giovedì 20 gennaio 2022

RADIOCIXD 51 - ELISIR

La parabola artistica di Roberto Vecchioni è decisamente singolare: inizio da autore di canzonette per i Nuovi Angeli e da coautore di Renato Pareti, poi cantautore triste e melodico legatissimo arrangiamenti compresi alla generazione precedente (Tenco, Paoli, Endrigo, Bindi), si butta presto come tanti sul progressive (e ne abbiamo già parlato) e sul cantautorato impegnato anni 70, riuscendo però (a differenza di molti altri) a sopravvivere alla sua crisi fino ad arrivare a vincere Sanremo in vecchiaia. E senza mai lasciare l'insegnamento, se non per limiti di età, e la scrittura di libri. La svolta autorale, come a molti altri (ad esempio, Dalla) non gli valse subito abbastanza soldi da camparci, ma lui se la cavò componendo la celeberrima soundtrack di Barbapapà. Un paio di anni dopo, ecco il suo primo autentico capolavoro, primo di un trittico fenomenale: Elisir.

L'album è da possedere in vinile, anche per la magnifica copertina doppia, un vero gioco dell'oca con alcune caselle ispirate ai brani del disco, dalla grafica che oggi diremmo vintage. Lo stacco di maturità, rispetto al pur pregevole precedente Ipertensione, è avvertibile fin dalle prime note, che tutti subito accostarono per scrittura musicale - nonostante il timbro vocale lontanissimo - a Neil Young di Harvest, uscito pochi anni prima: ballate semplici con tre accordi tre (a volte proprio gli stessi tre) a dipanarsi a lungo per consentire a dei testi importanti di adagiarvisi sopra per guadagnarne in comprensibilità. Anche grazie agli arrangiamenti pregevoli, non scarni e noiosi come ai tempi si usava.

I brani sono dieci in tutto, ma se ce n'è un paio "minori" è per durata: il disco va ascoltato tutto, anche se non ha la natura di corpus unico e meno che meno di concept - e per questo vi metto le tracce singole. Nello scrivere i miei commenti a ciascuna di esse, sono sicuro che attingerò a un cassetto della memoria ben preciso: sono talmente cresciuto imbevuto della poetica vecchioniana, che da teenager addirittura scrissi con la mia Lettera 22 un opuscolo monografico sul "professore" (lo chiamavano così, nell'ambiente, mentre Guccini era il "maestrone") come fosse davvero un nuovo Leopardi. E ricordo che me lo portai appresso in una occasione rarissima: faceva un concerto acustico nella piccolissima piazza di Cardeto, e il "camerino" era la prospiciente casa di una mia amica, che conoscendo il mio culto mi invitò per darmi l'occasione di conoscerlo. Inutile dire che l'ho incrociato a tu per tu, e... manco gli ho chiesto un autografo, altro che parlargli della mia analisi della sua produzione artistica, anzi l'ho proprio schivato abbassando lo sguardo. Ma quanto coglioni si può essere, da ragazzi!!!

1. Un uomo navigato
L'attacco è preciso: si parlerà di viaggi fuori e dentro se stessi. La ballata è dylaniana, ma la voce piena di Vecchioni ti impedisce di riconoscerlo subito. Fa un po' sorridere, ma è mooolto indicativo di come la si pensava in quegli anni li, il passaggio "mi sento soltanto un uomo navigato [...] il sogno è già passato", scritto da un ragazzo che allora aveva 32 anni.
2. Velasquez
Un capolavoro di quasi otto minuti, di cui forse oltre metà strumentali tra lunga intro e coda che tradirono subito coram populo la scrittura neilyounghiana, Che parlasse del navigatore l'ho capito dopo, allora pensavo fosse il pittore, chissà forse suggestionato dalla copertina.
3. Effetto notte
L'omonimo famosissimo film di Truffaut era uscito da poco. E il plot ha la stessa impronta "paracomunicazionale" del disco: nel film girano un film, nell'album tante canzoni parlano del mestiere di fare dischi. Ma non questa.
4. Le belle compagnie
Altro brevissimo brano di transizione, con una perla finale, nuovamente in argomento 'mestiere del cantautore impegnato': "su dimmi, specchio delle mie brame, chi è il più anarchico del reame".
5. A. R.
Per dire, a un ragazzo degli anni 70 poteva capitare, dopo essersi innamorato di questa meravigliosa canzone, che narra del viaggio di ritorno a casa mai portato a termine dal poeta maledetto (talmente da negare se stesso -"Ho visto tutto, e cosa so? Ho rinunciato, ho detto 'no', ricordo a malapena quale nome ho..." - e la poesia) Arthur Rimbaud, di andarsi a cercare le sue poesie per leggersele tutte. 
6. Il suonatore stanco
Il lato B si apre con la canzone più in tema di tutte, come si evince dal titolo. L'industria discografica, che in quel periodo ebbe il merito di aprire il mercato a tutto ciò che di nuovo veniva espresso da una società estremamente dinamica, iniziava a stritolare i suoi figli. Chissà, forse Vecchioni è proprio parlandone che evitò di restarne vittima come troppi altri, e non solo artisticamente parlando.
7. Canzone per Francesco
I due si conoscevano già da un po', e mi sa che ricorrentemente sbevazzavano insieme. Per il passaggio "la rabbia un tempo la scandiva soltanto la locomotiva" vale quanto detto per il primo brano ('un tempo?' il celeberrimo hit di Guccini è di soli tre anni prima!...). Subito dopo spiega dove vuole andare a parare: "adesso è giorno di mercato: spuntano a grappoli i poeti, tutte le isole han trovato". Beh, L'isola non trovata era di cinque anni prima, però...
8. Pani e pesci
In questo brano allegrotto, forse per questo piuttosto "passato" ai tempi, il Nostro si diletta al massimo grado in uno dei suoi esercizi più frequenti, sia prima che dopo: la rilettura di episodi e personaggi storici. Ed è sempre molto istruttivo. Qui è alle prese con Giulio Cesare, Cornelia dei Gracchi, Isabella di Castiglia. Ma il passaggio più significativo e in tema è: "e l'occhio del padrone a furia di ingrassare fece ingrassare pure chi lo stava a contestare - viviamo per il pubblico ma ci chiamiamo Pietro: in cima alle classifiche, ci rivogliamo indietro".
9. Figlia
Una meraviglia, che mi ha sempre commosso. Con un fondo autobiografico, ben mascherato (come si deve). Quando è nata la mia, era una delle ninne che usavo per farla addormentare. La mia preferita. Passaggio imprescindibile: "e figlia, figlia, non voglio che tu sia felice, ma sempre contro, finché ti lasciano la voce: vorranno la foto col sorriso deficiente, diranno 'non ti agitare che non serve a niente', e invece tu grida forte, la vita contro la morte".
10. Pagando, s'intende (Canzone degli effetti sbagliati)
Il titolo di questo brano nel testo è sottinteso, alla fine, dopo "e tutto quello che so dire è che sovente il mio dolore sa farmi divertire". Ma è tutto da ascoltare con attenzione. Per poi rimettere il disco daccapo.

mercoledì 12 gennaio 2022

UN TENNISTA, UN POLITICO, UN VIROLOGO E UN NESSUNO

Non sono morto, evidentemente. Il che non significa nulla, potrei morire tra un istante, ma questo vale per tutti e per qualsiasi ragione. Non sono morto "di" covid, non questo giro, ed ecco che come mi ero ripromesso ci risentiamo dopo il mio test negativo "tana-libera-tutti" che per sei mesi mi garantirà lo status di cittadino di serie A. Attenzione, però: non vi ho detto se già lo fossi o meno, e non perché sia un segreto (chi mi vuole bene e mi conosce lo sa, e se no mi chiama e ne parliamo), ma perché qui siamo in pubblico e in pubblico ancora uno può decidere e dire che i cacchi suoi sono appunto cacchi suoi. Almeno, finché é e resta un signor nessuno come me...

Quando uno è qualcuno, invece, uno dei terribili contrappesi della notorietà che deve mettere in conto, a controbilanciare gli enormi vantaggi anche economici che gli vengono dalla stessa, è che tutti vogliono farsi e alla fine in qualche modo si fanno i cacchi suoi. A meno che - e nella storia del vippume contemporaneo i casi sono invero rarissimi - non adotti con fermezza e determinazione una qualche strategia che gli consenta di erigere una sacrosanta barriera tra il sé pubblico e la sua vita privata. Djokovic non è mai stato granché da questo punto di vista, con tutte le attenuanti che si possono concedere a un ragazzo che ha iniziato a giocare letteralmente sotto le (nostre) bombe ed è arrivato a giocarsi il titolo di MVP ogni epoca (avesse vinto a New York qualche mese fa, già lo avrebbe in tasca). Proprio per questa ragione, se volete conoscete tutti i dettagli e i rivoli delle ragioni per cui ha diritto all'esenzione dal vaccino e di quelle per cui forse alla fine non riuscirà a farle valere e giocare il torneo che evidentemente per lui vale come prova di appello per passare alla Storia (ma non è così: un conto è diventare il primatista solitario di titoli slam, un conto vincere il Grande Slam di un anno, cosa fin qui riuscita solo a Rod Laver, e per ben due volte, con in mezzo una lunga squalifica per "professionismo"). Quello che forse sfugge a Nole (che, carenze nella gestione dell'immagine a parte, è sempre il bravissimo ragazzo che quando iniziò a vincere si distingueva nel fare le imitazioni dei suoi colleghi e colleghe in campo e davanti alle telecamere, e che, non dimentichiamolo, ha versato sull'unghia un milione di euro per la gestione dell'emergenza a Bergamo a inizio 2020), è che per quanto lunga possa essere la sua carriera di tennista il resto della sua vita sarà probabilmente più lungo, e non è affatto detto che non possa essere anche di molto più significativo: dipende da lui, da quello che davvero è e vuole essere. Un rosicone che ha bisogno di mezzucci per dimostrare quello che mai tutti all'unanimità gli riconosceranno (ad esempio, per me Federer è inarrivabile, e io non ho visto giocare Laver), o un campione che sa riconoscere le occasioni e le sfrutta per crescere. Ebbene, qui e ora, Nole può andare ad occupare una casella rimasta inopinatamente libera: quella di paladino del libero arbitrio, di alfiere e simbolo del principio per cui ciascun essere umano ha pieno e inscalfibile diritto di fare del proprio corpo quello che decide lui e basta (che il "superiore bene comune" in questi casi è un argomento nazista punto e basta), ruolo per cui uno come lui che ha fatto del proprio corpo un tempio su cui ha eretto una carriera formidabile appare perfettamente tagliato. Non sarebbe il primo né l'ultimo, campione dello sport con una lunga e fortunata vita politica successiva. Ma potrebbe diventare il più grande e importante di tutti, in questa fase storica in cui le peggiori distopie letterarie si stanno avverando una a una. Per cominciare, gli basta usare contro il Nemico le sue stesse armi, dal momento che cavilli a parte obbligare alla vaccinazione uno che ha appena contratto il virus (e per la seconda volta) è talmente assurdo e pericoloso che non è previsto nemmeno nelle norme italiche, le più cervellotiche e illiberali di tutte. Ma vedremo presto, se il ragazzo vuole crescere o meno, e cosa vuole fare da grande: forse quando leggerete sto pezzo lo saprete già.

Intanto, osserviamo per l'ennesima volta (quasi con ammirazione per la faccia di tolla) il comportamento a due pesi e due misure del mainstream: mentre si mettono a cavillare sulla vicenda di uno sportivo di vertice, che ha il naturale diritto di decidere su se stesso potenziato al massimo dal suo stesso rapporto con il corpo e la sua salute, glissano alla grande sulle vicende di altri notabili, seppure non del livello di numero uno al mondo comunque abbastanza in vista da potersi invocare per loro lo stesso diritto alla diminutio della privacy che si pretende per lui. Non è dunque irriguardoso per il politico di vertice, già giornalista di vertice con tanto di patente da progressista bruciata sull'altare dell'eurismo, scandalizzarsi se viene liquidata la notizia della morte con "complicanze immunitarie polmonari" o espressioni simili. Ve la dico più esplicita: delle due l'una, o - come io credo sia giusto - restiamo fuori dai dettagli di tutti per rispetto di tutti, o facciamo che per le persone in vista purtroppo si entra nei dettagli per tutti. Sarò inopportuno, ma Andreotti docet: se la morte di Sassoli non c'entrasse niente col covid, si sarebbero affrettati a dirlo con una formula inequivocabile. Se usano espressioni che prestano il fianco ad equivoci, per poi glissare evitando gli approfondimenti, è naturale dedurne che o il covid prende anche i trivaccinati e in caso li ammazza pure, fregandosene delle statistichesse recitate ad minchiam a reti unificate, o peggio ancora è il vaccino che doveva essere evitato come la peste da chi poteva avere complicanze immunitarie. Lo abbiamo già rilevato: le cronache locali sono piene ogni giorno di morti inspiegabili. Come sempre? Forse. Ma cento morti al giorno in media per ragioni volendo riconducibili all'influenza, pure ci sono state se non sempre ricorrentemente, a saper leggere le serie storiche, e senza i tamponi a drogare le statistiche: lo andiamo ripetendo, sempre più pochi e sempre meno ascoltati, da due anni. Non insistiamo. Ma allora pretendiamo che per ciascuna morte inspiegabile si faccia almeno la domanda: quando si era vaccinato? O almeno, lasciando in pace la gente comune (a parte aiutarla in caso di danni non letali ma rilevanti), pretendiamolo almeno per i VIP.

A proposito di VIP, uno dei virologi più pompati mediaticamente in questi anni si è beccato il covid bello serio nonostante tre dosi, e si è salvato perché, beato lui, ha avuto immediatamente accesso a quei protocolli di cura alternativa a lungo vietati, e ancora oggi difficili da raggiungere, per i comuni mortali. Si, è vero che oramai è risaputo che la cosa migliore è attaccare con antibiotico e cortisone prima di avere sintomi significativi, ma te li deve prescrivere il medico di famiglia, e sti pooracci vengono monitorati e recalcitrano, tocca essere fortunati e anche sapersi muovere (vi segnalo una iniziativa utile praticamente, a proposito). Ora, ben felice che la vicenda di Galli si sia chiusa diversamente che per Sassoli (o per mia madre nel 2019, morta di complicanze polmonari di una influenza per mancanza di posti in terapia intensiva), ma mi sarebbe piaciuto che nel mainstream qualcuno lo avesse notato, che la sua vicenda dimostra una volta di più che i vaccini non servono a un cazzo e che invece servono cure empiriche tempestive ed efficaci. O perlomeno che avesse dubitato. Ma dubitare non si può. e questo mi fornisce lo spunto per la chiusa.

Gira da un po' sui social, purtroppo condiviso da persone che stimavo, un post che nella sua versione lunga vi metto in foto, ma in molte altre versioni corte si può stringere fino a "se non sei medico, non puoi parlare". Si tratta di un ragionamento veramente vomitevole da ogni punto di vista, oltre che vistosamente fallace. Ne parliamo non perché io abbia la benché minima speranza di redimere nessuno, ma per fornire a chi voglia argomenti per difendersi, ovviamente se ritiene che ne valga la pena, e ovviamente auspicando nel contempo il reciproco, che qui nessuno è maestro a nessuno. Due sono i profili per cui il costrutto logico si rivela miserrimo:

  • se fosse valido, varrebbe anche in altre "relazioni". Vero è che un conto è che è il medico a dirmi di prendermi un'aspirina e un conto è che me lo dice il mio amico meccanico, come è vero che per l'arredamento un conto è il consiglio di un architetto e un conto quello della suocera, eccetera, ma è anche vero che alla fine il corpo è mio e casa è mia, e in ultima analisi sono io l'unico che deve decidere nel merito. Tanto è vero che l'imposizione di un qualsiasi TSO presuppone il riconoscimento di una almeno temporanea incapacità di intendere e volere, e sarà istruttivo vedere come riusciranno a tradurre l'obbligo vaccinale prossimo venturo in modifiche testuali al consenso informato sufficienti a impedire che chi venga punturato a forza si rifiuti almeno di firmare alcunché. Ora, gli amici prigionieri della fallacia logica in questione potrebbero obiettarmi che io non sono avvocato, ma la risposta è sempre quella: sono io che firmo o non firmo. Sono io che decido, presunta competenza o meno, o sennò ha ragione chi parla di totalitarismo e dittatura, e un solenne vaffanculo - finalmente! - a chi osa ancora metterlo in discussione;
  • se anche fossimo di fronte a una evidenza lapalissiana che i presunti determinata del medico (o di qualunque altro scienziato, non lo ripeto più) siano corretti, e con tutti i vaccinati contagiati anche seriamente di questi giorni chi continua a sostenerlo è un povero deficiente, non bisogna mai dimenticare che la storia della medicina è piena zeppa di determinazioni parse incontestabili a lungo a tutti e poi clamorosamente abbandonate al discredito generale come barbare e assurde. Giusto un paio di esempi, per i più zucconi: i salassi con le sanguisughe, o le lobotomie. Pratiche al loro tempo date per scontate e indiscutibili, che oggi ci fanno inorridire per le implicazioni, e sorridere amaramente per l'ingenuità. Se non vi basta, pensate a questo: tutte le più grandi scoperte scientifiche della storia all'inizio si sono dovute scontrare con un establishment accademico che le considerava (citofonare Einstein) bizzarre eresie. Tanto che se volete capire se state parlando con uno scienziato vero o con un cazzone ciarlatano, chiedetegli semplicemente: credi che la tua teoria sarà mai confutata radicalmente? Se risponde che è impossibile, è uno che finge di essere scienziato ma in realtà gioca allo sciamano con la tribù. Lo scienziato vero sa invece che la scienza o è confutabile o non è scienza. Per cui, le continue e peraltro contraddittorie cavolate che sono due anni che ci propinano come La Scienza altro non sono che L'Ascienza. Resterò senza amici, ma chi continua a blaterare di questi vaccini come verità scientifiche e tacciare di ascientificità o di acompetenza chiunque osi avere dubbi, dimenticando che la scienza è esattamente la casa del dubbio laddove la casa della verità si chiama fede (e la fede è libera, o bisogna credere per forza?), non gode più del minimo sindacale della mia stima. Sticazzi, mi dirà, e pace.

Se fossimo invece di fronte a una evidenza lapalissiana che questo sfruttamento abilissimo e manipolatorio dell'influenza per cambiare i paradigmi all'umanità sia stata e sia davvero una pandemia, ebbene lo stesso non ci sarebbe alcun bisogno di imporre alcunché, vaccini o teorie o terrorismo statistico che sia. Basterebbe che davvero la consistenza del rischio, mai in realtà allontanatasi da ordini di grandezza minimi quando non infinitesimali (per i bambini, questo è), fosse oggettivamente grave, diciamo dell'uno per cento nel rapporto tra decessi e contagi, per spazzar via ogni perplessità: se fosse gravissima, diciamo del dieci per cento (ancora inferiore alla spagnola o alla peste, per dire), non ci sarebbe questione e anzi ci sarebbero sommosse per accedere a ogni possibile cura, anche vaccini fasulli. In altre parole, è proprio la complessità e la durezza dell'apparato messo su a giustificare provvedimenti su provvedimenti (che non dimentichiamolo, sono andati dalla rovina economica di interi settori alla subordinazione a provvedimenti amministrativi di diritti naturali dell'uomo, fino a giungere al rimodellamento in caste della cittadinanza democratica) a dimostrare logicamente la loro infondatezza scientifica e statistica. Il ghigno di Draghi a reti unificate è autoesplicativo sia della propria malafede, sia dell'idiozia col botto di chi ancora gli crede o magari lo stima addirittura. Buon 2022 agli amici superstiti.

venerdì 31 dicembre 2021

FINCHÈ SON VIVO

Prossima trincea: muori ma soffrendo meno.
Ero molto indeciso se pubblicare qualcosa da Positivo, dopo due anni di parole a fiumi per dapprima cercare di tenere viva la fiaccola della ragione, poi per almeno riaccenderla in qualcuno, infine per rassicurarci tra noi pochi a tenerla viva avendo constatato la vittoria del Nemico (del genere umano) che ha convinto tutti gli altri. La mia perplessità derivava da due ordini di rischio anche piuttosto facili da capire, oltre che a realizzarsi:
  1. che nel mondo dei social, su cui solitamente faccio quel minimo di pubblicità ai miei post, qualcuno, tra tutti quelli che lo pensano, abbia il coraggio (mica tanto: i social aiutano i conigli a farsi leoni) di declinare in un qualche modo che ben mi sta, eccetera eccetera;
  2. che poi davvero la Nemesi mi colpisca, mandandomi dove non potrei impedire che tutto quello che ho scritto venga utilizzato a mio dileggio postumo e come legna per la propaganda vaccinista.

Alla fine ho deciso di scrivere proprio per l'altra faccia della medaglia del punto 2: una cosa va fatta, finché si può. Inoltre, a favore di questo post ci sono anche un fattore scaramantico, sempre meridionale sono, e uno pratico: hai visto mai qualcuno un giorno volesse raccogliere in un volume tutto questo una conclusione ci vuole. Ed è: da buon riggitano testa di scecco, nemmeno restarne vittima lo ha convinto. D'altronde, se il caso singolo non fa testo, se contano le statistiche fatte bene (quindi non certo i numeri manipolati pro terrore ogni giorno) e anche saperle leggere (quindi non certo come fanno da due anni gli scherani di ogni guisa), allora non fa testo nemmeno il proprio.

Quindi chiudiamo questo maledetto 2021 con il più classico dei "buona fine buon principio", poi semmai ci risentiamo nel 2022 dall'ennesima inutile zona gialla, altrimenti (e mi tengo per me per chi soltanto mi dispiacerebbe) vuol dire che era un addio.

venerdì 24 dicembre 2021

CARO BABBO NATALE

Caro Babbo Natale, ti scrivo anche se ormai so che non esisti, anzi l'ho sempre saputo perché quando ero piccolo la vedevo a zia Luciana che iniziava ad agosto a comprare i regali per tutta la famiglia (e stiamo parlando di un clan calabrese degli anni sessanta, la maggior parte di voi per capirlo deve attingere alla cinematografia neorealista) impacchettarli e metterli via. E lo faccio come esercizio retorico, dal momento che sono perfettamente consapevole di non avere nessuna speranza di vedere realizzati i miei desideri.

Oggi per trovare 50mila positivi, di cui forse 10mila con qualche sintomo, hanno fatto NOVECENTOMILA tamponi. Gli stessi tamponi che vanno bene per trovare le cifre necessarie a un ulteriore giro di vita, però, non vanno più bene per poter andare a lavorare. Anche se tornano buoni per patentare un vaccinato con due dosi, intanto che corre a farsi la terza. Ecco, Santa Klaus, quest'anno sotto l'albero vorrei trovare i miei concittadini bivaccinati che si incazzano come bestie e scendono loro in piazza, non i quattro gatti chiamati con spregio no-vax come i dettami della propaganda vogliono (etichettare è il primo passo, e non sempre è una stella cucita), ché milioni in rivolta piegano qualunque tiranno. Invece leggo e vedo che non solo non si sentono, come dovrebbero, presi in giro, ma plaudono alla stretta e anzi lamentandosi che non sia stata fatta prima e magari più dura. Ci resto sempre male, anche se dovrei saperlo, avendolo letto in troppi libri, che quasi sempre gli schiavi amano le proprie catene e sennò non ci sarebbe nessuna schiavitù.

Sono due anni che vado dicendo e scrivendo (ma la prima cosa ho smesso, si rischia troppo, e la seconda ormai quasi, come potete constatare) che con questi numeri, con questi criteri, lo stato di emergenza poteva iniziare decenni fa e potrebbe continuare per sempre. Non si tratta di minimizzare o meno, che ogni singola vita persa è sacra, ma di mantenere o meno la lucidità di analisi indispensabile ad evitare che i malintenzionati se ne approfittino. Ecco, San Nicola conterrone mio, vorrei che un qualche Assange (in mancanza di quello originale, non a caso messo per tempo in condizione di non nuocere) facesse uscire le serie storiche reali, che dimostrano che i numeri per cui continuano a angariarci oggi, se li avessimo contati allo stesso modo, ci sarebbero stati per ogni santa epidemia influenzale, il che vuol dire semplicemente (ripeto, sono due anni che lo urlo al vento) che ci saranno finché vorranno, o finché i cittadini non gli imporranno di smettere di contare e preoccuparsi solo di curare chi sta male. E con ogni mezzo possibile, non - come hanno fatto - impedendo qualsiasi cura allo scopo preciso di lasciare senza alternative la sperimentazione di massa di sieri mai testati prima.

Che poi, cifre alla mano, se avessero un minimo di pudore oggi tutti quelli che hanno montato sto teatrino, in Italia come altrove, dovrebbero andare in TV a reti unificate a dire: "scusate, ci siamo sbagliati, i vaccini non funzionano, ora sperimentiamo tutti i protocolli che abbiamo improvvidamente affossato, e intanto interrompiamo la campagna, mettiamo su una commissione di inchiesta per fare luci su quei tanti, troppi, che da mesi vanno morendo improvvisamente in ogni dove (le cronache sono piene, e mai che un giornalista faccia seguire l'informazione, o almeno la domanda, sulla loro recente vaccinazione) senza mai avere avuto malattie importanti, e promettiamo di risarcire chiunque abbia avuto danni in proporzione agli stessi". Ti sembra troppo, caro il mio omone della Coca Cola, come regalo di Natale? Va bene, mi accontento che inizino a glissare, dismettano tutti i provvedimenti liberticidi, e si ritirino a vita privata.

Ora, lo so bene che il covidiota a questo punto ripeterà il mantra del calo dei sintomi e la litania della responsabilità sociale. Ma, oh Gesùpiccinopicciò, non sono così ottimista da osare di chiederti di fare tornare il lume della ragione in milioni di teste, so da me che quando è troppo è troppo, eppoi forse a questo punto è lecito dubitare che ce lo abbiano mai avuto davvero. L'unica mia misera consolazione è che lo scrissi fin da giugno, e per tutta l'estate, che il calo dei contagi non poteva essere dovuto alla campagna vaccinale dal momento che quello dell'anno prima, senza vaccini, era molto ma molto più marcato, deducendone la previsione, puntualmente avveratasi adesso, che vaccini o non vaccini con l'inverno sarebbe arrivata una nuova influenza e l'unico modo per non avere di nuovo i contagi alle stelle sarebbe stato non contarli. E invece curare tempestivamente chiunque inizi a star male, abbandonando i tamponi al loro destino di strumento statistico mal riuscito, anziché sprecare i soldi pubblici per mantenere questo assurdo baraccone, e intanto tagliando i fondi alla sanità al punto che oggi a Roma se vai a farti un prelievo in ospedale o struttura convenzionata dopo tot numeri te lo paghi. Ecco, mi accontento che tutti i zelanti tripunturati siano costretti a farsi le analisi del sangue di frequente, a monitorare i trombi causati dai sieri, e ogni volta costretti dai tagli alla sanità ad alzarsi più presto e sennò pagare di tasca. A parziale mitigazione della condanna, ti propongo di fargli sparire gli specchi da casa, che tanto coperti dagli sputi non funzionano bene.

Buona festa del Sole Invitto a tutti, che gli antichi saggi avevano fissato tre giorni dopo il solstizio invernale, quando ci si cominciava ad accorgere che le giornate avevano anche stavolta ricominciato ad allungarsi, che quindi l'Astro del giorno non aveva nemmeno stavolta deciso di abbandonarci per sempre. Il grande Eduardo la sintetizzava meglio: "ha da passà a nuttata!". Ecco, caro Babbo Natale, ora chiudo gli occhi, e domani questo incubo sarà finito, vero? vero?....

sabato 18 dicembre 2021

RADIOCIXD 50 - ALCHEMY

Questo live se te lo sei perso è proprio il caso di dire "cacchio, me lo sono perso!". Con la testa di oggi si poteva capire da subito, che quella band era come un tavolino con una gamba sola e non sarebbe stata in piedi a lungo, ma allora chi poteva saperlo, che saltata (a venti anni e senza un soldo in tasca...) Cava dei Tirreni (la location più vicina a Reggio)  ti perdevi l'Alchemy tour e non avresti avuto più occasione, di vedere i Dire Straits dal vivo, se non nella tournée di addio (ma al Palaeur, acustica pessima). Certo, Mark Knopfler continua ancora oggi, e da allora ad oggi molte volte è passato in concerto dall'Italia, e oltre ai suoi brani da solista (pur apprezzabili ma non certo memorabili) lui dal vivo propone sempre molte cose del suo passato, ma non è mica la stessa cosa.

Non sono riuscito a trovare l'intero video in rete, magari siete più fortunati di me, o magari vi procurate il DVD (il link non ve lo metto, non faccio pubblicità ai profittatori della pandemia - ma chi ce l'ha più in casa un lettore?), per cui vi confeziono come strenna natalizia la tracklist commentata coi tube singoli (con qualche dubbio sulla loro estrazione proprio dal video ufficiale). Ma una fruizione continuativa del concerto è qui più ancora che mai vivamente consigliata, specie se avete accanto minori (va bene pure se solo di 40 o 50 anni...) da sorprendere. Vi si vedono alcuni ragazzi scatenarsi su un palco con in mezzo uno di loro, proprio quello che produce sequenze di note inimmaginabili e incredibili, quasi impassibile, a capovolgere tutti i luoghi comuni sul chitarrista rock già allora cristallizzati da decenni di imitatori di Hendrix. A volte, gli si muovono solo le dita. Ma a velocità irreali. E a produrre suoni a dispetto della velocità perfettamente scanditi e "in tema".

1. Once Upon a Time in the West
Tredici minuti. L'attacco sottolinea, come nella versione studio, l'omaggio a Morricone già chiaro nel titolo. Ma l'andamento reggae dell'originale qui lascia spazio a un arrangiamento rock ormai consolidato. Vi ho messo il tube col solo audio perché non ho trovato il video di questa stessa versione, che dal settimo minuto è assolutamente strepitosa per esecuzione strumentale e qualità della registrazione.
2. Expresso Love
Qui invece il video è quello proprio di Alchemy live. Il pezzo è un rock a struttura classica, tratto da Making movies del 1981. Farebbe la fortuna di qualsiasi album di qualsiasi altro rocker, ma in questo contesto di capolavori si ritrova declassato a brano di passaggio.
3. Romeo and Juliet
Anche qui meglio il solo audio che un video di un'altra esecuzione. Il celeberrimo brano del 1981 qui viene allungato a otto minuti, ma nonostante i virtuosismi finali (dal settimo minuto in poi) il suo valore resta nella storia che racconta, con una metrica che tradisce le radici dylaniane dell'autore anche quando l'arrangiamento tende a mascherarle. Ai tempi la ballavamo in discoteca, nell'atteso momento dei lenti, e la sapevamo tutti a memoria. Io l'ho cantata (al matrimonio del mio amico Saverio, accompagnato al piano dal mio amico Antonello), ma sono certo che molti di voi possono dire altrettanto, o giù di lì.
4. Love Over Gold - 
Ve ne ho già parlato qui. Anche per questo vi mostro il video del live anche se la qualità dell'audio del tube che ho trovato non è granché. Il brano in qualche modo è la title track del disco, se è vero che gli alchimisti cercavano di ottenere l'oro da altri materiali. 
5. Private Investigations
Anche di questo brano vi ho già parlato a proposito dell'album da cui è tratto. Ve ne propongo una versione video dal tour successivo, non avendo trovato quella di Alchemy, sperando che data la natura intimista del brano si possa perdonare la peggiore qualità del suono e l'esecuzione meno accurata.
6. Sultans of Swing
Per fortuna invece di questo brano la versione originale di Alchemy ve l'ho trovata. Il brano è il primo e il più famoso della band, se ne trovano migliaia di versioni loro e migliaia di cover. Ne fece una anche Cristiano De Andrè coi Tempi duri. E una la facevamo anche noi Ristrittizzi (traduzione in un riggitano inventato proprio di Dire Straits e Tempi duri). Questa dura quasi undici minuti, e la già lunga e strepitosa coda strumentale della versione studio (allora in radio noi la passavamo tutta, oggi se vi capita di sentirla a un certo punto la sfumano: dovrebbe essere reato penale) qui diventa assolutamente monumentale, dal quinto minuto in poi: da non credere alle proprie orecchie. E occhi, visto che gli inquadrano spesso le mani.
7. Two Young Lovers
La versione studio di questo brano fa parte di un q disc del 1982 ingiustamente dimenticato, quattro rock'n'roll (il più noto è Twisting by the pool) tutt'altro che disprezzabili. Ma nei live è presto assurto a introduzione di Tunnel of love, e chi ha consumato il vinile è così che lo ricorda.
8. Tunnel of Love
Di questo iconico brano ho trovato un live di poco successivo ad Alchemy, che da quasi un quarto d'ora passa a oltre sedici minuti. Si sente bene, e anche l'esecuzione è buona anche se leggermente diversa nella lunghissima e famosissima coda. Nel 1981 in radio la già lunga coda della versione studio la prolungavamo missando più volte il 45 giri con l'ellepì. Se uccidi un dj per averla invece sfumata, non è reato.
9. Telegraph Road 
Nel merito di questo pezzo ho già parlato qui. Questa versione live è una volta tanto una fedele riproposizione di quella in studio, ed è proprio quella di Alchemy.
10. Solid Rock
Per questo brano vale quanto detto più su per Expresso love, album di origine compreso. In più, il testo, che a un ascolto superficiale sembra vi parli di una musica tosta, a un ascolto attento richiama un noto brano del vangelo, spesso scelto nei matrimoni. Dylan rules again.
11. Going home
Forse il titolo ha giocato un qualche ruolo, nella scelta di questo brano per chiudere questi epocali concerti. O forse anche, chissà, qualcosa nell'anima di Knopfler che già gli suggeriva una carriera lontana dalla band. Il brano è infatti tratto dalla prima di molte colonne sonore scritte dal nostro, quella del film Local hero, pellicola tutto sommato dimenticabile con tra i protagonisti un vecchio Burt Lancaster, del 1983. E non si può dire che anche musicalmente non sia una chiusa perfetta.


mercoledì 8 dicembre 2021

CH'È SÌ CARA

A giudicare dal numero di letture degli ultimi "versetti covidici", forse dovrei lasciar perdere, che anche solo a cantarcela tra noi, "noi" siamo ormai talmente pochi che rischiamo il ridicolo. Bisogna ammetterlo: hanno vinto. Secoli di conquiste sono state avviate all'azzeramento, o comunque alla riduzione ai minimi termini, o se preferite ai termini che vengono decisi chissà dove e come, usando come grimaldello una cosa che ha accompagnato l'umanità fin dalla nascita, in continua evoluzione come e più di essa: il virus dell'influenza. Va dato atto alla genialità.

Il capolavoro è costituito dal fatto, indispensabile peraltro per la predetta vittoria, che gli accoliti di questa nuova religione, che essendo forse il 95% annoverano tante ma tante persone fino a ieri stimabili e ritenute intelligenti e consapevoli, non si accorgono minimamente di esserlo. Credono sinceramente di stare seguendo solo prescrizioni empiriche di governanti preoccupati per la nostra salute che tutto sommato non avevano alternative ai provvedimenti via via adottati, vista l'emergenza (o se preferite Monti lo "stato di guerra"), che domani, finita l'emergenza, passeranno, anche se nessuno ancora gli ha mai detto quand'è questo domani (nessuno ad esempio confronta i dati di oggi con quelli antecovid, per scoprire che allora potevamo essere in emergenza da 50 anni, per non dire da sempre), e ignorando che glielo stanno spostando davanti al naso come la carota legata al bastone davanti a quello dell'asino.

Di fronte a ciò, accolgo molto ma molto volentieri lo "zibaldone" che mi ha mandato Pasbas, intanto perché mi consente non dico di cambiare argomento ma di spostarcisi di lato, eppoi perché ci azzecca eccome. Ho lasciato il suo titolo alla raccolta di citazioni, ma per il post ne ho scelto un altro, anch'esso citazionista, e non vi dico nemmeno di chi, che dovreste saperlo.

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Popolo di sana e robusta Costituzione? Sulla Libertà.

di Pasbas

L'uomo è schiavo perché non usa la ragione, unico strumento che conduce alla Libertà. (Spinoza)

La Libertà è Responsabilità ed è proprio questo che alcuni temono. (Sartre)

Si potrebbe pensare un piacere e un'energia nell'autodeterminazione, una Libertà del Volere in cui uno spirito prende congedo da ogni certezza. Un tale spirito sarebbe lo spirito libero per eccellenza. (Nietsche)

Tre le fasi di evoluzione del concetto di Libertà: (1) momento più basso, Libertà appannaggio di pochissimi [Tesi]; (2) processo evolutivo che estende la Libertà a parte dell'umanità [Antitesi]; (3) Libertà patrimonio dell'intera umanità [Sintesi]. (Hegel)

La Libertà è il più grande dono ma anche il più grande fardello, essa implica la tragicità: essere liberi di perseguire il bene o il male, ciò provoca nell'uomo insicurezza. (Dostoevskij)

La Libertà si basa su un rapporto non conflittuale tra cittadino e legge ma anche sulla capacità di dare leggi a se stessi. La legge non può essere accettata supinamente in virtù di altro. (Rousseau)

La vera Libertà non è obbedire ad altri ma essere trasparenti con se stessi. La Libertà si basa sull'io intellettuale e sull'autodominio, cioè l'anima che domina il corpo, la razionalità che domina l'animalità. L'uomo libero è capace di dominare i propri istinti, lo schiavo ne diventa vittima. (Socrate)

[La Libertà vera è] quella che consiste nell'essere cittadino per mezzo di giuste leggi e stabili istituzioni assicurato..contro ordini tirannici del potere.. - Chi solo amò di Libertade il nome o appena il profferì, dai sacri lari strappato e trascinato è per le chiome - E i servi trasformar puote in eroi... E non teme il fragor di tue ritorte, o Tirannia, né de' metalli tuoi; non quella cieca che si chiama sorte che i vili in Ciel locaro e fecer Diva; e scritto ha in petto: o libertade o morte. (Manzoni)

Noi vogliamo una filosofia libera, una libera ricerca scientifica, mentre voi imponete la vostra volontà di sopraffazione. Noi vogliamo l’autonomia del pensiero e della scienza da ogni autorità religiosa, civile o accademica, voi volete soffocare ogni manifestazione dello spirito. Così, così così così possono essere scacciati dalla Sorbona e da ogni università i bigotti ed i pedanti, amen, amen, amen. (Giordano Bruno)

La natura offre al fanciullo un ampio spazio da cui attingere le diverse conoscenze, anche in maniera ludica, sperimentandola in assoluta libertà. la repubblica è analoga ad un organismo vivente, capace di proteggere l’uomo e non annientarlo; approccio unitario delle problematiche all’interno della comunità, per la messa in evidenza dell’accordo tra i cittadini, come fondamento del vivere civile. . tentativo di immaginare un modello di società giusta e solidale, nella quale la formazione dell’uomo «perfetto e armonico». (Campanella)

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E, a proposito di filosofia e di libertà, guardatevi questo video:

domenica 5 dicembre 2021

SOTOMAYOR! - VERSETTI COVIDICI 114-119

Ed ecco a voi una doppia autocitazione carpiata: in questo post di maggio 2021 scrivevo questo, ricordandovi quello che vi avevo scritto a maggio 2020:

"...l'anno scorso di questi tempi il vostro affezionatissimo blogger vi avvisava che ovviamente [,,,]  coi primi freschi, i contagi sarebbero risaliti e il teatrino ricominciato. Inutile dire che dal combinato disposto di quanto sopra la deduzione può tranquillamente essere rifatta pari pari per l'autunno prossimo (eccetera), anche se vi vaccinate tutti."

Ai tempi ancora speravo di svegliare qualcuno, oggi ormai mi sono rassegnato a cantarcela tra noi. Ma intanto si sono vaccinati quasi tutti, moltissimi con due dosi, si inizia con la terza, e... opplà! arriva la nuova influenza, che chiamano "variante" per poter continuare a sommare morti e contagiati di stagione in stagione, e (ops!) i sieri genetici chiamati dolosamente vaccini non la coprono. Dite che mollano l'osso? Macché, prima ho sentito al TG questa notizia: "identificato in Italia il primo caso di variante Omicron, sta bene grazie ai vaccini". Dopo pochi giorni, quest'altra ancora più incredibile (per chi abbia ancora una concezione corretta della scienza, non essendoci stato il tempo materiale non dico per compiere una verifica, ma nemmeno per cominciarla): "la terza dose efficace contro la variante Omicron". D'altronde, il primo comandamento di ogni traditore seriale è da che mondo è mondo: non ammettere mai la colpa, continuare imperterritamente e ottusamente a negare qualsiasi cosa, anche e soprattutto se evidentissima. E a nulla vale, perché il 95% si beve tutto e solo in pochi stiamo li ancora a riscontrare incrociare eccetera, che essi stessi ammettano che questa nuova variante non è poi così aggressiva, e d'altra parte che la quarta dose sarà inevitabile (che lettera greca useranno? o passeranno all'aramaico?).

Sempre a proposito di acrobazie, queste capriole logiche continue a noi spettatori dovrebbero ricordare quelle esilaranti di Aldo Giovanni e Giacomo quando facevano ridere, che sempre si concludevano con uno che approfittava dell'altro che si era chinato per avvicinarsi da dietro con un gesto inequivocabile del bacino (come per "inOcularlo") ed esclamare il nome dell'ex campione di salto in alto cubano che da il titolo a questo post. A noi spettatori, perché invece la vittima nella gag ci ricascava sempre. Peccato solo che rispetto a quella situazione noi "spettatori consapevoli" abbiamo uno svantaggio: il culo è anche il nostro. Anzi, visto che la vulgata condivisa è che la colpa è nostra, ce lo rimettiamo due volte.

Infatti adesso parte il Super Green Pass, quello per cui coloro che ottengono il lasciapassare tramite tampone negativo (che poi a rigor di logica sono gli unici sicuramente sani, o perlomeno lo sono con molta più probabilità dei vaccinati, visti i dati) possono solo andare a lavorare, e invece non possono andare al cinema o al ristorante. E' solo l'anticamera dei provvedimenti all'australiana, dove anche i contatti vengono internati in campi di concentramento, e se provano ad evadere vengono braccati come criminali. Ma questo non è ancora sufficiente ad allarmare le belle anime della fu sinistra italiana, lodevoli eccezioni escluse. Se avessero ancora un briciolo di rispetto verso le loro stesse idee, quelle che oggi continuano a sbandierare vuotamente a proposito di parità di genere o di disabilità (temi sacrosanti, ma che essi stessi senza accorgersene sminuiscono con il loro strabismo con cui ignorano gli attacchi alla democrazia in cronaca), dovrebbero tutti ergersi a difesa del libero dissenso. Anche quando fosse davvero pericoloso, perché quando è comodo sono buoni tutti. Per cui il diritto a non vaccinarsi perché non convinti dalle ragioni portate da chi sostiene i vaccini, almeno fino ad eventuale obbligo di legge (che non sanciscono ancora solo perché temono che ci siano gli estremi che qualche magistrato finalmente si svegli e Costituzione in mano li condanni a congrui risarcimenti - e non parlo solo di danni collaterali, voi le avete mai viste tutte queste morti improvvise di persone giovani e sane in cronaca, senza che il giornalista di turno non dico enumeri le possibili cause, ma almeno ci dica se erano vaccinate o meno?), dovrebbe essere il primo dei diritti civili ad essere difeso oggi, perché è quello sotto attacco oggi, anche in caso di epidemia in fase apicale con un morto in ogni casa. Scenario da cui per fortuna il covid19 è stato anni luce lontano anche nei momenti e nei luoghi di maggiore intensità. Ma in quel caso, in caso di autoevidenza del male e di efficacia certa dei vaccini, non ci sarebbe alcun bisogno di nessuna campagna di convincimento e di nessun green pass, se è vero come è vero (e io c'ero, anche se ragazzino) che col colera degli anni 70 la gente andò in piazza a protestare per la mancanza, dei vaccini.

Invece non solo i paladini dei diritti civili si scordano di difendere chi è sotto attacco qui e adesso, ma nemmeno si accorgono che in fondo l'attacco non è diretto dove sembra, o almeno non solo. In altre parole, le vittime non "saranno" ma sono già, qui e adesso, anche loro. Presi in giro mille volte da chi gli disse chiudiamo tutto subito così a Pasqua ne siamo fuori, poi ripetendo il mantra più volte fino a uscita dei vaccini, poi fatti il vaccino che ne sarai fuori, poi visto che d'estate i contagi e i ricoveri (che l'estate prima, senza vaccini, erano scesi a zero) permanevano fatti la seconda dose che ne sarai fuori, poi che i vaccinati possono contagiare ed essere contagiati (e volendo possiamo anche sapere quanto e perché) ma però con minore gravità, poi che la colpa era dei non vaccinati, poi che con la nuova variante devi fare la terza dose, poi che però è probabile che ci saranno nuove varianti quindi bisogna già pensare alla quarta. Non ci resta che osservare da spettatori, come i vecchietti i lavori in corso,  questo esperimento sociale, chiedendoci: quando lo capiranno? quando capiranno che li hanno fregati ("sotomayor!")? e ammesso che lo facciano, si ribelleranno mai? e potranno farlo, o essendo triinoculati saranno costretti (con conseguenze tragiche diverse si ma ugualmente innegabili) a restare "sotto cappella" come un drogato col suo spacciatore?  

E intanto che ce lo chiediamo, continuiamo a recitarci tra noi i versetti covidici, che anche la religione della Mente Ancora Accesa vuole i suoi riti a tenerla viva, a tenerci vivi.

114. La distopia siamo noi. Per raccontarci tra noi "la vita al tempo della dittatura sanitaria", Comedonchisciotte ha organizzato uno spazio apposito. Della serie ogni regime richiede delle strategie di resistenza, perché è vero che la Storia la raccontano i vincitori, ma è anche vero che nessuna vittoria è per sempre, e da qualche parte spunta sempre prima o poi un buco dove i perdenti hanno inguattato le "carte" che raccontano la loro versione.

115. Squadristi della postverità. Laddove si racconta dal verso giusto, casomai vi fosse capitato di sentirlo da quello sbagliato su La7, il tentativo di debunking su Comedonchisciotte ordito da Fanpage ma finito male, anzi proprio col debunking inverso: una giornalista si è infiltrata nella redazione del sito di controinformazione proponendo di pubblicare una bufala allo scopo di screditarlo, ma il sito non ci casca e non la pubblica, ma ovviamente quest'ultima parte il servizio sul mainstream non la racconta. L'avranno almeno pagata bene, la tipa, o l'ha fatto solo perché se no perdeva anche la misera paghetta?

116. Un totalitarismo patologizzato da manuale. La "trasformazione della società in una distopia patologizzata e totalitaria, dove somministrazioni obbligatorie di terapia genetica e documenti digitali di conformità sono la prassi, è ora ufficialmente in corso". E tutto ciò grazie, non dimentichiamolo mai, a "un virus che causa sintomi influenzali da lievi a moderati (o nessun sintomo di alcun tipo) in circa il 95% degli infetti e il cui tasso complessivo di mortalità è di circa lo 0,1%-0,5%". E' la prima cosa che vi scrissi ormai quasi due anni fa (quando peraltro i dati dei contagi erano molto più seri di adesso): se lo consentiamo per questo virus, lo consentiamo per sempre, perché numeri di questo ordine di grandezza li fanno da sempre e li faranno sempre. Infatti, basta chiamarli "varianti".

117. Pnrr, ci sono almeno due aspetti su cui i più europeisti dovrebbero riflettere. Draghi sta li, enorme prova sotto gli occhi di tutti, a dimostrare il legame strettissimo tra la pandemia e la distruzione delle sovranità nazionali chiamata eurozona. Ma se non vi basta questo post di Carraro, andate in un qualsiasi ospedale laziale a fare delle analisi del sangue: scoprirete che se non arrivate presto potete farle solo a pagamento, perché per quelle in convenzione oramai ci sono a disposizione solo alcuni numeretti, e se arrivate tardi peggio per voi. Qui lo trovate scritto da due anni: un'emergenza sanitaria bisognava affrontarla con enormi (o almeno proporzionati) investimenti a deficit sulla sanità, invece si è fatto e si farà il contrario. A dimostrare ulteriormente che la sanità è stata solo il pretesto per attuare propositi di tutt'altra natura, e già decisi da tempo.

118. Ho avuto il Covid. Laddove Francesco Amodeo, uno dei giornalisti più attivi a tentare di mantenere viva la contronarrazione, racconta la propria esperienza personale col virus, e come questa, nonostante sintomi importanti, gli abbia confermato la bontà della propria scelta di campo. In tempi dove il mainstream è scatenato alla ricerca del no-vax colpito e magari morto, con enfasi pari alla distrazione invece sui troppi decessi senza motivo di gente giovane e forte vaccinata, è tanto.

119. Covid e bambini: i numeri dell'ISS. Perché adesso passano all'attacco sui più piccoli, e bisogna difenderli, magari coi loro stessi numeri. Che dimostrano la follia mengeliana dell'offensiva.

RADIOCIXD 51 - ELISIR

La parabola artistica di Roberto Vecchioni è decisamente singolare: inizio da autore di canzonette per i Nuovi Angeli e da coautore di Renat...