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sabato 30 maggio 2026

TU VUOI L'AMERIKA

Mentre la cronaca recita di accordi di pace sicuro si ma forse ancora no e chissà come articolati salvo che in ogni caso lasceranno al suo posto il regime che troppi patrioti speravano crollasse sotto i bombardamenti nemici (una cosa che è successa solo in Italia, ma rasa al suolo e occupata via terra), urge dotarsi di chiavi di lettura che dalla cronaca prescindano, per inquadrare il tutto appunto nella linea di eventi che parte proprio dalla seconda guerra mondiale fino ad includere questa terza che come disse qualcuno piuttosto in alto stiamo combattendo a pezzi.

Pasbas mi ha mandato questa riflessione che vi cito pari pari, poi ne parliamo.

Riflettendo su guerre, neocolonialismo, imperialismo, massacri e genocidi, credo che noi facciamo un errore fondamentale nell'analisi storica delle guerre usa dal dopoguerra ad oggi. Analizzando gli eventi sotto il puro profilo militare noi, come tanti altri interessati a storia e politica, abbiamo più volte affermato (non in modo immotivato) che gli usa dalla Corea in poi hanno perso tutte le guerre che hanno provocato, ergo sono in effetti dei perdenti. Guardando però gli stessi eventi da una prospettiva politica si intuisce qual è il vero obiettivo di queste assurde guerre che a cadenza ormai mensile insanguinano il mondo: l'obiettivo vero non è tanto la vittoria e la sottomissione dei popoli non allineati quanto piuttosto la completa destabilizzazione di intere aree del mondo. Con questa politica i kriminali a stelle e strisce cercano di creare instabilità, precarietà e vuoti di potere che consentano loro il furto di materie prime e altri beni essenziali per mantenere uno stile di vita molto al di sopra della loro reale capacità economica. Quindi il sistematico genocidio dei popoli autoctoni è solo uno degli strumenti utilizzati per creare il caos assoluto in zone chiave del mondo. L'esecutore più zelante di questa strategia è l'entità sionista, e sono gli usa a dettare l'agenda politica dei fascio-sionisti nel laboratorio palestinese ed in tutta l'Asia occidentale.

Come vedete, al di là se uno poi decide di aderirvi totalmente o meno, è una visione che "apre l'angolo", prestandosi a spiegare cose che seguendo percorsi di ragionamento più razionali sembrano inspiegabili. Tipo com'è che a un Presidente gli danno il Nobel per la pace e poi stabilisce il record di scenari di guerra inaugurati, com'è che un altro dipinto come il demonio alterna spiragli di pace e recrudescenze in scenari di guerra propri e altrui senza apparente logica, e così via, in un continuum che parte da Pearl Harbour passa da Hiroshima e Nagasaki e poi per il parallelo 38, il golfo del Tonchino, Pinochet e il sudamerica tutto, Ustica e simili, my name is Cocciolone, i balcani, le Torri gemelle, le armi chimiche di Saddam, le rivoluzioni colorate, il golpe in Ucraina, l'esistenza stessa di Israele e tutta la sua storia, per finire col nucleare di Teheran, in un elenco che è impossibile stilare esaustivo nemmeno con tutta la calma figurarsi citando a memoria, e in cui ci fosse una cosa una che è come sembra e soprattutto come ce la raccontano.

Per cui mai come ora occorre la cosiddetta "intelligenza laterale" per avere qualche speranza non dico di capirci qualcosa bene ma almeno di farsi fregare il meno possibile.

lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

domenica 22 ottobre 2023

MA COME "SUL TETTO"?!

Non ho l'abitudine di commentare a caldo la cronaca, sia perché non ne ho i mezzi (dedico a questo blog solo ritagli di tempo, spesso notturni per definizione: controinformo per-diletto ma anche perdi-letto) sia perché lascio che passi la sbronza mediatica per dire qualcosa di mio, se nel frattempo mi viene. D'altronde, ho sempre diffidato dei best-seller, che di solito ho letto "alla scordatina" (Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault in spiaggia, il mio top, parecchi anni dopo il loro enorme successo commerciale, e dire che Eco l'avevo studiato con piacere all'università). La vicenda del bus precipitato dal cavalcavia a Mestre non fa eccezione.

Le immagini le avete viste tutti, da subito era chiaro (come poi è stato confermato) che il mezzo non stesse correndo quindi doveva esserci un'altra ragione per cui il guardrail non ne aveva trattenuto la marcia. Finché si è parlato di barriera vetusta o addirittura interrotta, eravamo nella purtroppo ordinaria amministrazione delle cose italiche: la quasi totalità delle infrastrutture fondamentali per un paese moderno abbandonate per non avere le risorse per l'ordinaria manutenzione, se non colpevolmente dimenticate da chi avrebbe dovuto rinnovarle o almeno controllarle. Qualche anno fa a Genova è caduto un ponte, che vogliamo di più? E basta che ci facciamo un giro in città, o andiamo in vacanza in uno dei tanti bellissimi territori italiani a vocazione turistica, per vedere, in ordine sparso e non esaustivo: cespugli grandi come alberi a intralciare la carreggiata, asfalto pericolosamente sconnesso, protezioni a ciglio strada quasi ovunque approssimative o inesistenti, carreggiate mezze chiuse per manutenzione da decenni, stazioni dei treni abbandonate, sponde marittime lacustri e fluviali non governate, alvei irresponsabilmente urbanizzati e/o variamente ostruiti, eccetera eccetera. Senza contare che le autostrade rischiano di diventare antieconomiche e quindi di essere abbandonate dal definitivo tramonto, programmato e in fase di attuazione (all'interno di un piano preciso, al quale non avremo scampo, e di cui abbiamo numerose prove), della automobilità privata, e che tolte quelle il tracciato delle strade è ancora quasi totalmente quello ereditato dall'era prerepubblicana, quando non preunionista, al massimo rimodernate nel secondo dopoguerra e fino a che l'Italia è stata padrona di spendere i suoi soldi come voleva. Ok, spesso male, ma non sempre; e non è una buona idea rinunciare a ridurre quel "male" al minimo strutturale per invece optare per un "vincolo esterno" che ti leghi le mani impedendoti si di sprecare ma anche di agire secondo legge e buona amministrazione. Invece è questo che è stato fatto, in sintesi, con l'Unione Europea, avendo origini ancora anteriori.

No, la questione infrastrutture ci azzecca ma non può bastare. Il bus infatti non solo ha preso fuoco come sotto una gragnuola di molotov, ma è caduto a tetto in giù. Un'auto che cade da un cavalcavia, normalmente tende ad andar giù di punta, con la parte più pesante, proprio come un essere umano di testa. Ecco che si scopre che il mezzo era alimentato a batterie, e che chi lo ha progettato, probabilmente partendo da un modello preesistente per risparmiare (come la totalità delle auto elettriche che tentano in ogni modo di propinarci: pensateci, che ragione c'è che abbiano ancora un cofano motore?), le ha messe sul tetto, dove c'era più spazio, e non nel pianale tra i due assali, dove erano più protette (visto che in caso di incidente sono altamente infiammabili e comunque impossibili da riparare - chi non ci crede chieda alle compagnie assicurative). Ma cosa succede a un qualunque mezzo di locomozione che tu carichi in maniera troppo sbilanciata nella parte superiore? Esatto, perde in stabilità, e il perché lo sappiamo dalle elementari: si alza il baricentro, quindi ha un equilibrio più precario.

Quando ci dicono che bisogna fidarsi de "la Scienza" perché sarebbe neutrale (anche politicamente), e intendono l'ingegneria, la medicina, l'economia, ricordiamoci bene ma proprio bene due cose, peraltro strettamente interdipendenti:

  1. la scienza è la casa del dubbio e chiunque ti dica che lui ha ragione al 100% non è un vero scienziato;
  2. la storia dell'umanità è piena zeppa di scienziati che hanno sbagliato, anzi diciamo che ogni scienziato prima o poi è stato sbugiardato o dai fatti o da un altro scienziato, sia i buoni scienziati (quelli che si propongono in modo da rispettare il punto 1) sia quelli cattivi (che invece, per molte ragioni in primis di utilità personale, si atteggiano a portatori della Verità e pretendono obbedienza).

Erano scienziati quelli del Vajont. Lo erano quelli che per decenni ci hanno fatto costruire le case con l'amianto, o che ci hanno fatto ingerire cibi o assumere farmaci certificandoli per efficaci e innocui per decenni prima che venissero tolti dal commercio perché cancerogeni. Lo erano quelli che ci hanno imposto un modello di consumo fatto di packaging indistruttibile, perché la plastica era progresso. E quelli che sostenevano impunemente che le sigarette facevano bene. E quelli che hanno costruito la bomba atomica e le centrali nucleari (che ora ci ripropineranno non appena ci avranno venduto abbastanza auto elettriche per rendere insufficiente l'approvvigionamento elettrico da altre fonti). Lo sono quelli (anche se gli danno il Nobel, una roba che l'hanno dato pure per la pace a qualcuno che nel mentre bombardava) che ci hanno imposto sieri sperimentali chiamandoli vaccini, e ora insistono nonostante la sperimentazione forzata e a rischio nostro sia stata a dir poco fallimentare (quasi tutti gli ammalati di questa infornata sono multivaccinati, e nessuna indagine seria è stata mai avviata -nonostante le ammissioni - sui danni collaterali e le morti improvvise schizzate statisticamente). E lo sono quelli che non sono nemmeno all'uno per cento della comprensione delle dinamiche del clima e si atteggiano a soloni che hanno capito tutto: che c'è un cambiamento, che esso ha eminentemente cause antropiche, e che agendo su un paio di fronti (casualmente, quelli che sono un affare per i loro ungitori) il cambiamento rientrerà (e mo' pure "el Papa" gli porta l'acqua con le orecchie, complimentoni). E quelli che il ponte sullo Stretto si può fare e reggerà abbastanza lungo e porterà abbastanza benefici da giustificare la spesa e la distruzione dell'area. E quelli che l'Intelligenza Artificiale può solo che aiutarci, eppoi come ogni invenzione dipende da come si usa. Tutta gente che se la propria impresa ha successo gli cambia la vita, e che tanto muore prima o poi come tutti, spesso prima che altri scienziati dimostrino la loro sciaguratezza, quindi che glie frega.

giovedì 19 gennaio 2023

TIATRU

Sono giorni ormai che ci fracassano i santissimi con la mirabolante impresa dell'arresto del Capo dei Capi in carica, quasi sempre con annessa retorica della lotta del Bene-Stato contro il Male-Mafia col primo che finalmente trionfa, qualche volta (i più furbi) dando voce ad alcuni dei tanti dubbi così lampanti da non aver nemmeno bisogno di accendere il cervello per coglierli (com'è che ci hanno impiegato trent'anni visto che viveva tranquillamente in zona? quale Dio della sincronia è così efficiente da farglielo ritrovare trent'anni esatti dopo la cattura del Capo dei Capi precedente, mentre in Rai danno la nuova fiction su Dalla Chiesa?) stando però ben attenti che le risposte non arrivino o se si vengano annegate nella consueta caciara dei programmi TV di questo genere o alla peggio incasellate nell'etichetta "complottismo" o peggio ancora "disfattismo" (per una volta che lo Stato ne fa una giusta, stai li con le solite tiritere anziché festeggiare, disfattista! si, so tutti d'accordo come sempre, qualunquista e complottista che non sei altro!).

Ho usato apposta l'aggettivo "disfattista" perché era uno di quelli maggiormente in vigore ai "bei tempi", come meravigliosamente ci ricorda Troisi ne Le vie del Signore sono finite, il primo stadio di un attacco a chi osava pensare diverso, che poi se insisteva venivano gli altri (prigione, confino - non dimenticherò mai la meraviglia di me adolescente nel leggere di Pavese a Brancaleone - e se non bastava eccetera). L'ho fatto perché ragionare in termini di fascismo o antifascismo, laddove su altri è volutamente fuorviante, su temi come questo ancora può venire utile proprio per via delle radici storiche della mafia moderna, spesso dimenticate e quindi che è dovere civico ricordare ogni volta che si può.

Nella retorica di destra, infatti, il primo Prefetto di Ferro in Sicilia lo mandò Mussolini ad estirpare la mafia antica, quella che nei secoli aveva costituito quella continuità anche culturale nell'amministrazione spicciola del potere prosperando nei vasti interstizi che lasciava il passare da una dominazione all'altra. No, non sto adottando l'altra retorica fintomeridionalista che arriva a sfiorare le lodi alla "mafia di una volta", sto semplicemente usando la formula reale del Potere (quella che l'umanità si porta appresso dalle scimmie e che vuole che ci sia sempre una minoranza al numeratore e gli altri al denominatore) per inquadrare correttamente le cose. E quindi smontare la retorica prima di una parte poi dell'altra. Semplicemente, il fascismo, ambendo ad occupare senza veli ideologici il numeratore come ogni dittatura che si possa chiamare tale, non poteva tollerare che da qualche parte ci fosse qualcun altro nella stessa casella. Quindi no, Mussolini non era un cattivo che nella questione mafia stava dalla parte dei buoni, la combatté per necessità intrinseca. E fu parimenti per una questione di necessità intrinseca che chi voleva strappare l'Italia al nazifascismo prima e tenerla lontana dalle grinfie del comunismo poi utilizzò il potere mafioso, che era così capillare e permeato (anche nella mentalità, o se preferite nel sistema di valori) da poter sopportare potature anche ampie sopravvivendo silente.

Come spesso capita, a distanza di decenni si può dirlo liberamente pure nei film, ma i primi che osarono svelare che la trattativa Stato-Mafia era iniziata durante la seconda guerra mondiale e cioè prima ancora della nascita del nuovo Stato democratico italiano, e che la conquista dell'estremo sud da parte degli Alleati poté avvenire in modo così rapido e relativamente incruento solo grazie all'apporto della Mafia reclutata grazie alle sue vaste ramificazioni americane, furono bollati come complottisti (con altre parole: il termine non era ancora di moda) e variamente emarginati quando non eliminati. La retorica fascista fu soppiantata da quella democrista, e questa prevedeva la negazione dell'evidenza come pratica mantenuta con zelo e tenacia fino ai più alti livelli. Noi ragazzi degli anni 70 lo leggemmo dallo Sciascia degli anni 60, che in Parlamento la verità ufficiale era che "la mafia non esiste". Erano anni in cui la diffusione della cultura in strati sempre più ampi della popolazione favoriva lo svelamento delle ideologie, e infatti sarà fatto di tutto nei decenni a seguire, dal riflusso agli smartphone passando per la TV, per ridurre al massimo il nocciolo duro di chi continua a pensare con la sua testa. Ma i primi colpi bisogna darli forti, ed ecco che parallelamente iniziò la lunga stagione delle stragi, a compattare il gregge con la paura. La distinzione tra quelle "di Stato" e quelle "di Mafia" è ancora una volta soltanto ideologica, c'è bisogno di dirlo?

Con i morti per strada, però, la retorica della negazione non può più funzionare, e viene soppiantata da quella, ancora in auge, della contrapposizione di cui a inizio post. E che terrorismo e mafia siano solo etichette è drammaticamente dimostrato dal fatto che uno dei pochi che credeva davvero che quella retorica fosse una rappresentazione reale e non ideologica, e quindi credeva sul serio di rappresentare lo Stato nella lotta contro il Male, fu mandato ("disarmato") sul fronte prima contro il primo poi contro la seconda senza quasi soluzione di continuità. I bookmakers non avrebbero accettato scommesse, su come sarebbe (ed infatti è) finita. Per lui e per tutti quelli che come lui ci credevano, su su fino ai due Grandi Martiri della Trattativa, che ogni anno da trent'anni piangiamo nel rito catartico che la retorica imperante vuole, per farci dimenticare che su quelle stragi fu edificata l'Italia dei decenni successivi, a cominciare da un premier che senza la mafia sarebbe rimasto un piccolo palazzinaro milanese, anzi manco quello: il figlio fimminaro di un piccolo banchiere. E che ancora oggi fa da architrave a una maggioranza di governo, come la vignetta mostra (ma il denaro non è, non è mai stato, davvero suo), e lo ha fatto anche quando non compariva nelle vignette (o pensate davvero che si sia fatto disarcionare ogni volta a gratis, senza restare in qualche modo comunque al numeratore?).

Chi era consapevole di queste dinamiche già trent'anni fa non poteva stupirsi del fatto che a un certo punto nell'ambito della trattativa entrasse anche la consegna del vecchio boss fino a un minuto prima per decenni detto introvabile nonostante gli si muovesse sotto il naso. E nemmeno che ci si dimenticasse di presidiare il covo cosicché le carte segrete, che chissà potevano sputtanare qualche attore della trattativa stessa, fossero trafugate liberamente: è storia, non è un'aggiunta fantasiosa da due soldi degli sceneggiatori scarsi di una fiction. Quindi oggi, ditemelo, come si fa ancora a credere alle favole? Non hanno catturato nessuno, ma la trattativa continua ha previsto la consegna di un vecchio boss malato perché quelli operativi possano lavorare meglio, e per non ripetere lo stesso copione (che poi magari poteva sgamarli pure qualcuno meno sveglio) stavolta le carte pare che le abbiano trovate, ma state pur certi che se qualcuno finisce sputtanato, foss'anche il vecchio puttaniere di cui sopra (col bonus che tolta l'architrave magari crolla la volta), è perché è stato classificato come sacrificabile e non più utile. Come diceva PPP (che infatti è finito male), io so, non ho le prove ma so. Godetevi la fiction, o come direbbe Montalbano 'u tiatru. Oppure fate come me, che, come in questi ultimi anni quando il TG attaccava la litania prima della pandemia poi della guerra, quando attaccano questa recita cambio canale o spengo.

venerdì 20 maggio 2022

HAI FATTO TRENTA...

No, è Capaci nel 1992, non è Mariupol oggi. O si?
Trent'anni fa come oggi, eravamo tutti storditi, boccheggianti come pesci spiaggiati, attoniti e quasi increduli che fosse davvero successo, che quelle al TG fossero invece proprio quello che sembravano: scene di un film scadente americano d'azione, di quelli che hanno bisogno del colpo di scena truculento per risolvere una sceneggiatura che si era incartata da sé e fare svegliare gli spettatori assopiti in sala. Invece era tutto vero. Qualche anno prima, quando a Giovanni Falcone era stata scippata la DIA, i soliti complottisti avevano avvisato che la mafia usava isolare qualcuno come primo passo verso la sua eliminazione fisica. Ma erano i soliti complottisti, e come al solito, come ancora oggi, l'etichetta serve essenzialmente a denigrarli e per questa via ridurli all'irrilevanza se non al silenzio. Così, non furono pochi quelli che usurparono a Sciascia la definizione di "professionisti dell'antimafia" (che lui aveva concepito pensando ad altri, e che lui poteva permettersi perché scriveva e narrava di mafia quando in Parlamento si usava concludere i lavori con frasi come "la mafia non esiste") per marchiare eroi che non volevano essere tali, ma solo aspirare che il loro ordinario fare il proprio dovere divenisse finalmente "normale" in senso statistico.

Quindi, l'evento "uccisione di Giovanni Falcone da parte della mafia" era diciamo abbondantemente previsto, anche dal diretto interessato peraltro. A sparigliare, sorprendere, sbigottire fu invece proprio la spettacolarità dell'attentatuni, senza la quale il messaggio non sarebbe passato. Il messaggio era "possiamo fare anche questo, volendo, se pensate che dopo che vi abbiamo fatto comodo per decenni ora potete fare a meno di noi", non a caso già scritto col sangue di Salvo Lima a mo' di prologo. A quel punto, fu chiaro a tutti, anche al diretto interessato, che la stessa sorte sarebbe toccata a breve a Paolo Borsellino - che lo disse persino, in una intervista alla TV svizzera (che in Italia avremmo visto, e carbonaramente, solo parecchi anni dopo), che l'esplosivo per lui era già arrivato, e che qualcuno aveva incominciato a indagare su "questo Berlusconi". E non ci fu nemmeno il tempo di instaurare il teatrino dei complottisti: l'agenda rossa del giudice doveva sparire prima che lui trovasse qualcuno di cui fidarsi con cui condividerne i contenuti scomparso l'amico Giovanni.

Ho detto Lima, mi rendo conto che un lettore meno che cinquantenne magari non sa chi fosse. Era il braccio destro, anzi vero e proprio avatar in Sicilia di Giulio Andreotti, uno che invece non ha bisogno di presentazioni e oggi passa, grazie a tanti pennivendoli in malafede e a troppi boccaloni, per essere stato assolto ma invece è stato giudicato colpevole di associazione con la mafia, ma solo per gli anni per cui scattava la prescrizione (che capolavoro di bizantinismo...). Ma avrei potuto anche dire Mattarella, il fratello dell'attuale ripresidente della Repubblica ucciso dalla mafia (qualche anno prima, quando era presidente della Regione Sicilia) e per questo passato alla storia per antimafia (ma allora Lima?), ma l'unica cosa certa è che i due sono i rampolli di Bernardo, politico ritenuto storicamente (almeno dall'ex ministro Martelli) tra gli artefici del lungo legame tra mafia e DC.

Perché vi sto annoiando con questo flusso di pensieri senza filo logico? Perché gli anniversari a cifra tonda sono fortemente evocativi (si, senza una ragione: siamo d'accordo) e oggi sento lo stesso stordimento di quando ragazzo vidi al TG le immagini dell'autostrada vicino Capaci, ho bisogno di fare ordine ai pensieri. Ecco che c'è: che c'è uno sfrido tra quando ragionando arrivi a una conclusione e la dici passando per complottista, e quando quello che dici diventa verità storica acclarata e indiscussa, e in questo sfrido c'è anche l'azzeramento delle possibilità per il complottista di avere soddisfazione, perché quando sarà dimostrato che aveva ragione non ci sarà più nessuno che si ricorderà di lui. Ad esempio, per restare in tema, la mafia fu messa sul trono in Sicilia proprio dagli americani, che chiesero aiuto a Lucky Luciano per organizzare l'offensiva del 43. Quindi la cucitura mafia-DC in funzione anticomunista è addirittura figlia di Yalta, probabilmente. Negli anni 80 il gigante sovietico inizia a scricchiolare, e la cucitura si scuce. E per farne un'altra bisognava togliere di mezzo quegli idealisti che avevano il torto di credere appunto all'ideale della Legalità e della Giustizia non volendo vedere che quello era solo un velo ideologico di una realtà ben diversa.

Sei ancora qui? allora fai un ultimo sforzo (fai trentuno, così si spiega il titolo): chi è che si è messo in testa di far rialzare la Russia dall'angolo in cui era stata chiusa? e chi è che glielo vuole impedire? e perché una milizia dichiaratamente neonazista ci viene proposta come esercito regolare per giunta paladino della democrazia e della libertà? a quanti altri di voi pare, come a me, che siamo nel bel mezzo di un regolamento di conti tra mafie, e che questa guerra, come peraltro tutte le altre, non è tra Russia e Ucraina, o meglio tra Russia e Nato quindi USA, ma tra potenti e povera gente? Esatto, come per la pandemia. Ed esatto: quelli che hanno l'intelligenza di capire il giochetto e la capacità di ingripparne gli ingranaggi, trent'anni fa come oggi (leggi estradizione in USA di Assange, ad esempio), devono essere messi fuori causa. Boom.

domenica 13 febbraio 2022

"IO SO" - VERSETTI COVIDICI 125-129

Già è difficile distillare nel fragoroso rumore della comunicazione contemporanea le poche informazioni davvero utili a farsi una mappa del territorio fruibile allo scopo che le sarebbe originario (orientarsi), e questa è la "ragione sociale", la linea editoriale di questo blog fin dall'inizio, o se preferite la sua mission originaria. Da due anni, però, il rumore è diventato concerto, un coro unanime di autentica propaganda, a raccontare come da manuale con insistenza una versione dei fatti fino a che non diventi luogo comune, così che le voci discordanti da un certo punto in poi non fosse nemmeno necessario fermarle dall'alto, ci avrebbero pensato i "convinti", una volta diventati la quasi totalità, a zittirli o comunque emarginarli.

Visto che siamo rimasti in pochi, allora, consoliamoci con l'aglietto, enumerando le tante previsioni che abbiamo azzeccato e a sto punto lanciandoci in altre che probabilmente avranno lo stesso destino. Si, lo so che magari altrettante le abbiamo sbagliate, ma funziona sempre così, no? si ricordano solo le coincidenze positive, e si rimuovono quelle negative, e sennò gli oroscopi non avrebbero il successo che hanno. Da queste parti, anzi, non si perde occasione per ricordare, contro ogni convenienza e regola d'oro dello streaming, le cantonate prese, ad esempio quella su Marchionne e l'altra su Grillo, non roba da poco. Per cui l'autoassoluzione quando ricordo i vaticini avveratisi mi sembra di potermela permettere.

Due anni fa (si sono due, anche se sembrano venti...), quando la Grande Cesura Storica partì, tra chi sosteneva che ci trovavamo davanti a un'influenza più grave della media, come ogni tanto nella storia anche recente appaiono senza motivo e preavviso e allo stesso modo a un certo punto scompaiono, c'erano anche tanti soloni desinistra (ad esempio, senza fare nomi, Scanzi) che presto si sarebbero uniti al coro, alzando la voce più degli altri magari. Oggi, se osi ripeterlo, che i numeri diventano impressionanti solo per come sono esposti (totali di tre annate, morti quotidiani, eccetera) o addirittura creati (come dimostrano le cause di morte extracovid ridotte al minimo), sei un negazionista. Ma a saper leggere le statistiche era chiaro da subito, e qui lo scrissi mentre tutti credevano alla menzogna che un paio di mesi di lockdown erano il prezzo da pagare per esserne fuori per Pasqua, che l'ordine di grandezza dei dati era tale che a volerli manipolare uno simile c'era da sempre e ci sarebbe stato per sempre, quindi bisognava respingere immediatamente il teorema. Infatti, anche nei periodi più duri, questo è rimasto attorno a un positivo su dieci controllati, un sintomatico su dieci positivi, un sintomatico serio su cento, un morto su mille (se vi fate due conti, quadra anche con i numeri totali complessivi, che però preferiscono recitarvi perché più impressionanti). Ora, stiamo ragionando a spanne, ma per quanto possa sembrare assurdo, è questo il modo giusto in questi casi: se anche il numero fosse preciso, e magari fosse il doppio, l'ordine di grandezza sarebbe ancora lo stesso. Un morto su cento contagiati sarebbe di un ordine di grandezza superiore, diverso rispetto alle normali influenze annuali, ma ancora se pur preoccupante non così allarmante: avreste sempre il 99% di possibilità di cavarvela, nella vita magari fosse sempre così.

Faccio una digressione sulla manipolazione dei dati. Avrete sentito anche voi che tra i ricoverati gravi o i morti la percentuale dei non vaccinati è più alta, seguita da cifre ogni volta diverse a seconda dalla faccia di tolla del manipolatore, fino a 20 volte maggiore (23, dal TG di oggi). Facciamo che hanno ragione, e famo 20 volte per agevolare i calcoli. Ma serve un esempio. Quando ancora era di moda la Lotteria di Capodanno (c'è ancora, ma chi se ne accorge?) mio cognato da Reggio mi incaricava di comprargli 20 biglietti a Roma o negli autogrill mentre scendevo per le feste. Ora, a parte il fatto che la probabilità di vincere era la stessa ovunque li avessi comprati, ma lui sentiva Roma e le autostrade citati spesso tra i vincenti, e non arrivava a comprendere che era solo perché li si compravano più biglietti, è ovvio che se compri 20 biglietti la tua probabilità di vincere è 20 volte quella che se ne compri uno. Ma la cosa ha rilevanza solo se, putacaso, i biglietti in vendita in totale sono cento o mille. Se sono milioni e milioni, cosa cambia tra avere su dieci milioni una possibilità o 20? ve lo traduco in decimali che si capisce meglio: 0,0000001 oppure 0,000002. In pratica, tradotto in italiano, è quasi certo che non vinci, in un caso o nell'altro, e anche se comprassi 200 biglietti o 2000 ancora saresti da quelle parti, se ne comprassi diecimila, spendendo un patrimonio, avresti ancora una sola possibilità su 100 di vincere e novantanove di perdere. Ora andatevi a rileggere la fine del capoverso precedente: il covid19 statisticamente non è mai stato, se non forse per brevi periodi in qualche zona, un evento fuori scala, quindi ogni provvedimento fuori scala preso con la scusa di combatterlo non è solo ingiusto, è anche illogico. Bisognava combatterlo con strumenti ordinari, e per potenziarli bastava una piccola frazione dei danni causati all'economia e dei presunti fondi di recovery (in realtà prestiti pelosi che hanno il solo scopo di limitare ulteriormente la nostra sovranità) per approntarli nel giro di qualche mese. Se non lo si è fatto, è perché gli obiettivi erano altri.

Infatti, il punto è che se si consente a un governo di limitare le tue libertà per un fenomeno di ordine di grandezza ics, tutte le altre volte che si presenterà un fenomeno dello stesso ordine di grandezza lo rifarà senza neanche più porsi il problema, tanto ti sarai abituato. E questo non lo dico oggi, ve lo dissi subito (e non vi metto neanche i link, tanto è due anni che qui o si parla di musica o di covid): qualunque cosa avreste fatto, vi avrebbero riangariato dall'autunno successivo ancora fino a Pasqua. E quando vi dissero che se vi vaccinavate sarebbe finito tutto, di nuovo ve lo dissi subito: i vaccini antinfluenzali non hanno mai funzionato davvero, e questi non sono nemmeno vaccini, il prossimo autunno tutto ricomincerà. E' andata anche peggio, più vi vaccinavate peggio era: l'estate 2021 è stata peggiore di quella 2020 senza i cosiddetti vaccini, e vi siete bevuti la storia della variante delta e della seconda dose necessaria con annesso green pass base, in autunno è arrivata la nuova influenza e l'hanno richiamata variante ed era logico (infatti ve lo scrissi) che anche con la terza dose vi sareste ammalati, e vi siete bevuti che però i sintomi erano meno (concetto che ha senso solo di fronte alla certezza matematica che si trattasse dello stesso virus, peraltro spazzata via dall'altissimo numero di vaccinati contagiati) e avete accettato il super green pass e l'obbligo vaccinale prima di categoria poi di fascia d'età (e coi più giovani nel mirino, perché bisogna abituarli da piccoli). Chiedo scusa per l'utilizzo retorico del rivolgermi a "voi": lo so che se siete arrivate fin qui la pensate come me o quasi, ma se riuscite a far leggere questo post a qualcuno degli inconsapevoli complici del misfatto che magari volete redimere, è già declinato correttamente.

Allora, deducendo (anche dalla prevista e ora attuata trasformazione in qrcode anche delle legittime, e difficilissime da vedersi riconosciute, esenzioni) che il green pass era l'obiettivo e non lo strumento, vi ho fatto un'altra (facile) previsione: checché ne dicano, non ve ne libererete mai più. Una volta che i diritti incomprimibili dell'uomo sono soggetti ad autorizzazione governativa per una ragione, lo saranno per qualsiasi altra il governo vorrà. Leggete la cronaca, sentite i ministri: l'emergenza sanitaria sta passando, ma il green pass in qualche modo resterà. Poi cambiate pagina, e leggete dei venti di guerra in Ucraina, e poi andate a leggere la bolletta del gas (con Prodi che in vecchiaia si stacca dal coro), e poi magari cercate di capire la vera portata delle recentissime riforme costituzionali (che mettono la salute e l'ambiente prima dei vostri diritti individuali, a dimostrare che due anni di provvedimenti erano incostituzionali e avevamo ragione a urlarlo nel buio). Insomma, se l'anno prossimo saremo punto e da capo, con l'influenza 2022/23 chiamata variante SigmaTau (cit.), saremo fortunati. Più probabile, purtroppo, che useranno altre peggiori leve, per la prossima accelerata nella transizione tra cittadini (status provvisoriamente concessoci, con tutto ciò che comporta, nel secondo dopoguerra esclusivamente in funzione anticomunista) e sudditi, vero obiettivo di tutta l'operazione. E a proposito di previsioni, sarei davvero felice stavolta di prendere una cantonata. Ma anche stavolta - lo fanno sempre - si stanno preparando...

E ora la solita infornata di versetti covidici, e in chiusura una videointervista al professor Montagnier, scomparso in questi giorni.

125. Avranno la vostra anima solo se gliela consegnerete. Mancava molto, almeno a me, un post scritto da Lameduck sul suo blog (oramai predilige altri canali): come spesso le accade, quello che dice è definitivo, mi raccomando leggetelo e fatelo leggere.

126. Universitari e Ricercatori contro il GreenPass. Il testo della lettera alle più alte istituzioni del Paese, che resterà inascoltata ma almeno dimostra che qualcuno nel mondo accademico dissente, forse ricordando che una delle pagine più grigie della nostra Storia fu l'acquiescenza quasi generale dei loro predecessori al fascismo. E a chi vi continua a rimproverare l'accostamento, mandatelo a leggersi il Wall Street Journal.

127. La narrativa del covid è folle e illogica e forse non è un caso. Dove si spiega come e perché "costringere le persone a credere alle tue bugie, anche dopo aver ammesso di mentire, è la forma più pura di potere". Se ti avviso di una macchina che sta per investirti e tu ti scansi, puoi sempre dire che l'avevi vista; solo se ti scansi senza che arrivi niente, e poi continui a farlo e poi ancora, ho dimostrato il mio potere su di te.

128. Covid, romanzo criminale. Attraverso le parole dell'avvocato Fusillo, squarci di verità insostenibili per gli acquiescenti, e la promessa che i colpevoli "la pagheranno". Magari...

129. Ma quale novità? Dove si racconta della strage di piazza della Loggia a Brescia nel 74, e del fatto che finalmente oggi anche sulla stampa mainstream si parla apertamente del coinvolgimento Nato quindi USA nella sua organizzazione, mentre a suo tempo solo un certo Pasolini ne scrisse, in un famoso quanto inascoltato articolo (da cui il titolo di questo post), riferito a tutta la strategia della tensione ma anche a tutta la storia contemporanea italiana. Della serie "la verità prima o poi viene a galla, ma non è detto che saremo ancora vivi a vederci riconosciute le doti profetiche". Pasolini fu assassinato - che coincidenza! - mentre stava per mostrarci le prove che aveva raccolto, sparite con lui. Ma lui era un gigante, a noi ci rendono irrilevanti con molto meno.



mercoledì 22 settembre 2021

SI NASCE LIBERI, MA...

Il titolo del post è dell'autore, che volutamente ci lascia i puntini per completarlo. La frase che è venuta a mente a me è "...ma chi rinuncia alla libertà per la sicurezza perde sia l'una che l'altra". Gli è che il post di Pasbas dimostra un'altra frase lapidaria, di cui spesso dimentichiamo la validità intrinseca: "chi dimentica il passato è condannato a ripeterne gli errori". E dunque affrontiamolo con la giusta chiave di lettura: sembra, parlare di ieri, ma purtroppo parla di oggi.

Si nasce liberi, ma...

di Pasbas

Uno.

«E’ dai ragazzi che bisogna cominciare se vogliamo cambiare qualcosa, caro Gennaro».

Gennaro Nuvoletta, carabiniere, racconta: «Domenico, bravissimo ragazzo, lavorava alla Prefettura di Palermo, Il prefetto lo sceglie come autista e come agente di scorta....».

Il procuratore generale di Agrigento Pietro Giammanco dice di lui: «Si distingue per intelligente, oculata, intensa e proficua attività, per versatilità d’ingegno, ottima cultura e retto senso giuridico. Nelle istruttorie affidategli dimostra capacità, zelo e correttezza. Rappresenta degnamente l’ufficio nelle udienze penali dando prova di possedere talento e acume».

Papa Francesco lo racconta così: un uomo e magistrato che «continua ad essere un esempio, anzitutto per coloro che svolgono l’impegnativo e complicato lavoro di giudice…..è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni».

Due.

Pietro Nava ha detto “lo rifarei” perché si è sentito ben protetto da uomini di alta umanità e professionalità, capaci anche di giocare con i suoi ragazzi… Anche se non supportato in alcun modo dallo Stato.

Ultime parole del magistrato: “no picciotti, che fate?”

Tre.

Guido Soragni: « ...un poliziotto, arrivato di corsa, sparò una raffica a bruciapelo contro un ferito, che morì sul colpo. L'altro ferito, mentre cercava di soccorrere il caduto, venne raggiunto da una raffica di mitra sparata sempre dallo stesso poliziotto... ». 

“Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli
E voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
Dovremo tutti quanti aver d’ora in avanti
Voialtri al nostro fianco per non sentirci soli
”

La CGIL: accusò i latifondisti di voler "soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori".

«Alle 3 del mattino lascio la mia casa e vi ritorno alle ore 3 del pomeriggio e dopo 12 ore di duro lavoro ritorno ai miei cinque figli con nemmeno 500 lire e con la schiena rotta.»

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C’è un filo che unisce queste frasi dette in circostanze diverse, in luoghi diversi e da persone diverse, il filo è l’aspirazione dell’essere umano alla propria dignità attraverso la sua capacità di autodeterminazione, grazie alla intoccabile Libertà di decidere della propria vita. 

A tal proposito, ecco come la Treccani definisce il termine Libertà: “facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo”. E nel diritto: “Dal punto di vista giuridico, per L. si intende in linea di massima il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria persona”. E’ per questo diritto inalienabile del singolo che le persone protagoniste delle storie di cui parlo hanno combattuto, anche a costo della vita.

Adesso però ricominciamo dall’inizio: ho scelto di raccontare questi eventi perché sono emblematica testimonianza di quanto gli uomini (pochi purtroppo) siano intenzionati a spendersi per preservare a tutti i costi la loro “facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo”.

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Uno.

Siamo nel ’43, più precisamente  è l’8 settembre, momento chiave nella storia recente dell’Italia. Forze armate allo sbando, truppe tedesche hanno invaso l’Italia entrando in massa dal Brennero, l’Italia firma la resa con gli Alleati (ennesimo tradimento!?). Il caos è totale, centinaia di migliaia di militari che si danno alla fuga, ma non tutti: alcuni rimangono e si uniscono alle forze partigiane già operanti in Italia (P.ta S. Paolo - P.le dei Partigiani ne è uno degli esempi più noti e importanti).
“E’ dai ragazzi che bisogna cominciare se vogliamo cambiare qualcosa, caro Gennaro”. Questo diceva il generale al suo agente di scorta. L’8 settembre ’43, mentre tutti abbandonavano la nave che affondava, si era arruola nei Carabinieri per partecipare alla lotta partigiana. E’ il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Appena finita la guerra gira l’Italia a caccia di delinquenti di ogni genere, anche se “predilige” la lotta alla mafia. Opera 15 anni a Corleone, poi Firenze, Como, Milano e Roma. Quindi a Palermo nel ’66 e nel ’77 è al Comando Reg. N.O. ; arresta Curcio e Franceschini e diviene coordinatore delle forze dell’ordine contro il terrorismo BR. Indaga, con capacità indiscussa e dedizione, sulla brutale esecuzione di Moro, firmando così inconsapevolmente la sua condanna a morte. Manda una lettera al Presidente del Consiglio di allora, Spadolini: “La corrente Democristiana Siciliana facente capo ad Andreotti, sarebbe stata la famiglia politica più inquinata da contaminazioni mafiose”, lo stato ha fallito! Ormai il suo destino è segnato, isolato e abbandonato dalle istituzioni viene nominato prefetto a Palermo, dove continua con pochissimi mezzi ed in completa solitudine la sua attività investigativa, custodendo gelosamente la sua valigetta con l’incartamento sul delitto Moro.
Il suo agente di scorta Domenico Russo, nato il 27 dicembre 1950, è all’epoca dei fatti Guardia Scelta della Polizia di Stato, in servizio presso la Prefettura di Palermo; viene poi assegnato alla scorta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; sposa una ragazza siciliana, Fina, dalla quale ha due figli, Dino e Toni.
“L’ho conosciuto, Domenico Russo – racconta Gennaro Nuvoletta, carabiniere e fratello di un altro Nuvoletta, Salvatore, ucciso dalla camorra a Marano il 2 luglio del 1982 – Io facevo già da autista e da scorta al generale Dalla Chiesa da quattro anni. Quando venne nominato prefetto di Palermo il 30 aprile, mi portò con sé. Domenico Russo, bravissimo ragazzo, lavorava alla Prefettura di Palermo. Facemmo subito amicizia, perché lui era campano come me. Il prefetto lo scelse come autista e come agente di scorta. Il generale mi chiese di istruirlo per una ventina di giorni perché conoscevo già le sue abitudini e i suoi metodi di lavoro. Avevamo in dotazione una Croma blindata col telefono a bordo che portai a Palermo i primi di maggio di quell’anno. Il ragazzo di Santa Maria Capua Vetere si dimostrò subito all’altezza”. 
“Ho nostalgia della vita passata nella villa di campagna…la vita scorreva serena, ma il nostro dovere era di ritornare qui, sempre in prima linea, perché questa è proprio guerra, sai? E delle più difficili da combattere’’. Emanuela Setti Carraro nasce nel 1950 a Borgosesia, segue le orme della madre diplomandosi infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana, esercita presso ospedali civili e militari, lavora anche nel campo delle disabilità.
Questi i protagonisti, ora i fatti.
Il generale e prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa il 3 settembre 1982 esce dalla prefettura a bordo di una Autobianchi A112 beige, alla guida la moglie Emanuela Setti Carraro; l’Alfetta dell’agente Domenico Russo segue a breve distanza. In via Isidoro Carini, una motocicletta affianca l’Alfetta di Russo che viene colpito da diversi proiettili esplosi da un AK-47. Una BMW 518 con a bordo i killer spara una pioggia di fuoco contro il parabrezza della A112, Dalla Chiesa e la moglie sono uccisi da trenta pallottole. Emanuela, crivellata di colpi, viene finita con un colpo di pistola al volto (sa dove gli incartamenti segreti del generale sono nascosti)..Russo, l’agente di scorta, morirà dodici giorni dopo, il 15 settembre all’ospedale di Palermo. “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti", è la scritta apparsa sul luogo della strage). Questi tre difensori della legalità erano pienamente coscienti di cosa li aspettava, nonostante questo hanno lavorato, sofferto e sono morti per la nostra Libertà.

Due.

E adesso passiamo ad un’altra tipica “storia italiana”, la storia incredibile ma vera di Pietro Nava, “testimone di giustizia senza tutela” dello Stato. «Perché ho fatto questa scelta? Semplice: io ho avuto una famiglia che mi ha insegnato che devi avere senso di responsabilità, che quando tocca a te tocca a te. La persona ammazzata era un giudice, ma se fosse stato un pastore sarebbe stato uguale». E’ agente di commercio ed in auto sta percorrendo la statale che conduce da Canicattì ad Agrigento, quando qualcosa di strano accade nel suo specchietto retrovisore: un uomo scende dall’auto inseguito da tre individui, poi degli spari è più nulla.
“Lo rifarei!” questo risponde all’intervistatore che gli chiede se sarebbe pronto a ripercorrere lo stesso arduo cammino. In mezzo ad un mucchio di Pilato dello stato e contro l’omertà si staglia la figura di quest’uomo comune, “eroe per caso”. Da quel momento la sua vita e quella della sua famiglia diventano un calvario, 30 anni passati a nascondersi, protetti da agenti che lui definisce persone impagabili. La loro vita va paragonata a quella di reclusi con condanne di 30 anni e nonostante questo lo stato gli fa difficoltà per rendere la sua pensione reversibile e quindi, in caso di decesso, lasciare alla moglie di che vivere: si premiano i pentiti ma si penalizzano i testimoni, è evidente che qualcosa nell’ordinamento italiano non funziona.
E da qui ci leghiamo all’altra storia, quella del giovane che fugge dall’auto bianca e che Nava vede nel suo specchietto retrovisore. Il procuratore generale di Agrigento Pietro Giammanco così ne parla: «Si distingue per intelligente, oculata, intensa e proficua attività, per versatilità d’ingegno, ottima cultura e retto senso giuridico. Nelle istruttorie affidategli dimostra capacità, zelo e correttezza. Rappresenta degnamente l’ufficio nelle udienze penali dando prova di possedere talento e acume».
Invece ai giovani magistrati inesperti chiamati a lavorare su fronti antimafia  non affiderebbe “nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta”, Francesco Cossiga, presidente della Repubblica e noto per la sua attività antidemocratica e  golpista (fonda lui Gladio). E con questa infame definizione diretta ad un integerrimo e scrupoloso magistrato, l’infame Presidente della Repubblica mette una pietra tombale sull’assassinio del “giudice, ragazzino”  (così da lui definito in tono chiaramente dispregiativo) da parte di tre sicari della Stiddha!
Nel 2019 Papa Francesco però dirà di lui che «continua ad essere un esempio, anzitutto per coloro che svolgono l’impegnativo e complicato lavoro di giudice. Lavorava in un tribunale di periferia: si occupava dei sequestri e delle confische dei beni di provenienza illecita acquisiti dai mafiosi. Lo faceva in modo inattaccabile, rispettando le garanzie degli accusati, con grande professionalità e con risultati concreti: per questo la mafia decise di eliminarlo. Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni».
Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”, è un magistrato di 37 anni che si occupa di investigare sulle proprietà e gli introiti della mafia agrigentina, in particolare la Stiddha, mafia emergente in conflitto con quella storica. Il 21 settembre 1990 l’auto del magistrato viene speronata da un’automobile e da una moto lungo la statale SS640 Agrigento-Caltanissetta. Quel giorno Rosario in tribunale avrebbe dovuto decidere alcune importanti misure di prevenzione che avrebbero minato gli interessi dei mafiosi (e quindi anche dei suoi assassini). Il magistrato esce dall’auto e cerca di scappare a piedi ma viene raggiunto e ucciso con 4 colpi di pistola. “Cosa fate picciotti?” sono le sue ultime parole. Un altro eroe, suo malgrado, nella infinita lotta tra il Bene ed il Male, la lotta per la nostra Libertà.

Tre.

Guido Soragni: « ...un poliziotto, arrivato di corsa, sparò una raffica a bruciapelo contro un ferito, che morì sul colpo. L'altro ferito, mentre cercava di soccorrere il caduto, venne raggiunto da una raffica di mitra sparata sempre dallo stesso poliziotto... ».L’ordine del Presidente del Consiglio nonché criminale Tambroni alle forze di polizia è "aprire il fuoco" in "situazioni di emergenza". .E’ il 6 luglio 1960 e la Camera Confederale del Lavoro di Reggio Emilia indice uno sciopero generale provinciale dalle 12 alle 24 «in seguito ai gravi fatti avvenuti a Licata e a Roma». Si dirotta il comizio nella centrale Sala Verdi (ridotto del teatro Ariosto) perché la Prefettura lo proibisce all'aperto, e viene vietato l’uso altoparlanti per diffondere il contenuto degli interventi all'esterno, su piazza della Libertà (sic!). 20.000 manifestanti sfilano in corteo e alcuni operai iniziano a cantare canzoni di lotta. Ma ecco che alle 16.45 una carica di un reparto di 350 poliziotti, al comando del vicequestore Panico, attacca. I carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica entrando in piazza dal lato opposto. E’ una carneficina.
Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un  bambino; Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti; Marino Serri (1919), operaio[3] di 41 anni, ex-partigiano della 76ª SAP, sposato e padre di due bambini; Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, ex-partigiano della 76ª SAP, è il quinto di otto fratelli; Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, ex-partigiano nella 144ª Brigata Garibaldi (commissario politico distaccamento "Amendola"), sposato, con due figli. Sono i "martiri di Reggio Emilia". Tutti uccisi a colpi di mitra e di pistola; si contano anche 21 feriti da arma da fuoco. Effettuati 23 arresti e molti manifestanti vengono denunciati. Le forze dell’ordine (?) sparano in tutto 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola. Al funerale, in forma civile e unico per le cinque vittime, partecipano 150.000 persone, fra le quali molti esponenti politici, ulteriore segno di istituzioni incapaci, ipocrite e colpevolmente negligenti;  Tambroni. criminale primo ministro, si dimette insieme con il suo becero governo appoggiato dai fascisti dell’MSI. Adesso i cinque operai assassinati dallo stato italiano riposano fianco a fianco nel cimitero monumentale di Reggio Emilia, compagni nella morte come nella vita.
Questo è quanto ha pagato in termini di sangue e dolore il popolo di Reggio Emilia per rivendicare il diritto di tutti noi alla Libertà.

domenica 5 settembre 2021

AMICI MAI

Ho messo un titolo vendittiano, ma ho in mente ben altri modelli letterari. E' solo che questa maledetta pandemia (per dirla in sintesi) ci sta sempre più, in vari modi, isolando l'uno dall'altro, e per uno come me che si era sempre fatto vanto di avere molti amici molti dei quali di lunga data è una bella botta, davvero. E se si capisce che qui oggi parliamo di amicizia, per capire dove voglio andare a parare e perché ho scelto proprio il titolo di questa canzone, mi spiace per voi ma dovete arrivare in fondo al post.

In realtà avrei voluto chiamarlo "dalla parte del torto", ma paradossalmente la frase attribuita a Brecht è così bella e vera che non è solo diventata una canzone e un album di Lolli (ancora lui, ma non è colpa mia se ha scritto tante cose preziose, ad esempio qui L'amore ai tempi del fascismo, di tremenda attualità sia per quello che dice che per lo spunto letterario), ma anche una associazione a favore delle "periferie fisiche e sociali" con annessa web-radio, una rivista online che tra l'altro cerca di capire che fine abbia fatto la sinistra, e un libro con tra l'altro lo stesso interrogativo che meglio che a Brecht si rifà a Caproni e che ha il torto (ancora) di essere uscito un mese prima dell'avvento dell'Era Pandemica (e mi piacerebbe sapere come lo riscriverebbe l'autore oggi).

Forse allora meglio dovrei rifarmi al più grande di tutti, quel Faber che per primo, e con enorme anticipo, ha capito che l'Unione europea è il Quarto reich camuffato, e che scriveva versi come "in direzione ostinata e contraria", "servi disobbedienti alle leggi del branco" (in Smisurata preghiera, di cui qui vi metto il testo e in fondo il video), e altri che continuano a ispirarmi nel quotidiano, perché io sono cresciuto quando si usava ascoltare la musica col cervello acceso, e continuo a farlo ancora. Ed è proprio la questione "cervello" la prima scriminante che serve: ad una generazione di italiani col cervello acceso, per una epidemia influenzale con 50mila morti (1970, ma contati coi criteri di allora: niente tamponi e niente forzature), era talmente impossibile chiuderli in casa terrorizzandoli che nessuno in effetti ci pensò. Vero è che la élite sovranazionale che oggi domina il mondo allora era ben lungi dall'organizzarsi, e d'altronde il mondo di allora erano due - c'erano anche "i cattivi", i comunisti - e questo costringeva i buoni a dimostrare continuamente di esserlo (e infatti hanno smesso appena vinta la Guerra fredda). Ma è vero anche che avrebbe cominciato di lì a poco. E il terrore ci fu, eccome, proprio a partire da quel 1970, solo era di un altro tipo e oggi i "compagni" sembrano averlo dimenticato.

Piazza Fontana, Italicus, Gioia Tauro, Brescia, Bologna, Ustica, le BR, gli assassini e poi le stragi di mafia: l'elenco è necessariamente incompleto, tanto sarebbe lungo. Ebbene, in ciascuno di questi tragici eventi vi fu una maggioranza di persone che reagì al terrore accodandosi a quei partiti che li rassicuravano, e lo fece da buon gregge innanzitutto credendo alle versioni ufficiali dei fatti: gli anarchici, la bomba nel cesso dell'aereo, i boia chi molla, eccetera. Una minoranza (che tra i giovani tale non era, e i giovani allora erano tanti) semplicemente alle "bugie di Stato" non ci credeva, parlava di "strategia della tensione", ed è vero che questi individui avevano alle spalle proprio quel partito il cui discendente oggi è il capofila dei "conservatori", ma molti criticavano anche quello e si ponevano alla sua sinistra. In ogni caso, la Storia che finalmente si racconta a decenni di distanza ci dice che quasi sempre le spiegazioni alternative e allora minoritarie erano invece proprio quelle corrette, in molti casi è addirittura dimostrato giudizialmente. Ma non eravate proprio voi, amici di sinistra che oggi togliete il saluto a chi non si vaccina (giuro, l'ho letto su facebook, non dico chi è perché sicuramente non è il solo e perché ho una minima speranza in fondo al cuore che mi legga si riconosca e si vergogni), a dire che a dimenticare la storia si finisce per ripeterne gli errori? Noi non siamo "no vax", siamo diffidenti di fronte a una narrazione di cui insospettisce innanzitutto la compattezza, e la violenza (repressa, per ora, ma a fatica a leggere il non verbale di Draghi e company) nell'imporla, oltre che i numeri e come vengono manipolati, e abbiamo tutti i diritti costituzionali e umani di esserlo. E se il tempo si dimostrerà ancora una volta galantuomo, la storia dirà che avevamo ragione: che la pandemia è stata montata, cavalcata, manipolata, allo scopo originario di distruggere quelle libertà e quei diritti che i nostri avi hanno conquistato per noi, scopo che prima avevano tentato invano di raggiungere con altri mezzi, trovando alla fine quello giusto. Solo che, come al solito, coloro che dicono la verità, isolati derisi e attaccati in vita, con ogni probabilità non saranno presenti ad incassare i tributi che gli verranno riconosciuti quando verrà a galla.

Insomma non ci sono solo quelli che temono di vederti perché non sei vaccinato, oppure accettano ma all'aperto e temendo che ti avvicini, o ti rifiutano un passaggio in auto anche se ti metti la mascherina. Un altro amico, creduto tale per ben 23 anni, è oltre un anno che non lo vedo perché io sarei uno che o sei d'accordo con lui o sei cretino, sempre se ho capito bene dai pochi scambi di messaggi, sempre da me innescati col tentativo di comprendere il voltafaccia, nel frattempo intercorsi, in cui invocavo almeno il bene di un'accusa esplicita da cui eventualmente difendermi o di cui scusarmi, perché un amico semmai ti smerda, ti vomita tutto addosso, al limite te le da e se le prende, ma mai ti evita, mai ti taglia come se fossi solo un partner da scaricare. Un'altra ha detto di non seguire più il blog perché sarei troppo aggressivo con chi non la pensa come me, Ma io dico: se uno viene messo all'angolo, se crede di indovinare che la discriminazione è solo il primo passo e che la rovina è in agguato per tutti, anche se non è un ristoratore o un operatore turistico o un lavoratore della sanità o un insegnante, categorie già colpite in vari modi solo prima delle altre (ma anche se fossero le sole: dobbiamo indignarci solo quando tocca noi o non è invece nostro dovere di cittadini democratici farlo anche quando non si è colpiti?), avrà almeno il diritto di arrabbiarsi, sputare veleno, criticare e offendere, mostrando peraltro così nient'altro che la sua debolezza? Non siamo tutti Gandhi o Gesù, e nemmeno d'altra parte Sandokan: non abbiamo la pazienza e la furbizia della non violenza ad oltranza, la forza di porgere sempre l'altra guancia fino alla crocifissione (con la certezza di risorgere, però, a pensarci bene l'avremmo tutti...), o il coraggio e il fisico per guidare una rivolta armata e violenta. Lasciateci almeno il gusto di incazzarci e parlare male di chi fa del male a noi e alla nostra idea di società.

Già perché è questo che sta accadendo, e di cui il gregge se ne accorgerà solo a cose fatte: stanno cambiando il mondo. Non ci sarà posto per la piccola impresa, per l'impiego pubblico, per la sanità pubblica, per la casa di proprietà, per il fare studiare i figli con la speranza che avranno una posizione migliore della nostra, per il diritto umano inalienabile all'inviolabilità senza consenso del proprio corpo, per i diritti civili seri come quello al lavoro (rimpiazzati da quelli facili da concedere come quello alla autodefinizione dell'identità sessuale, magari anticipato a quando non hai ancora idea di quale sia). Non mi credete? liberissimi. Ma lasciarmi libero di dirlo con tutta l'enfasi che mi esce dal petto, quello non dovrebbe venire prima di tutto? o siete democratici, e magari di sinistra, solo a parole? L'aporia del relativismo è spietata: tutti sono liberi di sostenere la propria opinione, ma anche chi ha l'opinione (e il potere di imporla) che non tutti siano liberi di sostenerla?

Insomma, cari amici miei, ecco cosa deduco da tutto questo ragionamento, che come al solito è stato difficile e contorto (un altro amico dice che dovrei scrivere più facile, ma io penso che questo sia parte del problema: hanno ridotto la gente a non essere in grado di leggere tantomeno di scrivere ragionamenti difficili, prima di mettergli in mano un telefonino e chiuderli dentro casa in preda ad un terrore statisticamente ingiustificato, altrimenti non ci sarebbero riusciti), ma stavolta questa conclusione la porto fuori dal post e capirete perché. Cominciamo da facebook, dove ho oltre 500 "amici" mentre sul blog ho solo tra 50 e 100 lettori per post. Li stanerò. Chiederò a ciascuno di loro in vari modi di dirmi esplicitamente se è d'accordo o no con l'uso discriminatorio del green pass, che tra l'altro solo l'Italia sta facendo. Io non mi vaccino se non obbligato per legge, con relativa presa di responsabilità da parte di chi mi sottopone a un trattamento sanitario coatto, nonché sperimentale, in caso qualcosa vada storto. Voi potete non essere d'accordo con la mia scelta, potete anche tentare di convincermi con argomenti (sempre che accettiate la reciprocità, ad esempio leggendo questo studio statistico che dimostra la scarsa efficacia dei sieri proprio dove sono stati usati massicciamente, e vi dice cosa vi accadrà in autunno, zucconi), ma non potete non rispettarla e non rispettarmi (ad esempio, reputando giusto che io perda il lavoro o mi paghi le cure mediche, senza capire che pian piano toccherà a tutti, una volta passato il principio: quando tutti avranno la terza dose, se non fanno la quarta eccetera, e a chi fuma se si becca un cancro o ha un incidente stradale con colpa o mangia troppo e il colesterolo fa danni). Se non mi rispettate, non siete più amici, social o non social, e forse non lo siete mai stati e solo ora lo capisco. Vediamo in quanti restate.

Un servo disobbediente.

domenica 2 agosto 2020

LA PAURA FA 40

Chi mi segue sa che non amo unirmi ai cori, quindi quest'anno che fa cifra tonda e tutti ne scrivono, volevo lisciare di parlarvi della strage delle stragi, quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Ma poi un amico vero, di quelli che quando ti parlano devi tenerne conto, si è trovato nel mezzo di una discussione polemica spicciola ad accusarmi di essere manicheo (quelli che vedono tutto o bianco o nero, a me che è una vita che predico che il mondo è semmai solo una scala di grigi), non disposto a cambiare idea (e alla mia obiezione che ad esempio avevo cambiato idea sui cinquestelle ha ribattuto che era perché non avevo cambiato idea sull'Euro, e a nulla è valso ricordare che qualche anno prima avevo cambiato idea anche sull'Euro), insomma di essere presuntuoso e tendente a pensare dichiaratamente che chi non è sulle mie posizioni o è in malafede oppure è ignorante.
Ho tentato di difendermi restando sull'esempio della moneta: esistono almeno due teorie opposte, e però sono anni che quella monetarista impera e viene presentata in ogni dove come fosse unica e matematica, mentre quella keynesiana praticamente non si studia più nemmeno all'università, meno che meno ha residenza in una forza politica organizzata (e infatti il mio sostegno ai grillini era sostanzialmente motivato proprio dal fatto che mi era sembrato che fossero keynesiani, e conseguentemente antiUE), quindi io ho diritto a pensare male di chi non la conosce, e/o non vede che senza riapplicarla siamo perduti. Ebbene, se non la conosce è nei suoi confronti tecnicamente ignorante, mentre se la conosce e sposa ugualmente il monetarismo o è consapevolmente dalla parte dei pochi che ricavano vantaggio dalla sua applicazione fideistica (e qui i casi sono due: se lo dice bene, se no è un mentitore) o è un poveraccio che va contro i suoi stessi interessi, magari solo per fedeltà a un partito del cuore che nel frattempo ha cambiato campo. Niente, la presenza di Bagnai e Borghi in alcuni, fosse anche in molti, talk show televisivi, che io peraltro nemmeno vedo più da decenni, è bastata a rintuzzarmi definitivamente, in quanto dimostrerebbe che non è vero che il keynesismo è emarginato. Mi arrendo: evidentemente, devo dedurre da comunicatore professionale, sembro presuntuoso per come mi pongo, e ciò deve bastarmi ad avviare una sincera autocritica, anche se, e anzi direi proprio perché, intimamente non lo sono, come nemmeno sono manicheo o ottusamente coerente per partito preso.
Questo capoverso incidentale per dire che la risposta, che non ho dato in diretta al mio amico per togliere legna dal fuoco, è che invece si, si può avere posizioni di questo tipo. Ad esempio, per avere gioco facile, su questioni valoriali fondamentali come chessò la pena di morte. Se uno, di suo o dopo un travaglio intimo, arriva a sostenerne la barbarie, è ovvio che poi deduca che chi invece ne sostiene l'utilità sia o in malafede o ignorante: o cointeressato a una deriva autoritaria della società, oppure inconsapevolmente accodato - e contro i propri stessi interessi - a chi la propugna. E con questo paradigma possono essere declinate tante altre questioni fondamentali, tra cui ad esempio la democrazia.
Ed eccoci all'inizio: la strategia delle tensione infatti non è stato che un espediente per vanificare la democrazia. La quale, non dimentichiamolo mai, è una formula ideologica del Potere, che lo rappresenta con i cittadini al numeratore e i politici al denominatore, esattamente l'opposto dei rapporti di forza reali. Funziona, è efficace e si è affermata e mantenuta proprio perché la dissimulazione che opera è potente, cioè nasconde bene la realtà. Il qualunquismo, da "sono tutti uguali è un magna magna" agli slogan leghisti o grillini, fa leva proprio sul sentimento profondo e spesso inconsapevole di questo capovolgimento. Ma la democrazia per poter funzionare a questo suo scopo deve vestire se stessa di un abito filosofico potente, con tutta una retorica attorno che ha un fascino estremo. Devono esserci elezioni sufficientemente libere, o che sembrino tali, e almeno una possibilità teorica di mobilità sociale verticale, oltre magari a una Costituzione che declara un complesso di norme che inquadra tutto ciò. E qualcuno ci crede. Molti ci credono. Io ci credo. Il mio amico ci crede. La democrazia è un valore, e chi non lo pratica è un antidemocratico. Alcuni dicono "un fascista". Oppure, è un debole che crede di poter delegare i propri interessi a un uomo forte, ma non si rende conto di andare contro i propri stessi interessi.
Quando troppe persone, credendo alla democrazia sostanziale, agiscono in modo da ottenerne la realizzazione in buona porzione, qualcuno si allarma. Perché per far funzionare il sistema capitalistico, la democrazia deve restare confinata alla sua funzione ideologica, salvo aspetti marginali che appunto rafforzano questa funzione. Allora, qualcuno si incarica di ridimensionarla. E non c'è niente di meglio della paura, per spingere la gente ad accettare di buon grado questo ridimensionamento. Negli anni 70 e 80, fino alle stragi mafiose dei primi anni 90, la strategia della tensione ebbe questa funzione. Oggi, hanno trovato un modo diverso, meno cruento, meno riconoscibile, quindi forse anche più efficace. Magari, possiamo anche pensare "che culo!", a vivere l'era del Covid e non quella delle Stragi. Ma la sintassi è la stessa.
Oggi al supermercato ho incrociato una anziana signora che aveva scordato la mascherina in macchina e quindi stava in ascensore senza. Chiedo signora posso entrare? dice prego, lo spazio c'è. Dico lo vedo, ma lei è già dentro ed è senza mascherina, io non ci credo a sta cosa del distanziamento, ma non so con chi ho a che fare, quindi per educazione chiedo. E lei: ah non ci crede manco lei? no, signora, ma non ne parliamo. Si, si giusto, mi faccia star zitta, chissà che piattino ci stanno preparando questi qui!
Sono questi gli episodi che mi fanno pensare che c'è ancora speranza, ve l'ho già detto. La democrazia è un valore, la possibilità per uno Stato sovrano di manovrare le leve economiche con l'obiettivo di garantirne l'attuazione sostanziale è anch'essa un valore, e all'altro propedeutico, e se stai con quelli che stanno da decenni combattendo contro questa possibilità, aggiungendo legacci a legacci mentre ci tengono fermi col terrore (prima dello spread, poi della catastrofe climatica, finalmente del virus), delle tre l'una: o sei tra quelli che da questa operazione ci guadagnano (cioè sei nel famoso uno per cento dei maiali, o anche solo nel cinque per cento adiacente dei cani, pregasi rileggere Orwell) e lo dichiari, e allora niente da dire sei il nemico ma un nemico franco (roba sempre più rara), o sei tra quelli che ci guadagnano e intanto fingono democrazia (magari facendo i paladini dei diritti dei gay o degli immigrati), e allora io sono libero di pensare che tu sia in malafede, o ancora sei in quella posizione per non aver valutato adeguatamente che è contro i tuoi interessi, e allora io sono libero di pensare che tu sia un ignorante, un manipolato (si, come quelli su cui funzionò la strategia della tensione), e tentare di salvarti (informandoti) o se no compatirti. Spero di essere stato sufficientemente argomentativo per non sembrare presuntuoso, manicheo o anche solo antipatico, persino a chi non mi conosce affatto. Figurarsi, direi, a chi mi è amico da decenni e un pochino dovrebbe conoscermi...

domenica 21 giugno 2020

PATRIOTI O CRIMINALI? BRIGANTI O PARTIGIANI?

L'impagabile professore Stilo ce la spiegò così:"Garibaldi
è partito da Quarto con mille smorbillati e com'è come non è
ha conquistato tutto il sud, poi il re Bagonghi gli ha detto
'
dammelo', e lui gli ha risposto 'obbedisco!', e ci ha rovinati!"

Torniamo su un argomento caro sia all'autore, che spesso ne ha scritto su questo blog, che al sottoscritto, come dimostra tra gli altri questo post che tratta, sia pure con un taglio diverso, proprio di uno degli episodi bui citati da Pasbas. Siamo tutti italiani, ormai, è vero, e nessuno può dirlo meglio di un meridionale che come tanti suoi conterronei ha vissuto un po' ovunque nel Paese facendo amicizie dovunque sia stato. Allo stesso modo, un giorno forse saremmo tutti europei, e in parte già lo siamo, se è vero come è vero che per fortuna forse sono passati i tempi di Nino Manfredi biondo tinto che non resiste al gol della nazionale e si tradisce. Forse. Ma questa Unione Europea così come è stata concepita, a esclusivo vantaggio di alcuni e a danno di altri, fino alla cronaca della vergognosa gestione degli aiuti post-coronavirus (al di là degli annunci strombazzati sulla stampa, arriverà una frazione di quello che servirebbe, arriverà tardi, e lo pagheremo caro e amaro, al punto che non si può condannare chi ci vede dietro un disegno), è esattamente l'opposto di quello che servirebbe a unire davvero gli europei, a farli sentire membri di una Nazione unica. E si, ha ragione chi ancora ha il coraggio di dire chiaramente che quando la si demolisce o la si lascia è sempre troppo tardi: i grillini hanno smesso di farlo, ma ci avevano preso il 33% e ora prenderanno meno di un terzo. Allo stesso modo, l'Unità d'Italia è stata esattamente l'opposto della retorica che ci hanno inculcato a scuola e di cui è ancora imbevuta la storiografia ufficiale. Ed è colpa di questo processo sbagliato e criminale (definizione che vale anche per la UE, si) se è sorta la cosiddetta "questione meridionale", se si è creato e poi ampliato il gap tra figli e figliastri, si è tardata e sabotata l'integrazione tra gli italiani, che nella misura in cui è avvenuta comunque, lo ha fatto nonostante, e non grazie a, quel processo di annessione a esclusivo interesse di una parte che si è ignobilmente chiamato Risorgimento. Questa è una verità storica che dovrebbero conoscere e riconoscere per primi i settentrionali. Si, quelli colpiti da un'epidemia di chissà cosa per cui sono stati chiamati a pagare il conto economico e hanno pagato disciplinatamente anche i meridionali, che ne sono stati totalmente lisciati, e chissà se fosse successo il contrario se loro lo avrebbero accettato altrettanto di buon grado; esattamente come cent'anni fa furono i terroni a morire a migliaia e migliaia sul fronte per conquistare territori che forse manco volevano essere conquistati. 
E questo mi permette di introdurre per il meglio il post di Pasbas. Quando vivevo a Trento mi è capitato di cercare casa nei dintorni. Di Trento, non sto parlando di Bolzano, li sarebbe peggio. Ebbene, ho parlato di persona personalmente con anziani che consideravano Cesare Battisti, il patriota cui in tutta Italia è intitolato di tutto, un terrorista, come il suo omonimo brigatista in cronaca, di cui aveva magari ancora più morti sulla coscienza. Definire uno che decide di combattere per una causa un criminale o un eroe, dipende solo da chi racconta la storia, se è dalla parte di quella causa che poi ha vinto oppure no. Ficcatevelo nella zucca. Ecco perché Pasbas fa bene ad esprimersi così.

Brigante, a chi? Tutta un’altra storia

di Pasbas

Premessa

Caro lettore, i numeri sono numeri e quelli del censimento del 1861, peraltro forniti dall’invasore piemontese, parlano da soli. Forse così freddi e asettici possono fornire comunque alcuni indizi preliminari sui temi trattati in queste mie "memorie storiche di un calabrese storicamente incazzato". La storia non appartiene al passato, come gli inetti e i furbetti vorrebbero farci credere, la storia appartiene alle persone con capacità critica, certo va sempre attualizzata sulla base dei dati aggiornati di situazioni pregresse ad essa riferite (un esempio su tutti, il lager di Fenestrelle, ignorato dalla storiografia ufficiale fino a pochi anni fa). La storia dell’Unità è, per esempio, un indispensabile strumento di previsione della futura evoluzione socio-politica di questo martoriato e impoverito (insieme culturalmente ed economicamente) Paese. Gramsci sottolineava, nei suoi appunti sulla “Quistione Meridionale”, come la deliberata e violenta esclusione dei cafoni dal cosiddetto processo unitario avesse creato in Italia dei guasti profondi e le premesse per la barbara dittatura dei piemontesi (interpretata e diretta dall'autoproclamatesi dittatore garibbardo, il noto mercenario che agiva sotto la regia massonico-mafiosa di quel tale camillo denso conte di bronte), a loro volta premessa fondamentale per l’instaurarsi della altrettanto infame dittatura nazi-fascista; lo sappiamo tutti che quanto a dittatori beceri e spietati non ci facciamo parlare dietro. Egli sottolineava come il processo unitario avesse paradossalmente generato un cesura devastante tra Nord e Sud d’Italia, addirittura approfondita dallo scellerato e criminale governo fascista degli anni bui del novecento (non dimenticare lettore che sono convintamente e consapevolmente un partigiano del Sud di ieri, del Sud di oggi e del Sud di domani). 

Ma quale Brigantaggio? La guerra civile 1861-1871

L’infame destra storica con a capo l’infame conte camillo denso (di sterco)e ladrone di cavour

A cavallo del 1861 la destra storica di cavour e suoi sodali intraprese una folle e lucida pulizia etnica nel Regno delle Due Sicilie (Ulteriore e Citeriore). Col concorso della sinistra del tempo dei garibaldi e dei crispi e al servizio dei noti criminali savoia, questa organizzazione massonico-mafiosa uccise il Sud attaccandolo nei suoi elementi costitutivi (apparato politico e militare, economia e organizzazione sociale) e insieme, attraverso l'esaltazione retorica e inverecondamente falsa della annessione, cultura millenaria quasi azzerata. Destra che ha creato nel tempo i suoi degni discendenti, da mussolini a craxy e berlusconi, da lauro a vittorio emanuele secondo e attuali fantocci ballerini assassini e puttanieri, da agnelli coi suoi agnellini al delinquente della fca marchionne coi suoi fassini. E che dire della sinistra storica (antesignana del PD odierno) che con la sinistra non ha mai avuto nulla a che fare, essendo dei liberali liberisti anche loro, forse solo meno sanguinari degli altri, ma no direi di no, uguali in tutto e per tutto e addirittura più infidi e più lacchè, ascari della destra a sua volta lacchè della società a delinquere di stampo mafioso-massonico con sede a Londra. Sono questi gli illuminati che fecero l’unità e crearono gli (ancora attualissimi nonché diffusissimi) italioti.

Casalduni, Pontelandolfo e gli intrepidi piemontesi

Pontelandolfo 14 agosto 1861, ore 3.30 am. Il paese era tornato sotto il controllo dei lealisti e con i suoi seimila abitanti dormiva sonni tranquilli. I Partigiani del Sud, avvertiti dal loro servizio informazioni, sapevano di un grande movimento di truppe diretto verso il paese, quindi si appostarono per attaccare in cinquanta, con tecniche di guerriglia degne del Che, gli oltre 900 assassini bersaglieri al comando di de sonnaz e negri, vili lacchè del criminale pluridecorato cialdini. La spedizione punitiva fu la vendetta per i 40 bersaglieri uccisi in azione militare dalle bande del Sud. Cialdini: “distruggete i due paesi (l’altro era Ponte Landolfo) i cafoni devono pagare con la vita questo affronto”. Negri, comandante dei cinquecento eroici bersaglieri, durante l’assalto gridò ai suoi: “Questo paese ha seimila abitanti, li voglio tutti morti!.... Morte ai cafoni, morte a questi terroni figli di puttana.... Ammazzateli tutti senza pietà, uomini donne vecchi e bambini, non voglio testimoni, diremo che sono stati i briganti”. Ecco cosa si insegnava nelle accademie militari piemontesi! In quelle borboniche invece “rispettate i prigionieri e curate i feriti “. A quel punto il comandante dei cinquanta partigiani Giordano diede ai suoi l’ordine di sparare sui militari ferendone e uccidendone una ventina; il piano era quello di provocare la reazione dei bersaglieri e di farsi inseguire tra i boschi per distogliere comandanti e truppe dall'attacco diretto premeditatamente al paese. Ma accadde l’incredibile, cosa che solo una masnada di criminali senza dignità poteva mettere in atto: i cinquanta guerriglieri fuggirono a cavallo verso la macchia mentre negri, immondo criminale di guerra, invece di inseguirli sguainò la spada e, puntandola vero Pontelandolfo, urlò ai suoi “avanti savoia, massacriamo questa canaglia!” (Parlandone in giro la risposta più stupefacente me l’ha data un amico comunista: “sono effetti collaterali...”!?) Chiedo a te lettore ( e all'Anpi): allora, come considerare gli episodi di S.Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse Ardeatine, Ghetto ebraico di Roma? Spero caro amico che ripensi alle cazzate che hai detto sui cafoni come me e che chiederai umilmente scusa a tutte le centinaia di migliaia di morti che vennero trucidati dai barbari piemontesi nel progredito Sud!

I gloriosi bersaglieri, cialdini (c minuscola come la sua dignità) criminale tra i criminali, merdaccia tra le merdacce (con i suoi sottoposti), i garibaldini con garibbardo e nanetto bixio e gli altri eroici criminali che eseguirono la pulizia etnica

Cialdini, criminale di guerra (non dichiarata). De sonnaz, detto requiescant, criminale di guerra (non dichiarata). Negri, criminale di guerra (non dichiarata). Camillo denso il melenso, ladrone di cavour (che non conosceva la lingua italiana e parlava solo francese) per il censo, stratega preferito dal generalissimo garibbardo (detto l’Houdini del risorgimento) e vero burattinaio massone di tutta la farsa (un misto di Andreotti, Berlusconi e Gelli ante litteram), criminale di guerra (non dichiarata). Garibbardo il ribbardo (finanziato direttamente con i soldi della massoneria britannica), mercenario vile e criminale di guerra (non dichiarata). Nanetto bixio (eroe nazionale e autore della strage di Bronte e di altre sanguinose repressioni su ordine del generalissimo), criminale di guerra (non dichiarata). Crispi, chiamato crispella dai terroni, primo ministro nel primo governo di “sinistra” della storia italiana e mandante della infame strage di centinaia di siciliani durante la ribellione dei Fasci Siciliani (degni anticipatori dell’indegno d'alema che ordinò, servo e lacchè della nato, di bombardare i nostri fratelli serbi). E tante altre merdacce del nord e centro-nord, eroi di questa farsa che loro e gli storici hanno chiamato risorgimento. Eccoli elencati, di seguito i dettagli. Nota: ti sarai accorto caro lettore come abbia volutamente usato le lettere minuscole per nomi e cognomi di coloro che disprezzo dal profondo del mio cuore calabrese: sai bene che al cuor non si comanda, ergo sento che mi perdonerai per questo mio ardore.
Leggi di seguito e trema, di alcune delle infamie che questi vili debosciati hanno commesso in nome dell’Italia unita.
L’eroe massone e vergogna nazionale garibbardo, grande incantatore di serpenti, dopo la conquista di una, splendida fino allora, capitale senza difesa, nella sola Napoli mise in galera migliaia di persone e ne fucilò almeno seicento. Come primo atto dittatoriale svuotò il caveau del Banco di Napoli, contenente i soldi dei piccoli risparmiatori del Regno ed i valori della Corona, per ripianare il debito pubblico dei piemontesi. Il servo dei massoni britannici, con i suoi garibaldini, fece arrestare in piena notte dell’8 agosto oltre 100 napoletani tra cui ex-militari del disciolto esercito borbonico. Essi furono tradotti a Genova con una nave e processati per alto tradimento (traditori perché rimasti fedeli all'esercito e alla marina borbonici e al re Francesco II). Quando le truppe dei Partigiani cominciarono, colla tecnica della guerriglia a sconfiggere i piemontesi, questo truffatore mercenario pusillanime, con i soldi della solita cosca massonica britannica, arruolò 8 mila mercenari della peggiore feccia europea, spietati ungheresi in primis. Prima ancora, il grande illusionista promise agli ignari contadini siciliani terre e giustizia; ingannati dalla sua eloquente retorica i paesi di Bronte, Regalbuto, Racalmuto, Randazzo, Capaci, Cefalù e tanti tanti altri, insorsero contro i proprietari terrieri al grido di “Abbassu li cappeddi, vulimu li terri” (cappeddi chiamavano i latifondisti siciliani). Chi represse quei moti nel sangue non furono, come ci si potrebbe aspettare, gli scherani armati dei latifondisti, e no caro ed attento lettore, furono invece gli stessi garibaldini il cui miserabile generalissimo garibbardo aveva loro promesso terre, giustizia e libertà. Ubbidendo agli ordini del console britannico di Catania, l’infame john goodwin, garibbardo col suo degnu cumpari nanettu bixio, decisero di infliggere a Bronte e ai suoi cittadini una punizione esemplare per essersi ribellati al potere e ai diktat dei padroni britannici, massoni alleati della nascente mafia (mafia e camorra furono usate e qualificate come componenti del processo rivoluzionario proprio da garibbardo) e finanziatori della spedizione dei mille. Nanetto bixio dichiarò immediatamente a Bronte lo stato d’assedio, imponendo una pesante tassa di guerra ai cittadini e pretendendo la consegna di tutte le armi presenti nel paese, pena la fucilazione immediata. Come evidenziato in un noto film di Vancini, solo gli anarchici, poverissimi e diffidenti carbonai (carbonai, non i massoni carbonari, attenzione) rifiutarono di farlo, tornando immediatamente nei boschi dove vivevano e lavoravano. I vili garibaldini, come al solito, non tentarono neanche di inseguirli per paura di essere colà annientati. E i patrioti pro unitari che rimasero nel paese? Semplice, a scanso di equivoci e per accondiscendere vilmente gli ordini impartiti dall'infame console britannico, alle 8 p.m. del 9 agosto 1860, il nanetto decise senza neanche un processo sommario di fucilarli tutti, patrioti democratici che nulla avevano a che fare con la violenta rivolta dei giorni precedenti. E fu così che l’intellettuale liberale avvocato Nicolò Lombardo, Nunzio Spitalieri Nunno, Nunzio Samperi Spiridione, Nunzio Longhitano Longi, Nunzio Ciraldo Fraiunco, tutti liberali pieni di speranze nell'Italia Unita, furono fucilati nella piazza del paese la mattina del giorno successivo, 10 agosto 1860. Giustizia era fatta, i finanziamenti ulteriori alla gloriosa ed eroica spedizione erano garantiti. Avanti Savoia! Viva il re galantuomo. A Roma direbbero “che siate maledetti, avete proprio la faccia come il culo!”
Altro capitolo di questo psico-dramma tutto italiano. A Casalduni i partigiani catturarono un drappello di 44 bersaglieri comandati dal toscano bracci, dopo averli inseguiti e braccati per ore. Portati nella piazza del paese (Largo Spinelli) ne fecero giustizia sommaria, un atto richiesto dal popolo (ok: assurdo, sanguinario e spregevole,  inaccettabile e comunque ingiustificabile, lo deve ammettere anche un facinoroso come me); tra l’altro il sergente della compagnia aveva eliminato il suo comandante bracci per incapacità, a colpi di pistola. 13 agosto 1861, cialdini a questo punto per vendicarsi (non dei bersaglieri assassinati ma dell’affronto subito dall'esercito piemontese) ordinò a de sonnaz (detto requiescant per i suoi modi generosi e raffinati) di marciare da Benevento verso i paesi di Casalduni (molti dei briganti della banda di Giordano erano originari del paese) e Pontelandolfo (non un solo partigiano veniva da lì), al comando di 900 bersaglieri tiratori scelti. L’infame e spietato assassino negri procedeva al suo fianco colla sua colonna di bersaglieri, infami criminali. Verso Casalduni muoveva un’altra “colonna infame” al comando del sodale melegari e 400 bersaglieri assassini. Iacobelli in una missiva a cialdini scrisse: “Invoco la magnanimità di sua eccellenza affinché i due paesi citati (Pontelandolfo e Casalduni) soffrano un tremendo castigo che sia d’esempio alle altre popolazioni del sud”. Cialdini comandò: “distruggete i due paesi, i cafoni devono subire una punizione esemplare per la sfida fatta al piemonte”. Il comandante dei ribelli Giordano disse ai suoi: “non dobbiamo sostenere scontri diretti, useremo la tattica di sempre, Guerriglia! Spariamo e fuggiamo” (i Partigiani erano 50 ca. contro 900 bersaglieri, una lotta impari). Giordano e i suoi spararono a raffica dai boschi uccidendo 25 bersaglieri, il piano era infatti attirare la colonna verso il bosco e salvare così Pontelandolfo. negri il boia invece diresse i suoi verso il paese ordinando: "avanti savoia! Massacriamo questa canaglia in nome di vittorio emanuele II", 2 volte feccia. Durante la carneficina seguente negri, non sazio del sangue dei civili versato (e sapendo che il paese non aveva mai dati i natali ad alcun brigante) gridò ai suoi: “Ammazzateli tutti, non voglio testimoni, diremo che sono stati i briganti”. Ancora il merdaccia negri: “quei luridi cafoni hanno ammazzato 40 soldati piemontesi, 40 eroi. Per ogni soldato 100 cafoni capito?” (la popolazione totale di Pontelandolfo era di 4500 abitanti, i conti tornavano, il boiaccia in matematica non era poi malaccio). Cialdini, negri, de sonnaz, rossi erano chiaramente tutti affiliati alla massoneria di rito scozzese e finanziati da questa organizzazione criminale. Alla fine del massacro de sonnaz e negri dissero ai loro accoliti: “soldati oggi avete scritto una pagina memorabile per la storia d’Italia......il ricavato del saccheggio è vostro! Forza Italia (questo ti richiama qualcosa alla memoria caro lettore? ) w l’Italia!”; cialdini ordinò quindi a piola-caselli (a me quelli col doppio cognome stanno proprio sui coglioni) di imporre al boia melegari: “...quei due paesi devono essere rasi al suolo e i suoi cittadini massacrati.....ai suoi abitanti faccia desiderare la morte. Ha ben capito?” il prode melegari partì il 13 agosto 1861 verso Casalduni, ma i partigiani avvertiti avevano ordinato l’esodo dei paesani verso le montagne; così le perdite di vite umane furono poche ma il paese fu raso al suolo senza pietà. Stesse ruberie, stessa sete di sangue e di piastre turche, esattamente come a Pontentelandolfo.

Facciamo i conti

Hitler, Kappler, Reder, Priebke e altre centinaia di ufficiali tedeschi furono giudicati e condannati come criminali di guerra e non ne esistono riferimenti nella toponomastica tedesca, mentre ai criminali di cui ho scritto sono intitolate piazze, strade e monumenti! E alle Fosse Ardeatine fu ordinato ai soldati della Wermacht di fucilare 300 e passa civili per vendicare i 30 kameraden uccisi a via Rasella: un breve calcolo ci conduce a 10 fucilati per un tedesco ucciso. Nel caso prima riportato cialdini ordinò ai suoi lacchè di uccidere 100 civili innocenti per ogni bersagliere ucciso, conti presto fatti. 45 piemontesi morti X 100 = 4500 innocenti (donne bambini neonati vecchi preti) massacrati! Come si dice? la matematica non è un’opinione. Caro lettore io Partigiano del Sud sono reo confesso, ti ho esposto in modo assolutamente partigiano e parziale, solo alcuni degli eventi di estrema brutalità e barbarie dei cosiddetti padri della patria, a te l’ardua sentenza.

P.S.

Questi bastardi, progenitori degli infami autori della strategia della tensione degli anni 70-80 del 900, progettarono ed eseguirono la prima strage di Stato, affondando, sembra con una bomba, il vascello che doveva portare dalla Sicilia al continente il rivoluzionario e poeta Ippolito Nievo, facente parte degli idealisti veri che animarono la fantomatica spedizione dei mille (non tutti erano ovviamente mercenari acquistati da camillo denso il melenso con i denari massonici). A questi era stato assegnato, per sua disgrazia e da garibbardo in persona (che così contava di poterlo controllare), il ruolo di cassiere e contabile della spedizione e quando i conti non gli tornarono.....ma questa è un’altra storia che spero di poter raccontare a te, caro ed esausto lettore, se avrai ancora voglia di ascoltare queste mie farneticazioni da irriverente e pazzoide partigiano del Sud.

P.S. 2

Mi preme sottolineare la differenza tra massacro e genocidio, molto importante per la comprensione di quanto ho scritto. Quando l’esercito USA entrava negli accampamenti degli indiani nottetempo e li radeva al suolo sterminando tutti gli esseri viventi che trovava, ecco in questo caso si parla di massacro. Quando invece il governo statunitense decise di annientarne la cultura, il modo di vivere, le tradizioni, deportando le varie tribù in terreni poveri e confinando guerrieri e cacciatori in ambiti ristretti e senza possibilità di movimento, ecco che in questo caso si parla di genocidio. Per assurdo un genocidio può essere perpetrato anche senza spargimento di sangue, semplicemente strappando le radici che legano un popolo alle sue origini, uccidendone la memoria storica, le usanze e soprattutto la cultura. In fondo mio fedele e paziente lettore, cos'è la globalizzazione se non un genocidio globale, il primo nella tormentata storia dell’umanità. Meditate gente, meditate. Tanto ne riparliamo.

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