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sabato 18 luglio 2026

CHE VI AVEVO DETTO?

Pochi giorni fa, in occasione della duplice occasione persa di promozione diretta in B nazionale della Viola Reggio Calabria, piuttosto che tacere per la delusione avevo postato qualche riga di cui l'ultima mezza era "la fenice risorgerà anche stavolta". Sandro Santoro diceva "qui non si muore mai", ma il senso era quello, e Tommaso Buffon anche durante la partita persa con Avellino era in giro sul parterre a sventolare la sua fenice neroarancio.

Allora io, siccome è ufficiale il ripescaggio della mia squadra del cuore, una risalita che stavolta grazie alla serietà della proprietà non è stato una frettolosa acquisizione di titolo e con buone probabilità non sarà una meteora ma una tappa di un progetto più grande, che magari la vedrà tornare nei campionati di vertice come gli spetta, e siccome a luglio ogni anno da 18 anni rifaccio la grafica al sito, oggi la rifaccio in neroarancio.

Il cambio cade qualche giorno in ritardo, perché ho voluto lasciare la grafica in verde con Sinner trionfatore a Wimbledon 2025 (che vedete in immagine) almeno fino al trionfo bis del 2026, di cui ero certo.

Auguri Controinformoperdiletto maggiorenne, complimenti a Sinner, e forza Viola!

martedì 30 giugno 2026

AUGURI

Essere stato un bambino asmatico, e in tempi in cui non erano ancora in commercio i broncodilatatori tascabili, in qualche modo mi aiuta, in frangenti come questo. Mio padre, infatti, che aveva lo stesso problema seppure in forma minore (la cosa deve avere una certa componente di familiarità, visto che da mia nonna a mia figlia passando per cugini e nipoti ci accomuna), e non aveva trovato modo migliore, avendo riscontrato una correlazione tra la mia partecipazione ai giochi per strada cui i bambini dell'epoca indulgevano per pomeriggi interi e gli attacchi asmatici notturni, di impedirmeli, accompagnando il mio rituale di reclusione (sempre lo stesso: mi tocca la fronte e o le spalle, riscontra che sono sudato, e mi trascina verso casa) con una ramanzina, talvolta, quando era proprio in buona e/o io anziché sbraitare gli chiedevo ragione del provvedimento restrittivo, sostituita da una edificante parabola.

Se uno può masticare, diceva, è giusto che quando ha fame mangi tutto quello che trova, ma se uno non ha i denti ed è costretto a mangiare liquido si deve far bastare quello, e se non riesce ad aprire la bocca magari col contagocce. Sempre vita è. E, sottinteso, va rispettata e amata. Ci ho ripensato ricorrentemente, ad esempio a proposito di una delle tappe della testimonianza di uno Zanardi. E temo di doverci ripensare sempre più stesso, ora che mi avvio verso l'anzianitudine prima e la vecchiaia poi, e magari arrivarci che l'alternativa è peggio, tutti noi siamo circondati di storie che lo testimoniano.

Ci penso oggi che un maledetto colpo della strega, di quelli veri che ti pieghi a prendere le scarpe e una scossa elettrica ti falcia la schiena lasciandoti piegato in due a urlare, e poi per ore bloccato a letto ad aspettare l'effetto di una puntura, che poi al massimo ti consente di trascinarti alla poltrona davanti al PC, mi ha impedito di essere presente al compleanno di mia figlia, per la prima volta nella sua vita.

Vengo da due settimane di ferie, nelle quali ho appositamente lasciato da perdere il tennis e sostituito la palestra con stretching e passeggiate in spiaggia la mattina, e durante le quali sono addirittura riuscito a non ingrassare neanche un etto nonostante due o tre serate di stravizi alimentari con amici e parenti. Della serie: no, non ho chiesto troppo al mio fisico. Semplicemente, sono cose che succedono, specie dopo una certa età.

A mia figlia gli auguri per una volta li ho fatti solo per telefono, e qui se mai mi leggesse (non lo fa mai, i blog e Facebook sono fuori dall'orizzonte di un adolescente odierno). Ma intanto mi sono passato un po' di tempo, concedendolo all'azione del voltaren+cortisone. E che mi trovo affianco questo utilizzo privato del sito, nel quale non indulgo quasi mai, con la pubblicazione (senza liberatoria, mi perdoneranno) di una foto dei "quattro Luigi", primi cugini tutti con lo stesso nome (anche se uno dei quattro solo come secondo) del nonno, rivisti tutti assieme per una pizza pochi giorni fa, e ciascuno coi suoi acciacchi. Auguri!

venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

domenica 16 novembre 2025

BIMASTER

Non uso fare post così, ma stavolta è proprio il caso di ripescare la didascalia di alcune barzellette della settimana enigmistica, quelle che fanno ridere...

SENZA PAROLE



sabato 25 ottobre 2025

LO SPORT DEL DIAVOLO

Non so chi abbia definito per primo il tennis come "lo sport del diavolo", ma la definizione piace ad Adriano Panatta tanto che la cita ricorrentemente, e io che ho iniziato a giocare per emulare lui (e tra l'altro l'aspetto migliore del fenomeno Sinner è la torma di ragazzini che ha preso ad invadere i circoli di tennis per la stessa ragione) non posso non farla mia, visto che i suoi commenti tennistici e sportivi in generale mi trovano quasi sempre d'accordo.

La ragione principale per cui la definizione è calzante risiede nel sistema di punteggio. Ce ne sono altre, ma sono comuni ad altri sport individuali "di situazione", come la boxe o la scherma, in cui l'azione è un continuo e veloce miscelarsi di azioni fisiche e pensiero (fin qui come molti altri sport) che però deve adattarsi di continuo e rapidamente alla risposta di un altro che usa lo stesso mix per batterti. Non corri contro un cronometro, non devi centrare un bersaglio, lanciare qualcosa più lontano o resistere in qualcosa a lungo e facendo prima di altri, eccetera eccetera, no: devi "fare punti" contro un altro che deve "fare punti" contro di te, nessuna azione è uguale all'altra, la situazione è in continuo cambiamento, ed è solo tua la responsabilità della lunga serie di scelte giuste o sbagliate che prendi durante un incontro. Gli sport a squadre hanno altri pregi, e anzi anche tutti gli altri tipi di sport hanno ciascuno il suo, non sto facendo a chi ce l'ha più lungo. Ma gli sport "a duello" hanno questo pregio, ed il tennis lo è. Poi però c'è il punteggio.

Ho visto in TV una partita in cui una professionista vinceva 6-0 5-0 e match point, e poi ha perso la partita. E non è che si è fatta male, no. E' che il sistema di punteggio, che non si sa nemmeno bene chi e quando lo abbia introdotto (gli antenati del tennis sono antichissimi, dalla pallacorda indietro, ma il punteggio a 15 potrebbe essere conseguente all'invenzione degli orologi a quadrante), è congegnato in modo che tu non sia mai sicuro di aver vinto finché non hai vinto l'ultimo punto. In altri sport non è così: a pallone se sei 4 a 0 avanti e mancano pochi minuti hai vinto, a basket già è più incerto ma fino a un certo punto (se sei avanti di venti, man mano che si avvicina la fine puoi far giocare i ragazzini), a boxe se sei nettamente sotto ai punti puoi solo sperare di mettere KO il tuo avversario ed è già qualcosa, perché a scherma invece devi rimontare non puoi infilzarlo. A tennis invece... Roger Federer a fine carriera ebbe a dichiarare: "Ho vinto quasi l'80% delle partite di singolare... Ma ho vinto solo il 54% dei punti.". E stiamo parlando di uno dei giocatori più vincenti di ogni tempo, per altri grandi campioni si può dire che i punti vinti restino attorno alla metà, mentre le partite vinte non sono quante Federer ma sempre molte di più della metà. E tutto ciò grazie al fatto che i "quindici" non sono tutti uguali, conta vincere quelli che contano. Infatti, spesso nelle statistiche di fine partita mostrano anche il totale dei punti vinti, e nelle partite combattute molto spesso capita che chi ha vinto il match non sia quello che ha vinto più punti. Faccio un esempio non estremo (che si può capire: se vinco 0-6 7-6 7-6 ho vinto due tiebreak ma solo 12 game su 18, quindi facile che ho fatto meno punti): ho vinto 6-4 6-4, ma i miei game li ho vinti sempre con due vantaggi (quindi 6 punti a 4) e quelli che ho perso li ho persi sempre a zero; come minimo, il mio avversario ha perso facendo 80 punti, mentre io ho vinto essendomi fermato a 72. Non so voi, ma io la vedo come una efficacissima metafora della vita, una cosa che apprenderla sul campo mentre ragazzino ti confronti impietosamente con te stesso prima che coi tuoi avversari non può che far bene.

Sinner dunque sta facendo un grande servizio ai ragazzi italiani. E lo fa anche se ogni tanto salta una convocazione in Davis. Chi ne approfitta per fare polemiche, come l'ineffabile Vespa, dimentica che il paragone non va fatto con le "mezze pippe" per cui la convocazione in nazionale è il massimo della vita, ma coi grandissimi della storia del tennis, cui il nostro roscio appartiene di diritto; ebbene, Federer su 45 convocazioni ha risposto si in 27 occasioni (vincendo peraltro il trofeo solo una volta) e no in 18, Djokovic sta solo un filo più su (37 si e 20 no) e Nadal molto dietro (24 si e 32 no). Sinner, se ancora non cambia idea, è solo al suo secondo no, di una serie lunga si spera quanto quella di titoli slam e settimane al numero uno, i conti li faremo alla fine. Queste semplici considerazioni razionali non impediscono al tifoso di essere deluso e magari sperare in un dietrofront. Magari dettato dalla semplice considerazione razionale che uno sforzo di una settimana in più stavolta non è richiesto quando dopo hai altri tornei importanti, ma esattamente prima delle ferie, che per carità anche vista la giovane nuova fidanzata è pure comprensibile volersele godere un minimo prima di iniziare la preparazione per la nuova lunga stagione, ma insomma non credo che la vittoria all'Australian open (e meno che meno nei tornei successivi) dipenda da qualche giorno di differenza nell'inizio dello "stacco". Diciamo così, ancora con Panatta: io tutto sommato uno sforzo lo avrei fatto.

Ma torniamo a noi. C'è almeno un altro senso per cui vale accostare questo sport a Belszebù, e ha a che fare col dottor Faust. Il tennis, infatti, a differenza di altri sport, si può praticare fino ad età avanzata, come sa bene chi ha continuato a frequentare i circoli nei decenni tra l'era Adriano e l'era Yannik, o ci si affaccia di mattina, gustandosi lo spettacolo di fieri vegliardi che si sfidano e sfottono in doppietti improbabili. Ora, nella mia testa ogni tanto lampeggia il desiderio che se proprio devo morire che sia dopo un punto fortunoso ottenuto con una volée in tuffo, e ancora sono solo un ultrasessantenne (ho conosciuto e conosco molti over 70 80 e oltre che ancora giocano): non so se capita anche ad altri, ma suppongo di si. La vecchiaia, come spiega il grande Massimo Fini in questo articolo, è un pessimo affare, ma avere la fortuna di poterla trascorrere su un campo da tennis la rende meno dura. E più invecchio più capisco mia madre, il cui tennis si chiamava "campagna", che ha continuato a zappare la terra irrigarla seminarla e coglierne i frutti fino a oltre 85 anni, e ha iniziato a morire solo quando un incidente le ha tolto la condizione fisica minima necessaria a poter proseguire.

sabato 20 settembre 2025

NON UCCIDERE

Non credo in nessun dio, ma se ricordo ancora bene dopo oltre mezzo secolo alcuni precetti del catechismo, i comandamenti non erano formulati in modo da dare spazio ad interpretazioni: ad esempio, "non rubare" non può essere tradotto "non rubare a meno che non sia per il partito", come faceva uno che ha rovinato l'Italia ma riguardandolo alla luce della statura di quelli che sono venuti dopo era un grande statista.

Poi un non credente può anche non riconoscerli, o un credente violarli, i comandamenti, ad esempio desiderando la roba e la donna d'altri o non santificando le feste o mandando affanculo i suoi genitori, ma se ti dici credente allora è troppo comodo abbondare coi "si ma". Hanno ammazzato uno stronzo? si ma era uno stronzo, sentite cosa faceva e diceva: era tra "i responsabili del clima di odio" che lo ha ucciso... (letta sui social, e vabbè, ma sentita pure in TV...). Ebbene, si tratta di una capriola logica che sentita in chi si percepisce e dice di (centro)sinistra è se possibile ancora più odiosa e ingiustificabile che altrimenti.

Un po' come quando leggi quello che ha in mente di fare l'ineffabile UE con la nostra sfera privata: approvare un regolamento che consente agli organi di polizia di poter scansionare senza alcuna autorizzazione tutti i messaggi e le foto delle chat private a livello continentale. Alla faccia della privacy. Immaginate ora che una norma del genere avesse tentato di introdurla un Berlusconi: sentite oggi l'uno per cento delle proteste che sentireste da sinistra in tal caso? Ma già (com'era?), noi siamo il giardino del mondo, la culla e il baluardo della democrazia... Possiamo pure fomentare una guerra che senza UE sarebbe già finita, con la legittima restituzione alla Russia delle zone russofone dell'Ucraina finite indebitamente e inaccortamente dentro i suoi confini sotto l'Unione Sovietica.

Basta raccontarsi solo la mezza messa, come ad esempio fa Elina "MissSimpatia" Svitolina intervistata in quanto tennista: "non si può restare neutrali di fronte a guerre e atrocità" va bene se lo applichi tu a quello che ha fatto Putin dal 2022, meno se uno lo applica a quello che ha fatto l'Ucraina (dopo un colpo di Stato, occorre sempre ricordarlo) ai territori russofoni dal 2014 al 2022. Che poi è lo stesso paradigma condiviso dalla maggioranza degli israeliani (no, non è tutta colpa di Bibi...): i terroristi sono loro, la nostra è rappresaglia legittima a prescindere dalle sue proporzioni. I potenti sono i responsabili delle guerre, ma è il consenso dei popoli la loro benzina.

Ora, se in guerra è accettabile (ma per tutti) la sospensione del giudizio (le uccisioni non sono assassini, le etichette "strage" "eccidio" o "genocidio" verranno applicate nel tempo secondo proporzioni e secondo chi ha vinto), in tempo di pace no. Per cui bisogna guardarsi allo specchio e rispondere: l'omicidio politico è ammissibile? E a chi si sente democratico/liberale/progressista e si risponde di si non resta che usare lo specchio per sputarsi in faccia. Questo, in breve; per esteso leggetevi questo articolo da Linkiesta che mette letteralmente all'angolo, fin dal sottotitolo: "Visto che tutti rappresentiamo per qualcuno un’inaccettabilità ideologica, non sarebbe più prudente stabilire che, se le mie ti sembrano idee di merda, comunque eviterai di spararmi?".

domenica 13 luglio 2025

GOD SAVE THE SINNER

Mi perdonerete l'insistenza sull'argomento tennis, che peraltro è uno di quelli che mi frutta meno lettori, ma sono un appassionato praticante da una vita, e oggi si è allungata la lista delle prime volte di un tennista italiano a fare qualcosa, da Jannik Sinner inaugurata un paio di anni fa e che non sembra avere intenzione di smettere.

Il risultato di oggi è epocale più degli altri, perché un italiano non aveva mai vinto a Wimbledon in un secolo e mezzo di vita della manifestazione che più di tutte rappresenta la tradizione di questo sport. E se avesse trasformato uno dei tre match point avuti a Parigi oggi staremmo parlando di uno con serie possibilità di vincere il Grande Slam, cosa che non è escluso possa fare in futuro e per la quale non si parlerebbe più di primato italiano ma mondiale, dal momento che i quattro grandi tornei che lo compongono sono stati vinti nello stesso anno, due volte, solo dall'australiano Laver negli anni sessanta, e l'impresa non è riuscita nemmeno a Federer o Djokovic, che l'hanno solo sfiorata.

Un post di politica internazionale è in cantiere, grazie a Pasbas, ma oggi facciamo festa, anche perché a metà luglio cade anche il compleanno di questo blog, e come ogni anno gli regaliamo una nuova grafica, rimpiazzando quella a sfondo azzurro (nella immagine) che vedeva Sinner vincere l'australian open 2024 con quella a sfondo verde che celebrerà per 12 mesi l'impresa londinese di oggi.

mercoledì 9 luglio 2025

AAA-DRIA-NO!

L'avrete letto un po' dappertutto, oggi è il compleanno di Adriano Panatta ed è un numero di quelli che attirano click, giubilare: 75. Un vecchio, praticamente, non fosse che uno lo guarda e non ci crede, ma io ho memoria di mio nonno di quando aveva l'età mia oggi e mi sembrava un vecchio, guardo le foto e confermo, mi guardo allo specchio e non ci credo, quindi sarà che sono cambiati i tempi, diciamola così.

Panatta è la ragione per cui tutti quelli della mia generazione che hanno giocato o ancora giocano a tennis hanno cominciato. Prima di lui, il tennis era uno sport d'élite, con lui è diventato di massa. La sua parabola sportiva è stata lunga, tra giocatore e CT, ma il vertice è stato molto breve: un paio di stagioni, nemmeno continue. Però è bastato, ad alimentare un mito che ha resistito mezzo secolo fino all'emersione di un talento completamente diverso che finalmente ne superasse a uno a uno tutti i record, con lui sinceramente contento e anzi grato (in quanto stufo di sentirsi chiamato in causa ogni volta che un aspirante successore si rivelava una meteora). E bastava, allora, a riempire il centrale del Foro Italico, che allora veniva realizzato montando gli spalti coi tubi Innocenti attorno alle statue di quello che sarebbe diventato il Pietrangeli, come fosse uno stadio di calcio, e con gli stessi decibel; anzi, i tifosi assiepati sugli spalti ne urlavano il nome con la cadenza calcistica che ho tentato di rappresentare nel titolo, seguita dal tipico battimani a due/tre colpi che avete capito.

Ok, per quelli che non hanno capito in fondo vi metto il video integrale, di una finale di Roma che rischiò di vincere e poi perse da Borg, facendone iniziare la riproduzione all'inizio dell'episodio bizzarro che a momenti consegnava a Panatta il suo secondo open d'Italia: un ape che infastidisce lo svedese al punto da indurlo a darsi una racchettata in testa mentre cercava di scacciarla. Borg poi ci mise due set a riprendersi e poi vinse solo perché allora la finale di Roma era tre su cinque. Ma se anche non lo guardate tutto, se lo scorrete un pezzetto in cui il pubblico romano invoca il suo eroe col coretto calcistico che vi dicevo, lo trovate.

I due erano amici, nel senso proprio che facevano bisboccia assieme prima e dopo le partite, e la Bertè era la fidanzata dell'uno prima di diventare la moglie dell'altro. Altre curiosità: Panatta fu l'unico giocatore ad avere sconfitto, e lo fece due volte, Borg al Roland Garros in 8 partecipazioni; l'unico a infliggere un doppio sei zero a Lendl (anche servendogli da sotto, qui gli highlights), l'unico tennista a mia memoria protagonista di una "invasione di spalti" (pare che un tifoso spagnolo gli avesse insultato la madre), e fu capace di mettersi (e far mettere al suo compagno di doppio Bertolucci) una maglietta rossa mentre toglieva la coppa Davis dalle mani del Cile di Pinochet (una cosa molto più di sinistra del boicottaggio perorato da molta sinistra dell'epoca, che così gliel'avrebbe lasciata).

Auguri, Adriano, anzi Aaa-drià-noo! (ta-ta ta-ta-ta).

P.S. Singolare coincidenza, nello stesso giorno in cui il vecchio re del tennis italiano compie tre quarti di secolo, e il nuovo re raggiunge la sua seconda semifinale a Wimbledon, quello che ha retto il testimone per un ventennio nell'era di mezzo lascia il tennis, pago di aver chiuso tenendo il campo per 5 ore e 5 set con il fenomeno Alcaraz. Meno vincente di Adriano Panatta, Fabio Fognini aveva in comune con lui la sovrabbondanza di talento, che ad entrambi ha fruttato la carriera che hanno avuto a dispetto della minor voglia di allenarsi che di godersi la vita l'uno, e della mancanza di "testa" l'altro. Anche a lui vanno fatti gli auguri, pertanto...

lunedì 2 giugno 2025

FUMA FUMA...

... non viri comu ti cumbinasti?! (non vedi come ti sei ridotto?! - modo di dire riggitano che si applica a tutte le situazioni in cui qualcuno ha preso una brutta abitudine, e il sarcasmo è il miglior modo di dissuaderlo.

Sono un asmatico da quando ho memoria: mi hanno riferito che a meno di tre anni dopo una bronchite forse curata male ho iniziato a respirare male specie di notte. Dopo avrei capito che tutti respiriamo peggio di notte, semplicemente perché la posizione orizzontale moltiplica la superficie su cui grava l'atmosfera sopra noi, ma della cosa se ne accorge solo chi ha problemi respiratori. Ricordo lunghe notti seduto quindi in mezzo al letto, con mia zia e mia nonna al capezzale (ho iniziato a dormire da loro per indicazione medica di scarsa salubrità degli ambienti dove abitavo coi miei) a farmi compagnia aspettando che facesse effetto il cortisone (i broncodilatatori non li avevano ancora inventati) e se no i miei andavano ad affittare per la notte una bombola d'ossigeno. Queste notti arrivavano specie se durante il giorno avevo sudato e/o ero stato esposto a correnti d'aria, di conseguenza io non potevo giocare per strada con gli altri bambini (ai tempi, lo preciso per chi ha meno di 50 anni, TUTTI i bambini stavano tutto il giorno a giocare per strada tutti assieme: erano geolocalizzati dalla collettività non dai telefonini...): devo a ciò probabilmente la mia inclinazione alla lettura e ai giochi da tavolo, ma anche il non aver mai imparato a giocare a pallone. Ma tutto ciò non mi impedì di crescere "normalmente", solo favorì la consapevolezza rispetto alla vita (aiutarono molto due periodi in cui per trovare le cause del mio problema fui ricoverato al Gaslini di Genova, durante i quali capii innanzitutto, guardando i bambini che avevo attorno, che io non avevo poi un problema così serio) e ad alcuni meccanismi che gli umani attivano senza pensarci e che invece pensandoci si possono correggere e migliorare, come appunto la respirazione. Mio padre, asmatico a sua volta come mia nonna mio zio e mio cugino e poi i miei nipoti e mia figlia (anche se nessuno grave come me, ma per dire la familiarità...), tentava di insegnarmi a "respirare piano", trasmettendomi una tecnica che poi ho letto in un libro di un professore russo (il metodo "Buteyko") e scoperto essere usato da cantanti e atleti. Ed eccomi sessantaduenne che forse sa già di cosa morirà ma intanto ancora gioca a tennis e fa cardiofitness in palestra (la seconda cosa per poter ancora fare la prima).

Raramente vi racconto carrettate di cazzi miei, e quando capita c'è una ragione. Oggi è perché il quadro dettagliato serve a sgombrare il campo da ogni equivoco: non ho mai fumato, perché proprio fisicamente non mi riusciva (e quando ho scoperto che Che Guevara era asmatico e fumava sigari perché non si aspirano era troppo tardi: i vizi si prendono da giovani), e anzi ho vissuto in un'epoca in cui era impossibile non soffrire del fatto di essere costretti al fumo passivo. Infatti, si fumava in casa (memorabili i Natali in famiglia coi vecchi al tavolo delle carte avvolto in una nuvola di Nazionali senza filtro e tu che ti avvicinavi a cercare di imparare e ogni tanto meritarti un paio di giri di "supplenza" che affrontavi con malcelato orgoglio), al lavoro, al cinema (lo schermo era avvolto nella nebbia), nei locali, ai concerti (molte canne), anche ai pochi che ho tenuto dal palco (rovinandomi le corde vocali, anche per via del fumo). La prima legge contro il fumo nei posti pubblici è del 1975, è quella ancora citata in tutti i cartelli, ma fu per due o tre decenni largamente ignorata, come i cartelli stessi peraltro; d'altronde le auto di Formula1 fino a pochi anni fa erano pacchetti di sigarette in movimento. Qualcuno fece allora una vignetta, e quella si faceva notare. Io me la ricordo ancora, e ve l'ho trovata (sta in cima al post).

Detto tutto questo, e mi sono tenuto breve, se uno come me vi dice che trova esagerato e allarmante il provvedimento che vieta di fumare anche all'aperto, il sospetto che ve lo dica per gusti o interessi personali dovrebbe essere tolto di mezzo. Il puzzo di ideologia (in senso marxiano: falsa coscienza, rappresentazione della realtà fasulla appositamente costruita per essere condivisa e così nascondere i veri rapporti di forza) è forte e lo soffro almeno quanto quello di fumo. E quando lo sento mi metto a cercarne le cause. Ho trovato questo, buona lettura. 

domenica 18 maggio 2025

NIENTE TRIPLETE

La parola "triplete" è diventata di moda con l'Inter di Mourinho che vinse scudetto coppa Italia e champions; quella di quest'anno sembrava potesse emularla ma è già fuori dalla seconda a momenti dalla prima (fosse solo per vedere i servizi del tiggì sui festeggiamenti a Napoli) e a quel punto speriamo vinca almeno la terza (perché siamo italiani). Nel tennis non l'avevamo mai neanche sognata. Anzi, chi vi scrive, che come sapete si ostina a calcare la terra rossa nonostante gli acciacchi dell'età, si era abituato a festeggiare, quando (raramente) capitava, un italiano che entrava nella seconda settimana di uno slam, e meno male che c'erano le donne ogni tanto a vincerne uno, anche se a un certo punto pure tra loro sembrava che fosse stata una generazione eccezionale dietro la quale c'era il vuoto.

Invece, come saprete, gli ultimi tempi ci hanno viziato e anche tanto: numero uno a parte, che campeggia sullo sfondo di queste pagine da luglio scorso come un tempo era toccato solo a un certo Roger, ce n'è sempre qualcuno che si segnala, maschio femmina singolo doppio o livello di torneo che sia. Tanto che, visto che qui il tennis è solo uno dei tag e nemmeno di quelli centrali della "linea editoriale", a un certo punto la cosa ha smesso di "fare notizia". A meno che...

A meno che non ricapiti un qualcosa di eccezionale a riempire le caselle rimaste vuote delle cose eccezionali capitate negli ultimi tempi: primo italiano in finale a Wimbledon, primo titolo slam maschile dopo 48 anni, poi primo italiano a vincere tre slam, primo oro olimpico italiano nel tennis, e primo bronzo, coppa Davis dopo 48 anni, poi doppiata l'anno successivo in accoppiata con le ragazze, primo italiano a vincere un Master, due italiani in top ten contemporaneamente. Cosa mancava? ah si, che una azzurra vincesse singolo e doppio a Roma nello stesso anno dopo la Seles nel 1990, che un azzurro rivincesse a Roma dopo 49 anni, e che le due cose assieme giustificassero un titolo di questo post con quella sola parola. Invece, niente.

Razionalmente, anche a usarli per il meglio come ha fatto, tre mesi di stop avrebbero giustificato anche una sconfitta in uno dei turni precedenti, figurarsi in finale. Ma intimamente rode, di doversi vedere una premiazione per il secondo posto, che comunque mancava da 47 anni, che quella per il vincitore. Non si può però essere tristi, ce lo impedisce il sorriso di Jasmine Paolini, vista sollevare il trofeo di vincitrice per due volte in due giorni. Per i maschi, facciamoci ancora bastare il coro in memoria: AADRIAANO! AADRIANO!

domenica 11 maggio 2025

SE NE FA UN ALTRO

Non essendo credente, non parlo di questo argomento per interesse diretto. Ma l'influenza enorme che una figura dominante come quella del capintesta della Chiesa cattolica ha sull'opinione pubblica, e non solo di credenti (il bisogno di salvare dalla condanna almeno uno della cricca dei potenti è intimamente umano, e la figura del Papa pare fatta apposta), suscita il mio interesse indiretto, e spero anche il vostro.

Da quando fu fatto fuori Luciani, per aver minacciato esplicitamente di voler fare chiarezza nell'intrigo di soldi e potere in cui era coinvolta la Chiesa, il soglio di Pietro infatti è stato ininterrottamente occupato da personaggi con scopi politici precisi, e ben diversi dalle dichiarazioni pubbliche per le quali hanno raccolto entusiasmo e venerazione. Volendo semplificare estremamente, Wojtila era li per consentire all'Occidente di vincere la Guerra fredda e demolire l'URSS, Ratzinger per consolidarne i risultati (quando un Papa "regna" abbastanza a lungo da aver nominato quasi tutti i cardinali che dovranno eleggere il suo successore non ci si può attendere diversamente) ma "se ne dimenticò" e non seguì il destino di GP1 grazie alle quasi inedite dimissioni, seguite dall'immediata elezione di Bergoglio. Uno che era stato pappa e ciccia con la dittatura argentina, e che si dimostrerà pappa e ciccia con la cricca che sta imponendo l'Agenda 2030 e ideologie connesse, il resto è solo facciata.

Il teorema tra parentesi poche righe indietro rema contro questa ipotesi, ma la speranza adesso è che "lo spirito santo" abbia suggerito ai votanti che effettuare uno scarto rispetto a questa subalternità al Potere fosse l'unica, forse l'ultima, speranza di mantenere per la loro istituzione un ruolo di potere autonomo. Prevost ebbe comportamenti opposti a "el Papa" durante la cosiddetta pandemia, e il suo evidente immediato (fin dal vestito, fin dalla scelta del nome) distanziarsi dall'affettata "vicinanza agli ultimi" del suo predecessore lascia sperare che lui invece non si scordi dei "penultimi", senza salvare i quali gli ultimi perdono ogni speranza di promozione.

Lo vedremo, il tipo è relativamente giovane e dovrebbe avere il tempo di lasciare un suo segno, anzi come ha detto un mio amico sto giro non è nemmeno più detto che noi si viva più a lungo di lui: nd'a jucamu, ce la giochiamo. Magari, a tennis...

domenica 16 febbraio 2025

IT'S A SIN(NER)

La vicenda Clostebol si è dunque chiusa, forse nell'unico modo possibile secondo i pochi che ci vedevano lungo e l'avevano detto, mentre il coro dei commentatori e soprattutto dei responsabili escludeva fermamente l'ipotesi: con un accordo stragiudiziale, a tre mesi (scarsi per avere già scontato alcuni giorni) di sospensione.

E qui bisogna fare la prima puntualizzazione: non si tratta di patteggiamento, parola che implica un riconoscimento di responsabilità da parte del patteggiante. Si tratta di una proposta da parte del ricorrente all'accusato di rinunciare al ricorso se lui accetta una sanzione molto inferiore al minimo previsto per la fattispecie oggetto di disputa. E qui arriva la seconda puntualizzazione: Sinner era risultato positivo per una quantità infinitesimale, non idonea ad alterare in alcun modo la prestazione sportiva, ed aveva fornito in primo grado una spiegazione accettata come plausibile dal tribunale (il prodotto proibito usato incautamente dal massaggiatore per un dito sbucciato e fornito dal fisioterapista) che lo aveva assolto (salvo cassargli punti e premio del torneo durante il quale era stata riscontrata la positività, per la responsabilità oggettiva del professionista nei confronti del suo team), e la questione non è mai stata messa in discussione dalla WADA nel suo ricorso, che era quindi avverso l'applicazione da parte dell'ITIA di una sanzione diversa da quella prevista per la fattispecie (da uno a due anni di fermo), tanto che nel ricorso si affrettava a precisare che non gli sarebbero stati tolti i punti e i trofei conquistati durante tutto il periodo successivo alla sentenza di primo grado. Quindi si tratta di una disputa tra due enti sulla sanzione da applicare, nessuno ha mai messo in discussione il fatto che il ragazzo NON si è dopato, è soltanto risultato positivo per un incidente causato da altri, e merita tutti i risultati che ha ottenuto in questo anno fantastico. Chi ancora rimesta nel torbido sui social merita solo disprezzo, punto e basta, e non vi dico le parolacce che gli direi tanto le avete immaginate. 

Ma allora perché bisogna accogliere la notizia con relativo sollievo, pur trattandosi di una vera e propria ingiustizia nei confronti di un innocente? Marco Mazzoni qui lo spiega bene bene e in dettaglio, io ve lo ripeto anche per accogliere un suo invito: ripetere e ripetere ancora la verità in ogni contesto in cui ne abbiamo la possibilità è l'unico modo che abbiamo per sostenere il nostro campione. Danneggiato anche dalla stampa d'accatto dei giorni nostri, che continua a mettere nei titoli la parola doping per acchiappare click, anche quando nel testo dice tutt'altro perché non potrebbe dire altro. Provo a schematizzare:

  1. le norme che inquadrano il caso sono ingiuste ma parlano chiaro: da uno a due anni di sospensione anche in caso di dosi meno che minime - sono talmente ingiuste che sono in fase di revisione (peraltro già strombazzata) da parte della WADA stessa, ma parlano talmente chiaro che il rischio di vedersi rovinata la carriera era per Sinner tutt'altro che basso, andando a giudizio;
  2. il giudizio, dunque, poteva portare solo (leggi: senza vie di mezzo) alla conferma del disposto dell'arbitrato ITIA oppure all'applicazione della sanzione di almeno un anno - nel primo caso, lo sputtanamento della WADA sarebbe stato totale e definitivo, facendo crollare il carrozzone dell'antidoping in tutto il mondo dello sport, nel secondo, il mondo del tennis avrebbe visto per un anno scendere di classifica fino a sparirne il suo numero uno indiscusso, con una perdita di credibilità probabilmente insanabile;
  3. l'interesse di tutte le parti in causa a un esito come quello in cronaca è appena consequenziale, come dimostrano anche le dichiarazioni incrociate che l'hanno accompagnato: la WADA che ribadisce in sostanza che Sinner non si è mai dopato e non ha mai barato, Sinner che spiega in sostanza che accetta la responsabilità oggettiva e riconosce la necessità di istituzioni antidoping solide, sono un mirabile esempio del lavoro degli avvocati e degli uffici stampa per bilanciare l'uscita meno peggiore possibile dalla merda in cui erano finiti tutti con entrambi i piedi;
  4. se è vero che non tutti possono permettersi questi avvocati e professionisti, è vero allora che l'unico senso ammissibile per cui i troppi che hanno protestato e ancora protestano i presunti trattamenti di favore possano avere ragione è che anche chi non può permettersi tale assistenza da ora in poi ce l'abbia (o non era nata per questa la PTPA, Nole?) - insomma, pretendere il giusto giudizio per tutti, non un giudizio ingiusto anche per Sinner, come taluni sembrano fare.

In attesa che queste iniquità trovino una soluzione sistemica, io - la butto là - vedrei bene che gli avvocati del campione querelassero per danni chiunque alluda al doping con riferimento alla sua persona, con tanto di destinazione del ricavato a un fondo per la difesa dei giocatori meno ricchi che si trovino in situazioni simili. Ma resta la necessità di riformare radicalmente il carrozzone dell'antidoping, e l'opportunità di tifare per un ragazzo che è un miracolo che non abbia avuto dei contraccolpi finora e che speriamo sappia cogliere adesso l'occasione di prepararsi alla stagione su terra nel modo migliore, vincendo Roma e Parigi. Per poi magari pensare a Wimbledon...

domenica 26 gennaio 2025

NON FA PIU' NOTIZIA

Avevo in canna, per aggiornare il blog rispettando la cadenza grossomodo settimanale che da qualche tempo ha assunto, un pezzullo sull'Intelligenza Artificiale, in attesa peraltro di ricevere da Pasbas un articolo sulla Palestina. Ma oggi mi sa che per questo blog (vista anche la sua grafica attuale), come per quasi tutti i siti d'Italia e molti nel mondo, l'argomento è obbligatorio, anche se visto che continua a ripetersi tra un po' rischia di non fare più notizia: Jannik Sinner ha vinto il suo terzo "slam" (su tre finali disputate), il secondo Australian Open consecutivo.

La partita è stata trasmessa in chiaro, perché i titolari dei diritti hanno capito che così ci guadagnavano di più che cedendoli alla RAI, da poco tenuta per obbligo a trasmettere una serie di eventi più lunga di quella in vigore fino agli US Open dello scorso settembre. Quindi hanno potuto vederla anche quelli come me che per motivi religiosi non sottoscrivono abbonamenti con nessuna TV a pagamento. Dunque potrei farvi un resoconto dettagliato, partendo dai tre set a zero e dalla NESSUNA PALLA BREAK CONCESSA. Potrei, ma non serve: la partita non ha avuto storia.

Il nostro amatissimo crucco infatti non ha mai nemmeno per un attimo, fin dai primissimi scambi, la sensazione che poteva perdere la partita dal russo. Troppo solido mentalmente, troppo ampia la sua confort zone, che dalle tre palle match consecutive annullate al più titolato giocatore di sempre un anno e rotti fa si è capito che comprende senza apparenti problemi tutti i punti decisivi, giocati come se fossero un quindici come un altro, come dice a tutti noi tennisti la teoria e come nessuno di noi invece riesce quasi mai a fare in pratica (dove quel "noi" arriva fino al numero due del mondo, evidentemente).

Non è che non lo avevamo mai visto: Federer faceva così, Djokovic fino al sorpasso nella suddetta occasione in Davis 2023 era il migliore a farlo, e anche Nadal specie sulla terra entrava in campo con un'aura di imbattibilità che faceva si gli avversari mentalmente partivano da zero trenta in tutti i game. Ma che potevamo rivederlo in uno dei "nostri", ecco, non era nemmeno nei nostri sogni. Non so quanto durerà (Roger vinse le sue prime sette finali slam, Jannik per ora è "solo" a tre), magari il carrozzone del cosiddetto antidoping, che nel frattempo si deve essere accorto di averla fatta fuori dal vaso perché ha già cambiato le sue stesse regole per il futuro (statuendo di non rompere più le palle per dosi non in grado di alterare le prestazioni, dell'ordine del milionesimo di grammo e ancora meno, come nel caso Sinner) e si è guardato bene di ricorrere in appello nel molto simile caso Swjatek, riuscirà a incidere sulla sua carlinga la tacca di fermare per un anno, forse compromettendone la carriera, il fenomeno più trascinante che il tennis poteva sperare di incocciare finita l'era dei "big three". Ma sia se dovesse finire ad aprile, sia se durasse qualche annetto come per Re Roger, noi intanto ce la godiamo, e la celebriamo, questa supremazia.

Il nostro campione è ingiocabile, e riduce in lacrime gli avversari, anche quelli che lo seguono da presso in classifica. Questo è.

lunedì 18 novembre 2024

IL MAESTRO E' NELL'ANIMA

Chi ha la mia età, e forse anche qualche anno in meno, non riesce proprio a chiamare "Nitto ATP finals" quel torneo di fine anno che finché campa resterà il Masters, il torneo dei maestri, quello che alla fine decreta chi è il Maestro dei Maestri dell'anno solare. La circostanza che lo abbia vinto per la prima volta un italiano costituisce inoltre un evento di quelli della serie "pensavo di morire prima", perché gli ultimi decenni per un appassionato di tennis che dopo l'ultimo romano ha tifato uno svedese, un americano, un altro svedese (altri un tedesco), un altro americano, un croato, uno svizzero (altri uno spagnolo) e un serbo non lasciavano non dico immaginare, ma proprio sognare nel sogno più sfrenato, che sarebbe arrivato uno dei nostri, va beh più o meno, ad alzare (a coronamento di una stagione monstre) quel trofeo.

E invece.

Ora, niente di più facile che i giudici lo fermino per qualche mese, anche solo per farsi belli. Ma questo intanto ha accumulato tanto vantaggio in termini di punti che manterrebbe il primo posto anche se non giocasse l'Australian Open, e le posizioni di vertice potrebbe perderle solo se hanno il coraggio di un'interpretazione estremamente restrittiva e severa delle regole fermandolo per un anno intero. Ma per la loro immagine sarebbe controproducente peggio che l'assoluzione piena, ecco perché si inventeranno qualcosa a mezza botta.

Se fosse, il tipo è capace di approfittarne per riposarsi, aggiungere bagaglio tecnico, e ritornare più imbattibile di prima. Ma speriamo di no. Perché il ragazzo ha già pagato fin troppo un errore altrui che non avrebbe avuto modo di evitare, anche per il tipo di ragazzo che è: uno che addirittura attira parodie (viste un paio in TV esilaranti...) per la sua insistita umiltà. Senza peraltro dare adito al minimo sospetto che essa sia in qualche modo una posa affettata. Ecco perché gli dedico una delle mie canzoni preferite, che dà il titolo al post: perché uno così, maestro, lo è dentro prima che fuori, anzi possiamo dire che lo è diventato perché già lo era, nell'anima.

martedì 1 ottobre 2024

IL CARROZZONE VA AVANTI...

Neanche un mese fa, al termine di un come al solito tortuoso post che parlava di doping di varia natura, non rinvenendo nel concedere a chi ha di natura testosterone fuori scala di sconfiggere chi non lo ha nessuna differenza col consentire di assumerlo, chiudevo con l'ennesima facile previsione nella lunga vita di questo blog: l'antidoping è un carrozzone che non poteva perdere l'occasione della visibilità che gli avrebbe dato portare alle lunghe il caso Sinner, dato che (come purtroppo capita anche di molte associazioni benefiche) la sua principale ragione sociale non è altro che giustificare la propria esistenza e i soldi che costa tenerlo in piedi.

Stavolta almeno in Italia - e te credo, si direbbe a Roma, con tutto quello che vale l'indotto del sudtirolese! - le voci si sono allineate al "pensiero complottista". Persino Pietrangeli ha dismesso i panni del rosicone per unirsi al coro anti-WADA, e ho detto tutto.

La cosa più inspiegabile perciò non è il prevedibile accanimento strumentale contro la star, bensì la contraddittorietà delle argomentazioni con cui è stata accompagnata la decisione: da un lato dichiarano non condivisibile la sentenza di assoluzione del tribunale indipendente adito dalle istituzioni tennistiche, poi però si affrettano a precisare che nessuna altra perdita di trofei e punti oltre ai 500 già patteggiati dagli avvocati di Sinner (forse l'unico errore tattico commesso: se sei innocente non patteggi, costi quel che costi) è prevista, ma allora se dovessero vincere il ricorso, e la condanna fosse quella prevista per i casi di doping da negligenza (se c'è intenzione le pene sono molto più dure) che va da uno a due anni di stop, avremmo una sentenza che contraddice le richieste stesse del ricorrente (in caso di stop retroattivo, che però pare sia escluso - pare...) oppure (in caso di stop a partire dalla sentenza) un numero uno fermo fino a uscire delle classifiche per una dose non solo non assunta volontariamente ma talmente infinitesima da non essere in grado di dopare niente e nessuno?

Insomma, non posso che ribadire che delle istituzioni sportive serie e sane dovrebbero approfittare della eco di questa vicenda per una riforma copernicana di tutto l'apparato. I due pesi e due misure, da tanti invocati come vulnus in favore di Sinner, dovevano essere il grimaldello per applicare quelli usati per Sinner a tutti gli altri da ora in poi, non per una recrudescenza inquisitoria malriposta e assurda, che comunque vada avrà effetti aberranti. Anche solo fosse favorire gli avversari del nostro campione se stavolta non gli dovesse reggere la capoccia. Ma io temo di peggio.

domenica 8 settembre 2024

NE PARLIAMO DOPING

Non guardo le paralimpiadi. Nonostante nutra una grande ammirazione per chi si impegna a travalicare i propri limiti, a giocare al meglio con le carte che ha anziché lamentarsi di quelle che non ha, di cui chi ha a che fare con menomazioni di qualunque origine è un formidabile esempio, e quindi le paralimpiadi possano essere intese come una testimonianza utile a tutti su come vada intesa la vita, non ce la faccio. E non è per emotività, è proprio che un conto è arrivare col ragionamento a capire l'importanza di una cosa, un conto è essere attratti da uno spettacolo oggettivamente avvincente.

Viviamo tempi complicati, per avventurarsi in ragionamenti come questo: il rischio è che ti ritrovi immediatamente abile e arruolato nei retrogradi razzisti sessisti insensibili, come nei complottisti se osi discutere i dogmi del cambiamento climatico o della pandemia. Ma pazienza, perderò un altro paio di lettori, come sapete tutti col blog non ci faccio un centesimo altro che camparci. Il tennis è un buon esempio di partenza: lo pratico da una vita, è una delle poche cose che guardo in TV regolarmente, e le rivendicazioni di stampo femminista sulla retribuzione delle atlete risalgono agli anni settanta (riguardare La guerra dei sessi, storia vera di come tutto cominciò) e sono in buona parte state accolte. Ma giustamente: da qualche decennio, una partita di tennis femminile di alto livello può essere altrettanto godibile e anche esprimere contenuti tecnici di pari livello se non superiore (a volte tirare troppo forte è un limite da questo punto di vista). Prima, però, e anche adesso lontano dal vertice, non era così: se non giocava la Navratilova, rischiavi di annoiarti, come oggi con la Osorio, per dire, a furia di lunghi scambi fatti tutti di mezzi pallonetti.

Sul tennis torno dopo, parliamo di basket e pallavolo. Perché la pallavolo femminile è altrettanto spettacolare di quella maschile, e invece la cosa non è vera per la pallacanestro? Perché le donne nel volley giocano con una palla diversa e la rete più bassa, e in questo modo riescono ad eseguire quasi tutti gli stessi gesti tecnici dei maschietti, mentre nel basket a parte la palla leggermente più piccola è tutto uguale, e la differenza di fisicità si traduce purtroppo in un livello tecnico nettamente inferiore. Pensate un po', secondo me nel calcio il ragionamento si capovolge: la tecnica si vede meglio e più nelle donne, talmente esasperato è l'aspetto fisico negli uomini (ma se ne accorge solo chi ha l'età di ricordare il calcio di prima del pressing e del gioco corto).

Spero che questi esempi bastino, a sgombrare il campo da equivoci. Poi, magari arriveremo a stabilirlo per legge, che gli atleti diversamente abili devono percepire gli stessi emolumenti degli altri, ma questo non basterà a rendere le loro competizioni ugualmente attrattive per telespettatori e quindi sponsor. E anche per me: ci capito, penso le migliori cose di ciascuno degli atleti, poi però cambio canale. Ma cambiamo discorso.

Qualche tempo fa un corridore con le protesi ai piedi, tale Pistorius, prima di finire in galera per aver ammazzato la fidanzata, arrivò a competere a buon livello coi normodotati. La sua parabola interruppe l'esperimento, voglio sperare sia perché le autorità sportive abbiano compreso l'enorme rischio sotteso alla cosa: con il progresso tecnologico, quanto ci vorrebbe a realizzare delle protesi tali da battere regolarmente chi corre con piedi umani? E anche quando si imbrigliasse la tecnologia con delle regole, quanto potrebbe reggere questa briglia a cospetto del sospetto interiore di ciascuno sportivo costretto a confrontarsi con chi potrebbe partire avvantaggiato?

Questo semplice ragionamento dovrebbe fare premio su altre tematiche "di moda". Oramai è rimasta quasi sola, la creatrice di Harry Potter, chissà forse avere immensi patrimonio e popolarità aiuta ad avere coraggio, a dire fuori dai denti che no, non può essere ammesso a gareggiare con le donne chi prima gareggiava (e pure con successo) da uomo, solo perché nel frattempo si è sentito di dover cambiare sesso. E no, non per sessismo, semplicemente per salvaguardare la possibilità di competere delle donne "vere". Lo stesso ragionamento doveva essere utilizzato per escludere la pugile algerina: è donna, per carità, ma avere cromosomi e livello di testosterone da uomo le dà un vantaggio. O estromettiamo lei e tutte quelle come lei, o aboliamo l'antidoping e magari riabilitiamo le atlete della DDR (anche questa per capirla devi essere anzianotto...).

E torniamo al tennis, parlando del caso che riguarda il tipo che vedrete sullo sfondo di questo blog fino a luglio prossimo (cambio grafica una volta l'anno, ormai è tradizione), che oggi si gioca il titolo agli US open. Ieri sembrava che scadessero i termini per l'appello avverso alla sua sentenza di assoluzione, ma vista la giungla di norme sigle e gente che ci campa con questo carrozzone non si sa mai. E mi trovo a ribadire un concetto che espressi addirittura in uno dei primissimi post di questo blog, oltre sedici anni fa: bisogna smetterla di ragionare nello sport professionistico di doping e antidoping, ma parlare di medicina dello sport e fare tutto alla luce del sole. Gli atleti in genere, figurarsi se di vertice, hanno bisogno di essere trattati con una attenzione dedicata che non sia clandestina, e pazienza se certe sostanze o pratiche che fino a un certo punto si pensava innocue e benefiche poi si scopre che facevano male, quando succede si vietano e si cerca altro. Che poi è la stessa cosa che si fa correntemente: nella medicina, che sono più i farmaci tolti dal prontuario perché nocivi dopo essere stati di uso comune per anni di quelli in prontuario al momento, come nello sport, che è zeppo così nella sua storia di autentici miti che si prendevano più o meno di nascosto cose che poi sono state vietate e per cui magari altri sono stati squalificati. E parlo di giganti, di mostri sacri, che non voglio nemmeno nominare, ma la lista è lunghissima e vi sorprenderebbe scoprirci dentro proprio quel vostro idolo di gioventù. Per cui quelli che fanno la fine di Armstrong, o peggio di Pantani, sono vittime di un sistema che fa enne pesi ed enne misure per sua natura.

Il caso Sinner è assieme un cattivo e un buon esempio, di tutto ciò. Cattivo, perché il ragazzo è stato trovato con in corpo una quantità di farmaco vietato così infinitesima da indispettire Avogadro, altro che conferirgli un vantaggio sportivo, e per dosi così il processo non dovrebbe nemmeno iniziare. Buono, perché il fatto che il ragazzo non sia stato sospeso, o magari crocifisso, prima di assolverlo magari a stagione o a carriera compromessa, non deve essere usato, come hanno fatto tanti rosiconi e moralisti del piffero, per rinfacciargli un trattamento di favore, ma semmai per, al contrario, pretendere che da ora in poi le autorità competenti si comportino allo stesso modo per tutti. E cioè: se la dose di qualsiasi cosa è così bassa da non poter influenzare le prestazioni, il processo non cominci nemmeno. Se è più alta, si sospenda non solo il giudizio sportivo ma anche quello personale e sociale fino a istruttoria conclusa, facendo inoltre in modo che la stessa sia breve. E a regime, si faccia confluire il carrozzone dell'antidoping e quello del doping in una unica struttura che sperimenti alla luce del sole cosa si può fare per aiutare a competere gli atleti senza danneggiarli. Di modo che non ci siano vantaggi comparativi di nessuna natura, nemmeno ad esempio dall'avere un medico bravo che si inventa l'autoemotrasfusione: se e finché la medicina dello sport non comprende che fa male, la si fa a tutti. E nemmeno dall'avere un livello di testosterone che fa si che io sviti la testa con un cazzotto a chi quel livello non ce l'ha: non importa se lo assumi o ce l'hai di natura, sei fuori, o devo ammettere anche chi se lo inietta. Con buona pace dei benpensanti di vecchia e nuova maniera.

P.S. Se avevate ancora dubbi sul fatto che si tratti di un carrozzone che deve giustificare la sua esistenza, ecco le imprese dell'antidoping aggiornate a dopo la strepitosa vittoria di Jannik allo US Open...

domenica 7 luglio 2024

BUON COMPLEANNO CIXD

Come ogni anno ai primi di luglio, al mio blog per il compleanno regalo una nuova grafica, accompagnando la cosa con un editoriale che fa il punto su questo strumento di comunicazione e vi mostra per confronto la grafica precedente in immagine.

Il contatore dice che la media dei lettori di ciascun post è oramai nell'ordine delle decine, superato di recente solo dal primo report del pellegrinaggio di Ivano, ma sempre lontano dai picchi raggiungi oramai anni fa quando mi era scappato di indulgere ai commenti sulla cronaca nera, con quasi mille contatti. D'altronde, quali siano gli argomenti che "tirano" è cosa risaputa, e dimostrata ulteriormente dalla differenza di followers tra il gruppo FB di Controinformoperdiletto, dove linko tutti i post che pubblico qui a mo' di lancio (unica ragione per cui mantengo l'account sul social di Meta oramai al tramonto (almeno, a sentire cosa ne pensano gli adolescenti...), poche centinaia, e quello de Le ricette di nonna Carmela, che va verso i tredicimila.

La tendenza non è cambiata di molto durante la cosiddetta pandemia, che in queste pagine, come in poche altre, è stata trattata per quello che era davvero (una prova di totalitarismo raccapricciante, per farla breve), ed è già tanto - anzi probabilmente è proprio grazie agli scarsi contatti - che le potete ancora leggere liberamente. Della serie: il basso profilo, rasente all'irrilevanza, come veicolo di libertà. Va benissimo, e iniziamo allora la diciassettesima annata.

Anni addietro, la grafica era dedicata al tennista secondo me più grande di tutti i tempi (e sottolineo secondo me: come titoli complessivi è stato superato da uno più antipatico meno bello da vedere giocare ma forse più meritevole e sicuramente più da imitare per coraggio umano, e comunque ci sarà sempre chi preferisce diversamente da te), Roger Federer. Non potevo esimermi, ora che un italiano (ahem...) è arrivato al numero uno del mondo, di fare la stessa cosa per lui. Evitando di nominarlo, nonché di augurarmi che aggiunga proprio in questi giorni altri titoli importantissimi al suo palmares, per una questione, questa si tutta italiana, di scaramanzia.

Forza, roscio! E buon compleanno, Controinformoperdiletto!

domenica 9 giugno 2024

DA DOMANI

Ho iniziato a scrivere questo post venerdì, prima, che il weekend più incredibile nella storia del tennis italiano (pure in un periodo in cui se ne sono susseguiti di altri decisamente storici, come quello della seconda Davis lo scorso autunno) cominciasse a dare i suoi verdetti, se mi credete. E se non mi credete, come si dice, stica. L'ho fatto perché, veramente, la cosa da celebrare non è tanto che Jannik Sinner da lunedì 10 giugno 2024 (da domani, per chi mi legge appena pubblico il post, domenica) è ufficialmente il ventinovesimo numero uno da quando le classifiche del tennis mondiale le fa il computer. E' che in uno dei quattro tornei più importanti del mondo c'è un italiano in semifinale sia nel singolare che nel doppio sia maschile che femminile, anzi già in finale nel singolare femminile e nel doppio maschile, e oggi potrebbe essere che facciamo filotto, se Errani-Paolini e Sinner vincono.

Per chi calca i campi da tennis da quando, bambino asmatico tenuto amorevolmente lontano da ogni attività fisica da genitori troppo premurosi e medici di una volta, ricevette in regalo dalla Befana del Ferroviere una coppia di racchette improbabili (di finto legno, in realtà cartone pressato, che alla prima pallina vera si sarebbe sbriciolato, e con corde di nylon da pesca solo un po' più spesso) iniziando a esercitarsi contro la parete del soggiorno, e poi contro il muro di uno dei sostegni sotto il ponte nuovo sul Calopinace, oramai oltre mezzo secolo fa, è una congiunzione astrale che mai avrebbe sperato si realizzasse, nemmeno nel più fantasioso dei suoi sogni. E so di dire cose che, con più o meno piccole varianti, moltissimi italiani potrebbero sottoscrivere.

Poi anche le ragazze sono andate in finale, mentre invece Sinner no: troppo precaria la condizione fisica per reggere cinque set contro forse l'unico attualmente al suo livello. E poi, e siamo arrivati a domenica, gli italiani hanno perso tutte le finali. Quindi la congiunzione astrale non si è compiuta appieno, ma quel bambino sarebbe ancora orgoglioso, perché quando sfidava il muro per ore impersonando i suoi eroi in veri tabelloni almeno dagli ottavi in poi, imitando lo stile ora dell'uno ora dell'altro nel tirare i colpi, tra quegli eroi di italiano c'era solo Panatta (anche se a "classe" era il migliore) e oggi invece avrebbe l'imbarazzo della scelta. E comunque uno di questi, un ragazzo il cui unico difetto sembra essere quello di dire un po' troppo spesso di essere solo un ragazzo normale, che magari sarà pure vero ma quando smette di dirlo forse diventa imbattibile, da lunedì, da domani, forse l'ho già detto, sarà il numero uno del mondo.

Volevo chiamarlo così, questo post, ma poi mi sono ricordato di averlo già scritto (per un certo Federer) e anzi con alcune cose dentro che erano le stesse che mi venivano in testa di ripetere, per cui andatevelo a rileggere, come pure a maggior ragione si può ancora rileggere per intero e sottoscrivere il post con cui celebravo l'ascesa a numero quattro. Ma la cosa più bella da andarsi a rivedere, perché la dice lunga e insegna qualcosa a ciascuno di noi, è il video di sei anni fa quando a un ragazzino che si era appena affacciato tra i professionisti veniva chiesto quale fosse il suo sogno. Solo un altro prima di lui rispose allo stesso modo con ancora più faccia di tolla, si chiamava Djopkovic. E si, avete indovinato.

venerdì 1 dicembre 2023

(AUDIO)CRONACHE DA UN MASSACRO 2

Come promesso, continuano le clip di Pasbas che ci raccontano la guerra attingendo alla stampa internazionale: viste le condizioni in cui versa quella nazionale, ci pare un lavoro necessario, quasi un dovere civico, per quanto pochi possiate essere voi che ci leggete, ormai, e in questo caso addirittura ascoltate.

Se fossi alla caccia di click, basterebbe ripubblicare le ricette di Nonna Carmela (nel frattempo il gruppo Facebook relativo ha superato 11mila iscritti, senza nessunissima attività di promozione da parte mia, e ovviamente senza nessun guadagno), o anche solo accodarsi al coro italico di osanna a Sinner e soci a seguito del trionfo in coppa Davis (eppure qui scrivo ricorrentemente di tennis, ma quando mi pare e non quando ne scrivono tutti, pure quelli che non distinguono una racchetta da un retino per le farfalle).

Quindi, qui si parla di Gaza, almeno fin quando continua lo scontro impari in cronaca. Buon ascolto.

Scova la notizia (prima che la notizia scovi te!) - seconda parte

di Pasbas

clipargomenti
  • Cessate il fuoco e scambio prigionieri.
  • Il governo Netaniauh ad un bivio: dimettersi o riprendere la guerra.
  • Parte del popolo israeliano è per lo scambio tutti con tutti.
  • Quale il prossimo governo di Israele?
  • Annullamento di una intera generazione. 
  • Bimbi feriti e cure possibili.
  • Devastati gli ospedali pediatrici. 
  • Orfani, feriti nel corpo e nello spirito.

Leggiamo, invece, su Sinistrainrete, il perché dello sterminio in atto, e cosa si muove dietro le quinte.

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