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sabato 11 ottobre 2025

PACE UN CORNO

Non è una ricostruzione di AI, è un fotogramma di un
avvenimento reale, nel 2014 a Piazza San Pietro...
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante

Fabrizio De Andrè

L'aver imbottito il prosciutto costituito dalla elementare considerazione (qui Blondet) dell'inutilità e anzi controproducenza dei blocchi stradali dei manifestanti proPal tra due fette di pane, una messa in piano che più esplicita non si può nella questione israelo-palestinese inquadrata come colonialismo (sentire Roger Waters) e una condanna netta del piano neocolonialista cosiddetto di pace, non mi ha messo a riparo dalle critiche (la peggiore, di essere voce della maggioranza benpensante: quasi nessun'altra offesa mi ferisce di più) di chi ha voluto guardare solo alla farcitura.

Per sgombrare il campo agli equivoci, e sperando che non si ripetano episodi come quello che ho stigmatizzato io, non riuscendo a ridire ancora meglio la prima fetta, ho deciso di ospitare un altro articolo di Pasbas che mi aiuta a specificare meglio la seconda (mi autocito, la "ignobile soluzione 'di pace' con [...] Trump e [...] Blair al timone [...] tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati").

Il pezzo, com'è facile constatare, è di qualche giorno fa. Nel frattempo, gli accordi sono stati firmati, e persino con qualche piccolo miglioramento (ad esempio, togliendo di mezzo quel bugiardo patentato di Tony Blair). Purtroppo, le criticità evidenziate da Pasquale, come avrete modo di rilevare leggendo, rimangono in buona parte in piedi. E chi c'era quando Rabin e Arafat presero il Nobel per accordi di pace infinitamente migliori di questi, e prima l'uno poi l'altro finirono assassinati (l'ebreo dai suoi) perché le cose potessero ricominciare come prima, sa che volendo si può pure essere contenti, ma con riserva...


Il piano di pace trumpiano

di Pasbas

I punti focali che indicano come il piano non dia alcun beneficio ai palestinesi (mio parere personale - va però affermato che la scelta finale è dei palestinesi e solo la loro):

  • p.to 3) indica la cessazione immediata del conflitto ed il ritiro dell'IDF da Gaza, per tale ritiro non è fissato alcun termine di tempo (mio commento: i sionisti decideranno in autonomia se e quando).
  • p.to 6) Hamas dovrà deporre le armi (i sionisti ovviamente no) e gli sarà concessa l'amnistia (da quale tribunale e per quale accusa?).
  • p.ti 7) e 8) all'accettazione dell'accordo saranno immediatamente forniti aiuti ai Gazaui e rimesse in funzione le infrastrutture distrutte (a spese di chi, sono definiti i danni di guerra inflitti dai sionisti?). Gli aiuti saranno gestiti da organizzazioni dell'ONU che devono essere indipendenti dalle parti in conflitto (l'unica organizzazione attiva dal 1948 e in grado di operare a Gaza è UNRWA definita dai sionisti collusa con Hamas, ergo gli sarà consentito di tornare ad operare?).
  • p.to 9) Gaza avrà (nessun termine di tempo definito) un governo apolitico e tecnocratico supervisionato dal premio Nobel Trump e dal laburista pacifista Blair, già benefattore e promotore degli aiuti esplosivi forniti dal cielo all'Iraq, condannato in GB per le sue bugie. La chicca finale: una volta riformata la AP essa potrà governare Gaza col beneplacito coloniale (persero nel 2006 clamorosamente le elezioni nei confronti di Hamas).
  • p.to 12) qui la bugia, il cinismo e l'ipocrisia raggiungono vette dolomitiche: nessuno sarà costretto ad abbandonare Gaza, chiunque vada via avrà diritto al ritorno (falso dal 1947 in avanti), i Gazaui saranno "incoraggiati a restare" (in un luogo con 50 milioni di tonnellate di macerie e materiali altamente tossici, esplosivi, amianto, prodotti chimici rovesciati dai sionisti sulla Striscia, falde acquifere inquinate).
  • p.to 13) I gruppi della Resistenza Palestinese non avranno alcun ruolo nel governo di Gaza (l'entità sionista, gli USA e la GB si), ogni tipo di arma e di dispositivo terroristico dovrà essere distrutto insieme con i tunnel e le fabbriche di armi sotterranee. Il processo di smilitarizzazione di Gaza sarà supervisionato da non meglio specificati organismi indipendenti.
  • p.to 16) l'entità sionista non occuperà né annetterà Gaza, IDF si ritirerà da Gaza (nessun riferimento a quando, come e fin dove, le fasce definite sono tre). IDF trasferirà il controllo della Striscia ad una forza internazionale di pace (ISF).

P.S. - La decisione se trattare su questi punti ed eventualmente accettare la proposta spetta ovviamente in modo esclusivo ai Gazaui, i miei sono solo dei commenti personali basati sulle notizie che sono riuscito a reperire durante questi due anni di genocidio.

domenica 28 settembre 2025

MA TU L'HAI FATTO LO SCIOPERO?

Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scelta non è dettata dall'importanza. Voglio dire, il fatto che non parli tutti i giorni di Palestina non significa che invece tutti i giorni io non ci pensi, non mi girino i cabbasisi ogni volta che ascolto un telegiornale, e non sia continuamente e fermamente indignato dal massacro quotidiano. Solo, per parlarne devo avere qualcosa di personale o interessante da aggiungere, altrimenti un blog sarebbe solo un inutile altoparlante dell'ego, e per questo ci sono già i social (che infatti non frequento, fatta eccezione per FB che però uso solo per veicolare i link dei nuovi post sul blog, e poco altro).

Per l'interessante ci ha pensato Pasbas, da cui ricevo e volentieri pubblico l'articolo che segue, come sempre puntuale e rigoroso. Per il personale aggiungo un episodio, che peraltro è congruo con un passaggio dell'articolo di Pasquale: no, non ho partecipato allo sciopero generale pro-Pal, e a domanda ho risposto perché. Gli è che trovo, ormai, che il valore di queste manifestazioni sia quasi esclusivamente autoreferenziale e consolatorio. Della serie: "ho partecipato, sono un vero attivista di sinistra, sto a posto così". Invece Pas propone cose più concrete, come il sostegno ai portuali e il boicottaggio diretto e mirato (qui una guida de l'Indipendente, qui un articolo de Il fatto alimentare), anche se nulla sarebbe più utile dell'esercizio della leva elettorale democratica, peccato che non ci sia all'orizzonte uno schieramento che prometta credibilmente (qui un bel test di Lameduck) di eseguire un tale mandato specie disobbedendo all'UE se (com'è probabile) servisse. In questo contesto, risulta una presa in giro persino il riconoscimento dello Stato palestinese, e la cartina qui sopra è utile a capire perché, la formula "due popoli due Stati" non rappresenti più, dopo decenni di colonizzazioni ulteriori, un'alternativa praticabile. Infatti, è ora di iniziare a pensare a Israele come al Sudafrica, ai sionisti come ai bianchi colonizzatori, ai palestinesi come ai neri schiavizzati e ghettizzati, e a un Mandela che emerga (e guidi un Paese riconciliato sulla base del principio "una testa un voto", senza distinzioni di razza o religione - qui Moni Ovadia) come unico orizzonte, per quanto oggi possa sembrare utopico, che risolverebbe le cose.

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F35 - Sumud flotilla - Manifestazioni pro Palestina 

di Pasbas

Continuo a seguire giornalmente da due anni l'evolvere della situazione nell'Ovest Asia per cercare dei punti fermi su cui basare una analisi almeno parzialmente corretta e credibile. Come per chiunque, opinion leader o semplici osservatori come me, le informazioni su cui lavorare sono poche, arrivano spesso dopo diversi passaggi e sono difficilmente verificabili. L'unico modo che ho trovato almeno parzialmente efficace è quello di incrociare tra loro fonti che hanno referenti diretti sul campo e che ho riscontrato riportare notizie, confronti, analisi e dibattiti tra persone di alta levatura e riconosciute a livello internazionale per competenza e serietà (prof. Marandi, prof. Mersheimer, Jeffrey Scott ex CIA, Laith Marouf giornalista libanese, prof. Ilan Pappè e tanti altri). Ho ovviamente evitato, come si evita la peste bubbonica, qualsiasi fonte che riporti le veline governative del cosiddetto mondo civile e democratico.

Finito il "pippone introduttivo" passo ad affrontare i temi accennati nel titolo, cercando di spiegare il nesso tra i diversi elementi:

  • F35. E' di un paio di giorni fa la notizia di una ennesima violazione dello spazio aereo di una nazione sovrana (Yemen) da parte dei criminali sionisti della IAF (Israeli Air Force). E fino a qui nulla di nuovo sotto il cielo; la novità e grossa però c'è e riguarda la fine infausta di questa ennesima violazione sionista del diritto internazionale: il jet è stato abbattuto dalla difesa aerea di Ansar Allah e con azione coordinata e estremamente rapida catturati i due piloti; piloti che con tutta probabilità, una volta localizzati da IAF, in ottemperanza alla famigerata "Hannibal Directive", sarebbero stati assassinati dalla stessa IAF per non farli cadere in mano nemica. Anche su questo Ansar Allah ha dimostrato di avere delle efficienti e preparate FFAA, capaci di anticipare le azioni della potenza imperiale e della loro mano armata sionista. Va ricordato che lo Yemen è sotto sanzioni pesantissime dal 2015, che ha subito un genocidio sistematico con bombardamenti continui che in sette anni hanno ucciso oltre 300 mila civili, il tutto sotto la criminale direzione dell'impero usraeliano e eseguita dai lacchè di Saudi Arabia e monarchie del Golfo, che hanno usato armamenti, aerei, cannoni e bombe fornite dall'impero. Nonostante questo, nonostante la povertà endemica resa estrema dagli embargo imperiali, nel panorama dell'Ovest Asia le FFAA di Ansar Allah sono riuscite a respingere due attacchi aerei usa, hanno fatto fuggire due portaerei che minacciavano le loro coste, hanno bloccato nello stretto di Ab El Mandeb diversi cargo diretti o provenienti dall'entità sionista. Insieme colle altre forze dell'Asse della Resistenza sono stati gli unici ad opporsi in modo sistematico al genocidio dei palestinesi attaccando gli obiettivi sensibili sionisti con droni e missili ipersonici "Palestine 2" sviluppati e realizzati localmente. La loro è davvero Resistenza armata fino alla liberazione dei popoli oppressi dall'impero, palestinesi in primis.
  • Global Sumud Flotilla. In un paio di mesi di duro ed encomiabile lavoro, gli organizzatori della coraggiosa iniziativa sono riusciti a formare una unità marittima di oltre 40 navigli provenienti da ogni parte del Mediterraneo. E' la prima volta che viene dispiegata una forza civile di pace di tale dimensione, questo anche grazie al supporto fattivo dei portuali europei. Un insieme di 16 paesi (Irlanda, Spagna e Slovenia per l'Europa) hanno firmato un accordo che intima ai sionisti di "non attaccare la flotilla e di non torcere un capello" agli attivisti a bordo delle barche. Qui mi sorge il primo interrogativo: in caso di abbordaggio piratesco dei sionisti questo gruppo di dichiarati difensori della Flotilla cosa vorrebbero fare? Organizzare una flotta multinazionale da mandare nel Mediterraneo per contrastare e/o combattere contro INF (Israeli Navy Force)? Oppure elevare una ennesima "vibrante protesta" in un'Assemblea ONU? C'è inoltre da considerare una singolare coincidenza, nello stesso periodo e nella stessa zona Egitto e Turchia hanno organizzato delle manovre militari congiunte tese a rafforzare le rispettive sicurezze nazionali sotto il profilo marittimo. Come si comporterebbero queste due flotte se dovessero intervenire in soccorso delle barche della Flotilla? Non ho ovviamente alcuna idea a riguardo, l'unica è aspettare lo svilupparsi degli eventi. Chi invece si è opposto con atti concreto e dal 2021 a fare attraccare le navi che trasportano armi, bulldozer e altro, allo stato sionista sono i portuali italiani ed europei. Respingendo queste navi tengono sotto pressione i loro governi complici del genocidio. Per ultimo ma non meno importante, sempre loro hanno preannunciato un blocco totale dei porti nel caso venisse attaccata la Flotilla. Visto però lo scenario e i precedenti anche recenti, mi chiedo che possibilità hanno gli attivisti di attraccare sulle coste di Gaza. Da ultimo mio fondamentale interrogativo, qual è il reale obiettivo della iniziativa, arrivare a Gaza o farsi respingere per testimoniare al mondo la ferocia sionista (lo sappiamo da oltre 100 anni)? Aprire un corridoio umanitario confrontandosi colle navi di INF? Richiedere l'intervento diretto dei 16 e magari anche degli stati nei quali le barche sono immatricolate?
  • Manifestazioni pro Palestina. Dopo quasi due anni di prese di posizione dei governi, accampamenti universitari, manifestazioni imponenti in tutto il mondo, repressione blanda o feroce dei militanti dei cinque continenti, dopo tutte queste energie messe in campo nulla si è mosso, non si è avanzati sulla strada della pace giusta neanche di un centimetro. Anzi gli "usasreliani" hanno massacrato il Libano, distrutta la Siria, attaccato l'Iran, bombardato più volte lo Yemen, intensificato il massacro dei Palestinesi sia a Gaza che nel W.B.; mi chiedo allora e chiedo a chi legge: se tutto quanto sopra detto è vero, qual è la funzione di questo genere di opposizione "non violenta"? Non intendo che non sia giusto manifestare, voglio dire che più che una questione ideale qui si tratta di salvare fisicamente un popolo da un feroce mostro a tre teste, USA-Israele-Europa.

Tento a questo punto di tirare le conclusioni di quello che ho prima trattato, eventi, riflessioni e dubbi compresi.

Si riscontrano livelli diversi di reazione al genocidio in corso che hanno effetti e obiettivi diversi. L'Asse della Resistenza ha scelto la strada del contrasto commerciale e militare allo strapotere di "usraele", bloccando navi, lanciando missili e droni, resistendo con armi progettate in loco ed autocostruite, con tunnel irraggiungibili e quant'altro a disposizione di popoli martoriati da decenni di violenze ed embargo perpetrate dall'Occidente democratico. Popoli che nonostante la ferocia genocida di cui sopra non cedono e rimangono attaccati alla propria terra con una determinazione incrollabile.

Dall'altra ci siamo noi, le nostre manifestazioni, i movimenti, le roboanti dichiarazioni, i riconoscimenti (l'italietta si dimostra però coerente fino in fondo non aderendo) ormai "postumi" dello stato palestinese, in una cornice di due Stati per due popoli, cosa assolutamente ridicola e non più realizzabile vista la pervasività degli insediamenti coloniali.

Anche qui però vedo degli spiragli tenuti aperti da lavoratori dei trasporti, soprattutto operai ma non solo, disposti a rischiare in prima persona pur di non consentire il transito di navi e aerei diretti allo stato sionista, che trasportano armi utilizzate per continuare l'azione genocidaria. Credo che oltre che un sostegno ad operazioni di sicuro successo da un punto di vista mediatico (Greta Thumberg docet) dovremmo sostenere quest'ultimo tipo di boicottaggio attivo, appoggiarlo con manifestazioni in loco coordinate con gli aeroportuali, finanziare la loro lotta, proteggerli da ritorsioni dei datori di lavoro e da repressioni poliziesche. Fare diventare inoltre di massa le attività di boicottaggio di BDF e non solo, andando davanti ai supermercati, ai mercati rionali e ad altre attività commerciali che vendono prodotti sionisti. Continuare la controinformazione per sbugiardare chi definisce le forze della Resistenza col termine "terroristi", rovesciandogli addosso tutto quello che i loro amici stanno facendo colla loro vigliacca copertura Internazionale. Parlare di Hamas, Jihad, Hezbollah, milizie irachene, siriani e iraniani spiegandone la storia, le motivazioni e la legittimità.

Per ultimo ma non meno importante dobbiamo partecipare al movimento popolare sì ma cercando di dargli una prospettiva politica di più lungo respiro, che gli consenta di continuare la sua azione fondamentale anche quando la carica emotiva e l'entusiasmo attuale saranno sostituiti alla devastante "assuefazione" a quanto di peggio vediamo accadere da noi e nel mondo.

La lotta ed il conflitto sono secondo me l'unica strada per sconfiggere il neocolonialismo imperialista.

sabato 23 agosto 2025

ANOTHER BRIC IN THE WORLD

Non mi dite che ci sono cose reali, altre realizzabili e altre ancora soltanto da libro dei sogni. E non lasciatevelo dire, specialmente se siete giovani. La Storia, infatti, non procede di moto uniforme e nemmeno regolare, ma a strappi quasi sempre imprevedibili: non lo capiamo, perché la guardiamo a posteriori, e immersi in una ideologia (sempre: da sempre la Storia la scrivono i vincitori) dedicata a rappresentare ciò che è accaduto come inevitabile e consequenziale successione di eventi. Vale per la vita sul pianeta (dal punto di vista probabilistico una botta di culo pazzesca, eppure gli umani non possono fare a meno di vederci il disegno di un dio) figurarsi per i rigagnoli di quel fiume che chiamiamo eventi storici.

Prendete l'Unione Europea: chi poteva prevedere nel 1944 che nemmeno sette anni dopo sarebbe nata la sua prima incarnazione (la CECA)? Il nazifascismo aveva appena iniziato a perdere la guerra che fino a un paio di anni prima sembrava destinato a stravincere (e se lo avesse fatto, tutta la narrazione che diamo per scontata non esisterebbe, e ne daremmo per scontata un'altra di segno opposto: coi terroristi filoamericani e filosovietici al posto dei partigiani, le plutocrazie a matrice ebraica sconfitte al posto delle democrazie liberali e liberatrici, ben altri Padri della Patria, eccetera), giusto alcuni privilegiati prigionieri politici confinati in un piccolo paradiso potevano immaginare e scrivere il Manifesto di Ventotene, che se fosse andata al contrario sarebbe stato un libercolo dimenticato e invece oggi è universalmente considerato la prima pietra della costruzione europeista (luogo comune rappresentato benissimo in quanto tale da Virzì nel sequel di Ferie d'agosto), e infatti addirittura lo è anche nel senso deteriore, dal momento che anticipa anche quelle infauste cessioni di sovranità che rappresentano il lato oscuro e antidemocratico della UE.

Oggi, chi sostiene che sia ampiamente dimostrato che la parabola politica della UE sia conclusa, viene immediatamente rintuzzato da chi invece è convinto che la sua curva sia una iperbole (sono tutti così, i "fedeli": pensano al loro credo come alla "fine della Storia" riscrivendo quest'ultima come tutta una premessa all'Inevitabile e Definitivo da quel credo rappresentato) come reietto, antistorico, disfattista. Se ci pensate, è esattamente come veniva descritto chi pensava che la parabola politica del fascismo fosse breve e magari lo dava in qualche modo a vedere (memorabile, ed efficace più di mille trattati, la scena di Troisi che cerca di piazzare le sue lozioni contro il dolore e la perdita di capelli...). Ebbene, era breve: vent'anni. Quella di Hitler durò ancora meno. Il socialismo reale, una settantina. La "prima repubblica", meno di cinquant'anni dalla Costituente a tangentopoli. Il grillismo, una decina in tutto dalle promesse di rivoluzione antiEuro all'abbraccio di Ursula a Gigino, calata di braghe pandemica compresa. Persino della mafia, che pure è talmente elastica da riuscire a reincarnarsi sotto qualunque regime (da quello latifondista borbonico ai piemontesi del Gattopardo, dalla dormienza sotto il Prefetto di ferro fascista alla decisiva collaborazione con gli Alleati, dall'andreottismo al berlusconismo passando per la stagione delle stragi e della Trattativa), si può dire come diceva Falcone che essendo un fatto umano ha sicuramente una fine. Perché non si può dire lo stesso dell'Unione Europea? Perché non si può immaginare che nei libri di Storia del futuro ci sia a mo' di lapide il trattato di Roma come nascita e un altro evento settant'anni dopo come morte?

Si perché qui non si tratta di Italexit o meno (cogli araldi del Potere, tra cui i più temibili sono quelli inconsapevoli di esserlo, che già si esercitano con la Brexit a descrivere come disastri i normali problemi intanto dimenticando i benefici), si tratta di distruggerla, l'Unione.

Nata in un contesto in cui l'Europa veniva da secoli di guerre le ultime delle quali immani ed estese a tutto il mondo, anche perché figlie di quel colonialismo che è (anche se molti se la raccontano diversamente) il padre della globalizzazione, l'Unione nelle sue varie incarnazioni deve il suo successo intanto alla promessa iniziale di fare da disinnesco alle ragioni economiche profonde dei conflitti tra gli Stati, poi alla promessa (che lo stesso Prodi ebbe a dichiarare illusoria, in un pentimento tardivo e di facciata) di fare da argine alla globalizzazione consentendo di fare massa critica in grado di difendere il modello di sviluppo europeo (in cui vanno compresi il welfare e i diritti economici, sociali e civili ad esso connessi). Ma già la sua espansione ad est mostrò che la guida era ultraliberista, preoccupandosi dell'unificazione dei mercati di merci e capitali noncurante del fatto che ricardianamente sarebbe conseguita anche quella del mercato del lavoro, con delocalizzazioni (a partire dalla 126 polacca) ed immigrazione interna al continente a fare da volano all'inevitabile livellamento salariale. Molti allora (tra cui, lo ammetto, il sottoscritto) hanno creduto che fosse un prezzo da pagare alla possibilità invece di proteggersi da unificazioni di mercato ben più devastanti, ma è sotto gli occhi di tutti (a Roma basta entrare in un bar, o cercare casa in certi quartieri) che fosse una pia illusione, e innescata da una colossale menzogna. La vera missione della UE è infatti togliere gradatamente ai suoi cittadini quei privilegi che si è dovuto accettare di concedergli come risarcimento ai disastri bellici, perché nell'ottica del capitalismo globale è inaccettabile che permangano, ma non è possibile levarli dall'oggi al domani, bisogna aspettare che muoiano quelli che li detengono e nel frattempo impedire che la democrazia nei singoli Stati costituisca un ostacolo portando al potere partiti o movimenti che intendano opporsi alle politiche economiche decise dalla UE, anzi al di sopra della UE stessa. Solo un artista visionario come De André ebbe la capacità di vedere e il coraggio di esprimere sotto metafora cosa stava succedendo, nel verso de La domenica delle salme che recita: "la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro e noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo", a crollo di Berlino fresco fresco, citando poi quella nuova piramide di Cheope che è il paradigma del Ponte sullo Stretto.

Anche a chi è convinto, o accettando il confronto fattuale si convince, della correttezza di questa analisi, il cosiddetto "vincolo esterno" appare spesso comunque ancora un male necessario, soprattutto vista la radicazione di malcostumi autolesionisti nell'animo italico, che avendo origine in secoli di dominazioni esterne non sono azzerabili con qualche decennio di virtù sempre eteroimposta. A questi, a voi se siete tra questi, è difficile opporre convintamente che ce la possiamo fare da soli, che avevano ragione Mattei e Pasolini, e quando ci ho provato a parole ho dovuto arrendermi. Come a quel webinar cui fui invitato a inizio pandemia in cui, quando citai l'esperienza svedese che intendeva risolvere la faccenda con dissuasioni e convincimenti piuttosto che con divieti e obblighi antidemocratici, mi venne risposto che "purtroppo gli italiani non sono svedesi" (sic!). 

Ma oggi mi imbatto in questo post de L'Antidiplomatico, che mi suggerisce una soluzione: pensiamo di aver ancora bisogno di un vincolo esterno? cambiamo vincolo esterno! Ce n'è uno molto più giovane della UE, che offre rispetto alla stessa tutta una serie di vantaggi:

  • è molto più grande, quindi come massa critica molto maggiore;
  • molti dei suoi Paesi sono destinati a dominare l'economia mondiale prossima ventura;
  • alcuni di essi sarebbero quelli da cui l'UE diceva di volerci difendere, mentendo o comunque fallendo;
  • a differenza della UE, non contempla istituzioni sovranazionali in grado di imporre agli Stati membri di disattendere più o meno completamente il mandato elettorale democraticamente affidato ai rispettivi governi, al punto di consentire, senza particolari problemi, a qualsiasi stato membro di uscire, come ad esempio (per sua disgrazia, ma questa è solo un'opinione) all'Argentina;
  • include lo Stato europeo più ricco di materie prime e risorse naturali, che è meglio avere come alleato che come nemico (in una guerra raccontata quotidianamente con selve di bugie, a cominciare dalla data di inizio che è in realtà quella dell'inizio di una reazione a una offensiva occidentale partita anni prima).

Della serie: meglio essere un altro mattone di un muro nuovo solido e in crescita, che una pietra fondativa di un cumulo di macerie. Come dite? si tratta di una posizione diciamo così largamente minoritaria, senza alcuna speranza? Eh, ma - dicevamo - la Storia non procede di moto uniforme e nemmeno regolare, ma a strappi quasi sempre imprevedibili...

domenica 25 maggio 2025

SI PUO' NON VUOL DIRE SI DEVE

Della serie "meno male che non ci devo campare", da qualche settimana i miei post su facebook, che oramai da anni uso quasi esclusivamente a mo' di newsletter di questo blog, sono con ogni probabilità ancora più penalizzati dal famigerato algoritmo di Meta di quanto non lo siano già da tempo per via degli argomenti trattati. Come avevo preannunciato, infatti, ho esercitato (qui accanto le prove) il mio diritto a oppormi all'uso delle mie informazioni "per sviluppare e migliorare i modelli di IA generativa". Che dovrà fare a meno di me, e lo farà senza fare un plissè, come diceva Jannacci: infatti, probabilmente nessuno di voi avrà fatto altrettanto, e sto parlando a qualche decina di persone decisamente fuori dal comune, fosse solo perché hanno ancora il vizio di leggere gli articoli di un boomer che si arroga di dover e poter fare il suo piccolo di controinformazione, non a "gente normale" nella cui platea chi sa che esiste la possibilità di sottrarsi, che la cosa è un suo diritto, e si prende il disturbo di farlo (ovviamente, è tutt'altro che semplice e intuitivo, devi andartelo a cercare tra le impostazioni), ammonterà nella migliore delle ipotesi a uno zero virgola zero qualcosina.

Questa specie di crociata contro l'Intelligenza Artificiale, che bolla chi la pratica come cadavere ambulante (un vecchio che si è rinunciato a convincere tanto presto uscirà dal mondo del lavoro e magari anche dal mondo tout court), non ha alcuna speranza, dunque, di "entrare in terrasanta" figurarsi "prendere Gerusalemme". Ma ciò non toglie legittimità al sentirsi in dovere di combatterla. Al grido di cui al titolo.

Si può, infatti, oramai farsi scrivere i testi col proprio stile di modo che nemmeno un amico fraterno sappia distinguerli dai testi scritti di tuo pugno. Ma si può non significa che si debba, o che sia giusto farlo. E lo stesso paradigma può (e deve) essere applicato a tante altre cose:

  1. si può agire per modificare il clima, magari col nobilissimo scopo di tentare di invertire o rallentare quel cambiamento climatico di cui si è sinceramente convinti, ma non è detto che sia una buona idea, e non tanto perché il cambiamento climatico a base antropica è tutto da dimostrare, o perché finché si hanno risorse sarebbe più saggio spenderle per affrontarne le conseguenze (come sempre gli umani hanno fatto, quale che fosse la causa: basta l'eruzione di un vulcano per regalarci decenni di inverni freddi ed estati mancate, altro che annullare il tanto strombazzato riscaldamento globale), ma perché magari a tentare di farlo questi novelli Frankenstein rischiano di procurare guai più grossi dei problemi che pretendono di risolvere ("potrebbe piovere", cit.);
  2. si possono spingere le aumentate capacità tecnologiche in materia di genetica al punto da "de-estinguere" un pericoloso predatore (manco non avessero visto Jurassic park), ammesso che la notizia che avete persino sentito al TG sia vera e non sia invece una boutade pubblicitaria, ma non è detto che sia una buona idea: sapevate che l'invasione dei cinghiali fino in città (di cui sono pieni i notiziari e sempre più frequenti le esperienze personali di ciascuno di noi) è dovuta a una sciagurata pratica di incrocio di esemplari selvatici coi ben più prolifici maiali da allevamento per fronteggiare la crescente domanda dei consumatori, cosicché è bastato che alcuni esemplari scappassero per ritrovarseli ovunque e fuori controllo? sapevatelo! e con gli orsi in trentino è successa una cosa simile, senza nemmeno la scusa commerciale, ma solo la pretesa scientifica di dovere (ed essere capaci di farlo senza problemi) ripopolare la regione importando esemplari dalla vicina ex-Jugoslavia;
  3. si può digitalizzare qualsiasi cosa, identità moneta lavoro eccetera, ma se non si ha l'accortezza di mantenere ("in back-up") le capacità e le copie fisiche nella misura in cui servono si rischia di legarsi mani e piedi e consegnarsi in mano a chi possiede il controllo dell'interruttore, che spesso non si sa nemmeno chi sia e comunque non è certo li per scelta democratica (sarebbe un guaio lo stesso, ma almeno sotto il formale controllo del "popolo"), cosicché un black-out più serio dell'evento spagnolo recente ci riporterebbe (per parafrasare il famoso aforisma di Einstein sulla quarta guerra mondiale) letteralmente all'età della pietra, costretti a tornare al baratto e a rapporti di forza che altro che il cosiddetto patriarcato di cui ci si riempie la bocca a cazzo come presunta causa dei femminicidi.

Allargando l'alone semantico dell'espressione, l'elenco delle cose che finché si può farle è bene quando si deve farle è male può allungarsi a dismisura: dai vaccini alla procreazione assistita, dal linguaggio politicamente corretto all'acquisto a caro prezzo di autoveicoli sperimentali di dubbia utilità, e il resto mettetecelo voi. Come dice Heather Parisi in questa lettera aperta all'ineffabile Burioni, "La scienza non è mai stata 'io ho ragione e tu devi stare zitto'. La scienza è dialogo, è ascolto. Se invece di spiegare, umili, se invece di convincere, attacchi, allora non stai diffondendo conoscenza.  Stai solo creando un branco. E il branco è pericoloso." 

E ora vi lascio a un paio di link di approfondimento, che è da qualche tempo che non lo faccio:

  • Glauco Benigni, una interessantissima digressione sui vari significati del termine Verità;
  • Massimo Mazzucco, una preziosa riflessione sulle origini comuni dei tre peggiori colonialismi della Storia.

sabato 3 maggio 2025

BLACKOUT

Nell'album Metropolis di Guccini, un gioiello uscito quando avevo 18 anni, c'è un brano di cui ho preso a prestito il titolo, che racconta il lato romantico di un avvenimento ricorrente in quegli anni di austerity e crisi petrolifera, che minaccia di tornare tale in questi anni di Agenda 2030 e terrorismo climatico ed energetico di regime.

La cronaca spagnola, cioè, potrebbe ripetersi, e si: anche da noi. O perlomeno così si potrebbe dedurre da un'analisi seria delle cause. Esatto, quella che non c'è stata nella cronaca mainstream, che ha preferito buttarsi subito sull'evento climatico estremo ("ha stato il cambiamento climatico!": e come ti sbagli?!) o sul classico dei classici, l'attentato terroristico, magari di hacker russi. Lo sciacallaggio mediatico, sempre esistito per carità, è diventato la regola, la prima opzione.

Bisogna andare a spulciare nella rete per trovare chi ricordi che l'evento che ha paralizzato la penisola iberica e zone limitrofe, ivi compreso il torneo di tennis a Madrid, è stato preceduto di soli pochi giorni dalla celebrazione in pompa magna del raggiungimento da parte della Spagna dell'obiettivo 100% di energia da fonti rinnovabili. Peccato che la maggior parte di queste ultime sia soggetto a sbalzi naturali di produzione tra l'altro non sincronizzati, anzi spesso in contrasto, con gli sbalzi naturali di consumo, creando i presupposti per delle strozzature per cui eventi estremi da estremamente improbabili divengano sia pur raramente possibili, il che per la nostra società è troppo.

Già perché, rispetto al 1981 cantato dal Maestrone in cui pure la dipendenza della società dall'approvvigionamento elettrico costante era un fatto acquisito, sono successe un pochino di cose che hanno peggiorato la situazione. Al punto che uno scenario in cui un evento durasse più di qualche ora, diciamo almeno qualche giorno, diventerebbe tale e quale a un b-movie catastrofico. Avendo tutto sui telefonini, infatti, quando si è scaricata anche l'ultima power bank restiamo tutti non solo senza possibilità di comunicare, ma anche: senza notizie, senza soldi, senza amici, e chi ha meno di cinquant'anni senza alcuna capacità di orientamento. Per farla breve. Senza intrattenimento e col problema di consumare tutto il cibo nel freezer, prima, e di trovarne altro, poi, si era già 45 anni fa.

Un "covid della tecnologia", insomma, come ebbe a profetizzare qualche tempo fa il re dell'Etiopia (uno dei posti in cui la Storia, a saperla studiare, ha sfatato il mito di "italiani brava gente" di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca), da una posizione in cui evidentemente riesce ancora a mantenere un punto di vista realistico. Ce ne sarebbe abbastanza per apprendere la lezione, che forse è: non affidare mai tutta la tua libertà (felicità, ricchezza, quello che vuoi) a una unica fonte, sennò rischi di perderla tutta d'un botto.

Insomma, qualsiasi "integralismo" è foriero di sventure, anche quando è lastricato di buone intenzioni (come la strada del diavolo, si diceva una volta), e anche (e direi soprattutto) quando non si riesce neanche a vederle, all'orizzonte o dietro l'angolo. Secondo questo assunto, quindi:

  • incentivare l'approvvigionamento di energia da fronti rinnovabili è una buonissima idea, ma affidarsi a loro al 100% è una pessima (specie se ci si dimentica, come colpevolmente si fa in Italia, Paese eminentemente montuoso, che la migliore tra esse resta l'idroelettrico, che funziona anche di notte e quando non c'è vento);
  • fidarsi della scienza è giusto, specie quando è tale cioè mette qualsiasi protocollo a disposizione di ripetizione o smentita da parte di chiunque, ma affidarsi dogmaticamente alla Scienza nelle decisioni specie politiche è non solo pericolosissimo ma anche una contraddizione di termini che automaticamente dequalifica la scienza a fede pseudoreligiosa o credo politico;
  • disinquinare il massimo possibile è giusto, ma elevare il cambiamento climatico di origine antropica a luogo comune, implicante il corollario (del tutto infondato, e pericolosissimo) che sia possibile invertirlo, cioè ingegnerizzare delle azioni che abbiano degli effetti e che questi siano quelli desiderati e controllati, è una bufala col botto, giustificata dal business che sottintende, e avente scopi politici e di redistribuzione della ricchezza verso l'alto.

E l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Meglio salutarci con Guccini, poi fate voi.

sabato 10 febbraio 2024

IL DADO È TRATTO(RE)?

Niente paura, il paradigma che vuole che la Storia accada in tragedia ma si riproduca in farsa si è già estrinsecato nel confronto tra il passaggio del Rubicone con le legioni da parte di Giulio Cesare (mai prima d'allora nella storia della Repubblica, poteva finire solo con la fine della Repubblica o del suo invasore - o magari, com'è stato, entrambe le cose) e la tragicomica marcia su Roma dell'ottobre 1922, chiusasi col trionfo del prossimo Duce probabilmente solo grazie all'improvvida manovra del Savoia sul trono, che lo mise al governo forse pensando di poterlo gestire e alla fine salvò la buccia (ma non il trono) solo scappando come un coniglio. Perciò, se vedere i trattori appostati qua e la dal vivo o in TV vi ha evocato qualcosa, tranquillizzatevi, è un remake si, ma di un altro film.

Intendiamoci, non sto criticando nessuno e anzi dichiaro subito che secondo me gli agricoltori hanno ragione, anzi, hanno molta più ragione di quanta forse sanno di averne. Anche Amadeus, che mentre scrivo non so ancora se sia riuscito a cavarsela leggendo un comunicato o abbia invece dovuto capitolare sulla presenza sul palco di un paio di bruti, ha messo le mani avanti, che lui addirittura il trattore lo sa guidare; io no (avrei paura) ma sono figlio di agricoltori anch'io, più precisamente di una maestra d'asilo che ha approfittato della pensione per trasformare una passione da tempo libero in un impegno a tempo fin troppo pieno, che nei campi non si guarda l'orologio e in quelli del reggino non pigliano nemmeno i cellulari, passione che in cambio però le ha dato un bonus di vitalità che probabilmente senza non avrebbe avuto (e infatti, quando non è potuta più andare nella sua terra è morta presto). E non sto parlando di un orticello comodo da raggiungere in cui una vecchina faceva finta di lavorare, sto parlando di ettari di terra strappata alle fiumare che devi risalire in jeep su piste pietrose per raggiungerle con bergamotti olivi eccetera da far fruttare per non rimetterci. E portandovi l'acqua in bidoni da trenta litri, perché quella corrente c'è solo un giorno ogni tot. Una impresa impossibile da continuare, per noi eredi "civilizzati", insomma... E tutto questo per dire solo che in qualche modo posso capire.

Ma fino a che guardiamo le cose da un punto di vista vicino, spesso non riusciamo a prendere nell'inquadratura le cause. L'impressione, purtroppo, è che questo capiti anche ai protagonisti: un settore intero che protesta in mezza Europa, che però così rischia di farsi neutralizzare da concessioni di retroguardia, come quelle sui pesticidi o sui tempi di tutela del suolo, che peraltro poi consentono agli ascari del "nuovo che avanza" pure di bollare gli agricoltori come retrogradi antiambientalisti e persino la resistenza europea agli OGM come antistorica perché le coltivazioni OGM non necessiterebbero di pesticidi. Se invece la allarghiamo, questa inquadratura, scopriamo che, come per altre questioni, il Male assoluto, il Nemico da combattere, è sempre lo stesso: quella Unione Europea che è incaricata dai Padroni di eseguire il Piano, che non dimentichiamolo è un mondo con pochi ricchi ricchissimi e tutti gli altri alla canna del gas, che prevede che il settore agrario venga distrutto per lasciare il posto a una agricoltura di élite per i primi e una industria del cibo a basso costo e basso impatto per gli altri (si, gli insetti, esatto). 

L'evidenza temo sia celata agli occhi dei più, forse grazie anche a decenni di sussidi ai settori che i singoli (con troppi a marciarci, specie al sud, peraltro) hanno accolto spesso e volentieri, ignari o indifferenti rispetto ai loro intenti trasformativi del mercato. O non vi siete accorti che è ormai quasi impossibile trovare olio ottenuto da sole olive italiane che non abbia prezzi da gioielleria? Di fatto, manca a questa mobilitazione l'esatta individuazione dell'avversario, e quindi purtroppo è destinata a sgonfiarsi, anche se ovviamente spero di essere smentito. Anche perché questi governanti, com'era facile prevedere presto dimentichi del mandato antieuropeo cui devono di essere tali, sono bravissimi nel gioco delle concessioni finalizzato proprio a far perdere di vista l'obiettivo anche a chi lo avesse correttamente puntato. E lo fanno con una sintassi che è sempre la stessa, come per gli immigrati e l'Africa: si mostra il dito per nascondere la luna, si fanno piani mettendoci nomi importanti e ingombranti a coprire la loro reale natura neocoloniale. O come per l'ambiente e la moda green: si nicchia, si fa finta di prendere le distanze, e così facendo si collabora a questa nuova forma di lotta di classe al rovescio, per cui i soldi per le piste ciclabili a favore dei pochi fortunati con le case al centro si trovano sempre mentre chi vive in periferia tra palazzoni lunghi e distanti tra loro chilometri non potrà nemmeno più tenersi la macchina vecchia. E il bello è che ce lo dice uno con incarichi di sottogoverno, come non fosse compito suo cambiare le cose e fossero ancora i bei tempi in cui faceva il blogger antisistema e poteva limitarsi a denunciare.

Insomma, o gli agricoltori riescono a trascinare i popoli europei alla demolizione della UE, perché sulla terra più che in ogni altro settore bisogna pensare locale e agire locale e la dimensione continentale è improvvida impropria controproducente e distruttiva figurarsi quella mondiale, oppure sarà la UE o meglio i suoi mandanti a demolire gli agricoltori. E al popolo bue farina di grillo.

domenica 1 ottobre 2023

TRAMONTO OCCIDENTALE

...torneremo a vivere come dei barbari...

Franco Battiato, Tramonto occidentale, 1983

Prendo il titolo da un grande cantautore siciliano, e l'incipit da un suo collega quasi modenese - "Siamo di un'era in transizione fra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita" - tratta da Mondo nuovo, brano che peraltro cita Huxley, uno che di distopie se ne intendeva qualcosina.

Ora, il problema delle fasi di transizione è che di solito quelli che le vivono non le riconoscono come tali, salvo alcuni che però se osano dirlo, che ci stiamo dentro e magari anche verso quale nuovo equilibrio sembra stiano portando, per gli altri diventano se va bene visionari da lasciare parlare nel vuoto ignorandoli, se no complottisti da zittire. E grazie alla manipolazione dell'opinione pubblica, nata un nanosecondo dopo l'opinione pubblica stessa, la narrazione negazionista della transizione stessa, o semmai indirizzata al suo mascheramento con una versione come minimo edulcorata quando non spudoratamente fasulla, diventa luogo comune facilitando l'isolamento delle voci fuori dal coro.

Può capitare, fidatevi, che financo persone che reputavate amici fraterni da un giorno all'altro vi mollino per non sopportare più la forza e la determinazione con cui sostenete le vostre posizioni eretiche, forse scambiando per presunzione e protervia ciò che invece è ammissione di debolezza e disperato tentativo di uscire dall'accerchiamento (in altre parole, urlate perché di notte vi hanno accerchiato e vi stanno malmenando e violentando, ma il problema è che voi urlate disturbando la quiete pubblica, eccheccazzo lamentatevi civilmente!). Mantenere vivo uno spazio di libertà come questo blog, per quanto minima (senza mai essere stata più che molto piccola) sia diventata la sua audience, è allora né più né meno che un'esigenza vitale. Percepita peraltro come un dovere civico irrinunciabile, come una Cassandra che sa sia di aver ragione e sia che sarà inascoltata ma lo stesso non può esimersi dall'avvisare i suoi cari delle sciagure incipienti.

Tra l'altro, senza ulteriormente scomodare la mitologia, ululare al vento l'avvicinarsi di sciagure ha per sua natura questa caratteristica: che se per caso a forza di farlo qualcuno comincia ad ascoltare e le sciagure vengono evitate, nessuno renderà merito all'ululante, anzi si dirà che visto che non si sono avverate lui aveva torto. Pazienza: ognuno alla fine se la gioca con la sua coscienza, e - nuovi studi provano che Lindo Ferretti e la sua "testa tagliata" avevano ragione - probabilmente "per l'eternità". Ragion per cui mi gioco il mio personale paradiso enumerandovi, e talvolta riservandomi approfondimenti futuri, i segni della deriva (già iniziata da un pezzo) coi pericoli all'orizzonte che annunciano:

  1. sostituzione dei poteri statali, controllabili (sia pure in misura relativa, e spesso più ideologica che effettiva) democraticamente, con un poli-centro di potere multinazionale non eletto e smaccatamente antidemocratico, che ha in mente un suo progetto di nuovo equilibrio mondiale in cui i valori "occidentali" (leggi: i diritti economici fondamentali acquisiti in alcune parti del mondo dopo la seconda guerra mondiale) non hanno posto, e per attuarlo impone una narrazione falsa sul clima, i diritti delle minoranze, l'inclusione e la proprietà privata;
  2. a fare da sponda a questo board mondiale, facendo da tramite nell'espianto di potere a suo favore, è stata appositamente disegnata e designata l'Unione Europea, centro di potere politico non eletto e non indirizzabile democraticamente che fa capo ad istituzioni monetarie private il cui obiettivo fondamentale è drenare dai privati cittadini quel po' di ricchezza che era stata loro concessa dopo la distruzione bellica, per concentrarla nelle proprie mani;
  3. chi non è d'accordo con il progetto di cui sopra ("2030: non possederai nulla") deve essere annichilito o ridotto alla ragione con qualunque mezzo, ecco il perché degli interventi in nord Africa e in medio oriente degli ultimi decenni, e dell'attacco Nato alla Russia raccontato come invasione russa dell'Ucraina - ed ecco perché chi ha a cuore la libertà nel mondo deve fare il tifo per Putin, per quanto controintuitiva possa sembrare la cosa, e sembra lo abbia capito persino quel D'Alema che mandò i bombardieri a Belgrado, figuriamoci: solo se vince la Russia (e per alcuni pare stia proprio vincendo e semmai il problema ora è come mollare l'Ucraina) il progetto può ancora essere fermato;
  4. l'interconnessione delle linee di azione del piano eversivo in atto è dimostrata anche dal fenomeno inflazione, tristemente riaffiorato in cronaca quando ci era stato promesso che cedendo sovranità all'UE non ne avremmo mai più sentito parlare; ma chi ha studiato ai tempi miei (oggi anche l'università obbedisce alla narrazione monocorde globalista-monetarista) sa che l'inflazione può avere diverse cause, e ciascuna causa richiede rimedi diversi, invece questi fanno la guerra, la guerra accende inflazione da costi (e da profitti, dice Bagnai, che ogni tanto si scorda che è al governo), loro la combattono come fosse inflazione da domanda (aumentando i tassi per drenare base monetaria) e tutto ciò toglie soldi dalle tasche della gente proprio mentre i prezzi aumentano: un vero e proprio crimine che col cazzo che i telegiornali vi raccontano per quello che è;
  5. è solo nel quadro complessivo su delineato che si può inquadrare correttamente la gestione criminale (anche nel senso che è direttamente appaltata alla criminalità organizzata: le ONG dalla faccia pulita fanno da fiancheggiatori) delle migrazioni nel Mediterraneo: se favorivi l'ingresso controllato di manodopera legale dovevi inquadrarla nelle tutele del lavoro occidentali, invece importando schiavi di fatto costringi i lavoratori occidentali pian piano (a seconda del settore) ad accettare lo smantellamento di quelle tutele pena restare fuori mercato (e il tempo gioca con loro: anche chi riesce a tenersi le tutele prima o poi va in pensione e muore, e i suoi discendenti non sapranno mai che quelle tutele siano mai esistite);
  6. idem si può dire (e chi vi parla ve lo ha detto per due anni e rotti, e riprenderà a farlo se dovessero ricominciare) della gestione della cosiddetta pandemia, le cui statistiche (anche dando per buone quelle ufficiali) viste da abbastanza lontano non saranno che una piccola increspatura sugli andamenti di lungo periodo, del tutto insufficiente a giustificare i provvedimenti epocali invocati e attuati (la cui motivazione va quindi cercata altrove), ma manipolate criminalmente (e sciorinate quotidianamente in modo da terrorizzarvi) sono bastate a creare una cesura (prima nessun allarme sociale giustificava un attacco alla libertà personali, dopo si - e se avete avuto un brivido alla schiena al messaggio di test che vi ha bloccato il telefonino, senza il quale non potete più vivere, fino a che non cliccavate "ok", avete capito, sennò no) che potrà essere utilizzata ogniqualvolta che si vuole, con la salute (già stanno provando a spacciare per nuova pandemia le risalite dei contagi anche se nemmeno arrivano a causare l'increspatura di cui sopra, forse anche solo per tenerci allenati o propinarci qualche nuovo dannoso "vaccino") come con l'ambiente (vedrete: non si fermeranno finché non si azzererà la mobilità privata dei non ricchi, anche se l'auto elettrica è un bidone energivoro molto peggio di qualsiasi diesel d'annata) e qualsiasi altro pretesto che troveranno.

Se non vi basta l'elencazione, qui sotto metto dei link di approfondimento ciascuno riferito ad uno o più dei punti precedenti.

  • Franco Cardini in un lungo ma prezioso post parla di economia reale e finanziaria (qui anche Bochicchio su Sbilanciamoci), capitalismo e democrazia, lavoro e intelligenza artificiale (punto 1 ma non solo).
  • Maurizio Blondet qui spiega come e perché ci vogliono poveri e morti, e si possa parlare complessivamente di "esproprio proprietario" (punto 2 ma non solo), e qui racconta e spiega come l'attacco ultratrentennale all'Italia, l'UE e la guerra in Ucraina siano indistricabili l'uno dall'altro (punti 1, 2 e 3).
  • Fulvio Grimaldi, uno degli ultimi grandi veri giornalisti che abbiamo, torna sull'11 settembre come paradigma della menzogna come strumento di potere. Menzogna che, come ricorda Mazzucco a proposito del caso Kennedy, prima o poi viene svelata come tale, specie se magari l'obiettivo a cui mirava è da tempo acquisito ed irreversibile. Quello che resta strano è come sia ancora possibile che, a fronte di così tanti esempi di narrazioni ufficiali smentite decenni dopo essere state protervamente affermate (in cronaca abbiamo Ustica con Giuliano Amato, ma la lista è lunghissima), la cosiddetta opinione pubblica sia ancora così disciplinatamente disposta ad accettare ogni nuova bugia (la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera: punto 6 e non solo).
  • Francesco Carraro qui mette a confronto gli attivisti di oggi con quelli delle generazioni passate, e il risultato è impietoso (un po' tutti i punti, qui si parla di ambiente, e di come quelli di Ultima generazione combattano la battaglia dei potenti senza nemmeno capirlo).
  • Ilaria Bifarini ci racconta come le premesse all'attuale situazione africana, quindi alla piaga delle migrazioni (punto 5), stiano nell'essenziale fasullità della cosiddetta decolonizzazione.
  • Massimo Mazzucco stana la Meloni sulla questione immigrazione (ancora punto 5): o l'UE esiste e allora i nostri confini sono i suoi (quindi la questione blocchi alle frontiere ad esempio con la Francia manco si pone) o non esiste e allora uscirne è solo un prendere atto di una situazione di fatto (rispettando peraltro le promesse elettorali, che anche se solo implicite hanno contribuito decisivamente alla vittoria). Il guaio è che la stessa cosa ci siamo detti con l'euro e il movimento 5 stelle, e ormai dispero di vedere prima di morire uno schieramento politico che sia uno che agisce secondo coerenza.
  • Chiudo con un video pubblicato da Heather Parisi - che mondo è quello in cui a far suonare l'altra campana (come già per il covid) dev'essere una ballerina? - dal titolo retorico La pretesa di governare il clima della Terra è una illusione?

domenica 12 febbraio 2023

MA SIAMO MATT(E)I?

Dopo un po' di tempo, torna a contribuire a questo blog Pasbas, che anche stavolta si contraddistingue per la documentazione old style, si potrebbe dire, dunque nettamente alternativa a quella dominante al tempo del web e decisamente più profonda. L'argomento è solo apparentemente storico; invece, come avrà modo di constatare chiunque si prenda il disturbo di leggere il pezzullo con attenzione, è di estrema attualità, e già dal titolo scelto dall'autore lo si evince.

Leggendolo però mi è venuto in mente un altro titolo, che ho dato al post lasciandoli così entrambi: le cose che aveva in mente Enrico Mattei, e aveva iniziato ad attuare, semplicemente non potevano essere accettate dai padroni del mondo senza reagire. Col passare dei decenni la cosa è diventata chiara a chiunque si sia approcciato allo studio della realtà socioeconomica senza paraocchi ideologici, ai tempi invece la videro bene solo in pochi, tra cui Pier Paolo Pasolini, che ci scrisse un libro (Petrolio - ne abbiamo parlato qui) da cui aveva fatto un film, il furto del cui "master" (le pellicole di tutto il girato, da montare: niente copie, erano altri tempi) fu il cavallo di Troia che lo attirò tra i suoi carnefici (altro che le storielle piccanti raccontate per decenni..).

Pasquale oggi ci racconta (giustamente, e forse non a caso, in "presente storico") la prima metà della storia, per farci capire da dove veniva Enrico Mattei e cosa stava facendo. Attendiamo con fiducia la seconda parte.

...

Mattei, pace e bollette - parte I

di Pasbas

Pubblicazione dell'ENI, corredata da
foto inedite. Non in commercio.
Strano titolo e connessione ancor più singolare, si potrebbe dire, eppure la connessione c'è eccome. Il nostro eroe (povero il popolo che di eroi ha bisogno) nasce ad Acqualagna nel 1906, di famiglia umile che emigra presto a Matelica; irrequieto, curioso e intraprendente, lascia la famiglia per cercare fortuna a Milano. Venditore di macchine industriali e poi imprenditore del settore chimico, si confronta presto con la penuria di combustibili derivati dal petrolio e di energia elettrica, indispensabili per l'industria (come non ricordare i militari nel deserto a guardia di barili semivuoti!...). La gran parte delle famiglie delle zone rurali del sud non conosce l'elettricità, il paese allo sbando e l'accesso alle fonti energetiche praticamente impossibile cominciano a divenire un tarlo che gli lavora dentro.

Inizia la sciagurata esperienza militare del fascismo, le poche riserve energetiche si assottigliano sempre più, il disastro in Ucraina e Bielorussia dei nostri poveri soldati, le sanguinose (di cui poco si parla) campagne di Grecia, Albania, Jugoslavia e poi il tracollo e la resa, i nazisti occupano un paese con le forze armate e il popolo allo sbando, e Mattei? Mattei sceglie di ridurre la produzione per non favorire nazi e RSI, mantiene tutto il personale (evitando che le maestranze siano coscritte dalla RSI) simulando una produzione inesistente, e poi decide di entrare nella Resistenza.

Diviene capo e organizzatore di circa 30 mila partigiani cattolici (sfilerà il 25 Aprile a Milano in prima fila con i dirigenti del CNL). Poco prima si crea, quasi per caso, la più grande opportunità per la sua vita (che poi sarà la causa della sua prematura morte): la Commissione Economica del CNL Alta Italia lo nomina Commissario per l'Agip, azienda ormai stracotta. Lui e Zanmatti (ex Commissario) ci danno dentro da matti: si riparte con le trivellazioni in pianura Padana alla ricerca del gas, nonostante l'opposizione governativa che ritiene il tutto uno spreco di denaro per il nord ancora non liberato. Il dopo Liberazione non vede grossi cambiamenti: il governo sempre più deciso a chiudere i rubinetti, Mattei sempre più caparbiamente convinto delle sue idee; ma alla fine la spunta lui. Inizia così un periodo di 18 anni di incredibile e frenetica attività dal nord all'estremo sud e soprattutto un attivismo internazionale verso i paesi produttori di petrolio che sembra scompaginare i piani di dominio delle multinazionali USA e Britanniche…

Il suo “sconsiderato” attivismo e la passione per la sua patria lo portano sempre più spesso fuori d’Italia, tutto questo per stringere alleanze con i paesi produttori di gas e petrolio, scavalcando così il monopolio delle Sette Sorelle. Tutto inizia nel 1956, quando Mattei incontra Nasser per stringere un accordo di sfruttamento coordinato dei giacimenti di El Belaym, sul Sinai. Poco dopo viene siglato uno storico accordo tra Agip Mineraria e il governo iraniano, secondo il quale Agip e NIOC (società petrolifera iraniana) costituiscono una società paritetica con un rivoluzionario, per l’epoca, contratto di sfruttamento: nelle aree individuate dall’accordo i proventi delle estrazioni vengono ripartiti con un 50% allo stato iraniano ed il restante 50% diviso tra le due componenti la nuova società. In parole povere il 75% dei proventi spetta all’Iran ed il restante 25% all'Agip. Viene così completamente rovesciato lo schema dominante, 25% al paese produttore il restante 75% alle multinazionali petrolifere.

“Il petrolio è una risorsa politica [...] si tratta ora di porla al servizio di una buona politica [...] priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche [...] volta al mantenimento della pace [...]”: questa visione “terzomondista” lo porta nel continente americano a trattare sulla stessa base con Messico, Brasile e Argentina, facendo così nascere speranze nuove all’interno dei paesi in via di sviluppo possessori dell’oro nero. Il governo venezuelano vede nell’accordo con l’Iran l’apertura di una nuova fase nei rapporti internazionali. Il ministro dell’economia dell'Iraq ritiene che l’accordo italo-iraniano apra una fase nuova nelle concessioni petrolifere in Medio Oriente: il governo iracheno ha il pieno diritto di rivedere i contratti di sfruttamento dei giacimenti in una chiave di maggiore convenienza. Il ministro ritiene inoltre che le nuove concessioni potranno in futuro seguire la falsariga dell’accordo tra Italia e Iran (lo dice al Times nel 1957). Il giornale di Beirut Commerce du Levante ritiene questa una vera “rivoluzione”, e prevede che anche Germania e Giappone presto entreranno nel gioco dei nuovi parametri di sfruttamento dei giacimenti. Nasser e Mattei si accordano su una suddivisione degli utili tra Egitto e Italia del 74% e 26% rispettivi. Rispetto alla politica imperialista del 25/75 questa nuova modalità sta per rivoluzionare i rapporti internazionali relativi all’energia e non solo.

La linea politica di Mattei poggia su tre pilastri fondamentali:

  1. acquisizione di licenze dai paesi avanzati, per attività estrattive e produttive;
  2. collaborazione su basi paritetiche con i paesi produttori;
  3. rapporti commerciali aperti verso i paesi del blocco socialista e quelli dell’estremo oriente, Cina in primis.

La sua impostazione da “venditore imbattibile” lo porta a girare il mondo in lungo e in largo sempre lasciando un’impressione di pacatezza, decisione e forza fuori dal comune. Non mancava mai, nei suoi incontri con governanti e industriali, di proporre i servizi e i prodotti delle aziende del gruppo: AGIP, PIGNONE, ANIC, SNAMPROGETTI, SAIPEM.

Ecco cosa dicono di lui importanti personaggi del panorama politico internazionale, alcuni degli uomini più potenti e influenti dell’epoca:

  • Luis Herrera Campins (presidente del Venezuela): “Credo che tutti i paesi produttori di petrolio ricordino con stima e ammirazione l’opera e l’azione portata avanti da Enrico Mattei”.
  • Rafael Caldera (presidente del Venezuela): “La figura di Mattei [...] un po’ fantastica per il suo coraggio, la sua azione nel campo del petrolio così pesantemente condizionato dai grandi poteri internazionali”.
  • Aziz Sidki (ex ministro dell’Industria dell’Egitto): “In una occasione, quando avevamo bisogno di aiuti a causa delle sanzioni economiche imposte all’Egitto dai paesi occidentali, il signor Mattei ci fornì il necessario fabbisogno di petrolio. [...] Mi disse che pensava che c’era qualcuno che voleva ucciderlo. Scherzando aggiunse 'forse mi faranno esplodere l’aeroplano'”.
  • Abdelaziz Lazram (ministro dell’Economia della Tunisia): “La Tunisia aveva incontrato enormi difficoltà con le compagnie petrolifere allora presenti (anni ‘60). [...] La formula di cooperazione proposta da Mattei è diventata in seguito la formula praticata nel mondo intero”.
  • Otto Schedl (ministro dell'Economia della Baviera): “...si preoccupava [...] di [...] un posto di lavoro umano, della creazione di servizi sociali, della costruzione di abitazioni per i dipendenti [...] di luoghi di vacanza al mare ed in montagna per le loro famiglie”. Schedl trattò con Mattei la costruzione dell’oleodotto e della raffineria in Baviera. Aggiunge inoltre: “La modestia, l’altruismo e la semplicità erano le più pronunciate qualità umane di Mattei”. 

sabato 31 dicembre 2022

LA DIFESA DELL'ABBIENTE

No, non c'è un refuso nel titolo. E si, se avete letto ambiente con la emme è normale: la lettura, contrariamente a quanto è indotto a pensare soprattutto chi ha imparato a scrivere ai tempi dei sussidiari o degli abbecedari, e come sapevano bene i correttori di bozze di quando non c'erano i computer, è un processo analogico, le parole e le frasi si riconoscono come oggetti interi non lettera per lettera (altrimenti non riuscireste a leggere il testo in immagine). Ogni gioco di parole punta (anche) su questo fenomeno, per ingenerare il corto circuito che illumina sempre, talvolta divertendo.

Chi vi scrive nei primi anni 80 faceva parte di una delle prime associazioni ecologiste operanti a Reggio Calabria, che non so come aveva per sede una bellissima sala tondeggiante nella base di una delle due torri del Castello Aragonese che erano sopravvissute al terremoto del 1908, o meglio (al sisma avevano resistito benissimo in quattro) alla ricostruzione degli anni 20. Mettevamo l'adesivo col sole che ride nel lunotto dell'auto, facevamo i cortei, credevamo di lottare per un futuro migliore, eppure l'impronta ecologica media di un cittadino italiano dei tempi (pur con la macchina scarburata che andava a benzina col piombo) era una frazione di quella odierna.

Per capirci, l'impronta ecologica individuale moltiplicato il numero degli abitanti del pianeta fa quanti pianeti ci vorrebbero per sostenerci tutti, e se tutto il mondo avesse quella di uno statunitense medio di terre ce ne vorrebbero più di sette, quella di un europeo occidentale più di quattro, ma fino a che sopra l'uno restavano solo porzioni relativamente piccole dell'umanità il sistema reggeva, a fatica ma reggeva. Il "guaio" è che negli ultimi anni hanno superato la "parità" anche i BRICS, che contano gli abitanti a miliardi. Il combinato effetto è che per agire sostanzialmente nella direzione di "salvare il pianeta" bisognerebbe fermare la crescita del livello di vita degli abitanti di Brasile Russia India Cina Sudafrica, e far tornare indietro di decenni quello di italiani tedeschi francesi eccetera e soprattutto americani, ma per ragioni etiche e dimostrative, tanto in sostanza sarebbe meno impattante. Quindi si che dovremmo farlo, ma un conto è farlo con le giuste ragioni, e ben spiegate ad una popolazione di cittadini adulti consapevoli e liberi, un conto è vederlo imposto surrettiziamente e/o violentemente ad una popolazione di sudditi appositamente fatti regredire a bambinoni manipolabili. Perché questi siamo diventati negli ultimi decenni.

Il problema, stringi stringi, è questo: il capitalismo funziona solo in sistemi "aperti", che possono crescere sempre. Ha funzionato un paio di secoli nell'occidente industrializzato solo perché questo, prima col colonialismo e poi con le pratiche paracolonialiste che lo hanno soppiantato, attingeva "fuori dal sistema" alle ricchezze indispensabili perché il meccanismo non si inceppasse. Le guerre, in questo meccanismo, hanno avuto (e hanno, per questo dovremmo tremare per ogni soldo in più ad armare l'Ucraina, anziché berci la storiella delle democrazie contro l'autocrate folle) la funzione di "reset", cancellando vite e ricchezze private per consentire al meccanismo di ripartire con vigore da qualche casella indietro, in questo folle gioco dell'oca. Ma da quando comunicazioni e trasporti hanno reso il pianeta un sistema unico, essendo esso un sistema chiuso quindi incompatibile con un modello di sviluppo a crescita obbligatoria, era solo questione di tempo che si arrivasse al suo limite fisico. Il tutto si traduce in una strettoia logica: se vogliamo essere ambientalisti ma sul serio, dobbiamo abbandonare il capitalismo, e adottare un sistema che se non vogliamo chiamare comunista perché il termine non ci piace deve comunque gestire le risorse finite del pianeta in modo che ogni suo abitante abbia "secondo il suo bisogno" e contribuisca ad alimentare "secondo la sua capacità"; se la cosa non ci piace, perché comporterebbe per tutti gli occidentali un drastico abbassamento del tenore di vita e per tutti gli "emergenti" uno stop alla sua rincorsa, almeno evitiamo di avere la faccia come il culo di chi adotta l'ambientalismo di facciata così tanto di moda, da Greta in giù.

In realtà nella storia ci sono stati dei momenti in cui è stato possibile ricaricare la molla della crescita spostando il limite significativamente avanti: quando la tecnologia ha fatto un salto epocale, incrementando le risorse disponibili di un fattore rilevante. La "scoperta" del fuoco è stato forse il primo, quella dei combustibili fossili l'ultimo. Ecco perché il capitalismo si affanna a cercarne un altro: se trovasse un nuovo "moltiplicatore tecnologico" sposterebbe in avanti, di quanto dipende dalla sua entità ma non credo più di un paio di secoli, la deadline. La notizia, strombazzata in questi giorni ovunque nel mainstream, della prima "fusione nucleare" a saldo energetico positivo è da leggere in questo senso. Ma purtroppo è una solenne minchiata, già implicitamente ammessa in abstract: se tutto va bene un reattore economicamente sostenibile (e non è affatto detto che lo sia anche, davvero, per l'ambiente) lo avremmo tra decenni, ben oltre la breakline. Ma allora perché lo dicono? Beh, per la semplice ragione che esiste e opera, in questi tempi bui, una classe "cuscinetto" tra i pochissimi detentori del Potere (e vale la pena leggere con attenzione anche questo post di Stefano Re) e la massa dei sudditi, composta da gente che ci campa, a libro paga dei primi, assolvendo la funzione di diffondere e affermare narrazioni che tengano buoni i secondi. Politici, giornalisti, militari e pochi altri. Bastano. E non è affatto necessario, e infatti non è previsto, che siano davvero consapevoli di questa loro reale funzione, basta che credano (o facciano finta di credere, sordamente mirando a mantenere i loro relativi privilegi) alle loro finzioni ideologiche e mistificatrici.

Altrimenti non dovremmo andare a leggerci su Comedonchisciotte o altri siti di controinformazione che Bill Gates, lo stesso losco figuro che pochi mesi prima della scorsa pandemia aveva organizzato un convegno (pubblico, perché non c'è posto migliore per nascondere le cose che metterle sotto il naso di tutti, come ben sapevo io stesso a scuola dove mi ero scelto il primo banco davanti alla cattedra per farmi i cavoli miei anziché ascoltare i prof) che ne anticipava persino i dettagli, in questi giorni ne ha organizzato un altro, lo sentiremmo nel TG assieme alla notizia che il governo italiano denunciava davanti ai più alti consessi di giustizia planetari l'indegna azione di questa lobby, e intanto si smarcava dalle sue manovre, intendendo invece difendere e rilanciare la sanità pubblica, per affrontare come si deve una eventuale prossima pandemia. Sogni, appunto.

Invece, non c'é TG, documentario e nemmeno programma di intrattenimento (e se è per questo, nemmeno programma scolastico: l'indottrinamento riesce meglio cominciando da piccoli) che non faccia da eco o almeno sottintenda le narrazioni di regime. Tra cui appunto, l'ambientalismo 2.0 di cui stiamo parlando. Siamo a fine dicembre e sembra primavera? E' il riscaldamento globale, anche se nello stesso periodo in nordamerica stanno morendo di freddo. La sintassi è come col covid: apoditticamente, la stessa causa è buona a dimostrare tutto e il contrario di tutto, e se cerchi di argomentare (ad esempio, elencando le alluvioni in Calabria del secolo scorso, quando non era uso chiamarle "eventi estremi dovuti al riscaldamento globale") sei un negazionista. Se osi pensare che l'uomo ha affermato il suo dominio per essere capace di gestire, quali che fossero, i capricci della natura, e quindi, anziché tentare di incidere su fenomeni a variabili infinite e imprevedibili e cause fondamentalmente ignote e probabilmente ben al di sopra della nostra azione (non potendo in alcun modo prevedere che qualsiasi azione sia utile o non sia addirittura controproducente) come i mutamenti del clima, agire a valle per conviverci, ad esempio manutenendo il territorio e considerando con attenzione come insediarvicisi, sei un complottista, antieuropeista se aggiungi che se l'UE non consente di investire in queste indispensabili azioni meglio lasciarla subito (al suo destino di aborto di un ibrido impossibile). Ma anche questi sono sogni.

Dei rimedi che invece propongono questi "neoambientalisti", le maravigliose auto elettriche, giocattoli per ricchi che hanno la casa in centro e il garage per la ricarica, sono un ottimo paradigma: tutto compreso, non c'è niente di meno ecologico al mondo, e però a forza di menzogne riusciranno a farvi sembrare normale il divieto di circolare con qualsiasi altro mezzo, e anzi a farvi sentire in colpa se non siete daccordo o a farvi odiare il vicino che si ostina finché glielo consentono a girare con l'auto di vent'anni quindi ormai a impatto ecologico zero o quasi. Ma vedrete che riusciranno anche a ricicciare la deleteria e antieconomica (a fare i conti bene) fissione nucleare, visto che la fusione resta una chimera: non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza e per manutenere territorio scuole o ospedali, ma per le megaopere (che chissenefrega se saranno mai ultimate e renderanno mai un centesimo ai cittadini) vedrete che li trovano, le tangenti (in esse implicite per natura) essendo una motivazione irresistibile.

Chiudo (anche l'anno) con un poscritto dedicato a Mihajlovic, che è in tema sia per via del tag "malafede dell'Occidente" che del tag "giornalaismo mainstream": avrete sentito sicuramente i mille coccodrilli, e altrettanto certamente nessuno di essi che raccontava davvero come la pensasse ad esempio sulle ignominie euroamericane contro la Serbia (leggetevelo su Comedonchisciotte, o ascoltatevelo da Grimaldi, se davvero volete commemorare questo campione di sport e vita).

Buona fine e buon principio ai pochi controinformoperdilettisti rimasti.

domenica 14 agosto 2022

VIA DALL'AMBARADAN

Nel 1997, appena trasferito in Trentino, mi capitò cercando casa in affitto di vederne una a Baselga di Pinè, perché venendo da Roma non mi spaventavano i pochi chilometri fuori città, che lì significa quasi sempre già un po' su di quota. Il mancato locatore, sentitomi terronissimo, non mancò di sottolineare che lui invece era non dico trentino, ma decisamente austroungarico, infilando nella chiacchiera una tirata contro "Cesare Battisti, quel terrorista". Eppure al massimo davvero austroungarico sarà stato suo nonno, se non il suo bisnonno, per dire come certe percezioni tendano a permanere.

Anche venti anni e passa dopo? si: sentite questa. Tornatoci in vacanza, mi capita di fermarmi a fare GPL in una stazione di servizio tra Merano e Bolzano, ma diversamente dal solito non si avvicina nessuno. Temendo fosse chiuso l'impianto, entro nel bar e chiedo se fosse o meno così. La tipa mi guarda imparpagliata, ma giusto un attimo, poi capisce ed esclama: "ah, perché in Italia non è ammesso fare GPL in self-service, ora le mando qualcuno ad aiutarla". Una ragazza giovane: l'austroungarico sarà stato il suo bisbisbisnonno. In un posto di passaggio, mica in mezzo ai monti. Eppure dà per scontato, senza nemmeno badarci più di tanto, di non essere "in Italia". E magari se glielo si chiede nemmeno vorrebbe, come alcuni movimenti sicuramente ancora propugnano, tornare in Austria, anche perché con quello che comporta la specialità dello Statuto regionale in Italia i sudtirolesi ci stanno proprio bene, e invece probabilmente sotto l'Austria non avrebbero tutti quei privilegi. No, non è posizione politica, è percezione.

Ora, qualsiasi minoranza mette istintivamente in atto una serie di accorgimenti idonei a salvaguardare nel tempo se stessa, e se non hanno risultati prima o poi non resta nessuno ad accorgersene, altrimenti resiste nei secoli: l'esempio più eclatante sono gli ebrei, passati attraverso i millenni anche grazie a una religione pervasiva e la blindatura del sangue in tutti i contesti. Ad esempio, gli Ucraini sono stati parte dell'impero sovietico per settanta e passa anni, durante i quali non hanno mancato nemmeno di allearsi coi nazisti nel loro tentativo di invasione dell'URSS, eppure oggi sono lì a resistere all'invasione russa con orgoglio e determinazione, magari sotto le stesse insegne dei nonni, insegne che oggi agli occidentali fa comodo non vedere. E questo a chi si ferma alla narrazione dei fatti portata avanti incessantemente dai media mainstream può anche bastare. Ma se pensiamo alle regioni russofone finite all'interno della Repubblica Ucraina proprio al tempo dei sovietici, perché il blocco era unico e un confine valeva l'altro, non vale la stessa cosa? E' strano che continuino a considerarsi russi e dopo un decennio di angherie e massacri nascosti da parte degli ucraini golpisti abbiano chiamato la madrepatria a intervenire? E domani che la Russia vince la guerra e Crimea e Donbass diventano Stati sovrani, se ci fossero al loro interno comunità ucraine non avrebbero diritto a coltivare la loro identità e a pretendere rispetto, e sennò a ribellarsi? Occhio che le scatole cinesi non perdonano...

Prendiamo il Kosovo. Era una regione ad etnia albanese all'interno della Serbia, e noi occidentali abbiamo sostenuto il suo diritto all'indipendenza a costo di andare a bombardare Belgrado. Al suo interno però ci sono delle regioni a maggioranza serba, e questi oggi non possono nemmeno più mantenere la loro identità neanche formalmente. E se la Serbia protesta noi subito mobilitiamo le armi, sia mai gli venisse in mente di intervenire. Due pesi e due misure, con il giustificazionismo dell'imperialismo occidentale a fare da unica bussola. Ai tempi, Ligagiovapelù almeno cantavano Il mio none è mai più. Oggi per trovare un cantante o un altro artista fuori dal coro bisogna cercare col lanternino, e completamente al di fuori del circuito mainstream. A settembre assisteremo alle elezioni forse più gattopardesche della storia, e intanto stanno già acquistando milioni di dosi di vaccino, hai visto mai finisse la guerra scendesse il prezzo delle materie prime e ci rivolesse la pandemia a tenere il giogo stretto al popolo bue.

Eppure basterebbe poco, ad aprire gli occhi. Sempre in Trentino, ad esempio, passeggiando in montagna ci si imbatte facilmente in istallazioni austriache della prima guerra mondiale, dalla semplice trincea al forte enorme e maestoso. Ecco, leggendo i cartelli si scopre che tutto quell'ambaradan fu allestito, peraltro in posti dove si fatica a capire come abbiano fatto e in così breve tempo, al più dieci anni prima di perdere la guerra e vedere l'impero dissolversi. Istruttivo, no? La guerra, ogni guerra, è sempre una sconfitta, per chiunque. E ho usato apposta il  termine ambaradan, transitato nell'italiano corrente per dire "apparato inutilmente complesso e caotico" dal nome di una località etiope dove si consumò una delle peggiori vergogne della storia italiana (usammo gas tossici contro la popolazione civile, si proprio noi che crediamo sempre di essere "i buoni"), tappa di un'avventura coloniale che si rivelò anch'essa decisamente effimera.

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