Per esempio, ricordando che pare che il 2026 venga già etichettato (magari troppo frettolosamente) "anno di ritorno all'analogico", a me dà l'occasione appunto di partire dal post precedente per attaccarci un altro pezzettino di ragionamento, che parte proprio dal termine "analogo": dalla Treccani "che ha relazione". Riconoscere qualcosa per analogia, o comunque attraverso un processo mentale profondo di confronto concettuale con l'esperienza, è essenzialmente ciò che ci rende umani (e inarrivabili per qualsiasi robot o intelligenza artificiale). L'uomo impara che quella è una sedia, o quello un gradino, grazie al funzionamento analogico della sua "mente profonda" (che, dicevamo, è ben nascosta ma preponderante ben oltre quanto i nostri pregiudizi di logicità ci consentano di ammettere), laddove una macchina necessita di una mole enorme di dati e di sempre maggiore velocità nella loro elaborazione, ed energia per immagazzinarli e processarli, per effettuare la stessa (che a noi pare elementare) operazione riducendo quel gap da evidente a sempre meno percepibile, con risultati diversi a seconda del settore di applicazione. E ciò viene fatto dando per scontato (e non lo è affatto) che la cosa sia auspicabile, e a costo di sospendere per gli energivori server di AI le menate sull'impatto ambientale.
A proposito, i gestori dei servizi di fornitura di energia sul mercato libero, nelle cui voraci mani la sciagurata pletora di privatizzazioni ci ha messo, stanno cominciando a proporre accrocchi che si inframettono tra la presa e la spina di qualunque elettrodomestico, per "aiutarci tramite AI a gestire i consumi e risparmiare". Chi ci casca, attirato dalla comodità della cosa (è sempre così) autorizza il travaso istantaneo dei dati sulle sue abitudini intime, che tanto serve alla macchina statistica chiamata AI per ridurre quel gap di cui al capoverso precedente, tra i comportamenti suggeriti da un processo digitale e quelli analogici dettati dal semplice buonsenso (tipo incacchiarsi coi figli se lasciano la luce accesa in stanze da cui escono). E a chi la gestisce per accumulare potere: diranno "a chi sfora tale soglia si stacca la luce" come hanno già detto "a chi non si vaccina niente pronto soccorso". E fino a che tale potere resta in mani umane siamo in una distopia, si, ma ancora affrontabile.
Pensate invece a un mondo in cui la AI raggiunga una tale potenza di calcolo da diventare autoconsapevole e prendere il controllo. Lo abbiamo visto in tanti film di fantascienza, e forse non è un caso, e magari io ne ho visti troppi ma potrebbe essere un problema anche averne visti troppo pochi. Ok, tolgo l'autoconsapevolezza ma lascio il controllo, che è comodo e veloce e a molti potrebbe sembrare anche più ragionevole che lasciarlo in mano ai corruttibili politici. Che succede se la AI calcolando calcolando arriva alla logica conclusione che per annullare gli effetti antropici sul clima la soluzione è decimare o sterminare gli umani, e non c'è più nessuno con una chiave in mano a spegnere la macchina, che anzi non ha più la toppa?
Succede che il giorno che spengono tutti i cellulari tutti assieme si salva solo chi è ancora in grado di farne a meno: orientarsi per andare dove gli serve, pagarsi o procurarsi in qualche modo da mangiare, parlare con qualcuno senza una chat di mezzo (o non li avete visti anche voi dei ragazzi dentro la stessa stanza che chattano tra loro?), sapere che ore sono. Come mio nonno Luigi col Perseo che gli era rimasto dai tempi in cui lavorava in ferrovia, licenziato per non aver preso la tessera del fascio, che è l'unica cosa che ho di lui. Un orologio di cent'anni. E a giudicare di quanto costa nuovo, sta tornando di moda. Come i vinili, si, che noi appassionati di musica l'abbiamo sempre detto, che non sapevamo perché ma si sentivano meglio dei CD. Analogico batte digitale, alla lunga.



