sabato 4 luglio 2026

I GUARDIANI DELLA INVOLUZIONE

Tra i tanti aspetti su cui ci si sofferma, anche chi si sforza di mantenere uno sguardo critico sul fenomeno, quando si parla di "intelligenza artificiale", e anche su queste pagine, c'è la deprivazione cognitiva conseguente dal comodo demandare a supporti esterni cose che altrimenti dovresti forzarti a imparare (dal riassumere al tradurre passando per l'orientarti, che però ci ricorda che il fenomeno è vecchio quanto la tecnologia, quindi quanto l'umanità), c'è il nodo proprietà dei contenuti dati in pasto all'algoritmo (che però era presente anche quando l'algoritmo non era capace di autoimplementarsi), c'è il groviglio quell'impatto ambientale di cui misteriosamente ci si scorda solo riguardo questa tecnologia, evidentemente quindi decisiva per i padroni del vapore e la loro propaganda, ma manca o è comunque più raro quello che entra nel merito del nome del progetto e del suo funzionamento.

Parlare di intelligenza in mancanza di autocoscienza, concetto quest'ultimo che impegna da secoli i filosofi senza che riescano a trovare una risposta univoca nemmeno restringendo il campo alla nostra sola sottocategoria di primati, è infatti poco di più che un'abile operazione di marketing. Disonesta come quasi tutte le altre, per definizione, si potrebbe aggiungere. Volendo immaginare, in chi avendo inventato un modo migliore di usare l'immensa base dati figlia di Internet e dovendolo vendere gli ha appiccicato un'etichetta ricavandola da ciò che sembra e non da ciò che è, una recrudescenza di scrupoli, si poteva al massimo ricavare un qualcosa come "ricerca 2.0" (aggiungete volendo un qualche riferimento alla iperbolica potenza statistica, a me non mi viene) o simili ma comunque di infinitamente meno affascinante e commerciabile di  AI. Ma anche col nome figo la cosa quello è e resta: un accrocco che macinando moli di dati immani a velocità immane sembra dia risultati frutto di pensiero anche perché addestrato a darli in un formato apposito a farlo sembrare. Tanto è vero che chi ha provato a costruirsene uno in casa, avendo le stesse competenze informatiche se non superiori, ma non avendo la mole di dati e le macchine potentissime dei big, ha avuto risultati ridicoli (e infatti ridicolizzati).

Il problema dimenticato, anche da me stesso nelle chiacchiere con gli amici per dire, ma maggiore, lo potremmo immaginare come una manciata di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il meccanismo è l'evoluzione del pensiero, ma per capirci meglio lo spiego con l'evoluzione delle specie tout-court. Che con una sintesi brutale si potrebbe spiegare così: da quando è apparso sul pianeta (nel "brodo primordiale" di Pazzaglia, esattamente) il DNA ha sempre svolto la sua funzione fondamentale di riprodursi con una perfezione quasi totale, dove però la chiave del successo è in quel "quasi": ad ogni "errore" nella storia della vita sul pianeta si è aperto un potenziale ramo evolutivo che si è (immediatamente o meno) estinto se non era adatto alle condizioni ambientali e si è invece affermato (per periodi più o meno lunghi) se invece lo era, magari a scapito dei rami da cui discendeva. Il paradigma può essere applicato a qualsiasi scala: nel continuum che porta dai primi organismi unicellulari a noi come all'estremo opposto nelle piccole differenze (erroneamente definite razziali) tra i gruppi umani che hanno colonizzato il pianeta (come il colore della pelle, la statura, o l'intolleranza al lattosio, per capirci). E quindi può essere traslato utilmente anche nel campo delle idee.

Ogni volta, quasi senza eccezione, che l'umanità ha fatto un passo avanti, è stato per un "errore" di qualcuno, per una lettura eterodossa delle cose spesso ostacolata dall'ortodossia (pensate solo a Galilei o Einstein, per fare due esempi macroscopici), per una "eresia" insomma. Che succede se da un certo punto in poi tutti, per avere delle risposte o dei risultati, si affidano solo e sempre più a un motore statistico potentissimo e velocissimo? Che le risposte saranno sempre, e sempre di più, le più "normali" (dove le virgolette sono per gli appassionati di statistica - che possono pensare a una curva di Gauss sempre più schiacciata - ma si capisce lo stesso). L'eretico, che già era penalizzato nelle ricerche sui motori di precedente generazione, scivolerà sempre di più nell'invisibilità. E nessun progresso sarà più possibile. E non sto parlando solo delle storie e dei pensieri, parlo anche del modo di esprimerli: anche per le lingue infatti vale il paradigma e quelle attuali sono figlie di eresie di quelle da cui derivano. Le uniche residue minime speranze risiederanno in chi si chiama fuori dal giro, e in caso di catastrofe raccatti i pezzi dell'umanità. O almeno, se per raggiunti limiti di età non ha speranze di esserci, lasci testimonianza.

Ed ecco che io, obiettore di coscienza al servizio di leva negli anni ottanta del secolo scorso, oggi mi dichiaro obiettore di coscienza all'utilizzo consapevole e avanzato dei sistemi della cosiddetta intelligenza artificiale, laddove le precisazioni sono necessarie per il fatto di essere cosciente che invece di utilizzi non consapevoli e occulti, anche elementari, ne farò come tutti chissà quanti e sempre di più. Ma un limite ci vuole, anche quando sembra inutile. Altrimenti si è complici di chi ha progettato e persegue la involuzione da cittadini a sudditi che stiamo osservando da qualche decennio ormai, di cui l'AI è una tranche. E se lo facessimo tutti, il progetto fallirebbe per sua natura intrinseca: senza i nostri dati, le nostre storie, i nostri documenti di lavoro, non è niente, e se non gliele diamo in pasto, se gli mancano, in italiano si dice che ne è deficiente.

martedì 30 giugno 2026

AUGURI

Essere stato un bambino asmatico, e in tempi in cui non erano ancora in commercio i broncodilatatori tascabili, in qualche modo mi aiuta, in frangenti come questo. Mio padre, infatti, che aveva lo stesso problema seppure in forma minore (la cosa deve avere una certa componente di familiarità, visto che da mia nonna a mia figlia passando per cugini e nipoti ci accomuna), e non aveva trovato modo migliore, avendo riscontrato una correlazione tra la mia partecipazione ai giochi per strada cui i bambini dell'epoca indulgevano per pomeriggi interi e gli attacchi asmatici notturni, di impedirmeli, accompagnando il mio rituale di reclusione (sempre lo stesso: mi tocca la fronte e o le spalle, riscontra che sono sudato, e mi trascina verso casa) con una ramanzina, talvolta, quando era proprio in buona e/o io anziché sbraitare gli chiedevo ragione del provvedimento restrittivo, sostituita da una edificante parabola.

Se uno può masticare, diceva, è giusto che quando ha fame mangi tutto quello che trova, ma se uno non ha i denti ed è costretto a mangiare liquido si deve far bastare quello, e se non riesce ad aprire la bocca magari col contagocce. Sempre vita è. E, sottinteso, va rispettata e amata. Ci ho ripensato ricorrentemente, ad esempio a proposito di una delle tappe della testimonianza di uno Zanardi. E temo di doverci ripensare sempre più stesso, ora che mi avvio verso l'anzianitudine prima e la vecchiaia poi, e magari arrivarci che l'alternativa è peggio, tutti noi siamo circondati di storie che lo testimoniano.

Ci penso oggi che un maledetto colpo della strega, di quelli veri che ti pieghi a prendere le scarpe e una scossa elettrica ti falcia la schiena lasciandoti piegato in due a urlare, e poi per ore bloccato a letto ad aspettare l'effetto di una puntura, che poi al massimo ti consente di trascinarti alla poltrona davanti al PC, mi ha impedito di essere presente al compleanno di mia figlia, per la prima volta nella sua vita.

Vengo da due settimane di ferie, nelle quali ho appositamente lasciato da perdere il tennis e sostituito la palestra con stretching e passeggiate in spiaggia la mattina, e durante le quali sono addirittura riuscito a non ingrassare neanche un etto nonostante due o tre serate di stravizi alimentari con amici e parenti. Della serie: no, non ho chiesto troppo al mio fisico. Semplicemente, sono cose che succedono, specie dopo una certa età.

A mia figlia gli auguri per una volta li ho fatti solo per telefono, e qui se mai mi leggesse (non lo fa mai, i blog e Facebook sono fuori dall'orizzonte di un adolescente odierno). Ma intanto mi sono passato un po' di tempo, concedendolo all'azione del voltaren+cortisone. E che mi trovo affianco questo utilizzo privato del sito, nel quale non indulgo quasi mai, con la pubblicazione (senza liberatoria, mi perdoneranno) di una foto dei "quattro Luigi", primi cugini tutti con lo stesso nome (anche se uno dei quattro solo come secondo) del nonno, rivisti tutti assieme per una pizza pochi giorni fa, e ciascuno coi suoi acciacchi. Auguri!

domenica 21 giugno 2026

RISVEGLIATI DA UN PIZZIGHETTONE

Una stagione in vetta, finale playoff persa davanti a oltre 6mila tifosi, un miracolo in quarta serie, da un avversario superiore, un raggruppamento tra le tre perdenti le finali perso x quoziente canestri per aver vinto contro la più forte ma perso contro la squadra di un paese che non ci arriva, a seimila abitanti. Questo è l'ultimo capitolo della storia maledetta della Viola Reggio Calabria, qui la cronaca.

Scrivo da cellulare, non ho resistito. La Fenice risorgerà anche stavolta.

venerdì 12 giugno 2026

VECCHI VIZI

Non mi piace andare in palestra: preferisco qualsiasi attività si svolga all’aria aperta. Ma arrivati alla mia età bisogna accettare di fare anche qualcosa che non ti piace se è il prezzo da pagare per rinviare ancora di qualche anno il momento in cui ti restano solo le passeggiate a guardare i cantieri, specie se ancora ti ostini a praticare (e per come ti riesce, che non è esattamente come ti riusciva anche solo qualche anno fa…) uno sport invalidante per le articolazioni i tendini e la colonna vertebrale come il tennis. Così, ho scelto una di quelle palestre dove puoi andare a qualsiasi ora anche di domenica a 20 euro al mese o poco più, così posso andarci il meno possibile (ma un paio di volte la settimana l’ortopedico mi ci ha obbligato) senza rimpiangere l’investimento sprecato.

Nelle palestre a un certo punto sono comparsi i televisori, e stanno ancora li ma oramai li potrebbero spegnere: ovunque ti giri, c’è qualcuno che armeggia col telefonino, nella migliore delle ipotesi a consultare la scheda di allenamento (ma non te la ricordi dopo la terza volta che la fai? l’abuso di tecnologia ti ha già finito di atrofizzare le capacità mnemoniche elementari?) e poi giù giù fino alla chat o alla telefonata passando per la playlist in cuffia. Col risultato, tra parentesi, che ciascuno occupa ogni attrezzo per un tempo che è quello dell’era pretelefoninica moltiplicato per un fattore peraltro crescente. Finendo, come dice la cronaca, per accoltellarsi. Solo noi boomer lo smartphone lo lasciamo nell’armadietto, e allora per passare il tempo mentre facciamo la cyclette per scaldarci o cardio sul tapis guardiamo gli schermi e ascoltiamo. E talvolta il fatto che la radio/TV la guardiamo in pochi arriva addirittura a consolarmi. Perché la dose di falsa coscienza che passa per radio somiglia tanto a quella che passa ordinariamente dalla TV, da cui però ce lo aspettiamo.

Mi spiego meglio. La palestra è sintonizzata fissa sul canale televisivo di una nota radio, a cui è probabilmente legata da una qualche partnership, che inframezza i tanti programmi musicali con alcuni di pseudoinformazione. Qui, la sintassi è quella nota, figlia della lezione di Goebbels: ripeti una bugia col tono con cui si dicono le cose scontate, fallo tante volte, e diventerà una verità. Per capirci, l'altro giorno ci ho sentito cianciare uno (con un soprannome ingannevole, che dà l'idea che stia dalla parte della ggente) di centrali nucleari di nuova generazione, varate com'è noto dal governo cavalcando la crisi energetica conseguente la guerra in medio Oriente, e in spregio a una saggia volontà popolare a suo tempo espressa, con un tono che se non gli dai ragione sei un deficiente, un terrapiattista, uno che fosse per lui si tornerebbe all'età della pietra o peggio, la madre di tutte le giustificazioni, uno che allora se ragioniamo così non facciamo mai niente.

Ora, ammesso e non concesso che davvero queste nuove "centraline" non hanno il problemino delle scorie e nemmeno quello dei possibili incidenti, che essendo a fissione si stenta a crederci, il fatto che il problema energetico ce lo abbiamo adesso mentre queste fantomatiche centrali quand'anche si risolvesse d'incanto il problema di dove metterle (quante ne servirebbero, poi...) in un territorio come l'Italia peraltro abitato dai campioni del mondo del NIMBY (Not In My Back Yard, non nel cortile di casa mia), e meno male direi, e si iniziassero a costruire domani, il primo chilovattora ce lo renderebbero tra una quindicina d'anni, e chissà a che prezzo. Ma non è questo il punto.

Il punto è, anzi i punti sono due:

  1. come mai una radio (semi)libera si distingue per questa diciamo così linea editoriale?
  2. se non è vero che siamo per non fare mai niente, anzi abbiamo in mente un sacco di cose che si dovrebbero fare e vorremmo si facessero, come si distingue un investimento inutile e dannoso da uno utile e proficuo?

Il vecchio vizio della dietrologia ci aiuta nella prima risposta: l'editore di quella radio è dichiaratamente governativo anzi ha proprio una carriera politica se pur non di primo piano, basta cercare su Wikipedia. E, si badi bene, il paradigma funziona anche quando parliamo dell'altra parte politica, sia al governo o meno. E il corollario è: nel mondo dell'informazione, è molto meglio quella dichiaratamente schierata con tanto di etichetta (tipo Rai 1 2 e 3 di una volta, per capirci) che quella che per capire da che parte sta te lo devi cercare tu e intanto lei si presenta come neutrale, anzi "dalla parte del cittadino".

Per la seconda ci aiuta un altro vizio, tra l'altro etichettato in modo falso: se musicista è chi fa musica, perché complottista non è chi fa i complotti, ma chi li denuncia? Comunque, il test è semplice: più lo sfrido tra quanto costa e quanto di quello che costa resta nel territorio come reddito e come utilità è alto, più è probabile che siamo di fronte a un investimento motivato da voglie di tangenti e/o di carriera politica più che da reale necessità popolare. E guarda caso gli uni sono benedetti e/o finanziati dai padroni del vapore in UE, mentre per gli altri torna in auge l'adagio "non ci sono i soldi". Non ce n'è per risanare il territorio (tanto possiamo dare la colpa al cambiamento climatico) rendere tutte le case antisismiche riqualificare gli acquedotti assumere giovani nel settore pubblico eccetera, ma si trovano per il ponte sullo Stretto le ciclabili intasa traffico le TAV anche dove sono inutili eccetera. E le centrali nucleari. Che manco gli puoi augurare che gliene esploda una sotto il culo, che sarebbero guai anche a distanza...

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