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sabato 9 maggio 2026

FAI DEL BENE E TACI

Si, l'ha inventata lui, per aver fatto fortuna imitando le mosse di un distrofico
Ci ho pensato molto, prima di questa confessione pubblica, perché è un attimo e ti trovi seppellito dagli haters, oggigiorno. Ma coi pochi contatti che oramai racimolano i miei post, che pubblicizzo un minimo solo sui social più "da anziani", mi sono detto che se rischio rischio poco. Dunque eccola: non reggo le raccolte fondi benefiche. Piantine, corse, maratone TV, partite del cuore, eccetera. E nemmeno gli spot televisivi che le supportano, quelle o in genere le associazioni private a scopo benefico. Ma detta così è brutta, mi rendo conto di dover spiegarla meglio.

Innanzitutto, massimo rispetto per chi decide di destinare proprie risorse, economiche o di tempo, agli altri, anzi, ci mancherebbe. Solo preferisco chi lo fa senza dirlo. Chi se lo fa o non lo fa sono cavoli suoi, anche perché non dimentica mai che lo fa per se stesso, per tacitare la sua coscienza del culo che ha avuto a nascere qui ad esempio, non lo dice e anzi se si viene a sapere gli da fastidio, minimizza, si schernisce e cambia discorso. Io di mio ho fatto una unica eccezione a questo principio, per Le ricette di nonna Carmela e il sostegno a La svolta umanista per la costruzione di una scuola in Guinea, ma non era per vantarmi, era per giustificare il fatto che il libro di ricette di mia nonna lo vendevo anziché regalarlo, e infatti finita l'edizione cartacea l'ho regalato tramite questo blog e un apposito gruppo su Facebook.

Ma al rispetto per le singole persone non si riflette automaticamente sulle entità che hanno come ragione sociale la beneficenza, e devono per sopravvivere destinare alla propria organizzazione quote rilevanti dei fondi che raccolgono, con questa percentuale a fare da criterio di classifica delle peggiori. Certo, si dirà e si dice, laddove le istituzioni pubbliche sono carenti bisogna solo ringraziare quelle entità private che si incaricano di supplire, e queste in qualche modo devono finanziarsi. Ma questo non deve giustificare, come invece ormai sempre più scontatamente fa, l'assuefazione a considerare luogo comune il fatto che lo Stato non possa e non debba prendersi carico di talune situazioni quindi è dovere civico sostenere le associazioni private che vanno a riempire il "buco". La cosa, oramai, arriva a giustificare il buco stesso. Per un vecchio comunista, invece, sarebbe la sanità pubblica a doversi occupare ad esempio di ricerca sul cancro e le malattie rare, magari assumendo ricercatori, così come lo Stato a dover ricostruire in deficit le aree terremotate o disastrate o meglio ancora a riprendersi cura del territorio e annessi e connessi per minimizzare i danni di futuri sismi o alluvioni.

Ma se per le associazioni vale comunque il principio di libertà di iniziativa, e il diritto di discernere una per una chi ci sembra più meritevole da chi invece ci sembra più autoreferenziale, tutt'altro discorso va al terzo attore di questo teatrino, il peggiore: quelle entità, pubbliche o private che siano, che usano il sostegno alle associazioni e/o iniziative di cui sopra per rifarsi il look, per farsi belle agli occhi di tutti in questo modo invece che svolgendo al meglio i loro compiti istituzionali le prime, o proprio per coprire l'opacità e indicibilità dei propri veri obiettivi le seconde. Contribuendo le prime a rafforzare il luogo comune di uno Stato che non può spendere a deficit per il benessere dei cittadini ma invece sostiene col contributo entusiasta dei propri dipendenti quelle entità che devono supplire ai suoi compiti disattesi, le seconde ad alimentare quel sottobosco di intrallazzi che è il turbocapitalismo multinazionalista di oggi nascondendolo alla vista del popolo bue.

martedì 10 giugno 2025

QUINDICIMILA VOLTE GRAZIE

Ho aperto il gruppo FB sul libro Le ricette di nonna Carmela quando avevamo esaurito la tiratura, e costruito coi proventi di quella iniziativa, e di quella di cui era figlia e coronamento, una scuola in Guinea Conakry. La storia è raccontata per esteso in una delle pagine statiche di questo blog.

Per una delle insondabili dinamiche del web e dei social, anni dopo la sua creazione il gruppo suddetto ebbe una clamorosa impennata di iscritti, che ho commentato al tempo in un post che oggi potrei riscrivere, anche se la curva della crescita si è addolcita, perché abbiamo raggiunto una cifra tonda e le cifre tonde piacciono agli umani, non si sa perché.

Ma anziché ri-ragionare sulle dinamiche, e un po' anche per compensare la mia scarsa partecipazione al gruppo social (dopo avervi postato tutte le ricette del libro una a una, ho lasciato che fossero i membri a contribuire con le loro, limitandomi ad approvare le nuove richieste di iscrizione e fare un minimo di controllo sui post impropri e i pochi nuovi membri che provano a usare il gruppo per finalità diverse da quelle proprie, di condivisione a titolo gratuito di cultura culinaria tradizionale), oggi vi racconto qualcosa di nonna Carmela proprio. Anzi, delle storielle di lei bambina che amava raccontare a noi bambini, denotando quella autoironia che è materia propedeutica dell'intelligenza. Storie che ci catapultano nella Calabria ulteriore di oltre cent'anni fa, per dire.

Carmela era una bambina un po' tontolona che aveva una sorella furba, Pasqualina. La madre, consapevole di questa differenza, affidava di solito i compiti più delicati alla sorella, ma talvolta era costretta dalle circostanze ad investire Carmela, di solito avendosene a pentire. Come quando le lasciò in affidamento il pollaio e lei per sconfiggere la noia ubriacò le galline di vino (con tanto di imbuto e bavaglino) divertendosi a vederle barcollare (ma uccidendone alcune). O quando fu mandata a portare un uovo forse alla nonna e lei per strada si mise a lanciarlo in aria scommettendo di riprenderlo al volo con il davanti del suo grembiule, ovviamente non riuscendoci. O ancora l'unica volta in cui fu mandata lei a fare la spesa, con un fazzoletto nuovo pieno di monete per pagare, e lei mentre andava, notata una monetina arruginita su un gradino, memore di tutte le volte che la sorella furba era stata lodata per aver portato a casa ogni sorta di tesoro trovato per caso per strada, si ferma colma di gioia e corre a casa a esibire il trofeo... dimenticando il fazzoletto col gruzzolo su quel gradino, e ovviamente precipitarsi indietro non servì a nulla. Ma questi erano gli abstract, le storie ve le racconto in riggitano, con le parole in cui le ho sentite e risentite oltre cinquant'anni fa.

I JADDHINI

'Na vota me mamma mi lassau mi vardu 'e jaddhini. Ma dopu un pocu, jeu cuminciai mi mi siddhìu. Allura pinzai: s'i pigghiu a una a una, ci mentu na sirbietta nto coddu non mi si llordanu, e ci rugnu a mbiviri u vinu, virimu chi fannu. Siccomu n'o vulivanu, cciù calai pi fforza cu mbutu. Non ti dicu: appena mbivivanu, cuminciavunu mi firrianu tornu tornu chi era nu spassu. Ma poi carivanu ddanterra e parivanu morti, e jeu mi mmucciai. Quandu turnau me mamma, vitti i jaddhini morti e jeu chi non c'era, e pinsau chi era vinuta na faina e cuminciau mi grira e mi chiangi, cusì jeu niscia fora e ci cuntai a virità. Mi mmazzau i tumpulati....

L'OVU

'Na vota me mamma mi rissi "va portici n'ovu a to nonna chi m'u circau". Ma era luntanu e jeu p'a strata non mi mi siddhiu pinsai a nu jocu: "ora u tiru all'aria, poi quandu scindi apru u scossu ra vesta e u pigghiu". Mi mi cumbinciu, u ripitia un pocu i voti: "u tiru all'aria, poi quandu scindi apru u scossu ra vesta e u pigghiu". U tirai, iddhu cariu, apria u scossu, e n'o pigghiai.

A SPISA

Me mamma mi diciva sempri: "malantisa, to soru Pasca quandu a mandu a cacchi parti torna sempri chi truvau cacchiccosa, e tu non trovi mai nenti, pirchì iddha è dritta e tu si babbasuna". E a mia mi fazzu surbizza delicati non mi mandava mai. Ma na vota me soru non c'era e pi fari a spisa mandau a mia. Mi ressi un fazzolettu bellu novu novu tuttu rricamatu cu nu pocu i sordi arruvugghiati dda intra, mi rissi chiddu chi aviva a cattari, e mi mandau. Appena vutai l'angulu, supra nu bizzolu vitti un sordu, bruttu,vecchiu, tuttu ruggiatu. Mi ssittati m'u vardu. E pinsai: "si ciu portu subitu a me mamma non rici cchiù chi l'unica dritta è me soru!". E cusi fici. Quandu rruvai a casa, ciù purgia cu na risata tanta e me mamma mi rissi "e brava a Carmela" e mi stava randu na baciata, ma poi si fermau e mi rissi "e a spisa?" "non ghia ancora" "e u fazzolettu" "supra u bizzolu". Fujimmu, ma ndi truvammu dui, comu ricimu nui pi diri chi certu chi non c'era nenti. Dda vota i mbuscai peggiu i chidda r'i jaddhini...

Un vecchio adagio dice che le persone non muoiono finché i vivi le ricordano. Nonna Carmela secondo l'anagrafe è morta a quasi 95 anni nel 2003, ma è ancora qui e vi ringrazia uno a uno tutti e quindicimila.

venerdì 22 settembre 2023

APRIRE UN BLOG DI RICETTE

"Come fare i soldi facili" è un argomento così attraente che prima che l'oggetto di infinite mail di spam, e di una miriade di spazi web di ogni tipo, era in sostanza nel titolo di una marea di libri più o meno economici (e più o meno ciarlatani: se conosci il metodo per fare i soldi perché non li hai fatti tu e tenti invece di raccattarne un po' cercando di vendermi sto libro?) messi peraltro bene in vista anche dalle librerie più serie, perché vendevano molto di più della media dei romanzieri. Quello che vi sto per raccontare è la ragione per cui, se io oggi dovessi dare un consiglio, darei quello che ho messo per titolo a questo post.

Come sa chi mi segue, ho pubblicato tre libri, due di narrativa nel 1999 e nel 2019, e uno di ricette nel 2011. Manco a dirlo, quest'ultima impresa è stata l'unica con un utile, e meno male, perché l'intenzione fin da prima era di destinarlo ad altri: l'iniziativa ebbe origine in seno a "Fondazione Salsajazz", nata per indirizzare verso alcune adozioni a distanza (tramite a conoscenze dirette in una associazione che operava in Guinea Conakry) il giro di denaro che si originava nelle centinaia di feste di compleanno di un gruppo di salseri foltissimo, anziché buttare soldi in regali inutili. Quando la salsa cominciò a passare un po' di moda, e quel gruppo come spesso accade superò il vertice della parabola iniziando a calare di consistenza numerica e compattezza, gli stessi ragazzi dell'associazione ci proposero, se ne avessimo avuto modo e possibilità, di passare dalle singole adozioni alla costruzione di una scuola in loco. Serviva solo qualcosa per darci quella possibilità.

Mia nonna Carmela era una cuoca fantastica, almeno per noi nipoti. Come molte, concedo. Ma quando io lasciai Reggio Calabria per lavoro, non volendo fare "la fine" di quasi tutti gli studenti fuorisede (se va bene, pasta e tonno), presi a telefonarle per farmi dire come si cucinavano i suoi piatti, facendo pratica sia come "cuoco" che nel mio dialetto riggitano (che le nonne di una volta usavano di default). Mi piaceva tanto percepire la sua soddisfazione, che la chiamavo anche quando la ricetta me la ricordavo benissimo, e poi magari la richiamavo per farle ascoltare in diretta l'apprezzamento dei miei eventuali ospiti. Quando morì, a 95 anni e avendo cucinato fin quasi alla fine, scoprii che sua figlia, la mia amata zia "signorina", essendole stato sempre impedito dalla madre ogni accesso in cucina, negli ultimi tempi si era fatta dettare alcune ricette appuntandole in un quaderno. Appena visto il quale, lo chiesi in prestito e buttai giù di volata il libro di ricette di che trattasi, unendo i testi in italiano alle traduzioni in riggitano che venivano dalla mia memoria. Per realizzare il libro, mi serviva solo l'aiuto di un amico cuoco che preparasse i piatti magari presentandoli decentemente e fotografandoli, visto che per la parte grafica della pubblicazione e per la ricerca della casa editrice bastava la mia esperienza professionale. Il gioco era fatto. E l'operazione ebbe grande successo, la scuola dovrebbe essere ancora lì a testimoniarlo.

Quando ogni copia fu venduta, ho preso a pubblicare le singole ricette su questo blog, sotto l'apposito tag, mettendo i link ai post, oltre che nel gruppo Facebook di questo blog stesso, anche in un gruppo appositamente creato per il libro di ricette. Come sapete, il blog non ha scopo di lucro, non c'è nemmeno un bannerino di adsense, lo faccio solo per sfogare la mia grafomania con chi ha la bontà di seguirmi. D'altronde, se anche il banner ci fosse, col mio numero di contatti medi giornalieri, peraltro in continuo calo, non ci farei nemmeno un caffè, e va bene così (per il lavoro che faccio, peraltro, ogni attività extralavorativa remunerata dovrebbe essere autorizzata: meglio evitare del tutto). Ma il gruppo del libro di ricette, a distanza di oltre sei anni dalla ultima pubblicazione di una ricetta, e a distanza di dodici dall'edizione del libro, continua a raccogliere ogni giorno nuove adesioni. Ecco il perché del mio consiglio iniziale: è vero che ce ne sono già tanti, ma evidentemente il mercato è ben lungi dall'essere saturo, per cui se volete fare un po' di soldini col web, lasciate perdere il porno, che non tira più (sic), aprite un sito di ricette e pubblicizzatelo sui social. A me invece come remunerazione basta il pensiero che, se è vero che uno vive fino a quando un vivo se ne ricorda, allora la mia amata nonna è ancora viva vent'anni dopo il decesso anagrafico, vi guarda dalla testatina del gruppo e vi detta le sue semplicissime ricette.

Vi saluto con tre avvertenze ai membri del gruppo:

  1. se vi molestano i continui saluti ai nuovi membri, credo ci sia il modo di silenziare le notifiche;
  2. se volete le ricette, le trovate come post singoli scrollando nel gruppo stesso fino a giugno 2017 e indietro, oppure a questo link (abbiate pazienza, dalla seconda pagina in poi: andate in fondo e cliccate su "post più vecchi");
  3. se vi interessa l'aspetto culturale, ogni ricetta oltre che in italiano è scritta nella mia particolare (e al suo interno rigorosa) translitterazione del dialetto reggino, che poi usai per i dialoghi tra alcuni personaggi di Sushi marina.

domenica 2 febbraio 2020

(RI)ESCE SUSHI

Sento parlare di editoria italiana in crisi da quando ancora andavo a scuola e l'editoria non era ancora in crisi. O almeno, avendo saputo come finiva con l'avvento di Internet e smartphone, non avrebbe osato dirsi in crisi... Eppure, da grande volevo talmente scrivere un libro che a un certo punto ne pubblicai uno, non proprio con un editore a pagamento ma insomma col patto che tra parenti e amici sarebbe andata via una certa tiratura. Inoltre la casa editrice fece comunque in modo che Chi c'è c'è fosse nelle librerie almeno delle città in cui vivevo o avevo vissuto, per cui alla fine non ci fu da lamentarsi, ma nel 1999, pur non avendo ancora letto Umberto Eco sull'argomento (non leggo i bestseller se non dopo qualche anno, di solito...), mi promisi che non avrei mai più rifatto quel tipo di esperienza, mi fosse anche costato di non pubblicare mai più niente.
D'altronde, non scrivo "facile" quando si tratta di letteratura, sul blog di politica musica e altre amenità si, ma ho troppo rispetto del genere per ritenermi all'altezza di frequentarlo spesso. Sono, come forse si dice in gergo, uno scrittore stitico. Insomma, tengo molto al fatto di essere uno che scrive un libro ogni dieci anni mentre intanto ne legge dieci all'anno: se tutti si attenessero a una proporzione simile, sarebbe smentita la boutade per cui in Italia ci sono più scrittori che lettori, e le cose andrebbero un po' meglio.
In vent'anni, ho violato le consegne solo una volta e solo per una buona ragione: realizzare in proprio (o quasi, se non era per Pino che cucinava e fotografava i piatti!...), dai testi alla grafica alla stampa alla distribuzione, il libro Le ricette di Nonna Carmela, ci ha consentito praticamente di ultimare un progetto di beneficenza che era iniziato con adozioni a distanza ed è finito con la costruzione di una scuola in Guinea, senza trattenere un centesimo oltre le spese vive. Abbastanza per autoassolversi, direi.
Ma quando si è trattato di cercare un editore per la mia terza opera, e primo romanzo seppur tecnicamente "breve", ci ho tenuto a trovarne uno magari piccolo ma "vero",  che non mi imponesse nessuna quota di preacquisto, e fosse legato al territorio di elezione della storia, peraltro scritta in parte in dialetto riggitano. Si chiama Leonida, forse alludendo a grandi imprese a partire da piccoli numeri. Se non l'avessi trovato, avrei magari lasciato perdere, oppure optato per il self-publishing: le piattaforme oramai sono tante e alcune molto buone e serie, e tra lettori del blog e amici di facebook in tanti avreste potuto scaricarvi l'e-book o ordinarvi la stampa, avvisati dalle mie numerose e ricorrenti segnalazioni. Invece, avendo scelto l'editoria tradizionale, vi ho lasciato in pace fino ad oggi, limitandomi ogni tanto a un post interlocutorio.
Adesso invece finalmente è ufficiale: il 22 febbraio prossimo a Reggio Calabria, presso i locali della libreria Spazio Open di via Filippini 23, alle 17.30, a cura dell'associazione Anassilaos, una realtà ormai consolidata del panorama culturale reggino, la stessa che vent'anni fa ebbe a premiare il mio Chi c'è c'è come opera prima, verrà presentato a chi vorrà esserci Sushi Marina.
I non reggini possono già da qualche mese ordinarlo online, magari a prezzo scontato e senza spese di spedizione come su mondadoristore, ebay, lafeltrinelli, ibs o eprice (ho fatto un giro pochi giorni fa, controllate prima di procedere). Ma ai reggini do appuntamento in libreria. Ndi virimu vjatu, figghioli!

domenica 1 dicembre 2019

SMISURATE LE PAROLE

"La verità è odio verso chi odia la verità": togliere la libertà di
odiare è togliere l'ultima arma possibile a chi è stato maltrattato
Mi hanno invitato su Facebook, a un gruppo contro l'odio (si chiama proprio "basta odio"). E' stato un "amico da facebook", un cristiano con cui forse qualche volta ho giocato da bambino per strada nel quartiere, e che non so per quali vie mi ci trovi in contatto via social, non avendoci scambiato una parola almeno da 40 anni. Magari però è una brava persona, anzi ne sono certo, ed è questo il peggio. Il fatto è che l'odio è un sentimento, e io trovo abbastanza terrorizzante il fatto che di recente si sia addirittura deciso di legiferarci sopra: sarà che ho letto Orwell, ma davvero, non per finta citando la vulgata che parlasse in funzione anticomunista. Mi spiace declinare l'invito, ma io sono a favore, dell'odio come di qualsiasi altro sentimento sincero.
Perché? Come perché? Ma ditemi voi, se ad esempio il mio popolo viene sottomesso, sfruttato, schiavizzato e maltrattato, non avendo né la forza né la capacità o i mezzi per reagire, ma porcogiuda almeno il cazzo di diritto di odiare chi ci sottomette sfrutta schiavizza maltratta ce lo volete lasciare, o no? Avrei anche il diritto di ribellarmi, eventualmente, e se serve con la violenza, in tal caso. Per cui cambio esempio, facciamo che una intera classe di politici abbia svenduto il mio Paese al Nemico, o perlomeno che io creda liberamente (o volete togliermi anche la libertà di pensiero?) che questo sia esattamente il modo migliore per sintetizzare la parabola dell'eurozona (o se preferite, quella delle privatizzazioni, ad essa prodromica). Se io decidessi di tramutare il mio odio in azione, sarebbe perfettamente giusto, oltre che legittimo, che chi è preposto alla pubblica sicurezza cercasse di fermarmi, e chi all'azione penale mi processi e punisca a secondo di quale azione io sia poi riuscito ad intraprendere, e delle conseguenze che ha avuto. Ma io sono pacifico, voglio solo odiarli. E poter dichiarare liberamente il mio odio, magari esprimendo (beninteso, senza offendere o calunniare nessuno, che ricadremmo nel penale) le mie ragioni e le mie opinioni. Perché no? Perché "basta"?
Perché con la scusa di fermare l'odio, questi hanno messo nel mirino l'essenza stessa della democrazia. Siamo tutti sui social, chi più chi meno: basta settarli per intercettare delle "parole chiave" per fare fuori ogni forma di dissenso, ogni lettura della realtà differente da quella ritenuta ammissibile da chi detiene il potere. E il bello è che, grazie a questa sapiente operazione linguistica, in prima fila tra i censori oggi troviamo proprio coloro che ieri sbraitavano al conflitto di interessi di Berlusconi e alle varie leggi bavaglio che aveva tentato di approvare. Miracoli della neolingua: Orwell, appunto. Ma più fanno così, più mi viene da odiarli, e da dirmi sovranista anche se il termine è ormai usato con accezione spregiativa anche da chi prima se ne fregiava.
Che c'entra il sovranismo? Eccovi serviti: per demonizzare chi liberamente ritiene, magari sbagliando ma avendone pieno diritto, che gli Stati sovrani liberali siano stati nell'intera storia dell'umanità l'unico ente entro il quale la democrazia sostanziale si è un minimo attuata praticamente (non dimenticando che nelle poleis dell'antica Grecia ne erano esclusi le donne e gli schiavi, quindi tre quarti della popolazione), hanno scomodato persino la Treccani. Leggete, è un test: se non inorridite, siete anche voi persi alla causa. Pronti per essere messi in scatola come le "sardine", movimento concepito per intercettare e disinnescare gli ultimi afflati movimentistici eventualmente sopravviventi in quei giovani a cui hanno tolto tutto, speranza compresa, e ora gli tolgono anche le possibilità di ribellione, incanalandole in canali eterodiretti che fanno da valvole di sfogo. Come il neoambientalismo fanatico che si va affermando come una religione fin dalle scuole elementari: ve lo dico per esperienza quasi diretta.
La stessa sintassi vale per il consumo: ai cittadini tolgono sempre più capacità di spendere? La sostituiscono con l'illusione che comprando on-line a prezzi stracciati vengano compensati, magari nel quadro di iniziative come il black friday, che grazie alla neolingua da giorno singolo e sporadico è divenuto periodo ricorrente e più o meno lungo dove si gratta il fondo del barile di una domanda interna ridotta al lumicino (inoltre riversando gli utili quasi sempre in multinazionali apolidi e quasi esentasse), in violazione peraltro delle normative che volevano i saldi confinati in periodi precisi dell'anno.
Idem per la beneficenza collegata alle malattie, alla denutrizione, o agli eventi climatici o naturali in genere: per soppiantare il progressivo svuotamento delle istituzioni pubbliche della capacità di investire in deficit in qualunque campo, si solletica la umana pietà dei cittadini perché chi se lo possa ancora permettere in pratica si autotassi. Io uso questa tecnica, se volete imitarmi è gratis: chiunque blateri di ambiente, alluvioni, ponti che crollano, immigrati da salvare, malattie incurabili o piaghe sociali (e ce ne sono millanta ogni giorno) se subito dopo non aggiunge che lo Stato italiano dovrebbe recuperare la piena sovranità monetaria per investire nel risanamento del territorio, nel rifacimento delle infrastrutture dei trasporti magari con la loro rimodulazione in favore del marittimo, nell'accoglienza mirata, nella sanità pubblica statale (abolendo le asl, assieme alle regioni), eccetera, io lo mando immediatamente mentalmente affanculo, e se è in TV giro canale. Li odio, si li odio, e ne vado fiero. Poi, se ho due spicci che mi avanzano, decido io se e come darli in beneficenza, tra coloro che non mi hanno solleticato il velopendulo con pubblicità strappalacrime o serate con gli ospiti col numero appiccicato al petto.
Fate come me, smisurate le parole. Non possono chiuderci tutti i blog e i profili, sennò chiudono bottega loro.

martedì 9 luglio 2019

ABBIATE PAZIENZA...

Meglio precisarlo in didascalia: è un fake, pure annoso,
e qui si parla di come e perché pure io ci sono cascato...
Avendo finalmente, seppur ahimé tardivamente, appreso quante volte il buon Covatta si è dovuto dissociare da una falsa dichiarazione a lui attribuita a cominciare da alcuni anni fa, si deve ammettere che Giobbe nel suo caso è proprio un nomen-omen, vista la pazienza che deve avere a ricominciare da capo ogni volta che il fake riciccia.
Come sa chi mi segue, passo parecchio tempo a documentarmi prima di completare i miei post (perciò fin troppo zeppi di link di approfondimento), non ho mai avuto Twitter perché penso che l'estrema sintesi sia nemica giurata della ponderazione impedendone anche il minimo sindacale, non uso Instagram più o meno per la stessa ragione, e lo stesso Facebook, che ho talmente dall'inizio da possedere il profilo con la url cugino, dopo i primissimi tempi lo uso solo come vetrina per i post di questo blog, e poco altro. Se condivido qualcosa, quasi sempre è un brano musicale che mi ha fatto piacere riascoltare e voglio fare rigirare. Il fatto che uno così sia cascato così malamente nell'incidente, condividendo al volo il post di un amico senza fare alcuna verifica, è una ulteriore dimostrazione della pericolosità del mezzo. Ho chiesto scusa pubblicamente e giurato che non lo faccio più, anche se ripeto già lo facevo poco e niente, e promesso a un mio amico che mi chiedeva di cancellare la condivisione che avrei fatto di meglio: avrei lasciato in evidenza la mia figura di cacca, e poi spiegato con calma come ho potuto farla, perché, e cosa invece ne pensavo della faccenda. Ed eccoci qua.
Diciamo subito che due fattori hanno giocato a fregarmi, anche se non invoco una discolpa se non parziale: la verosimiglianza complessiva del testo falso, e il fatto che rappresentasse in qualche modo la mia opinione e pertanto ero piacevolmente sorpreso che fosse anche quello di una persona che stimo (lui magari non se lo ricorda, ma ci siamo anche conosciuti, cenando assieme in un dopoteatro trentino grazie a un amico comune). Anche perché, per quel poco di conoscenza diretta di africani che ho (molto poco, rispetto a lui, ma non nulla), so di gente fiera e orgogliosa che ringrazia per gli aiuti che può usare per fare qualcosa per rendere i luoghi natii un posto da non abbandonare necessariamente. E il falso Giobbe non è il primo a notare la differenza già fisica tra i passeggeri dei barconi e gli africani delle realtà più disperate.
Con ciò non sto dando di certo ragione alle uscite cafarde di Salvini, a cui non perdono non solo razzismo e volgarità (cui ha solo cambiato oggetto, dai meridionali agli extracomunitari), ma nemmeno anni di contiguità col berlusconismo (di cui l'essere pro-Tav e incline al tangentismo sono strascichi importanti) e soprattutto direi l'aver partecipato al golpe notturno con cui fu inserito il pareggio di bilancio in Costituzione (unica riforma costituzionale nella storia italiana ad aver avuto la maggioranza qualificata necessaria ad evitare il referendum confermativo): senza ripudiare tale abominio, ogni abbaiata alla Unione Europea non è che vuoto teatro. Ma poco importa che gli dia ragione io o meno, se proprio grazie a quelle uscite raddoppia le percentuali in un anno, e poi continua a salire nei sondaggi. Non può essere tutto frutto di abile propaganda manipolatoria, e non solo perché la maggior parte delle leve di quest'ultima stanno ancora saldamente nelle mani della controparte. Ci devono essere delle ragioni sostanziali di fondo, e non volerle vedere ci condanna a subirle senza poterle combattere.
Carlo Bertani qui tra le altre cose ci ricorda che "...nel 1960, la capitale della Nigeria, Lagos, aveva solo 350.000 abitanti. Era più piccola di Newark. Ma Lagos ora è sessanta volte più grande, con una popolazione di 21 milioni...". La pressione demografica dell'Africa è insostenibile: a chi propugna l'accoglimento di tutti quelli che arrivano, chiederei "e quando saranno milioni? ti andrà bene lo stesso? ok, oggi non lo sono, ma esiste una soglia d'allarme secondo te? e qual'è?". Ecco che allora la retorica dell'"aiutiamoli a casa loro" può suonare diversa, se declinata nel dettaglio: costringere la Francia ad abbandonare la sua moneta coloniale (che fra l'altro costituisce, quella si altro che i minibot, una violazione palese ed enorme dei patti Euro) e le prassi neocoloniali ad essa connesse, interrompere lo sfruttamento delle miniere di metalli rari (cosa che comporta l'interruzione dello sviluppo in progressione geometrica della tecnologia degli smartphone e del relativo mercato - significa, in soldoni, che dovete tenervi il telefono finché funziona, e smettere di rincorrere funzioni sempre più avanzate, siete disposti? no? siete tra le cause del problema, e sostenere la Rachete non vi salva l'anima), smetterla di finanziare dittatori e regimi che si arricchiscono a scapito delle loro popolazioni (quindi anche smetterla di vendergli armi, ché continuiamo dai tempi di Alberto Sordi), ritirare i contingenti militari da tutti i teatri di guerra e rifondere i Paesi in cui ci siamo ingiustamente immischiati (Libia in primis, anche se non possiamo resuscitare Gheddafi), eccetera - che la lista è lunghissima. E' vero che snocciolare le cause non deve servire da alibi per negare l'assistenza ai bisognosi, ma è anche vero che dimenticarle ci rende strabici, incapaci di vedere che i bisognosi che arrivano sotto le nostre coste si trovano in situazioni di pericolo perché qualcuno, a conoscenza delle norme giuridiche e delle ragioni etiche che costringono al salvataggio, ce li mette, così configurando una fattispecie di "procurata emergenza" che dovrebbe costituire un reato penale specifico, mentre tutto il resto del continente africano o quasi è in condizioni di bisogno ancora più grande ma siccome è fuori portata possiamo rinunciare a combatterne le cause, anzi addirittura a cercare di capirle (e di capire quanto siamo complici tutti).
Ecco che allora è legittimo chiedersi il perché e il come alcune ONG si siano messe a pattugliare il mare per raccogliere gente, così di fatto modificando il "mercato" degli scafisti, che non devono più trovare barconi in grado seppur a stento di completare la traversata, ma gli basta qualsiasi natante in grado di portarli al largo, nelle acque pattugliate dai "volontari". Cosa c'è dietro?
Non occorre postulare l'esistenza di un Grande Vecchio per comprendere come tra le tendenze naturali del capitalismo, che lo rendono vincente proprio perché corrispondente alla natura umana profonda, c'è quella di pagare sempre e comunque il meno possibile i fattori di produzione, per cui tra questi ultimi "vincono" quelli maggiormente in grado, storicamente e/o momentaneamente, di "farsi rispettare". Il fattore lavoro è il più debole tra i tre, perché il più legato a esseri transeunti in carne e ossa, per cui richiede più fatica e cura per risultare protetto. La globalizzazione aveva tra gli obiettivi, e ha tra gli effetti, proprio quello di fare saltare il più possibile e il più presto possibile queste protezioni, che erano state concesse a risarcimento di una tragedia immane come la seconda guerra mondiale e in virtù di una dialettica tra sistemi alternativi che ha avuto riflesso all'interno dell'Occidente (nelle lotte sindacali) finché aveva senso al suo esterno. Infatti, finita l'URSS e allargatesi a est l'influenza occidentale, anche tramite l'allargamento della UE, è iniziato il processo di livellamento verso il basso della retribuzione del lavoro a livello mondiale. La strategia non è segreta, si chiama "replacement migration", e chi la propugna non ne fa mistero: ad esempio la tipa che hanno messo a capo della BCE, quando era al comando del FMI non temeva di sfoggiarla. Messa in piano, suona più o meno così: noi crediamo di essere individui evoluti, ma siamo solo tipi viziati, coi nostri diritti la nostra cultura il tempo libero eccetera, tutte cose che dobbiamo mollare, ma siccome è dura toglierle ai vecchi o comunque a chi tende a considerarle acquisite, intanto le tolgono ai nostri discendenti, che non sapranno mai che sono esistite quindi non se ne lamenteranno, specie se intanto li dotano di mezzi di "divertimento" sofisticatissimi, e pian piano pure a noi, che peraltro nel frattempo invecchiamo e moriamo. E' un meccanismo efficacissimo, di cui fanno parte sia le innocue (e anch'esse "divertenti" nel senso etimologico del termine, facendoci guardare altrove) concessioni sul piano dei cd. diritti civili (tra cui non a caso l'ideologia gender, tra l'altro tendente ad abbassare ulteriormente il già minimo tasso di riproduzione degli occidentali), sia i solleticamenti pietistici artatamente prefabbricati tramite il fenomeno migratorio che ci mettono in scena davanti.
Così noi ci dividiamo tra buoni e cattivi, però i pomodori e la frutta a prezzi accessibili piacciono a tutti, e i cellulari nuovo modello ogni anno pure, e come si chiama questa nuova pianta che consente di creare tessuti leggeri resistenti ed economici? cotone? certo, va coltivata in piantagioni amplissime, ci vuole tanta manodopera a basso costo... Capita l'antifona? siete schiavisti del cavolo, anche se vi impietosite davanti al telegiornale, se non cambiate modello culturale ed economico e cercate il modo di imporre quello alternativo al capitalismo ordoliberista globalista consumista, con pazienza e fermezza.

venerdì 9 giugno 2017

CUDDHURACI

A differenza di molte altre "nonne" delle tradizione, la mia non usava fare i dolci in casa. Sarà che aveva una predilezione per le delizie nel salato, sarà che veniva da un'epoca di povertà tale che i dolci manco ci si pensava (calcolate che stiamo parlando della Reggio post terremoto del 1908, una sacca di miseria ulteriore rispetto al già povero sud), sarà che già ai tempi della mia infanzia invece Reggio contava una serie di rinomate pasticcerie e gelaterie e quindi pareva da poveri farsi i dolci a casa, non so quale di queste, fattostà che non li faceva, escluso per le crespelle con lo zucchero (ma anche con le alici, preferite dagli adulti) a Natale, e il dolce di Pasqua che vi presento qui ora. Si lo so che siamo fuori tempo, ma è l'ultima ricetta che rimane da pubblicare sul blog del libro che qualche anno fa abbiamo venduto esaurendo la tiratura per la nostra "missione africana" di salseri-con-una-coscienza. Ora che ci ho preso gusto, mi sa che inizio a pubblicare a puntate l'altro mio libro edito e da tempo fuori commercio, a fare da contrappunto tra un post e l'altro di politica e attualità. Ma intanto che sto nell'album dei ricordi, a proposito di Pasqua e di questo dolce di pasta frolla e uova sode che con nomi diversi è diffuso in tutto il sud Italia, c'era mio nonno che il sabato santo andava a cercare i cuddhuraci, sbucciava un uovo sodo a testa per ciascun bambino presente, ci metteva tutti in fila con un uovo in mano davanti a lui e allo scoccare del mezzogiorno, quando per tradizione suonavano le campane a festa per Cristo risorto (si, si, era proprio così, non so perché), al grido di "a Gloria sparàu e l'ovu si mbuccàu" ci imponeva il difficile rito di metterlo in bocca intero masticarlo ed ingerirlo senza ausilio di bevanda alcuna. Riuscirci, era ogni volta una vera e propria resurrezione, ci credo che me lo rammento ancora....
Impasta gli ingredienti.
Stendi la pasta alta un dito nella la forma voluta (tradizionalmente un cesto col manico e al centro incastonato un uovo sodo non sbucciato, ma va bene qualsiasi cosa).
Inforna in forno già caldo per ¼ d’ora, o comunque toglilo prima che scurisca troppo.
...
Ingredienti:
  • 1 kg farina
  • 350 g zucchero
  • 150 g strutto
  • 2 bustine lievito
  • ¾ di bustina vaniglia
  • 3 uova e ½
  • 1 uovo sodo
  • la buccia di un limone grattugiata
  • 10 cl di sambuca o altro liquore dolce
  • 1 bicchiere di latte
‘Mpasta ‘a farina c’u zuccuru, ‘u struttu, ‘u lévitu e ‘a vainiglia, l’ova, ‘a scorcia ‘i limuni, ‘ddu jirita ‘i sambuca, e ‘nu biccheri i latti tepidu. Quandu è bbona ‘a senti ‘nte mani.
Allura ‘a fai iata ‘nu jiritu, e a’ forma c’a voi, ma usanza ri ‘ntichi è a forma ‘i panaru cu n’ovu bbugghiutu nto menzu. Caddhìa ‘u furnu, ‘zzicchalu ‘ddha r’intra, e tenulu un quartu (ma quandu è ffattu ‘u viri r’u culuri).

martedì 21 ottobre 2014

LARI MIEI

Nonna Carmela per chi legge questo blog, e anche per molti dell'ambiente salsero romano e per gli amici umanisti e anche per i diretti interessati della Guinea, è la protagonista di un libro di ricette scritte in riggitano con testo italiano a fronte. Per chi lo scrive, è un Lare, il dio della saggezza primitiva e istintiva cui rivolgersi al momento del bisogno. Per farvi capire perché, bastano un paio di episodi: una volta una fidanzata annosa mi lasciò male e tutti i parenti non perdevano occasione per chiedere consigliare in una parola rompere, quando nei loro veloci passaggi quotidiani a casa di lei mi trovavano piazzato li a recuperare il mio equilibrio col solo farle compagnia, e invece lei mantenne il silenzio più totale sull'argomento finché un bel giorno fissandomi negli occhi ebbe a raccontarmi, ovviamente in dialetto stretto, che aveva sognato se stessa ragazzina vestita da sposa che sposava... me, sancendo con l'abbraccio che si meritò la mia "guarigione" istantanea; un'altra volta, ripensando al marito morto da qualche anno, pronunciò in quattro parole l'abiura del sistema di valori patriarcale a cui pure aveva aderito convintamente per una vita incarnandone il contraltare femminile, pentendosi di non avergli mai manifestato l'amore che provava anziché addirittura invece riferirsi a lui con terzi per cognome. Altri tempi, direte. Ma vi prego di notare il coraggio di ammettere davanti ad un ragazzo l'infondatezza del sistema di valori a cui si era attenuta per sessant'anni, ho detto sessanta, graniticamente. E, nell'episodio precedente, la sottile ironia con cui garantiva a quel ragazzo che tra lui e l'amore la partita era ancora aperta, anche se non avrebbe mai potuto trovare una come lei.
Ricordo questi episodi in giorni che sono molto tristi per un'altra persona a me molto cara, come augurio a che lei possa d'incanto trovare in se quella ironia nei confronti delle cose della vita la cui scarsa dotazione di base tanti guai le ha sempre procurato, e quel coraggio che solo può consentirle di sconfessare decenni di scelte interiori coerenti ma per se sciagurate. Così che domani possa leggere queste righe, capirle al volo nonostante quanto siano come sempre contorte, e sorridere alla vita.

venerdì 10 gennaio 2014

COSA (BEN) FATTA CAPO HA

Ricevo in questi giorni estratti da una corrispondenza privata, che sono felicissimo (e autorizzatissimo) di pubblicare. Si tratta di due mail, una recentissime una di un anno e mezzo fa, scritte (in francese e da me tradotte alla meno peggio, ragion per cui le trovate anche in lingua originale...) dal punto di contatto africano presso la Scuola Umanista di Conakry in Guinea al punto di contatto italiano della Onlus La svolta umanista, insomma dal beneficiario al benefattore.
Chi vuole leggere tutta la storia la trova qui, nella pagina statica Adottocondiletto di questo blog. La morale è, sorvolando sul fatto che la nostra crisi è ormai cosa risaputa persino nell'Africa equatoriale, che fai davvero del bene quando non solo dai un aiuto materiale per quanto consistente, ma quando metti in condizioni chi aveva bisogno di quell'aiuto di non averne più. Questi ragazzi sono immensi. Oltre che, come si vede nelle foto, bellissimi.

From: diallo mamadou
Date: 2014/1/6

bonjour isa
juste te donner les nouvelles de l'ecole dans lespoir que tu portes bien
tout le monde est conscient de la crise qui est actuellement en italie raison pour la quelle nous vous remercions tout ce qui a eté fait envers l'ecole humaniste noemia pendant toutes ces annees 
actuellement l'ecole arrive a subvenir a ses besoins sans probleme alors ne vous tracassez pas pour l'ecole tout se passe tres bien 
l'ecole humaniste na pas besoin d'aide pour le moment il ya une bonne organisation dans l'enceinte de l'eole 
je t'envois la photo des enfants jespere tout se passe bien pour toi et pour ta famille
6 gennaio 2014

Buongiorno Isa.
Giusto per darti notizie della scuola, nella speranza che tu stia bene.
Tutti sono coscienti della crisi che colpisce attualmente l'Italia, ragion per cui grazie di tutto, attualmente la scuola riesce a provvedere ai suoi bisogni senza problemi, allora non vi angustiate per la scuola, va tutto bene.
La scuola umanista non ha bisogno di aiuto per il momento, c'è una buona organizzazione in seno alla scuola.
Ti invio le foto dei bambini. Spero che vada tutto bene per te e la tua famiglia.
From: diallo mamadou
date: 2012/7/24 

bonsoir isa
juste avoir tes nouvelles?
ibrahime a recu les proclamation des resultats de l'examen national
je t'informe que notre ecole humaniste a eu un succes 
a l'examen national notre ecole a eu 99 pour cent d'admis 
cest un seul eleve qui na pas recu son examen
l'ecole humaniste a eté reconnu cette annee parmis les meilleurs ecole de
la guinee
raison pour la quelle ibrahime est convoqué par le ministere de l'education la
semaine prochaine pour recevoir les felicitations du gouvernement
nous avons eu 3 laureat venant de notre ecole
jai envoyé un message de remerciement a ibrahime et aux proffesseur de
leur courage pour le succes de notre ecole
ibrahime ma explique malgrés le manque d'electricité il ont eu le courage d'acheté des
batteries des voiture avec des condensateurs pour encadrer les eleves la nuit et voila le resultat
a eté succes
j'espere que tu te portes bien et bien de chose a toi et a ta famille
24 luglio 2012

buonasera Isa,
notizie?
Ibrahim ha ricevuto i risultati ufficiali dell'esame nazionale.
Ti informo che la nostra scuola umanista ha avuto un successo! all'esame nazionale la nostra scuola ha avuto il 99 per cento di ammessi, c'è solo un allievo che non ha passato l'esame.
La scuola umanista è stata riconosciuta quest'anno tra le migliori scuole della Guinea, ragion per cui Ibrahim è stato convocato dal Ministero dell'Educazione la settimana prossima per ricevere le felicitazioni del Governo.
Abbiamo avuto 3 laureati provenienti dalla nostra scuola.
Ibrahim mi ha spiegato che, per sopperire alla mancanza d'elettricità, per dare luce agli allievi la notte hanno avuto il coraggio di comprare delle batterie d'auto con dei condensatori, ed ecco il risultato.
E' stato un successo.
Spero che tu stia bene, e buone cose a te e alla tua famiglia.


mercoledì 16 novembre 2011

220 VOLT...E GRAZIE

Cliccando sull'immagine si legge un resoconto sommario delle vendite
del libro Le ricette di Nonna Carmela: 220 copie, 220 volte grazie

a chi ha contribuito all'iniziativa di beneficenza acquistando il libro!
Caduto Berlusconi, è tempo di ricominciare a occuparsi di cose serie.
Come sapranno i più curiosi, che non si limitano a leggere l'ultimo post seguendo l'aggiornamento su Facebook ma esplorano ogni tanto questo blog nelle sue varie pagine o nei tag, tra le varie iniziative che ho seguito negli ultimi anni c'è la raccolta di fondi per un'associazione, La svolta umanista, che si occupa del sostegno a distanza di alcuni bambini e della gestione in loco di una scuola per tanti altri in quel di Kolomà in Guinea Conakry.
La cosa nacque in seno a una scuola di salsa molto frequentata e attiva, i cui numerosi allievi, che come sempre in questi casi vanno e vengono attorno a un nucleo che resta, aderendo alla Fondazione Salsajazz chiedevano ai loro amici che i soldi raccolti per il loro compleanno non venissero sprecati in un qualsiasi regalo ma convogliati appunto in un fondo per gli scopi suddetti, di cui la conoscenza diretta delle persone che ci lavorano in Africa ci garantiva peraltro l'assolvimento. L'iniziativa ha fruttato oltre 16.500 euro in cinque annate, sufficienti ad adempiere alla missione prefissata e anche a creare una piccola riserva che ci dà un margine per il futuro immediato. Anche perché nel frattempo all'iniziativa di Salsajazz si è affiancata quella analoga di Salsaviva la cui portata non conosco esattamente ma è sicuramente significativa, dell'ordine delle migliaia di euro anch'essa insomma.
Adesso però solo quest'ultima iniziativa continua ad essere alimentata, perché la vita delle scuole di ballo è sempre effimera e avventurosa, per cui il flusso dei fondi deve essere mantenuto a prescindere dei compleanni dei "salsajazzini". Servono nuove idee, e già in questo 2011 ne abbiamo avuta e attuata una, la pubblicazione e vendita di un libro di ricette tradizionali con ricavi totalmente versati all'Associazione, che al momento ha fruttato oltre 2mila euro: voglio dunque pubblicamente ringraziare ciascuna delle persone che hanno reso possibile questo risultato acquistando una o più delle 220 copie de Le ricette di Nonna Carmela vendute. Ce ne rimangono 10 invendute, ma se eventuali richieste dovessero renderla necessaria, potremmo chiedere una ristampa all'editore: scrivetemi.
Allo stesso modo, o in commento a questo post, servono suggerimenti e proposte concrete per iniziative (legate o meno al libro) che consentano di mantenere il flusso dei fondi anche per il 2012. Fatevi vivi, è per una buona causa.

venerdì 13 maggio 2011

APERICENA DELLA NONNA

Questo post è un repost. Avevo scritto e pubblicato un articolo con questo titolo, poi lo avevo collegato al gruppo Facebook di questo blog, quindi ad un richiamo pubblicato su Net1News. Stamattina era sparito, e Blogger non era accessibile. Vattelapesca. Non mi va di riscriverlo, era solo un appuntamento a cui però tengo molto chiunque possa partecipi. Posto qui il richiamo di Net1News, e vi aspetto numerosi.

Lunedì 16 maggio alle 20.00, presso il Bart's Ristopub di piazza Avanzini a Roma, avrà luogo un "evento" grossomodo così articolato:
  • assaggini di ricette reggine preparate da zio Pino, "il sarto in cucina";
  • ricette di cui sopra recitate in riggitano stretto con sottotitoli per i non capenti;
  • spettacolino musical-teatral-cabarettistico con Serena, Marco e Pasquale;
  • concertino del Maestro Sergio Coldagelli alla chitarra classica;
  • balletti più o meno preparati della scuola Salsajazz;
  • discorsetti con cui l'associazione La svolta umanista illustrerà le proprie attività in Guinea Conakry e racconterà della ormai quinquennale partnership con Salsajazz;
  • siparietti a sorpresa di ospiti più o meno illustri.
La serata è assolutamente gratuita, salvo contribuzione volontaria alle spese vive. Durante la stessa sarà possibile acquistare o prenotare il libro Le ricette di nonna Carmela (edizioni Paideia, Firenze 2011, euro 18). I guadagni dell'operazione vanno tutte ai bimbi africani sostenuti a distanza tramite La svolta umanista, che a Kolomà gestisce una scuola. E questa è una cosa così grossa da annullare tutti i diminuitivi di cui sopra. Non mancate.

venerdì 18 febbraio 2011

LA NOSTRA AFRICA

Se del bunga-bunga ho deliberatamente evitato di parlare, per via del fatto che ritengo quantomeno sospetto che si arrivi addirittura a farne uno sketch (finto)satirico nel Sacro Tempio della prima serata raiuno di Sanremo, e che anche a me come ad esempio a Solange Manfredi piacerebbe che la mobilitazione contro il Caimano e magari la sua Caduta arrivasse per uno qualsiasi degli altri ben più gravi "peccati" che ha sul groppone, delle rivolte africane finora non ho parlato per un motivo molto diverso: fatico a farmi un'idea precisa.
Così, per non prolungare il silenzio, vi metto in fondo al pezzo una serie di link che rendono ragione di questa confusione, tra chi plaude al risveglio delle masse di diseredati contro i tiranni e chi ricorda che quelli che oggi non fatichiamo a chiamare tiranni ieri erano i rispettabili baluardi dell'Occidente contro l'integralismo, chi accusa gli americani di essere il burattinaio di tutte le rivoluzioni colorate degli ultimi anni e chi li accusa di essere invece solo pronti a cavalcarle gattopardescamente perché non cambi niente anche se cambia tutto, chi ci vede un embrione di democrazia che nasce finalmente dal basso come deve essere e non viene gettata dall'alto assieme alle bombe come purtroppo è stato e chi teme invece che una democratizzazione accelerata in popoli non sufficientemente alfabetizzati li consegni a nuove tirannie di specie peggiore (ricordando l'Iran di Khomeini come caso riuscito e l'Algeria dei primi anni 90 come caso sanguinosamente fallito, di integralismo al potere per via popolare). Insomma, non vi so ancora dire se sia un bene o un male se l'amico fraterno di Bottino Craxi o lo zietto di Ruby Rubacuori siano stati deposti, ma se avete pazienza di leggervi la rassegna ragionata che vi propongo non so se riuscirete a farvi un'idea vostra, nel qual caso magari ditemela, ma certamente abbandonerete la traccia monocorde che vi sta propinando la stampa di regime di entrambi gli schieramenti, che quanto sia inattendibile è dimostrato ampiamente dalle migliaia di disperati che si stanno affollando nelle nostre spiaggie, come se avessero appena vinto una rivoluzione non farebbero mai e poi mai.
Nell'attesa, preferisco ripensare all'Africa con categorie del pensiero più umili, e dopo aver ripassato il meaculpa che quotidianamente dovremmo tutti noi occidentali recitare per il mare di diseredati sulla cui miseria si regge il nostro relativo e transeunte benessere, passo all'atto penitenziale e autoassolutorio (aggettivi da leggere tenendo presente il mio agnosticismo feroce) di propagandare un po' di concreta beneficienza:
  • il 27 febbraio si corre la 37ma edizione della mezza maratona Roma-Ostia, le mezze pippe la non competitiva in giro per l'Eur: un motivo in più per partecipare è il fatto che per tramite della Ong Ricerca e Cooperazione parte degli incassi andranno ai bambini di strada del Ghana;
  • il 23 febbraio prima di una cena a tema al pub Clyde di Portonaccio a Roma (qui la mappa) si presenterà il libro Le ricette di Nonna Carmela scritto dal sottoscritto a quattro mani e svariati fornelli con Pino Longo, i cui proventi andranno ai bambini della scuola di Kolomà in Guinea Conakry, come meglio spiego nelle pagine Cucinoperdiletto e Adottocondiletto di questo blog. Come diceva Sofia, accattatevillo.
...
Link utili per quanto discordanti:

mercoledì 17 novembre 2010

TERRAMAMA M'AMA

“Menomale, almeno oggi su sto blog del cavolo non si parla di politica!”, ecco cosa si potrebbe esclamare leggendo il pezzo di oggi. Ma sarebbe un errore, frutto del persistente malintendimento del vero significato del termine “politica” . Quando dei ragazzi si guardano in faccia si danno un calcio in culo e decidono di investire il loro tempo, non solo quello “libero”, per fondare e gestire un’organizzazione con obiettivi concreti di aiuto nei confronti di gente meno fortunata, come è successo a ottobre 2009 con la fondazione di Terramama Onlus (il link è al profilo facebook, il sito lo stanno realizzando, ma potete contattarli anche a info@terramama.it - ed effettuargli donazioni a Banca Etica C.F. 97568720581) , questi ragazzi fanno Politica nel senso più alto del termine. Per tante ragioni, non ultima quella che se è una fede in qualche dio a muovere qualcuno di loro intimamente, non ce lo vengono a raccontare nella ragione sociale. Fargli da eco è il minimo che si possa fare per aiutarli e incoraggiarli: questo è il racconto quasi “in soggettiva” di Simona, leggiamolo assieme.

Sono partita per il Kenya il 16 dicembre 2009. E’ stato un viaggio pieno di aspettative. Prima della partenza cercavo di immaginare ciò che avrei potuto vedere e quanto peso avrebbe avuto sulla mia vita futura. Di certo era un viaggio diverso… ero emozionata. Durante il volo per Mombasa mi guardavo intorno, nell’aereo c’erano famiglie, coppie, amici, tutte persone che appena atterrate si sarebbero velocemente trasferite in qualche resort 5 stelle per chiudersi in un acquario virtuale, passando tra la realtà del posto velocemente: veloci nei loro bus ovattati con aria condizionata, veloci per non vedere la realtà, veloci per non sentire quell’odore acre. L’odore dell’Africa, dei corpi sudati e sporchi, dei mercati affollati di quella massa eterogenea di gente che parla, urla, cammina si sposta come un fiume in piena… Come un flusso che non si ferma mai, sempre in movimento, sempre: macchine, clakson, persone, animali, bici… Caos, tanto caos: “Dov’è l’interruttore?” - ti verrebbe da dire – “Fermi, fermi un attimo, non mi strattonate, per favore un po’ di spazio, un po’ di aria, non respiro, cos’è questa puzza, perché tutti mi osservano?” E poi: “poverino quel bimbo…”, stupore, meraviglia, emozioni contrastanti che corrono… lo stesso fiume in piena ora è sulla mia pelle, sudata e calda, nei miei occhi, nel mio sangue, nello stomaco, dentro, profondamente dentro… L’Africa degli infiniti spazi, delle grandi distanze, delle grandi mancanze! L’Africa, quella vera, ti entra dentro, prepotente, come una forte spinta… E quei bimbi: un pugno dritto allo stomaco, un colpo secco, e la gola si chiude, si chiude perché non vuoi piangere… È ridicolo, non posso piangere, sono appena arrivata!… Ma questi bimbi sono così soli!… Questa è l’Africa appena la senti, la annusi, la vedi, la tocchi, è questa, e come per tutte le cose, belle o brutte che siano, prima o poi ti abitui.
Come è iniziato? Perché io in Africa, in Kenya, a costruire un pozzo? Flavia… è iniziato tutto da Flavia: Flavia Sconti, il presidente di TerraMama ONLUS, la nostra associazione. Flavia la nostra amica, la compagna di avventure, di risate, Flavia con la sua inseparabile collana dell’Africa, Flavia che crede, che vuole fare, che insiste, che si arrabbia, che a volte non si capisce, ma che vuole capire, che a volte si rassegna, che piange ma che insiste, che ama, che non vuole piangere… E’ Flavia che ha iniziato. Lavora per i vigili del fuoco di Roma e questa è la terza volta che viene in Kenya. La scorsa volta ci è stata 3 mesi: ha preparato la tesi e ha fatto un stage all’orfanotrofio di Salvation Army, il Mombasa chilrden’s home. Tornò con l’idea di costruire un pozzo nel villaggio di Shimba hills, e per farlo ha mobilitato i colleghi e la famiglia. Ma dopo il terremoto in Abruzzo i suoi colleghi ovviamente hanno tralasciato quella che era la sua causa e si sono impegnati in questa dolorosa e triste emergenza. Allora noi amici abbiamo organizzato un mercatino con tutte le nostre vecchie cose e così facendo siamo riusciti a raccogliere altri soldi per quello che ormai era diventato anche il nostro progetto, accompagnato dallo slogan di Flavia “senza di te non pozzo”. La decisione di fondare un’associazione è venuta quasi da sé, e fu così che il 22 ottobre 2009 nacque TerraMama Onlus, piccola e inesperta come tutti i neonati.
Ed eccoci in Africa, ci ospiterà Kadija, una pimpante ed energica signora keniota dalla risata dirompente che abita per gran parte dell’anno in Italia, nell’appartamento al piano di sopra della famiglia Sconti. Nel villaggio dove si dovrebbe realizzare il pozzo abita suo fratello, ed è lei il nostro aggancio, il lungo filo che ci lega al Kenya. La sua casa in Africa si trova in Mtwapa, un quartiere molto popolato a 20 km da Mombasa. Mi vengono a prendere all’aeroporto e mi portano in quel fiume di corpi e macchine in fila, nel sempre intenso e chiassoso traffico di Mombasa, in quella che per un mese sarebbe stata la mia quotidianità.
E così, grazie all’aiuto di tante persone che si sono appassionate al nostro progetto, siamo riuscite a costruire un pozzo e mezzo… cioè, uno l’abbiamo ultimato ed è in uso, l’altro l’abbiamo lasciato a metà per mancanza di soldi!… Anche perché in parte li utilizziamo per sostenere il Mombasa chilrden’s home, l’orfanotrofio di Salvation Army, dove pure siamo andate. Al nostro ritorno ci siamo ripromesse che avremmo comprato loro una lavatrice: uno non ci pensa, ma lavare tutti i giorni a mano i vestiti dei bimbi e la biancheria da letto è davvero impegnativo per le “mamme”, le signore che si occupano con amore dei piccoli ospiti dell’orfanotrofio. Intanto abbiamo “adottato” per ora quattro bimbi, pagandogli la scuola privata, i libri, le scarpe e le divise. Il nostro obiettivo futuro è quello di ultimare il pozzo lasciato in sospeso, perchè ci credevamo e ci crediamo molto sia noi che la gente del vilaggio.
Già sull’aereo mi sentivo in fuga, in colpa per il fatto di tornare nel mio mondo “facile”, nella mia vita superacessoriata. Qui, quei bimbi mi mancano, e quando penso a loro mi convinco ancora di piu che non ci possiamo fermare e far finta di non vedere, perchè è piu facile vivere senza troppi pansieri!… Anche se credo fortemente che si può iniziare a salvare se stessi anche solo cercando di essere comprensivi e amorevoli con il vicino di casa, il collega, l’amico in difficoltà, perché no lo sconosciuto, cominciando col sorridere loro di più, ma per davvero: con gli occhi e col cuore. Sono piccoli gesti che noi che viviamo nella parte “sazia” del mondo non usiamo più, ma non sono né facili né tantomeno scontati. L’Africa mi ha insegnato anche questo, a non dare nulla per scontato! E’ iniziando un cammino verso gli altri, da percorrere passo dopo passo, che noi possiamo cambiare le nostre vite.
Simona Verlengia

Dal mio diario di viaggi:
“L’avventura è finita, ho capito che a volte ci si abitua anche al peggio, ho capito che la generosità parte dal cuore e che deve andare nella giusta direzione perché bisogna essere prudenti, ho capito che sono fortunata e che devo gioire piu di quello che già faccio per tutto quello che ho. Ho capito che bisogna parlare e osservare le persone per capirle, camminando al loro fianco e nelle loro scarpe per un po’. Se fai bene… in genere… ricevi bene, ma non è sempre scontato! Ho capito che con poco possiamo fare tanto e DOBBIAMO FARLO. Ho capito che negli occhi di un bambino c’è tutta la sua storia perché gli occhi di un bambino non mentono mai. Ho capito che a volte le persone sbagliano per superficialità, per ignoranza, per insicurezza, per paura… e se tu non hai di questi “problemi”… devi capire… prima o poi faranno i conti con se stessi e non con te. Le persone vanno prese per quello che sono. Ho capito che se una qualità ti può rendere la vita più difficile non devi cercare di cambiarla. Ho capito che il viso di una persona e i suoi occhi parlano piu di tante lingue conosciute: se penso alle “mamme” dell’orfanotrofio credo davvero che non avevano bisogno di parole… Ma questo non è un motivo per non imparare bene l’inglese!”

domenica 30 maggio 2010

COME SI CAMBIA

Questo blog nasce nel luglio 2008: la ristrutturazione grafica arriva pertanto oltre ogni limite temporale indicato da qualsiasi manuale del buon uso del web. Ma l'utility di blogger che lo consente è neonata: prima per modificare il layout ci volevano conoscenze tecniche che io, che ovviamente col computer smanettoperdiletto, non ho.
Comunque, ci siamo. Mantenendo il neroarancio di omaggio alla Viola Basket, quella di una volta non gli usurpatori di oggi, e il viola di ossequio sia a quel nome che alla resistenza antiberlusconiana, cambia quasi tutto il resto. Mi piacerebbe sapere se vi piace, ma è già tanto avere raggiunto, grazie anche alla piattaforma Net1news, qualche decina di lettori giornalieri, figurarsi se mi aspetto sfilze di commenti...
Tanto comunque questa è una dittatura, a differenza di quella politica che si fa passare per democrazia, dichiarata: qui comando io.
A proposito, negli ultimi tempi ho aggiunto alcune pagine sotto la testata, che costituiscono una specie di declinazione in dettaglio (la musica, il tennis, il ballo, l'adozione a distanza, e in arrivo i libri) del mio profilo di dilettante per vocazione: fatevici un giro, se volete sapere chi sono, o perlomeno chi dico di essere....

martedì 29 settembre 2009

AUGURI, HIGHLANDER!

Spiegazioni per il titolo: formali auguri di buon compleanno non si negano a nessuno, specie se questo qualcuno è il Premier e ha appena asserito/minacciato che intende governare "per sempre". Questo tanto per chiarire alle anime belle, che ancora oggi continuano a dire che non bisogna demonizzarlo anzi nemmeno nominarlo, che non ha ancora statuito per legge ma ha già nell'animo la presidenza fino alla morte biologica. Dopo, non si sa.
Liquidata l'incombenza notando per chiudere la coincidenza (noi agnostici non crediamo alla predestinazione) che la canzone che prende il titolo dalla data odierna parla di tradimento, passiamo alle cose serie.
Ci sono problemi in Guinea Conackry, e noi di Fondazione Salsajazz siamo un po' in pensiero, dato che i nostri bimbi, quelli adottati a distanza tramite La svolta umanista e quelli della scuola di Kolomà (sempre gestita da La svolta) che "sponsorizziamo", sono proprio lì.
La guerra non ha mai infestato il mondo come in questi decenni che noi occidentali abbiamo il barbaro coraggio di chiamare "di pace", e quindi è particolarmente importante sostenere iniziative come La marcia mondiale per la pace e la non violenza, che parte il prossimo 2 ottobre dagli antipodi per fare il giro del mondo, e vede l'adesione di moltissime associazioni e personalità del mondo civile, politico, culturale, dello spettacolo e quant'altro. La partenza si festeggia un po' dovunque, a Roma con un doppio concerto. Altre news le trovate sul sito dell'agenzia internazionale Pressenza.
Qualcuno potrebbe obiettare, rispetto a manifestazioni del genere, che il loro impatto sul reale sia limitato. Altri invece pensano, e io per quello che vale sono di questo parere, che il cambiamento per essere efficace e permanente debba partire proprio da dentro di ciascuno, come purtroppo è dimostrato a contrario dalla resistibile ascesa del Nostro, avviata proprio col controllo televisivo delle anime.
Per avere un'idea del mondo prima dello strapotere della tivù e del sistema di valori che porta, può essere utile andare al cinema per vedere un gioiellino in questi giorni in cartellone: Cosmonauta. E' davvero ben scritto, diretto e recitato. Quel mondo così ingenuo non tornerà più, ma possiamo costruirne uno nuovo dove contino le cose che fai e quelle che sogni, a prescindere dal credo politico e religioso.

mercoledì 15 luglio 2009

PACE: RIPOSI IN

Curioso che il primo giorno del secondo anno di vita di questo blog sia stato proprio quello del Grande Sciopero della Rete contro il Ddl Alfano, che potrebbe decretare se applicato alla lettera la morte di questa e molte altre voci "paragiornalistiche". Ma vita e morte si toccano sempre, e questa coincidenza conferma l'assunto. Parliamo di morte, allora, riprendendo a postare finchè potremo, finchè cioè riusciremo a destreggiarci zigzagando ad evitare richieste di rettifica e sanzioni pecuniarie difficili da onorare o peggio.
La morte del giovane militare Alessandro Di Lisio in Afghanistan, innanzitutto, per urgenza di cronaca. Il ragazzo (secondo quanto riportato dai quotidiani) pochi giorni fa su Facebook scriveva che "la guerra è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farla". Si tratta di un'affermazione gravissima anche se scherzosa, e soprattutto se detta in buona fede dimostra che nessuno gli ha spiegato che I SOLDATI ITALIANI LA GUERRA NON DEVONO FARLA. Punto e basta. L'articolo 11 della nostra Costituzione parla chiaro, infatti:
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
Tanto chiaro che per poter mandare i nostri ragazzi a uccidere e morire due volte in Iraq, e in mezzo nei Balcani e in Afghanistan, i politici si sono dovuti destreggiare in etichette e giri di parole grotteschi per definire quella cosa che a chiamarla col proprio nome dovrebbero essere tutti processati per attentato alla Costituzione. Ma hai voglia a chiamarle missioni di pace, i ragazzi che vi partecipano e talvolta putroppo vi muoiono lo sanno, che quella è guerra. Chissà se qualcuno pagherà mai per queste vittime, le poche nostre e le tante tra i popoli che andiamo ad "assistere"...
La morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, poi, tornata d'attualità per via della sentenza che ha visto condannato l'agente Spaccarotella a 6 anni per omicidio colposo, a fronte dei 14 per omicidio volontario chiesti dal PM. La cosa ha sollevato l'indignazione dei familiari e la rivolta degli ultrà: la prima è umanamente comprensibile, la seconda - data la nota connotazione politica dei tifosi laziali - suggerisce un accostamento. Il caso ha infatti alcuni punti di contatto con il G8 di Genova e l'uccisione di Carlo Giuliani da parte del carabiniere Placanica, pur essendo i contesti enormemente diversi: in entrambi i casi un tutore delle forze dell'ordine ha dimostrato come minimo scarsa lucidità nell'utilizzo delle armi, in entrambi i casi la difesa ha ritenuto di dimostrare perlomeno improbabili deviazioni dei proiettili da parte di un calcinaccio volante o della sottile maglia di una recinzione autostradale. Invece di tentare di dimostrare la volontà di uccidere (e perchè proprio di quei ragazzi, nei confronti proprio di quei ragazzi?), forse basterebbe che tutti, media generalisti per primi, sottolineassero come la selezione e l'addestramento delle forze dell'ordine sia un problema con un impatto primario nella questione sicurezza di cui ci si riempie la bocca solo quando bisogna dare addosso agli extracomunitari: in nessun caso dobbiamo aspettarci che un tutore dell'ordine spari ad altezza d'uomo da una corsia all'altra di un'autostrada, o che reagisca sparando in faccia a nostro figlio per paura che questi gli faccia del male centrandolo con un estintore attraverso i finestrini di una camionetta blindata. Questo dobbiamo pretendere dal Governo, forze dell'ordine ben selezionate, ben addestrate e ben pagate, non soldati per strada o ronde "civili", da cui è lecito attendersi siano ancora meno all'altezza della situazione.
La morte del giovane Partito Democratico, infine. Dopo lo scavo della fossa col caso-Grillo, che come in molti avevamo previsto si avvia a concludersi con la vigliacca esclusione a forza di pretesti del comico genovese dalle primarie, oggi papà Veltroni (che dal suo buen retiro continua a far danni) ha comprato la lapide, dichiarandone campione tra i padri nobili Bettino Craxi piuttosto che Enrico Berlinguer, cioè preferendo un ladro acclarato per sentenza a un onestuomo ammirato unanimemente. Riguardo alla fine prossima ventura del PD, i bookmakers non accettano più scommesse sul se e danno quote bassissime sul quando (entro il 2009), il Grande Inguacchio morirà, e accettano puntate solo sul chi, gli darà il colpo di grazia, pace all'anima sua...

venerdì 16 gennaio 2009

LA MEDAGLIA D'ORO CHE VIENE DAL BASSO

In un qualsiasi altro Paese al mondo avrebbe trascorso i suoi ultimi anni da Senatore a vita. Da noi gli hanno impedito di lavorare, perlomeno dalle platee adeguate al suo valore e al suo appeal. Non contenti, gli hanno negato persino il riconoscimento postumo dell'Ambrogino d'Oro, con un voto a maggioranza a Palazzo Marino. A questo punto il Popolo della Rete si è ribellato: qualcuno ha creato un gruppo su Facebook, il social-network protagonista degli ultimi mesi, che in un mese ha raggiunto e superato i 2800 membri, chiamato Diamogliela noi la grande medaglia d'oro a Enzo Biagi.
Detto fatto: ieri sera al Circolo della Stampa di Milano con una sobria cerimonia organizzata con l'aiuto di Articolo 21, il quotidiano on-line per la libertà di espressione e di informazione, il premio al grande giornalista l'ha dato la "Milano per bene". Della "Milano da bere", peraltro, il grande Enzo non ne aveva mai voluto sapere.
L'evento è occasione di ricordare a tutti che Facebook, come altri, è uno strumento, e come tale non è in se nè l'inferno nè il paradiso, ma si può usare bene o male e da questo e non da altro dipende se sia giusto o meno usarlo. Per cui, giusto non passarci 24 ore a chattare (ma si può fare anche con altri strumenti, che hanno meno pregi, come Messenger), ma a chi non ci si iscrive per timore di veder violata la propria privacy diamo una notizia: non ce la abbiamo più, una privacy. Quando partecipiamo alla raccolta punti per il vassoio al supermercato, quando facciamo l'abbonamento alla pay-tv o all'adsl, e in milioni di altre occasioni, i nostri dati finiscono in liste che girano, al limite e spesso oltre il limite del consentito dalla legge. Almeno Facebook, in cambio, ci da la comodità di raggiungere ed essere raggiunti istantaneamente da tutti i nostri amici. Oltre che di organizzare rapidamente cose come il premio a Biagi o altri eventi e iniziative meritevoli come questa per l'adozione a distanza. Certo, non metteteci sopra le foto dell'amante o il Pin del bancomat, ma qui siamo sotto "la diligenza del buon padre di famiglia"....

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