Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.
giovedì 2 aprile 2026
NOVANTACINQUE
sabato 21 marzo 2026
HO DETTO NO
Ciò storicamente ha impedito (anche se purtroppo non tutte: il pareggio di bilancio in Costituzione fu inserito dal governo Monti senza bisogno del referendum col voto sotto feste e nottetempo dei parlamentari uniti dal terrore dello spread, che così hanno ceduto ogni rimasuglio di sovranità del nostro Paese) numerose porcherie. Ad esempio, a Berlusconi prima e a Renzi poi, col secondo che essendo enormemente più ingenuo del primo aveva giurato in caso di bocciatura di ritirarsi dalla politica (ma tanto, lo spergiuro sta a due lire e infatti sta ancora la a fare danni). Per l'elenco delle modifiche approvate (la maggior parte marginali) e respinte (alcune pesanti, come le due succitate) vi aiuta il web ormai integrato con l'AI, sennò leggetevi direttamente questo. Se avete prescia e vi fidate della mia memoria, invece, ve la sintetizzo così: ai vari referendum normalmente ha vinto il NO, perché i costituenti saggiamente previdero anche che per quelli confermativi non vale la regola del quorum come per gli abrogativi, perché anche la demotivazione al voto deve pesare, e di solito i sostenitori convinti di una riforma che faccia i porci comodi della propria parte politica non sono tantissimi. Con ogni probabilità andrà così anche domani, ma ad ogni buon conto cerco di schematizzare le ragioni per cui anche sto giro bisogna votare NO (anche nel dispiacere di trovarsi schierati dalla stessa parte di quegli sciagurati del PD).
La riforma proposta infatti consiste essenzialmente in tre punti:
- separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti (quando entri in magistratura in una delle due carriere non puoi mai passare all'altra);
- istituzione di un doppio CSM (l'organo di autogoverno della magistratura) per ciascuna carriera;
- nomina dei membri di ciascuno dei due CSM mediante un sorteggio a base qualificata.
Vi dico subito che se il quesito fosse solo il terzo, o se fosse possibile esprimere tre voti distinti, avrei votato SI: il sorteggio garantisce rappresentanza proporzionale in tutte le dimensioni, più di qualsiasi meccanismo elettorale per quanto perfetto (figurarsi di uno bizantino come quello per i membri del CSM attuale), e l'unica remora a propugnarlo anche per il Parlamento è che questo in teoria dovrebbe essere migliore della platea da cui è estratto (anche se in pratica storicamente è stato sempre peggiore). Ma essendo il voto unico gli altri due punti pesano molto di più. Il primo era scritto sui piani di Gelli e non era strano che un piduista della prima ora lo volesse fortemente. Il tentativo postumo è esattamente per la ragione negata dai sostenitori del SI e affermata da quelli del NO: una magistratura inquirente separata rigidamente è più facilmente assoggettabile al potere esecutivo (meno separazione di poteri uguale meno democrazia). E se non bastasse la cosa in se, c'è il punto 2 a dimostrare qual è l'obiettivo nascosto dei riformatori: a cosa serve sennò splittare il CSM? Aggiungo un altro argomento, che azzera gli argomenti dei sostenitori della separazione delle carriere: già adesso, le carriere sono unite per modo di dire, visto che un giudice può passare il Rubicone solo una volta in tutta la carriera. In TV non ve lo dicono, ecco perché ora siete stupiti.
C'è un altro autogol, poi, commesso da questa destra imbarazzante. Ogni qualvolta un giudice piscia fuori dall'orinale, come nel caso della "famiglia nel bosco", si alza la canea dell'"hai visto sti giudici di cosa sono capaci?", che nemmeno si accorge di dimostrare, semmai, che il fine ultimo della riforma è proprio avere dei giudici inquirenti che agiscono solo secondo le linee di governo, e senza nemmeno bisogno di ordini espliciti: chi sa che c'è un andazzo, e magari vuole fare carriera, si uniforma spontaneamente.
Che nostalgia, dei tempi in cui non era stata ancora inventata l'etichetta "toghe rosse", la magistratura era naturalmente di destra e Un giudice "una carogna di sicuro..."
domenica 15 marzo 2026
TESTA 'I SCECCU
Ma in reggino u sceccu, l'asino, entra pure in detti più complessi. Di una moglie o fidanzata riottosa, ad esempio (ma vale in tutti i casi simili, e indipendentemente dal sesso), si dice "quandu 'u sceccu non voli mbiviri...", quando l'asino non vuole bere, sottinteso non c'è niente da fare (se non ti ama più). E la lettura positiva di questo presunto difetto è anch'essa inscritta nel sentimento popolare, che ha trasformato l'antica ingiuria di essere testardi come muli in un moto d'orgoglio, ad esempio dei calabresi o dei sardi.
Ho comprato un'auto diesel nel 2025. Euro 6d, cioè al momento lo standard ecologico più avanzato. Ma diesel, perché faccio tanti chilometri e non ce n'è come il diesel per un compito del genere: consuma poco, dura tanto, è affidabile e robusto, e quindi mi consentirebbe di tenere l'auto a lungo prima di doverla sostituire. Tutti parametri che andrebbero considerati adeguatamente, nel valutarne l'impatto ecologico. Invece, la moda di considerare solo le emissioni per istante, divulgata peraltro pervasivamente, trascurando tutti gli altri fattori, emissioni in fase di produzione e materie prime e trasformate necessarie in primis, che ad occhi scafati tradisce immediatamente nient'altro che una scelta politica arbitraria adottata a monte e per rispondere ad interessi precisi, ha imposto il luogo comune che diesel è cattivo e antiambiente.
Non mi hanno convinto. Il mulo (cui peraltro la motorizzazione diesel è affine: alta coppia ai bassi regimi, potente ma non veloce) resiste. Bisogna bastonarlo. Ad esempio, rimodulando le accise, che per il gasolio erano più basse per la semplice considerazione che riguardava una platea di lavoratori o comunque contribuenti "di quantità". Non basta, il diesel consuma meno e dura di più: è conveniente anche a parità di prezzo con la benzina. Bisogna farlo costare di più, tanto di più; ma come fare? Ci vorrebbe un'occasione.
E siamo alla cronaca. C'è una guerra dissennata e scriteriata, l'ennesima in un'area cruciale per il petrolio, e guardando bene anche per tutta una serie di altre cosette che interessano anche la e-mobility e addirittura l'agricoltura. Perché non approfittarne? La dinamica è collaudata (solo il 1973 ne è fuori, e allora infatti i governi tentarono di calmierare i prezzi e in parallelo di convincere i cittadini a comportamenti parchi, io c'ero e me lo ricordo, quelle domeniche a piedi erano feste, e le réclame della DC per consumare meno e meglio, che allora suscitavano fastidio, ora suscitano nostalgia, dei tempi in cui i governi al massimo ti volevano convincere ma mai costringere), e la liberalizzazione dei prezzi ha aggiunto funzionalità al meccanismo: quando il petrolio rincara, il prezzo alla pompa dei carburanti si impenna immediatamente e in maniera già più che proporzionale al rincaro del greggio, figurarsi considerando che questo pesa solo in parte, e minoritaria, nel prezzo totale, che include accise raffinazione distribuzione e guadagni; ma quando la crisi finisce e il petrolio scende, il riflesso sul prezzo alla pompa avviene in maniera calcolata correttamente (essendo solo una parte del totale) e tenuto conto adeguatamente degli sfridi temporali (che una volta erano le scorte, ora ad esse si aggiungono i complessi meccanismi finanziari di determinazione del prezzo). Semplificandola: i prezzi calano? si ma io ho comprato a un prezzo maggiore, quando quello che compro oggi a un prezzo minore arriva alla pompa io applicherò gli sconti, non prima; i prezzi aumentano? applico subito gli aumenti e incamero maggiori guadagni avendo comprato a un prezzo inferiore. In italiano si chiama speculazione.
A questa, si aggiunge l'occasione di cui sopra: siccome gli iraniani brutti e cattivi intralciano lo stretto di Hormuz, la benzina aumenta di un tot, subito. Ma il gasolio, il gasolio aumenta di tre volte tot, arrivando a costare il 20 per cento in più della benzina. Una vigliaccata ai danni dei muli che si ostinano a usarlo, e non sarà l'ultima della serie. Perché siamo nel mondo del "chi non si vaccina niente cure mediche nemmeno al pronto soccorso e nemmeno per una ragione diversa dal morbo per cui non si è vaccinato, che so un incidente" - non me lo sto inventando, era la tesi di un noto figlio di papà che sennò col cazzo che faceva l'attore e ha pure un figlio cantante che se non era suo figlio eccetera eccetera.
Il tutto va inserito in un contesto in cui l'auto a gasolio è solo una delle tante variabili. Esiste un progetto preciso e codificato (il "grande Reset") di riduzione dell'umanità a schiavitù, almeno tale si può definire secondo le categorie di pensiero in cui siamo cresciuti un paio di generazioni. L'eterodossia non è contemplata, va disincentivata in ogni modo, disinnescata, estirpata. Il mulo che non vuole bere prima o poi morirà di sete, peggio per lui. La "famiglia nel bosco" non può essere lasciata in pace, anzi la sua parabola deve essere esibita a mo' di esempio. Non possederai niente, casa auto lavoro figli, e sarai felice; se ti metti in testa di disobbedire, anche infilandoti nel buco del culo del mondo, noi ti raggiungeremo e mostreremo la tua testa mozzata al nemico. Lasciate perdere chi sta approfittando della vicenda per motivare il SI al referendum come se avere le carriere separate avesse impedito a quei giudici di togliere i bambini alla coppia: non si accorge nemmeno che se ciò fosse stato vero sarebbe stato un buon esempio di quell'assoggettamento della magistratura all'esecutivo che resta la migliore ragione di votare NO. Ma di questo ne riparleremo tra qualche giorno. Ora vado a cercare, se la trovo, una pompa dove il gasolio stia a meno di due euro al litro. Da buona testa 'i sceccu....
domenica 8 marzo 2026
DALL'ALTO NO
Non c'è nessun bisogno di dimostrarmi che in Iran governa un regime odioso, che ho sempre pensato che i peggiori sono quelli di stampo religioso. Ho solo sostenuto che la pratica oramai consuetudinaria di tentare di abbattere i regimi veri o presunti che siano bombardando o invadendo i Paesi da essi guidati è la classica toppa peggio del buco. E che coloro che, sentendosi oppressi da un regime, fanno il tifo per le bombe o l'invasione, mi spiace ma peccano di ingenuità o fanno male i conti. Anche perché, a saper leggere tra le righe, quasi mai l'intenzione vera del bombardatore e/o invasore è davvero abbattere un regime e instaurare una democrazia dall'alto, che lo sa benissimo che è una cosa che semplicemente non funziona. La storia è piena di esempi, e se vogliamo considerare l'Italia del 43/45 una eccezione, anche se non lo è fino in fondo, lo è grazie alla resistenza interna, senza la quale si sarebbero attuati piani ben diversi dalla nostra storia repubblicana (che pure è quella di una democrazia zoppa).
Gheddafi, Assad, Mubarak, i Talebani, Milosevic, Chavez/Maduro, i Castro, Saddam, e la lista si può allungare a volontà, nessuno di essi era un leader democratico nel senso che alla parola ci piace dare, e per ciascuno è possibile reperire tonnellate di filmati e testimonianze di dissidenti oppressi dalla sua tirannia. Tutte vere come quelle di oggi in Iran, lo ripeto. Ma ripeto anche che l'etichetta di tiranno antidemocratico è servita essenzialmente da scusa all'Impero per attuare per mano militare la loro disfatta, seguita quasi sempre dallo sfacelo dei Paesi "liberati", al punto da non potersi negare che forse proprio era lo sfacelo il vero obiettivo.
Nella fattispecie, basta guardare a quello che sta facendo Israele in Libano, approfittando dell'occasione, perché sia legittimo chiedersi: non è che il vero obiettivo dell'attacco all'Iran è proprio dare ancora più mano libera al "regime genocida" (uso le virgolette perché allora pure io appiccico le etichette come mi pare, e d'altronde l'unico Stato al mondo più confessionale dei paesi islamici è proprio Israele) per imporre la propria legge nella regione? Il regime in Iran può anche restare e probabilmente resterà, con buona pace dei desiderata degli oppositori, anche perché di solito una nazione aggredita si raccoglie attorno ai propri leader anzichenò, ma la potenza nucleare in medio-oriente deve restare una sola, e anzi nessun altro Stato deve avere il peso militare ed economico che aveva osato avere l'Iran negli ultimi tempi. E se allarghiamo lo sguardo alla Russia, suo grande alleato costretto da 4 anni a una guerra avviata senza dichiararla dal blocco occidentale 8 anni prima, quindi impossibilitato ad intervenire adesso in sua difesa, si capisce forse qualcosa in più delle dinamiche in Ucraina.
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