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sabato 12 settembre 2026

UN QUARTINO (DI SECOLO)

Dell'11 settembre su questo blog ho parlato fin troppo, a questo tag trovate tutto. Ma è difficile resistere al richiamo della cifra tonda, e tra queste il venticinquennale ci rientra a pieno titolo.

25 anni fa ieri ero anch'io ipnotizzato davanti alla TV per le stesse immagini che guardavate tutti, escluso solo chi non era ancora nato. Non avevo ancora gli elementi per i ragionamenti che farò nei mesi e negli anni a seguire, ma il tarlo del Dubbio, che se dovessi per forza dare un nome al mio Dio sarebbe lui, mi aveva subito acceso una lampadina nel culo. Qualcosa non quadrava, e qualcosa mi diceva che le vittime saremmo stati tutti, e non solo quei poveracci non avvisati di stare a casa dai servizi segreti israeliani. E infatti se c'è una cosa incontrovertibile è che quel giorno è stato il fischio di inizio del mondo come lo conosciamo, o se preferite il triplice fischio finale del mondo precedente.

In poche parole, tutto lo schifo che da allora abbiamo vissuto e stiamo vivendo, guerre sparse per il mondo comprese, pandemia compresa, terrorismo climatico compreso, hanno avuto in quella maldestra recita il prologo indispensabile. L'elenco delle menzogne è troppo lungo per mettersi a recitarlo ancora una volta (i più pazienti e curiosi seguano il link iniziale), l'elenco dei misfatti perpetrati con la scusa di quelle menzogne ripetute a manetta come verità intoccabili è altrettanto lungo e purtroppo non è chiuso. Tutte le volte che vorranno, faranno valere ancora il principio affermato quel giorno che le libertà individuali possono essere sospese, accanto a quello eterno che il diritto internazionale è un panetto di plastilina nelle mani di chi detiene il Potere.

La colpa, però, non è loro. Senza il consenso generale, senza la complicità di una schiacciante maggioranza che si beve qualsiasi palla, non avrebbero potuto fare niente, non potrebbero fare più niente. Un quartino al tavolo 11, prego...

sabato 5 settembre 2026

HA STATO IL CAMBIAMENTOCLIMATICO

I dati sono del CNR, fatevi due conti, e se non vi basta leggete
questo report di Unical o consultate questa mappa interattiva...
No, non c'è scampo, è inutile cambiare canale, dappertutto spunta a un certo punto il Klimatologo Di Grido che ripete la canzoncina: i ghiacciai si ritirano, ma l'avete visto che caldo o no, è tutta colpa nostra dobbiamo fare qualcosa. Loro almeno li pagano bene, insomma ci campano con il meteo, nessuno oramai esce di casa senza consultare l'app (ce ne sono a iosa, assieme alla cucina è il business che ha soppiantato il porno), il problema è che la propaganda funziona come Goebbels sapeva, era lui che diceva ripeti migliaia di volte una menzogna e diventerà una verità mi pare, per cui capita ormai di continuo che incroci un amico e la canzoncina te la ripete anche lui a gratis, e magari se sa come la pensi ti percula: hai visto che caldo e quanto dura, sei ancora convinto che il cambiamento climatico è una bufala?

E allora repetita juvant, visto che il Nemico ripete i suoi concetti con ridondanza estrema noi non ci sottraiamo al gioco. No, amico mio, non nego l'evidenza, le immagini dei ghiacciai non lasciano spazio a teorie del complotto come quelle dell'allunaggio, un certo cambiamento climatico c'è. Ma non sappiamo, nessuno sa nemmeno i soloni che dicono di saperlo, se si tratta davvero di un fenomeno innescato dalla rivoluzione industriale, con conseguente aumento della CO2 quindi dell'effetto serra e quindi delle temperature medie globali. Durante la vita del pianeta, qualsiasi studioso serio non può che confermarlo, si sono susseguite grandi glaciazioni e grandi periodi caldi, e al loro interno piccole glaciazioni e piccoli periodi caldi, e al loro interno stagioni fredde e stagioni calde, con periodi rispettivamente di ere secoli e decenni, senza alcuna correlazione con l'attività degli uomini, che sono tanti e tanto attivi da poter influire appunto solo da qualche decennio o al massimo un paio di secoli. Una grossa eruzione o un meteorite possono innescare decenni di inverni gelidi (quando non estinzioni di massa). Ma anche se fosse dimostrato al limone che quei due gradi in più di cui si parla sono tutta colpa dell'azione antropica e siano responsabili del clima impazzito di cui si parla, e anche ammesso che si consegni al Mercalli di turno una bacchetta magica che gli conferisca il potere di portare istantaneamente il livello di CO2 dove vuole lui e abbassare le temperature esattamente di quei gradi che ha calcolato siano di troppo, se pensiamo che questo risolva i problemi e non magari ne crei di altri ben maggiori vuol dire solo che non capiamo un accidente di come funziona un sistema complesso. Se c'è una regola aurea che si può estrapolare, anzi, è proprio questa: chiunque proponga un rimedio semplice a un problema complesso si definisce automaticamente come ciarlatano, può avere tutti i titoli accademici che vuole.

Il vero problema è che i ciarlatani oggigiorno sono al potere, o al suo servizio. Partendo dai tappini fissati alle bottiglie per finire agli specchi orbitanti per riflettere la luce solare, passando per la spinta alla riconversione del parco auto all'elettrico e per le sostanze sparate tra le nuvole, stiamo parlando di gente meno assimilabile a scienziati degli alchimisti con la loro pietra filosofale, e non di poco. Eppure stanno disegnando il nostro futuro, e grazie alla propaganda col consenso dei più. Una distopia degna di Orwell e Huxley, scritta però non sulle pagine di capolavori della letteratura ma sulla nostra pelle. Vi lascio con un esempio. Immaginate che l'Intelligenza Artificiale si convinca, ed essendo uno strumento statistico non è difficile basta che si continui ad alimentarla con una narrazione perché sempre di più la presenti come vera, anzi come lapalissiana, dell'origine antropica del cambiamento climatico, e in parallelo che le si affidino con sempre maggiore autonomia poteri decisionali (vista la velocità esponenziale con cui prende piede non dovremo attendere tanto, mi sa): cosa succede se l'algoritmo deduce che il modo migliore per salvare il pianeta è decimare la specie umana, e ha il potere per farlo? Perché non dovrebbe farlo? è più simile a Skynet di Cameron che ai robot di Asimov.... Ai posteri l'ardua conseguenza.

domenica 2 agosto 2026

A OGNUNO LA SUA ODISSEA

Ho visto il film di Nolan appena è uscito: lo attendevo da mesi, volevo vedere la mano di chi aveva mondato Batman dall'aria da fumettone prima e macchietta dopo (con Clooney) alle prese con la storia delle storie, il libro che contiene tutti quelli scritti dopo (al punto che nessuno poi si è davvero mai inventato qualcosa che a guardare bene li già non ci fosse).

Non ve ne ho parlato prima per darvi il tempo di guardarlo anche voi, ma adesso che a giudicare dai dati lo avete visto tutti o quasi posso farlo: il ritardatario per non essere già sepolto da una montagna di spoiler dovrebbe vivere isolato da TV e social, il mio piccolissimo blog non può contribuire al misfatto in maniera significativa. Ma siccome appunto ne avrete già sentite di ogni, e magari avete anche le vostre, mi soffermerò solo su alcune criticità del filmone. Che comunque, tutto sommato, è da vedere, e al cinema, senza temere la durata, ché vola via.

Il cavallo di Troia. La tesi recente per cui per una erronea quanto antica traduzione in realtà fosse una nave, si è oramai affermata come prevalente, anche in forza della sua logica: come potevano dei marinai col legno di vecchie navi realizzare una statua di fattezze equine, con una cavità abbastanza ampia da nascondere un manipolo di guerrieri armati, su una spiaggia? Nolan, inspiegabilmente aggiungerei, mentre non si trattiene dallo stravolgere situazioni e personaggi al punto di ottenere, come tutti prima per carità, il suo Ulisse e la sua Odissea, non solo non ha il coraggio di mostrarci una nave con testa di cavallo, ma fa peggio di Troy, mostrandoci (ok con una apprezzata citazione da Il pianeta delle scimmie) un cavallo perfetto che manco Michelangelo e senza ruote, trascinato con grandi pene fin dentro le mura senza minimamente avvertire un rumore da dentro, buco di sceneggiatura già avvertito a suo tempo da Virgilio nell'Eneide, che per risolverlo si era inventato il bellissimo personaggio di Laocoonte, immortalato poi in un celebre gruppo marmoreo, assist perfetto per un film hollywoodiano non colto nemmeno stavolta.

Ulisse. Appunto. Quello di Nolan è un uomo di oggi, laico fino a ridurre il rapporto con la divinità (centrale in Omero e in tutta la cultura classica) a un'amica immaginaria con le sembianze di una giovane vittima troiana. Roso dai rimorsi per l'eccidio favorito dal suo stratagemma, preoccupato di rendere la vendetta compatibile con la legge dell'ospitalità al punto da tenerne fuori il figlio e potere così lasciargli il trono andandosene in esilio con la moglie. Dov'è il figliendrocchia che la tradisce per vent'anni, sette di "ferma volontaria" con Calipso (il loto viene arbitrariamente spostato nelle sue mani ma è in un altro episodio, che vede i compagni da esso indotti alla diserzione e Ulisse a strapparli all'oblio e convincerli a riprendere la rotta di casa), uno con Circe, qui liquidata in un fiat, e un quasi matrimonio con la giovanissima Nausicaa, figlia del re dei Feaci dove Ulisse naufraga alla fine, a cui è costretto a raccontare la sua storia (è qui il feedback, non da Calipso) per ottenere il loro aiuto a tornare a casa? Dov'è la sete di conoscenza che lo spinge a ripartire rilasciandola col figlio a presidiare la location di un massacro, tanto che Dante Alighieri sente l'esigenza di mandarlo oltre le colonne d'Ercole verso la montagna del Purgatorio? Persino il poeta Roversi riesce a crearne in tre minuti per Dalla un ritratto più complesso, persino De Gregori ci restituisce una lettura più profonda nel suo Canto delle sirene. Ulisse inganna Polifemo, non scappa e basta, stermina i troiani prima e i proci dopo senza rimorsi: Ulisse è il prototipo dell'uomo lungo tre millenni di storia dell'umanità, non il personaggio alla Woody Allen che ci restituisce Nolan senza nemmeno essere Woody Allen.

Scilla, Cariddi e gli altri mostri. Chi è nato e cresciuto a Reggio o Messina lo sa: nell'istmo si incontrano due mari di diversa altezza e temperatura, generando spesso gorghi e mulinelli, niente per le imbarcazioni di oggi, troppo per quelle senza chiglia e una sola vela degli Achei, che infatti si muovevano il più possibile sotto costa rischiando però, in un passaggio così stretto e specie nei giorni di tempesta, per evitare i gorghi da una parte di andare a sbattere sugli scogli dall'altra. C'è sempre un fondo di verità in ogni mito. Ora, se fai un film fantasy per ragazzini come Percy Jackson il mostro che esce dagli scogli vicino a un gorgo perfetto ci sta, se fai un film in cui affranchi i protagonisti dagli interventi delle divinità secondo me non puoi farlo. Idem coi Lestrigoni, che qui sembrano gli avversari degli Avengers (tralascio Agamennone/Batman per pietà), con Polifemo, che era un semidio non un bruto e se non lo ubriacavi col vino dell'epoca puro (si poteva bere solo in "mescita" con acqua) col cavolo che lo fregavi, con le Sirene, che come Scilla e Cariddi erano un modo accattivante di ricordare ai marinai di stare lontani dal pericolo, nella fattispecie dagli scogli in mare aperto, finto riparo e invece sicuro rischio di naufragio. Detta tecnicamente, nel cinema la "sospensione dell'incredulità" è un patto del regista con gli spettatori fatto e sottoscritto all'inizio del film e poi da mantenere con rigore, non a singhiozzo e come gli pare come fa Nolan in questo film.

Detto questo, piacciono le immagini, specie nel cinema giusto, e il cuore ringrazia vivamente l'avere evitato l'abuso di computer grafica per gli effetti speciali. Scena più riuscita: la discesa nell'Ade; gli si perdona perfino sia stata in compagnia dei suoi anziché da solo come nell'originale, e l'avervi espunto (anche qui inspiegabilmente, tanto è cinematografica) l'incontro inaspettato con la madre. Errore per fortuna non ripetuto con il cane Argo e la serva che lo riconosce dalla cicatrice mentre gli lava i piedi. E passi pure per la statuetta tipo Il gladiatore a giocare il ruolo di prova principe di identità al posto del talamo intagliato nell'ulivo, che però era meglio. Insomma, il film, ripeto, è da vedere. Ma poi, oltre magari a procurarvi una buona traduzione da tenere sul comodino e leggicchiare ogni tanto a saltare, guardatevi lo sceneggiato RAI del 1968, è insuperato. Lo trovate su RAI play, spero ci sia come ai tempi il riassunto delle puntate precedenti a cura di Ungaretti, scusate se è poco. Per i più pigri, a gratis e low-fi, ho trovato questo:

domenica 26 luglio 2026

L'HAI VOLUTA LA BICICLETTA?...

Ai tempi si diceva "la Cina è vicina", ma si intendeva tutt'altro...
...E allora pedala!, dice un vecchio adagio che si rivolge a chi ci si è cacciato con le mani sue in una situazione di cui ora si lamenta. Lo userò a piene mani, se campo, quando, temo presto, sarà evidente agli occhi di tutti il piano, che oggi se lo additi passi per complottista, che ci vuole retrocessi da cittadini a sudditi, di cui fanno parte cosette come l'Intelligenza Artificiale, l'Unione Europea e il Riscaldamento globale a base antropica con annessi e connessi come terrorismo mediatico e scelte ecologiste assurde..

Tra queste, la proliferazione selvaggia di piste ciclabili a pene di segugio è un ottimo esempio, e se il furore ecologico non vi annebbia la mente impedendovi di seguire le mie argomentazioni capirete. Vi aiuto mettendo le mani avanti: amo andare in bici, da ragazzino asmatico era l'unico sport che potevo fare quindi la montavo per ore e ore, e uno dei ricordi più belli della mia infanzia è Monza piena di gente di tutte le età che la percorrevano in bici, come scoprii si usava in tutta la pianura Padana ma era impossibile in una città con l'orografia della mia Reggio. Ai tempi, se il TG si collegava con la Cina mostrava immense autostrade urbane piene zeppe di bici, e uno poteva pensare "come in Padania" ma non era lo stesso: era l'opposto.

Un conto è farsi un giro in bici quando ti va, o scegliere di andare in bici al lavoro quando casa tua dista pochi chilometri come ad esempio in qualsiasi centro storico di qualsiasi cittadina italiana escluse quelle con strade troppo ripide, un conto è essere costretti a muoversi in bici perché è l'unico mezzo che puoi permetterti. E infatti, quando i cinesi hanno potuto permettersele, le loro strade si sono riempite di auto, e se oggi la Cina è leader della cosiddetta transizione elettrica è solo grazie ad imposizioni di un regime che ha inoltre comprato mezza Africa per estrarre i metalli rari necessari a produrre le batterie e imporsi come leader anche sui mercati occidentali. Almeno, ha una sua logica.

Le scelte dei nostri politici, che oramai seguono il pilota automatico dei diktat di una narrazione imposta e data per scontata, sono invece del tutto illogiche quando fuori contesto. Ad esempio, chiudere il centro di una cittadina largo e lungo un paio di chilometri, vietando del tutto i veicoli a motore anche elettrico e lasciando (esclusi solo i soggetti con difficoltà motorie permanenti o momentanee) la sola scelta tra farsela a piedi e usare la propria bici o una a noleggio, è una scelta logica. Disseminare Roma e altre città così grandi di piste ciclabili è una scelta assurda, e invece in piena e massiva attuazione: è pieno di strade a due o tre corsie dove non c'era mai traffico ridotte a una corsia per fare spazio a una ciclabile magari con tanto di cordolo in cemento e parcheggi spostati in mezzo alla carreggiata, col risultato di tempi di percorrenza per le auto come minimo triplicati mentre le ciclabili restano quasi sempre invariabilmente vuote, anche perché i monopattinisti preferiscono invadere le corsie delle macchine magari contromano e attraversando come e quando gli pare (ah, quasi sempre in due su un solo mezzo). Ma come mai solo una bici ogni tanto? Beh, bisogna vivere a Roma, per capirlo. Ma non al centro storico, che oramai solo ricconi e bed&breakfast, e quello si che potete pure pedonalizzarlo, se volete. E nemmeno nella grande fascia semicentrale, dove proliferano le ciclabili ma se ci hai una casa o l'hai ereditata o sei ricco, e ti puoi permettere il SUV elettrico e anche, si, il balzello che ti hanno chiesto per circolare solo qualche mese dopo che ti hanno indotto a comprarlo col miraggio della libera circolazione in ZTL. Il target della ciclabilizzazione quindi la bici non la usa, e anche quando lo facesse stiamo parlando di una piccola frazione dei romani. La stragrande maggioranza dei quali invece vive in periferie pessimamente collegate dai mezzi pubblici e prende la macchina per non avere alternative, non potendo certo farsi ogni giorno 20 o 30 chilometri in bici ad andare e altrettanti a tornare, a parte i pochi allenati almeno a livello di squadra ciclistica amatoriale.

E allora perché le fanno? Non può essere solo l'obbedienza a un diktat dei padroni stranieri che prima ti tolgono i soldi poi te li ridanno in parte e solo per fare quello che vogliono loro (cos'altro è il PNRR sennò?). Bisogna capire il perché, di quei diktat, e quello vero. Serve un piccolo ripasso storico. Quando viene avviata la transizione da CEE a UE la Cina era emergente, e Prodi e company, rispolverando i manuali di economia classica, te la mettevano così: con la globalizzazione non c'è modo di difendere il sistema di vita instauratosi in Europa occidentale dopo la 2a guerra mondiale con le singole nazioni, vasi di coccio che ora viaggiavano assieme a un grande vaso di ferro, ma con una Europa unita si (e si cominciava ad unirla dalla moneta, cioè come se si costruisse una casa a partire dal tetto...). Era una bugia, hanno pure confessato. Il vero scopo era favorire la cinesizzazione dell'Europa a cominciare dal costo del lavoro (perché se no l'espansione della UE verso Est?) fino a inglobare uno a uno tutti i diritti economici fondamentali, inclusa la mobilità. Quella foto dei cinesi anni 70 non è il loro passato, è il nostro futuro: dovremo andare in bici per forza, anche chi deve fare tanta strada, anche chi non ce la farebbe, in auto ci andranno solo i potenti e i loro ascari, come in Cina i funzionari del partito.

Grazie al trojan horse chiamato UE, insomma, stiamo inesorabilmente avvicinandoci, e siamo davvero a buon punto, ad avere lavori sottopagati e senza diritti, controllo totale sulla nostra sfera privata fino ai pensieri, e autonomia azzerata in tutte le scelte fino alla mobilità privata: di nuovo sudditi, mai più cittadini. E col nostro consenso di boccaloni, che crediamo alle false narrazioni una via l'altra, dalla pandemia all'IA passando per il riscaldamento del pianeta per colpa nostra. I falsi rimedi rivelano i veri obiettivi. Le ciclabili finché restano vuote sono solo una spesa inutile e un aggravio per il traffico auto e quindi per l'ambiente, ma se e quando davvero nessuno si potrà più permettere l'automobile, le bici saranno tante da necessitare tutta la sede stradale, rivedi foto, e le ciclabili si confermeranno essere state una spesa inutile.

sabato 4 luglio 2026

I GUARDIANI DELLA INVOLUZIONE

Tra i tanti aspetti su cui ci si sofferma, anche chi si sforza di mantenere uno sguardo critico sul fenomeno, quando si parla di "intelligenza artificiale", e anche su queste pagine, c'è la deprivazione cognitiva conseguente dal comodo demandare a supporti esterni cose che altrimenti dovresti forzarti a imparare (dal riassumere al tradurre passando per l'orientarti, che però ci ricorda che il fenomeno è vecchio quanto la tecnologia, quindi quanto l'umanità), c'è il nodo proprietà dei contenuti dati in pasto all'algoritmo (che però era presente anche quando l'algoritmo non era capace di autoimplementarsi), c'è il groviglio quell'impatto ambientale di cui misteriosamente ci si scorda solo riguardo questa tecnologia, evidentemente quindi decisiva per i padroni del vapore e la loro propaganda, ma manca o è comunque più raro quello che entra nel merito del nome del progetto e del suo funzionamento.

Parlare di intelligenza in mancanza di autocoscienza, concetto quest'ultimo che impegna da secoli i filosofi senza che riescano a trovare una risposta univoca nemmeno restringendo il campo alla nostra sola sottocategoria di primati, è infatti poco di più che un'abile operazione di marketing. Disonesta come quasi tutte le altre, per definizione, si potrebbe aggiungere. Volendo immaginare, in chi avendo inventato un modo migliore di usare l'immensa base dati figlia di Internet e dovendolo vendere gli ha appiccicato un'etichetta ricavandola da ciò che sembra e non da ciò che è, una recrudescenza di scrupoli, si poteva al massimo ricavare un qualcosa come "ricerca 2.0" (aggiungete volendo un qualche riferimento alla iperbolica potenza statistica, a me non mi viene) o simili ma comunque di infinitamente meno affascinante e commerciabile di  AI. Ma anche col nome figo la cosa quello è e resta: un accrocco che macinando moli di dati immani a velocità immane sembra dia risultati frutto di pensiero anche perché addestrato a darli in un formato apposito a farlo sembrare. Tanto è vero che chi ha provato a costruirsene uno in casa, avendo le stesse competenze informatiche se non superiori, ma non avendo la mole di dati e le macchine potentissime dei big, ha avuto risultati ridicoli (e infatti ridicolizzati).

Il problema dimenticato, anche da me stesso nelle chiacchiere con gli amici per dire, ma maggiore, lo potremmo immaginare come una manciata di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il meccanismo è l'evoluzione del pensiero, ma per capirci meglio lo spiego con l'evoluzione delle specie tout-court. Che con una sintesi brutale si potrebbe spiegare così: da quando è apparso sul pianeta (nel "brodo primordiale" di Pazzaglia, esattamente) il DNA ha sempre svolto la sua funzione fondamentale di riprodursi con una perfezione quasi totale, dove però la chiave del successo è in quel "quasi": ad ogni "errore" nella storia della vita sul pianeta si è aperto un potenziale ramo evolutivo che si è (immediatamente o meno) estinto se non era adatto alle condizioni ambientali e si è invece affermato (per periodi più o meno lunghi) se invece lo era, magari a scapito dei rami da cui discendeva. Il paradigma può essere applicato a qualsiasi scala: nel continuum che porta dai primi organismi unicellulari a noi come all'estremo opposto nelle piccole differenze (erroneamente definite razziali) tra i gruppi umani che hanno colonizzato il pianeta (come il colore della pelle, la statura, o l'intolleranza al lattosio, per capirci). E quindi può essere traslato utilmente anche nel campo delle idee.

Ogni volta, quasi senza eccezione, che l'umanità ha fatto un passo avanti, è stato per un "errore" di qualcuno, per una lettura eterodossa delle cose spesso ostacolata dall'ortodossia (pensate solo a Galilei o Einstein, per fare due esempi macroscopici), per una "eresia" insomma. Che succede se da un certo punto in poi tutti, per avere delle risposte o dei risultati, si affidano solo e sempre più a un motore statistico potentissimo e velocissimo? Che le risposte saranno sempre, e sempre di più, le più "normali" (dove le virgolette sono per gli appassionati di statistica - che possono pensare a una curva di Gauss sempre più schiacciata - ma si capisce lo stesso). L'eretico, che già era penalizzato nelle ricerche sui motori di precedente generazione, scivolerà sempre di più nell'invisibilità. E nessun progresso sarà più possibile. E non sto parlando solo delle storie e dei pensieri, parlo anche del modo di esprimerli: anche per le lingue infatti vale il paradigma e quelle attuali sono figlie di eresie di quelle da cui derivano. Le uniche residue minime speranze risiederanno in chi si chiama fuori dal giro, e in caso di catastrofe raccatti i pezzi dell'umanità. O almeno, se per raggiunti limiti di età non ha speranze di esserci, lasci testimonianza.

Ed ecco che io, obiettore di coscienza al servizio di leva negli anni ottanta del secolo scorso, oggi mi dichiaro obiettore di coscienza all'utilizzo consapevole e avanzato dei sistemi della cosiddetta intelligenza artificiale, laddove le precisazioni sono necessarie per il fatto di essere cosciente che invece di utilizzi non consapevoli e occulti, anche elementari, ne farò come tutti chissà quanti e sempre di più. Ma un limite ci vuole, anche quando sembra inutile. Altrimenti si è complici di chi ha progettato e persegue la involuzione da cittadini a sudditi che stiamo osservando da qualche decennio ormai, di cui l'AI è una tranche. E se lo facessimo tutti, il progetto fallirebbe per sua natura intrinseca: senza i nostri dati, le nostre storie, i nostri documenti di lavoro, non è niente, e se non gliele diamo in pasto, se gli mancano, in italiano si dice che ne è deficiente.

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

sabato 21 marzo 2026

HO DETTO NO

I nostri padri costituenti erano senza dubbio di tutta un'altra pasta rispetto a tutte le classi politiche che li hanno seguiti. Non solo hanno scritto la "Costituzione più bella del mondo" (le virgolette sono perché oramai Benigni ha sputtanato la definizione, coi suoi fervorini finto progressisti che fanno tanto rimpiangere quando cercava di spogliare la Carrà, sciorinando i sinonimi di patonza, oppure intonava l'Inno del corpo sciolto), ma hanno anche previsto che per cambiarla bisogna ricorrere a meccanismi alquanto complessi che assicurano, più o meno, che essa non venga stravolta ogni due e tre per solo capriccio o convenienza di una parte politica, imponendo o quasi il ricorso al referendum confermativo.

Ciò storicamente ha impedito (anche se purtroppo non tutte: il pareggio di bilancio in Costituzione fu inserito dal governo Monti senza bisogno del referendum col voto sotto feste e nottetempo dei parlamentari uniti dal terrore dello spread, che così hanno ceduto ogni rimasuglio di sovranità del nostro Paese) numerose porcherie. Ad esempio, a Berlusconi prima e a Renzi poi, col secondo che essendo enormemente più ingenuo del primo aveva giurato in caso di bocciatura di ritirarsi dalla politica (ma tanto, lo spergiuro sta a due lire e infatti sta ancora la a fare danni). Per l'elenco delle modifiche approvate (la maggior parte marginali) e respinte (alcune pesanti, come le due succitate) vi aiuta il web ormai integrato con l'AI, sennò leggetevi direttamente questo. Se avete prescia e vi fidate della mia memoria, invece, ve la sintetizzo così: ai vari referendum normalmente ha vinto il NO, perché i costituenti saggiamente previdero anche che per quelli confermativi non vale la regola del quorum come per gli abrogativi, perché anche la demotivazione al voto deve pesare, e di solito i sostenitori convinti di una riforma che faccia i porci comodi della propria parte politica non sono tantissimi. Con ogni probabilità andrà così anche domani, ma ad ogni buon conto cerco di schematizzare le ragioni per cui anche sto giro bisogna votare NO (anche nel dispiacere di trovarsi schierati dalla stessa parte di quegli sciagurati del PD).

La riforma proposta infatti consiste essenzialmente in tre punti:

  1. separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti (quando entri in magistratura in una delle due carriere non puoi mai passare all'altra);
  2. istituzione di un doppio CSM (l'organo di autogoverno della magistratura) per ciascuna carriera;
  3. nomina dei membri di ciascuno dei due CSM mediante un sorteggio a base qualificata.

Vi dico subito che se il quesito fosse solo il terzo, o se fosse possibile esprimere tre voti distinti, avrei votato SI: il sorteggio garantisce rappresentanza proporzionale in tutte le dimensioni, più di qualsiasi meccanismo elettorale per quanto perfetto (figurarsi di uno bizantino come quello per i membri del CSM attuale), e l'unica remora a propugnarlo anche per il Parlamento è che questo in teoria dovrebbe essere migliore della platea da cui è estratto (anche se in pratica storicamente è stato sempre peggiore). Ma essendo il voto unico gli altri due punti pesano molto di più. Il primo era scritto sui piani di Gelli e non era strano che un piduista della prima ora lo volesse fortemente. Il tentativo postumo è esattamente per la ragione negata dai sostenitori del SI e affermata da quelli del NO: una magistratura inquirente separata rigidamente è più facilmente assoggettabile al potere esecutivo (meno separazione di poteri uguale meno democrazia). E se non bastasse la cosa in se, c'è il punto 2 a dimostrare qual è l'obiettivo nascosto dei riformatori: a cosa serve sennò splittare il CSM? Aggiungo un altro argomento, che azzera gli argomenti dei sostenitori della separazione delle carriere: già adesso, le carriere sono unite per modo di dire, visto che un giudice può passare il Rubicone solo una volta in tutta la carriera. In TV non ve lo dicono, ecco perché ora siete stupiti.

C'è un altro autogol, poi, commesso da questa destra imbarazzante. Ogni qualvolta un giudice piscia fuori dall'orinale, come nel caso della "famiglia nel bosco", si alza la canea dell'"hai visto sti giudici di cosa sono capaci?", che nemmeno si accorge di dimostrare, semmai, che il fine ultimo della riforma è proprio avere dei giudici inquirenti che agiscono solo secondo le linee di governo, e senza nemmeno bisogno di ordini espliciti: chi sa che c'è un andazzo, e magari vuole fare carriera, si uniforma spontaneamente.

Che nostalgia, dei tempi in cui non era stata ancora inventata l'etichetta "toghe rosse", la magistratura era naturalmente di destra e Un giudice "una carogna di sicuro..." 

domenica 8 marzo 2026

DALL'ALTO NO

Ho un amico, un vecchio e caro amico, iraniano, che da quando ho pubblicato l'ultimo post mi riempie la chat di whatsapp di video e testimonianze dall'Iran oppresso. Evidentemente non mi sono espresso abbastanza chiaramente, d'altronde il vezzo di scrivere difficile è un piacere a cui non rinuncio, anche grazie al fatto che non traggo alcun altro utile dal tenere queste pagine. Ma stavolta è forse il caso di metterla in piano.

Non c'è nessun bisogno di dimostrarmi che in Iran governa un regime odioso, che ho sempre pensato che i peggiori sono quelli di stampo religioso. Ho solo sostenuto che la pratica oramai consuetudinaria di tentare di abbattere i regimi veri o presunti che siano bombardando o invadendo i Paesi da essi guidati è la classica toppa peggio del buco. E che coloro che, sentendosi oppressi da un regime, fanno il tifo per le bombe o l'invasione, mi spiace ma peccano di ingenuità o fanno male i conti. Anche perché, a saper leggere tra le righe, quasi mai l'intenzione vera del bombardatore e/o invasore è davvero abbattere un regime e instaurare una democrazia dall'alto, che lo sa benissimo che è una cosa che semplicemente non funziona. La storia è piena di esempi, e se vogliamo considerare l'Italia del 43/45 una eccezione, anche se non lo è fino in fondo, lo è grazie alla resistenza interna, senza la quale si sarebbero attuati piani ben diversi dalla nostra storia repubblicana (che pure è quella di una democrazia zoppa).

Gheddafi, Assad, Mubarak, i Talebani, Milosevic, Chavez/Maduro, i Castro, Saddam, e la lista si può allungare a volontà, nessuno di essi era un leader democratico nel senso che alla parola ci piace dare, e per ciascuno è possibile reperire tonnellate di filmati e testimonianze di dissidenti oppressi dalla sua tirannia. Tutte vere come quelle di oggi in Iran, lo ripeto. Ma ripeto anche che l'etichetta di tiranno antidemocratico è servita essenzialmente da scusa all'Impero per attuare per mano militare la loro disfatta, seguita quasi sempre dallo sfacelo dei Paesi "liberati", al punto da non potersi negare che forse proprio era lo sfacelo il vero obiettivo.

Nella fattispecie, basta guardare a quello che sta facendo Israele in Libano, approfittando dell'occasione, perché sia legittimo chiedersi: non è che il vero obiettivo dell'attacco all'Iran è proprio dare ancora più mano libera al "regime genocida" (uso le virgolette perché allora pure io appiccico le etichette come mi pare, e d'altronde l'unico Stato al mondo più confessionale dei paesi islamici è proprio Israele) per imporre la propria legge nella regione? Il regime in Iran può anche restare e probabilmente resterà, con buona pace dei desiderata degli oppositori, anche perché di solito una nazione aggredita si raccoglie attorno ai propri leader anzichenò, ma la potenza nucleare in medio-oriente deve restare una sola, e anzi nessun altro Stato deve avere il peso militare ed economico che aveva osato avere l'Iran negli ultimi tempi. E se allarghiamo lo sguardo alla Russia, suo grande alleato costretto da 4 anni a una guerra avviata senza dichiararla dal blocco occidentale 8 anni prima, quindi impossibilitato ad intervenire adesso in sua difesa, si capisce forse qualcosa in più delle dinamiche in Ucraina.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

sabato 7 febbraio 2026

'A TUVAGGHIA

Ci sono delle verità scientifiche contrarie al senso comune e una di queste è il rapporto tra linguaggio e pensiero. Siamo esseri logici, che hanno conquistato il primato evoluzionistico per essere logici, ma il termine già deriva da "parola", per cui tendiamo a sopravvalutare la logica rispetto a tutti gli altri processi che sottintendono alle nostre decisioni. Per usare una metafora che ho preso chissà da chi, la nostra mente logica sta alla nostra mente profonda come la crosta terrestre sta al pianeta: uno zero virgola in quanto a massa, ma quasi tutto in quanto a esperienza quotidiana. Così, siccome per la nostra esperienza quotidiana la terra è dura e piatta, per la quasi totalità della nostra vita quotidiana, ma direi anche per intere discipline scientifiche e tecniche, si può tranquillamente non considerare che invece essenzialmente è una grande palla di roba fusa che gira. E che se non lo fosse, per dirne solo una, non avrebbe campo magnetico quindi i raggi solari avrebbero impedito, anziché favorito, lo sviluppo della vita per come la conosciamo.

Ecco, questa presunzione di logicità, tanto utile per tante cose ai fini pratici, continua ad operare anche quando siamo chiamati a comprendere il perché delle nostre scelte, o il percome dei nostri processi interiori. Mettendoci costantemente fuori strada. Eppure lo sappiamo, e ce lo cantiamo e scriviamo in versi o in prosa, che l'amore non è governato dalla logica. Pino Daniele e Massimo Troisi ce lo ricordano ogni volta che ascoltiamo il loro capolavoro, che non è la pur bellissima Quando, ma quell'altra di cui metto il video alla fine. Così, siamo convinti che è il pensiero che controlla il linguaggio, e non consideriamo che invece in moltissimi casi è esattamente l'opposto.

Poter scrivere, ad esempio, per essersi dotati (a scopo mercantile) di un alfabeto semplice, ha creato la civiltà greca antica e la filosofia e la scienza che consideriamo alla base della odierna civiltà occidentale. Ad esempio, è il presupposto, conoscendo per averlo letto un passato diverso dal presente, dell'immaginare un futuro diverso dal presente. In un famoso esperimento non ricordo di quale università americana (ma in rete si trova tutto, se non vi fidate cercatevelo da voi), fu chiesto a un capo indiano di quante tribù fosse composto il suo popolo, e lui rispose che erano da sempre nove, enumerandole, perché così gli era stato tramandato oralmente, quando invece un suo predecessore alla stessa domanda aveva risposto che erano da sempre undici, come gli yankees avevano trascritto prima di sterminarne due.

Altro esempio. Avere una lingua strutturata e con tantissime parole permette pensieri complessi, mentre non averla non lo consente. Pensate ai nostri bisnonni che parlavano solo dialetto, con che handicap hanno dovuto affrontare le cosiddette sfide della modernità. Pensato? Non basta: è solo la mezza messa. Avere una lingua semplice, con molte meno parole ciascuna a più ampio alone semantico (in riggitano 'a tuvagghia indica, con specifica esplicita o di contesto, una serie di oggetti dalla tovaglia da tavola al telo da mare passando per l'asciugamani), implica una condivisione di valori e una intimità tra i dialoganti impossibile con una lingua complessa. Anche a questo servono le lingue che si inventano i ragazzi, ad esempio. E per questo è importante, o forse già dovrei dire sarebbe stato importante, mantenere il bilinguismo italiano/dialetto che ci è stato regalato, come sottoprodotto positivo, dall'unione di cose negative come secoli di dominazione straniera, una unificazione nazionale di stampo colonialista, e positive come la possibilità di studiare. Chi parla solo in lingua è altrettanto monco di chi parla solo in dialetto, soltanto in segno opposto. Io, ad esempio, da sempre, quando ho una serie di pensieri aggrovigliati in testa che mi paralizzano, rispetto magari a un problema di cui non trovo la soluzione, uso tentare di esporlo in dialetto a qualcuno (con mia nonna era perfetto, ma va bene anche un mio vecchio amico del liceo): se non ci riesco stavo mentendo a me stesso, se ci riesco magari risolvo.

Tutte queste considerazioni le ho dovute buttare nero su bianco dopo che me le ha suscitate la lettura di questo post del filosofo Agamben, uno dei pochi a essersi a suo tempo smarcato dalla narrazione imposta della cosiddetta pandemia. Nel parlare di bilinguismo, inquadra la cosiddetta (a scopo di marketing) intelligenza artificiale per quello che è: una macchina linguistica nata per, o comunque che ha l'effetto di, affermarsi come unica e semplificare ulteriormente il pensiero di chi ci si accosta. Per parafrasare, a contrario, i Borg di Star Trek, "ogni resistenza è utile". 

domenica 25 gennaio 2026

PRENDERLO NEL CLOUD

Non crediate che non ci sia una vocina che mi dice che penso queste cose fondamentalmente perché sono anziano, la storia dell'umanità è piena di vecchi che "o tempora o mores, dopo di me il diluvio!", storia che poi è continuata benissimo senza di loro, coi giovani che traggono il meglio di quello che c'è (anche se non c'era al tempo dei loro padri, e magari non sanno nulla di quello che non c'è più) semplicemente perché questa è la vita e non hanno alternative, salvo ritrovarsi prima o poi a vestire il ruolo dei vecchi eccetera eccetera.

Ma se questa è una legge di natura, significa però anche che ciascuno deve svolgere il suo ruolo, in questa commedia, perché se non lo facesse si romperebbe un equilibrio tutto sommato necessario. Lasciatemi dunque vestire, che mi tocca, i panni del Vecchio Brontolone, che tra le altre cose i miei coetanei o giù di lì che invece scelgono quelli del Giovane Entusiasta, loro si che sono ridicoli e non sanno nemmeno quanto fanno del male ai giovani veri.

Da ventenne ad esempio, io ero giustamente entusiasta delle possibilità che si aprivano al mondo grazie ai progressi dell'informatica, su Parallelo 38 scrissi un articolo dal titolo "Tante tavolette di terracotta" che accostava la rivoluzione del silicio nel nostro mondo a quella della scrittura nell'antica Grecia, che fu presupposto dell'alfabetizzazione e quindi della democrazia (se non sapevi farlo, non potevi scrivere il nome di chi volevi fosse colpito da ostracismo). E davvero l'informatizzazione di tutto, che mio padre (capace di farne a mano e gestire i turni dei macchinisti dotato di tabellone cartaceo matita gomma e penna senza mai sbagliare e mandando a memoria tutto) vedeva come la peste, io la vedevo come una potenzialità enorme di democratizzazione.

E lo era: per la prima volta nella storia dell'umanità ciascuno aveva un accrocco dove conservare ed elaborare una mole di dati che una generazione prima solo i governi, forse, e prima ancora nessuno. E la condivisione in rete, anche della potenza di calcolo (tra l'altro sempre crescente) oltre che dei dati, in una espressione il "peer to peer", schiudeva un altro universo di possibilità. Che ingenui a pensare che fosse una tendenza irreversibile... L'accentramento del Potere in poche mani, invece, si che lo è, e Occam ci insegna che non occorre nemmeno postulare un Grande Vecchio o dei Mammasantissima: è una casella in una formula, e si trova a occuparla chi capita, per qualche tempo, tutta una vita, o tutta una dinastia che sia.

Così, col metodo della rana bollita (una piccola "novità" alla volta, presentata in modo che ci sia sempre un qualche sepensante giovane entusiasta a rintuzzare i vecchi brontoloni) si è giunti a questa situazione: il cloud ha rimpiazzato l'archiviazione privata e quella condivisa, l'AI ha reso obsoleti i wiki e i motori di ricerca oltre che le capacità concettuali umane, e i primi ascari di questa restaurazione (che questa è, mica la "rivoluzione" che dicono loro) sono in quelle entità pubbliche che in teoria dovrebbero essere a guardia della democrazia oltre che avere la massa critica per almeno tentare di fare da argine. Detta in piano: le amministrazioni pubbliche stanno togliendo i PC agli impiegati, dandogli in cambio terminali stupidi capaci di funzionare, oltre che di accedere ai dati, solo via cloud, di proprietà delle solite multinazionali. Che potranno spegnere con un click qualsiasi apparato anche vitale, moneta compresa, senza dare spiegazioni (o prendendosela col solito hacker russo...). Ma a regime i PC spariranno anche dalle case (per i nostri figli è già roba vintage di scarsa utilità), soppiantati dagli smartphone, ma - potete giurarci - solo temporaneamente, perché quando qualunque cosa si collegherà direttamente (funzionando solo così) non serviranno più nemmeno questi oggetti che ancora te li puoi scordare da qualche parte. E l'accesso a questo megamostro centralizzato senza il quale sarà impossibile vivere sarà, cheteodicoaffà, subordinato in modo sempre più esplicito alla "buona condotta" (la pandemia è stata un esperimento), definita da chi e giudicata da chi immaginatelo voi, ma toglietevi dalla testa che sarà un governo politico da voi legittimamente eletto (che già quello sarebbe grave). Potranno vivere solo i bravi sudditi, di un re che non si sa nemmeno chi sia.

Ho brontolato abbastanza, vi lascio con un filo di speranza: questa tendenza sistemica, come tutte quelle connaturate al capitalismo, contiene delle contraddizioni, quindi cloud e AI potrebbero implodere come una qualsiasi bolla immobiliare. Sarà una catastrofe, da cui uscirà vivo solo chi ha mantenuto in qualche modo la capacità di farne a meno. Un mare di merda da cui, come diceva il poeta, nasceranno fiori. Speriamo non tulipani...

domenica 11 gennaio 2026

UN IRANDIDDIO

Come con Internet abbiamo perso la capacità di documentarci in biblioteca o emeroteca, così con l'AI perderemo la capacità di spulciare Internet alla ricerca non dico della verità, che quella non esiste e comunque non è mai in chi ti dice di possederla, ma almeno di narrazioni dissonanti, agli estremi della curva gaussiana, dal coro dominante e dalla prima risposta dei motori a trazione AI.

Pasbas, essendo ancora più anziano di me, si esercita invece ancora nell'esercizio della propria pazienza e delle proprie residue facoltà intellettive per cercare spiegazioni e letture che non sentirete al TG o nei programmi di sedicente approfondimento televisivo. E siccome questa è la ragione sociale primigenia di questo blog, lo ringraziamo e pubblichiamo una serie di spigolature a proposito dell'IRAN.

Io sull'argomento continuo a pensarla come qualche anno fa (chi vuole legga qua), e resto sempre in attesa che il mio vecchio amico iraniano, che so che mi segue, si decida a mettere nero su bianco la sua visione e i suoi ricordi, che sarebbero di prima mano quindi ancora più preziosi per me e per voi se credete.

Intanto leggiamoci da Pasquale quello che ci racconta sull'ennesima declinazione del teorema per cui democrazia è quando vince chi piace a noi, a pochi giorni dall'ennesima meno una.


Secondo il NY Times gli USA si preparano ad un attacco a breve contro l'Iran; la giustificazione è sempre la stessa, il popolo chiede democrazia e noi gliela portiamo. Tra le opzioni c'è quella di non colpire obiettivi militari ma piuttosto i luoghi simbolo del potere civile. Colloqui Netanyahu/Rubio per coordinare l'attacco mentre Trump sottolinea i successi degli attacchi della scorsa estate. Le manifestazioni di protesta sono esplode improvvisamente in tutto il Paese a causa della forte inflazione e dell'aumento dei prezzi, il governo di Teheran cerca di reprimere le proteste. Le organizzazioni umanitarie parlano già di decine di morti, Iran International riporta che le forze di sicurezza usano proiettili veri contro la folla. Da filmati usciti clandestinamente dall'Iran si vedono sacchi contenenti cadaveri, fonti non ufficiali stimano che il numero delle vittime sia di duemila circa, ma è impossibile confermare i dati a causa del completo blackout di Internet. Khamenei afferma che il governo manterrà la sua linea di fermezza nei confronti di queste proteste. Alla domanda "cosa faranno ora gli USA", in conferenza stampa Trump ha risposto che in Iran i manifestanti hanno conquistato diverse città e che se proseguirà la repressione governativa e verranno uccisi dei civili gli usa non invaderanno l'Iran ma colpiranno pesantemente e dove fa più male. Gli ufficiali usa dicono che verranno severamente colpiti gli apparati della sicurezza, ma alcuni considerano che un attacco all'Iran potrebbe rivelarsi un boomerang facendo tornare il consenso nei confronti del governo. [Fonte Time of India]

L'Iran ha avvisato di controattacchi contro i sionisti e le basi USA se dovesse esserci un attacco a Teheran. Sono stati arrestati circa 200 manifestanti nelle ultime ore; durante i disordini in molte città sono stati incendiati edifici pubblici, il procuratore generale dice chi è coinvolto nei disordini sarà condannato a morte. Le linee telefoniche e Internet sono state messe fuori servizio. Secondo Tahid Asadi (inviato da Teheran di Al Jazeera) il capo della polizia ha dichiarato che il livello dello scontro si è intensificato e che il governo ha tracciato una linea rossa tra chi protesta e chi è da considerare un rivoltoso, secondo Khamenei un sabotatore. Il portavoce del parlamento Muhammad Ber Kalib ha dichiarato che le proteste sono giustificate vista la grave crisi economica e che gli iraniani hanno diritto di protesta. Parole di fuoco invece contro USA e sionisti. [Fonte Al Jazeera].

La verità su cosa accade realmente è venuta fuori da Pompeo, ex capo della CIA, che ha dichiarato “Buon anno nuovo ad ogni iraniano nelle strade. E anche ad ogni agente del Mossad che gli passeggia accanto.“ La cosa ha radici antiche, nell'alleanza dello shah con gli USA che faceva di lui il leader della nazione più potente della regione. Il suo servizio segreto Savak, formato e addestrato dai famigerati Mossad e CIA, aveva il compito di azzerare la dissidenza. In cambio veniva consentito il libero accesso alle aree petrolifere a assicurato il controllo poliziesco sull'intera regione. Nel 1964 però la Capitolation Law (imposta dagli USA) innescò la rabbia popolare: garantiva agli statunitensi in Iran la piena immunità giudiziaria. Questo generò il forte sentimento anti-USA che ancora è presente nella maggioranza degli iraniani. [Fonte prof Marandi, Università di Teheran]

Ayatollah Khamenei accusa gli usa di soffiare sul fuoco della rivolta interna e che le proteste sono orchestrate da interessi esterni al Paese. Accusa i rivoltosi di distruggere il proprio paese per fare felice il presidente di un altro stato. I media iraniani hanno riportato l'arresto di 200 uomini accusati di terrorismo e di essere tra gli organizzatori della rivolta. Sono stati trovati in possesso di armi di vario genere; a seguito di questo la violenza delle proteste di sarebbe attenuata. Khamenei ha ordinato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie il massimo stato di allerta. In un'intervista al Telegraph un ufficiale iraniano ha detto che lo stato di allerta è superiore a quello dichiarato durante l'attacco sionista. La fiducia di Khamenei è nelle forze speciali in quanto la loro fedeltà è stata sempre assoluta, mentre altre forze di sicurezza si sono fratturate al loro interno. Secondo un funzionario iraniano Khamenei ha messo il suo futuro nelle mani di IRGC in quanto coinvolti in molti organi del sistema e costituiscono il vero pilastro leale dello stato. Inoltre le città sotterranee dei missili sono state attivate, l'Iran è pronto a fronteggiare le minacce interne come quelle esterne. Le voci di una resa del leader in caso di peggioramento della situazione sono da considerare false: la ritirata non è considerata un'opzione

domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

martedì 23 dicembre 2025

A VOLTE RITORNANO 1 - IL CAPPELLO DEL PAPA

Ve l'ho detto che sono di trasloco? si, ve l'ho detto. E sapete già che da questo blog non ci guadagno nemmeno un centesimo, figurarsi se voi avete qualcosa da guadagnare a leggermi. Oltretutto, si tratta di uno strumento passato di moda da molti anni (come dimostrano anche i dati di lettura, e non solo i miei), ora ci sono gli smartphone e i social e gli aggregatori di news coi titoli tutti acchiappaclick a costo di superare spesso e volentieri il limite dell'ingannevolezza (tanto non ce n'è uno che non sia scritto da una AI...). Ma, un momento, mi viene in mente una cosa: non è che, oltre ai tempi che cambiano, una volta semplicemente scrivevo cose più interessanti?

Facciamo una prova, e inauguriamo una rubrica di "ripescaggio" di vecchi seguitissimi post. Quello appresso, ad esempio, non a caso di argomento natalizio, fu letto a suo tempo (17 anni fa, si avete letto bene: diciassette!) da 3428 persone, roba che confrontandola con le decine di letture dei post di oggi rende bene l'idea di quello che dicevo nel capoverso precedente.

D'altronde, se funziona per Montalbano perché non dovrebbe funzionare anche per CIXD? E allora buon Natale, e buona lettura.


Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggio, in palio un milione di euro, che si dimezzano ad ogni tentativo sbagliato, il cui autore ovviamente va a casa. Via con gli indizi:
  1. nacque da una vergine
  2. nacque il 25 dicembre
  3. nacque in una grotta, davanti alla quale dei pastori portarono doni
  4. era una sorta di maestro itinerante
  5. nel suo peregrinare ebbe 12 compagni
  6. ai suoi seguaci è promessa immortalità
  7. fece miracoli
  8. si sacrificò per il bene di tutti
  9. fu sepolto in una tomba chiusa da una pietra e risorse dopo tre giorni (era primavera)
  10. era chiamato “il Buon Pastore”
  11. venne identificato sia con l’Agnello che col Leone
  12. è stato detto “la Via, la Verità e la Luce”, il “Logos”, il “Redentore”, il “Salvatore”, e il “Messia”
  13. il suo giorno sacro è la Domenica
  14. durante una cena disse: “Colui che non mangerà il mio corpo né berrà del mio sangue in modo che egli possa diventare una sola cosa con me ed Io con lui, non sarà salvato”
Ahi ahi ahi! Tutti i concorrenti, ciascuno non sentendo la risposta dell'altro, hanno risposto Gesù Cristo! Il montepremi è sceso praticamente a zero e comunque nessuno ha vinto. Peccato: la risposta era Mitra.
Divinità persiana molto seguita nella Roma imperiale, Mitra è noto anche agli appassionati di fumetti per essere il dio più invocato dal terribile Conan, protagonista dei bellissimi fumetti tratti dalle storie di Robert Howard da cui fu anche tratto un film col giovane Schwarzenegger.

Il suo culto era così diffuso che lo stesso Vaticano è costruito sopra una grotta fino al 376 d.C. consacrata a Mitra, e lo stesso primo sacerdote del culto mitraico era detto Papa o Pontifex maximus; pare addirittura che il modello gerarchico fu traslato direttamente da una chiesa all'altra, e il rito dell'ostia e il tipo di altare.

Ah, indovinate come si chiama il cappello del Papa...

Poi, se volete ancora credere alle favole, e non vi basta nemmeno sapere che Babbo Natale è stato praticamente inventato dalla Coca Cola per la sua réclame, allora Buon Natale a tutti. E mi raccomando, ancora i negozi sono aperti: andate a sprecare l'ultimo spicchio di tredicesima, che il Capo ha detto che bisogna far ripartire l'economia, e viziate un altro po' i vostri pargoli, che così nel nuovo mondo della decrescita del Pil si troveranno benissimo! praticamente, una pasqua!

lunedì 15 dicembre 2025

DUE NARRAZIONI ALTERNATIVE

Sto di trasloco, chiunque ci sia passato almeno una volta nella vita non ha bisogno di altre spiegazioni.

Compenso la mia relativa latitanza lasciandovi due spunti di lettura trovati in rete, che poi era la mission primigenia di questo blog (che a luglio diventa maggiorenne...).

Il primo riguarda la crisi climatica che oramai ci mettono dentro a cacchio in qualunque occasione, citandola en passant come si fa con le cose date per scontate (*), con l'effetto che oramai è diventata luogo comune e a metterla in discussione vieni istantaneamente iscritto nei terrapiattisti, con una tecnica la cui sperimentazione era una delle mission dello psicodramma chiamato Covid. Tra parentesi, i terrapiattisti erano semmai la casta della sedicente scienza ufficiale, e gli eretici erano ad esempio i Galileo, costretto all'abiura e gli è andata bene, quindi semmai l'accusa andrebbe capovolta, non fosse detestabile anche così. L'articolo è di Orlov ed è uscito su forumgeopolitica.com; Markus nel tradurlo e pubblicarlo su Comedonchisciotte ci ha messo un sottotitolo da manuale, per quanto fa capire cosa contiene il pezzo, e perciò io non ho che da citarlo letteralmente, nel raccomandarvi di leggerlo:

Il cambiamento climatico non è causato dall'uomo e il Green New Deal è un'iniziativa imprenditoriale volta ad arricchire dei buoni a nulla sulla base di una narrativa falsa.

Il secondo è di Blondet e parla di storia, e va letto anch'esso con attenzione e pazienza onde evitare di cedere ai pregiudizi che la narrazione storica, come sempre scritta dai vincitori, ha instillato in noi, specie se di sinistra, pregiudizi che fanno scattare l'allarme "revisionista in azione" ogni volta che qualcuno tenta di leggere la storia con una chiave non ortodossa. Resistendo alla tentazione di targare l'autore, l'articolo invece risponde a una serie di domande che chiunque, anche e vorrei dire soprattutto se di sinistra, dovrebbe farsi, invece che liquidare il tutto con l'equazione "Hitler = male assoluto" che è sicuramente consolatoria ma non aiuta (anzi direi agevola il contrario) a dotarsi degli anticorpi per prevenirne "il ritorno". Cosa che invece può farsi solo cercando di capire le ragioni storiche per cui quel personaggio è andato al potere, spinto da un massiccio consenso popolare anche elettorale. E se si scopre che tra queste ragioni c'è la tracotanza della finanza internazionale, forse si comprende che, visto che viviamo tempi in cui questa si ripropone come governo mondiale non democratico (guidando tra l'altro la UE, la globalizzazione, e la cosiddetta transizione ecologica: ecco il collegamento col primo pezzo, peraltro), se questa tracotanza non la arginiamo noi democraticamente aumentiamo vertiginosamente la probabilità che arrivi qualcuno con meno scrupoli a cavalcare i drammi che causa e sempre di più causerà. Stavolta è il titolo a dire tutto:

Come Hitler sottrasse la banca centrale ai Rotschild.

Buona lettura

(*) Il fondo, forse, lo ha toccato un servizio di uno dei tanti programmi sulla natura, che parlando dell'estinzione di non importa quale animale, ha invocato letteralmente il "cambiamento climatico" tra le cause. Ora, logicamente l'affermazione non solo è correttissima, ma conduce esattamente alla confutazione di tutta la narrazione sul cambiamento climatico a base antropica, perché racconta di un'epoca in cui gli uomini nemmeno c'erano. Ma la logica non viene quasi mai chiamata in causa nelle menti degli stravaccati o distratti telespettatori, invece sentire per l'ennesima volta citato il mantra ne rafforza il valore di verità attribuito. Un vero capolavoro di tecnica della manipolazione. Che a chi un po' mastica di comunicazione porta a un deciso senso di vomito, misto a rabbia cieca.

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