sabato 5 settembre 2026

HA STATO IL CAMBIAMENTOCLIMATICO

I dati sono del CNR, fatevi due conti, e se non vi basta leggete
questo report di Unical o consultate questa mappa interattiva...
No, non c'è scampo, è inutile cambiare canale, dappertutto spunta a un certo punto il Klimatologo Di Grido che ripete la canzoncina: i ghiacciai si ritirano, ma l'avete visto che caldo o no, è tutta colpa nostra dobbiamo fare qualcosa. Loro almeno li pagano bene, insomma ci campano con il meteo, nessuno oramai esce di casa senza consultare l'app (ce ne sono a iosa, assieme alla cucina è il business che ha soppiantato il porno), il problema è che la propaganda funziona come Goebbels sapeva, era lui che diceva ripeti migliaia di volte una menzogna e diventerà una verità mi pare, per cui capita ormai di continuo che incroci un amico e la canzoncina te la ripete anche lui a gratis, e magari se sa come la pensi ti percula: hai visto che caldo e quanto dura, sei ancora convinto che il cambiamento climatico è una bufala?

E allora repetita juvant, visto che il Nemico ripete i suoi concetti con ridondanza estrema noi non ci sottraiamo al gioco. No, amico mio, non nego l'evidenza, le immagini dei ghiacciai non lasciano spazio a teorie del complotto come quelle dell'allunaggio, un certo cambiamento climatico c'è. Ma non sappiamo, nessuno sa nemmeno i soloni che dicono di saperlo, se si tratta davvero di un fenomeno innescato dalla rivoluzione industriale, con conseguente aumento della CO2 quindi dell'effetto serra e quindi delle temperature medie globali. Durante la vita del pianeta, qualsiasi studioso serio non può che confermarlo, si sono susseguite grandi glaciazioni e grandi periodi caldi, e al loro interno piccole glaciazioni e piccoli periodi caldi, e al loro interno stagioni fredde e stagioni calde, con periodi rispettivamente di ere secoli e decenni, senza alcuna correlazione con l'attività degli uomini, che sono tanti e tanto attivi da poter influire appunto solo da qualche decennio o al massimo un paio di secoli. Una grossa eruzione o un meteorite possono innescare decenni di inverni gelidi (quando non estinzioni di massa). Ma anche se fosse dimostrato al limone che quei due gradi in più di cui si parla sono tutta colpa dell'azione antropica e siano responsabili del clima impazzito di cui si parla, e anche ammesso che si consegni al Mercalli di turno una bacchetta magica che gli conferisca il potere di portare istantaneamente il livello di CO2 dove vuole lui e abbassare le temperature esattamente di quei gradi che ha calcolato siano di troppo, se pensiamo che questo risolva i problemi e non magari ne crei di altri ben maggiori vuol dire solo che non capiamo un accidente di come funziona un sistema complesso. Se c'è una regola aurea che si può estrapolare, anzi, è proprio questa: chiunque proponga un rimedio semplice a un problema complesso si definisce automaticamente come ciarlatano, può avere tutti i titoli accademici che vuole.

Il vero problema è che i ciarlatani oggigiorno sono al potere, o al suo servizio. Partendo dai tappini fissati alle bottiglie per finire agli specchi orbitanti per riflettere la luce solare, passando per la spinta alla riconversione del parco auto all'elettrico e per le sostanze sparate tra le nuvole, stiamo parlando di gente meno assimilabile a scienziati degli alchimisti con la loro pietra filosofale, e non di poco. Eppure stanno disegnando il nostro futuro, e grazie alla propaganda col consenso dei più. Una distopia degna di Orwell e Huxley, scritta però non sulle pagine di capolavori della letteratura ma sulla nostra pelle. Vi lascio con un esempio. Immaginate che l'Intelligenza Artificiale si convinca, ed essendo uno strumento statistico non è difficile basta che si continui ad alimentarla con una narrazione perché sempre di più la presenti come vera, anzi come lapalissiana, dell'origine antropica del cambiamento climatico, e in parallelo che le si affidino con sempre maggiore autonomia poteri decisionali (vista la velocità esponenziale con cui prende piede non dovremo attendere tanto, mi sa): cosa succede se l'algoritmo deduce che il modo migliore per salvare il pianeta è decimare la specie umana, e ha il potere per farlo? Perché non dovrebbe farlo? è più simile a Skynet di Cameron che ai robot di Asimov.... Ai posteri l'ardua conseguenza.

giovedì 27 agosto 2026

SE FAMO DU SPAGHI

Vorrei tanto non ripetere sempre le stesse cose, perché la cosa mi ricorda l’anzianitudine che avanza, ma è la cronaca che mi induce. In questi giorni, numerosi reportage da Amatrice (per esempio sulle sagre) e zone limitrofe, infatti, ci hanno raccontato una realtà così dura da sembrare incredibile: la ricostruzione nella cittadina a dieci anni dal sisma è ferma al 40 per cento circa, e nel centro storico nessun cantiere è al momento aperto. Un paio di anni fa vi avevo raccontato di una sconvolgente gita a Castelluccio di Norcia, rasa al suolo qualche mese dopo nello stesso 2016 e mai più ricostruita. Ora, non sappiamo per quale città o paese racconteremo la stessa storia, e non sappiamo tra quanto tempo, ma sappiamo con certezza che succederà, per la concomitanza di due fattori: essere quasi interamente l’Italia zona sismica, e disporre di un patrimonio abitativo ampiamente inadeguato.

Nella maggior parte dei casi, cioè salvo per eventi per fortuna molto rari come sismi così forti da aprire la terra e inghiottire persone e cose o capaci di originare tsunami disastrosi, non è il terremoto a uccidere, ma le case. Il terremoto di Amatrice (magnitudo 6.0, per altri 6.2) o anche quello di L’Aquila (5.9) o del Friuli (6.5) o persino quello più forte di tutti dell’Irpinia (6.9), sono regolarmente e ampiamente superati per magnitudo da terremoti in Giappone dove però (vedi la serie storica) da ormai decenni causano una piccola frazione delle conseguenze patite da noi. Il punto non è quanto presto e a che costo ricostruire, il punto è fare in modo che le case non crollino.

Per questa ragione, un governo degno di questo nome dovrebbe avere come primo punto del suo programma un piano di recupero dell’edilizia pubblica e privata in senso antisismico, costi quel che costi, e a deficit: tanto per loro natura i microinvestimenti a deficit sul territorio procurano un incremento di reddito da moltiplicatore keynesiano che a stretto giro genera maggiori entrate fiscali almeno pari al deficit innescante. E che ci troviamo, con lo stesso paradigma, come secondo punto un piano di recupero del territorio (argini, alvei, coste, alberi, eccetera) e come terzo il rifacimento della rete idrica con riduzione a livello fisiologico delle perdite. Invece, i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, spesso mancando a specifiche promesse elettorali, non hanno fatto altro che obbedire ai diktat di una istituzione non eletta che risponde solo agli interessi dei suoi mandanti nella finanza globalizzata, chiamata per ragioni pubblicitarie Unione Europea, che per le case impone standard ecologici nordici pure alle case mediterranee al solo scopo di espropriarne buona parte ai legittimi proprietari, e per gli investimenti in genere impone le sue scelte ideologiche a prescindere della reale utilità negli Stati membri. Insomma, quello che serve da noi magari non serve in Germania o Francia, su noi dobbiamo decidere noi, e se proprio dobbiamo restare nella moneta unica dobbiamo pretendere di poter emettere certificati di credito fiscale cedibili, quindi in pratica altra moneta, per finanziare i singoli proprietari di case da rendere antisismiche (innanzitutto, e solo dopo ecologiche), e di poter usare i fondi europei per gli altri due succitati megaimpegni di salvaguardia del territorio e delle sue risorse, e non per obiettivi calati dall'alto.

Recuperare almeno un po' di sovranità monetaria ed economico/finanziaria, insomma, si può e si deve fare subito anche se non si ha il peso politico di imporne un recupero totale e improvviso. Sennò non andiamo con la esterna RAI ad Amatrice per la sagra degli spaghetti, ma in tutte le altre sagre degli ennemila comuni italiani in cui mandiamo un inviato raccomandiamogli di dire "bello sto borgo, eh?! guardatevelo bene, magari prossimamente un terremoto lo spazzerà via..."

venerdì 14 agosto 2026

SOVRANITÈ

Un mio amico, di quelli che ti conoscono meglio di te stesso (auguro a tutti di averne almeno uno), conoscendo il mio pregresso convinto sostegno ai grillini e le sue ragioni, le stesse che i cinquestelle stessi hanno tradito causando la mia delusione e presa di distanza, avendo visto su faccialibro un link guarnito dell'immagine qui a sinistra, ha inteso giustamente percularmi inoltrandomelo con il commento "non mi dire che voterai Vannacci!". Il link punta a un articolo de Il fatto quotidiano che a leggerlo si capisce tutto, in un senso o nell'altro. Vengo e mi spiego.

L'incipit è "La sovranità monetaria è uno dei punti forti della prima parte del programma di Futuro Nazionale...". Lo è stato anche di Fratelli d'Italia, e prima della Lega, e prima di Grillo, e prima ancora ma surrettiziamente persino di Berlusconi, che l'Euro ce l'aveva sullo stomaco prima che capisse che gli forniva l'occasione di pagare una ricca cambiale ad un suo elettorato di riferimento consentendo per omessa vigilanza un cambio pirata di 1/1000 a negozianti e autonomi mentre gli altri erano obbligati a un cambio ufficiale quasi doppio. I suoi successori sul carro sovranista, invece, hanno come lui lucrato il sostegno elettorale di una popolazione ampiamente convinta che dietro la moneta unica ci fosse una fregatura, per poi una volta al potere rimangiarsi la promessa - non sapremo mai, ad esempio, cosa gli hanno detto a Bruxelles a Di Maio, sappiamo solo che lui ora si è "sistemato" mentre il Paese ha continuato ad andare a rotoli.

Se anche Vannacci fosse in grado di prendere la maggioranza assoluta (detto per assurdo: non può sperare che in un risultato marginale), quindi, c'è da scommettere che il "punto forte della prima parte del programma" sarà espunto dallo stesso il giorno dopo la lista dei ministri, o al massimo lasciato cadere dopo una fase di ammuina. Se non fossi convinto di ciò, se fossi convinto cioè che la sua non è una boutade acchiappavoti ma un punto fermo dell'azione di un suo eventuale governo, allora non dico che lo voterei, ma diciamo così che l'opzione di passare sopra tutte le sue prese di posizione discutibili e becere per sostenerlo temporaneamente fino all'Italexit, per poi riprendere a combatterlo subito dopo, sarebbe politicamente da valutare. Gli stessi partigiani, d'altronde, si sono turati il naso e hanno combattuto fino a Liberazione avvenuta fianco a fianco coi democristi, che dopo sono ridiventati il Nemico (e di quelli coscientemente imbattibili: Togliatti sapeva, di Yalta).

L'articolo all'inizio enumera si le ragioni per cui sarebbe opportuno recuperare la sovranità monetaria, ma intanto lo fa come espediente retorico (della serie "ammesso che..."), e poi si dimentica la più importante: senza la sovranità monetaria un governo non può attuare la politica economica e finanziaria per cui è stato eletto se essa non concorda con i trattati internazionali cui si è aderito in modalità così sventate. E eleggere chi voglio che faccia quello che io reputo giusto, mentre poi si farà quello che io reputo sbagliato, per ordine superiori di istituzioni non elette da nessuno, è la morte della democrazia e punto. Lo stesso articolo più avanti getta la maschera, enumerando tutte le ragioni per cui l'Italexit sarebbe un disastro (tra cui - come se fosse un fatto acclarato, e non lo è affatto - il disastro che sarebbe stata per gli inglesi la Brexit), ma dimenticando di notare che nessuna esclusa queste ragioni non sono fenomeni della natura o leggi dell'economia, ma sono figlie di clausole scritte nei trattati, ragione in più per abbandonarli al più presto costi quel che costi e magari incriminare per Alto tradimento chi li ha sottoscritti.

Infine, ma non per importanza, la considerazione insieme più triste e più rilevante: la sovranità monetaria sarebbe per natura (o devo ricordare io il socialismo in una sola nazione in attesa sia possibile la sua internazionalizzazione, o la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura?) una roba di sinistra. Perciò, prima di prendersela con chi per istinto o consapevolezza sostiene chi la sbandiera anche se sarebbe un avversario politico, dobbiamo prendercela con chi a sinistra l'ha lasciata li per terra a disposizione di un Grillo Meloni Salvini Vannacci qualsiasi, anziché rivendicarla per primi, consapevoli del fatto che è propedeutica persino a "libertè egalitè fraternitè", e che senza di essa anche un rinato PCI che raggiungesse la maggioranza assoluta dei seggi dovrebbe eseguire i diktat monetaristi e ultraliberisti della UE.

Comunque no, amico mio, non lo voto in ogni caso, a Vannacci: è troppo pure per me. D'altronde, ho l'età per permettermi di approdare senza sensi di colpa all'astensionismo, in assenza totale di un soggetto politico credibile da votare. A meno che, visto che non si vota domani, da qui ad allora non emerga.

venerdì 7 agosto 2026

RADIOCIXD 73 – FRANCESCO GUCCINI

Per chi è stato teenager negli anni 70, ventenne negli 80, non è possibile disintrecciare dalla propria personalità le parole di Guccini. Ho detto le parole, e non le canzoni, perché in quei primi anni 70 quando Guccini iniziò a vendere dischi (a farli aveva iniziato prima, ma, a parte quelli cantati dall’Equipe 84 e dai Nomadi, non se li compravano nemmeno i parenti) la musica era poco più di un pretesto per dare una metrica ai testi e così riportare la poesia alle origini, quando la si cantava. Ma passata quella moda Guccini fu anche uno di quelli che seppe dare un vestito nuovo alle sue canzoni per primo (proprio coi Nomadi, nel 1979) e meglio (con una manata di jazzisti/tangheri che lo accompagnò per un bel pezzo).

Per queste ragioni, se metti “Guccini” nel motore di ricerca di questo blog vengono fuori tantissimi post in cui è citato, tra cui tre della serie RadioCIXD ad altrettanti album degli anni 70 (oltre al live coi Nomadi succitato, l’esilarante Opera buffa e il monumentale Amerigo) , e due agli imprescindibili pezzi La locomotiva e Scirocco (perciò non compresi nell’elenco a seguire). Questo coccodrillo, infatti, come già fatto altre volte, ad esempio per contiguità con Claudio Lolli, lungi dal potere o volere riportare o accodarsi alla pioggia di alligatori che inonda in questi casi web e TV, tra cui vi segnalo per originalità quelli de Il giornale e di Vanityfair, si limita ad elencare i brani che secondo me (la selezione lascia fuori mostri sacri, ma vista la vastità della produzione era inevitabile) tutti dovrebbero conoscere. Così, se è vero che viviamo finché qualcuno ci ricorda, il Maestrone continuerà ad accompagnarci per un bel po’…

  1. Noi non ci saremo (ascolta) – Questo brano celeberrimo è uno dei tempi in cui il nostro, ragazzo, nemmeno era scritto alla SIAE, dei tempi in cui Dio è morto veniva bannata dalla RAI (e trasmessa da Radio Vaticana, dove evidentemente l’avevano sentita fino alla fine), ma io ve lo propongo nella magnifica versione dei CSI, la band più significativa degli anni 90, che la coverizzò per dare un titolo ai due live del proprio ritiro (salvo ripensamenti, e come ti sbagli? adesso l’unico coerente resta Fossati…) e lo fece a modo suo, dandogli un taglio cupo come già aveva fatto con E ti vengo a cercare di Battiato
  2. L’isola non trovata (ascolta) – Prima di quella che non c’è, c’era stata questa che c’era ma non si trovava (ma “a volte appare, avvolta di foschia”)
  3. Canzone della bambina portoghese (ascolta) – La chicca di Radici a gusto mio è questa, splendida, narrazione a due inquadrature e due temi musicali, per una volta migliore nella versione dell’autore che in quella (precedente) del grande Augusto Daolio
  4. Il vecchio e il bambino (ascolta) – Era il periodo dell’incubo nucleare, questo dialogo postatomico Guccini lo scrive dopo altre canzoni dello stesso tema: solo adesso mi accorgo che è morto il 6 agosto, anniversario di Hiroshima. Io ci addormentavo mia figlia piccola, cantandogli questa o Figlia di Vecchioni. Si, sono il peggio…
  5. Incontro (ascolta) – Una canzone triste che a un certo punto recita “come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale”, quasi a fare a gara con Lolli di Quanto amore che diceva “quanto amore che ho cercato ieri prima di essermi impiccato”, io la trovo migliorata nella versione di quel post-punk convertito al pop che non è altro di Enrico Ruggeri
  6. Eskimo (ascolta) – Un giaccone economico e durevole (io ci ho fatto tutti e cinque gli anni del liceo, e anche un po’ di università) usato a pretesto per raccontare ai posteri un’epoca
  7. Mondo nuovo (ascolta) – Se non avete letto il libro omonimo di Huxley vi mancano le basi per capire l’oggi, andatevelo a cercare; nel frattempo questo Bignami del Maestrone ci offre una misura di quanto ingannevole sia quell’aggettivo (“e non sappiamo perché e come siamo di un’era di transizione tra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita”)
  8. Bisanzio (ascolta) – Il verso qui sopra ha ronzato in testa a Guccini fino a che per l’album successivo non l’ha dilatato in una metafora/metropoli, “sospesa tra due mondi e tra due ere
  9. Venezia (ascolta) – Due storie che si intrecciano, quella di una città che affonda e quella di una donna che muore di parto; della serie “ma come gli vengono?”…           
  10. Antenòr (ascolta) – Piccola chicca misconosciuta, questa canzone mi rimbalza in testa tutte le volte che constato una verità che racconta, e cristallizza in un verso: “quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto!
  11. Bologna (ascolta) – Scritta, è importante ricordarlo, poco dopo la strage del 2 agosto; dal vivo, al verso che declama una Bologna “che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita”, ogni volta veniva giù lo stadio o il teatro
  12. Gulliver (ascolta) – Non tutta sua, riesce a sintetizzare in tre minuti il significato filosofico attualissimo del capolavoro di Swift
  13. Autogrill (ascolta) – Prima di Scirocco e quasi al suo livello, un capolavoro di rappresentazione quasi pittorica di una situazione, lì una drammatica separazione vista dal di fuori, qui uno svanire del forse possibile visto dal di dentro
  14. Gli amici (ascolta) – Beh, ora lo vedrà se viene assunto in cielo assieme ai suoi amici divertenti oppure se Dio gli preferisce i santi tristi e la massa di rompicoglioni
  15. Culodritto (ascolta) – La canzone che ogni padre dovrebbe dedicare a sua figlia, semplicemente
  16. Æmilia target="_blank">(ascolta) – L’ha scritta per Dalla e Morandi, e l’ha cantata assieme a loro (infatti prendo questa versione) meglio che da solo
  17. Odysseus target="_blank">(ascolta) – Questa l’ho selezionata solo per via dell’attualità indotta, e comunque in pochi minuti Guccini rende più giustizia a Ulisse che Nolan in tre ore
  18. Ho ancora la forza target="_blank">(ascolta) – Ligabue fa il cantante grazie a Bertoli ma cresce anche nel mito di Guccini, che fa recitare nel suo primo film e con cui scrive (e canta, in questa versione) questo brano, augurandomi di poterlo cantare a ragione per un’altra ventina d’anni anch’io.
Ah, quando avete finito con la musica, andatevi a leggere i suoi libri, specie i gialli scritti a quattro mani con Loriano Machiavelli e ambientati, indovinate un po', nell'appennino tosco emiliano.

In evidenza

DEFICIENZA, NATURALE

Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...

I più cliccati dell'anno