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giovedì 27 agosto 2026

SE FAMO DU SPAGHI

Vorrei tanto non ripetere sempre le stesse cose, perché la cosa mi ricorda l’anzianitudine che avanza, ma è la cronaca che mi induce. In questi giorni, numerosi reportage da Amatrice (per esempio sulle sagre) e zone limitrofe, infatti, ci hanno raccontato una realtà così dura da sembrare incredibile: la ricostruzione nella cittadina a dieci anni dal sisma è ferma al 40 per cento circa, e nel centro storico nessun cantiere è al momento aperto. Un paio di anni fa vi avevo raccontato di una sconvolgente gita a Castelluccio di Norcia, rasa al suolo qualche mese dopo nello stesso 2016 e mai più ricostruita. Ora, non sappiamo per quale città o paese racconteremo la stessa storia, e non sappiamo tra quanto tempo, ma sappiamo con certezza che succederà, per la concomitanza di due fattori: essere quasi interamente l’Italia zona sismica, e disporre di un patrimonio abitativo ampiamente inadeguato.

Nella maggior parte dei casi, cioè salvo per eventi per fortuna molto rari come sismi così forti da aprire la terra e inghiottire persone e cose o capaci di originare tsunami disastrosi, non è il terremoto a uccidere, ma le case. Il terremoto di Amatrice (magnitudo 6.0, per altri 6.2) o anche quello di L’Aquila (5.9) o del Friuli (6.5) o persino quello più forte di tutti dell’Irpinia (6.9), sono regolarmente e ampiamente superati per magnitudo da terremoti in Giappone dove però (vedi la serie storica) da ormai decenni causano una piccola frazione delle conseguenze patite da noi. Il punto non è quanto presto e a che costo ricostruire, il punto è fare in modo che le case non crollino.

Per questa ragione, un governo degno di questo nome dovrebbe avere come primo punto del suo programma un piano di recupero dell’edilizia pubblica e privata in senso antisismico, costi quel che costi, e a deficit: tanto per loro natura i microinvestimenti a deficit sul territorio procurano un incremento di reddito da moltiplicatore keynesiano che a stretto giro genera maggiori entrate fiscali almeno pari al deficit innescante. E che ci troviamo, con lo stesso paradigma, come secondo punto un piano di recupero del territorio (argini, alvei, coste, alberi, eccetera) e come terzo il rifacimento della rete idrica con riduzione a livello fisiologico delle perdite. Invece, i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, spesso mancando a specifiche promesse elettorali, non hanno fatto altro che obbedire ai diktat di una istituzione non eletta che risponde solo agli interessi dei suoi mandanti nella finanza globalizzata, chiamata per ragioni pubblicitarie Unione Europea, che per le case impone standard ecologici nordici pure alle case mediterranee al solo scopo di espropriarne buona parte ai legittimi proprietari, e per gli investimenti in genere impone le sue scelte ideologiche a prescindere della reale utilità negli Stati membri. Insomma, quello che serve da noi magari non serve in Germania o Francia, su noi dobbiamo decidere noi, e se proprio dobbiamo restare nella moneta unica dobbiamo pretendere di poter emettere certificati di credito fiscale cedibili, quindi in pratica altra moneta, per finanziare i singoli proprietari di case da rendere antisismiche (innanzitutto, e solo dopo ecologiche), e di poter usare i fondi europei per gli altri due succitati megaimpegni di salvaguardia del territorio e delle sue risorse, e non per obiettivi calati dall'alto.

Recuperare almeno un po' di sovranità monetaria ed economico/finanziaria, insomma, si può e si deve fare subito anche se non si ha il peso politico di imporne un recupero totale e improvviso. Sennò non andiamo con la esterna RAI ad Amatrice per la sagra degli spaghetti, ma in tutte le altre sagre degli ennemila comuni italiani in cui mandiamo un inviato raccomandiamogli di dire "bello sto borgo, eh?! guardatevelo bene, magari prossimamente un terremoto lo spazzerà via..."

domenica 19 aprile 2026

IL VALORE DEI VALORI

Il titolo si può leggere in due modi diversi, ma legati: "il più importante tra i valori" (1) e "quanto valgono i valori" (2). La cosa mi sembra una utile sintesi per riparlare di una tematica suggerita, e credo non solo a me, dal tira e molla sulle trattative USA/Iran e relativo apri e chiudi dello stretto di Hormuz, con connesse e già velatamente apparse minacce di lockdown energetici di vario tipo. Quando ci si trova in una situazione di permanente surplus tra le risorse a propria disposizione e quelle indispensabili per vivere, infatti, ci si dimentica facilmente della stretta connessione tra le cose cui attribuiamo un valore etico e filosofico e la banale contabilità sul se ce lo possiamo permettere economicamente.

Ad esempio, a Roma, per gloriarsi della propria coscienza ecologica nell'usare esclusivamente la bike-mobility usando le tante ciclabili disponibili e future, e auspicarne la proliferazione, devi esserti potuta permettere, o averla ereditata, una casa in centro o in semicentro; se invece stai in periferia o peggio ancora in uno dei tanti aggregati satellite proliferati negli ultimi decenni, o ti muovi con la tua vecchia auto passandoci sopra più o meno comodamente tot tempo o manco quella hai e allora ti muovi coi mezzi passandoci sopra scomodissimamente due o tre volte tot.

Proviamo allora ad abbozzare un elenco di voci, alcune delle quali peraltro fanno tanto valori di sinistra, e per ciascuna di esse pensiamo però quanto sia intrinsecamente legata alla disponibilità di cose e/o denaro. Il matrimonio ci si arriva che è un bagno di sangue, ma una separazione/divorzio è molto peggio: se c'è di mezzo un mutuo o figli che magari vivono con la madre in altra città, o guadagni davvero bene o vivi in un garage e i figli non li vedi. A proposito di figli, se devi ricorrere alla procreazione assistita è un salasso anche quella passata dal SSN figurarsi quella privata magari all'estero. Logico chiudere il cerchio così, allora: più che consentire alle coppie non eterosessuali di sposarsi e avere figli o adottarli, e poi magari separarsi, la vera conquista delle civiltà sarebbe consentire le cose suddette allo stesso modo a tutti, a prescindere dell'identità sessuale si ma anche delle capacità economiche. E invece, beati i Tizianiferri.

Il paradigma vale purtroppo per tutti gli altri diritti e valori fondamentali. La salute. Lo studio e l'accesso alle professioni superiori. La mobilità intranazionale e intraeuropea. La casa, magari antisismica e a buon bilancio energetico. Eccetera eccetera. Diritti e valori enunciati, che però li hanno solo quelli che possono permetterseli. Allora vi faccio fare un esercizio logico: voi pensate che se il grande Reset arriva a meta, e nessuno di noi potrà più permettersi di vivere dove gli pare e andare dove gli pare, tutto sarà a noleggio e solo per gli abbienti e obbedienti e finché lo restano, e magari torneremo a vivere in campagna isolati se non per la falsa vicinanza del web, i più fortunati vivendo dei frutti della propria terra, una cosa di cui cui è di moda riempirsi la bocca come le pari opportunità avrebbe vita facile? In un mondo senza lavoro, grazie anche all'AI, dove se va bene una famiglia avrà di nuovo un solo reddito?

Senza indipendenza economica non c'è libertà, e più diritti sulla carta ci concedono senza che siano effettivamente raggiungibili da tutti più ci stanno, letteralmente e senza mezzi termini, pigliando per il culo. Sapevàtelo. I nostri padri costituenti lo sapevano, non lasciamo l'esegesi del loro lascito a un comico imbolsito. Non è che l'articolo uno viene prima del tre a caso: col primo si stabilisce che la Repubblica è fondata sul lavoro, e gli enunciati di principio dell'altro sono subito precisati nel secondo comma, in cui è suo compito "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Di fatto: accettando il futuro che stanno apparecchiando per noi e i nostri figli, dimostriamo di essercelo dimenticato.

domenica 2 novembre 2025

A CONTI FATTI

Lo vogliamo per sempre così...
La Corte dei Conti ha "bloccato" il Ponte sullo Stretto. Le virgolette sono perché il parere non è vincolante per il governo, ma i rilievi sono concreti ed è difficile che questo abbia la forza politica per ignorarli bellamente. Il wishful thinking è che questo ennesimo stop sia finalmente quello definitivo, ma la torta è talmente grossa che difficilmente i felloni non cercheranno e magari troveranno un'altra strada per cercare di papparsela.

E' perciò utile, anche se l'argomento è uno dei più trattati di questo blog (basta seguire il tag), ricapitolare ancora una volta quali sono tutte le ragioni per cui il Ponte non può e non deve essere fatto, anche perché negli ultimi tempi, grazie anche alla sponsorship governativa (specie di uno a cui del sud non gliene è mai fregato niente, peraltro), gli argomenti a favore, per quanto fallaci, hanno trovato "buona" stampa facendo quindi breccia in una opinione pubblica sempre meno avvezza al pensiero critico.

  1. Fattibilità. Il ponte a campata unica più lungo mai costruito ha una campata lunga la metà di questo progetto. Il doppio più lungo non significa il doppio più difficile, magari: qui parliamo di un fattore difficilmente calcolabile. E certo che i progettisti dicono che si può fare, erano ingegneri, erano scienziati, anche Morandi e quelli del Vajont: non deve decidere chi è interessato. E chi deve decidere deve essere "marcato a uomo" per non essere corrotto.
  2. Terremoti. La resistenza al sisma del progetto attuale è di 7.1 gradi Richter. Ridicola. Nessuno può dire con esattezza quale fu la magnitudo del "big one" del 1908, e quale sarà quella del prossimo. Ma se fosse 7.2 non sarebbe lo zero virgola uno più forte, la scala è logaritmica, si parla di moltiplicare a ogni decimale, un 7.8 sarebbe UNDICI volte più forte del 7.1 per cui il progetto sarebbe tarato. Tutto ciò significa che è praticamente certo che, ammesso che riescano a ultimarlo, al prossimo grande terremoto, in una zona in cui ce n'è uno ogni secolo o due al massimo quindi ci siamo quasi, andrà in macerie (e se anche fosse l'unica struttura a resistere, come si vanta lo stesso Salvini, in assenza di interventi sul patrimonio abitativo dell'area dello Stretto, resterebbe a collegare due cumuli di macerie).
  3. Vento. Ma se un grande terremoto possiamo essere certi che arriverà ma non quando, i venti su quel tratto di mare, a decine di metri di altezza, sono la regola per moltissimi giorni all'anno. Un grattacielo, cioè un oggetto massiccio ancorato a terra e alto centinaia di metri, in cima deve oscillare di metri e metri per non crollare. Il Ponte, una struttura esile coi punti di ancoraggio lontani chilometri, per non crollare deve oscillare tanto da costringere a chiuderlo al transito in ogni giorno di vento. Immaginando che non ci siano più i traghetti, chi deve passare sta fermo agli imbocchi.
  4. Traffico. Si ma chi è che ci deve passare? Per giustificare la costruzione, si ricorre a previsioni di traffico vecchie di venti anni (lo stesso trucco della Torino-Lione), che la stessa CdC ha giudicato irrealistiche visti i tempi. Ma anche fossero giuste, la domanda è: ha senso nel 2025 realizzare una infrastruttura che sposterà ulteriormente i trasporti su gomma (mentre è in corso un'azione concentrica per farci abbandonare le auto, peraltro) da e verso un'isola che logica e ambientalismo vorrebbe fosse invece essere rifornita esclusivamente via mare, semmai investendo su porti commerciali e infrastrutture di trasporto interno?
  5. Tempi e costi di traghettamento. Si parla di un pedaggio di 10 euro a vettura e 20 a mezzo pesante. Ammesso che sia vero, e che si trovi il modo di non creare code agli imbocchi (salvo il vento, rivedi punto 3) risparmiando del tempo, visto che il tempo è denaro e che le code agli imbarchi attualmente si registrano solo per alcuni giorni all'anno (meno di dieci) quanto risparmierebbero gli utenti (escludendo pendolari reggini e messinesi, che se glieli lasciano continueranno a preferire gli aliscafi a 40 chilometri di strada) non ferroviari? 
  6. Treni. Unici mezzi che trarrebbero vantaggio dal ponte, su cui passerebbero dritto anziché fermarsi per essere "smontati" e traghettati. Peccato che anche calcolando, a voler essere generosi, in un'ora o due questo risparmio di tempo, esso deve essere parametrato a lunghe percorrenze col "continente" che includono le ottocentesche tratte siciliane e la tratta Reggio/Salerno per cui è stata appena riesclusa (viene fatto ricorrentemente, ad ogni tentativo di riproporla, perché l'orografia non perdona e costringe a costi altissimi) l'Alta Velocità: un conto è risparmiare un'ora su due, un conto una su dieci, o no? Quanto si accorcerebbero i tempi se si intervenisse sulle tratte a terra? A spanne, molto di più e spendendo molti meno soldi.
  7. Tempi e costi di costruzione finali. C'è mai stata una "grande opera" per cui in Italia alla fine si è speso quanto si era detto e ci si è messi il tempo che si era detto? E perché mai dovremmo credere che in questo caso si sfuggirebbe alla regola della moltiplicazione? Infatti, uno dei rilievi della Corte riguarda proprio la levitazione delle cifre rispetto al progetto in fieri, che non dimentichiamo è di vent'anni fa. E Salvini ha la faccia tosta di parlare di "natura politica" dei rilievi.
  8. Garantito duecento anni!!!! Un'opera che costa quanto una mega-manovra fiscale, e i suoi alfieri si vantano di garantirne una tenuta che magari a loro sembra lunga, a confronto delle loro miserevoli vite, ma che invece andrebbe paragonata non al ponte Morandi ma a ponte Milvio. E la garanzia peraltro è a patto di costi di manutenzione il cui calcolo approssimativo è appunto un altro dei rilievi della magistratura contabile (cosa non si fa, pur di falsare il bilancio costi/benefici!).
  9. Moltiplicatore?  La mistificazione maggiore è il ricatto morale che viene perpetrato ai danni di popolazioni storicamente tagliate fuori da investimenti produttivi (che non convengano a corrotti e corruttori): "retrogradi, osate essere contrari a una pioggia di miliardi che non può non avere enormi effetti moltiplicativi e ricadute sul territorio!" Bugia! Perché agisca, il moltiplicatore keynesiano, occorrono investimenti che insistono, sul territorio dove vengono fatti: piccole opere pubbliche a deficit che diano lavoro stabile a gente del posto o che vi si trasferisce, spendendo i guadagni sul posto e così via fino a che le maggiori entrate fiscali derivate dal maggior reddito non annullino il deficit iniziale. Un circolo virtuoso in cui una megaopera del genere per sua natura non farà sfociare che i rigagnoli, la quasi totalità del flusso ripartendosi tra general contractor, vari livelli di subappaltatori, grandi e piccoli corrotti e corruttori, e maestranze in massima parte straniere che manderanno a casa quasi tutti gli introiti e andranno via appena finito. In altri termini, se gli stessi soldi di questa unica opera gigantesca venissero ripartiti in cento iniziative sul territorio, ci sarebbe si un effetto moltiplicatore enorme; dal ponte, quasi nulla.
  10. Investimenti alternativi. Ferrovie locali, strade, porti, rete idrica, edilizia scolastica, ospedali (basterebbe la riapertura e riqualificazione dei tanti chiusi negli ultimi decenni), salvaguardia idrogeologica di zone a rischio, messa in sicurezza di coste e argini, incentivi diretti alla ristrutturazione edilizia privata (no superbonus in saccoccia alle banche e ai furbi) anche in chiave antisismica, e mi scordo di sicuro qualcosa. In tutta la Calabria, la Sicilia, e perché no il resto del Sud e isole. Con effetti moltiplicatori di molto moltiplicati, ripeto. E resterebbero soldi, rispetto a questo spreco.
  11. Mafia. L'ho lasciata per ultima non per importanza, ma perché è il fattore assieme più indiscusso e meno definibile. Di certo, è quasi impossibile tenerla lontana da pozzi senza fondo come questo. Ma il fatto che sia sul proprio territorio è solo una secondaria facilitazione: la cosa vale per qualsiasi "grande opera" ovunque si faccia. E si, vale anche per le opere più piccole, ma quelle attraggono pesci più piccoli, ed è più facile controllare che vengano ultimate senza eccessive ruberie. Sulla TAV, le privatizzazioni e le megaopere in genere, come diceva Pasolini, io non ho le prove ma so.
  12. Impatto ambientale. Consideriamola un post-scriptum, anche se è una delle carenze più pesanti rilevate dalla Corte. Per chi ama quel territorio, magari perché ci è nato, non è facile digerire lo scempio di due pilastri alti centinaia di metri e larghi decine, poggiati su colline vere o artificiali che siano, più decine di chilometri di raccordi stradali e ferroviari poggiati su altri pilastri non giganteschi ma numerosi, perché l'altezza del ponte (che dovrebbe essere sufficiente al transito delle mega navi, per non fare chiudere il porto di Gioia Tauro) è tale che con le rampe bisogna partire da lontano, coi treni da lontanissimo. Basta questo a chiudere la questione, i dettagli sono tanti ma sono in aggiunta. Tutto questo se lo finiscono e se resta in piedi. Perché visti i punti precedenti la cosa altamente più probabile è che vedremo per decenni un cantiere aperto e poi per secoli i resti di un cantiere chiuso di un qualcosa di mai ultimato o peggio ancora i ruderi di un qualcosa di ultimato e crollato per una delle ragioni di cui sopra, dai terremoti al vento allo scadere dei due secoli di garanzia. Un impatto ambientale colossale, uno scenario che si spera almeno sia da monito all'umanità, ammesso che questa si faccia davvero ammonire da qualcosa a non ripetere i propri errori.

Voglio chiudere con un ricordo personale, perché questo in fondo è un diario e perché spesso l'ultima parola in questioni serie la ottiene la risata. L'ironia, la satira, possono sgretolare il Potere, anzi spesso sono le sole forze a riuscirci o almeno a incrinarlo.

Mio papà Pepè fu protagonista, nel suo piccolo, dell'epopea delle radio libere negli anni 70. Certo, a Reggio Calabria, anzi nella frazione di Gallina, non a Bologna Roma o Milano, ma basta accontentarsi. Io gli andai a rimorchio, e ancora oggi mi vanto di avere nel curriculum di essere stato DJ, anzi come si diceva di avere "trasmesso in radio", dal 1979 al 1984. Ma nel 1976, ero piccolo, mio padre prese a telefonare a Radio Gallina Sound interpretando in diretta una serie di personaggi, figli credo come ancora oggi tanti di Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni ma suoi originali, che gli valsero l'invito a passare dall'altra parte del bancone del mixer (vi sarebbe rimasto per vent'anni). Me ne ricordo bene due, vi giuro esilaranti: Gustavo, un omosessuale appassionato di culinaria col pallino per il pescestocco, e il professore Paolo Missineo, un saccente pieno di prosopopea che chiosava ogni suo intervento, di qualunque argomento si fosse parlato, col suo tormentone: "il ponte sullo stretto sarà fatto!". E raccontava che per sponsorizzarlo si faceva ogni giorno lo Stretto a nuoto andata e ritorno da Cannitello a Ganzirri.

Pontisti, pontofili: una risata vi seppellirà.

sabato 6 settembre 2025

PRO-METEO

I miti greci ci appassionano ancora in tanti per molte ragioni, la più importante delle quali, forse, è che raccontano ancora, incredibilmente per qualcosa scritto 2500 anni fa circa, tutte le sfaccettature dell'animo umano e dell'esperienza di vivere. Quasi come se il fatto che non venga più attribuito il valore religioso al politeismo ne potenzi anzichenò il valore metaforico.

Prendiamo Prometeo (ve la racconto in breve, i dettagli su Wikipedia): già dal nome è "colui che ci pensa prima", e ha un fratello che si chiama Epimeteo ("colui che ci pensa dopo") e fa un sacco di guai, ad esempio donando doti a caso agli animali (ecco che molti sono più forti veloci e resistenti di noi, nuotano meglio e volano) prima che il fratello in corner ci attribuisca le doti rimaste, intelligenza e memoria, a dispetto di Zeus che temeva le avremmo usate contro gli dei. Poi la fa ancora più grossa: ruba il fuoco agli dei e lo consegna agli umani. Ciò gli varrà una punizione orrenda. Mentre gli umani avranno qualcosa da custodire (ancora per i Romani il fuoco sacro aveva un ruolo di fulcro sociale) di simbolico e di utile per affrancarsi dal giogo degli dei. Guaio a cui Zeus rimediò in parte donando a Pandora, moglie di Epitemeo quindi cognata di Prometeo, un vaso con tutti i mali del mondo, che la sciagurata aprì per curiosità lasciando che fatica malattia vecchiaia pazzia passione e morte si propagassero.

Non sembra anche a voi che i migliori sceneggiatori di Hollywood non potrebbero inventarsi qualcosa non dico di meglio, ma anche di un minimo vicino all'efficacia di questa rappresentazione della condizione umana? E infatti, si potrebbe dire che quando trovate una storia efficace scava scava potreste scoprire che "pesca" in un mito greco e che dopo Omero non ci siamo inventati più nulla. Ma senza divagare, tornando a dove volevo andare a parare all'inizio, il mito di Prometeo è simbolo della presa di distanza dell'uomo dagli dei in entrambe le direzioni possibili: nel bene, perché il fuoco rappresenta l'archetipo di tutta la tecnologia via via padroneggiata (moltiplicando ogni volta il rendimento delle risorse naturali quindi la possibilità del pianeta di sostentarci), e nel male, perché ogni volta che saliamo un gradino apriamo un vaso di Pandora da cui fuoriescono e imperversano problemi che non siamo in grado di controllare.

Questo paradigma è in grado di farci comprendere l'odierna "moda" del "cambiamento climatico", mantra ripetuto a ogni piè sospinto per giustificare ogni tipo di politica redistributiva verso l'alto attuata e da attuare nel prossimo futuro. Zeus non si è mai rassegnato al furto del fuoco; allora usa i suoi superpoteri per convincerci a restituirlo, e il bello è che sembra pure che con molti ci stia riuscendo. Quando invece dovremmo usare il fuoco per fare quello che alla specie umana è riuscito meglio sin dai suoi albori e a cui deve il dominio sul pianeta: adattarsi al cambiamento. E, ad esempio, pretendere un piano massiccio di salvataggio del territorio dal rischio idrogeologico, che avrebbe risultati più certi e rapidi che abbassare di un grado le temperature medie riducendo le emissioni di CO2, ammesso che ci si riesca, a costi molto inferiori. O un piano integrato nazionale di riqualificazione degli acquedotti e riduzione al minimo delle enormi perdite della rete idrica, anziché tentare a ogni piè sospinto di annullare i risultati di un referendum popolare privatizzando l'acqua così poi manca solo l'aria. Tra l'altro, entrambi i progetti assieme costerebbero meno del famigerato ponte sullo Stretto, e a differenza di quest'ultimo (che per sua natura non ne avrà, e chi sostiene il contrario o è in malafede o non capisce Keynes) avrebbero fortissimi effetti di moltiplicazione del reddito, tali da azzerare a stretto giro il deficit acceso dagli investimenti (per il ponte invece un vero e proprio buco nero). E non ho citato gli indispensabili, in Italia, interventi di recupero del patrimonio abitativo in chiave antisismica, che costino quello che costino costano sempre meno delle interminabili e mai complete ricostruzioni a posteriori, e che lo stesso Salvini non si accorge di sponsorizzare quando dichiara che se venisse un nuovo terremoto tipo 1908 il ponte sarebbe l'unica cosa a restare in piedi (sic!). Al posto dei quali invece aderiamo agli assurdi diktat europei sulle cosiddette "case green", in pratica un esproprio parziale se non una confisca in quanto a carico dei proprietari. E chi osa protestare, come per la bufala senza mezzi termini delle auto elettriche, viene rintuzzato come antiambientalista che non vuole arginare il cambiamento climatico.

E torniamo a Prometeo, stavolta stravolgendo l'etimo del suo nome, come se fosse "a favore del meteo". Le previsioni, che una volta erano un rito preserale quasi sacro presieduto dal "sacerdote" colonnello Bernacca, oggi sono dovunque e comunque consultate di continuo, senza rendersi conto che: uno, ci pigliano a stento (e nelle 24 ore, quelle a giorni essendo solo probabili, e con forte decrescenza, quelle oltre la settimana equivalenti all'oroscopo); due, sottintendono di continuo il teorema "cambiamento climatico" cavalcando opposti allarmismi con capriole logiche spettacolari per acchiappare click da un lato e dall'altro obbedire al padrone che quel teorema vuole imporre. Così, ogni ondata di caldo è eccezionale, ogni acquazzone evento estremo: le oscillazioni normali del tempo non esistono più. E questi sedicenti scienziati, di una materia così complessa che i loro stessi modelli matematici mostrano (a chi lo vuol vedere, purtroppo anche qui funzionano le trappole mentali dell'oroscopo, per cui ricordiamo solo quando raramente ci piglia e non quando quasi sempre toppa) di non funzionare nelle previsioni, asseriscono di poterli usare per addirittura modificare il clima: riduco la co2 di un tot, diminuiscono le temperature medie di un tot, e rallento o azzero il cambiamento climatico. Altro che Prometeo, qui siamo al dottor Frankenstein, e pure Junior, cui bisogna sempre rammentare che le variabili in gioco sono troppe e con dinamiche troppo complesse per poter tentare di governarle, magari con una battuta: "potrebbe andar peggio, potrebbe piovere!". Erutta il Fuji, ed ecco che le temperature medie del pianeta calano al punto di innescare una mini-glaciazione, altro che riscaldamento globale...

venerdì 1 agosto 2025

INQUANTODONNA

Chissà quante donne "de sinistra" avranno apprezzato che un governo di destra abbia varato il tanto atteso inserimento del reato di "femminicidio" nel Codice Penale, e quante di loro abbiano comunque sentito il bisogno di precisarsi che l'ha fatto perché la circostanza di essere guidato da un premier donna in questo caso prevale sull'appartenenza politica. A noi, che ne abbiamo appena plaudito lo smarcamento dall'OMS (sperando che regga a questa o altre ondate mediatiche) e oggi ne plaudiamo la presa di distanza da quell'autentico sopruso (sostanzialmente un esproprio di massa) che chiamano per mascherarlo "case green", invece pare un mostro giuridico, o se vogliamo restare nelle competenze una emerita stronzata.

Sia chiaro che non discuto l'essenza deplorevole del fatto in se, nonché di qualsiasi forma di violenza verso le donne anche con conseguenze minori o nulle, e non perché con esse il mio saldo di schiaffoni è a dir poco nettamente negativo. Discuto l'opportunità di introdurre un principio giuridico che non sta in piedi, e anzi proprio per questo potrebbe essere controproducente. Ma siccome non sono un giurista ve la faccio leggere altrove, la declinazione delle fattispecie messe a rischio da questa castroneria: in un post di Stefano Re di cui vi riporto però la chiosa, che sottoscrivo.

Combattere la violenza sulle donne è certamente un obiettivo nobile. Creare fattispecie di reato inutili, discriminanti e ambigue invece è solo un gesto di propaganda.

Fatalità, è in cronaca il fattaccio di un uomo ucciso e fatto a pezzi dalla propria stessa madre per una volta in accordo con la nuora, cioè la propria compagna. In attesa, se mai avverrà, di conoscere le ragioni e la dinamica dei fatti, rileviamo come esso rientri perfettamente nella casistica delle fattispecie messe in crisi dall'idiozia della nuova norma. Dimostra, infatti, che l'efferatezza di un delitto non può essere misurata dal verso di genere in cui si realizza. Se alla base del gesto ci fossero, putacaso, pesanti episodi di violenza dell'uomo nei confronti delle donne, basterebbe la loro valutazione come circostanze attenuanti, così come bastano le aggravanti ad appesantire il giudizio del delitto di omicidio quando la vittima è una donna magari in un quadro di violenza domestica continuata, senza dover prevedere un reato a se stante. Cosa che, appunto, viene fatta e cavalcata a mero scopo propagandistico.

Scopo che poi è alla base della manipolazione mediatica delle statistiche, che è sempre esistita ma col Covid è assurta a sistema ed è diventata incessante. Nessuno, perché non paga, cerca di interpretarle con equilibrio, tutti le cavalcano e stiracchiano ai propri scopi (fino a farne talvolta un remuneratissimo mestiere). E' così che una cosa che guardata dalla giusta distanza è un increspamento della curva dei decessi da influenza diventa un fenomeno di portata tale da giustificare reclusioni domestiche senza reato e rovine economiche di intere categorie, o un fenomeno come il cambiamento climatico sempre esistito nella storia del pianeta con cause sempre diverse e portate le più disparate diventa una catastrofe da imputare a cause antropiche, con in più la pretesa, che non è esagerato definire da apprendisti stregoni, di essere in grado di prendere delle contromisure e che queste siano sicuramente efficaci e non magari controproducenti. Ed è così che una delle epoche/aree della storia dell'umanità in cui le donne possono vivere più sicure e con più possibilità viene fatta percepire come l'epoca più buia al punto da dover stravolgere il codice penale - e certo che si può sempre migliorare, anzi arrivare alla perfetta parità e all'ottimo di zero violenza sulle donne e magari anche su qualunque altra categoria, ma sostenendo apertamente ciò, non manipolando la realtà.

venerdì 21 giugno 2024

CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE

Sarà anche condensa, ma che cavolo avevano da passare e spassare
sul cielo di Santa Severa? Il reticolo, surreale abbastanza da rendere
credibile qualsiasi "complottismo", continuava anche dietro il dito...
Abbiamo avuto finora il giugno meno caldo da molti anni a questa parte, ma agli alfieri del cambiamento climatico da riscaldamento globale a base antropica non basta nemmeno che si possa esclamare "signora mia, ariecco le mezze stagioni!". D'altronde, le religioni sono così: tocca credergli ciecamente e poi capovolgere e ricapovolgere ogni logica con l'unico punto fermo di giustificare il proprio credo. Se vivi, o vinci la partita, devi ringraziare Dio che è con te, ma se perdi o muori allora dovresti incolparlo, e invece - opplà! - una bella capriola logica e devi ringraziarlo lo stesso.

Se dicessi queste cose in una platea in presenza sentirei già sibilarmi contro "negazionista": è tecnica antica ma molto in voga, basta che osi calcolare i morti palestinesi a fronte di quelli ebrei negli ultimi mesi come negli ultimi decenni e sei "antisemita" (che poi anche i palestinesi sarebbero semiti, non rileva), basta che osi ricordare che l'Ucraina fece da spalla all'invasione nazista dell'URSS e ha cominciato lei nel 2014 le ostilità contro la Russia e le proprie stesse regioni russe e sei "putiniano" (ed è Putin il nuovo Hitler, lo dice Zelenskij e il coro ripete), basta che osi dubitare di qualunque versione ufficiale dei fatti e anche se nella storia anche recente la versione ufficiale iniziale è stata quasi sempre sputtanata sei "complottista".

Non si tratta di negare che, ad esempio, i ghiacciai negli ultimi decenni si siano parecchio ritirati: peraltro, non si può, sono dati oggettivi. Ma è altrettanto oggettivo che nel librone di storia del pianeta, di cui la storia dell'umanità è una pagina, quella della civiltà un rigo e quella dello sfruttamento di massa delle risorse non rinnovabili una virgola, i ghiacci si sono espansi e ritirati molte volte di caterve di chilometri - ed è storicamente documentato che il susseguirsi di periodi di anni o decenni più caldi o più freddi è la regola, e per cause sempre diverse e mai attribuibili alle attività umane.

Ma non è questa ultima attribuzione l'arroganza più grave e pericolosa dell'ambientalismo di moda (che così svela di essere solo di facciata, avendo ben altri fini che la salvezza della specie umana e del pianeta), è l'ingenua e delirante deduzione che non solo agire sul nostro comportamento (che è giusto, per carità, fosse anche solo per educazione) possa davvero modificare qualcosa che magari ha cause molto più profonde, ma soprattutto che l'impatto della nostra azione sia scientificamente calcolabile in modo da far rientrare il fenomeno o quantomeno ad attenuarlo significativamente. I tappini attaccati alle bottiglie, le auto elettriche, la termovalorizzazione, insomma, sarebbero in grado di far riscendere la temperatura media di quel grado e virgola di cui sarebbe aumentata per causa nostra, e quindi di ricicciare i ghiacciai.

La scienza come religione, di nuovo. Quando invece essa sarebbe la casa del Dubbio: non è che i nostri patetici interventi sono in realtà inutili, o magari addirittura controproducenti? Se davvero siamo in grado di far calare significativamente la temperatura media del pianeta, siamo anche in grado di calcolare di quanto serve, per evitare magari di farla calare troppo? Non sarebbe meglio concentrarsi, ed investire risorse, su quello che ha portato la nostra specie fin qui, l'adattamento? e, ad esempio, varare un piano massiccio di investimenti pubblici per liberare i letti dei fiumi dagli insediamenti e mettere in sicurezza naturale le sponde, piuttosto che lamentarsi del cambiamento climatico alla prima pioggia che lava a valle case e strade che li non ci dovevano stare?

Sia mai, ho nominato gli investimenti pubblici, ecco stavolta il sibilo di "antieuropeista". Proprio in questi giorni è arrivata l'ennesima procedura di infrazione del deficit. Figurarsi se si può, che so, varare un piano per sistemare gli acquedotti (che perdono regolarmente un multiplo di volte acqua di quanto si possa imputare alla peggiore stagione di siccità), o incentivare sul serio la microproduzione elettrica da fonti rinnovabili (tra cui al primo posto l'idroelettrico, altro che minchiate modaiole). Il ponte sullo Stretto, inutile e dannoso da ogni punto di vista tra cui quello ambientale, quello si può: più soldi si stanziano per un'opera, meno il cittadino elettore può controllare a spanne quanto sfrido si rende disponibile per la mangiogna. Ma casa tua no, quella ti obbligano a ristrutturartela coi tuoi soldi, così di fatto abbattendone il valore commerciale dall'oggi al domani (e tu magari hai un mutuo calcolato sul vecchio valore, con un residuo superiore al valore attuale). "Eccerto, vorrai mica creare un buco come quello del superbonus facciate!" ti dicono, dimenticando che il buco c'è stato proprio solo perché hanno messo in mezzo esosi intermediari, regalando come di consueto soldi alle banche e favorendo la nascita di soggetti fittizi, il tutto con la scusa che lo Stato non può investire direttamente in deficit, nemmeno per rendere ecologiche le case dei propri sudditi, che dico nemmeno per renderle antisismiche.

A proposito, siete stati di recente a Castelluccio di Norcia? Mi è capitato, purtroppo, e ho trovato solo un mucchio di ruderi. Dal 2016 hanno al massimo solo portato via le macerie. I bancarellisti appostati attorno al cocuzzolo, a tentare di capitalizzare un minimo della immensa bellezza del sito naturale (la fioritura, le lenticchie, la caldera adattissima al volo amatoriale), te lo dicono con un velo di tristezza rassegnata che non si può raccontare. E ti raccontano che a Norcia va un po' meglio, ma ad Amatrice mica tanto.

Viva l'Italia, e soprattutto l'Europa, nostro novello sovrano senza controlli democratici, messo li dal capitalismo multinazionale (con la complicità pagata di molti ascari, il peggiore dei quali sta al Colle, e quella gratis dei troppi creduloni nostri concittadini) solo per riprendersi quello che ci avevano dovuto dare per averci raso al suolo nell'ultima guerra, e solo perché sennò diventavamo comunisti. Fino alla prossima, forse imminente, guerra guerreggiata, che tanto "è colpa di Putin", mica della Nato che ha eterodiretto un golpe in Ucraina dieci anni fa per mettere il naso alle sue porte. Immaginate che il Messico abbia ancora nei suoi confini le regioni messicane che fanno parte degli USA per via di una guerra, e che i russi riescano a mettere a capo del governo messicano un attorucolo televisivo che inizia a maltrattare in vario modo gli statunitensi di quelle regioni: secondo voi, gli USA aspettano dieci anni prima di intervenire, o lo fanno il giorno dopo e a tutta potenza, incuranti come al loro solito dei "danni collaterali"?

sabato 28 ottobre 2023

SENZA TUTELA

La vicenda del cosiddetto "mercato tutelato" dell'energia è emblematica dell'epoca che ci tocca vivere, dalla "fine della Storia" in poi. Avendo vinto la guerra fredda sul comunismo, il capitalismo è stato libero di realizzarsi in tutte le sue estrinsecazioni senza che gli Stati sedicenti democratici opponessero più tutti quei correttivi, indispensabili fino a che c'era il rischio che altrimenti il popolo votante portasse il socialismo al potere per via elettorale, che ne contemperavano gli eccessi.

Le ultime quattro righe sono sufficienti a spiegare gli ultimi trentaquattro anni di storia, sia nelle grandi linee sia nei dettagli, anche quelli che sembrano insignificanti. Già, perché c'è sempre qualcuno che davanti all'ennesima dimostrazione del fatto che non siamo più uno Stato democratico ed indipendente, che è perfettamente inutile votare tanto la politica economica, cioè quella che conta e da cui dipendono tutte le altre politiche, la decide una non ben definita oligarchia eletta da nessuno e fuori da ogni controllo politico e giuridico, fa spallucce e ti dice "ma di che ti lamenti?", mostrandoti il sempre ineffabilmente presente "lato positivo della cosa", e iscrivendoti d'ufficio ai complottisti. E il bello è che quel qualcuno, se non è tra i beneficiari diretti o indiretti del Nuovo Regime, ne è come te una vittima, solo inconsapevole: l'ennesima rana bollita e contenta.

Venendo alla cronaca, la decisione UE che gli Stati non devono più impicciarsi di garantire ai propri cittadini uno "scudo" alle oscillazioni del Dio Mercato, che talvolta possono avere effetti di portata tale da (restando irrilevanti per i pesci grossi) distruggere le famiglie, è annosa, direi fondativa. Ma in alcuni Paesi, come ad esempio il nostro, dove magari un popolo avvezzo storicamente a fronteggiare i soprusi dei potenti si ostina ad eleggere di volta in volta chi promette in qualche modo una qualche forma di resistenza, si nicchia, si rinvia, e così si rimanda il redde rationem. Ebbene, per luce e gas pare non si possa proprio più. Fino a qualche giorno fa pareva che il governo, memore del mandato preciso per cui si trovava ad essere tale, volesse varare l'ennesima proroga. Ma poi deve essere arrivata la solita telefonata da Bruxelles, Meloni è solo l'ultima di una lista lunghissima che partiva almeno da Andreatta e Prodi e arrivava a Di Maio, ed ecco lo stralcio, e quindi la conferma: fine del mercato tutelato del gas dal 10 gennaio e della luce dal 1° aprile 2024.

Il risultato economico della cosa sarà nelle tasche di tutti noi, soprattutto dei tantissimi italiani che fin qui avevano resistito alle sirene (anche pubblicitarie, come sempre fasulle) del "la concorrenza abbatte i prezzi" (ci fosse stato un solo settore dove in Italia la libera concorrenza non si sia trasformata in sotterranei accordi tra oligopolisti a tutto danno degli utenti...), ricavandone ad esempio risparmi cospicui ogni qual volta la speculazione faceva impennare i prezzi approfittando delle notizie di cronaca (ad esempio, di guerra) ben prima che ci fosse il naturale ripercuotersi degli aumenti delle materie prime, e viceversa tenendoli belli alti ben dopo il calo degli stessi costi, con la scusa delle scorte. Assisteremo ad aumenti medi di due cifre percentuali, anche al netto di eventi del genere. Con qualche fortunato e/o abile che riuscirà a ruspare qualcosa, a fronte di molti sciagurati e/o disgraziati che finiranno in rovina.

Il risultato politico, a meno di cambiamenti in extremis al momento molto improbabili, sarà che molti elettori di questa destra si sentiranno traditi e l'abbandoneranno, esattamente come avevamo fatto qualche anno fa coi cinquestelle, e altri prima con Berlusconi e il PD. Tutte cose che al Vero Potere fanno meno che il solletico, dal momento che le scelte politiche dei popoli appunto sono del tutto irrilevanti ormai a decidere dei loro destini, determinati invece altrove. 

domenica 19 marzo 2023

(DEBITO) PUBBLICO E PRIVATO

Credo di aver già detto queste cose, ma mai come in questo caso repetita iuvant, anche perché magari ti vengono parole diverse e più comprensibili, e anche perché "loro" come vedremo invece "ritornano" sempre "a coppe" su vecchi temi.

Sicuramente avrete sentito mille volte l'economia raccontata con una metafora ingannevole e falsa ma tanto semplice da farvi abboccare, perché tra l'altro trova conferme nella vostra esperienza quotidiana, e quindi vi fregano: lo Stato è come una famiglia, se volete una cosa in più di qua dovete rinunciare a una cosa di là, e se non potete dovete fare debiti, quindi questi trenta e rotti anni di politiche economiche restrittive e avanzi primari (leggi: complessivamente lo Stato prende dai cittadini più di quanto gli da) cioè al netto degli interessi passivi (leggi: senza gli interessi sul debito pregresso siamo di gran lunga lo Stato più "virtuoso" dell'intera UE, molto più di Francia e Germania, e il virgolettato si traduce "esoso coi suoi cittadini") sono perché abbiamo scialato prima, esattamente come una famiglia che "ha vissuto al di sopra delle sue possibilità" fino a un certo punto e da allora paga il giusto fio. Lo avete sentito, si?

E' falso, falso come una banconota da tre euro e cinquanta. Uno Stato, uno Stato sovrano, a differenza della famiglia è raffigurabile come un sistema "chiuso", dove le virgolette sono perché lo è fino a un certo punto (e nel mondo contemporaneo questo punto si è abbassato alquanto, si, ma non è sparito), mentre la famiglia non lo è mai stato, per gli umani già quando erano cacciatori e raccoglitori avevano per sistema minimo il clan, e con l'agricoltura e l'allevamento è arrivato lo Stato, sia pure in forme via via diverse nella Storia. Nello Stato, il sovrano può emettere tanta moneta quanta ricchezza complessiva è intrinseca al suo dominio, in "pezzi" dal valore singolo variabile secondo convenienza (la svalutazione se governata è neutra, internamente), e il buon sovrano lo fa esattamente nella misura in cui serve alla mole complessiva degli scambi tra i suoi sudditi necessaria a farli campare tutti. Deve essere bravo, o farsi aiutare bene, in questo, perché se sbaglia in un senso crea inflazione e nell'altro recessione, solo in mezzo c'è sviluppo e benessere. Ma se sbaglia i sudditi in qualche modo prima o poi lo puniscono, ed è una asineria pensare che ciò sia possibile solo in democrazia, anzi: la funzione nativa della ideologia democratica è proprio disinnescare i sudditi facendogli credere di essere loro a governare. La Storia, a saperla leggere, è proprio il susseguirsi di questi errori e conseguenti punizioni, con in mezzo periodi più o meno brevi di equilibrio sempre piuttosto precario.

Facciamo un esempio. Facciamo di essere in una di queste fasi di equilibrio e buona amministrazione, di uno Stato o di una famiglia, e facciamo che accade un Evento esterno traumatico. Che so, un terremoto, o una malattia. Alla famiglia crolla la casa, o uno dei membri si ammala e non porta più reddito; lo Stato subisce una distruzione diffusa di abitazioni, edifici pubblici e strade, o una pandemia (vera) gli riempie gli ospedali e decima i sudditi. La famiglia può solo attingere alle eventuali risorse accantonate negli anni e se le finisce o riceve aiuto dall'esterno, o si indebita (sempre aiuto esterno, ma oneroso), o crolla. Non può "stamparsi" i soldi che gli servono a risolvere quella crisi. Uno Stato sovrano invece può. Facendo attenzione, ma può. Perché qualunque deficit se produttivo e speso sul mercato interno si azzera da se per via dell'aumento di reddito derivante dall'effetto moltiplicatore (keynesiano) e dal conseguente aumento di gettito. Allora, i governanti di quello Stato in equilibrio dove è arrivato l'Evento a romperlo, devono anche loro aumentare il debito, ma a differenza della famiglia hanno due strade: o aumentano il debito pubblico, o in un modo o nell'altro (aumentando le tasse, o creando inflazione, o entrambe le cose) fanno aumentare il debito privato. Se scelgono la prima strada e operano bene, alla fine avranno utilizzato l'Evento avverso come volano di sviluppo dello Stato (che si ritrova con case e strade nuove, o con ospedali sovrabbondanti rispetto alle esigenze dell'emergenza), se scelgono la seconda lo sapete: è quello che accade almeno dal 1991.

Con un'aggravante: fino a un certo punto lo Stato era l'Italia, formalmente una democrazia in cui i cittadini avevano qualche speranza, almeno in linea teorica ma talvolta anche di fatto, di modificare i governanti o almeno influire sulle loro scelte. Poi fu deciso di abdicare, cedendo di fatto la sovranità (cedere quella monetaria comporta la cessione di quella economica, e quindi della sovranità tout-court) all'Europa. Cioè a una entità sovrastatale non meglio definita dove i cittadini votano solo per comporre un organo consultivo, mentre i poteri decisionali risiedono altrove. Che non è nemmeno la Commissione, organismo non elettivo ma al massimo espressione indiretta dei governi degli Stati membri, comunque più facile da manipolare (pochi soggetti sono meglio avvicinabili) e difficile da controllare da parte dei cittadini, ma l'ineffabile BCE, organismo privato che detiene la sovranità monetaria senza dover rendere conto a nessuno. Sicuramente, non ai cittadini. Nemmeno quando fallisce nel suo unico obiettivo dichiarato, il controllo dell'inflazione, per usare sempre le stesse armi anche quando le cause diverse ne richiederebbero tutt'altre.

E veniamo ad esempi concreti, in cronaca. Viene deciso che le case devono essere, da una certa data, da una certa classe ecologica in su. Benissimo: chi paga? Uno Stato sovrano illuminato, darebbe contributi a fondo perduto a tutti, a partire dei proprietari delle prime case messe peggio, sicuro che il maggior deficit rientrerebbe keynesianamente (vedi sopra), e la famiglia avrebbe avuto quell'aiuto esterno per cui alla fine avrebbe una casa migliore. Invece la UE non solo non finanzia nulla, decidendo per l'ennesima volta per l'aumento invece del debito privato (e chi non ce la fa, regala praticamente la casa agli speculatori, e va in affitto, se se lo può permettere, e se no cazzi suoi), ma persino impone a chi ha trovato degli escamotage per creare moneta (altro non era lo "sconto in fattura" dei creativi italici: soldi che girano, e alla fine entrate fiscali che aumentano, ma oggi fa comodo non contarle e prendersela coi furbi che gonfiano) di abbandonarli. E chi ha votato per un governo che combattesse contro queste logiche, si trova non solo con un premier che obbedisce ai diktat europei come tutti i suoi predecessori, ma anche con un partito come la Lega che già si presenta mettendo avanti il fido (per i grandi poteri UE) Giorgetti anziché i sovranisti Borghi e Bagnai (desaparecidos dell'antagonismo economico grazie a chissà quale incarico), ma poi getta definitivamente la maschera mettendo la faccia del suo leader sul più grande inutile e mafiofilo latrocinio della Storia, quel Ponte sullo Stretto che Salvini si vanta di aver fatto tornare in auge.

L'affare Ponte dimostra ulteriormente una cosa lampante a chi la vuol vedere: non è vero che i soldi non ci sono, uno Stato sovrano li crea, quindi li ha sempre. Solo, decide lui a cosa destinarli. Arriva una pandemia? Adottiamo un piano di emergenza fatto di terapie intensive nei quartieri fino a che non passa la fase acuta? No, costa troppo: fermiamo tutto, e che paghino i privati cittadini che devono chiudere le loro faticosamente mantenute piccole attività commerciali. Ma se le grandi case farmaceutiche arrivano con sieri sperimentali costosi e forse pericolosi, i soldi per pagarli e per propagandarli in modo da poterli imporre si trovano, e anche quelli che non si possono dire (ma prima o poi si scoprono). C'è una emergenza ambiente, l'acqua scarseggia e le piogge fanno danni? Finanziamo la ristrutturazione di tutti gli edifici ad alto impatto ambientale, rinnoviamo e potenziamo il parco mezzi del trasporto pubblico, magari pure con un occhio all'antisismicità, sistemiamo gli acquedotti che sono ormai dei colabrodi, lanciamo un piano di microopere pubbliche per sistemare alvei strade argini eccetera? Non si può, si sforano i sacri parametri: che siano i cittadini a cambiarsi per forza la macchina, a ristrutturarsi per forza casa, e se non possono vadano a piedi e in affitto (è un esproprio, sta cosa, non l'avete capito?), a patire i danni e persino a morire ogni volta che c'è un acquazzone tanto poi i tg raccontano che è colpa del cambiamento climatico. Ma se c'è da finanziare delle linee ferroviarie ad alta portata che non servono più a nessuno, se c'è da costruire un manufatto mai tentato in una zona talmente sismica e ventosa che ammesso che lo finiscano non può stare in piedi (così peraltro diceva ieri il suo maggiore sostenitore di oggi), con un impatto mostruoso sull'ambiente e sul territorio e come se non fosse antistorico incentivare il trasporto merci su gomma verso un posto circondato dal mare, i soldi si trovano eccome, anche quelli che servono ad ungere gli ingranaggi, e anche se è pacificamente assodato, peraltro, che per opere grandi così l'effetto moltiplicatore è quasi nullo perché il fiume di danaro si dirige per molte vie (dai contractors multinazionali agli operai necessariamente in maggioranza stranieri) direttamente all'estero.

Insomma, il nostro sovrano (re EU-genio primo) è un tiranno che non ha mai dubbi: per ogni problema, il conto lo paghino i sudditi. D'altronde, lui è nato, è costruito, per quello scopo. E nemmeno il peggiore dei suoi predecessori passati alla Storia per campioni di assolutismo e oppressione avrebbe osato tanto, perché i sudditi di una volta erano avvezzi a subire, si, ma quando il tiranno esagerava si incazzavano e lui rischiava la testa. Invece, ed è la cosa più frustrante in tutto questo, la percezione che l'Europa sia il Bene (visti dei manifesti col gioco di parole I love EU e il solito parallelo Europa= Democrazia, ché la regola n. 1 della propaganda goebbelsiana era e resta ripetere il falso abbastanza a lungo da farlo pensare vero) è ancora, benché in calo, grandemente maggioritaria presso i nostri compatrioti, ovvero presso le vittime di questo terribile oppressore mascherato. Così, noi minoritari consapevoli di questa truffa, non abbiamo nessuna speranza di fermarla, e man mano che arriva il conto (ha iniziato trent'anni fa, ma temo che siamo ancora solo all'inizio) paghiamo la nostra parte, con la sola misera consolazione che almeno gli altri se lo sono meritato.

martedì 21 febbraio 2023

CHE FUTURO DI MME..

Notoria opera d'arte contemporanea, peraltro carissima...
Il Grande Fratello (o se preferite il Grande Vecchio) non esiste, ma sicuramente esistono dei centri di potere sempre più concentrato a livello mondiale e sempre più elitario che si comportano in modo che può venir comodo usare questa figura come espediente retorico per meglio interpretare quei comportamenti.

Volendolo fare, la conclusione cui si arriva ben presto è solo una: il GF/GV ha in serbo per noi un futuro gramo, molto lontano dalle aspettative fiorite in occidente nei primi decenni seguenti la seconda guerra mondiale, che oggi si scopre fossero solo concessioni temporanee per evitare che i popoli dei Paesi capitalisti decidessero, democraticamente o meno, di passare con l'altro sistema, che nel decennio prima della guerra aveva dimostrato di essere potenzialmente molto meglio o se preferite molto meno peggio.

Questo futuro angosciante non è in discussione, possiamo solo prenderne atto, potendo solo scegliere che ruolo attribuire a chi lo sta progettando e attuando, conscio del fatto che il modello di sviluppo capitalista postula risorse infinite laddove il nostro Pianeta ha invece risorse finite, nel continuum tra "governanti illuminati che cercano in ogni modo, compresi quelli surrettizi perché siamo degli egoisti zucconi, di indurci a dismettere quel modello" e "autocrati totalitari che cercano in ogni modo di restringere l'élite di chi continuerà a beneficiare di quel modello proprio escludendone tutti gli altri, e di restare a farne parte". Di noi vittime di questo piano, illuminato o diabolico che sia, la maggior parte non è in grado di comprendere la teoria dei sistemi e quindi nemmeno la constatazione alla base del ragionamento precedente, e di quelli che invece sono in grado di farlo la maggior parte non è in grado di comprenderne l'impatto sul proprio quotidiano né tantomeno la logica conclusione che andrebbe invece tratta: che allora va dismesso il sistema capitalista e adottata una forma moderna di comunismo, che preveda una suddivisione equa dei sacrifici ed escluda l'esistenza di una classe sovranazionale di privilegiati che ne è esentata.

Per aumentare la quota dei "consapevoli", sia direttamente che tramite il buon vecchio passaparola, fornisco dunque ai lettori un elenco parziale di "segni" che dimostrano l'esistenza del "piano del GF/GV" e del "furto di futuro" che stringi stringi ne è la peggiore estrinsecazione (altrimenti non parleremmo ancora oggi dei "favolosi anni 50 o 60", tempi in cui oggettivamente si aveva un tenore di vita di molto inferiore all'attuale, ma speranze migliaia di volte migliori), e delineano cosa attende chi per età o per tigna intenda vivere nei decenni a venire:

  • A come Automobile - La libertà di movimento (sotto attacco) di ogni privato cittadino, come tutte le libertà, è fatta sia di un enunciato teorico che di una distribuzione della ricchezza che la renda fattualmente applicabile. Fanno poco più di cent'anni da quando Henry Ford adottando la catena di montaggio inventò con la Ford T la motorizzazione di massa a quando una normativa europea demolisce di fatto un intero enorme settore industriale lasciando sul terreno milioni di disoccupati per far si che a comprarsi la macchina (elettrica, ma poi è vero che sia davvero ecologica?) tornino ad essere solo i ricchi. E gli altri, quei milioni di cittadini cui resta indispensabile, faranno come a Cuba... (e magari è persino una buona idea...): si terranno aggiustandole per decenni le macchine a combustione, specie nell'immensa periferia italiana (cioè dovunque tranne che nei centri e semicentri delle grandi città, gli unici posti dove è immaginabile impedire il transito e sopperire coi mezzi pubblici).
  • C come Casa - Nella mitteleuropa ci sono abituati, a non avere le case di proprietà e a sopperire con un mercato degli affitti di conseguenza molto più elastico del nostro. Per cui ce l'hanno giurata, ripetutamente e dichiaratamente: volete stare nell'Europa? dovete fare come noi! Poi pian piano sono passati alle vie di fatto. La penultima mossa è la normativa europea che toglie d'autorità dal mercato tutte le case non certificate "ecologiche", cioè in Italia quasi tutte o per meglio dire tutte tranne quelle che uno che non è ricco di famiglia si può permettere: se hai una casa così o hai i soldi per riqualificarla o te la tieni, e pazienza se è quella in cui vivi (ti basta non cambiare città) o aspetti il prossimo terremoto perché crolli e ti tolga il pensiero. L'ultima è tutta italiana, o meglio di quel governo che alcuni ingenui avevano pensato avesse intenzione di fare la voce grossa in Europa (errore già fatto coi cinquestelle, oggi ero sicuro che Giorgia andasse a Bruxelles solo a prendere ordini, come Gigi): anziché pretendere (come Conte avrebbe dovuto fare per la sanità tre anni fa) che per la riqualificazione abitativa si possa spendere a deficit tutto quello che serve (tanto rientra, perché le entrate fiscali aumentano con la crescita) migliorando le normative che stavano rilanciando il settore, le affossano, inoltre lasciando nelle peste quelli beccati in mezzo al guado. Chapeau! Leggete il combinato disposto delle due mosse, e vedrete quanto sia lampante l'intenzione europea di cui a inizio capoverso: anche qui, ci salviamo (forse) solo se usciamo dalla UE, o se si autodistrugge.
  • C come Clima - Che le previsioni del tempo siano in qualche modo attendibili a 24 ore o poco più, al massimo vagamente indicative a una settimana o due, ed equivalenti all'oroscopo per periodi superiori al mese, se ne può accorgere chiunque, volendo (ma chi crede all'oroscopo, cioè a una costruzione basata su qualcosa che non esiste come le costellazioni, può benissimo credere al tizio che gli dice che la prossima estate sarà calda o piovosa). Si tratta infatti di fenomeni con tante variabili in gioco da non avere un andamento prevedibile per nessun calcolatore esistente, passato (il tizio ve lo diceva anche quando a casa non avevate nemmeno il commodore64 e lui aveva un computer grande come una stanza con meno capacità di calcolo del vostro telefonino di oggi) o futuro. Eppure, c'è tutta una narrazione, di paradigma religioso, pervasiva sin dalle scuole (poveri figli nostri, ancora), che attribuisce con certezza all'impatto umano dei cambiamenti climatici di ordine di grandezza tale da potersi affermare con certezza siano sempre avvenuti anche quando l'impatto umano era una frazione minuscola dell'attuale: si ha contezza storica di oscillazioni climatiche di pochi gradi, in grado di modificare il clima e quindi il territorio in un senso o nell'altro per decenni o secoli, in tutta la storia documentata dell'umanità. Se c'è una sola evidente differenza, oggi, è nella sua consistenza numerica totale, per cui l'unica deduzione coerente di chi pretende la riduzione dell'impronta umana sul clima sarebbe sposare il malthusianesimo e propugnare lo sterminio globale di massa. Che, per chi conosce il paradosso delle ninfee, se anche fosse tarato per lasciare vivi solo un miliardo di umani, non farebbe che al massimo spostare di qualche decennio avanti il problema. L'altra strada, ve la faccio dire (da un articolo pieno di cose giuste, anche sugli altri punti di questo post) da Franco Cardini: "In realtà, la maggior parte dei climatologi è concorde nell’affermare che i mutamenti climatici siano dovuti solo in minima parte all’inquinamento prodotto dall’uomo, mentre per il 95% sarebbero riconducibili direttamente alle fasi dell’attività solare. Basterebbe, dunque, spendere somme infinitamente più modeste per gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei territori, senza bisogno di mettere in crisi gli equilibri energetici del mondo intero e, con essi, la qualità di vita degli abitanti dell’intero pianeta." Ma gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei territori, da effettuare in deficit (autoripagantesi, mi ripeto) e peraltro promessi dai cinquestelle prima di andare al governo, non si possono fare perché non ammessi dai parametri europei..
  • G come Guerra - La lettura del messaggio di Zelensky a Sanremo, riassumibile nel verso "bisogna vincere e vinceremo" dell'inno fascista, non è originale: prima di ogni guerra la propaganda interna agisce in modo pervasivo per convincere la popolazione ad accollarsi tutti i disagi che le deriveranno dall'intraprenderla in nome dei Superiori Valori che albergano in noi e non nel Nemico. Il risultato è che quasi nessuno più coglie le differenze o le analogie dove ci sono. Per cui possiamo festeggiare i 15 anni dall'indipendenza del Kosovo (e il prossimo possibile riconoscimento da parte della Serbia, mai avvenuto fin qui), ottenuta ai tempi grazie ai nostri bombardamenti su Belgrado, senza rilevare che è esattamente quello che ha fatto Putin per il Donbass eccetera: senza il sostegno occidentale sarebbe finito tutto un mese dopo con l'Ucraina che mollava l'osso, esattamente come la Serbia allora, e viceversa se la Serbia allora fosse stata sostenuta dalla Russia come noi oggi sosteniamo l'Ucraina, il Kosovo se lo sarebbe tenuto o almeno avrebbe resistito per anni. La cosa più paradossale, e assieme triste, è che l'unica cosa giusta sull'argomento, sul mainstream, l'abbiamo potuta sentire solo da Berlusconi: la guerra in Ucraina non l'ha iniziata Putin nel 2022, ma l'occidente nel 2014 (e pensata prima).  D'altronde, se a dire quello che si deve dire della globalizzazione deve essere Tremonti...
  • M come Moneta - Uso la carta di credito diffusamente da anni, ma quando sento parlare di abolizione del contante mi squilla l'amigdala, che dicono stia nel cervello ma io me la sento vicino al buco del culo. Se ascoltate le menzogne che vi racconta il mainstream economico io sono un sociopatico, uno che tifa per gli evasori, un passatista. Ma invece è che ho studiato economia prima che il monetarismo la occupasse scacciando tutte le altre teorie, e so cos'è davvero la moneta. Gli umani l'hanno inventata per non doversi portare appresso i beni da scambiare, per cui ce ne deve essere esattamente quanta ne serve per gli scambi da fare: non di più, altrimenti perde valore, ma non di meno, altrimenti gli umani sono costretti a fare meno scambi di quanti volevano, a volte molti meno, cosicché a un certo punto o riescono a inventarsi un'altra moneta (tipo le cessioni del credito per le ristrutturazioni edilizie: chi non ha ancora capito si legga qui Galloni) o soccombono. L'Eurozona ha negli anni dimostrato di essere nient'altro che uno strumento di impoverimento, in mano a soggetti il cui reale obiettivo è progressivamente azzerare tutte le conquiste economiche e sociali che erano state concesse ai suoi cittadini come risarcimento postbellico. A tutti coloro che credono ancora alle favole dei mass media, chiedo solo di immaginare cosa succederebbe, il giorno che tutta la moneta fosse elettronica, se andasse qualcosa di storto in un server, incidente o manovra intenzionale che sia, come qualche giorno fa è successo con la posta di Libero e Virgilio. Gli italiani in maggioranza infatti diffidano da sempre dell'Euro, o per meglio dire del trasferimento della sovranità monetaria italiana a un ente privato straniero non controllabile democraticamente, e per tre o quattro volte hanno votato per chi aveva promesso di combatterlo, da Berlusconi alla Meloni passando per il Movimento 5 Stelle e la Lega, ogni volta venendo traditi dagli eletti. Quelli che lo hanno fatto, almeno, possono guardare negli occhi senza vergogna i propri figli.
  • S come Sanità - Decenni di chiusure di ospedali e presidi sanitari in tutto il territorio, con in mente il passaggio al modello ammericano: si cura solo chi ha i soldi o l'assicurazione. Solo così è potuto accadere che il denominatore fosse adatto, al sopraggiungere di una influenza fuori scala a far crescere il numeratore, a sciorinare percentuali tali da giustificare una gestione criminale dell'emergenza, con l'habeas corpus stritolato tra chiusure di interi settori con fallimenti a catena e somministrazioni più o meno surrettiziamente obbligatorie di trattamenti sperimentali appositamente spacciati per vaccini, peraltro inutili dannosi e costosi. Oggi da un lato finalmente c'è chi chiede conto a chi probabilmente ci ha lucrato e c'è chi chiede di riaprire questo o quell'ospedale, ma dall'altro resta in piedi il progetto di cui sopra, per cui alla prossima "pandemia" possono riprendere il massacro da dove l'avevano lasciato.

L'altro giorno (mentre già avevo iniziato a confezionare questo pezzo) in una chat di classe, tipicamente frequentata da ormai sessantenni che si relazionano tra loro come quando erano adolescenti, e anzi proprio in questo trovante la propria ragione di essere, da un post divertente e nostalgico sui panini ignoranti che ci faceva una bottegaia dei tempi che furono è venuta fuori una discussione istruttiva di taglio filosofico, anche se non certo originale. Ci si divideva, infatti, tra chi ostentava il distacco sufficiente ad evidenziare che fin dall'antichità gli anziani rimpiangevano i bei tempi e stigmatizzavano i "giovani d'oggi", e chi però precisava che ciò, per quanto vero, non toglieva che oggettivamente i nostri panini, come la nostra musica, erano migliori. Ovviamente, non c'è una soluzione sempre valida, a parte la notazione arguta di chi rilevava che i vecchietti stavano svolgendo quella discussione sui loro smartphone e non ai tavoli dell'osteria. Tuttavia, si può affermare che il troppo relativismo può fare in potenza altrettanti danni della sua assenza totale. Per cui si: è vero che i ragazzi di oggi avranno nostalgia delle cose che c'erano quando erano giovani loro, esattamente come oggi noi. Ma è vero anche che questo non deve esimere da almeno tentare dei raffronti oggettivi, almeno per le cose essenziali. Altrimenti a chi toccasse di vivere da anziano l'avvento di una dittatura non spetterebbe il diritto/dovere di ricordare ai giovani quanto era meglio quando si era liberi (e infatti, come testimonia ad esempio Troisi nel suo Le vie del signore sono finite, nel Ventennio la prima accusa a chi non accettava l'avvento del Regime era di passatismo disfattista). E invece si, invece la freccia del tempo non va necessariamente verso il progresso, e a non denunciarlo si diventa complici nella costruzione di un futuro peggiore.

domenica 2 ottobre 2022

GAS-OLIO

L'efficacissima immagine è di Movmag
Per la rubrica "forse non tutti sanno che...", che chi ama l'enigmistica ha capito e gli altri si informino, due spigolature che fanno scopa anche se magari all'inizio non sembra:

  1. il prezzo dei carburanti è solo in parte determinato dal costo industriale più il margine di guadagno di tutta la filiera. Una parte decisamente minoritaria, inferiore al quaranta per cento. Avete capito bene: senza le accise e l'IVA un litro di benza costerebbe 70 centesimi. E anche un litro di gasolio. E vi dirò di più, anche un litro di GPL. Ovviamente, centesimo più centesimo meno.
  2. le tasse non hanno (solo) la funzione di rimpinguare le entrate dell'erario in modo da rendere possibili le uscite (anzi, secondo il dimenticato keynesismo sarebbe il contrario: permettono il funzionamento del moltiplicatore facendo rientrare le spese a deficit che appunto moltiplicano il reddito dei cittadini), hanno anche la funzione sociale di indirizzare i consumi verso prodotti ritenuti più accettabili di altri, tassando gli ultimi in maniera più onerosa dei primi.

Il combinato disposto di questi due fattori potrebbe rendervi ragione dell'imparpagliamento che provate in questo periodo quando vedete il prezzo del gasolio sopravanzare alla pompa di un buon dieci per cento quello della benzina, dopo decenni in cui era vero il contrario, e anzi in misura maggiore. La guerra in Ucraina può influire, infatti, solo sul prezzo industriale, che abbiamo visto pesa molto meno della metà (GPL a parte), e inoltre marginalmente perché non è da li che arriva il petrolio (il metano in parte si, ma questo è un altro discorso: i prezzi volano, anche di quello che non viene da la, perché oggi vengono determinati sui mercati finanziari, come peraltro anche quelli di quasi tutto il resto, prodotti agricoli compresi - è cioè speculazione fin dall'inizio). Ho detto potrebbe perché sarebbe logico, in tempi di in cui l'ambientalismo è di moda (e come tutto ciò che è di moda, è solo esteriore), che uno Stato responsabile e serio, una volta appurato che il gasolio inquina più della benzina, usasse la leva fiscale per scoraggiarne l'utilizzo. Ma sono tempi in cui la logica non sta di casa, per cui serve un supplemento d'indagine, da cui si scopre che da un lato ammettono che le accise sul gasolio NON sono state ridotte meno di quelle sulla benzina e restano più basse, e dall'altro chiamano in causa il gioco domanda/offerta (quindi la guerra), dimenticando che questo può influire sul prezzo finale molto modestamente.

Arriviamo al punto solo se rammentiamo il perché, le accise sul gasolio sono sempre state storicamente più basse: la benzina serve sostanzialmente solo alle auto private, il gasolio o a chi con la macchina ci lavora e fa tanta strada (girando più lento, il motore diesel consuma meno e dura almeno il doppio) o ai camion o ai pullman o alle industrie o alla piccola produzione elettrica. E questo era anche prima, poi e solo poi i costruttori si sono inventati le diavolerie necessarie a fare andare diesel anche le auto di tutti noi. Prima che si iniziasse ad attaccarne il potenziale inquinante, dimenticando che il particolato è solo un fattore, l'unico a sfavore del diesel, mentre i consumi minori, la durata maggiore, la robustezza fanno si che calcolando bene, uno che deve percorrere tanti chilometri inquina il pianeta molto meno se usa per dieci o più anni la stessa turbodiesel che se si compra ogni tre anni l'ultimo ritrovato in materia di ambiente (per costruire il quale serve acciaio, petrolio per le plastiche, eccetera eccetera, e oggi anche metalli rari per le costosissime batterie, anche dimenticando che in qualche modo bisognerà produrla tutta quella elettricità che faticosamente accumulano). Se dunque si voleva intervenire sulle accise in modo da continuare a far valere le ragioni storiche per cui il gasolio deve costare meno della benzina, bisognava, ammesso che le teorie sul costo industriale siano vere, agire sulle accise in maniera diversificata in modo da continuare a privilegiarlo. Se non lo si fa, quindi, è solo perché non si vuole. E perché non si vuole, visto che il maggior inquinamento è tra la balla totale e la percentuale difficile da calcolare e comunque minima?

Per rispondere è sufficiente scorrere la cronaca degli ultimi tre anni, fatti di gente chiusa in casa e attività economiche fatte fallire a migliaia. Per non volere affrontare una cosiddetta pandemia di nemmeno un ordine di grandezza superiore alle normali epidemie influenzali senza investire in deficit immediatamente e senza indugio in tutte quelle strutture sanitarie e procedure farmaceutiche che potevano combatterla senza causare sofferenze ulteriori alla popolazione e alla società civile. Poi, se uno pensa e dice che erano queste ultime l'obiettivo e la prima è stata solo presa a scusa per poterle attuare, gli si appiccica il bollino di complottista e lo si emargina. Sta di fatto, che con la scusa della guerra si moltiplica non solo il prezzo del gas, ma anche quello della luce anche se non è che le centrali vadano a gas, e anche quello dei carburanti in genere, e non solo anche del gasolio più della benzina (il che fa pensare che il GPL sia una soluzione solo fino a che non vogliono disincentivare pure quello). L'ineffabile UE che per trent'anni ci ha inflitto manovre asfittiche per contenere l'inflazione, non è minimamente in grado di fermare l'inflazione esogena, e nemmeno di adottare una strategia comune per l'energia (che poi era quella per cui era stata concepita all'inizio), con i tedeschi che come al solito però ai propri cittadini gli aiuti li varano eccome.

Dovete stare a casa. Un'auto con sette-ottocento chilometri di autonomia, che consuma poco e dura tanto, non la potete avere più. Una piccola impresa che vi da da vivere dignitosamente nemmeno. Questo è l'input, che se non l'hanno già fatto lo sussurreranno anche all'orecchio della Meloni: non avete scampo. I vostri figli non sapranno nemmeno che il lavoro è un diritto, anzi il primo: senza il quale nessun altro ha senso. Non è detto nemmeno che potranno riuscire a mantenere quella casa di proprietà che faticosamente gli avete lasciato, ammesso che ci siate riusciti. Ma intanto ci dovete stare, tanto c'è Glovo e la payTV e gli smartphone, che uscite a fare? Solo, a diciannove gradi e risparmiando corrente. Questo è il piano per l'Europa occidentale in genere, e per l'Italia in particolare. La storiella del denaro come bene scarso è appunto una storiella. La storia che c'è dietro ve l'ho raccontata già altre volte, ma mi sa che prima o poi ci torno...

P.S. Nel caso vi fosse venuto il dubbio, non ho un auto diesel. Anni fa sono passato a un usato a gpl, ma forse ora l'usato a gasolio si troverà a prezzi convenienti, magari ne approfitto...

martedì 12 febbraio 2019

M5S, FUGA IN AVANTI O ESTINZIONE

Il titolo è un tantinello apocalittico, lo ammetto, ma rappresenta fedelmente il bivio davanti al quale si trova adesso, ma ci si trovava anche prima solo che non gli era evidente, il Movimento 5 Stelle, e con esso forse l'ultima speranza per una redenzione politica dell'Italia.
Male si farebbe a sottovalutare la batosta elettorale in Abruzzo, sulla base del consueto argomento che le amministrative non sono le politiche, cioè non sono il terreno su cui l'impronta genetica del Movimento rende tradizionalmente al meglio. Perché questa arriva dopo mesi di sondaggi allarmanti, e probabilmente precederà altre batoste alle urne locali, e poi una batostona alle prossime politiche, a meno che da qui ad allora non si cominci a fare tesoro del messaggio che da tutto ciò deriva per dedurre che occorre un immediato e sensibile aggiustamento di rotta.
La maggior parte dell'exploit grillino, infatti, è derivato essenzialmente dalla improvvisa emersione di istanze massimaliste, poco compatibili con la continuazione della strategia di cautela vista fin qui, peraltro esercitata unilateralmente, mentre l'alleato di governo le istanze massimaliste della sua base continua almeno a parole ad assecondarle, intascandone un cospicuo consenso che magari si riserva di ricondurre all'alveo naturale del centrodestra (europeista e tangentaro, si, ma della contraddizione i suoi elettori non se ne accorgeranno prima che sia troppo tardi, c'è da scommetterci...).
Dopo aver criticato "da sinistra" il Reddito di Cittadinanza, passo dunque alla parte costruens che in ogni buona critica ci deve essere, e dico cosa farei se fossi io il responsabile della linea politica pentastellata. Che poi è essenzialmente quanto tra articoli sul web e programmi ufficiali hanno per anni prima di andare al governo promesso di fare, tradotto nella contingenza politica odierna.
Il primo punto è fondamentale e propedeutico: sovranità monetaria. Avendo capito che probabilmente il governo non dispone della forza politica necessaria a pretendere una riforma immediata dei trattati UE o se no provocarne il collasso, quindi non può a breve recuperare quella persa, gli restano però dei buoni spazi di manovra per usare al massimo quella rimasta, che c'è e non è poca. Solo che bisogna farlo al massimo, e nel più breve tempo possibile. Pare sia alle porte finalmente il varo dei Minibot, altrimenti si varino i Certificati di Credito Fiscale, oppure si usi la mai persa potestà di conio senza limiti di moneta metallica, o tutte e tre queste cose più qualche altra genialata, non importa: occorre rimettere in circolazione ricchezza non per uno zero virgola, ma per svariati miliardi di Euro, sicuramente varie decine, magari oltre il centinaio. Solo così, e la cosa mi pare immediatamente comprensibile, si potrà disporre a breve delle risorse per l'attuazione degli altri punti, che in un delirio di onnipotenza provo a mettere in un elenco come mi vengono, senza tentare una scala di priorità, anche per via dell'alto grado di interconnessione, e senza ovviamente accampare pretese di esaustività o infallibilità:
  • scuola - azzeramento immediato, in ossequio alla Costituzione, di ogni forma di finanziamento pubblico alle scuole private, nonché di tutte le riforme che hanno ridisegnato in senso privatistico l'istruzione pubblica, che invece deve essere oggetto di investimenti enormi a tutti i livelli, dal nido all'università, sia dal punto di vista didattico che da quello strutturale, a cominciare dall'edilizia; in parallelo, sperimentazione di modelli curricolari sganciati dal concetto di "classe", almeno alle superiori: alla fine dei 5 anni, se sono ciuccio in matematica avrò fatto 5 classi delle altre materie e ripetuto tre volte la seconda in matematica, e con quel diploma non potrò iscrivermi a matematica all'Università;
  • estero - riposizionamento dell'Italia al centro del Mediterraneo, anziché alla periferia dell'Europa, a progressivamente sanare errori secolari che hanno condotto alla nostra marginalizzazione; questione difficilissima e pericolosa, se si pensa alla fine che ha fatto chi - da Mattei a Gheddafi - ha provato a mettere i bastoni tra le ruote a certa gente, ma dal potenziale economico enorme e dal dividendo politico altrettanto alto;
  • immigrazione - sganciamento dal becero razzismo salviniano, e suo disinnesco attraverso una politica di segno opposto: una volta messi in campo tutti gli altri punti e attivato un potentissimo rilancio dell'economia, attivazione di una centrale di rilevazione di bisogni di manodopera non soddisfacibili internamente, e di una serie di canali ufficiali e trasparenti di invito e trasferimento di lavoratori dall'estero con tutti i crismi dell'accoglienza degna - senza le frizioni dovute alla scarsità di risorse, da un lato l'integrazione ha probabilità maggiori di venire richiesta e attuata, dall'altro il razzismo perde ragione di essere (se mi hanno dato una casa e un lavoro, che mi importa se li danno pure all'egiziano, che tra l'altro dimostra di volersi integrare?);
  • sanità - emarginazione delle lobbies farmaceutiche, piena attuazione della Costituzione in merito alla libertà di cura con particolare riferimento alla questione vaccini (evidentemente da inquadrare nel processo di neofeudalesimo capitalistico in fase di avanzata attuazione, da fermare ad ogni costo); rientro in capo allo Stato del Servizio Sanitario Nazionale, fonte di enormi sprechi e sperequazioni da parte delle Regioni;
  • regioni ed enti locali in genere - avendogli tolto la principale leva di finanziamento, abolire tout-court le Regioni, potenziando le Prefetture come organo periferico dello Stato, e lasciando in piedi i soli Comuni come Enti territoriali, favorendone peraltro in ogni modo l'accorpamento in entità non irrilevanti sotto il profilo geografico politico ed economico, e ripristinando i trasferimenti da centro a copertura degli investimenti produttivi sul territorio (l'aziendalizzazione non ha funzionato, creando solo pluralità di bilanci centri decisionali e centri di controllo, col risultato di aumentare la confusione, quindi gli spiragli per i corrotti, senza alcun risparmio apprezzabile se non sulla pelle dei cittadini in termini di maggiori tasse e minori servizi);
  • mobilità e trasporti - i mezzi pubblici nelle città devono essere gratuiti efficienti ed ecologici: i centri storici prima deve essere reso inutile raggiungerli con le auto, poi se ancora serve vanno chiusi al traffico (si, l'esatto opposto di quanto fatto fin'ora), infine a chi ancora serve un'auto (essenzialmente perché si deve spostare fuori città o tra periferie, oltre che per turismo/piacere, quindi) incentivi pesanti per la riconversione dell'industria automobilistica all'elettrico e all'idrogeno, ivi compresa la rete di distribuzione su strade e autostrade; realizzazione di una rete completa di porti marittimi e fluviali per la circolazione delle merci, con imposizione di un nuovo standard di container adatto al rapido dislocamento su treni merci e soprattutto su camioncini modulari, unici autorizzati all'ingresso in città, con conseguente divieto assoluto di circolazione dei TIR sul territorio nazionale a fine processo; ristatalizzazione delle FFSS, e ricapillarizzazione del trasporto ferroviario: ogni centro abitato significativo deve essere servito da una stazione funzionante e raggiunto da treni quotidiani, costi quel che costi (è una questione di sicurezza nazionale e di salvaguardia del territorio, non può essere trattata con la partita doppia dei biglietti venduti per tratta): i flixbus devono essere arginati mettendoli fuori mercato;
  • energia - deve essere possibile e semplice per chiunque autoprodursi l'energia col fotovoltaico o col minieolico a prezzi accessibili, e vendere ai vicini di casa l'eccedenza (la cosa accoppiata all'efficienza energetica degli immobili, vedi punto relativo al recupero del patrimonio edilizio, deve dare un contributo decisivo ad un taglio netto della bolletta energetica nazionale, ovvero della dipendenza del Paese da fonti fossili da acquistare all'estero);
  • patrimonio edilizio - mantenimento ed implementazione di ogni forma di incentivo, fiscale ma anche diretto, alla riqualificazione energetica, antisismica ed estetica dei centri abitati in tutto il territorio;
  • territorio - varo di un piano gigantesco, di livello "postbellico", di recupero di strade, fiumi, acquedotti, spiagge, laghi, monti, foreste, eccetera, in tutto il Paese, attraverso una costellazione di miriadi di "piccole opere" che vada a soppiantare definitivamente le "grandi opere" (da fermare per sempre, a cominciare dalla TAV) nella scala delle priorità degli investimenti pubblici (le grandi opere restano possibili, ma vietando ogni forma di intervento pubblico, così si faranno solo quelle davvero redditizie);
  • reti - (ri)nazionalizzazione blindata costituzionalmente di tutte le reti vitali: acqua, energia elettrica, gas, poste, telefonia fissa e mobile, Internet; ai privati può essere lasciata libera concorrenza solo nella gestione dei servizi sulle reti di proprietà statale, e solo nella misura in cui, data la natura di ciascuna rete, ciò non intacchi le libertà fondamentali dei cittadini (quindi ad esempio l'acqua in ogni caso no, che è vitale e tra l'altro gli italiani si sono espressi in merito fin troppo chiaramente);
  • agroalimentare - protezione fattiva contro ogni ingerenza esterna di tutte le eccellenze italiane in ogni settore merceologico (anche grazie alla fine dell'emergenza monetaria che consentirà ai consumatori di evitare il risparmio ad ogni costo, pagando il giusto i prodotti nostrani): basta importare latte per poi dover distruggere il nostro, basta olio dolciastro "da olive raccolte nell'Unione Europea", eccetera.
Ripeto, l'elenco non ha pretese di esaustività o di trattazione analitica dettagliata. I tecnici ci sono per questo, e molti negli anni si sono avvicinati ai cinquestelle proprio per mettersi a disposizione del progetto di rilancio del Paese che loro rappresenta(va)no, com'è testimoniato dalla presenza annosa di questi temi sul blog storico di Beppe Grillo, quello che ha tirato la volata al Movimento, ma ancora di più su quello attuale, da battitore libero, che il comico si è riservato dopo aver lasciato ad altri la gestione politica diretta. Su questi temi il consenso popolare è ancora enorme, e suscettibile di crescere ancora, a dispetto della percezione che si ha seguendo il mainstream, quasi tutto ancora in mano al Nemico (come dimostra persino il Festival di Sanremo, consegnato a una canzone mediocre di un ragazzo che ha quasi il solo merito di consentire di veicolare ragioni di messaggio politico).
Ma se invece non si ha il coraggio di farle, queste cose e/o altre analoghe, e innanzitutto quindi di attuare immediatamente il punto propedeutico recuperando entro diciamo un anno le risorse necessarie per rilanciare l'azione di governo, ci si sarà comportati come quei giocatori di carte, sì bravini, che bluffano sì credibilmente, ma continuano a farlo anche quando la carta proprio non gira, e quando vengono scoperti vengono spennati come polli, e poi nessuno vuole più giocare con loro. Capita l'antifona, grillini miei?

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