non è la salita peggiore che affrontano i ciclisti, con le gambe, spesso al gelo, e dopo magari 150 "riposanti" chilometri di avvicinamento...
Voglio dire che certe attività sportive, a certi livelli, qualcosa di inumano ce l'hanno. Magari nessuno sport ne è al riparo, ma con queste premesse come si può pensare che chi pratica fatiche immonde come il ciclismo professionista non si aiuti in tutti i modi possibili? Se vogliamo essere ipocriti accomodiamoci, ma chiunque è "dell'ambiente" sa benissimo che a certi livelli i ciclisti hanno sempre preso qualcosa, sempre, anche i campionissimi sacri del passato, che poveracci facevano tappe mostruose con bici di piombo su strade dissestate senza nessuna assistenza a seguito. Non faccio nomi ma dico tutti, e ve ne faccio sentire Uno: che parla di quella "bomba" che entra come una cosa normale anche nei dialoghi di Totò e il giro d'Italia, pensate un po'. Fu solo con la morte in corsa di un campione del mondo e baronetto inglese per meriti sportivi col sangue e il tascapane pieno di amfetamine, che iniziarono i prodromi di quella assurda rincorsa alla carota che è l'antidoping. La cosa funziona così: l'antidoping proibisce le sostanze potenzialmente nocive che scopre vengono assunte per migliorare le prestazioni sportive, rovina la carriera (talvolta uccidendolo, come fu per il povero Pantani) a chi per sfiga o dabbenaggine viene pizzicato a usarle ancora, ma intanto gente con risorse economiche maggiori (e sempre crescenti in funzione del giro di denaro attorno agli sport professionistici) ha già scoperto altre sostanze che vengono usate da tutti fino a che l'antidoping le scopre e così via. Se non fossimo in un mondo di ipocriti, con metà dei soldi necessari per mantenere il baraccone dell'antidoping si potrebbe tenerne su uno di medicina sportiva di frontiera riservato allo sport professionistico (ma con ricadute al di fuori) che "dopasse" sotto controllo tutti i consenzienti, con il retromessaggio per i ragazzi che svolgono sport amatoriale di mettersi a studiare o imparare a fare un lavoro vero se non hanno intenzione di diventare cavie per pagare forse con la salute la possibilità di arricchirsi con lo sport. Che poi è quello che già sanno tutti (siete mai entrati in una qualunque palestra di body building?), ma lasciato alla clandestinità aumenta i rischi in proporzione inversa al giro d'affari (gira certa robaccia!...).
Oscar Pistorius
Quando poi leggiamo addirittura del doping alle Paralimpiadi, non possiamo non pensare a Oscar Pistorius. Buonismo e perbenismo imperanti vogliono che tutti plaudano alla controversa ammissione del pluriamputato alle olimpiadi "normali": non ho sentito nessuno che avesse il coraggio, dopo i primi giudici sportivi sommersi dalla disapprovazione per aver azzardato nel 30% il vantaggio che quegli arnesi danno rispetto a due piedi umani, di dire che l'ammirazione per l'uomo non deve impedire di considerare che se costui dovesse vincere e diventare ricco e famoso, si rischierebbe di creare un mercato. Già l'attenzione era eccessiva prima, ora con i riflettori olimpici e i risultati non disprezzabili ottenuti, cosa volete scommettere che è già partita la gara da un lato a scovare il disabile giusto e dall'altro a ottenere la protesi decisiva (senza eccedere, sennò che non vale lo vedono pure i ciechi, tanto per restare nel politicamente scorretto) per vincere una medaglia e farci un bel bisinissi?
Il tutto mentre continuiamo con l'assurdo proibizionismo nelle droghe, laddove quelle leggere dovrebbero essere assolutamente libere e quelle pesanti distribuite dal SSN gratis con la ricetta. E la cosa immediatamente darebbe un colpo quasi letale alle mafie di mezzo mondo (che si riorganizzerebbero su altri traffici, certo, ma meno immediatamente pericolosi per la salute dei nostri figli) nel posto dove gli fa più male, il portafoglio, e azzererebbe i morti per overdose, e nel medio periodo farebbe drammaticamente diminuire persino i consumatori, specie delle cose più pericolose, che come si sa vengono creati dagli spacciatori per fabbricarsi i clienti (se non ci fosse da guadagnarci nessuno avrebbe interesse a trasformare un ragazzo in un tossico), mentre quelli esistenti si potrebbero da subito identificare e sottrarre alla microcriminalità, se non curare (magari non vogliono, ognuno ha diritto di ammazzarsi come gli pare).
Ed ecco che assistiamo a un ragazzo che come tutti si aiuta per arrivare e restare al vertice di uno sport faticosissimo, che solo lì puoi averci in cambio un gruzzoletto altrimenti è tanto che ti danno lo stipendio di carabiniere (e ora infatti l'hanno pure licenziato, mi sa), umiliato a reti unificate, mentre in uno sport milionario a troppi livelli, dove tra parentesi la roba gira a quintali pure li fin dalle giovanili - e l'ideologia sottesa è un'altra droga per i cervelli dei giovani aspiranti campioni, uno condannato nell'ambito delle scommesse anche in appello può permettersi di attaccare i propri giudici senza contraddittorio per minuti e minuti in prima serata su tutti i TG.
E' come se Gambadilegno potesse sparare a zero su Topolino in un intervista sul Papersera. Come se Superpippo potesse esistere senza le noccioline. Come se Paperinik non avesse bisogno di Archimede per le sue scarpe a molla e altre diavolerie. Eccoti il materiale per il secondo volume di Quella vacca di Nonna Papera, Bisio, ora che hai mollato Zelig magari ci hai tempo....

martedì 3 aprile 2012

CARO AMICO TI SCRIVO

Non l'ho proprio trovata, la maglietta con la scritta CSI:
anche Google ha i suoi limiti...
Oggi si parla di musica, perchè su Rolling Stones ho trovato questo articolo che descrive benissimo la parabola personale di uno degli artisti più originali della scena musicale italiana degli ultimi 30 anni: Giovanni Lindo Ferretti. L'autore è bravissimo nel muoversi nella dicotomia artista/uomo come su un pavimento pieno di uova, e rende complessivamente giustizia a uno dei punti di riferimento della scena post punk italiana coi CCCP, ovviamente divenuti CSI (come nelle maglie olimpiche di Barcellona) dopo la dissoluzione dell'impero sovietico, scopertosi credente ultrapapista e contemporaneamente filoebreo (?!) in anni recenti, che d'altronde hanno visto la sua band diventare PGR (Per Grazia Ricevuta), come diceva Albertone l'avrà rovinato la malattia.
Gli rende giustizia perché Ferretti in tutto questo resta uno degli autori e interpreti più lucidi, ed è ancora emozionante sentirlo cantare dal vivo. E in fondo vale per lui quello che dicemmo per Dalla: non sempre il privato deve far scopa con la produzione artistica, se quella è di livello resta e sopravvive all'autore.
A proposito di Dalla, il mio compagno di banco del liceo ci ha preso gusto e mi ha chiesto su Facebook il testo e l'esegesi di Pecorella, come usavo fare ai tempi scrivendo a memoria (e prendendo cantonate: a proposito, sono in ottima compagnia...) sul suo diario, solo che oggi i diari sono sul web ed eccoci qui.

Dove ti nascondi, pecorella? 
Dimmi dove sei andata, su quale stella. 
Dimmi se i tuoi occhi che amo tanto 
hanno un giorno almeno, un giorno pianto. 
Sei andata via 
Mi hai detto: voltati 
e sei andata via 
ed io come un cretino ho giocato fino in fondo 
mi son voltato e adesso sono solo al mondo. 
Cosi' provo a cercarti 
ma c'è soltanto una nuvola che può somigliarti. 
Però laggiù qualcosa si muove 
Porco Giuda è buio e poi fra un'ora piove. 
Milady, Milady ma se non ti muovi come pensi che io ti trovi? 
Confusa tra tante stelle, oppure chi lo sa dove sarai.. 
Magari in piedi, nascosta da qualche parte, Pecorella il mondo è troppo grande. 
Non lasciarmi solo qui, qui con me. 
E' straordinario, il mare visto dall'alto è un piatto, sembra un biliardo 
Le nuvole che passano veloci, com'è bello la sera al mare che si accendono le luci.. 
Ma.. Eh.. 
Che porca vita è mai questa, sempre col coltello nella schiena e un desiderio che si secca in gola e il cuore è un'altalena. 
Ma ecco che ti vedo, tu mi guardi.. come guardi pecorella, come guardi! 
E com'è vero, che negli occhi c'è tutto e che ogni sguardo è un mistero. 
Vedo che anche tu ti commuovi, finalmente ti avvicini a dirmi cosa provi. 
In piedi, nuda rimani in piedi, pecorella ti vedessi nuda come sei bella 
e niente vicino a te, quella stella: brutta quella stella! 
Mi credi, è bello se tu mi guardi, adesso è troppo tardi. 
Dimmi è vero che domani partirai? 
E se parti, dimmi ddo' vai!
L'esegesi no, non si può, specie senza giocare tra l'animale scelto e i noti gusti sessuali dell'autore. Ma sul testo qualcosa la possiamo dire: che anche qui io che l'ho sentita per trent'anni ho sempre creduto che dicesse "mi vedi" e non "Milady", che ci fosse un "ma" prima di "adesso è troppo tardi", e soprattutto ho sempre sentito un "dove" e non un "ddò" alla fine. Chissà, magari riascoltandola con attenzione si scopre che avevo ragione io, così facciamo pari col risotto.
Il video finale oggi però è di un'altra perla nascosta di Dalla, il motivo lo so io. Sennò che diario sarebbe, un blog...

giovedì 16 febbraio 2012

IL MOTIVO GIUSTO

No, non sto parlando di Sanremo, dove persino Chiara Civello è riuscita a portare il motivo sbagliato (la peggiore canzone della sua discografia, fin'ora) col vestito sbagliato (sembrava una mortadella, è una bella ragazza "florida" bastava uno specchio mica uno stilista). Sto concordando con Mentecritica sulla ragione per cui a volte anche quando si prendono decisioni giuste non basta.
Il governo Monti di decisioni giuste ne ha prese due, ultimamente: rinunciare alle Olimpiadi di Roma 2020 e rifar pagare l'ICI alla Chiesa cattolica su tutti gli immobili non esclusivamente destinati al culto. Sulla seconda c'è solo da aspettare le modalità di attuazione, registrando che (stante la rilevante componente baciapile nel governo) evidentemente anche dalle parti del Vaticano la vergogna per una così grossa e ingiusta elusione in tempi di crisi deve aver prevalso sul tornaconto immediato. Sulla prima invece c'è più da dire: la reazione iniziale di tutti gli onesti è stata di giubilo, ma a risentire con attenzione le dichiarazioni del premier qualcosa che non torna del tutto in effetti c'è. Va bene, infatti, sostenere che siccome c'è crisi non possiamo imbarcarci in spese del genere, ma non è sufficiente lasciare il vero motivo ad un paio di battute sull'imprevedibilità dei costi alla luce di esperienze precedenti, perché da un lato ciò non è sufficiente a invalidare l'argomento di chi sostiene invece che proprio perché c'è crisi si dovrebbero adottare politiche in grado di rilanciare l'economia, dall'altro le esperienze precedenti hanno dimostrato invece proprio l'esatta prevedibilità che i costi si moltiplicherebbero. La timidezza governativa è motivata da un lato dalla maggioranza politica su cui poggia, ma dall'altro anche dall'incapacità di prendere le decisioni logicamente conseguenti a una presa di posizione più netta: annullamento della TAV, abbandono definitivo del Ponte sullo Stretto e liquidazione della relativa SpA, utilizzo degli immensi fondi risparmiati per finanziare un piano energetico alternativo sia sul piano delle fonti che su quello dalla logica di distribuzione e un piano recupero edilizio ambientale e territoriale ad altissima ricaduta in termini di moltiplicatore keynesiano e di qualità della vita. Se il governo riuscirà a fare questo, dimostrerà infondate le voci riguardo la propria unica "ragione sociale": svolgere il mandato di lobby finanziarie che hanno come unico obiettivo di impoverirci perché questo è l'ultimo modo che gli è rimasto di continuare ad arricchirsi loro (a risorse del pianeta non infinite). Se non lo farà, il no alle olimpiadi rimarrà un caso isolato buono a fare propaganda di serietà a chi ci casca e poco altro.
Gli sprechi infiniti, tutti figli della corruzione e del malcostume italico, costituiscono infatti la vera causa della situazione cui siamo arrivati: non le pensioni o l'articolo 18, non gli stipendi dei parlamentari o le liberalizzazioni supposte insufficienti, nemmeno in fondo (che in qualche modo bisogna pur sopravvivere) gli impiegati pubblici o i piccoli evasori fiscali, ma tutta l'immensa mole di denaro finita senza pudore nelle tasche di corrotti e corruttori, mafiosi politici e sedicenti imprenditori, decennio dopo decennio, cui le cosiddette privatizzazioni per come sono state attuate hanno contribuito anzichenò come doveva essere in teoria (e lo stesso discorso vale per il federalismo).
Ecco un parzialissimo elenco
  • Mani bucate - il sito che parla dell'"orgia degli aiuti pubblici alle imprese private", continuando online l'opera del libro omonimo
  • Malpensa - la cattedrale nel deserto fortemente voluta da quelli che Roma ladrona;
  • Roma 2020 come Roma 2009 e Torino 2006 - lo scampato pericolo in uno studio precedente alla bocciatura
  • i soldi ai partiti e ai loro giornali - le cifre di una vergogna (qui in tabella) che gli italiani avevano cancellato per referendum, vero scandalo dei costi della politica, altro che i tanto cavalcati "stipendi"
  • Craxi e "l'Italia da bere" - ovvero il Capitano che ci ha portati fuori rotta, ovvero la colpa non è degli scogli
  • i notai, ovvero un esempio (di una serie lunghissima, in cronaca e no) di come questi alla fine promettono botte per tutti e poi le mantengono solo a chi non può difendersi
che dovrebbe cominciare con Italia 90, le varie Scip tremontiane, tutti i regali a monopolisti privati in cui si sono sustanziate le varie privatizzazioni (molte del centrosinistra), eccetera eccetera.
Senza tutto questo avremmo i conti migliori di quelli tedeschi e avremmo ancora le pensioni col retributivo e potremmo assumere nel pubblico impiego e anche magari perché no organizzare le olimpiadi. E non ci sarebbe bisogno di nessun Governissimo Tecnicissimo, che adesso se fosse davvero serio come dice dovrebbe per prima cosa abbandonare tutte le grandi opere tangentogene, poi riformare la legislazione sugli appalti, poi ridare mezzi economici e forza politica alla magistratura indipendente, poi abolire i rimborsi elettorali ai partiti, poi combattere l'evasione cominciando dalla parte giusta (le leggi sono le fondamenta, le piazzate la vernice sul tetto), poi, poi, poi, e solo alla fine (e solo se tutto il resto non fosse bastato) andare a erodere il già risicatissimo potere d'acquisto dei poveracci abbattendo del tutto la domanda interna come invece sta già facendo dall'inizio.
Così, a dire no alle improponibili (i monconi delle vele di Calatrava a Tor Vergata non hanno manco cominciato ad arrugginirsi) olimpiadi romane semo bboni tutti. Te vojo mò, Monticello mio: a paggina due dopo Roma ce sta 'a Val de Susa, che a sordi bbuttati nun stà messa maluccio...

mercoledì 14 ottobre 2009

ACCOPPIAMOLE

Sti giorni le notizie si combinano tra loro in modo strano.
Ad esempio, leggo l'incredibile candidatura di Palermo ad ospitare i giochi olimpici del 2020, grottesca per una serie infinita di motivi, dalla situazione socioeconomica al limite del sottosviluppo che suggerirebbe una diversa priorità di intervento alla contemporanea candidatura già sovrabbondante di Venezia e addirittura Roma per la stessa edizione. Accoppiamola alle rivelazioni della vedova Borsellino che seguono quelle del figlio di Ciancimino relativamente alla stagione delle stragi 1992/1993, madre gravida del regime in cui viviamo. Brivido rosso sangue.
Poi leggo che Berlusconi, livido per le due legnate consecutive ricevute dal tribunale civile e dalla Corte costituzionale, nel suo stile rilancia accelerando sulla sua riforma della giustizia copiata dalle carte di Gelli. Accoppiamo la notizia alle frenate dei finiani e soprattutto alle inaudite rassicurazioni di Giulia Bongiorno. Brivido nero camicia.
Poi leggo che lo Scudo fiscale, diventato legge grazie alle incredibili defezioni del PD al momento del voto, che non ci fossero state avrebbero addirittura fatto cadere il governo (avevano chiesto la fiducia... Ora che ci penso, ecco il perchè delle defezioni: il PD non è ancora pronto a correre alle elezioni, ammesso che lo sarà mai...), è talmente il cardine del poco di politica fiscale che svolge questo governo che addirittura dal suo gettito dipende la conferma o meno del 5xmille alle associazioni di volontariato eccetera. Accoppiamo la notizia alle statistiche di bankitalia sul debito pubblico e l'ennesimo calo delle entrate fiscali durante un governo di centrodestra. Brivido verde tasca vuota.
Infine leggo due notizie ancora più in sintono. Quella dell'ennesima aggressione ad omosessuali nella capitale, e quella della bocciatura della legge sull'omofobia al voto parlamentare (col contributo dell'ineffabile Binetti, il volto fisico dell'assurdità dell'esistenza del PD). Facciamo così, accoppiamole. Ste brutte checche. Brivido rosa shocking. Scioccante.

venerdì 22 agosto 2008

AMORE GIOCO E QUALITA'

Magari domani si scoprirà che pure lui è dopato come tutti gli altri. Magari no, ma i soldi gli monteranno la testa e ciondolerà tra un meeting e l'altro per fare cassa finchè dura. Domani. Perchè oggi Usain Bolt è una delle poche icone di queste olimpiadi, uno dei pochi momenti in cui è stato possibile guardarle senza avere il voltastomaco. Per mille motivi che ora tralasciamo.
Ora è infatti è tempo di lodare questo ragazzone che ha fatto il terzo oro con record del mondo in pochi giorni (100, 200 e staffetta 4x100), così: giocando. Tanto che i capintesta dello sport mondiale non si sono tenuti, e hanno bacchettato il ragazzo (ha 22 anni, cavolo!) perchè esulterebbe smodatamente. Invece il tipo è simpaticissimo, con quel suo togliersi di dosso appena passato il traguardo l'unico oggetto che tradisce il suo essere di questo secolo: le scarpette (che tanto gli si erano pure slacciate in corsa...).
Perchè invece è un piacere vederlo infliggere distacchi abissali a gente seriosa in body supertecnologici, indossando maglietta e pantaloncini anni 70. Gioca, figlio di un popolo discendente dagli schiavi africani che non solo ha regalato al mondo Bob Marley e il genere musicale moderno più intimamente legato alla natura umana primigenia, ma segue l'unica forma rilassata di religione monoteista al mondo. Se escludiamo il buddismo, il cui concetto di qualità a citarlo a mente e cuore (i pignoli vadano su Google) sembra proprio di rivedere Bolt correre:
Chi è maestro dell’arte di vivere
fa poca distinzione fra il proprio lavoro e il proprio gioco,
la propria fatica e il proprio divertimento,
la propria mente e il proprio corpo,

il proprio studio e il proprio svago,

il proprio amore e la propria religione.

Quasi non sa quale sia dei due.

Persegue semplicemente il proprio ideale di eccellenza in tutto quel che fa,

lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando.
Ai suoi occhi, lui sta sempre facendo entrambi.

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