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sabato 12 settembre 2026

UN QUARTINO (DI SECOLO)

Dell'11 settembre su questo blog ho parlato fin troppo, a questo tag trovate tutto. Ma è difficile resistere al richiamo della cifra tonda, e tra queste il venticinquennale ci rientra a pieno titolo.

25 anni fa ieri ero anch'io ipnotizzato davanti alla TV per le stesse immagini che guardavate tutti, escluso solo chi non era ancora nato. Non avevo ancora gli elementi per i ragionamenti che farò nei mesi e negli anni a seguire, ma il tarlo del Dubbio, che se dovessi per forza dare un nome al mio Dio sarebbe lui, mi aveva subito acceso una lampadina nel culo. Qualcosa non quadrava, e qualcosa mi diceva che le vittime saremmo stati tutti, e non solo quei poveracci non avvisati di stare a casa dai servizi segreti israeliani. E infatti se c'è una cosa incontrovertibile è che quel giorno è stato il fischio di inizio del mondo come lo conosciamo, o se preferite il triplice fischio finale del mondo precedente.

In poche parole, tutto lo schifo che da allora abbiamo vissuto e stiamo vivendo, guerre sparse per il mondo comprese, pandemia compresa, terrorismo climatico compreso, hanno avuto in quella maldestra recita il prologo indispensabile. L'elenco delle menzogne è troppo lungo per mettersi a recitarlo ancora una volta (i più pazienti e curiosi seguano il link iniziale), l'elenco dei misfatti perpetrati con la scusa di quelle menzogne ripetute a manetta come verità intoccabili è altrettanto lungo e purtroppo non è chiuso. Tutte le volte che vorranno, faranno valere ancora il principio affermato quel giorno che le libertà individuali possono essere sospese, accanto a quello eterno che il diritto internazionale è un panetto di plastilina nelle mani di chi detiene il Potere.

La colpa, però, non è loro. Senza il consenso generale, senza la complicità di una schiacciante maggioranza che si beve qualsiasi palla, non avrebbero potuto fare niente, non potrebbero fare più niente. Un quartino al tavolo 11, prego...

venerdì 12 settembre 2025

L'UOMO-CANNONE

Non so se è originale, probabilmente no, ma in questi giorni, alle prese con gli acciacchi dell'anzianitudine che mi mandano continui ultimatum di resa che continuo a fingere di non ascoltare, mi è venuta in mente una metafora dell'esistenza, peraltro collegabile a una vecchia barzelletta.

Se uno viene sparato da un cannone abbastanza potente da assicurargli una parabola lunghissima, in ogni singolo istante in cui questa parabola si svolge può legittimamente sembrargli di stare volando, anzi addirittura può raccontarsi di saper volare. Il suo in effetti è, un volo, solo che la propulsione che glielo consente non sta nei muscoli che gli fanno muovere le ali, o nel carburante che alimenta i suoi motori, ma solo nella spinta iniziale del cannone, che magari lui ha già dimenticato. Fino a che gli effetti di tale spinta durano, in effetti, egli può godersi il viaggio, osservando il paesaggio o facendo capriole poco importa. Ma verso la fine di quegli effetti, comincerà ad avvertire la perdita di velocità e il cambiamento di angolazione; può allora iniziare a pensare alla ineluttabile conclusione della sua traiettoria, l'impatto al suolo, e a come non ci sia assolutamente modo né di evitarla né di minimizzarne le conseguenze, oppure proprio per questo decidere che pensare all'atterraggio avrebbe come unica conseguenza sprecare gli ultimi tratti di volo, concentrandosi sui modi che gli consentono invece di goderseli tutti nel modo che gli sarà possibile.

A questo punto la vecchia barzelletta sarà tornata in mente anche a voi. Per chi non avesse l'età, dato che il politically correct oggi impedisce la circolazione di certe cose, è più o meno questa: a un tizio che si sporge dal parapetto del belvedere di un grattacielo gli urlano di non sporgersi che se cade muore, lui si sporge, cade, e durante la caduta a ogni piano si dice 'visto? sono ancora vivo!'.

L'antifona, per chi non l'avesse ancora capita, è questa: la vita non è quello che sembra. Non è un volo, è una caduta. La morte non è il suo contrario, è il suo indispensabile complemento. E l'unico modo di non conoscerne la parabola discendente è morire prima, durante la fase orizzontale se non nella parabola ascendente. Nascere è, cominciare a morire. Ma questo solo dal punto di vista diciamo così personale e filosofico. Perché la morale di queste storielle ha anche un altro risvolto diciamo così storico e sociale.

Avrete sentito anche voi, impossibile non sia così dato il martellamento mediatico, la storia dei droni russi abbattuti sui cieli della Polonia e del conseguente appello all'articolo tot della NATO nonché ammassamento di truppe al confine con Russia e Bielorussia. Puzza di false flag lontano un miglio, di quelli che prima o poi la Storia gli rende giustizia, come l'11 settembre per intenderci, o Tonchino. Come ha ricordato Barbero alla festa de Il fatto quotidiano, nella storia ogni volta che c'è stato un riarmo prima o poi un pretesto per fare scoppiare una guerra lo si è trovato. Pretesto falso, perché in ogni guerra la prima vittima, perché comincia a morire prima ancora che inizi la guerra stessa, è la verità. Falso, e noi in Italia dovremmo saperlo benissimo, pieni come siamo nel recente passato di stragi e attentati raccontati in un modo che invece avevano tutt'altra genesi e natura.

Ebbene, stiamo precipitando verso la guerra, guidati da una classe dirigente europea che se c'è una giustizia passerà alla storia come l'accozzaglia di criminali che è, eppure non ci crediamo, non ci possiamo credere, e anzi continuiamo a credere alle storielle che ci raccontano su quanto è cattivo Putin. Ogni passo che viene compiuto verso il baratro, ci sembra una conferma che forse allora non arriverà mai. E invece.

Invece o chiudiamo questo baraccone chiamato UE con annessi e connessi, o ci precipiterà verso la povertà con tutti gli strumenti a sua disposizione, compresa una bella nuova guerra mondiale. Magari non riusciremo a impedirla, questa guerra, ma almeno come sottolinea Cardini in questa sua lodevole iniziativa, facciamo che non sia in nostro nome.

sabato 19 ottobre 2024

CRIMINALI DI GUERRA

Scoperto il covo di Messina Denaro. Bombardiamo a tappeto?
Si lo so che non è una mia trovata, l'espediente retorico che sto per usare, ma basta notare quanto è insistente e ripetitiva la propaganda della Menzogna in cui siamo immersi per veder svanire tutti gli scrupoli di essere per forza vari e originali noi.

Immaginate di avere sentito una di queste notizie, poi capirete:

  • Spagna, dopo l'attentato dell'ETA a Madrid, il più grave per bilancio delle vittime del terrorismo basco, l'aviazione spagnola, grazie ai suoi bombardamenti mirati su Bilbao, è riuscita a decapitare l'organizzazione criminale uccidendo tutti i suoi capi. Migliaia le vittime collaterali, usate come scudi umani dai terroristi e ad essi complici.
  • Stanato il terrorista Cesare Battisti a Trento. L'invasione di terra della città da parte dell'indomito esercito asburgico, grazie alla tecnica di arderla al suolo isolato per isolato, ha consentito l''uccisione del capo degli irredentisti italioti. L'esecuzione sommaria è stata eseguita dal soldato Sinner della Val Pusteria, per questo insignito di medaglia al valore.
  • Ieri, scaduto l'ultimatum ai palermitani, che da decenni permettevano a Matteo Messina Denaro e ai suoi luogotenenti di vivere tranquillamente tra loro, come già fu per Totò Riina, è iniziata l'operazione "mille droni per una cupola", in cui vengono per la prima volta utilizzati i nuovi velivoli equipaggiati, oltre che delle videocamere di ordinanza, di mitragliette di precisione. Quelli che non hanno lasciato la città nei tempi concessi hanno implicitamente accettato la correità e il poter essere considerati legittimi bersagli della Ritorsione Antimafia.

Certo, il tono sarcastico non aiuta. Ma se ci pensate bene, la sintassi è la stessa identica a quella che vi hanno raccontato i telegiornali da un anno a questa parte. E in questi giorni in particolare si è arrivati al ridicolo di sentire (magari mentre scorre pure il video, intanto) più o meno che "ora che l'ultimo capo di Hamas è stato ucciso in una incursione, la pace è più vicina". Non credevo alle mie orecchie, ma l'hanno detto e forse l'avete sentito anche voi. Dopo aver sentito per mesi, peraltro, che siccome un commando aveva preso prigionieri in un'operazione in cui c'erano state molte vittime, uno Stato sedicente democratico aveva diritto di sterminare una popolazione ritenuta complice, bambini compresi, di quel commando, e attaccarla sia nel territorio da cui proveniva il commando (già una prigione a cielo aperto di suo) che negli altri Stati sovrani dell'area che si riteneva dessero "asilo ai terroristi".

D'altronde, vi hanno dato da bere già 23 anni fa che siccome il capo degli attentatori arabi alle Torri gemelle era rintanato in Afghanistan, era giusto invadere quel Paese, che rifiutava di consegnarlo. E anche sequestrarvi il dentifricio e le forbicine delle unghie dopo una fila estenuante ai controlli: le persone vanno abituate pian piano agli abusi, magari facendogli credere che sia per il loro bene, così poi sarà più facile all'occorrenza rinchiuderli ciascuno nella propria prigione. Se lo fai tutto d'un botto, invece, ti si ritorce contro la scelta di avergli fatto credere di essere in democrazia, e si ribellano.

Che la democrazia sia, invece, non molto di più di una foglia di fico ideologica, è dimostrato una volta di più anche proprio dall'argomento di oggi. Ci dicono che c'è un'etica anche in guerra e chi la viola è un mostro da condannare ed etichettare tale per l'eternità, tipo Hitler per intenderci. Poi vai a vedere chi quell'etica l'ha calpestata e ricalpestata nella Storia sono proprio "i nostri", da Lipsia a Hiroshima e Nagasaki, dal Vietnam al Medio Oriente. Troppe volte per poter fare la morale a chicchessia.

Tacere, non ribellarsi alle notizie che presentano i crimini di guerra israeliani come azioni legittime, quello si che ci renderebbe complici.

mercoledì 9 ottobre 2024

SONO UN PO' STANCHINO

Qualcuno, spero ma temo di no, se ne sarà accorto, che da un po' di tempo scrivo con frequenza minore, e quando lo faccio è spesso di cose distanti dal core di questo blog fin dal titolo, la controinformazione. Capita, quando si invecchia: mentre quello dietro si amplia fino alla perdita d'occhio, l'orizzonte davanti si riduce di (almeno) altrettanto, e mano mano ti sembra sempre più vano lottare per affermare un punto di vista che, diciamocelo francamente, si spegnerà con te qualunque cosa tu faccia, e lavorare per i posteri non è altro che un modo come un altro di prendersi per il culo da sé.

Vecchioni la canta benissimo, in Sogna ragazzo sogna: "la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire". Ma la vera prepotente bellezza di questo verso è che si può leggere in entrambi i sensi: sia come tributo al meraviglioso egoismo di un vecchio che ci mostra come si fa a vivere, sia come monito contro l'illusoria proattività di un poveretto che non saprà mai se li sarà mai cresciuto un albero. E questo, in molti lo sapete e chi non lo sa mi creda sulla parola, è ancora più atroce se hai una qualche discendenza su questa terra.

La stanchezza deriva dal dover assistere senza avere alcun potere reale di contrastarlo al dominio della menzogna, e anche se non fosse tale fa lo stesso: la grancassa della propaganda suona dappertutto la stessa canzone, e tu che non sei d'accordo su nulla sei sempre più frustrato dal non sentire una voce che dica le cose che pensi tu se non da palchi ristretti, emarginati al limite dell'irrilevanza. Ben oltre il quale si trova anche questo blog, creato ben sedici anni fa e rotti da uno che era "nel mezzo del cammin" della sua vita, quindi aveva orizzonti ben diversi.

Allora non ti resta che spegnere del tutto, dopo averne ridotto l'utilizzo al tempo di un caffè doppio la mattina presto, l'informazione mainstream, che non è che sia mai stata sto granché ma da qualche tempo è una fogna a cielo aperto di bugie su bugie declamate col tono con cui si passa un luogo comune condiviso, e la faccia di tolla che ci vuole per riuscirci. Per cui ogni volta che ne sento una l'impulso sarebbe imbracciare un megafono, arringare le folle, fondare un partito, passare porta a porta con un secchio di acqua gelida, ed è frustrante ogni volta doverlo reprimere o rompere i coglioni a chi vive con te ed ha ancora lo stomaco di sopportarti, con le tue verità alternative che non condivide nessuno.

Lo vorrei fare, uno specchietto facile facile con in due colonne quello che ci raccontano e quello che invece molto più probabilmente è, riga per riga parlando di Russia e Ucraina, Israele e Palestina, clima e ambiente, Europa e moneta, pubblico e privato, diritti fondamentali negati e diritti fasulli concessi, eccetera eccetera. Ma mi sembra così tanto vana, come fatica, che alla fine non scrivo di niente, e rieccoci all'inizio. Così, ho deciso intanto di parlarvi della mia stanchezza. La tabella, il quadro sinottico che illustra la distanza tra il punto di vista ufficiale e dominante e quello di questo boomer e di altri quattro gatti, prima o poi arriverà. Forse.

Accontentiamoci per ora di condividere il giramento di cabbasisi per la ricorrenza del 7 ottobre, in cronaca, presentato allo stesso propagandistico modo da tutti i canali come un massacro terroristico che giustifica ampiamente (e invece nemmeno, anche quando) un anno di ritorsioni israeliane, e invece nato con ogni probabilità come tentativo da parte di una milizia di un popolo oppresso da decenni di procurarsi ostaggi per avere merce di scambio col nemico, tentativo da un lato riuscito solo per imperizia o complicità militari e dall'altro divenuto sanguinoso proprio per le modalità di reazione (e solo in questo senso il parallelo con l'11 settembre è corretto, non in quello nelle intenzioni di chi lo ha proposto). Senza considerare, poi, che le ritorsioni sono diventate un anno di rappresaglie sempre più ad ampio raggio (e il coro sempre a parlare di "attacchi" a proposito delle legittime, e attentamente moderate, reazioni ad esempio iraniane, e di "legittime reazioni" a proposito delle continue escalation israeliane), tanto da arrivare a proporzioni che fanno invida a quelle naziste tipo Fosse ardeatine o Sant'Anna.

Ora, e questo vale per tutto, non è che io pretenda che il mio punto di vista "altro" sia quello giusto, ci mancherebbe, io pretendo "soltanto" che in questa come in tutte le altre questioni ci sia spazio per proporre un punto di vista "altro" qualsiasi, permetterne il confronto ad armi pari davanti all'opinione pubblica, e a quel punto vinca il migliore. Non è una questione da poco: su di essa si gioca purtroppo il poter dire o meno di essere in democrazia. Senza aver consentito ciò, chi ti parla di democrazia ti sta solo prendendo in giro. Ti fa cascare le braccia, e lo sta facendo pure apposta.

domenica 22 settembre 2024

POSSIBILE? CERTO...

Il mitico Totò la sintetizzava con "poi dice che uno si butta a sinistra", io potrei sintetizzare questo post parafrasandolo con "poi dice che uno diventa complottista", ma per vostra (s)fortuna non sono Totò. Tra le tante vicende in cronaca che meriterebbero un approfondimento, che siccome io faccio un altro lavoro lascio ad altri (ci sono, magari non nel mainstream ma ci sono...), una solletica il velopendulo più di altre: le uccisioni e ferimenti ottenuti da Israele agendo a distanza prima sui cercapersone e poi sui walkie-talkie del nemico. Sulle vittime civili è inutile soffermarsi, tanto gli assassini trovano sempre un nesso logico per associarle ai "terroristi" (tutti i patrioti di qualunque patria nella storia sono stati chiamati terroristi dai loro nemici, se non lo sapete già sapevàtelo) e non avremo mai una stima precisa dei morti innocenti a meno che non assumiamo che un popolo che resiste a un invasore nonché sterminatore è tutto combattente ed è tutto innocente allo stesso tempo. Sto giro parliamo delle modalità.

Intanto abbiamo scoperto che esistono ancora i cercapersone e i walkie-talkie, che pensavamo fossero rispettivamente un oggetto superato e un giocattolo vintage come la maschera di zorro e la pistola da cowboy. Esistono perché chi vuole comunicare senza essere tracciato oggi deve letteralmente rinunciare allo smartphone. Dunque, quando noi vecchi brontoloni dicevamo che questo che sembrava uno strumento di libertà era in realtà una catena e mettendolo in mano ai nostri figli ne facevamo degli schiavi ignari e contenti, non dicevamo poi una cacchiata. Ci serve, ok, ma usiamolo consapevoli di quello che è, tanto non dobbiamo fare resistenza armata a un nemico. Almeno, per ora. Ma averlo fatto non è bastato, alle vittime di questa ennesima impresa israeliana, perché anche dotarsi di quegli strumenti "primitivi" ha comportato comprarli, magari una bella partita all'ingrosso (la povera gente ha il vizio di voler risparmiare), e ai loro carnefici è quindi bastato manometterli prima della consegna per renderli docili ordigni al loro comando se e quando gli fosse servito. Sto riportando letteralmente quello di cui si sono vantati pubblicamente, non sto elucubrando una teoria.

A questa ci ho pensato subito dopo, grazie a uno di quei siti che leggo tutti i giorni anche se ho mollato un po' l'abitudine di citarveli di continuo che lo so che sono pesante. Noi esseri pensanti, quando abbiamo visto crollare in caduta libera le torri gemelle, abbiamo subito pensato a una demolizione controllata. E potete star certi che i libri di storia dei secoli a venire, sempre se ce ne saranno sia degli uni che degli altri, riporteranno quella che oggi è ancora considerata una teoria del complotto come la versione acclarata, e la versione ufficiale come una menzogna patentata: è successo infinite volte sarà solo una in più, l'unica incertezza è su quando sarà lo switch e se faremo in tempo a vederlo, com'è successo ad esempio per JFK o il genocidio dei nativi americani.

Se vi volete fare un ripassino di tutta la vicenda c'è sempre il meritorio lavoro di Mazzucco, il regista televisivo e giornalista che per potere fare il suo mestiere come andrebbe fatto è dovuto uscire dal mainstream, dove infatti non c'è più uno che lo fa. A me per la vicenda in cronaca basta una piccola parte: dove si ricorda che poco tempo prima alle twin towers avevano fatto dei lavori di ristrutturazione. Uno degli argomenti preferiti dei sedicenti debunker è questo: non è possibile coinvolgere nella menzogna gruppi grandi e complessi di persone senza che prima o poi la menzogna emerga. Ma avete visto: dalla fabbrica all'utilizzo, c'è forse stato qualcuno, dal CEO al singolo operaio, che ha avvisato mezzo stampa occhio che abbiamo fatto delle modifiche a ics partite di cercapersone per renderli idonei a esplodere a comando? Migliaia di soggetti, tutti omertosi nel complotto? no, basta che chi lo ordisce non riveli a nessuno se non la microscopica parte del piano che lui deve attuare senza poter nemmeno lontanamente evincere che faccia parte di un piano e di quale piano. I complottisti (perché tali sono quelli che i complotti li fanno non quelli che cercano di svelarli) anche del complotto più grande e complesso possono anche tranquillamente, anzi direi devono, essere in pochi, pochissimi. Chi ha installato il girofaro nei grattacieli non sapeva cosa fosse, chi lo ha fornito pensava di fornirlo come al solito ad un aeroporto, eccetera, e chi ha messo le cariche esplosive in ciascuna colonna di acciaio non sapeva che lo fossero, chi ha azionato il telecomando chissà che ordine ha ricevuto e cosa credeva di fare. Fattostà che le torri sono state colpite da aerei pilotati, ammesso che lo fossero, da gente non capace di farlo figurati di centrarle, e che il danno inferto non sarebbe mai stato sufficiente a farli crollare. Quindi chi diceva che sono stati i servizi segreti israeliani, peraltro citando i tanti ebrei assenti al lavoro quel giorno, forse lavorava di fantasia ma era più credibile di chi per avvalorare la versione ufficiale (che dava il via all'invasione dell'Afghanistan e di fatto alla terza guerra mondiale a pezzi tuttora in corso) non trovava di meglio che rinvenire il giorno dopo in mezzo alle macerie i documenti di identità cartacei degli attentatori, che avevano resistito a fiamme in grado di fondere l'acciaio.

lunedì 22 luglio 2024

I FALCHI ALL'ATTACCO

Il nome dell'applicazione installata sui sistemi Microsoft, veicolo dell'attacco informatico che ha bloccato mezzo mondo, è decisamente evocativo, magari involontariamente.

I greci avevano personificato la figura chiave del soggetto che vede le sciagure all'orizzonte mentre gli altri no, e che quando li avvisa non viene creduto, nella disgraziata figlia di Priamo Cassandra. Ma nel luogo comune il nome è diventato sinonimo di menagramo, noioso portasfiga, con un'accezione ancora più negativa: avrete sentito dire che è ora di far tacere "le novelle Cassandre", o qualcosa del genere...

Così, quando nel corso degli anni la Pubblica Amministrazione italiana ha via via incrementato la propria dipendenza da una multinazionale fondata da un ceffo senza scrupoli (come definireste uno che ha iniziato rubando idee altrui?) che ora si è spostato sulla sanità mondiale e si dedica - appunto - a elargirci previsioni di pandemie che puntualmente si avverano (contando su fatto che quelli come lui sono percepiti, grazie alla formidabile macchina di propaganda in cui viviamo immersi, come filantropi previggenti e non come cassandre - loro no - o peggio come untori, come sarebbe corretto), fino a spostare sul suo cloud tutti i documenti di lavoro, chi ha avvertito che la cosa non prometteva niente di buono è stato nella migliore delle ipotesi accolto con sorrisini e alzate di spalle (eccola la cassandra, ecco il retrogrado). Che è una bruttissima sensazione, ancora più grave quando sai di avere ragione. Francamente, però, credevo che la dimostrazione sarebbe arrivata un po' più in là nel tempo, e invece eccola qua, che siamo ancora a tempo a invertire il processo e ti viene voglia di urlarlo. Ma poi ti guardi attorno e desisti: ormai assuefatti dalle prove generali chiamate Covid, continuano disciplinatamente a seguire il pastore, e hai voglia a indicare l'evidenza dei fatti gridando "visto! visto!", si continuerà fino a quando l'attacco non sarà davvero paralizzante e non ci sarà nemmeno più modo e luogo in cui dire che avevi ragione tu.

Ma questo informatico che ha bloccato voli e treni per giorni non è l'unico attacco a opera dei falchi in cronaca. Donald Trump può esserci anche terribilmente antipatico, e possiamo disistimarlo quanto ci pare, ma se lo avessero lasciato alla Casa Bianca gli scorsi quattro anni (si, Biden non è stato regolarmente eletto, come peraltro Bush jr prima delle Torri gemelle: il vero Potere se ne fotte delle etichette di partito) avremmo avuto una gestione pandemica molto meno criminale e una guerra in Ucraina al massimo di un paio di mesi, e le cose sarebbero andate diversamente anche a Gaza, forse. E il soggetto "minaccia", anche dichiaratamente, di risolvere le cose anche adesso, se è vero che nei giorni scorsi lo stesso Zelenskij si è affrettato, mentre sembrava che Donald fosse rapidamente avviato a un trionfo, a dichiararsi per la prima volta disponibile a trattative vere, il vice designato essendo tra l'altro autore del blocco dei finanziamenti americani ai neonazisti incaricati di sfrucugliare la Russia fino ai suoi confini. Perciò, dopo aver tentato per anni di fermarlo per via giudiziaria, invano, e di recente per via del "classico" attentatore solitario, rivelatosi però controproducente, non gli restava che l'arma-fine-di-mondo: togliere dal ruolo di suo competitor il vecchio rincoglionito che ha riempito il mondo di problemi, e sostituirlo con una incaricata di continuare la sua opera in modo però che i sudditi dell'impero siano contenti. E come farlo, se non con i valori modaioli, unici capaci di mascherare tutto? Kamala Harris, inquantodonna e inquantonera, ha ottime chance di riuscire nella missione, e il mondo applaudirà mentre ci trascina nella terza guerra mondiale conclamata e nella pandemia bis, nonostante sia già stato dimostrato da Obama che il colore della pelle non giustifica di per se il Nobel per la Pace e da innumerevoli esempi che se una donna per affermarsi si deve comportare da maschio allora è lo stesso di niente: sono i valori "femminili" che dovrebbero vincere, per salvare il mondo, non le femmine portatrici di valori sostanzialmente maschili tipo Angela o Ursula.

Infatti, manco le hanno dato la nomination, e già i dati dei contagi eccoli qui che schizzano, e i soloni prezzolati dopo un biennio all'angolo già rialzano le testoline. I falchi se ne fregano delle dimostrazioni statistiche e storiche, lavorano a tesi e la tesi è che siamo troppo liberi e troppo ricchi, noi poveracci, perché il mondo se lo possa permettere. Loro no, loro sono pochi e possono arricchirsi all'infinito senza problemi, e fare quel caxxo che gli pare.

domenica 26 maggio 2024

RAISI

Sono solo bislacche associazioni di idee, ma leggendo il nome del presidente iraniano tragicamente scomparso in un incidente dell'aria, leggendo perché chissà come si pronuncia veramente in iraniano ma scrivere si scrive Raisi, viene in mente un tragico incidente aereo di fine anni 70, quando un jet di linea si scontrò con la montagna che domina l'aeroporto di Palermo, punta Raisi appunto. Ma la cosa finirebbe lì se non fosse che chi ha la mia età quell'incidente, che è del 78, se lo ricorda per via di un altro incidente occorso a un volo verso Palermo poco dopo, perché così ci fu presentato in TV quel 27 giugno 1980 il disastro di quell'aereo diretto a Palermo che precipitò al largo di Ustica, anche perché ce n'era stato un terzo nel 72 e uno non poteva proprio fare a meno di pensare eccheccacchio ancora Palermo. Nel 92 un altro aereo invece a Palermo ci riuscì, ad atterrare, perché la morte in quel caso doveva dare spettacolo, mandare un messaggio, ma questo è un altro discorso, forse.

La storia dell'incidente ci fu raccontata per anni, con una "faccia di tolla" che rende meglio l'idea dell'espressione "muro di gomma" che poi si sarebbe affermata anche grazie a un bel film. Spostarono nel tempo pure la caduta di un caccia libico in Calabria, perché non si potesse collegarlo logicamente a quello che era successo nel cielo di Ustica quella sera: nel traffico, un missile francese o americano anziché colpire il Mig di Gheddafi aveva distrutto in volo il DC9 dell'Itavia. Per anni, la versione ufficiale fu di una bomba di chissachì esplosa in volo nei bagni dell'aereo, mentre i tracciati radar di quella sera sparivano, e a uno a uno sparivano pure i radaristi o chiunque potesse raccontare quello che sapeva, pazienza se a sabotare le frecce tricolori ci potevano scappare parecchi morti pure tra il pubblico.

La verità a volte non arriva mai, o mai del tutto, ma spesso prima poi arriva, e arriva pure nel mainstream: trent'anni dopo per Kennedy con JFK un caso ancora aperto, ottant'anni dopo per Hiroshima con Oppenheimer, qualche decennio anche per il genocidio degli indiani d'America con Soldato blu, molto meno (grazie alla - si, troppo piccola - parentesi di consapevolezza politica giovanile di quegli anni lì) per il Vietnam con una marea di film. Spero di essere ancora vivo, ma fatti due conti non è detto, per il film di Hollywood che racconta le Torri gemelle come un autoattentato, ma statene certi che arriverà, come pure la vera storia della cosiddetta pandemia e degli pseudovaccini. Per restare in Italia, il paradigma si può applicare fin troppe volte, da Mattei a Pasolini, da Moro alle guerre di mafia, da piazza Fontana a tutti gli anni di piombo: la verità all'inizio sempre negata e chi la diceva additato come complottista, e prima o poi diventata invece di dominio pubblico.

Dalle e dalle, dovrebbe sembrare chiaro oramai che (ipse dixit) "a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina". Anche quando, come nel caso del presidente iraniano, negano persino le vittime e persino chi dovrebbe vantarsene (le ragioni della propaganda bellica sono spesso insondabili, ma da un lato forse non è il caso di apparire vulnerabili oltre misura, dall'altro non si ha interesse ad aprire davvero un fronte un tantino più difficile che sparare su civili inermi ammassati in un lager a cielo aperto - si, è genocidio, signora mia, e secondo i loro stessi dati), e noi non abbiamo nemmeno la minima idea di chi fosse Raisi, di chi sono i buoni e i cattivi in una realtà complessa e insondabile come l'Iran (ma ci piacerebbe che avessero lo stesso pudore, ammettendo anche loro la propria ignoranza, anche quelli che si schierano per partito preso con gli oppositori del regime), ma intanto se in un coro unanime di "è stato un incidente" c'è una voce isolata che dice che no, perdonate ma l'esperienza ci induce a prendersi il disturbo di andarla a sentire.

Truffa truffa ambiguità, truffa truffa ambiguità, fal-si-tà.

domenica 14 aprile 2024

OGNI GUERRA...

Istruttiva immagine tratta da questo post di Comedonchisciotte
Certo che più che di funzionamento ottimale di alcuni servizi segreti sembra proprio il caso di parlare di preveggenza bella e buona. Un paio di giorni fa, il governo israeliano finalmente anche attaccato sul fronte interno ha avvisato che ci sarebbe stato un attacco iraniano, e questo non solo puntualmente si verifica, ma viene respinto "al 99%" senza fare un morto ma giustificando comunque qualunque rappresaglia. Poche settimane fa, la CIA avvisa che in Russia c'era il pericolo di attentati terroristici islamisti, e puntualmente questi arrivano. Ma non è una novità in cronaca, basta avere un po' di memoria per ricordare che un noto personaggio arricchitosi coi computer ma oramai impegnato a tempo pieno nel business della sanità aveva previsto una pandemia in una serie di incontri pubblici poco prima dell'inizio dello psicodramma chiamato Covid (la qual cosa peraltro ogni volta che egli stesso o qualcuno dei suoi ascari sparsi per il mondo riazzarda una previsione analoga ci passi un brividino per la schiena...). E un po' di più per spingersi ai servizi segreti ancora israeliani che avvisano i "loro" a restare a casa un fatidico 11 settembre...

Non occorre essere "complottisti" per sentire anche da lontano puzza di bruciato in tutto ciò, basta avere ancora qualcosa di funzionante tra le orecchie. In altre parole, ogni episodio della "guerra mondiale a pezzi" (Papa dixit) che stiamo vivendo sa di gioco delle parti, a prescindere da chi sia in questo gioco il burattinaio o il burattino. Per capire, bisogna fare qualche passo indietro e osservare dalla giusta distanza, magari con l'aiuto di qualche filosofo, scrittore, o artista.

Cesare Pavese, ad esempio, diceva che "ogni guerra è una guerra civile" e i morti sono tutti fratelli. Sartre spiegava che “Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire”, e qualche decennio dopo Marco D’Eramo intitolava un libro "La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi", inquadrando il concetto a livello di lotta di classe (alla rovescia) di cui la guerra guerreggiata è solo uno tra gli strumenti. A calare la cosa nella pratica degli avvenimenti in Palestina ci pensa Franco Cardini in due post da leggere integralmente: Le vere vittime di un conflitto, e Due pesi e due misure. E a spiegarci a voce “La scacchiera Medio-Orientale” ci pensa Alberto Negri, in un podcast segnalatomi da Pasbas.

Ma io vi voglio lasciare con un cantante/chirurgo, che traeva da una poesia di Brecht questo testo, che metto per esteso accanto al tube della canzone. Si chiama Il monumento, sentitela e fatela sentire a chi non capisce (e segue da brava pecora il tragitto indicato dal bastone e dal cane del pastore, magari verso una nuova guerra mondiale "intera"); è di Enzo Jannacci, tratta dal suo album più bello.

Il nemico non è, no non è
oltre la tua frontiera;
il nemico non è, no non è
oltre la tua trincea;
il nemico è qui tra noi,
mangia come noi, parla come noi,
dorme come noi, pensa come noi,
ma è diverso da noi.

Il nemico è chi sfrutta il lavoro
e la vita del suo fratello;
il nemico è chi ruba il pane,
il pane e la fatica del suo compagno;
il nemico è colui che vuole il monumento
per le vittime da lui volute
e ruba il pane per fare altri cannoni
e non fa le scuole e non fa gli ospedali
e non fa le scuole per pagare i generali,
quei generali
quei generali
quei generali

per un'altra guerra...

domenica 24 marzo 2024

L'ISIS SUI MACCHERONI

E insomma, ormai ci abbiamo fatto l'abitudine: è perlomeno dal 2001 che ogni volta che serve i terroristi islamici entrano in azione. E non è la sola stranezza. Quella volta, un paio di giorni dopo trovarono i documenti cartacei degli attentatori intatti nelle macerie fumanti di un fuoco che secondo loro era stato così caldo da sciogliere l'acciaio. Stavolta, un paio di giorni prima gli USA avvisano via comunicato pubblico che la Russia è a rischio attentato. In mezzo, tutta una serie di eventi con l'obiettivo di indurre gli occidentali a rinunciare alla loro socialità fisica, miracolosamente interrotta quando una trovata geniale li ha rimpiazzati nello stesso obiettivo.

Non esiste alcuna ragione per cui dei terroristi islamici (non legati ad enclave islamiche in Russia come per alcuni episodi degli anni passati) nel momento preciso in cui gli occidentali tramite il loro avamposto sionista stanno sterminando (con una efferatezza cento volte peggiore, proprio numericamente, dei nazisti di quelle Fosse ardeatine di cui ricorre la commemorazione in questi giorni, ma chi osa parlare di genocidio passa i suoi guai) degli islamici, dovrebbero colpire nell'unica potenza potenzialmente amica anziché in occidente se non proprio in Israele. E la cosa ovviamente non viene minimamente rilevata dai commentatori sul mainstream, che anzi prendono in giro Putin che fa due più due e declinano le loro esternazioni di cordoglio in modo da indirizzarle alle vittime escludendo il popolo russo in quanto tale, colpevole di aver rivotato massicciamente il proprio capo.

Anzi, nei giorni scorsi abbiamo assistito a una serie di lezioni di democrazia impartite da cattedre variamente traballanti, dimentiche che dalle nostre parti sono almeno trent'anni che è impossibile votare qualcuno dandogli mandato di fare gli interessi nazionali, perché se lo eleggiamo o gli fanno cambiare idea o lo mettono fuori gioco. E dimentiche che invece è normale che in un Paese sotto attacco al limite dell'accerchiamento un popolo si stringa attorno al proprio leader, nella speranza che sia davvero quello capace di difenderli, come è stato peraltro quello che li ha portati fuori dalle sabbie mobili dopo il disastro eterodiretto di Eltsin preceduto dall'inganno a Gorbaciov.

D'altronde, dalle nostre parti dovremmo essere maestri nel riconoscere quando i terroristi fanno altri interessi rispetto a quelli che in teoria rappresentano: per decenni, abbiamo assistito a terroristi comunisti le cui azioni hanno impedito ai comunisti di andare al governo, a terroristi anarchici che hanno causato il compattamento dell'opinione pubblica a difesa del potere costituito, a terroristi fascisti che è stato molto comodo usare per rafforzare l'identità di un elettorato di sinistra che alla fine è stato decisivo nell'instaurazione di quel Quarto Reich che è l''Unione Europea, come solo un anarchico vero come De Andrè poteva accorgersi al tempo.

Quindi, che gli attentati di Mosca non siano quello che ci dicono è palese, che mirino a qualcos'altro è consequenziale. L'unica speranza è che questo "altro" sia sparigliare le carte in vista di una soluzione negoziale in Ucraina che comprenda il ritiro definitivo di Kiev dalle regioni russofone che dopo anni di angherie hanno chiesto aiuto alla madrepatria. Non è detto, è più probabile anzi il contrario, ma è possibile. Poi non dite che sono cupo...

sabato 13 gennaio 2024

LE BUFALE DEL PADRONE 4 - LE GUERRE "GIUSTE"

Immagine tratta da Combat-COC.org, cliccandoci sopra si ingrandisce
L'argomento principe che i fautori della UE oppongono ai pochi che si rendono conto di quanto questa "organizzazione intergovernativa" (che altro non è e probabilmente e sperabilmente non sarà mai) sia nefasta, è che i "padri dell'Europa" dopo la seconda guerra mondiale si posero l'obiettivo di realizzare un qualcosa che evitasse al vecchio continente di continuare nella serie di guerre lunga secoli che lo aveva caratterizzato fin li, con cotanto tragico epilogo.

Se anche si vuole concedere a Spinelli e soci tale nobile intento, però, si dovrebbe subito dopo rilevare che quelli che si incaricarono di attuarlo sbagliarono completamente l'impostazione, decidendo di edificare la casa comune degli europei su fondamenta economiche prima che politiche e sociali, in una sorta di gigantesco equivoco del postulato marxiano su struttura e sovrastruttura. Marx, infatti, osservava come si comportano "in natura" le società umane, con l'economia a fare da primo motore a cose che pretendono di esserlo e invece ci vanno solo a rimorchio, ma la sua lezione era semmai che era appunto compito della politica di spendere tutte le enormi energie necessarie ad imbrigliare questo potere naturale. Partire dalla unione economica prima e monetaria poi, pensando che quella politica e quella sociale e valoriale sarebbero venute dopo, ha conferito alle istituzioni economiche, monetarie in primis, un potere abnorme, sottratto inoltre, per come è bilanciato l'ordinamento dell'UE, a qualsivoglia controllo democratico. Consentendo di fatto la prosecuzione delle guerre intestine in Europa, solo senza armi fisiche, e in pratica consegnando ad alcuni Stati europei il manico del coltello con la cui lama hanno sbudellato altri, tra cui l'Italia. Applicando peraltro, soltanto in modo inconsueto, il famoso assioma di Von Clausevitz.

Si tratta dello stesso paradigma, in minore, di quanto è capitato al mondo da quando un filosofo proclamò la "fine della Storia" per via del crollo di URSS e Patto di Varsavia, e tutti ripetevano a pappagallo la versione mainstream per cui chiusa la guerra fredda si apriva per il mondo un nuovo lungo periodo di pace. Solo un visionario come De Andrè, di cui ricorre in questi giorni il venticinquennale dalla scomparsa, ebbe il coraggio di dire la verità, che sul muro di Berlino ballava la polka la scimmia del quarto Reich e bastava andargli sotto per vederle il culo. Infatti, per non avere l'Impero Americano più un contrappeso, anziché un'era di pace abbiamo visto il via libera a quella che persino un Papa peraltro assai contraddittorio ebbe a chiamare "guerra mondiale a pezzi". Due o tre di questi pezzi sono in cronaca, anche se con un ben diverso trattamento: gli ucraini per dieci anni angariano le enclave russe, e quando i russi intervengono in loro difesa, peraltro mantenendo la loro iniziativa bellica ben lontana dal potenziale distruttivo che sarebbero stati in grado di esprimere (anche perché sempre di un popolo fratello si tratta...), sono loro gli aggressori e i distruttori; i palestinesi osano un'azione "terroristica" contro chi li opprime da decenni, esecrabile come tutte le azioni di guerra ma dai risultati relativamente limitati in termine di vittime e di ostaggi, e quando gli israeliani intervengono massacrando civili a migliaia (dovremmo aver superato quota ventimila, una rappresaglia di sproporzione ben peggiore di quella dei nazisti ad esempio alle Fosse Ardeatine) la loro reazione viene reputata quasi unanimemente legittima. Ma se torniamo al 1990, e cerchiamo di compilare un elenco anche solo a memoria, e benché il risultato non possa che essere molto parziale le cose si fanno davvero raccapriccianti.

Tentiamo, sottolineando anche come ogni volta, ogni cazzo di volta, chi vuole una guerra parli di "guerra giusta" o peggio ancora di "missione di pace", con quella inversione linguistica che per primo denunciò George Orwell: dalla prima guerra del Golfo (1990/1991) alla disgregazione della Jugoslavia (1991 e seguenti), dall'appoggio all'indipendenza del Kosovo con bombardamenti Nato su Belgrado (1998) alla invasione dell'Afghanistan per "rappresaglia" all'autoattentato dell'11 settembre (2001 e seguenti), dalla seconda guerra del Golfo con cattura ed esecuzione di Saddam col pretesto rilevatosi falso delle armi chimiche (2003) alle cosiddette "primavere arabe" con culmine nella cattura ed esecuzione di Gheddafi (2011), dalle cosiddette "primavere arancioni" in Europa dell'Est con culmine nel colpo di Stato in Ucraina del 2014 vera origine del conflitto in corso ai mille conflitti minori (ma non per crudeltà e assurdità) in Africa e Asia, non c'è un solo episodio in cui il "padrone" non ci abbia sommerso di bufale, bugie belle e buone che sono state prese per verità fino a passare a luogo comune dalla maggior parte dell'opinione pubblica. Per questo non riesco a condividere questo amaro sforzo di ottimismo di Fulvio Grimaldi ancora a proposito della Palestina. Viviamo in tempi di neolingua, nella distopia orwelliana in cui si può "esportare la democrazia" a suon di bombe, contare i morti con metro diverso a seconda di chi sono, partire "per portare la pace" armati di tutto punto e poi percepire come ingiusti attentati le sanguinose rare reazioni delle Resistenze locali. E a chi osa tentare di raccontare le cose diversamente, appiccicare il bollino di "complottista" e isolarlo se piccolo, neutralizzarlo se grosso, imprigionarlo o eliminarlo se davvero pericoloso per l'establishment. Vero, Julien?

sabato 18 novembre 2023

PRIVATI DI TUTTO

Ho già fatto altre volte questo ragionamento, ma in questi casi repetita juvant - anche perché il Nemico usa ordinariamente ripetere le sue bugie ridondantemente e incessantemente fino a che non diventano luogo comune. Ad esempio, la metafora "Stato=famiglia", su cui si basa la narrazione che ci impone l'austerità, è falsa. Lo Stato è proprietario a titolo gratuito (a guerre di conquista chiuse) del territorio di cui è Sovrano e delle sue risorse. La famiglia no: deve pagarsi l'affitto o il mutuo della casa in cui vive, a meno che non l'abbia ricevuta in eredità da qualcuno che però se l'è pagata prima, nonché il sostentamento vitale (almeno, poi anche il "superfluo", in cui però sono incluse tutte quelle attività che noi consideriamo "superiori" come studiare, fare sport e frequentare nel tempo libero luoghi di divertimento e/o di cultura - Blondet la chiama "meravigliosa utilità dell'inutile"). Ciò comporta che se una famiglia riesce a fare tutto quello che vuole con i mezzi di sostentamento che ha, va in pari, sennò o risparmia o deve fare debiti. Per uno Stato sovrano non è così. Lo Stato ha da un lato le sue risorse proprie, dall'altro la sua potestà tributaria. Se gestito correttamente, va in pari o in avanzo. L'Italia, ad esempio, è in avanzo "primario" (al netto degli interessi sui debiti precedenti) quasi ininterrottamente da trent'anni.

Facciamo un esercizio logico. Da una parte abbiamo uno Stato retto bene, dall'altra una famiglia retta bene, per anni, senza sgarrare mai. Ma accade qualcosa: una calamità, un evento esterno imprevedibile, che colpisce tutto il territorio nazionale o una sua parte. O lo Stato si accolla le spese impreviste, o se le devono accollare le famiglie di quel territorio. Uno Stato sovrano, può emettere moneta sovrana quanta ne vuole, finché questa si spende sul suo territorio e va in tasca ai suoi sudditi che a loro volta spendono sul territorio, perché l'aumento di reddito generato dal moltiplicatore keynesiano è enne volte l'uscita e da questo maggior reddito derivano a giro abbastanza maggiori entrate fiscali da compensare la spesa. Quindi è possibile (e il contrario è un'altra menzogna bella e buona) ricostruire dopo un sisma, realizzare un piano dettagliato di messa in sicurezza del territorio dalle calamità naturali (ordinarie, checché ne dicano i terroristi del cambiamento climatico), finanziare la ristrutturazione di tutti gli immobili che lo necessitino (per l'efficienza energetica, o per divenire antisismici - no, il 110% non è stato un salasso per i conti pubblici, altra falsa narrazione, è stata creazione di base monetaria non autorizzata dai padroni di Bruxelles, che le case ce le vogliono far perdere, non ristrutturare), rifare tutte le strade e rinnovare i mezzi pubblici rendendoli gratuiti o quasi (di modo da rendere antieconomico, andare in giro con la propria auto, non illegale come sarà a breve). Perché allora non lo si fa (nemmeno i grillini, che lo avevano messo nero su bianco nel loro programma)?

Perché l'ideologia dominante, anche sui pensieri dei sudditi danneggiati ormai, ha fatto prevalere il luogo comune di cui sopra, e ha inoltre legato mani e piedi i cittadini elettori attraverso la cessione di sovranità monetaria a un ente privato sovranazionale controllato dal grande capitale. Per cui, lo Stato italiano non può più creare moneta, può al massimo prenderla a prestito, pagando interessi. Da noi, iniziò nel 1981, col divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia, e il debito schizzò dal 30 al 130 per cento del PIL nel giro di pochi anni (lo avrebbe fatto anche senza la collaborazione di un ceto politico corrotto, ma questo di certo gli ha dato una bella mano). E prese una dinamica tale che nemmeno 30 anni di bilanci virtuosi, tra i più virtuosi al mondo, ha potuto fermarla. Ad ogni necessità, i governanti del nostro Stato-non-sovrano dal 1982 possono solo ricorrere al debito, potendo solo scegliere tra debito pubblico e debito privato. E qui arriva la seconda parte del problema.

Non so se è chiaro, schematizzo:

  1. la scellerata adesione al progetto sovranazionale antidemocratico chiamato Unione Europea impedisce allo Stato di praticare una politica economica e finanziaria diversa da quella imposta dall'estero, anche se fortemente voluta dalla stragrande maggioranza degli elettori;
  2. il monopensiero monetarista spadroneggiante fa si che negli ultimi decenni ogni qual volta (in conseguenza del punto 1) sia stato necessario indebitarsi la scelta sia stata imporre l'indebitamento privato.

Peggio, nel tentativo impossibile di rientrare dal debito pubblico, non solo si è deciso che da un certo punto in poi dovevano essere i cittadini ad impoverirsi e se serve indebitarsi, si è anche deciso di vendere (meglio sarebbe dire "svendere") uno a uno tutti i "gioielli di famiglia" dello Stato. Le cosiddette privatizzazioni, accompagnate dall'altra balla ideologica secondo cui "privato uguale efficienza e risparmio, pubblico uguale spreco", hanno così "privato" lo Stato una a una di tutte le sue ricchezze, che garantivano la sua possibilità di creare base monetaria o comunque debito sovrano. In pratica, volendo tornare un attimo dentro la loro metafora, hanno fatto comportare lo Stato come un padre di famiglia scellerato che mano mano svende le sue proprietà fino al punto che non avendo più garanzie non trova nemmeno più una banca disposta a fargli un prestito.

L'ultima perla è la rete TIM, ma la lista è lunghissima. Lo Stato italiano aveva le sue ferrovie, le sue poste, la sua compagnia aerea, la sua rete elettrica, la sua rete telefonica poi telematica, il suo patrimonio immobiliare, eccetera eccetera. Tutta roba passata per quattro soldi nelle mani di privati, senza che peraltro quasi mai si avverasse la promessa di maggiore efficienza e risparmi per gli utenti finali. La sanità, già disastrata con la regionalizzazione, è nella lista delle prossime ruberie (la sanità privata: si cura solo chi ha i soldi). La scuola, con edilizia fatiscente e pericolosa come regola quasi senza eccezioni, è intanto aziendalizzata nella filosofia, in attesa del passo successivo. Gli rimangono, ancora chissà per quanto, i beni culturali, che sarebbero il nostro petrolio, il nostro oro: quella base "reale" sulla quale potrebbe fondarsi qualunque politica monetaria espansiva - senza rischio inflazione, se adottata in parallelo a un'azione politica volta a ridurre e mantenere a livello endemico la corruzione. Anche se quella che l'Italia possiede il 75% dei beni culturali del pianeta fosse una sparata, resterebbe comunque il primo posto al mondo, con enorme distacco, per concentrazione degli stessi rispetto al territorio, una proporzione tale che noi italiani dovremmo viverci tutti, direttamente e indirettamente, di attività connesse al loro sfruttamento recupero restauro valorizzazione, a beneficio del resto del pianeta pagante. Invece facciamo ponti e altre opere ciclopiche, con la quasi totalità dei mostruosi investimenti che finiscono in mani straniere e in maxitangenti, e quindi nessun effetto moltiplicatore a ricadere sugli italiani.

Nessun complottismo, solo voler tenere conto delle lezioni della Storia. Che è piena zeppa così di situazioni che si sono dimostrate nel tempo anche peggio di quanto i cosiddetti "complottisti" temevano e denunciavano, tanto: abbastanza da legittimare ogni sospetto in cronaca. Oggi è Draghi che confessa che l'Euro ha fatto perdere competitività all'Europa, ieri era Prodi che ammetteva che si forse si era accettato un tasso di cambio un tantino penalizzante per la nostra autonomia, domani, per chi campa, la truffa UE sarà studiata come un caso da manuale di inganno collettivo e conquista disarmata, proprio come oggi si fa finalmente con la truffa chiamata Unità d'Italia (e a prescindere se si voglia o meno smontare l'unione). Allo stesso modo, domani sarà lampante che l'11 settembre 2001 è stato un autoattentato, che lo stesso giorno del 1973 sono stati gli ultraliberisti americani a pilotare l'instaurazione di una delle più lunghe e sanguinose dittature del secolo scorso, che l'Intelligenza Artificiale è il colpo definitivo del piano di renderci tutti schiavi (perché "il lavoro rende liberi" è una verità elementare, anche se viene affissa nei cancelli dei campi di prigionia), di cui fanno parte l'identità digitale, la moneta digitale, e l'analfabetismo di ritorno, anche digitale, dovuto all'abuso del digitale a cui siamo indotti, e che la cosiddetta Pandemia è stata la prova generale di questo scellerato piano.

domenica 1 ottobre 2023

TRAMONTO OCCIDENTALE

...torneremo a vivere come dei barbari...

Franco Battiato, Tramonto occidentale, 1983

Prendo il titolo da un grande cantautore siciliano, e l'incipit da un suo collega quasi modenese - "Siamo di un'era in transizione fra una civiltà quasi finita ed una nuova inconcepita" - tratta da Mondo nuovo, brano che peraltro cita Huxley, uno che di distopie se ne intendeva qualcosina.

Ora, il problema delle fasi di transizione è che di solito quelli che le vivono non le riconoscono come tali, salvo alcuni che però se osano dirlo, che ci stiamo dentro e magari anche verso quale nuovo equilibrio sembra stiano portando, per gli altri diventano se va bene visionari da lasciare parlare nel vuoto ignorandoli, se no complottisti da zittire. E grazie alla manipolazione dell'opinione pubblica, nata un nanosecondo dopo l'opinione pubblica stessa, la narrazione negazionista della transizione stessa, o semmai indirizzata al suo mascheramento con una versione come minimo edulcorata quando non spudoratamente fasulla, diventa luogo comune facilitando l'isolamento delle voci fuori dal coro.

Può capitare, fidatevi, che financo persone che reputavate amici fraterni da un giorno all'altro vi mollino per non sopportare più la forza e la determinazione con cui sostenete le vostre posizioni eretiche, forse scambiando per presunzione e protervia ciò che invece è ammissione di debolezza e disperato tentativo di uscire dall'accerchiamento (in altre parole, urlate perché di notte vi hanno accerchiato e vi stanno malmenando e violentando, ma il problema è che voi urlate disturbando la quiete pubblica, eccheccazzo lamentatevi civilmente!). Mantenere vivo uno spazio di libertà come questo blog, per quanto minima (senza mai essere stata più che molto piccola) sia diventata la sua audience, è allora né più né meno che un'esigenza vitale. Percepita peraltro come un dovere civico irrinunciabile, come una Cassandra che sa sia di aver ragione e sia che sarà inascoltata ma lo stesso non può esimersi dall'avvisare i suoi cari delle sciagure incipienti.

Tra l'altro, senza ulteriormente scomodare la mitologia, ululare al vento l'avvicinarsi di sciagure ha per sua natura questa caratteristica: che se per caso a forza di farlo qualcuno comincia ad ascoltare e le sciagure vengono evitate, nessuno renderà merito all'ululante, anzi si dirà che visto che non si sono avverate lui aveva torto. Pazienza: ognuno alla fine se la gioca con la sua coscienza, e - nuovi studi provano che Lindo Ferretti e la sua "testa tagliata" avevano ragione - probabilmente "per l'eternità". Ragion per cui mi gioco il mio personale paradiso enumerandovi, e talvolta riservandomi approfondimenti futuri, i segni della deriva (già iniziata da un pezzo) coi pericoli all'orizzonte che annunciano:

  1. sostituzione dei poteri statali, controllabili (sia pure in misura relativa, e spesso più ideologica che effettiva) democraticamente, con un poli-centro di potere multinazionale non eletto e smaccatamente antidemocratico, che ha in mente un suo progetto di nuovo equilibrio mondiale in cui i valori "occidentali" (leggi: i diritti economici fondamentali acquisiti in alcune parti del mondo dopo la seconda guerra mondiale) non hanno posto, e per attuarlo impone una narrazione falsa sul clima, i diritti delle minoranze, l'inclusione e la proprietà privata;
  2. a fare da sponda a questo board mondiale, facendo da tramite nell'espianto di potere a suo favore, è stata appositamente disegnata e designata l'Unione Europea, centro di potere politico non eletto e non indirizzabile democraticamente che fa capo ad istituzioni monetarie private il cui obiettivo fondamentale è drenare dai privati cittadini quel po' di ricchezza che era stata loro concessa dopo la distruzione bellica, per concentrarla nelle proprie mani;
  3. chi non è d'accordo con il progetto di cui sopra ("2030: non possederai nulla") deve essere annichilito o ridotto alla ragione con qualunque mezzo, ecco il perché degli interventi in nord Africa e in medio oriente degli ultimi decenni, e dell'attacco Nato alla Russia raccontato come invasione russa dell'Ucraina - ed ecco perché chi ha a cuore la libertà nel mondo deve fare il tifo per Putin, per quanto controintuitiva possa sembrare la cosa, e sembra lo abbia capito persino quel D'Alema che mandò i bombardieri a Belgrado, figuriamoci: solo se vince la Russia (e per alcuni pare stia proprio vincendo e semmai il problema ora è come mollare l'Ucraina) il progetto può ancora essere fermato;
  4. l'interconnessione delle linee di azione del piano eversivo in atto è dimostrata anche dal fenomeno inflazione, tristemente riaffiorato in cronaca quando ci era stato promesso che cedendo sovranità all'UE non ne avremmo mai più sentito parlare; ma chi ha studiato ai tempi miei (oggi anche l'università obbedisce alla narrazione monocorde globalista-monetarista) sa che l'inflazione può avere diverse cause, e ciascuna causa richiede rimedi diversi, invece questi fanno la guerra, la guerra accende inflazione da costi (e da profitti, dice Bagnai, che ogni tanto si scorda che è al governo), loro la combattono come fosse inflazione da domanda (aumentando i tassi per drenare base monetaria) e tutto ciò toglie soldi dalle tasche della gente proprio mentre i prezzi aumentano: un vero e proprio crimine che col cazzo che i telegiornali vi raccontano per quello che è;
  5. è solo nel quadro complessivo su delineato che si può inquadrare correttamente la gestione criminale (anche nel senso che è direttamente appaltata alla criminalità organizzata: le ONG dalla faccia pulita fanno da fiancheggiatori) delle migrazioni nel Mediterraneo: se favorivi l'ingresso controllato di manodopera legale dovevi inquadrarla nelle tutele del lavoro occidentali, invece importando schiavi di fatto costringi i lavoratori occidentali pian piano (a seconda del settore) ad accettare lo smantellamento di quelle tutele pena restare fuori mercato (e il tempo gioca con loro: anche chi riesce a tenersi le tutele prima o poi va in pensione e muore, e i suoi discendenti non sapranno mai che quelle tutele siano mai esistite);
  6. idem si può dire (e chi vi parla ve lo ha detto per due anni e rotti, e riprenderà a farlo se dovessero ricominciare) della gestione della cosiddetta pandemia, le cui statistiche (anche dando per buone quelle ufficiali) viste da abbastanza lontano non saranno che una piccola increspatura sugli andamenti di lungo periodo, del tutto insufficiente a giustificare i provvedimenti epocali invocati e attuati (la cui motivazione va quindi cercata altrove), ma manipolate criminalmente (e sciorinate quotidianamente in modo da terrorizzarvi) sono bastate a creare una cesura (prima nessun allarme sociale giustificava un attacco alla libertà personali, dopo si - e se avete avuto un brivido alla schiena al messaggio di test che vi ha bloccato il telefonino, senza il quale non potete più vivere, fino a che non cliccavate "ok", avete capito, sennò no) che potrà essere utilizzata ogniqualvolta che si vuole, con la salute (già stanno provando a spacciare per nuova pandemia le risalite dei contagi anche se nemmeno arrivano a causare l'increspatura di cui sopra, forse anche solo per tenerci allenati o propinarci qualche nuovo dannoso "vaccino") come con l'ambiente (vedrete: non si fermeranno finché non si azzererà la mobilità privata dei non ricchi, anche se l'auto elettrica è un bidone energivoro molto peggio di qualsiasi diesel d'annata) e qualsiasi altro pretesto che troveranno.

Se non vi basta l'elencazione, qui sotto metto dei link di approfondimento ciascuno riferito ad uno o più dei punti precedenti.

  • Franco Cardini in un lungo ma prezioso post parla di economia reale e finanziaria (qui anche Bochicchio su Sbilanciamoci), capitalismo e democrazia, lavoro e intelligenza artificiale (punto 1 ma non solo).
  • Maurizio Blondet qui spiega come e perché ci vogliono poveri e morti, e si possa parlare complessivamente di "esproprio proprietario" (punto 2 ma non solo), e qui racconta e spiega come l'attacco ultratrentennale all'Italia, l'UE e la guerra in Ucraina siano indistricabili l'uno dall'altro (punti 1, 2 e 3).
  • Fulvio Grimaldi, uno degli ultimi grandi veri giornalisti che abbiamo, torna sull'11 settembre come paradigma della menzogna come strumento di potere. Menzogna che, come ricorda Mazzucco a proposito del caso Kennedy, prima o poi viene svelata come tale, specie se magari l'obiettivo a cui mirava è da tempo acquisito ed irreversibile. Quello che resta strano è come sia ancora possibile che, a fronte di così tanti esempi di narrazioni ufficiali smentite decenni dopo essere state protervamente affermate (in cronaca abbiamo Ustica con Giuliano Amato, ma la lista è lunghissima), la cosiddetta opinione pubblica sia ancora così disciplinatamente disposta ad accettare ogni nuova bugia (la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera: punto 6 e non solo).
  • Francesco Carraro qui mette a confronto gli attivisti di oggi con quelli delle generazioni passate, e il risultato è impietoso (un po' tutti i punti, qui si parla di ambiente, e di come quelli di Ultima generazione combattano la battaglia dei potenti senza nemmeno capirlo).
  • Ilaria Bifarini ci racconta come le premesse all'attuale situazione africana, quindi alla piaga delle migrazioni (punto 5), stiano nell'essenziale fasullità della cosiddetta decolonizzazione.
  • Massimo Mazzucco stana la Meloni sulla questione immigrazione (ancora punto 5): o l'UE esiste e allora i nostri confini sono i suoi (quindi la questione blocchi alle frontiere ad esempio con la Francia manco si pone) o non esiste e allora uscirne è solo un prendere atto di una situazione di fatto (rispettando peraltro le promesse elettorali, che anche se solo implicite hanno contribuito decisivamente alla vittoria). Il guaio è che la stessa cosa ci siamo detti con l'euro e il movimento 5 stelle, e ormai dispero di vedere prima di morire uno schieramento politico che sia uno che agisce secondo coerenza.
  • Chiudo con un video pubblicato da Heather Parisi - che mondo è quello in cui a far suonare l'altra campana (come già per il covid) dev'essere una ballerina? - dal titolo retorico La pretesa di governare il clima della Terra è una illusione?

giovedì 24 agosto 2023

LA PAURA COME STRUMENTO DI COMANDO

Abbiamo paura per ragioni evoluzionistiche che risalgono al primo organismo pluricellulare dotato di un insieme di cellule cerebrali, forse, sicuramente al cervello "dell'insetto" che magari sta sotto a quello "del rettile": siccome non averne aumenta la probabilità di morire prima di potersi riprodurre, siamo tutti discendenti di animali cui avere paura ha salvato la vita, ed ereditiamo tale caratteristica da così lontano e profondo che è impossibile eradicarla. Ma ciò vale per altri cosiddetti "istinti" primari: la riproduzione, la fame e la sete, il liberarsi delle scorie nocive. Di questi ultimi, però, è considerato buono e giusto, anzi carattere distintivo dell'essere umani cioè "superiori", gestirli attraverso il cervello "esterno", la mente logica (in altri termini "educarsi"), in modo che non si vada in giro liberamente ad accoppiarsi, orinare e defecare, e mangiare a crepapanza finché c'è del cibo disponibile, per la paura accade l'opposto: forse perché è il presupposto del Potere, essa viene coltivata e anzi stuzzicata in modo che paralizzi o renda obbedienti. Laddove invece un suo passaggio attraverso la mente logica ci direbbe che essa va governata, cioè ascoltata nella misura in cui serve davvero a salvarsi ma gestita quando supera questa misura.

Quello che è accaduto, sempre con qualsiasi guerra e con qualsiasi forma di terrorismo si siano inventati (in Italia nei decenni scorso, la cosiddetta Strategia della tensione; nel mondo post guerra fredda, il Terrorismo islamico e la farsa dell'11 settembre), di recente con la cosiddetta Pandemia, e sta accadendo adesso con il cosiddetto Cambiamento climatico, è perfettamente nella traccia di questo paradigma: il Potere sfrutta l'istintiva paura dei sudditi per guidarli come greggi dentro agli steccati. Avrete certamente notato come sempre più spesso per qualunque cosa facciate vi appare da qualche parte il relativo impatto in CO2? Sembra una cosa figa, ciascuno di noi vuole salvare l'ambiente ci mancherebbe, però il green pass l'avete accantonato, si, ma intanto avete imparato che esiste come si usa e cosa comporta, è un attimo reintrodurlo come una sorta di patente a punti carbon-neutral, solo che lo faranno per gradi, per dare modo alla rana di bollire senza accorgersene, e nel frattempo terrorizzarla con uno stillicidio di notizie quotidiano: ogni giornata calda è "allarme rosso per temperature estreme" (mi è arrivata mo' mo' una notifica così dall'app meteo sul telefonino, vi giuro), ogni temporale estivo una "bomba d'acqua", e tutto e il contrario di tutto è colpa del cambiamento climatico antropogenico. Potete giocarvi i cabbasisi che nel giro di qualche anno tutte le nostre libertà personali elementari saranno subordinate al punteggio disponibile sul certificato verde, sotto a un certo livello del quale sarà impossibile vivere: vedremo (facendo parte del novero, purtroppo) milioni di vecchi con una pensione da fame reclusi in case che avranno dovuto svendere mantenendo la nuda proprietà a fondi immobiliari non avendo i soldi per ristrutturarle secondo i criteri imposti dal Tiranno/UE (i più fortunati, gli altri in affitto o peggio). E, nella vulgata ufficiale, sarà persino colpa loro, ambientovori che non sono stati altro per tutta la vita, boomer di merda. Paura per paura, abbiate paura di questo scenario, e paura per paura, usate la vostra paura per fare tutto quello che potete per evitarlo, finché ve lo faranno fare. Farete lo stesso la stessa fine, forse, ma con la parziale consolazione che almeno ci avrete provato.

A suggerirmi questa tematica tutt'altro che agostana è stato questo post di Fulvio Grimaldi, che vi invito a leggere. Assieme, visto che mi trovo, ad altri interessanti spunti di approfondimento:

  • Halak su Comedonchisciotte, su come viene instaurato e governato questo meccanismo liberticida;
  • ancora su Comedonchisciotte, un redazionale su come viene attuato il cambio di paradigma nelle scuole (a formare schiavi, non cittadini pensanti, abituati fin da piccoli ad essere quantitativamente valutati: avete mai provato a fare un test Invalsi di prima media? provateci...);
  • Koenig sempre su Comedonchisciotte, su come sia deducibile un piano criminale dietro il "cambiamento climatico";
  • Clauser, premio Nobel per la fisica, su La verità smonta il teorema (ha ragione o torto? basterebbe poterne parlare dati alla mano. Invece ora si usa etichettare chi sostiene una tesi diversa da quella imposta come complottista negazionista cospirazionista, escludendolo dal dibattito - e ci si mettono pure i blogger famosi ponendo la propria intelligenza e ironia al servizio del Potere senza nemmeno accorgersene, e così usando lo sfottò, che è violenza dall'alto, credendo di fare ancora satira, che è ribellione dal basso);
  • stesso discorso per Battaglia, sempre su La verità, che ritiene di dimostrare dati alla mano che la CO2 è scesa troppo, altro che salita: forse ha torto, ma lo sentiremo mai intervistato al TG o invitato a un dibattito pubblico in condizioni di parità? domanda retorica, certo che no: sia mai qualcuno venisse infettato dal germe del Dubbio, e concludesse non dico che magari ha ragione lui, ma che la questione è perlomeno controversa e complessa quindi non è proprio il caso di arrogarsi il diritto/dovere di intervenire, hai visto mai facciamo più casini anziché risolvere...

domenica 27 febbraio 2022

LA FINE DELLA FINE DELLA STORIA?

Verrebbe da dire che finalmente si parla d'altro, se non fosse da un lato che questa è una tragedia con molti tipi di vittime, e dall'altro che a guardare bene la guerra in Ucraina sta alla pandemia come il giorno successivo a quello precedente sulla stessa agenda. Ma andiamo con ordine.

La distruzione del blocco sovietico una trentina di anni or sono, infatti, non fu purtroppo "la fine della Storia" con l'affermazione definitiva dei valori occidentali democratici come a qualcuno sembrò e a molti piace ancora credere, fu invece l'inizio di una nuova Storia (eh già: è sempre così) nella quale all'equilibrio tra due superpotenze si sostituì lo strapotere di una, e il fatto che questa sia dei "nostri" (e cito non a caso i film western...) non cambia i termini della questione. Non avere contrappesi al proprio potere porta a montarsi la testa ed inanellare errori su errori anche il più mite degli esseri umani, figurarsi il più grande complesso economico e militare di tutti i tempi: non c'è bisogno di postularne la "cattiveria", è la fisica dei sistemi che spiega come mai gli USA e i loro alleati non abbiano combinato che guai, dal 1990 ad oggi.

L'elenco dei misfatti è lunghissimo: dissoluzione della Jugoslavia, prima guerra del Golfo, questione Kosovo e bombardamenti su Belgrado, autoattentati dell'11 settembre e invasione dell'Afghanistan, poi dell'Iraq con tanto di assassinio di Saddam sulla base della bugia (poi persino ammessa) delle armi chimiche, canovaccio poi ripetuto (con gli stessi esiti di definitiva destabilizzazione di una regione cruciale) in Libia con Gheddafi, primavere arabe, espansione della Nato a Est fin sotto le frontiere russe, e sto citando a memoria sicuramente scordando parecchie altre questioni. D'altra parte, una disamina più attenta in Rete c'è già, l'ha scritta.... Putin! E vi consiglio di leggerla dall'inizio alla fine, perché se demonizzare è comodo e semplice, cercare di capire le ragioni altrui, anche di chi considerate Nemico, anche di chi vi sta antipatico, è il primo passo per la Pace, e sennò non avete diritto di atteggiarvici a paladini. Nemmeno a me è simpatico, Putin, ma se al posto suo ci fosse uno dei nostri politici a libro paga straniero, accetterebbe senza un plissé i missili USA alla frontiera con tutto ciò che la cosa comporta in termini di definitiva perdita di sovranità. Invece è uno che (mentre fa quelli suoi, ok) fa gli interessi del proprio Paese - avercene! - e non solo è riuscito a risollevarlo da dove i prezzolati traditori suoi predecessori lo avevano precipitato, ma ora che lo ha ridotato dei mezzi per resistere agli embarghi si può permettere di tracciare una riga, e dimostrare come può che intende farla rispettare. Vista così, la responsabilità della guerra è di chi ha tentato di superarla, quella riga.

Tra i misfatti dell'occidente, la questione Jugoslavia è particolarmente utile a inquadrare correttamente quella odierna. Nato a tavolino durante i trattati di pace a fine prima guerra mondiale, dalla dissoluzione degli imperi austroungarico e ottomano, quello Stato grandemente eterogeneo dal punto di vista etnico e religioso trovò il suo collante nel socialismo e nella resistenza antinazifascista durante la seconda. Il suo sviluppo fu prodigioso, anche grazie alla logica pianificazione di piazzare le industrie (anche la Fiat, si, ricordiamolo) al nord, vicino l'Europa e i porti, e l'agricoltura al centro-sud. Alla dissoluzione del blocco sovietico, un Occidente razionale avrebbe dovuto in prima battuta scoraggiare le tendenze centrifughe di Slovenia e Croazia, e in seconda semmai promuovere negoziati pazienti per una scissione controllata, come si fa per i beni di una coppia in vista del divorzio. Invece, quando i due succitati Paesi, peraltro guidati da personaggi provenienti da una triste tradizione collaborazionista nazifascista, dichiararono la propria indipendenza, il blocco occidentale si affrettò a riconoscerla, guidato badate bene dalla Germania e dal Vaticano che lo fecero la notte stessa. Fu quella, la causa della guerra, non la presunta "cattiveria" dei serbi. Il paradigma si ripeté meno di dieci anni dopo in Kosovo, sbocco sul mare della Serbia che ci affrettammo a spalleggiare al punto di mandare i cacciabombardieri su Belgrado, dove un giovane Djokovic sognava di diventare numero 1 del mondo allenandosi sotto le bombe. Ora che a dichiarare l'indipendenza è il Donbass, e a riconoscerla immediatamente per poi intervenire militarmente per proteggerla è la Russia, qui da noi si straparla di manovra guerrafondaia. Quando abbiamo fatto noi, per due volte nel giro di dieci anni, la stessa identica cosa, era giusto. Questa è la nostra coerenza. Amiamo dirci democratici e postare foto di Putin coi baffetti alla Hitler, ma nel citare a sproposito "baffetto" dimentichiamo chi era con lui e chi contro, e chi lo sconfisse e a che prezzo.

Con questo, non sto giustificando nessuna azione militare. Ma intanto si ha titolo a non giustificare quelle altrui adesso solo se ieri oggi e domani non si giustificano le nostre, specie se del tutto analoghe come paradigma. E poi, e infatti, l'indipendenza della repubbliche ex sovietiche comportò la presenza al loro interno di enclave russe, di cui finché l'impero sovietico era in piedi poteva non importare niente, e di cui quando questo si dissolse la Russia non si occupò intanto perché comunque non aveva potere economico e militare per farlo, poi perché la Nato non aveva ancora iniziato a espandersi a Est, e poi comunque perché era governata da un collaborazionista come Eltsin, che oltretutto sovraintese anche a privatizzazioni selvagge a vantaggio dell'occidente e di oligarchi dal dubbio pedigree lasciando i russi in mutande (e l'aver invertito con successo questo processo spiega, a chi vuole capirlo, l'amplissimo consenso di Putin in patria). Quindi si, si negozi la pace, subito. Ascoltando però anche le ragioni degli altri. Stop alla estensione della Nato e anzi ritiro da tutti i Paesi al confine con la Russia. E ridisegno di tutti i confini delle repubbliche ex-sovietiche, in primis di quella in cronaca ma non solo, in modo da tutelare tutte le etnie e non solo quelle che piace a noi. Parlare di pace a condizione che gli altri accettino di subire le nostre imposizioni non è pacifismo, è imperialismo. Anche se mettete la bandiera arcobaleno a illustrare i vostri post.

E torniamo alla tesi iniziale. Sono due anni che questa voce (tra le poche) vi ripete che la pandemia è parte, dopo eurolandia e l'ambientalismo gretino e prima di una immensa crisi energetica, di una strategia globalista di riduzione dei cittadini occidentali a sudditi dell'impero. Se davvero la guerra in Ucraina accendesse una escalation, con tutte le armi nucleari in possesso dei contendenti se non fosse la fine del mondo sarebbe un problema dei pochi sopravvissuti riscrivere la Storia, magari mentre tentano di ricostruire un mondo in cui vivere. Ma se anche, come per fortuna è al momento più probabile, finisce in un qualche accordo, il gradino verso un nuovo livello dei costi dell'energia è salito e non scenderà. La transizione ecologica deve avvenire, e si è capito che a ragionamenti la decrescita felice e spontanea i sudditi dell'impero non la adotteranno mai se non marginalmente. Con la pandemia ci hanno fatto rapidamente accettare l'idea che senza un lasciapassare governativo soggetto a rinnovo a capriccio del principe tante cose che fino a ieri reputavamo nostri diritti inalienabili ce le possiamo sognare. Il piede di porco ha sollevato uno spiraglio nella saracinesca, oggi la mano fa scivolare dentro un ordigno. "Niente sarà più come prima", ci avevano avvisato.

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