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sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legno - cit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

domenica 7 dicembre 2025

I PUNTINI SULL'AI

La cosiddetta Intelligenza Artificiale, in sigla AI perché viene dall'inglese, si è già meritata alcuni post su questo blog fin da maggio 2023, e anche con lo stesso Pasbas a contribuire come oggi. Nel frattempo, è entrata nel quotidiano di chiunque, anche degli inconsapevoli, e le stesse amministrazioni pubbliche hanno nei suoi confronti atteggiamenti ondivaghi: da una parte divieti, peraltro giustificatissimi quando si maneggiano dati sensibili dei cittadini dal momento che il meccanismo di dati si nutre per sembrare intelligente, dall'altra tentativi più o meno efficaci di rendere funzionari e cittadini consapevoli, ispirati alla radice dall'argomento retorico che gli strumenti tecnologici non sono buoni o cattivi in sé ma dipende dall'uso che se ne fa.

Allora ben venga ogni tanto riparlarne. Oggi è Pasbas a darci l'occasione, col contributo che segue, incentrato sul raffronto tra USA e Cina. Io ne approfitto per linkarvi anche un altro contributo, di Ramirez visto su Comedonchischiotte, che ne spiega bene l'impatto esiziale sul sistema capitalistico, e quindi perché l'argomento retorico di cui sopra in questo caso non vale, come non vale l'approccio antiluddistico che si usa verso chi osa fare resistenza a questa vera e propria "arma di fine di mondo". Che la Cina avrebbe distrutto la cosiddetta civiltà occidentale era cosa nota, e non per malvagità ma per il mero funzionamento dei meccanismi di economia internazionale descritti da Ricardo. La AI è solo l'ultimo mezzo.

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AI, la Cina non è vicina

di Pasbas

Cosa è

La AI è un complesso molto grande di differenti elementi a vari livelli che va sotto il nome di ecosistema. Questo ecosistema è suddiviso in 5 differenti livelli.

  1. Energia necessaria all'interno ecosistema. La Cina dispone il doppio dell'energia USA.
  2. Chip + software base della tecnologia sulla quale poggia AI. USA abbastanza avanti nella progettazione e realizzazione, Taiwan è il principale luogo di R&S (Ricerca e Sviluppo).
  3. Infrastruttura che sostiene l'ecosistema nei suoi diversi aspetti: terreni per le fabbriche, energia necessaria, finanza e grandi investimenti. La Cina è molto avanti in tutto, inoltre nella velocità di realizzazione manifatturiera non c'è confronto con USA
  4. Modelli AI: il sostrato sul quale vengo realizzate le varie applicazioni nei campi di medicina, armi, scienze, istruzione, ecc.. Sviluppo quasi alla pari con una grossa differenza: la Cina fa grande uso ed è fortemente impegnata nell'Open Source, cioè utilizza e sviluppa software aperto e gratuito. Inoltre il 50% degli sviluppatori software è composto da ingegneri cinesi. La situazione attuale è di un vantaggio tecnologico USA di circa 6 mesi.
  5. Applicazioni: questo è il livello nel quale vengono realizzate le applicazioni che usa l'utente finale, ad esempio la telemedicina, la robotica civile e militare, ecc..

Energia 

A causa dei suoi bassi costi e della grande disponibilità per la Cina, un prodotto equivalente USA costa da 4 a 8 volte l'equivalente cinese (non viene menzionato il costo del lavoro ergo le differenze sono ormai ridotte).

Fiducia

I cinesi hanno una percentuale di cittadini che non temono anzi sono entusiasti dell'AI dell'80%, negli USA raggiunge il 20%. 

Istruzione

In Cina nelle scuole, a partire dalle primarie, AI è divenuta materia curricolare. Su 10 scuole di tecnologia di alto livello 9 sono cinesi, per questo in termini di istruzione la Cina è avanti rispetto a tutto il resto del mondo. Il sistema produce moltissimi studenti ultra qualificati, per questo il 50% dei ricercatori e sviluppatori di AI è cinese. Questo ha portato la Cina a registrare nel 2024 il 70% dei brevetti Hi-Tech del mondo.

Industria

Le aziende cinesi "miste" investono soprattutto in R&S nel campo dei modelli (chatGPT, Deep seek, ecc.) mentre lo stato, attraverso Huawei, investe nello sviluppo dei chip e del software relativo ad essi.

domenica 5 ottobre 2025

CUI PRODEST

Mezz'ora fermi solo a questo incrocio, se mi credete...
Ho in canna un pezzo sulla moneta, ma siccome questo è un diario on-line e mi è successa una cosa, che peraltro ci azzecca con la cronaca e con lo scorso post, ve la racconto e vi invito a una riflessione.

Posso farlo, perché in questo stesso sito ci sono infinite testimonianze in ormai diciassette anni di quale sia la mia posizione riguardo alla questione palestinese; per chi ha voglia di approfondire ci sono i tag Israele e Palestina, per gli altri la riassumo così: per me il diritto di esistere di Israele è poco più di una pecetta ideologica appiccicata sopra l'esigenza dell'Occidente di mantenere un presidio coloniale in una regione cruciale finché dura la civiltà del petrolio, altrimenti se proprio glielo si doveva concedere (a risarcimento dell'Olocausto, questo dice la bugia ufficiale) doveva essere a patto di restarsene buoni buoni nei confini dei trattati, non succedendo la qual cosa doveva essere la comunità internazionale ad imporgliela e in mancanza ogni iniziativa palestinese è da considerarsi Resistenza e non Terrorismo. Non credo si possa essere più espliciti.

Chi vive a Roma considera normale, quasi un prezzo da pagare per il privilegio di essere cittadino della Città eterna, immolare un paio d'ore in media al giorno della propria esistenza per raggiungere il luogo di lavoro e tornare a casa. Se lo "smart" working rispettasse la sua etichetta renziana (quindi accattivante ma menzognera, tra un po' l'aggettivo entra nel dizionario) sarebbe stata una cosa "intelligente" che tutti i datori di lavoro avessero disposto, in vista di un blocco delle strade, la sua adozione in tutti i casi in cui la cosa era praticamente possibile. Invece venerdì scorso nemmeno uscire dall'ufficio in permesso (cioè a proprie spese) alle 15.30 poteva salvare dai guai temuti. Io, che conosco la città come le mie tasche e trovo sempre una scorciatoia per risparmiare tempo, uscendo a quell'ora sono tornato a casa alle sette, e sono uno di quelli a cui è andata meglio: a Roma, se blocchi la tangenziale est, blocchi subito tutto il quadrante e pian piano tutta la città. Perché ad ogni incrocio di una strada totalmente intasata con una che ancora scorre c'è un deficiente come quello in immagine che si piazza in mezzo e intasa la strada che scorreva, eccetera eccetera.

Con questo non voglio lamentare una violenza subita, anche se tale é stata e da decine di migliaia di persone tutte assieme e questo come giustificazione basterebbe. No, voglio sottoporvi una riflessione. Se uno protesta un po' di fastidio lo deve dare se no che protesta sarebbe. Ai miei tempi, ogni scusa era buona per fare sciopero e non entrare al liceo, intasando la prospiciente via Possidonea per la gioia degli automobilisti in transito. Ma noi avevamo uno scopo: fare "filone". E infatti dopo un po' sciamavamo ciascuno verso la propria occupazione alternativa (la mia erano interminabili tornei di ping pong all'Orchidea). Seriamente, i ferrovieri che fanno sciopero bloccando il traffico dei treni hanno uno scopo: mostrare agli utenti imbufaliti la loro importanza e il fatto che sono stati costretti a protestare per fare ascoltare le loro istanze. Idem per qualsiasi altro servizio, e tu utente danneggiato sei indotto a una riflessione, a metterti in qualche modo nei panni degli scioperanti, perché un giorno potrebbe toccare a te dover fare come loro e vorresti che i tuoi utenti ti capissero. Il diritto di sciopero è una cosa seria, e toccarlo al di fuori di leggi rigorose è sempre una operazione discutibile, anche quando non la compie Salvini pensate un po'.

Ma uno sciopero pro-Pal somiglia più agli scioperi nostri a scuola che a quelli legittimi delle categorie danneggiate e inascoltate. Quale sarà il suo scopo indiretto, visto che direttamente ai palestinesi gli rimbalza? Forse, tentare una trasfusione di consensi all'esangue centrosinistra, per una volta che ha un buon pretesto per dare fastidio al governo di centrodestra? Può darsi, e sarebbe ancora un tentativo legittimo per quanto inutile: col centrosinistra al governo non finirebbe l'ambiguità di coniugare lo storico sostegno alla causa palestinese con l'altrettanto storica retorica filoebraica (ma la Segre sta bene? com'è che non la intervistano più?), così come non è finita col centrodestra (ma i fasci non erano filopalestinesi? che ci fanno pappa e ciccia con Israele e i suoi mandanti americani?). Può darsi, ma il blocco stradale che c'entra?

Secondo voi, ve la butto lì una domanda, c'è stato uno, uno solo, dei romani bloccati per ore nel traffico (e idem per i guai nelle altre città a cominciare da Milano), con la giornata rovinata sia che fosse tempo libero che lavoro, che facendo uno sforzo ha potuto comprendere le ragioni dei manifestanti? uno solo, conquistato alla causa palestinese?

Al massimo, è aumentato il consenso alla ignobile soluzione "di pace" con Donald Trump e Tony "lui è peggio di me" Blair al timone, che tanto somiglia alle paci imposte agli indiani d'America confinandoli nelle riserve dopo averli sterminati. Bella mossa, pro-Pal dei miei...

domenica 10 agosto 2025

HIC SALTA

Il modo di dire, che forse se lo ricorda solo chi ha l'età mia e ha fatto le scuole in un certo modo, eoni prima delle nefaste prove Invalsi, è tratto da una favola di Esopo in cui un atleta sborone sosteneva di essere stato capace di saltare da una gamba all'altra del Colosso erto all'ingresso del porto di Rodi, ma gli veniva risposto "hic Rhodus hic salta", qui è Rodi qui salta, ovvero dimostra adesso coi fatti quello che dici di valere.

Mi è venuto in mente, anche se non c'entrava nulla, mentre saltavo dalla barca nella finta baia di San Giorgio, ma questa ve la spiego dopo. Gli è che mi concedo, una delle rare volte, un post leggero, la condivisione di un paio di riflessioni di viaggio, prima di riprendere con i miei post di argomento serio e tono incacchiato. Rodi, chi ci era stato venti o anche dieci anni fa me l'ha raccontata come bellissima, per cui attribuisco le mie impressioni a una deriva recente. E sono:

  • un posto pieno zeppo di turisti quasi tutti italiani e di locali tutti uguali per fare mangiare quasi sempre le stesse cose o bere idem o noleggiare auto o moto o farsi mangiare la pelle morta dei piedi da pesciolini o stonarsi di musica assordante e di alcol magari davanti a una nuda che balla - l'ho scritto senza punteggiatura perché rende meglio l'idea non perché mi atteggio a Saramago;
  • un posto dove tutto quanto sopra costa come in Italia (e mica so fessi, questi che ti dicono una faccia una razza mentre ti abbracciano, campano di questo e i fessi siamo noi);
  • un posto dove se possono ti danno la sòla, come diciamo a Roma, e qui veniamo alla spiegazione promessa qualche riga indietro.

Un'escursione in una settimana ce la vogliamo permettere? e permettiamocela! La migliore: verso la coloratissima isola di Simi, ultimo avamposto dell'Unione Europea così vicina alla costa turca che l'operatore telefonico ti fa pagare il roaming. Ma come scegliere tra decine di offerte in ogni angolo di strada e spiaggia? Barca lenta veloce o velocissima, con sosta e bagno nella impareggiabile baia di St. George raggiungibile solo via mare o senza, con passaggio davanti al monastero di nonmiricordochi dall'altra parte dell'isola o senza, con due o tre ore di sosta nell'abitato principale? Dei venditori prescelti, una coppia, il marito aveva provato a dirci, in un italiano incomprensibile, che in quella baia le barche grandi non possono entrarci quindi tanto valeva scegliere una combinazione che non prevedeva il tuffo, ma la moglie, in un italiano perfetto, con un gesto che dava ad intendere non ascoltate quel poveretto qua la baracca la porto avanti io, ci ha venduto il tour completo. Quando abbiamo realizzato che quel mucchio di sassi lungo venti metri dove avevano attraccato era solo adiacente alla bellissima baia promessa, che da li peraltro manco si vedeva, eravamo tutti già in acqua a sbollire la rabbia assieme al calore accumulato nella traversata. Io, pensando, più che al cavaliere Antonio Trevi che vendeva a un turista americano la fontana di famiglia, alla settimana bianca organizzata fuori stagione dal fido Filini per l'ufficio sinistri al completo. Vadi lei, Fantocci!

Ah, e a parte un paio di calette deliziose e una spiaggia che appare solo in bassa marea a separare la parte con le onde a quella col solo vento peraltro fortissimo e quindi piena zeppa di vari tipi di surfisti, niente che sia all'altezza delle coste sicule sarde o della jonica reggina. Della serie "n'atra vota, statti aa casa!".

venerdì 18 aprile 2025

DOPO IL LICEO CHE POTEVO FAR

Martedi 15 aprile scorso il mio vecchio liceo mi ha onorato di ospitarmi ad un evento diciamo così commemorativo dei vari tentativi di giornalino scolastico che vi si sono svolti negli anni, di cui l'Editoriale Studentesco dei miei tempi fu uno dei primi.

L'iniziativa è accompagnata dalla pubblicazione su un sito, questo Vinci's papers, delle copie scannerizzate che i ragazzi sono riusciti a reperire, con l'aiuto di alcuni di noi (ma non mio: le avrò smarrite in uno dei miei cento traslochi). E la volontà di non spoilerare, unita alla consapevolezza di essere di fronte a un evento "interno", in cui tutti gli interessati alla partecipazione già aderivano, mi ha indotto a parlarne su queste pagine solo dopo. Ma anche a questi patti, e a cose fatte, sento il bisogno di farlo, per sottolinearne la meritorietà, in primis dei ragazzi e degli insegnanti che li hanno affiancati.

Non sono potuto intervenire in presenza, ma oggigiorno la cosa è ordinariamente bypassabile. Mi hanno chiesto conto in particolare di un mio articolo sugli scrittori meridionalisti, che in quel periodo scoprii grazie all'astuzia di un'altra insegnante, la professoressa Quattrone Ferro (mi hanno detto che è ancora in vita - magari la rivado a cercare, come feci nel 1999 in - occasione dell'uscita di Chi c'è c'è - e la cosa non è più vera nemmeno per tutta la nostra classe), che al tempo trovò il modo di avvicinare alla lettura degli adolescenti zucconi e sfaccendati (peraltro, come tutti gli adolescenti di ogni epoca, secondo gli adulti di ogni epoca). La domanda mi ha dato l'occasione di sottolineare una cosa forse risaputa ma a cui spesso non si bada tanto: a scuola, come poi nella vita, uno dei fattori che contano di più è la fortuna di incontrare le persone giuste (nella fattispecie, gli insegnanti giusti) al momento giusto, ovviamente unita alla bravura di saperla riconoscere. E magari è una professoressa di italiano, a spingerti nella direzione opposta rispetto a quella che ti aspettavi essendoti iscritto allo Scientifico, ma capita benissimo che uno che si iscrive al classico venga invogliato a diventare un matematico, per dire. Avrei voluto dirgliela bene, sta cosa, ai ragazzi, anche per fare indirettamente un complimento ai professori presenti, ma noi invitati avevamo cinque minuti a testa e verso la fine siamo anche stati invitati a una maggiore sintesi, perciò gliela scrivo qui e poi gli mando il link.

E che mi trovo, dico loro un altro paio di cose che avevo in canna e gli ho solo accennato:

  • oltre alla fortuna, conta che una volta che hai capito cosa sei poi non te lo scordi mai di esserlo: io, ad esempio, ho studiato comunicazione quando ancora non c'era la facoltà, e mi sono trovato a fare il comunicatore per mestiere dopo decenni, quando oramai non me l'aspettavo più, proprio perché dentro non avevo mai smesso di esserlo - l'episodio è significativo: credendo di partecipare a un colloquio selettivo, capitai invece nel bel mezzo di una riunione operativa per il varo di un sito Internet, e da comunicatore cercai di dire cose sensate, evidentemente riuscendoci al punto che, scoperto l'equivoco, mi fu detto che il colloquio era superato;
  • oltre alla fortuna e all'essere se stessi, conta il modo con cui ti approcci alla narrazione della realtà: meglio uno strafalcione, meglio rischiare di essere "iscritto tra i complottisti", che accettare supinamente i fatti per come ti vengono raccontati - e più il racconto è monocorde, più il dissenso è nascosto o peggio ancora perseguitato, più vi si deve accendere una lampadina nel culo a farvelo muovere per andare a cercare i racconti alternativi: solo così alla fine avrà senso che la vostra voce esista, e avrete la possibilità di esercitare l'arte di raccontare (notizie o storie poco importa) e non il mestiere che tanto oramai non ci campa più quasi nessuno e tra un po' le macchine faranno al posto vostro. D'altronde, come peraltro è emerso dagli interventi di molti, quei ragazzi di decenni fa, con la loro iniziativa editoriale, questo volevano fare: dire le cose dal loro punto di vista, sottraendosi ai luoghi comuni che pretendevano di incasellarli da direzioni opposte.

Vi lascio, in omaggio al taglio dei ciclostile di cui parliamo (in cui spesso si parlava anche di musica), con la canzone da cui ho preso a prestito il titolo, che poi è proprio di quell'epoca li. Grazie, compagni di liceo vecchi e nuovi.

P.S. (ma davvero): mio nonno me lo diceva sempre "stai attento che a forza di dire fesserie finisci sui giornali..." Eccomi qua, nome e cognome.

sabato 11 gennaio 2025

UNA STATISTA DELLA DIXAN

Un vecchio personaggio di Frassica, quando aveva da suffragare le proprie opinioni ad minkiam, citava una statistica della Doxa con lo strafalcione che uso come titolo. Non a caso: si tratta di una cialtronata, ma il frate di Scasazza era un cialtrone simpatico ed esilarante che edificò quasi una lingua tutta sua, i cialtroni di oggi usano la statistica a pene di segugio per edificare il mondo distopico in cui vivranno i nostri figli. Vengo a dimostrarlo.

Il paradigma è sempre lo stesso: (1) si prende un grafico che visto nel suo insieme mostrerebbe una tendenza ics di lungo periodo, magari non significativa o significativa in un verso che non ci fa comodo, (2) se ne estrae un piccolo tratto che rispetto al tutto va in controtendenza, quindi va in un verso che ci fa comodo e ci consente di affermare una tesi, (3) lo si ingrandisce, e si mostra solo quello, estrapolandone conseguenze quindi arbitrarie e non scientifiche, facendone il centro di una propaganda talmente pervasiva (Goebbels diceva più o meno che qualsiasi menzogna a forza di ripeterla diventa verità) da diventare luogo comune, cioè fatto dato per accertato e non più argomentabile.

Ecco com'è che il cambiamento climatico è diventato un intercalare. Anche chi tenta di fare un'analisi più approfondita, come ad esempio ricordando i tagli alla vigilanza antincendio della sindaca di Los Angeles, sente il dovere di schiaffare le due paroline magiche nel suo discorso, anche perché sa che essendo oramai assurte a verità vera per l'emisfero destro (per cui la parte è uguale al tutto) conferisce valore di verità a tutta la sua esposizione. Invece, è inutile ricordare che nella storia dell'umanità (figurarsi del pianeta) è pieno zeppo così di periodi di crescita o calo delle temperature, del tutto indipendenti dall'andamento dell'impronta antropica che si vorrebbe come unica causa. Che poi anche se fosse, e non è, non sarebbe comunque da attribuire alla componente dovuta ai "ricchi occidentali" (che sono relativamente pochi, e si comportano molto "meglio" che nei decenni scorsi) quanto invece alla esportazione del loro modello di sviluppo a fasce di popolazione mondiale ben più numerosa. E anche se fosse, e non è, non sarebbe risolvibile cercando semplicemente di agire su questa variabile, che il clima è troppo complesso per i dottor Stranamore di ieri e di oggi.

Anche con la pandemia, fecero la stessa cosa: l'andamento dei contagi e dei decessi, visto da abbastanza lontano, non è stato che una mera increspatura di un grafico che per fortuna, dati gli innegabili progressi nella medicina e vorrei dire soprattutto nell'igiene, è in calo, che sarebbe più netto se quei progressi riguardassero tutte le zone del mondo (e se vogliamo togliere dal discorso il terzo mondo, se non si fosse demolita la sanità pubblica nel primo e nel secondo, in ossequio al Dio Monetarismo che domina da cinquant'anni). Invece fu manomettendo quella increspatura fino a farne il cardine di un assioma che è stato possibile, facendo leva sulle paure più primordiali, sospendere le libertà individuali comprese quelle economiche e quelle intime (la fallimentare e criminale campagna di cosiddetta vaccinazione, come passerebbe alla Storia se ci fosse Giustizia), attuando di fatto un esperimento sociale che ha messo in mano ai potenti un'arma fine-di-mondo che non mancheranno di riutilizzare quando vorranno, e forse sarà persino presto (ipse dixit).

Con le mie scarse capacità grafiche, vi ho disegnato un diagramma. Di una semplificazione imbarazzante: dovete invece immaginarvelo tutto zigrinato fittamente al punto che i piccoli saliscendi si notino solo zoomando parecchio. Ma come esempio (anche se ne ho trovato di più semplici) va bene: se prendo un piccolo trend che mi fa comodo (2) di una tendenza di lungo termine che non mi fa comodo (1) e mostro solo quello ingrandendolo in modo da dare l'impressione che sia quella la tendenza di lungo termine (3), posso capovolgere la realtà. E se ho un controllo tale sul mainstream per ripetere a manetta la mia realtà capovolta, emarginando in modo sempre più efficace le voci dissonanti ("complottisti", "terrapiattisti"), posso far diventare luogo comune le mie menzogne. Il 2024 è stato l'anno più caldo di sempre, giusto? E se rottamo il mio diesel funzionante per mettere in circolazione, peraltro indebitandomi, altre due tonnellate tra lamiera plastica vetro e metalli rari per le batterie, ho fatto la mia parte per invertire la tendenza, giusto?

Se ci credete, sarete anche voi il perfetto cittadino 2.0, altrimenti sarete arruolati col sottoscritto tra i non allineati, e dovranno solo aspettare che la natura faccia il suo corso e ci tolga di mezzo: i nostri ragazzi ce li stanno plasmando così fin dalle elementari.

sabato 30 dicembre 2023

ZIBALDONCINO DI CAPODANNO

Qualche tempo fa che i lettori li contavo a centinaia ero uso ricorrentemente chiudere i miei post con alcuni "consigli" di lettura: d'altronde, la linea editoriale originaria di questo blog è proprio "mediare nel mare magno della controinformazione" per agevolare chi avesse meno voglia e tempo di me di spulciare il web per distinguere il grano dal loglio, e si fidasse di me come cernitore. Adesso che, forse essendo passato nella percezione dei più nella categoria dei "complottisti" per non aver aderito alla narrazione dominante di quel crimine mediatico e politico per cui se il tempo è galantuomo passerà alla storia l'operazione terroristica chiamata "pandemia", i lettori li conto a decine, mi accorgo che quell'abitudine l'ho diciamo così piuttosto allascata.

Siccome però siamo sotto feste, e magari qualcuno in questi giorni ha più tempo del solito, intendo salutare la fine del 2023 e l'inizio del nuovo anno, occasione come tutti sanno solo simbolica di un passaggio di consegne che nella realtà non esiste (esatto, come le costellazioni, nient'altro che proiezioni qui e ora di luce proveniente da oggetti enormemente distanti tra loro nello spazio e nel tempo), proprio con un piccolo zibaldone (come tutti gli adolescenti, adoravo Leopardi).

  • Markus su Comedonchisciotte traduce da Protect the harvest un articolo molto istruttivo sull'ambientalismo peloso che ci assedia, che inoltre dimostra un assunto che io ad esempio istintivamente avevo fatto mio al liceo, quando per meglio farmi i cavoli miei in classe mi piazzai al primo banco davanti alla cattedra: non esiste modo migliore di nascondersi che sotto gli occhi di tutti. Per cui il manipolo di autocrati che tira le fila della politica mondiale in questi decenni si riunisce in associazioni alla luce del sole, tanto se poi qualcuno li addita come covi antidemocratici c'è già pronto il fuoco di fila del mainstream, e il suo introiettamento nella mente dei più, ad iscriverlo al club dei complottisti...
  • Mattei su Marx21 ci ricorda tra l'altro che "l'economia è politica", che nel mondo ci sarebbero abbastanza risorse per sfamare tutti, e che l'austerità viene imposta per le ragioni opposte a quelle dichiarate. Considerare l'economia come una scienza esatta che pertanto sta al di sopra della politica ed è giusto venga sottratta al controllo democratico, invece, è esattamente la causa di tutti i nostri problemi da cinquanta anni per alcuni, e da trentacinque per tutti. Oltre che essere il fondamento logico di una costruzione antidemocratica come l'Unione Europea.
  • A proposito, Bagnai sul suo blog è sempre un piacere leggerlo, e qui dimostra quanto sopra partendo dall'occorrenza della quasi contemporanea dipartita di Delors e Schauble, due "padri fondatori" dell'UE che storicamente vengono ascritti a due concezioni opposte della stessa, mentre invece non sono che due facce della stessa medaglia, o meglio sarebbe dire patacca. Quasi ci si scorda che con la Lega è al governo da anni, con vari incarichi di una certa importanza, e che né la partnership con gli antieuristi cinquestelle, né quella con gli antieuristi meloniani sono stati sufficienti ad una netta presa di distanza da Bruxelles. Anche se in questi giorni, con la mancata ratifica del nefasto MES, qualcosina si è fatto (è poco, e temo sarà tutto, ma quel che è giusto concedere è giusto).
  • E a proposito di democrazia, Blondet riporta, nel silenzio del mainstream, le parole di Fukuyama, che per chi non se lo ricorda è quel filosofo neoconservatore che con la caduta del muro di Berlino e dell'impero sovietico teorizzò la "fine della Storia", con un'espressione che ebbe tanto successo da diventare modo di dire. Anche se poi si estrinsecò in tutt'altra direzione rispetto agli auspici, perché il mondo unipolare si rivelò ben peggiore di quello fondato sull'equilibrio delle superpotenze, anche proprio nel proliferare anzichenò di guerre e simili. Ragion per cui quando l'ineffabile oggi si azzarda a teorizzare la necessarietà della censura, qualche brividino lungo la schiena bisogna provarlo, e anche ascoltarlo.
  • Vi lascio con Cammerinesi e le sue "cronache dalla Pandemenza", pezzone che unisce i trattini tra le tematiche succitate e anche altre e che vi invito a leggere tutto e con attenzione, unendomi al suo augurio di tenere, a dispetto di tutto quello che stanno facendo per mettercelo in "off", il cervello in modalità "on", unico rimedio possibile alla deriva verso cui ci hanno imboccato.

Buon 2024 a tutti dal vostro affezionatissimo vicino di casa (anche se non tiro le ragnatele).

sabato 23 dicembre 2023

TANTI AUGURI DA NONNA CARMELA

Questo post parla delle dinamiche della comunicazione via social. Tutti avrete sentito parlare di gente, magari senza talento, che diventa "virale" su youtube o qualunque altra piattaforma a livello tale che si arricchisce e ne fa un mestiere, ma quasi nessuno ha potuto sperimentare come davvero funzionano questi meccanismi. Io adesso posso offrirvi un piccolo esempio.

Come vi ho già raccontato all'inizio del fenomeno, nel 2011 ho scritto (in doppia lingua, italiano e riggitano) un libro con le ricette di mia nonna, morta nel 2003 a 95 anni (sic!), devolvendo l'intero guadagno per costruire una scuola in Guinea Conakry, e creando un gruppo Facebook per sostenere l'iniziativa, che ha raggiunto qualche decina di iscritti e si è fermato lì. Nel 2017, a libro fuori catalogo, ho pubblicato su questo blog le ricette una a una e postando i link nel gruppo Facebook suddetto, senza quasi nessun riscontro. Poi, inspiegabilmente, qualche mese fa ho cominciato a ricevere richieste di iscrizione al gruppo, prima qualcuna, poi decine, poi centinaia ogni giorno. Mi sono subito stupito e ve l'ho raccontato, ma quando l'ho fatto il gruppo aveva raggiunto 264 membri, e mi sembravano tanti. Ora guardate bene l'immagine a sinistra, cliccate che si espande. Sono oltre 11mila. Senza che io abbia mai fatto niente di niente a livello di promozione. E senza che io ci guadagni nemmeno un centesimo (volutamente, sia su FB che su questo blog, evito accuratamente ogni strumento che dia un seppur minimo rientro monetario).

Forse proprio anche grazie a questa mia inattività (mi sono limitato a ripostare qualche ricetta in evidenza, aderendo a numerose richieste di nuovi membri che, essendo le stesse sepolte indietro negli anni, non le trovavano), la curva da iperbolica che era divenuta si è ora attenuata, e quella delle richieste di iscrizione è divenuta decisamente parabolica: da centinaia di nuovi membri al giorno, a decine, a unità. Al punto che forse possiamo ricavarne un teorema: chiunque può avere subitaneo successo in questo mondo "virtuale", ma se non lo cavalca con sapienza e determinazione quello scema. Ma gli undicimila e rotti restano, qualcuno di loro ha cominciato a pubblicare le sue, di ricette, e va benissimo (sto invece bannando chi è entrato con scopi commerciali di qualsiasi natura, specie extraculinaria). Pertanto si meritano un saluto speciale.

Non sono certo originale nel dire che il Natale era un'altra cosa quando c'erano le famiglie allargate (e lo è ancora dove ancora ci sono). Per me bambino, il fischio d'inizio era quando nonno Luigi si presentava a casa (poi, nella casa più grande di zio Angelino) il 24 mattina con il lievito per fare i crispeddhi (pastella fritta che ha un nome diverso in tutta Italia, che da noi si mangiano a Natale e si fanno ripiene di alici o ricoperte di zucchero). La festa durava tre giorni, gli ultimi eroi si facevano anche il pranzo del 26, con una formazione variabile che aveva come membri fissi gli zii padroni di casa, noi bambini, e appunto i nonni, ma a rotazione ospitava alcune decine di persone. Ogni donna preparava qualcosa che sarebbe bastata per tutti, ragion per cui la quantità di cibarie a disposizione era impressionante. E tra di esse, non mancavano mai i carcioffuli chini, una prelibatezza di preparazione così difficile che non ho mai tentato di affrontare, su cui si svolgeva una piccola guerra a chi li faceva più buoni. E senza offesa per nessuno, vinceva sempre nonna Carmela.

Ecco, il Natale era quello, è quello. Per cui celebro il piccolo miracolo per cui una vecchina morta da vent'anni può raccogliere 11mila followers, per fare a ciascuno di loro, a ciascuno di voi che ha letto fin qui, tanti auguri da parte sua. Bon Natali, figghioli! E mbuccativi n'atra carcioffula, chi non mangiastuvu nenti!....

sabato 16 dicembre 2023

LE BUFALE DEL PADRONE 2 - I FEMMINICIDI

Viviamo un'epoca in cui l''attenzione formale a certi fenomeni è inversamente proporzionale alla concreta attuazione di misure che magari potrebbero davvero attenuarli. Un clamoroso esempio è tutta la manfrina sull'identità di genere e il linguaggio politicamente corretto, e il suo di cui chiamato femminicidio. Se n'è accorto persino un blogger ("de sinistra") molto più seguito di me, che è in atto una smaccata operazione mediatica che ha altri obiettivi rispetto alla soluzione del problema di cui sembra occuparsi, e stiamo parlando di uno che la stessissima cosa non solo per la pandemia non l'ha rilevata, ma ha contribuito ad affermarla perculando i dissidenti.

Provo a metterla in piano. Il concetto di "maschile" è "femminile" si è formato in milioni di anni di evoluzione, a partire da differenze fisiche per finire in categorie sociali passando per caratteristiche neurologiche e psicologiche. Negarlo significa negare l'esistenza del nero e del bianco. Ma ammettere il nero e il bianco non significa dimenticare che nella realtà è difficile trovarli, dato che essa non è che una variegatissima scala di grigi, significa non privarsi della possibilità stessa di indagare sui grigi quindi sulla realtà. Ognuno di noi è un mix di maschio e femmina, e nemmeno lo stesso mix in tutta la vita e in tutte le situazioni, e questo basterebbe ad esaurire ogni discussione oziosa su LGBTQ+ e chissà quante altre belle letterine: ognuno è quello che è, è libero di sceglierlo, e non deve essere discriminato per quello che è. Ma nemmeno deve pretendere di imporre la propria ideologia a chi, ad esempio, vuole ancora mettere il nastro rosa davanti alla porta quando gli nasce una femminuccia. No, non è una battuta: hanno già vietato l'utilizzo del rosa e del celeste nelle immagini sui siti istituzionali.

Ma torniamo in tema. Non sto certo dicendo che non abbiamo il diritto e il dovere di mitigare con la cultura quelle pulsioni che ci vengono da milioni di anni di evoluzione: infatti, ben venga lo sport invece della guerra, urlare ai concerti invece che attorno al palo dove stiamo torturando il prigioniero, il gioco dell'amore e del sesso invece che l'appropriazione brutale della donna per essere certi di perpetuare il proprio patrimonio genetico dopo l'affermazione (sempre per ragioni oggettive: la scarsità di territorio e risorse che trasformano gli umani da cacciatori/raccoglitori/nomadi in allevatori/agricoltori/stanziali) del patriarcato. Sto dicendo che quando i cambiamenti culturali accelerano troppo, è da attendersi che siano in molti i singoli per cui si attiva un conflitto interiore difficile da gestire, con conseguenze imprevedibili. In questi casi, pretendere di imporre quei cambiamenti per legge (fino alla ridicola e inutile declinazione linguistica della cosa) non può che peggiorare le cose. Ignorare o dimenticare ciò, fa si che rinunciamo ad agire sull'unico piano che può dare risultati: l'educazione del singolo alla fortezza e all'equilibrio, l'introiezione del concetto filosofico (basilare in una società individualista) che ciascuno di noi è solo e nessuno di noi possiede nessuno mai, al massimo ci percorre un tratto di strada più o meno lungo assieme. Il pensiero "senza di te non posso vivere, la vita non ha senso" è il padre di ogni violenza, non il "patriarcato" che non solo non c'è più, ma che è proprio per non esserci più che disorienta i più deboli e meno strutturati eticamente di noi.

L'immagine simbolo della rubrica "Le bufale del padrone"

E allora perché si blatera di patriarcato e altre categorie sociologiche a due lire, perché si legifera sulla lingua (una cosa che non ha mai funzionato nella storia: la lingua ha la sua evoluzione i suoi tempi e i suoi meccanismi, e l'imposizione per legge non è tra questi), perché si propone di nuove miracolose lezioni scolastiche apposite (e magari nemmeno tanto): perché costa poco o nulla, ed è tanto facile quanto impossibile da misurare per efficacia. Molto più difficile e costoso attivare meccanismi per cui gli individui con problemi vengano identificati per tempo e aiutati ad impedirgli di fare del male a se stessi e agli altri. Bisognerebbe, infatti, andare ad intaccare un sistema di valori diffuso, fabbricato appositamente per neutralizzare il suffragio popolare rimbecillendo gli elettori, in decenni di azione comunicativa concentrica, prima eminentemente televisiva poi ancora televisiva (non c'è programma in cui tali valori non siano propagati, dai talent ai reality passando per Uomini e donne e affini) ma ulteriormente potenziata tramite gli smartphone. Di questo sistema, le donne sono complici dal momento in cui iniziano ad aderire al modello, e sono ancora preadolescenti purtroppo. Gli islamici si accorgono, di questa nostra contraddizione, ma a noi fa comodo rilevare in cosa è il loro sistema di valori ad essere sessista, non in cosa lo è il nostro.

Così, anziché cominciare a demolire questo sistema di valori aberrante, col tempo e la fatica che ci vuole, si individuano (uso ironicamente il femminile dispregiativo) "soluzionesse" a due lire, e si pompano "statistichesse" da nemmeno 18 all'esame di Statistica all'università. No, non ci sono più femminicidi oggi che nel passato, semmai ce ne sono di meno. E no, non c'è più violenza sulle donne rispetto a decenni o secoli fa, ce n'è molto di meno. Certo, si può e si deve ancora migliorare, ma partendo dalla realtà non dalla sua mistificazione strumentale a chissà quale obiettivo di medio-lungo termine del Potere, e agendo sulla realtà non imbellettandola di fuffa.

venerdì 22 settembre 2023

APRIRE UN BLOG DI RICETTE

"Come fare i soldi facili" è un argomento così attraente che prima che l'oggetto di infinite mail di spam, e di una miriade di spazi web di ogni tipo, era in sostanza nel titolo di una marea di libri più o meno economici (e più o meno ciarlatani: se conosci il metodo per fare i soldi perché non li hai fatti tu e tenti invece di raccattarne un po' cercando di vendermi sto libro?) messi peraltro bene in vista anche dalle librerie più serie, perché vendevano molto di più della media dei romanzieri. Quello che vi sto per raccontare è la ragione per cui, se io oggi dovessi dare un consiglio, darei quello che ho messo per titolo a questo post.

Come sa chi mi segue, ho pubblicato tre libri, due di narrativa nel 1999 e nel 2019, e uno di ricette nel 2011. Manco a dirlo, quest'ultima impresa è stata l'unica con un utile, e meno male, perché l'intenzione fin da prima era di destinarlo ad altri: l'iniziativa ebbe origine in seno a "Fondazione Salsajazz", nata per indirizzare verso alcune adozioni a distanza (tramite a conoscenze dirette in una associazione che operava in Guinea Conakry) il giro di denaro che si originava nelle centinaia di feste di compleanno di un gruppo di salseri foltissimo, anziché buttare soldi in regali inutili. Quando la salsa cominciò a passare un po' di moda, e quel gruppo come spesso accade superò il vertice della parabola iniziando a calare di consistenza numerica e compattezza, gli stessi ragazzi dell'associazione ci proposero, se ne avessimo avuto modo e possibilità, di passare dalle singole adozioni alla costruzione di una scuola in loco. Serviva solo qualcosa per darci quella possibilità.

Mia nonna Carmela era una cuoca fantastica, almeno per noi nipoti. Come molte, concedo. Ma quando io lasciai Reggio Calabria per lavoro, non volendo fare "la fine" di quasi tutti gli studenti fuorisede (se va bene, pasta e tonno), presi a telefonarle per farmi dire come si cucinavano i suoi piatti, facendo pratica sia come "cuoco" che nel mio dialetto riggitano (che le nonne di una volta usavano di default). Mi piaceva tanto percepire la sua soddisfazione, che la chiamavo anche quando la ricetta me la ricordavo benissimo, e poi magari la richiamavo per farle ascoltare in diretta l'apprezzamento dei miei eventuali ospiti. Quando morì, a 95 anni e avendo cucinato fin quasi alla fine, scoprii che sua figlia, la mia amata zia "signorina", essendole stato sempre impedito dalla madre ogni accesso in cucina, negli ultimi tempi si era fatta dettare alcune ricette appuntandole in un quaderno. Appena visto il quale, lo chiesi in prestito e buttai giù di volata il libro di ricette di che trattasi, unendo i testi in italiano alle traduzioni in riggitano che venivano dalla mia memoria. Per realizzare il libro, mi serviva solo l'aiuto di un amico cuoco che preparasse i piatti magari presentandoli decentemente e fotografandoli, visto che per la parte grafica della pubblicazione e per la ricerca della casa editrice bastava la mia esperienza professionale. Il gioco era fatto. E l'operazione ebbe grande successo, la scuola dovrebbe essere ancora lì a testimoniarlo.

Quando ogni copia fu venduta, ho preso a pubblicare le singole ricette su questo blog, sotto l'apposito tag, mettendo i link ai post, oltre che nel gruppo Facebook di questo blog stesso, anche in un gruppo appositamente creato per il libro di ricette. Come sapete, il blog non ha scopo di lucro, non c'è nemmeno un bannerino di adsense, lo faccio solo per sfogare la mia grafomania con chi ha la bontà di seguirmi. D'altronde, se anche il banner ci fosse, col mio numero di contatti medi giornalieri, peraltro in continuo calo, non ci farei nemmeno un caffè, e va bene così (per il lavoro che faccio, peraltro, ogni attività extralavorativa remunerata dovrebbe essere autorizzata: meglio evitare del tutto). Ma il gruppo del libro di ricette, a distanza di oltre sei anni dalla ultima pubblicazione di una ricetta, e a distanza di dodici dall'edizione del libro, continua a raccogliere ogni giorno nuove adesioni. Ecco il perché del mio consiglio iniziale: è vero che ce ne sono già tanti, ma evidentemente il mercato è ben lungi dall'essere saturo, per cui se volete fare un po' di soldini col web, lasciate perdere il porno, che non tira più (sic), aprite un sito di ricette e pubblicizzatelo sui social. A me invece come remunerazione basta il pensiero che, se è vero che uno vive fino a quando un vivo se ne ricorda, allora la mia amata nonna è ancora viva vent'anni dopo il decesso anagrafico, vi guarda dalla testatina del gruppo e vi detta le sue semplicissime ricette.

Vi saluto con tre avvertenze ai membri del gruppo:

  1. se vi molestano i continui saluti ai nuovi membri, credo ci sia il modo di silenziare le notifiche;
  2. se volete le ricette, le trovate come post singoli scrollando nel gruppo stesso fino a giugno 2017 e indietro, oppure a questo link (abbiate pazienza, dalla seconda pagina in poi: andate in fondo e cliccate su "post più vecchi");
  3. se vi interessa l'aspetto culturale, ogni ricetta oltre che in italiano è scritta nella mia particolare (e al suo interno rigorosa) translitterazione del dialetto reggino, che poi usai per i dialoghi tra alcuni personaggi di Sushi marina.

venerdì 1 settembre 2023

60 E NON PIU' 60

Prendo in prestito il passaggio delle sacre scritture che dava benzina ai millenaristi per le loro frescacce, cambiando solo il numero, per raccontarvi una storia. Così poco originale da permettere a ciascuno di voi di adattarla al proprio vissuto. con qualche personalizzazione.

C'era una volta un diciassettenne con la testa piena di parole che in parte traduceva in poesie (come moltissimi a quell'età, passata la quale scrivono poesie solo i poeti e i cretini, come diceva De Andrè citando Croce), in parte usava per intortarla alle ragazze (di allora: mica era facile convincerle a concederti qualcosa che almeno in parte tacitasse i tuoi ormoni in ebollizione) e filosofeggiare a due lire con gli amici. La scena di cui si tratta si svolge dentro la panda 30 (quella coi sedili ad amaca e il motore della 126) dell'unico della truppa che avesse già una macchina. I cinque riflettevano a voce alta sul fatto che a giorni avrebbero fatto gli esami di Stato e poi chissà se si sarebbero visti più, in ogni caso quel quinquennio di liceo era passato. Il nostro eroe, approfittando di un attimo di silenzio, se ne uscì con una frase dal tono accorato: "simu 'i passaggiu", e non credo occorra tradurla. Gli altri, presi in contropiede dalla incongrua serietà dell'espressione di austera saggezza, tacquero tutti, per qualche secondo di totale silenzio e serietà che allora sembrò un'eternità. Poi uno dei quattro lo prese dal gomito e glielo spinse via, accompagnando l'inequivocabile gesto (quello del "ma mi faccia il piacere!" di Totò all'onorevole Trombetta, per capirci) con un sonoro "ma vafantoculu!", anche questo non necessario di traduzione, seguito da spintoni e perculamenti collettivi. Che ancora continuano, a oltre quarant'anni di distanza, ogni volta che uno della truppa (in parte i nostri sono ancora amici e si vedono ricorrentemente) rievoca l'episodio.

Quel diciassettenne infatti un paio di giorni fa ha compiuto sessant'anni, ed è l'ultimo della compagnia ad aver raggiunto questo traguardo. E (come disse Totti il giorno del ritiro dal calcio? "pensavo di morire prima") a stento ci crede. La sua frase di allora era incongrua ma ovviamente corretta, e a 60 anni la cosa si tocca con mano: se a 50 anni ancora potevi pensare, sia pure con molto ottimismo, di essere "nel mezzo del cammin di nostra vita" e di averne davanti altri 50, adesso semplicemente non puoi più, e l'orizzonte davanti a te inizia a mostrare con evidenza quanto sia corto. E tu oscilli tra due meravigliose canzoni di Vecchioni: Sogna ragazzo sogna ("la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire") e La viola d'inverno (che in modo strano per me si intreccia con un altro capolavoro del cantautore partenomilanese: Figlia).

Di quella classe, un paio se ne sono andati troppo presto, alcuni chissà dove sono finiti, ma molti ancora si sentono e un gruppetto, come detto, ogni tanto si vedono. Come è normale, hanno passato tutti i loro guai, chi piccoli chi grossi chi enormemente indicibili, ma si sono continuati a voler bene, spesso aiutati o sostenuti l'un l'altro, talvolta concretamente. Ma sempre, sempre, ogni volta che si ritrovano, non sono dei sessantenni a incontrarsi e relazionarsi, ma dei diciassettenni con fattezze strane per quell'età. "Sweet dreams are made of this..."

giovedì 24 agosto 2023

LA PAURA COME STRUMENTO DI COMANDO

Abbiamo paura per ragioni evoluzionistiche che risalgono al primo organismo pluricellulare dotato di un insieme di cellule cerebrali, forse, sicuramente al cervello "dell'insetto" che magari sta sotto a quello "del rettile": siccome non averne aumenta la probabilità di morire prima di potersi riprodurre, siamo tutti discendenti di animali cui avere paura ha salvato la vita, ed ereditiamo tale caratteristica da così lontano e profondo che è impossibile eradicarla. Ma ciò vale per altri cosiddetti "istinti" primari: la riproduzione, la fame e la sete, il liberarsi delle scorie nocive. Di questi ultimi, però, è considerato buono e giusto, anzi carattere distintivo dell'essere umani cioè "superiori", gestirli attraverso il cervello "esterno", la mente logica (in altri termini "educarsi"), in modo che non si vada in giro liberamente ad accoppiarsi, orinare e defecare, e mangiare a crepapanza finché c'è del cibo disponibile, per la paura accade l'opposto: forse perché è il presupposto del Potere, essa viene coltivata e anzi stuzzicata in modo che paralizzi o renda obbedienti. Laddove invece un suo passaggio attraverso la mente logica ci direbbe che essa va governata, cioè ascoltata nella misura in cui serve davvero a salvarsi ma gestita quando supera questa misura.

Quello che è accaduto, sempre con qualsiasi guerra e con qualsiasi forma di terrorismo si siano inventati (in Italia nei decenni scorso, la cosiddetta Strategia della tensione; nel mondo post guerra fredda, il Terrorismo islamico e la farsa dell'11 settembre), di recente con la cosiddetta Pandemia, e sta accadendo adesso con il cosiddetto Cambiamento climatico, è perfettamente nella traccia di questo paradigma: il Potere sfrutta l'istintiva paura dei sudditi per guidarli come greggi dentro agli steccati. Avrete certamente notato come sempre più spesso per qualunque cosa facciate vi appare da qualche parte il relativo impatto in CO2? Sembra una cosa figa, ciascuno di noi vuole salvare l'ambiente ci mancherebbe, però il green pass l'avete accantonato, si, ma intanto avete imparato che esiste come si usa e cosa comporta, è un attimo reintrodurlo come una sorta di patente a punti carbon-neutral, solo che lo faranno per gradi, per dare modo alla rana di bollire senza accorgersene, e nel frattempo terrorizzarla con uno stillicidio di notizie quotidiano: ogni giornata calda è "allarme rosso per temperature estreme" (mi è arrivata mo' mo' una notifica così dall'app meteo sul telefonino, vi giuro), ogni temporale estivo una "bomba d'acqua", e tutto e il contrario di tutto è colpa del cambiamento climatico antropogenico. Potete giocarvi i cabbasisi che nel giro di qualche anno tutte le nostre libertà personali elementari saranno subordinate al punteggio disponibile sul certificato verde, sotto a un certo livello del quale sarà impossibile vivere: vedremo (facendo parte del novero, purtroppo) milioni di vecchi con una pensione da fame reclusi in case che avranno dovuto svendere mantenendo la nuda proprietà a fondi immobiliari non avendo i soldi per ristrutturarle secondo i criteri imposti dal Tiranno/UE (i più fortunati, gli altri in affitto o peggio). E, nella vulgata ufficiale, sarà persino colpa loro, ambientovori che non sono stati altro per tutta la vita, boomer di merda. Paura per paura, abbiate paura di questo scenario, e paura per paura, usate la vostra paura per fare tutto quello che potete per evitarlo, finché ve lo faranno fare. Farete lo stesso la stessa fine, forse, ma con la parziale consolazione che almeno ci avrete provato.

A suggerirmi questa tematica tutt'altro che agostana è stato questo post di Fulvio Grimaldi, che vi invito a leggere. Assieme, visto che mi trovo, ad altri interessanti spunti di approfondimento:

  • Halak su Comedonchisciotte, su come viene instaurato e governato questo meccanismo liberticida;
  • ancora su Comedonchisciotte, un redazionale su come viene attuato il cambio di paradigma nelle scuole (a formare schiavi, non cittadini pensanti, abituati fin da piccoli ad essere quantitativamente valutati: avete mai provato a fare un test Invalsi di prima media? provateci...);
  • Koenig sempre su Comedonchisciotte, su come sia deducibile un piano criminale dietro il "cambiamento climatico";
  • Clauser, premio Nobel per la fisica, su La verità smonta il teorema (ha ragione o torto? basterebbe poterne parlare dati alla mano. Invece ora si usa etichettare chi sostiene una tesi diversa da quella imposta come complottista negazionista cospirazionista, escludendolo dal dibattito - e ci si mettono pure i blogger famosi ponendo la propria intelligenza e ironia al servizio del Potere senza nemmeno accorgersene, e così usando lo sfottò, che è violenza dall'alto, credendo di fare ancora satira, che è ribellione dal basso);
  • stesso discorso per Battaglia, sempre su La verità, che ritiene di dimostrare dati alla mano che la CO2 è scesa troppo, altro che salita: forse ha torto, ma lo sentiremo mai intervistato al TG o invitato a un dibattito pubblico in condizioni di parità? domanda retorica, certo che no: sia mai qualcuno venisse infettato dal germe del Dubbio, e concludesse non dico che magari ha ragione lui, ma che la questione è perlomeno controversa e complessa quindi non è proprio il caso di arrogarsi il diritto/dovere di intervenire, hai visto mai facciamo più casini anziché risolvere...

domenica 4 giugno 2023

L'OBBEDIENZA NON È UNA VIRTÙ

Cade in questi giorni il centenario dalla nascita di uno dei personaggi più influenti del secolo scorso, anche se lui riderebbe di questa etichetta (o forse si arrabbierebbe, ma essendo morto prematuramente tanti decenni fa non lo sapremo mai), e anche se molti contemporanei non lo hanno mai nemmeno sentito nominare. L'affermazione è dimostrabile, ma prima di tentare metto le mani avanti dichiarando, questa volta senza possibilità di essere smentito, che perlomeno si tratta di uno dei personaggi che ha influenzato maggiormente il mio, modo di pensare. Anche se io sono dichiaratamente ateo da quando ero adolescente e lui era un prete. Sto parlando di Don Lorenzo Milani.

La contraddizione a me sembra solo apparente, e se no sticazzi. D'altra parte, anche un altro prete è stata una figura fondamentale per la mia formazione (e di tutta una carrettata di miei concittadini, e immagino sia stato lo stesso nelle altre città che ha girato finché ce l'ha fatta): Gernaldo, il mio insegnante di religione al liceo. Uno che a scuola ci raccontava le barzellette e ci faceva educazione sessuale, ma poi mezza città andava regolarmente a gremire le messe della sua parrocchia in collina, e si anche perché quando non esistevano i cellulari se volevi incontrare qualcuno dovevi andare dove sapevi che si ritrovavano in tanti (e in tante), ma soprattutto perché le sue omelie erano impagabili. E uno con cui parlare, come a un amico, era così bello e istruttivo che l'ora di religione volava, mentre magari altri ne approfittavano per andare a giocare in cortile o se era l'ultima uscirsene prima, a chiacchierarci di adolescenza o disquisire di teologia. E alla fine mi dava Ottimo in religione, a uno ripeto non credente.

Ma torniamo a Don Milani. Se vi capita, in queste sere stanno passando, specie su alcuni canali secondari del digitale terrestre, sia documentari che fiction sulla sua vita, tra cui un bel film in cui lo impersona Sergio Castellitto: se potete, soffermatevi a guardarli. Sarà istruttivo, anche se probabilmente nessuno di essi mostrerà fino in fondo (girandoci invece attorno) la potenziale dirompenza del suo pensiero e della sua azione (mai disgiunti). La scuola, come ogni altra istituzione di una data società, ha la sua funzione principale e fondativa quella di riprodurre quella società. L'alfabetizzazione di massa non è una bella concessione ai sudditi nel loro interesse, ma una conseguenza logica della rivoluzione industriale volta a una almeno minima riqualificazione della manodopera nell'interesse quindi dei potenti. Questo assioma marxiano, che ritroviamo in varie salse fino ai giorni nostri, era particolarmente palpabile nell'Italia del secondo dopoguerra, dove il sistema scolastico era dichiaratamente (e senza vergognarsene) estremamente classista. Ora, che il cristianesimo delle origini e il marxismo di base abbiano molti punti di contatto è certificato, più ancora che da ragionamenti filosofici, dalle barzellette (tipo quella in cui Marx chiedeva a Gesù come mai visto che ogni suo messaggio in fondo era simile ai suoi lui stava in paradiso alla destra del Padre mentre lui stava all'inferno, e Gesù rispondeva "perché tu hai detto che io non esisto"), che se non si basano su un fondo di verità non fanno ridere. Ma che fosse un prete di campagna, anzi mandato in campagna per punirlo di certe sue posizioni, a denunciare a parole e combattere a fatti questo classismo, ebbe una eco così grande che ai tempi in cui crescevo io non solo non si era ancora spenta (a oltre dieci anni dalla morte del protagonista) ma stava ancora dispiegando tutto il pieno dei suoi effetti.

Due sono i suoi scritti più famosi: la sua lettera di risposta ai cappellani militari che si schierarono contro la nascente obiezione di coscienza (la leva era obbligatoria, e chi si voleva sottrarre a questa inutile e assurda corvée o si faceva raccomandare, spesso riuscendoci, o si dichiarava obiettore, e all'inizio andava in galera, poi una legge lo consentì ma senza impedire angherie e ingiustizie: ai miei tempi una commissione sindacava volgarmente i tuoi principi e poi comunque ti facevano fare otto mesi di servizio in più, cioè se non avevi un lavoro allontanando il momento che potevi cominciare a cercartelo, se come me lo avevi togliendoti 20 mesi di stipendio, 26 se eri di marina, comunque otto in più), famosa per la frase che dà il titolo a questo post, è perfettamente adatta a descrivere anche quello che sarebbe successo nei decenni successivi fino alla guerra in cronaca; e la Lettera a una professoressa, scritta assieme ai suoi alunni, folgorava sulla via di Damasco noi ragazzi che la leggevamo in quegli anni. Anche voi che non seguite mai i link di cui dissemino i miei post, e siete la maggioranza, per i due di questo capoverso fate uno sforzo, è per il vostro bene.

La professoressa trattando tutti uguale credeva di essere giusta, ed era invece sommamente ingiusta in un contesto in cui le differenze di partenza erano enormi, e un famigerato articolo della Costituzione declamava che era compito della Repubblica neutralizzarle. Cos'altro sarebbe, se non questo, la democrazia? L'obbedienza non è una virtù, poi, se vogliamo è una stella polare, per l'esistenza di chi obbedisce a un ordine solo quando lo ha capito e in qualche modo condiviso, costi quel che costi. Cos'altro sarebbe, se non questo, la libertà?

sabato 4 marzo 2023

4/3/23

Il citofono di casa Dalla a Bologna. Vero.
Questo è (quasi) un post a richiesta. La parentesi è perché la richiesta, graditissima, mi è pervenuta mentre ci stavo già pensando, a come fare gli auguri a uno dei nostri "padri", se chiamiamo così quelle figure che ci hanno formato per come siamo agendo sui nostri desideri e la nostra forma mentis quando eravamo ragazzi. Oggi infatti avrebbe compiuto ottant'anni Lucio Dalla, se non ci avesse lasciato pochi giorni prima dei 69. Ma questo di sicuro lo sapete già, perché nel mainstream in questi giorni è pieno di celebrazioni, ricordi, docufilm, spezzoni (oggi ad esempio mi sono goduto un po' di Automobili, il programma Rai che condusse nel 76 a seguito dell'uscita del terzo bellissimo e profetico album di quella trilogia con Roversi che costituisce uno dei vertici assoluti della "musica leggera" italiana di sempre).

Ragion per cui è del tutto inutile inseguire chi ha più mezzi sul suo terreno, e invece ha senso celebrare il compleanno di Lucio solo mostrando la cosa dal punto di vista personale. Saprete già, infatti, che la meravigliosa canzone che gli diede la prima grande notorietà si doveva chiamare Gesù bambino ma l'organizzazione sanremese ne censurò non solo le numerose parolacce nel testo (che poi Dalla recuperò nelle versioni live degli anni a venire, perché ci azzeccavano meglio "i ladri e le puttane" de "la gente del porto", ad esempio) ma anche lo stesso titolo, e non sappiamo di chi fu il colpo di genio di dargli la data di nascita dell'interprete e autore delle musiche. Io posso solo aggiungervi la meraviglia di un bambino di nemmeno 8 anni che imparò a memoria quella canzone (accanto a quelle di Gianni Morandi, non potendo sapere che i due erano amici e avrebbero poi addirittura fatto un tour assieme, concerto che ovviamente avrei visto, e alla sua stessa Fumetto che un paio di anni prima era la sigla di un programma di fumetti condotto dallo stesso Dalla, che poi a un fumetto un pochino è sempre assomigliato. Poi, posso aggiungervi che negli anni successivi, quando Lucio sfornava un capolavoro dietro l'altro, ho continuato a impararli a memoria, e proprio il mio amico della richiesta di cui sopra mi passava il diario per scriverglieli (sotto il naso dei professori, facendo finta di prendere appunti: ci eravamo messi al primo banco davanti alla cattedra apposta, intuendo che in realtà fosse proprio il posto meno controllato dal prof), e ancora oggi entrambi ci ricordiamo ridendone dei miei strafalcioni. 

Dalla come tutti i fumetti non aveva età apparente, ma ai tempi andava già per i quaranta e li celebrò a modo suo: titolando un album con quell'anno li. La titol track, 1983 appunto, è una geniale piattaforma di confronto tra due epoche, sottolineato magistralmente anche dalla musica sotto, e anche quella la mandai a memoria ma andavo già all'università. Per cui te la scrivo oggi, amico mio, e se non mi vengono strafalcioni aggiungo una terza strofa sicuramente sbilenca così siamo sicuri che sbaglio. E poi ce la sentiamo tutti assieme in fondo al post.

Le dieci del mattino, e mi scoppia la testa
come se avessi bevuto una botte di vino o fossi stato alla mia festa.
Apro la finestra, è ancora buio, butto un urlo per strada, ma non mi risponde nessuno.
Il mio cuore si è rotto, come uno specchio si è rotto,
si è rotto quel bellissimo orologio, ti ricordi, come lo chiamavi tu.
Il silenzio continua, sono almeno le sette
Apro la radio, la tele, le orecchie ma nessuno trasmette.
La stanza è piena di animali, sembrano zanzare,
grosse come i cani, ma almeno i cani non sanno volare, forse.
Qualcuno mi sente, qualche vecchio amico mi sente.
Provo ad urlare così forte, così forte almeno mi sentissi tu!
Che giorno è?
Che anno è?
Lunedì, martedì, ma che vita è?
Da una foto di mia madre comincia a parlare, e dice:
"Non ti ricordi tuo padre come ci sapeva fare?"
Erano gli anni della guerra, tutti col culo per terra,
si mangiava coi cani, non ti ricordi a Bologna che festa
quando arrivarono gli americani!
Ehi, nel '43
la gente partiva, partiva e moriva e non sapeva il perché,
ma dopo due anni,
tutti quanti perfino i fascisti aspettavano gli americani, come a Riccione oggi aspettano i turisti.
E proprio te,
quella notte in piazza sulle spalle di tuo padre sembravi un re.
Finiti i bombardamenti, tutti a farsi i complimenti.
Erano tristi solo i morti e si mangiavano le mai,
non perché erano morti, ma perché non si svegliavano domani.
Ti ricordi quella bruna come era triste perché sapeva
di non vedere i razzi sulla luna.
Luna.
I razzi sulla luna, oggi è un fatto normale,
se ne vedono tanti piantati in fila che sembrano alberi di Natale.
Poi spostando il cannocchiale, puoi dare un nome alle stelle,
puoi giocare con tutto e con niente, puoi giocarti anche la pelle, ma
qualcosa ci manca e quel qualcosa ci stanca:
ci stanca avere tutte queste cose che ci mancano se non le abbiamo più.
Incontri la gente e si annoia, la noia è una congiura,
ma poi vedi come vivono in fretta, forse la noia è soltanto paura,
una paura che offende, che ogni mattina ci prende,
la paura di esser ciccia da contare e che la vita non cambi più.
Che anno è?
Che giorno è?
Lunedì, martedì, ma che vita è?
Dal cielo cade un giornale, nessuna novità,
tutto sembra normale, chi può dire quanto durerà!
Gira ancora la terra? (Chissà, si fermerà?)
Da quale parte per la guerra, scusi? (Giri un poco più in là)
Beh, ci vediamo domani, faccio due salti nel vento e se mi sento
domani torno qua,
perché...
Ehi, '83,
sei lì come uno specchio, ci fai sentire diversi, nessuno sa perché.
Né meglio né peggio,
ma tutti quanti, perfino i più tristi, aspettiamo di svegliarci insieme
e di guardarci, di toccarci e di guardarci
come non ci fossimo mai visti.
E proprio te
questa notte in piazza sulle spalle di nessuno, sarai un re.
Niente bombardamenti.
E tu, duemilaventitrè,
sei nuovo ma sei vecchio, noi siamo sempre gli stessi, ma poi così non è:
siam tutti di passaggio
ma tutti noialtri, veduti e non visti, aspettiamo di trovarci ancora,
di guardarci, di toccarci e di parlarci,
come se sia solo ieri che ci siam visti.
E invece te
sei passato ma rimani: nella mente e nel cuore ognuno ti porta con se,
assieme ai bombardamenti....

sabato 31 dicembre 2022

LA DIFESA DELL'ABBIENTE

No, non c'è un refuso nel titolo. E si, se avete letto ambiente con la emme è normale: la lettura, contrariamente a quanto è indotto a pensare soprattutto chi ha imparato a scrivere ai tempi dei sussidiari o degli abbecedari, e come sapevano bene i correttori di bozze di quando non c'erano i computer, è un processo analogico, le parole e le frasi si riconoscono come oggetti interi non lettera per lettera (altrimenti non riuscireste a leggere il testo in immagine). Ogni gioco di parole punta (anche) su questo fenomeno, per ingenerare il corto circuito che illumina sempre, talvolta divertendo.

Chi vi scrive nei primi anni 80 faceva parte di una delle prime associazioni ecologiste operanti a Reggio Calabria, che non so come aveva per sede una bellissima sala tondeggiante nella base di una delle due torri del Castello Aragonese che erano sopravvissute al terremoto del 1908, o meglio (al sisma avevano resistito benissimo in quattro) alla ricostruzione degli anni 20. Mettevamo l'adesivo col sole che ride nel lunotto dell'auto, facevamo i cortei, credevamo di lottare per un futuro migliore, eppure l'impronta ecologica media di un cittadino italiano dei tempi (pur con la macchina scarburata che andava a benzina col piombo) era una frazione di quella odierna.

Per capirci, l'impronta ecologica individuale moltiplicato il numero degli abitanti del pianeta fa quanti pianeti ci vorrebbero per sostenerci tutti, e se tutto il mondo avesse quella di uno statunitense medio di terre ce ne vorrebbero più di sette, quella di un europeo occidentale più di quattro, ma fino a che sopra l'uno restavano solo porzioni relativamente piccole dell'umanità il sistema reggeva, a fatica ma reggeva. Il "guaio" è che negli ultimi anni hanno superato la "parità" anche i BRICS, che contano gli abitanti a miliardi. Il combinato effetto è che per agire sostanzialmente nella direzione di "salvare il pianeta" bisognerebbe fermare la crescita del livello di vita degli abitanti di Brasile Russia India Cina Sudafrica, e far tornare indietro di decenni quello di italiani tedeschi francesi eccetera e soprattutto americani, ma per ragioni etiche e dimostrative, tanto in sostanza sarebbe meno impattante. Quindi si che dovremmo farlo, ma un conto è farlo con le giuste ragioni, e ben spiegate ad una popolazione di cittadini adulti consapevoli e liberi, un conto è vederlo imposto surrettiziamente e/o violentemente ad una popolazione di sudditi appositamente fatti regredire a bambinoni manipolabili. Perché questi siamo diventati negli ultimi decenni.

Il problema, stringi stringi, è questo: il capitalismo funziona solo in sistemi "aperti", che possono crescere sempre. Ha funzionato un paio di secoli nell'occidente industrializzato solo perché questo, prima col colonialismo e poi con le pratiche paracolonialiste che lo hanno soppiantato, attingeva "fuori dal sistema" alle ricchezze indispensabili perché il meccanismo non si inceppasse. Le guerre, in questo meccanismo, hanno avuto (e hanno, per questo dovremmo tremare per ogni soldo in più ad armare l'Ucraina, anziché berci la storiella delle democrazie contro l'autocrate folle) la funzione di "reset", cancellando vite e ricchezze private per consentire al meccanismo di ripartire con vigore da qualche casella indietro, in questo folle gioco dell'oca. Ma da quando comunicazioni e trasporti hanno reso il pianeta un sistema unico, essendo esso un sistema chiuso quindi incompatibile con un modello di sviluppo a crescita obbligatoria, era solo questione di tempo che si arrivasse al suo limite fisico. Il tutto si traduce in una strettoia logica: se vogliamo essere ambientalisti ma sul serio, dobbiamo abbandonare il capitalismo, e adottare un sistema che se non vogliamo chiamare comunista perché il termine non ci piace deve comunque gestire le risorse finite del pianeta in modo che ogni suo abitante abbia "secondo il suo bisogno" e contribuisca ad alimentare "secondo la sua capacità"; se la cosa non ci piace, perché comporterebbe per tutti gli occidentali un drastico abbassamento del tenore di vita e per tutti gli "emergenti" uno stop alla sua rincorsa, almeno evitiamo di avere la faccia come il culo di chi adotta l'ambientalismo di facciata così tanto di moda, da Greta in giù.

In realtà nella storia ci sono stati dei momenti in cui è stato possibile ricaricare la molla della crescita spostando il limite significativamente avanti: quando la tecnologia ha fatto un salto epocale, incrementando le risorse disponibili di un fattore rilevante. La "scoperta" del fuoco è stato forse il primo, quella dei combustibili fossili l'ultimo. Ecco perché il capitalismo si affanna a cercarne un altro: se trovasse un nuovo "moltiplicatore tecnologico" sposterebbe in avanti, di quanto dipende dalla sua entità ma non credo più di un paio di secoli, la deadline. La notizia, strombazzata in questi giorni ovunque nel mainstream, della prima "fusione nucleare" a saldo energetico positivo è da leggere in questo senso. Ma purtroppo è una solenne minchiata, già implicitamente ammessa in abstract: se tutto va bene un reattore economicamente sostenibile (e non è affatto detto che lo sia anche, davvero, per l'ambiente) lo avremmo tra decenni, ben oltre la breakline. Ma allora perché lo dicono? Beh, per la semplice ragione che esiste e opera, in questi tempi bui, una classe "cuscinetto" tra i pochissimi detentori del Potere (e vale la pena leggere con attenzione anche questo post di Stefano Re) e la massa dei sudditi, composta da gente che ci campa, a libro paga dei primi, assolvendo la funzione di diffondere e affermare narrazioni che tengano buoni i secondi. Politici, giornalisti, militari e pochi altri. Bastano. E non è affatto necessario, e infatti non è previsto, che siano davvero consapevoli di questa loro reale funzione, basta che credano (o facciano finta di credere, sordamente mirando a mantenere i loro relativi privilegi) alle loro finzioni ideologiche e mistificatrici.

Altrimenti non dovremmo andare a leggerci su Comedonchisciotte o altri siti di controinformazione che Bill Gates, lo stesso losco figuro che pochi mesi prima della scorsa pandemia aveva organizzato un convegno (pubblico, perché non c'è posto migliore per nascondere le cose che metterle sotto il naso di tutti, come ben sapevo io stesso a scuola dove mi ero scelto il primo banco davanti alla cattedra per farmi i cavoli miei anziché ascoltare i prof) che ne anticipava persino i dettagli, in questi giorni ne ha organizzato un altro, lo sentiremmo nel TG assieme alla notizia che il governo italiano denunciava davanti ai più alti consessi di giustizia planetari l'indegna azione di questa lobby, e intanto si smarcava dalle sue manovre, intendendo invece difendere e rilanciare la sanità pubblica, per affrontare come si deve una eventuale prossima pandemia. Sogni, appunto.

Invece, non c'é TG, documentario e nemmeno programma di intrattenimento (e se è per questo, nemmeno programma scolastico: l'indottrinamento riesce meglio cominciando da piccoli) che non faccia da eco o almeno sottintenda le narrazioni di regime. Tra cui appunto, l'ambientalismo 2.0 di cui stiamo parlando. Siamo a fine dicembre e sembra primavera? E' il riscaldamento globale, anche se nello stesso periodo in nordamerica stanno morendo di freddo. La sintassi è come col covid: apoditticamente, la stessa causa è buona a dimostrare tutto e il contrario di tutto, e se cerchi di argomentare (ad esempio, elencando le alluvioni in Calabria del secolo scorso, quando non era uso chiamarle "eventi estremi dovuti al riscaldamento globale") sei un negazionista. Se osi pensare che l'uomo ha affermato il suo dominio per essere capace di gestire, quali che fossero, i capricci della natura, e quindi, anziché tentare di incidere su fenomeni a variabili infinite e imprevedibili e cause fondamentalmente ignote e probabilmente ben al di sopra della nostra azione (non potendo in alcun modo prevedere che qualsiasi azione sia utile o non sia addirittura controproducente) come i mutamenti del clima, agire a valle per conviverci, ad esempio manutenendo il territorio e considerando con attenzione come insediarvicisi, sei un complottista, antieuropeista se aggiungi che se l'UE non consente di investire in queste indispensabili azioni meglio lasciarla subito (al suo destino di aborto di un ibrido impossibile). Ma anche questi sono sogni.

Dei rimedi che invece propongono questi "neoambientalisti", le maravigliose auto elettriche, giocattoli per ricchi che hanno la casa in centro e il garage per la ricarica, sono un ottimo paradigma: tutto compreso, non c'è niente di meno ecologico al mondo, e però a forza di menzogne riusciranno a farvi sembrare normale il divieto di circolare con qualsiasi altro mezzo, e anzi a farvi sentire in colpa se non siete daccordo o a farvi odiare il vicino che si ostina finché glielo consentono a girare con l'auto di vent'anni quindi ormai a impatto ecologico zero o quasi. Ma vedrete che riusciranno anche a ricicciare la deleteria e antieconomica (a fare i conti bene) fissione nucleare, visto che la fusione resta una chimera: non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza e per manutenere territorio scuole o ospedali, ma per le megaopere (che chissenefrega se saranno mai ultimate e renderanno mai un centesimo ai cittadini) vedrete che li trovano, le tangenti (in esse implicite per natura) essendo una motivazione irresistibile.

Chiudo (anche l'anno) con un poscritto dedicato a Mihajlovic, che è in tema sia per via del tag "malafede dell'Occidente" che del tag "giornalaismo mainstream": avrete sentito sicuramente i mille coccodrilli, e altrettanto certamente nessuno di essi che raccontava davvero come la pensasse ad esempio sulle ignominie euroamericane contro la Serbia (leggetevelo su Comedonchisciotte, o ascoltatevelo da Grimaldi, se davvero volete commemorare questo campione di sport e vita).

Buona fine e buon principio ai pochi controinformoperdilettisti rimasti.

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