sabato 16 maggio 2026

A VOLTE RITORNANO 2 - LA FISICA DI DIO

Il primo numero di questa rubrica, in cui in pratica ripubblico vecchi post particolarmente meritevoli, era perché non avevo tempo di scrivere che ero di trasloco. Questo secondo numero è perché mi è caduta una tazza.

Mentre calcolavo rapidamente se la frantumazione era di tale livello da consentirmi un restauro (i tempi in cui le cose si aggiustavano sono nel passato di noi anziani, e forse nel futuro di voi giovani), mi è venuta voglia di scrivervi un bel post sull'entropia, la seconda legge della termodinamica, la freccia del tempo, il lavoro che comporta qualunque ordine per contrastare la tendenza irrefrenabile al disordine del nostro universo, alibi perfetto per ogni adolescente e la sua cameretta se solo gli facessero studiare fisica come si deve. Poi mi è venuto in mente che l'ho già scritto, esattamente sette anni fa.

Era appena morta mia madre, ma a me (per ragioni intuitive) pare attuale anche tutta la prima parte del post, che da lei prende le mosse, ma voi se volete saltate a leggere dalla citazione di Battiato in poi: si parla dell'argomento che avevo in mente di trattare oggi, e meglio di come sarei riuscito a fare oggi.

Buona lettura.


Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legnocit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

sabato 9 maggio 2026

FAI DEL BENE E TACI

Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico
Ci ho pensato molto, prima di questa confessione pubblica, perché è un attimo e ti trovi seppellito dagli haters, oggigiorno. Ma coi pochi contatti che oramai racimolano i miei post, che pubblicizzo un minimo solo sui social più "da anziani", mi sono detto che se rischio rischio poco. Dunque eccola: non reggo le raccolte fondi benefiche. Piantine, corse, maratone TV, partite del cuore, eccetera. E nemmeno gli spot televisivi che le supportano, quelle o in genere le associazioni private a scopo benefico. Ma detta così è brutta, mi rendo conto di dover spiegarla meglio.

Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.

Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.

Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.

venerdì 1 maggio 2026

SU CORAGGIO

Oggi ho risposto come da titolo a una chat di gruppo in cui rimbalzavano gli auguri per il Primo Maggio. Sono persone a cui voglio bene, ad altri non avrei e infatti non ho risposto. Ma ho risposto con Umberto Tozzi anche perché mi era venuto in mente il passaggio forse più divertente in assoluto di tutta la cinematografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quando i primi due cercavano di insegnare al terzo le regole dell'amore attraverso il testo di Teorema di Marco Ferradini, e quando lo interrogavano con "ma fuori dal letto?" lui rispondeva "nessuno è perfetto" e dopo lo stupore degli amici faceva la stessa domanda a una signora a caso al supermarket e lei rispondeva correttamente "nessuna pietà". Ecco, se fate lo stesso esperimento ovunque e con chiunque vi capiti, alla domanda "primo maggio?" riceverete quasi certamente in risposta "su coraggio", scommettiamo?

Gli è che il senso originario della festività (è sufficiente googleare: si celebra la ricorrenza di un sanguinoso massacro di lavoratori che manifestavano per i propri diritti a Chicago, e già dall'origine la sua stessa istituzione risponde più che altro a un autolavaggio di coscienza dei politici), celebrare la centralità del lavoro nel rendere pratica l'enunciazione teorica dei diritti nonché le lotte dei lavoratori per il lavoro e per un lavoro dignitoso, si è perso oramai davvero da tempo. Complici proprio quei sindacati che hanno rinunciato da decenni a svolgere il compito per cui sarebbero nati, e in cambio organizzano un concertone sempre di più (cito Pasbas) "spettacolo asettico per un divertimento insulso e dannoso socialmente".

Lui è ancora più anziano di me, quindi è ancora di quelli che se ti devono fare un augurio ti chiamano o ti scrivono un messaggio proprio a te. Noi boomer abbiamo accolto via via nella nostra vita tutte le diavolerie tecnologiche che si sono susseguite, ma mantenendo sempre una sana diffidenza. Già la leva immediatamente successiva sembra non condividere questa cautela, ad esempio accoglie l'Intelligenza Artificiale (che, a proposito di lavoro, si appresta a rendere obsolete quasi tutte le professionalità di tipo intellettuale, molto peggio di quanto non abbia fatto la robotica con quelle manuali) con la stessa insana gioia di una orchestra del Titanic, senza però la stessa sorda consapevolezza dell'ineluttabilità del disastro imminente.

Invece, ci siamo abituati a ricevere un messaggio di auguri confezionato una volta (nella migliore delle ipotesi: più spesso riciclato, per cui ci arriva anche da più parti) e inviato alle varie chat di gruppo quando non a tutto l'indirizzario e non solo per Natale Capodanno e Pasqua, no (tanto non costa niente): per ogni festività da calendario, incluso quelle di cui si ignora il senso, ivi comprese il Primo Maggio appunto e financo Ferragosto. Che tanto si sta tutti col telefonino persino in acqua, ci si passa il tempo a leggere rispondere inoltrare. In palestra, credo di essere l'unico che non se lo porta in sala. E non vi ho parlato di Tiktok e altro, semplicemente per totale acompetenza.

sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

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