sabato 25 maggio 2019

MA ANCHE MOLTO MENO

Intanto riempiamolo di sovranisti, poi vediamo che succede...
Questo è un appello alle urne. Andate a votare, domenica 26, e fatelo per chiunque vi prometta "meno" Europa, e non "più". Nel dire questo, non ho ancora capito se Di Maio abbia davvero traghettato il Movimento 5 Stelle sul fronte europeista, ovvero se il suo sia soltanto un tentativo di disinnescare le uscite salviniane finalizzato a (1) impedire che l'effetto annuncio vanifichi la possibilità di una reale (e necessariamente improvvisa) presa di distanza da Bruxelles e (2) marcare la distanza politica da Salvini per rimontarlo nei sondaggi. Dando maggior credito al secondo scenario, rivoto per lo schieramento che ho scelto a fine 2012 (in conseguenza delle dichiarazioni bersaniane "con Monti senza se e senza ma", cui mentalmente risposi "e senza me"), ma se scopro che invece era vero il primo, sarà l'ultima volta.
Non esiste infatti la possibilità logica di sostenere una linea politico/economica di sinistra senza mettere in discussione l'Euro e quella UE di cui l'Euro è il cardine. Questo non significa che uscendo dall'uno se non anche dall'altra siano risolti tutti i problemi, anzi: sarebbero appena iniziati, tanto è il lavoro da fare per riportare il Paese almeno in linea di galleggiamento, non parliamo di rifarlo veleggiare. Ma è certo che senza una Italexit nulla può essere fatto (chi ti dice il contrario sta mentendo) e la nave affonderà. Produttività, flessibilità, disciplina di bilancio, austerity, privatizzazioni, eccetera: tutte bugie matricolate, quelle che ci raccontano per farci accettare queste ricette come salvifiche, mentre in realtà sono le armi con cui ci hanno impoverito e intendono continuare a farlo. Chi non rileva la contraddizione tra questa UE e una qualunque politica di sinistra, quindi, o non capisce niente oppure è in piena malafede: e badate che qui potete leggerlo solo perché io conto i lettori a decine, se li contassi a migliaia mi avrebbero già imbavagliato (vero Gawronski?). Ora, chi è in malafede non merita un grammo di attenzione, ma agli altri vanno aperti gli occhi, uno a uno. Anche perché le maniere tramite cui è stata imposta come unica verità l'attuale narrazione dell'UE come unico fattore di pace degli ultimi decenni, e dell'ultraliberismo come unico possibile paradigma di sviluppo del benessere, sono molteplici: non solo la TV e la stampa mainstream, ma anche i social network e la Rete. Ad esempio, quando anni fa iniziarono a "portarsi" le petizioni on-line, non si poteva sospettare che dietro molte di quelle organizzazioni che via mail invitavano ad aderire a battaglie indiscutibilmente "di civiltà" c'erano i soldi di personaggi con l'interesse preciso di esautorare gli Stati nazionali e di fatto disinnescare la democrazia. Se vi trovate ad essere iscritti alla mailing list di Avaaz, ad esempio, in questi giorni siete sommersi di appelli al voto antipopulismo, come ne andasse della vostra vita. Quando è vero esattamente il contrario. Fate come me, non cancellatevi: così potete monitorare l'evoluzione della loro abiezione.
Questo è un appello alle urne, e quindi deve essere breve. Ma a chi ha voglia di documentarsi, anche per meglio svolgere il suo doveroso compito di "convincitore" estemporaneo last minute di amici, parenti, colleghi e compagni di spogliatoio, fornisco una ragionata antologia di approfondimenti:
  • Bertani, ovvero un po' di storia, e calma e gesso qualunque sia il risultato delle europee tenete il governo in piedi o ci ritroviamo un ri-Monti o peggio;
  • Fusaro, ovvero è tutto un gioco delle parti in favore della destra ultraliberista;
  • Marx21.it, ovvero l'istruttiva cronistoria della fine della sinistra italiana, in tre contributi "dalla strada", di cui l'ultimo spiega il "caso" Casalbruciato (al tigì, manco a dirlo, vi hanno solo preso in giro...);
  • Salerno Aletta, ovvero qualche numero su come l'Unione Europea abbia accentuato le disuguaglianze in Europa anzichenò;
  • Blondet, ovvero il Britannia, cioè da dove partì il colpo di Stato che ancora continua;
  • Bifarini, ovvero basta il titolo: Una sciagura chiamata Euro;
  • Fagan, ovvero l'incolmabile e crescente distanza tra le ambizioni dichiarate del progetto Europa Unita e le realizzazioni pratiche;
  • Bordin, ovvero i danni che hanno fatto quelli di +Europa (qui chi li finanzia) quando hanno governato, e quindi quanto sia prioritario impedirgli di rifarlo (e qui la meravigliosa idea di dove trovare i soldi per dare una bella botta al debito pubblico: espropriare la Chiesa cattolica);
  • Rosso, ovvero come sul debito pubblico chi oggi in mitteleuropa fa il maestrino abbia la memoria corta, e la provocatoria soluzione di vendergli il Sudtirol;
  • Gramaglia, ovvero come persino a teatro, in un Processo all'Europa inscenato da centrosinistri in un quartiere storicamente di sinistra, gli euroscettici siano un enorme 30 per cento;
  • Alice, ovvero il neokenesismo avanza, e alberga tra i cinquestelle;
  • Travaglio, ovvero un piccolo dizionario provocatorio dei temi usati a cacchio in questa campagna elettorale;
  • Onfray, ovvero qual'è l'obiettivo finale del capitalismo e quindi perché è letteralmente vitale fermarlo. Ora.

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