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sabato 7 dicembre 2024

STECCO DI LEGNO NELL'ONDA

Il titolo di questo post è un verso di una canzone che ho già recensito con tutto l'album di cui fa parte, il meraviglioso Automobili di Lucio Dalla, uno dei dischi più importanti del Novecento, il terzo dei tre coi testi scritti dal poeta Roberto Roversi, anche se prima dell'uscita i due litigarono (sull'opportunità di far uscire o meno nel disco alcune canzoni politicissime, che io infatti nella recensione vi inclusi) e il poeta ritirò la firma.

La canzone è Intervista con l'Avvocato, e nel 1976 diceva "da tutti è ormai confermato che l'auto è in crisi profonda, l'auto non ha futuro: stecco di legno nell'onda; dopo l'assestamento, le auto saranno più rare, e finiranno per scomparire come zanzare sul mare". Beh, che dobbiamo aggiungere?

Più avanti nel disco c'è però Il motore del 2000, che sembra tanto più ottimistico che la FIAT lo adottò per uno spot del motore FIRE (stava per Fully Integrated Robotized Engine, l'inglese faceva futuro), che attaccava così: "Il motore del 2000 sarà bello e lucente, sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato, avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina: lo potrà respirare un bambino o una bambina". Sembra una premonizione, più che delle auto elettriche, di quelle ad idrogeno, di cui ancora si legge come futuribili, anche se Beppe Grillo negli anni 90 sul palco portava un modello targato e ci si faceva i suffumigi spalmando il vaporub sullo scappamento.

Ma l'album è pieno zeppo non solo di profezie e squarci sociopolitici, ma anche di quell'afflato eroico e passionale legato all'automobile fin dai suoi albori, che sta dietro da un lato al successo commerciale così clamoroso da divenire l'architrave del capitalismo occidentale, dall'altro al tifo negli sport motoristici, e in mezzo al rapporto che ciascuno di noi ha con la sua auto. Un afflato tale che deve avere una spiegazione "altra" rispetto al mero consumismo.

Gli esperimenti sui topi (rileggetevi questo post, please, e andatevi a guardare il film che cita e linka) dimostrano che la felicità o infelicità, o forse sarebbe meglio dire benessere o malessere, almeno di tutti i mammiferi umani compresi, dipendono essenzialmente dal grado di libertà percepito. Anche di questo abbiamo già parlato, qui (lo so, parlo sempre delle stesse cose, ma perché voi no? e comunque sto invecchiando, e vi invito a rileggere proprio per non ripetere), partiamo dalla fine: quello che mi rende felice (mi fa stare bene) non sono i soldi, la salute, l'amore o qualunque altro concetto astratto su cui possiamo disquisire o poetare (è lo stesso), ma il fattore che lega questi concetti, la libertà. Se ho più soldi, posso fare più cose che se ne ho meno, posso decidere liberamente quale strada imboccare a qualsiasi bivio, e se non è vero questo, come nel caso in cui per fare i soldi mi costringo in situazioni che la libertà me la diminuiscono, non sarò felice anche se ricchissimo. Anche la salute, se ci pensate bene funziona allo stesso modo: nella misura in cui manca, le cose che puoi fare si riducono. Idem l'amore: prima di vagheggiare un ritorno alla vita agreste, considerate che in quel mondo capitava raramente ci si scegliesse o almeno si pensasse di averlo fatto. Quando i limiti economici, fisici e relazionali sono invalicabili, è più felice chi riesce a farsene una ragione e a calcolare la sua libertà all'interno di quei limiti. Non potere volare, o vivere per sempre, è un limite che riguarda tutti, ma sono infiniti i valori possibili su quell'asse cartesiano, dalla coscienza di essere piccoli a quella di stare invecchiando, dagli handicap fisici alla semplice accettazione di avere un aspetto fisico non corrispondente agli standard di bellezza in corso.

Andiamo dall'individuale al sociale. Il capitalismo è fondato su una serie di meccanismi tendenzialmente autodistruttivi, lo diceva Marx e non ha mai smesso di essere vero: i soldi chiamano soldi, e a furia di concentrarsi nelle mani di pochi su scala sempre maggiore il sistema non può che smettere di funzionare. Il socialismo, e i sensi di colpa per la guerra mondiale, però, gli hanno dato una mano ad allungarsi la vita, inducendolo ad invertire per un po' la freccia della distribuzione delle risorse. Già prima, Ford era diventato Ford trovando il modo di costruire automobili che costavano così poco che i suoi operai se le potevano comprare, con paghe adeguatamente maggiori, e godere, nel tempo libero che derivava da orari di lavoro minori. I cinquant'anni circa dopo il 1945, di fatto, sono stati gli unici di tutta la storia dell'umanità in cui questa logica ha fatto premio. Tutte le nostre libertà, se ci pensate, derivano da questo: quella di far studiare i nostri figli anziché costringerli a lavorare fin da piccoli, quella di studiare, quella di giocare, quella di scegliersi chi amare (poi anche dello stesso sesso), quella di spostarsi per divertimento, quella di fare sport e divertirsi, eccetera. Il grado complessivo di queste libertà considerate (erroneamente) per acquisite nell'occidente contemporaneo è tale da fare invidia, se potesse osservarle con una macchina del tempo, a qualsiasi sovrano del passato, e comunque solo una ristretta cerchia di persone nella storia fino alla seconda guerra mondiale si poteva permettere un complesso di libertà lontanamente simili alle nostre standard.

Quello che è successo invece negli ultimi trent'anni, ed ha accelerato negli ultimi cinque minacciando di farlo ulteriormente nel futuro, è esattamente questo: che partendo dalla constatazione che il modello di sviluppo che consente tutto ciò è insostenibile per il pianeta (o se preferite costruendo artatamente il luogo comune di questa constatazione: all'atto pratico è lo stesso) si è invertita la freccia. E per evitare ribellioni o proteste che potrebbero inceppare il meccanismo, la velocità a cui si muove il fenomeno è complessivamente minore del fenomeno opposto: lo sboom è più lento del boom, spesso più lento delle vite di ciascuno di noi, e così più efficace. I nostri figli non avranno nessuno dei nostri diritti. Nemmeno quello di disporre di una estensione di se che occupa del terreno e vi si sposta sopra in autonomia. Questo è deciso e senza comprendere ciò (errore di certa sinistra convinta ancora di potere conciliare i suoi temi con l'ambientalismo in voga) non si può capire la logica assurda di certe decisioni, peraltro non democratiche, che stanno demolendo il settore trainante dell'economia.

Ammettendo il teorema del cambiamento climatico e della finitezza delle risorse che ci dovrebbe indurre ad accettare ogni diminuzione di libertà finalizzata alla salvezza del pianeta (o meglio della vita umana sul pianeta che il pianeta se ne fregherebbe di diventare come Venere o Marte), però, se la guerra fredda l'avesse vinta l'URSS e fossimo tutti nel Patto di Varsavia oggi saremmo immersi in una propaganda pervasiva e minacciosa che ci avrebbe costretto a girare tutti su una Trabant elettrica scaldare meno le nostre case eccetera: tutti uguale (tranne un pochino la ristretta cerchia del Partito). Siccome invece domina il capitalismo, questa erosione di diritti e di libertà avviene con le sue logiche: gipponi elettrici per i ricconi che hanno la casa in centro e manco gli servirebbero, tanto hanno pure le ciclabili (sempre vuote, come mai?), e chi vive in periferia lentamente indotto all'immobilità. Tanto le prove generali le abbiamo già fatte con la cosiddetta pandemia e lo smartworking e i delivery sono pronti alla bisogna. E senza auto sarà un problema anche tornare al paesello...

martedì 21 febbraio 2023

CHE FUTURO DI MME..

Notoria opera d'arte contemporanea, peraltro carissima...
Il Grande Fratello (o se preferite il Grande Vecchio) non esiste, ma sicuramente esistono dei centri di potere sempre più concentrato a livello mondiale e sempre più elitario che si comportano in modo che può venir comodo usare questa figura come espediente retorico per meglio interpretare quei comportamenti.

Volendolo fare, la conclusione cui si arriva ben presto è solo una: il GF/GV ha in serbo per noi un futuro gramo, molto lontano dalle aspettative fiorite in occidente nei primi decenni seguenti la seconda guerra mondiale, che oggi si scopre fossero solo concessioni temporanee per evitare che i popoli dei Paesi capitalisti decidessero, democraticamente o meno, di passare con l'altro sistema, che nel decennio prima della guerra aveva dimostrato di essere potenzialmente molto meglio o se preferite molto meno peggio.

Questo futuro angosciante non è in discussione, possiamo solo prenderne atto, potendo solo scegliere che ruolo attribuire a chi lo sta progettando e attuando, conscio del fatto che il modello di sviluppo capitalista postula risorse infinite laddove il nostro Pianeta ha invece risorse finite, nel continuum tra "governanti illuminati che cercano in ogni modo, compresi quelli surrettizi perché siamo degli egoisti zucconi, di indurci a dismettere quel modello" e "autocrati totalitari che cercano in ogni modo di restringere l'élite di chi continuerà a beneficiare di quel modello proprio escludendone tutti gli altri, e di restare a farne parte". Di noi vittime di questo piano, illuminato o diabolico che sia, la maggior parte non è in grado di comprendere la teoria dei sistemi e quindi nemmeno la constatazione alla base del ragionamento precedente, e di quelli che invece sono in grado di farlo la maggior parte non è in grado di comprenderne l'impatto sul proprio quotidiano né tantomeno la logica conclusione che andrebbe invece tratta: che allora va dismesso il sistema capitalista e adottata una forma moderna di comunismo, che preveda una suddivisione equa dei sacrifici ed escluda l'esistenza di una classe sovranazionale di privilegiati che ne è esentata.

Per aumentare la quota dei "consapevoli", sia direttamente che tramite il buon vecchio passaparola, fornisco dunque ai lettori un elenco parziale di "segni" che dimostrano l'esistenza del "piano del GF/GV" e del "furto di futuro" che stringi stringi ne è la peggiore estrinsecazione (altrimenti non parleremmo ancora oggi dei "favolosi anni 50 o 60", tempi in cui oggettivamente si aveva un tenore di vita di molto inferiore all'attuale, ma speranze migliaia di volte migliori), e delineano cosa attende chi per età o per tigna intenda vivere nei decenni a venire:

  • A come Automobile - La libertà di movimento (sotto attacco) di ogni privato cittadino, come tutte le libertà, è fatta sia di un enunciato teorico che di una distribuzione della ricchezza che la renda fattualmente applicabile. Fanno poco più di cent'anni da quando Henry Ford adottando la catena di montaggio inventò con la Ford T la motorizzazione di massa a quando una normativa europea demolisce di fatto un intero enorme settore industriale lasciando sul terreno milioni di disoccupati per far si che a comprarsi la macchina (elettrica, ma poi è vero che sia davvero ecologica?) tornino ad essere solo i ricchi. E gli altri, quei milioni di cittadini cui resta indispensabile, faranno come a Cuba... (e magari è persino una buona idea...): si terranno aggiustandole per decenni le macchine a combustione, specie nell'immensa periferia italiana (cioè dovunque tranne che nei centri e semicentri delle grandi città, gli unici posti dove è immaginabile impedire il transito e sopperire coi mezzi pubblici).
  • C come Casa - Nella mitteleuropa ci sono abituati, a non avere le case di proprietà e a sopperire con un mercato degli affitti di conseguenza molto più elastico del nostro. Per cui ce l'hanno giurata, ripetutamente e dichiaratamente: volete stare nell'Europa? dovete fare come noi! Poi pian piano sono passati alle vie di fatto. La penultima mossa è la normativa europea che toglie d'autorità dal mercato tutte le case non certificate "ecologiche", cioè in Italia quasi tutte o per meglio dire tutte tranne quelle che uno che non è ricco di famiglia si può permettere: se hai una casa così o hai i soldi per riqualificarla o te la tieni, e pazienza se è quella in cui vivi (ti basta non cambiare città) o aspetti il prossimo terremoto perché crolli e ti tolga il pensiero. L'ultima è tutta italiana, o meglio di quel governo che alcuni ingenui avevano pensato avesse intenzione di fare la voce grossa in Europa (errore già fatto coi cinquestelle, oggi ero sicuro che Giorgia andasse a Bruxelles solo a prendere ordini, come Gigi): anziché pretendere (come Conte avrebbe dovuto fare per la sanità tre anni fa) che per la riqualificazione abitativa si possa spendere a deficit tutto quello che serve (tanto rientra, perché le entrate fiscali aumentano con la crescita) migliorando le normative che stavano rilanciando il settore, le affossano, inoltre lasciando nelle peste quelli beccati in mezzo al guado. Chapeau! Leggete il combinato disposto delle due mosse, e vedrete quanto sia lampante l'intenzione europea di cui a inizio capoverso: anche qui, ci salviamo (forse) solo se usciamo dalla UE, o se si autodistrugge.
  • C come Clima - Che le previsioni del tempo siano in qualche modo attendibili a 24 ore o poco più, al massimo vagamente indicative a una settimana o due, ed equivalenti all'oroscopo per periodi superiori al mese, se ne può accorgere chiunque, volendo (ma chi crede all'oroscopo, cioè a una costruzione basata su qualcosa che non esiste come le costellazioni, può benissimo credere al tizio che gli dice che la prossima estate sarà calda o piovosa). Si tratta infatti di fenomeni con tante variabili in gioco da non avere un andamento prevedibile per nessun calcolatore esistente, passato (il tizio ve lo diceva anche quando a casa non avevate nemmeno il commodore64 e lui aveva un computer grande come una stanza con meno capacità di calcolo del vostro telefonino di oggi) o futuro. Eppure, c'è tutta una narrazione, di paradigma religioso, pervasiva sin dalle scuole (poveri figli nostri, ancora), che attribuisce con certezza all'impatto umano dei cambiamenti climatici di ordine di grandezza tale da potersi affermare con certezza siano sempre avvenuti anche quando l'impatto umano era una frazione minuscola dell'attuale: si ha contezza storica di oscillazioni climatiche di pochi gradi, in grado di modificare il clima e quindi il territorio in un senso o nell'altro per decenni o secoli, in tutta la storia documentata dell'umanità. Se c'è una sola evidente differenza, oggi, è nella sua consistenza numerica totale, per cui l'unica deduzione coerente di chi pretende la riduzione dell'impronta umana sul clima sarebbe sposare il malthusianesimo e propugnare lo sterminio globale di massa. Che, per chi conosce il paradosso delle ninfee, se anche fosse tarato per lasciare vivi solo un miliardo di umani, non farebbe che al massimo spostare di qualche decennio avanti il problema. L'altra strada, ve la faccio dire (da un articolo pieno di cose giuste, anche sugli altri punti di questo post) da Franco Cardini: "In realtà, la maggior parte dei climatologi è concorde nell’affermare che i mutamenti climatici siano dovuti solo in minima parte all’inquinamento prodotto dall’uomo, mentre per il 95% sarebbero riconducibili direttamente alle fasi dell’attività solare. Basterebbe, dunque, spendere somme infinitamente più modeste per gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei territori, senza bisogno di mettere in crisi gli equilibri energetici del mondo intero e, con essi, la qualità di vita degli abitanti dell’intero pianeta." Ma gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei territori, da effettuare in deficit (autoripagantesi, mi ripeto) e peraltro promessi dai cinquestelle prima di andare al governo, non si possono fare perché non ammessi dai parametri europei..
  • G come Guerra - La lettura del messaggio di Zelensky a Sanremo, riassumibile nel verso "bisogna vincere e vinceremo" dell'inno fascista, non è originale: prima di ogni guerra la propaganda interna agisce in modo pervasivo per convincere la popolazione ad accollarsi tutti i disagi che le deriveranno dall'intraprenderla in nome dei Superiori Valori che albergano in noi e non nel Nemico. Il risultato è che quasi nessuno più coglie le differenze o le analogie dove ci sono. Per cui possiamo festeggiare i 15 anni dall'indipendenza del Kosovo (e il prossimo possibile riconoscimento da parte della Serbia, mai avvenuto fin qui), ottenuta ai tempi grazie ai nostri bombardamenti su Belgrado, senza rilevare che è esattamente quello che ha fatto Putin per il Donbass eccetera: senza il sostegno occidentale sarebbe finito tutto un mese dopo con l'Ucraina che mollava l'osso, esattamente come la Serbia allora, e viceversa se la Serbia allora fosse stata sostenuta dalla Russia come noi oggi sosteniamo l'Ucraina, il Kosovo se lo sarebbe tenuto o almeno avrebbe resistito per anni. La cosa più paradossale, e assieme triste, è che l'unica cosa giusta sull'argomento, sul mainstream, l'abbiamo potuta sentire solo da Berlusconi: la guerra in Ucraina non l'ha iniziata Putin nel 2022, ma l'occidente nel 2014 (e pensata prima).  D'altronde, se a dire quello che si deve dire della globalizzazione deve essere Tremonti...
  • M come Moneta - Uso la carta di credito diffusamente da anni, ma quando sento parlare di abolizione del contante mi squilla l'amigdala, che dicono stia nel cervello ma io me la sento vicino al buco del culo. Se ascoltate le menzogne che vi racconta il mainstream economico io sono un sociopatico, uno che tifa per gli evasori, un passatista. Ma invece è che ho studiato economia prima che il monetarismo la occupasse scacciando tutte le altre teorie, e so cos'è davvero la moneta. Gli umani l'hanno inventata per non doversi portare appresso i beni da scambiare, per cui ce ne deve essere esattamente quanta ne serve per gli scambi da fare: non di più, altrimenti perde valore, ma non di meno, altrimenti gli umani sono costretti a fare meno scambi di quanti volevano, a volte molti meno, cosicché a un certo punto o riescono a inventarsi un'altra moneta (tipo le cessioni del credito per le ristrutturazioni edilizie: chi non ha ancora capito si legga qui Galloni) o soccombono. L'Eurozona ha negli anni dimostrato di essere nient'altro che uno strumento di impoverimento, in mano a soggetti il cui reale obiettivo è progressivamente azzerare tutte le conquiste economiche e sociali che erano state concesse ai suoi cittadini come risarcimento postbellico. A tutti coloro che credono ancora alle favole dei mass media, chiedo solo di immaginare cosa succederebbe, il giorno che tutta la moneta fosse elettronica, se andasse qualcosa di storto in un server, incidente o manovra intenzionale che sia, come qualche giorno fa è successo con la posta di Libero e Virgilio. Gli italiani in maggioranza infatti diffidano da sempre dell'Euro, o per meglio dire del trasferimento della sovranità monetaria italiana a un ente privato straniero non controllabile democraticamente, e per tre o quattro volte hanno votato per chi aveva promesso di combatterlo, da Berlusconi alla Meloni passando per il Movimento 5 Stelle e la Lega, ogni volta venendo traditi dagli eletti. Quelli che lo hanno fatto, almeno, possono guardare negli occhi senza vergogna i propri figli.
  • S come Sanità - Decenni di chiusure di ospedali e presidi sanitari in tutto il territorio, con in mente il passaggio al modello ammericano: si cura solo chi ha i soldi o l'assicurazione. Solo così è potuto accadere che il denominatore fosse adatto, al sopraggiungere di una influenza fuori scala a far crescere il numeratore, a sciorinare percentuali tali da giustificare una gestione criminale dell'emergenza, con l'habeas corpus stritolato tra chiusure di interi settori con fallimenti a catena e somministrazioni più o meno surrettiziamente obbligatorie di trattamenti sperimentali appositamente spacciati per vaccini, peraltro inutili dannosi e costosi. Oggi da un lato finalmente c'è chi chiede conto a chi probabilmente ci ha lucrato e c'è chi chiede di riaprire questo o quell'ospedale, ma dall'altro resta in piedi il progetto di cui sopra, per cui alla prossima "pandemia" possono riprendere il massacro da dove l'avevano lasciato.

L'altro giorno (mentre già avevo iniziato a confezionare questo pezzo) in una chat di classe, tipicamente frequentata da ormai sessantenni che si relazionano tra loro come quando erano adolescenti, e anzi proprio in questo trovante la propria ragione di essere, da un post divertente e nostalgico sui panini ignoranti che ci faceva una bottegaia dei tempi che furono è venuta fuori una discussione istruttiva di taglio filosofico, anche se non certo originale. Ci si divideva, infatti, tra chi ostentava il distacco sufficiente ad evidenziare che fin dall'antichità gli anziani rimpiangevano i bei tempi e stigmatizzavano i "giovani d'oggi", e chi però precisava che ciò, per quanto vero, non toglieva che oggettivamente i nostri panini, come la nostra musica, erano migliori. Ovviamente, non c'è una soluzione sempre valida, a parte la notazione arguta di chi rilevava che i vecchietti stavano svolgendo quella discussione sui loro smartphone e non ai tavoli dell'osteria. Tuttavia, si può affermare che il troppo relativismo può fare in potenza altrettanti danni della sua assenza totale. Per cui si: è vero che i ragazzi di oggi avranno nostalgia delle cose che c'erano quando erano giovani loro, esattamente come oggi noi. Ma è vero anche che questo non deve esimere da almeno tentare dei raffronti oggettivi, almeno per le cose essenziali. Altrimenti a chi toccasse di vivere da anziano l'avvento di una dittatura non spetterebbe il diritto/dovere di ricordare ai giovani quanto era meglio quando si era liberi (e infatti, come testimonia ad esempio Troisi nel suo Le vie del signore sono finite, nel Ventennio la prima accusa a chi non accettava l'avvento del Regime era di passatismo disfattista). E invece si, invece la freccia del tempo non va necessariamente verso il progresso, e a non denunciarlo si diventa complici nella costruzione di un futuro peggiore.

martedì 28 giugno 2022

MANCO 10 ANNI

Non mi sono mai iscritto a un partito o a un sindacato, e non solo per il noto aforisma di Woody Allen che poi citava Groucho Marx che poi citava qualcun altro, ma principalmente per quell'allergia tipicamente meridionale al venire schedati, irreggimentati, ditelo come volete. De Andrè diceva più o meno che non voleva morire per delle idee per magari scoprire solo un attimo prima che erano quelle sbagliate. Per questa ragione, la persistenza ultraquinquennale del banner del Movimento 5 Stelle in home di questo blog, dalla sua nascita al suo abbraccio mortale col PD, è stato per me un record personale di "appartenenza". Chi non mi vuole (più) bene, e/o chi è superficiale, ne approfitta per tacciarmi di incoerenza, ma anche chi mi vuole bene non rinuncia a rammentarmi di essermi fidato delle persone sbagliate. Ma le cose non sono andate esattamente così: semplicemente, io credevo fermamente nella indispensabilità per il nostro Paese di una serie di cose che guarda caso miracolosamente erano scritte nero su bianco sul programma di Grillo Casaleggio e soci, e ci credo ancora, sono loro che le hanno abbandonate, che ci posso fare? Ma non mi fidavo del tutto: infatti non mi sono iscritto al moVimento. E da subito (chi vuole controlli pure, è tutto qui, non cancello mai niente), assieme all'endorsement, ho espresso alcune perplessità rispetto ad alcune ingenuità costitutive: se metto un limite di due mandati (di qualsiasi tipo, peraltro) all'attività politica, cosa avrebbe impedito ai singoli, carneadi miracolati strappati all'anonimato e agli stenti da un'inattesa nuova modalità di selezione della classe politica, di lasciare il partito prima della scadenza, magari abbastanza prima da assicurarsi un proseguimento della carriera sotto altre insegne?

Certo, nemmeno Nostradamus poteva prevedere una parabola così rapida: dallo zero ad un terzo dei voti validi nel giro di un paio d'anni, un plateau di cinque durante i quali tradire uno a uno tutti i punti del programma iniziale, e un altro paio d'anni per sparire. Si perché di fatto lo scisma Di Maio sancisce la sparizione dei cinquestelle, ne chiude di fatto l'esperienza, senza mezzi termini. Non serve nemmeno andare a contare quelli che restando con l'ineffabile faccia tosta napoletano sperano di seguirlo anche nella durata della bella vita che si fa a guadagnare (e tanto) senza lavorare in cambio dell'approvazione disciplinata dei diktat della dittatura planetaria in fieri: alle prossime elezioni, la sparizione sarà sancita, perché a parte chi ha la vocazione all'appartenenza e casualmente la sua l'ha legata alle cinque stelle come una volta usavano alla falce e martello anche i figli di papà senza alcuna reale adesione al comunismo, nessuna testa pensante voterà per il m5s o per i dimaiani se ci saranno e comunque si chiameranno. D'altronde, perché sostenere gli imitatori, quando sono ancora li vivi e floridi gli originali, traditori della Patria, quei piddini che proprio Grillo si era ripromesso di cancellare quando fu respinta la sua candidatura alla segreteria?

Quello che serviva all'Italia, e che servirebbe ancora adesso, e allora era scritto nero su bianco nel suddetto programma grillino causando l'entusiasmo del sottoscritto assieme ad altri milioni di elettori, ed oggi se qualcuno lo proponesse sarebbe votato da me e da molti altri, era ed è semplice: recupero della sovranità monetaria, e suo utilizzo per una miriade di medie e piccole opere pubbliche (scartando a priori quelle grandi, forieri solo di grandi tangenti) utili a risanare il territorio e il tessuto socioeconomico italiano, unitamente ad un ridisegno della classe politica finalizzato alla riduzione a livelli fisiologici della corruzione, capace assieme all'evasione di impedire che la spesa in deficit si ripaghi da se a stretto giro grazie al maggior gettito. Traduciamolo in pratica, nella storia recente: i grillini al governo, secondo il loro programma, avrebbero dovuto immediatamente attivarsi per invertire la decennale rotta (fatta di chiusure nel pubblico e deviazioni del flusso economico verso il privato) di paternità eminentemente piddina in tema di sanità, chiedendo alla UE immediatamente tutti i fondi necessari ad attivare terapie intensive ovunque necessarie, e in caso di risposta negativa, attuando un altro punto del loro stesso programma, portare l'Italia trionfalmente fuori dalla UE con tanto di oceanico consenso popolare motivato dalle ragioni di salute pubblica. Invece, hanno lasciato la sanità al disastro in cui si trovava, aderendo alla narrativa imposta dalle multinazionali farmaceutiche e dai miliardari finti filantropi che ci stanno dietro, per calcolare improbabili parametri per le chiusure mettendola al denominatore così com'era ridotta. Mettendo in ginocchio l'economia e distruggendo la società.

Andando in cronaca, tra le battaglie grilline c'è stata quella per l'acqua pubblica (referendum stravinto, ricordate? carta morta, lo sapevate?), e nel loro programma c'erano una miriade di interventi sugli acquedotti colabrodo, sul territorio ormai incapace di tenere l'acqua e in genere di reggere gli estremi climatici, sui fiumi e gli invasi, sulla diffusione capillare delle energie alternative, eccetera. Avessero mantenuto il dieci per cento di quanto promesso, oggi non ci sarebbe crisi idrica, e non avremmo avuto alcun contraccolpo dalle sciagurate sanzioni boomerang alla Russia: un Paese in grado di autosostenersi dal punto di vista energetico, questo dichiarava di volere costruire Grillo, e Di Maio gli faceva eco. Cosa ne è stato di quelle promesse, lo vedete nel portafoglio e in casa vostra. Ah, e non sto menzionando l'uscita dalla Nato ("te la do io l'America!") e il ripudio della guerra eccetera eccetera, altri cavalli di battaglia oggi usati come pretesto per lo scisma in cronaca, chissà, forse finalizzato proprio a frenare l'emorragia trattenendo quegli elettori cinquestelle che già non digerivano Di Maio prima, figurarsi dopo che è diventato europeista (cosa gli avranno detto, dato o promesso colà dove si puote?) e guerrafondaio (se l'occidente non avesse mandato armi all'Ucraina, la guerra si sarebbe conclusa in due settimane come una baruffa di cortile, ma già: senza l'azione occidentale l'Ucraina avrebbe ancora il governo che aveva democraticamente eletto nel 2013 e non ci sarebbe stata alcuna guerra - e lo dico e ridico ben sapendo di non ritrovarmi nella lista nera solo per la mia irrilevanza).

Spero che il vecchio amico che mi ha pungolato per commentare la scissione grillina sia soddisfatto, e con lui tutti quelli tra voi che proprio non digeriscono quando mi metto a parlare di musica (ma ero in ferie, ho lasciato i CSI a farvi compagnia...). Tolte queste piccole magre soddisfazioni, tra l'altro, non è che ci sia molto altro in giro per cui gioire. L'anno scorso di sti tempi zero contagiati al giorno o quasi, quest'anno cinquantamila con nel frattempo quasi tutti vaccinati con tre dosi, eppure non è che constato in giro, del fatto che questi vaccini siano stati come minimo una truffa ad alto rendimento e non solo per i produttori, una presa di coscienza abbastanza diffusa da impedire che ai primi freddi si rimetta in piedi il baraccone, ammesso che nel frattempo non siano riusciti a mettere su quello della guerra dichiarata con tutto ciò che comporta, anche solo in termini di decrescita, ancora più efficace della pandemia.

Che poi se vogliamo proprio andare a cercare una coerenza in Grillo, perché a fare scemo l'avversario non è che ci si guadagni meglio forse immaginarselo furbo, è proprio nella decrescita: ai primi anni del blog aveva sposato quella "felice" di Latouche, poi pian piano si è convinto della maggiore efficacia di quella "infelice" dell'Euro, di Big Pharma e dei signori della guerra. A pensarci bene, già ai tempi in cui girava l'Italia inalando dallo scarico di una Fiat a idrogeno sui palcoscenici o spaccando computer, ci si poteva arrivare, in qualche modo: a me ad esempio capitò di vederlo a Catonateatro, pagando un biglietto piuttosto salato, e già doveva insospettirmi la presenza in prima fila dei politici cittadini (molti dei quali poi finiti nei guai con la giustizia) ben contenti di essere smerdeggiati e satireggiati dal comico (ma i satirici veri di solito vengono trattati diversamente, vedi Luttazzi), poi però si mise a piovere, forte, e il buon Beppe, trincerandosi dichiaratamente dietro la sua genovesità, rimase sul palco urlando che col cavolo ci avrebbe rimborsato, potevamo restare lì a bagnarci con lui se volevamo. Ma ovviamente la gente scappò, e lui si tenne il maltolto. Qualche anno prima sempre a Reggio a Jannacci gli organizzatori riferirono che avevano rubato l'incasso, e lui uscì a cantare lo stesso, gratis, e anzi siccome era incazzato il concerto gli venne meglio, e non lo finiva più. Per dire.

mercoledì 5 maggio 2021

ME NONNU

Luigi Cugliandro, quello vero.
Mio nonno andava sempre in giro in giacca cravatta e panciotto, ma aveva solo due completi, uno per stagione, e li teneva finché duravano. Entrambi di lana, di diversa pesantezza, e per il freddo metteva la maglia a maniche lunghe e i mutandoni lunghi sotto, niente soprabito. Il cappello era buono sia per la pioggia che per il sole, quindi lo portava tutto l'anno. Diceva che col cappello si campava di più: visto che è arrivato a 88, porto spesso il cappello anch'io, non si sa mai.. 

Mio nonno andava sempre a piedi, e per tutta la vita, salvo pochissime eccezioni spesso solo di assoluta necessità, il suo universo era rappresentato dal raggio della distanza percorribile da casa a piedi in una mezz'orata.

Mio nonno non credo sia andato mai in vacanza da nessuna parte. Mia nonna mi raccontava di averlo accompagnato a Roma per una questione legata alla pensione, e che lei ne aveva approfittato per una passeggiata.. al Verano, per vedere la tomba di Mario Riva (sic!).

Mio nonno ha lavorato fino alla fine. Era diplomato, e non erano in tanti a Reggio della sua leva, e da vecchio lavorava in una cartoleria per architetti - credo gli abbia allungato la vita mantenersi attivo fino a 85 anni. Ma vi era stato costretto, perché le leggi del tempo non garantivano il ricongiungimento dei periodi assicurativi, e pur avendo sempre lavorato pigliava una pensione da fame.

Mio nonno mangiava sempre alla stessa ora, una volta al giorno, le cose cucinate da mia nonna (si. parlo proprio di lei), buonissime ma semplici e non certo variegatissime: un pasto completo, a colazione un caffè amaro, e a cena al massimo uno spuntino elementare (tipo pane e olio), ma al massimo, e presto, che ci si alza presto e si va a dormire presto e leggeri.

Mio nonno non beveva acqua minerale, di certo non in casa: il progresso per la sua generazione era l'acqua dal rubinetto. E a tavola beveva un bicchiere di vino allungato con un po' di gazzosa, il massimo del cocktail che abbia mai concepito.

Mio nonno non credo abbia mai mangiato una pizza, o sia mai andato a cena fuori con o senza famiglia. Al ristorante, con tutto il clan, ci si andava solo a pranzo la domenica un paio di volte all'anno, quasi sempre in occasione di ricorrenze (battesimi, comunioni e simili). Sempre lo stesso ristorante, per anni, così ci si sentiva a casa. E si aveva lo sconto.

Mio nonno non so se sia mai andato al cinema o al teatro, sicuro non nei vent'anni che l'ho incrociato io. Da giovane suonava la chitarra, faceva serenate a pagamento, una volta un mezzo mafioso deve averlo malmenato o minacciato per averne fatto una nonostante un diciamo così consiglio contrario, pare. Fattostà che non mi ha voluto insegnare.

Se è per questo mio nonno non guardava nemmeno la televisione, solo il telegiornale delle 20. La mattina la giornata era iniziata, però, col radiogiornale, "u comunicatu", di cui si fidava un pochino di più. Ma non tanto.

Come passatempo, mio nonno usava il cruciverba. Come detto, era relativamente colto, e che continuare ad esercitare la mente serva oggi lo dice la scienza ma lui lo capiva da solo. Mi ha trasmesso la passione per l'enigmistica, e non ha mai saputo che mi è stata più utile, anche per vincere i concorsi, di decenni di studi.

Mio nonno un vizio ce lo aveva: fumava. Decine di nazionali esportazione senza filtro al giorno. A casa non si poteva, e allora lui quando stava dentro teneva uno stecchino in bocca come simulacro di sigaretta. Fumava fuori, al bar dove passava prima e dopo il lavoro, seduto su dei gradini di fronte casa, o sul balcone, dove col vecchio del balcone affianco facevano a gara a chi ne fumava di più, buttando le cicche di sotto. Vinceva l'altro, una montagna di cicche, e mi sa che è pure morto ancora più vecchio di lui.

Il marciapiede però non restava sporco a lungo: lo spazzino (fino al settanta) passava tutti i giorni, e saliva anche a casa a prendere le buste della mundizza. Che era poca: non c'erano i supermercati, mio nonno comprava tutto sfuso sempre nella stessa bottega, dove gli segnavano su un quaderno cosa avrebbe dovuto pagare a fine mese. Si, mio nonno aveva la "carta di credito".

Mio nonno però una qualche volta doveva averla fatta grossa, non ho mai saputo cosa, ma io l'ho visto sempre dormire in soggiorno, e mia nonna prima di morire (oltre 15 anni dopo di lui) mi ha confessato che se ne era pentita, di averlo cacciato dal talamo, ma sempre senza dirmi perché lo aveva fatto. Ai tempi, il divorzio non c'era, ma la separazione si, solo che loro non l'avevano neanche presa in considerazione: era roba da ricchi, da gente con grilli per la testa. Le persone serie certe cose le gestivano in famiglia.

A mia memoria, mia nonna non lo chiamava di nome, ma di cognome: Cogliandro. Così lo aveva conosciuto, la U l'aveva fatta cambiare lui. Peraltro, Luigi, il nome che ha passato a tutti noi nipoti, per lui era il terzo, ma Francesco e Tiberio, i primi due, non gli piacevano. Un uomo deve decidere chi è, e quindi come si chiama.

Mio nonno quando noi nipoti ci lamentavamo di qualcosa diceva che era perché avevamo "u culu chinu", il culo pieno: l'agiatezza ci aveva rovinato i parametri (ne avevo già parlato in questo post di 4 anni fa, che vi consiglio di rileggere - fenomeno raro, lo risottoscriverei rigo per rigo).

Mio nonno era socialista non interventista, e non so come era riuscito a non partire per la prima guerra mondiale: era della leva di Caporetto, non sono tornati in tanti.

Mio nonno per non prendere la tessera del fascio perse il posto in ferrovia.

Ora, secondo voi, vi ho raccontato una storia del mio passato, o una del nostro futuro?

Per qualche decennio, per una lunga serie di ragioni storiche che partono dalla seconda guerra mondiale ma soprattutto vertono sulla guerra fredda, perché il capitalismo aveva bisogno di dimostrare ai suoi sudditi che era in grado di assicurargli condizioni materiali migliori del comunismo sennò quelli diventavano tutti comunisti, le condizioni materiali di vita dei nostri nonni (se avete l'età mia, bisnonni se siete più giovani) ci sono sembrate appartenenti a un passato destinato a diventare sempre più lontano. Per questo ve le ho elencate, non per un'operazione nostalgia. Ora, proviamo assieme a riscriverle in chiave contemporanea, in ordine di apparizione per agevolare il confronto:

  • è un anno e passa che ci vestiamo mediamente molto meno, alcuni stanno fissi in tuta, altri si vestono solo di sopra che per la webcam basta, d'altronde se gli altri non ci vedono per cosa cavolo ci agghindiamo a fare? peraltro, con questi chiari di luna, risparmiare sull'abbigliamento è indispensabile, e comincia a sembrarci insensato tutto quel rincorrere la moda a cui davamo tanta importanza;
  • tra lo smartworking che da emergenziale diventerà la modalità ordinaria di lavorare per molti settori, e l'accelerazione verso la transizione dell'automobile all'elettrico, che però non è alla portata di tutte le tasche, l'obiettivo è che chi proprio si deve muovere lo faccia a piedi, o con bici o altri mezzi di locomozione individuale ed ecologica, quindi per un raggio limitato - va da se che le grandi città perdono senso, anche perché di conseguenza non assolvono neanche più alla funzione di divertimentifici serali e notturni;
  • diciamocelo francamente, il turismo internazionale era un lusso odioso, io quelle poche volte che me lo sono concesso mi sono sempre chiesto con disagio interiore, e avevo evitato le mete per cui avrei avuto più ragione a farlo, cosa dovevano pensare di noi persone a cui il nostro reddito mensile sarebbe bastato a campare un anno o una vita, se non che erano contenti di vederci lì a lasciare loro parte di quelle risorse che inspiegabilmente ci erano state assegnate per nascita - ah, e gli aerei inquinano, era meglio quando erano un mezzo raro per soli ricchi, e sarà di nuovo così;
  • a proposito di lussi, le pensioni saranno sempre più basse e difficili da raggiungere, io stesso pur avendo lavorato sempre nello Stato non so ancora se mi hanno ricongiunto i vari periodi per enti diversi e mai lo faranno, ma io ho un'età e forse tra una decina d'anni avrò un assegno con cui riuscirò ancora a pagare il lungo mutuo che ho dovuto accendere per casa, chi ha meno di cinquant'anni se lo sogna: l'UE ha già detto che il recovery fund, l'elemosina che fanno passare per tesoro che ci prestano erogandocela a rate, è subordinato alla continua verifica della disciplina di bilancio, cazzi nostri, con l'unico lato positivo che lavorare fino a che campi, se ce la fai e se trovi, è buono;
  • mangiare poco e semplice fa bene alla salute, basta un pasto completo al giorno, magari non assunto tutto assieme: due biscotti la mattina col caffè, il primo a pranzo, secondo e contorno a cena, frutta per gli spuntini; specie stando sempre a casa, bisogna stare attenti a non sgarrare, altrimenti alla vecchiaia non ci si arriva proprio;
  • le confezioni da sei di bottiglie di plastica di acqua minerale diventeranno un ricordo, e giustamente: chi non ha una fonte di acqua buona vicino casa cui attingere riutilizzando i vuoti magari di vetro, e non ha in casa l'acqua leggera e i tubi nuovi, può sempre attaccare quei freschibuffi che la purificano e volendo gassificano; ah, un po' di vino buono ce lo si può concedere, ma gli spritz fanno male e i cocktail a base di superalcolici non ne parliamo, meno male che le occasioni per assumerli non torneranno mai quelle di prima;
  • anche sta moda di andare spesso a cena fuori, o all'apericena, o al brunch, oltre a fare male alla salute e al portafoglio, e a dare da vivere a una intera classe di parassiti evasori fiscali nella misura in cui riescono, è di certo odiosa vista con gli occhi di quegli immigrati che le nostre mafie importano a farci da schiavi a paghe da fame (che loro riescono lo stesso a risparmiare quasi tutte campandoci tutto il clan in patria), o degli abitanti di tutto quel mondo dove, come per mio nonno, resta una rara eccezione - della serie: la volevate la globalizzazione? è questa: tutti uguali, livellati verso il basso;
  • la stessa cosa vale per cinema, teatro e concerti: i primi dovranno chiudere e l'industria convertirsi alla produzione per la fruizione domestica, e sennò che li avevano inventati a fare smartphone e smartTV? il secondo era già una cosa per snob delle grandi città, pace all'anima sua, e i terzi si, all'aperto, in piazza, i musicanti col piattino, ma i concertoni e l'industria discografica avevano fatto il loro tempo da un po';
  • se siete snob come me, un telegiornale al giorno tanto per restare collegati col mondo e tenere bene a mente quanto imbroglioni e venduti siano quelli della stampa ufficiale, sennò continuate ad ammazzarvi di disinformazione, serie TV, fiction imbarazzanti, format ripetitivi e comici che non fanno più ridere; e comunque, la TV on demand rimpiazza il punto precedente, e stop;
  • chi vuole tenere acceso il cervello, cerchi mezzi propri, e li insegni ai propri figli, come per millenni di evoluzione umana;
  • il balcone come unico spazio all'aperto sempre liberamente frequentabile, da chi ha la fortuna di averlo: c'è bisogno di aggiungere altro? si, i tabaccai unico esercizio non alimentare o sanitario a essere rimasto sempre aperto;
  • consumando meno, produrremo meno rifiuti, e con la raccolta porta a porta della differenziata arriveremo, forse, a dimostrare che la freccia del progresso in molti casi aveva un verso opposto di quello che sembrava;
  • questa è più difficile da realizzare, se non avete seguito il link al mio vecchio post: la maggior parte delle cosiddette conquiste civili sono lussi, che non avendo surplus di reddito non ce li si può permettere; la famiglia patriarcale indiscutibile a costo di tutto si era affermata perché economica, ed è per questo che ha continuato a dominare nel mondo "non sviluppato" e si candida a tornare a farlo anche da noi;
  • e non è vero che la differenza di ruoli tra uomo e donna rispecchiasse necessariamente una rigidità nella struttura del Potere all'interno del Clan, perché invece a seconda dei campi loro al numeratore si avvicendavano, mentre invece noi con la foglia di fico della parità formale e linguistica (ma qui vi prometto un post a se, sono ferratissimo) tendiamo sempre ad opprimere il più debole, di qualunque sesso sia;
  • insomma non ci sono solo lati negativi dal non avere risorse da sprecare, e non ci sono solo lati positivi nella decrescita pesante che ci dobbiamo mettere in zucca è la conseguenza ineluttabile di una vera attenzione all'ambiente con riduzione dell'impronta biologica, altrimenti è solo un riempirsi la bocca di belle parole per atteggiarsi (e fino ad ora è stato quasi sempre solo così, da Greta fino all'ultimo dei gretini);
  • io non mi vaccinerò se non costretto, e in quel caso la liberatoria la devono firmare a me non io a loro, ma riconosco a ciascuno di voi la libertà di scegliere diversamente, chiedo solo che mi venga riconosciuto altrettanto, che se il vaccino funziona chi non si vaccina può fare del male solo a se stesso o ad altri come lui, se non è così vuol dire che non funziona, e se uccide voglio essere il solo a restare vivo, anche a rischio di restare il solo senza medaglia al valore sul petto (o sulla lapide);
  • io disapprovo e schifo in ogni modo lecito (perché io la legge la rispetto, è chi impone norme e marchi liberticidi che la calpesta) il passaporto vaccinale o comunque altro si voglia chiamare la nuova tessera di pura razza ariana.

Volevo numerare i due elenchi ma significava disistimare i miei pochi lettori. Ma chi si vuole prendere il disturbo di controllare scoprirà che la scansione è rispettata. Lo scopo è chiaro: dimostrare che si sta mettendo in atto un obiettivo evidentemente fissato decenni fa, che non è altro che azzerare tutto ciò che una parte dell'umanità ha conquistato (con o senza merito che sia) nelle ultime generazioni, creando o sfruttando uno stress pandemico cambia poco (e non si sa cosa è peggio: nel primo caso sono solo criminali, nel secondo anche vigliacchi e mentitori). Non vi sarà sfuggito che sia nel primo elenco che nel secondo ci sono degli aspetti che ciascuno di noi può considerare positivi e altri che può considerare negativi, e le nostre opinioni possono anche tranquillamente divergere su quali siano gli uni e quali gli altri. Il punto non è questo, perché qualunque cosa succeda la vita continua e i nuovi esseri umani cercheranno di vivere ed essere felici al massimo di quanto gli riuscirà, come sempre, e come sempre seppellendo i vecchi come sempre convinti che il loro mondo fosse migliore. Il punto è come, ci si arriva. Nella vita è sempre questione di come, perché invece a guardarne il se, l'esito è una guerra persa in partenza.

Se si fosse affacciato sulla scena un politico che mi avesse enumerato lo scenario a cui eravamo costretti dalle cose, dal fatto che siamo su un pianeta con risorse finite e non possiamo più sfruttarlo con un sistema economico che per funzionare presuppone che siano infinite, anche buttandolo giù più duro di quanto ho fatto io adesso, io probabilmente lo avrei capito e accettato, in parte in qualche modo già ci provavo, ma non c'è problema: se si deve e se è giusto si fa. Ma io non sono un target tipico, noi se siete arrivati fin qui. Le regole del marketing impongono di puntare al centro della curva di Gauss, ai "normali" che sono sempre la grande maggioranza, e loro non mollano l'osso manco morti, hai voglia a bastonarli col terrorismo, con la favola della moneta bene scarso da lasciare in mano ai tecnici, con l'ambiente da salvare. Solo se gli fai venire paura della morte, loro e dei loro cari, ci puoi riuscire. Ed eccoci qua: in pochi con me tra gli atipici a soffrire di questo crimine che si compie giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, e tutti gli altri a bersi la favoletta quotidiana mettendosi in fila per la punturina, ignari del punturone che stanno subendo.

lunedì 1 marzo 2021

SOGGETTIVA DAL BIG RESET

Primo piano su un pezzo grosso che parla ai suoi pari, in un evento di qualche anno fa che non si capisce bene se sia in presenza o in videoconferenza.

"Signori e signore, ho una soluzione per l'allarme epocale che abbiamo tentato invano di affrontare in molti modi negli ultimi decenni. Sapevamo da tempo che se tutti i terrestri avessero assunto l'impronta ecologica di uno statunitense ci sarebbero volute le risorse non rinnovabili di almeno sette pianeti come il nostro per mantenerli tutti, anche ammesso che in qualche modo avessero fermato la curva demografica (assunto impossibile da realizzare, se non appunto per assurdo). Ma avevamo un nemico, e per sconfiggerlo ci serviva che i nostri sudditi avessero un tenore di vita e un livello di diritti migliore di quelli dei suoi, sennò diventavano tutti comunisti pure da noi e anzi a un certo punto sembrava pure ci fossimo quasi. Certo, in luoghi chiave come l'Italia la strategia della tensione e gli anni di piombo hanno impedito che questo accadesse, perché quando in giro scoppiano bombe e si spara i pavidi escono dalle tane e danno sostegno allo statu quo, ma la partita si è chiusa solo quando abbiamo schiantato l'economia sovietica con la corsa agli armamenti. E a quel punto non abbiamo avuto più ostacoli, a iniziarci a occupare del Problema: il nostro pianeta non basta.

Così, abbiamo cominciato a imporre come fosse una scienza esatta una dottrina economica, il monetarismo, che soppiantasse quella che aveva fin li aiutato a elevare i sudditi d'occidente dalla loro condizione di pezzenti. Certo, c'erano sempre gli italiani che col loro vizietto di rubacchiare e la loro maestria negli espedienti tentavano di farla franca, ma è bastato ammazzarne qualcuno e assoldarne qualcun altro per inserire nascostamente il virus cardine del monetarismo nel loro sistema (l'affrancamento della Banca centrale dall'acquisto del debito) e fare esplodere il debito pubblico, per essere pronti alla prima occasione a presentargli il conto. Dopo un po' di sana vecchia propaganda, l'altra teoria era sparita, innanzitutto dalle università, poi dalla narrazione mainstream, infine dall'anima della gente, nutrita a sensi di colpa per accogliere come liberatorio quel vincolo esterno che era in realtà peggio di una sconfitta bellica. L'Euro era il corollario, lo strumento principe, di questa scientifica spoliazione: i soldi non bastano, bisogna privatizzare, smantellare, eccetera eccetera. Ma nemmeno questo è stato sufficiente.

Noi però lo sapevamo, che non bastava. Anche perché nel frattempo il nostro successo sul comunismo russo aveva comportato l'estensione del modello di sviluppo a porzioni di umanità fino allora tenute ai margini, e parliamo di popolazioni enormi come Cina India Brasile eccetera: importa poco che non stiamo parlando dell'impronta ecologica USA, basta che ci somigli da lontano. Già in parallelo avevamo iniziato a far circolare la coscienza ecologica dapprima come ideologia giovane e di tendenza, poi come teoria economica strutturata (decrescita felice, qualcuno l'ha infelicemente chiamata), e visto che non funzionava infine anche qui l'abbiamo irrorata con la propaganda mediatica in modo che entrasse nell'anima. Ma nonostante la nostra oggettiva bravura fino alla scelta dei testimonial (Greta, un capolavoro che nemmeno Kubrick...), la paura siamo riuscita a iniettarla solo in quella quota di popolazione già particolarmente sensibile di suo.

Ecco allora la mia idea: basta remore, la paura va solleticata laddove siamo sicuri che esploda. La sopravvivenza della specie non attacca, bisogna far venire a ciascuno la paura di morire lui, anzi peggio, che muoiano i suoi genitori o peggio ancora i suoi figli. A lungo mi sono chiesto, e so di non essere stato il solo, se fosse il caso di fare scoppiare una nuova guerra mondiale, o una nuova peste nera. Ma l'idea che vi propongo ci consente perlomeno di rimandarla, una così grave decisione, a quando non avremo alternative, anzi anche di agevolarla, a quel punto. Nel grafico dietro di me potete vedere i dati dei decessi di ogni anno come conseguenza indiretta delle epidemie influenzali. Se guardiamo le colonne percentuali, sia rispetto alla popolazione che anche rispetto ai soli infettati dai vari virus, sono ridicole, ma se guardiamo alla colonna dei decessi totali, beh, le cifre sono impressionanti. E si, è vero che oscillano abbastanza, ma è anche vero che non scendono mai sotto una certa soglia, ogni santo anno: possiamo scegliere di far scattare l'operazione quando abbiamo notizie di un virus un po' più cattivo della media, e se tarda abbiamo un sacco di laboratori che sperimentano per noi, ma vedrete che non servirà. Poi, se funziona, ma vedrete che funzionerà, possiamo farlo durare quanto ci pare e ripeterlo quando ci pare, fino a raggiungimento totale dell'obiettivo.

Dobbiamo ridurre drammaticamente l'impronta ecologica degli umani sul pianeta. E non possiamo farlo accettare agli emergenti se non prima la tagliamo drasticamente al "primo mondo", ai beneficiari per decenni dei sensi di colpa dell'ultima guerra mondiale. Che hanno dimostrato l'insaziabilità dell'animo umano, quando non è piegato dal gioco dell'ineluttabilità. Il diritto al lavoro, alla salute protetta da una sanità pubblica gratuita, alla mobilità individuale con mezzi antiecologici e antieconomici, al turismo di massa, alla cultura di massa ma anche a quella pericolosissima individuale, alla istruzione di massa che poi so tutti laureati e nessuno vuole più fare il lavori umili, al consumo di massa, anche di cultura, alla iniziativa economica individuale volta a rastrellare l'eccesso di liquidità complessivo, sono tutti fenomeni che devono essere considerati transitori e dobbiamo fare in modo che vengano consegnati all'oblio. La macchina propagandistica dovrà essere così efficiente che morti gli ultimi storici beneficiari nessuno ricorderà più che siano mai esistiti. Se poi nemmeno questo dovesse bastare, i nanobot iniettati in sette miliardi di umani per renderli OGM con sieri che chiameremo vaccini così che pretenderanno di farseli, i coglioni, e quand'anche ci fossero dei resistenti troveremo il modo di obbligarli, ci consentiranno una decimazione più o meno istantanea a nostro piacimento. Per prepararli subliminalmente, ci facciamo un bel filmone di supereroi che racconta la storia, anche se edulcorata: ci sarà solo magari un dimezzamento, e sarà reversibile. Quello vero no, ma nessuno si lamenterà, vuoi perché saranno rimasti in pochi, vuoi soprattutto perché gli scampati saranno più contenti di esserci che arrabbiati per chi non c'è più, vedrete."

Applausi, dissolvenza, stacco sui primi TG del 2020, in tutto il mondo. Titoli di coda.

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Ho scritto questa storia di getto, perché francamente sono stufo di cercare di farvi ragionare, che poi voi se mi leggete è probabile che già lo facciate, e comunque siete così pochi a fronte del mare di boccaloni che sperare di salvare il mondo scrivendo su un blog è come sperare di salvare una barca che affonda svuotandola con un cucchiaino. Non dice niente di diverso della tesi che sostengo da un anno, solo lo dice capovolgendo la prospettiva. Magari non si capisce tutto, magari non tutto è condivisibile da tutti, magari non è successo proprio così, ma se fosse verosimile, anche solo in parte, sarebbe abbastanza da esserne terrorizzati. Visto che la paura funziona, usiamola anche noi a mo di contropropaganda, hai visto mai...

domenica 24 gennaio 2021

NON CI RESTA CHE...

Ci sono tanti modi per dire una cosa, se poi questa è la dicotomia tra istinto e ragione poi tantissimi. Dobbiamo ricorrervi perché i due termini hanno assunto nei secoli una connotazione tale da dividerci in tifoserie, tanto è cresciuto l'alone semantico (l'insieme di possibili significati diretti e indiretti) di entrambi: il primo arrivando a racchiudere la libertà il secondo la scienza. A seconda di quale approccio di studio volete seguire, dunque, possiamo sostituire i due termini con emisfero destro ed emisfero sinistro, mente profonda e mente logica, matematica dei sistemi infiniti e matematica dei sistemi finiti, pensiero veloce e pensiero lento: giuro, per ciascuna di queste coppie e per molte altre potete trovare un pacco di libri alto così, non sto inventando niente (va beh, mi sento buono: vi faccio aiutare in video da una studiosa di mia conoscenza..).

Qualunque sia la vostra scelta, però, resta una costante, per rendere idea della quale uso la mia, di metafora preferita. Avete presente il pianeta Terra? Visto da fuori, o da sopra visto che ci vivete, come vi sembra? Esatto, una cosa integralmente ricoperta di roccia dura, per due terzi a sua volta ricoperta di acqua. Ragion per cui quasi tutti noi passa quasi tutto il tempo calpestando l'altro terzo, che peraltro nella nostra esperienza quotidiana è piatta, tanto che per millenni pensavamo che lo fosse davvero (alcuni lo pensano ancora, in realtà, contribuendo a screditare il complottismo in toto), ma fateci caso, tutt'ora fa comodo non solo alla vita quotidiana, ma anche a tutta una serie di scienze, considerarla tale: mica serve calcolare la curvatura dell'area in cui scavi le fondamenta di un palazzo, o quella di un campo di calcio (Holly e Benji a parte, s'intende). Comincia a servire per costruire un ponte sospeso da record, oltre che ovviamente per tracciare rotte marittime e aeree se non vogliamo ricorrere ai satelliti artificiali. Ma anche qui, siamo ancora alla superficie, o appena attorno. La verità, è che il pianeta Terra è per la quasi totalità della sua massa una palla di metalli e rocce variamente viscosi (se volete dati precisi andate su Wikipedia, la mia ripeto è una metafora), la crosta essendo uno strato molto ma molto più sottile della buccia rispetto alla mela. E se non fosse così la vita non sarebbe stata neanche possibile, perché è da questa essenza metallara che deriva il campo magnetico che proteggendola ha reso possibile la formazione di una atmosfera relativamente stabile. Ebbene, la buccia è la nostra mente logica (o pensiero lento, o qualunque delle altre metafore suindicate), il resto della nostra mente è quasi tutto, governa tutto, ha reso possibile tutto, e però noi ce ne scordiamo, perché tendiamo sempre a ricoprire col raziocinio tutto, fino a vedere solo quello, o perlomeno a sovrastimarlo pesantemente, nel nostro agire quotidiano.

Mi tornano in mente queste cose, che chi mi conosce sa essere uno dei cavalli di battaglia del mio mestiere, perché la cronaca di ha suggerito, anzi a me personalmente fatto sperare, che presto si potrebbe tornare a votare. Oddio, sperare o temere? diciamo che mi ci ha fatto pensare.. Il fatto è che i filosofi padri della democrazia moderna erano anch'essi, come tutti noi, vittime del "pregiudizio di logicità", architrave senza il quale la costruzione non regge. La quasi totalità dell'elettorato, infatti, non vota "di testa", ma "di pancia" (ecco, ho aggiunto un'altra metafora all'elenco iniziale), e i primi a capirlo furono proprio i grandi dittatori del secolo scorso, che per primi hanno applicato i dettami di un'altra scienza neonata (come tale, non come pratica, vecchia invece quanto l'uomo): la propaganda. Attenti, il fenomeno include anche tutti coloro, come me e magari come voi (se siete arrivati a leggere fin qui), che sono convinti di decidere secondo logica, e magari addirittura lo fanno, in politica, proprio perché conoscono la struttura della mente umana e quindi per questa cosa, che ritengono cruciale per la vita di tutti, fanno un enorme sforzo di concentrazione, e facciamo pure che ci riescono. Non cambia molto, nel totale: per quanti possono essere costoro (è indifferente se io o voi ci chiamiamo fuori, peraltro non sto nemmeno dicendo che sia meglio o peggio: spesso la pancia anzi è più "intelligente"..), al governo si va con la maggioranza, e i "logici" se tutti deducono la stessa cosa e votano per lo stesso partito al massimo lo portano al 3%, o se vogliamo allargarci a superare appena le previste soglie di esclusione. E infatti la sinistra-sinistra, cocciutamente convinta di trovarsi ancora davanti al pubblico dei dibbattiti dei cineforum anni 70, al massimo a quella cifra arriva, da decenni, mentre la partita se la giocano altri, che considerano l'elettore come "un bambino di 11 anni nemmeno troppo intelligente" (cit.), oppure lo fregano con prospettive ingannevoli come il "fogno" europeo di pace e prosperità.

Considerate che per uno che lo ammette mille lo
pensano. E se pensate "a me che mi frega, ho lo
stipendio fisso e lavoro in smart working
", beh,
qualcun altro ha già detto che sarebbe giusto che
anche i lavoratori pubblici pagassero per la crisi, e
quando vi colpiranno sarà nell'ovazione generale.
Tutto questo per dirvi una volta per tutte perché su questo blog per anni avete letto di un convinto sostegno ai cinquestelle. Mi aveva persuaso fin da subito (decisi di votarli esattamente quando Bersani dichiarò "con Monti senza se e senza ma") il loro contenere alcune proposte razionalmente auspicabili (ad esempio, la messa in discussione dell'eurozona, vero motore dell'impoverimento progressivo che stavamo vivendo, peraltro avviato apposta, e il connesso ritorno della spesa in deficit ma non per grandi opere tangentogene bensì per una miriade di piccole opere sul territorio con conseguente garanzia di innesco del moltiplicatore keynesiano, e conseguente riassorbimento del deficit iniziale, e così via in un circolo virtuoso) in mezzo a una narrazione propagandistica che mi lasciava perplesso (l'ho scritto troppe volte, cercatevele da voi se non vi fidate) ma era potenzialmente in grado di portarli alla maggioranza relativa (onestà, taglio dei costi della casta, democrazia diretta, selezione dal basso della classe politica). Un miracolo: poteva finalmente vincere uno schieramento che in mezzo a tante fesserie (i politici devono essere pagati bene sennò la politica resta un affare per ricchi e maneggioni, i risparmi peraltro di abbattere numero e paga dei politici essendo al massimo simbolici, le piattaforme per votare online in un modo o nell'altro favoriscono gli imbrogli, e dei parvenu che devono lasciare al massimo dopo due mandati verso la fine del secondo diventano facile preda di altri schieramenti che li lascerebbero continuare), portava avanti le uniche idee che potevano salvare questo Paese: il ritorno a una piena sovranità monetaria, e il suo utilizzo per pratiche sempre più indispensabili di una politica economica e finanziaria opposta rispetto a quella dominante. Quando il movimento si alleò con Salvini e i suoi, pensai che fosse per colpa di una legge elettorale modificata apposta per impedire loro di governare da soli, e che fosse comunque meno peggio Salvini (uno che nel parlare alla pancia non è secondo a nessuno, ma intanto aveva imbarcato due economisti, Borghi e Bagnai, da anni sostenitori della teoria e pratica "giusta") dei traditori (della sinistra e dell'Italia) del PD, contro il quale mi ero schierato fin da quando Veltroni ne accelerò la formazione facendo in pratica cadere Prodi.

Quando è arrivato il coronavirus, era da poco cambiato l'alleato di governo. Forse, fosse rimasto in carica, il precedente esecutivo avrebbe avuto il coraggio di fare l'unica cosa che si doveva e poteva fare di fronte all'emergenza: stimare in fretta e furia, per poi ovviamente aggiustare in corsa, cosa serviva per attrezzare il SSN ad affrontare l'onda per galleggiarci sopra, lasciando quanto più possibile il Paese produttivo a produrre, chiedere il conquibus alla BCE cash, e di fronte al probabile rifiuto denunciare i trattati e uscire dall'eurozona nottetempo, "stampando" tutti i soldi che servivano ad attrezzare terapie intensive, ospedali da campo, attrezzare il personale sanitario ed incrementarlo alla bisogna. Il programma grillino, quello per cui gli elettori li avevano portati da zero a 33% in pochissimo tempo, sarebbe stato attuato nel plauso generale, e nulla dei provvedimenti allucinanti (e controproducenti, perché abbassano l'onda ma la allungano, oltre che inutili, come fermare il maremoto chiudendo le finestre: se ve lo dice Stanford ci credete?) che abbiamo visto in quest'anno avrebbe mai visto la luce. Forse. Perché invece forse a Conte, Di Maio e anche Salvini il telefono, o quello che è, sarebbe squillato lo stesso per trasmettere l'ordine dei padroni del vapore: il mondo è sovraffollato e a questi livelli di consumo non regge più, prima di doverlo sfollare (ma prima o poi saremo costretti) tentiamo con le cattive quello che con le buone non ci è riuscito, abbassare drasticamente quei livelli.

Ma non è questo di cui stiamo parlando. Invece è: se ora si vota, per chi cavolo votiamo? Il m5s per restare in sella, e i suoi esponenti per raccattare qualcosa prima di tornare nell'anonimato e nella povertà, ha tradito proprio quelle parti di programma per cui si doveva votarlo: ora, all'unisono con i nuovi alleati (al punto da attirarsi le simpatie, adesso, degli intellettuali sinistrorsi) si dice europeista, e ha sostituito il keynesismo con le elemosine, e per parlare alla pancia l'onestà con la paura. Ci sono in giro forze politiche che propugnano idee economiche e sociali alternative? Forse si, ma vanno ad aggiungersi alla sinistra-sinistra (in seno alla quale l'adesione alla narrazione covidiota peraltro è imbarazzante, e lascia colpevolmente e per l'ennesima volta consenso alle destre) tra quelli che al massimo raggiungeranno i pochi punti percentuali. Salvini e la Lega, anche volendo vincere la repulsione, si stanno progressivamente smarcando dai loro economisti eretici sia emarginandoli che mostrandosi sempre più uniti col restante centrodestra europeista (assieme a cui hanno a suo tempo approvato il pareggio di bilancio in Costituzione: non dimentichiamolo mai). Finirà che, a dispetto del motto "libertà è partecipazione", non resterà che astenersi. E piangere.

giovedì 23 luglio 2020

CANCELLI MALTHUSIANI

Foto tratta da questo illuminante post su Il simplicissimus
Per sgombrare il campo da equivoci, prendo i dati da un sito di sinistra, di quelli prima critici e ora convinti dall'affabulazione a reti unificate di Conte. Sono stralci, ma per chi avesse dubbi costituiscano una manipolazione questo è il link all'articolo completo, che straparla di politica fiscale europea senza nemmeno accorgersi di contraddirsi:
[...] i leader europei hanno trovato martedì 21 luglio un accordo sul pacchetto di misure per il rilancio dell’economia dopo la pandemia, che ha finora provocato oltre 200 mila vittime in Europa [...] è il programma che segna la nuova politica fiscale europea, con 750 miliardi di fondi, ma con una riduzione dei sussidi a fondo perduto: saranno 390 i miliardi anziché 500, il resto in prestiti [...] al nostro Paese spetterà un ammontare di fondi superiore a quello previsto a fine maggio: 209 miliardi di euro, circa 82 di sussidi a fondo perduto (a fronte di 40-50 miliardi di contributo previsto dell’Italia al bilancio comunitario) e 127 di prestiti (rispetto ai circa 90 inizialmente previsti). Il piano di spesa prevede l’impegno del 70% delle risorse nel biennio 2021-2022 e il restante 30% entro la fine del 2023.
Sapete fare di conto? Bene, 82 miliardi a fondo perduto, meno 40-50 che sono i nostri, fa una trentina, massimo una quarantina di miliardi di contributo netto del sovrano ai guai che questa epidemia (ma sarebbe meglio dire la risposta politica che le si è dato) ha provocato ai sudditi. Altri 127 ce li danno, ma glieli dobbiamo ridare, il che significa aumento del debito, quindi incremento del rischio di trovarsi con aumenti di spread quindi ulteriori debiti da interessi, da qui alla sua (impossibile) restituzione, col risultato di tradursi (anche senza MES, che a sto punto diventa irrilevante, avendo questo cosiddetto Recovery Fund la stessa sintassi con dimensioni maggiori) in una ulteriore e forse definitiva cessione di sovranità (peraltro perpetrata con la collaborazione decisiva di un movimento che era arrivato al 33% promettendo di restaurarla, uscendo dall'Euro come si può e si dovrebbe - e se è vero come è vero che di Salvini e Meloni non ci si può fidare, cosa cavolo votiamo ora? Non resta che Paragone?).
Tra l'altro, dell'elemosina prevista niente arriva oggi, ma solo tra l'anno prossimo e il 2023 (se va bene). Peccato che i danni siano stati fatti oggi. E' oggi che le piccole imprese stanno chiudendo, e da qui a fine anno se non ci sarà una mostruosa iniezione di liquidità, e l'accordo significa che sono tramontate le residue ipotesi di rovesciamento dell'Unione Europea e restituzione di sovranità agli Stati cui erano affidate le restanti speranze che ci fosse, chiuderanno a frotte. Il danno complessivo, se mai qualcuno potrà calcolarlo appieno, ammonterà solo per l'Italia ad alcune centinaia di miliardi, quindi stiamo esultando, povere pecore idiote, per una trattativa che ci rifonde per un decimo o forse addirittura un quinto, e nemmeno in tempo per salvare qualcuno (figurarsi per programmare un minimo per il futuro, ad esempio investendo sulla sanità rendendola in grado di affrontare le emergenze senza misure autolesioniste). Il moltiplicatore keynesiano, infatti, anche se ormai è passato di moda, esiste lo stesso, funziona in due direzioni, e non perdona: niente turisti, altre chiusure, metà persone nei ristoranti, altre chiusure (e uscite improvvide ma significative di ministri sul cambiare mestiere), più disoccupati e meno soldi che girano, altre chiusure, e ancora non è iniziato (ma vedrete che inizierà, lo smart-working è la preparazione del terreno) l'attacco al pubblico impiego, che innescherà una ulteriore contrazione della domanda interna, e stiamo ragionando a bocce ferme di una emergenza finita, ma vedrete che se serve ricomincerà coi primi freddi. Quello che ci frega? Non riuscire a credere che siano così stronzi da volere tutto questo. E' umano: i buoni non riescono mai ad immedesimarsi nei cattivi, ed è questo che li frega. Ma può essere utile l'intelligenza, qualora si decida di usarla, magari per capire qual'è l'obiettivo, dei malamente: la decrescita, infelice perché non sono riusciti a convincerci di quella felice. Il bello è che lo dicono apertamente, sia tra loro che in occasioni pubbliche. Siamo troppi. E consumiamo troppe risorse non rinnovabili. E non siamo in grado di autoridurre volontariamente il nostro impatto in maniera sufficiente o anche solo significativa. Devono, sterminarci. Il coronavirus è solo una occasione preliminare: bastava leggere i dati di ogni influenza stagionale per capire che potevano essere usati, se manipolati sapientemente, per fermare l'economia mondiale. Questi numeri se li avessero contati allo stesso modo uscivano anche l'anno scorso, e l'anno prima, eccetera.
Ora, le belle anime specie sinistrorse che fioccano sui social hanno un bel dire, per sentirsi migliori, che chi ha sostenuto e sostiene questa ipotesi è un coglione, sciorinando numeri fuori contesto e citando magari Trump Johnson e Bolsonaro. Ma se uno si trova ad avere, sulla scialuppa della Ragione, compagni che non gli piacciono, non significa certo che sarebbe meglio buttarsi e annegare assieme a tutti gli altri, quelli si veri coglioni e pappagalli. Ad esempio, gira sui social un post che parla dei circa 80mila morti brasiliani paragandoli ai soli 58mila morti americani del Vietnam, per dire quanto è sciagurato il presidente anti-lockdown. Ma, a parte l'assurdità di certi paragoni, che se uno si mette a farli allora potrebbe scoprire che uccidono più le infezioni contratte in ospedale che qualsiasi virus influenzale o para-tale (è così, che ci crediate o meno, e se a marzo vi tagliavate affettando il pane vi conveniva valutare bene se perdere il dito, piuttosto che andare al pronto soccorso cioè nel posto dove era più probabile finire contati tra i morti di covid e cremati senza autopsia), lo stesso post ammette che i contagiati sempre in Brasile sono 2 milioni: non rendendosi conto che così riconosce che il virus uccide nello 0,4% dei contagiati acclarati, quindi figurarsi contando gli asintomatici. Inoltre, il Brasile supera i 200 milioni di abitanti, praticamente mezza Europa, e se pensiamo che in Europa i morti da covid (sempre secondo le loro statistiche) superano i 200mila, se ne dedurrebbe che senza lockdown si muore di meno, quindi perlomeno che sia stata una misura inutile. Agli scopi dichiarati, non a quelli reali: alla lotta al virus, non alla decrescita e alla soppressione della libertà. E rieccoci al punto.
L'ineffabile Gates ("cancelli", come dire che aveva già nel nome il destino di volere rinchiuderci tutti) sono anni che predica in giro teorie malthusiane. Che, per carità, possono anche essere prese sul serio, se si intende favorire una strategia che spinga i popoli a maturare e assumere comportamenti responsabili, diverso se se ne deduce la necessarietà di interventi draconiani, variamente motivati e articolati  ma tutti implicanti una sintassi antidemocratica ed elitaria. Chi ritiene se stesso (magari per avere avuto fortuna negli affari finendo nel gotha dei miliardari anziché nella platea milioni di volte più vasta di chi la cosa se la sognava ed è rimasto tra gli sfigati) talmente al di sopra degli altri da avere il diritto di pontificare sul loro destino, e magari fare tutto quello che è nei suoi potenti mezzi per fare avverare i propri vaticini, deve essere fermato. Senza mezzi termini. Prima che diventi troppo pericoloso. Il paragone con Hitler non è azzardato: anch'egli fu a lungo sottovalutato. E quando si interviene tardi in genere il prezzo da pagare aumenta, e purtroppo non solo in termini economici. E non è nemmeno una cosa personale: ci sono altri con lui e come lui, in una ristretta cerchia che si ritiene al di sopra della democrazia e della sovranità dei popoli. Un altro, Bezos, è uscito su tutti i TG per quanto aveva guadagnato in un giorno, 13 miliardi pare. E' colui che guida il più grosso dei gruppi del commercio online, che hanno ricevuto una spinta decisiva dal fermo di quella tradizionale e prospereranno sulla sua definitiva rovina prossima ventura. E si, pure io ogni tanto compro cose sul web, ma prima di esagerare ricordatevi che dalla rovina altrui sarete danneggiati anche voi: una città senza negozi, con gli impiegati che restano a casa in mutande comodi comodi al punto che quanto prima pur di non tornare in ufficio accetteranno metà stipendio, coi ristoratori che hanno cambiato mestiere o più probabilmente campano di sussidi, e i musicisti che non possono nemmeno più suonare nella metro o per strada, è un incubo. Che sarà stato costituito sulla vostra acquiescenza, se non vi ribellate (i serbi serbono, direbbe Totò, almeno a dare l'esempio).
Nei prossimi giorni il premier tornerà a chiedere la proroga dello stato di emergenza. Se gliela daranno, com'è probabile, state certi che ne riabuserà. E un altro lockdown, di cui pure daranno la colpa a voi per le movide estive senza mascherina, porterà a completamento il crimine. Premeditato. E, credetemi, NON andrà tutto bene.

martedì 7 luglio 2020

TI CONOSCO MASCHERINA

Ma sarà un metro?...
Visto in TV un famoso regista che quando si vanta del fatto che ha iniziato con Sergio Leone (ed Ennio Moricone: RIP, non ne scrivo finché non tace il coro dei coccodrilli, ma mi viene da dire che a quel livello si è immortali, e ieri mi sono rivisto per l'ennesima volta C'era una volta in America) non si rende nemmeno conto che senza i buoni uffizi di suo papà non avrebbe mai fatto nemmeno i suoi primi esilaranti film (che però erano collage dei suoi esilaranti sketch televisivi ma se parliamo di film con una storia propria esclusi un paio belli poi niente di nemmeno decente), dicevo un regista che giocando sulla sua fama di ipocondriaco è uscito dagli studi mettendosi la fatidica mascherina, dopo esserci stato venti minuti senza, a sputacchiarsi con Carlo Conti: si vede che gli piacciono proprio, gli autogol comunicativi. Poco prima, infatti, ne aveva fatto un altro, enorme: dopo aver simpaticamente rimbrottato "quei fresconi che all'inizio dicevano che era solo un'influenza un po' più forte", ha raccontato che il lockdown è arrivato proprio alla vigilia dell'uscita nelle sale del suo ultimo capolavoro, per il lancio del quale avevano peraltro scelto proprio il lombardo-veneto, le zone che sarebbero diventate di lì a poco le più colpite (e forse a conti fatti, se mai saranno fatti bene, si scoprirà siano state le sole, davvero colpite, e chissà da cosa), dove quindi decine di persone dello staff hanno trascorso decine di giorni sempre tra eventi teatri e ristoranti, senza che nessuno si beccasse niente. E ha avuto pure la faccia tosta di dire che era stata "fortuna", tra le risate del pubblico. Chissà se a qualcun altro, oltre che al sottoscritto, è venuta a mente la semplice deduzione che l'episodio, che in quanto tale non dimostra niente, se proprio gli si vuol dare un valore ce l'ha esattamente nel senso opposto dall'obiettivo di chi ce lo ha raccontato, dando ragione ai fresconi: una normale influenza li avrebbe contagiati in tanti. E magari lo ha fatto - o hanno fatto tutti il tampone, o almeno quelli che hanno avuto qualche linea di febbre o fatto qualche starnuto?
No, non mi arrenderò mai: stiamo parlando di un virus che non si è comportato in maniera molto diversa dai suoi predecessori, salvo che per il modo tragicamente sbagliato con cui si sono curati i malati nei primi tempi e soprattutto in alcune zone, modo che in quei tempi e in quelle zone ha sballato le statistiche, che però depurate di quei tempi e di quelle zone sono inferiori, altroché, a una normale influenza. Non insisto solo perché questi hanno fermato un Paese, e hanno buon gioco a prendersi meriti impropriamente: se fermi completamente il traffico, è ovvio che non ci sono più morti per incidenti stradali, salvo quei coglioni che già sfrecciano coi monopattini elettrici (impedendo il tranquillo struscio sul Corso). Ma resto convinto che il sistema sanitario di un Paese democratico moderno deve, ripeto DEVE, poter affrontare un'epidemia di queste proporzioni, e anche una dieci volte più contagiosa e letale, senza costringere incostituzionalmente tutti i cittadini, il 99% dei quali sanissimi, a restare chiusi in casa per mesi, e quindi moltissimi di loro a finire in rovina. Un modo per sapere chi ha ragione ci sarebbe, ma potete scommetterci che non lo faranno mai, perché se poi vengono sbugiardati devono come minimo andare a processo: sessanta milioni di sierologici, e se danno anche solo 6 milioni di positivi, come più o meno tutte le influenze, è bello e dimostrato che hanno fatto una cazzata enorme, anche ammettendone la buona fede. Ma devono essere a tappeto, e con garanzia di anonimato, altro che la insulsa app che ha già rovinato la vita ad alcuni dei cazzoni che si sono affrettati a installarsela senza riflettere sulle conseguenze (passi vicino a un altro cazzone che era pure positivo, e sei sequestrato in casa tu e i tuoi familiari anche senza avere niente, e magari avevi appena riaperto il bar e allora ti sta bene che se lo pigli il cravattaro).
Ma anche volendo ammettere la buona fede o persino l'efficacia (ho detto "anche volendo": trattasi di espediente retorico), il problema arriva dopo. Ora, e domani. Tu Signore vuoi fermare il motore del Paese? Sei padrone - se non tu chi? - ma poi hai l'onere di riavviarlo. Sono, per usare un eufemismo, cazzi tuoi. NON puoi venirci a dire che l'Imperatore ti lega le mani. Sennò noi abbiamo diritto ad assaltare il castello e prenderti il tesoro. E se poi arrivano le truppe dell'Imperatore a pretenderlo indietro (ma non era il tuo?), ce la vedremo con loro, magari soccomberemo davanti a forze soverchianti, ma venderemo cara la pelle. Capita la metafora medievale? Chi è Sovrano ne ha onori e oneri. Trump sta cacciando i soldi, e l'economia USA sta ripartendo anche ad epidemia più attiva che da noi. Conte non può, quindi non è sovrano... quindi - udite udite - non poteva nemmeno fermarci. Chi è il nostro sovrano, la UE? dovevano fermarci loro, eventualmente, e comunque ora devono risarcirci loro. Sull'unghia, la BCE stampando Euro. Ogni altro scenario, Mes, recovery fund, o altra etichetta anglofona ad occultare prestiti, quindi ulteriore indebitamento quindi schiavizzamento dell'Italia, è da respingere al mittente con ignominia, e senza mezzi termini. E chi dice il contrario o è prezzolato, e allora è un traditore da processare e arrestare, o non lo è, e allora è un deficiente pericoloso da emarginare.
Mi rendo conto dei toni forti, ma se non la pensate così, perdonatemi ma vi sarete meritati la rovina che arriverà. Se non arrivano i soldi europei prima di subito, e a titolo totalmente gratuito, infatti, anche quelli che sono riusciti a riaprire la loro attività, tra buffi da fare per onorare i pagamenti nel periodo di chiusura forzata e minori introiti successivi per via delle cervellotiche e spesso contraddittorie misure delle fasi 2 e 3 e per via della paura instillata nella gente da una campagna di stampa criminale (e lungi dal terminare), la dovranno chiudere. Ma non pensate, anime belle, "chissenefrega io compro su Amazon". Meno soldi girano, meno ce n'è per tutti. Un tracollo del 20% dell'attività economica, che fino ad oggi si era visto solo in seguito ad eventi bellici, senza misure da cavallo si traduce presto in un crollo di entità multipla. Le entrate fiscali sono già calate: crolleranno. E presto vi diranno che non ci sono più soldi per pagare gli impiegati pubblici, che peraltro grazie allo smart working avranno dimostrato che ne basta la metà, a voler essere generosi. E voi magari applaudirete pure, "gli sta bene, sti fannulloni!" Ma così la domanda interna scenderà ancora, esponenzialmente. Eccetera eccetera. Quando arriveranno le elemosine della UE, se mai arriveranno, sarà troppo tardi. Pretendete risarcimenti subito, o siete morti. Pretendete di rientrare in ufficio, o siete scemi, e poi morti. Pretendete un governo che sia disposto davvero (quindi non l'attuale centrodestra, niente illusioni) a sbattere la porta in faccia all'Europa se non sgancia immediatamente, o siete morti.
I sopravvissuti, li vaccineranno di un vaccino inutile al Covid19 che chissà cos'altro contiene, e li camperanno con sussidi di povertà. Il disegno è questo: Guglielmino si è fatto già scappare un vaticinio sugli attacchi chimici, non dovesse bastare la ripresa dell'epidemia, data per certa dagli evidentemente bene informati. Come dite? esagero nel catastrofismo? IO? ma non era meglio esagerare in un senso a novembre, attrezzandosi per spegnere sul nascere i focolai e comunque prepararsi a curare i malati lasciando campare gli altri, piuttosto che farlo in un senso molto più deleterio da marzo? Sentite a me, se ci tenete ancora a quel po' di libertà che vi è rimasta, preparatevi a lottare e resistere per essa. Cominciando dallo spegnere la TV e impiegare il tempo di un TG a leggere le cose giuste, ad esempio seguendo i link nel testo del post e quelli belli carichi che ho lasciato per dessert:
  • Bagnai, ovvero i dati nudi che dimostrano che gli italiani sono di gran lunga gli europei più virtuosi, quelli che negli ultimi trent'anni più di tutti hanno dato ricchezza allo Stato di quanta ne abbiano avuta da lui - mi spiace non avere alcuna fiducia nel fatto che una volta al governo la Lega lasci dettare la linea politicoeconomica a gente come lui, piuttosto che a qualche berlusconiano a caso;
  • Piccioni e Dal Corno, ovvero dati alla mano come e quanto le privatizzazioni in Italia siano state un disastro, e non c'è salvezza se non in una forte ripresa del ruolo dello Stato in economia (certo, facendo tesoro dei lati negativi, specie inefficienza e corruzione, che però hanno caratterizzato ancora di più il privato mentre la narrazione era che sarebbero sparite ipso facto);
  • Bizzi, ovvero quello che penso io detto ancora più direttamente, letto dopo aver completato questo post e aggiunto alla fine per completezza. Conte non è Churchill, è Cromwell, sapevatelo.

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