sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

giovedì 2 aprile 2026

NOVANTACINQUE

Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua funzione prevalente di sito di controinformazione di seconda mano. Gli è che il 28 marzo sarebbe stato il novantacinquesimo compleanno di mia madre, che invece è morta sette anni fa quindi comunque abbastanza avanti negli anni da non potersi lamentare, né lei né noi, ma l'età, e qui so di sfondare una porta aperta anzi un portone, non impedisce ai figli di piangere un genitore e di rattristirsi quando una ricorrenza gli ricorda quanto gli manca. Quindi scrivo questo post (avendolo rimasticato per giorni, peraltro) sicuro di avere molti lettori che lo sottoscriverebbero, mutatis mutandis, per la propria madre o padre. Commozione non occorre conoscere il latino per comprendere che etimologicamente significa muoversi con.

Mia madre era, come tutti noi forse ma certamente in grado massimo, piena di contraddizioni. Era bellissima, al punto di consentirmi un accostamento ardito, e vanitosissima, al punto da meritarsi l'appellativo di Liz Taylor dai nipoti perculanti quando si agghindava che so per un matrimonio, ma non ha mai sfruttato quella bellezza di cui pure era perfettamente consapevole per come si dice rimorchiare: si vantava di essere arrivata illibata al matrimonio, cosa ancora comune ai tempi ma lei si era decisa a sposarsi a 31 anni (per i tempi, quasi fuori tempo massimo), e di esserlo rimasta a vita dopo la separazione da mio padre, 23 anni dopo. Questa concezione antiquata del matrimonio come unico e indissolubile coesisteva però in lei senza problemi con un feroce e inscalfibile protofemminismo: era indipendente lavorativamente fin da ragazza, non bastandole di certo l'occupazione principale, per poi dopo la pensione dedicarsi instancabilmente alla sua campagna, una donna sola che lavorava come tre uomini. E in lei convivevano il sentirsi inferiore, ma di poco, soltanto al padreterno e una religiosità profonda e intima, ma anche questa contraddittoria perché, come tipico di un certo Sud e si può toccare con mano in tante processioni paesane, commista di cattolicesimo integralista e animismo precristiano, spiritualismo estremo e culto del corpo e dei lari (ha tenuto per anni, fino a che è campata, le foto dei cadaveri agghindati per il rito funebre della madre e del fratello all'ingresso di casa su un mobiletto a mo' di altarino ).

Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.

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