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domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

sabato 19 ottobre 2024

CRIMINALI DI GUERRA

Scoperto il covo di Messina Denaro. Bombardiamo a tappeto?
Si lo so che non è una mia trovata, l'espediente retorico che sto per usare, ma basta notare quanto è insistente e ripetitiva la propaganda della Menzogna in cui siamo immersi per veder svanire tutti gli scrupoli di essere per forza vari e originali noi.

Immaginate di avere sentito una di queste notizie, poi capirete:

  • Spagna, dopo l'attentato dell'ETA a Madrid, il più grave per bilancio delle vittime del terrorismo basco, l'aviazione spagnola, grazie ai suoi bombardamenti mirati su Bilbao, è riuscita a decapitare l'organizzazione criminale uccidendo tutti i suoi capi. Migliaia le vittime collaterali, usate come scudi umani dai terroristi e ad essi complici.
  • Stanato il terrorista Cesare Battisti a Trento. L'invasione di terra della città da parte dell'indomito esercito asburgico, grazie alla tecnica di arderla al suolo isolato per isolato, ha consentito l''uccisione del capo degli irredentisti italioti. L'esecuzione sommaria è stata eseguita dal soldato Sinner della Val Pusteria, per questo insignito di medaglia al valore.
  • Ieri, scaduto l'ultimatum ai palermitani, che da decenni permettevano a Matteo Messina Denaro e ai suoi luogotenenti di vivere tranquillamente tra loro, come già fu per Totò Riina, è iniziata l'operazione "mille droni per una cupola", in cui vengono per la prima volta utilizzati i nuovi velivoli equipaggiati, oltre che delle videocamere di ordinanza, di mitragliette di precisione. Quelli che non hanno lasciato la città nei tempi concessi hanno implicitamente accettato la correità e il poter essere considerati legittimi bersagli della Ritorsione Antimafia.

Certo, il tono sarcastico non aiuta. Ma se ci pensate bene, la sintassi è la stessa identica a quella che vi hanno raccontato i telegiornali da un anno a questa parte. E in questi giorni in particolare si è arrivati al ridicolo di sentire (magari mentre scorre pure il video, intanto) più o meno che "ora che l'ultimo capo di Hamas è stato ucciso in una incursione, la pace è più vicina". Non credevo alle mie orecchie, ma l'hanno detto e forse l'avete sentito anche voi. Dopo aver sentito per mesi, peraltro, che siccome un commando aveva preso prigionieri in un'operazione in cui c'erano state molte vittime, uno Stato sedicente democratico aveva diritto di sterminare una popolazione ritenuta complice, bambini compresi, di quel commando, e attaccarla sia nel territorio da cui proveniva il commando (già una prigione a cielo aperto di suo) che negli altri Stati sovrani dell'area che si riteneva dessero "asilo ai terroristi".

D'altronde, vi hanno dato da bere già 23 anni fa che siccome il capo degli attentatori arabi alle Torri gemelle era rintanato in Afghanistan, era giusto invadere quel Paese, che rifiutava di consegnarlo. E anche sequestrarvi il dentifricio e le forbicine delle unghie dopo una fila estenuante ai controlli: le persone vanno abituate pian piano agli abusi, magari facendogli credere che sia per il loro bene, così poi sarà più facile all'occorrenza rinchiuderli ciascuno nella propria prigione. Se lo fai tutto d'un botto, invece, ti si ritorce contro la scelta di avergli fatto credere di essere in democrazia, e si ribellano.

Che la democrazia sia, invece, non molto di più di una foglia di fico ideologica, è dimostrato una volta di più anche proprio dall'argomento di oggi. Ci dicono che c'è un'etica anche in guerra e chi la viola è un mostro da condannare ed etichettare tale per l'eternità, tipo Hitler per intenderci. Poi vai a vedere chi quell'etica l'ha calpestata e ricalpestata nella Storia sono proprio "i nostri", da Lipsia a Hiroshima e Nagasaki, dal Vietnam al Medio Oriente. Troppe volte per poter fare la morale a chicchessia.

Tacere, non ribellarsi alle notizie che presentano i crimini di guerra israeliani come azioni legittime, quello si che ci renderebbe complici.

domenica 22 settembre 2024

POSSIBILE? CERTO...

Il mitico Totò la sintetizzava con "poi dice che uno si butta a sinistra", io potrei sintetizzare questo post parafrasandolo con "poi dice che uno diventa complottista", ma per vostra (s)fortuna non sono Totò. Tra le tante vicende in cronaca che meriterebbero un approfondimento, che siccome io faccio un altro lavoro lascio ad altri (ci sono, magari non nel mainstream ma ci sono...), una solletica il velopendulo più di altre: le uccisioni e ferimenti ottenuti da Israele agendo a distanza prima sui cercapersone e poi sui walkie-talkie del nemico. Sulle vittime civili è inutile soffermarsi, tanto gli assassini trovano sempre un nesso logico per associarle ai "terroristi" (tutti i patrioti di qualunque patria nella storia sono stati chiamati terroristi dai loro nemici, se non lo sapete già sapevàtelo) e non avremo mai una stima precisa dei morti innocenti a meno che non assumiamo che un popolo che resiste a un invasore nonché sterminatore è tutto combattente ed è tutto innocente allo stesso tempo. Sto giro parliamo delle modalità.

Intanto abbiamo scoperto che esistono ancora i cercapersone e i walkie-talkie, che pensavamo fossero rispettivamente un oggetto superato e un giocattolo vintage come la maschera di zorro e la pistola da cowboy. Esistono perché chi vuole comunicare senza essere tracciato oggi deve letteralmente rinunciare allo smartphone. Dunque, quando noi vecchi brontoloni dicevamo che questo che sembrava uno strumento di libertà era in realtà una catena e mettendolo in mano ai nostri figli ne facevamo degli schiavi ignari e contenti, non dicevamo poi una cacchiata. Ci serve, ok, ma usiamolo consapevoli di quello che è, tanto non dobbiamo fare resistenza armata a un nemico. Almeno, per ora. Ma averlo fatto non è bastato, alle vittime di questa ennesima impresa israeliana, perché anche dotarsi di quegli strumenti "primitivi" ha comportato comprarli, magari una bella partita all'ingrosso (la povera gente ha il vizio di voler risparmiare), e ai loro carnefici è quindi bastato manometterli prima della consegna per renderli docili ordigni al loro comando se e quando gli fosse servito. Sto riportando letteralmente quello di cui si sono vantati pubblicamente, non sto elucubrando una teoria.

A questa ci ho pensato subito dopo, grazie a uno di quei siti che leggo tutti i giorni anche se ho mollato un po' l'abitudine di citarveli di continuo che lo so che sono pesante. Noi esseri pensanti, quando abbiamo visto crollare in caduta libera le torri gemelle, abbiamo subito pensato a una demolizione controllata. E potete star certi che i libri di storia dei secoli a venire, sempre se ce ne saranno sia degli uni che degli altri, riporteranno quella che oggi è ancora considerata una teoria del complotto come la versione acclarata, e la versione ufficiale come una menzogna patentata: è successo infinite volte sarà solo una in più, l'unica incertezza è su quando sarà lo switch e se faremo in tempo a vederlo, com'è successo ad esempio per JFK o il genocidio dei nativi americani.

Se vi volete fare un ripassino di tutta la vicenda c'è sempre il meritorio lavoro di Mazzucco, il regista televisivo e giornalista che per potere fare il suo mestiere come andrebbe fatto è dovuto uscire dal mainstream, dove infatti non c'è più uno che lo fa. A me per la vicenda in cronaca basta una piccola parte: dove si ricorda che poco tempo prima alle twin towers avevano fatto dei lavori di ristrutturazione. Uno degli argomenti preferiti dei sedicenti debunker è questo: non è possibile coinvolgere nella menzogna gruppi grandi e complessi di persone senza che prima o poi la menzogna emerga. Ma avete visto: dalla fabbrica all'utilizzo, c'è forse stato qualcuno, dal CEO al singolo operaio, che ha avvisato mezzo stampa occhio che abbiamo fatto delle modifiche a ics partite di cercapersone per renderli idonei a esplodere a comando? Migliaia di soggetti, tutti omertosi nel complotto? no, basta che chi lo ordisce non riveli a nessuno se non la microscopica parte del piano che lui deve attuare senza poter nemmeno lontanamente evincere che faccia parte di un piano e di quale piano. I complottisti (perché tali sono quelli che i complotti li fanno non quelli che cercano di svelarli) anche del complotto più grande e complesso possono anche tranquillamente, anzi direi devono, essere in pochi, pochissimi. Chi ha installato il girofaro nei grattacieli non sapeva cosa fosse, chi lo ha fornito pensava di fornirlo come al solito ad un aeroporto, eccetera, e chi ha messo le cariche esplosive in ciascuna colonna di acciaio non sapeva che lo fossero, chi ha azionato il telecomando chissà che ordine ha ricevuto e cosa credeva di fare. Fattostà che le torri sono state colpite da aerei pilotati, ammesso che lo fossero, da gente non capace di farlo figurati di centrarle, e che il danno inferto non sarebbe mai stato sufficiente a farli crollare. Quindi chi diceva che sono stati i servizi segreti israeliani, peraltro citando i tanti ebrei assenti al lavoro quel giorno, forse lavorava di fantasia ma era più credibile di chi per avvalorare la versione ufficiale (che dava il via all'invasione dell'Afghanistan e di fatto alla terza guerra mondiale a pezzi tuttora in corso) non trovava di meglio che rinvenire il giorno dopo in mezzo alle macerie i documenti di identità cartacei degli attentatori, che avevano resistito a fiamme in grado di fondere l'acciaio.

sabato 11 marzo 2023

DI CRIMINI E CRIMINALI

Beh, se non avete mai visto The Blues brothers, peggio per voi
Partiamo da una constatazione elementare, che spesso tutti dimenticano: tutti (vorrei dire quasi tutti, ma temo non ci siano abbastanza eccezioni da giustificare il quasi) coloro per qualcuno o qualche popolo sono passati alla Storia come grandi condottieri patrioti statisti, per qualcun altro o qualche altro popolo sono (se quel qualcuno ha ancora voce o quel popolo esiste ancora) o sono stati in qualche modo dei criminali. Chi è d'accordo è quasi certamente affetto da quel "relativismo culturale" che virgoletto perché il buon Ratzinger ci si scagliava dichiaratamente contro un giorno si e l'altro pure, perché da buon teologo comprendeva che un relativista non può essere un buon credente e lui era il CEO di un'azienda con miliardi di affiliati la doveva difendere, che diamine! Intendiamoci, va bene così: è meglio un nemico sincero di un finto amico, quindi molto meglio papaRatzi dei mediatici e infidi traffichini che lo hanno preceduto e seguito. Ma non stiamo parlando di Papi, stiamo parlando di voi. Chi di voi non è d'accordo con l'affermazione iniziale, essendo magari convinto di poter individuare un Garibaldi o un Hitler a fargli da punto fermo di riferimento in quanto ottima rappresentazione del bianco o del nero nella scala di grigi della realtà, sappia, se non lo sa già, di essere uno schierato, un accolito, un "partigiano" nel senso deteriore del termine (che avrete usato anche voi, magari solo per offendere un arbitro).

Ho citato due esempi estremi (uno che ha una via una piazza e magari una statua in praticamente ogni città d'Italia, e uno che a parte i nazisti dell'Illinois tutti usano come sinonimo del Male assoluto) perché persino loro hanno nel curriculum abbastanza episodi di segno opposto da consentirgli, in caso la Storia fosse andata diversamente, di passare alla stessa con una immagine totalmente capovolta rispetto agli stereotipi correnti: Garibaldi come un ladro di bestiame poi avventuriero al soldo degli inglesi contro il legittimo regno dei Borbone, terrorista agitatore e traditore dello stesso popolo che riusciva a trascinare, Hitler come l'unico statista in grado di sollevare la Germania e il suo popolo dal baratro causato dagli accordi di Versailles e dai malefici influssi delle pluto(giudo)crazie che con le loro crisi telecomandate miravano a controllare i popoli di tutto il mondo, e poi il padre fondatore dell'Europa Unita. Nessuno avrebbe mai saputo niente, e anche quando li avrebbe etichettati come falsità complottiste, dei campi di sterminio, esattamente come oggi noi dei tanti misfatti di Garibaldi e dell'Unità d'Italia, che al massimo ci raccontiamo io Pasbas e voi quattro gatti. Dunque non sto ragionando per paradossi.

Sto affermando invece che chi è convinto ma davvero convinto che nella questione ucraina Putin sia il cattivo punto e basta e Zelenski il buono punto e basta, e che armare quest'ultimo sia un Dovere per la Democrazia e non anche invece forse la ragione per cui la guerra continua da oltre un anno (magari sarebbe finita un anno fa con la legittima liberazione delle enclave russe in Ucraina), ha un problema: crede per partito preso alle "verità" che gli racconta il regime cui appartiene. Per cui hai voglia oggi a sentirsi un paladino della democrazia: egli stesso avrebbe posizioni opposte se il suo "padrone" fosse un altro, sarebbe putiniano di ferro sotto Putin, integralista sotto Khomeini, nazionalsocialista sotto Hitler, fascistone sotto Mussolini, eccetera eccetera su su fino ai Sumeri. Perché se vogliamo proprio identificare un elemento che contraddistingue l'essere democratici è l'esercizio abituale e incondizionato dell'arte del Dubbio, e l'essere in democrazia è la garanzia di poter sempre liberamente e senza conseguenze espletare tale esercizio. Se dubitare dell'efficacia e della sicurezza dei vaccini, e anzi della legittimità di chiamarli così, mi toglie la libertà di esprimermi e di scegliere e i mezzi per sostentarmi, non siamo in democrazia, punto. E questa è una libera opinione, roba che non può essere sindacata nemmeno dalla Corte Costituzionale.

Se non bastasse il ragionamento logico, però, eccovi alcuni esempi in cui la cosiddetta verità storica, quella che ci hanno presentato dogmaticamente come tale, nasconde perlomeno un'altra faccia della medaglia, quando non un capovolgimento di nesso, talvolta persino ammesso dagli artefici, quando la distanza temporale è diventata sufficiente a neutralizzare le conseguenze dell'emersione. Esempi in cui l'etichetta "crimine" e "criminale" si trova in realtà appiccicata altrove rispetto a quanto ci hanno insegnato.

  • Dresda nel 1945 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati senza essere un obiettivo militare, per esclusivo scopo "terroristico" (costringere i tedeschi alla resa), con centinaia di migliaia di vittime in un solo giorno - il parametro è tra l'altro utile per capire quanto sia differente nelle modalità e negli intenti l'offensiva russa in Donbass (a proposito: che campioni da Feltrinelli...) eccetera, e quanto siano intimamente malvagi invece certi comportamenti dei sedicenti paladini della libertà e della democrazia mondiali - pochi mesi dopo, a Hiroshima e Nagasaki, fecero il bis con l'aggravante del mezzo usato, del fatto (oramai pacificamente ammesso, a dispetto delle balle che ci hanno raccontato per decenni) che in pratica i giapponesi si erano già arresi, e dell'intento reale rivolto già alla guerra successiva (mostrare i muscoli alla Russia: gli storici ormai concordano sul fatto che sganciare le atomiche fu il primo atto della Guerra fredda non l'ultimo della Seconda guerra mondiale).
  • La Libia di Gheddafi, per decenni definita regime autocratico per contrapposizione alle sedicenti democrazie occidentale, come si poteva invece definire se confrontata a quasi tutti i regimi africani e anche mediorentali, magari con riferimento al benessere dei cittadini? E confrontata con quella attuale, frutto dell'intervento occidentale con tanto di assassinio del leader? Sentiamo e facciamo sentire Fulvio Grimaldi, magari ci apre gli occhi... E lo stesso paradigma si può applicare all'Iraq, l'Afghanistan, l'Iran e a tutti gli altri posti dove l'Impero si arroga il diritto di intervenire per esportare i suoi pretesi valori.
  • Le ONG che pattugliano il Mediterraneo, certo che salvano vite. Ma qualcuno ha fatto i conti bene, su quanto la loro presenza sia un incentivo per quelli che imbarcano disperati su natanti sempre più malmessi, e per i loro mandanti qui da noi, e quindi aumenti il flusso dei partenti in tale misura che anche aumentando la quota dei salvati il numero delle vittime finisca per aumentare drammaticamente? E tutto questo in confronto allo scenario peggiore, quello in cui i barconi ci sono comunque e le ONG no, figurarsi in confronto a quello migliore, l'unico davvero accettabile: che l'ineffabile (e sempre latitante proprio solo quando servirebbe) Unione Europea si accolla l'onere di stimare i flussi migratori necessari e di organizzarli in sicurezza, togliendo la prima incombenza alle mafie e la seconda ai criminali, coi migranti che arrivano in quanti e dove devono arrivare con mezzi sicuri.

martedì 9 giugno 2020

NO, NON CI CREDO

Quando si dice che una immagine a volte spiega più di mille parole!
Un grazie a questo blog che se l'è inventata, dando immediatamente
corpo a tutto quel disagio che provavo alla vista di certi balconi...
Non vorrei più scrivere di Covid ma è impossibile dribblarlo: la cronaca più disparata ne è imbevuta, e gli episodi quotidiani pure. Come quando una cara zia si stupisce che tu sia un "non-credente" (ha detto proprio così: "ma allora tu non credi al Covid!", denunciando inconsapevolmente la sintassi simil-religiosa che hanno dato alla loro narrazione i diffusori del Verbo), quando tu lo ammetti ti oppone la contabilità dei morti e la concretezza delle bare, e siccome la mossa non ti scalfisce ("ogni anno ci sono questi morti, la differenza è contarli e mostrarli o no", le hai risposto) ricorre all'argomento fine-ti-monto, che si può riassumere così: non è possibile che esista qualcuno così cattivo da aver voluto distruggere l'economia italiana per nulla. Esiste - le ho risposto - e conta proprio sul fatto che i "buoni" non riescono a credere che possa esistere gente così "cattiva". Esiste, e per sapere perché lo fa basta guardare ai risultati: erano i suoi obiettivi.
Fu lo stesso per l'undici settembre: quando, demolita in ogni dettaglio dalla logica e dai dati la versione ufficiale, l'unica ipotesi che resta in piedi è la demolizione controllata delle torri e quindi l'autoattentato per poter avviare una stagione di guerre e controlli interni che l'opinione pubblica altrimenti non avrebbe tollerato, la mente dei "buoni" reagisce, per proteggersi, rigettando la possibilità che possa esistere qualcuno così abietto, a tirare le fila della nostra presunta democrazia, poi... Il "cattivo" è più accettabile se è "altro": il terrorista arabo che prende un diploma per paiperino ed è subito in grado di pilotare un enorme jet passeggeri a pieno carico a volo radente fino a centrare un grattacielo (pazienza poi se i terroristi sarebbero sauditi e i "nostri" invadono l'Afghanistan, sempre arabi sono, no?), il ragazzo che dopo tre mesi di arresti domiciliari osa socializzare dietro un aperitivo, il tuo compagno di vagone che ha osato togliersi la (insana, fastidiosa, inutile e dannosa) mascherina.
Ovviamente non ce l'ho con le vittime della propaganda, zia compresa: che ognuno creda a quello che vuole, ci mancherebbe! Solo vorrei ricordargli che ai prigionieri dei campi di concentramento veniva fatto credere che venivano avviati a campi di lavoro (infatti, la tristemente famosissima scritta all'ingresso di Auschwitz era "Arbeit macht frei": "il lavoro rende liberi"), e a quelli che gasavano facevano credere fino alla fine che gli stavano per fare una bella doccia collettiva, certo è umiliante doversi spogliarsi nudi davanti a tutti ma che volete che sia è per l'igiene. Ci hanno rovinati: costretto una marea di piccole imprese lavoratori autonomi piccoli esercenti a chiudere, fatto passare il concetto che lavorare da casa tua senza orari ma a progetto è figo ("smart", e il 94% dei dipendenti pubblici intervistati ha dichiarato che lo continuerà volentieri anche a emergenza finita... ah, che bella la pulizia!), tolto ai nostri figli il contatto coi coetanei (e costretto gli insegnanti a inventarsi una didattica facendo le nozze coi fichi secchi) e ora si preparano a farli tornare sui banchi con mascherina visiera e barriere di plexiglas, vaccinandoli a cacchio (il vaccino anti-covid19 non servirà a nulla contro il prossimo virus, e comunque non è pronto né tantomeno sperimentato, così avranno delle cavie a costo zero) pena l'esclusione, e chissà cosa succederà agli adulti che dovessero rifiutarsi, magari invocando la nostra Costituzione, sia il vaccino che l'app Immuni... Il tutto per una roba che, tolta qualche enclave (chissà come mai, viene da chiedersi, e qualcuno inizia pure a trovare le risposte, proprio nei vaccini a cacchio fatti in massa proprio in quelle zone poco prima...) che alza la media, ha incidenza e pericolosità reali addirittura al di sotto della media delle normali influenze annuali. Se non sono mascalzoni, sono deficienti, e non so cosa è peggio.
Ma conosco un giochino che magari può aiutare: capovolgiamo il ragionamento. Immaginiamo che io e voi siamo degli esperti al soldo di quei quattro stramiliardari che si sentono al di sopra del resto degli umani (è umano, i soldi e il potere fanno questo effetto, anche in dosi molto minori: lo vedremo presto con la milizia civile anticovid, o come cavolo li hanno chiamati) e quindi in dovere di salvare il Pianeta. Sovrappopolazione, sovraconsumo di risorse non rinnovabili, modelli di sviluppo non compatibili con la continuazione della vita sulla Terra: come ne usciamo? ci chiedono... E noi: bisogna indurre in qualche modo quei popoli che hanno i modelli più "pesanti" ad abbandonarli, e/o ad estinguersi. Gli americani no: è vero che sono quelli con l'impronta ecologica più grande, si, ma ancora dominano sul piano militare, meglio lasciarli perdere. Concentriamoci sugli europei, specie quelli del sud che non hanno mai voglia di lavorare. Inventiamoci uno stratagemma che li convinca ad aderire liberamente a dei meccanismi economici che li costringano a cedere ricchezza un po' per volta, ma per decenni. Come? beh, controlliamo il mondo accademico e anche i mass-media, no? ebbene, usiamoli!!!! ah, avessero avuto i nostri strumenti i nazisti, oggi ancora avremmo ancora il terzo Reich - che poi sarebbe l'Europa unita sotto il comando dei tedeschi quindi il cerchio si chiude. Come dite? quei cavolo di italiani dopo trent'anni di avanzi primari ancora resistono? Hanno ancora un sistema di piccole imprese che se crolla la moneta unica, o se si svegliano e ne escono, ci mettono in mutande? Hanno ancora una marea di risparmi privati e case di proprietà? Scatenate Greta! E mi raccomando voglio tutto il mainstream che picchia sull'ambiente un giorno si e l'altro pure, accaventiquattro! Come dite? Non attacca? Si, coi piddini convinti si ma quelli sono sempre meno, e invece stri grillini sono antieuropei, no vax, giustizialisti e sovranisti. Bene, individuate i capibranco, portateli nella nostra direzione, e il gioco è fatto. Vogliono lo stesso più soldi, per accontentare la base? Ma non gli avevamo concesso già ben lo zerovirgoladue di deficit in più? Ok, va bene, ricorriamo all'arma letale, quella di cui quel cretino di Guglielmino da anni parla in tutte le videoconferenze, ve lo avevo detto io che era più pericoloso lui di suo compare Stefanuccio. La paura di morire, la paura di esseri invisibili che possono entrarci dentro col respiro, quella si che funziona, altro che la paura della procedura di infrazione europea! No, non serve creare in laboratorio un virus, che poi magari qualcuno se ne accorge pure: guardate questi dati, ogni anno muoiono nel mondo milioni di persone che hanno contratto un virus influenzale. No, non muoiono di influenza, muoiono con l'influenza, o di complicazioni dovute alle loro condizioni precedenti (età, povertà, eccetera) o di altre ragioni proprio: dobbiamo solo decidere di contarli tutti, e magari farli sparire senza autopsia prima che qualcuno si metta in testa di registrare la vera causa del decesso. Se ci sappiamo fare, ci faranno fare di tutto, e otterremo in pochi mesi quello che non siamo riusciti a ottenere in trent'anni di monetarismo. E saranno pure tutti grati a chi li ha "protetti"...
Non ho esagerato. Stiamo assistendo in diretta a un crimine di dimensioni epocali. E stiamo plaudendo ai criminali. E mentitori seriali: non c'è niente di vero in quello che ci raccontano. Il MES è una fregatura, anche se vi dicono che è senza condizioni e sono soldi che sarebbe un peccato lasciare. Un peccato invece è aver finanziato con soldi nostri quel fondo, ma sarebbe un delitto prendere a prestito gli stessi soldi dati da noi in regalo, anche se senza interessi o condizioni, perché un prestito va restituito e quindi sarebbe come pagare due volte, e perché se non glielo restituiamo vedrete poi, quando è troppo tardi, se le condizioni le aveva o meno. Stessa cosa per i sedicenti mega aiuti: dei 200 e passa miliardi annunciati, ammesso che arriveranno e quando arriveranno, oltre la metà sono prestiti (vedi sopra) e gli altri sono più o meno i nostri stessi soldi (il bilancio della UE lo finanziamo noi, sapevatelo); diverso sarebbe se fossero soldi stampati all'uopo dalla BCE (come fa la FED agli ordini di Trump, e si fa ovunque nel mondo degli Stati sovrani), ma questa per statuto non può farlo se non in favore del sistema bancario e finanziario (che poi è la stessa cosa: le banche se gli regali dei soldi non li usano per fare credito ma per comprare titoli), e i 400 di oggi si aggiungono ai quasi 1000 degli anni passati, nessuno dei quali arrivato all'economia reale cioè alle tasche dei cittadini. Uno scandalo che giustificherebbe una rivoluzione violenta, invece siete ormai tutti convinti che si tratti di leggi economiche immutabili e ineluttabili, e abbozzate.
Non so più come dirvelo. Aprite gli occhi. Obbedite pure alle norme, anche a quelle più assurde, se non volete guai. Ma non smettete di pensare, e magari dire quello che pensate.

Ma che bel grafico!
P.S. Oggi dovrebbe uscire il "piano Colao" per il rilancio del Paese. A parte i dubbi su chi siano davvero i tecnici preposti e sul perché abbiamo bisogno di loro per esprimere un qualcosa che sarebbe stato fondamentale per l'Italia già prima del disastro economico compiuto, prima ancora di leggerlo, e a prescindere da come viene annunciato sul mainstream, si può scommettere non sia niente di più della solita fuffa, piena di belle parole e concetti alla moda ma vuota di sostanza. Perché sono prevenuto? No, perché non mette in campo l'unica cosa che servirebbe: trasferimenti di risorse economiche nette da uno Stato sovrano ai cittadini. L'opposto di quanto è stato fatto per trent'anni. Quello Stato può essere l'Europa (ma non lo sarà mai, i tedeschi non vogliono, non gli conviene: quante volte ce lo devono ripetere?) o può essere l'Italia (gli italiani lo vorrebbero, hanno messo li apposta i cinquestelle, al loro tradimento hanno cominciato a guardare a Salvini, dimentichi che lui quello stesso tradimento lo aveva già fatto votando il pareggio di bilancio in Costituzione), ma per essere preso in considerazione deve mettere in campo soldi freschi per una cifra sufficiente a prima riparare i danni della sciagurata gestione dell'emergenza e poi costituire un volano sufficiente per un moltiplicatore keynesiano adeguato alla ripresa. A spanne, almeno 500 miliardi di euro di erogazioni nette (no prestiti di nessuno a nessuno) e senza condizioni. Se è meno (e sarà molto meno, potete scommetterci, anzi probabilmente i soldi verranno ancora chiesti, ai cittadini), è una presa in giro.

domenica 12 gennaio 2020

IL CASO SOLEIMANI, IN BREVE

I funerali del "terrorista": per la questura un migliaio di presenti...
Baccini conosceva e amava De Andrè (a un certo punto riuscì persino a duettarci in un brano: Genova blues, si chiamava), per cui è molto probabile che la sua Rifacciamo il muro di Berlino l'abbia scritta con nel cuore la lezione di storia de La domenica delle salme (quella di "la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro, e noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo", si). Resta ingenua come tutti i testi di Baccini, ma è del 1993 e non si può certo dire non sia tempestiva. Oggi che il muro di Berlino non si può più rifare, è sempre più evidente la necessità che il mondo torni ad essere bipolare se non che divenga multipolare, perché trenta e passa anni di "fine della storia" hanno dimostrato fin troppe volte che troppo potere concentrato da una sola parte finisce per rovinare tutto il consesso: una semplice legge di natura che vale per qualsiasi consesso, anche il vostro matrimonio, figurarsi le potenze nucleari. Non è questione di "come" lo si utilizzi, se è tutto da una parte troverà il modo di rovinare lo scenario, potete giurarci.
La cronaca dice di un generale iraniano ucciso da un intervento militare americano tramite droni. Una novità storica assoluta: finora avevano sempre preferito mascherare i loro interventi in vari modi. Insomma, ci fosse stato Trump, non avrebbe avuto bisogno di buttare giù le Torri gemelle per attaccare l'Afghanistan. Ma a stupire non è tanto la manovra del cafonazzo momentaneamente imperatore per favorire, spostando i riflettori, l'insabbiamento della farsa del suo impeachment (messa in scena dai dem per farsi belli ma solo perché sapevano che non poteva andare in porto, non avendo i numeri al senato), è il colpo di genio della risposta iraniana: un attacco ad alto valore simbolico, a cominciare dal momento, e a basso risultato pratico, di modo da consentire al nemico di soprassedere all'alimentazione dell'escalation. Mentre non stupisce affatto l'atteggiamento di quasi tutta la classe politica italiana (con Salvini in prima fila, ci fosse ancora bisogno di gettare la maschera) e della stampa a libro paga, come al solito intenta a ripetere una narrazione mendace fino a farla diventare luogo comune, tacendo invece (al punto da far inalberare perfino un Cacciari, mica Che Guevara) la vera statura storica della vittima: decisivo nella lotta contro l'Isis, per dire.
D'altronde, quando qualcuno in Italia si mette in testa di fare del vero giornalismo, se gli va bene finisce nel cono d'ombra, come nel caso dell'intervista della Maggioni ad Assad censurata dalla Rai, per le ragioni che qui ci spiega Grimaldi. Ragion per cui il minimo che possa fare un blog, che vero giornalismo non lo fa, è mostrarvi il video. Se anche uno solo di voi apre gli occhi, è cosa ben fatta...


domenica 25 agosto 2019

RADIOCIXD 1: THE FINAL CUT

Per inaugurare la rubrica radioCIxD, di cui ho annunciato la creazione pochi giorni fa, scelgo l'album forse meno noto dei Pink Floyd, e non a caso: a parte che il titolo nell'Italia di questi giorni è di attualità politica, questa scelta mi consente di chiarire ulteriormente il senso di tutta questa operazione, che probabilmente accompagnerà la vita del blog nei prossimi anni, alternandosi ai tradizionali pezzi di stampo politico ed economico che ne costituiscono la spina dorsale. Infatti, scegliendo di recensire un disco preciso, o la playlist di un artista, non intendo necessariamente affermare che quel disco o quell'artista siano oggettivamente di valore assoluto, ma soltanto che per qualche ragione abbia, o lo abbia avuto in qualche momento, valore per me, e magari, ma non è neanche detto, questa ragione la spiegherò. Cercherò insomma di far venire voglia a qualcuno di ascoltare (o riascoltare) i pezzi, di cui quindi cercherò comunque di fornire i link da youtube. Di conseguenza, la scelta cadrà prevalentemente su cose degli anni 70/90: anche dopo ho cercato di tenermi aggiornato sulle novità musicali, ma a parte rare eccezioni non ho più trovato niente che meriti secondo me di essere segnalato ai posteri. E ci sta che questo sia anche per ragioni anagrafiche, per cui magari qualcuno più giovane di me la penserà diversamente, ma appunto starà a lui (se e quando vorrà) di fare un'operazione analoga: questo è il mio blog, questa è la mia parzialissima selezione, la pretesa è che possa essere in qualche modo utile a tutti, o almeno piacevole.
Ho iniziato a comprare dischi a 14 anni, pochi perché pochi erano i soldi (con gli amici ci si dividevano gli acquisti e poi ciascuno faceva agli altri la musicassetta: non ci crederete ma così alla fine si compravano più dischi, e infatti tutti gli artisti emersi in quegli anni sono più o meno diventati ricchi), e soprattutto perché a 16 ho iniziato a trasmettere in radio, dove ho iniziato a maneggiare i dischi dei "fratelli più grandi" facendomene delle copie in cassetta direttamente li. Per questa ragione, il primo vinile dei Pink Floyd che ho comprato, non sapendo che sarebbe stato l'ultimo (avevano da poco inventato il CD, che di li a poco avrebbe dominato, e poco dopo sarebbe iniziata l'era della musica digitale), è stato questo The final cut. E' dell'83, l'ultimo con Roger Waters (la copertina sul retro recita "Roger Waters featuring the Pink Floyd", a dichiarare che è un disco dell'uno in cui suonano gli altri), e poi avrei saputo che i brani erano in molti degli scarti del precedente The Wall (e già questo per i pinkfloydiani puri non era all'altezza: per dire...), e comunque tutti scritti da Waters, per la tigna di quest'ultimo di considerarsi leader indiscusso (d'altronde lo era, essendo l'unico rimasto con una ossessione artistica da nutrire, ma qui arrivò al delirio di rimpiazzare Wright alle tastiere), nessuno paragonabile per genio compositivo al resto della produzione precedente (e d'altronde, quella successiva dei Pink Floyd senza di lui - perché alla fine della registrazione di questo disco la band si sciolse, e gli altri poterono pubblicare dischi sotto quel nome solo dopo una battaglia legale di anni - non ci si avvicinerà mai nemmeno lontanamente).
Ma io avevo 20 anni e arrivavo a casa col mio primo nuovo LP dei Pink, ed eseguivo le istruzioni di copertina per l'ascolto: essendo il primo album della storia registrato in "olofonia", bisognava sentirlo in cuffia, oppure (oppure: io odio sentire la musica in cuffia) mettere le casse una di fronte all'altra e sedersi in mezzo, per sentirsi letteralmente immersi negli effetti "più che stereofonici", tridimensionali. Vivevo a Reggio Calabria, in un condominio tutto di parenti: lo zio di sotto poteva incavolarsi, anzi sicuramente lo avrebbe fatto, ma non avrebbe chiamato i carabinieri. Così io ascoltavo abitualmente la mia musica chiuso a chiave in cameretta, seduto davanti allo stereo (ma durava poco, se la musica lo valeva presto iniziavo a urlare e dimenarmi), al buio, col volume del mio impianto (un rack con 120 watt per canale, casse a tre uscite, 8 ohm di impedenza: ce l'ho ancora, vale un patrimonio, non ne fanno più così) a tre quarti (di più, avrei rischiato i vetri).
Insomma, appoggio la puntina sul disco che già gira, e la mia stanza viene attraversata da un automobile che sfreccia, poi un'altra; più avanti sarà un elicottero, poi un aereo mi sgancerà in testa una bomba, a un certo punto qualcuno mi lancerà un pugnale nella schiena. Basterebbe questo per consigliarvi di fare l'esperienza. In mancanza, ecco il link al full album su youtube, e quello con tutti i testi con tanto di traduzione a fronte. Ed ecco la tracklist coi miei commenti (qui invece se volete quelli di Scanzi, che ha già giocato questo gioco sul suo blog anni fa):
  1. The Post War Dream - Il primo brano è già una condanna, del thatcherismo per avere ucciso il sogno del dopo guerra, ma allora capivo l'inglese ancora meno di adesso, e comunque contava la musica, il testo lo avrei seguito sulla copertina in uno dei successivi, tanti, riascolti di approfondimento. Si usava così: ciucciatevela voi, la musica sul telefonino.
  2. Your Possible Pasts - Parte piano, poi urla da dentro le viscere "Do you remember me? How we used to be? Do you think we should be closer?": ti strappa le tue, dopo il primo ascolto la rimetterai su tutte le volte che nella vita hai bisogno di strappartele. Provare per credere.
  3. One Of The Few - L'orologio ti sembra quello di Time, ma il brano è interlocutorio e passa veloce, finendo con un "make them lie down and die", che da solo giustifica che ascoltiate il vinile originale, ora vi spiego perché.
  4. When The Tigers Broke Free - Questa nel vinile non c'era, ma c'è sui CD stampati dal 2004 in poi. Waters però in concerto la suona spesso, ripromuovendola nella continuity di The Wall, per cui l'aveva composta, e lì non ci sta male. Qui però dovete saltarla.
  5. The Hero's Return - Infatti, è qui che arriva la coltellata: vuoi mettere se è subito dopo che hai sentito "die"?  Comunque, che tutta la carriera di Waters sia impregnata della vicenda del padre, morto ad Anzio nel 44 con lui infante, è cosa risaputa...
  6. The Gunner's Dream - ...ma non da me all'epoca, che così mi sono goduto questo autentico capolavoro da cima a fondo, riascoltandolo migliaia di volte, cantandolo con Mimmo al piano prima e poi con la mia band, e poi persino usandolo come ninna per mia figlia, ma tenendomi in gola l'altrimenti devastante e liberatorio urlo centrale ("and hold on to the dreaaaaam") figurarsi quello finale ("night after night going round and round my brain: this dream is driving me insaaaaaane").
  7. Paranoid Eyes - Brano di passaggio, l'ultimo del lato A, che evoca le canzoni più vecchie che evocavano Barrett.
  8. Get Your Filthy Hands Off My Desert - Il lato B inizia con un breve quanto efficace richiamo alla cronaca politica mondiale del periodo: sotto i bombardieri, si accenna ad Afghanistan, Libano e guerra delle Falklands...
  9. The Fletcher Memorial Home - ...per introdurre quest'altra visione utopica: una casa di riposo (intitolata al padre, manco a dirlo) dove i tiranni, nominati uno ad uno, possono giocare alla guerra quanto vogliono, lasciando in pace il mondo reale; tra l'altro così...
  10. Southampton Dock - No, ve lo dice dopo: adesso tornano i soldati dalla guerra. Non tutti, suo padre no (non è ancora chiaro?). Tra l'altro così...
  11. The Final Cut - ...dicevo, tra l'altro così io sono libero di sferzare il "taglio finale": ce la farò? Il brano è un pensiero di suicidio così compiuto che se te la canti, urlando come si deve i ritornelli, ne fa l'effetto tipico: salvarti la vita.
  12. Not Now John - Un rock vero, forse l'unica che piaceva a Gilmour. Qui è fuori contesto, ma ti scuote, ti porta al bar (in italiano, anche) sul finale, e ti prepara all'ultimo brano.
  13. Two Suns In The Sunset - Dovete capire: ai tempi tutti noi ragazzi temevamo l'olocausto nucleare: la corsa agli armamenti aveva raggiunto livelli tali da farci sembrare probabile che anche solo per un accidente sarebbe scoppiata la guerra termonucleare globale. Hollywood ci avrebbe fatto parecchi soldi, sopra, ma questo brano arriva un paio d'anni prima, e resterà insuperato per potenza evocativa. Alla fine, gridi anche tu che hai capito, finalmente ("Finally I understand the feelings of the few"), che aveva ragione Totò, la morte è una livella, "we are all equal in the end".

lunedì 19 agosto 2019

COME TI PASSO ALLA STORIA

Casalduni 1861, una rappresaglia feroce con centinaia di vittime innocenti, peggiore di
quella dei nazisti alle Fosse Ardeatine, perpetrata dall'esercito italiano: sapevate nulla?
Chiudete gli occhi e fatevi accompagnare a dieci centimetri da un mosaico, poi apriteli e cercate di spiegare cosa vedete: alcune tessere colorate, al massimo un dettaglio se siete fortunati e capitate vicino a uno significativo (che so, un occhio). Per vedere quello che il mosaico rappresenta, dovete spostarvi indietro di qualche passo, se molto grande di metri. So di averlo già usato in molti post, con un esempio cinematografico esemplare in questo, ma non riesco a trovare un espediente migliore per spiegare al volo la differenza tra la cronaca e la storia.
Solo pochi visionari, infatti, riescono a intuire quale sarà, o meglio quale potrebbe essere a seconda di chi vincerà (perché "la storia la scrivono i vincitori" non è un modo di dire è un dato di fatto, come pure il fatto che chi lo dimentica è semplicemente uno stupido), la narrazione degli avvenimenti quando la polvere del brusio mediatico e dei commenti in soggettiva (mai così alta, peraltro, come nell'era dei social network) si sarà posata. E sono quasi tutti inascoltati dai contemporanei, che guardano alla polvere anziché al disegno di fondo come l'idiota al dito anziché alla luna.
Con questo non sto certo arrogandomi di annoverarmi tra questi visionari, anche perché di solito finiscono male, e presto, e io ho ancora delle responsabilità e qualcosa da fare su questa terra. Ma voglio soltanto cogliere alcuni spunti rimbalzati in questi giorni sul web, per fare degli esempi intorno a questa dicotomia.
Il suggerimento arriva da questo articolo di commemorazione, a 158 anni di distanza, di una delle tante stragi dimenticate legate alla cosiddetta Unità d'Italia. Oggi, grazie anche a divulgatori contemporanei come Pino Aprile, capace di ricavarne dei best seller, è diventata abbastanza diffusa la lettura di quella pagina come in realtà di una vera e propria annessione militare di un regno da parte di un altro, con come sempre i sudditi nel ruolo delle vittime. Abbastanza da consentire a chi voglia di raccontarla giusta, che so magari in un'ospitata televisiva, senza rischiare di finire in galera. Ma non abbastanza da aver soppiantato la narrazione ufficiale, che è ancora la Storia ufficiale dei libri specie per i più piccoli, secondo cui Mazzini Garibaldi Pisacane Cavour eccetera eccetera interpretando un sentire popolare diffuso realizzarono la per secoli attesa unità del Paese attraverso tre guerre d'indipendenza e l'annessione plebiscitaria di un centro-Sud arretrato e bisognoso. Mentre, tutt'altro, quel sentire era solo di una élite ristrettissima, finanziata dagli inglesi che avevano trovato nel Piemonte l'indebitatissimo interlocutore per attuare la predazione del ricchissimo tesoro di quel regno borbonico che ai tempi era anche relativamente molto più industrializzato del Nord, effettuata senza il minimo scrupolo anche grazie ad anni di eccidi ai danni di quelli tra i sudditi che avevano capito cosa stava succedendo e si ribellavano (bollandoli come briganti).
Come può non venire in mente, allora, l'analogia con quello che accade oggi con la cosiddetta Unione Europea, nel ruolo dell'Italia di fine 800, con la Germania nel ruolo del Piemonte, o se volete dell'Inghilterra assoldatrice di traditori, e con l'Italia di questi anni, passata da quarta potenza industriale del pianeta a colonia incapace di dare lavoro ai suoi figli, nel ruolo del Regno delle Due Sicilie? E chi se ne accorge, e osa raccontare la verità? Bollato come sovranista, e ridotto a doversi accodare a un becero doppiogiochista dai modi volgari perché magari è l'unico rimasto a difendere la propria causa, o almeno a sembrare di farlo. Se il Movimento 5 Stelle si accorda con il PD, infatti, si realizza lo scenario 1 di quelli che ho descritto come possibili qualche giorno fa, il meno probabile ma anche il più nefasto, per il tradimento della speranza rappresentata da Grillo e i suoi, e non resterà che votare Lega assieme alla maggioranza degli italiani o accettare di buon grado di essere chiusi nelle riserve.
Quest'ultimo passaggio evoca un'altra analogia, stavolta storica: col genocidio dei pellerossa su cui si fonda la sedicente democrazia guida del pianeta. Un fatto storico oramai dato per scontato, ma il cui travisamento persiste nella memoria collettiva ben oltre l'emersione, anche mediatica (i primi film revisionisti sul far west sono degli anni 70, non a caso epoca di Vietnam e contestazione giovanile), della verità.
Questo paradigma, purtroppo, si applica a tutte le situazioni di questo tipo. Mentre accadono, ciascuno vede a un palmo del proprio naso, e solo quelli a cui viene fracassato intuiscono qualcosa. A dare una visione del contesto, saziando una sete istintiva dell'essere umano (animale sociale che ha vinto la battaglia evolutiva alzandosi in piedi per guardare più lontano all'orizzonte), ci pensa la macchina propagandistica. E chi non ci crede viene eliminato, emarginato o neutralizzato. Solo decenni o secoli dopo la verità storica esce dalle nicchie e si afferma più o meno ufficialmente, in genere quando è ormai irreversibile e comunque non può più fare danni. E comunque ancora a lungo la narrazione mistificatoria la accompagna spesso maggioritaria, perché non pensare è sempre più comodo che farlo.
E' di questi giorni la notizia che una commissione di vigili del fuoco statunitensi ha finalmente la possibilità di affermare decisamente, senza finire al rogo, che le torri gemelle erano minate e sono crollate per demolizione controllata. La cosa è auto-evidente a chi guarda i filmati a cervello acceso, ma la narrazione mistificatoria si è affermata lo stesso, essendo stata imposta con una potenza di fuoco mediatico proporzionale agli interessi in gioco. Ma i pompieri morti mentre risalivano le scale con la gente in fuga hanno sentito le cariche esplodere, avevano esperienza tale da distinguere quelle esplosioni da qualunque altro tipo di rumore, e lo hanno detto subito, al telefono ai colleghi e ai superiori prima di morire. Quanti di voi lo hanno sentito ai tempi? Oggi lo sapete tutti, almeno quelli che si informano. Nei libri di Storia del 2200, con ogni probabilità, l'11 settembre 2001 sarà descritto come un autoattentato attuato per spostare l'opinione pubblica a favore delle guerre in medio oriente. Ma oggi, nonostante la verità sia a portata di mano di tutti, la maggioranza ancora crede alla favoletta (sono sempre favolette, ricordatevelo...) dei kamikaze arabi riusciti senza brevetto a pilotare grandi aerei di linea contro dei grattacieli, e non fa una piega né di fronte alla guerra scatenata per rappresaglia non contro l'Arabia Saudita ma contro l'Afghanistan (con la scusa che il capo dei terroristi era nascosto là: con la stessa logica se nel vostro condominio si nasconde un latitante e non lo consegnate la polizia ha il diritto di raderlo al suolo con voi dentro...), né di fronte a crolli che violano le leggi della fisica (e non solo dei grattacieli colpiti dagli aerei, per giunta...).
Tornando alla cronaca politica italiana, applichiamo il paradigma alla questione migranti. Chi non aiuta gente che rischia di morire è inumano, ovvio, qualunque siano la provenienza o l'etnia della gente o le cause per cui rischia. Altrimenti non bisognerebbe muovere un sopracciglio, altro che spendere soldi pubblici (e tanti), per andare in soccorso di coglioni che per sentirsi vivi hanno bisogno di praticare "sport" pericolosi, tra l'altro evidentemente potendoselo permettere. Ma mentre li soccorri (e non invece di soccorrerli, passando dalla parte del torto perché la cosa porta voti) devi dire chiaramente, e insistentemente, che stai soccorrendo persone messe in pericolo da altri: da chi (dopo secoli di colonizzazione e sfruttamento) continua a depredare e impoverire il loro continente, magari interferendo (spesso militarmente) nella politica interna dei suoi Stati, e da chi va a prelevare i più forti tra i bisognosi per letteralmente deportarli dove possono servire da schiavi, o da detonatori di deflazione salariale e dei diritti socioeconomici, e te li porta sottocosta per poterti dire che sei disumano a non accoglierli. Se hai capito a che gioco giocano, magari perché hai visto come è andata con quelli dell'est europeo che oggi se vuoi fare un qualunque mestiere che trent'anni fa rendeva una cifra con cui riuscivi a campare a una famiglia ti devi accontentare di un quarto, o se non vuoi finire a lavorare nei campi a paghe da fame, e ti ribelli, magari con le parole e le categorie di pensiero rozze che si ritrova chi è nato e cresciuto in periferia, sei disumano, razzista. Brigante.
Ancore con la realtà. Se non ho lavoro e il mio quartiere è invivibile ce le ho già. E non mi importa se mi dicono razzista, prima di averne titolo devono provare a vivere al posto mio, come in quel film con Albanese e la Cortellesi. Altrimenti, e più in generale, mi serve crearmele. Ad esempio, ci raccontano tante chiacchiere sul debito pubblico, lo Stato come una famiglia, abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi (chi? i miei genitori che grazie a questo hanno potuto farmi studiare? allora ditelo, che è questo il problema...), il deficit, i parametri, la legge di bilancio da votare entro tot altrimenti c'è il babau esercizio provvisorio e arriva lo spread e ti mangia. A me non interessa chi e con chi farà il prossimo governo. A me interessa che faccia una cosa, ad esempio quello che fece Lincoln ai tempi della guerra di secessione: fornire in tasca alle persone la liquidità che serve per vivere dignitosamente. Se il prossimo governo italiano costringe la UE a riscrivere i trattati in modo da consentire politiche espansive a quelle nazioni che democraticamente le volessero, o almeno vara una moneta sovrana parallela come i Certificati di Credito Fiscale, e se non ci riesce denuncia quei trattati ed esce dall'Eurozona se non proprio dall'Unione, quello è il mio governo, chiunque ne faccia parte. Se fa il contrario, anche se lo compongono uno schieramento che era il mio fino a ieri e un partito figlio degenere di uno che era il mio avant'ieri, non è il mio governo. La coerenza non solo non è detto che sia una virtù, ma va misurata rispetto a punti fermi. Se io rispetto a questi sono fermo, e lo sono almeno da quando voto, non posso farci niente se gli altri si spostano.

domenica 21 gennaio 2018

11. QUESTIONE DI NASO (E NON SOLO)

Devo ammetterlo, mi è piaciuto proprio pubblicare i racconti di Chi c'è c'è, quando derivati da un testo di canzone, assieme al testo da cui derivano: è un esercizio di stile filologico, fine a se stesso e pertanto istruttivo e forse divertente (con  Sushi Marina ancora nelle mani dell'editore, mi pare inoltre un buon modo di tenerne "caldi" i potenziali lettori). Stavolta, la mente da cui attinge il "geestre" è quella di un astronauta francese, mentre le canzoni da cui il racconto è tratto sono addirittura due: quella omonima è pensata su un giro rock acustico tipo flamenco con finale ad libitum, l'altra (addirittura dell'82, avevo diciott'anni, che vi devo dire? forse avevo visto Bergman in un qualche cineforum: ai tempi si usavano...) su un giro di chitarra acustica veloce alternando uno cantato a uno strumentale, ma come le altre entrambe sono musicabili a piacere da chi mi chiedesse di poter usare il testo...

11. QUESTIONE DI NASO

Mi successe la prima volta ai tempi dell’università. Stavo arringando un compagno, innamorato perso di una stronza di Butte-Chaumont, con un discorso che suonava più o meno così:
 ...vedi, non c’è migliore avventura di quella che non riesci a viverla. Se un sogno riesci a viverlo è finito, sia come vita che come sogno. Se poi ha come oggetto una donna, sei finito anche tu. Alle donne non bisogna mai credere fino in fondo. Poverine, non è colpa loro: molte ci credono, a quello che dicono; solo che poi cambiano idea. La maggior parte ci restano fregate esse stesse, ma solo una volta o due, poi imparano a conoscersi e a gestire la cosa più consapevolmente (a parte le più sceme, poche in verità, ma quelle hanno un’elevatissima probabilità di restare sole: chi non può ferirci non ci piace). E’ per questo che pure noi uomini dobbiamo imparare al più presto la lezione: non credere mai del tutto a quello che dicono o che sembrano. Non appena sei certo di qualcosa, sei fottuto. Perdi il discernimento, lo dai per scontato, e non ti accorgi che non è più com’era, se mai lo era stato: ciò è vero sempre, con le donne è vero il doppio.
In realtà era accaduto che una compagna di corso mi aveva regalato un mese e mezzo di sesso ad altissima temperatura, ogni notte ore ed ore di amplessi in tutte le posizioni, e non era mai sazia: quello che avevo sempre sognato. Mi sentivo davvero uomo, per la prima volta. Ma non le era bastato: siccome con tutto il tempo che passavamo insieme ce ne restava anche molto per parlare, lei un po’ mi si apriva completamente, raccontandomi dei genitori separati (come i miei!), della malattia lentamente letale della madre, e della sua voglia di mettere su prima o poi una famiglia come si deve (proprio come me!), un po’ mi caricava, come si fa con un pugile prima dell’incontro. Cioè, mi diceva che non riusciva a trovarmi un difetto, che ero bello (io!), che a letto ci sapevo proprio fare, che la facevo sballare, che non aveva mai fatto l’amore così bene (e la ragazza doveva avere una certa esperienza, in effetti), che mi amava... Proprio così: mi amava.
Ora, va bene una certa naturale cautela a parlare d’amore…: che poi, cos’è l’amore, a voler stringere? Intendo, tra un ragazzo e una ragazza? E’ una specie di cocktail tra sesso, amicizia, e progetti per il futuro, più una spruzzatina di un non so che di irrazionale. In altre parole, se due si trovano molto bene a letto, si vogliono bene, parlano di tutto con sincerità, si aiutano, si interessano dei rispettivi destini, fanno progetti comuni, insomma se questi due dicono che si amano sarà anche vero! Così dopo qualche giorno di quel trattamento avevo sbracato completamente: avrebbe potuto dirmi che il cielo era a pois e le mucche volavano e le avrei creduto, chiedermi di seguirla in Corsica come su Alpha Centauri e l’avrei fatto, ripudiando pure mio padre e mia madre se fosse stato necessario. Chi è che non mi può capire?
Poi un bel giorno, alle quattro del pomeriggio, dopo che avevamo scopato tutta la notte nella sua stanza a Boulogne (divideva un appartamentino con un’altra studentessa corsa), e che giurando che era stata la notte migliore della sua vita aveva voluto rifarlo alle dieci del mattino, improvvisamente mi disse che era tutto finito, che era stata solo un’infatuazione e che le dispiaceva di avermi illuso. Non mi ha dato nessun’altra spiegazione, anzi non mi ha mai più voluto parlare a quattr’occhi. Sarà che io in quel periodo già ero uscito male da una storia precedente, ed avevo voluto a mio rischio e pericolo credere a quest’altra forse perché ne avevo bisogno, sarà: tant’è che non dormii né mangiai per due settimane, in cui mi capitò un paio di volte di pensare sul serio al suicidio.
Quindi non c’era quasi niente di strano che io ora facessi quella paternale al mio amico: in realtà la stavo facendo a me stesso, come spesso capita in questi casi. La cosa strana fu che mentre dicevo quelle cose mi sentii come sdoppiato, bello assiso ad un paio di metri da noi a vedermi parlare. Ebbene: ero preciso identico per mosse e frasario ad un mio vecchio zio, quella volta che mi portò al parco, da bambino, e invece di farmi giocare mi raccontò sotto forma di storia le sue pene d’amore.
Mon oncle Jean-Louis diceva che la vita non bisogna tentare di capirla col cervello, ma col naso. Non guardarla, cioè, ma odorarla. Perché ogni volta che pensi di aver capito e sei tranquillo, ogni volta che ti rilassi e sorridi, sereno fino al profondo del tuo animo, allora succede qualcosa che ti smentisce, ti sveglia, ti costringe a mischiare le carte, e guai se non sei pronto. Era già un uomo di altri tempi quando l’ennesima ragazza di cui si era innamorato perdutamente - di molto più giovane di lui - lo aveva piantato in asso dopo averlo illuso con parole d’amore e averlo convinto a sposarla, e senza ancora essersi concessa: lui le aveva creduto, quando lei gli aveva detto di essere vergine, che la prima volta voleva farlo con lui, ma al momento giusto. Lei però intanto scopava a destra e a sinistra, come tutte le sue coetanee della Parigi fin de siècle, e non ci volle molto per venirlo a sapere. Soffrire ancora? No, proprio no: stavolta lui si era rotto i coglioni sul serio. Giurò, e mantenne, che sarebbe rimasto da solo per sempre.
Quando cominciava a parlare, spesso si perdeva in divagazioni, e apriva ellittiche che si scordava di chiudere, in un intreccio di trame di cui si perdeva il controllo e l’origine, senza che però il tutto perdesse di interesse. Quella volta mi raccontò la favola di un vecchio che camminava per una strada tutta sua, padrone soltanto di tutto ciò che riusciva a portare con sé, incurante degli sfottò dei giovani sfaccendati in cui si imbatteva, che attirava per via del suo aspetto stralunato. Volendo disegnare su una mappa i suoi spostamenti nessuno avrebbe potuto trovare un senso logico al suo percorso, tanto che l’unica sintesi possibile era che “errasse senza meta”.
In realtà la sua meta non era riconoscibile solo perché non era di quelle “solite”, intelligibili col senso comune, verso le quali quindi il percorso appare lineare: Dio, la Fede, la Speranza, l’Ultima Frontiera, la Verità, la Filosofia di Vita, il Nirvana, la Famiglia e i Figli. No, il vecchio aveva una strada precisa da fare, ma dentro di sé, e quando arrivò alla Meta, la sola vera meta di tutti noi, lui fu l’unico pronto alla bisogna.
Si sedette ad un tavolino, ed attese che la Grande Puttana facesse la sua prima mossa, che - si sa - tocca sempre alle donne. Poi cominciò a giocare la sua onesta partita. Iniziò rintuzzando facilmente gli attacchi dell’Amica di tutti, quindi l’attaccò a sua volta, e solo dopo mille e mille ancora mosse, quando la partita era patta da un pezzo, ben sapendo che la Nera Notte non poteva istituzionalmente contemplare la possibilità che si stava delineando, cioè perdere, allora, con una tattica geniale, ...si fece praticamente scacco matto da solo, lasciando sbigottita Signora Morte di fronte alla sua ultima imprevedibile mossa. Non poteva vincere, questo lo sapeva già prima. Ma non era stato sconfitto. E quando Lei aprì il suo mantello le sue capienti braccia erano protese in un abbraccio d’amore, come così raramente oramai le capitava...
Cosa potesse capire un bambino di otto anni di una favola del genere non lo saprei dire neanche adesso, ma mi ricordo che lo ascoltavo attonito, in silenzio perfetto, ed a bocca aperta, cosicché Jean-Louis suscitò l’invidia di tutte le mamme, nonne e baby-sitter che stavano impazzendo lì intorno nel tentativo vano di controllare la naturale effervescenza dei miei coetanei.
Dopo quella volta all'università, mi successe di nuovo di impersonare mio zio Jean-Louis, ed ogni volta ero più consapevole e con maggiore controllo. Quello che mi veniva meglio era il pezzo che attaccava con “è questione di naso, capire la vita!”. Il mio problema, però, era un altro: Jean-Louis era davvero quello delle sue storie, io recitavo, o al massimo inconsapevolmente assumevo quel comportamento.  In effetti, per restare dentro la stessa metafora, il mio naso era piuttosto intasato, ed il mio “raffreddore” perenne ha continuato ad impedirmi di evitare le fregature. In comune con Jean-Louis, veramente, ebbi solo la scelta di restare single, e forse è stato meglio, vista la fine che abbiamo fatto sicuramente noi di Exodus, e forse tutti gli altri sulla Terra. Per tutto il resto, non sarò mai come lui, lo so.
Jean-Louis ogni mattina, splendido ottantenne, ancora snello ed elegante, se ne andava a piedi fino al quartiere latino, si sedeva al solito bistrot di una vita, e chiacchierava con i pochi amici ancora vivi, con gli studenti della vicina Sorbona presso cui ormai era arcinoto, e con quei turisti che incuriositi si fermavano ad ascoltare. Poi, passeggiando, rincasava, più preciso dell’orologio a cipolla che teneva nel taschino. Un giorno, forse perché aveva subodorato che qualcosa nel suo corpo gli avrebbe presto impedito di essere totalmente libero e indipendente come sempre, allungò la camminata fino alla Senna, e scelse quel tratto di quai vicino alla statua della Libertà, il più vicino tra quelli meno incasinati, un tratto in cui la sponda è dolcemente scoscesa, di erbetta curata, per lasciarsi semplicemente scivolare in acqua. Senza parole, stavolta. Come dire, in punta di naso.
QUESTIONE DI NASO
È questione di naso capire la vita
- disse il vecchio al nipote nel parco –
e mi bruciano gli occhi se guido di notte, e la notte è lontana,
e non so se ho guardato davvero.
Il lamento sospirato della vita mia
è lo scontro ininterrotto con la fantasia.
Ogni volta che ho riso son stato smentito,
e ogni volta che ero tranquillo,
e ogni volta che ero sicuro di averci capito qualcosa
sono stato costretto a mischiare
le carte.
Lei
mi ha portato a parlare d’amore,
mi ha lasciato con un palmo di naso,
quello di su,
e con meno di un palmo di quello di sotto
posto sopra le cose che mi sono rotto,
così…
È questione di naso capire la vita
- disse il giovane al compagno di scuola
ripetendo a memoria le frasi e le mosse del vecchio parente,
inventando ricordi e credendoci -
l’avventura più bella è quella che non hai,
alle donne, alle donne non credere mai.
Ogni volta che ero certo di qualcosa
quel qualcosa è andato a puttane
E ho evocato il fantasma di come ero prima di avere una donna,
ma ci ho perso e si è impossessato
di me.
Lei
mi ha servita soltanto a una cosa:
mi ha convinto di avere buon naso,
quello di giù,
ma è bastato soltanto a rinviare di un mese
il ritorno in cantina, con più l’interesse
del sei…
La scenetta nel parco si fa più patetica:
il nipote sostiene il nonnino,
ma vicino alla casa di cura c’è un lago che dicon fatato,
vi si vede la verità nei cerchi.
Si, lo specchio incantato non fa confusione,
dice: vecchio e nipote son la stessa persona.
È questione di naso capire la vita,
specie per chi non guarda le stelle
e non vede di notte ma teme sia peggio la luce infinita,
ed io son quasi sempre col naso
otturato
intasato
raffreddato
costipato
bloccato
irritato
otturato…

IL VECCHIO
Il vecchio passava per la strada un giorno
e pensarono “guarda un po’ come sbarella!”,
la strada che faceva non aveva ritorno,
la strada che faceva era la più bella:
“non andava verso Dio,
non andava verso la fede,
la sua meta non era la speranza”
ci racconta chi lo vide.
…
Ma il vecchio continuava il suo cammino
incurante di tutti e con il passo incauto,
non si ricorda che un giorno era stato fermo
e quando andava era come se seguisse un flauto:
“non andava verso il confine,
non cercava la verità,
non credeva neanche alla filosofia”
ci dirà chi lo vedrà.
…
Chissà quando arriverà all'appuntamento
che ha dato cent’anni fa alla sua sorte,
chissà se vincerà la sua eterna partita
che sta giocando ormai da anni con la morte:
“non voleva perdere mai
perché era un grande campione,
ha vissuto soltanto centun’anni
ma ha vissuto da leone;
rispondeva ad ogni mia mossa
e correva sempre più forte,
ho provato migliaia di modi per fermarlo
- ci dirà signora Morte –
ma quel vecchio maledetto
prima dello scacco matto
ha da se fermato il cuore dentro al petto:
non è stato mai sconfitto”
...

mercoledì 10 gennaio 2018

IL MIO NEMICO

"io da grande volevo essere il posto fisso"
Quo vado? di Checco Zalone è un film che oltre che ridere (tanto) a me ha fatto incavolare (tantissimo) al cinema, e di nuovo ieri sera che l'hanno passato in TV (in chiaro, quella a pagamento non mi avrà MAI). Mentre sembra prendere in giro l'etica "da Prima Repubblica" del suo protagonista, infatti, l'accoppiata Medici/Nunziante sferza, non so quanto consapevolmente ma a me piace pensare di si, proprio la nostra acquiescenza al credo della Seconda Repubblica e ai dogmi della UE, cioè della globalizzazione, che ci ha indotto a buttare (anzi, magari averlo fatto davvero...) assieme all'acqua sporca della corruzione e del fancazzismo anche il bambino del diritto di ciascuno a una esistenza libera e dignitosa, che pure sarebbe nella nostra (settantenne da pochi giorni) Costituzione.
Di oggi è invece la notizia che anche un vecchio comunista come Ivano Marescotti si è arreso all'evidenza che oggi chi abbia a cuore la sorte del popolo italiano non può che votare 5stelle, accantonando ogni giudizio di dettaglio. Il 4 marzo prossimo (a proposito, che data ben augurante per un "passaggio"! nel 43 ci era nato Dalla, nell'86 mi ci sono laureato io....), infatti, non sono in gioco i massimi sistemi della identità ideologica di ciascuno di noi, bensì molto più prosaicamente, ma anche molto più crucialmente, la possibilità stessa di un futuro per il nostro Paese diverso da quello che è stato scritto altrove.
Cialtroni quanto volete, gli italiani si sono sempre segnalati, quando hanno capito che era il caso, per aver saputo cogliere il momento storico, e speriamo che sia così anche stavolta. Neanche a me convince del tutto Di Maio, ma forse è l'uomo giusto (capita spesso nella Storia una cosa così) per portare al suo schieramento quel margine di voti che serve per arrivare primi (stavolta nettamente) e per trattare col giusto grado di faccia tosta eventuali appoggi servano per governare, visto anche con che porcheria di legge elettorale ci stanno facendo votare.
Per convincere altri amici (molti lo stanno facendo e lo dicono, altri non lo dicono e forse non lo diranno mai, ma l'importante è che lo facciano nel segreto delle urne...) a saltare il fosso almeno per questa volta, forse è utile fornire una chiave di lettura "storica": nei momenti cruciali di cui sopra, quello che conta non è schierarti "per" il tuo amico, ma "contro" il tuo nemico. Cioè, in ogni modo fermare chi porterà definitivamente alla rovina tutto ciò in cui credi, dopo avere già in molti modi dimostrato di essere ferreamente determinato a farlo, magari mentre a parole ti dice il contrario e ti titilla con questioni marginali complice una macchina di propaganda ben oliata. Per poterlo fare, occorre individuare correttamente questo nemico: Daniele Silvestri lo fece in musica qualche anno addietro, chissà se ora raggiungerà Marescotti nelle conclusioni, noi ora qui, non potendone raggiungere i vertici poetici, lo facciamo in prosa.
Il mio nemico è chi costantemente addita come antidemocratico chi non si allinea con l'Impero, manipolando di continuo la narrazione in modo da fare accettare all'opinione pubblica politiche aberranti come l'imposizione della democrazia per via militare, la destituzione bellica di governi legittimi, l'embargo affamatore salvo poi denunciare le condizioni di vita degli embargati come se fossero colpa dei loro governi, da Cuba al Venezuela, dall'Iran all'Iraq, dalla Corea del Nord all'Ucraina, dalla Jugoslavia alla Siria, dalle "primavere arabe" della fissetomamma al disastro libico e africano in genere, per non parlare di Palestina e Afghanistan.
Il mio nemico è chi ha pian piano cancellato dalla mente dei nostri ragazzi il concetto stesso di "diritto al lavoro", anche questo costituzionale, rimpiazzandolo con una precarietà perenne che dovremmo pure essere contenti quando fa registrare uno zero virgola in più di percentuale di occupati. E, anziché lanciare un piano di occupazione pubblica in larghissima scala, a rendere inutile o se no affiancare dandogli senso il reddito di cittadinanza, continua da almeno trent'anni a menarcela con la produttività e l'efficienza.
Il mio nemico è chi ha trasformato il sogno di una Europa senza più guerre nell'incubo di una Europa in cui le guerre si combattono e vincono senza armi, ma con vittime a milioni. Una Europa in cui è stata imposta una moneta costruita appositamente per impedire non tanto la svalutazione a tanti quanto soprattutto la rivalutazione a pochi, così questi ultimi hanno potuto distruggere il tessuto industriale dei primi. Ma questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione prezzolata del mio nemico: quella classe politica che fingendo di litigare era d'accordo nell'attuare il crimine per cui era stata ingaggiata, aiutata in cambio delle briciole da una stampa che ci ha divisi in tifoserie per distrarci.
Il mio nemico è chi, in altre parole, si è arricchito per fare da sicario, attuando il progetto capitalistico globale di appiattimento verso il basso delle condizioni di vita del 99% a favore dell'1% suo mandante. Nessuna recessione era necessaria, solo semmai una decrescita controllata per riallineare gradatamente il modello di sviluppo a uno compatibile con le risorse del pianeta. Quella a cui ci hanno costretto, e ancora non hanno mica completato l'opera, è un'azione di guerra sociale.
Il mio nemico è chi per non farmi vedere i suoi crimini mi agita davanti al naso questioni che sarebbero importanti solo una volta che quelle fondamentali fossero al posto loro. Marx parlava di struttura e sovrastruttura, andarselo a rileggere non sarebbe male. Senza un reddito sufficiente e stabile, nessuna delle dimensioni del nostro spirito che consideriamo evolute è possibile, ficcatevelo in testa. Chi mi toglie ogni garanzia sul primo piano non ha nessun diritto, ripeto nessuno, di parlarmi sul secondo. Di niente. Ecco perché girano le palle a tanti a sentire parlare di accoglienza ai migranti, parità di genere, matrimoni gay, testamento biologico e altre bellissime cose: non siamo diventati razzisti, siamo tornati poveri, magari non come i nostri nonni, ma con molte molte meno speranze di loro. E coi padri il paragone nemmeno si pone, su entrambe le dimensioni.
Potrei continuare a lungo, e sicuramente su alcuni dei temi sfiorati tornerò ad ammorbarvi in dettaglio, ma per l'identikit del mio nemico basta e avanza. E corrisponde a tutto lo schieramento politico, ad eccezione solo del movimento 5 stelle. Per ora, poi vediamo. Non è detto che questi ultimi siano in grado di salvarci, che so magari di andare a Bruxelles ora che "il fronte franco-tedesco" è incrinato e costringere l'UE a perseguire la piena occupazione trasformando la BCE in prestatore di ultima istanza in funzione di enormi incrementi della spesa pubblica per investimenti, e se no sciogliere i trattati e perseguire gli stessi obiettivi in casa con una recuperata sovranità monetaria (non date retta ai TG, le cautele di Di Maio significano solo che non è scemo: sono cose che non si annunciano, si fanno e basta, e fino a un attimo prima si nega). Non è detto che i grillini siano la soluzione. Ma tutti gli altri sono il problema. Tutti. Datevi pace, c'è una sola cosa che potete fare il 4 marzo per sconfiggere il Nemico.

venerdì 15 dicembre 2017

UN PARTITO ANTI, DEMOCRATICO

L'immagine viene da un istruttivo post su Oltrelalinea
Ogni volta che mi capita di voler tornare su temi già trattati, mi dico che va bene averne di ricorrenti, ma se esagero poi la persistente esiguità di lettori non mi deve sorprendere. Poi però non mi tengo, specie quando la mia insistenza è solo lo specchio della ricorrenza dei temi nella cronaca, politica e non. Pensando a questo, prima vi invito a rileggervi un mio vecchio post "conclusivo" sul concetto di verità, e poi comincio.
L'urgenza viene dalla pompatissima guerra alle "fake news", così denominate (e di continuo) perché l'inglesismo ha purtroppo oramai consolidato la sua funzione di aggiornamento ed enfasi dei concetti: il del tutto equivalente italiano "notizie false" non avrebbe lo stesso appeal (aridaje) e risulterebbe meno manipolabile. In altre parole, il termine in voga riduce la percentuale di coloro che, sentendo che è stata fatta una legge per combattere le notizie false, si chiederebbero chi mai possa avere la facoltà di discernere se una cosa sia falsa o vera, e che fine fa la democrazia se a qualcuno viene attribuito il potere di stabilirlo. Erano i comunisti, a poter leggere solo la "Pravda" (in italiano proprio "verità"), in democrazia si dovrebbe semmai fare tutto il possibile perché i cittadini siano messi in condizione di discernere in un mare di libertà di espressione, e non mai invece considerati "gregge" da proteggere censurando la libertà di chiunque di dire puttanate.
Ad esempio, io personalmente reputo che tutte le storie che tutti raccontano ai bambini in questo periodo natalizio siano solenni fesserie, e se fossi dittatore assoluto senz'altro impedirei che venissero propinate in TV come a scuola favolette come quelle di Babbo Natale e di Gesù bambino come fossero verità assolute (specie la seconda). Ma non essendolo, e non volendolo essere, mi limito a fare "controinformazione" (si, anche in privato) per incentivare il libero giudizio almeno nel mio piccolo.
Si tratta di un distinguo "filosofico" così elementare che non è credibile sfugga al "legislatore": è cioè impossibile credere che egli non si renda conto che una normativa come quella d'attualità è senza mezzi termine totalmente illiberale ed estranea alla logica democratica. Pertanto è appena consequenziale dedurre che se ne rende conto benissimo, e quindi la vuole esattamente, consapevolemente e precipuamente per sostituire sostanzialmente alla democrazia un regime vero e proprio, in cui si impedisce a chi non è allineato di esprimere le proprie idee. Anche perchè, quando il suo allora avversario politico fece e rifece lo stesso tentativo, della cosa se ne rese conto benissimo e anzi si fece promotrice di immense levate di metaforici scudi contro ogni "legge bavaglio" veniva proposta. E' la stessa cosa, e i distinguo degli amici centrosinistri ora che l'obbrobrio viene dai loro capi sono solo penosi e ridicoli graffi di unghie sugli specchi. Il PD ha gettato anche l'ultima maschera, è un partito antidemocratico alla stessa stregua, anzi peggio perché inganna a cominciare dal nome, di Forza Italia, con cui si appresta a continuare a governare se non viene fermato. E può essere fermato solo dal movimento 5 stelle, vi piaccia o meno, perchè votare Grasso o altri schieramenti di sinistra nella migliore delle ipotesi è un voto sprecato, nella peggiore e più probabile è un voto che arriverà indirettamente (neanche lo nascondono) allo schieramento dell'inciucio che vuole solo finire il compito per cui è ben pagato dai suoi mandanti (nelle istituzioni monetarie sovranazionali e nel capitalismo finanziario e multinazionale): la distruzione dell'Italia come Paese sovrano e produttivo.
Qual'è quindi la verità? L'11 settembre 2001 il capo di una onnipotente fazione terroristica mussulmana da una grotta dell'Afghanistan ha ordinato il più grande attentato dell'era moderna, o invece è impossibile che la più potente difesa aerea del pianeta si sia fatta infinocchiare da 4 arabi incapaci di pilotare un ultraleggero coordinati a distanza da un rampollo arabo miliardario peraltro addestrato dalla CIA in funzione antisovietica? Posso saperlo subito, o almeno cercare di farmi una mia idea, o devo attendere decenni come per JFK? E anche qui, che i dubbi sulla versione ufficiale circolano da sempre, era giusto censurarli? Kevin Costner sarebbe scampato alla Boldrini? E com'è che il discrimine tra definire uno dittatore oppure leader democratico non passa mai da quante elezioni vince e con che misura, e invece passa sempre da quanto è organico alla linea politica dei padroni del vapore? Sul Venezuela e sulla Siria chi è che dice la verità e chi palle? Posso deciderlo io o me lo deve dire il PD? E qual'è "la verità su Giulio Regeni" (la virgoletto perché a un certo punto la frase è diventata un tormentone), quella che hanno sempre sotteso tutti i commentatori di regime per assecondare la narrazione che ha accompagnato per anni quella enorme bufala mediatica che si sono rivelate le cosiddette "primavere arabe", o quella che sta emergendo adesso, anche ufficialmente, e che solo pochi scetati avevano intuito subito?
Insomma, se siamo in democrazia voglio poter leggere anche della fusione fredda (chi se la ricorda?) o del nucleare pulito al torio, come dell'efficacia e della pericolosità dei vaccini, e farmi da solo l'idea se sono stronzate o meno. Io sono un cittadino democratico, e voglio ragionare con la mia testa. Chi me lo vuole impedire, chi vuole imporre le sue minchiate come verità e quelle altrui come fake news, merita solo un enorme, granitico, VAFFANCULO.

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