- Noi non ci saremo (ascolta) – Questo brano celeberrimo è uno dei tempi in cui il nostro, ragazzo, nemmeno era scritto alla SIAE, dei tempi in cui Dio è morto veniva bannata dalla RAI (e trasmessa da Radio Vaticana, dove evidentemente l’avevano sentita fino alla fine), ma io ve lo propongo nella magnifica versione dei CSI, la band più significativa degli anni 90, che la coverizzò per dare un titolo ai due live del proprio ritiro (salvo ripensamenti, e come ti sbagli? adesso l’unico coerente resta Fossati…) e lo fece a modo suo, dandogli un taglio cupo come già aveva fatto con E ti vengo a cercare di Battiato
- L’isola non trovata (ascolta) – Prima di quella che non c’è, c’era stata questa che c’era ma non si trovava (ma “a volte appare, avvolta di foschia”)
- Canzone della bambina portoghese (ascolta) – La chicca di Radici a gusto mio è questa, splendida, narrazione a due inquadrature e due temi musicali, per una volta migliore nella versione dell’autore che in quella (precedente) del grande Augusto Daolio
- Il vecchio e il bambino (ascolta) – Era il periodo dell’incubo nucleare, questo dialogo postatomico Guccini lo scrive dopo altre canzoni dello stesso tema: solo adesso mi accorgo che è morto il 6 agosto, anniversario di Hiroshima. Io ci addormentavo mia figlia piccola, cantandogli questa o Figlia di Vecchioni. Si, sono il peggio…
- Incontro (ascolta) – Una canzone triste che a un certo punto recita “come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale”, quasi a fare a gara con Lolli di Quanto amore che diceva “quanto amore che ho cercato ieri prima di essermi impiccato”, io la trovo migliorata nella versione di quel post-punk convertito al pop che non è altro di Enrico Ruggeri
- Eskimo (ascolta) – Un giaccone economico e durevole (io ci ho fatto tutti e cinque gli anni del liceo, e anche un po’ di università) usato a pretesto per raccontare ai posteri un’epoca
- Mondo nuovo (ascolta) – Se non avete letto il libro omonimo di Huxley vi mancano le basi per capire l’oggi, andatevelo a cercare; nel frattempo questo Bignami del Maestrone ci offre una misura di quanto ingannevole sia quell’aggettivo (“e non sappiamo perché e come siamo di un’era di transizione tra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita”)
- Bisanzio (ascolta) – Il verso qui sopra ha ronzato in testa a Guccini fino a che per l’album successivo non l’ha dilatato in una metafora/metropoli, “sospesa tra due mondi e tra due ere”
- Venezia (ascolta) – Due storie che si intrecciano, quella di una città che affonda e quella di una donna che muore di parto; della serie “ma come gli vengono?”…
- Antenòr (ascolta) – Piccola chicca misconosciuta, questa canzone mi rimbalza in testa tutte le volte che constato una verità che racconta, e cristallizza in un verso: “quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto!”
- Bologna (ascolta) – Scritta, è importante ricordarlo, poco dopo la strage del 2 agosto; dal vivo, al verso che declama una Bologna “che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita”, ogni volta veniva giù lo stadio o il teatro
- Gulliver (ascolta) – Non tutta sua, riesce a sintetizzare in tre minuti il significato filosofico attualissimo del capolavoro di Swift
- Autogrill (ascolta) – Prima di Scirocco e quasi al suo livello, un capolavoro di rappresentazione quasi pittorica di una situazione, lì una drammatica separazione vista dal di fuori, qui uno svanire del forse possibile visto dal di dentro
- Gli amici (ascolta) – Beh, ora lo vedrà se viene assunto in cielo assieme ai suoi amici divertenti oppure se Dio gli preferisce i santi tristi e la massa di rompicoglioni
- Culodritto (ascolta) – La canzone che ogni padre dovrebbe dedicare a sua figlia, semplicemente
- Æmilia target="_blank">(ascolta) – L’ha scritta per Dalla e Morandi, e l’ha cantata assieme a loro (infatti prendo questa versione) meglio che da solo
- Odysseus target="_blank">(ascolta) – Questa l’ho selezionata solo per via dell’attualità indotta, e comunque in pochi minuti Guccini rende più giustizia a Ulisse che Nolan in tre ore
- Ho ancora la forza target="_blank">(ascolta) – Ligabue fa il cantante grazie a Bertoli ma cresce anche nel mito di Guccini, che fa recitare nel suo primo film e con cui scrive (e canta, in questa versione) questo brano, augurandomi di poterlo cantare a ragione per un’altra ventina d’anni anch’io.
venerdì 7 agosto 2026
RADIOCIXD 73 – FRANCESCO GUCCINI
domenica 2 agosto 2026
A OGNUNO LA SUA ODISSEA
Non ve ne ho parlato prima per darvi il tempo di guardarlo anche voi, ma adesso che a giudicare dai dati lo avete visto tutti o quasi posso farlo: il ritardatario per non essere già sepolto da una montagna di spoiler dovrebbe vivere isolato da TV e social, il mio piccolissimo blog non può contribuire al misfatto in maniera significativa. Ma siccome appunto ne avrete già sentite di ogni, e magari avete anche le vostre, mi soffermerò solo su alcune criticità del filmone. Che comunque, tutto sommato, è da vedere, e al cinema, senza temere la durata, ché vola via.
Il cavallo di Troia. La tesi recente per cui per una erronea quanto antica traduzione in realtà fosse una nave, si è oramai affermata come prevalente, anche in forza della sua logica: come potevano dei marinai col legno di vecchie navi realizzare una statua di fattezze equine, con una cavità abbastanza ampia da nascondere un manipolo di guerrieri armati, su una spiaggia? Nolan, inspiegabilmente aggiungerei, mentre non si trattiene dallo stravolgere situazioni e personaggi al punto di ottenere, come tutti prima per carità, il suo Ulisse e la sua Odissea, non solo non ha il coraggio di mostrarci una nave con testa di cavallo, ma fa peggio di Troy, mostrandoci (ok con una apprezzata citazione da Il pianeta delle scimmie) un cavallo perfetto che manco Michelangelo e senza ruote, trascinato con grandi pene fin dentro le mura senza minimamente avvertire un rumore da dentro, buco di sceneggiatura già avvertito a suo tempo da Virgilio nell'Eneide, che per risolverlo si era inventato il bellissimo personaggio di Laocoonte, immortalato poi in un celebre gruppo marmoreo, assist perfetto per un film hollywoodiano non colto nemmeno stavolta.
Ulisse. Appunto. Quello di Nolan è un uomo di oggi, laico fino a ridurre il rapporto con la divinità (centrale in Omero e in tutta la cultura classica) a un'amica immaginaria con le sembianze di una giovane vittima troiana. Roso dai rimorsi per l'eccidio favorito dal suo stratagemma, preoccupato di rendere la vendetta compatibile con la legge dell'ospitalità al punto da tenerne fuori il figlio e potere così lasciargli il trono andandosene in esilio con la moglie. Dov'è il figliendrocchia che la tradisce per vent'anni, sette di "ferma volontaria" con Calipso (il loto viene arbitrariamente spostato nelle sue mani ma è in un altro episodio, che vede i compagni da esso indotti alla diserzione e Ulisse a strapparli all'oblio e convincerli a riprendere la rotta di casa), uno con Circe, qui liquidata in un fiat, e un quasi matrimonio con la giovanissima Nausicaa, figlia del re dei Feaci dove Ulisse naufraga alla fine, a cui è costretto a raccontare la sua storia (è qui il feedback, non da Calipso) per ottenere il loro aiuto a tornare a casa? Dov'è la sete di conoscenza che lo spinge a ripartire rilasciandola col figlio a presidiare la location di un massacro, tanto che Dante Alighieri sente l'esigenza di mandarlo oltre le colonne d'Ercole verso la montagna del Purgatorio? Persino il poeta Roversi riesce a crearne in tre minuti per Dalla un ritratto più complesso, persino De Gregori ci restituisce una lettura più profonda nel suo Canto delle sirene. Ulisse inganna Polifemo, non scappa e basta, stermina i troiani prima e i proci dopo senza rimorsi: Ulisse è il prototipo dell'uomo lungo tre millenni di storia dell'umanità, non il personaggio alla Woody Allen che ci restituisce Nolan senza nemmeno essere Woody Allen.
Scilla, Cariddi e gli altri mostri. Chi è nato e cresciuto a Reggio o Messina lo sa: nell'istmo si incontrano due mari di diversa altezza e temperatura, generando spesso gorghi e mulinelli, niente per le imbarcazioni di oggi, troppo per quelle senza chiglia e una sola vela degli Achei, che infatti si muovevano il più possibile sotto costa rischiando però, in un passaggio così stretto e specie nei giorni di tempesta, per evitare i gorghi da una parte di andare a sbattere sugli scogli dall'altra. C'è sempre un fondo di verità in ogni mito. Ora, se fai un film fantasy per ragazzini come Percy Jackson il mostro che esce dagli scogli vicino a un gorgo perfetto ci sta, se fai un film in cui affranchi i protagonisti dagli interventi delle divinità secondo me non puoi farlo. Idem coi Lestrigoni, che qui sembrano gli avversari degli Avengers (tralascio Agamennone/Batman per pietà), con Polifemo, che era un semidio non un bruto e se non lo ubriacavi col vino dell'epoca puro (si poteva bere solo in "mescita" con acqua) col cavolo che lo fregavi, con le Sirene, che come Scilla e Cariddi erano un modo accattivante di ricordare ai marinai di stare lontani dal pericolo, nella fattispecie dagli scogli in mare aperto, finto riparo e invece sicuro rischio di naufragio. Detta tecnicamente, nel cinema la "sospensione dell'incredulità" è un patto del regista con gli spettatori fatto e sottoscritto all'inizio del film e poi da mantenere con rigore, non a singhiozzo e come gli pare come fa Nolan in questo film.
Detto questo, piacciono le immagini, specie nel cinema giusto, e il cuore ringrazia vivamente l'avere evitato l'abuso di computer grafica per gli effetti speciali. Scena più riuscita: la discesa nell'Ade; gli si perdona perfino sia stata in compagnia dei suoi anziché da solo come nell'originale, e l'avervi espunto (anche qui inspiegabilmente, tanto è cinematografica) l'incontro inaspettato con la madre. Errore per fortuna non ripetuto con il cane Argo e la serva che lo riconosce dalla cicatrice mentre gli lava i piedi. E passi pure per la statuetta tipo Il gladiatore a giocare il ruolo di prova principe di identità al posto del talamo intagliato nell'ulivo, che però era meglio. Insomma, il film, ripeto, è da vedere. Ma poi, oltre magari a procurarvi una buona traduzione da tenere sul comodino e leggicchiare ogni tanto a saltare, guardatevi lo sceneggiato RAI del 1968, è insuperato. Lo trovate su RAI play, spero ci sia come ai tempi il riassunto delle puntate precedenti a cura di Ungaretti, scusate se è poco. Per i più pigri, a gratis e low-fi, ho trovato questo:
domenica 26 luglio 2026
L'HAI VOLUTA LA BICICLETTA?...
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| Ai tempi si diceva "la Cina è vicina", ma si intendeva tutt'altro... |
Tra queste, la proliferazione selvaggia di piste ciclabili a pene di segugio è un ottimo esempio, e se il furore ecologico non vi annebbia la mente impedendovi di seguire le mie argomentazioni capirete. Vi aiuto mettendo le mani avanti: amo andare in bici, da ragazzino asmatico era l'unico sport che potevo fare quindi la montavo per ore e ore, e uno dei ricordi più belli della mia infanzia è Monza piena di gente di tutte le età che la percorrevano in bici, come scoprii si usava in tutta la pianura Padana ma era impossibile in una città con l'orografia della mia Reggio. Ai tempi, se il TG si collegava con la Cina mostrava immense autostrade urbane piene zeppe di bici, e uno poteva pensare "come in Padania" ma non era lo stesso: era l'opposto.
Un conto è farsi un giro in bici quando ti va, o scegliere di andare in bici al lavoro quando casa tua dista pochi chilometri come ad esempio in qualsiasi centro storico di qualsiasi cittadina italiana escluse quelle con strade troppo ripide, un conto è essere costretti a muoversi in bici perché è l'unico mezzo che puoi permetterti. E infatti, quando i cinesi hanno potuto permettersele, le loro strade si sono riempite di auto, e se oggi la Cina è leader della cosiddetta transizione elettrica è solo grazie ad imposizioni di un regime che ha inoltre comprato mezza Africa per estrarre i metalli rari necessari a produrre le batterie e imporsi come leader anche sui mercati occidentali. Almeno, ha una sua logica.
Le scelte dei nostri politici, che oramai seguono il pilota automatico dei diktat di una narrazione imposta e data per scontata, sono invece del tutto illogiche quando fuori contesto. Ad esempio, chiudere il centro di una cittadina largo e lungo un paio di chilometri, vietando del tutto i veicoli a motore anche elettrico e lasciando (esclusi solo i soggetti con difficoltà motorie permanenti o momentanee) la sola scelta tra farsela a piedi e usare la propria bici o una a noleggio, è una scelta logica. Disseminare Roma e altre città così grandi di piste ciclabili è una scelta assurda, e invece in piena e massiva attuazione: è pieno di strade a due o tre corsie dove non c'era mai traffico ridotte a una corsia per fare spazio a una ciclabile magari con tanto di cordolo in cemento e parcheggi spostati in mezzo alla carreggiata, col risultato di tempi di percorrenza per le auto come minimo triplicati mentre le ciclabili restano quasi sempre invariabilmente vuote, anche perché i monopattinisti preferiscono invadere le corsie delle macchine magari contromano e attraversando come e quando gli pare (ah, quasi sempre in due su un solo mezzo). Ma come mai solo una bici ogni tanto? Beh, bisogna vivere a Roma, per capirlo. Ma non al centro storico, che oramai solo ricconi e bed&breakfast, e quello si che potete pure pedonalizzarlo, se volete. E nemmeno nella grande fascia semicentrale, dove proliferano le ciclabili ma se ci hai una casa o l'hai ereditata o sei ricco, e ti puoi permettere il SUV elettrico e anche, si, il balzello che ti hanno chiesto per circolare solo qualche mese dopo che ti hanno indotto a comprarlo col miraggio della libera circolazione in ZTL. Il target della ciclabilizzazione quindi la bici non la usa, e anche quando lo facesse stiamo parlando di una piccola frazione dei romani. La stragrande maggioranza dei quali invece vive in periferie pessimamente collegate dai mezzi pubblici e prende la macchina per non avere alternative, non potendo certo farsi ogni giorno 20 o 30 chilometri in bici ad andare e altrettanti a tornare, a parte i pochi allenati almeno a livello di squadra ciclistica amatoriale.
E allora perché le fanno? Non può essere solo l'obbedienza a un diktat dei padroni stranieri che prima ti tolgono i soldi poi te li ridanno in parte e solo per fare quello che vogliono loro (cos'altro è il PNRR sennò?). Bisogna capire il perché, di quei diktat, e quello vero. Serve un piccolo ripasso storico. Quando viene avviata la transizione da CEE a UE la Cina era emergente, e Prodi e company, rispolverando i manuali di economia classica, te la mettevano così: con la globalizzazione non c'è modo di difendere il sistema di vita instauratosi in Europa occidentale dopo la 2a guerra mondiale con le singole nazioni, vasi di coccio che ora viaggiavano assieme a un grande vaso di ferro, ma con una Europa unita si (e si cominciava ad unirla dalla moneta, cioè come se si costruisse una casa a partire dal tetto...). Era una bugia, hanno pure confessato. Il vero scopo era favorire la cinesizzazione dell'Europa a cominciare dal costo del lavoro (perché se no l'espansione della UE verso Est?) fino a inglobare uno a uno tutti i diritti economici fondamentali, inclusa la mobilità. Quella foto dei cinesi anni 70 non è il loro passato, è il nostro futuro: dovremo andare in bici per forza, anche chi deve fare tanta strada, anche chi non ce la farebbe, in auto ci andranno solo i potenti e i loro ascari, come in Cina i funzionari del partito.
Grazie al trojan horse chiamato UE, insomma, stiamo inesorabilmente avvicinandoci, e siamo davvero a buon punto, ad avere lavori sottopagati e senza diritti, controllo totale sulla nostra sfera privata fino ai pensieri, e autonomia azzerata in tutte le scelte fino alla mobilità privata: di nuovo sudditi, mai più cittadini. E col nostro consenso di boccaloni, che crediamo alle false narrazioni una via l'altra, dalla pandemia all'IA passando per il riscaldamento del pianeta per colpa nostra. I falsi rimedi rivelano i veri obiettivi. Le ciclabili finché restano vuote sono solo una spesa inutile e un aggravio per il traffico auto e quindi per l'ambiente, ma se e quando davvero nessuno si potrà più permettere l'automobile, le bici saranno tante da necessitare tutta la sede stradale, rivedi foto, e le ciclabili si confermeranno essere state una spesa inutile.
sabato 18 luglio 2026
CHE VI AVEVO DETTO?
Allora io, siccome è ufficiale il ripescaggio della mia squadra del cuore, una risalita che stavolta grazie alla serietà della proprietà non è stato una frettolosa acquisizione di titolo e con buone probabilità non sarà una meteora ma una tappa di un progetto più grande, che magari la vedrà tornare nei campionati di vertice come gli spetta, e siccome a luglio ogni anno da 18 anni rifaccio la grafica al sito, oggi la rifaccio in neroarancio.
Il cambio cade qualche giorno in ritardo, perché ho voluto lasciare la grafica in verde con Sinner trionfatore a Wimbledon 2025 (che vedete in immagine) almeno fino al trionfo bis del 2026, di cui ero certo.
Auguri Controinformoperdiletto maggiorenne, complimenti a Sinner, e forza Viola!
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