Non temendo più, data l’età, di espormi al ridicolo del “chi ti credi di essere?”, azzardo la mia, di sintesi, che chissà mischiando cosa mi gira da un po’ in testa, e per spiegarvela facile uso una grafica. Il concetto base potrebbe essere quello di Libertà, ma la sua enunciazione non basta, bisogna spiegarlo meglio. La libertà infatti è tutto tranne un valore assoluto, altrimenti non avremmo mai sentito parlare, come mi confermerete invece ci è capitato, di “libertà nella Fede” o di sentirsi liberi in una unione esclusiva ed escludente.
La grafica mostra tre scenari: quello (il 3) in cui l’area delle cose che vogliamo (e/o pensiamo di poter fare) coincide con quella delle cose che davvero possiamo fare e magari facciamo, quello (il 2) in cui le due aree si sovrappongono (in misura diversa di volta in volta, la grafica è elementare perciò mostra tre rettangoli uguali) a creare un’area più o meno grande di “realizzazione” della propria libertà coesistendo però con più o meno grandi aree di permanenza delle due aree estreme, e quello tragico (l’1) in cui queste ultime non si toccano nemmeno lasciando un più o meno grande spazio in mezzo.
Facciamo degli esempi:
- il bambino piccolo che viene allattato tenuto al caldo e al sicuro, è felice perché non ha la minima consapevolezza delle limitazioni oggettive che il suo stadio gli impone, e soffre (e piange) solo per momentanea insoddisfazione di bisogni primari;
- non ci vorrà molto perché passi dallo scenario 3 all’uno: l’infanzia non è altro che un progressivo prendere coscienza dell’esistenza dello sfrido in bianco, che diventerà massimo nella preadolescenza, chi parla di questi due stadi della vita come di età dell’oro ha semplicemente dimenticato quanto sono tragici;
- crescendo, lo spazio bianco diminuisce con l’aumentare di quello rosso, che pian piano va a coprire parte di quello giallo, che intanto cresce anch’esso, creando la fascia arancione e cioè lo scenario 2 - che è quello normale in senso statistico degli umani e cresce e si riduce per ciascuno di noi nell’arco della nostra vita e tra di noi a seconda della posizione di potere, della salute, delle possibilità economiche, e della capacità di ciascuno di adeguare le proprie aspettative a ciò che è probabile attendersi sia realizzabile;
- rientra nello scenario 2 tutta la casistica della vita, dalle malattie alla disabilità, dai successi agli insuccessi economici e professionali e sentimentali/familiari/sociali, fino a che non arriva nuovamente una fase di transizione in cui il tuo corpo ti consente meno, e progressivamente sempre meno fino a non consentirtelo del tutto, di fare le cose che potevi fare, e da un certo punto in poi quelli che rincoglioniscono al punto di non essere più consapevoli a se stessi sono i più fortunati, perché tornano allo scenario 3 (non a caso si dice che “rimbambiscono”) scaricando l’onere della tragedia sui loro cari (con lo stesso paradigma e le stesse operazioni dell’accudire bebè, ma con un orizzonte ben diverso);
- lo scenario 3, infatti, è molto difficile da raggiungere e mantenere durante l’età adulta: se ad esempio uno raggiunge rapidamente lo status in cui ha tutto quello che sognava, è più probabile, come raccontano fiumi di letteratura e cinematografia e cronaca rosa e nera, che affiorino in lui nuovi irraggiungibili desideri con connessa insoddisfazione piuttosto che si accontenti e si fermi – se lo si raggiunge, invece, è più spesso per aver acquisito (con un credo religioso o filosofico, spesso) la capacità di mantenere la zona gialla alle dimensioni della rossa, e non viceversa (che la gialla è un pozzo senza fondo).




