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domenica 13 aprile 2025

SE NO, SON DAZI

I miei 30elode in economia politica e internazionale li ho presi quando si studiavano liberamente tutte, le teorie economiche, cioè prima che l'ultraliberismo finanziario multinazionale imponesse il monopensiero monetarista al punto da far silenziare temo anche all'università ma son certo nel mainstream l'esistenza di alternative alle ricette presentate come "naturali" e "scientifiche" senza contraddittorio. Dai miei studi è passato tanto tempo che ho poco di che vantarmi, avrò dimenticato quasi tutte le formule e i dettagli, ma ricordo abbastanza bene che, ad esempio, tra l'apertura incontrollata di tutte le frontiere e un mirato protezionismo la partita del calcolo costi/benefici era aperta, e andava giocata di volta in volta con piglio empirico da ciascun governo e magari col consenso dei propri cittadini.

Perciò quando ascolto (basta accendere la TV, ce n'è in qualsiasi programma) i commenti irridenti al personaggio Trump, che magari se li merita tutti, mi viene lo schifo. Perché nessuno ricorda che sta li perché è stato più che regolarmente eletto e tenta di fare le cose per cui è stato eletto, ha un mandato e lo rispetta, tra le goffaggini sue naturali e gli stop&go che a volte la politica richiede. Chi avesse davvero a cuore la democrazia, parola che riempie la bocca ma troppo spesso senza senso, dovrebbe sapere che la cosa peggiore che possa fare Trump è più legittima della cosa migliore che possa fare la VonDerLeyen: più esplicita non la riesco a dire.

Ma torniamo nel merito. Non sappiamo ancora come le mosse trumpiane si posizionino nel continuum tra boutade estemporanea irrealizzabile e infatti subito rientrata e inizio della fine della globalizzazione ultraliberista, ma anche nella peggiore delle ipotesi sono da salutare come una boccata di aria fresca nello stagno putrido della politica economica internazionale, un segnale che forse un altro mondo è possibile, che non è vero che quello che ci stanno preparando è ineluttabile, c'è ancora un posto nel mondo dove gli elettori possono mettere in condizione un vecchio rincoglionito a rimettere in discussione qualcosa. La globalizzazione può essere, fin dall'inizio, efficacemente descritta con la fisica dei sistemi: è l'accelerazione tecnologica che ha portato con curva iperbolica il mondo a essere un sistema unico, a cominciare dai trasporti per finire alle criptovalute con tutto il resto in mezzo, non ci si può fare molto. Ma questo, lungi dal rappresentare un argomento per l'abbattimento di ogni tipo di frontiera come se davvero il risultato fosse certamente utopico e non distopico come è sotto gli occhi di tutti (ma si sa, chi non vuole vedere non vede), è un motivo in più per propugnare una più attenta e mirata azione degli Stati nazionali a limitarne perlomeno gli effetti più deleteri. Ma questa forse va spiegata meglio.

In economia ci sono essenzialmente tre mercati: merci, capitale e lavoro. Fin dagli inizi della rivoluzione industriale e tecnologica, gli economisti classici ebbero modo di osservare che se tra due Paesi vengono unificati due di questi mercati, il terzo si unifica automaticamente. Precisamente, mi pare fosse un certo Ricardo. Ma fu un certo Marx a inserire questa teoria in un quadro teorico orientato dal punto di vista della gente comune, per non usare termini sputtanati ideologicamente. Diventato il mondo un sistema unico per quanto riguarda le merci, era chiaro che se si consentiva la stessa cosa ai capitali si doveva dare per scontato che sarebbe successa anche al lavoro, con le differenze di velocità e resistenze connesse per natura a ciascuno dei tre ambiti. Gli economisti classici sostenevano che esiste sempre un punto di equilibrio automatico cui tende il sistema economico lasciato libero di agire secondo le sue logiche, peccato che questo punto possa essere tranquillamente al di sotto della sussistenza dei lavoratori, e averlo dimenticato costò al mondo l'entrata in auge dei nazifascismi e una guerra mondiale. Dopo la quale, fu solo l'interregno dei keynesiani che salvò il capitalismo da se stesso, propugnando l'intervento pubblico nell'economia: lo Stato doveva fare tutto quello che poteva per evitare che il mercato lasciato a se stesso portasse alla rovina i suoi cittadini. Il fatto che tra le cose che fecero gli Stati ce ne fossero molte di storte diede modo al liberismo di riprendere piede, col cosiddetto monetarismo (chiamato così perché l'unica leva che concedeva allo Stato era un moderato governo della quantità di moneta in circolazione), ma l'unificazione dei mercati finanziari figlia dei progressi tecnologici informatici completò la globalizzazione, rendendo solo questione di tempo l'unificazione mondiale del mercato del lavoro.

Ecco che Marx mentre veniva cacciato dalla porta (la caduta del blocco comunista fu una questione di soldi) rientrava dalla finestra: il mondo era un immenso "esercito industriale di riserva" che veniva usato per re-impoverire i popoli risarciti della guerra mondiale da trent'anni di keynesismo. Alla fine, si spostano le persone, e prima di loro si sposta la produzione. E intanto la retribuzione del fattore lavoro crolla. A chi tocca fermare questo scempio, o perlomeno tentare in qualche modo di limitarne gli effetti più deleteri, se non agli Stati democratici, quando gli elettori democraticamente eleggono qualcuno dandogli mandato perché lo faccia? Peccato che nel frattempo i padroni del vapore della globalizzazione finanziaria abbiano partorito il mostro chiamato Unione Europea, molto ben mascherato dall'ideologia finto pacifista/progressista, inducendo per tale via gli Stati a cedergli sempre più sovranità. Per cui se noi oggi (è già successo più volte, peraltro, da Berlusconi alla Meloni passando per Grillo) eleggiamo qualcuno per affidargli il compito di cui sopra, questo semplicemente non può. Gli americani (ma non solo loro, ad esempio leggete questa sui messicani), ancora, si. Che invidia...

sabato 6 febbraio 2021

IRRETITI E NO - VERSETTI COVIDICI 40-43

Non parlo di Draghi, non ancora. Penso tutto il male possibile della "maggioranza Ursula", ma mi è capitato di leggere di questo tecnocrate su uno dei siti che segue di più le teorie monetarie eretiche, citato come un reprobo del monetarismo pronto a ritraghettare l'Italia verso la sovranità monetaria. Non ci credo, o per lo meno non credo ai pentimenti a questo livello, ma se fosse stata decisa la dissoluzione della nefasta Eurozona, Draghi sarebbe il perfetto esecutore della missione, voluto colà dove si puote perché il processo avvenga in maniera il meno possibile traumatica per gli scambi economici dentro l'UE (che però ridovrebbe cambiare il nome assieme al progetto, magari tornando CEE o qualcosa di simile). Peccato però che questo significherebbe un'uscita da straccioni e da schiavi, non da Stato sovrano libero e potente, forte ad esempio dei tre quarti di tutto il patrimonio artistico mondiale. Peraltro, inutilizzabile come asset stante la virtuale morte del turismo mondiale di massa cui stiamo assistendo. Comunque, di Draghi riparliamo a nebbia della cronaca politica diradata (e intanto volendo leggete Grimaldi), nel frattempo ci ributtiamo tra i versetti covidici.

Era da un po' che non lo facevo, perché il conformismo dilagante mi fa francamente cadere le braccia giorno dopo giorno. Mi scuoto perché fa bene a me, oltre che a voi. Avrete sentito anche voi, no?, che l'emergenza durerà fino a ottobre, che non finirà finché non saremo tutti vaccinati, varianti permettendo? Vi tengono sulla corda, e vi vanno preparando (nero su bianco). Ci hanno privato delle libertà più elementari per una cosa che ha numeri simili alle influenze di tutti gli anni, credendo come dei polli alle acrobazie logiche e statistiche che continuano a sciorinare e nonostante le quali arriviamo a un numero di morti che fa impressione ma che è dello stesso ordine di grandezza del solito (significa, per gli zucconi, che anche attribuendo a covid19 tutte le morti attribuibili e oltre, non riescono ad avere un 10% di incremento annuo delle morti totali, e anche sommando due stagioni influenzali non riescono ad avere un numero di morti doppio dell'influenza del 2019, calcolati coi vecchi criteri peraltro): ebbene, glielo abbiamo consentito? Abbiamo aperto l'otre dei venti di Eolo, o il vaso di Pandora se preferite: una parola rimetterci dentro il contenuto, o tornare a casa! Ve la ridico meglio. Se il covid19 fosse stato dieci volte più grave, e fossimo stati certi che però con qualche mese di lockdown l'avremmo stoppato, tutti i provvedimenti presi avrebbero avuto un qualche senso (anzi, nemmeno: se fosse stato così grave, ci saremmo chiusi in casa da soli senza che ce lo imponesse nessuno). Invece così, accettare questi soprusi per quello che è stato, significa una cosa sola: possono continuare quanto vogliono, rifarli ogni anno, oppure se siamo sfiniti lasciarci respirare e poi rifarlo. Perché numeri così si possono ottenere sempre, da ogni cazzo di influenza stagionale, a volerlo. Ma anche fosse solo dalle più gravi, possiamo contarne almeno una decina negli ultimi decenni, che si sarebbero prestate, quindi perché in futuro non dovrebbe essere lo stesso?

Oramai il mio telecomando salta sia i TG (tranne giusto il tempo di capire di che colore siamo domani) e i cosiddetti approfondimenti di informazione: ne rivedrò uno quando saprò per certo che ospiterà fisso qualcuno che suona l'altra campana. Qualcuno ad esempio che faccia la semplice domanda di buon senso: "e se durasse dieci anni?" meglio: "qualcuno di quelli che ci hanno ordinato di smettere di vivere, viaggiare, ballare, fare sport, passeggiare respirando a volto scoperto, andare al bar o al ristorante, quando lo ha fatto, e ora che continua a farlo e minaccia di rifarlo se non facciamo i bravi, aveva una qualche contezza del fatto che la cosa sarebbe stata a stretto giro in grado di stroncare la diffusione del virus?" si? e chi gliel'aveva data: nomi e cognomi, e li denunciassero. no? denunciamo loro, per alto tradimento, avendo peraltro superato il limite massimo consentito dalla Costituzione per lo stato d'emergenza. E se durasse dieci anni? si può chiudere tutto per dieci anni, o anche ad intermittenza, di modo che in pratica nessuna piccola o media impresa sia in grado di sopravvivere? o bisogna invece, o bisognava invece, puntare da subito a fare diventare endemico un virus che colpisce una piccola percentuale (dei sottoposti a tampone, cioè in qualche modo sospettati, sennò piccolissima) di individui, facendone stare molto male una piccola percentuale, e uccidendo una piccola percentuale di questi ultimi, in genere molto anziani e con altre patologie? endemico: cioè conviverci tentando in ogni modo di vivere normalmente, produrre, divertirsi, essere felici, e proteggere solo chi è a rischio e curare (ma bene) chi sta male.

Finirà così: come nessuno crede più che a Kennedy lo ha ammazzato Oswald, che la Mafia non esiste (versione ufficiale del parlamento italiano fino agli anni 80), che le torri gemelle le abbia buttate giù Bin Laden, che in giro per l'Italia a metà ottocento ci fosse una stragrande maggioranza di patrioti che tifavano per l'Unità, che i pellerossa erano cattivi e i "nostri" buoni, che esiste una sola religione giusta e gli eretici meritano il rogo, così nessuno crederà più a questa favola del covid19 così come ce la stanno raccontando. Resta solo da capire se la mia generazione vedrà affermarsi la verità su questa storia, o sarà magari quella dei nostri figli. Ecco perché scrivo ancora di queste cose: nella disillusa speranza di dare un piccolo contributo a un'acceleratina, e in subordine di lasciare scritto che no, a me non mi avevano irretito. E spero nemmeno a voi che mi leggete, specie se seguite tutti i link nel testo, o almeno quelli segnalati alla fine:

40. Intervista panoramica di Barbara Tampieri a Fulvio Grimaldi. Da leggere integralmente e con attenzione, questo dialogo tra una delle blogger più toste e uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano. E da gustarsi ogni singolo grafico inserito a corredo.

41. Vaccini e Coronavirus. Due diverse logiche? Dunque, ci sono i primi morti da vaccino, e subito i soloni si precipitano a precisare: non sono morti "di" vaccino sono morti "col" vaccino ma di altre patologie pregresse. Lo stesso argomento che se tu lo usi col covid sei un negazionista, uno da vaccinare a forza o se no marchiare come un paria o come un ebreo (ah, quanto è a senso unico la memoria del giorno della memoria!...) rendendogli la vita impossibile. Mumble mumble...

42. Non sono vaccini ma terapie geniche. Li chiamano vaccini solo ed esclusivamente perché così possono, per via dell'urgenza, saltare molte fasi delle sperimentazioni previste per i farmaci e le terapie,  o meglio farle su chi accetta di sottoporsi (o magari sgomita per farlo) firmando però una liberatoria sulle responsabilità civili e penali in pratica facendo da cavia umana. E fosse solo quello: sono anche molto ma molto meno efficaci di quanto dichiarano, 19% non 95, almeno a sentire il British Medical Journal... E voi, se il vino è buono o meno, credete all'oste che ve lo vende e lo magnifica o al sommelier che lo stronca?

43. Il Grande Reset. Il piano post pandemico. Non è la prima volta che cito questo libro di Ilaria Bifarini. Che illustra meglio di altri, sicuramente di me, come e perché questo piano criminale di rimodellamento della società a livello globale sia purtroppo l'unica chiave logica che spiega integralmente l'accaduto, tutte le altre lasciando invece dei buchi così. In altre parole, non si distrugge definitivamente un modello economico e sociale per una cosiddetta pandemia che se proprio ti ingegni coi conti ha fatto aumentare i morti su base annua di qualche punto percentuale, a meno che l'obiettivo vero e iniziale non era distruggere definitivamente quel modello economico e sociale.

venerdì 26 giugno 2020

IL BAAARATRO!

Immagine dal sito Ovidio news
Sentito dire a questi facciatosta che non dovremmo lamentarci: la manovra che stanno facendo ammonta a oltre 50 miliardi, la più grande del dopoguerra. Ovviamente, il cronista che riportava la dichiarazione, avendo come tutti i suoi colleghi da tempo abdicato per campare anche al minimo sindacale di etica professionale, non si è sognato nemmeno di obiettare, o chiosare, che la manovra ammonta però a meno di un decimo del danno fatto bloccando indiscriminatamente tutte le attività economiche del Paese per fronteggiare una presunta emergenza di una zona circoscritta (quella in cui si sono riscontrati gran parte dei nuovi contagi anche in fase 2 e 3).
A guardarmi attorno, temo che resterà un sogno, ma almeno i sogni non sono ancora vietati, e io sogno che un giorno questa gente venga chiamata davanti a un tribunale a rispondere delle proprie colpe, che potrebbero andare dall'alto tradimento, ove venisse dimostrata in qualche modo la loro eterodirezione magari dietro compenso (sui piddini in realtà le prove sono abbondanti e annose, sui grillini mai me lo sarei aspettato e ben mi sta, e i presunti fondi chavisti hanno tutta l'aria di una fake news messa li a coprire ben altre provenienze e destinazioni), alla seminfermità mentale, ove si dimostrasse che davvero credevano necessario, per combattere una influenza più tosta del solito, infliggere più danni di un conflitto bellico senza avere la minima intenzione, poi, di fare l'unica cosa che bisognava fare per ripararli: uscire dalla UE (vota Paragone, non mi fido più nemmeno di Di Battista) e stampare soldi. 
Ma intanto che sogno resto sul dettaglio, e vi parlo di alcune cose spicciole (di cui una mi riguarda da vicino), casomai aveste ancora bisogno di convincervi che siete guidati da criminali o da deficienti, e non si sa cosa è peggio delle due cose.
Editoria. Già l'Italia non era un posto dove si leggeva molto. Ma i dati dell'impatto del lockdown sull'industria del libro sono da bombardamento a tappeto: dimezzati persino gli acquisti on-line, che in altri settori sono stati gli unici a resistere, in libreria siamo attorno a un taglio di due terzi. Il fatto che la promozione editoriale del mio Sushi marina si sia svolta nel mese di febbraio (ho preso uno degli ultimi aerei da e per Reggio per presentarlo) è solo una gocciolina nel mare, ma per me, capirete, conta: non che contassi di farne un best seller, ma un "che sfiga!" lasciatemelo dire. E poi magari cercate di procurarvelo da qualche parte, vi giuro che amaro ma si ride, vi volerà tra le mani.
Vaccino. Siamo alle barzellette. Un qualunque farmaco perché venga inserito in prontuario necessità mesi o forse anni di sperimentazioni in doppio cieco: si prendono due gruppi di malati statisticamente simili e a uno si somministra il farmaco all'altro solo eccipienti, senza dire a nessuno cosa gli si è dato, poi si confrontano statisticamente i risultati. L'ho detta semplice, e un po' più complicata ancora è con gli effetti collaterali e le controindicazioni. Questi, tradendo la loro intenzione primigenia, vogliono iniettare ai nostri figli un qualcosa testato in fretta e furia: attenzione, ce n'è abbastanza per un classico "dovranno passare sul mio cadavere". Anche perché: (1) questo virus non è pericoloso per i giovanissimi, (2) quello che girerà l'anno prossimo sarà come minimo quel tanto diverso che il vaccino sarà inutile, e (3) pare che le zone dove c'è stato il livello di contagi e mortalità che ha spostato le medie nazionali siano proprio quelle dove poco prima era stata fatta una massiccia campagna di vaccinazione antiinfluenzale. No pasaran!
Distanziamento. Per le stesse ragioni di cui sopra, costringere i nostri figli a stare a scuola senza toccarsi o abbracciarsi, magari separati da plexiglas, o peggio di peggio per ore con la inutile e anzi perniciosa mascherina, è una follia da combattere in ogni modo. Anche senza condividere il timore che si tratti proprio di manovre volte a cambiarne le attitudini sociali, leggi impecoronirli fin da piccoli, è una impostazione da sperare fino alla fine che non passi, e se no combattere con tutte le forze. . 
Economia. Non ci sono cazzi. Se ci sarà ancora consentito di votare in libere elezioni, dobbiamo sostenere qualunque schieramento che si dichiari apertamente, convintamente, motivatamente e senza equivoci, di ispirazione keynesiana. Non riusciremo a cambiare i trattati UE in modo che ce lo consenta, arrendiamoci e molliamola. E qualunque altro discorso, quindi in primis tutte le fesserie che Conte e sodali strombazzano in tutti i TG ogni giorno, sono bugie patentate, fumo negli occhi che ha come unico obiettivo confonderci e prendere tempo, fino a che, avendo chiesto altri prestiti in qualunque forma sia, non sia troppo tardi. A quel punto ci toglieranno gli ultimi contratti di lavoro garantiti, la casa, e i risparmi privati. Vedrete, e io vi dirò che ve l'avevo detto, senza pietà. Anche prima di questa cosa che ha avuto l'impatto di una guerra mondiale, ma a maggior ragione dopo, serviva una banca centrale vera, che stampi i soldi che servono e li inietti nell'economia reale, non in quella finanziaria come fa la BCE. Anche se siete europeisti, e vorreste che questa banca fosse la BCE stessa, arrendetevi al concetto elementare che non essendo questa cosa utile a tedeschi e sodali non ce la concederanno, e dobbiamo fare da soli, o uniti agli altri Paesi mediterranei. Non c'è alternativa: o questo, o il baratro.

venerdì 29 maggio 2020

DITTATURA 2.0

Questa immagine folgorante era sul sito di Blondet
La notizia che avete sentito su tutti i telegiornali del regno è che abbiamo finalmente una Europa "Next generation" che sgancia i soldoni: la propaganda, invenzione nazista bisogna ripeterselo sempre, adora la sintassi "ripeti una bugia tante volte finché diventa una verità". Se quei quattro gatti che ancora hanno tra le orecchie qualcosa di diverso di quanto descritto in immagine leggono bene i numeri e capiscono l'inghippo, pazienza: finché non dispongono di casse di risonanza capaci di moltiplicarne il numero, anzi, li si può persino lasciare esprimere liberamente, così si può dire che siamo in democrazia.
Siccome però non abbiamo altro margine di manovra, ci infiliamo in questo spiffero e continuiamo a dirla, la nostra opinione, non si sa mai i gatti diventino otto, o forse solo cinque, ci basterebbe. Anche se sappiamo che è inutile: lo racconta anche l'esperienza di questi ultimi anni, quando addirittura siamo riusciti a portare alla maggioranza relativa dei voti in due elezioni politiche consecutive un movimento politico che dichiarava di voler fare una serie di cose che bene si sintetizzavano nel binomio "sovranità e legalità", inscindibile a pena di afflosciamento, per poi tradire vergognosamente se stesso e tutti i suoi elettori in cambio della prosecuzione della propria esperienza di governo affianco al nemico storico, un partito che ha nella ragione sociale originaria calpestare proprio quei due valori.
Caso ha voluto (forse) che questo governo si trovasse ad affrontare un nuovo paradigma sociopolitico, nelle forme di un virus influenzale un po' più cattivo della media, e lo facesse nel modo peggiore possibile, dimostrando palesemente (ma solo ai 4 gatti di cui sopra, tra cui il sottoscritto e forse voi che leggete) l'inadeguatezza del metodo di reclutamento della nuova classe politica, dato che nessuna altra leva di parlamentari, nemmeno quelli della peggiore partitocrazia dei tempi del pentapartito con desistenza dei comunisti, avrebbe mai consentito il tradimento di tutti i principi basilari della democrazia che abbiamo visto in questi mesi. Come aperitivo di quello che vedremo prossimamente, purtroppo.
Sciorino alcuni esempi, ma solo perché più di un episodio mi ha dato l'impressione che le teste pensanti in giro siano più di quanto paiano, e siano solo ridotte al silenzio (calati juncu ca passa la china!), e la cosa mi ha rinfrancato e mi spinge a fornire, a chi li voglia usare per se o per passare parola, alcuni spunti di riflessione.
  1. La sedicente nuova Europa - Stringi, stringi, il mirabolante risultato vantato si riduce, per noi a circa 170 miliardi di euro, di cui solo meno della metà a fondo perduto (e pure quelli sono in sostanza soldi nostri), il resto ce lo prestano e glielo dobbiamo ridare, assieme agli altri 30 e passa di quel MES che gira gira alla fine chiederemo. A chi abbocca a pensare che comunque si tratti di belle cifre, invito a cercarsi le stime del danno all'economia nazionale fatto dal lockdown e dai suoi strascichi che non si sa se e quando finiranno, le più prudenti delle quali ammontano almeno a 5 volte tanto. Ora, non so voi, ma anche il peggior sovrano assolutista della storia umana, se in caso di calamità non avesse dato fondo al suo tesoro per rifondere i suoi sudditi, questi ne avrebbero disconosciuto la sovranità, e come minimo avrebbero tentato, e con buone possibilità di riuscita, di rovesciarlo. Qui siamo di fronte a una istituzione sovranazionale non eletta, cui abbiamo improvvidamente e dolosamente ceduto sovranità, che (forse: mica è ancora detto...) ci rifonde per una frazione, e intanto aumenta la nostra esposizione debitoria di almeno altrettanto per aumentare ulteriormente il suo già enorme potere di ricatto. Tra parentesi, se la stessa cifra ce l'avesse erogata prima per attrezzare la sanità, non ci sarebbe stato bisogno di nessun coprifuoco: solo un anno fa hanno praticamente fatto cadere un governo per non avergli concesso di portare il deficit su di un paio di decimali, e questa disciplina ce la impongono da decenni ed è esattamente la ragione per cui se arriva una influenza più carogna delle altre non abbiamo un sistema sanitario in grado di assistere chi sta male consentendo intanto a chi sta bene di continuare a campare come gli pare.
  2. Tutti dentro - Tre mesi chiusi in casa, e poi questo balletto di misure assurde, peraltro condivise da una maggioranza belante che se la prende coi ragazzi che hanno osato riavvicinarsi appena hanno potuto (ma tranquilli, ora arrivano l'app - il vostro telefonino è già pronto - e pure i kapò, ci sarà da divertirsi...). Cosa succede se il prossimo virus, invece che girare per aria, gira per acqua? Se anche ti chiudi dentro, devi bere e lavarti. O passano i camion dell'esercito con le bottigliette di minerale a miliardi? Ma solo io vedo l'assurdità di avere consentito una volta, creando un vulnus irrimediabile per chissà quante altre, l'intrusione in sfere che dovrebbero essere sacre quanto la vita stessa, perché la vita senza la libertà non è vita e sennò nessun progresso sociale sarebbe mai avvenuto nella storia dell'umanità? Uno Stato sovrano deve consentirmi di curarmi quando sto male, e solo se lo voglio. Deve ricostruire le mie case e le mie strade se arriva un terremoto (e invece, ogni volta per trovare le risorse se va bene passano decenni), per dire. Se non lo fa, perde la sua autorità nei miei confronti. Che tristezza, quelli che dovrebbero essere gli eredi politici di chi scrisse che "l'obbedienza non è una virtù", si apprestano a costringere i nostri figli, dopo averli insensatamente privati del contatto coi loro compagni per mesi, a rientrare in classe distanziati e con la inutile e pericolosa (è un covo di germi, e inibisce le normali funzioni respiratorie) mascherina. Il tutto, aggravato dal fatto che stiamo parlando di un qualcosa che, dati alla mano, o infetta dieci volte meno di una normale influenza però risultando dieci volte più mortale, oppure ha infettato quanto una normale influenza e con percentuali di mortalità simili. Il che significa che se vogliono, possono rifare un lockdown all'anno: se gli ordini sono uccidere l'economia italiana, se non muore del tutto stavolta, ce ne sarà una prossima.
  3. Lavoro "intelligente"? - No, non siete i soli a non capire la differenza tra telelavoro e smartworking. Stringi stringi, è un sofisma che distingue una disciplina soggetta a contrattazione individuale concessa non a tutti e sulla base di requisiti precisi, da un concetto che è stato introdotto in tempi non sospetti, mettendoci sopra per ingannare i fessi un'etichetta di falso inglese (in inglese non esiste) che non significa niente, con lo scopo di reintrodurre dalla finestra qualcosa che per decenni hanno tentato di introdurre dalla porta: la quantificazione dell'inquantificabile a scopo di completare la demolizione del pubblico impiego, con tanto di spostamento dell'onere di attribuzione di un corretto carico di lavoro sulle spalle del dipendente stesso. Ve la giro esplicita: ora vi sembra tutto figo, vi alzate più tardi, non vi sobbarcate il traffico, restate in pigiama o in mutande, salvo il pezzo di sopra se c'è la riunione in chat (visto che c'era, qualcosa di peggio delle riunioni in ufficio, eh?), e finito di lavorare vi fate da subito i cavoli vostri. Già qualcuno ha notato, però, che gli sembra di lavorare di più, che viene chiamato a fare qualcosa o magari la fa da se di sera o nel w.e., eppure che quello che si può scrivere sul modulo di progetto messo lì sembra non giustificare uno stipendio. Qualcuno già si sveglia di notte pensando a un'altra voce da inserirvi, ma è solo un vago presentimento di quello che accadrà, se non si ferma subito tutto questo: domani, qualcuno userà i dati dei progetti e magari anche quelli delle connessioni per giustificare una bella nuova riforma nucleare globale della pubblica amministrazione che faccia a meno di tre quarti dei dipendenti, o magari solo degli stipendi (tanto lavori da casa, puoi prendere meno: il cottimismo della ragione). Tra l'altro, nel plauso generale di quelli, quasi tutti quelli che non ci lavorano peraltro, che pensano al pubblico impiego come a un pozzo senza fondo di fannulloni, dimentichi del fatto che i loro introiti da privati, dipendenti o autonomi che siano, dipendono essenzialmente dai soldi che girano, quindi il taglio si ripercuoterà, moltiplicato keynesianamente, sulla loro possibilità di guadagno. Senza contare che lo smartworking si applica pure all'impiego privato, dove significa essenzialmente lavorare col proprio pc, la propria corrente, il proprio provider web, e a stipendio dimezzato, già oggi. Voilà: se l'obiettivo era uccidere l'economia italiana, mica ci si poteva limitare alle PMI e ai lavoratori autonomi, no?
  4. Libera impresa in libero Stato  - A seguire il mainstream italico, che li denigra un giorno si e l'altro pure, sono più o meno dei buffoni. Però chi comanda in Stati ancora sovrani come USA e GB, avendo dovuto alla fine conformarsi al lockdown, ha però da subito previsto immediati e consistenti risarcimenti a tutti coloro che sono stati danneggiati dal fermo. I nostri governanti, che vengono invece quotidianamente santificati nel mentre che liberi sciorinano numeri a caso per giustificare il loro operato in campo sanitario e magnificarlo in campo economico, non solo alla fine prevedono misure complessivamente sufficienti a coprire al massimo un quinto o un quarto del danno fatto, non solo lo fanno in massima parte con strumenti che prima o poi (più prima che poi) ci presenteranno il conto (vedi punto 1), ma usano lo stesso paradigma verso l'interno, cosicché chi vuole riprendere l'attività che è stato obbligato a interrompere non ha diritto, come altrove, ad essere rifuso e anche immediatamente dell'intera perdita (compresi i costi dell'adeguamento alle cervellotiche e assurde misure della fase 2), ma un po' di elemosine per i dipendenti qui, un po' di prestiti li (ma "garantiti al 100% dallo Stato", come precisano facendosi i belli, significa che tu fallisci e la banca che ti ha prestato i soldi no, perché copre lo Stato - e se tu pensi "ma allora perché non dare i soldi direttamente a me?" sei un antieuropeo sovranista e complottista magari pure comunista), e qualche spicciolo a fondo perduto a qualcuno per potersene vantare, ma in misura e maniera tali che non impedirà il tracollo di un sistema di piccola iniziativa privata che aveva messo in crisi i padroni del vapore e che in qualche modo aveva resistito anche a trent'anni di monetarismo eurista.
Ora, qualcosa tra le orecchie, dicevamo, ce lo abbiamo tutti. Usiamolo, e capiamo bene cosa è successo negli ultimi mesi. Una epidemia è una cosa che la gente ti muore attorno e ti chiudi in casa da solo per paura, e manco serve. Questa, anche se non sappiamo dargli un nome, è un'altra cosa. Sicuro, una occasione per togliere di mezzo una serie di cose, tra cui uno stile di vita (che si che era insostenibile per l'ambiente, ma c'è modo e modo), alcuni diritti fondamentali (robetta come l'habeas corpus), la possibilità stessa di scegliere democraticamente un governo che svolga una politica economica diversa da quella imposta altrove (anziché approfittarne per liberarsi dell'UE, alla fine abbiamo moltiplicato i legacci, e se alle prossime elezioni votassimo tutti per Keynes redivivo in persona, non potrebbe fare politiche keynesiane manco lui). Una nuova forma di dittatura, insomma, come nemmeno Orwell e Huxley erano riusciti ad immaginare. E a giudicare dai sondaggi, gli italioti sono pure tutti contenti....

domenica 24 maggio 2020

FERRIERE E MINIERE DI CALABRIA ULTERIORE - II

Mongiana è così piccola che per vederla comparire su Maps bisogna zoomare un
bel po'. Ma il segnalibro delle Reali ferriere ed officine è ancora lì, a testimoniare
di un passato glorioso che avrebbe potuto portare a una storia diversa e quindi ad
un presente diverso per il nostro Sud. Qualcuno potrebbe dire che è rivangare non
è che un inutile esercizio, visto che oramai siamo tutti italiani. Ma senza i crimini
commessi tutta la storia italiana sarebbe stata diversa, e tenerlo presente potrebbe
servire ad esempio adesso a fermare i crimini europei nei confronti dell'Italia, che
sono peggio di un'annessione perché ne provocano i danni senza pagarne i costi, e
quel che è peggio sono commessi con la collaborazione attiva di troppi italiani...
Come promesso, ricevo e volentieri pubblico il seguito di un post anche piuttosto letto, per gli standard di questo blog; spero che sia per l'argomento: vorrebbe dire che l'afflato di autentico meridionalismo, che condivido con l'autore, è ancora vivo tra i conterronei. Sarebbe raccomandabile, anche per chi l'avesse già letta, cominciare dalla prima parte: la storia, che Pasbas ha scelto in quanto paradigma di quella che fu una guerra di annessione e fu raccontata (e ancora oggi lo è) come mito fondativo dell'Italia unita, è quella di un puntino sulle cartine geografiche praticamente al confine tra le province di Vibo, Reggio e Catanzaro, un paesino oggi minuscolo nato e fiorito proprio come centro residenziale per gli operai delle fabbriche di cui raccontiamo. Spesso però è dal piccolo che si capisce meglio il grande.
Una ultima considerazione prima di lasciarvi alla lettura. Pasquale chiude l'excursus storico (ma non andate subito a guardare, vi rovinate l'effetto) con un espediente retorico efficacissimo, che a me fa trarre due conclusioni che funzionano bene anche come premesse: (1) qui nessuno vuole santificare i Borboni, ma solo proporre una visione della Storia meno ideologica di quella di cui ci hanno imbevuti fin dalle scuole elementari; e (2) forse alla fin fine è solo l'esercizio pedante e instancabile del Dubbio che ci può salvare, magari anche in una cronaca gestita da una macchina propagandistica superefficiente.

Ferriere di Mongiana Parte 2

di Pasbas

Eccomi di nuovo a parlare dell’autentico e preunitario “Polo Metallurgico Calabrese”, che niente ha a che fare con la bufala statale post-unitaria del famoso e famigerato Centro Siderurgico di Gioia Tauro.
1820
Il direttore di Mongiana, Landi, trasferitosi agli opifici di Torre Annunziata (già esiste la “job rotation” tra poli industriali remotamente dislocati!), viene sostituito dal T. Col. Mori. In continuità assoluta col suo predecessore, Mori dà nuovo impulso alla siderurgia facendo sfornare a Mongiana latta ed acciai speciali.
In quel periodo scoppia la rivolta siciliana che mette a dura prova la solidità del Regno, ma che non compromette minimamente lo sviluppo del Polo Siderurgico Calabrese.
22/7/1820
Con la Costituzione, Ferdinando I, con grande lungimiranza, suddivide la Calabria in 3 regioni: Calabria Citeriore (Cosenza),Calabria Ulteriore 2 (Catanzaro) e Calabria Ulteriore 1 (Reggio Calabria)
1821
Gli austriaci invadono il Regno e aboliscono la Costituzione, dando inizio ad una spietata caccia al democratico.
1823-26
La comprovata stabilità del polo mongianese porta ad una grande opera di rimboschimento nazionale delle faggete serrane, depauperate dalla necessità di fornire carburante ligneo agli altiforni. Una legge forestale fa delle faggete di Stilo una proprietà demaniale, istituendo un Corpo Forestale di sorveglianza, di stanza a Mongiana. I boschi serrani di Stilo, grazie a questi lungimiranti provvedimenti, tornano a godere di buona salute.
Ma non finisce qui, infatti il motivato Ritucci inizia i lavori per la costruzione dell’incredibile e ancora oggi bellissimo sito di Ferdinandea (così chiamato in onore del Re Ferdinando II, suo promotore e finanziatore).
Nello stesso periodo prende forma anche l’imprenditoria industriale privata: nelle serre del versante ionico il Principe di Satriano crea il più grande complesso siderurgico privato del Regno. A Capodimonte, intanto, la nuova industria privata metalmeccanica Henry & Zino produce pezzi di ricambio per le macchine da tessitura a vapore. Ha così inizio nel Regno la coesistenza di un sistema nazionale metallurgico statale e di uno completamente privato (altro che la "arretratezza, incultura, povertà di idee e mezzi" riferita dagli invasori piemontesi, e poi passata alla storia!).
1833
L’organizzazione del polo di Mongiana è molto complessa e articolata e viene gestita dalla Direzione Generale, che sovraintende alle attività e coordina le altre Direzioni:
  • Direzione del Dettaglio, presieduta da un esperto economo;
  • Direzione Lavori, presieduta da un esperto chimico;
  • Direzione della Fabbrica d’Armi, con a capo un perito;
  • Direzione delle Miniere, con a capo un geologo-mineralogista.
Questa complessa struttura ha il compito di gestire impianti e infrastrutture distribuite su di un vasto territorio montano, boschivo ed impervio.
1839
Il capitano D’Agostino e il fonditore Pansera partono da Napoli per le zone minerarie francesi, arrivando ad esaminare e studiare gli opifici compresa la grande fonderia militare di Newers. Un evento questo di vero e proprio spionaggio industriale di stampo moderno.
Nel luglio il polo minerario-siderurgico conta ben 742 lavoratori divisi tra: staffatori, fonditori, minatori, garzoni, carbonieri, mulattieri, bovari, impiegati di vario genere, militari, un chirurgo e un cappellano. Una tale capacità industriale e organizzativa consente alle Reali Ferriere di vincere l’appalto nazionale per il ponte in ferro “Cristina sul Calore”, per manifesta superiorità rispetto ai concorrenti.
Qui si potrebbe uscire un attimo di tema, e ricordare come sono andati gli appalti pubblici lungo tutta la storia dell'Italia unitaria, e vanno ancora adesso, ma lo sapete già tutti e sarebbe pleonastico.
1840
Nasce, nell'ambito dei continui aggiornamenti tecnologici e organizzativi, l'inedita figura dell'ingegnere costruttore. Il primo a ricoprirne la carica fu singolarmente un civile, Domenico Fortunato Savino, grande e visionario genio della progettazione a largo spettro, manutentore e riciclatore fantasioso, uomo dalle mille risorse. Tra i suoi compiti quello di progettare il Piano Regolatore dell'intero Polo serrano: rifare completamente le fonderie, ristrutturare la caserma e le varie officine, progettare il complesso delle opere infrastrutturali necessarie quali strade, ponti, canali e persino un cimitero.
1846
Il Savino introduce nel processo industriale i più moderni sistemi di affinazione, installa un laminatoio inglese allo stato dell’arte e non ultimo rende il Polo completamente autosufficiente quanto a utensili, parti di ricambio e quant'altro necessario alle varie attività lavorative.
1848-49
I moti di indipendenza dei siciliani, che chiedono il distacco della Sicilia dal Regno dei Borbone, vengono repressi spietatamente nel sangue dai Borbone, avendo come drammatico epilogo la distruzione sistematica e totale della città di Messina, ultimo baluardo di resistenza dei siciliani indipendentisti.
Ma, a proposito di stabilità delle imprese pubbliche del Regno, il Polo Siderurgico Calabrese continua la produzione senza interruzioni di sorta. Ancor di più: quando dei ribelli calabresi attaccano a sorpresa Mongiana, a parte le poche armi e due cannoni sottratti ai militari di stanza nel sito, non trovano nulla di utilizzabile per le loro azioni future; inoltre le maestranze si mostrano assolutamente indifferenti alle loro incitazioni alla ribellione. Il Savini, di tendenze liberali, viene rimosso dal suo incarico ma presto reintegrato su pressante richiesta della direzione e delle maestranze. Se non è stabilità operativa questa! Si pensi invece a cosa accade ai giorni nostri al Paese dopo un semplice rimpasto governativo...
Uno sguardo ai numeri, che dimostrano le considerevoli dimensioni di alcuni dei fabbricati presenti nel Polo Calabrese: le Officine sono locate in uno solo stabile lungo circa 2 km; nelle ferriere ci sono inoltre 3 grandi altiforni; la fabbrica d’armi è ospitata in un grande edificio di 3 piani.
Tornando al tema della valorizzazione dell’elemento umano, il Regolamento delle ferriere è per l’epoca molto avanzato in termini di garanzia e rispetto dei lavoratori. E’ un misto di elementi burocratici tipici del Regno e di una serie di norme di forte coinvolgimento degli operai nella direzione della fabbrica (i grandi industriali protagonisti della ripresa economica degli USA nel dopo ’29, quali Ford e altri, applicheranno questi concetti quasi un secolo più tardi!). Ad esempio, per dire di quanto l’organizzazione sia efficiente e rispettosa delle maestranze, la giornata lavorativa è di 8 ore (avete capito bene, 8 ore, nel 1848!), e anche di durata inferiore nel caso di lavorazioni particolarmente logoranti: a quel tempo l’orario medio di lavoro nel Regno è di 10/11 ore, mentre in Inghilterra gli operai lavorano 16 ore e il lavoro minorile è molto diffuso. Inoltre, esiste già una Cassa Previdenza per gli infortuni sul lavoro, che peraltro sono in numero molto più basso delle corrispondenti industrie europee. Anche la mortalità sul lavoro vede cifre significativamente più basse di quelle relative alle nazioni più industrializzate, frutto di una più che buona organizzazione gerarchica delle squadre di lavoro congiunta alla grande importanza data alle maestranze viste come veri uomini con veri diritti, invece che come “asset aziendali”.
Caratteristiche essenziali del Regolamento, elementi apparentemente contraddittori (che però in effetti non lo sono, visto i luoghi e l’epoca di riferimento, gli anni 40 del XIX secolo) tra quelli più specificamente militari, relativi alla grande importanza strategica del Polo, e quelli relativi alla valorizzazione in termini sia umani che produttivi:
  • come detto, la giornata lavorativa è in media di 8 ore contro una media nel Regno di 11/12 ore;
  • per il lavoro minorile gli orari sono ridottissimi e i compiti sono di tipo gregario-apprendistico:
  • manca totalmente lo sfruttamento delle donne;
  • grazie alla politica di welfare la popolazione residente gode di buone condizioni di salute, e inoltre c’è assenza totale di alcolismo;
  • sono presenti in sede un chirurgo (poco impegnato grazie ai pochi infortuni dovuti alla buona organizzazione del lavoro), e un farmacista con compiti anche di medico;
  • infine, anche se non è tutto, Mongiana (come già per il Polo Tessile di S. Leucio) è dotata di 2 classi di scuola primaria con tanto di insegnanti per un totale (per i tempi, una vera e propria chicca culturale) di nove materie insegnate: lettura e scrittura, aritmetica, religione, grammatica italiana, dettato, disegno lineare, agricoltura, arti e (per ultimo ma non per importanza) galateo!
1860
Fine del Polo Siderurgico.
Arrivano i garibaldini (autoproclamatisi liberatori col supporto di inglesi, massoni, piemontesi e francesi) e cambiano come primo atto il nome degli altiforni di Ferdinandea da S. Francesco e S. Ferdinando ai più laici (o dovremmo dire laidi) Garibaldi e Cavour. Ecco i "miglioramenti" immediati che avvengono nel Polo: viene immediatamente chiusa Ferdinandea, e nella Ferriera “liberata” di Mongiana non si pagano più gli operai provocando sommosse tra le maestranze e i cittadini. Si sollevano infatti i mulattieri al grido di “W Francesco II”, e si creano bande di militari che non si arrendono ai piemontesi.
21/10/1860
Al plebiscito la vittoria del “NO” è schiacciante, soprattutto considerando che si vota per censo, quindi non votano operai e cittadini comuni. La reazione rabbiosa dei piemontesi è subitanea e implacabile: chiusura totale degli stabilimenti, che presto verranno completamente abbandonati. 
dicembre 1860
Nasce una sommossa popolare a Mongiana, la guarnigione viene colta di sorpresa e i militari disarmati facilmente; i cittadini, con a capo le donne della cittadinanza, al grido di "W Don Ciccio" calpestano il tricolore.
1862
All'esposizione internazionale di Londra, le armi prodotte dal Polo Calabrese vengono premiate per l’alta qualità raggiunta nella loro produzione.
1863
Lo stato unitario inizia a succhiare il sangue della popolazione dell'ex-Regno, aumentando la tassazione diretta del 40%. Inoltre gli ordini commissionati alle industrie siderurgiche del sud ammontano al 5-7% degli ordini nazionali, provocando di fatto la morte del Polo Calabrese e di tutto l’indotto che gira intorno ad esso. La giustificazione ufficiale è che le maestranze, completamente senza istruzione, rozze e incapaci, non possono che sfornare prodotti di bassa qualità. I cantieri navali di Castellammare di Stabia nel frattempo costruiscono la pirofregata Messina ed impiegano per ultimarla il 25% in meno del tempo impiegato dal cantiere S. Rocco di Livorno per varare la gemella Conte Verde.
Non essendo ancora completata l’opera di demolizione del grande Polo siderurgico calabrese, Mongiana viene premiata alla esposizione industriale di Firenze con medaglia e diploma.
Pietrarsa, il famoso polo di produzione di materiale rotabile, è testimone di un ignobile fatto di sangue: gli operai scendono spontaneamente in sciopero, che viene brutalmente sedato dagli "eroici" bersaglieri che si confrontano a colpi di fucile e di baionetta con maestranze disarmate. Sì proprio quei bersaglieri che fucilano e fucileranno, senza alcun processo, migliaia dei cosiddetti briganti, nel contempo macchiandosi di ignobili stragi di civili, con completa distruzione di interi paesi del Sud accusati di fiancheggiamento.
23/6/1873
Mongiana ed il suo Polo, con legge n. 1435 emessa dal governo Lanza (quante piazze e strade a lui intitolate!) e ratificata dal parlamento sabaudo, vengono venduti ai privati (e più precisamente a un ufficiale garibaldino).
Questa legge segna la fine definitiva del grande Polo Siderurgico Calabrese.
               
Appendice.
Nell'assedio di Messina, che ricordavo all'inizio del paragrafo dedicato al 1848/49, le truppe borboniche ammontavano a quasi 25000 uomini ben armati ed addestrati, compresi i feroci mercenari svizzeri, mentre quelle degli assediati a in tutto 6000. Inoltre le batterie dell’artiglieria borbonica contavano 450 cannoni contro i 112 degli insorti, ma la città eroicamente sopportò nove mesi di terribili bombardamenti, che la distrussero radendola completamente al suolo e procurando un tale numero di morti e feriti (in gran parte civili) che neanche lo stato maggiore napoletano, con in testa il generale Filangeri, fu in grado di calcolarli. Ecco le parole di un ufficiale borbonico che partecipò in prima linea all'infame eccidio dei fratelli messinesi: "I feriti ... immensi, morti non so numerartene, sia da noi che da loro"; e ancora "... ho inorridito nel vedere la bellissima Messina ridotta tutta uno sfabbricinio...".
Perché non ve l'ho detto prima e invece ve lo dico adesso? Per mostrarvi come chi scrive la Storia, omettendo volutamente uno o più importanti eventi o anche solo dettagli, non fa che semplicemente usare una tecnica per portare il lettore sulle proprie tesi. E se questo fosse realmente il metodo usato da molti degli scrittori storici più famosi e autorevoli? A chi credere? A questa domanda autogenerata non so in alcun modo rispondere.

mercoledì 6 maggio 2020

FERRIERE E MINIERE DI CALABRIA ULTERIORE - I


A Mongiana ci sono stato con gli amici da ragazzo, il Museo delle
Reali Ferriere di Mongiana (MUFAR) non c'era ancora, e nemmeno
il parco della Forestale: la realtà industriale a suo tempo battistrada
in Europa era stata cancellata dalla memoria di tutti noi calabresi...
Mentre la cronaca sembra far capire anche al più ottuso degli euristi in buona fede (quelli in cattiva fede lo sono perché in vari modi retribuiti, e almeno sono comprensibili) come e quanto l'UE non sia altro che un buon affare per una parte dell'Europa a danni dell'altra, non essendo nemmeno una vera e propria annessione (che almeno se lo fosse oggi dovrebbe sganciare senza se e senza ma), torna utile ragionare di un'altra annessione, avvenuta quasi 160 anni fa, nei termini in cui soltanto Pino Aprile è riuscito in tempi recenti (a partire da "Terroni") ad affacciare al mainstream, ma che non hanno mai smesso di essere verità storica ardente, anche quando la narrazione menzognera (tuttora imperante) non gli aveva lasciato nemmeno uno spiffero d'aria ad alimentarla.
Accolgo con entusiasmo, dunque, il contributo di Pasbas, che parte dichiarando apertamente la sua posizione generale sulla faccenda "unità d'Italia", che condivido in pieno, e poi approfondisce la sua revisione storica (che non è "revisionismo" - il quale implica pretese di verità storica alternativa - ma discussione critica puntuale) restringendo l'obiettivo a una precisa realtà industriale, quella del titolo e dell'immagine qui sopra, lungo tutta una fase storica. Non so se nella seconda parte, che ci ha promesso, seguirà la stessa realtà nella fase successiva o un altro filo logico, ma so che con le Reali Acciaierie saranno trasferite da Mongiana a Terni anche le migliori maestranze (ancora oggi vi vivono dei discendenti): un paradigma tipico, che continua ancora (anche riprodotto a pantografo tra Italia ed estero) e che noi meridionali spesso dimentichiamo, quando non introiettiamo addirittura la narrazione dei vincitori, colpevolizzandoci. Buona lettura.

Date e Dati della Storia: ferriere e miniere nell’Italia preunitaria

di Pasbas

Vorrei partire da una necessaria premessa: come andrebbe fatto per ogni ricerca storica che si rispetti, dichiaro (con orgoglio) di avere scelto (tutti lo fanno pochissimi lo dichiarano) in modo volutamente e assolutamente “partigiano”, date e dati appresso riportati. Questo non solo e soltanto per onestà intellettuale, quanto piuttosto per dimostrare come si possa travisare la realtà storica con la sola scelta di date e dati. La conseguenza più ovvia di una tale scelta indirizza di per sé il lettore a trarre conclusioni vicine o uguali alla verità che lo storico vuole dimostrare. Dichiaro dunque senza veli quello che aprioristicamente penso sull'argomento: il Regno delle Due Sicilie era nei secoli 17°, 18° e 19° molto più avanzato del nord Italia in generale e del Piemonte in particolare; le ricchezze del sud sono state saccheggiate dai piemontesi, sotto la spregevole direzione dei reali di Savoia (tra parentesi, ho smesso persino di usare i savoiardi nel tiramisù, ormai da diversi anni); da emigrato a Torino negli anni 50/60 e maltrattato esattamente come noi adesso maltrattiamo gli immigrati, dichiaro di avere meritatamente odiato Torino e i torinesi di quell'epoca , tanto che non mi è ancora passato del tutto (anche se ormai i discendenti di meridionali sono in forte maggioranza): il Nero mi piace solo per gli abiti, non certo per l’anima. Infatti, come diceva il famoso “io medesimo” da giovine e in tempi non sospetti, l’unica oggettività umanamente possibile e auspicabile è il dichiarare apertamente quello che si è, emotivamente e intellettualmente.
Caro eroico lettore, ove avessi resistito a questo prologo/pippone iniziale, allora meriti pienamente la seguente “tavanata” di Date e Dati importanti nella storia della Calabria Ulteriore a partire dal XVI secolo (per brevità, anche se la nostra è storia millenaria, inizio da li), periodo di Riforma e Controriforma religiosa, di inevitabili conflitti tra vecchi e nuovi poteri anche in Calabria e di grande impulso per le arti tutte.

1516-19
Carlo V di Borbone Re di Napoli e poi imperatore del Sacro Romano Impero.
1523
Donate al Fieramosca le ferriere della Calabria Ulteriore.
1527
Re Carlo ritorna, causa incuria, le ferriere di Stilo al Regio Demanio.
1620
Il capitano Castello dà inizio alla gestione militare del grande patrimonio minerario delle Serre e dell’Aspromonte nei siti di Stilo, Pazzano, Galatro, Soriano, Belmonte.
XVII secolo
Soreto: baco da seta e tessuti; nuovi artigiani del ferro e del legno come fabbri, fuochisti, falegnami.
1734
Carlo di Borbone conquista il Regno di Napoli. Re Carlo investe molto denaro, proveniente dal tesoro spagnolo, in opere di pubblica utilità.
1749
Carlo crea un comitato di studio per l’ammodernamento dei siti minerari calabresi. Tale gruppo di studio internazionale progetta la ristrutturazione economico-industriale e tecnologica del complesso minerario calabrese. I prodotti, derivati dal lavoro estrattivo di altissima qualità, vengono esportati in tutta Europa. Esempio: la Reale Manifattura delle Armi di Lusso.
1751
Vanvitelli progetta il Palazzo Reale di Caserta; Napoli diviene “capitale d’Europa” con oltre 400 mila abitanti.
1759
Re Carlo diviene re di Spagna e lascia Napoli.
1771
Ferdinando IV rilancia il settore metallurgico: fa costruire la nuova ferriera di Mongiana. Il complesso minerario di Stilo ha da tempo un’organizzazione industriale all'avanguardia; nascono nuove ferriere ad Arcà, San Giuseppe, Murata, Ferriera Nuova, Molinelle Inf. e Sup., Maglietto. Nel territorio di Stilo esistevano già le 5 ferriere di Assi; tutte queste erano dotate delle seguenti indispensabili infrastrutture: canalizzazioni per l’acqua, segheria d’acqua, alloggi maestranze, alloggi militari per capitano truppe ed esperti estrattivi, presenza stabile di un medico, chiesa con cappellano, strade, cavalli, e per finire asini e muli per il trasporto. Gran parte dei siti nominati erano in attivo e in piena produzione. Due porti importanti erano pienamente in attività, Pizzo per il Tirreno e Crotone per lo Ionio: da qui partivano i manufatti per il resto del regno e per l’esportazione in Europa. 
1782
Mongiana entra in piena produzione. Vengono banditi dei concorsi riservati a specialisti del settore minerario del regno per viaggi all'estero (verso Francia, Inghilterra, Germania), che hanno l’obiettivo di approfondire le conoscenze delle arti minerarie patrimonio dell’Europa più avanzata nel settore.
1764, 1783
Due terremoti devastanti colpiscono la Calabria. Vengono riorganizzate e divise per produzione le ferriere di San Bruno, San Carlo, San Ferdinando e Real Principe. Ci si specializza in profilati metallici per ponti e per opere infrastrutturali civili, e più tardi binari per le ferrovie del regno.
13/6/1799
Il cardinale Ruffo scaccia i francesi da Napoli. I Sanfedisti, al comando del Cardinale Ruffo di Calabria, scatenano la reazione contro i francesi e li scacciano da Napoli. Il nuovo governo che ne deriva elimina il gruppo di lavoro di specialisti minerari della Calabria. 
1804
La ferriera di Mongiana fa utili e lavora a pieno regime. La produttività del complesso industriale è alta, gli ordini arrivano regolarmente, vengono impiegate maestranze, specializzate e non, dal settore estrattivo alle fonderie, dai trasporti ai magazzini di stoccaggio. 
18/3/1805
Napoleone, sotto l'egida di papa Pio VI, scaccia i Borbone dal Regno delle Due Sicilie e fonda il Regno d’Italia.
1807
Il sito industriale di Mongiana passa sotto il controllo del comandante d’artiglieria calabrese Ritucci. Costui, uomo lungimirante, promuove un grande impulso e dà nuova vita alle ferriere calabresi. All'interno del distretto industriale delle ferriere c’erano città e paesi che fornivano servizi vari al polo industriale quali ristorazione e alberghi (Fabrizia), trasporti via mare (porti di Pizzo, Roccella e Squillace), logistica (Catanzaro, Amantea, Palmi, Polistena e altri). Ogni altoforno vedeva le maestranze organizzate in squadre di specialisti dirette da un esperto supervisore. 
1811
La carenza di cavatori locali nelle ferriere di Mongiana costringe a chiamarne altri dalle saline di Nieti e Altomonte. Per il trasporto ogni operaio, per ovviare alla carenza di mezzi di locomozione, doveva portare con se due muli, pagati a parte dalla direzione di Mongiana; con questo escamotage il numero degli equini da trasporto salì a 60 muli e ben 198 asini. L’artigianato del ferro si sviluppò grandemente con la creazione di piccoli e grandi forge per la produzione di attrezzi agricoli e componenti varie per l'edilizia. Per lavori di alta qualità a Serra San Bruno alcuni artigiani crearono una speciale vernice dorata, introvabile altrove.
La grande e rivoluzionaria novità nella gestione del sito di Mongiana fu la valorizzazione lungimirante del fattore umano e di quello ambientale. Su richiesta delle maestranze viene istituita "La Cassa degli Operai" finanziata con una trattenuta sulla paga dei lavoratori. La Cassa dava accesso a servizi modernissimi, da welfare odierno quali: medico di fabbrica, indennità di invalidità, indennità di vecchiaia dopo 35 anni di lavoro, sostentamento a vedove e orfani di operai morti sul lavoro. Ritucci progettò anche scuole a indirizzo "mongianistico".
27/4/1811La commissione "Mongiana" del Ritucci fissa gli obiettivi per il piano industriale. Gli stabilimenti calabresi devono divenire più competitivi. Vanno elaborate nuove tecniche di raffinazione dei prodotti. Si devono produrre nuovi combustibili più economici del carbone di legna (coke). Nel polo industriale vanno ammodernati molti degli impianti esistenti e ne vanno aperti di nuovi. Vanno realizzate nuove strade e ponti nelle direzioni delle miniere di Pazzano e del porto di Pizzo.
A Ritucci succede il capitano Carascosa che così definisce gli impianti metallurgici: "le ferriere di Mongiana sono un vero tesoro per lo stato napoletano". Carascosa nel dettagliato piano industriale con comparazione costi-benefici, introduce: una nuova fabbrica specializzata nella costruzione di canne di fucile di tipo moderno; la ristrutturazione del complesso delle ferriere di Stilo; la creazione di due nuove ferriere di dolcificazione; la creazione di nuove forge di tipo “stiriano” per il risparmio di oltre il 65% di combustibile; la costruzione di nuove gallerie di aerazione da aggiungere a quelle preesistenti nelle miniere del polo.
1814
Murat finanzia l’intero progetto. Il complesso minerario di Stilo riapre, a Mongiana vengono introdotte nuove tecniche di lavorazione del ferro nelle fabbriche di fucili, con grande risparmio sui costi di produzione. Il capitano Landi sostituisce il Carascosa e continua l'opera dei suoi predecessori e aumenta ancora la produzione delle ferriere, ottimizzandone i costi. Il governo Murat, con la caduta del Bonaparte, si avvia alla fine.
22/5/1815Murat si arrende e Ferdinando, col nome di Ferdinando I, ritorna sul trono. Nonostante questo terremoto politico, il Landi continua senza scossoni il suo lavoro: in quello stesso anno infatti il polo industriale di Mongiana inaugura la rinnovata "Regia Manufattura e Armeria" per la produzione di componenti per armi, da assemblare poi nella fabbrica di Torre Annunziata. Si tratta di una moderna realizzazione di catena produttiva costituita da più siti industriali.
1/5/1816
Ferdinando I suddivide la Calabria in Calabria Ulteriore 1 (RC) e Calabria Ulteriore 2 (CZ). Una sorta di premonizione dei disastrosi e reazionari eventi che portarono ai moti di Reggio Calabria del 1970.
1816
Mongiana e il suo polo industriale sono realtà europea. Con riferimento (anche) ai siti industriali calabresi, rispetto al Regno delle Due Sicilie gli altri stati e statarelli della Penisola sono a tutti gli effetti Terzo Mondo.

continua... 

 

giovedì 16 aprile 2020

ALLA FINE DEI CONTI

No, non è un banner di qualche mese fa,
ora vediamo se hanno ancora un briciolo
di dignità e fanno cadere il governo! Io
temo di conoscere già la risposta...
Sto cercando di trattenermi dallo scrivere ancora di Covid19 ma proprio non si può, la realtà va più in fretta dei tempi di un blog amatoriale: in un post messo in freezer qualche giorno fa tentavo di delineare alcune ipotesi sul perché mai il governo giallorosa avesse deciso di distruggere l'economia e la democrazia in Italia cogliendo la palla al balzo in arrivo dalla Cina, dal momento che non sono certo i numeri della epidemia a giustificare un danno così enorme (andiamo verso i mille miliardi di euro, se mai saremo in grado di contarli davvero). La verifica delle ipotesi in questione era subordinata al verificarsi o meno di alcuni avvenimenti. La richiesta dei fondi del MES da parte di Conte, superando le rimostranze a questo punto direi di facciata di una maggioranza di grillini ormai consapevole della loro condizione di parlamentari transeunti da far quindi durare il più possibile che quando gli ricapita, dopo giorni di tira e molla che si può dedurre sia stato solo teatro, e dopo il placet ufficiale nientemeno che di Berlusconi in persona, rende inutile lo snocciolamento delle stesse.
Mi sono montato la testa, mi pasolinizzo. Non lo posso dimostrare, ma lo so. Il Paese era ancora troppo vivo perché subisse ancora le mazzate del potere eurocentrico senza reagire, ci volevano mazzate più toste. Billino nostro lo aveva suggerito già da qualche anno, cambiando bisinisse: la storiella dell'economia come scienza superiore e quindi praeterpolitica non se la berranno ancora a lungo, e quella dell'ambiente del riscaldamento globale insomma quella Greta li non ci credono che quelli che hanno la casa in centro e si sentono fighi con la bici elettrica, no, la prossima dittatura mondiale avrà base sanitaria.
Umanisti per #salutedirittouniversale - Adesioni a questo link
info: salutedirittouniversale@gmail.com
L'altro giorno ho firmato e poi condiviso su Facebook la petizione Salute Diritto Universale segnalatomi dall'amico Sandro Curatolo, che sia come umanista che come musicista seguo da anni. L'ho fatto volentieri, ma con qualche scetticismo, un po' in generale verso tutte queste organizzazioni che si occupano di raccogliere petizioni online (sicuramente c'è già in Rete chi seguendo i soldi ha scoperto chi tiene le fila di ciascuna di esse, un giorno o l'altro me lo cerco e ne parliamo), ma un altro bel po' proprio per via delle ipotesi peggiori tra quelle allora ancora secondo me aperte. Sandro, se anche firmassimo in sessanta milioni, non ce lo faranno fare mai, di rendere la sanità pubblica forte al punto di essere in grado di assorbire la prossima epidemia senza che sia non dico necessario, che non lo era nemmeno stavolta e lo penso ogni giorno di più a dispetto di tutti i telegiornali terroristi di merda (ecco cosa dovrebbe dire un giornalista serio), ma giustificabile per qualsiasi governo di commettere misfatti come quelli in cronaca. Sarebbe bastato investire qualche decina di miliardi negli ultimi anni, nel settore, anziché bersagliarlo di tagli e chiusure. E invece oggi servirebbero centinaia di miliardi, e cash, per riportarci al punto di partenza. Ma l'Europa, che negli ultimi anni ne ha regalati migliaia alle banche, nel presupposto mistificatorio che tramite esse sarebbero entrati nell'economia reale, non ce li darà, né come Eurobond né tantomeno in contanti come sta facendo Trump in America o Johnson in Gran Bretagna. Ce ne darà, se facciamo i bravi e sottostiamo alle condizioni, che poi ce le hanno pure alleggerite, per ora, la miseria di 35, che non bastavano nemmeno se il lockdown della fissadimown fosse durato una settimana scarsa.
Ma la colpa è anche mia. Ho creduto, agli uomini di mezza età capita, a una forza politica emergente che prometteva di attuare una rivoluzione gentile, e a mia parziale discolpa devo dire che i programmi, le facce nuove giovani e pulite, finalmente selezionate per criteri diversi che non l'amicizia degli amici e il pelo sullo stomaco, financo i primi passi nei palazzi del Potere, erano tutti segnali che andavano nel verso giusto. Dovevo ricordare la lezione della Storia: tutte le rivoluzioni, anche le più gloriose e imperiture, finiscono con una dittatura. Figurarsi una rivoluzioncina appena accennata, e senza nemmeno una testa gloriosa mozzata, come questa. Cari italiani, che sopportate questo sopruso convinti che sia per il vostro bene, devo dire che vi sta bene. E ho una certa invidia per chi avendo vent'anni in più gli può capitare di prendere un virus e morirne. Io, che quest'anno non ho nemmeno preso il mio solito raffreddore da stroncare con una bella partita a tennis, vi devo ancora sopportare.

P.S.
Ho letto una notiziola che forse è il caso di approfondire. Pare che il tasso di mortalità superiore a quello delle influenze stagionali medie (seppure enormemente inferiore a quello delle epidemie davvero epocali, non dimentichiamolo), sia dovuto proprio al fatto che si è scambiato per polmonite virale qualcosa che invece era di natura vascolare, e curando l'embolia con farmaci la gente si salva mentre intubandola muore. Non ho le competenze per giudicare nel merito sanitario, ma se questa teoria fosse giusta, cosa si dovrebbe fare alla catena di comando alla fine dei conti?
...
E ora seguite i link qui sotto, cabrones, che tanto non avete niente da fare, e male non vi fa:
  • Socci (ma dimmi te cosa mi tocca fare, citare Socci!), ovvero come un personaggio destinato a passare liscio sia riuscito a spese nostre a finire sui libri di Storia;
  • Medium.com, riportato da Libreidee, ovvero a dispetto dalle liti apparenti USA, Russia e Cina starebbero per innescare una vera rivoluzione monetaria (proprio mentre noi anziché approfittare della catastrofe per affrancarci, ci leghiamo mani e piedi al carrozzone eurocentrico in procinto di affondare);
  • Benozzo, riportato da Franco Cardini, ovvero una intervista che dovreste leggere e rileggere (alternandola con questo post lapidario di Massimo Fini) e poi mandare un pensiero al vostro umile blogger che tenta di dirvi le stesse cose da oltre un mese.

sabato 11 aprile 2020

RISURREZIONE

Ma ci avete mai pensato quanto sarebbe mostruoso, se davvero
esistesse, un dio che per affrancare il suo popolo ammazza tutti
i primogeniti dei presunti oppressori, distinguendo le case dei suoi
per il fatto che hanno bagnato le porte col sangue di agnelli (The
silence of the lambs
, il silenzio degli agnelli, vi ricordate il titolo
italiano?), che ancora oggi è usanza mangiare a Pasqua? Dài,
Loki degli Avengers non è così carogna. e Thanos non è un dio.
La Pasqua è una festa antichissima. Le nuove religioni hanno sempre usato, nell'affermarsi, lo stratagemma di non vietare le celebrazioni dei culti che intendevano soppiantare stabilendone altre in altri giorni, ma di fissare le proprie celebrazioni esattamente nei giorni in cui avevano luogo le precedenti, di modo da poterle sostituire senza soluzione di continuità (eventuali fedeli dei vecchi culti festeggiano assieme a quelli dei nuovi, finché i primi non si estinguono): ve ne ho già parlato a proposito del Natale..
I cristiani, infatti, quando hanno scritto (da parecchi decenni a un paio di secoli dopo gli avvenimenti) le storie fondative della loro religione, ovverossia le vicissitudini del sovversivo sedicente (anzi no, lui diceva "tu l'hai detto", pare) Messia su cui intendevano fondarla, hanno ambientato le vicende relative al suo imprigionamento, alla sua esecuzione alla maniera romana ed al trafugamento del suo cadavere, durante l'importantissima festa ebraica della Pasqua, che da allora per "noi" è la celebrazione della sua morte e risurrezione, ma per gli ebrei era già e resta ancora la celebrazione della (sanguinosa, vedi didascalia della foto) fuga dall'Egitto del "popolo eletto" appresso a Mosè.
Ma la festa è ancora più antica, e lo dimostra al limone il fatto che essa è fissata non secondo il calendario solare, ma secondo quello lunare, utilizzato dagli umani fin da quando diventarono agricoltori e allevatori stanziali da cacciatori e raccoglitori nomadi che erano (la storiella viene efficacemente rappresentata nella novella di Caino e Abele - da noi, che altri popoli hanno le loro storie), per migliaia di anni fino alla comparsa dei calendari solari, ma anche oltre se pensiamo a come ragionavano i nostri nonni contadini. Infatti rispetto al calendario solare la Pasqua è mobile, cadendo invece sempre la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Arrivava la buona stagione, e calcolare la luna piena indicava chiaramente cosa seminare prima e cosa dopo, e siccome era la prima della buona stagione bisognava segnalarla con una festa, e perché no festeggiare era anche di buon auspicio per il raccolto.
La coincidenza singolare che dalla settimana prossima i nostri signori e padroni abbiano deciso che si può concedere a chi lo voglia di tornare ai suoi campi, ci dà il destro per festeggiare anche una Pasqua laica. Resurrezione, liberazione dalla schiavitù, o fischio d'inizio della buona stagione agricola che sia, la metafora gira gira è sempre la stessa, e casca a fagiuolo in questi tempi grami.
Più passa il tempo, più i numeri di questa cosiddetta pandemia danno ragione, purtroppo, a chi fin dall'inizio ha, non dubitato della gravità di alcune sue implicazioni sanitarie, ma ritenuto che le misure di contrasto rispondessero a ben altre logiche che quelle dichiarate. A bocce ancora in movimento, è ancora il caso di rimandare i bilanci e le analisi. Ma alcune cose già accadute meritano attenzione, e soprattutto di essere raccontate per quello che sono, il contrario di quello che ci dicono giorno e notte a reti unificate.
Immagine tratta da un covo facebook di sovranisti, questo,
che infatti risulta già attenzionato dal Ministero della Verità
Infatti, a sentire l'informazione televisiva, cioè sia i TG che il mare di trasmissioni di dibattito e commento in cui tentano di farci annegare, il governo avrebbe operato una scelta costosa ma doverosa, e alla fine ripiana i danni con oltre 400 miliardi di aiuti, mentre l'Europa brutta e cattiva ci nega gli Eurobond: a Roma si dice "che jè voi dì?". A leggere bene, invece, quei miliardi sono solo impegni teorici di garanzia a prestiti alle imprese. L'immagine qui accanto spiega bene: tu governo mi hai messo in mutande obbligandomi di fermarmi per due mesi (ma quello che si delinea per dopo per certi tipi di attività comporta un forte ridimensionamento definitivo, se non la sparizione: pensate ai locali gremiti con musica dal vivo, o dove si balla in coppia o si suda in tanti, eccetera, ad esempio), e io, che intanto le spese corrono e ho dovuto per campare intaccare i risparmi, se voglio ripartire e non ho soldi da parte li chiedo alla banca, che grazie al decreto me li presta sicuro (sicuro? forse se avessero vietata qualsivoglia istruttoria...) anche perché garantisce lo Stato tramite la CDP, il che significa che se non riesco a rimborsare il prestito io vado fallito, ma la banca no perché viene rifusa dallo Stato. Capita l'antifona?
E' come col MES: tanato dall'opposizione di destra (dimentica di essere al governo quando fu architettato, ma tant'è), Conte smentisce il suo utilizzo (anche perché la maggioranza parlamentare è ancora grillina e la denuncia dell'iniquità di questo strumento è stato per anni uno dei cavalli di battaglia del M5S), ma non mancano le voci all'interno della maggioranza di governo, specie (ovviamente) lato PD, che dicono più o meno "embè? che importa con quali forme arrivano gli aiuti europei? basta che arrivano!": ho sentito con queste recchie Mentana dire testualmente che magari al MES basta cambiargli nome... E invece bisogna dire chiaro e tondo che comunque la chiami resta una fregatura, conferire a gratis soldi ad un fondo che poi se ti servono te li presta (si, i tuoi stessi soldi, avete capito bene) non solo a interessi, ma anche sotto condizione - che poi le condizioni sono sempre quelle: tagli di spesa, dismissioni asset pubblici, innalzamento età pensionabile, insomma tutto quel complesso di provvedimenti che, attraverso la demolizione della sanità pubblica e il deterioramento delle condizioni di vita dei nostri vecchi, sono la vera causa del bilancio tragico di questa influenza un po' più grave delle recenti altre.
Per cui il mio augurio (per quanto io sia reso scettico dalle facce di chi ti guarda come un untore mentre fai footing entro 200 metri da casa come da norme governative) a tutti voi è questo: buona Pasqua! Risorgete! Liberatevi dalla schiavitù! Fate festa e iniziate a seminare per la nuova stagione! E non prendete prestiti, fate una bella class action per danni a chi vi ha ridotto in mutande.
Oggi guardando il TG2 ho trasalito: qualcuno che forse non teme di perdere il posto ha mandato in onda (non in prima serata, ovviamente) un servizio con dentro un cinegiornale di 50 anni fa dell'istituto Luce, che si trova facilmente su Youtube e racconta le chiusure in massa dei negozi per malattia dei negozianti quasi come un servizio di costume. Perché nel 1970, io ero piccolo e non me lo ricordo, ci fu una influenza "asiatica" che mise a letto 13 milioni di persone. Avete letto bene: 13 milioni. I morti, secondo il sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità, furono circa 20mila. Ma vi voglio riportare la frase testuale:
"In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi".
Non c'erano tamponi, terrorismo mediatico con contabilità continua, eppure siamo lì. Quanto sarebbero stati, allora, i morti attribuiti a quella influenza se avessero usato i criteri attuali, cioè se a tutti i morti del periodo avessero fatto un test, ce ne fosse stato uno, dato che il morbo allettò ("allettò", non "contagiò": il covid19 è per oltre il 90% asintomatico, lo dicono loro stessi, e sottostimando il denominatore) un italiano su 4? Facciamo proporzionale, anche se partendo da chi stava così male da morire sarebbe di più? Un quarto dei morti dell'anno: attorno ai 75mila. Volendo, a una cifra del genere possiamo arrivarci anche adesso: basta fare il tampone a tutti i morti, a prescindere dalla causa di morte, da qui a dicembre. Magari lo faranno, ma non è questo il punto. Il punto è: come mai agli italiani dell'epoca non fu riservato lo stesso trattamento di ora? Beh, forse le élite erano meno sofisticate e organizzate, forse erano ancora impegnate a dimostrare che l'uscita capitalistica dalla tragedia bellica era meglio di quella comunista, forse tutti quanti, élite compresa, non erano stati ancora rovinati dalla globalizzazione e da ciò che comporta anche sul piano filosofico e della percezione della gravità delle cose e della serietà della vita (leggete questo pdf, è del 2016, pare scritto oggi per oggi). Ma anche quando, non ci avrebbero nemmeno provato, perché sapevano che i cittadini di allora non glielo avrebbero consentito. Ma non ve li immaginate, i cortei coi cartelli con scritto "governo fascista" davanti a palazzo Chigi, bombardati dai lacrimogeni? E non li "vedete" in parlamento i compagni del PCI ostacolare in ogni modo una dichiarazione di "stato di emergenza" prima ancora del primo morto italiano, ma anche dopo, almeno fino a numeri con uno zero in più degli attuali?
E allora vorrei dire ai ragazzi, non ai quattro gatti vecchiotti che normalmente mi leggono (non vi offendete, con me famo cinque): sollevatevi. Risorgete. Fuggite dalla schiavitù. Coltivate il vostro futuro. Vi hanno rincoglionito a furia prima di TV e poi di social network. Spegnete tutto, anzi no, usate i mezzi che vi hanno dato in modo diverso, Internet per scavare e informarvi attivamente (leggete ad esempio qui cosa dice un virologo clinico, primario a Novara), i social per fare massa, ma soprattutto studiate. Non lasciatevi mettere un cerotto col vaccino e il GPS, non siete bestie da campanaccio. Non lasciatevi portare dove vogliono loro, non siete gregge. Non postate pure voi "io resto a casa" con orgoglio, non uscite sul balcone a cantare la marcetta dal testo implausibile che ci fa da inno. Metteteci un cartello con scritto "resto a casa perché obbedisco ai tuoi ordini, anche se all'età mia le influenze si prendono e passano e magari manco te ne accorgi, ma i soldi che non guadagno per tutto questo periodo me li dai tu, in contanti e subito". Se no la prossima volta voto per chi si attrezza credibilmente per non ripetere, alla prossima influenza, questa costosissima pagliacciata.

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