CARCIOFFULI CHINI

Quando c'era Carmela, non era neanche lontanamente concepibile, un Natale senza carcioffuli chini, Dopo, non ne ho quasi più mangiati, né a Natale né in altri frangenti, e quelli che ho mangiato non erano neanche lontani parenti, senza offesa per nessuno, e comunque non li avevo fatti io: troppo lunga la faccenda, troppo ardua l'impresa di ottenere un risultato almeno un po' confrontabile con la memoria. Provateci voi per capodanno, e... bbona fini e bon principiu!
Carciofi ripieni
Spunta i carciofi (i torsoli tagliati e sfilati) e lavali bene, lasciandoli un bel po’ in acqua fredda.
Sfogliali e riempili foglia per foglia con il pangrattato condito versione per ripieno. Prepara una teglia con dell’acqua, sale e olio, e metti i carciofi con le punte delle foglie rivolte verso l’alto azzeccandoli l’uno con l’altro usando anche i torsoli a pezzi per incastrarli bene.
Falli bollire a fuoco bassissimo, aggiungendo ogni tanto da un angolino dell’acqua, fino a cottura - possono volerci anche tre ore.
Accendi il forno a 150°, e quando è caldo metti la teglia, lasciandocela fino a che il pangrattato in cima ai carciofi non è indorato.
Si mangiano staccando le foglie una per una e sfilandole tra i denti trattenendo il ripieno e parte delle fibre della foglia stessa e buttando il resto; la parte più tenera all'interno si mangia tutta.
...
Ingredienti
R’i carcioffuli ha’ cacciari sulu ‘na para i fogghi ‘i fora e ha’ tagghiari i punti, chi su spinusi (si ‘i carciofi su rrussi r’intra, non su bboni mi si incunu).
Quandu su pulizzati, mentili ntall’acqua fridda e lassili ddhà un bellu pocu.
Iddhi si iaprunu, a usu spampanati: allura tu ‘i pigghi e nci jampri i fogghia a una a una mi nci menti ‘a muddhica cunzata (chiddha chi fai pi gghinchiri avi aviri ‘cchiù ogghiu, annunca non mpiccia).
Nta ‘na teglia bella jata ci menti ‘du jirita r’acqua c’u sali e ll’ogghiu, e poi ‘zzicchi a iddhi ch’i trussa pi ssutta, stringenduli fitti fitti unu cu nn’autru.
Menti a teglia supra ‘u gassi e falli bbugghiri a focu lentu pi tri uri, ‘ggiungendu ogni tantu nu pocu r’acqua ‘i na ‘ngagghia.
Quandu su fatti, mentili ‘nto furnu a 150, mi si ‘ndora a muddhica. R’i fogghi ‘i fora cacchi cosa si jetta, ma ‘u cori t’u mbucchi sanu sanu.

COME NO!

Caro Babbo Natale, come dono vorrei tanto che mettessi in circolo
un virus che paralizzasse chi racconta cacchiate, anche solo fino a
quando non la smette. Giornalisti e politici italiani sarebbero decimati.
Io ci credo.
Credo che sia normale che ogni volta si trovino i documenti dei terroristi sul luogo del misfatto: dalle torri gemelle (carta che sopravvive a fuoco capace di sciogliere l'acciaio, e emerge subito tra tonnellate di detriti) a Berlino, passando per Charlie Hebdo. E che ogni attentato abbia una sceneggiatura con dei buchi così: io ci credo lo stesso, anche se ho visto e rivisto I tre giorni del condor.
Credo che sia umano acchiappare il primo pakistano che passa, mentre il kamikaze (vivo? vivo: che kazzo di kamikaze sarebbe?) scappa in Italia, da dove era arrivato via Lampedusa. E che sia ovvio che, come a Nizza, come Oswald, il terrorista venga ucciso prima che possa dire chi lo ha mandato davvero e a fare che.
Credo che sia giusto essere contenti di guidare su un'autostrada decente, non trovando niente di strano che sia l'ultimo arrivato ad essersene preso il merito, mettendoci sopra il cappello e ribattezzandola (sic!), giusto dimenticare che quel tracciato era fin dall'inizio concepito male (per passare valorizzandolo dal paese natio di un noto esponente socialista, risultò addirittura più lungo rispetto alla statale borbonica) e quindi sarebbe stata l'occasione giusta per abbandonarlo dopo aver rifatto la strada su un altro, anzichè condannare chi doveva percorrerlo a vent'anni di gimkane tra i lavori; cioè dimenticare che in Italia qualunque grande opera dura e costa il quadruplo di quanto dovrebbe giacché devono mangiarci su mafiosi e politici. E che sia tanto giusto da dimenticarsi che si inaugura come finita una strada per cui 70 su 440 chilometri, un sesto, non sono stati neanche appaltati, e alcuni dei lotti completati sono sotto sequestro giudiziario.
Credo che sia plausibile che il sindaco non sappia che la sua più stretta collaboratrice si mangia l'impossibile, e che sia plausibile che questa una volta beccata dichiari che non era per se, che l'indomani farà una conferenza stampa, e poi nella notte decida di suicidarsi bevendo dell'acido, e riesca a farlo senza bruciarsi le labbra. Non ci avrei creduto solo se quel sindaco fosse stata la Raggi, alle cui malefatte e ingenuità che mi raccontano di continuo credo senza battere ciglio, contento di vedere gli spocchiosi grillini tornare sulla terra di noi che ci arrangiamo ("che vuol dire corruzione? una mano lava l'altra..."), dandogli mille volte più peso che alle furfanterie patentate di tutti gli altri.
Credo che sia vera la storiella che raccontano da anni circa le missioni di pace, chi è dittatore e chi un baluardo della civiltà (spesso la stessa persona a seconda della convenienza), e che quindi i morti non sono tutti uguali: i bambini uccisi dai "cattivi" sono storie strappalacrime su cui indulgere e rilanciare e rimbalzare sui social network, i bambini uccisi dai "buoni" non esistono. Spesso non solo nello stesso Stato, come in Israele, ma anche nella stessa città, come ad Aleppo.
Insomma, ci credo.
Come credo che domani sera troverò sotto l'albero le cose che ho chiesto a Babbo Natale nella letterina, anche se non ho mai capito bene come fa ad accontentare in contemporanea tutti i bimbi buoni del mondo. Avrà un sacco graande grande....

PISCISTOCCU CH'I PATATI

E' uno dei casi in cui la traduzione letterale non può rendere: dici stoccafisso ed evochi dei pezzi di merluzzo essiccato duri come mazze (stockfish) da baseball, che per carità sono cucinati divinamente in molte parti d'Italia (è tradizione diffusa, come per il "cugino" baccalà, quanto l'influenza territoriale e culturale dei normanni, cioè pochè zone del Paese ne restano fuori), ma quasi ovunque comprati secchi e ammollati in casa, specialmente nel latte. Solo in pochi posti te lo vendono già ammollato, e solo nel reggino (in particolare a Mammola - che ho scoperto si chiama così per questo - e Cittanova) e nel messinese si trova una così grande concentrazione di pescherie specialistiche con vasche di marmo dove viene trattato con acqua corrente e/o montana, e questo e solo questo è u piscistoccu.
Noi reggini siamo quasi tutti così appassionati di questo cibo che ci siamo meritati l'epiteto (che in fondo ci piace e ce lo teniamo stretto) di piscistoccari. Lo stocco, infatti, è così versatile che può essere preparato in mille modi, ma a molti, me compreso, piace anche crudo con un filo d'olio e limone: altro che sashimi! Mia nonna lo faceva anche "a missinisa", alla messinese, una delle ricette più note, ma il suo cavallo di battaglia era questo:
Stoccafisso con le patate
Sbuccia e lava le patate, e tagliale a tocchi grossi.
Sistemale nel fondo della casseruola, aggiungendo sale, prezzemolo, una cipolla tagliata a striscioline, origano, pepe, e pomodorini, quindi sistemarvi lo stocco, aggiungendo acqua a coprire il tutto, e 3 o 4 cucchiai d'olio.
Lascia cuocere a fuoco lento per circa ½ ora, spegni a cottura delle patate.
Volendo, unisci il sugo a delle linguine cotte a parte.
...
Ingredienti
  • ½ kg di stoccafisso (già ammollato)
  • 4 patate
  • 1 cipolla
  • 3 o 4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • 2 pomodorini
  • sale
  • prezzemolo
  • origano
  • pepe nero
'U piscistoccu ll'ha mmentiri nt'all'acqua r'a sira non mi puzza, apoi ll'ha sciacquari bbonu.
Munda e lava quattru patati, e tagghiali a mmorstra rossi, poi mentili nta na cassarola larga e ‘mbascia, cu na stampa ‘i sali e ‘i putrusinu, na cipuddha tagghiata fina, na stampa i rrìunu, 'u spezzi, e ddu pumaroreddhi. I supra mentinci ‘u piscistoccu e l'ogghiu, e cumbogghia tuttucosi cull'acqua.
Fallu a lentu focu: ci voli na menzurata, è ffattu quando su ffatti i patati.
S'u voi c'a pasta, cala a parti ddu linguini, e poi i cundi c'u zzucu e ddu patati nt'o piattu.

GENTICLONI

Come nel doppio di tennis: i compagni si mettono daccordo,
nascondendosi ad impedire che gli venga letto il labiale, sulla
strategia per sconfiggere gli avversari. Che siete proprio voi.

Come volevasi dimostrare, e come non molti avevano previsto, nemmeno la scoppola rimediata il 4 dicembre è servita a toglierceli dai piedi. Certo, Renzi si è dimesso e ha rifiutato il reincarico, ma è stata proprio la misura precisa dell'odio che attira a consigliargli questa mossa, peraltro finalizzata a rifarsi in qualche modo una verginità, e tornare all'attacco alla scordatina...
Per comprendere bene tutto l'accaduto, infatti, bisogna rammentare la vera storia che sta dietro alla narrazione ufficiale "governo progressista" e quindi alla storia intera del PD: si tratta di killer prezzolati (io ti consento una carriera politica di primo piano in cui guadagni abbastanza per togliere dagli impicci anche i posteri fino alla settima generazione, se di sai fare, e tu in cambio fai quello che ti dico io raccontando le palle che ti dico io per dissimularlo) il cui target è il nostro Paese - la sua democrazia, la sua economia e la sua sovranità.
Se e solo se ricordiamo ciò, non troviamo nulla di strano nell'incarico a Gentiloni: l'obiettivo di medio lungo termine, avviato con l'operazione-Euro e ormai quasi del tutto compiuto, è la distruzione totale della piccola e media impresa italiana, quello di breve termine è disinnescare la bomba Montepaschi "da destra" (cioè facendo pagare il conto ai pesci piccoli e salvando il culo dei grossi squali) laddove i grillini hanno già dichiarato che lo farebbero "da sinistra" (cioè nazionalizzando l'istituto e salvaguardando i risparmiatori), infilare l'Italia nella trappola del MES (quindi in una spirale di tipo greco) e riscrivere la legge elettorale in modo da impedire un governo grillino (quella stessa legge che era stata scritta così proprio per lo stesso motivo).
Ci sarebbe un solo lato positivo nella faccenda: che più va avanti un governo Gentiloni o un altro affine, più italiani capiscono finalmente che qui l'unica possibilità di salvarsi (non certezza, ma almeno possibilità, cavolo!) è votare Movimento 5 Stelle. Se si impegnano, al PD possono persino fare arrivare Grillo a quel 51% cui ha sempre dichiarato di puntare, senza però mai crederci sul serio, che a quel punto vincerebbe anche col proporzionale puro. Ho usato il condizionale, però, perché anche altri pochi mesi di governi così ridurranno il Paese in tali macerie che l'impresa di ricostruirlo sarebbe ancora più improba di quella della Raggi a Roma. La quale, e l'ho detto ben prima delle elezioni comunali, senza sovranità monetaria nazionale sarebbe stata una mission impossible.
Ciucciatevi Gentiloni, allora, compatrioti, senza fare come suggerisce Massimo Fini, e buon pro vi faccia!

P.S. - Amici di sinistra-sinistra. Al voto subito, e regalate ai grillini l'appoggio esterno, cioè offriteglielo senza chiedere nulla in cambio; d'altronde, non è ciò che gli avete sempre rimproverato di non avere accettato di dare a Bersani? Se si poteva fare allora, si può fare oggi. Con una differenza: quello sarebbe stato sempre il governo dell'Europa "senza si e senza ma", questo sarebbe il governo del NO al tradimento della Costituzione, anzi del SI al ripristino della Repubblica "fondata sul lavoro".

LICIA

Le menaiche mangiate in Cilento, a due passi dal mare dove sono state pescate e subito pulite, forse sono insuperabili, ma con le alici siamo in un campo dove in tutte le coste italiane specie meridionali si ha qualcosa da dire. Attenzione al neutro latino del dialetto reggino: "a licia" è plurale, forma alternativa equivalente al femminile "i lici". Per cui l'espressione "quant'è bella 'a licia" non è un apprezzamento estetico nei confronti della Colò, ma uno gastronomico nei confronti delle alici. "Bella" infatti sta anche per "buona", a seconda del contesto...
Spaghetti alle alici
Soffriggi la cipolla.
Aggiungi i pomodorini schiacciandoli fino a formare un sughetto denso.
Aggiungi le alici fresche e il sale (se usi quelle sotto sale lavale benissimo e non salare).
Gli spaghetti si cuociono a parte e si saltano nel sugo alla fine.
A parte abbrustolisci del pangrattato: chi vuole lo aggiunge sul piatto a mo’ di formaggio.
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Ingredienti
  • una dozzina di alici fresche ogni due persone
  • cipolla
  • pomodorini
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pangrattato abbrustolito
Pasta ch’i lici
Pigghia na stampa ‘i cipuddha e suffrìila: ma no assai, non mi si brucia!
Ggiungici quattru pumaroreddha e scacciali c’a forchetta, falli cunsumari nu pocu, e poi mettinci i lici frischi, dopu chi nci cacciasti i bureddha e ‘a testa e ‘i lavasti, e na stampa ‘i sali.
‘Nto stramenti fai i vermicelli, e quandu su quasi fatti i cacci e i finisci i fari ‘nta paredda ch’i lici.
Si vvoi, fai nu pocu i muddhica bbruschiata e cu ‘a voli ncià menti ‘i supra.
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Tortiera di alici
Ungi la padella.
Sistema un po’ di filetti di pomodoro e fai uno strato di pangrattato condito, poi uno strato di alici (ben pulite e lavate, ma non squamate se non sommariamente) e un pizzico di sale.
Ripeti un numero di strati a piacere ma l’ultimo è di solo abbondante pan-grattato condito.
Aggiungi un filo d’olio sopra e cuoci a fuoco lento facendo attenzione a che non si attacchi, spostando di tanto in tanto la padella e agitandola fino a quando non si sente muovere lo sformato tutto assieme.
In alternativa, puoi sistemare il tutto in una teglia e cuocerlo al forno.
...
Ingredienti
  • 1 kg di alici
  • 2 pomodori pelati
  • pangrattato condito
Turtera ‘i lici
Metti nu pocu r’ogghiu ‘nta pareddha e passalu tornu tornu c’u jiritu non mi si ‘mpigghia ‘a turtera.
Mentici ddu pumarora tagghiati a filetti e anzemi a’ muddhica fai ‘nu solu.
Poi fai ‘nu solu d’alici e mettinci na pizzicata ‘i sali.
Si ‘ndai ‘cchiù lici fai n’atri tri sola i muddhica , pumaroru e lici, annunca i menu, ma all’urtimu ll’ha’ ssempri a cumbigghiari c’a muddhica bellu pulitu.
Mettinci un filu r’ogghiu ‘i supra e friila a focu lentu, spostandu ogni tantu ‘a paredda mi si faci tutta. Non mi si ‘mpigghia, ogni tantu ‘a paredda ll’hai puru a ‘nnacari un pocu. Quando si movi tutta sana, è fatta.
Chista veni bbona puru o’ furnu.

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

CIAONE
(non so se avete notato, ma, nonostante
sia stato necessariamente citato spesso,
in questo blog non c'è il tag "Renzi"...)
La scoppola, per essere, è bella forte. Ma non so se basta: mi viene in mente Totò ne I due colonnelli che al tenente nazista che comandava il plotone d'esecuzione, che vedeva accanto a lui i suoi sottoposti perchè si erano rifiutati di fucilarlo loro, diceva più o meno "tenente, per me basta una pallottola sola, per questi ce ne vogliono due, perché sono cretini!". Il ragazzo infatti è giovine, e non è affatto detto che si ritiri definitivamente dalla scena politica accontentandosi, dopo aver pianto un po' nell'angolino per le sberle prese, della remunerativa carriera di congressista o altro brillantissimo venditore di fuffa che gli resta aperta. Anzi, è probabile che con una sconfitta di misura minore avrebbe persino tentato di restare in sella (urlando a reti unificate la bugia che la personificazione non l'aveva fatta lui), ed è certo che anche così lui creda di potersi attribuire tutto il 40% dei votanti (mentre il 60% andrebbe diviso per l'"accozzaglia del NO") come zoccolo duro per le prossime politiche.
Verrebbe anche da sperarci, anzi, che abbia voglia di rilanciare l'azzardo (cos'era, infatti, se non un azzardo, pretendere di cambiare mezza costituzione con una maggioranza nata per un pelo da una legge incostituzionale, cambiata in corsa, e comunque non sufficiente all'approvazione diretta, tentandole tutte - anche ben sporche - per vincere un plebiscito che sanasse il bluff iniziale?) e chiedere al Colle di sciogliere subito le Camere. Purtroppo forse non è così fesso: con l'Italicum oggi vince Grillo a mani basse, quindi prima di votare forse è il caso di rimangiarsi una legge così squilibrata a favore del partito di maggioranza relativa (anche se a riequilibrare in parte le cose resta il Senato, per il quale oggi si voterebbe col Consultellum, quello che resta del Porcellum dopo il rimaneggiamento da parte della Corte Costituzionale). Non so però se al momento ci sia lo spazio di manovra fuori e dentro il PD per riformare la legge elettorale. Di sicuro dentro in molti stanno affilando i coltelli, per una guerra che speriamo sia più sanguinosa possibile: magari si concludesse (finalmente!) con la (ri)scissione delle due inconciliabili anime del partito-bestemmia, così quella democrista potrebbe ricucire coi parisiani dopo essersi unita con gli alfaniani, e quella postcomunista riunirsi con la sinistra-sinistra a riformare un soggetto vicino al 20% capace di fare da sidecar al prossimo governo a guida grillina. Più probabile è che trascorra nelle paludi il tempo tra qui e la pronuncia della Consulta che a questo punto casserà impietosamente l'Italicum, e si voti a primavera col Consultellum anche alla Camera.
Lo scenario più auspicabile e razionale (e perciò stesso meno probabile, si capisce) è però quello odifreddiano, per cui Mattarella affidi l'incarico a Stefano Rodotà, o altro (se si trova: Prodi si è autosputtanato in extremis) personaggio del PD non renziano cui il Movimento 5 Stelle non potrebbe dire di no, che partendo dalla proposta grillina di proporzionale appena corretto partorisca una legge decente con cui andare a votare a primavera.
Insomma, si apre un periodo di incertezze e non siamo affatto sicuri che cambierà qualcosa e che lo faccia in meglio. Ma siamo sicuri che se avesse vinto il si sarebbe cambiato tanto e in peggio, rovinati per sempre quegli equilibri che le migliori menti dei nostri Padri hanno architettato per traghettarci in democrazia tanti decenni fa. Equilibri che ci hanno salvato il culo ancora una volta, dopo già tante, se pensiamo che la schiforma avrebbe reso inutile quell'articolo 138 grazie al quale ci siamo potuti esprimere urlando in faccia il nostro NO a questo ragazzino presuntuoso e alla torma di ignoranti traffichini da cui si fa accompagnare. Un pensiero commosso ai Costituenti, quindi, e voltiamo pagina, che di minchiate è troppo tempo che se ne parla e ci sarebbe da fare per salvare un Paese.

L'ALBA DEL 5

Non me la sento di fare pronostici sul voto di domenica, un po' perché la propaganda di regime sta usando una strategia di attacco a 360° (arrivano in posta dei volantini di finta contrapposizione tra le ragioni del SI e quelle del NO che chi si dovesse informare solo con quelli vota SI sicuro, ma le scorrettezze di questa campagna comunicativa superaggressiva sono una lista lunga così, a partire dalla faccenda italiani all'estero) per non lasciare niente di intentato a grattare gli zerovirgola in tutte le nicchie, e si un po' per scaramanzia: il NO continua a essere dato in vantaggio in tutti i sondaggi (proprio come Hillary o Prodi - sgrat, sgrat) nonostante ogni giorno si inventino una sciagura peggiore nel caso vincesse.
Ho anche evitato con cura il tema, da un po', qui e su altri media, per la ragione abbastanza banale che a quelli come me piace argomentare approfondire disaminare, ma quelli come me, che decidono a valle di processi del genere, sono una piccola minoranza, piccolissima se consideriamo che tra noi la maggior parte crede soltanto, di farlo, e invece decide per le stesse superficialissime ragioni degli altri: simpatia/antipatia, senso di appartenenza, istintivo proteggersi le terga dai paduli (o il portafogli dai ladri) che si crede di individuare (magari consegnandole ai paduli e ai ladri dissimulati numerosi tra le proprie fila). Sono cioè convinto che il vero quesito del referendum sia percepito per come in fondo era stato concepito da chi ha messo mano alla Legge fondamentale grazie a una maggioranza illegittima e raffazzonata (mai successo in nessuna sedicente democrazia) sapendo fin dall'inizio di doverlo affrontare, cioè più o meno così:
vuoi avere Renzi tra le palle per un altro bel po' di tempo?
Se lo vuoi voti SI, se vuoi che si levi di mezzo il più presto possibile voti NO, anche sapendo che il tipo è capacissimo di aggrapparsi alla poltrona (occupata abusivamente fin dall'inizio, bisogna ricordarlo) anche in caso di sconfitta. Ogni altra discussione è inutile, per cui chi non si diverte a straragionare e magari non ne ha manco il tempo può non leggere oltre questo appello: se non vuoi vedere più quel faccione da schiaffi tentare continuamente di prenderti a reti unificate per il culo alza quest'ultimo dal divano domenica 4 e vai a votare NO, se non lo fai ti sarai meritato l'inculata che stanne certo sta preparando anche per quelli come te, non pensare di farla franca, nessuno è al sicuro.
...
Detto questo, ora che siamo rimasti in quattro, diciamocelo subito, e poi lo dimostriamo: questa riforma costituzionale è innanzitutto una sequela di boiate che non stanno in piedi, e della cosa sono consci per primi, e già lo hanno ammesso più o meno direttamente molte volte, quelli che le hanno scritte. Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio (ma proprio un minimo, livello primate) e lo usi, può votare SI solo se si limita a leggere il truffaldino titolo della legge che poi è il quesito del referendum, o magari appunto i volantini del nuovo minculpop. Non c'è un solo argomento a favore del SI che regge a una analisi nel merito. Non uno. Accetto ogni sfida su questo piano. Ma quelli del SI, anche vecchi amici e/o persone intelligenti purtroppo (che solo pochi anni fa erano con noi a difendere la Costituzione contro la riforma di Berlusconi, molto simile a questa, ed entrambe a quella di Gelli), non vanno mai oltre la retorica del gambiamento ("intanto è un passo avanti", dicono, come se fosse il regolamento del condominio e non la Carta fondamentale dello Stato) e delle cattive compagnie nel variegato fronte del NO. Ma a me che importa di avere soggetti discutibili che votano come me? Questa riforma fa schifo ai cani in ogni aspetto, voterei NO anche se fossero per il NO Attila, Hitler, Vlad l'impalatore, Medea e Barbablù. Anche perché se invece vince il SI alle prossime elezioni un Hitler col 25% potrebbe ritrovarsi padrone assoluto del Paese e per prima cosa varare una nuova riforma costituzionale che sciolga il Parlamento e finalmente chiuda questa cosiddetta democrazia (Rondolino dixit), senza nemmeno dover passare da un altro referendum come questo (non dimenticate come è stata inserito l'obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione, diktat dell'UE: di notte in dieci minuti: basta una maggioranza qualificata, appunto). A quel punto mi piacerebbe che a vincerle fosse davvero - altro che il mite Grillo - un Gengis Khan che come prima cosa mettesse ai lavori forzati (risanamento del territorio, capillare) tutti i politici di professione, a vita quelli del fronte del SI. Ma basta sogni proibiti, andiamo a esaminare punto per punto per come mi vengono in mente. Metto i titoletti in grassetto, così potete leggere a saltare.
  1. L'articolo 138 della Costituzione parla di leggi di revisione costituzionale, NON della possibilità di riscrivere la Costituzione attraverso di esso. Per riscrivere 47 articoli su 139 di una Costituzione ci vuole una assemblea costituente eletta appositamente con una legge rigorosamente proporzionale, perché la Costituzione deve essere di tutti. Questi l'hanno rivoltata come un pedalino non essendo neanche il partito di maggioranza relativa, ma avendo una maggioranza dovuta al premio del Porcellum (dichiarato incostituzionale) preso con la complicità di SEL, senza la quale lo prendeva Grillo, e poi liquidata SEL con qualche carica istituzionale rifatta alleandosi con pezzi di centrodestra. Prima ancora di entrare nel merito, è il metodo del tutto inaccettabile.
  2. Dovesse passare il SI, se si voterà con l'Italicum, il partito che prende più voti, anche fossero il 25%, che corrisponde al 15% circa degli aventi diritto, avrà una maggioranza tale che potrà non solo approvarsi tutte le leggi che vuole, ma eleggersi da solo il Presidente della Repubblica, attraverso cui controllare la maggioranza della Corte Costituzionale. Nessuna democrazia al mondo ha questo sbilanciamento di poteri: dove c'è l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, come in USA, non implica che egli controlli il parlamento (può solo capitare, e quando capita, come adesso con Trump, non è considerata buona cosa). Col SI, tra l'Italia e una dittatura ci sarà solo una differenza di etichetta, peraltro presto annullabile: una maggioranza così pompata può subito fare una nuova riforma della Costituzione senza dover passare dal referendum confermativo, e sancire volendo anche la fine formale della democrazia. Hitler fece più o meno così, ed aveva più legittimazione popolare di Renzi. Se non si voterà con l'Italicum, sarà con una legge ancora peggiore studiata per impedire che l'asso piglia tutto sia proprio Grillo. Eh si, il movimento 5 stelle sta facendo campagna per difendere la Costituzione contro il proprio stesso interesse: avete sentito un solo giornalista che ve lo facesse notare, magari con tanto di cappello?
  3. Vi stanno dicendo a tutto spiano che col nuovo Senato si elimina il bicameralismo perfetto e quindi senza più doppia lettura si accelera il processo legislativo "togliendo l'Italia dalla palude", ma questo intanto non è vero (il nuovo articolo 70 è indistricabile e quindi introduce una pletora di situazioni in cui rimane la doppia lettura) ma non è mai stato il problema dell'Italia, come dimostra il numero di leggi abnorme rispetto a qualsiasi altra democrazia (e meno male che c'era la palude, figurati senza...) e soprattutto la velocità con cui hanno sempre approvato proprio le più schifose (ad esempio, il Jobs Act...), su cui l'intera classe di parassiti che chiamiamo politici ha sempre trovato accordo immediato.
  4. Il contenimento dei costi grazie alla riforma del Senato, tanto sbandierato, è invece ridicolo: ammonta a poche decine di milioni di euro, una frazione di quanto si risparmierebbe se approvassero la proposta grillina di dimezzamento delle retribuzioni dei parlamentari (e i grillini intanto se le autoriducono finanziando un fondo per le piccole e medie imprese, sti qualunquisti!...). Stesso discorso vale per il CNEL, o la finta abolizione delle Province (ha tolto il nome dalla Costituzione, ma stanno li si chiamano Aree vaste oppure Città metropolitane, costano come prima ma non sono più elettive - una vera svolta sarebbe solo una vera abolizione delle Regioni, lo dico da anni e non ho molta compagnia...).
  5. Il vero obiettivo della riforma è probabilmente attaccare prima nei fatti, più di come sia stato fatto finora, poi magari anche nella forma, la prima parte della Costituzione: l'Italia non hai mai davvero rimosso gli ostacoli all'uguaglianza sostanziale, cosa ci fai ancora con l'articolo 3, i temi a scuola? e poi, "fondata sul lavoro", dai, siamo seri.... Il mandante? L'ultraliberismo internazionale, e quindi l'UE sua ancella e l'Euro sua arma letale. Questa riforma non è altro che l'ultimo attacco di una serie ormai venticinquennale. No, non è retorica dire che votando SI consegni definitivamente l'Italia alle banche.
Ho sicuramente scordato qualcosa, perciò vi lascio con un paio di ulteriori letture utili (per veri triathleti):
  • l'inserto del Fatto quotidiano riassuntivo delle ragioni del NO (giuro che non l'ho letto, ma ci troverete punti in comune con quelli qui sopra);
  • l'operetta morale di Leonardo, finto dialogo con tanto di link alle disanime puntuali che ha fatto negli ultimi tempi, altro che i miei miseri punti elenco! E stiamo parlando di uno che sono due anni che non perde occasione per attaccare Grillo... E' che, amici, chi ragiona con la sua testa si pone dopo il problema, semmai, di chi è arrivato alle sue stesse conclusioni magari anche da premesse diverse e con scopi diversi, non usa l'argomento a priori.
Ci sentiamo lunedi, vediamo in che Italia ci siamo svegliati....

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...