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sabato 25 aprile 2026

LIBERAZIONE

Il 25 aprile è una festa che è diventato di moda snobbare, o perlomeno di maggioranza (di governo). Ma gli ineffabili che mettono certi manifesti in giro per Roma peccano, più che di lesa festività, di ignoranza della storia. Senza i partigiani, che peraltro non erano nemmeno tutti comunisti (quelli forse erano i più numerosi, sicuro i più convinti, anche perché, e ma, erano convinti pure che la rivoluzione fosse alle porte), infatti, non ci sarebbe mai più, o perlomeno per decenni, stata una Italia unita da prima o poi governare.

La grafica qui accanto, infatti, è basata sulla proposta inglese alla conferenza di Teheran (si, avete letto bene) nel 1943, subito dopo lo sbarco alleato e relativa rapida conquista del sud Italia quindi quando Churchill cominciava a intravvedere la possibilità di vincerla, la guerra, ma ancora non era mica detto. Gli inglesi evidentemente si erano pentiti di avere cent'anni prima finanziato e tramato per l'Unità d'Italia, e proponevano di farne uno spezzatino molto peggiore della divisione in due della Germania, che alla fin fine poi durerà 45 anni, anche perché l'Armata Rossa non sarebbe mai arrivata fin giù da noi a semplificare le cose invadendo da nord mezzo Paese. L'ipotesi però, o perciò, non piacque a russi e americani, che tempo dopo e a scenario degli esiti bellici più definito, a Yalta, si accordarono per dividersi l'Europa in un piano che prevedeva che noi fossimo al di qua della Cortina di ferro e da noi i comunisti non avrebbero mai governato neanche stravincendo le elezioni. Costi quel che costi: anche centinaia di morti in attentati che compattassero il gregge sotto il buon pastore dallo scudo crociato.

Se questo cambio di prospettiva fu possibile, fu proprio perché nel lasso di tempo tra le due Conferenze la situazione in Italia cambiò, tra l'altro con l'emersione e l'azione, all'interno del centro-nord ancora a lungo controllato dai nazifascisti, di un gruppo sempre più grande di perlopiù ragazzi che misero in gioco la pelle per ridare dignità alla Nazione, contribuendo alla sua liberazione dall'interno in maniera da risultare, se pur mai maggioritaria, a tratti decisiva. Ecco perché gli epigoni del fascio, che dopo un largo giro sono legittimamente arrivati al governo del Paese, devono ringraziarli, i Partigiani, oggi, altro che cazzi.

Tra le altre cose, questa esperienza di governo è transitoria, e non solo perché qualsiasi in democrazia lo è, anche perché essa sta tradendo quello tra i mandati elettorali che maggiormente ha contribuito all'ascesa: l'antieuropeismo di fondo di una buona fetta di italiani. Era successa esattamente la stessa cosa con i cinquestelle, passati dallo zero al trenta per cento promettendo il referendum sull'Euro e dal trenta al dieci, e prossimamente allo zero, agendo da collaborazionisti dell'UE a cominciare dalla truffa pandemica e a finire con l'abbraccio mortale col PD. E una cosa simile può dirsi anche della lunga parabola berlusconiana, avviata dalla sorda percezione degli italiani della eterodirezione della demolizione della Prima repubblica a partire da Mani pulite, e minata dall'interno dalla prevalenza degli interessi personali (di ogni tipo) del soggetto su qualunque interesse superiore anche vigorosamente sbandierato, persino nel triste e tristo epilogo del 2011.

Così, l'ineffabile e dittatoriale Unione Europea continua a stringere il cerchio al collo della libertà dei cittadini. L'ultima trovata è azzerare definitivamente la libertà in Rete nascondendosi dietro la difesa dei minori, che si sa i figli so piezz'e core e i pedofili brutti e cattivi sono sempre in agguato così noi accettiamo nel nome del neosbandierato Diritto alla Sicurezza qualcosa di peggio di quello che quando ci provava Silvio lo chiamavamo Bavaglio e scendevamo in piazza saltando al ritmo di chi non salta Berlusconi è. Esattamente come quando accettavamo di essere chiusi in casa in zone rosse calcolate con equazioni i cui termini erano stati causati proprio dal neoliberistico attacco alla sanità pubblica con relativa chiusura diffusa di presidi ospedalieri. O quando accettiamo come vera l'affermazione discutibile della determinanza dell'azione antropica sul cambiamento climatico, come suo corollario l'assurda deduzione che esiste una possibilità di modificare quella azione in modo sufficiente (e non magari controproducente) da invertire o almeno arrestare quel cambiamento, e come side dish scontato a tutto ciò continuare a rifiutare di fare l'unica cosa che invece servirebbe (ma l'Europa non vuole): spendere a deficit in tutte quelle misure di risanamento del territorio o di armonizzazione con esso (in cui è compresa in Italia l'antisismicità delle costruzioni) che ridurrebbero al massimo le conseguenze di quel cambiamento climatico qualunque ne fosse la causa (la prossima, potrebbe essere un vulcano, come già molte volte nella storia umana, e sarebbe di segno brutalmente opposto al riscaldamento globale lamentato).

Oggi è il 25 aprile, però, e voglio chiudere con un cenno di speranza. Niente è eterno, nemmeno quello che lo sembra. Durante il Ventennio, ai fascisti lo sembrava la loro parentesi, tanto che la chiamavano Era e la numeravano da zero e coi numeri romani. Che però erano uno dei talloni d'Achille, prestandosi poco al calcolo, dei loro inventori, che nonostante questo dominarono il mondo per molto più che due miseri decenni, e nonostante questo non furono eterni manco loro. Non lo sarà nemmeno l'Impero Americano, così come non lo fu quello Britannico. E anche se credete ancora in quel sogno di pace continentale di un pugno di intellettuali che viene usato ingannevolmente come Mito delle origini, non lo sarà nemmeno l'Unione Europea. Probabilmente, avendo una certa età, non ne vedrò la fine. Ma sento lo stesso come un dovere dichiarare, per quello che vale, che è l'UE, adesso, il Nemico a cui Resistere. Un giorno ci potrebbe essere una data che sarà festeggiata come Liberazione da essa, e allora si potrà forse mettere da parte il 25 aprile. Oggi no.

sabato 7 febbraio 2026

'A TUVAGGHIA

Ci sono delle verità scientifiche contrarie al senso comune e una di queste è il rapporto tra linguaggio e pensiero. Siamo esseri logici, che hanno conquistato il primato evoluzionistico per essere logici, ma il termine già deriva da "parola", per cui tendiamo a sopravvalutare la logica rispetto a tutti gli altri processi che sottintendono alle nostre decisioni. Per usare una metafora che ho preso chissà da chi, la nostra mente logica sta alla nostra mente profonda come la crosta terrestre sta al pianeta: uno zero virgola in quanto a massa, ma quasi tutto in quanto a esperienza quotidiana. Così, siccome per la nostra esperienza quotidiana la terra è dura e piatta, per la quasi totalità della nostra vita quotidiana, ma direi anche per intere discipline scientifiche e tecniche, si può tranquillamente non considerare che invece essenzialmente è una grande palla di roba fusa che gira. E che se non lo fosse, per dirne solo una, non avrebbe campo magnetico quindi i raggi solari avrebbero impedito, anziché favorito, lo sviluppo della vita per come la conosciamo.

Ecco, questa presunzione di logicità, tanto utile per tante cose ai fini pratici, continua ad operare anche quando siamo chiamati a comprendere il perché delle nostre scelte, o il percome dei nostri processi interiori. Mettendoci costantemente fuori strada. Eppure lo sappiamo, e ce lo cantiamo e scriviamo in versi o in prosa, che l'amore non è governato dalla logica. Pino Daniele e Massimo Troisi ce lo ricordano ogni volta che ascoltiamo il loro capolavoro, che non è la pur bellissima Quando, ma quell'altra di cui metto il video alla fine. Così, siamo convinti che è il pensiero che controlla il linguaggio, e non consideriamo che invece in moltissimi casi è esattamente l'opposto.

Poter scrivere, ad esempio, per essersi dotati (a scopo mercantile) di un alfabeto semplice, ha creato la civiltà greca antica e la filosofia e la scienza che consideriamo alla base della odierna civiltà occidentale. Ad esempio, è il presupposto, conoscendo per averlo letto un passato diverso dal presente, dell'immaginare un futuro diverso dal presente. In un famoso esperimento non ricordo di quale università americana (ma in rete si trova tutto, se non vi fidate cercatevelo da voi), fu chiesto a un capo indiano di quante tribù fosse composto il suo popolo, e lui rispose che erano da sempre nove, enumerandole, perché così gli era stato tramandato oralmente, quando invece un suo predecessore alla stessa domanda aveva risposto che erano da sempre undici, come gli yankees avevano trascritto prima di sterminarne due.

Altro esempio. Avere una lingua strutturata e con tantissime parole permette pensieri complessi, mentre non averla non lo consente. Pensate ai nostri bisnonni che parlavano solo dialetto, con che handicap hanno dovuto affrontare le cosiddette sfide della modernità. Pensato? Non basta: è solo la mezza messa. Avere una lingua semplice, con molte meno parole ciascuna a più ampio alone semantico (in riggitano 'a tuvagghia indica, con specifica esplicita o di contesto, una serie di oggetti dalla tovaglia da tavola al telo da mare passando per l'asciugamani), implica una condivisione di valori e una intimità tra i dialoganti impossibile con una lingua complessa. Anche a questo servono le lingue che si inventano i ragazzi, ad esempio. E per questo è importante, o forse già dovrei dire sarebbe stato importante, mantenere il bilinguismo italiano/dialetto che ci è stato regalato, come sottoprodotto positivo, dall'unione di cose negative come secoli di dominazione straniera, una unificazione nazionale di stampo colonialista, e positive come la possibilità di studiare. Chi parla solo in lingua è altrettanto monco di chi parla solo in dialetto, soltanto in segno opposto. Io, ad esempio, da sempre, quando ho una serie di pensieri aggrovigliati in testa che mi paralizzano, rispetto magari a un problema di cui non trovo la soluzione, uso tentare di esporlo in dialetto a qualcuno (con mia nonna era perfetto, ma va bene anche un mio vecchio amico del liceo): se non ci riesco stavo mentendo a me stesso, se ci riesco magari risolvo.

Tutte queste considerazioni le ho dovute buttare nero su bianco dopo che me le ha suscitate la lettura di questo post del filosofo Agamben, uno dei pochi a essersi a suo tempo smarcato dalla narrazione imposta della cosiddetta pandemia. Nel parlare di bilinguismo, inquadra la cosiddetta (a scopo di marketing) intelligenza artificiale per quello che è: una macchina linguistica nata per, o comunque che ha l'effetto di, affermarsi come unica e semplificare ulteriormente il pensiero di chi ci si accosta. Per parafrasare, a contrario, i Borg di Star Trek, "ogni resistenza è utile". 

sabato 23 novembre 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 6 - IL PONTE SULLO STRETTO E LE GRANDI OPERE IN GENERE

Del proverbiale ponte abbiamo parlato tante volte su questo blog, d'altronde è duemila anni che se ne parla, e io sono nato da quelle parti... Ogni volta finisce che sembra ci si metta una bella e giusta pietra sopra, ma dopo un po' ecco che qualcuno ci riciccia, questo giro è nientemeno che il capo di un partito che voleva la secessione del nord Italia dal sud (che magari che l'avessero ottenuta ai tempi di Bossi e Miglio: nell'eurozona sarebbe entrato solo il nord e un sud ricco e sovrano oggi banchetterebbe sulle sue spoglie!). Roba difficile da spiegarsela, senza quella dose di dietrologia che noi "complottisti" fortunatamente sempre manteniamo: "cosa vorrà in cambio, di questa ipotetica pioggia di fantastiliardi sul sud?", ci chiedevamo, ma bastava attendere un po' e infatti è arrivata la risposta.

Il governo, infatti, ha varato quella che con una delle solite etichette ingannatrici hanno chiamato "autonomia differenziata", la cosa più vicina alla secessione che si può oggi ottenere, anzi meglio, che il sud non ne potrà nemmeno ricavare i vantaggi che potrebbe da una secessione vera. Se pensiamo che la Meloni dieci anni fa proponeva, con una iniziativa che se avesse mantenuto (magari assieme al no-euro degli esordi) forse gli avrei dato il voto anch'io, l'abolizione delle nefaste Regioni, abbiamo una ulteriore misura di quanto la coerenza conti in politica. Sicuramente meno del do ut des. Ma torniamo a bomba sul Ponte.

La notizia è che sono venuti fuori i documenti ufficiali della società che lucra da decenni sull'utopico progetto, parecchi decenni, e sta al Ponte come l'oste al suo vino, il che rende ancora più preoccupanti i passaggi cerchiati in immagine: è come se l'oste dicesse "comprate il mio vino, è fatto con le bustine" o giù di li. Non che fossero segreti, no, è semplicemente che la stampa mainstream si guarda bene da farli uscire, e stiamo parlando di un argomento in cui non è nemmeno tutta allineata (magari il Manifesto avesse usato lo stesso zelo ai tempi della "pandemia"...), figurarci quelli in cui la sinistra è più di destra della destra. Certo, bisogna saperli leggere:

  • dichiarare che il Ponte è in grado di resistere a un sisma di grado 7,1 Richter significa che NON è in grado di reggere a uno di grado 7,2 (non fatevi ingannare dallo 0,1: la scala è logaritmica), figurarsi a uno di 7,8 ritenuto possibile da esperti non interessati agli affari, che genera un'energia pari a undici volte tanto un 7,1;
  • dichiarare che l'area dello Stretto non è in grado di produrre terremoti superiori a quello del 1908 ha lo stesso grado di attendibilità di un oroscopo, e comunque nessuno può garantire che la misurazione del 1908 sia stata precisa come quelle che possiamo fare oggi;
  • dichiarare che un tale sisma ha un tempo di ritorno di duemila anni è una supercazzola indimostrabile, anche perché i terremoti catastrofici documentati nell'area in quei duemila anni sono stati almeno una decina e di nessuno di essi è possibile anche solo approssimativamente calcolare la magnitudo (ma solo gli effetti riportati dalle cronache delle varie epoche, mitigati dall'impatto antropico molto minore e comunque gravissimi), supercazzola che si possono permettere di sparare solo perché sanno, e dichiarano esplicitamente senza che nessun commentatore o politico a quel punto si alzi e faccia saltare il tavolo mandandoli a fanculo, che l'opera, con tutto quello che costa, durerà duecento anni (e lo dicono fieri come se fossero tanti, come il buon Morandi faceva coi suoi bellissimi viadotti di calcestruzzo). Avete capito bene: i vostri pronipoti al massimo potranno farsi le foto dal traghetto con le macerie alle spalle, e intanto oggi per farlo spendiamo tanti di quei soldi che invece ci si potrebbe riqualificare il territorio e le infrastrutture di tutta la Calabria e la Sicilia.

A proposito di soldi: il politico in questione, il codazzo che si è creato dietro a questa sua impresa, e la flotta di pesci pilota dell'informazione (tra cui spicca per attivismo becero e feroce una nota testata locale, spero almeno sia per soldi perché altrimenti è peggio), usano come clava l'argomento "enorme investimento pubblico con ricadute importantissime sul territorio", e perciò tocca smontarlo. Perché le opere pubbliche possano avere un effetto moltiplicatore keynesiano, infatti, occorre che si verifichino due condizioni: che i soldi spesi restino nel territorio, e che chi li guadagna ci paghi le tasse e il resto li rispenda nello stesso territorio, eccetera fino al punto in cui l'aumento di reddito prodotto sia tale da generare maggiori entrate fiscali tali da azzerare il deficit iniziale con cui si è fatto l'investimento. Sono cose che ai miei tempi si studiavano all'università e oggi non più, lo capisco, ma con un altro piccolo sforzo si arriva anche alla deduzione (peraltro spiegata bene nel programma dei cinquestelle prima che diventassero il sempre più evanescente "cavalletto" del PD) che queste condizioni si verifichino solo nelle piccole opere pubbliche locali e non già nelle grandi opere pubbliche. In altri termini, spendere miliardi di euro in quelle migliaia e migliaia di piccoli interventi di cui il nostro Paese avrebbe un bisogno vitale (acquedotti, case, alvei fluviali, coste, boschi, eccetera) sarebbe a costo zero e rilancerebbe l'economia (oltre che proteggere da eventi climatici e terremoti), viceversa spenderli tutti in un paio di opere giganti non avrebbe nessuno degli effetti virtuosi di cui sopra, perché il general contractor è una multinazionale, le maestranze spesso straniere, i subappalti vattelapesca.

E allora perché tutta la catena di comando politica (dagli amministratori locali all'ineffabile UE) privilegia le grandi opere, e trova sempre il modo di finanziarle, e per le piccole e indispensabili invece dice che i soldi non ci sono? Andreotti diceva che "a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina": perché legare il proprio nome a una grande opera è un vizio dei potenti fin dagli albori della civiltà, ma almeno i potenti di una volta costruivano opere in grado di resistere al tempo, a questi interessa solo stanziare i soldi e avviare in qualche modo i lavori, poi se non regge, anzi addirittura se non viene ultimata, chissenefrega, tanto lo scopo era un altro. E cioè l'ennesimo travaso di risorse pubbliche nelle tasche di privati, lecitamente o meno che sia a seconda della fase del procedimento di cui parliamo. Più soldi ci sono in ballo, infatti, più è semplice che si creino sfridi invisibili e incontrollabili.

Ricapitolando, un ponte a campata unica lungo quasi il triplo del più lungo mai realizzato costituisce un'impresa tecnicamente tanto ardua da non essere praticamente realizzabile, ma se anche fosse è dichiaratamente progettato per resistere per soli 2 secoli (sottraendo alla collettività enormi risorse) a meno che non arrivi un terremoto di magnitudo superiore a 7,1 (evento possibile, se non probabile) o raffiche di vento superiori a 270 km/h (misura questa almeno nettamente superiore alla media, con un margine che dovrebbe essere adottato anche per i sismi, ma come fa a resistere? come i grattacieli, oscillando, ma vista la lunghezza di metri, probabilmente in misura da consigliarne la chiusura in tutti quei giorni in cui c'è vento forte "ordinario" - eppoi non c'era il cambiamento climatico, la tropicalizzazione? se ci passa sopra un piccolo uragano, che succede?). Poi se uno pensa che un'idea così balzana sia tornata in fase di attuazione solo per poter stanziare il denaro e originare tangenti, mentre conferisce a un politico in crisi una boccata d'ossigeno in termini di visibilità, è un terrapiattista...

sabato 19 ottobre 2024

CRIMINALI DI GUERRA

Scoperto il covo di Messina Denaro. Bombardiamo a tappeto?
Si lo so che non è una mia trovata, l'espediente retorico che sto per usare, ma basta notare quanto è insistente e ripetitiva la propaganda della Menzogna in cui siamo immersi per veder svanire tutti gli scrupoli di essere per forza vari e originali noi.

Immaginate di avere sentito una di queste notizie, poi capirete:

  • Spagna, dopo l'attentato dell'ETA a Madrid, il più grave per bilancio delle vittime del terrorismo basco, l'aviazione spagnola, grazie ai suoi bombardamenti mirati su Bilbao, è riuscita a decapitare l'organizzazione criminale uccidendo tutti i suoi capi. Migliaia le vittime collaterali, usate come scudi umani dai terroristi e ad essi complici.
  • Stanato il terrorista Cesare Battisti a Trento. L'invasione di terra della città da parte dell'indomito esercito asburgico, grazie alla tecnica di arderla al suolo isolato per isolato, ha consentito l''uccisione del capo degli irredentisti italioti. L'esecuzione sommaria è stata eseguita dal soldato Sinner della Val Pusteria, per questo insignito di medaglia al valore.
  • Ieri, scaduto l'ultimatum ai palermitani, che da decenni permettevano a Matteo Messina Denaro e ai suoi luogotenenti di vivere tranquillamente tra loro, come già fu per Totò Riina, è iniziata l'operazione "mille droni per una cupola", in cui vengono per la prima volta utilizzati i nuovi velivoli equipaggiati, oltre che delle videocamere di ordinanza, di mitragliette di precisione. Quelli che non hanno lasciato la città nei tempi concessi hanno implicitamente accettato la correità e il poter essere considerati legittimi bersagli della Ritorsione Antimafia.

Certo, il tono sarcastico non aiuta. Ma se ci pensate bene, la sintassi è la stessa identica a quella che vi hanno raccontato i telegiornali da un anno a questa parte. E in questi giorni in particolare si è arrivati al ridicolo di sentire (magari mentre scorre pure il video, intanto) più o meno che "ora che l'ultimo capo di Hamas è stato ucciso in una incursione, la pace è più vicina". Non credevo alle mie orecchie, ma l'hanno detto e forse l'avete sentito anche voi. Dopo aver sentito per mesi, peraltro, che siccome un commando aveva preso prigionieri in un'operazione in cui c'erano state molte vittime, uno Stato sedicente democratico aveva diritto di sterminare una popolazione ritenuta complice, bambini compresi, di quel commando, e attaccarla sia nel territorio da cui proveniva il commando (già una prigione a cielo aperto di suo) che negli altri Stati sovrani dell'area che si riteneva dessero "asilo ai terroristi".

D'altronde, vi hanno dato da bere già 23 anni fa che siccome il capo degli attentatori arabi alle Torri gemelle era rintanato in Afghanistan, era giusto invadere quel Paese, che rifiutava di consegnarlo. E anche sequestrarvi il dentifricio e le forbicine delle unghie dopo una fila estenuante ai controlli: le persone vanno abituate pian piano agli abusi, magari facendogli credere che sia per il loro bene, così poi sarà più facile all'occorrenza rinchiuderli ciascuno nella propria prigione. Se lo fai tutto d'un botto, invece, ti si ritorce contro la scelta di avergli fatto credere di essere in democrazia, e si ribellano.

Che la democrazia sia, invece, non molto di più di una foglia di fico ideologica, è dimostrato una volta di più anche proprio dall'argomento di oggi. Ci dicono che c'è un'etica anche in guerra e chi la viola è un mostro da condannare ed etichettare tale per l'eternità, tipo Hitler per intenderci. Poi vai a vedere chi quell'etica l'ha calpestata e ricalpestata nella Storia sono proprio "i nostri", da Lipsia a Hiroshima e Nagasaki, dal Vietnam al Medio Oriente. Troppe volte per poter fare la morale a chicchessia.

Tacere, non ribellarsi alle notizie che presentano i crimini di guerra israeliani come azioni legittime, quello si che ci renderebbe complici.

venerdì 2 agosto 2024

CENTRALISMO INDIFFERENZIATO

Io la vedo così: essere stato ambientalista militante nei primi anni 80, mi da ancora più credito quando critico l'ambientalismo modaiolo di oggi, che non è dimostrato che il cambiamento climatico sia riscaldamento globale, principalmente a causa antropica, o che si traduca in eccesso di co2, mentre è dimostrato che i rimedi proposti siano controproducenti (le auto elettriche), miranti ad altro (l'agenda 2030) o vigliaccamente classisti per censo (pro ricchi).

Allo stesso modo, essere stato fautore dell'istituto dei referendum popolari quando ancora non potevo nemmeno votare (posso produrre un video che mi vede impegnato nella campagna per la legalizzazione dell'aborto - che non significa "a favore dell'aborto" semmai il contrario, non bisogna mai dimenticarlo - sul pullman di una gita al liceo, volendo), e averlo appoggiato fino a quando i radicali stessi lo sputtanarono inflazionandolo, mi autorizza in qualche modo ad esprimere le mie perplessità su quelli in cronaca senza passare per antidemocratico o comunque contrario agli istituti di democrazia diretta.

Ora, in questi giorni è capitato a tutti noi che un amico o un conoscente ci passasse un link per la firma (elettronica, i tempi cambiano...) per il referendum abrogativo della legge istitutiva dell'autonomia differenziata. Magari, chi ce l'ha mandato conosce bene il nostro fervore meridionalista o comunque la nostra annosa avversione al razzismo più o meno dissimulato della Lega di Bossi e Miglio. E devo dire che viene d'istinto di seguire il link e firmare, superando l'avversione (sicuramente dovuta all'anzianitudine) dovuta all'ennesimo utilizzo dell'identità digitale che ci è richiesto.

Infatti, non è quello che mi ha fermato. Forse però è quello che facendomi perdere qualche minuto mi ha spinto a riflettere. Ad esempio, da buon dietrologo d'antan, chiedendomi: chi c'è dietro sto referendum? chi lo promuove, e perché? La risposta era semplice: il partito-bestemmia (mica pensavate che PD significasse partito democratico...). Ora, si può legittimamente ritenere, io più volte l'ho fatto su questo blog pubblicamente, che quando una battaglia è giusta è giusta anche se comporta compagni di percorso che non vorresti con te a merenda, sennò financo la Resistenza non ci sarebbe stata e il problema dell'Italia disunita sarebbe stato risolto dagli Alleati ab origine. Ma altrettanto legittimamente si può ritenere che quando una campagna referendaria è sponsorizzata dal principale partito dell'opposizione, la sua funzione strumentale antigovernativa, per carità legittima, sia preponderante rispetto alla funzione propria della battaglia referendaria stessa.

Come districarsi da questo dilemma, a parte come si diceva una volta "lasciare libertà di coscienza" ai singoli? In questo caso è piuttosto semplice, direi: basta ripassarsi a memoria cosa ha fatto il centrosinistra negli ultimi decenni per favorire la deriva "devoluzionaria" a base regionale. Cioè tanto. Abbastanza per garantirci che, una volta raccolte le firme, e una volta vinto il referendum e abrogata l'autonomia differenziata salviniana, e una volta fatto cadere il governo e rimpiazzato FdI a palazzo Chigi, approverà qualcosa che chiamerà in un altro modo, ma somiglierà terribilmente al federalismo sotto mentite spoglie che ci affanniamo ad arginare. Perché il regionalismo è nato proprio nell'alveo di pensiero della sinistra italiana, e tutti i suoi nefasti potenziamenti nei decenni sono stati attuati col beneplacito, quando non con la regia, della sinistra. Per cui quello che sorprende, semmai, è che gli eredi dei fascisti diano spago ai berlusconiani e ai leghisti 2.0, anziché - come dovrebbero - fare abolire le regioni e riorganizzare gli enti locali attorno alla figura del Prefetto. Magari salvando il livello comunale per le questioni di quel respiro, ma senza rinunciare al centralismo per quanto riguarda la sfera finanziaria.

Si, è l'esatto opposto di quanto è stato fatto negli ultimi 50 e rotti anni. In cui tutto questo delegare non ha fatto altro che far uscire di controllo la spesa pubblica e impedire persino un suo reale monitoraggio, oltre che incentivare la corruzione a ogni livello. Quindi non ho alcuna speranza che qualcuno inverta la tendenza. Non i nipotini dei fascisti al governo, ma nemmeno i nipotini dei comunisti che usano la leva referendaria per arrivare sia mai a rimpiazzarli. Questo vecchio comunista morirà (e dire che a occhio e croce ancora una decina o ventina d'anni potrei campare...) senza vedere lo Stato ripotenziarsi, da un lato a danno delle nefaste regioni, dall'altro a spese della ancora più nefasta Unione Europea. Qualunque cosa votiate al referendum.

domenica 19 maggio 2024

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ E I DIRITTI DEI POPOLI

L'atteggiamento nei confronti della politica può essere di vario tipo, e già questo mi ha sempre stupito, sarà che ho una formazione anni 70, perché vivere in una poleis e non dare la conseguente giusta importanza alla sua gestione è lo stesso che farlo a qualunque altro livello, ad esempio con la propria famiglia.

Ma questo è, e allora schematizziamo per capire. Ci sono:

  • quelli che è tutto un magna magna la politica è un mestiere come un altro non voto oppure voto per chi mi restituisce in qualche modo una utilità diretta;
  • quelli che il partito è come la squadra di calcio si inizia ad amare da giovanissimi e non si cambia mai più, nemmeno se quel partito ha cambiato magari più volte nome e soprattutto linea politica, anche drasticamente;
  • quelli che hanno le proprie idee e vanno a votare solo in quei momenti storici in cui c'è qualche schieramento che le porta avanti.

E poi ci sono quelli che ogni volta si chiedono: tra gli schieramenti in lizza, chi si avvicina di più ad almeno promettere (realizzare è tutt'altra cosa, ma si sa da prima che verremo delusi, non si sa soltanto quanto presto e in quanta parte) le cose che vorrei? E votano per quello, anche se pure lì vedrete ci sarà qualcuno che è lì per fare carriera o peggio, anche se non è lo stesso dell'altra volta figurarsi della prima volta che hanno votato, e anche se pur essendo il più vicino è lo stesso abbastanza lontano dalle sue idee che la tentazione stavolta di mandare a fanculo tutti e andare al mare è fortissima. Specie se parliamo di elezioni europee, cioè di una consultazione messa li solo per poter dire che l'UE è una cosa democratica, ma che di fatto elegge un organo che non conta un ciufolo perché la linea politica dell'Unione è formalmente decisa da un direttorio di capi di governo a peso variabile, e sostanzialmente dai banchieri. Chi mi legge non ha bisogno che io precisi di far parte di quest'ultimo novero, e probabilmente (la "famiglia" dei lettori costanti di questo blog essendosi talmente assottigliata nel tempo da aver fatto selezione valoriale) anche lui/lei è "a bordo".

Giusto per chiarire, io nella mia vita ho votato radicale quando i radicali facevano le battaglie referendarie serie (prima di sputtanarsi inflazionandole), comunista quando è morto Berlinguer, PDS e poi DS (ma giuro mai PD, avevo visto subito come sarebbe finito, ben prima che Bersani lo legasse a "Monti senza se e senza ma"), cinquestelle (il cui programma, sacrosanto, è stato in home di questo blog per anni, prima che lo tradissero clamorosamente), e persino Paragone (l'unico a sembrare antiUE con una certa coerenza l'ultima volta, molti altri hanno votato Meloni per la stessa ragione ma si sapeva che li la coerenza non c'era, e si è visto subito e ripetutamente).

E stavolta, per chi votare? Il fronte "italexit" si è diviso (se l'atomo - parola che significa "indivisibile" - si può dividere, perché non uno schieramento politico già sotto la soglia?), i cinquestelle oramai fanno l'ala sinistra del PD (consentendogli di sopravvivere, loro che stavano per farlo finalmente scomparire), Giorgia fa pappa e ciccia con Ursula a negare i soldi dove servirebbero (sanità pubblica, infrastrutture, salvaguardia del territorio, acquedotti, eccetera) ma a concederli dove finiscono per metà in tangenti e per il resto in fondo al mare con contorno di macerie (il ponte Salvini ammesso che venga mai ultimato farà a gara di effimerità col ponte Morandi). E anche quando così non fosse, la domanda è: può un comunista per formazione e studi "ridursi" a votare per i nipotini di quelli con cui in gioventù ci si picchiava per strada?

La risposta, come spesso in questi casi, è: dipende. In questo caso, la risposta è no, ma per le ragioni spiegate (il finto antieuropeismo) non per quelle "estetiche" (il presunto neofascismo). Ma per trarne fuori una regola che valga tutte le volte bisogna cercare nella Storia, e in questo caso arrivare alla Resistenza. La Madre della Repubblica Italiana.

La resistenza fu un fenomeno forse ancora più elitario del risorgimento. In entrambi i casi, un manipolo di teste pensanti riuscì in un modo o nell'altro (e sempre con qualche aiutino esterno dal mondo anglosassone - tanto per cambiare) a portare l'Italia dove voleva (e dove la quasi totalità degli italiani non voleva). Ma se l'Unità d'Italia fu in pratica il furto con destrezza di uno staterello indebitato fino al collo, e per almeno metà dei sudditi una autentica sciagura (di cui ancora si paga l'eco), alla Resistenza invece dobbiamo se siamo rimasti uno Stato unitario e in qualche modo diventati uno Stato democratico nonostante aver cambiato alleati in corso di Guerra: senza i partigiani, la cosiddetta "liberazione" sarebbe stata solo una conquista militare straniera.

Ebbene, i partigiani non solo erano quattro gatti, rispetto a una popolazione che peraltro fino all'anno precedente era fascista al 99%, ma provenivano da culture politiche non solo diverse, ma anche opposte al punto di essere a tratti incompatibili. Non erano solo socialcomunisti, insomma, come spesso sceneggiatori distratti lasciano intendere, ma anche cattolici, liberali, azionisti, eccetera. Operai e padroni. Preti e mangiapreti. Ignoranti e studiosi. Assassini e santi. C'era da liberare un Paese, o perlomeno da fare in modo che non lo liberassero da soli gli americani (che comunque non ci siamo levati mai di dosso, ma allora figuratevi), e quando c'è un obiettivo primario non si guarda il capello. Tutti dentro, anzi senza nemmeno rivelare il vero nome, perché non si sa mai meglio non saperlo, e perché non conta.

Per tutte queste ragioni, la consapevolezza di essere rimasti a distinguere con precisione il Nemico, in pochi e diversi tra noi, non può bastare a fermarci, ora che il Nemico si chiama Unione Europea, capitalismo delle multinazionali, OMS, eccetera. E anche se in mezzo c'è un certo Alemanno, e chissà quanti altri con cui non dividerei niente (ma poi c'è anche il compagno Marco Rizzo), leggo sul sito di Cardini il testo di questo Manifesto, dal titolo "L'Italia e l'Europa contro la guerra", ed aderisco. Oggi è questo che serve: distinguere tra Europa ed Unione Europea, cioè tra il luogo in cui popoli diversi si incontrano liberi e l'istituzione oligarchica concepita e attuata per renderli schiavi. Comprendere che restituire agli Stati nazionali la loro sovranità e riconoscere a livello globale il multipolarismo come necessità e l'unipolarismo USA come sciagura sono i presupposti per rendere possibile l'attuazione della democrazia e della pace nel mondo. Leggetelo ed aderite anche voi, siamo quattro gatti e novantanove per cento saremo sconfitti e dimenticati, ma uno per cento salveremo il mondo.

sabato 14 ottobre 2023

VOLTA E RIVOLTA

Il cosiddetto "diritto all'autodeterminazione dei popoli" è senz'altro una bella etichetta: vista da sola non si può non apprezzarla come valore assoluto. Il problema come sempre è passare ai casi pratici, e allora si scopre ben presto che la coerenza è un lusso che non molti si possono permettere, evidentemente. E si, perché capita ricorrentemente che gli stessi che lo invocano per alcuni popoli se ne dimentichino totalmente per altri, senza alcuna logica intellegibile che possa giustificare tale incoerenza. Gli esempi sono millanta, dalla storia antica alla cronaca: un elenco non può che essere incompleto, si può al massimo tentare uno schema esemplificativo.

Popoli che secondo la narrazione dominante...

...hanno diritto all'autodeterminazione ...NON hanno diritto all'autodeterminazione
Israeliani, nei confronti dell'Occidente cristiano che li ha per millenni "ghettizzati" e infine ha cercato di cancellarli, al punto di ottenere a titolo di risarcimento di riprendere possesso dei territori da cui erano stati cacciati dall'Impero Romano un paio di millenni prima. Palestinesi, nei confronti di quello Stato di Israele appositamente creato come avamposto dell'Occidente cristiano in Medio Oriente.
Ucraini, assieme a tutti gli altri popoli delle Repubbliche ex sovietiche (spesso disegnate a tavolino all'interno dell'URSS). Abitanti delle regioni russe dentro i confini (come detto, arbitrari) dell'Ucraina.
Croati e sloveni, nei confronti della Jugoslavia, poi cristiani nei confronti della Bosnia e Kosovari nei confronti della Serbia. Abitanti delle regioni serbe dentro i confini (disegnati in seno alla Jugoslavia) del Kosovo.
Italiani, anche se a sentirsi tali erano i soli membri di una ristrettissima élite acculturata e spesso più o meno consapevolmente eteroguidata, a fronte di moltitudini di persone di lingua cultura e tradizioni diversificate nel corso di millenni. Sudditi del Regno delle Due Sicilie, nei confronti degli occupanti Piemontesi sedicenti unificatori dell'Italia.

Gli accostamenti in tabella sono tendenti a evidenziare al meglio lo stridìo di certe logiche. La domanda da porre a chi le sostiene, infatti, sarebbe facile facile: qual è il criterio per poter dire di un popolo che ha diritto all'autodeterminazione?

  • Lo stanziamento stabile e prolungato su un territorio? Allora quello dei palestinesi sulla Palestina è un diritto molto maggiore di quello degli ebrei, che dalla Diaspora al reinsediamento passano tanti di quei secoli che giusto un popolo capace di rinchiudersi e proteggersi nel suo credo poteva conservare così bene lingua cultura e memoria delle proprie origini.
  • La lingua e la cultura? Allora hanno ragione i russi del Donbass (peraltro oppressi per un decennio prima di ottenere l'aiuto di Putin) e i serbi nel Kosovo, a volersi affrancare così come si sono affrancati gli ucraini dalla Russia e i kosovari dalla Serbia.
  • La legittima sovranità e il "tesoro del Re" (o se preferite statale)? Allora aveva più diritto il borbone a unificare l'Italia sotto il suo regno che l'indebitatissimo Savoia, che ci è riuscito solo grazie all'interessatissimo apporto esterno (cooptato anche contribuendo alla guerra di Crimea: vi dice qualcosa?), e ha poi prima depredato l'erario e le industrie del regno di Napoli e poi ha imposto la narrazione per cui il sud era sottosviluppato da prima (creando e mai più risolvendo la Questione Meridionale), nel frattempo etichettando come brigantaggio la resistenza popolare.
  • La lingua, la religione e gli altri fattori "culturali"? Allora hanno ragione i baschi, i catalani, i corsi, i leghisti della prima ora, l'IRA, eccetera eccetera, o se quelli hanno torno lo avevano anche i croati e gli altri secessionisti della Jugoslavia (peraltro culla di un esperimento di convivenza interculturale durato decenni, con una fortissima quota di rapporti di amicizia e anche familiari interreligionari e interlinguistici, messi in crisi dalla guerra - innescata dagli occidentali, non dimentichiamolo - ma non da essa distrutti del tutto).

Se avete una risposta univoca, beati voi. Se non ce l'avete, allora chiediamoci: come mai la narrazione ufficiale (con tanto di censura ai dissenzienti) fa valere una volta un criterio una volta un altro, magari al suo opposto? Qual'è la logica? La risposta non può che essere una: la convenienza dei centri di potere occidentale. Basta ammetterla, e tutto si incastra perfettamente senza contraddizione. Quando conviene all'Imperatore vale un criterio, ma se gli conviene il criterio contrario vale quello. Ovunque e in qualunque situazione.

Ora fatevi un esame di coscienza: siete d'accordo? Allora continuate pure a commuovervi, come è giusto che sia, per i poveri ragazzi uccisi da Hamas nei recenti attacchi, e giudicate pure legittima la rappresaglia israeliana, unendovi al coro. Ma se invece vi viene il dubbio che anche i palestinesi uccisi nella rappresaglia siano vittime innocenti, come peraltro tutti i morti di questa guerra ormai ultrasettantenne, certo molto più numerosi tra i palestinesi che tra gli ebrei ma possiamo anche sorvolare su questo "dettaglio", allora accanto alla commozione deve trovare posto l'analisi storica delle origini del conflitto, di questo come di ogni altro. E la ricerca di un criterio diverso da quello dell'Imperatore e dei telegiornali suoi servi.

Ad esempio, il popolo, per usare una parola antica. Se un popolo è acquiescente, può esserlo per mille motivi, tra cui la pigrizia di gregge o la bravura del pastore nel pascolarlo col bastone della propaganda. Ma se un popolo si ribella, che sia manipolato o meno, strumentalizzato o meno, un fondo di ragione ce l'ha sempre. Se adottiamo questo, come metro, può darsi che riusciamo a trovarla, quella ragione, e che allora ci sottraiamo al coro che il mainstream ci induce a intonare.

Quando ero piccolo a Reggio Calabria ci fu una rivolta popolare, durò molti mesi e ci furono dei morti. A sette anni, non puoi certo capirci qualcosa. Ma le cose che vedi poi te le ricordi. Ed io ho visto coi miei occhi i carri armati per strada, sotto casa. La rivolta nella narrazione ufficiale era manipolata dagli stessi neofascisti che intanto organizzavano un golpe per prendere il potere a Roma come i colonnelli ad Atene poco prima, quindi lo schieramento in massa delle forze di polizia e dell'esercito era consequenziale. Ma gli stessi che postulavano per i riggitani l'eterodirezione e quindi la non spontaneità delle motivazioni, poco prima ai praghesi riconoscevano l'autenticità della ribellione e quindi l'illegittimità dell'intervento dei carri armati sovietici: la propaganda non ha bisogno di coerenza, ammette qualsiasi capriola, anche doppia, se si pensa che l'ineffabile Napolitano (il peggiore Presidente della storia della Repubblica Italiana, e dire che il livello degli altri è quello che è...) qualche anno prima a Budapest teneva per i blindati russi. A studiarsi bene la cosa, invece, si può scoprire che specie all'inizio la rivolta di Reggio era autenticamente popolare, trasversale al continuum destra/sinistra al punto che cinque ragazzi anarchici furono assassinati mentre portavano a un giornalista (si, ai tempi si scriveva e si portava fisicamente, come Borsellino la sua Agenda rossa, parimenti "misteriosamente" sparita) le prove del complotto delle "mosche cocchiere", buttati fuori strada da un camion addirittura intestato a soggetti vicini ai golpisti di cui sopra, con sopra qualcuno che ovviamente ha fatto sparire il dossier prima che arrivasse un qualche soccorso. E a saper leggere la storia, cioè il buco nero in cui è finita Reggio Calabria a partire da quella emarginazione politica a cui i suoi cittadini si ribellavano, e da cui non è mai davvero più uscita, si capisce che quelle ragioni di fondo c'erano, eccome, e il popolo reggino le aveva intuite.

E allora sforziamoci di cercarle, ogni volta e non solo a corrente alternata, quando fa comodo al Padrone si e quando gli fa comodo il contrario no. Tra l'altro, è proprio l'ONU che sancisce, in una pronuncia colpevolmente dimenticata, il diritto di ogni popolo all'insurrezione armata quando ritiene che sia minacciata la sua esistenza e/o il suo radicamento a un territorio. Di ogni popolo, non solo di quelli che hanno in qualche modo avuto la fortuna e/o la capacità politica di riuscire ad essere intestatari di uno Stato/Nazione.

Insomma, quelli di Hamas, anche a voler escludere l'ipotesi che siano pagati e armati per mantenere l'instabilità in una zona la quale che resti instabile conviene a tutti, anche magari a chi vuole una scusa per scaricare adesso Zelenski (che se n'è accorto, e infatti baccaglia), sono gente disposta a combattere senza pietà, come ce n'è in tutti i popoli e in tutte le latitudini ed epoche: normalmente, questa gente viene disinnescata solo eliminando le condizioni in cui prospera. E non è certo quello che è stato fatto in Palestina negli ultimi settanta anni. O vogliamo dimenticare che quando un leader israeliano e uno palestinese avevano imboccato un percorso di pace, meritandosi persino un Nobel, qualcuno ha trovato il modo di toglierli di mezzo, facendo sparare il primo e avvelenare il secondo? Ora, chi plaude all'escalation israeliana e la incita, o è consapevole del fatto che così se non riesce davvero a completare il genocidio l'unico risultato sarà incentivare e giustificare che in campo avverso emerga qualcosa di peggio di Hamas, oppure è il solito idiota utile a chi vuole la guerra permanente.

sabato 1 luglio 2023

LUGLIO 2008 - LUGLIO 2023

Questa era la grafica fino a ieri, spero oggi sia meglio...
Se me lo avesse detto qualcuno nel 2008, che a distanza di 15 anni ero ancora qui a scrivere su questo blog, l'avrei amichevolmente e scherzosamente mandato a quel paese, con quel gesto della mano che spinge il gomito che faceva Totò all'Onorevole Trombetta. E invece. Invece le ragioni per cui ho avviato questa "impresa" sono ancora tutte lì, e un paio di esse più urgenti che allora:

  1. la verità, già di suo sfuggente, è sempre più sepolta nel mare magno del web in mezzo a spazzatura di ogni tipo, e il tutto è molto più coperto da una narrazione di regime pervasiva e oppressiva di quanto non lo fosse quindici anni fa - pertanto, la funzione di accollarsi la cernita risparmiando al lettore la fatica di selezionare quel poco di buono che c'è è oggi ancora più importante, anche se i dati di accesso in calo dimostrano che spesso è operazione inutile (ma le cose migliori della vita sono, stringi stringi, inutili, o no?);
  2. l'amore per la scrittura, figlio e fratello di quello per la lettura (che come tante altre cose diviene sempre più difficile da esercitare con l'età), è sempre più difficile pensare di sfogarlo scrivendo libri, e non solo perché a un certo punto specie in Italia il numero degli scrittori sembra aver sopravanzato quello dei lettori, e poi la speranza che il web aprisse spazi si è presto rivelata illusoria, ma anche perché poi la diffusione degli smartphone ha assorbito fino al monopolio tutto il mondo del passatempo - pertanto, per chi la cosa gli risulta terapeutica, e finché sarà possibile gratuitamente e senza censura, scrivere su un blog rimane l'unica via.

Entrambe le ragioni meritano un approfondimento. L'ultima, mi spinge a riconfermare la soggettiva necessità e l'oggettiva importanza del mio "scrivere difficile", e non solo per la ragione storica dello scarso valore in genere delle cose facili, ma anche per la ragione in cronaca della diffusione dell'intelligenza artificiale, che rende oggettiva anche la necessità di avere uno stile proprio, e difficilmente imitabile. Anche se magari già è possibile far scrivere in modo credibile a una AI un libro inedito di Saramago, non lo so e non lo voglio sapere. La prima, anche a mo' di esempio della funzione che mi arrogo di svolgere, mi spinge a raccomandarvi la lettura di due articoli da me visti su Comedonchisciotte (ma i link sono al sito di prima pubblicazione), per ragionare con calma e approfondimento (cioè, come non si usa più) di due argomenti che non sembrano in cronaca ma a pensarci bene lo sono:

  • Il Sud non era povero, che ricorda in maniera molto documentata che quella che hanno chiamato Unità d'Italia non è stato altro che colonizzazione e ladrocinio, il che non serve però solo per memoria storica, ma anche per urlare per l'ennesima volta nel deserto che quello che chiamano Unione Europea non è altro che colonizzazione e ladrocinio, di nuovo, cambiano solo i protagonisti;
  • Necessità di un conservatorismo socialista per opporsi al liberismo cosmopolita, che ci sbatte in faccia l'estrema attualità di Marx nel descrivere la realtà odierna, di crescente oppressione dei diritti e delle libertà individuali mascherata da progresso e globalismo.

Il tutto in una nuova veste grafica, la quindicesima, che come ogni anno a luglio confeziono come "regalo di compleanno" a questa piccola oasi di libertà.

sabato 11 marzo 2023

DI CRIMINI E CRIMINALI

Beh, se non avete mai visto The Blues brothers, peggio per voi
Partiamo da una constatazione elementare, che spesso tutti dimenticano: tutti (vorrei dire quasi tutti, ma temo non ci siano abbastanza eccezioni da giustificare il quasi) coloro per qualcuno o qualche popolo sono passati alla Storia come grandi condottieri patrioti statisti, per qualcun altro o qualche altro popolo sono (se quel qualcuno ha ancora voce o quel popolo esiste ancora) o sono stati in qualche modo dei criminali. Chi è d'accordo è quasi certamente affetto da quel "relativismo culturale" che virgoletto perché il buon Ratzinger ci si scagliava dichiaratamente contro un giorno si e l'altro pure, perché da buon teologo comprendeva che un relativista non può essere un buon credente e lui era il CEO di un'azienda con miliardi di affiliati la doveva difendere, che diamine! Intendiamoci, va bene così: è meglio un nemico sincero di un finto amico, quindi molto meglio papaRatzi dei mediatici e infidi traffichini che lo hanno preceduto e seguito. Ma non stiamo parlando di Papi, stiamo parlando di voi. Chi di voi non è d'accordo con l'affermazione iniziale, essendo magari convinto di poter individuare un Garibaldi o un Hitler a fargli da punto fermo di riferimento in quanto ottima rappresentazione del bianco o del nero nella scala di grigi della realtà, sappia, se non lo sa già, di essere uno schierato, un accolito, un "partigiano" nel senso deteriore del termine (che avrete usato anche voi, magari solo per offendere un arbitro).

Ho citato due esempi estremi (uno che ha una via una piazza e magari una statua in praticamente ogni città d'Italia, e uno che a parte i nazisti dell'Illinois tutti usano come sinonimo del Male assoluto) perché persino loro hanno nel curriculum abbastanza episodi di segno opposto da consentirgli, in caso la Storia fosse andata diversamente, di passare alla stessa con una immagine totalmente capovolta rispetto agli stereotipi correnti: Garibaldi come un ladro di bestiame poi avventuriero al soldo degli inglesi contro il legittimo regno dei Borbone, terrorista agitatore e traditore dello stesso popolo che riusciva a trascinare, Hitler come l'unico statista in grado di sollevare la Germania e il suo popolo dal baratro causato dagli accordi di Versailles e dai malefici influssi delle pluto(giudo)crazie che con le loro crisi telecomandate miravano a controllare i popoli di tutto il mondo, e poi il padre fondatore dell'Europa Unita. Nessuno avrebbe mai saputo niente, e anche quando li avrebbe etichettati come falsità complottiste, dei campi di sterminio, esattamente come oggi noi dei tanti misfatti di Garibaldi e dell'Unità d'Italia, che al massimo ci raccontiamo io Pasbas e voi quattro gatti. Dunque non sto ragionando per paradossi.

Sto affermando invece che chi è convinto ma davvero convinto che nella questione ucraina Putin sia il cattivo punto e basta e Zelenski il buono punto e basta, e che armare quest'ultimo sia un Dovere per la Democrazia e non anche invece forse la ragione per cui la guerra continua da oltre un anno (magari sarebbe finita un anno fa con la legittima liberazione delle enclave russe in Ucraina), ha un problema: crede per partito preso alle "verità" che gli racconta il regime cui appartiene. Per cui hai voglia oggi a sentirsi un paladino della democrazia: egli stesso avrebbe posizioni opposte se il suo "padrone" fosse un altro, sarebbe putiniano di ferro sotto Putin, integralista sotto Khomeini, nazionalsocialista sotto Hitler, fascistone sotto Mussolini, eccetera eccetera su su fino ai Sumeri. Perché se vogliamo proprio identificare un elemento che contraddistingue l'essere democratici è l'esercizio abituale e incondizionato dell'arte del Dubbio, e l'essere in democrazia è la garanzia di poter sempre liberamente e senza conseguenze espletare tale esercizio. Se dubitare dell'efficacia e della sicurezza dei vaccini, e anzi della legittimità di chiamarli così, mi toglie la libertà di esprimermi e di scegliere e i mezzi per sostentarmi, non siamo in democrazia, punto. E questa è una libera opinione, roba che non può essere sindacata nemmeno dalla Corte Costituzionale.

Se non bastasse il ragionamento logico, però, eccovi alcuni esempi in cui la cosiddetta verità storica, quella che ci hanno presentato dogmaticamente come tale, nasconde perlomeno un'altra faccia della medaglia, quando non un capovolgimento di nesso, talvolta persino ammesso dagli artefici, quando la distanza temporale è diventata sufficiente a neutralizzare le conseguenze dell'emersione. Esempi in cui l'etichetta "crimine" e "criminale" si trova in realtà appiccicata altrove rispetto a quanto ci hanno insegnato.

  • Dresda nel 1945 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati senza essere un obiettivo militare, per esclusivo scopo "terroristico" (costringere i tedeschi alla resa), con centinaia di migliaia di vittime in un solo giorno - il parametro è tra l'altro utile per capire quanto sia differente nelle modalità e negli intenti l'offensiva russa in Donbass (a proposito: che campioni da Feltrinelli...) eccetera, e quanto siano intimamente malvagi invece certi comportamenti dei sedicenti paladini della libertà e della democrazia mondiali - pochi mesi dopo, a Hiroshima e Nagasaki, fecero il bis con l'aggravante del mezzo usato, del fatto (oramai pacificamente ammesso, a dispetto delle balle che ci hanno raccontato per decenni) che in pratica i giapponesi si erano già arresi, e dell'intento reale rivolto già alla guerra successiva (mostrare i muscoli alla Russia: gli storici ormai concordano sul fatto che sganciare le atomiche fu il primo atto della Guerra fredda non l'ultimo della Seconda guerra mondiale).
  • La Libia di Gheddafi, per decenni definita regime autocratico per contrapposizione alle sedicenti democrazie occidentale, come si poteva invece definire se confrontata a quasi tutti i regimi africani e anche mediorentali, magari con riferimento al benessere dei cittadini? E confrontata con quella attuale, frutto dell'intervento occidentale con tanto di assassinio del leader? Sentiamo e facciamo sentire Fulvio Grimaldi, magari ci apre gli occhi... E lo stesso paradigma si può applicare all'Iraq, l'Afghanistan, l'Iran e a tutti gli altri posti dove l'Impero si arroga il diritto di intervenire per esportare i suoi pretesi valori.
  • Le ONG che pattugliano il Mediterraneo, certo che salvano vite. Ma qualcuno ha fatto i conti bene, su quanto la loro presenza sia un incentivo per quelli che imbarcano disperati su natanti sempre più malmessi, e per i loro mandanti qui da noi, e quindi aumenti il flusso dei partenti in tale misura che anche aumentando la quota dei salvati il numero delle vittime finisca per aumentare drammaticamente? E tutto questo in confronto allo scenario peggiore, quello in cui i barconi ci sono comunque e le ONG no, figurarsi in confronto a quello migliore, l'unico davvero accettabile: che l'ineffabile (e sempre latitante proprio solo quando servirebbe) Unione Europea si accolla l'onere di stimare i flussi migratori necessari e di organizzarli in sicurezza, togliendo la prima incombenza alle mafie e la seconda ai criminali, coi migranti che arrivano in quanti e dove devono arrivare con mezzi sicuri.

domenica 14 agosto 2022

VIA DALL'AMBARADAN

Nel 1997, appena trasferito in Trentino, mi capitò cercando casa in affitto di vederne una a Baselga di Pinè, perché venendo da Roma non mi spaventavano i pochi chilometri fuori città, che lì significa quasi sempre già un po' su di quota. Il mancato locatore, sentitomi terronissimo, non mancò di sottolineare che lui invece era non dico trentino, ma decisamente austroungarico, infilando nella chiacchiera una tirata contro "Cesare Battisti, quel terrorista". Eppure al massimo davvero austroungarico sarà stato suo nonno, se non il suo bisnonno, per dire come certe percezioni tendano a permanere.

Anche venti anni e passa dopo? si: sentite questa. Tornatoci in vacanza, mi capita di fermarmi a fare GPL in una stazione di servizio tra Merano e Bolzano, ma diversamente dal solito non si avvicina nessuno. Temendo fosse chiuso l'impianto, entro nel bar e chiedo se fosse o meno così. La tipa mi guarda imparpagliata, ma giusto un attimo, poi capisce ed esclama: "ah, perché in Italia non è ammesso fare GPL in self-service, ora le mando qualcuno ad aiutarla". Una ragazza giovane: l'austroungarico sarà stato il suo bisbisbisnonno. In un posto di passaggio, mica in mezzo ai monti. Eppure dà per scontato, senza nemmeno badarci più di tanto, di non essere "in Italia". E magari se glielo si chiede nemmeno vorrebbe, come alcuni movimenti sicuramente ancora propugnano, tornare in Austria, anche perché con quello che comporta la specialità dello Statuto regionale in Italia i sudtirolesi ci stanno proprio bene, e invece probabilmente sotto l'Austria non avrebbero tutti quei privilegi. No, non è posizione politica, è percezione.

Ora, qualsiasi minoranza mette istintivamente in atto una serie di accorgimenti idonei a salvaguardare nel tempo se stessa, e se non hanno risultati prima o poi non resta nessuno ad accorgersene, altrimenti resiste nei secoli: l'esempio più eclatante sono gli ebrei, passati attraverso i millenni anche grazie a una religione pervasiva e la blindatura del sangue in tutti i contesti. Ad esempio, gli Ucraini sono stati parte dell'impero sovietico per settanta e passa anni, durante i quali non hanno mancato nemmeno di allearsi coi nazisti nel loro tentativo di invasione dell'URSS, eppure oggi sono lì a resistere all'invasione russa con orgoglio e determinazione, magari sotto le stesse insegne dei nonni, insegne che oggi agli occidentali fa comodo non vedere. E questo a chi si ferma alla narrazione dei fatti portata avanti incessantemente dai media mainstream può anche bastare. Ma se pensiamo alle regioni russofone finite all'interno della Repubblica Ucraina proprio al tempo dei sovietici, perché il blocco era unico e un confine valeva l'altro, non vale la stessa cosa? E' strano che continuino a considerarsi russi e dopo un decennio di angherie e massacri nascosti da parte degli ucraini golpisti abbiano chiamato la madrepatria a intervenire? E domani che la Russia vince la guerra e Crimea e Donbass diventano Stati sovrani, se ci fossero al loro interno comunità ucraine non avrebbero diritto a coltivare la loro identità e a pretendere rispetto, e sennò a ribellarsi? Occhio che le scatole cinesi non perdonano...

Prendiamo il Kosovo. Era una regione ad etnia albanese all'interno della Serbia, e noi occidentali abbiamo sostenuto il suo diritto all'indipendenza a costo di andare a bombardare Belgrado. Al suo interno però ci sono delle regioni a maggioranza serba, e questi oggi non possono nemmeno più mantenere la loro identità neanche formalmente. E se la Serbia protesta noi subito mobilitiamo le armi, sia mai gli venisse in mente di intervenire. Due pesi e due misure, con il giustificazionismo dell'imperialismo occidentale a fare da unica bussola. Ai tempi, Ligagiovapelù almeno cantavano Il mio none è mai più. Oggi per trovare un cantante o un altro artista fuori dal coro bisogna cercare col lanternino, e completamente al di fuori del circuito mainstream. A settembre assisteremo alle elezioni forse più gattopardesche della storia, e intanto stanno già acquistando milioni di dosi di vaccino, hai visto mai finisse la guerra scendesse il prezzo delle materie prime e ci rivolesse la pandemia a tenere il giogo stretto al popolo bue.

Eppure basterebbe poco, ad aprire gli occhi. Sempre in Trentino, ad esempio, passeggiando in montagna ci si imbatte facilmente in istallazioni austriache della prima guerra mondiale, dalla semplice trincea al forte enorme e maestoso. Ecco, leggendo i cartelli si scopre che tutto quell'ambaradan fu allestito, peraltro in posti dove si fatica a capire come abbiano fatto e in così breve tempo, al più dieci anni prima di perdere la guerra e vedere l'impero dissolversi. Istruttivo, no? La guerra, ogni guerra, è sempre una sconfitta, per chiunque. E ho usato apposta il  termine ambaradan, transitato nell'italiano corrente per dire "apparato inutilmente complesso e caotico" dal nome di una località etiope dove si consumò una delle peggiori vergogne della storia italiana (usammo gas tossici contro la popolazione civile, si proprio noi che crediamo sempre di essere "i buoni"), tappa di un'avventura coloniale che si rivelò anch'essa decisamente effimera.

sabato 30 aprile 2022

I PARALLELISMI GIUSTI

Impressionante, vero? E' Napoli, sotto le bombe "alleate"...
C'era una volta un popolo che si era affidato a un dittatore fascista, nel senso proprio che quello governava col consenso di una ampia maggioranza, e che però a un certo punto si era alleato a uno che voleva dominare l'Europa col suo Reich dalle manie espansionistiche. Scoppiò la guerra, e finì che un impero potente, praticamente dispotico anche se teoricamente democratico, occupò prima le sue regioni meridionali e poi pian piano il resto del Paese. Messa così, non sembra che sto parlando dell'Ucraina? Non è l'Ucraina che si è affidata mani e piedi a un attorucolo sedicente neonazista al servizio della Nato e della Ue (una cosa tanto simile al quarto Reich che chi ci vedeva bene lo aveva capito da prima, e che Hitler redivivo sarebbe felice di vedere), e che le armate di Putin stanno "liberando"? 

Questa invece è Roma. Dresda, Hiroshima e mille altre ve le
risparmio, tanto si trovano. I russi non sono i soli cattivi della
storia, e sicuramente non sono i peggiori...
Invece sto parlando dell'Italia di qualche decennio fa, e il paradigma è lo stesso. L'unica differenza - a guardare bene, cioè senza i paraocchi gentilmente forniti dall'informazione mainstream - è che l'invasore/liberatore di allora, a differenza di quello di oggi, faceva precedere le sue avanzate da bombardamenti a tappeto con immense stragi di civili e distruzione di tutte le infrastrutture industriali comprese le città ad esse più o meno vicine (ne sanno qualcosa a Terni, ad esempio). Ma possiamo ancora sperare che ci sia un'altra differenza: che il Reich stavolta molli l'osso prima, dei due anni che allora durò la cosa. Allora, finì un 25 aprile, data che ancora quel popolo in teoria festeggia - solo che nei festeggiamenti il suo Presidente in carica, e tutta la stampa appresso a lui, un pochino si confonde con gli accostamenti. C'è qualche temerario che addirittura mette in bocca "Bella ciao" agli ucraini dell'ovest, quando invece al massimo spetterebbe a quelli del sud-est, che dopo otto anni di soprusi e massacri hanno avuto il coraggio di sollevarsi e chiedere aiuto al vicino potente. Il quale, ripeto, si sta peraltro comportando anche militarmente in maniera molto distante dai modi cui gli ammericani invece hanno abituato sia noi che mezzo mondo dopo di noi, dalla Corea al Vietnam al Cile all'Iraq all'Afghanistan alla Libia, peraltro dopo essersi esercitati a casa sterminando milioni di nativi.

Scrivo queste cose, anzi le ripeto, perché c'è già chi auspica (chi prepara lo fa dal 2014) l'ingresso in guerra di Nato e UE, e magari non trova nemmeno contraddittorio dirsi pacifista. D'altronde, anche Hitler era pacifista (oltre che vegetariano e animalista): bastava volere essere annessi o capitolare presto. Un vero pacifista, oggi, dovrebbe aborrire l'invio di armi e aiuti economici finalizzati al riarmo, peraltro da noi assolutamente incostituzionale (ma d'altronde, il vulnus fu inaugurato nel 1991 e proseguito in molte altre occasioni in questi sciagurati trent'anni dalla "fine della Storia", oramai ci siamo assuefatti..). Facendo invece ogni legittima pressione sul proprio governo perché aiuti in ogni modo possibile la Russia a chiudere al più presto e con meno "danni collaterali" possibili quello che chi conosce la Storia sa essere essenzialmente un loro "affare interno" (e anche loro lo sanno, anche per questo già li limitano più che possono, mica come "i nostri" che hanno cominciato da Dresda hanno continuato con Hiroshima e Nagasaki e poi non si sono più fermati).

Proprio per questo, intanto che Pasbas ci regali una delle sue puntuali cronistorie (quelle sulla conquista militare del sud da parte dei piemontesi sono impagabili...), vi lascio con uno dei miei zibaldoni di link di approfondimento, che era da un po' che non lo facevo, e che chiudo con un imperdibile ricostruzione storica in video di Mazzucco:

  • Ons Jabeur, la tennista più talentuosa del circuito ora che si è ritirata la numero uno Barty, oltre che l'unica musulmana mai arrivata a questi livelli (è top ten), si affianca a Djokovic, numero uno tra gli uomini, nel condannare l'inaudito banning di russi e bielorussi da Wimbledon -  Cito la sintesi in occhiello, “Sport e politica non si devono mischiare, ci sono bambini che muoiono ogni giorno per le guerre, come in Palestina da 74 anni”, ma vi invito a leggere tutta l'intervista, da applausi.
  • Grimaldi, ovvero l'ultimo grande vecchio del giornalismo rimasto, in un lungo e imperdibile ragionamento, a partire dal 25 aprile e la cosiddetta liberazione, che sta a questo mio post come un bel pranzo saziante a uno stuzzicante aperitivo.
  • Cardini, che è un po' meno vecchio ma non è riducibile a giornalista e non è inquadrabile a sinistra, invece ci fa la cronistoria della Nato e della sua guerra contro la Russia, che ci dissero finita col Patto di Varsavia nel 1991 ma era appena iniziata.
  • Mazzucco, di cui linko qui che ci mostra i parallelismi tra Ucraina e Covid, e qui che ci ricorda cosa dicevano gli infami traditori di elettorato pentastellati del colpo di stato di Zelenskji sette anni fa, prima di embeddarvi il video promesso: è lungo, ma vale la pena, mettetevi comodi come se fosse un bel film. Senza dimenticare mai che purtroppo non lo è, e senza tentare di schivare le secchiate di acqua fredda a ricordarci tutte le palle che ci raccontano giorno dopo giorno.

sabato 6 febbraio 2021

IRRETITI E NO - VERSETTI COVIDICI 40-43

Non parlo di Draghi, non ancora. Penso tutto il male possibile della "maggioranza Ursula", ma mi è capitato di leggere di questo tecnocrate su uno dei siti che segue di più le teorie monetarie eretiche, citato come un reprobo del monetarismo pronto a ritraghettare l'Italia verso la sovranità monetaria. Non ci credo, o per lo meno non credo ai pentimenti a questo livello, ma se fosse stata decisa la dissoluzione della nefasta Eurozona, Draghi sarebbe il perfetto esecutore della missione, voluto colà dove si puote perché il processo avvenga in maniera il meno possibile traumatica per gli scambi economici dentro l'UE (che però ridovrebbe cambiare il nome assieme al progetto, magari tornando CEE o qualcosa di simile). Peccato però che questo significherebbe un'uscita da straccioni e da schiavi, non da Stato sovrano libero e potente, forte ad esempio dei tre quarti di tutto il patrimonio artistico mondiale. Peraltro, inutilizzabile come asset stante la virtuale morte del turismo mondiale di massa cui stiamo assistendo. Comunque, di Draghi riparliamo a nebbia della cronaca politica diradata (e intanto volendo leggete Grimaldi), nel frattempo ci ributtiamo tra i versetti covidici.

Era da un po' che non lo facevo, perché il conformismo dilagante mi fa francamente cadere le braccia giorno dopo giorno. Mi scuoto perché fa bene a me, oltre che a voi. Avrete sentito anche voi, no?, che l'emergenza durerà fino a ottobre, che non finirà finché non saremo tutti vaccinati, varianti permettendo? Vi tengono sulla corda, e vi vanno preparando (nero su bianco). Ci hanno privato delle libertà più elementari per una cosa che ha numeri simili alle influenze di tutti gli anni, credendo come dei polli alle acrobazie logiche e statistiche che continuano a sciorinare e nonostante le quali arriviamo a un numero di morti che fa impressione ma che è dello stesso ordine di grandezza del solito (significa, per gli zucconi, che anche attribuendo a covid19 tutte le morti attribuibili e oltre, non riescono ad avere un 10% di incremento annuo delle morti totali, e anche sommando due stagioni influenzali non riescono ad avere un numero di morti doppio dell'influenza del 2019, calcolati coi vecchi criteri peraltro): ebbene, glielo abbiamo consentito? Abbiamo aperto l'otre dei venti di Eolo, o il vaso di Pandora se preferite: una parola rimetterci dentro il contenuto, o tornare a casa! Ve la ridico meglio. Se il covid19 fosse stato dieci volte più grave, e fossimo stati certi che però con qualche mese di lockdown l'avremmo stoppato, tutti i provvedimenti presi avrebbero avuto un qualche senso (anzi, nemmeno: se fosse stato così grave, ci saremmo chiusi in casa da soli senza che ce lo imponesse nessuno). Invece così, accettare questi soprusi per quello che è stato, significa una cosa sola: possono continuare quanto vogliono, rifarli ogni anno, oppure se siamo sfiniti lasciarci respirare e poi rifarlo. Perché numeri così si possono ottenere sempre, da ogni cazzo di influenza stagionale, a volerlo. Ma anche fosse solo dalle più gravi, possiamo contarne almeno una decina negli ultimi decenni, che si sarebbero prestate, quindi perché in futuro non dovrebbe essere lo stesso?

Oramai il mio telecomando salta sia i TG (tranne giusto il tempo di capire di che colore siamo domani) e i cosiddetti approfondimenti di informazione: ne rivedrò uno quando saprò per certo che ospiterà fisso qualcuno che suona l'altra campana. Qualcuno ad esempio che faccia la semplice domanda di buon senso: "e se durasse dieci anni?" meglio: "qualcuno di quelli che ci hanno ordinato di smettere di vivere, viaggiare, ballare, fare sport, passeggiare respirando a volto scoperto, andare al bar o al ristorante, quando lo ha fatto, e ora che continua a farlo e minaccia di rifarlo se non facciamo i bravi, aveva una qualche contezza del fatto che la cosa sarebbe stata a stretto giro in grado di stroncare la diffusione del virus?" si? e chi gliel'aveva data: nomi e cognomi, e li denunciassero. no? denunciamo loro, per alto tradimento, avendo peraltro superato il limite massimo consentito dalla Costituzione per lo stato d'emergenza. E se durasse dieci anni? si può chiudere tutto per dieci anni, o anche ad intermittenza, di modo che in pratica nessuna piccola o media impresa sia in grado di sopravvivere? o bisogna invece, o bisognava invece, puntare da subito a fare diventare endemico un virus che colpisce una piccola percentuale (dei sottoposti a tampone, cioè in qualche modo sospettati, sennò piccolissima) di individui, facendone stare molto male una piccola percentuale, e uccidendo una piccola percentuale di questi ultimi, in genere molto anziani e con altre patologie? endemico: cioè conviverci tentando in ogni modo di vivere normalmente, produrre, divertirsi, essere felici, e proteggere solo chi è a rischio e curare (ma bene) chi sta male.

Finirà così: come nessuno crede più che a Kennedy lo ha ammazzato Oswald, che la Mafia non esiste (versione ufficiale del parlamento italiano fino agli anni 80), che le torri gemelle le abbia buttate giù Bin Laden, che in giro per l'Italia a metà ottocento ci fosse una stragrande maggioranza di patrioti che tifavano per l'Unità, che i pellerossa erano cattivi e i "nostri" buoni, che esiste una sola religione giusta e gli eretici meritano il rogo, così nessuno crederà più a questa favola del covid19 così come ce la stanno raccontando. Resta solo da capire se la mia generazione vedrà affermarsi la verità su questa storia, o sarà magari quella dei nostri figli. Ecco perché scrivo ancora di queste cose: nella disillusa speranza di dare un piccolo contributo a un'acceleratina, e in subordine di lasciare scritto che no, a me non mi avevano irretito. E spero nemmeno a voi che mi leggete, specie se seguite tutti i link nel testo, o almeno quelli segnalati alla fine:

40. Intervista panoramica di Barbara Tampieri a Fulvio Grimaldi. Da leggere integralmente e con attenzione, questo dialogo tra una delle blogger più toste e uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano. E da gustarsi ogni singolo grafico inserito a corredo.

41. Vaccini e Coronavirus. Due diverse logiche? Dunque, ci sono i primi morti da vaccino, e subito i soloni si precipitano a precisare: non sono morti "di" vaccino sono morti "col" vaccino ma di altre patologie pregresse. Lo stesso argomento che se tu lo usi col covid sei un negazionista, uno da vaccinare a forza o se no marchiare come un paria o come un ebreo (ah, quanto è a senso unico la memoria del giorno della memoria!...) rendendogli la vita impossibile. Mumble mumble...

42. Non sono vaccini ma terapie geniche. Li chiamano vaccini solo ed esclusivamente perché così possono, per via dell'urgenza, saltare molte fasi delle sperimentazioni previste per i farmaci e le terapie,  o meglio farle su chi accetta di sottoporsi (o magari sgomita per farlo) firmando però una liberatoria sulle responsabilità civili e penali in pratica facendo da cavia umana. E fosse solo quello: sono anche molto ma molto meno efficaci di quanto dichiarano, 19% non 95, almeno a sentire il British Medical Journal... E voi, se il vino è buono o meno, credete all'oste che ve lo vende e lo magnifica o al sommelier che lo stronca?

43. Il Grande Reset. Il piano post pandemico. Non è la prima volta che cito questo libro di Ilaria Bifarini. Che illustra meglio di altri, sicuramente di me, come e perché questo piano criminale di rimodellamento della società a livello globale sia purtroppo l'unica chiave logica che spiega integralmente l'accaduto, tutte le altre lasciando invece dei buchi così. In altre parole, non si distrugge definitivamente un modello economico e sociale per una cosiddetta pandemia che se proprio ti ingegni coi conti ha fatto aumentare i morti su base annua di qualche punto percentuale, a meno che l'obiettivo vero e iniziale non era distruggere definitivamente quel modello economico e sociale.

giovedì 3 dicembre 2020

MI PROCLAMO DITTATORE

No, non sono impazzito definitivamente, non è una dichiarazione d'intenti. Anche se voi per la maggior parte siete rane bollite cotte a puntino per uno dei regimi più crudeli della Storia, che iniettando dei nanobot in 7 miliardi di persone da quel momento in poi farà di loro quello che vuole: altro che i dittatori del passato contro cui si poteva cospirare e comunque si potevano odiare liberamente.

No, il titolo è quello scelto da Pasbas per uno dei suoi escursus storici tanto ma tanto istruttivi per il presente e il futuro, a saperli leggere. Che il processo che ha unito l'Italia sia stato a svantaggio dei molti e vantaggio dei pochi, e comunque molto ma molto diverso di quello con cui ci hanno indottrinato fin da piccoli, a un secolo e mezzo di distanza comincia a essere considerata una verità in qualche modo di patrimonio comune. Già solo questo ci dovrebbe rendere in guardia contro le narrazioni monocorde in genere, quindi contro quella che propugna il processo di unire l'Europa, che ha una sintassi del tipo suddetto se non ancora peggiore. E non parlo del Covid (perché Pasbas, che mi vuole bene, mi ha mandato il post proprio per cambiare ogni tanto registro), ma ci azzecca eccome pure la sua, di narrazione.

Un'ultima precisazione. Essere critici nei riguardi di un processo di unificazione fatto male, non significa affatto essere nostalgici della situazione preesistente con tutti i suoi problemi, che tutte ne hanno. Significa proprio far si che la Storia sia davvero, come si dice, "maestra di vita", evitando almeno, visto che commettere errori pare sia proprio insito nella condizione umana, di ripetere quelli già commessi. E guardando alla Storia recente e alla cronaca, direi purtroppo che ne avremmo proprio bisogno.

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Mi proclamo dittatore

di Pasbas

“Mi proclamo dittatore, il Duca è fuggito con i suoi”. Più o meno queste le parole di Farini, commissario straordinario (vedremo poi perché straordinario) spedito dai boia Savoia con lo scopo di abolire il legittimo governo locale. Nell'assolvere questo sordido compito, il beccaio Farini si avvale del (confesso) criminale Curletti, noto uomo di malaffare che, coadiuvato dai suoi bravi, compie efferati delitti contro i civili nostalgici del legittimo governo.

A questo punto alcuni di voi penseranno: “ecco la solito tirata vittimista di un terrone piagnone e in malafede!” Al che io, pur rivendicando a pieno il titolo di terrone, dico: sei in errore caro lettore e sai perché? Perché sto parlando dell’Emilia e dei suoi Duchi e non del Regno Borbonico come tu probabilmente pensavi.

Vizi con radici antiche. Curletti nello svolgere il suo infame compito ha però un grosso problema da risolvere e cioè reperire la manodopera necessaria per la repressione; la soluzione è però presto trovata, applicare il famoso metodo Savoia: libera dalle carceri un migliaio di delinquenti comuni e li usa per prendere possesso dell’intera regione e mantenervi l’ordine pubblico. Gli stessi liberali si dicono sdegnati dal fatto che i criminali piemontesi fanno man bassa dei tesori dei Duchi D’Este, quadri, oro, denaro e argenteria. Si beh più che l’argenteria meglio dire l’argento: infatti l’argenteria dei Duchi porta inciso lo stemma del casato e rivendendolo ai ricettatori piemontesi si potrebbe dare l’impressione di essere dei ladroni (sic!), invece - Savoia docet - basta fondere tutto! Ovviamente il ricavato viene usato per ripianare il debito e sistemare l’economia del Piemonte, anche stavolta? Beh no, non è andata proprio così perché stavolta il ricavato dei furti viene totalmente intascato dal prode Farini. Si ma così le malelingue dei partigiani dei Duchi e qualche giornalista locale (di Popoli dell’Eco, ad esempio) troppo zelante potrebbero insospettirsi e proditoriamente gridare “al ladro, al ladro!” Come allora evitare le maldicenze? Dai su, ormai tutti lo sappiamo, si ricorre all'infallibile metodo Savoia: Farini intima al capo della polizia Curletti “obbliga i giornalisti a pubblicare la notizia che nella fuga, il Duca di Modena ha portato con sé tutti i tesori del Ducato”, e senza corpo del reato il reato non esiste. E il glorioso parlamento sabaudo? Bene, qui entra in gioco il metodo anglo-massone: “corrompiamo i già corrotti parlamentari e tutto passerà sotto silenzio”. Per completare l’opera serve comunque di non scontentare i politici locali per cui si organizzano feste e banchetti pantagruelici; per questo però serve una sede opportuna di rappresentanza: niente di più facile, “Curletti, requisisci il palazzo ducale, ne voglio fare la mia residenza privata”. Confiscare le proprietà altrui (abitazioni incluse), saccheggiarne i tesori e intascare i relativi proventi è la vera specialità piemontese, più ancora della bagnacauda! Ergendo a sistema le corruttele per mettere preventivamente a tacere qualsiasi pericolosa voce di opposizione si sperimenta quello che diviene da lì in avanti lo standard della politica italiana. Un metodo criminale di gestione della res publica praticamente fino allora quasi sconosciuto nei vari stati (Piemonte a parte) preunitari. Ma i militari estensi ben addestrati che fine hanno fatto nel frattempo? Semplice, per evitare spargimenti di sangue si sono auto-esiliati con il duca di Modena nel Veneto governato dai cugini austriaci. Per chi avesse letto i miei scritti precedenti, hanno esattamente lo stesso responsabile e onorevole comportamento tenuto da Francesco II Borbone che con la regina si chiude nella fortezza di Gaeta, lasciando così via libera al delinquente e assassino Garibardo; le sue orde di stupratori, assassini e razziatori possono così invadere Napoli senza che ci sia una guerra civile. Sarà una pura coincidenza ma ambedue i sovrani si chiamano Francesco (II e V). Tornando alle gaudenti orge fariniane, quella pantagruelica durata otto giorni costerà alla fine all'erario 7000 franchi, cifra esorbitante per l’epoca: Farini ne avrebbe d’avanzo per saldare il debito, ma perché diminuire il proprio patrimonio personale quando si può applicare lo sperimentato metodo Savoia? Presto fatto, in una città di lunga tradizione militare come Modena, basta proporre al creditore una transazione in natura: il giovane cuoco Ferrari si trova così proiettato in una fulminante carriera militare col grado iniziale di colonnello! Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito estense, in esilio col duca Francesco V, dopo una carriera durata una vita si trova ad avere lo stesso grado militare di un cuoco, per ironia della sorte suo figlio!

Il metodo Savoia e la Brigata Estense. Il fine giustifica i mezzi e la rapina pretende mano libera: oltre al denaro necessario a corrompere e le baionette necessarie a reprimere, il nemico va anche oltraggiato e messo alla berlina forzando la mano a giornalisti e storici, questo prescrive il metodo Savoia. Ma la verità prima o poi emerge. I circa 3500 militari che seguirono Francesco V Austria-Este in Veneto divennero negli anni a venire circa 4000, in quanto i giovani di Modena e dintorni fuggendo correvano ad arruolarsi nella brigata, con la speranza di poter tornare nell'ex Ducato da vincitori. L’arrivo di questi giovani divenne così imponente da spingere il Duca Francesco V a chiedere ai suoi concittadini di rimanere nell'ex Ducato, avendo la brigata già raggiunto e superato i 4000 uomini. E questo nonostante le minacce di Farini, che col decreto del 27 settembre 1859, priva tutti i militari dei diritti civili; poi nel 1862 il re galantuomo emette un decreto di amnistia per tutti i militari che rientrino nel regno entro 6 mesi; niente da fare, il popolo rimane fedele al Duca. Nel 1863 l’epilogo: l’Austria decide una compressione dei costi e conseguentemente lo scioglimento della Brigata Estense, che da lì in poi scomparirà anche dai libri di storia. 

W il risorgimento, W l’italietta! W la corruzione, la concussione, elementi fondanti dell’Unità (festeggiamenti nel 2021 per i 160 anni). Vi aspetto per il prossimo scritto, contenente altre esilaranti chicche italiote.

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