domenica 8 novembre 2026

L'INGOMBRO DELLA MACCHINA

L'argomento di questo post è uno di quelli che trova tutti d'accordo, ovvero in cui tutti si riconoscono, con un piccolo particolare. Chi non ha presente, infatti, quello che ci sono due corsie, una per andare dritto e una per svoltare a destra, e dritto c'è fila ma a destra no, e tu devi andare a destra, ma lui è (come dicono a Oxford) "cacato" in mezzo, a bloccare la corsia libera, ma forse è al telefono, forse è rapito dalla musica a palla, comunque non mostra alcun segno neanche minimo di rendersi conto di essersi messo così? Non ti sente se urli, se suoni il clacson l'unico effetto è che fai incazzare gli altri, e se e quando finalmente si accorge di te, perché per caso ha guardato nello specchietto (per un capello fuori posto, una delle poche ragioni per cui si ricorda di averlo, lo specchietto) e ti ha visto impugnare il mitra di ordinanza, ti manda a quel paese, perché ovviamente nella sua testa ha ragione lui.

O quello che finalmente dopo due ore che gira sotto casa, rigorosamente a cinque all'ora costringendoti a partecipare alla processione perché non c'è spazio per sorpassare e lui non ci pensa neanche minimamente a scostarsi in quelle rare occasioni in cui potrebbe, perché la vita è una giungla e sia mai che poi tu che passi avanti gli freghi il posto; dicevo dopo due ore finalmente individua con la coda dell'occhio un posto libero, e inchioda ma troppo tardi per non rendere necessario che tu, che hai capito che non demorderà e ti arrendi subito, debba indietreggiare, e magari anche quelli dietro di te, e allora inizia quella sequenza che se non foste dietro ad attendere vi farebbe sbellicare (infatti i filmati di parcheggi di imbranati sono al secondo posto nelle ricerche su Internet, davanti ai porno e dietro solo alle ricette), perché tutti hanno capito che quello spazio è troppo piccolo, tranne lui che continua avanti e indietro a tentare di violare la legge (assoluta, quasi...) dell'impenetrabilità dei corpi?

Sono solo due esempi di una sindrome diffusissima: la mancata percezione dell'ingombro del veicolo che si guida. Normalmente, riguarda tutti noi quando ci mettiamo al volante di un mezzo decisamente più grande della nostra solita macchinetta, ad esempio quando noleggiamo un furgone, ma nei casi più gravi colpisce anche chi non si azzarda nemmeno, a portare qualcosa di diverso della sua vecchia Panda, e magari sono quarant'anni che la guida.

No, non volevo scrivere un monologo a Gioele Dix, è che mentre pensavo queste cose (e se vivi a Roma ti capita per forza) mi sono reso conto di trovarmi di fronte a un'ottima metafora. Una delle prime cose che ho letto in latino alle medie (si, sono talmente anziano che ho fatto il latino alle medie) è l'adagio di Fedro "Jupiter imposuit nobis duas portas": Giove ci ha imposto due bisacce, una davanti, con dentro i difetti degli altri, una dietro la schiena, con dentro i difetti nostri. Dei quali spesso abbiamo una sorda consapevolezza, che ci porta ad esempio a identificare negli altri proprio quelli che gli somigliano di più, ma che non vediamo mai.

La nostra "macchina" ingombra. Non possiamo evitarlo. Ma possiamo cercare di esserne il più possibile consapevoli. E toglierci di mezzo appena possiamo, almeno quel tanto che basta a far si che gli altri si possano fare i cazzi loro mentre noi continuiamo ancora un po' a farci i nostri. Coi ragazzi, sarebbe importantissimo. Ce lo ricorda benissimo anche Gaber, con la voce di Alice...

domenica 1 novembre 2026

MATURO? MANGIATO O MARCITO...

Già non seguo di mio l'informazione mainstream, che trovo tutta quanta a tesi e sotto padrone; sto periodo però è ancora peggio, e se ci capito sopra cambio rapidamente canale. Gli è che nessuno ci capisce niente, com'è giusto che sia, dei giovani che si ribellano in Italia e all'estero, ma tutti si sentono comunque in dovere di dire la propria, con le dotte opinioni che si polarizzano in due grandi filoni: chi li stigmatizza perché un conto è manifestare un conto è fare danni a chi non ha colpe, e chi tenta di rifarsi una verginità progressista cavalcando la tigre di una protesta che nemmeno si rende conto lo vede tra i destinatari.

Si tratta in ogni caso del fenomeno meglio noto come "mosca cocchiera", l'insetto che si poggia sulla testa dell'elefante e subito comincia a vantarsi di guidarlo: è così evidente la sua vuota tronfiaggine che nemmeno merita attenzione o risposta, dicano quel che gli pare, non ascoltiamoli, tanto le loro parole non servono a capire dove andrà l'elefante. Che poi sarebbe la questione interessante, se l'elefante fosse mosso da intenzioni consapevoli. Ma ciò non è detto. Intendiamoci, i ragazzi di oggi avrebbero tutte le ragioni di incazzarsi contro chi gli ha apparecchiato un futuro ancora peggiore di un presente di cacca (e di elefante). Ma non è detto che abbiano quella che una volta si chiamava "coscienza di classe", anzi (qui Blondet). Beninteso, non è che avercela sia una garanzia, basta pensare alla fine che hanno fatto la stragrande maggioranza dei loro predecessori del 68 e del 77, passati negli 80/90 a far soldi e/o a ingrossare le fila della destra, come berlusconiani o piddini che sia. Ma abbiamo istituti giuridici e valori che oggi diamo per scontati che senza quelle lotte non avremmo, non dimentichiamolo.

Il rischio di quelli di oggi, allora, è che non abbiano individuato il loro nemico, e magari è proprio la mosca che tenta di manovrarli. Cosa lega il carovita e la guerra, la Palestina e la precarietà? E che c'entra la narrazione sul cambiamento climatico? Io le mie risposte le ho: la cessione di sovranità a un organismo ademocratico come la UE, e niente è solo un modo per manipolarvi facendovi digerire la decrescita infelice credendo siate voi a imporla. Ma le mie risposte non valgono niente, chi manifesta deve trovare le sue: la ribellione senza aver capito chi è il nemico e quali sono le strategie per combatterlo (ad esempio, colpendolo nell'organo cha ha più vicino al cuore, cioè il portafoglio), rischia solo di essere una magnifica scusa per colpirla. Ma anche così resta un segno di esistenza in vita. Chi ha vent'anni ha diritto, di fare cazzate, e chi ne ha troppi di più non ha nessun diritto di giudicarle, perché ha già imboccato l'ultimo tratto di strada in questo mondo, che sta passando di mano. Un famoso adagio diceva più o meno che occorre essere rivoluzionari a vent'anni per essere buoni riformisti a quaranta. Se aveva ragione, bisogna temere non chi alza la testa, ma chi la china, perché, e lo sanno benissimo quelli che hanno riempito i nostri ragazzi di strumenti per sfogare la loro naturale immaturità all'interno di recinti autoalimentati come social e smartphone, c'è un'età per essere scapestrati e una per essere maturi.

Un mio amico morto troppo presto aveva un tormentone, che ti sbatteva in faccia ogni volta che esitavi ad approfittare dei tuoi scampoli di giovinezza: "mangia, che sarai mangiato!" Maturo? hai due soli futuri possibili: o qualcuno ti stacca dall'albero e ti mangia, o marcisci e cadi. Mangiato o marcito, è una misera alternativa per chi ha poca vita davanti e tanta alle spalle, figurarsi per chi viceversa. 

domenica 25 ottobre 2026

DOC UN PAR DE...

Dopo un po' che non mandava pezzi, Pasbas si è rifatto vivo con un articolo di quelli che non si possono non pubblicare, tanto il taglio è di quelli "di una volta", quando c'era ancora il giornalismo. Ve lo introduco con un paio di commenti che avevo in canna da un po' di tempo.

Il primo riguarda DOC, la serie TV di enorme successo, col bello (trovate una donna a cui non piace) e bravo Luca Argentero, che seppure a miglia di distanza dalla qualità cinematografica di Montalbano non è nemmeno malaccio, ma non è questo il punto. Il punto è che mostra una sanità pubblica che sfiora la fantascienza, e per carità gli autori ci provano a mettere in bocca all'eroe le critiche ai tagli alla sanità, ma di fatto ogni paziente che capita si trova circondato da medici anche nel weekend che si dannano per trovare il bandolo della matassa sottoponendo istantaneamente il bencapitato a tutti gli esami diagnostici necessari. Chiunque abbia avuto a che fare con quella realtà, purtroppo, può (se riesce a fermare il giramento di balle) misurare la sua distanza con la fiction, e lo dico senza nessuna critica al personale ospedaliero, medico o meno, tra cui anzi si nascondono eroi veri e quotidiani, ma a quelle decisioni politiche sovranazionali che hanno raggiunto il loro vertice d'infamia con la gestione della cosiddetta pandemia, e temo sia stato solo un antipasto.

Il secondo è legato logicamente al primo. Parlo dell'ineffabile Guglielmino Cancelli, che per anni ci ha avvisato che la pandemia sarebbe arrivata, mentre "scalava" l'OMS, e poi l'avete vista, mentre ora un giorno si e l'altro pure ci avvisa che l'AI potrebbe causare tragedie epocali, mentre costruisce implementa e impone alle pubbliche amministrazioni italiana in testa la sua, facendomi correre un brividino alla schiena. Speriamo sia solo perché si sono accorti che non è poi questo grande investimento...

Il pezzo di Pasbas parla di sanità reale, e caso strano in questi giorni un vecchio amico di pochissime parole e nessun messaggio social se n'è uscito con un commento, a un problema di un altro vecchio amico, che recitava così: "Ciao a tutti,  mi sembra che Humanitas di Milano non [...] so che relazioni ha con i medici di Reggio che mandano tutti là ." Esatto, stiamo parlando di un notissimo ospedale privato e di medici del servizio pubblico che ti fanno capire che se vuoi campare devi andare là. Pasquale si concentra sulle strutture romane.

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Ospedali privati (parte del SSN) e Fondazioni a Roma: quali sono e perché del loro particolare assetto societario.

di Pasbas

Ho trovato molto interessante, da paziente che ha subito diversi interventi negli ultimi tre anni, informarmi un poco sugli ospedali privati accreditati e facenti parte a tutti gli effetti del SSN (e ovviamente di quelli pubblici nei quali sono stato curato). Sono rimasto un po’ confuso dall’assetto societario di queste strutture che prendono rimborsi dallo Stato (cosa che mi aspettavo) ma ricevono anche sostanziosi contributi per investimenti destinati a progetti specifici che tendono a incrementare la ricerca e sviluppo ed in genere l’innovazione. Quest’ultimo elemento mi ha creato un certo disagio dal quale sono partito per vedere nello specifico quali siano alcune delle principali fondazioni/ospedali operanti nel territorio di Roma. Di seguito i risultati di questa mia piccola indagine.

Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli (no profit). Inaugurato nel 1964 e intitolato al fondatore dell’Università Cattolica, padre Agostino Gemelli, il Policlinico A. Gemelli è oggi uno dei principali ospedali italiani. Chiunque abiti a Roma conosce molto bene questo imponente ospedale (uno dei più grandi di Europa) ma pochi sanno qualcosa del suo assetto societario. 

Oltre alla nota sede in via della Pineta Sacchetti la Fondazione ha inglobato altre importanti strutture ospedaliere della Capitale: 

  • Fatebenefratelli: ottobre 2022, la Società Benefit della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs ha rilevato la gestione dell’ospedale dalla Casa Generalizia dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, nell’ambito dell’operazione di salvataggio e rilancio della struttura. Nome in codice “Gemelli Isola” ovvero l’ospedale dell’Isola Tiberina.
  • Clinica Columbus: è invece parte integrante della Fondazione da 15 anni circa.
  • Ospedale Mater Olbia: Qatar Foundation (QFE) e Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma annunciano la firma di un accordo per la gestione dell’Ospedale Mater Olbia a Olbia, in Sardegna. In parole povere la finanziaria QFE del Qatar fa acquisire al Gemelli l’ospedale di Olbia (2017). Non credo che questa finanziaria non abbia pattuito un sostanzioso riconoscimento del ROI (ritorno dell’investimento). 

N.B. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha assegnato 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs per il finanziamento di otto progetti strategici. Lo stabilisce il decreto del Ministro Giancarlo Giorgetti del 7 agosto 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 settembre scorso.

Fondazione Cristo Re. Il suo riconoscimento, avvenuto il 22 ottobre 2003, segna il completamento del percorso di riorganizzazione strutturale, economica e finanziaria dell’“Istituto Cristo Re”.

Si potrebbe continuare con altri esempi ma parlerei invece del S.Filippo Neri e dell’IFO, strutture pubbliche di cui ho usufruito, ricevendone grandi benefici per la salute. Ebbene, qui non ci sono soldi per pagare gli infermieri e gli OSS e qui intervengono le cooperative con un doppio danno per il SSN: arrivano a rotazione di qualche mese sempre nuovi lavoratori inesperti, il personale ospedaliero li istruisce e le cooperative a costo zero li girano poi a ricche cliniche private. Lettore non ti sorgono spontanee le domande che sono sorte a me?

  1. ma perché queste cosiddette fondazioni no profit da 20 anni circa stanno invadendo il settore SSN?
  2. perché a fronte di una richiesta di 3000 tra OSS e infermieri nel Lazio (gran parte a Roma) non vengono fatte assunzioni rapide per chiamata diretta e colloquio rapido ma si favoriscono sfacciatamente le cooperative private?
  3. (ultima ma non meno importante) come mai finanziamo una fondazione privata con 60 milioni dei nostri soldi mentre per gli ospedali pubblici si continua a tagliare il personale sanitario, non si fa manutenzione e non si investe sul futuro?

Un membro del Direttivo del Circolo Che Guevara di Anzio

giovedì 15 ottobre 2026

AFFARI DI FAMIGLIA

Descrizione dell'immagineAi più attenti tra voi non sarà sfuggito, per cui tanto vale autodenunciarsi: dopo oltre diciott'anni di onorato servizio, per la prima volta è apparso un banner pubblicitario sul mio blog. Si trova in spalla destra, ha un titolo parlante, ma ve lo riporto più grandicello nel corpo di questo post per dirci sopra due parole.

Come sapete, per decisione costitutiva esplicitamente dichiarata, questo blog non cerca click e non restituisce all'autore nemmeno quegli spicci che darebbe Google Adsense, che quindi non ho inserito. Non ho cambiato idea, non ospito pubblicità a pagamento. Questa è gratis, e lei è mia moglie.

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