venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

sabato 6 giugno 2026

ANCORA SULL'AI, IA IN ITALIANO

Pasbas ha preso l'abitudine di usare WhatsApp come fosse un blog, scrivendo post lunghissimi e però faticosi da leggere sul telefonino. Io che data l'età faccio ancora più fatica, e che continuo a pensare che un blog sia un posto più degno per riflessioni che debbano essere meno che evanescenti, ve li riporto pari pari qui, tanto ho un suo consenso generico, e sto comunque attento a evitargli ed evitargli denunce, che né io né lui abbiamo soldi per avvocati.

Per questo ho troncato la prima parte del post, quella in cui parla di una nota azienda informatica e del suo modus operandi, tra le altre cose corruttore della PA, tanto sono cose arcinote a noi smanettoni e allo stesso tempo impermeabili alla mente dell'utente comune, che vede solo il risparmio di fatica e accetta entusiasticamente qualsiasi innovazione lo comporti. Tenere tutto sul cloud? vuoi mettere rispetto ai faticosi e lunghi backup su supporti fisici, che costano pure e si rompono eccetera? tanto se ti scordi la password te la fanno reimpostare, e mai che l'evento ti evochi uno scenario in cui non è che te la sei scordata non funziona più e tu capisci che i dati che credevi tuoi erano del padrone del cloud, che per qualsiasi ragione può tagliarti fuori (che so, obbedendo a una direttiva politica di tagliare fuori dal mondo chi stacca i tappini dalle bottiglie di plastica, l'ho detta assurda apposta...), senza parlare di possibili disastri in un posto del mondo dove nemmeno sapevi che c'era in pratica tutta la tua vita. Infatti, come dice Pasbas....

I data center che supportano l’IA richiedono un consumo di elettricità che rappresenta un salto rispetto alla tradizionale architettura della rete, con conseguenti emissioni di CO2. Nel modello cinese si utilizza solo energia rinnovabile, chip GPU basati su tecnologia tri dimensionale che richiedono molta meno energia. I data center sono posizionati in zone desertiche o comunque disabitate nell'ovest Cina, non usano risorse idriche urbane. Altro elemento il Governo punta a sviluppare mini centrali nucleari a fusione non pericolose né inquinanti. I data center sono in zone disabitate e tutta l'attività di training (che consuma una bassa porzione dell'energia modello USA) avviene in quelle strutture, la parte di controllo invece (a consumo molto più basso) nelle città dell'est tecnologiche come Shenzhen. In pratica il modello energivoro e spaccone dei tycoon USA (...e getta nella monnezza della storia) è centrato sul potere centralizzato e sulle armi, quello cinese sul miglioramento del tenore di vita del popolo. Non credo sia irrilevante.

Che mi trovo, cito e linko un bellissimo articolo che un altro amico, Nino Mallamaci, che invece usa WhatsApp a mo' di newsletter delle tante attività pubblicistiche e letterarie a cui lavora per godersi appieno la pensione (la mia è tutta invidia, tra pochi anni lo imiterò), ha scritto sull'argomento, ma con taglio sulle questioni neuropsicologiche e cognitive, su Byte. Buona lettura.

sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legnocit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno