Gli è che ho appena letto un bel libro di divulgazione scientifica sull'origine dell'universo, con una struttura narrativa divisa in "giorni" (appositamente similcreazionista, bell'espediente retorico) che prendono però ciascuno lassi di tempo enormemente diversi, dal primo in cui succede quasi tutto all'ultimo che dura miliardi di anni, così consentendo di soffermarsi il giusto sulle cose più rilevanti all'obiettivo: comprendere come sia spiegabile il passaggio dalla singolarità alla complessità. In uno di questi passaggi, viene snocciolato l'emergere e l'affermarsi delle quattro forze fondamentali della fisica (da una che erano: il percorso inverso, l'unificazione, essendo stato quello compiuto arduamente dagli scienziati moderni, a partire dalla comprensione dell'unicità di elettricità e magnetismo), dalla nucleare debole a quella forte, all'elettromagnetismo alla gravità. Che è "apparsa" per ultima, anche se modella l'universo.
E gli è che ho letto da poco anch'io la notizia, talmente sconvolgente da attirare sicuramente il click anche della maggior parte di voi, e sia per questa ragione sia perché ce ne sono fin troppe di simili non vi fornisco il link, della tipa che viene lanciata giù da un ponte dagli organizzatori (abusivi) di un bungee-jumping senza averle ancora fissato adeguatamente le imbracature. Ora non so voi, ma io a leggere ste cose vengo precipitato dentro la soggettiva della vittima, il cui futuro si contrae in un secondo o poco più (dipende dall'altezza del ponte) in cui non ha tempo di pensare a niente, neanche di avere paura, solo di registrare immagini disordinate per via della dinamica del volo fino al click-off finale. Il tutto per una botta di adrenalina, viene da dirsi, manco che so per il piacere di godersi un volo in caduta libera prima di aprire il paracadute, che poi mica è detto che debba andare qualcosa storto ma anche quando è un rischio calcolato e con una contropartita comprensibile. Un salto coi piedi legati, almeno io non l'ho mai capito. Mai, non adesso che ho passato la sessantina e la vita davanti comincia a sembrarmi già di suo abbastanza breve, e la gravità ha cominciato a mostrarmi il suo volto feroce.
La gravità per noi è come un rumore di fondo di cui non ci rendiamo conto se non quando si interrompe o si intensifica. Come per l'entropia, combatterla è una fatica continua, cui per fortuna quasi sempre non facciamo caso. Ma invecchiando, tutti sperimentiamo come parti del nostro corpo tendono a lasciarsene vincere, e la chirurgia estetica nel migliore dei casi offre risultati momentanei, che dopo un po' diventano grotteschi. Alla fine, come in un vecchio adagio passato di moda per via dei cimiteri moderni, torniamo alla terra, anche senza aiutarci con un assurdo sport che accelera la cosa.
Mi tornano in mente due vecchie barzellette, di quelle che la dittatura del politicamente corretto impedisce di sentire ancora in giro:
- quella in cui un tipo viene avvisato di non sporgersi da un grattacielo altrimenti precipita e muore, si sporge, cade, e a ogni piano del volo si dice "hai visto? sono ancora vivo, alla faccia di quell'uccellaccio del malaugurio!";
- quella in cui un tipo che ha contratto l'AIDS e chiede una prescrizione risolutiva al medico di base, che non sa come spiegargli che una cura non c'è meno che meno un qualcosa che si possa risolvere con una ricetta, ma di fronte alle sue insistite insistenze cede e gli prescrive dei fanghi, e alla domanda "per farci cosa?" risponde "vi andate abituando alla terra".
In finale, qualcosa che non si può sconfiggere (e se si potesse, sarebbe un grosso guaio, sia per i singoli che - come ci mostra Saramago - per la società) si può perlomeno sbeffeggiare.
P.S. Mentre scrivevo questo post è "tornato alla terra", e precisamente a quella della sua isola, Peppino Di Capri. Avrete già letto o visto in TV coccodrilli a iosa, non serve che io ripeta le stesse cose. Ma posso aggiungere qualcosa di mio: lui era forse il cantante preferito di mio papà, che da piccolo mi faceva ascoltare i 78 giri di Nun è peccato Saint Tropez twist Speedy Gonzalez e Tu si na malatia, tra gli altri, che ho ancora nel mio mobile stereo. Forse l'ultima volta che l'ho visto, ma sicuro la più sorprendente, è stato al cinema, in un film con Lillo e Greg (chirurgi estetici) dove recitava, nel doppio ruolo di se stesso e di un boss che si era rifatto i connotati diventando per un equivoco suo sosia, con l'enorme autoironia che lo ha sempre caratterizzato.




